(1) Giunti a Regio di Calavria e quine trovato bene da cena, alla quale il preposto non volse che stormenti si sonassero ma che ognuno a dormire se nʹandasse aciò che la mattina di buonʹora potessero caminare verso Dierta. E come ordinò fu fatto, che, venuto la mattina, la brigata aparecchiatasi a caminare, il preposto rivoltosi a lʹaltore disse che una novella dicesse mentre che ʹl camino faranno a Dierta, ma prima una canzonetta morale dica. Lʹaltore, volgendosi alla brigata, disse: «Poi che tra genti malandrine siamo e più, andando, sʹapresseranno, dirò:
(2) «Canzon, dove tu vai tien sì fatto abito
chʹ iʹ nʹabia onore e tu servigio e grazia;
e non ti veder sazia
di star tra loro eʹ tuoi versi dispuonere;
se alcun altro reponere
ti vuoi come scientifica,
e da questo cotal dà di te copia,
che tu seʹ nata propria
per dispregiar li vizii e ogni miseria
perché a sé propio ognun le cose tira».
E dapoi disse:
Non sono riuscito a trovare nulla su questa città (che riappare in 89 1, 90 1, 124 10), che pure il testo di Sercambi lascia intendere che si trovi a metà fra Reggio Calabria e Squillace, dacché la brigata vi giunge dopo l'approdo a Reggio e prima dell'arrivo a Squillace sempre nell'arco di una giornata di cammino. Nella nota 4 di Sincropi a 88 1 (p. 715), cui si rimanda, si dice che 'Dierta' sia "un errore di lettura di Sercambi (...) per Tietta della fonte", una città fatta fondare dalla nereide Teti in propria memoria.