I percorsi letterari della Calabria. La novellistica

date

1544-1573

author

Matteo Bandello

title

Lucio Scipione Atellani (Matteo Bandello, Novelle I 49)

summary

bibliography

  • Matteo Bandello, Le novelle, a cura di G. Brognoligo, Bari, Laterza, 1928

teibody

IL BANDELLO a lo splendidissimo signor AGOSTINO GHISI

Nel suo ritorno che ha fatto il signor Lucio Scipione Attellano da Bari, Napoli e da Roma m’ ha puntalmente narrato le grate ed amorevoli accoglienze che, prima quando passò e poi che a Roma ritornò, fatte gli avete con quelle vostre cortesissime offerte sempre affettuose e piene di liberalità. M’ ha anco in nome vostro salutato e fattomi certa fede de la memoria che di me tenete. Io che vi conosco e che in Roma domesticamente la vostra mercé v’ ho praticato, né de l’uno né de l’altro punto mi meraviglio, perché so quanto umanamente qualunque persona che venga per visitarvi sogliate ricevere ed accarezzare e quanto in tener conto e ricordanza degli amici séte diligente ed ufficioso. Vi ringrazio bene e vi resto con obligo immortale — se agli oblighi miei che v’ ho, più si può accrescere — de le cortesissime dimostrazioni da voi a l'Attellano mio e vostro anzi pur nostro fatte, impegnandovi la fede mia per quanto amor vi porto — ché maggior pegno dar non vi saperei — che v’avete acquistato una persona tanto qualificata vertuosa e tanto osservatrice de l’amicizia da lui cominciata, quanto altro uomo che conosciate. Perciò prevaletevi di lui secondo l’occorrenze, perché maggior piacere non potete fargli, e trovarete gli effetti a le mie parole conformi. Di me taccio, conoscendomi voi prima che ora e sapendo di certo 'quanto son vostro. Esso Attellano m’ ha anco detto che parlandovi de le mie novelle, diceste che volentieri alcuna ne vedereste. Onde dicendosi in un’onorata compagnia de le molte vostre cortesissime liberalità che cosi sovente usate, avendo l'Attellano dettone cose assai, madama Antonia Bauzia marchesa di Gonzaga nel cui cospetto a Sabioneda eravamo, interrompendo con gravità il ragionar che si faceva, impose al gentilissimo dottore messer Antonio di Cappo gentiluomo mantovano che di queste cortesie e liberalità alcuna cosa dicesse. Egli alora narrò un’istoria avvenuta a Siena. Quella, avendola scritta, ho voluto che sotto il valoroso vostro nome sia veduta in testimonio de l’osservanza mia verso voi, che essendo tra senesi occorsa, mi pare che a voi meritamente si convenga, che senese séte e liberale e cortese, anzi la gloria d’ogni cortesia e liberalità, e non solo séte l’onore de la patria vostra Siena, ma séte l’onor e la gloria di tutta Italia. State sano.

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