I percorsi letterari della Calabria. La novellistica

date

1544-1573

author

Matteo Bandello

title

Lucio Scipione Atellani (Matteo Bandello, Novelle I 47)

summary

bibliography

  • Matteo Bandello, Le novelle, a cura di G. Brognoligo, Bari, Laterza, II, 1928

teibody

Il Bandello a l’ illustrissimo signor Gianpaolo Sforza.

Troppo meravigliosi effetti son quelli che ogni giorno si veggiono nascer per cagione di amore, d’alcuni dei quali l’uomo può talora render la ragione perché cosi avvengano, e molto spesso è la cagione di quelli in tal guisa occulta che l’effetto palese si vede, ma non si penetra perché cosi sia. Ed ancora che io stimi esser bellissima cosa secondo la naturai filosofia l'investigar l’origine de le cose e render la ragione perché questo e quello effetto in tal forma avvenga, e di grandissimo onore giudichi degni quei tali che veramente segretari de la natura si ponno chiamare, nondimeno perciò che uomini siamo e possiamo di leggero errare, sempre m’ è spiaciuto cosi porsi in una openione, quando le cose non son chiare, che la contraria parte debba biasimarsi, parendomi esser lecito che ove la ragione non ci sforza, possa ciascuno quella parte tenere che più gli aggrada. Né per questo se tra dui amici sono pareri diversi, a l’amicizia si fa ingiuria, non rompendo quella la varietà de l’openioni. Non sta adunque male, come ai di passati vidi che voi questionando con il nostro Lucio Scipione Attellano faceste, a dire moderatamente il parer suo, approvando quello che al vero è più simile e conferendo insieme tutto ciò che addurre si può, lasciando poi a chi ascolta libero il giudicio di quello che è disputato. Questo dico perciò che avendo il signor conte Giulio da San Bonifazio a la presenza vostra e d’altri signori e gentiluomini narrato un meraviglioso accidente di quello che sa far Amore quando vuole, dopo che ciascuno disse l’openion sua — e non ci fu mezzo a conformar gli animi dei questionanti, e Dio sa se al vero nessuno s’appose, — voi mi pregaste, potendomi comandare, che io la novella che il conte disse scrivessi. Il che feci molto volentieri si per ubidirvi come anco che il caso mi parve molto mirabile. Ma io non ho già voluto scriver la varietà de le openioni d’essi questionanti e massimamente quella di messer Paolo Semenza priore di quei da Goito. Basta che la novella come occorse vi mando e dono in testimonio de la servitù mia verso voi e tutta l’illustrissima casa sforzesca. State sano.

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