I percorsi di Giustino Fortunato - La linea ferroviaria Foggia - Rocchetta - Potenza

date

1902-09-28

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Fortunato, Giustino

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L'On. Zanardelli a Melfi, parte III - Consenso nazionale

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(L. R.) Domani, al termine del suo viaggio, l’onorevole Zanardelli pronuncerà a Potenza il discorso, in cui riassumerà le impressioni ricevute, le conclusioni del suo pensiero e anche, in parte almeno, per quanto posson essere già fissati, i propositi del Governo.

Il discorso, quindi, oltre che un riepilogo e meglio di una promessa, sarà l’affermazione di un programma.

Intanto piace a noi, perchè non ci pare debba essere senza frutto, che la stazione immediatamente precedente nelle visite presidenziali a quella di Potenza, sia stata Melfi, e che di là si sia diffusa - l’altro ieri – la voce dell’on. Giustino Fortunato.

L’on. Giustino Fortunato, oltre che dei non molti studiosi, è tra i pochi veramente sinceri, per l’elevazione di spirito e dignità di temperamento, nella nostra Camera elettiva. Di lui sono egualmente ricordevoli la nobiltà degli studi storici, l’ardore con cui in Parlamento ha combattuto per la vigoria della finanza e per la rettitudine della vita pubblica, il disinteresse e quasi lo sdegno di ogni soddisfazione di vanità per la propria persona.

Nella condizione elevata, senza contraddizioni nè col passato nè col presente, in cui egli si trovava, egli, pertanto, ha potuto con maggiore autorità levare la voce in pro’ della sua provincia, e anzi di tutta la regione cui appartiene. Non da ora, dee rammentarsi, ha studiato quella complessa e urgente questione, che deriva dallo stato economico e civile del Mezzogiorno.

Però l’on. Giustino Fortunato, a cui era lecito trarre come la sintesi del viaggio presidenziale, ha detto: «L’on. Zanardelli ha posto il problema del Mezzogiorno, che è e sarà per lunga ora il problema fondamentale di tutta quanta la nuova politica dello Stato italiano».

Ma poi ha subito aggiunto:

«Certo, averlo così posto, non significa punto averlo risoluto: tutt’altro!, - specialmente se tra noi «meridionali per i primi è ancora tanta la confusione e il clamore delle lingue, tanta l’ignoranza «delle cause, tanto l’egoismo, meno di classe che di persone, tanto l’impulso disordinato e cieco alle «dimande, direi quasi (e perchè non dirlo?) all’arrembaggio del pubblico erario. Ma l’averlo così «posto è già molto, anzi moltissimo…».

In queste affermazioni l’on. Giustino Fortunato ha saputo insieme essere preciso di verità e forte di avvedimento politico.

Non v’ha dubbio che la nuova politica dello Stato italiano debba, infatti, tutta quanta rivolta a rendere più intensa la produzione, più felici le popolazioni del Mezzogiorno. Non si può concepire un organismo, il quale, avendo una delle sue parti inferme, si ostini non mettere in opera ogni savio provvedimento per risanarla. Perdurando nell’inerzia, si arriverà immancabilmente all’esaurimento di tutte e due le parti. Uscendo dalle competizioni, è facile prevedere che il regime protezionista, rendendo sempre più difficili e costosi gli scambi internazionali, le stesse industrie del Nord, la prosperità delle quali è giusto argomento d’orgoglio patriottico, verrebbero a deperire quando l’inacerbirsi della crisi economica del Sud riducesse anche più inattivi questi mercati di collocamento.

Però, sotto ogni rapporto, il problema del Mezzogiorno è, come ha detto l’on. Giustino Fortunato, il più importante dei problemi nazionali.

Ora, ciò che esce dal viaggio dell’on. Zanardelli, e che è destinato a sopravvivergli, è precisamente questo: di aver posto nei suoi termini esatti quel problema, d’averlo posto davanti la coscienza italiana, non solo con una grande autorità di ufficio e di persona, ma con una mirabile opportunità di tempo e di ambiente.

Perchè la verità del ragionamento, che afferma esser l’interesse del Mezzogiorno quistione d’interesse collettivo per tutta la penisola, è ormai penetrata profondamente, radicalmente, nell’opinione delle province settentrionali. Le quali, se a buon diritto resisterebbero a uno di quei tentativi di arrembaggio che il deputato di Melfi ha così ben definiti, appunto perchè tali tentativi son destinati a rimanere sterili e diventare rovinosi, son ora convinte del dovere e del tornaconto comune di risvegliare, con un’opera di feconda sapienza, l’attività produttrice della grandissima regione, che più ha sofferto per le colpe dei Governi lontani e per gli errori di quelli prossimi.

E s’ingannerebbero di molto i meridionali se nei malevoli commenti, fatti al viaggio presidenziale di alcuni giornalai, credessero d’intravedere qualche rispondenza con gl’intendimenti della grandissima maggioranza dei settentrionali. Quei commenti non rappresentano se non lo stimolo della passione partigiana, lo sfogo alla tendenza fondamentale in noi verso la critica, l’irrequietudine mentale che ci vieta di dedicarci per parecchie settimane di sèguito a un medesimo argomento: sono, insomma, piccole e povere cose, che presto dilegueranno, e che, ad ogni modo, non hanno eco.

La pubblica opinione nel Settentrione è concorde nel desiderio, che alle sofferenze del Mezzogiorno si provveda nella guisa e nella misura più utili.

Ed è questo veramente l’innegabile, l’altissimo effetto dell’opera, a cui ha voluto dedicarsi l’on. Zanardelli. Egli ha saputo promuovere e saldare, intorno al gravissimo problema nazionale, il consenso fervido e operoso di tutta la penisola.

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bibliography

  • Fa parte di "Pagine e ricordi parlamentari", Bari, Laterza e Figli, 1920, pp. 211-214
  • Pubblicato su "La Tribuna", il 28 settembre 1902

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