
Le fonti storico-educative nella Basilicata di età liberale
date
1861 - 1922
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Biografie storiche e didattiche degli istituti scolastici
bibliography
- Regolamento organico per la Scuola Normale e Convitto Femminile di Basilicata , Potenza, Stab. Tip. Favatà, 1876
- P. Donà, Monografia sul Regio Liceo-Ginnasio Salvator Rosa e Convitto Nazionale in Potenza, Potenza, Tipografia Santanello, 1884
- R. Convitto Nazionale di Matera, Solenne inaugurazione R. Convitto Nazionale di Matera, Matera, Tipografia Conti, 1904
- N. De Novellis, Relazione sulla Regia Scuola d'arti e mestieri di Potenza, Potenza, Tipografia Spera, 1911
- A. Colucci, Discorso pronunziato per la posa della prima pietra dell'edificio scolastico in Melfi, Melfi, Tip. Liccione, 1922
- M. Rosco , Discorso pronunziato agli alunni delle scuole elementari di Potenza nel primo anniversario della dichiarazione di guerra dell'Italia all'Austria: potenza, 24 maggio 1916, Potenza, Tip. La Perseveranza, 1919
- Regolamento Interno Del Convitto Annesso Alla Regia Scuola Normale Raffaella Settembrini, Lagonegro, Tip. Del Sirino, 1894
- Regolamento Della Biblioteca Circolante Del Pio Istituto Delle Gerolomine In Potenza, Potenza, Tip. Favatà, 1880
- Relazione riassuntiva dei lavori compiuti dalla Commissione giudicatrice dei concorsi per i posti di maestro elementare vacanti nella provincia di Potenza, Potenza, Tip. Garramone e Marchesiello, 1914
- S. Pappadà, E. Franco, F. Severini, Promemoria sul funzionamento della scuola tecnica di Melfi dal 1882 ad oggi, Melfi, tip. Grieco, 1903
- P. Rosa, Nel primo centenario della nascita di Vittorio Emanuele II: discorso pronunziato agli alunni del R. Liceo Ginnasio "Salvator Rosa" il 14 Marzo del 1920, Potenza, La Perseveranza, 1920
teibody
Regolamento organico per la scuola normale e il convitto femminile di
Stabilimento Tipografico di G. Favatà
1876
DISPOSIZIONI GENERALI
ART. 1
A provvedere alla scarsezza generalmente lamentata nella Provincia di buone Insegnanti è istituita a
Monografia sul Regio Liceo-Ginnasio Salvator Rosa e Convitto Nazionale in
Tip. Santanello
1884
Compiuti appena tutti questi alti, l'Amministrazione Comunale, a suo esclusivo carico, pose mano ai non pochi lavori di restauro per ridurre una casa privata ad un luogo di studio e di educazione, ed i lavori tutti nell'aprile 1824 si trovavano ultimati, in modo che l'Intendenza di
1.° Dal Governo per assegno di mantenimento Duc. 4291: 60, pari a L. 18239: 30
2.° Dal G. L. del Debito Pubblico Duc. 154, pari a L. 654:50
3.° Dai Comuni della Provincia per posti gratuiti Duc. 610, pari a L. 2592:50
4.° Dalla Provincia per supplemento Dotazione Duc. 500, pari a L. 2125:00
5.° Da pensione degli allievi Duc. 1808, pari a L. 7684:00
Totale L. 41295:30
Dal 1825 al 1840 furono varii i Rettori; Domenico Antonio Passarella fu il primo; gli successe Vito Autilio, indi Antonio Pace, ultimo Francesco Coronati, che dovette abbandonare il suo posto perchè, arrestato nel 1849, venne condannato a 19 anni di ferri, accusato di amore alla Patria. Qui ognuno immagini in quale abbandono e scompiglio dovè rimanere questo Collegio nei tempi tumultuosi che succedettero il 1848 sino al 1850 in cui
Le Scuole ed il Convitto vennero quindi nelle mani dei Padri Gesuiti. Che cosa questi abbiano fatto, come abbiano amministrato la rendita e come impartita la istruzione e l'educazione nel periodo di tempo compreso dal 1850 al 1860, non è dato ad alcuno rintracciare; imperocchè quasi tutti gli atti dei Padri Gesuiti venivano avvolti nel più segreto mistero. Venne il 18 Agosto 1860, la rivoluzione mandò via i Padri Gesuiti, e formato appena il Governo Dittatoriale in questa Provincia, proclamandosi l'unità d'Italia con
Occorrerebbe far ora una particolareggiata statistica dei Convittori che popolarono il Convitto dal primo suo impianto; ma per quante ricerche si sieno fatte, non si poterono rintracciare che i seguenti dati:
Anno scolastico 1870-71 N.° 55
Anno scolastico 1871-72 N.° 66
Anno scolastico 1872-73 N.° 89
Anno scolastico 1873-74 N.° 77
Anno scolastico 1874-75 N.° 79
Anno scolastico 1875-76 N.° 78
Anno scolastico 1876-77 N.° 57
Anno scolastico 1877-78 N.° 63
Anno scolastico 1878-79 N.° 58
Anno scolastico 1879-80 N.° 58
Anno scolastico 1880-81 N.° 60
Anno scolastico 1881-82 N.° 89
Anno scolastico 1882-83 N.° 96
Anno scolastico 1883-84 N.° 76
Quale che possa essere il valore della presente e breve monografia è opportuno il constatare che le notizie in essa contenute furono cercate con deligenza e pazienza, frugando in polverose carte dimenticate chi sa da quanti anni, e riscontrando gli Archivi Provinciali e Municipali ove si rinvennero pratiche incomplete e disordinate, e forse per la prima volta consultate.
IL PRESIDE-RETTORE
R. Convitto Nazionale di
Solenne inaugurazione 4 giugno 1905
Tipografia Conti
1905
Con regio Decreto n. 660 del 13 ottobre 1904, in applicazione della Legge 31 marzo dello stesso anno sui provvedimenti per la
In esecuzione del suddetto R. Decreto fu inviato in
Con decreto ministeriale del 1 novembre dello stesso anno veniva destinato alla Direzione del nuovo Convitto lo scrivente il quale, seguendo il piano di riordinamento giù tracciato dai due egregi funzionari da cui fu preceduto, ed utilmente secondato dalla stessa sullodata Amministrazione Comunale, potè efficacemente continuare sulla via delle riforme già iniziate.
Quando poi, coll'intervento del R. Commissario, fu insediato il nuovo Consiglio di Amministrazione, venne tosto manifestato il desiderio di inaugurare solennemente l'Istituto; la qual cosa fu una prima volta rimandata per ragioni di opportunità, ma quando parve giunto il momento per non dover più procrastinare, venne definitivamente fissata per la cerimonia la prima domenica di giugno.
Nella tornata ordinaria del giorno 20 maggio, infatti, il Consiglio, esprimendo al Rettore la propria soddisfazione per aver serbato memoria del voto già manifestato durante la discussione del Bilancio dell'esercizio in corso, e per aver saputo scegliere allo scopo il momento più opportuno, unanimemente approvava la proposta del Rettore, autorizzandolo ad escogitare il modo più efficace affinchè la cerimonia avesse importanza pari al beneficio di cui si volea affermare il lieto ricordo ed insieme la riconoscenza verso il Governo del Re che con una istituzione eminentemente civile si era degnato iniziare la serie dei provvedimenti proposti per il miglioramento morale ed economico della
Lo scrivente, in adempimento di quanto sopra, inviava speciale invito al distinto funzionario il quale, pur schermendosi per la sua nota particolare modestia, benevolmente accetterà l'incarico.
Altro particolare invito era rivolto all'On.
«Nella speranza che questo atto di doverosa considerazione abbia eco simpatica nell'animo gentile di V. S. mi pongo nella gradita attesa inviandole intanto i miei distinti ossequi».
Numerosi inviti furono diramati alle Autorità della Provincia e del Circondario, ai Corpi costituiti, alla Magistratura, alle Autorità scolastiche, ai Sindaci dei Comuni del Circondario, ai capi d'Istituto e ai collegi degli insegnanti delle scuole primarie e secondarie, alle notabilità materane residenti in città o fuori della madre patria, al cav. Cantarano, ai Presidi di Liceo che in questi ultimi anni furono anche rettori del Convitto Comunale, ai Rettori dei Convitti Nazionali vicini, ai genitori degli allievi, a tutta la parte più eletta della cittadinanza.
Nei preparativi per la festa il Rettore fu efficacemente coadiuvato dai componenti il Consiglio di Amministrazione, dall'illustre Sotto-prefetto, cav. Alberto Vigo, dall'egregio Sindaco, dott.
Gli invitati accorsero numerosi; molti si fecero rappresentare; tutto precedette con ordine; i cittadini e le Autorità furono lieti della riuscita della festa e ancor più dell'avviamento dato all'Istituto; ed il Consiglio di Amministrazione nella tornata del giorno 10 dello stesso mese, sentita la relazione del Rettore, deliberava un encomio all'indirizzo di quanti avevano contribuita alla riuscita della festa geniale ed uno speciale voto di plauso al R. Provveditore, cav. Rocco Murari, al Sindaco, cav.
Il Rettore, Augusto Ruina
Apre la cerimonia il Rettore con le poche parole di ringraziamento che seguono agl'intervenuti:
Gentili signore e signori, giovani!
Il Consiglio di Amm.ne di questo Convitto Nazionale, in una delle sue prime tornate, si mostrava desideroso a che il nuovo Istituto in una recente occasione venisse solennemente inaugurato; e fu ventilata la proposta di celebrare tale cerimonia in occasione del genetliaco dell'augusta Regina d'
La festa nazionale dello Statuto, che ricorda la tappa più importante fra noi nel cammino della libertà e del civile progresso, parve la occasione meglio propizia per tradurre in atto il voto del Consiglio, a cui proposi senz'altro, nella tornata ordinaria del mese testè decorso, di autorizzarmi a prendere le opportune disposizioni al riguardo. E come tutto fu allestito mi feci un pregio d'invitare le Autorità della Provincia, del Circondario e del Comune, insieme con questa parte eletta della cittadinanza, che ora qui accresce solennità alla cerimonia. E poichè l'appello ha avuto un'eco così gradita, ringrazio anzitutto i componenti il Consiglio che mi hanno dato l'opportunità di veder raccolte in questa sala tante gentili signore ed un nucleo di così distinti cittadini e di persone colte e sotto ogni riguardo insigni ed autorevoli a questa festa della giovinezza e della intelligenza. Ma al nostro egregio Provveditore, cav. Rocco Murari, sento, a preferenza, di essere grato e riconoscente, perchè senza il suo intervento la cerimonia sarebbe riuscita impari allo scopo. A lui dunque i miei, anzi i nostri, più sentiti ringraziamenti per tanta degnazione, per la competenza e l'autorità colla quale interviene, pel contributo che egli porta a che questa giornata memorabile resti scritta con caratteri indelebili nelle pagine della storia di questo Istituto; a lui il benvenuto a nome dei funzionari tutti e degli alunni che, dal suo intervento, si sentono fortemente onorati ed incoraggiati.
Non posso fare a meno però di levare il mio pensiero all'illustre Giure-consulto e Statista che volle e seppe, nell'ultimo periodo della sua laboriosa ed onorata esistenza, provvedere alla resurrezione economica e morale della
"In questo giorno di patrio giubilo, inaugurandosi solennemente nuovo Convitto Nazionale, allievi, educati al rispetto sacrosanto delle libere istituzioni, inneggiando all'
A S. E. il Ministro della Pubblica Istruzione ho parimenti telegrafato in questi termini: «Inaugurandosi solennemente nuovo Convitto Nazionale, funzionari ed alunni inviano E. V. loro reverente saluto ». [Risposta di S. E. il Ministro della Istruzione Pubblica:
"Ruina Rettore Convitto Nazionale
Ora mi sia permesso di leggere fra le tante lettere di ringraziamento e di adesione pervenutemi alcune poche degne di particolare considerazione.
Ill.mo Sig. Rettore,
Graditissima mi giunge la sua; ma non mi è possibile soddisfare il vivo desiderio mio, di essere a
dev.mo suo
Ill.mo Sig. Rettore del Convitto Nazionale
Duolmi non potere personalmente intervenire alla inaugurazione di cotesto nuovo e tanto ambito Convitto Nazionale. Mi associo però di assai buon grado, anche a nome di questa Amministrazione, alla lietissima e bene auspicata cerimonia, e delego a rappresentare me e questo suo Comune natio il chiarissimo Sig. Giannantonio cav. avv. Francesco. Con tutta stima. Il Sindaco Dott. DI GIULIO
Ill.mo Sig. Rettore,
Graditissimi mi sono riusciti l'annunzio della solenne inaugurazione di cotesto nuovo Convitto Nazionale, e l'invito che si è degnata rivolgermi in forma tanto cortese. Epperò, nel congratularmi vivamente con la S. V. Ill.ma e con cotesto egregio Consiglio d'Amministrazione di si geniale iniziativa, io Le faccio qui le più sentite azioni di grazie, riserbandomi di ripetergliele nel giorno della solennità che auguro sia per riuscire corrispondente alla nobiltà del pensiero che l'ebbe ispirata. Il Sindaco B. DE PASCALE [Il cav. De Pascale faceva inoltre pervenire il seguente telegramma: "Impossibilitato recarmi costi, assisto col cuore inaugurazione cotesto Convitto, cui auguro massima prosperità anche a nome cittadinanza. Gradisca ossequi distinti].
Ill.mo Sig. Rettore, Duolmi che il suo gentile invito mi sia giunto con ritardo, essendomi impegnato per domenica prossima ad una conferenza che si terrà in questo Convitto e alla quale interverranno le autorità e numerose famiglie. Trovandomi quindi impossibilitato a recarmi costà di persona, sarò presente con lo spirito alla bella festa, di cui, con lodevole pensiero, Ella si è fatto promotore. Mi abbia per iscusato e voglia presentare ai signori Consiglieri d'Amministrazione, alle Autorità, a tutto il personale del Convitto, compresi i bravi convittori, il mio reverente e affettuoso saluto, mentre rinnovo a Lei e a cotesto importante Istituto gli auguri fervidi del più fiorente avvenire.
Con stima. Il Rettore N. CANTARANO [Anche il cav. Cantarano telegrafava da Bari "Dolente non poter intervenire lieta festa per precedenti impegni assunti ricorrenza Statuto, pregola scusarmi presso onorevole Consiglio Amministrazione rendendosi interprete miei sentimenti verso tutti, cui mando reverente saluto insieme fervido augurio di prospero avvenire cotesto importante Convitto Nazionale].
Sig. Rettore del Convitto Nazionale
Vivamente ringrazio la S. V. del gentile invito fattomi per assistere alla solenne inaugurazione del nuovo Convitto Nazionale, dolente di non poter intervenire perchè impedito. Mi farò rappresentare dal Sig. Sottoprefetto, e faccio voti per la prosperità del Convitto così bene da V. S. diretto. Il Prefetto PRANDI
Ill.mo Sig. Rettore, Nella mia doppia qualità di Sindaco e di Consigliere Provinciale rendo ringraziamenti a V. S. pel cortese invito fattomi d'intervenire domenica prossima alla solenne inaugurazione di cotesto Convitto Nazionale. Un giorno migliore, in cui la Nazione sollennizza la sua festa politica, non poteva scegliersi, ed auguriamoci che dallo Stato vengano, finalmente, a questa nostra derelitta e disgraziata Provincia tutti gli altri benefici promessi. Mi duole però fortemente l'animo di non poter intervenire per causa di malattia, che a
Ill.mo Sig. Rettore del Convitto Nazionale
Ringrazio V. S. Ill.ma della comunicazione contenuta nel contro indicato foglio e di gran cuore interverrei all'inaugurazione solenne che si farà di cotesto Convitto Nazionale, se non mi venisse impedito da urgenti affari di ufficio. Sarò presente col pensiero alla solennità, auspicando al prospero avvenire dell'Istituto che pure si alti sforzi in precedenza compiva per tenersi all'altezza delle nobili tradizioni della Città di
Ill.mo Sig. Rettore del Convitto Nazionale
Mi duole di non poter aderire al cortese invito di cui è oggetto la pregiata nota della S. V. Ill.ma, a margine indicata, perchè sono impossibilitato a muovermi da questa residenza. Intanto, nel rassegnarle le mie più vive azioni di grazie, faccio voti perchè la cerimonia dell'inaugurazione di codesto Convitto Nazionale riesca altamente solenne e degna della Città in cui si compie.
Augurando al nuovo Convitto il più splendido avvenire La riverisco.
Il Sindaco M. PICARDI
Meglio che atto di doverosa considerazione alla quale non ho diritto di sorta, l'onorifico invito della S. S. I. è soltanto conseguenza della cortesia lucana, tanto buona e graziosa nella città di
Piucchè eco di sola simpatia, codesto invito ha in me maggior graditudine e devozione verso codesta città, nella quale ebbi lume d'intelletto e di educazione, che mi volle suo cittadino onorario; e nella quale conto lunghissima schiera dei migliori amici; e volli sinanco educato il mio povero figliuolo. Ringrazio intimamente. E non meno ringrazio la S. S. I. Sarei felice d'intervenire; di risalutare
G. TRIVIGNO - Consigliere Provinciale
Ill.mo Sig. Rettore
Ringrazio sentitamente V. S. e l'Onorevole Consiglio di Amministrazione di codesto Convitto Nazionale del cortese invito fattomi con lettera del 28 maggio p. p. perchè intervenissi alla solenne cerimonia disposta per inaugurare domani il Convitto. Sarei stato lieto di partecipare a tale festa, serbando io sempre memoria di avere costà compiuti i miei studi nelle scuole del Ginnasio e del Liceo; però impegni precedenti, e la strettezza del tempo mi vietano di accettare il gentile invito.
Parteciperò quindi alla inaugurazione con l'animo, facendo voti cordiali e vivissimi per lo incremento e continuo miglioramento di codesto spettabile Convitto, il quale sotto l'abile ed accurata Direzione di V. S. e dell'Onorev. Consiglio d'Amministrazione non mancherà certo di assurgere a grandezza, quale è nel desiderio di noi tutti del Materano. La riverisco distintamente.
GIOVANNI LABBATE - Consigliere Prov.
Egregio signore, sono in questi giorni oltremodo occupato e perciò mi trovo nella dura impossibilità di poter accogliere il cortese e lusinghiero invito di cui il Consiglio di Amministrazione di codesto Convitto Nazionale volle onorarmi. Nell'esprimere il sincero rammarico per tale involontaria rinunzia, che mi priva anche di rivedere la terra natia, alla quale mi legano care memorie e profonde amicizie, porgo a Lei, a tutti i Componenti il Consiglio i sensi di viva gratitudine per il pensiero gentile e per le cortesi parole che lo accompagnano. Auguro al novello Istituto vita lunga e successi degni di coloro chiamati a reggerne le sorti, confidando di potere al più presto venire ad ammirare l'opera concorde di tante buone volontà. Ecc., ecc.
Ill.mo sig. Rettore,
Sono dolente non potere, per ragioni di lutto recente, partecipare alla festa solenne d'inaugurazione del nostro convitto
Avv.
Molti telegrammi sono altresì giunti, fra i quali:
Da
Giungemi qui invito. Spiacente non aver potuto intervenire inaugurazione faccio auguri prosperità.
Da
Impedito intervenire geniale inaugurazione, memore antiche nobili tradizioni Istituto
NICOLA CANTISANO (Consigliere Provinciale)
Da
Dolente non poter intervenire, causa tempo, inaugurazione cotesto Convitto, pregola rappresentarmi. Ringrazio Lei e codesto Consiglio d'Amministrazione gentile invito.
GUIDA (Consigliere Provinciale)
Con animo memore riconoscente partecipiamo in ispirito solenne festa nazionalizzazione Convitto ove fummo educati al vivere civile auspicando sempre maggiore grandezza degna glorioso passato. Con profondo ossequio
Avv. FURLO, Dott. APA
Da
FESTA (prof. della R. Università)
Impegni indeclinabili mi tengono intervenire solenne inaugurazione cotesto Convitto Nazionale alla quale partecipo col pensiero facendo, inviando caldissimi voti prospero avvenire nuovo Istituto.
VENEZIA (Deputato Provinciale)
Da
AVOGADRO (Preside del R. Liceo)
Sospendo la lettura di molti altri telegrammi, biglietti di ringraziamento e lettere in termini lusinghieri, di scusa, di congratulazione e di augurio di altri distinti cittadini non volendo ulteriormente abusare della pazienza dell'eletto uditorio; ma prima di cedere la parola a più degni e autorevoli oratori sento il bisogno di ringraziare non solo quanti si sono compiaciuti d'intervenire altresì tutti coloro che in questa ospitale Città, con a capo l'Amministrazione Comunale e l'Autorità Politico-Amministrativa del Circondario, mi sono stati larghi di aiuto e d'incoraggiamento nei primi momenti in cui le difficoltà per l'assetto e il riordinamento dell'Istituto non sono stati nè poche nè lievi, e di esprimere il mio intimo compiacimento ai miei bravi alunni che, contribuendo con la loro condotta e con l'adempimento dei doveri scolastici alla buona fama dell'Istituto, non hanno neppure mancato di prestarsi affinchè la cerimonia avesse la maggiore solennità. Salve, o giovani, future speranze della Patria, futuri campioni della civiltà e di ogni umano progresso!
Subito dopo prende la parola l' egregio Sindaco di
Gentili signore, ragguardevoli cittadini e giovani carissimi!
Era nell'animo dei componenti la vostra civica amministrazione di commemorare, in questa giornata, il cavaliere degli ideali civili, il personaggio che ebbe a direttiva della sua vita politica il motto principato e libertà, il vegliardo, che molti di voi videro aggirarsi fra le mura di questo edificio, sul morire del settembre 1902. Poichè l'uomo propone e... gli eventi dispongono, quella commemorazione non ha potuto aver luogo, ma quod differtur non aufertur , e, se alla vostra amministrazione,
tanto posta in croce
Pur da color, che le dovrian dar lode,
sarà consentito di rimanere al suo posto di combattimento, l'impegno assunto sarà mantenuto.
Per fortuna non è mancata l'occasione di poter parlare del grande figliuolo di
Ma come parlare della nazionalizzazione di questo istituto, senza volare, colla mente, all'opera dell'uomo, che, mercè la legge 31 marzo 1904, volle, e fortemente volle, iniziare il risorgimento economico e morale di questa povera ed abbandonata Irlanda delle province meridionali d'
Come parlare di nazionalizzazione del convitto, senza ricordare l'opera, spiegata dall' on.
Ed è mestieri non obliare eziandio il valido appoggio, di cui fu largo l'egregio uomo, il quale, con intelletto di amore e con entusiasmo di neòfita, attende al progresso della istruzione in questa provincia. Ricordate? Il nostro provveditore agli studi, il prof. Rocco Murari, fu qui, fra noi, lo scorso anno, a situare la prima pietra all'edificio, preparato dalla legge per la
La festa, che oggi celebriamo, ha per noi un significato di estrema importanza, perchè segna la fine di una iliade di sogni, di aspirazioni, di promesse, di disinganni, di dolori, di sacrifizi, che agitarono e tormentarono l'animo e la finanza del comune.
Il governo di Carlo III di Borbone assai scarsa cura si dette della istruzione dei suoi sudditi. In
Afflitta dall'enorme reddito fondiario di ducati 208,600 l'anno, con soli ducati 33,300 di carichi, racconta il
I vistosi redditi della Compagnia vennero incamerati allo Stato e, con ottima lode, assegnati alla istruzione pubblica; e nuove scuole furono aperte, ovunque erano case e collegi di gesuiti, in
Del provvedimento audace fu strumento il Ministro
Ma l'impianto di quella scuola in questo comune non passi liscio. Sorsero gelosie e sollecitazioni presso il governo, da parte della vicina città di
Per fortuna una relazione, scarabocchiata dal preside, vale a dire dal prefetto, e presentata al ministro
Ma l'opinione pubblica non si dichiarò troppo favorevole all'insegnamento, che si svolse nelle scuole tanneciane, a giudicare da ciò che il Galanti affermava nel 1772. Quell'atto di governo soddisfece ai voti non tanto del pubblico, quanto del piccol numero degli uomini ragionevoli della nostra regione. Nella scuola di
Dall'insegnamento laico, impartito nelle scuole "regie" il buon jam redit et virgo, redeunt saturnia regna». Ma non solo fu il
I frutti di quelle scuole si raccolsero nel regno di
Col nuovo indirizzo ed assetto, venuto fuori dalla rivoluzione francese, tutto un passato di cose fu travolto, e parecchie di queste scuole furono soppresse. Anche
Venuti i napoleonidi al governo del regno di
Nè
Il decurionato allora, in compenso della perdita dei tribunali, subita dalla città, chiese una scuola secondaria, e l'intendenza nel 1818 rispose, che non bastava chiedere la scuola, ma che bisognava preparare i fondi necessari a mantenere in vita il nuovo istituto.
Gli amministratori proposero di rimando al governo di utilizzare i fondi dell'abolita azienda gesuitica. La proposta non fruttò nulla di nulla, perchè il governo fece intendere come «il chiedere i fondi dell'abolita azienda gesuitica era lo stesso che tentare una impresa inutile, mentre questi fondi erano stati addetti ad altri usi». Dove erano andati a finire? Il ricco feudo di
Tornò allora il seminario locale ad attendere alla coltura ed alla educazione della nostra borghesia, finchè, sopraggiunti i moti rivoluzionari del 1860, le porte del seminario si chiusero.
Dopo quattro anni, nel 1864, in seguito ad istanze del comune e coll'aperto e completo accordo del clero, seguì l'impianto dell'attuale ginnasio e liceo, per opera del governo italiano, il quale inviò nella nostra città un regio commissario, l'on.
Non è possibile di presentarvi, senza abusare della vostra pazienza, tutte le deliberazioni consigliari, intese a mantenere e ad accrescere la vita ed il lustro del nostro istituto; non è possibile di enumerare tutte le proposte escogitate dalle amministrazioni, che volta per volta andavano succedendosi, perchè la istituzione avesse corrisposto ai suoi fini educativi; non è possibile mettere sotto i vostri occhi la lunga serie di sacrifizi, subiti dalla finanza comunale, a scapito di altri pubblici servizi, anch'essi di vitale interesse.
Vennero meno le entrate del bilancio, ed ora si votarono prestiti, ed ora si chiedevano sussidi caritativi ai privati, fra i quali si distinse per vistosa elargizione la famiglia Malvinni - Malvezzi; larghi stipendi implorava il personale insegnante, e, perchè le esigenze della istruzione fossero soddisfatte, il consiglio comunale generosamente deliberava.
Gravi dispendi costò la lunga pratica, intesa ad ottenere il pareggiamento dell'istituto a quelli governativi, il che ebbe luogo nel 1875, e non si badò mai a lesinare sulle spese per l'arredamento scolastico, per le dotazioni dei gabinetti, e per la decenza ed igiene dell'alloggio.
Ai voti, inviati al governo, perchè l'istituto fosse passato alla dipendenza dello Stato e mantenuto a spese del bilancio del ministero della P. I., si rispondeva picche; alle sollecitazioni, alle preghiere, alle minacce di sopprimere, e per sempre, un importante centro di istruzione secondaria, con discapito della cultura e della civiltà, in una provincia vasta e povera di scuole, il governo non ebbe nè occhi per vedere e nè orecchi per ascoltare.
Grazie ad un supremo conato, svoltosi durante l'amministrazione del sig. Michele Bronzini nel 1898, si ottenne che il contributo scolastico di lire 30942,00 versato fin dal 1882 al governo fosse, ridotto a lire 24000,00.
E venne finalmente la legge sui provvedimenti per la
Nel porre termine a queste mie povere parole, permettete, o signori, che esprima un augurio, sicuro che interpreto fedelmente i sentimenti dell'animo vostro. Possa lo spirito del vegliardo di Brescia, perennemente, alitare fra le pareti di questo edificio, dove ha sede un istituto, che fu suo figliuolo prediletto, e possa custodirlo, e difenderlo dalle insidie dei nemici implacabili della comune patria, la nostra
E voi, o giovani carissimi, in questa scuola ed in questo convitto, sappiate prepararvi bene, per combattere, con coraggio e con senno, le grandi battaglie dei tempi nuovi. Queste battaglie non sono più dirette ad assicurare alla nostra
Come ebbe terminato il suo dire fra gli applausi generali l'illustre Sindaco, si levò il chiaro prof. Rocco Murari, R. Provveditore agli studii della Provincia, il quale, invitato per desiderio del Consiglio di Amm.ne a leggere il discorso inaugurale, prese a trattare l'interessante tema La funzione pedagogica dei Convitti Nazionali .
Il Consiglio d'Amministrazione di questo Convitto, il quale col presente anno scolastico assumeva nome e dignità di Convitto Nazionale, deliberando in sua adunanza del 20 Maggio n. s. di inaugurarlo solennemente in questo giorno in cui l'
Al pensiero di una società, come al pensiero di un individuo, brilla continuo il concetto di una propria perfezione ideale, a cui tende costantemente di arrivare, anche quando l'azione è un errore e persino quando è una colpa, poichè quell'errore o quella colpa altro non sono che una conseguenza immediata di un concetto subiettivo di perfezione, che riguardato obiettivamente può essere talvolta anche errato o colpevole. Tutto ciò per tanto che contribuisce direttamente, non dirò al conseguimento della perfezione, che è impossibile, come ne è necessaria all'essenza della natura umana l'ansiosa ricerca, ma solo ad avvicinarsi ad esso direttamente, è un bene diretto.
Così un bene diretto per l'individuo sano è il cibo opportunamente preparato e ordinatamente assunto in determinate condizioni di tempo e di quantità, per le quali attuandosi perfetto il ricambio, e si riparano le perdite necessarie, e si porge incremento all'essere ed alle sue varie energie fisiologiche.
Un bene diretto per la società è la pace operosa che collegando in un fascio le forze degl'individui, porge modo ed occasione, con lo sviluppo dell'agricoltura, dei commerci e delle industrie, all'incremento delle energie economiche, con lo sviluppo delle arti all'incremento delle energie estetiche, con lo sviluppo delle scienze all'incremento delle energie intellettuali di essa.
Ma quel corpo che per essere idealmente perfetto dev'essere armonico e sano in ogni sua parte, può qualche volta, o per deficienza congenita o per condizioni temporanee, non esserlo: ed allora è un bene indiretto quel farmaco salutare che risveglia ed aiuta le forze della natura per combattere il male; è un bene indiretto l'apparato ortopedico che porge un sostegno artificiale alle forze mancanti o insufficienti di questo o quel membro.
Quella società che per essere idealmente perfetta deve vivere dell'ordinata distribuzione degli uffici nella operosa quiete della pace, può qualche volta esser minata all'interno da elementi perversi e pervertitori, all'esterno da nemici invidi ed iniqui; ed allora per essa sono un bene indiretto la repressione e la guerra che questi elementi riducano all'impotenza. Così è della famiglia. Un giovine uomo ed una giovine donna, libellule danzanti nella grande serenità della lor vita primaverile, atomi coscienti nell'ampio mare dell'essere, s'incontrano, s'indovinano, si baciano, si fondono; e dal loro amore fecondo, per la legge suprema onde si rinnovella incessantemente il creato, forti da genitori forti, nascono i figli riproducenti le virtù patrie, anelli nuovi della indefinita catena per cui, attraverso alle morti degli uomini, vive di vita continua l'umanità.
La famiglia è compiuta. Ma il roseo sorriso del bimbo che dalla candida culla imparadisa l'anima del padre e della madre, stretti insieme in un'estasi di nuovi affetti, che prima non sognavano neppure, li fa insieme beati e pensosi dei nuovi doveri che loro incombono con la nuova felicità. E la madre, che forse fu presso alla sublimità dell'olocausto nel nascimento del figlio delle sue viscere, lo nutre del suo seno, lo scalda de' suoi baci, ne educa l'incerto piedino ai primi passi, la lingua balbettante alle prime parole, circondandolo di un nimbo di carezze e di cure. E quando, più tardi, di mezzo ai trastulli infantili, carpirà nei vividi occhi del bimbo il primo raggio dell'intelletto ormai operante, ne educherà i primi pensieri, e con industre e solerte premura seminerà in quella tenera anima i primi semi della virtù. E il fanciullo cresce: e il babbo che sin ora lo ha adorato di muta adorazione, ne imprende cura più diretta; ed egli stesso lo va di giorno in giorno, di ora in ora con assiduità minuziosa ed affettuosa preparando alla vita; e gli schiude la mente a mano a mano alle più recondite fonti del sapere, e gli schiude il cuore alle più delicate sfumature della gentilezza, alle più salde affermazioni del carattere; e, lieto di vederlo, pianta di buon seme, fiorir prosperoso, nella preparazione del figlio alla vita sociale, fa consistere la felicità della vita propria, pago di perpetuarsi elettamente in lui e di aver dedicato a questo altissimo fine tutto se stesso e le sue forze.
Ma voi sorridete e scotete la testa, o signori; e il vostro sorriso mi dice che questa che io vi ho fuggevolmente delineata, è una famiglia ideale, che esiste soltanto nel paese dei sogni.
Non sempre quel bimbo, pur troppo, sarà sano e fiorente: non sempre la giovine madre si chinerà raggiante di gaudio sulla sua culla a baciarlo. Verrà una tristissima notte, e quella donna poco prima felice, ora desolatissima, toccando le tenere membra del bimbo suo scottanti per febbre, notandone gli occhi velati, il respiro affannoso, le labbra riarse, muterà d'un subito le estasi della gioia nello spasimo del dolore e, trepidante d'un'angoscia ineffabile, implorerà dall'uomo dell'arte il consiglio e l'aiuto per contendere al male il suo tesoro.
Non sempre al babbo pioveranno nello scrigno dal cielo i mezzi che gli concedano di non distrarsi per nulla dall'altissimo compito dell'educazione e dell'istruzione del suo figliuolo. Troppo poche son le rose nella vita, troppo numerose spesso e pungenti le spine: e il capo d'una famiglia spesso si chiama già fortunato se con l'indefesso lavoro può sopperire ai bisogni di essa, sottraendo il tempo prezioso al delicatissimo ufficio pedagogico: e troppo spesso, naturalmente, l'addestramento del capofamiglia ad un lavoro speciale che frutti mezzi di vivere a lui e a' suoi cari, gli ha impedito, anche quando ne avesse avuto le attitudini, di esser sufficiente ad impartire al suo figliuolo l'istruzione, a promuoverne l'educazione che da esso avrebbero richiesto le attuali condizioni della civiltà, i bisogni e le contingenze avvenire.
Queste sono le ragioni prime delle scuole a cui accedono la maggior parte dei figli della patria: queste le prime ragioni dell'istituzione dei convitti, i quali si sostituiscono alla famiglia in quanto questa non ha i mezzi per sopperire da sola a istruirli ed educarli, per provvedere insomma al loro necessario elevamento intellettuale e morale.
Da quanto abbiamo considerato sin qui, si comprende che il Convitto è un bene indiretto in quanto esso rende minori i mali che potrebbero venire alle generazioni crescenti dalla insufficienza dei mezzi di cui le singole famiglie posson disporre per la preparazione dei loro figliuoli alla vita.
Come logica conseguenza se ne ritrae che i vantaggi che offre il Convitto sono a prezzo di altri che per esso vengono meno. Chi negherà che non sia un male il forzato allontanamento del giovinetto dalla famiglia, da questo tempio vivo dell'umana società, da questo sancta sanctorum dell'umanità, di cui sono sacerdoti compresi della loro alta missione i genitori, altare il desco, tradizioni ieratiche le memorie di famiglia, legge santa l'amore, neofiti i figli?
Come compensare degnamente il bacio che la madre imprime sulla fronte del suo figliuolo la sera, a premio della giornata trascorsa nella attuazione di forti propositi, nella vivace operosità degli studi? Come compensar degnamente la lezione efficacissima, il muto rimprovero d'una lagrima furtiva con cui la madre, pur non negando al bisogno del suo cuore il bacio materno sulla fronte del figlio e la mesta voluttà del perdono, riassume in un sospiro il dolore per una mancanza da esso compiuta? E l'esempio continuo del padre che tutte affronta le traversie della vita e tutto immola se medesimo perchè alla donna, che è madre de' figli suoi, perchè a codesti suoi figli che sono la continuazione dell' esser suo, l'anima dell'anima sua, trascorra più lieta la vita presente, e più serena e non altrimenti gioiosa sorrida la vita avvenire?
Ma se il Convitto non può compensar degnamente questi beni che, coll'allontanamento del figlio dalla famiglia, si perdono o almeno si attenuano, altri beni sa dare che la famiglia non può.
La natura destina l'uomo al vivere sociale. Oltre la famiglia, il paese nativo che è la piccola patria, la grande patria che è lo Stato, l'umanità che per alcune idee trascendenti di fratellanza abbatte barriere di monti e di mari, impacci di trattati e di note diplomatiche, esigono dalla chiara coscienza che l'uomo deve avere della sua partecipazione a queste varie forme della vita collettiva, lo smussamento di certi angoli, la prontezza a impedire o scemare certi attriti, l'adusamento ad opportune cessioni di certi diritti, alle quali apparenti menomazioni del proprio essere l'individuo come tale, anzi tanto più quanto maggiore sente la dignità della vita individuale, si ribellerebbe con ogni sua forza. È bene pertanto che a queste vittorie sopra se stesso egli si abitui convivendo in una piccola società la quale rispecchi in proporzioni minori, le ingenuità e le malizie, le pieghevolezze e gli antagonismi dei caratteri, tutte insomma le varie forme dello spirito umano in mezzo alle quali si troverà quando, fatto adulto, gli sarà imposta, necessaria, inevitabile la convivenza con tanti altri uomini rare volte amici sinceri, spesso in opposizione, sempre diversi da lui. Può egli svolgere adeguatamente questo aspetto importantissimo della sua educazione nella famiglia, dove i genitori col santo disinteresse che loro impone la cara legge di natura sono sempre disposti al sacrificio per lui, e per l'affetto incessante di cui lo circondano sono pronti sempre, forse qualche volta fin troppo, all'indulgenza per i suoi difetti, a precorrere i suoi stessi desiderii? Può egli svolgerlo adeguatamente tra i suoi fratelli, se ne ha, che sono naturalmente, per legge di ereditarietà, di eguaglianza di costumi e di vita, tanto simili a lui? Tra i quali egli esercita, spesso impunemente, un dispotismo tirannico, a cui i più piccini, o i più deboli si piegano senza rancori e senza invidie, e qualche volta persino godendo di soggiacergli?
E poichè ufficio della modesta mia parola non può essere quello soltanto di vellicare gli orecchi delle persone cortesi che mi ascoltano, nè la dignità de' miei ascoltatori approverebbe la vuota accademia di chi tacesse quanto gli appare come verità pel timor di riuscire sgradito, permettetemi che io indugi ancora per poco lo sguardo sulle condizioni spesso antipedagogiche della famiglia moderna. Qui una mammina che ricorda gli imparaticci di storia greca del collegio, madre spartana in sessantaquattresimo, sogna il figlio ammirato per muscoli d'acciaio e forza di nervi, dominatore de' fiacchi suoi coetanei; e fa consistere il suo codice d'igiene..... nel vestirlo coi calzoncini corti e corte le calze anche quando l'inverno è più crudo e più rigido fischia il vento e scende gelata la neve. Qui che, un'altra, sensitiva diafana delicatissima, trema di freddo ad ogni stormir di fronda per sè e per il suo bimbo, il quale non ha ancora dieci anni e giù conosce le tiepide voluttà di cinque o sei gradazioni di maglie e di mutande di lana, di cotone, di lino, e le pettine per lo stomaco e i calzerotti per la notte e gli stivaletti foderati per uscire, e dotta varietà di abiti e soprabiti, a norma del termometro; e ogni colpo di tosse ha la sua pillola speciale, il suo infuso sudorifero, il suo cataplasma; e a pranzo trova preparata sapientemente monda d'ogni pelletica la carne, e discusse a una a una le fette di patata del contorno, e numerati, sto per dire, i chicchi di riso della minestra, e dichiarate sufficienti per frutta sette ciriege, troppe e nocive le dieci.
In questa famiglia col bimbetto non si ragiona: son ordini secchi, e conseguente ubbidienza passivamente cieca, o punizioni che vanno dallo spauracchio dell'orco o del diavolo e dalla minaccia dei carabinieri sino al camerino buio, alle parole aspre come frustate morali, quando non sono veri e propri scappellotti che volano. In quest'altra invece il piccolo despota le ha tutte vinte: egli dispone, egli ordina, in cucina, a tavola, nel salotto, sempre: ogni sua risposta insolente è un tratto di spirito; ogni malestro una vivacità innocente, o la prova di una intelligenza squisita.
Cose e condizioni spiacevoli: eppure ve n'ha di peggiori. Dite, dite: non è egli vero che di molte famiglie per lo allagare di nuove teorie filosofiche e sociali che combattendo qualche ideale son riuscite a spargere il ridicolo su tutti quanti, è ormai così disgregata la compagine che spesso la santa armonia del focolare domestico è considerata un sentimentalismo a sproposito, e con esso l'amor di patria si giudica una quarantottata in ritardo, e l'onestà si chiama, o almeno si pensa che sia, vieta rettorica; sole verità l'utile ed il piacere?
Dite: non è egli vero che nelle famiglie delle classi più colte non sono rari i babbi i quali stimino di aver soddisfatto interamente il dovere che assumevano formandosi una famiglia, quando con l'opera loro le han procurato tutti gli agi possibili della vita; e una casa ben riparata l'inverno, e la villa e il mare e il monte l'estate, e la pariglia di buon sangue in istalla, e la splendida carrozza in rimessa, e il palco in teatro, e cibi sceltissimi, e vesti eleganti? E per i figli la scherma, il nuoto, la caccia, il ciclismo, il ballo, la musica, le lingue straniere? Ottime cose, nessuno lo nega, ma insufficienti a formare intero l'uomo. Ed oltre tutto questo che si può procurare per danaro, nulla o tutt'al più qualche regola formale di quel galateo leggiero che vive di frivole convenzioni o di convenienze superficiali; ma mai un consiglio generoso che scenda nell'animo del giovinetto ad alimentarvi un ideale di ordine, di moralità, di bene, di sacrificio; che gli parli di giustizia e di rettitudine; ma di quella giustizia e di quella rettitudine che nasce dall'intimo senso del dovere e del diritto, non di quella, necessariamente manchevole, perchè non può che informar gli atti esteriori, ed è regolata dalle disposizioni di legge, dalle repressioni del codice.
Ora in tutti questi casi e in molti altri consimili ciò che non sa offrire la famiglia può darlo il Convitto. Convenuti in esso da varie famiglie, da varii paesi, talvolta da varie regioni anche lontane, con energie fisiche e psichiche diverse, gli alunni di esso sono a volta a volta attori e spettatori di una rappresentazione continua, in cui si svolgono in proporzioni ridotte tutti o quasi gli affetti e i dolori, le ire e le paci, le febbri e le apatie, i vizii e le virtù di cui si compone questo immane, e complesso, e multiforme dramma della vita.
E nel Convitto imparano a spese proprie ed altrui, ad infrenare gli scatti, a perdonare le offese, a rispettar le gerarchie, ad accomunare gli sforzi, a irrigidire il carattere, a levigar la scorza esteriore delle forme, a divenire insomma tali, quali conviene che sieno uomini nati a pensar col proprio cervello, a palpitar col proprio cuore, senza che il pensiero e l'affetto nella loro estrinsecazione eccedendo inconsultamente, offendano pensieri ed affetti altrui e nuocciano a loro e ai loro fratelli.
Intesa brevemente così l'essenza della loro istituzione, si comprende ancora facilmente come i convitti non solo siano un bene, ma una necessità.
Come l'etica, scienza ordinatrice delle azioni dell'individuo per sè, elevandosi a scienza ordinatrice delle azioni dell'individuo quale partecipante della società umana, segna un gran passo nel cammino della sapienza civile e diventa sociologia; così mentre l'educazione della famiglia e dell'ambiente in cui questa si svolge può bastare all'individuo nei primi gradi della civiltà, a mano a mano che il fine sociale dei singoli si fa più perspicuo, e più sentita e viva la luce del progresso umano, si rende meno sufficiente la pedagogia empirica dell'affetto e del sangue, e si fa più necessaria quella scientifica che l'affetto non nega, anzi lo presuppone, ma presuppone con esso uno studio regolare dell'igiene, della biologia, della psicologia, dell'etica, della sociologia, di tutto insomma quel ciclo di nozioni coordinate, da cui soltanto possono scaturire le valide norme per le quali gli educatori, lontani parimenti da un sentimentalismo morboso che accascia e da un verismo pedestre che isterilisce, preparino i giovanetti nutriti di forti ideali, ad azioni generose.
Nè il concetto della convivenza dei giovinetti, come alto fattore pedagogico, è cosa di ieri o almeno relativamente moderna. Esso conta già più millennii di storia e il consenso delle nazioni e delle età più disparate. E se noi lo vediamo con carattere aristocratico aprire il bruno maniero medio-evale alla gaiezza presso che infantile dei bimbi di sette anni che ne uscivano a ventuno, inforcando un cavallo, imbracciando uno scudo, brandendo una spada, cavalieri ardimentosi in cerca di avventure e di amori; o con intenti più propriamente chiesastici ricovrarsi all'ombra del santuario nel pio ascetismo dei monasteri, noi lo notiamo già in Persia, sempre aristocratico, popolar di giovinetti le reggie di Cambise e svolgersi con forme democratiche a Sparta per la legislazione di Licurgo.
Ma poichè qui non sarebbe tempo nè luogo opportuno, nè io voglio, nè, volendo, saprei tesservi, sia pure a larghi cenni una storia della funzione pedagogica dei convitti; messi da parte i seminarii i quali, presupponendo nei loro alunni tendenze e vocazioni speciali, li indirizzano, naturalmente, a un fine determinato; messi anche da parte i convitti tenuti con intendimento di educazione civile dalle comunità religiose, ai quali, appunto per questo carattere di chi li dirige possono accedere i figli di queste e queste famiglie, non accedono quelli di queste e queste altre, sebbene (strane anomalie di questa sfinge che è la psiche umana) non sia raro il caso di vedere questi convitti confessionali frequentati appunto dai figli di coloro che nei consigli del comune e della provincia, nel parlamento, nei Consigli stessi della Corona, direttamente o indirettamente ne sono i più recisi avversarii; messi dico da banda tutti questi convitti inaccessibili a priori a una parte dei cittadini, quelli che si possono considerare aperti ai figli di tutti i cittadini son da distinguere in tre categorie: convitti privati, convitti comunali e provinciali, convitti dello Stato.
I convitti privati, salve le debite eccezioni sono una speculazione del proprietario. L'industria del convitto, (scusatemi se la parola è pedestre come l'idea), deve dare un tanto d'utile all'anno per capo, e quest'utile sarà più cospicuo quanto minore sarà la spesa, quanto maggiore sarà il concorso. Quindi parca assai la cucina, prudentemente vegetariano il cibo e battezzato il vino, facili le uscite e le vacanze, poca la cura dell'igiene, scarso il personale di servizio, insufficiente il numero e miserevole la scelta degl'istitutori succedentisi in ridda vertiginosa, spostati, come pesci fuor d'acqua, adibiti a un ufficio materialmente durissimo, moralmente difficilissimo che essi non comprendono: pagati poco, e poco dignitosamente, col pane che mangiano e otto o dieci soldi al giorno, peggio dei servi, ma sempre pagati più di quello che valgono.
Ma per compenso, magnifica la facciata dell'edificio, smagliante d'insegne e di stemmi; e larga la réclame sulle quarte pagine dei giornali contendente lo spazio alle tinture istantanee ed alle panacee, con promesse di corsi abbreviati e di agevolate preparazioni non alla vita ma agli esami: e rumorosa la fanfara, e rilassata la disciplina, e accettazioni troppo facili di elementi perturbatori e corrotti e corrompitori, e troppo difficile rifiuto di ineducabili, e compiacenti perdoni, e adescamenti multiformi, almeno tentati, di professori.
Meno ignobili e meno gravi le mense nei convitti comunali provinciali, tra i quali, e specialmente tra gli ultimi, giustizia vuole che pure si riconoscano meno rare le onorevoli eccezioni.
Ma il tal comune e il tal altro e il tal altro hanno un ginnasio, un liceo, una scuola, un istituto tecnico che gravano forte sulle finanze del comune. La scuola non può esser numerosa per solo elemento locale: bisogna pure trovar modo che gli alunni affluiscano dalla provincia, dal circondario: l'affluenza degli alunni si riflette benefica sulle condizioni economiche del paese, che vede entrare per la via del consumo quanto esce per quella del bilancio comunale a sostegno delle scuole: e si imbastisce un convitto in cui pure tutto è a scartamento ridotto, a cominciare dal Rettore che è un bravo militare in pensione, quando non è uno degli stessi professori delle scuole, ricompensato con poche centinaia di lire per quella parvenza di ufficio, a cui quello porta i sistemi della caserma, questi non può dar che quanto gli resta delle energie che è tenuto a profondere nella scuola.
Questi colori vi parranno troppo foschi, o signori, ma ad attenuarli io non so ripetere se non che riconosco che le eccezioni non mancano. Quali di questi mali le cause?
Varie e complesse, come quelle di qualsiasi problema di vita pratica, delle quali io ravviso le principali in queste due.
I. L'assai scarsa coscienza, da noi già lamentata, che la nazione ed i singoli individui mostran di avere della somma importanza d'una razionale educazione morale dei figli che vada almeno di pari passo con quella dell'educazione fisica, la quale, se è poco curata, è almeno riconosciuta necessaria, e quella della educazione intellettuale la quale, almeno nei suoi frutti pratici di un'idoneità o di un diploma, è ricercata così affannosamente.
II. II disagio economico delle famiglie imposto e protratto dal consolidamento del bilancio dello Stato, il quale dona all'
Dal che ne consegue un'ansia morbosa del divenire o del parere, una febbre spasmodica di elevarsi tra molti concorrenti, ed unico o primo mezzo l'allontanamento dei figli dalle officine e dai campi poco rimunerativi, nella vana illusione che possano assidersi più facilmente al fantastico banchetto apprestato dalle professioni. E poichè gli illusi genitori giudican buone tutte le vie purchè passino i giorni e gli anni che li dividono dal sospirato momento in cui il figlio tornerà loro a casa con un diploma o con una laurea, ma verde di rabbia per aver ormai intravisto l'epicureismo della vita e il modo di goderla e l'impossibilità d'arrivarci: poichè, dico, per giungere a questo splendido risultato tutte le vie si giudicano buone; come si popolano le scuole, così si ricercano i convitti in cui meno si spenda e si speri più facile il conseguimento della pedestre meta propostasi.
Dinanzi a queste dolorose condizioni di cose lo Stato che ha la coscienza de' suoi altri destini e comprende che la sua grandezza è riposta nella dignitosa preparazione de' suoi cittadini al vivero civile, ha tutto il diritto e il sacrosanto dovere di attendere alla soluzione dell'arduo problema.
Per quali vie? Lunghissima e laboriosissima l'una del render più saldo nella coscienza dei capi famiglia il convincimento della necessità per i propri figli di una educazione seriamente civile: dispendiosissima l'altra dell'avocare a se medesimo intera la funzione educativa dei convitti.
Ma mentre alla prima non rinunzia, anzi vi attende con l'oculata vigilanza e col graduale perfezionamento delle leggi scolastiche, e inattuabile è l'altra per gravi ragioni economiche; esso ha sparso per le varie regioni dell'
Ho detto: non sottraendoli alla famiglia; perchè lo Stato ha comune con la famiglia nel suo intento pedagogico il sublime disinteresse e la nobiltà somma del fine; e il Convitto Nazionale altro non vuol essere che la continuazione o la sostituzione razionale ed ordinata della famiglia. Con cura assidua amorosa, studiando le sante leggi dell'armonia tra le energie fisiche, intellettuali e morali, sulle quali si fonda la perfezione dell'uomo e del cittadino, e scendendo all'attuazione pratica di tutti quei mezzi che ci addita la scienza teorica, lo Stato, mentre i giovanetti ad esso affidati compiono il ciclo degli studi medii che dagli elementi del sapere li porti al tecnicismo della preparazione professionale, in questa età così bella e fiorita in cui l'animo umano è pari a molle cera che si piega e s'impronta facile ad ogni sigillo, ne' suoi convitti induce in loro l'abito dell'igiene e del portamento che è forza e dignità del corpo; la facile intuizione parallela del diritto e del dovere che è forza e dignità della mente: l'integrità del carattere sino al sacrificio di se, che è forza e dignità dello spirito.
E tutto questo per mezzo di persone che della funzione educativa han fatto la propria missione nel mondo; senza blandizie snervanti e senza coercizioni avvilenti: con le redini che guidano e sostengono il puledro generoso, non col bastone irto di nocchi che spinge a forza l'asinello arrembato: con gentilezza di modi, con eloquenza di esempi: tutto perdonando nella correzione, al ribollire del sangue giovanile, nulla concedendo al pervertimento o alla malizia; reprimendo quando se ne mostri il bisogno, ma soprattutto prevedendo: insomma veramente, civilmente educando.
Ecco il Convitto Nazionale quale lo Stato vuole che sia, e quale sarà se alle cure amorose che esso gli consacra, continueranno a rispondere e il favore delle famiglie e l'opera efficace degli educatori.
Uno di questi Convitti Nazionali semenzai di civiltà, trasformando il preesistente convitto comunale, il che non è d'onor poco argomento, lo Stato, in ossequio alla legge con cui l'
E nel primo anno della vita di esso il Consiglio d'Amministrazione del nuovo Convitto, con lieto concorso della parte più eletta della Città, lo inaugura solennemente in questo giorno, il quale, mentre ricorda nell'erta delle ascensioni umane la vittoria dei santi diritti dell'uomo contro l'autocrazia, a noi figli di un'
E poiché, grazie al cortesissimo invito, io lieto partecipo a questa festa geniale, io che dopo vent'anni di una modesta carriera dedicata alla gioventù sento ancora gli entusiasmi dei primi giorni, mi sento ancora felice di viver tra i giovani, di parlare a dei giovani, di espander con loro l'animo mio, concedetemi, o signori, che ai vostri figliuoli, alunni di questo Convitto Nazionale nel suo primo anno di vita, io rivolga col cuore sulle labbra l'ultima mia parola affettuosa.
O giovani carissimi, che raccolti nella dolce serenità di questo asilo di pace, mentre nelle scuole dissetate il vostro intelletto alle limpide fonti del sapere con la civile educazione del convitto vi agguerrite alle future battaglie della vita, schiudete le anime vostre farvi campioni ai puri ideali che qui vi si vanno istillando con amore paziente.
Qui imparerete a inorridir di ogni bruttura, a del bene comunque dovunque; a chiedere alla vostra coscienza il primo, spesso l'unico premio dell'opera vostra e a chiamarvene paghi. Non vi spaventi il sacrificio: virtù è una santa violenza; violenza contro i bassi istinti che ci renderebbero minori di noi stessi; violenza contro gli speciosi adescamenti del piacere; violenza contro i miraggi fallaci dell'utile egoistico. Ma questo sacrificio qui non vi s'imporrà come una soma gravosa; qui la parola amorosa che persuade e conquide ne spiegherà all'animo vostro sitibondo del vero l'alta nobiltà, e vinte le prime lotte, a voi sarà dolce quel sacrificio onde sentirete, santamente superbi, esaltarsi la vostra natura.
Qui vi farete uomini veri per la famiglia e per la patria. E quando baldi di giovinezza e di virtù, lasciando queste mura tra le quali si svolse la vostra adolescenza, tornerete per sempre in seno alle vostre famiglie, tornerete all'abbraccio dei babbi vostri, al bacio delle vostre madri, e sentirete un'onda di affetti tutte commuovervi l'intime fibre del cuore, voi comprenderete le cure solerti con le quali qui i vostri superiori conservarono, coltivarono, nobilitarono in voi quel tesoro d'amore, e i vostri genitori benediranno il convitto che alla loro canizie avrà cosi serbata nell'affetto vostro la più serena felicità.
Quando usciti di qui, dopo alcuni anni d'addestramento all'esercizio di quella professione che vi sarete scelta per la vita, sciamerete per le terre della patria, e nelle caserme, nel foro, sulle cattedre, negli ospedali, negli uffici porterete la gaiezza dell'età vostra giovanile, l'entusiasmo delle vostre anime ingenue, frementi di fede in un ideale di giustizia, di desiderio di fare del bene, di impedire del male, la patria a voi sorriderà come alle sue speranze più care maturantisi ai lieti soli delle sue libertà, e giudicherà compensati ad usura i sacrifici sostenuti per questi suoi istituti, poi che voi le cresceste così forti, così colti, così buoni.
O giovinetti, il Convitto Nazionale di
Oh! Fate, o giovani, che l'animo vostro comprenda quanto il convitto si aspetta da voi, quanto da voi otterrà se con serietà di propositi risponderete alle cure che in esso vi si apprestano. Fate che tardissimi posteri conducendo qui per tradizione ormai cara i loro figliuoli ad educarsi, possano additare nei vostri nomi le glorie della nativa città, della provincia, della patria e sia il ricordo vostro un incitamento sublime a virtù per i figli dei figli dei vostri figli che cresceranno dopo di voi tra queste mura,
E sin questo l'altissimo angurio con cui
Le ripetute approvazioni durante il discorso e il lungo applauso finale provarono al distinto Oratore quanto la sua parola fosse stata religiosamente ascoltata, profondamente gradita.
Terminate le congratulazioni delle Autorità al Cav. Rocco Murari, l'attenzione del pubblico fu attratta dalla esecuzione di uno scelto Programma musicale , svoltosi sotto la direzione del distinto Maestro Sig. Alberto Rezza prestatosi gentilmente con i signori Corazza Giorgio, D'Amato Giovanni e Nicola e con gli studenti esterni Barbarito Alberto, Del Salvatore Ettore, Lapolla Ignazio, Ruina Traiano, Rezza Nicola che vollero cooperare anche essi alla buona riuscita della simpatica cerimonia formando un'applaudita orchestrina, unitamente con i convittori Apa Nicola, Canitano Saverio, Fischetti Angelo, Galgano Salvatore, Loscalzo Vito.
PROGRAMMA
Parte I
1. Marcia Reale: Eseguita con Mandolini, Violoncello, Controbasso e Piano.
2. Löschhorn - Allegro moderato per Piano a quattro mani. S. Galgano e T. Ruina
3. De Crescenzo (C.) - Retour des hirondelles; Caprice brillant - pour Piano. Nicolino Rezza
4. Walter (G.) Aure mattutine - Serenata: Eseguita con Mandolini, Violoncello, Controbasso e Piano.
Parte II.
1. De Biasi (G.) Marcia - Libertas: Eseguita con Mandolini, Violoncello, Controbasso e Piano.
2. Leybach (I.) Fantaisie Elégante, Sull'opera Faust di Gounod per Piano. S. Galgano
3. Saladino (M.) - Gioconda del Ponchielli. Danza delle ore. Per Piano a quattro mani. A. Rezza e T. Ruina
4. Verdi (G.) - Fantasia sull'opera Rigoletto: Eseguita con Mandolini, Violoncello, Controbasso e Piano.
La festa si chiuse con un coro di trenta voci a grande orchestra, al quale presero parte, coi convittori, anche i giovanetti Corner Stefano, Rapanaro Michele, Ruina Francesco ed Enrico: fu cantato il bellissimo Inno all'
Sarebbe troppo lungo volersi ora soffermare su quanto di lusinghiero e di gentile fu pronunziato alla fine del pranzo d'onore da molti convitati: brindarono applauditi il R. Sotto-prefetto, il dottor
La Stampa politica e scolastica si mostrò compiacente pubblicando dettagliate relazioni della cerimonia e benevoli apprezzamenti sul conto di quanti contribuirono a darle quella maggior solennità che conveniva al nobile scopo. La Direzione esprime quindi i sentimenti di vera riconoscenza, in nome dell'Istituto e del Consiglio di Amministrazione, ai periodici: La Tribuna, Il Giornale d'Italia, I Diritti della Scuola, Il Giorno, Il Mattino, La Provincia di Teramo, Il Convitto Nazionale, Il Corriere delle Puglie, La Scintilla, Il Lucano, del quale, come organo della Regione, riproduce qui integralmente la bella relazione comparsa nel n. 448 del 10-11 giugno u. s.:
La festa dello Statuto a Matera
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Il giorno 4 giugno, si fece la solenne inaugurazione di questo nuovo Convitto Nazionale in una vasta aula dell'Istituto, genialmente addobbata per la circostanza con i colori della bandiera italiana, con fiori d'ogni specie, serti di verzura e trofei. Con un gentile pensiero di gratitudine, che per l'Istituto in cui si affermava, assumeva uno squisito significato pedagogico, insieme coi ritratti delle LL. MM. spiccavano nel gran salone quelli di
Parlò quindi il Sindaco Dr.
Allo svolgimento dello squisito programma che si chiuse con un inno patriottico del Palermi, su parole di F. Cimmino, cantato da trenta allievi con accompagnamento di grande orchestra, ottimamente diretti dal bravo Maestro A. Rezza, piacque veder prendere parte fraternamente fusi insieme con gli alunni del Convitto, alcuni fra i compagni esterni del R. Liceo-Ginnasio annesso al Convitto medesimo.
La sera vi fu un pranzo d'onore di quaranta coperti che si chiuse con molti brindisi cordialissimi, del Cav. Vigo Sottoprefetto, del Sindaco, del Comm.
INNO ALL' Italia
"Italia" ognun ripete, e il cor si desta
Ad una gioia fortemente altiera;
Come un raggio di sol fra la tempesta,
Brilla fulgida ognor la tua bandiera.
E nel tuo nome santo, in ogni petto
S'avviva il foco d'un novello ardir:
"Italia, Italia" o nome benedetto,
Bello è vincer per te, per te morir.
Dovunque suoni il nome tuo, risponde
Il grido della gloria e del valore;
Ricca di luce e d'armonie gioconde,
Sembri un giardino eternamente in fiore.
Per te fieri e beati, i figli tuoi
Son pronti ogni periglio ad affrontar:
E tu sorridi lor, madre d'eroi,
Dai verdi colli e dall'azzurro mar!
F. Cimmino
Prof. Nicola De Novellis Direttore FF. della R. Scuola d'arti e mestieri in
Relazione sulla R. Scuola d'Arti e Mestieri in Potenza. Dalla fondazione fino al 1911
Stabilimento tipografico Carlo Spera
1911
La Scuola d'Arti e Mestieri "
1° lo Stato per. L. 4000
2° la Provincia di
3° il Comune di
4° la Camera di Commercio di
TOTALE L. 10000
Il Comune di
L'esperienza degli anni precedenti aveva dimostrato che gli alunni, forniti del diploma di proscioglimento, non erano capaci di frequentare con profitto i vari insegnamenti della Scuola, per cui il Consiglio direttivo nell'anno 1899 dette incarico al Direttore Bonitatibus di formulare un nuovo Regolamento per introdurre quelle norme che fossero consigliate dalla pratica. In seguito a ciò la Scuola ebbe un corso preparatorio per accedere ai 3 corsi professionali e la Scuola diurna fu divisa in 2 sezioni: falegnami-ebanisti-intagliatori; fabbri-aggiustatori-meccanici. Il 9 dicembre 1900 il Consiglio direttivo considerando che le ore assegnate alle esercitazioni pratiche erano inadeguate ai bisogni degli allievi, mentre erano eccessive o non proporzionate alle ore d'officina quelle dell'insegnamento teorico: considerando che scopo della scuola era quello di creare operai veri e propri più che dottrinari, proponeva la trasformazione della Scuola serale e diurna in serale solamente; lasciando le ore di giorno per uso esclusivo delle officine, le quali dovevano essere aperte per lo spazio di 7 ore, e affinchè i capi officina fossero meglio pagati per questi nuovi oneri il loro stipendio da L. 700 fu elevato a L. 1000 con deliberazione del 18 dicembre 1900.
Nell'anno scolastico 1900-901 la Scuola era discretamente numerosa e l'officina falegnami produceva buoni lavori, di cui il Consiglio direttivo, nella tornata del 17 aprile 1901, si dichiarava ammirato, mentre lamentava la mancanza di qualsiasi produzione da parte dell'insegnante d'intaglio e plastica.
Eletto il 15 maggio 1901 Presidente del Consiglio direttivo il rappresentante della Provincia, Ing. Decio Severini, in sostituzione dell'Avv. Antonio Tufanisco, la Scuola dette a sperare migliori risultati per l'opera amorosa e intelligente del Severini, il quale accoppiando alla grande competenza tecnica un amore straordinario per le classi operaie nelle sedute del 27 e 29 dicembre 1901 proponeva un nuovo riordinamento della Scuola, la quale doveva avere un corso preparatorio e tre corsi di maestranza. Nel corso preparatorio si doveva studiare quanto era prescritto nei programmi della 4a e 5a elementare, in quanto all'italiano e all'aritmetica, aggiungendovi poche nozioni di disegno geometrico per agevolare l'insegnamento delle regole pratiche di geometria. Il primo anno di maestranza doveva essere, per la parte teorica, comune a tutti gli alunni del 1°, 2° e 3° Corso e comprendere italiano, geografia, storia, fisica, matematica, disegno d'ornato e plastica. Questo insegnamento doveva essere impartito nelle ore serali, dalle 17 alle 19, per renderlo profittevole anche agli alunni che frequentavano la Scuola, non per apprendere un' arte ma per semplice completamento di coltura. Il 2° e 3° Corso di maestranza dovevano avere insegnamenti specifici, teorici e pratici, relativi all'arte o al mestiere di ciascun corso.
Affinchè la Scuola uscisse dalle ristrettezze finanziarie in cui si dibatteva, il Consiglio direttivo nella fine dell'anno 1901, volle dare un carattere produttivo alle officine; e il primo gennaio 1902 fu stipulato un contratto tra il capo officina falegnami Gerardo Salvati, Rocco Di Bello e la Scuola, col quale contratto il Salvati assumeva l'impegno di dare carattere produttivo all'officina falegnami con lo stipendio di L. 1500 più il 20% sull'introito; al cooperatore R. Di Bello spettavano L. 2 al giorno più il 10% sull'introito. Affinchè la Scuola fosse utile anche agli operai della Provincia intera e non ai soli Potentini, il Consiglio direttivo, nel febbraio 1902, su proposta del Presidente Severini, deliberò la istituzione di un Convitto annesso alla Scuola, la quale così assumeva un carattere di provincialità che non aveva mai avuto e stabiliva pure che gli alunni licenziati potessero frequentare il corso serale con la qualifica di uditori per il completamento delle proprie cognizioni. Mediante il vivo interessamento dell'Ill.mo sig. Prefetto, il quale diramò una circolare ai Sindaci della Provincia per invitarli a mandare alunni di ciascun Comune, il Convitto fu aperto il 3 novembre 1902 con discreto numero di convittori. Non solo le arti esistenti nella Scuola furono allora coltivate, ma anche altre; infatti 31 alunni frequentarono l'officina fabbri-aggiustatori meccanici, 14 quella falegnami - ebanisti - intagliatori e 4 la bottega del sarto Deciano.
A migliorare le condizioni economiche della Scuola intervennero due fatti: l'aumento del contributo da parte della Provincia e le dimissioni del Prof. Martinelli; poichè nell'ottobre del 1902 la Provincia, in seguito alle vive premure e all' interessamento spiegato dal Presidente Severini, elevò il suo contributo da lire 2000 a 2500, per favorire lo sviluppo delle officine, e il Prof. Vincenzo Martinelli il quale gravava nel bilancio della Scuola per lire 1800, accettò l'insegnamento del disegno nella Scuola Normale di Napoli e il Consiglio direttivo, con deliberazione del 22 dicembre 1902, affidava l'insegnamento dell'intaglio a Salvati e quello della plastica al Prof. Aldo Gibertini con grande vantaggio economico della Scuola.
Con la istituzione di officine vere e proprie la Scuola assunse la sua vera fisionomia e i giovani operai a schiere la frequentarono. L'officina falegnami produsse per parecchie centinaia di lire, tanto che il Consiglio direttivo deliberò un voto di plauso al capo officina Gerardo Salvati, al personale dipendente e a tutti gli allievi dell'officina per l'accurata, elegante e sollecita esecuzione di una camera da letto commissionata alla Scuola dal Dottor Giuseppe Gilio. L'officina fabbri, che fu l'ultima ad essere impiantata, fu addirittura invasa dagli alunni iscritti, i quali la frequentarono a preferenza dell'officina falegnami per lo sviluppo che l'arte meccanica ha preso in questi anni, e per il non piccolo guadagno che quest'arte lascia sperare ai cultori di essa.
Nell'anno scolastico 1902-903 il prof. Giocoli dette un corso gratuito di lingua inglese, corso che fu mantenuto anche nell'anno seguente, ed esteso a tutti i privati che ne avessero fatto domanda, non solo per l'eventualità che qualche alunno della Scuola emigrasse, ma anche per la maggiore cultura che i giovani venivano ad acquistare. Ma avendo il Ministero dichiarato che l'insegnamento dell'inglese non poteva essere compreso tra le materie obbligatorie della Scuola e autorizzava che esso fosse dato soltanto come materia puramente facoltativa e in giorni festivi, l'insegnamento
venne a mancare.
Il Consiglio direttivo nella tornata del 14 marzo 1903 visto lo sviluppo dell'officina fabbri deliberò l'acquisto di un tornio per la detta officina; tornio che fu acquistato dalla Casa Treichler di
1° Il Governo per L. 12000,00
2° La Provincia per. L.2500,00
3° Il Comune di
TOTALE L. 15500,00
Il servizio di cassa è affidato al Banco di
1. Una sega a nastro,
2. Una sega circolare di precisione;
3. Una piallatrice;
4. Una affilatrice per coltelli da pialla;
5. Una cesoia per grosse lamiere;
6. Una punsonatrice;
7. Un motore a gas povero della forza di 8 cavalli, muove le dette macchine unitamente al tornio per il ferro ed al tornio per il legno.
La fucina ed il tornio per il ferro, quando non è in moto il motore a gas, vengono mossi da un motorino elettrico della forza di due cavalli.
Il numero degl'iscritti nell'anno 1986-907 fu di 25 alunni. Nell'anno seguente invece i giovani furono 43.
Nella seduta del 14 luglio 1908 il Consiglio direttivo approvò la relazione finale del Direttore sull'andamento didattico della Scuola e per continuare nella elargizione di borse di studio fece voto alla Provincia per un sussidio che fu concesso in L. 1000, ma questa somma non fu data, perchè con R. D. questo fondo fu soppresso dal bilancio provinciale e così furono soppresse le borse di studio.
Nel novembre 1908 il Consiglio direttivo, su proposta del Presidente A. Pedone per rendere maggiormente popolare e utile la Scuola e migliorare educando parte della classe in base all'articolo 3 del Decreto di fondazione della Scuola, deliberò l'apertura di un corso serale per allievi muratori. Questo corso serale di disegno d'ornato, geometrico e di costruzioni durò dal gennaio a tutto marzo 1909 e fu impartito gratuitamente dal prof. Nicola De Novellis e dagl'ingegneri del Genio Civile Antonio Alicata e Antonio Pennacchio (NOTA Nello stesso anno 1908 dal Ministero di A. I. e C. fu affidato al Direttore della Scuola l'impianto e poi la sorveglianza di un laboratorio di tessitura, nell'Ospizio Acerenza di questa città; il detto laboratorio fu impiantato a spese del Ministero e ad uso di scuola accessibile a tutte le giovanette che volessero apprendere l'arte della tessitura).
Con la sistemazione e l'arredamento delle officine l'insegnamento dette buoni frutti e il 12 luglio 1909 il Consiglio direttivo, presieduto dal Cav. Uff. Romaniello, espresse la sua soddisfazione e il proprio compiacimento per i risultati ottenuti mercè l'opera prestata dal Direttore e dagli insegnanti tutti. Oramai la Scuola è sulla via della sua missione, quella cioè di formare coscienti operai per mezzo di una istruzione teorica e pratica. La sua utilità è entrata nella persuasione di tutti gli alunni sempre più numerosi si iscrivono, con amore frequentano gl'insegnamenti e mettono tutta la cura e la diligenza nell'esecuzione dei loro lavori che in quest'anno (1911) figureranno nella Mostra Internazionale di
CONSIGLIO DIRETTIVO.
Anno / Delegato dal Governo / Camera di Commercio / Provincia / Comune
1880-81 / Cav. Orazio Petruccelli Presidente / Cav. Ianora Generoso /Avv. Nicola Buano / Avv. Vincenzo Carbone
1881-82 / " / " / " / "
1882-83 / "/ " / Andretta Gioacchino / Ing. Carlo Santanello
1883-84 / " / " / " / "
1884-85 / " / " / "/ "
1885-86 / " / "/ "/ "
1886-87 / "/ "/ "/ "
1887-88 / " / " / "/ "
1888-89 / " / " / Prof. Emilio Fittipaldi / "
1889-90 / " / Giuseppe Rivielli / "/ "
1890-91 / " / " / " / Francesco Ing. Antonucci
1891-92 / " / " / "/ "
1892-93 / " / " / "/ "
1893-94 / " / " / "/ "
1894-95 / " / " / " / Martorano Francesco
1895-96 / " / " / "/ "
1896-97 / " / " / " / Comm. Malfitani Filippo
1897-98 / Filippo del Giudice / Giuseppe Rivielli Vice Pres. / Prof. Emilio Fittipaldi Presidente / Pignatari Ing. Pasquale
1898-99 / " Vice presidente / Giuseppe Rivielli Presidente / Avv. Antonio Tufanisco / "
1899-900 / "Presidente / Marino Michele / "/ " Vice presidente
1900-901 / Filippo del Giudice / " / "/ "
1901-902 / Sergio De Pilato / " / Severini Ing. Decio Presid. / "
1902-903 / "/ Marino Michele / " / "
1903-904 / " / Marino Michele vice presidente /Ianora Giovanni / " Presidente
1904-905 / " / Renza Cav. Eugenio / " / "
- - - -
1906-907 / Ing. Michele Maglietta Presidente / Siervo Cav. Raffaele / Cav. Avv. Giovanni Labbate / Ing. Cav. Carlo Tucci
1907-908 / "/ " / " / " /
1908-909 / Cav. Ing. Alb. Pedone Pres. / Paolo Diamante / " / " /
1909-910 / Cav. Ing. M. Romaniello Pr. / " / " / " /
1910-911 / " / " / " / " /
Prospetto degl'insegnanti e capi officina
Anno / Fisica, meccanica disegno meccanico e tecnologia (1) / Disegno d'ornato e geometrico / Intaglio e plastica / Italiano storia e geografia / Aritmetica, geometria e computisteria / capo-officina falegnami / Capo-officina fabbri
1880-81 - / Enrico Barra / - / Pasquale Crisci Direttore ff. / Alessio Peano / - / -
1881-82 Manfredo Poppo Direttore ff. / " / - / " / Guido Alessandri / - / - /
1882-83 Guido Alessand. incarico./ " / Vincenzo Martinelli / " / Pasquale Capossele / / - / - /
1883-84 " / " /" / " / " / - / - /
1884-85 Giuseppe Selle Direttore. / " /" / Enrico Barra Incarico / Guido Alessandri titolare / - / - /
1885-86 " / " /" / Maurizio Leggieri / Giuseppe Selle incarico / - / - /
1886-87 " / " /" /" / Nicola Ragosa /- / - /
1887-88 Oreste Turilli Direttore / " /" /" / Oreste Turilli incarico / - / - /
1888-89 " / " /" /" / " /- / - /
1889-90 " / " /" /" / Enrico Dal Bo / - / - /
1890-91 " / " /" /" / " /- / - /
1891-92 " / " /" /" /" / Enrico Ricciuti / - /
1892-93 Emilio Fantino Direttore / " /" /" /" /
1893-94 " / " /" /" / Pietro Buffa
1894-95 " / Emilio Rosetti / " /" / " /
1895-96 " / " /" /" / Giuseppe Bonitatibus /
1896-97 Giuseppe Bonitatibus Direttore ff. / Carlo Tortellotti /" /" / " /
1897-98 » Direttore / Leonida Villani" /" / Gaetano Marotta / Gerardo Salvati / Archim. Napolitano
1898-99 " / " /" /" / Giuseppe Bonitatibus / " / Giuseppe Augelli /
1899-900 " / " /" /" /" / " / Donato Mastrodomenico
1900-901 " / Achille Calzi /" /" / " / " / " /
1901-902 " / Aldo Gibertini /" /" / " / " / " /
1902-903 " / " / (2) - / Domenico Sabia /" / " / Giuseppe Pallotta
1903-904 " / Vittorio Menegoni / - / " /" / " / " /
1904-905 " / " / - / " /" / " / Nunzio Bitto /
(3) - - - - -
1906-907 Arnaldo Fattorini Direttore / Nicola De Novellis / - / " / Giuseppe Bonitatibus / Alfredo Alessandrini / Carlo Campini
1907-908 " / " / - / " / Arnaldo Fattorini incarico / Ricco Di Bello incarico / " /
1908-909 " / " /- / " / Giuseppe Mancinelli / Gerardo Salvati / " /
1909-910 " / " /- / " / " / " /" /
1910-911 Mancinelli - Campini - de Novellis incarichi. / Nicola De Novellis Direttore ff. / - / " / " / " /" /
Osservazioni:
(1) L'insegnamento della Tecnologia fu impartito dal 1906 in poi: l'insegnamento della Fisica dal 1906 in poi fu impartito dal professore di matematica.
(2) Dal dicembre 1902 fu soppressa la cattedra d'intaglio e plastica, affidando l'incarico dell'insegnamento dell'intaglio al Capo officina falegnami e quello della plastica al professore di disegno.
(3) Nell'anno scolastico 1905-906 la Scuola rimase chiusa Nel 1898-899 vi fu per solo anno l'officina marmisti-scalpellini-stuccatori diretta da Michele Giacomino.
Prospetto degli alunni.
ANNO / CORSO DIURNO / CORSO SERALE / Totale degli iscritti / Alunni presenti agli esami / Alunni promossi / Alunni licenziati
1880-1881 - 11 - 37 - 48 - 19 - 12 --
1881-1882 - 14 - 18 - 32 - 25 - 20 --
1882 1883 - 22 - 64 - 86 - 45 - 31 --
1883-1884 - 30 - 69 - 99 - 40 - 11 - 3
1884-1885 - 23 - 41 - 64 - 43 - 14 - 2
1885 1886 - 15 - 30 - 45 - 27 - 7 - 2
1886 1887 - 16 - 31 - 47 - 35 - 13 - 2
1887 1888 - 28 - 53 - 81 - 31 - 8 - -
1888 1889 - 24 - 46 - 70 - 42 - 9 - 4
1889 1890 - 25 - 32 - 57 - 28 - 16 - 2
1890 1891 - 26 - 50 - 76 - 31 - 14 - 2
1891 1892 - 31 - 40 - 71 - 26 - 10 - 3
1892 1893 - 24 - 37 - 61 - 32 - 17 - 3
1893 1894 - 24 - 30 - 53 - 37 - 20 - 4
1894 1895 - 21 - 32 - 53 - 40 - 27 - 4
1895 1896 - 14 - 34 - 48 - 28 - 12 - 3
1896 - 1897 - 11 - 33 - 44 - 15 - 8 - 2
1897-1898 - 16 - 26 - 42 - 26 - 7 --
1898 1899 - 17 - 38 - 55 - 25 - 10 - 1
1899 1900 - 30 - 40 - 70 - 29 - 17 - -
CORSO DIURNO
Anno - Classe preparatoria - Corso di maestranza - Totale degli iscritti - Alunni presenti agli esami - Alunni promossi - Alunni licenziati
1900 1901 - 8 - 13 - 31 - 18 - 13 - 1
1901 1902 - 8 - 22 - 30 - 22 - 11 - 2
1902 1903 - 20 - 37 - 57 - 32 - 20 - 5
1903 1904 - 28 - 43 - 70 - 28 - 13 - 2
1904 1905 - 15 - 33 - 48 - 25 - 12 - -
CORSO PROFESSIONALE
Anno - CLAS. 1° - CLAS. 2° - CLAS. 3° - CLAS. 4° - Totale degli iscritti - Alunni presenti agli esami - Alunni promossi - Alunni licenziati
1806 1907 - 20 - 5 - - 25 - 22 - 11 -
1907 1908 - 31 - 9 - 3 - 43 -39 - 22 -
1908 1909 - 21 - 18 - 5 - 3 - 47 - 38 - 29 - 3
1909-1910 - 16 - 10 - 13 - 4 - 43 - 35 - 23 - 2
1910-1911 - 18 - 9 - 13 - 5 - 45 - - -
Bilanci della Scuola.
ANNO / ENTRATA / USCITA / Fondo di cassa
Preventivo
1880-1881 / 12.000,00 / 12.000,00
1880-1881 / 12.000,00 / 12.000,00
1880-1881 / 12.000,00 / 12.000,00
1881-1882 / 16.840.97 / 16.840.97
1882-1883 / 18.677,83 / 18.677.83
1883-1884 / 19.827,05 / 19.827,05
1884-1885 / 19.973,41 / 19.973,41
1885-1886 / 19.497,29 / 19.497,29
1886-1887 / 20.041,68/ 20.041,68
1887-1888 / 20.589,84 / 20.589,84
1888-1889 / 21.034,68 /21.034,68
1889-1890/ 21.960,32 / 21.960,32
1890-1891 / 16.732.14/ 16.732,14
1891-1892 16.519,34 16.519,34
1892-1893 16.222,89 16.222,89
1893-1894 14.708,50 14.708,50
1894-1895 13.647,20 13.647,20
1895-1896 12.417,17 12.417,17
1896-1897 11.825,17 11.825,17
1897-1898 11.768,78 11.768,78
1898-1899 13.048,86 13.048,86
1899-1900 10.900,00 10.900,00
1900-1901 11.900,00 11.900,00
1901-1902 13.289,00 13.289,00
1902-1903 16.660,00 16.660,00
1903-1904 14.865,35 14.865,35
1904-1905 15.500,00
1906 - -
Consuntivo
1907 33.150,80 (2) 21.238,91 11.911,89
1908 20.628,30 (3) 28.305,67 4.234,52
1909 16.075,26 17.878,40 2.431,78
1910 28.106,75 (4) 16.799,14 13.739,39
1911 previs. entrata 15.500,00 previs. uscita 15.500,00
Osservazioni:
(1)Nel 1906 restò chiusa
(2) Nel 1907 l'entrata ammontò a lire 33.150,80 avendo gli enti contribuito nel mantenimento della Scuola anche per l'anno 1906.
(3) Incluse lire 8000 depositate a questa scuola per l'impianto del laboratorio di tessitura all'ospizio Acerenza.
(4) Nell'anno 1910 le entrate ammontarono a lire 28.106,75 poiché si introitarono lire 6000 di residui attivi e lire 6000 versati in anticipo dal Governo per l'anno 1911.
Michele Rosco
DISCORSO PRONUNZIATO AGLI ALUNNI DELLE SCUOLE ELEMENTARI DI
NEL PRIMO ANNIVERSARIO DELLA DICHIARAZIONE DI GUERRA DELL'
all'
TIPOGRAFIA COOP. "LA PERSEVERANZA"
1919
L'occasione che vi ha riuniti qui, o bambini, e ha fatto intervenire i vostri babbi e le vostre mamme, voi già lo sapete, non è nè la cerimonia d'una premiazione, nè di una piccola festicciola scolastica. - Festa é sì, mafesta dell'anima, e dell'anima italiana. - Voi sapete, dicevo, e alcuni di voi ricorderanno le giornate del maggio passato, quando il governo italiano mandò finalmente all'
Alfonso Colucci
Insegnante nel Corso popolare
Discorso pronunziato per la posa della prima pietra dell'edificio scolastico in
Premiata Tip. LICCIONE
1922
ALL'ILL.MO DOTT.
Carissimo Giovanni
,
Consenti che, contro il vieto pregiudizio di non portare in pubblico gli affetti familiari, io dedichi a te questo modesTissimo lavoro, che rivela quali siano i propositi della nostra Scuola, a cui con assiduo ed ammirevole pensiero vai consacrando le migliori tue forze spirituali, acciocchè essa raggiunga nella Casa, degna del suo nome, il proprio Ideale Educativo.
E consenti del pari che con affetto più paterno, che di fratello, io rilevi che è supremamente bella la tua elevazione d'animo verso gl'Ideali di Moralità e di Giustizia nel sereno adempimento del tuo dovere di primo cittadino, il che può valere a redimere le lotte sociali dal vivace contrasto delle passioni umane. Con questi sentimenti ho la soddisfazione di stringerti affettuosamente la mano.
TUO FRATELLO, ALFONSO
La festa per il battesimo dell'erigendo Edifizio Scolastico in
Notavansi: Il Sottoprefetto, Cav. Mandarini, rappresentante il Prefetto, Grande Uff. Bonomo, impossibilitato ad intervenire da ragioni d'ufficio; il Preside del R. Istituto Tecnico, Cav. Ing.
Subito dopo la lettura dei discorsi del Sindaco, del Regio Ispettore Scolastico, del sottoscritto per il Corpo Magistrale, e del Comm. Antonino Avv. Lancieri, quale membro del Consiglio Prov. Scol., seguì la posa della prima pietra, benedetta dal molto Rever. Can. Bevere in sostituzione di S. E. Monsignor A. Costa, trattenuto dalla festa del Corpus Domini. In un foro incavato nella pietra fu deposta una pergamena riportante la seguente scritta con le firme delle persone più vicine al posto della funzione:
"L'anno 1922, il giorno 15 giugno in
"
Profonde sien le basi perchè più s'innalzi l'Edifizio come ogni opera umana che benefica il mondo.
"
Alfredo Mandarini -
Chiusero la cerimonia un vermouth d'onore offerto dall'Impresa Consigli e servito inappuntabilmente dal signor Alfredo Pilato, e successivamente un banchetto di circa cento coperti, squisitamente servito dal sig. Giuseppe Savino, in cui la festa della Scuola fu ancora idealmente solennizzata da alati e succinti discorsi di S. E. Monsignor Alberto Costa, del Presidente della Deputazione Provinciale, del Preside dell'Istituto Tecnico, del Procuratore Generale Comm. Liguori e dell'avv. Lancieri, inneggianti all'opera di civile progresso cittadino. A tutti cortesemente rispose il Sindaco, volgendo un reverente saluto al Capo della Provincia ed al Provveditore agli Studi, che con commoventi telegrammi si manifestarono spiacentissimi di non potere presenziare alla festa civile, e rievocando l'opera intelligente ed affettuosa del Comm. Federigo Severini, del primo Preside del nostro Istituto Tecnico Cav.
PER LA POSA DELLA PRIMA PIETRA DELL' EDIFICIO SCOLASTICO DI
Profonde sien le basi perchè più s'innalzi l'Edificio come ogni opera umana che benefica il mondo
(Dall'aureo discorso letto dal Prof. D. Viola nella presente cerimonia).
SIGNORI,
Al sol che folgora in questo radiante cielo, così splendidamente meraviglioso, fra il verdeggiante Vulture e la superba corona di colline che inghirlandano l'altera nostra città, mi è caro, in nome di questo Corpo Magistrale, a cui la festa d'oggi apporta non poca esaltazione, di porgere il mio saluto a voi, vigili Amministratori del Comune; a voi, gentil Madrina; a voi, cortesi astanti, qui convenuti a render solenne uno dei più fausti avvenimenti locali che accrescerà non poco lustro alla nostra
Qui i rottami di altre case non meno sontuose, che furono un tempo, e le ossa dei nostri avi ad essi frammiste, fremono tuttora di santo amor di patria. Narrano infatti le storie che in questi ameni paraggi per fiorenti giardini e pampinosi bastioni, prosperò un dì il rione più ricco e più bello della nostra città, che
"Illustre per armi, industria e frequenza di popolo"
(Dall'epigrafe dell'erigenda lapide a
ebbe il vanto d'essere la Capitale del nostro ducato delle Puglie, donde i nostri antenati, guidati dagli audaci Normanni, mossero, nove secoli or sono, i primi passi per la costituzione del più grande e saldo Stato d'
E narrano altresì le storie che l'ira delle armi galliche, contendentisi con le spagnuole il dominio della nostra patria, nell'infausto 23 marzo 1528, dopo aspro assedio, superato più per inganno che per valore, fieramente s'abbattè sulla nostra città, e segnatamente su questo rione, che fu messo a ferro e fuoco per aver offerto maggior resistenza; che i Francesi, cooperati dalle famose Banda Nere dei Medici, furibondi per le patite perdite, ed ansiosi che le vicine città, alleate di
Ma la "fedelissima", come onorevolmente
"Per l'intima virtù che la sublima"
sgravata con imperial Diploma del 1529 d'ogni imposizione fiscale, e foggiatosi il proprio destino sulla gloria del lavoro, risorse a nuova vita, disserrandosi, fra le insidie feudali, il varco ad un avvenire sempre più decoroso. Del che ne affida oggi il tenace proposito della civica Amministrazione, che fra le prime opere pubbliche a compiersi, volle questo erigendo edificio, simbolo vivente
"di un Ideal fulgente di Giustizia e di Pietà"
diretto a ristorare gli oltraggiati diritti sanitari dei figli del popolo.
Ben merita essa in apprestarci la nuova Gioiosa del grande educatore
E gioverà riconoscere una buona volta, o Signori, quanto sia misteriosamente sublime la nostra opera educativa, quant'essa sia artisticamente atta a plasmare la più delicata delle materie prime, la psiche infantile, onde è sol possibile dalle scuole pensose del
di quel grande
che temprando lo scettro ai regnatori
gli allor ne sfronda,
ed alle genti svela di che lagrime grondi e di che sangue.
E dirò io per voi, o colleghi, cosa fallace, affermando che i monelli insudicianti i pavimenti d'ogni sozzura, i devastatori dei fiori e delle piante ornamentali, i rabescatori di sgorbi e di incivili espressioni delle gradinate dei corridoi dei pubblici uffici e delle cantonate della città, gli scrostatori d'intonachi degli edifici, talvolta costretti ad esser custoditi in cancellate di ferro, i piccoli vandali degli agi della vita civile, sapremo noi trasformare nei gentili artistici cultori di fiori, nei vigili custodi delle cose pubbliche e delle opere geniali, rappresentanti ormai l'unico patrimonio artistico della nostra patria, che per la devastazione delle sue bellezze naturali, non ha più il vanto d'essere il Giardin d'Europa? Che attraverso la scuola sapremo ravvivare ed ingentilire il senso della nettezza e dell'ordine nella persona nella casa nella strada negli uffici pubblici, destando nei loro animi il gusto all'eleganza ed all'arte, così vivo nei contadini e negli operai nostri? Mentirò io se affermerò che susciteremo in essi la santità dell'amore familiare, che dalla gentilezza e dalla reverenza delle espressioni sa elevarsi al tragico sacrifizio per i propri congiunti ?
Che riusciremo ad affratellarli con i vincoli della simpatia e della solidarietà umana, onde sarà dolce ad essi tergere la lagrima al misero ed allo sventurato? Che sapremo renderli affabili e modesti con gli umili, altro valore non avendo la vanità e la superbia che quello di ritorcersi in propria disistima? Che per l'esercizio dei piccoli e generosi sacrifici, non sarà arduo soffocare in essi il vile egoismo, ed accenderne l'animo al sentimento dell'onore e della virtù per l'amore alla gloria?
Che per la pratica della vita scolastica, valorizzando le piccole cose, i risparmi, il tempo, sopra tutto, rinsalderemo in essi i tenaci propositi del lavoro che portano al fastigio delle grandi fortune, per altre vie utopistiche o tenebrose, irraggiungibili? Che per quanto umile la nostra voce, saprà rievocare alla lor mente gli oscuri e gl'illustri olocausti dei martiri del lavoro e della tirannide, il cui sangue generoso valse a darci la libertà, della quale oggi, uomini d'ogni fede e d'ogni partito godono ed abusano?
Che la lunga tradizione di martirio che trasse l'
Ecco, o Signori, quante speranze possono fecondarsi in questo Edificio che siete per darci, e verso cui io vedo già affollarsi le schiere dei nostri scolari, dagli ampi viali prospettanti i graziosi villini abitati da una popolazione gentile ed operosa; ma, ahime, mi par di scorgere sull'orizzonte una grigia e fosca nube che s'avanzi su di esso: la procellosa nube delle civili discordie, diretta a frustrare i nostri sacrifici, le nostre sante aspirazioni!
Invochi Ella, o angelica Patrona, dal Ciel propizia la sorte a quest'alma Città, e dica col Poeta al popol nostro:
Noi troppo odiammo e sofferimmo. Amate.
Il mondo è bello e santo è l'avvenir.
Deh, o concittadini, non attraversiamo con i nostri dissidi il Fato che benigni ci apprestano i nuovi eventi storici: affisiamo i nostri occhi ed i nostri cuori in quest'erigendo Edificio, come ad un gran faro che ci rischiari la mente, e ci rammemori, che se le discordie nazionali e le invidie cittadine potettero fare avverare l'eccidio dei nostri antenati, la devastazione della nostra città, la distruzione di questo bel rione, in cui, fra l'altro, erano ammirati i suoi lunghi e rettilinei corsi rifulgenti di magnifici negozi, quando maggiore era lo splendore della Signoria Normanna e della Sveva, la concordia degli animi per un crescente benessere sociale, farà risorgere a nuova e più prospera vita questo rione, questa diletta e nostra cara Città. E questa concordia, o Signori, deve, per i suoi grandi successi, culminare nel rispetto di tutti verso la sacra infanzia, la quale, come ebbe a rivelare un insigne filosofo, non ha a suoi maestri sol noi, ma tutti coloro che le stanno a contatto, e di cui cerca scrutarne il pensiero.
"Per molti filoni, egli dice, la coscienza pubblica penetra con le sue leggi nell'anima infantile, e una certa norma e regola di vita, il fanciullo arriva pur sempre a trovarla, riflettendo nell'atteggiamento dei molti, dei tanti maestri che ha nella vita. Tutta l'opera di coloro che gli stanno da vicino egli la vede in un balenio di coscienza morale, accesasi nel suo animo per il consenso che il valore umano di altri esseri da lui conosciuti vi ha suscitato".
Ed è di ieri appena l'ammonimento lanciato dall'Ateneo della Capitale dall'On.
E più recentemente ancora S. E. il Ministro della P. I., fra il plauso della Camera, ebbe a dire che
"la Scuola, come attività di cultura, come propulsione di moti di pensiero e di sentimento deve unirci e non separarci per la protezione morale e fisica dei nostri figli".
Ora, in nome di queste grandi voci della Patria, noi osiamo domandarvi, se nell'interesse appunto della infanzia, non sia doveroso disarmare i nostri spiriti di ogni tristizia nei dibattiti della cosa pubblica, per ricondurre le lotte della vita alla serenità delle gare civili, che mentre conferiscono alle masse la coscienza dei propri diritti, dànno loro la persuasione a conquistarli dignitosamente per le vie della legalità e della giustizia, legalità e giustizia che raccolgono presto o tardi l'adesione e il consenso degli onesti e degl'illuminati.
E in questo fervido augurio, noi vi preghiamo, o Signori, di inneggiare alla nuova Casa della Scuola, ed a far voti, con alfieriana volontà, ch'essa entri presto con la sua forza viva ed operosa a collaborare alla grandezza della nostra
Regolamento interno del Convitto annesso alla Regia Scuola Normale Raffaella Settembrini in
Tipografia del Sirino
1894
REGOLAMENTO INTERNO
Disposizioni generali.
ART. 1 - Il Convitto Raffaella Settembrini, annesso alla R. Scuola Normale Femminile Inferiore, istituito dal Municipio di
Direttrice.
ART. 6 - La Direttrice ha l'obbligo d'invigilare con ogni diligenza per la parte disciplinare ed amministrativa:
a) All'esatta osservanza del Regolamento concernente il Convitto;
b) Al perfezionamento morale delle alunne, mantenendo e facendo mantenere vivo in esse l'affetto verso la famiglia e verso la patria, ed il rispetto per le istituzioni nazionali;
c) All'applicazione allo studio;
d) A far loro acquistare l'abito di persone gentili e ad ammaestrarle in tutto ciò che è richiesto dal vantaggio del vivere domestico, nei modi e nelle forme stabilite dal presente Regolamento.
ART. 7 - Ad essa compete di corrispondere coi parenti delle convittrici, della cui condotta, profitto nello studio, stato di salute ed altro che occorre, li tiene ordinariamente informati ogni bimestre; e straordinariamente ogni qual volta se ne presenti occasione. Delle malattie gravi, secondo il parere del medico, darà loro notizia nel più breve tempo possibile.
ART. 8 - Veglia sulla condotta del personale di servizio, e non permetterà mai che esso prenda colle alunne domestichezza di sorta, nè che da loro riceva a sua insaputa ordini e comunicazioni di qualsiasi natura. Vigilerà poi che persone estranee al Convitto non vi sieno ammesse in ore di notte.
ART. 9 - Le trasgressioni degl'inservienti verranno dalla Direttrice, denunziate al Consiglio Direttivo o al Municipio, per gli opportuni provvedimenti.
Convittrici.
ART. 10 - Nel Convitto, a norma dell'art. 129 del sovraccennato Regolamento per le Scuole Normali, saranno ammesse soltanto le alunne delle classi normali e preparatorie, e della quarta e quinta elementare, non quelle delle classi inferiori.
ART. 11 - Nell'atto di consegnare le giovanette alla Direttrice, ciascun parente scriverà in apposito registro, il nome del o dei raccomandatarii a cui desidera che la Direttrice si rivolga per ogni eventualità.
ART. 12 - La retta annuale da pagarsi da ciascuna convittrice è di L. 300, a bimestre anticipato. (Ogni alunna nell'entrare in Convitto deve depositare nelle mani della Direttrice lire 30, le quali debbono servire per acquisto di libri e di oggetti di cancelleria, e per gli altri bisogni che possono occorrere nella scuola e nel convitto. Della somma se ne renderà conto alla famiglia dell'interessata bimestralmente). Per l'ammissione in Convitto si chiede un'età non inferiore ai 9 anni e non superiore ai 20; però l'ammissione è sempre subordinata all'ammissione nelle suddette classi.
ART. 13 - Le convittrici, conosciuto il nobile scopo per cui sono ammaestrate e vivono in quest'istituto d'istruzione e di educazione, devono, oltre ai doveri generali:
a) Osservare esattamente l'orario del Convitto, e tutte le prescrizioni del presente regolamento ed ubbidire puntualmente agli ordini della Direttrice.
b) Presentarsi alle lezioni col massimo rispetto e colla massima decenza nella persona.
c) Evitare qualunque pettegolezzo o atto che offenda la civiltà o il buon costume.
ART. 14 - L'alunna, in Convitto, deve fare due note identiche degli oggetti componenti il suo corredo, e rimetterle alla Direttrice. Questa, dopo aver verificato l'esistenza degli oggetti indicati, restituirà una delle note ponendovi la firma e il numero d'ordine che sarà dato all'alunna in Convitto. Ad ogni richiesta della Direttrice, l'alunna dovrà consegnarle le chiavi del proprio baule. Ciascuna convittrice dovrà essere fornita di un sufficiente corredo di biancheria. Dovrà pure avere i seguenti capi di corredo:
6 lenzuola,
6 federette,
6 tovaglioli,
6 asciugamani,
1 coperta di lana,
1 imbottita,
2 coperte bianche di cotone,
2 copriguanciali.
Tutto l'occorrente per l'acconciatura e pulizia del corpo.
ART. 15 - Tutta la biancheria dovrà essere marcata colle iniziali della convittrice e col predetto numero d'ordine.
ART. 16 - Le convittrici devono mantenere perfetto silenzio nel tempo dello studio ed anche nel refettorio, se non ne siano dispensate dalla Direttrice; senza il permesso di questa non debbono allontanarsi dal proprio posto, nè uscire dalla sala di studio.
ART. 17 - È vietato portare alle convittrici oggetti di ornamento molto appariscenti.
ART. 18 - Le acconciature del capo saranno semplici e modeste.
ART. 19 - Le convittrici vestiranno, per uscire, l'abito d'uniforme, e per l'interno indosseranno un abito qualunque, ma decente.
ART. 20 - Le convittrici si guarderanno dallo sporcare i muri con iscrizioni, figure, ecc.
ART. 21 - Chi sciupa o rompe per disattenzione, dovrà risarcire il danno; e non sapendosi da quale delle alunne fu cagionato, verrà risarcito da tutte in parti uguali. La stessa attenzione dovranno osservare per gli oggetti appartenenti a ciascuna di loro.
ART. 22 - Ogni mattina, ciascuna convittrice dovrà rifare il letto proprio, avendo cura di tenere sempre netto il proprio posto. Dovrà pure attendere alla pulizia che le abbisogna per servizio personale, senza mai ricorrere alla servitù e alle stesse sue compagne, nè per favore, nè con pagamento.
ART. 23 - Ad ogni dormitorio sarà preposta, in principio d'anno, quella fra le convittrici che più si distinguerà per la buona condotta e serietà di carattere, la quale dovrà sorvegliare sulla condotta della camerata, coadiuvando in tal modo l'opera della Direttrice. Essa durerà in tale incarico finchè non si renderà immeritevole di questa prova di stima e di fiducia.
ART. 24 - Ogni settimana saranno preposte ai dormitorii una o più allieve, secondo che disponga la Direttrice, per turno. Esse dovranno spazzare, alla domenica, e aver cura che restino netti, e che non vi rimanga roba sudicia, aprire le finestre per rinnovare l'aria, e richiuderle la sera o quando è cattivo tempo.
ART. 25 - Un'altra alunna, pure per turno, in ogni settimana farà il servizio del lavatoio, ed altre tre attenderanno alla pulizia delle sale da studio, avendo cura che niuna delle loro compagne lasci intorno sudiciume di qualsiasi natura.
ART. 26 - Le casse o i bauli che contengono la biancheria o i libri dovranno essere sempre in ordine. Non si terrà presso il letto altra roba all'infuori di ciò che serve per uso giornaliero, e non si dovrà tenere biancheria od abiti sparsi qua e là nel dormitorio. Ciascuna allieva avrà nel guardaroba un numero sufficiente di attaccapanni; la biancheria sudicia si terrà in apposito luogo, in un sacchetto di tela, e ciascuna allieva terrà il suo col proprio nome e numero.
ART. 27 - Le allieve di servizio dovranno ricevere, insieme colla Direttrice, il bucato e farne la divisione, riscontrando la nota che ciascuna allieva avrà consegnato alla stessa Direttrice la domenica mattina.
ART. 28 - Tanto nella sala di studio, che a tavola, il posto sarà assegnato dalla Direttrice
ART. 29 - Non è permesso di chiedere in prestito alle compagne quanto è necessario per lo studio e per lavoro, salvo casi eccezionali, dovendo ciascuna allieva esserne provveduta.
ART. 30 - Le allieve esterne della Scuola Normale non potranno mai sotto nessun pretesto studiare in Convitto, e non potranno, senza il consenso della Direttrice, chiedere libri o quaderni in prestito alle convittrici. E queste si asterranno dal chiedere alcuna cosa ad imprestito alle esterne, senza il permesso della Direttrice.
ART. 31 — Al suono della campana le allieve dovranno subito riunirsi e scendere o salire ordinatamente, secondo i casi.
ART. 32 - Le convittrici non dovranno mai dare ordini direttamente alle persone di servizio, ma scrivere ciò di cui abbisognano nel libro, che la Direttrice terrà appositamente sul tavolo della Direzione, e nelle ore che saranno dalla medesima destinate.
ART. 33 - Così pure saranno da essi destinate apposite ore per dare e ricevere lavori di sarto, di calzolaio, ecc. Le persone però a ciò incaricate non potranno parlare alle alunne se non col permesso della Direttrice.
ART. 34 - Le convittrici assisteranno e prenderanno parte ai lavori della cucina, per turno, nei giorni e nelle ore che verranno destinate dalla Direttrice; senza pregiudizio per lo studio e per l'orario. È peró interdetto, l'ingresso in cucina senza il permesso della Direttrice.
ART. 35 - Il Convitto somministrerà alle allieve: latte e caffè alla mattina, o latte solo o frutta, secondo la stagione. Frutta, formaggio od altro, alla colazione del mezzo giorno. Minestra, una pietanza o frutta, al desinare; pane e vino a sufficienza, e quest'ultimo al solo desinare.
ART. 36 - È proibito alle convittrici, senza il consenso espresso della Direttrice: 1° Di esportare dalla tavola cibi o bevande di qualsiasi qualità; 2° di cedere alle compagne tutto o parte del proprio pasto.
ART. 37 - Le alunne adempiono ai doveri religiosi nella chiesa destinata dalla Direttrice, assistite da lei o da chi ne fa le veci.
ART. 38 - La preghiera verrà fatta dalle allieve sotto la vigilanza della Direttrice o di chi la rappresenta.
Divertimenti, Passeggiate e Permessi diversi.
ART. 39 - Sono permessi, in tempo di ricreazione, i divertimenti approvati dal Consiglio Direttivo, sulla proposta della Direttrice.
ART. 40 - E cosi pure dallo stesso Consiglio saranno deliberati i divertimenti carnevaleschi.
ART. 41 - Vi sarà, tempo permettendolo, passeggiata fuori dell'istituto, accompagnate dalla Direttrice, nei giorni e nelle ore che saranno stabiliti dal rispettivo orario.
ART. 42 - Sarà concesso alle alunne di recarsi in famiglia nelle vacanze di Natale o Carnevale o Pasqua, secondo che delibera il Consiglio Direttivo. La richiesta o l'accompagnamento dovrà esser fatto dai genitori, o da chi ne fa le veci, e durante l'anno scolastico nel caso di urgenti e gravi bisogni da giustificarsi.
Visite alle Convittrici.
ART. 43 - Le visite dalle alunne si ricevono nei giorni di festa, dal tocco alle due e mezzo. Si fa eccezione per quelli che vengono appositamente da altri paesi a vedere le loro figlie of parenti, i quali saranno ricevuti in qualunque giorno ed ora, tolto, s'intende, l'ora delle lezioni o del pasto, e non più tardi delle ore 7 della sera, e non prima delle 7 di mattina.
ART. 44 - Nelle visite di parenti o di persone conosciute, ad eccezione dei genitori, o di chi ne fa le veci, le alunne saranno sempre assistite dalla Direttrice.
ART. 45 - A nessuna persona che non sia addetta all'Istituto è lecito d'introdurvisi, senza licenza della Direttrice.
Corrispondenza delle Convittrici.
ART. 46 - Il segreto epistolare colle famiglie è inviolabile; però la Direttrice, per ragione educativa, può mandare ai genitori le lettere d'incerta provenienza dirette alle alunne.
ART. 47 - È severamente proibito ogni carteggio clandestino.
Premi e Castighi.
ART. 48 - Le convittrici che si segnaleranno per diligenza nell'adempimento dei loro doveri e per singolare bontà di costumi, potranno, in seguito a favorevole rapporto della Direttrice, godere dei premi assegnati nell'Art. 138 del vigente Regolamento per le Scuole Normali.
ART. 49 - Le pene da infliggersi alle convittrici, secondo le mancanze, sono quelle contemplate dall'Art. 139 del predetto Regolamento.
Disposizioni diverse.
ART. 50 - Tutto ciò che non è contemplato nel presente Regolamento sarà deliberato dal Consiglio Direttivo,
ART. 51 - Non è permessa alcuna innovazione contraria all'orario e al regolamento stabilito dal Consiglio Direttivo.
ART. 52 - Sono annullati tutti i regolamenti anteriori alla pubblicazione del presente.
Il Presidente
Il Segretario
I Membri del Consiglio Direttivo
Visto:
Approvato dal Consiglio Provinciale Scolastico di
Il Prefetto Presidente
Regolamento della biblioteca circolante del Pio Istituto delle Gerolomine in
Stabilimento tipografico di G. Favatà
1880
Titolo primo della Biblioteca Circolante
CAPO PRIMO
Istituzione della Biblioteca.
Art. 1° - É istituita presso il Convitto delle Gerolomine una Biblioteca Circolante, della quale si potranno giovare le giovinette di esso Convitto, le alunne interne ed esterne della Scuola Magistrale Femminile, gl'insegnanti, e le persone preposte all'istruzione ed all'educazione di ambidue gl'Istituti. Essa perciò raccoglie libri di sana morale, che non contengano massime contrarie allo Statuto fondamentale del nostro Regno, e che precipuamente trattino di discipline riflettenti l'istruzione primaria e quella normale.
Art. 2° - La Biblioteca è mantenuta con fondi stanziati annualmente nel Bilancio delle Gerolomine, e con offerte in danari e in libri, fatte da privati o Corpi Morali.
Art. 3° - I libri saranno tutti serbati e custoditi in appositi scaffali con graticci di ferro chiusi a chiave. Saranno legati e disposti secondo il loro sesto, e possibilmente ordinati secondo le seguenti categorie:
1. Libri di lettura per le Classi Elementari.
2. Trattati di Grammatica, di bello scrivere, di Critica, Storia della patria letteratura e di quella comparata, filologia.
3. Classici, e in genere buoni scrittori.
4. Storia.
5. Geografia.
6. Scienze Speculative.
7. Pedagogia.
8. Ginnastica.
9. Etica.
10. Trattati di Religione e di Storia Sacra.
11. Matematiche.
12. Scienze fisiche.
13. Disegno.
14. Vocabolari e Dizionari.
Art. 4° - Ogni volume porterà un cartello al di dentro della coperta, il quale indicherà il costo dell'opera intera, compresa la legatura, e se sia stata acquistata o ricevuta in dono.
Art. 5° - Il catalogo sarà formato dal Presidente delle Gerolomine coll'assistenza della Direttrice del Convitto e dal Segretario della Commissione Amministrativa, i quali lo sottoscriveranno. Come si abbiano nuove opere, verranno registrate col metodo indicato di sopra. Il catalogo delle opere sarà in doppio originale, dei quali uno verrà depositato nell'Archivio della Commissione Amministrativa, l'altro nelle mani della Direttrice.
CAPO SECONDO
Dell'ufficio del Bibliotecario.
Art. 6° - L'uffizio di Bibliotecario verrà esercitato dalla Direttrice del Convitto delle Gerolomine, e in sua assenza verrà sostituita dalla Vice-Direttrice. La Direttrice ha la sorveglianza su tutto il locale della Biblioteca, ed ha in custodia tutti gli oggetti che appartengono al medesimo. Di accordo col Presidente è incaricata, nel limite delle somme iscritte in Bilancio, di fare acquisto di libri e di altri oggetti utili alla Biblioteca, come pure di fare eseguire gli accomodi necessarii al locale ed al materiale del medesimo.
Art. 7° - Sotto la sua responsabilità, riceverà tutte le opere e gli oggetti che si acquisteranno e si otterranno in dono per la Biblioteca. Giusta l'art. 5°, li registrerà nel catalogo, e ai sensi dell'art. 3° li riporrà negli scaffali ed eseguirà la distribuzione delle opere.
Art. 8° - Vigilerà perchè niun libro od oggetto venga trafugato, alterato o guasto. Userà quindi molta circospezione nel riceversi i libri che abbia dati in lettura, affinchè se fossero alterati o guasti in qualche parte, chiami la persona manchevole al rifacimento dei danni. Ogni anno compilerà una statistica sul movimento di lettura effettuatosi nella Biblioteca.
TITOLO SECONDO
Distribuzione dei libri
CAPO PRIMO
Dei giorni e delle ore, in cui debbonsi distribuire i libri.
Art. 9° — Ogni Professore, insegnante o alunna, che desideri un'opera in lettura, ne farà richiesta alla Direttrice, la quale la concederà, ove non sia data ad altri. Le opere però non verranno consegnate alle alunne se non dietro proposta o approvazione dei loro insegnanti, e del Direttore degli studi.
Art. 10° - Chi riceve un libro in lettura deve apporre la propria firma in doppio su un registro Madre-figlia: la bolletta figlia, che figura come ricevuta, verrà rilasciata alla parte prendente nell'atto della restituzione dell'opera.
Art. 11° - Si concederà la lettura dei libri per ordine di domanda. Nessuno può tenere in lettura nello stesso tempo più opere.
Art. 12° - La distribuzione dei libri verrà fatta al Direttore degli studi ad ogni sua richiesta, ai Professori e alle Insegnanti tutte ogni giorno alle 12 meridiane, alle alunne nei giorni di mercoledì e sabato, terminata la Scuola.
Art. 13. - Chiunque sciupi i volumi o li smarrisca, sarà obbligato a ricomprare l'opera intera e farla legare.
CAPO SECONDO
Disposizioni finali.
Art. 14° - Il Direttore della Scuola Magistrale, i Professori e le insegnanti tutte hanno facoltà di proporre l'acquisto delle opere, che essi stimano utili e necessarie all'Istituto. L'acquisto si eseguirà secondo il permetteranno i mezzi finanziarii.
Art. 15° - In Direzione e in ogni Scuola vi sarà copia del Catalogo, perchè il Direttore degli studi ed ogni Insegnante possano avere notizie dei libri esistenti in Biblioteca.
La Commissione amministrativa del Pio Istituto delle Gerolomine
Comm.
S. Pappadà, E. Franco, F. Severini
Promemoria sul funzionamento della Scuola tecnica di Melfi dal 1882 ad oggi
(A corredo della pratica per la governatività della Scuola medesima)
Tip. Editrice G. Grieco
1903
Nel 1882 trasformatasi la vecchia scuola di agronomia e di agrimensura di
PREFETTURA DELLA PROVINCIA DI
Ufficio scolastico
Prot. N. 1225
Ill.mo Signor Preside del R. Istituto Tecnico di
Noverando la S. V. gentilissima fra i funzionarii più competenti e zelanti che io abbia mai conosciuti ed avendo cara al pari di ogni altro Istituto della nostra Provincia la scuola da V. S. con sapiente energia diretta, mi permetto di trarre dalla mia recente ispezione e dalla rispettiva relazione auspicio della prossima soddisfazione dei nostri voti comuni.
Deferentissimo! Il R. Provveditore
PIROTTA.
'Or bene se il Ministero ha sempre veduto di buon occhio questa scuola, prodigandole tutte le cure sino a dichiararla spontaneamente pareggiata; se il Ministero in seguito alle insistenze delle autorità interessate ha ordinato una ispezione speciale per dichiararla governativa; se la ispezione è riuscita non solo favorevole ma lusinghiera, che cosa si aspetta ancora per emanare il decreto di governatività?
E non è tutto:
Nel provvidenziale viaggio di S. E.
Ma quali?
Difficoltà da parte del Comune non ve ne sono, perchè l'Amministrazione comunale con successive deliberazioni ha già notificato al Governo che assume tutti gli impegni per la governatività della scuola a norma di legge, e propriamente a norma della legge
Un direttore incaricato L. 600
Due professori titolari a 2200 --4400
Tre id. reggenti a 1800 --5400
Tre id. incaricati a 1200 --3600
Un maestro di ginnastica a 500
Totale L. 14500
Di questa somma, la parte spettante allo Stato, giusta la Legge
Per iscrizione di N. 100 allievi a L. 24 L. 2400
Per ammissione di n. 30 allievi a L. 10 - 300
A riportarsi L. 2700
Riporto L. 2700
Per licenza di N. 25 allievi a L. 20 --500
Per diplomi di n. 20 allievi a L. 5 --100
Totale L. 3300
Per effetto della governatività della scuola è da presumersi, per lo meno, un aumento nel numero degli scolari di un terzo dell'attuale, per conseguenza un terzo di più delle tasse, cioè lire 1100, che aggiunte alla somma di lire 3300 che si riscuotono attualmente formano in totale lire 4400, da cui tolte lire 400 per propine di esame e per esenzione, il Governo potrà fare assegnamento su di un introito netto per tasse di lire 4000.
Ed ammontando a lire 7250 il contributo dello Stato per la governatività della scuola, la somma effettiva che lo Stato dovrebbe erogare per la nostra scuola tecnica si riduce a sole lire 3250.
Ma la nostra scuola tecnica è già pareggiata, ed il Governo, data la somma degli stipendi secondo l'organico proposto, in lire 14.500, dovrebbe contribuire pel mantenimento della scuola, giusta l'articolo 142 del Regolamento generale per le scuole tecniche, nella misura dei due quinti della spesa effettiva, cioè in lire 5800. Evidentemente con la regificazione della scuola lo Stato verrebbe a spendere meno di quello che dovrebbe spendere col pareggiamento.
Ma molto di meno ancora lo Stato spenderà servendosi di alcuni dei professori dell'Istituto, come ha sempre fatto il Comune e come si pratica ancora, ed in tal caso l' organico potrebbe essere il seguente:
1. Direttore incaricato L. 600
2. Per l'insegnamento della lingua italiana ore settimanali n. 17 in ragione di lire 100 per ogni ora 1700
3. Per l'insegnamento della storia, geografia e diritti e doveri ore 13 a lire 100. 1300
4. Per l'insegnamento della matematica L. 1800
5. Per l'insegnamento della lingua francese L. 1800
6. Per l'insegnamento di disegno e calligrafia L. 1 800
L. 5.400
7. Per l'insegnamento di computisteria e scienze naturali L. 1500
8. Per l'insegnamento di ginnastica (comune con l'Istituto) L. 400
Totale L. 10 900
Lo Stato adunque dovendo contribuire per la metà della somma di lire 10.900, spenderebbe lire 5450.
Introiterebbe lire 4000 per tasse; spenderebbe effettivamente lire 1450; nè più e nè meno di ciò che lo Stato suole concedere a titolo di sussidio a molte delle scuole tecniche che non sono nè governative nè pareggiate, ma solamente tollerate.
Con quest'ultimo organico e con la spesa impostata nel bilancio del Comune che offre margine sufficiente per le successive modificazioni ai ruoli, non sarebbe fuori proposito aggiungere alla scuola tecnica a tipo comune una sezione a tipo agrario, avuto riguardo alle due importantissime sezioni di agrimensura e di agronomia dell'Istituto, quest'ultima in ispecie, oramai al completo, avrebbe un rigoglioso vivaio in una scuola tecnica a tipo agrario.
Ed ora domandiamo, quali sono le difficoltà per la governatività della nostra scuola tecnica? Nessuna difficoltà pei locali, nessuna difficoltà per il materiale scolastico e didattico, nessuna difficoltà per il personale dirigente ed insegnante, tutto essendo stato trovato in perfetto ordinamento dall'ispezione dell'illustrissimo R. Provveditore agli Studi; le difficoltà finanziarie dovrebbero ormai sparire dopo le deliberazioni dell'amministrazione comunale e dopo la dimostrazione aritmetica fatta; che cosa ancora si desidera?
All' ultima ora giunge notizia che le nostre provincie meridionali non vanno governate dalla legge
In quel tempo l'anno scolastico si apriva il 4 novembre, ed il 4 novembre 1860 le provincie meridionali erano già annesse per solenne plebiscito al regno d'Italia. Perchè ora dopo 43 anni dalla incondizionata nostra adesione non deve aver effetto per noi questa legge?
Nè vale il ripetere che per effetto della stessa Legge
Regione - Provincia - Comune ove ha sede la scuola - Numero delle scuole - Totale per Provincia
Bergamo -
Como -
Udine -
Venezia -
Verona -
Vicenza -
Bologna -
Forlì -
Modena -
Parma -
Piacenza -
Ravenna -
Reggio -
Livorno -
Massa e Carrara -
Ancona -
Ascoli Piceno -
Macerata -
Pesaro e Urbino -
Perugia -
Roma -
Aquila -
Bari -
Caltanissetta -
Girgenti-
Messina-
Siracusa-
Cagliari-
Da questo prospetto si vede di leggieri che Provincie di estensione molto limitate come quelle di Arezzo, Siena, Massa e Carrara, Porto Maurizio, ecc. hanno più scuole tecniche governative, mentre la Basilicata, una delle più vaste Provincie del Regno, una intera regione, non ha che una sola scuola tec-nica governativa, nel Capoluogo della Provincia!
Il Governo, adunque, dovrebbe affrettarsi a proclamare governativa la nostra scuola, essendo la governatività un bisogno assoluto e grandemente sentito dalla istruzione tecnica di questa regione, che, tanto estesa, gioverà ripeterlo, non ha che una sola scuola tecnica governativa, quella di Potenza. Non vogliamo fare paragoni: i paragoni riescono sempre odiosi, ma non possiamo por termine a questa modesta esposizione di dati di fatto senza far presente ancora una volta i diritti che ha la nostra scuola per aspirare alla governatività, diritti pel numero di allievi, per serietà ed importanza di studi, per ordinamento e disciplina, per la presenza di un fiorente Istituto tecnico che senza la scuola tecnica governativa, numerosa come la nostra, mancherebbe del sostrato indispensabile alla sua esistenza ed al suo benessere.
Con il lavorío annoso ed incessante fatto in ogni tempo dalle persone e dalle amministrazioni interessate, con i risultati lusinghieri riportati sempre in tutte le ispezioni compiute sulla nostra scuola, con le promesse esplicite e solenni fatte da S. E. il Presidente del Consiglio dei ministri, forti del nostro diritto, invochiamo, a titolo di giustizia, dal Real Governo il sollecito provvedimento della governatività deila nostra scuola, a coronare l'interessamento delle persone preposte al progresso delle istituzioni, a soddisfare i desideri delle numerose famiglie, a far diritto ai giusti reclami di queste popolazioni, non seconde ad altre per devozione, per patriottismo e per sacrifizio alle Istituzioni dello Stato.
Relazione riassuntiva dei lavori compiuti dalla Commissione giudicatrice dei concorsi per i posti di maestro elementare vacanti nella provincia di
Tipi Garramone e Marchesiello
1914
Agli Illustrissimi sigg. R. Provveditore agli studi, Presidente, ed Onorevoli Componenti il Consiglio scolastico provinciale di
La sottoscritta commissione giudicatrice del concorso ai posti di maestro elementare vacanti nei comuni della provincia, costituita a norma del Regolamento 6 aprile 1913, ha compiuti i suoi lavori ed adempie al dovere di riferirne. Con manifesto del 26 giugno 1914 veniva bandito un concorso:
1° a 40 posti nelle scuole elementari maschili, dei quali 16 attualmente vacanti, e 24 che presumibilmente si renderanno vacanti durante l'anno scolastico;
2° ad 80 posti nelle scuole miste, di cui 60 già vacanti;
3° a 46 posti nelle scuole femminili, dei quali 26 vacanti all'atto del bando di concorso.
I concorrenti sono stati abbastanza numerosi:
1° hanno partecipato al concorso per le scuole maschili 395 maestri (dei quali 12 vennero esclusi per irregolarità dei documenti) e 42 maestre: Totale 437 insegnanti;
2° hanno chiesto di essere ammesse ai concorsi per le scuole femminili 66 maestre: delle quali 7 vennero anche escluse per la ragione anzi detta;
3° hanno concorso per i posti vacanti nelle scuole miste: le stesse 66 maestre di cui al n. 2.
Non ci sono state domande di concorrenti che abbiano specificamente chiesto di partecipare al concorso per i posti delle scuole di categ. D, bandito con manifesto che porta anche la data del 26 giugno 1914. Essendo però le domande dei maestri concorrenti concepite in maniera da rendere evidente l'intenzione di partecipare al concorso per tutti i posti nelle scuole di qualsiasi ordine, grado e categoria, e, non potendo, per altro, partecipare le maestre a concorsi per scuole maschili di grado superiore, non si è potuto, per ciò, tener conto delle domande di esse, anche se concepite in forma generica ed estensiva in rapporto al concorso per le scuole superiori. Si è ritenuto quindi doversi considerare ammessi al concorso per le scuole superiori di categoria D soltanto i 383 maestri che hanno partecipato a quello per i 40 posti vacanti nelle scuole maschili di sesta classe, e di ritenere ammesse al concorso per le due scuole facoltative di grado inferiore anche le 42 maestre che hanno dichiarato di partecipare al concorso per tutti i posti.
La Commissione iniziò i suoi lavori la mattina dell'8 settembre nominando segretaria la sig.na
Non avendo facoltà di seguire criteri diversi da quelli stabiliti dal Regolamento 6 aprile 1913 nella valutazione dei titoli, la Commissione si è dispensata dal fissarne altri.
Il numero davvero insolito di concorrenti avrebbe imposto un lavoro non facile nè spedito per accertare preliminarmente la regolarità degli atti: ma esso è stato ridotto a proporzioni minime dalla vigile, scrupolosa cura avuta dall'Ufficio nell'esaminare la documentazione delle domande, a misura che son pervenute, e nel provvedere alla regolarizzazione nei termini fissati. Con tutto ciò, la Commissione ha dovuto deliberare l'esclusione di 19 concorrenti i quali non hanno curato la documentazione delle loro domande, o la regolarizzazione di documenti esibiti, ma non redatti in conformità delle disposizioni vigenti, nel termine prefisso.
Alcuni concorrenti hanno presentato dei certificati dai quali non risultava della loro buona condotta durante un periodo di tempo superiore all'ultimo biennio; c'erano, nella documentazione della moralità, come dagli intervalli, che la Commissione ha ritenuto di non poter trascurare, non essendo escluso che, proprio in questi intermedii spazi di tempo, il concorrente abbia tenuta una condotta che nessuna autorità abbia creduto di certificare buona. Si è proposto al riguardo il quesito riguardante la possibilità di invitare i concorrenti a completare la documentazione manchevole; ma si è dovuto risolverlo negativamente, considerando che l'art. 13, 2° comma, del Regolamento 6 aprile 1913 n. 549 limita tale facoltà, al solo caso che i documenti, comunque irregolari, siano però esibiti nel termine prefisso, e non può estendersi ai casi in cui il documento manchi addirittura, sia pure limitatamente ad una parte del periodo di tempo cui la documentazione deve riferirsi. Una più benevola interpretrazione porterebbe alla conseguenza che il termine prefisso dalla disposizione citata possa essere prorogato a libito di ogni concorrente il quale si limiti a presentare, entro il 31 luglio, la sola domanda senza la prescritta documentazione; e questo è contrario allo spirito ed al dettato della legge.
Altro caso degno di rilievo è stato quello della concorrente Corti Maria, la quale ha comunicato di non aver potuto documentare la sua buona condotta per il biennio precedente, perchè, avendo avuta la sua dimora all'estero per 8 anni, non le sarebbe stato possibile, anche per le contingenze dell'attuale momento politico, di procurarsi dalle autorità di New-Jork il certificato necessario.
La Commissione ha ritenuto di non poter dispensare la concorrente dall'obbligo di documentare la domanda, tanto più che non può aver peso la giustificazione addotta da lei, per il fatto che, mentre le comunicazioni con New-Jork sono state e sono normali, quel qualsiasi turbamento che abbiano esse potuto eventualmente subire, per effetto delle contingenze politiche, si è determinato posteriormente alla scadenza del termine, non oltre il quale la concorrente avrebbe dovuto documentare la sua buona condotta.
Sconfortante per tutte le considerazioni che la Commissione ha fatte, e che l'economia della relazione dispensa dal riprodurre è stata la constatazione di deplorevoli deficienze dimostrate dai candidati fin nella compilazione delle domande, spesso spropositate, quasi mai concepite senza corretta forma di istanza. Non di rado i concorrenti hanno presentato un appello a sentimenti di pietà, invece che una domanda di partecipazione al concorso: quasi che la Commissione ed il Consiglio, cui si ha l'onore di riferire, potessero essere ispirati da considerazioni indipendenti dal merito dei candidati, e lasciarsi sviare ad una malintesa benevolenza, che è poi fonte di arbitrio e fondamento di inique condiscendenze. Questa mancante coscienza del proprio diritto, e del rispetto dovuto al diritto altrui non raccomanda bene chi si prepara ad un'opera che intende proprio alla formazione di un criterio direttivo della condotta morale, che è bensì dignitosa e fiera tutela delle proprie facoltà, ma è sopratutto costante riconoscimento del rapporto di relazione fra il diritto proprio e quello degli altri. Nell'esame dei documenti si è dovuto constatare che le più frequenti irregolarità e manchevolezze ricorrevano nei certificati di moralità. Molti di essi non indicavano il fine per cui si erano richiesti; da altri non risultava il precedente parere della Giunta comunale; ce n'è stato per fino uno (quello del concorrente Abbruscato Gaetano, che ha dato poi luogo alla esclusione di lui), con cui il Sindaco non certificava per scienza propria, o per informazioni assunte; ma sulla attestazione e sotto la responsabilità di due testimoni.
La Commissione, naturalmente, ha rilevato che non ad ogni cittadino sia dato di far attestazioni di buona condotta cui possa attribuirsi pubblica fede, ma solo alle Autorità che, nell'atto di certificare, assumano altresì la responsabilità delle proprie dichiarazioni. Nella valutazione del servizio si è stabilito di tenere conto anche di quello prestato da concorrenti, i quali abbiano avuta la direzione autonoma di una scuola, nel periodo di tempo intercedente fra il conseguimento della licenza dalla Scuola Normale, e la definitiva abilitazione all'insegnamento risultante dal rilascio del diploma, ed abbiano esibito un certificato del R. Provveditore, attestante il servizio prestato. La norma è stata adottata dopo lunga discussione essendosi esaminato se possa contestarsi, in virtù del Regolamento 13 ottobre 1904, e del successivo 22 giugno 1913, il diritto ai licenziati, provvenienti da scuola privata, di essere preposti come titolari alla direzione di una scuola, e se perciò, agli effetti del concorso, debba essere soggetto a valutazione il servizio prestato anche durante il periodo di tempo in cui, dirigendo una scuola, siasi compiuto altresì il tirocinio.
La legge 12 luglio 1896, con il combinato disposto degli art. 9 ed 11 tolse ogni valore alla disposizione dell'art. 128 del Regolamento 9 ottobre 1895, che esigeva, per l'ammissione ai concorsi, il compimento del tirocinio e l'aver superato l'esame pratico. Solo fissò una diversa norma per i licenziati provenienti da scuola pubblica e per quelli provenienti da scuola privata, statuendo che dovessero rispettivamente, conseguita la licenza, fare uno o due anni di tirocinio in una pubblica scuola. Disposizioni che furono completate dal successivo regolamento 3 dicembre 1896, (Art. 85, 86, 95 e 96) il quale non consente più oltre dubbi di interpretrazione. Successivamente tutta la materia dei concorsi ai posti di maestro elementare fu disciplinata dalla legge 21 ottobre 1903, la quale non chiese ai candidati, per documentare la loro capacità, se non il titolo legale di abilitazione (art. 1), titolo che, non potendo ritenersi riferimento se non alla legge già condita, era evidentemente, nel pensiero del legislatore, quello previsto dalla legge e dal regolamento del 1896, ossia la licenza dalla scuola Normale, salvo la conversione di essa in diploma definitivo dopo il prescritto periodo di tirocinio. E la mens legis fu fatta manifesta dalla interpretazione data dal Regolamento 12 giugno 1904 (art. 126 bis), il quale previde che avessero diritto di prendere parte ai concorsi tutti i licenziati dalla Scuola Normale, senza distinzione, e senza restrizioni non contemplate dalla legge. Dunque il diritto dei concorrenti, che era stato già oggetto di disposizioni legislative, (illustrate con regolamenti), che riguardavano la condizione giuridica delle scuole e degli insegnanti, non era passibile di modificazioni se non a traverso altri provvedimenti legislativi.
Viceversa il Regolamento 13 ottobre 1904, che fu emanato in base alla legge del 28 luglio di quel medesimo anno, mentre era stato autorizzato solo per quanto riguardava la materia degli esami, con ampie facoltà di modificare anche disposizioni di origine legislativa, esorbitando, disciplinò materie che già erano state oggetto di disposizioni, le quali non avevano nulla a vedere con gli esami, ma avevano più specifici riferimenti allo stato giuridico delle scuole e degli insegnanti.
Ciò premesso si è ritenuto che, non potendo il Regolamento 13 ottobre 1904, perchè evidentemente incostituzionale, privare i licenziati provenienti da scuola privata del diritto di prendere parte ai concorsi, e di essere perciò assunti come titolari, il servizio da costoro prestato, nel periodo comunemente detto di tirocinio, debba essere soggetto a valutazione.
Confortano questa tesi due massime (N. 320 e 321) della Commissione consultiva ricavate da decisioni sui discorsi Bencivenni - Comune di Termini del 14 maggio 1910 e Menciacchi - Comune di Zegarolo del 10 maggio 1910.
D'altra parte, poi, la Commissione non ha, (meno pochissimi casi), trovati in atti elementi da stabilire che il servizio fosse stato prestato come tirocinio, giacchè dagli esibiti certificati, rilasciati da RR. Provveditori agli Studi, risultava essersi insegnato in scuole pubbliche, senz'altre indicazioni, e solo confrontando le date delle licenze dalla Scuola normale con quelle dei diplomi, si è potuto argomentare che il servizio stesso fosse servito anche di tirocinio. Ha considerato che, ad ogni modo, nella accezione comune, il concetto di tirocinio si identifica con quello di esperimento per addestrarsi nell'arte didattica, sotto la guida, la vigilanza e la direzione di più esperto maestro, e che, quando, sia pure per la necessità pratica di superare deficienze di personale, il tirone sia preposto alla direzione autonoma di una scuola, e, mentre questo noviziato professionale compie, dia prove di aver già così sicuro possesso dell'arte propria, da meritare confortanti qualifiche, sarebbe grave ingiustizia non tenerne conto in un esame comparativo del merito dei concorrenti. Agli stessi criteri, del resto, pare si siano ispirate anche altre Commissioni. I titoli del concorrente Vincenzo Russo di Alfonso, così dalla Commissione che ha l'onore di riferire, come da quella di Aquila (vedasi elenco di quell'Amministrazione scolastica, pagina 8. n. d'ordine 28), sono stati classificati con punti 54,72; mentre se si fosse ritenuto non valutabile il servizio prestato fra il 1911 (data del conseguimento della licenza), e il 1913, (anno in cui fu rilasciato 11 diploma), al concorrente si sarebbero dovuti assegnare soli soli punti 48,22.
Non si crede opportuno insistere oltre in siffatta esemplificazione, ritenendosi di dover trovare i motivi delle proprie conclusioni non nella identità di criteri da altri applicati, ma solo nella ragionevolezza delle considerazioni innanzi riassunte, che, è sperabile, vogliano trovare il consenso dell'on. Consiglio.
La Commissione ha dovuto poi fare un altro ben più importante rilievo in ordine alle pubblicazioni che alcuni concorrenti hanno presentate a corredo delle loro domande. Meno rare e davvero commendevoli eccezioni, i lavori presentati, lungi dal conferire maggior considerazione, hanno, in taluni casi, data la prova della sproporzione tra il valore che si desumeva dagli altri titoli presentati e quello effettivo dei concorrenti.
In genere i lavori stessi non hanno rivelato attitudini ad indagine, sufficiente conoscenza delle discipline speculative, e tollerabile padronanza della forma. La maggior parte rappresentano un deplorevole conato per strappare alla Commissione qualche voto che, nel computo comparativo, avrebbe dovuto dare una immeritata precedenza a chi ha avuto l'audacia di tentarlo, in confronto di chi, non capace, o non disposto a questa nuova, e, pur troppo invadente, forma di frode, ha preferito la corretta determinazione di far valutare i soli titoli che rappresentano il risultato genuino di una preparazione coscienziosa. Si è avuto per fino il caso di un concorrente, - tale Campo Emanuele - , il quale nell'elenco dei suoi titoli aveva fatto cenno di una pubblicazione intitolata: «Come e perchè bisogna imparare a conoscere il fanciullo », la quale non si rinveniva nel relativo fascicolo. Esaminando i titoli degli altri concorrenti, se ne trovava una tra quelli del concorrente Carmelo Moltisanti, che aveva il medesimo titolo di quella che mancava nei fascicolo del Campo. Invitato costui ad esibire la pubblicazione mancante, ed avvertito della presenza in atti di quella del Moltisanti, si è ben guardato dal rispondere, ed il suo silenzio la Commissione ha interpretato come rivelazione del tentativo di frode che, per fortunata contingenza, non aveva avuto compimento.
La Commissione, nel giudicare i lavori si è trovata sempre d'accordo col relatore che è stato giustamente severo nel giudizio e nelle proposte. (nota: V. in verbale relazioni scritte su ciascuna pubblicazione).
Quasi tutti si affannavano a fissare la differenziazione tra il concetto di istruzione e quello di educazione con mezzi che dimostravano come mancasse negli autori il concetto di educazione, e sopratutto la conoscenza della vita dello spirito, che, nelle pubblicazioni esaminate, non appare concepita in forma diversa da quella che procedeva dalla nozione di ipostasi risultante di facoltà autonome di scolastica memoria. Nessuno ha avuto, sia pure un accenno, alla continuità dello svolgimento psichico, al suo sviluppo, dalla sensazione all'atto volitivo, come espressione del carattere morale, struttura ultima e derivata dagli elementi della vita dello spirito. Tutti hanno riassunte norme metodologiche per fissare spedienti atti a confinare in un canto l'istruzione ed in un altro l'educazione, quasi fossero due cose distinte ed indipendenti, senza mostrare d'aver capito che, con tutti i difetti di metodo, con ogni manchevolezza di indirizzo, istruendo si perviene sempre, anche se non lo si voglia, ad una formazione psichica influente sulla condotta. Qualcuno ha fatto dello snobismo speculativo: ha ghignato infastidito innanzi al carattere scientifico che oggi hanno assunto gli studi pedagogici, senza rilevare che il risultato dell'opera educativa è in ragione diretta della perfezione dei mezzi, e che l'azione educativa, come opera riflessa d'azione e di reazione, può anche talvolta essere effetto di intuito, ma non può mai dirsi illuminata, se non abbia il necessario riferimento a generalizzazioni scientifiche, che superano le contingenze peculiari della pratica individuale, e sono invece il risultato ultimo del rapporto che si stabilisce tra elementi vari, frutto di varie, numerose, diverse esperienze. Qualche concorrente ha tentato lavori di genere letterario; altri ha fatto della critica.
Esasperanti questi tentativi che, in una superficiale discorsa riassuntiva, hanno dimostrato, salvo pochissime eccezioni, come i libri che si presentano per questi concorsi, non siano un contributo alle indagini storiche, letterarie, scientifiche, ma solo uno sforzo per una migliore valutazione del proprio merito di concorrente.
Perfino dei versi! La mania di farne ha consigliato a qualcuno di raccontare in endecasillabi la storia del Risorgimento Italiano; e il racconto ha ricordato un po' i capitoli dei cantastorie che vanno in giro narrando il miracolo dell'Incoronata o le gesta di Musolino. Bene spesso la forma si è riscontrata tutt'altro che corretta; talora anzi era così spropositata da far pensare che meglio assai si sarebbe fatto non scrivendo; per lo meno non si sarebbe apprestata la prova della propria incapacità non pure ad insegnare, ad essere decentemente inscritto in una buona scuola elementare. Uno dei Commissari, e precisamente quello incaricato di riferire sulle pubblicazioni, ha fatto una proposta tendente a far assegnare ad alcune pubblicazioni, che, più delle altre, erano documenti inconfutabili della incapacità dei concorrenti, un voto negativo che avrebbe dovuto essere tenuto in conto per diminuire la valutazione complessiva degli altri titoli. Egli sosteneva che compito della Commissione non fosse soltanto quello di calcolare, applicando i criteri di valutazione stabiliti dal più volte citato Regolamento del 1913, il valore dei titoli, perchè, in questo caso, essa non avrebbe che la funzione di un qualsiasi congegno calcolatore. Gli pareva viceversa che alla Commissione fosse affidato l'incarico di stabilire, a traverso un esame comparativo, quali, a suo avviso, fossero i concorrenti più degni di essere assunti alla direzione di una scuola. E conchiudeva sostenendo che, quando dall'esame di una pubblicazione possa attingersi il convincimento che sproporzionato sia al valore del concorrente, quello che si desume dal complesso degli altri titoli presentati, la Commissione non faccia opera di giustizia omettendo di tenerne conto nella valutazione complessiva. Quale valore, egli diceva, hanno le attestazioni che qualificano lodevolissimo, magari, il servizio di un insegnante, quando costui abbia apprestata la prova, che, lungi dall'essere ottimo maestro, ignora per fino quegli stessi precetti linguistici che dovrebbe insegnare ai suoi alunni? Che valore può avere l'attestazione di ottima attitudine didattica quando, con pubblicazioni, il concorrente abbia eventualmente non pure dimostrato di non essere ottimo didatta, ma di non avere neanche quella elementare cultura pedagogica che è la sola base di ogni buon indirizzo didattico? La Commissione non ha potuto disconoscere la ragionevolezza dei rilievi innanzi riassunti, e volentieri avrebbe adottate le proposte del Commissario preopinante, se non avesse ritenuto di non avere facoltà di sminuire il valore presuntivo degli altri titoli, che il concorrente abbia presentati con le pubblicazioni, perchè non le è parso di potere implicitamente sindacare le attestazioni di funzionari alle quali, per legge, deve attribuirsi fede e valore. Sarebbe in vero desiderabile che provvedimenti di rigore fossero efficace monito e remora per questa non disinteressata grafomania che, purtroppo, infesta la produzione libraria, ed ha nei concorsi non trascurabile ripercussione; ma il voto potrebbe essere tradotto in atto, solo quando una legge condenda attribuisse facoltà che, presentemente le Commissioni non hanno. Altri rilievi si son fatti e si riassumono per quella che può essere constatazione di inconvenienti cui danno luogo le disposizioni legislative e regolamentari, le quali risentono del contrasto di tendenze che ebbe tanta ripercossione di norme contraddittorie, e bene spesso ordinate tutt'altro che a consentire il raggiungimento di quegli scopi, che pure furono informatori della legge destinata ad una sistematrice riforma dell'istruzione elementare.
L'art. 45 della legge 4 giugno 1911 stabiliva che la graduatoria non potesse comprendere un numero di concorrenti che superasse quello dei posti messi a concorso, statuendo altresì che i non compresi nella graduatoria non dovessero essere addirittura classificati. La norma legislativa fu evidentemente determinata dalla considerazione che si era precedentemente disposto dovere il bando di concorso non essere limitato ai posti effettivamente vacanti alla data di esso, ma estedersi a quelli, che, a giudizio del Consiglio Scolastico, potessero presumibilmente renedersi vacanti nell'anno, per il quale la graduatoria conserva la sua efficacia. Ad evitare eventuali dispute che sarebbero potute sorgere nello stabilire gli effetti delle dichiarazioni di idoneità e di eleggibilità in rapporto al diritto dei concorrenti che tale dichiarazione avessero ottenuta, la disposizione fu rigorosamente restrittiva nel senso su esposto.
Ben presto però si vide la difficoltà che tale disposizione avrebbe prodotta, ove ci fossero state rinunzie di eleggibili prima della nomina, o prima che essa fosse perfetta con la effettiva assunzione del servizio, e si prospettò la necessità di un elenco suppletivo di idonei. Contemporaneamente si veniva riagitando la vecchia questione dello insegnamento affidato alle maestre, e ragionevole preoccupazione sorse per disciplinare la partecipazione di esse ai concorsi per le scuole maschili, consentita senza limitazione dall'art. 27 del T. U. 21 ottobre 1903 n. 431.
Il Regolamento 6 aprile 1913 n. 549 ha tentato di risolvere la controversia e lo ha fatto con una disposizione che può apparire viziata di incostituzionalità. Con gli art. 19 e 31 esso ha disposto che le maestre, le quali prendono parte al concorso per le scuole maschili debbano essere comprese in una speciale graduatoria di cui può tenersi conto solo quando "esaurita la graduatoria dei maestri, altri posti di scuola maschile o rimangono vacanti, o si rendano tali durante il periodo di validità della graduatoria stessa" e limitatamente ai posti in scuole di grado inferiore.
Le disposizioni del Regolamento hanno in sostanza distrutto quello che pure era un diritto derivante dalla legge del 1903, perchè ove la previsione delle possibili vacanze fosse esattamente fatta, e tutti i maestri graduati credessero di esercitare i diritti derivanti dalla dichiarazione di eleggibilità, le maestre non avrebbero mai la possibilità di essere elette, ed il concorso per esse si risolverebbe in una poco confortante delusione.
Ogni concorso ha per fondamento il principio di eguaglianza per tutti quelli che vi partecipano, senza differenziazione di sesso, sia di fronte ai loro doveri, come in ordine alle facoltà che ne derivano; e proprio non si spiegherebbe questa diminuzione del diritto delle maestre, se non pensando alle necessità di ordine pratico che il Regolamento ha pur dovuto prevedere e superare, anche a costo di ricorrere a disposizioni illegali.
È molto facile di regola che maestri vadano anche in Provincie lontane ad esercitare il loro ufficio; mentre viceversa le maestre, specie se nubili, raramente si allontanano dal loro paese, o da quelli che, avendo propinquità con esso, presentano la possibilità di continui contatti con le proprie famiglie; difficilmente, in ogni caso, si allontanano dalla provincia. E, mentre, quando i concorsi si facevano per posti vacanti in ciascun comune, le maestre che trovavano conveniente la sede erano sempre in prevalenza numerica sui maestri, col mutato regime, e con la facoltà di nomina attribuita a consessi che non risentono delle influenze locali, il numero delle concorrenti risulta così inferiore a quelli dei posti messi a concorso da far trovare in parte giustificata la preoccupazione che ha determinati i provvedimenti regolamentari.
Viceversa, purtroppo, i concorsi per le scuole maschili hanno dato, in questo primo anno di esperimento, il poco confortante spettacolo di uno straordinariamente pletorico numero di concorrenti in confronto dei posti vacanti. Del diritto di partecipare ove piaccia, anche a tutti i 69 concorsi banditi per tutte le Provincie d'
Pietro Rosa
Nel primo centenario della nascita di Discorso pronunziato agli alunni del R. Liceo Ginnasio "Salvator Rosa" il 14 marzo del 1920
Soc. Tip. La Perseveranza
1920
La commemorazione del primo Re d'
A questi due uomini ormai è legata buona parte del titanico lavoro sostenuto per far giungere a riva la sacra prora che era davvero carica di fati fin dal tempo lontanissimo in cui vi era approdata quella leggendaria d'Enea; a questi due uomini ormai vollero i fati d'
E venne il '59, e venne il discorso del gennaio con l'accenno al grido di dolore che fe' scattare tutta la camera entusiasticamente plaudente e fe' impallidire il rappresentante del governo di
Queste vittorie assicurano all'
"... in forza altrui condotta
questa dolente il suo Cesare chiama"
e, rivolgendosi a Vittorio,
"A te commette le paterne glebe
A te le invendicate ossa di morti,
A te i voti, la speme e la fortuna,
Ei talami e la cuna
Del pargoletto e il maternal desio.
Deh, non cresca, per Dio,
Sotto i regni di barbaro soldato
Chi d' Italica donna Italo è nato.
...la spada prendi
di
Ed Emmanuello aveva preso la spada di
E, "Osate", dirà poco di poi nello stesso anno
Ed egli osò e riuscì a non tradire la causa nè dei repubblicani nè dei liberali, perchè sotto la corazza del soldato c'era veramente l'ardore italico che temperava, raccogliendo le aspirazioni, le tendenze degli uomini che amavano e volevano e sentivano sopratutto l'unità della Patria.
Infatti quando anche i Mazziniani accettarono il motto: "
Finalmente con la legge del 18 aprile del '61
E fino al '70 si dà tutto come nel discorso testè ricordato aveva ammonito che si facesse da tutti, si dà tutto al riordinamento amministrativo e giudiziario del regno, e a rinsaldare un po' le finanze e a provvedere alla prosperità del Paese con linee ferroviarie e con opere di pubblica utilità, ma soprattutto s'adopera e tenta di frenare l'impazienza di chi voleva andare subito a Venezia ed a
Ahimè, il conte, l' altro uomo del destino, era sceso da un pezzo nel mondo delle ombre, e
La questione italiana, o giovani, di cui vi accennai al principio a proposito delle "Speranze" di
Che cosa era l'
"Fu tessuto il letto di quei rami
Dei tre colori, e furono compagni
Mille al fanciullo nel ritorno a casa"
a
"Un re verrà (fermo è nel fato e fisso)
dalla sventura. Caccerà camosci
per l'Alpi sue. Sempre nel cuore il fischio
avrà dei venti, sempre avrà gli scrosci
delle valanghe e l'anelante abisso.
Il re vedrà, tra nubi grige e meste,
un segno bianco e snuderà la spada.
Il re porrà tutto se stesso al rischio,
per liberare tutta la contrada,
alzando al cielo il suo sogno celeste.
Il re trarrà dalle grandi Alpi al piano
di nuovo il Toro; dal suo doppio fiume,
lungo la terra della stella, al mare;
a riveder la prima
del pino acceso dal suo gran vulcano.
Questi, quel Donno, il Regolo fatale:
Gl'Itali udrà gridare di dolore.
Gl'Itali lo vedranno cavalcare
con l'asta lunga. O
dell'elmeo ferreo t'armerà, che ha l'ala.
Così le madri predicean nel santo
orror dei boschi, ed ora al sacro fonte
sotterrati dell'Eridano. E pur bassa
fosse la voce, trascorrea dal monte
Vesulo sino al mare Adriano il canto".
A preferenza di tanti ritratti fisici e morali de Re, consacrati nelle biografie e negli scritti dei contemporanei, mi giova più riferire quello di
quella del fulgore bellico che ha l'elmo di Scipio luccicante nel sole di
notes alpha
notes int