I percorsi letterari della Calabria. La novellistica

date

1544-1573

author

Matteo Bandello

title

Lucio Scipione Atellani (Matteo Bandello, Novelle III 48)

summary

bibliography

  • Matteo Bandello, Le novelle, a cura di G. Brognoligo, Bari, Laterza, IV, 1911

teibody

IL BANDELLO al gentilissimo messer GIACOMO FILIPPO SACCO dottore

Erano non è molto adunati a Pavia in casa del vertuoso e dottrinato messer Antonio di Pirro alcuni giovini scolari dhe quivi avevano desinato, e ragionandosi dopo desinare di varie cose, si venne a dire d’alcune parole che il Monarca, buffone dei signori di Beccaria, quella matina aveva detto ne la chiesa del Carmino, per far favore al signor Tomaso Maino ed al signor Lucio Scipione Attellano, che per la chiesa dinanzi a le loro innamorate passeggiavano. Ed in effetto si conchiuse che erano state troppo disoneste e indegne che di loro nessuno gentile spirto parlasse; ma che, essendo il Monarca pazzo publico, meraviglia non era se da pazzerone aveva parlato. Onde messer Antonio disse che i motti e le risposte pronte dette a tempo e luogo conveniente, rintuzzando gli altrui detti o con debito morso riprendendo gli altrui vizi con qualche bella coperta di parole, erano meravigliosamente da esser lodati. Né meno giudicava esser lodevoli quelle risposte, le quali con pronto avvedimento, senza morder nessuno, argutamente ribattevano, quando talora alcuno si sentiva mordere. Ed a questo proposito disse che il re di Francia Lodovico undecimo, vèggendo un giorno il vescovo di Catres, che anticamente si dicevano carnuti, che era su una bellissima mula guarnita di velluto, col morso e borchie dorate, lo chiamò dicendogli : — Monsignor, i vescovi santi al tempo passato non andavano con queste pompe, ma si contentavano d’andar suso un asinelio, con la cavezza di corda, senza briglia né sella. — Il vescovo alora, punto non sbigottito, ridendo, arditamente gli rispose dicendo: — Sire, io conosco che voi dite il vero; ma ciò era quando i re erano pastori e guardavano le pecore. — Il re commendò assai il vescovo di cosi pronta risposta. Onde seguitando messer Antonio il suo ragionamento ed essendosi alcuni altri bei motti detti, il signor Giovanni da la Cerda, nobilissimo spagnuolo, che era stato qualche di in Pavia e quel giorno quivi aveva desinato, disse: — Signori, se vi piace d’ascoltarmi, io vi dirò alcuni bei motti d ’un argutissimo spagnuolo, che da fanciullo fu condotto a Napoli, ove lungamente visse con i re di Ragona. — Pregato che dicesse, narrò alcuni bei motti, i quali, essendomi paruti degni di memoria, annotai. Ora rivedendogli, ho voluto che sotto il vostro nome dai morsi dei malevoli siano sicuri. E meritevolmente mi pare che a voi più che a nessun altro questa novella convenga, perché ho conosciuto molto pochi uomini, che siano cosi presti a le pronte risposte, a le argute proposte, a’ motti ingegnosi ed arguti detti, come voi, che tutto séte arguto, pronto, festevole ed avvedutissimo e scaltrito quanto altro che ci sia. Staté sano.

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