
I percorsi letterari della Calabria. La novellistica
date
1544-1573
author
title
Famiglia Atellani (Matteo Bandello, Novelle III 55)
summary
bibliography
- Matteo Bandello, Le novelle, a cura di G. Brognoligo, Bari, Laterza, V, 1912
teibody
IL BANDELLO al gentilissimo MESSER GALEAZZO VALLE vicentino
La novella che questi di fu narrata ne l ’amenissimo giardino dei nostri signori Attellani dal piacevolissimo soldato Uomobuono, che da tutti è chiamato Cristo da Cremona, ci fece assai ridere, si perché ella ha in sé non poco di risibile ed altresi perché il modo e i gesti che Uomobuono faceva, e il suo puro e nativo parlar cremonese ci incitavano forte al riso. E voi, tra gli altri che quivi si trovarono ad udirla, rideste la parte vostra assai saporitamente. Io, partito che fui dal giardino, subito la scrissi, e pensando a cui donar la devessi, voi subitamente mi occorreste, parendomi che udendola narrare se tanto e si di core rideste, che descritta e al nome vostro intitolata non vi debbia dispiacere. Ché veramente cotesti animali sono di natura loro molto ridicoli e fanno mille atti piacevoli; ma talora sono malvagi e fastidiosi, come avvenne questi" anni passati qui in Milano ad un povero contadino, che forse in vita sua non de ve va aver veduto simie già mai. Aveva il signor Antonio Landriano, che fu tesoriero de lo sfortunato duca Lodovico Sforza, un simione grossissimo, di volto più degli altri simile a l ’uomo, e lo teneva per l ’ordinario vestito con un saione indosso, fatto di panni di' diversi colori, e legato nel cortile del palazzo suo. Avvenne che un contadino, venuto da le possessioni del signor tesoriero, non ci veggendo persona se non il simione, pensò che egli fosse alcuno dei servidori de la casa. Era il contadino uomo grossolano e goffo, con un viso il più contrafatto, che pareva proprio un Esopo. Accostatosi adunque al simione, lo domandò ove era il fattore del messere. Il simione, veggendo questo nuovo Squasimodeo, se gli avventò a dosso e lo cominciò con denti ed unghie senza pettine a carmignare. Il povero uomo gli usci purè da le mani, e pensando tuttavia che egli fusse uomo, gli diceva in loquela ambrosiana: — Al corpo del vermecan, voi potreste ben esser gentiluomo, ma gli atti vostri sono da un ghiottone ! Ed ora me n’accorgo, che vi veggio incatenato, ché se me ne fossi prima accorto, io non vi veniva già appresso. — Ma tornando a la novella, voi, in cambio di questa, mi canterete un di con la vostra citara a l’improviso di quel soggetto che io vi proporrò, essendo oggidì voi in Italia nel cantare a l'improviso da esser annoverato tra i primi, cosi séte facondo, copioso, dolce e presto al cantare. Un’ altra parte avete che a me pare mirabilissima: che da ogni tempo e in ogni luogo sempre séte pronto a dire, non sofferendo d’esser pregato. State sano.
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