
Bernardo Tesoriere (Francesco Pipino)
Chronicon
Il Chronicon di Francesco Pipino, frate domenicano bolognese vissuto tra la seconda metà del XIII e la prima del XIV secolo, è una poderosa cronaca in lingua latina, composta complessivamente da XXXI libri, ciascuno generalmente dedicato al periodo di regno di un imperatore. L’arco cronologico coperto dalla cronaca è estremamente ampio: dalla formazione del regno dei Franchi, fatta risalire al leggendario re Faramondo, e dal regno di Carlo Magno, fino agli eventi più prossimi all’autore, con la menzione della morte di papa Clemente V nel 1314 e alcuni riferimenti al pontificato del suo successore Giovanni XXII.
Il libro XXV del Chronicon, di cui si propone qui l’edizione digitalizzata a cura di Ludovico Antonio Muratori nel VII tomo dei Rerum Italicarum Scriptores, è interamente dedicato alla storia delle crociate ed è composto da 208 capitoli. Il racconto si apre con la narrazione del periodo dell’imperatore Eraclio, che riuscì a ottenere la restituzione della vera croce dopo la morte di Cosroe II di Persia nel 628 (cap. 1). Pipino ripercorre poi i principali eventi accaduti in Terra Santa (capp. 2-6), a cui fece seguito l’indizione della prima crociata nel 1095 da parte del pontefice Urbano II durante il concilio di Clermont. La storia della prima crociata è raccontata molto dettagliatamente in 79 capitoli, in cui il cronista descrive l’arrivo fallimentare dei primi crociati guidati da Pietro l’Eremita (capp. 7-12) e il successivo viaggio di diversi nobili partiti dall’Europa per la Terra Santa: Goffredo di Buglione (capp. 13-15), Boemondo I d’Altavilla (capp. 16-17), Roberto II di Fiandra (cap. 18) e Raimondo IV di Tolosa (capp. 19-20). Il cronista ripercorre poi le vicende che videro protagonisti i cristiani in Terra Santa: l’assedio di Nicea del 1097 (capp. 21-24) e di Antiochia del 1098 (capp. 27-53), nonché la marcia dei crociati verso Gerusalemme fino ad arrivare alla conquista della città (capp. 54-76). Successivamente descrive in modo dettagliato il periodo di regno dei diversi sovrani che si succedettero sul trono della città santa: Goffredo di Buglione (capp. 77-83), Baldovino I (capp. 84-101), Baldovino II (capp. 102-124), Folco (capp. 125-127), Baldovino III (cap. 128), Amalrico I (capp. 129-133), Baldovino IV (capp. 134-146) e Guido di Lusignano (cap. 148). Ampio spazio è dato alle tappe che portarono alla conquista di Gerusalemme da parte degli infedeli e alla battaglia di Hattin del 4 luglio 1187, in cui si perse la croce di Cristo (capp. 149-168), per poi ripercorrere, in modo più sintetico, le successive spedizioni cristiane volte a riconquistare la città santa: la terza crociata (capp. 169-172), la quarta (capp. 173-174), la quinta (capp. 175-206) e la sesta, con cui si conclude il racconto, ricollegandosi al periodo di Federico II, a cui è dedicato il libro successivo del Chronicon (capp. 207-208).
Per ricostruire la storia delle crociate lungo un arco temporale così ampio, il cronista utilizza principalmente due fonti: l’Estoire de Eracles, una traduzione in francese della Historia rerum in partibus transmarinis gestarum di Guglielmo di Tiro, e la Cronique di Ernoul e Bernardo Tesoriere, continuazione in francese del testo latino. Pipino utilizza però anche altri testi dedicati al mondo della Terra Santa: la Descriptio Terrae Sanctae di Burcardo di Monte Sion, l’Historia Damiatina di Oliviero Scolastico, una Brevis Historia acquisitionis et amissionis Terrae Sanctae e la Descriptio Terrae Sanctae di Giovanni di Würzburg. A questi si aggiungono fonti diverse, tra cui lo Speculum Historiale di Vincenzo di Beauvais, il Chronicon di Martino Polono e cronache come i Gesta Federici in expeditione sacra.
Il racconto delle crociate prende dunque forma dall’intreccio di notizie provenienti da fonti molteplici e variegate, che Pipino accosta e combina consapevolmente, confrontando frequentemente versioni differenti dello stesso evento. L’autore non si limita a trascrivere le informazioni offerte dalle sue fonti, ma le seleziona e le vaglia, scegliendo di volta in volta i testi e i passi più significativi per ciascun argomento. In questo modo, Pipino applica una pluralità di strategie narrative: confronta le fonti, mette in evidenza discrepanze e convergenze e rielabora materiali eterogenei per costruire il racconto storico.