
Andrea Dandolo
Chronica brevis
Andrea Dandolo, doge di Venezia dal 1343, fu una delle figure più rilevanti della cultura politica veneziana del XIV secolo, coniugando in modo originale l’esercizio della suprema magistratura con una intensa attività giuridica e storiografica. La Chronica brevis, di cui qui si presenta l’edizione, rappresenta la prima sistemazione organica della sua riflessione storiografica e precede la più ampia Chronica per extensum descripta.
La Chronica brevis si inserisce nel grande cantiere di costruzione della memoria civica veneziana che caratterizza il XIV secolo, ma ne costituisce al tempo stesso un momento di svolta. L’opera, che ripercorre la storia di Venezia dalle origini fino agli anni immediatamente precedenti l’ascesa dello stesso Dandolo al dogato, non si limita a registrare una sequenza di eventi, bensì propone una narrazione fortemente orientata, in cui la storia della città viene letta come progressiva affermazione di un ordine politico legittimo, fondato sul diritto e sulla continuità istituzionale.
In questa prospettiva, la Chronica brevis riflette l’esperienza e la mentalità del suo autore: il giurista e il futuro doge. La centralità attribuita alle leggi e alla documentazione ufficiale rivela una concezione della storia come strumento di legittimazione politica, in cui la narrazione storica procede secondo logiche giuridico-istituzionali. Non è un caso che la redazione della cronaca si collochi negli stessi anni in cui Dandolo si dedicava alla compilazione normativa e al riordino degli statuti veneziani: storia e diritto appaiono come due ambiti complementari di un unico progetto di governo e di autorappresentazione dello Stato.
La Chronica brevis testimonia dunque un grado elevato di consapevolezza autoriale. Dandolo non si presenta come semplice compilatore di tradizioni precedenti, ma come autore che seleziona e organizza il materiale storico in funzione di un disegno coerente. Tale atteggiamento si inserisce nel più ampio processo di professionalizzazione del cronista che, a partire dalla fine del XII secolo, conduce progressivamente alla definizione di una figura intellettuale dotata di specifiche competenze e di una chiara coscienza del proprio ruolo pubblico. In Dandolo questo processo giunge a una formulazione particolarmente significativa: il cronista è in pari tempo il magistrato supremo, custode del diritto e garante della memoria ufficiale della comunità.
La Chronica brevis può dunque essere letta come un passaggio fondamentale verso forme mature di storiografia civica veneziana. Essa anticipa, sul piano metodologico e ideologico, la più ampia Chronica extensa, inaugurando una stagione in cui la scrittura della storia diventa parte integrante dell’azione politica. In tal senso, l’opera di Andrea Dandolo non solo riflette il consolidamento dello Stato veneziano nel XIV secolo, ma contribuisce attivamente a costruirne l’immagine, fissando modelli interpretativi destinati a esercitare una lunga influenza sulla tradizione cronachistica successiva.