I percorsi letterari della Calabria. La novellistica

date

1544-1573

author

Matteo Bandello

title

Lucio Scipione Atellani (Matteo Bandello, Novelle III 25)

summary

bibliography

  • Matteo Bandello, Le novelle, a cura di G. Brognoligo, Bari, Laterza, IV, 1911

teibody

IL Bandello al magnifico MESSER GIROLAMO CITTADINO

Nel principio che la setta luterana cominciò a germogliare, essendo di brigata molti gentiluomini ne l’ora del merigge in casa del nostro vertuoso signor Lucio Scipione Attellano e di varie cose ragionandosi, furono alcuni che non poco biasimarono Leone decimo pontefice, che nei principi non ci mettesse rimedio, alora che frate Silvestro Prierio maestro del sacro palazzo gli mostrò alcuni punti d’eresia che fra Martino Lutero aveva sparso per l’opera, la quale De le indulgenzie aveva intitolata, perciò che imprudentemente rispose che fra Martino aveva un bellissimo ingegno e che coteste erano invidie fratesche. Ché se alora ci avesse proveduto, era facil cosa la nascente fiamma smorzare, che dapoi ha fatto, con danno irreparabile di tutta la cristianità, cosi grande incendio. Ora dicendo ciascuno il suo parere, messer Carlo Dugnano, uomo molto attempato e di lunga esperienza: — Figliuoli miei — disse, — di queste eresie, che ora io intendo che sono da’ tedeschi sparse, non incolpate altro che i nostri peccati, volendo il nostro signor Iddio con questo mezzo castigare, come altre volte fece, questa nostra patria di Milano con quei pestiferi ariani. Tuttavia, se mi fosse lecito di dire, io con riverenza direi che l’avarizia e l’ingordigia dei sacerdoti sia quella che in gran parte abbia dato grandissimo fomento a queste diavolarie, e darà vie maggiore se la Chiesa non mette mano a la commenda dei chierici e anco di tutti i cristiani, perché ciascuno ha bisogno in suo grado di castigo. Ma non debbiamo noi altri, lasciato il vero e buon camino dei nostri maggiori, andar dietro a le favole di questi fantastici e chimerici uomini anzi mostri, che vogliono sapere più di quello che bisogna. E forse, se talora a chi erra si desse debita punizione, che si sanerebbero più di duo infermi e la via si levarebbe a cotesti di mormorare degli ecclesiastici. E perciò vi vo’ dire ciò che operò Gioan Maria Vesconte secondo duca di Milano, non perché si debbia imitare, ché in effetto fu uomo ferino e di costumi pessimi, ma perché si veda che talora uno straordinario giudicio causa di buon effetti. — Narrò adunque il Dugnano ciò che in questa novelletta io ho descritto e sotto il dotto vostro nome publicato, a ciò che sia appo voi pegno del mio amore che vi porto, e al mondo resti testimonio de la nostra amicizia. State sano.

notes alpha

    notes int