
I percorsi letterari della Calabria. La novellistica
date
1476
author
title
Ippolita Sforza duchessa di Calabria (Tommaso Guardati 'Masuccio Salernitano, Novellino, Proemio)
summary
bibliography
- Il Novellino di Masuccio Salernitano restituito alla sua antica lezione da Luigi Settembrini, a cura di Salvatore Nigro, Milano, RCS, 2000
teibody
NOVELLINO
del nobele materno poeta Masuccio Guardato da Salerno, intitulato a la illustrissima
PROLOGO
Come che io manifestamente comprenda e per in dubitato tenga, inclita et excelsa Madonna, che al sono della mia bassa e rauca lira non si convenga de libro comporre, nè meno de proprio nome intitolarlo, e che più de temerità degnamente sarò redarguito, che d’alcuna eloquenza nè molto nè poco commendato ; nondimeno avendo dalla mia tenera età faticato per exercitio del mio grosso e rudissimo ingegno , e della pigra e rozza mano scritte alcune novelle per autentiche istorie approbate negli moderni e antiqui tempi travenute, e quelle a diverse degnissime persone per me mandale, siccome chiaro nelli loro tituli se dimostra, per la cui cagione ho voluto quelle che eran già disperse congregare, e di esse insieme unite fabbricare il presente libretto, e quello per la sua poca qualità nominare il Novellino, e a Te, solo presidio e lume della nostra Italica Regione, intitulare e mandare; a tale che Tu, con la facondia del tuo ornatissimo idioma et eccellenza di tuo pelegrino ingegno, pulendo le molte ruggine che in esso sono, e togliendo e resecando le sue superfluità, nella tua sublime e gloriosa biblioteca Io vi possi licet indigne aggregare. E quantunque molte ragioni da quello mi avessero quasi ritratto , e dissuasomi lo non intrare a tal lavoro, pur nuovamente occorrendomi un volgare esempio , il quale non sono già molli anni passati che da dovero intervenne alla nostra Salernitana Città, a ciò seguire mi ha confortato e spronato: e quello prima che più oltre vada di raccontare intendo. Dico adunque che nel tempo della felice ed illustra recordatione della Reina Margarita fu in questa nostra città un ricchissimo mercatante genoese di gran traffico e notevole per tutta Italia, il cui nome fu Messer Guardo Salusgio, di assai onorevole famiglia nella sua città. Costui adunque passeggiando davanti il suo banco posto in una strada chiamata la Drapperia, ove erano di molti altri banchi e botteghe de argentieri e sartori, e in quello passeggiare gli venne veduto dinanzi ai piedi di un povero sarto un ducato veneziano; il quale come che lutulento e pisto molto fosse, nondimeno il gran mercatante come molto famigliare di quella stampa di contenente il cognobbe, e senza indugio inchinatosi ridendo disse: Per mia fede ecco un ducato. Lo misero sarto che repezzava un juppone per avere del pane, come ciò vide, vinto da velenosa invidia, e, per la extrema povertà, da rabbia con dolore, se rivoltò verso el cielo con le pugne serrate, e turbato molto , maledicendo la giustizia con la potenza insieme d’ iddio, aggiungendo: Ben si dice, oro ad oro corre,e la mala sorte da li miseri non si move giammai; ma io dolente tutto di oggi me ho faticato , nè ho guadagnato cinque tornesi, non trovo se non sassi che mi rompono i calzari, e costui che è signore d’un tesoro ha trovato un ducato d’oro dinanzi li pedi mei, che ne ha quello bisogno che hanno gli morti de l’incenso. El prudente e savio mercatante, che avea fra questo mezzo dall’argentiere che gli stava dirimpetto con foco ed altri argomenti fatto ritornare il ducato alla pristina bellezza, con piacevole viso rivolto al povero sarto, sì gli disse: Buonomo, tu hai torto rammaricarti de Dio , per cagione che Lui ha giustamente operato farmi trovar questoducato, imperò che se fosse recapitato in tue mani, lo averesti alienato da te, e se pure lo avessi tenuto lo averesti in qualche vili strazzi posto, e solo re non a proprio luogo lasciato stare ; di che a me avvenerà tutto il contrario, perchè il ponerò coi suoi pari, e in una grande e bella compagnia. E ciò detto si rivolse al suo banco, e buttollo alla summità di molte migliaia di fiorini che in quello erano. Dunque avendo , corno di sopra ho già detto , de le disperse novelle composto il molto pisto e lutulento libretto , per tutte le già ditte ragioni ho voluto a Te, dignissima argenterà e perottima conoscitrice di questa stampa, mandarlo, acciocché con toi facilissimi argomenti lo possi rembellire, e quello devenuto bello tra li toi ornati ed elegantissimi libri abbia qualche minimo loco. Il quale alla loro decorazione ne aggiungerà un’altra maggiore , perchè, come vuole il filosofo, le cose opposite insieme congiunte, con maggiore luce si distingue la loro disaguaglianza. Ed oltre a ciò te supplico che, quando te sarà concesso alcuno ocio, lo leggere di dette novelle non te sia molesto, per ciò che in esse troverai di molte facezie e giocose piacevolezze che continuo novo piacere porger te saranno cagione. E se per avventura tra li ascoltanti fosse alcuno santesso seguace de finti religiosi, della scellerata vita e nefandi vitii de’ quali io intendo nelle prime dieci novelle alcuna cosettina trattarne, che mordendo me volesse lacerare, e dire che io come maledico e con venenosa lingua ho detto male de’ servi d’Iddio, te piaccia per quello dal cominciato camino non desistere; però che sopra tale lite solo prego la Verità che al bisogno l’arme prenda in mia difesa , e rendami testimonio che ciò non procede per dir male d’ altrui, nè per veruno odio privato o particolare che io con tal gente me abbia. Anzi per non tacere il vero ho voluto ad alcuno gran principe e ad altri mei singulari amici dare noticia di certi moderni ejdi altri non molto antichi travenuti casi, per li quali si potrà comprendere con quanti diversi modi e vitiose arti nel preterito tempo gli sciocchi ovvero non molto prudenti secolari sieno da falsi religiosi stati ingannati, a tale che li presenti faccia accorti e li futuri sieno provvisti che da sì vile e corrutta generazione non si facciano per lo innanzi sotto fede di finta bontà avviluppare. Ed oltre a ciò cognoscendo io li religiosi assai bone persone, me pare de necessità essere costretto in alcuna cosa imitare i costumi loro, e maxime che la maggior parte di essi come hanno la cappa addosso pare che loro sia permesso e secreto e pubblico dire male dei secolari , aggiungendo che tutti siamo dannati, ed altre bestiaggini da esserne lapidati. E se forse opporre volessero che predicando rimordono li difetti dei cattivi, io a questo facilmente rispondo , che scrivendo non parlo contra la virtù dei buoni. E così senza inganno o vantaggio trapasseremo, e da pari morsi saremo tutti trafitti. Dunque andando dietro a loro orme, e con verità scrivendo le scelleraggini e guasta vita di ognun di loro, niuno sei deve a noia recare. Nondimeno a coloro che hanno le orecchie ammassate de santa pasta che non possono dei religiosi udir male, ottimo e solo remedio me pare che a detta infirmità sia , senza leggere o ascoltare dette mie novelle andarsene con Dio , e seguendo la pratica dei frati, ogni dì la cognosceranno più fruttuosa a 1’ anima ed al corpo; li quali essendo abbundanti d’ogni carità de continuo la comunicaranno con le loro brigate. E Tu, valorosa e formosissima Madonna, con la costumata umanità leggendovi, tra le molte spine troverai alcun fioretto , lo quale te sarà cagione talvolta farle ricordare del tuo minimo servo, ed ossequiosissimo Masuccio, il quale de continuo te si recomanda, e li Dii priega. per lo augmento de tuo felice e secondo stato. Vale.
MASUCCIO
Finito il breve ed inetto exordio alla nominata Tua Serenità dirizzato, seguirò appresso le mie già promesse novelle ovvero istorie ; nelle quali prime dieci, come già è detto , si contaranno alcune detestando operationi di certi Religiosi, tra le quali ve ne sono non solo da destare ammirazione, ma intrinseco dolore agli ascoltanti, e alcune non senza piacevoli risa e feste saranno da trapassare. E fra le altre la prima allo invitto e potentissimo Re nostro signore è intitulata , la quale finita, di altre materie e piacevoli e morali, et alcune pietose e lacrimevoli intendo ricontare, siccome nel seguente ordine continuando se contiene
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notes int