Le fonti storico-educative nella Basilicata di età liberale

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1880 - 1920

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Scritture professionali di educatori lucani

bibliography

  • G. Capaguzzi, La famiglia e la scuola in ordine all'educazione intellettuale e morale dei fanciulli, Matera, Tipografia Conti, 1880.
  • F. Bilancia, L'evoluzione pedagogica positiva dal Rinascimento ai nostri tempi, Potenza, Tipografia Garramone e Marchesiello, 1908.
  • E. Pedio, La legge Daneo-Credaro nella sua applicazione, Potenza, Stab. Tip. Fulgur, 1915
  • G. Giambrocono, L'assistenza scolastica in Basilicata, Potenza, Soc. Tip. La Perseveranza, 1920
  • G. Giambrocono, Le condizioni della scuola elementare in Basilicata alla vigilia della legge Credaro, Potenza, Soc. Tip. La Perseveranza, 1920
  • A. Mancini, Di alcuni ostacoli e mezzi per promuovere in Italia gli studii filosofici e letterarii, Melfi, Tip. Ercolani, 1869
  • E. Pedio, Per la scuola elementare e popolare in Basilicata, Potenza, Soc. Tip. La Perseveranza, 1920
  • G. Orga, Ricorso al Cons. Prov Scolastico per l'abbinamento delle 3 e 4 classi miste, Potenza, Tip. La Perseveranza, 1916
  • M. Caldani, La mia scuola, Potenza, Soc. Tip. La Perseveranza, 1918
  • E. Franciosa, La scuola moderna e l'educazione fisica dei fanciulli. Istruzioni, norme e programmi particolareggiati per l'insegnamento della ginnastica nelle scuole elementari, Melfi, Tip. Appulo Lucana, 1912-13
  • F. Ciccimarra, Relazione sul riordinamento dell'Istruzione popolare in Basilicata letta all'onor. Consiglio Scolastico Provinciale nella tornata dell'8 febbraio 1879 dal Prof. Ciccimarra Cav. Filippo Regio Ispettore Scolastico di Melfi, Potenza, Stab. Tip. Santanello, 1879
  • P. Gambacorta, Relazione scolastica sulla III classe, Potenza, Stab. Tip. "La Perseveranza", 1908
  • G. Natali, I regii Provveditori agli studii, Potenza, Tip. Garramone e Marchesiello, 1912
  • G. Pirrongelli, Alfabetiere mobile-fonografico, Lauria, Tip. Dell'Unione, 1892
  • E. G. Pirrongelli, Relazione finale sullo stato dell'istruzione primaria del circondario di Lagonegro 1886-1887 del R. Isp. didattico, Potenza, Tip. Santanello, 1888
  • C. Longhi, La computisteria nelle scuole tecniche a tipo comune, Potenza, Tip. Carlo Spera, 1911

teibody

Abele Mancini

Di alcuni ostacoli e mezzi per promuovere in Italia gli studi filosofici e letterarii. Lettera di Abele Mancini al Conte Mamiani Terenzio -Presidente della Società Promotrice degli Studii Melfi, Tip. di B. Ercolani e Figli 1869

Nell'intendimento di giovare allo stato morale ed intellettuale della città natale, ho stimato non inutil cosa pubblicare la presente lettera, chè, anche per giudizio di distinti amici, quante volte le idee in essa contenute si attuassero un qualche vantaggio al certo si verrebbe ad ottenere. ILL.MO SIGNOR CONTE La S. V. con la pregiata circolare del 27 decorso Giugno invita i Socii a pronunziarsi, in breve o distesamente, sovra alcuni punti delle filosofiche e letterarie discipline onde tendere al loro compiuto svolgimento in armonia coi più gravi interessi civili. Io mi reco ad onore, non per sentimento di capacità, chè la mia giovine età e gli esigni miei studii, non consentono ergermi in dritto a pronunziarmi su di essi, ma per soddisfare agli obblighi assunti qual socio, e più ancora per satisfare a quello di cui è gravato ognuno che porti amore al conseguimento di quel grado di civiltà senza cui non si reggono, nè si perfezionano le nazioni, sottoporle alcune osservazioni, che passate in criterii, a mio mò di vedere, affretterebbero lo esplicamento degli studii. A poter ciò fare mi trovo nella necessità di alquanto sviluppare le risposte ai temi enunciati nella cennata circolare e premettere alcune considerazioni; ragione per cui, unita ad altre, mi trovo in ritardo. Comunque lo scopo della nostra Società si limiti a promuovere in modo privato gli studii di filosofia e di alta letteratura, pure, posciacchè mi si porge la fortunata occasione, mi permetta che me ne allontani un tantino tanto più che quello che sarò per dire si colliga con le più importanti domande rivolte a' Socii. Qual sia lo stato in cui versano gli studii in Italia, massime quelli che formano oggetto della nostra attenzione, niun meglio della S. V. il conosce; ed a rialzarli in guisa da vederli trasfusi nella vita della nazione, parmi urgente bisogno ed unico mezzo rivolgere l'attenzione allo insegnamento scolastico, qual terreno produttore di piante produttrici di frutta. E posciacchè occorre preparare il terreno, onde avere nelle nuove generazioni una civiltà pari a quella delle grandi epoche di Grecia, di Roma e del Risorgimento italico e non lampi che sfolgorano qua e là, subentrando tenebre fittissime dopo la loro scomparsa, cominciamo da esso. Se cosi stanno le cose la prima ed indispensabile quistione intorno a cui bisogna intendersi si è quella del metodo. Questi essendo la forma generale in cui si svolge ogni genere di sapere, colliga a sè lo esplicamento degli studii e la esatta definizione dei principii. Alla S. V. perciò, che sin dal 1841 rivolgeva i suoi studii alla dottrina del metodo, non riescirà discaro che io mi raggiri intorno ad essa e l'abbia a base per rispondere ai temi proposti. La filosofia moderna ispirandosi alla tradizione dello antico risorgimento italico fu vista progredire rapidamente nel modo cristiano, perchè dall' epoca di Bacone e di Cartesio, rialzava la dottrina del metodo. La rialzava sotto forma di predominio dell'analisi nelle nazioni germaniche, la rialzava sotto forma di predominio della sintesi nelle nazioni latine. Dopo i precursori italiani, Bacone e Cartesio debbono considerarsi come i veri eroi della scienza moderna, perchè quegli stabiliva la legislazione dell'esperienza, l'organo cioè delle scienze naturali, questi la legislazione del calcolo, l'organo cioè delle discipline della ragione estratta; ma l'uno e l'altro non poteano reggere da sè. Vico, accortosi che la realtà della storia è una realtà dialettica, cioè una realtà che si rappresenta a sè stessa per corso e per ricorso, completò la dottrina del metodo mostrando che l'Analisi e la Sintesi nel senso reale e nel senso formale sono le condizioni indivisibili dell'essere della storia. Il vero, egli dice, si converte nella storia col fatto ed il fatto si converte col vero. In virtù di questa legge di vicenda alterna, il vero non si prova astratto, ma invece ragione e cagione di tutti gli eventi e gli eventi non si svelano scissi nè confusi, ma come sviluppo eloquente dei principii e pratica dimostrazione della storia una ed eterna di tutti i popoli. Tale, onorevolissimo signor Conte, è la gran dottrina del metodo fermata dai padri della coltura moderna e della quale la S. V. ha non solo piena coscienza, ma il dritto a farne testimonianza colle sue opere. Essa dall'alto delle sue certezze respinge ogni incompiuta forma e statuisce così la classazione delle varie discipline della scienza nel mondo spirituale, lo esatto esplicamento di esse nel mondo materiale; e ritornando le manifestazioni del vero nel vero istesso, mostra questo nella sua compiuta realtà. In omaggio a questa meravigliosa dottrina del metodo, per rialzare gli studii in Italia, occorre cominciare dalle scuole, dichiarandola di esse fondamento unico e sostanziale. E per fermo non essendovi realtà che non sia razionale in sè stessa, occorre, allorchè si mostra al pensiero, vederla trattata razionalmente, cioè metodicamente. Se l'ordinamento scolastico non sarà informato a questo principio è vano sperare rialzare gli studii in Italia e veder la nazione intiera far fascio delle forze che possono condurla al conseguimento dei suoi destini. Ciò premesso, procurerò, nel limite delle mie forze, risolvere i quesiti che la S. V. ai Socii propone con l'anzidetta circolare del 27 Giugno. La prima domanda quali sono i punti che oggidì negli alti studii razionali richiedono o maggiore correzione o maggiore sviluppo o migliore dimostrazione colligandosi all'assioma che nessuna parte della scienza può essere rettamente intesa, fuori della esplicazione ordinata di tutto il sistema della scienza stessa, convalida la tesi di dover far capo del metodo. Imperocchè riconosciuta la sovranità della metodologia, avremo acquistata l'arte ideale della scientifica dimostrazione dei principii e con essa si delineeranno le singoli parti della scienza nelle loro competenze e si armonizzeranno con sè stesse e con le molteplici manifestazioni del vero. Base quindi, e punto della metafisica che richiede e correzione e sviluppo e dimostrazione è la metodologia, misura suprema a cui si rapportano ed idee e fatti onde averne lo esatto apprezzamento, scaturiggine chiara di tutto lo sviluppo degli studii. Infatti passando alla seconda domanda quali sono le insufficienze più gravi della critica letteraria in Italia chi potrà peritarsi a rispondere: una sola e la stessa, la mancanza di metodo? La critica in Italia procede astrattamente, sconosce che ogni creazione dello spirito è sintesi di relazioni necessarie ed applicata ai capolavori dell'arte si svia in commenti svariati e spesso contraddittorii. Un esempio evidente lo abbiamo nei commentatori di Dante, i quali riguardandolo chi dal lato politico, chi dal lato religioso, chi dal lato storico, ecc. fecero opera utile, ma non compiuta. Il genio sa fare l'epilogo di ogni analisi, ma fino a che la critica, lasciando sconnesse le vedute, renderà impossibile l'unità della scienza nel sapere, poco i discenti ne potranno avvantaggiare. Lo stesso è a dirsi per rispetto alla maniera di scrivere oggi una storia eccellente riguardo alla critica dei fatti, alla induzione delle cause, alle attinenze con la universalità della scienza storica ed alla virile bellezza della forma, dacchè ella è pure una Musa, come saggiamente opinarono gli antichi e la S. V. consente. E posciachè la storia, come si è detto per lo innanzi è il compiuto sviluppo del vero come principio, come fatto e come coscienza, nel ritorno di questo a quello, qui più che altrove il metodo deve spiegare il suo dominio. Perchè le attuali istorie, e ne abbiamo tante! lasciano molto a desiderare intorno alle cause dei fatti, ai fini della politica, allo spirito delle leggi ed in generale al moto ritmico dell'umanità, se non per l'oblio in cui giacciono i canoni del metodo? Ove questi nella storia fossero riconosciuti qual legge suprema, certo la gran rappresentazione del pensiero umano non si appaleserebbe confuso e quasi senza scopo. L'uomo dapprima si manifesta come sentimento che si colliga alla sua causa, dipoi si svolge nel mondo dei fatti e sintesizzando da ultimo questi e riportandoli al principio che li generò acquista la coscienza di sè. Ora seguendo questo natural corso delle idee nei fatti ed il ritorno degli uni nelle altre ovvio sarà scrivere la storia; imperocchè nella sintesi primordiale delle idee che affaticano l'umanità si scorgeranno le cause dei fatti, nello esplicamento molteplice e coordinato di esse nel mondo dei fatti le attinenze con la universalità della scienza storica e nel ritorno dei fatti alle idee la critica di questi. E stabilito che l'uomo si svolge nel mondo dei fatti come sentimento profondo, riflesso del Supremo vero, lo scrittore ispirandosi negli alti principii che li generò, mostrerà lo esplicamento di essi quale una immensa epopea lirica e tal'è. Si entra pertanto in tal guisa nel regno delle Muse. Circoscrivendo poi l'assunto alla storia d' Italia, che per destino e postura è la sede della civiltà, trovando sempre in conflitto,chè perenne conflitto è la storia, i supremi giuridici poteri, ove ossequenti non ci chiniamo alle supreme leggi del metodo, sarà impossibile il tracciarla, impossibile lo intenderla. Le leggi del metodo con la loro unità delineeranno la nostra storia colligandola alle altre; nella sintesi religiosa, necessario vincolo sociale, scovriranno le cause dei fatti; nel trasporto delle oscillazioni della coscienza nel reggimento civile quale immensa manifestazione, poichè l'uomo si sente e si esplica, mostreranno lo svolgimento coordinato dei fatti; e rapportando in una sintesi finale i fatti alle idee, proclameranno la evoluzione progrediente del pensiero nel pensiero istesso. Inoltre per avere una compiuta storia nazionale, dovendo essa seguire le mosse del pensiero nei suoi minimi sviluppi e sintesizzarli tutti, parmi, non puossi dar mano a tal lavoro se pria completa non si avrà la collezione delle storie municipali d' Italia. Tenuto conto della differenza ed analogia fra il pensiero che come tale e compiuto si mostra ed il pensiero come riflessione nel fatto, ciò che si è detto della storia in genere, debbe dirsi per la letteraria, tanto più che le lettere, avendo la parola a mezzo di esplicamento mentre sono riflessione del pensiero nel fatto, sono sintesi compiuta della riflessione del fatto nel pensiero. E stabilite con le leggi del metodo le competenze della letteratura nell'ordinamento morale e civile della nazione, ovvio é il vedere come e quanto essa in Italia abbia adempiuto al suo ufficio, tanto più che tal lavoro in Italia è bello e fatto. Basta convergere i lumi di detta legge e farli compenetrare per ogni dove nell'opera del Tiraboschi Girolamo, e continuarla con eguale norma a tutt'oggi per avere una storia letteraria compiuta in ogni sua parte. Alla domanda adunque: la storia della letteratura italiana è fatta o rimane a farsi e con quali norme e principii dovrebbe procedere? risponderò: la storia della letteratura rimane a farsi in Italia e deve ispirarsi a quei principii che regolano la scienza storica in generale, e seguire una sola norma quale quella di non fuorviare dalle sue competenze, onde in ultimo si sveli armonia e passaggio fra i due mondi dello spirito e della natura. Alla quarta domanda come dare un buon indirizzo in Italia alla filologia ed erudizione e come intorno ad esse impedire lo slegamento degli studii ed il dissipamento delle forze intellettuali , risponderò: coll'elevarle a scienze, quali veramente esse sono; chè anche la esplicazione minuta dei principii non si può ottenere che con i principii istessi. Gli studiosi in allora tributerebbero culto ad entrambe e respingendo quanto con i principii non si accorda, si ovvierebbero i citati ostacoli. Si presenta da ultimo un punto sommamente importante quale quello di cercare ed istituire i mezzi e le discipline onde ravvivare e diffondere le lettere e l'insegnamento classico nella estrema necessità in cui ne versa l' Italia. Ho detto sommamente importante e la ragione emerge chiara: essendo lo sviluppo degli studi un intero sistema, non potrassi mai comprendere bene un periodo di essi, senza possederne l'antecedente; laonde senza una completa conoscenza del passato, il presente e con esso l'avvenire, considerati isolatamente, saranno vuoti di scientifici risultati. Determinato intanto il posto che occupa il passato nella storia del mondo, elevate a scienze la filologia e la erudizione, si rialzeranno da sè gli studii classici. E disegnati su questa base i programmi didattici, lo studio classico scenderà fino agli inizi dello esplicamento intellettuale e procederá con esso nel più ampio sviluppo. Ritornando ora su quanto ho detto mi riepilogo e conchiudo. In Italia o si studia poco o poco profitto dagli studii si ricava (Male già deplorato da qualche tempo in Italia. Vedi Gioberti Vincenzo, Del primato ecc.). Occorre sulle basi del metodo ricostituire intero il sistema della scienza, affinchè avendo la nazione il suo tipo ideale, possa tendere ad esso nel suo cammino. Stabilita cosi l'armonia del mondo spirituale e materiale si rimuoverà il duplice ostacolo di disperdersi nel campo dell' astrazione o di vedere invaso il regno speculativo dall'empirismo, funesta causa di corruzione che combatte ed annienta il regime morale delle nazioni. E dovendo tutto compiere il suo corso secondo la propria natura, ad ottenere quello sviluppo massimo delle forze intellettuali e materiali, che solo rispondono alla natura dell'uomo, occorre proiettare l'attenzione alle nostre scuole, da convertirle creatrici di quell'amore al vero, solo nel quale l'uomo può rinvenire il proprio accontentamento. E qui do fine agli accenni, dalla S. V. proposti e da me svolti a seconda del mio debole criterio. Nè uno svolgimento maggiore avrei stimato necessario, chè l'ingegno pellegrino della S. V. conosce da gran tempo siffatte verità; e volgendosi ai socii, e particolarmente a me che sono l'ultimo di essi, non ha potuto al certo far dimanda di lumi, bensì di adesione. È questo per me il senso della circolare, senso di cooperazione ed accordo per promuovere l'immegliamento intellettuale e morale del paese. Sarò quindi ben lieto se, ubbidendo a disegno cotanto elevato, avrá potuto manifestare in qualche modo la mia buona volontà e l'alto conto in cui tengo ogni proposta che s'inoltri sotto gli auspicii della filosofia italiana, al lustro della quale ha concorso potentemente la S. V. con plauso di tutta Italia e di quanti hanno a cuore il trionfo, delle filosofiche dottrine. Accolga, Illmo Signor Conte, gli attestati di mia profonda e sentita ammirazione e mi abbia sempre. Della S. V. Ill.ma Devotissimo ed obbmo servitor vero Melfi, 11 Agosto 1869. MANCINI ABELE

G. CapaguzziDirettore della R. Scuola Magistrale di Matera La famiglia e la scuola in ordine all'educazione intellettuale e morale dei fanciulli Matera, Tipografia Conti 1880

A chi volesse discorrere con ordine scientifico dell'educazione, sarebbe mestieri prender le mosse dall'educazione fisica, l'importanza della quale non può essere disconosciuta se si consideri l'unione indissolubile nella vita dell'essere umano senziente, intelligente, volitivo. Di fatto le cure tendenti alla conservazione e al perfezionamento delle forze fisiche sono essenzialmente necessarie alla spirituale umana educazione, alla quale, mancando la sanità e la robustezza del corpo, verrebbe meno il soggetto; lo spirito non troverebbe il suo pronto e zelante ministro, e l'anima stessa parteciperebbe della debolezza, secondo il noto adagio: Mens sana in corpore sano . Tuttavia, siccome il trattare di quella parte di educazione che al corpo si riferisce, spetta particolarmente alla Fisiologia e all' Igiene, ai cui principii deve risalire l'educatore, sia nella famiglia, sia nella scuola, così si è creduto opportuno restringere la tesi alla sola educazione spirituale. Si è stimato poi conveniente accennare relativamente alla scuola, a ciò solo che ella ha di comune colla famiglia, essendo attribuzione esclusivamente scolastica determinare i metodi, i modi, i programmi didattico-educativi. Il bambino nasce con tutte le facoltà, con le naturali tendenze in principio, in germe, le quali è forza sieno bene sviluppate, perchè producano poi il sapere e la virtù, che non nascono in noi, ma devono essere il necessario risultamento di uno spirito attivo intelligente e libero, il quale sappia differenziare il vero dal falso, il bene dal male. ( Girard ) Ma l'esperienza e la ragione ci avvertono che le facoltà e le tendenze dello spirito umano non possono essere lasciate libere nel loro svolgimento e perfezionamento, imperciocchè, scadute dalla perfezione primitiva, sopraffatte dai bassi istinti dell'uomo animale, ingannate dalla fallacia dei sensi, allettate dalle seduzioni, pervertite dai cattivi esempi d'ogni sorta, facilmente prendono una direzione opposta a quella per cui sono date e ne conseguono ignoranza ed il vizio i quali appunto altra sorgente non hanno che l'allontanamento delle facoltà o potenze dello spirito umano dal loro oggetto che è il vero, il bene. Infatti, del pari che nelle piante operano nell'uomo in maniera appropriata le intrinseche forze poste da Dio in questa sua eletta creatura. Ma come la pianta, perchè germogli e cresca e apra i suoi fiori e alleghi e maturi buone frutta, ha bisogno dell'acqua, dell'aria, del sole, e meglio viene e più produce, se la terra è lavorata e governata, e se essa pianta è difesa, curata, e quasi accarezzata dalla mano del diligente contadino o giardiniere, così il fanciullo spiega le sue potenze per interiore virtù, e si ammaestra per ragionamenti ed esperienza propria; ma vuol essere posto in certe favorevoli condizioni esteriori, vuol ricevere dall'educatore, come nutrimento del suo spirito, le verità che egli non può conoscere da se stesso, e per gli esempi, le ammonizioni, le conversazioni, per l'andamento tutto della vita, vuol essere come circondato da un'atmosfera purgata, ove il suo animo respiri, si riscaldi, pigli forza e vigore. - Lambruschini . Ufficio questo della famiglia aiutata dalla società, mediante la scuola. É evidente che quest'opera educativa non può essere iniziata, né proseguita dalla sola scuola: questa sarà sempre quel santuario cui eresse la civiltà con lavorio di secoli, che seppe resistere a prepotente tirannide, a turbinosi sconvolgimenti, ma nella famiglia è la sorgente precipua della forza o debolezza, della libertà o schiavitù, della virtù o del vizio. L'azione della famiglia pertanto deve precedere e preparare il terreno a quella della scuola, imperciocchè l'autorità della famiglia è la precursora di tutte le autorità, è quella che apre loro la via, che dispone lo spirito umano ad onorarle, ad ascoltarle, che lo inizia al loro insegnamento, e in questa guisa è simbolo e ministra delle altre autorità - Lambruschini . E siccome quando il fanciullo entra nella scuola, non cessa per questo di appartenere alla famiglia, nè compiuto il corso scolastico, massime se elementare di cui specialmente qui si tratta, è in età da allontanarsene, ne viene di natural conseguenza che l'azione della famiglia come deve precedere, così deve accompagnare e continuare l'azione educativa della scuola. Di che distintamente si terrà discorso. La famiglia e massime la madre, deve iniziare il fanciullo all'istruzione e all'educazione morale che verranno poscia relativamente compiute dalla scuola; e a quest'opera educativa domestica è necessario por mano assai prima di quello che ordinariamente si pensi e si faccia. La formazione in fatti dei buoni abiti non è mai precoce, e a questo fine è diretta ogni azione educativa, sebbene varii e di- versi sieno gli stimoli coi quali il bambino, il fanciullo, il giovanetto sono spinti agli atti e alla loro ripetizione e quindi alla formazione degli abiti che, secondo espone il Rayneri (Pedagogica) costituiscono quasi altrettante potenze seconde. Un celebre educatore richiesto da una madre quando potesse incominciare l'educazione della propria figlia di quattro anni, rispondeva: in tal caso sono perduti quattro anni . Tale giudizio è conforme alla teoria educativa esposta dal Rosmini nel - Supremo Principio della Metodica - ove dimostra che il bambino a sei settimane circa, quando cioè nelle vergini sue labbra, spunta il primo riso ingenuo ed affettuoso, è suscettivo di educazione. La madre quindi deve e può compiere il nobile ufficio che la natura le impose. Ma come? Dalle considerazioni generali astratte, è opportuno in tale bisogna discendere alle particolari e concrete per additare alle madri i modi e i mezzi di cui debbono valersi; e metterle in avvertenza contro le viete e pessime consuetudini il cui giogo è ormai tempo di scuotere. Nè certo vuolsi dalle madri esigere la conoscenza e l'applicazione dei metodi migliori per l'insegnamento del leggere e dello scrivere; non è questa l'istruzione che esse debbono impartire ai loro figlioletti, nè quella cui debbansi arrestare le scuole; il leggere, lo scrivere non sono la vera istruzione, imperciocchè se valgono a togliere il numero degli illetterati, non diminuiscono per questo il numero degli ignoranti. Chè anzi in tal caso all'ignoranza si aggiungerebbe un tanto di presunzione e forse di malizia. Uffizio perciò della madre è di suscitare nello spirito della sua creatura i primi pensieri per formarle poscia sulle labbra le prime parole, seguendo in ciò l'istinto naturale materno, che è tutta scienza, quando è tutto amore. Non vuolsi da ciò arguire che le madri non possano essere illuminate e aiutate; chè anzi le speculazioni dei filosofi, veri benefattori dell'umanità, quando applicano alla pratica della vita i risultamenti dei profondi e diuturni loro studi, vengono in loro soccorso. Conobbe infatti il Pestalozzi l'importanza della madre in tale faccenda e scrisse il - Libro per le madri - con cui pose il primo fondamento dell'istruzione intuitiva a vantaggio dell'educazione, seguito nella santa opera dal Rosi, dall' Aporti , dal Fröbel il cui metodo principalmente dovrebbe essere noto alle madri. Nè da questi educatori dissente il Padre Girard il quale fissando l'attenzione della mente sua profonda osservatrice sul modo onde un'affettuosa madre e sagace, secondando la natura, guida il proprio figliuolo, nello sviluppo delle sue facoltà, ne deduce una teoria da tutti applicabile e consiglia le madri a fare ogni giorno più attenti i loro figliuoli ad ogni cosa che veggano, odano, tocchino o facciasi sentire al loro gusto, odorato, udito perchè ottengano essi in tal guisa non solo più viva la percezione distinta degli oggetti esistenti, dopo averli per qualche tempo confusamente percepiti come formanti un oggetto solo producente una percezione visiva unica, complessa, ma nello stesso tempo compiano e ripetano il primo atto dell'intelligenza, fonte necessaria di ogni sapere. Egli insegna che le madri poi mostrino un dopo l'altro ai loro figlioletti gli oggetti sensibili, ne pronuncino e ne facciano ripetere il nome; ne rilevino le qualità concretandole nella parola. Così a poco a poco ai gridi dell'animale si sostituiranno il pianto e il riso dell'uomo; apprenderà il fanciullo il significato dei suoni semplici e articolati e il loro uso in conseguenza del naturale svolgimento del suo pensiero e del linguaggio che sono a vicenda causa ed effetto l'uno dell'altro; seguendo necessariamente l'ordine graduato delle intellezioni, e senza che punto la madre lo tormenti con l'astrazione delle regole: imperciocchè, dice Bernardin de Saint-Pierre, noi non impariamo più a parlare per via delle regole grammaticali che a camminare per via delle leggi dell'equilibrio. È necessario però che in questa proficua attività del fanciullo diretta e sorvegliata dalle madre, sia mantenuta in lui la calma e la serenità dell'anima, sia lasciato tempo al suo spirito di affissarsi sulle nuove cose e soprattutto abbia cura di estendere ragionevolmente il sentimento di benevolenza che è il solo stimolo del suo operare, finchè la ragione non lo illumini o la passione non l'offuschi. Oltre a ciò la madre, contro l'opinione di coloro che vorrebbero nell'educazione infantile una barriera fra il sensibile il soprassensibile, potrà come insegna il Tommaseo , elevare l'animo del suo figliuolo per mezzo dei simboli del mondo fisico alla contemplazione graduale di quelle verità che i sensi non colpiscono, ma a cui l'intelligenza umana aspira e nella loro cognizione piacevolmente si riposa: instillandogli per tal modo fin d'allora nella mente l'idea che l'anima incorruttibile, immortale non è Simile a bolla che da morta gora Pullula un tratto e si risolve in nulla . In tal guisa la madre, senza pretendere trattare di proposito su nulla, parlerà occasionalmente di molte cose e se pur poche saranno le cognizioni dal fanciullo apprese e ritenute, non avrà ragione alcuna per giudicare inefficace l'opera propria, giacchè avrà iniziata l'energia mentale risvegliando nel fanciullo l'attenzione, l'osservazione, l'intelligenza insomma che afferma il vero, la memoria che lo ricorda, l'immaginazione che lo trasforma in tipi ideali; avrà educato il buon senso e il buon gusto. Sul terreno così dissodato la scuola getterà poi i suoi semi attenendosi anch'essa almeno nei primi anni, allo stesso metodo, secondo il quale ogni insegnamento e ogni esercizio educativo delle potenze è coordinato e in certa guisa subordinato all'insegnamento della lingua materna, condotto secondo le leggi che regolano lo sviluppo del pensiero umano. Lavoro questo tanto importante che ha bisogno di essere iniziato dalla madre, seguito dagli asili, perché possa essere relativamente compiuto dalla scuola primaria e popolare che, partendo dalle cognizioni somministrate, come mezzi educativi, in una forma sintetica e senza certi legami, dalla madre e dal maestro nei primi anni di scuola, dovrebbe ripeterle, estenderle, classificarle scientificamente e discendere poi alla loro applicazione nella pratica della vita tenendosi egualmente lontana dal metodo veramente scientifico delle scuole superiori e dall'empirico della madre. In tal modo seguendo il processo delle successive intellezioni e riflessioni, il sapere si forma allargandosi parallelamente come i cerchi successivamente formantisi per sasso gettato, alla superficie di placid'acqua. È certo d'altronde che l'universale delle madri non sarà da tanto, ma riescirà loro men difficile l'astenersi dal disturbare e contrariare il naturale sviluppo al bambino e dal presentargli il falso sotto l'aspetto del vero. Troppo lungo sarebbe enumerare i racconti fantastici, i pregiudizi ingiustificabili, gli errori deliberatamente esposti con cui esse abusano della credulità fanciullesca ponendo con ciò solo un ostacolo, spesso insormontabile, all'apprendimento del vero. Fin qui dell'educazione intellettuale che il fanciullo deve ricevere in famiglia prima che nella scuola; ma cosa di ben maggior importanza è la prima educazione morale da cui per la successiva formazione di abiti sempre analoghi ai primi, s'informa l'animo del fanciullo e si imprime il carattere determinante la personalità individuale. Nella famiglia pertanto, secondo il Lambruschini , l'anima del fanciullo deve essere piegata alla docilità, all'amore del lavoro, a quell'amore del bene, a quel virginale pudore, a quella fortezza civile che lo armi contro gli assalti dei tentatori e lo renda schivo dei piaceri che sfibrano e istupidiscono e lo innamori dei diletti puri dell'anima casta e tenera "La famiglia deve inculcare la grande massima: quel che è bene prima, poi quel che è utile e piace; deve insegnare a ciascuno di sollevare sopra di se i suoi genitori, al suo livello i suoi simili, l'uomo sopra l'animale, la Divinità sopra tutti, determinando ed imponendo i doveri secondo il vario pregio degli oggetti. Nella famiglia il fanciullo deve apprendere a dominar la tendenza personale per non divenire egoista, a secondare la tendenza sociale per accettare e riconoscere il bene che dagli altri riceve, e farne egli stesso, a seguire la tendenza morale per innamorarsi del vero bene e praticarlo, a coltivare la tendenza religiosa per risalire colla mente e col cuore alla sua prima origine, al suo ultimo fine, in una parola, dev'essere educato il buon cuore . I mezzi diretti che la madre, come ogni altro educatore, deve usare sono: la parola per eccitare e dirigere, l'autorità particolarmente per correggere. Ma la parola materna non scenderà al cuore dei fanciulli per guidarne la condotta e imprimerne il carattere, se non sarà improntata di tal affetto che stabilisca tra i due cuori quella corrente di simpatia per cui i palpiti dell'uno si confondano in quelli dell'altro, e per effetto della conseguente benevolenza il volere del fanciullo si congiunga e s'immedesimi quasi con quello della madre, finchè insieme colla propria volontà in lui non sia svolto il «...principio là onde si piglia Cagion di meritare in noi secondo Che buoni o rei consigli accoglie e viglia» . D'ordinario però l'amore delle madri è una tenerezza languida, inetta che fa insolentire perché debole e mostra al fanciullo la propria debolezza. L'amore dev'essere accompagnato da fermezza, e fermezza di tutti i momenti che temperi con certa gravità dei modi la dolcezza delle parole. Ma, come si è accennato, o per il predominio degli istinti animali sugli umani, di questi sulla ragione, degli affetti sulla volontà, o per l'ignoranza del bene o in fine per la naturale fallacia dello spirito umano, sia essa attribuita, secondo l'opinione dei varii filosofi, alla libertà umana, alla società, alla natura, ad una prima colpa antica, il fanciullo devia dal retto sentiero, non ascolta la parola materna, non è impressionato dall'affetto di lei. Ecco il bisogno della correzione, per mezzo dell'autorità propria dei genitori della quale per legge naturale sono investiti e il cui uso, prima che un diritto è per loro un dovere, dovere che può trovare un certo riscontro in quello di un tutore, cui incombe impedire al pupillo deteriorare in qualsiasi modo o profondere le proprie sostanze. Giova però credere e rammentare anzi tutto che l'autorità, presa in questo senso, è l'ultimo mezzo a cui la madre deve ricorrere, perchè il più difficile a bene usarsi. Prima di correggere bisogna dirigere, ed eccitare. La mancanza di eccitamento e direzione molte volte rende ingiusto e inefficace l'atto correttivo seguito da un grado qualunque di sanzione, senza di che si riduce a semplice consiglio. L'esercizio pertanto di quest'autorità che giuridica s'appella, deve essere opportuno, tranquillo, giusto, fermo; non voglia incatenare la libertà, ma dirigerla colle regole proprie di ogni età, secondo il concetto del Rosmini , (Supremo principio della Metodica) per non andare oltre i limiti del suo ufficio, nè sostituirsi a quella intima direzione, il cui obbligo cresce nel fanciullo, col crescere dell'età e che dev'essere a suo tempo La buona compagnia che l'uom francheggia Sotto l'usbergo del sentirsi pura. Così l'educatore, qualunque egli sia, deve affaticarsi, come epigrammaticamente diceva il Fontauelle, per rendersi inutile. Il considerare nel fanciullo un essere intelligente e libero, avente ragione di fine, sostenga la madre e l'educatore nella difficile impresa: la diversità dell'indole, dell'età, del sesso li consiglierà a esercitare in diversi modi l'autorità. In fatti, col fanciullo tranquillo, ragionevole, amoroso basteranno due parole d'esortazione; col fanciullo ostinato ci vorranno parole più calde, un contegno serio, qualche volta severo; coll'orgoglioso e iracondo una pacifica, ma irremovibile fermezza; il quieto che stagna, dovrà essere obbligato al lavoro gradatamente crescente, il frugolino che troppo s'agita, costretto alla tranquillità, il flemmatico che assonna, spinto all'azione costante, il pusillanime che s'accascia, rialzato nella stima di se stesso, il presuntuoso che si ringalluzza, rintuzzato, il volonteroso che si confonde, rischiarato; insomma per ogni varietà di carattere un savio indirizzo educativo, che non perda però mai di vista il fine vero ed ultimo e che osservi le due leggi principali di educazione l'unità e l'universalità, e la suprema cioè la convenienza. A sussidio e conferma dell'autorità nell'educazione si adoperano premii ed i castighi i quali più che ovunque riescono efficaci in famiglia, ove si dispone di tutto che interessa il fanciullo, si conosce meglio e il suo carattere, e ciò che a lui piace o dispiace. I premii e i castighi, che costituiscono la sanzione esterna dell'autorità educativa e per essa della legge morale (non potendosi astrattamente dal fanciullo concepire, finchè non sia giunto a tale sviluppo da vedere e da seguire il lume di ragione) vogliono essere considerati quali farmaci utili e anche necessari all'occorrenza. Quindi la famiglia non deve abusare massimamente dei castighi, ma neppure in modo assoluto rifiutarli; imperciocchè, come nessuno si fa scrupolo di sorreggere con una strappata violenta il proprio bambino che sta per cadere, o di amareggiare le sue labbra con un farmaco che dovrà ridonargli la salute, così nessuno dovrebbe esitare a trarlo dal pericolo della colpa o della ricaduta colla minaccia e col castigo, due mezzi che hanno il valore materiale di quella strappata, di quel farmaco, ma che in sostanza sono l'ultima parola della giustizia che è la ragione delle ragioni, sebbene però debba in educazione ricercarsi che sieno volti all'emenda e all'esempio più che all'espiazione. Potrebbero ora con lungo e minuto ordine classificarsi i castighi, i premii, i modi da tenersi, l'efficacia di ciascuno; basterà però accennare che tanto i castighi, quanto i premii vogliono essere indirizzati a quei sentimenti che nel fanciullo sono dominanti, dati all'unico scopo di promuovere il bene, allontanare il male, preferiti i premii e i castighi naturali, escludendo fra i castighi quelli che, volendo evitare un male, ne producono uno peggiore; e fra i premii quelli che, scambio di promuovere un bene, si volgono in causa di male, come avviene, quando si considera il premio in se stesso e non nella sua relazione col bene operato. La loro azione vada di mano in mano decrescendo, finchè l'interno compiacimento o rimorso sia il solo premio o castigo cui il fanciullo riceve in conseguenza di una sua buona o mala azione. Questo sarà indizio che nel fanciullo è promulgata la legge morale, che ne vede il rapporto colle proprie azioni, e che per ciò non pone più nel premio o castigo solamente lo stimolo e la ragione finale del suo operare. La parola materna, l'affetto, l'autorità appartengono, secondo i trattatisti, all'educazione diretta, la quale se non viene rafforzata dall'educazione indiretta, è di un'efficacia dubbia assai, mentre questa senza quella porta i suoi frutti. Primo e più potente mezzo di educazione indiretta, e forse quello a cui si può ridurre tutta l'educazione provvidenziale, è l'esempio che colpisce direttamente i sensi, suscita i sentimenti, coi sentimenti l'affetto, con questo l'azione; che ha tutta la forza del comando e la dolcezza dell'invito ed è considerato dal Rayneri come parte dell'autorità che dicesi di fatto. L'efficacia dell'esempio a confronto della parola è innegabile, essendo essa fondata sulle naturali tendenze del fanciullo alla benevolenza e all'imitazione, e sulla vita dei sensi, che in lui predomina. Perciò nessuna parola, dice il Belgioioso, per quanto saggia, ha valore sul labro di colui che non è pronto a confermarla coi fatti. E il P. Girard non si peritò nell'affermare che, se i modelli tali sempre fossero da essere imitati, il fanciullo camminerebbe tosto sul sentiero del bene e l'educazione, informando i suoi primi pensieri, troverebbe in lui buone abitudini che servirebbero maravigliosamente all'opera sua. E pur troppo è da attribuirsi all'incauto e insano procedere dei genitori se poi l'opera della scuola, per quanto concerne massimamente l'educazione morale, non dà quei frutti che s'avrebbe diritto di esigere, imperciocchè formati gli abiti, questi diventano stimolo della volontà e padroni della libertà. E chi potrà poi vincere la forza dell'abito nel quale anche il senso comune riconosce una seconda natura? Difatti, quanto difficilmente i fanciulli trovano un buon esempio da imitare, altrettanto raccolgono larga messe di esempi corruttori. Se i genitori o le persone che avvicinano il fanciullo sono dati ad una vita oziosa, molle, inetta, disordinata, e sono tra loro in discordia, o almeno non si pregiano e non si rispettano come dovrebbero, o nell'educare non hanno mire conformi e conforme volontà, come potrà egli il fanciullo riverire, obbedire chi lo regola e secondare impulsi incerti e contrari? Come il fanciullo prenderà amore alla sobrietà, all'operosità, all'assestatezza, alla concordia? I frivoli discorsi, le più frivole occupazioni, la ricerca di continui e svariati diletti in certe famiglie impediranno al fanciullo di elevarsi poi all'altezza delle gravi cure della casa e della città, delle austere e disinteressate virtù dell'uomo onorato, dell'uomo benefico, dell'uomo patriota e religioso. Le parole sconce o immorali o irriverenti alla divinità soffocano al suo nascere il sentimento morale e religioso e il fanciullo più altra norma non accetta al suo operare che il proprio piacere e utile. Oltre a ciò chi con dolore non osserva la vita civile e politica caduta nell'indifferenza o peggio, il carattere degli individui falsato? Il fanciulletto che sente tutto di imprecare a chi si trova sur un gradino più elevato della società, disprezzare chi si trova più in basso, maledire al lavoro; che vede non obbedite, ma eluse le leggi, non rispettati i legittimi poteri da cui emanano, dileggiatine gli esecutori, come potrà vivere contento nella propria condizione, considerare suoi simili tutti gli uomini, divenire laborioso, obbedire e rispettare le leggi, e i magistrati della patria sua? Nessuno impedirà che il bambino cresca pusillanime, se al più piccolo rovescio di fortuna vede la disperazione nella famiglia, scambio della rassegnazione cristiana e della coraggiosa prudenza di rimediarvi; dissipatore, se vede scialacquare in un dì il guadagno di una settimana; intemperante, se ogni giorno assiste al ributtante spettacolo dell'ubriachezza; improvvido, se i suoi tutto aspettano e vogliono dagli altri; incostante se nulla vede mai condotto a fine; rassegnato alla necessità delle cose, se ode imprecare alla pioggia, alla neve, alla grandine, al freddo, al caldo, all'umidità, alla siccità e non riconoscere tutto ciò come accidenti impossibili ad evitare e che è giuoco forza sopportare pazientemente? Non potrà crescere prudente e canto nelle sue azioni, se di un secreto svelato, s'incolpi la persona cui s'affida più che la propria indiscretezza; di una caduta, il sasso in cui s'inciampa e non la propria sbadataggine; di una ferita, l'arma che la cagionò invece della propria imprudenza. Cose fatte per sè di minima importanza apparente, ma che ne hanno moltissima per la formazione del carattere. Nè sono meno guasti i sentimenti. Il fanciullo ode il precetto: onora il padre e la madre, ma non saprà applicarlo, se vede maltrattati dal padre e dalla madre quelli che loro diedero la vita. Gli sarà inculcato il precetto del perdono, ma poi gli stessi genitori che forse recitano ogni giorno con lui il dimitte nobis debita nostra ecc., sono e si mostrano riboccanti di livore e di odio per la più piccola ingiuria e non anelano ad altro che alla vendetta, e spesso anzi prendono quella di cui i figliuoli non sarebbero capaci. La finzione, l'orgoglio, l' invidia, l'ambizione, in superbia per lui saranno virtù, quando i suoi facciano consistere l'essere nel parere, levino a cielo i propri meriti, si consumino di rabbia pel bene altrui, arrovellino per superare gli altri schiacciandoli, considerino tutti a loro inferiori. Ne valga a discolpa che il fanciullo fuori di casa avrebbe gli stessi cattivi esempi, parocchè, se tutte le famiglie si compenetrassero del grave danno, ciò non avverrebbe, appartenendo ogni individuo ad una famiglia; in secondo luogo l'esempio cattivo dato da chi non è in relazioni intime col fanciullo, nè ha su lui alcuna autorità, può esser volto a buon fine. E quindi da concludersi colle parole di un eccellente educatore italiano: Il fanciullo oda e veda cose biasimeveli, ma è mestiere che le vegga e le oda come biasimevoli, che nulla gliele mostri come usanza trovata da noi e che noi lasceremo così: bisogna farle notare raffrontandole ad altre degne di lode. All'età di sei anni, ove manchi l'asilo o il giardino d'infanzia, i genitori affidano alla scuola i propri figli e con questo atto delegano, almeno in parte, la loro autorità agli educatori. Da questo momento la scuola, proseguendo l'opera della famiglia, deve intendere, come dice il Rollin, a coltivare l'intelletto dei giovanetti ed a fornirlo di tutte le cognizioni di cui sono capaci alla loro età: dare opera in seguito a rettificare e regolare il cuore per via di principii d'onore e di probità: procacciare finalmente di compiere quello che ebbe abbozzato la famiglia, formando l'uomo morale: compito arduo assai si propone la scuola la quale può e deve molto, ma non può tutto senza l'aiuto della famiglia. È necessario quindi che in questo secondo stadio dell'educazione, genitori e maestri si dieno la mano per preparare un popolo nuovo a questa Italia , un popolo che abbia fede, che non giaccia nel fango, ma coll'occhio rivolto al cielo pensi, lavori ed ami. Anzi tutto, perchè il fanciullo impari e si educhi, non basta che sia iscritto sui registri scolastici, importa che si presenti a tutte le lezioni; da questo deve cominciare l'opera che la scuole attende dalla famiglia. Curate l'iscrizione e la frequenza, la famiglia secondi scuola o aiutandola od almeno non contrariandola. Primo mezzo di aiutare la scuola è il riconoscerne il valore, il considerarla come un surrogato della famiglia, come un santuario del sapere e della virtù, e non come una custodia o, peggio, relegazione di bambini e fanciulli. "Nell'insegnamento medesimo aspetta aiuti dalla famiglia la scuola. Il maestro assegna esercizi che sieno materia di studio tranquillo a casa, ma chi veglia, perchè vi si attenda?" ( Lambruschini , Istruzione). Non sempre, è vero, anzi di rado, un padre una madre sanno tanto, o possono disporre del tempo necessario per farsi ripetitori ai propri figli, ma tutti e sempre possono non impedire per negligenza, e non turbare per malaccorto contegno, o per mal calcolato interesse distogliere i fanciulli dalle loro occupazioni scolastiche, per assegnargliene altre di un'importanza relativamente minore. Soprattutto conviene che i genitori si mettano in relazione coi maestri, ne ascoltino, abbisognando, i consigli, ne dieno, se sia il caso, non li giudichino importuni o parziali, nè troppo esigenti. Abbiano essi sempre in animo di tenere alta la dignità degli educatori, dei quali debbono avere stima una volta ne facciano, per parecchie ore del giorno, i custodi, i direttori dei propri figli; e a tale proposito il Rayneri nella sua Pedagogica fa le seguenti avvertenze: Nella necessità del buon accordo e dell'armonia che deve regnare fra l'educatore ed i parenti dell'allievo, v'hanno due eccessi egualmente perniciosi all'educazione. Essi provengono o dall'inerzia dei genitori o dalle soverchie pretese che questi o gli istitutori sollevano riguardo alla rispettiva loro ingerenza nell'azione educativa. E primieramente i genitori possono, appena consegnati i figli alla scuola, non curarsi più di loro, oppure pretendere d'ingerirsi ad ogni momento nelle cose d'educazione e d'istruzione, inceppando la libertà dell'educatore: peccano i primi per due gravi motivi: 1 perchè dimenticano il loro dovere di vegliare sulle consuetudini, sui costumi, sui progressi dei figli, 2 perchè per tale negligenza privano gli educatori dei sussidii efficacissimi che la loro autorità potrebbe prestare. Ma peccano pur gravemente i secondi, perchè dimostrano coi loro fatti di non riporre nell'opera dell'educatore quella fiducia che, se fosse veramente demeritata, li obbligherebbe a sottrarre i figliuoli dalle mani di lui. Sono oltre a ciò di grave danno ai figli i quali perdendo quella stima verso l'istitutore, che è la base della sua potenza, rimangono freddi e indifferenti alle sue parole ed ai suoi ordini e ben presto entrano in lotta con lui. Nè meno grave è il danno che all'educazione e al fanciullo deriva da quella barriera che alcuni maestri tentano d'inalzare tra la scuola e la famiglia, imperciocchè con ciò solo si privano dell'aiuto tanto loro necessario, e sono causa del rallentarsi dei vincoli e raffreddarsi degli affetti domestici. Dal che consegue la necessità che la famiglia e la scuola non si trovino mai in collisione, che le due autorità, le quali in sostanza ne costituiscono una sola, si aiutino costantemente, si accordino in modo che il fanciullo non trovi nell'una la natural nemica dell'altra, sempre pronta a contraddirla e abbatterla. Perciò, se obbligo della famiglia si è di coadiuvare la scuola, non meno doveroso per la scuola è rispettare e richiedere il consiglio e l'aiuto della famiglia, e studiare ogni mezzo per impedire quelle dissenzioni che, o per colpa dell'educatore o per ignoranza altrui potessero insorgere, sacrificando, al caso, anche l'amor proprio per impedire che dinanzi agli allievi la dignità ne riceva detrimento. Nè sembra fuori di proposito l'accennare a questo punto i principali errori in cui cadono gl'insegnanti, e più spesso i parenti, nello stabilire il concetto ed il fine dell'educazione. Errori, da cui il più delle volte dipende la poca armonia tra la famiglia e la scuola e le loro diverse e non di rado contrarie esigenze. Tali errori traggono origine dallo scambiare i fini prossimi dell'educazione col fine ultimo della medesima ( Rayneri Pedagogica) . Alcuni mettono il fine dell'uomo e della educazione nel senso e nel godimento e si oppongono perciò ad ogni lavoro od occupazione del loro figliuolo, la quale stimino non che possa recar danno alla sua salute, ma che gli cagioni noia e lo allontani da ciò che più gli piace. Altri invece non ad altro tendono che a vedere le menti dei propri figliuoli gonfie, secondo l'espressione del Montaigne , di sapere e non piene, per menarne poi vanto; quindi stigmatizzano ogni metodo che alla ragione, non alla memoria si diriga. Vi sono di quelli i quali dalla scuola pretendono pei loro figli, solo quanto può essere esclusivamente ed essenzialmente necessario alla vita materiale particolare di ciascuno; perciò stimano perduto il tempo impiegato nell'istruzione generale, diretta allo sviluppo delle potenze in genere ed in ispecie all'educazione morale. Se questi errori sono nell'animo dell'insegnante, non potrà aspirare al titolo di educatore; se nelle famiglie, è obbligo del maestro tentare di persuadere i genitori che la scuola ha per iscopo ultimo l'educazione completa del fanciullo, cioè la trasformazione delle potenze, per mezzo di atti successivi, in abiti ordinati al loro fine, e al fine vero dell'uomo. Quando la famiglia ha aiutato la scuola, non ha ancora compiuta l'opera sua. La scuola, massime la scuola primaria od elementare, quale oggi esiste in Italia , riconsegna i figliuoli alla famiglia in un'età che ha bisogno di essere guidata ancora, perchè l'istruzione e l'educazione ricevuta trovino una conferma e un'applicazione nella vita e se ne ritraggano quei vantaggi morali e materiali che si ha diritto di esigere. Quindi dopo la scuola continua l'opera educativa famigliare. Il metodo accennato per l'educazione dei bambini in famiglia, serve, e più efficacemente, pei fanciulli e pei giovanetti nei quali l'età e la scuola hanno sviluppato le naturali potenze; e la ragione e la libera volontà hanno cominciato a spiegare la loro azione. Non fallirà per tanto quel genitore che ancor per qualche tempo userà, nelle dovute proporzioni, quei mezzi educativi, che adottava, quando il figliuolo era bambino. A questi però si aggiunge una cura ben grave. I giovinetti che escono dalle scuole elementari, devono scegliere un indirizzo speciale al quale intendere con tutte le loro forze per procacciarsi nella società una posizione, devono insomma compiere il primo atto che li condurrà alla scelta dello stato. Il savio genitore che per la continua e domestica convivenza col proprio figlio, ne avrà attentamente osservato il carattere, le inclinazioni, le attitudini, temperamento, difficilmente sbaglierà nel guidarlo alla scelta, e ciò tanto più se il consiglio del sagace educatore non gli farà difetto. Ma in cosa di tanta importanza, da cui dipende l'avvenire dell'individuo, non solo, ma il benessere e la pace della famiglia, della società, il genitore non deve lasciarsi guidare da falso orgoglio, nè da abuso della paterna autorità. È necessario che egli tenga conto della propria condizione, della ragionevole volontà del figlio, per non dover pentirsi, troppo tardi, di aver contribuito ad aumentare il numero, veramente non piccolo, degli inetti o dei malcontenti. Le vocazioni devono essere dai padri rispettate e secondate, imperciocchè, come dice il poeta: Natura Non patitur cunctos ad eandem currere metam, Sed varias iubet ire vias, variosque labore Suscipere, ut vario cultu sit pulchrior orbis. Dalla considerazione dell'importanza di questo momento della vita umana, nasce il dubbio se la scuola primaria elementare italiana sia ordinata o almeno condotta in modo da estrinsecare le vocazioni e le attitudini individuali dei fanciulli per indirizzarli o ad altro mestiere, e se la biforcazione degli studi in classici e tecnici sia opportuna immediatamente dopo la scuola elementare! Sebbene principio dell'educazione sia l'autorità sarebbe però grave errore il supporre che senza lo spontaneo e affettivo in prima e poi libero concorso degli allievi, e la famiglia e la scuola potessero vedere coronata di risultamento felice l'opera loro. E necessario perciò che i figli corrispondano alle cure affettuose, instancabili di previdenti genitori e di zelanti educatori, e tanto più quanto maggiormente sono cresciuti negli anni. L'educazione li considera come esseri intelligenti e liberi, bisognosi dell'altrui aiuto e soggetti a fuorviare dal retto sentiero, e colla parola, coll'esempio coll'autorità tenta ogni via per istruirli, educarli eccitandoli, dirigendoli, correggendoli. È dunque mestieri sieno, massime i più grandicelli, fermamente convinti non volere l'autorità altrui opporsi all'esercizio della libertà che Dio diede ad ognuno e di cui canta il poeta: Libertà vo cercando, che è si cara Come sa chi per leita rifiuta ma sibbene ammaestrarli a rettamente usarla, a francarli coll'educazione dalla schiavitù dei mali esempi, dei pregiudizi, degli errori, delle cieche passioni che realmente incatenano la loro libertà, e metterli in condizione di rettamente usarne nella conoscenza, nell'amore nella pratica del vero, del bello, del bene morale. CAPAGUZZI GIUSEPPE

Felice Bilancia L'evoluzione pedagogica positiva dal Rinascimento ai nostri tempi Potenza, Tipografia Editrice Garramone a Marchesiello 1908

La tradizione dei popoli antichi ha fatto giungere insino a noi i costumi primitivi ed i mezzi di educazione che venivano da quei popoli medesimi messi in opera. Mezzi più o meno positivi, tutti però inerenti alla indole, al carattere, alle esigenze degli abitanti, e ci è nota la grandissima differenza che passava fra l'educazione dei figli dell'antico oriente, con quelli dell'antico occidente. Dall'educazione chinese a quella dei greci e dei romani, havvi un distacco oltremodo grande. Quella tutta mistero, tutta fondata su principii religiosi e su superstizioni ridicole; questa invece basata sul reale, sul concreto, sul bello, sul buono, sull'utile pratico. Quella dei romani specialmente, utilitaristi per eccellenza, era fondata esclusivamente sul concetto fondamentale di allevare uomini virtuosi, integerrimi e nell'istesso tempo altamente pratici, altamente speculativi. Ond'è che ci convinciamo sempre più che l'educazione dei popoli corrisponde sempre ai suoi bisogni. Ma col cadere dell'impero romano, cadde pure il prestigio dei popoli, i quali da padroni e signori, caddero servi vilissimi che non seppero più rialzare la loro potenza: effetti tutti della educazione cambiata che fa crescere le generazioni a beneplacito degli educatori. Sfasciatosi l'impero romano, rotti gli argini a quell'immensa fiumana di barbari nordici, di educazione non si parlò più, e soltanto alcuni secoli appresso la vediamo far capolino fra le pastoie della scolastica, finchè non risorge a novella vita prima con Dante, Boccaccio, Petrarca e in ultimo col grande Vittorino da Feltre. Qui propriamente può dirsi che incominci l'evoluzione pedagogica positiva che va diretta al suo fine, al suo scopo ultimo. Nato nel 1378 da poveri genitori, condusse una vita di sacrifici e di abnegazione: tutto erasi dedicato allo insegnamento, alla educazione della gioventù, mirando sempre al triplice scopo, fisico, intellettuale e morale, con prevalenza alla educazione fisica, giusta la massima aristotelica - mens sana in corpore sano. Epperò conviene confessare che Vittorino da Feltre fu il grande progenitore della odierna scuola pedagogica. Eminentemente pratico, non scrisse nulla; ma le sue azioni sono bastanti ad immortalarlo. E con lui la pedagogia in Italia si assopì in un letargo lunghissimo, che si sarebbe detto sonno della morte, se di quando in quando non avesse dato segno di esser viva. E intanto in Germania, Inghilterra, Francia e Spagna avveniva lentamente la grande evoluzione, che ricevette un grande impulso quando, a causa degli abusi della corte pontificia, si sviluppò ed assunse proporzioni gigantesche la riforma religiosa per opera di Lutero Martin. Nato nel 1453, fu frate agostiniano, ma, seguendo l'impulso del generoso cuor suo, volle diradare le tenebre dell'ignoranza dei popoli d'allora, e far conoscere loro, per mezzo dell'istruzione, quanto fossero falsati i principii religiosi di quei tempi. Quindi, mentre cercò di far trionfare le proprie riforme e le sue teorie, raggiunse indirettamente un altro fine non meno importante, quello dell'impulso dell'istruzione popolare; e, dettando norme e regole positive e scrivendo libri scolastici, fu uno dei più potenti coadiutori della moderna pedagogia. Ma siccome egli non si era ancora spogliato delle pastoie della scolastica, non comprese che la lingua materna deve essere la base dell'insegnamento popolare. Onde lasciò a Comenio la gloria di separare la scuola primaria dalla latina. Ma fra questi due grandi, dei quali l'uno iniziatore e l'altro perfezionatore di medesimi principii, abbiamo Raticchio di Vinster, nato nel 1571, il quale aprì a Comenio la strada alle sue teorie, dando maggiore importanza alla lingua materna che non alle altre lingue antiche, e dettando in pari tempo principii fondamentali che non dissentono guari dalle leggi pedagogiche che furono propugnate in seguito dai sommi pedagogisti, che le svilupparono, le confutarono, le ampliarono, le modificarono, e, per mezzo di tutte queste successive operazioni, ci fecero pervenire quelle norme che regolano le nostre odierne scuole popolari. Infatti fino da Comenio venne proclamato il metodo intuitivo, naturale, sperimentale; da circa 300 anni si proclamava la legge dell'universalità della convenienza e del diletto; e fin da Comenio si cominciò a intuire lontanamente l'importanza dei lavori manuali nelle scuole popolari; onde tutti questi principii in embrione vennero studiati particolarmente dai successori, in modo che vediamo Fröbel istituire la vera scuola infantile, e dettar norme per i lavori manuali. E quello che adesso credesi un portento della scienza pedagogica moderna, l'idea, cioè, di porre un fondamento psicologico a tutto l' edificio scolastico, è principio preso da Locke e studiato e sviluppato dopo di lui. L' Inglese - medico qual'era, conosceva pienamente l'uomo in tutte le sue parti fisiche e spirituali, e nel suo libro «Pensieri sull'educazione» pone il fondamento di un completo sistema di educazione in conformità dei principi Comeniani, cioè il nesso fra corpo e spirito, e l'influenza del primo sul secondo. Ond'è che l'educazione fisica acquista per lui una importanza somma ed i principii di Vittorino da Feltre sono da lui richiamati a novella vita. Il nutrimento, il sonno, l'igiene della respirazione e della persona, la ginnastica sono trattati con arte finissima, ed alle sue teorie poco o nulla si è aggiunto oggi giorno. Se non che le condizioni miserande dell'Europa nel 1700, condizioni che andarono sempre peggiorando finchè la rivoluzione della Francia non scosse tutti i popoli, avevano indotto molti generosi filantropi ad aver cura dei poveri; fu allora che Calasanzio , de La Salle, l'accademia di Port-Regal, Franche ed altri molti pensarono alla tutela degli ignorantelli, senza però usare un sistema di educazione positiva. Ma la corruzione del secolo sdegnò il Ginevrino che levò l'atroce grido del dolore e della miseria dei popoli, proponendosi di riformare la corrotta società con la educazione. Questa, caduta nel fango, volle rialzarla esagerandola e propugnando teorie inattuabili, e quindi i suoi sistemi sono tante utopie come la Repubblica di Platone. Tuttavia egli raggiunse il nobile fine di rialzare al grado di dignità la scienza pedagogica, onde le sue teorie attirarono l'attenzione degli scienziati che le confutarono, le studiarono seriamente, e, seguendo l'esempio dell'ape, riuscirono a estrarre tutto il buono, dando così origine ad una nuova scienza basata sullo studio della natura umana e sui fenomeni psico-fisiologici. Ma se Rousseau ebbe mente di pedagogista, fu appunto perchè propugnò i principii Lockiani. Infatti l'Emilio è un trattato di psicologia e di morale pedagogica, una analisi profonda della natura umana, mediante cui tenta riformare la società pedagogicamente. Senonchè, impregnato di paradossi e di aforismi, il suo ragionamento procede sovente su di una via sbagliata e ne derivano conseguenze assolutamente errate; ma quando sostiene di allevare il fanciullo secondo natura, oh allora è semplicemente grande e appare in tutto il suo splendore il potente ingegno di che fu dotato. Egli vuole che prima di far conoscere la virtù al fanciullo, gliela si faccia praticare in modo che l'esempio preceda sempre il precetto. Se talvolta ha esagerato, non ha poi arrecato quel male che si crede, perchè, dice Voltaire, è esagerando che sovente si inducono gli altri ad entrare nei giusti limiti. La società del XVIII secolo aveva bisogno di essere richiamata alla natura ed alle sue leggi immortali, ed alle sue sventure trova un balsamo vivificante in Rousseau. Onde apparisce più evidente la continuità pedagogica fra Locke e Rousseau. Entrambi fondano l'educazione sui sensi, entrambi vogliono il sapere utile, entrambi sono altamente utilitari. Ma il pensiero di un naturalismo astratto doveva trovare un applicatore e lo trovò; lo trovò potente, indefesso in Pestalozzi e Fröbel. Quello fu d'animo proclive al sentimentalismo, perchè di carattere dolce, tutto cuore, tutto amore per il simile, specialmente per il povero: sentimenti questi che lo fecero persistere in quello spirito di filantropia che lo ha guidato per tutta la vita. La seguente epigrafe compendia tutto:

Qui giace Pestalozzi Johann Heinrich; nato a Zurigo il 12 gennaio 1746 - morto a Brugg il 17 febbraio 1827; Salvatore dei popoli a Nehuof; moralizzatore del popolo in Leonardo e Geltrude; padre degli orfani a Stanz; fondatore della nuova scuola popolare a Berthoud e a Münchenbuchsee; educatore dell'umanità a Yverdon ); uomo, cristiano, cittadino; tutto per gli altri nulla per sè. Il suo nome sia benedetto. E tu, amato Enrico, sarai davvero benedetto, e le future generazioni che per te si troveranno migliorate sotto ogni rapporto, innalzeranno inni di gloria al tuo nome sacrosanto, e vivrai nella mente di tutti i buoni, siccome il rigeneratore vero e stabile di una società corrotta, guasta che era sulla via della dissoluzione. Le opere sue furono molte, fra cui importantissime: «Come Geltrude educa i suoi figli» e «Leonardo e Geltrude». La forma di romanzo è la preferita, in che egli spiega tutta la sua abilità didattica, e conduce quasi alla perfezione i principi di tutti i suoi antecessori. L'ideale pedagogico è con lui pressochè raggiunto; sintetizza tutto ciò che di buono, di bello e d'utile abbiano potuto dire e fare i sommi pedagogisti da Vittorino da Feltre a lui. Genio eminentemente iniziatore, egli applicò quanto scrisse; solo la poca abilità ad amministrare lo fece apparire inetto a condurre un'istituto. I principi che vengono predicati dalla moderna scuola pedagogica positiva sono appunto quelli del Pestalozzi, perchè mai la natura venne tanto sapientemente imitata e seguita in tutti i suoi svolgimenti, come da Lui. Pestalozzi stesso confessa di dovere molto a Rousseau, e quindi egli è un vero continuatore del filosofo Ginevrino, ma come questi aggiunse elementi nuovi alle teorie dell'inglese Locke, così il Pestalozzi aggiunse principi nuovi al Rousseau, e in queste nuove creazioni appariscono i caratteri distintivi del Pestalozzi, il quale, a differenza di tutti gli altri, studiò profondamente la natura del bambino, per scrutare le eterne leggi che la governano e ad esse uniformare il sistema educativo corresse molti errori speculativi del Ginevrino, e come lui intese di riformare la società: quello però fondossi tutto sull'astratto; Pestalozzi invece fu tutto pratico, e questo è uno dei suoi maggiori vanti. Egli è continuatore di Comenio, perchè la lingua materna è uno dei grandi pilastri che sorreggono tutto il suo edificio pedagogico; è continuatore di Ratichio e di Lutero perchè ha portato nel campo pratico tutte le loro teorie fondamentali; è infine continuatore di Vittorino da Feltre, perchè tutti i principi pedagogici in embrione che questi aveva rischiarato di un lieve barlume, sono stati illuminati da Pestalozzi con luce abbagliante. Come corona d'alloro che cinge il capo di prode guerriero, così gli studi pedagogici di Fröbel coronano l'opera rigeneratrice del Pestalozzi che rifulge di un'aureola di luce divina. Fröbel non ripete il Pestalozzi, ma ne allarga le dottrine e le migliora: alla scuola popolare fa precedere gli asili d'infanzia corredati di metodi e di principi sani, convenienti al fine per cui sono messi in azione. Egli, più che come scrittore di opere pedagogiche, è conosciuto come pedagogista pratico; si trova cioè nelle stesse condizioni di Vittorino da Feltre . Ottimo fu il suo trattato della sfera e conosciuto come quello che è la guida di tutti gli asili Froebelliani; la sfera è il punto di partenza, è la base del suo insegnamento, e con lui termina, si può dire, l'evoluzione pedagogica positiva, poichè tutti gli altri pedagogisti di tutte le nazioni, e ve ne sono pur dei grandi, non fanno altro che applicare o leggermente modificare le teorie pestalozziane o froëbelliane; ma in sostanza le basi, i principi, le fondamenta sono sempre quelli. Ed ora che abbiamo a volo d'uccello passato in rivista l'evoluzione pedagogica positiva di tutti i tempi e di tutte le nazioni, che cosa abbiamo conosciuto? Quali considerazioni siamo in grado di ricavarne? La moderna scienza pedagogica, portata all'altezza in cui trovasi presentemente, è, come tutte le altre grandi scoperte scientifiche, il risultato del genio, dell'opera, non di una sola persona, nè di una sola nazione, di una sola epoca, ma di molti e molti geni, del lavoro assiduo di più e più persone, di diverse nazioni e vissute in tutti i tempi. Il telegrafo, le macchine a vapore, l'idrostatica, la meccanica, la fisiologia animale e vegetale ecc. furono sempre i soggetti di studi profondi degli scienziati di tutte le età, di tutti i popoli: nulla nasce grande, sublime, perfetto: tutto è soggetto alle immutabili leggi della natura; tutto deve essere graduato; tutto deve procedere con ordine; niuna cosa può sottrarsi a queste leggi universali: quindi possiamo affermare che la scienza pedagogica ha esistito sempre: è nata con l'uomo, o più propriamente con la prima famiglia; e cercando tutti di migliorare il loro stato fisico e spirituale, hanno cercato dei mezzi, finchè pervenuti a noi, col sussidio di quanto si era fatto per l'addietro, abbiamo mezzi pressochè perfetti. Ma tornando all'evoluzione pedagogica positiva, ora siamo in grado di poter affermare che idea predominante dei pedagogisti che l'hanno propugnata, fu sempre l'educazione per la vita pratica, e non la gretta istruzione teoretica, che fuor della scuola non ha applicazioni, e che si dimentica tanto facilmente al punto di perderla del tutto. Lo stesso Locke John, lo stesso Rousseau Jean-Jacques, quantunque il primo alquanto più pratico del secondo, ma pur tuttavia entrambi pedagogisti teorici, hanno avuto sempre di mira l'autodidattica dell'allievo, fine assai rilevante, come dice il Compayré, che per raggiungerlo è necessario che l'istruzione sia resa come proprietà inalienabile dell'allievo, sia passata in sangue e se ne serva per i bisogni della vita. BILANCIA FELICE

Edoardo Pedio La Legge Daneo, Edoardo - Credaro, Luigi nella sua applicazione. Estratto dalla Rivista Popolare anno XXI N. 7 Potenza, Stabilimento Tipografico Fulgur 1915

Chi non ha seguita la legge 4 Giugno 1911, riguardante provvedimenti per l'istruzione elementare e popolare, nelle diverse fasi della sua gestazione e nella sua prima applicazione, non sa spiegarsi l'accanimento con cui oggi è combattuta. Non parlo delle critiche aspre mosse contro di essa dai clericali: essi, come l'hanno combattuta prima, così la combattono ora, con una propaganda di discredito a favore delle autonomie scolastiche comunali. La loro lotta è di natura prevalentemente partigiana ed esula perciò da ogni indagine obbiettiva. Ma le aspre censure non vengono solo dai clericali; vengono da uomini diversi e spesso da partiti opposti. Parecchi mesi fa, circa una trentina di amministrazioni comunali socialiste della provincia di Rovigo votarono un ordine del giorno di protesta contro l'applicazione della legge; il 16 Gennaio, nel Cons. Provinciale di Milano, si è svolta una serie d'interpellanze sull'ultima legge, in cui si trovarono d'accordo pienamente clericali e socialisti. La discussione fu ampia e movimentata ed infine fu presentato dal Cons. Mauri, di parte clericale, un ordine del giorno, in cui, dopo di aver notati parecchi inconvenienti della legge, si facevano voti che la riforma, già reclamata sin dai primi esperimenti, rendesse possibile anche con congrui mezzi finanziari un positivo progresso della scuola primaria, e le domande di amministrazione diretta da parte dei comuni, fossero giudicate con sollecito esame e con proposito d'incoraggiamento. Ora, se da parti così opposte e in consessi così importanti, muovono le censure, una domanda sorge spontanea: qual'è la causa di questo malcontento? Prima di dare una risposta a questa domanda, occorre esaminare il problema scolastico quale era prima della legge 4 Giugno 1911, quale si presenta oggi. Questo esporrò brevemente, servendomi, specialmente per la fase anteriore, di cifre ufficiali ricavate dalla relazione sulla Istruzione primaria e popolare in Italia, pubblicata dal comm. Camillo Corradini, Direttore Generale della scuola primaria. La legge Casati, nello stabilire coll'art. 317 la gratuità della scuola elementare, imponeva ai comuni l'obbligo di provvedervi in proporzione delle loro facoltà e secondo i bisogni dei loro abitanti; e chiarendo meglio il suo concetto, coll'art. 320 concedeva ai comuni, che non erano in istato di adempiere agli obblighi imposti da questa legge, la facoltà di formare accordi con i comuni limitrofi a fine di partecipare in intero, o solo in parte, alle scuole stabilite nei medesimi, ovvero di valersi degli stessi insegnanti per le loro diverse scuole. L'intenzione del legislatore, come si vede, era quella di rendere la scuola elementare funzione esclusivamente comunale, in cui lo stato intervenisse come organo di tutela didattica e disciplinare. Ma erano i comuni nella possibilità finanziaria di dar vita a quanto il legislatore ordinava? E se le condizioni finanziarie non erano depresse, gli amministratori erano in condizione di comprendere tutta l'importanza della scuola elementare, specialmente nell'Italia meridionale, in cui alla fine del sec. XVIII non funzionavano che 3 scuole elementari a Napoli e 25 in tutte le altre provincie del Regno? [presente una nota. Carlo Tivaroni, L'Italia durante il dominio Francese, Torino, 1889, Tomo II, pag. 267.] L'affidare in queste condizioni la Scuola elementare esclusivamente alle cure dei comuni fu un errore gravissimo, a cui lo stesso legislatore pose riparo in qualche modo prima coi RR. DD. 20 Ottobre e 21 Novembre 1867, dopo col regolamento del 3 Novembre 1877. Così, mentre con la legge, la presidenza del C. P. S. e la direzione della Amm.ne Prov.le Scol. erano affidate al provveditore, coi decreti e col regolamento tanto l'una che l'altra passarono nelle mani del prefetto. Il provvedimento fu anticostituzionale, ma indispensabile, perchè in nessuna maniera il provveditore poteva compellere i comuni inadempienti agli obblighi scolastici. Questo spostamento di poteri, specialmente nell' Italiameridionale, dove l'azione dei prefetti è stata quasi sempre pervertitrice, se non contribuì certo all'elevamento morale della scuola che era minata dalla nessuna fiducia e, spesso, dall'animosità degli amministratori e dalla povertà dei bilanci comunali, diede alla scuola stessa la possibilità di funzionare. Ma se per questi ripieghi la scuola funzionò, non ebbe mai nei suoi inizi vita prospera e feconda; anzi il problema divenne sempre più aspro innanzi alle necessità impellenti dei bilanci comunali oberati di debiti. Lo stato cercò ripararvi con sussidi e contributi i quali, anzichè risolvere la quistione, la ingarbugliarono maggiormente, creando ingiuste sperequazioni. Non pochi comuni come osservò il Corradini nella sua relazione i quali, in senso assoluto, spendevano di più per l'istruzione elementare, in senso relativo, sostenevano sacrifizii minori. E, giacchè i contributi dello stato non dovevano essere accordati che traverso i comuni, e dovevano corrispondere proporzionalmente ai servizii esistenti o da crearsi, ne veniva di conseguenza che erano distribuiti in ragione inversa della potenzialità economica delle diverse regioni e dei bisogni scolastici di esse. Così la legge 19 luglio 1878, che autorizzava il governo ad accordare mutui di favore per la costruzione di edificii scolastici, ebbe un'efficacia minima, non solo per la scarsezza delle somme stanziate, per il tasso elevato e per la passività con cui il governo ne eseguiva l'applicazione, ma sovratutto per la indolenza dei comuni e per la povertà dei relativi bilanci. Ne usufruirono infatti, e non sempre con utilità vera della scuola, solo le grandi città, con una sproporzione stridente fra le province dell'Italia settentrionale e quelle del Mezzogiorno. Nella provincia di Alessandria, ottennero il mutuo 59 comuni per un ammontare complessivo di L. 2.454.600; in quella di Bari un comune per l'ammontare di L. 45.000; in quella di Como 48 comuni per l'ammontare di Lire. 1.090.700; a Lecce 3 comuni per l'ammontare di L. 42.500; a Potenza 2 comuni per l'ammontare di L. 285.000; a Salerno 2 comuni per l'ammontare di L. 181.000; a Sassari un comune per l'ammontare di L. 12.000. Venne poi la legge 8 luglio 1888, con cui furono estesi i beneficii della legge precedente agli asili di infanzia, fu diminuito il tasso, e furono meglio disciplinate le concessioni. Da questa legge qualche comune più piccolo ebbe dei beneficii; ma le cose rimasero nello stato di prima. Nella provincia di Alessandria 15 comuni ottennero mutui per l'ammontare di L. 603.448; a Bari 5 comuni per l'ammontare di L. 470.200; a Como 54 comuni per l'ammontare di Lire 1.109.232,98; a Lecce 3 comuni per l'ammontare di L 489.800; a Potenza 4 comuni per l'ammontare di L. 201.700; a Salerno 4 comuni per l'ammontare di L. 85.400; a Sassari 2 comuni per l'ammontare di L. 145.000. Alla legge del 1888 seguì quella del 15 luglio 1900 per prorogare gli effetti della precedente fino al dicembre 1909, data che fu poi prorogata successivamente sino al 1911. Sebbene con questa legge e col regolamento 25 novembre 1900 fossero rese più rapide e più disciplinate le operazioni per il prestito, i beneficii furono assai scarsi. Così dal 1889 al 1898 furono concessi 445 mutui a 402 comuni per l'ammontare di lire 18.863.433,79; sino a tutto il 1908 ne furono concessi 569 a 390 comuni per una somma di L. 22.518.063,60. Tutto questo senza dimenticare che, sovente, erano gli stessi comuni ad usufruire dei beneficii delle diverse leggi, e che non poche città dell' Italia Settentrionale, nella costruzione dei propri edificii scolastici non si servivano dei mutui governativi, ma di somme ottenute in prestito, e forse in condizioni più vantaggiose, da locali istituti di credito. Che cosa erano queste somme in rapporto ai bisogni impellenti della casa della scuola, che nel Mezzogiorno d' Italia era, ed è ancora, in condizioni deplorevoli? S'aggiunga a tutto questo la popolazione scolastica sempre crescente, la scarsezza di garenzie giuridiche e le stremate condizioni economiche degli insegnanti, e si avrà della scuola elementare in Italia un quadro dei più desolanti. L'Unione Magistrale, sorta tra difficoltà enormi e tra la diffidenza dei comuni e del governo, per la prima agitò nel paese il problema della scuola, e alla sua agitazione si deve primamente la legge 21 ottobre 1903, che istituì le direzioni didattiche e disciplinò lo stato giuridico dei maestri, poi la legge 8 luglio 1904, con cui si aumentarono i contributi dello stato, si estese l'obbligo scolastico sino al dodicesimo anno di età in quei paesi dove le classi superiori erano obbligatorie, e furono istituite le seste classi nei comuni indicati nell'art. 321 della legge Casati. Alle stesse agitazioni si deve la legge del 15 luglio 1906, che venne in aiuto ai comuni più poveri del Mezzogiorno, accordando contributi, agevolando prestiti, istituendo a spese dello stato nelle frazioni e nelle borgate, con un numero non inferiore a 40 alunni, una scuola elementare inferiore di terza classe rurale. Queste due leggi portarono dei miglioramenti, che, per altro, finirono col mettere maggiormente in luce gli ulteriori bisogni della scuola. Da quanto sono andato notando, risulta chiaro come da tempo era stato compreso che alla scuola elementare occorrevano radicali trasformazioni; e occorreva sopratutto che lo Stato ne assumesse l'amministrazione e l'onere finanziario. L'avocazione della scuola elementare allo Stato, agitata in paese dall'Unione Magistrale, s'imponeva oramai; e l'opinione pubblica e gli uomini di governo ne sentivano tutta l' importanza e la gravità. Non mancavano certo contrasti, specialmente nella parte più retriva dei partiti politici; ed anche qualche uomo d'idee illuminate temeva che una tale trasformazione potesse essere un vero salto nel buio. Dopo queste agitazioni, dopo questi contrasti e queste incertezze venne fuori il disegno di legge presentato alla Camera dall'on. Daneo. In esso lo stato diventava, come il comune, un contribuente; l'ente nuovo era costituito da una specie di consorzio provinciale autonomo su cui lo stato non avrebbe avuta altra potestà che quella esercitata prima sui comuni. Si veniva così a creare un nuovo ente con una personalità giuridica a sè, diversa dal comune e dallo stato, e che avrebbe avuto per conto proprio la gestione della scuola. Se la legge fosse rimasta quale era nel progetto dell'on. Daneo, il problema della scuola se ne sarebbe poco avvantaggiato. L'allargamento di periferia non avrebbe cambiate le persone degli amministratori; e l'incapacità e l'indolenza delle autorità municipali si sarebbero perpetuate nel nuovo ente autonomo provinciale, nell' istessa maniera che nei consessi provinciali si sono trasportati i pettegolezzi e le animosità delle lotte comunali. Senza poi dire come la mancanza di unità di criterii e di metodo avrebbe potuto inceppare o deviare la risoluzione del problema scolastico in quelle regioni dove più occorre preparazione, energia, operosità di amministratori. E giacchè i contributi dello stato dovevano essere accordati solo ad unità scolastiche costituite, sarebbero andati, come per il passato, a favorire i più attivi, che spesso, non sono i più bisognosi. Gli emendamenti alla legge Daneo presentati dall'On. Credaro ed approvati dal Parlamento, abolirono la costituzione dell'ente autonomo provinciale; e, sebbene determinassero spostamenti di funzioni dal centro alla pereferia, con speciali sfere di competenza affidate ad organi amministrativi provinciali, resero l'azione del C. P. S. più consona ai bisogni veri della scuola. Ancora un altro passo e l'avocazione sarà completa. Per la legge Daneo - Credaro i comuni, a norma degli art. 17 e 18 debbono versare alla Tesoreria dello stato una somma uguale all'ammontare di tutte le spese obbligatorie e facoltative corrispondente al maggiore stanziamento complessivo iscritto per le spese suddette nel bilancio comunale degli anni 1910 e 1911, incluse le quote dovute al Monte Pensioni. Inoltre debbono fornire i locali idonei e sufficienti secondo tutte le norme igieniche e didattiche prescritte. Per la costruzione, per l'adattamento, per il restauro e per l'arredamento degli edificii scolastici, i comuni otterranno mutui dalla Cassa DD. e PP. da estinguersi in un periodo che va dai trenta ai cinquant'anni e senza interesse alcuno. Lo Stato, da parte sua, ai contributi stabiliti con le leggi precedenti, aggiunge tutte le nuove spese che occorreranno per l'avvenire (art. 20, 22, 23). Istituisce a sole sue spese scuole elementari reggimentali, obbligatorie per i soldati non prosciolti e per quelli i quali sia accertato non conservino l'istruzione ricevuta nelle scuole elementari; riordina le scuole serali e festive, già disciplinate dalla legge 8 luglio 1904 e dal regolamento 6 febbraio 1908; col patronato scolastico disciplina le istituzioni sussidiarie della scuola e riordina infine tutto quanto era stabilito da leggi precedenti circa [[[manca testo, da pag 10 a 15]]] Qui si ripresenta la questione tanto dibattuta sull'insegnamento delle donne nelle classi miste e maschili. Io ritengo - è questa una mia convinzione personale - la donna più adatta dell'uomo nell'insegnamento inferiore, non solo perchè il fanciullo si abbandona alle sue cure con più fiducia, ma perchè ogni donna conserva sempre in fondo all'anima un residuo di tenerezza e di bontà tanto efficace per l'educazione dei bambini. Ma, d'altra parte, quale riparo può opporsi alla disoccupazione dei maestri, che aumenta di giorno in giorno, mentre il numero delle maestre non raggiunge quello dei posti per esse disponibili? Le scuole rurali, diventate dopo il riordinamento tutte miste, in buona parte o debbono affidarsi a donne senza titoli o debbono rimanere chiuse; eccetto il caso che vi si mandino - come hanno deliberato parecchie deputazioni scolastiche - maestri patentati con nomina provvisoria. Sono in corso, e alla pubblicazione di queste mie note saranno forse state approvate, modificazioni al regolamento sui concorsi, le quali stabiliranno di concedere i posti maschili solo ai maschi. Ma risolverà ciò la crisi? E - quel che più importa - eliminerà specialmente nelle scuole rurali e nelle frazioni dell' Italia meridionale gl'inconvenienti lamentati? Io non mi sento di proporre che le classi miste inferiori siano affidate per legge ai maestri; ma non sarei alieno dal proporre che in via subordinata, su conforme parere del provveditore, nelle scuole miste sieno nominati anche i maestri. Questo, specialmente, perchè nei comuni ove insegnano soltanto donne non è possibile aprire e far funzionare regolarmente scuole serali e festive per adulti analfabeti, le quali com'è stato da persona competente osservato richiedono una somma d'energie e d'attitudini che, d'ordinario, la donna non possiede. Queste sono com'è facile vedere deficienze a cui la buona volontà del legislatore può riparare; ma si potrà riparare, nelle condizioni attuali del bilancio dello stato, a ciò che forma la manchevolezza vera ed organica di questa legge, cioè ai bisogni effettivi della scuola in rapporto alla potenzialità economica dei relativi bilanci? I Consigli provinciali scolastici non possono in maniera alcuna aumentare le spese stabilite nei loro bilanci di previsione, che sono costituiti dai contributi comunali, da quelli dello Stato, già fissati, e dalla quota che il ministero assegna per ogni anno a ciascuna provincia, somma che effettivamente non risponde alle disposizione dell'articolo 20 comma 4° della legge. Così, se all'apertura dell'anno scolastico sorgono nuovi bisogni, il C. P. S. è impotente a provvedervi. Ed è questa impotenza appunto che determina proteste e lamenti dei comuni per mancanza di sdoppiamenti obbligatori o per aumentata popolazione scolastica o per deficienza di locali. Che colpa hanno i Consigli provinciali scolastici, se non possono provvedere ai bisogni effettivi della scuola, quando i mezzi chiesti al ministero sono inesorabilmente decimati? Riporto per prova le cifre di due provincie, la prima tra le più floride, la seconda, tra le più povere d' Italia. L'Amministrazione Provinciale Scolastica di Milano , aveva presentato al Ministero per l'anno scolastico 1914-1915 un fabbisogno di L. 451,000, e se lo vide ridotto a L. 82,000; e quella di Basilicata, che aveva chiesto L. 92,630, se le vide ridotte a 45,000; dalle quali somme bisogna sottrarre parecchi dodicesimi, perchè, mentre nel bilancio la somma concessa deve essere divisa in dodici parti, dal luglio 1914 al giugno 1915, lo Stato non versa che i soli dodicesimi dei mesi, in cui la scuola realmente funziona, i quali si riducono appena a cinque o sei. La sproporzione tra i bisogni della scuola e la potenzialità finanziaria dei bilanci provinciali scolastici non presenta solo queste deficienze: il suo contrasto più vivo ed insanabile è nella somma stabilita per gli edificii scolastici. Senza dire che sovente è proprio la mancanza di locali che obbliga agli sdoppiamenti e che nel Mezzogiorno d'Italia, sino a che con nuove disposizioni legislative non si saranno effettivamente alleviate le condizioni misere dei bilanci, molti comuni saranno nell'impossibilità di garantire i mutui; la somma di 240 milioni, stabilita dall'art. 24 della legge, non è per sè stessa sufficiente a provvedere la scuola, specialmente nei comuni più poveri, di una casa decorosa. Nè le modificazioni apportate con la Legge 20 Marzo 1913 ha potuto risolvere in alcun modo la quistione; e il decreto che ha prolungato a tutto il 31 dicembre 1914 i mutui per i comuni che per tale epoca presentarono i loro progetti ed ottennero l'approvazione dei Consigli scolastici e delle rispettive delegazioni governative, se ha favorito i comuni più solleciti, più solerti e attivi, ha riacutizzato più vivamente la crisi dei comuni poveri, che vedranno rimandati i loro progetti a quando lo permetteranno i nuovi stanziamenti. In Basilicata (NOTA 1 Riporto i dati statistici della sola Basilicata, non solo perchè è una delle regioni dove più occorre l'opera riparatrice dello Stato; ma perchè, date le mie condizioni speciali, solo di questa regione ho potuto avere notizie precise.) già la somma quadriennale stabilita dalla legge 20 Marzo 1913 è stata esaurita; e per tutto il 31 Dicembre solo cinque mutui per progetti di edifici sono stati approvati dalla delegazione governativa. Nessuno di questi mutui riguarda frazioni rurali e quasi tutti riguardano i centri più popolati e meno poveri della regione: Matera, Melfi, Lagonegro, Lavello, Stigliano, Genzano, Potenza, Pisticci e qualche altro. Perciò, ammesso che nella divisione annuale o quadriennale di tutta la somma stabilita per la casa della scuola, la Basilicata abbia una quota annua di 300,000 lire e non potrebbe averla maggiore alla fine di dodici anni otterrà una somma di L. 3,600,000. Ora il Cons. Prov. Scolastico di Potenza, nella seduta del 4 giugno 1913 su relazione dell'ing. Bonitatibus, nello stabilire il fabbisogno generale dell'edilizia scolastica della regione, affermò occorrere una somma non inferiore a lire 14,500,000, da prelevarsi parte dai fondi stanziati per la legge 15 Luglio 1906, parte per quella 4 Giugno 1911. Un'altra questione che merita tutta la cura del legislatore è quella delle pensioni, ed è tale da non ammettere più indugi. La scuola deve essere rinvigorita con forze giovani, e per ottenere ciò occorre dare ai vecchi maestri la possibilità, abbandonando la scuola, di vivere con decoro. Questi gli appunti più gravi mossi alla legge. Altri di minore importanza, e non sempre completamente esatti, meritano anche di essere ricordati, tra cui la riforma dell'Ispettorato. Da alcuni si muovono accuse all'istituzione dei Vice-Ispettori scolastici, i quali, avendo le attribuzioni degli antichi direttori didattici e degli ispettori, riescono non proficui alla scuola per l'ibridismo stesso della loro funzione. Le accuse sono esagerate; e spesso mosse da interesse personale. Certo, semplificando e restringendo la loro funzione burocratica anche perchè alcune pratiche possono esser fatte direttamente e solo dagli ispettori la loro azione didattica sarà più proficua ed efficace. In queste discussioni per le riforme della legge ha dato, come per il passato, il maggior contributo l'Unione Magistrale. Tralasciando per il momento l'integrazione finanziaria della legge, ha discusse ed approvate una serie di modificazioni, tra cui l'abolizione delle Delegazioni governative e la proposta di legge già presentata alla Camera dal suo presidente, on. Soglia, Giuseppe, per l'inclusione dei maestri nelle scuole rurali miste. E' stato anche presentato un progetto di legge dell'on. Micheli, Giuseppe, presidente della Tommaseo, di cui questi giorni si è occupata la stampa e l'Unione magistrale. Discutere questo progetto nei suoi scopi confessionali che tendono ad intaccare la laicità della scuola nella sua essenza più vitale, diventa inutile, dopo che, tanto la Tommaseo che il suo presidente, questa discussione non han voluto neppure tentare. Questo progetto dev'essere respinto perchè è contro gl'interessi dei maestri e della Scuola. Con la sua applicazione non solamente sarebbero chiamati a coprire i posti vacanti di ruolo analogo tutti gl'insegnanti provvisori che hanno prestato servizio per un trimestre anche interrotto dopo il 15 dicembre 1910 e prima del 30 giugno 1914, ma avrebbero la stabilità tutti gli insegnanti in servizio, comunque nominati, anche sprovvisti di titolo. L'enormità di questa proposta non è chi non la veda, specialmente quando si consideri che per potere far funzionare le scuole rurali e femminili di grado inferiore sovente si è obbligati a ricorrere a persone sprovviste anche della licenza elementare. Questa la legge nei suoi pregi e nelle sue principali deficienze. Con essa la scuola elementare - e ciò non è poco - diventa funzione nazionale; e la sua vita si riallaccia direttamente agli organi dello Stato. Quanti hanno seguito con fede e trepidazione le sorti della nostra scuola elementare, sentono che si è oramai sulla via della completa risoluzione dell'arduo problema. La cultura popolare non è più privilegio di pochi; essa è entrata per provvido intervento dello Stato in un periodo di fervida crescenza che non può temere più nè abbandoni nè deviamenti. La differenza statistica tra gli analfabeti nel censimento del 1901 e quelli del 1911 è prova significativa e confortante; e dimostra come la tendenza nuova della legislazione scolastica, se non ha debellato completamente l'analfabetismo, potrà sperare di farlo. Riporto solo qualche cifra, ricavata da dati ufficiali tra i minimi e i massimi: PROVINCE - Analfabeti per ogni 100 abitanti, Censim. 1901 / Censim. 1911 Alessandria - 14,25 - 13 Como - 15,05 - 9 Bergamo - 17,52 - 10 Potenza - 75,39 - 65 Catanzaro - 78,28 - 69 Nè il movimento di progresso accenna a fermarsi: le istituzioni sussidiarie le biblioteche e la mutualità, specialmente incominciano ad entrare nella scuola, allargandone gli orizzonti, e affermando che per combattere l'analfabetismo non basta la sola conoscenza meccanica della lettura, ma occorre l'educazione e sopratutto il possesso di ogni mezzo di difesa sociale contro l'ignoranza, il pregiudizio, la miseria. I contadini non hanno più bisogno di essere stimolati, essi spontaneamente frequentano le scuole festive e serali; e i fanciulli disseminati nelle nostre campagne accorrono alla voce del maestro vispi ed allegri. D'altra parte, proprio quest'anno i comuni con, premura veramente degna, insistono presso i consigli provinciali scolastici per sdoppiamenti o per istituzione di nuove scuole. E questa premura, mentre contrasta con la parsimonia e quasi con l'avversione degli anni scorsi, fa sperare che quegli stessi organi della vita nazionale - i comuni - che fino a ieri ostacolarono sovente ogni progresso della scuola, in ispecie nell'Italia meridionale - non solo per innata indifferenza, ma per la povertà dei bilanci comunali - oggi potranno essere i portavoce più diretti e gli eccitatori più efficaci presso i propri rappresentanti politici, perchè lo stato possa e debba non solo riparare alle deficienze della legge, che la pratica ha rilevato, non solo armonizzare tra di loro i diversi organi nazionali, che concorrono alla sua funzione, ma sopratutto affrontare e risolvere nella sua interezza il problema finanziario. PEDIO EDOARDO

Giuseppe Giambrocono Direttore delle scuole elementari civiche di Potenza

L'Assistenza Scolastica in Basilicata durante la guerra - Relazione svolta il 29 aprile 1917 nella sala del Consiglio Provinciale in Potenza davanti ai Maestri della Provincia convenuti pel 2° Congresso Magistrale Lucano Potenza, Soc. Tipografica La Perseveranza 1920

Egregi Colleghi, Signori! All'inizio della presente ora storica, un illustre uomo di Stato - Antonio Salandra - allora Presidente del Consiglio de' Ministri, scriveva nel patriottico «appello» lanciato agl'Italiani in quei giorni memorandi: « L'Italia non ha bisogno, in questo momento - ed ho fede non avrà bisogno neppure in avvenire - di leve supplementari, oltre quelle di legge. Il suo grande esercito ben costituito, ben munito, è sufficiente a tutte le difese. Se mai, di una sola leva supplementare avrebbe bisogno; e questa vorrei che fosse una vera leva in massa: una leva per la protezione delle famiglie che l'esercito e l'armata lasciano dietro di loro in tutte le terre del bel Paese. E per questa leva io fo appello a tutti i buoni cittadini d' Italia ». L'appello riguardava da vicino «i maestri elementari», antesignani di civiltà e di progresso: e il Consiglio direttivo dell'Unione magistrale nazionale si affrettava a pubblicare: «Siano i 70.000 maestri italiani gli organizzatori della coscienza nazionale; sia ogni scuola il centro di un'attività che alimenti e ritempri il coraggio e le speranze; sia ogni educatore esempio, ammonimento, sentinella avanzata della mobilitazione civile, cui è affidato l'importantissimo compito di tener salda la volontà del Paese nell'ora del cimento supremo, cui sono legate le fortune della Patria». Era, quindi, indispensabile, specialmente per ragioni di saggia politica interna, tenere strettamente uniti, in comunione perfetta di spiriti e d'intenti contro il nemico comune, tutti i cittadini d'Italia, chiamare a raccolta tutte le forze vive della Nazione. Si scriveva: Nessuna titubanza, nessuna diserzione. Mentre oltre il confine della Patria e sul mare conteso tuona il cannone, cessino tutte le divergenze politiche e i dissapori personali, svaniscano le vane logomachie e le inutili querimonie; si fondano gli animi in un'unica energia, disinteressata, alacre, persistente: formidabile presidio morale per il presente e per l'avvenire della vita nazionale. Urgeva, anzitutto, assicurare la continuità della scuola, a qualunque costo, anche a farla funzionare all'aperto, per trovare la possibilità di raccogliere intorno al maestro gli alunni e sottrarli alla strada, per sollevare così le famiglie dalla assillante preoccupazione della vigilanza su' figliuoli non atti al lavoro. E, raggiunto questo primo compito, un intero programma di assistenza scolastica si profilava: Procurare la refezione a' bambini poveri ed a' figli de' richiamati, ove questi non trovassero nelle loro case il nutrimento necessario; chiamare a contributo i Patronati, i Municipi, gl'Istituti pubblici, i privati cittadini, per raccogliere i fondi necessari ed assicurare la continuità della refezione; riunire insieme, spesso, le famiglie de' bambini assistiti e i bambini stessi, per spiegar loro le ragioni che indussero l'Italia alla guerra; leggere e spiegare i giornali e le riviste portanti le notizie provenienti dalla fronte o dal mare della Patria; offrirsi a scrivere la corrispondenza co' soldati lontani; assistere e consigliare le famiglie rimaste senza capi; informare i disoccupati delle richieste di lavoro: promuovere ed organizzare, insomma, tutte le forme di assistenza e di cooperazione, sollecitare e spronare tutte le energie e tutte le attività. E la «classe magistrale», con alto senso di patriottismo, quale richiedeva il solenne momento, si accinse alacremente all'opera. In tutta Italia fu tutta una fioritura di nobili iniziative per assicurare l'istruzione e l'educazione a' figli di coloro cui ci legava un debito di gratitudine. Ma, purtroppo, scarsa fu la cooperazione che gl'insegnanti trovarono negli Amministratori e ne la popolazione civile, specie in Basilicata, dove molti maestri, fra l'apatia e l'indifferenza generale, dovettero far affidamento nelle proprie forze, se vollero veder coronato da successo soddisfacente ciò che era stato oggetto del loro entusiasmo e, diciamolo pure, costato loro un grave sacrifizio. Prima dell'inizio della guerra, nella provincia di Potenza esistevano 43 Asili d'infanzia, 74 Patronati scolastici, e 6 Ricreatori ne' comuni di Potenza, Melfi, Muro Lucano, Viggiano, Stigliano, Corleto Perticara, in cui venivano intrattenuti ed esercitati circa 300 alunni, soccorsi con libri, calzature, indumenti. I Patronati, in generale, funzionavano male, per mancanza di risorse finanziarie sufficienti, e, anche, per l'indifferenza e l'apatìa delle Amministrazioni comunali, sorde agl'incitamenti ed a' richiami dell'Ufficio provinciale e delle Autorità scolastiche preposte alla vigilanza. Fu solo nel periodo delle vacanze autunnali del decorso anno che, per l'interessamento efficacissimo del solerte R. Provveditore agli studi, coadiuvato da un'eletta schiera di Ispettori e Vice Ispettori, che si potè organizzare l'assistenza a' figli de' militari, affidandola, quasi esclusivamente, ad insegnanti che, volentieri, rinunziarono al riposo delle vacanze, cui avevano diritto. Negli Asili, il programma scolastico comprese il canto, la ginnastica, il lavoro manuale, il disegno, esercizi di giardinaggio, lezioni all' aperto e giuochi istruttivi. E ne' Ricreatori delle scuole elementari: Conversazioni e lettura de' bollettini del Comando Supremo e cronaca de' fatti d'arme più importanti; letture ricreative, morali, istruttive; canto, ginnastica, lavoro manuale e lavori donneschi; e, anche, la preparazione di quegli alunni, figli di militari, che negli esami della 1a sessione dell'anno scolastico non avevano meritata la promozione. Funzionarono così 28 Asili, in cui vennero assistiti 1555 bimbi, in maggioranza al disotto de' sei anni; e altrettanti Ricreatori, in cui trovarono assistenza 2273 fanciulli fra i 6 e i 12 anni. In parecchi Asili e Ricreatori fu distribuita la refezione gratuita, fredda o calda. Vanno citati, a titolo d'onore e d'incoraggiamento, i Ricreatori di Potenza, Pisticci, Ferrandina, Matera, Tricarico, Viggiano, Ripacandida, Montescaglioso e quello di Tramutola che fornì indumenti e oggetti scolastici a' propri alunni. In Potenza, ad opera della Direzione didattica, coadiuvata da alcune maestre, funziona, ne' locali delle scuole elementari, in Via del Popolo, l'assistenza scolastica che, iniziata il 1° agosto 1915, continua a distribuire la refezione calda a 106 alunni figli di militari, anche durante l'anno, in ogni giorno di lezione. Nelle vacanze autunnali del 1916 funzionò pure una «scuola pe' figli de' profughi», di 50 alunni, che furono assistiti, premurosamente, per turno, dalle insegnanti di queste scuole civiche. In questa Città i fondi per l'assistenza scolastica sono forniti dal Comitato dell'assistenza civile. Negli altri Comuni della Provincia, essi derivano da elargizioni di Patronati, Cooperative scolastiche, Amministrazioni Comunali, Congregazioni di carità od altri Istituti di beneficenza, Autorità, privati, dal ricavato di qualche festa scolastica; ma, specialmente, da sussidi concessi dal Ministero della Pubblica Istruzione. Nell'anno 1915-16, alle Amministrazioni degli 82 Patronati scolastici esistenti ne' Comuni della Provincia, furono concesse a) dal «fondo comune» (legge del 1911) L. 9720 b) da' fondi a disposizione della Commissione pel Mezzogiorno L. 12650 In totale L. 22370 Per la stessa destinazione, nell'anno in corso, sono state concesse: a) per la legge del 1911 L. 9720 b) per quella del Mezzogiorno (1906) L. 12010 In totale L. 21730. Furono poi assegnate alla provincia di Potenza, nella ripartizione de' fondi residuali (legge del Mezzogiorno), ed erogati a titolo di sussidio per l'assistenza scolastica prestata a' figli de' militari richiamati alle armi e de' profughi (nella media di 10 lire per alunno), L. 18000 per le vacanze del 1916, e altre L. 10300 per lo stesso scopo, ma esclusivamente a favore di quei Comuni che non avevano ricevuto alcun aiuto, perchè, per motivi vari, non era stata in essi esercitata l'assistenza scolastica in dette vacanze. Nell' anno scolastico in corso funzionano, provvedendo alla refezione, i Ricreatori di Potenza, Matera, Pisticci, Ferrandina, Montescaglioso, Brienza, Tricarico, Lavello, Grassano, Ripacandida, Avigliano e Viggiano. Questi dati - abbastanza eloquenti nel loro mutismo - non hanno bisogno di molti commenti: Ove si consideri solamente che ne' 126 Comuni della Provincia e nelle dipendenti Borgate funzionano 851 scuole con 1300 classi, frequentate da 37097 alunni d'ambo i sessi, e che la percentuale media degli alunni bisognosi è di 40 per ogni 100 alunni iscritti nelle scuole, mentre quella, media, de' figli di militari poveri è almeno di 20 per ogni 100 scolari: ciò che dà un totale di circa 15000 alunni da soccorrere nell'intera Provincia; ove si pensi che di essi, circa 4000 ricevono un aiuto qualsiasi (refezione, libri, scarpe, indumenti), si comprenderà facilmente quanto cammino resti ancora da percorrere, perchè l'assistenza possa far fronte alle necessità più impellenti di tutti gli alunni bisognosi. In Italia manca l'istituto fornito di propria vitalità, con carattere giuridico deciso, con finanziamento assicurato, con attribuzioni specifiche precise per cognizione di mezzi e di fine, con funzionamento libero di tutte le pastoie burocratiche; il quale, sviluppandosi sul nucleo della scuola, inalvei in questa tutte le energie, sia pubbliche che private, intese al fine unico - eminentemente sociale - di assistere il fanciullo fisicamente, igienicamente, moralmente; assisterlo nella scuola e per la scuola, assisterlo per la sua vita avvenire: opera questa di preparazione e di previdenza sociale non facile nè comoda; non di uno solo o di pochi, ma di tutti; non da lasciarsi in balìa, per un falso concetto di libertà e d'autonomia, a' singoli nuclei vitali, senza contatti e riferimenti alla vita pubblica. Il Patronato scolastico avrebbe dovuto rispondere a questa necessità e funzionare accanto alla scuola e in perfetta corrispondenza con essa, in ogni comune; avrebbe dovuto, anzi, essere il fulcro in cui avrebbero dovuto convenire e dal quale dipartirsi tutte le forme d'assistenza, di cooperazione e di previdenza scolastica. Nella lentissima sua ascensione, di oltre un trentennio, il Patronato ha visto spuntare in Italia molte generose e utili iniziative, private e collettive: alcune dovute a' suggerimenti del Regol. del 1888, altre agl'incitamenti della Circolare 8 febbraio 1897 concepita da una gloria della nostra Provincia, da Emanuele Gianturco; altre per le leggi del 1904 e del 1911 e per opera di Amministrazioni comunali e di Enti compresi dell'importanza della scuola elementare. Sono spuntate, si, nelle città dove l'occhio intelligente di Amministratori accorti vedeva oltre la soglia della scuola primaria, dove la facile acquisizione de' mezzi finanziari offriva il terreno propizio pel loro sviluppo. Ma dove la vita pubblica si dibatteva fra le strettorie de' bilanci stremati, dove l'ambiente si presentava come terreno refrattario, dove mancavano gli uomini e le risorse necessarie, la scuola non poteva essere considerata che poco più della scoletta medioevale. Malauguratamente, l'istituto del Patronato, che - quale è concepito nel Capitolo VIII della legge del 1911 - doveva mirare a far della scuola non solo uno strumento d'istruzione ma una palestra di educazione e di previdenza sociale, ha visto il suo concetto informatore incrinato da interpetrazioni regolamentari, sia per ciò che riguarda la sua autonomia, lasciata alla mercè delle Amministrazioni comunali, sia per ciò che riguarda il suo funzionamento. Da una parte, quindi, col finanziamento timido e manchevole - quale quello offerto dal Regolamento - e lasciato in balìa delle fortune locali, si veniva a privare i Patronati de' piccoli Comuni del sangue necessario per vivere; dall'altra parte, esagerati criteri d'autonomia amministrativa, gretto senso di altruismo partigiano, malsana diffidenza, scettica indifferenza hanno impedito il libero svolgimento della Istituzione. Per esempio: con le nuove provvidenze ne' riguardi de' «beni dotali» e con l'ultima Circolare ministeriale sull'assistenza scolastica, si rafforzava il concetto informatore del Patronato e se ne accresceva l'importanza sociale co' nuovi e non facili doveri; ma è fuori dubbio che in quasi tutti i Comuni di Basilicata tali disposizioni sono rimaste lettera morta, ed in altri, che si son segnalati per diligenza, i Patronati sono stati affatto trascurati, o hanno ricevuto, come si dice, solamente le briciole cadute dalla «tavola provvidenziale». L'art. 74 della legge 4 giugno 1911 indica le fonti a cui bisognerebbe attingere per raccogliere i fondi necessari pel Patronato scolastico: contributo de' soci, del Comune, degli Enti, sussidio ministeriale, eventuali legati. Ebbene, è risaputo questo: In qualsiasi Comune, i contributi de' soci non possono essere molti; i doni, i legati sono rarissimi; i sussidi dello Stato miseri (quello derivante a' Patronati per la legge Credaro è, per esempio, in ragione di centesimi 1,85 per abitante (nemmeno 2 centesimi!); i contributi del Comune, della Provincia e di altri Enti, per l'assistenza scolastica, sono assolutamente insufficienti al bisogno, o addirittura irrisori, o non esistono affatto. Ecco un prospetto delle entrate, nell'anno in corso, del Patronato scolastico di Potenza, di un Comune, cioè, capoluogo di Provincia, che ha la fortuna di avere alla sua diretta dipendenza una Cooperativa scolastica. Contributo de' soci (I soci sono gli stessi componenti il Consiglio d' amministrazione del Patronato) L. 30,00 Sussidio dello Stato (lordo) L. 300,00 Contributo del Comune L. 200,00 Introito netto della Cooperativa L. 200,00 In totale L. 730,00 con cui si debbono soccorrere 450 alunni poveri! E non aggiungo altro! Signori! I provvedimenti che noi invochiamo dal Governo chissà quando verranno, se pure verranno! Intanto cerchiamo di salvare il fanciullo: ch'egli non imiti il nauseabondo turpiloquio della piccola teppa randagia, ch'egli non faccia della strada il facile convegno delle sue gesta infantili! I bisogni civili si addensano, è vero, sull'orizzonte della Patria, e richiedono il contributo delle braccia e del pensiero, la tranquilla operosità di chi è rimasto al solco o alla macchina, negli uffici o ne' commerci; si richiede, è vero, sacrificio di maggior lavoro, gettito di maggior energia: e ciò perchè la vita civile non abbia a subire ristagni o soste dannose; si richiede l'aiuto impellente per chi, oltre al disagio economico, soffre per le ferite morali... Ma fra tutte le opere di solidarietà civile, che vanno organizzandosi in fitta rete nelle città vaste come nei villaggi più sconosciuti, fra tutte le mani che si tendono al soccorso materiale, fra tutte le voci che sgorgano dalla perenne sorgente del cuore, non v'è altr'opera che uguagli quella della «scuola», non v'è altra mano che si presti a più alta seminagione morale, non altra parola, che possa consigliare e confortare con maggiore ardore e più genuina carità di quella del «maestro elementare». Si può pensare, col pianto nel cuore, al muto dolore di una madre, allo spasimo dolorante di uno spirito vedovato, cui la miseria inasprisce il deserto dell'anima; ma non si può sopportare la vista di un volto emaciato di fanciullo, quando il dolore riflesso vi riga una lagrima inconscia e la miseria vi scava una ruga di sofferenza: questo dolore, o Signori, domanda qualche cosa di più che un pezzo di pane o un bacio: esso domanda tutto il calore di una lunga assistenza. Ecco perchè io non esito a porre in prima linea, fra i maggiori doveri del presente, quello dell'assistenza educativa per tutti i fanciulli che ne abbisognano; ecco perchè, col più saldo convincimento, affermo che l'alta funzione educativa della scuola, specialmente nell'infanzia, non può, non deve mancare un sol momento. Questa è l'ora nostra: non perdiamo un minuto, organizziamo la benefica opera dell'assistenza, con alacrità e prontezza; facciamo sentire, alta, la nostra voce in seno a' Comitati; reclamiamo tutti gli aiuti morali e materiali per i nostri bimbi; strappiamo, da tutto ciò che è capace di fornirle, le generose faville animatrici.... E per la cooperazione che richiederemo dagli altri, pel piccolo sacrifizio nostro, ci sorriderà l'animo al sorriso di gratitudine di tanti padri lontani, sulle Alpi nevose o nel mare infido; al sorridere di tanti innocenti orfani di eroi, di tante madri in gramaglie; avremo il conforto di aver cementato le basi della nostra istituzione in un' ora solenne per la Patria nostra ; avremo l'orgoglio di preparare i suoi figliuoli per un avvenire più fulgido e più grande, di pace e di lavoro, di giustizia e di pietà. Presento, quindi, all'approvazione del Congresso il seguente «ordine del giorno»: IL CONGRESSO Notando che l'assistenza scolastica agli alunni poveri e a' figli de' militari richiamati alle armi, nelle condizioni in cui ora si svolge, è ben lungi dal rispondere a' bisogni del presente momento storico; Attendendo che il Governo modifichi le disposizioni della legge 4 giugno 1911, riguardanti l'istituto del Patronato scolastico; FA VOTI: a) Che, indipendentemente da ciò che può fruttare la propaganda specifica, fatta da' membri del Patronato e dagl'insegnanti, fra privati e presso enti, lo Stato imponga, per legge, un contributo obbligatorio, da versarsi al Patronato pe' fini dell'assistenza nella misura di 1 lira per ogni abitante residente, e ne la proporzione di 3/10 di lira dal Comune, 3/10 dalla Provincia, 4/10 dallo Stato; b) Che lo Stato concorra, eccezionalmente, ad integrare il contributo del Comune, nel caso che questo si trovi nella impossibilità di poterlo versare; c) Che le istituzioni sussidiarie che funzionano durante la guerra, siano conservate anche dopo; d) Che in ogni Comune sia resa obbligatoria l'istituzione di un Ricreatorio, con l'obbligo di fornire la refezione calda agli alunni bisognosi delle scuole elementari. (La relazione e l'ordine del giorno vengono approvati per acclamazione) GIAMBROCONO GIUSEPPE

Giuseppe Giambrocono Direttore delle scuole elementari civiche di Potenza

Le condizioni della scuola elementare in Basilicata alla vigilia della promulgazione della legge Credaro Potenza, Soc. Tip. La Perseveranza 1920

Elezioni scolastiche: Misoneismo e scetticismo - Disorganizzazione ed incoscienza - Guizzi di fiamme e... fuochi di paglia. (in nota: Pubblicato sul giornale La Squilla Lucana, n. 165 del 10 febbraio 1910). Non diversamente dagli altri anni, la votazione per la elezione de' rappresentanti de' maestri elementari ne' processi disciplinari davanti al Consiglio Provinciale Scolastico, si è svolta e chiusa, anche quest'anno, fra la generale apatìa! Lo dice il fatto che di 700 maestri - quanti ne sono ora nelle scuole della Provincia - nemmeno 200 hanno risposto a l'invito diramato a mezzo de' Sindaci de' vari Comuni dal R. Provveditore agli Studi. Non è certo confortevole - per la dignità magistrale e per quella personale de l'eletto - che un rappresentante de' maestri sia nominato effettivo con 50 o 60 voti su 700!! Ciò torna specialmente a disdoro de' maestri de la Provincia, che danno, così, prova patente di neghittosità e d'abbandono! Ed è tanto più deplorevole, e doloroso insieme, ove si pensi che il maestro elementare - pioniere e apostolo di civiltà, fiaccola del progresso, simbolo di redenzione, ecc. ecc. - non riesce a trovare in questa Provincia, all'infuori de lo smozzicato e rubacchiato orario scolastico, altro po' di tempo e altro po' di lena per adempiere ad un dovere che segna una importante conquista de la nostra classe nel campo de le aspirazioni civili; ove si pensi che in altre province d' Italia questa votazione assume vera e propria forma di battaglia elettorale più o meno accanita, più o meno ad armi cortesi, col relativo strascico di discussioni e di polemiche! È questa una riprova del grave stato d'ammiserimento morale e - diciamolo pure - d'incoscienza, in cui ancora si trova questa nostra regione, ostinatamente sorda al grido animatore di civiltà che le perviene da le consorelle italiane; refrattaria, ápata, incurante al flusso di vita nuova che aleggia e palpita dovunque dintorno a noi co' nuovi portati de la scienza, col nuovo rigoglio di vita civile, con l'incremento notevole de l' istruzione, con l'opera vivamente encomiabile, entusiasta ed innovatrice di funzionari giovani ed egregi. Non diversamente dagli altri coefficienti del vivere civile, l'istruzione, questa negletta e grama Cenerentola in vesti lacere, in Basilicata, specialmente, assume le forme di una lurida pezzente, che si trascina come Dio vuole! Il poco che si fa costa sacrifizi enormi di energie e di volontà: l'inerzia, la trascuranza, la resistenza passiva de le autorità comunali e de' maestri fanno morire in boccia ogni più nobile iniziativa, spengono ogni più bella idea che abbia prezioso contenuto di bene! Indice, dunque, de lo stato d'incoscienza e di disorganizzazione, in cui vive la grande maggioranza de' maestri elementari de la Provincia, è stata la votazione per la elezione de' rappresentanti nel Consiglio Provinciale Scolastico. Quasi duecento i votanti, quasi cento i voti dispersi e le schede annullate; molte autocandidature che hanno presentato il suffragio del loro solo nome; maestri che hanno votato pe' direttori didattici senza insegnamento; altri che si sono scambiati il voto col collega de la borgata, o che hanno fatto convergere i loro voti sul maestro più autorevole de lo stesso Comune o di quello vicino: deboli ed abortiti tentativi di organizzazione e d'intesa, con formazione, qua e là, di piccoli gruppi autonomi; assenza, quasi completa, di compattezza, di organizzazione! Fatto sintomatico questo, che deve far pensare i maestri giovani, specialmente, e deciderli ad un'azione attiva e concludente! Un certo numero di voti compatti si è avuto ne le circoscrizioni in cui le sezioni de l' Unione Magistrale Nazionale mostrano una certa vitalità: Stigliano, Matera; debole azione di vita associata nel Melfese; fiacca e disorganizzata nel Potentino; quasi nulla nel Lagonegrese. Riassumendo: Indolenza e scetticismo da una parte, mancanza d'organizzazione de le forze magistrali de la Provincia ed ignoranza de le leggi scolastiche e de le finalità di questo voto da l' altra hanno, secondo me, dovuto determinare questo stato deplorevole di cose! Ma queste cause su che cosa basano, ossia quali sono le ragioni psicologiche, economiche e sociali di esse? Quali i rimedi per combatterle? Il maestro elementare e i riflessi economici, morali e sociali de l'ambiente - L'opinione pubblica e la coscienza scolastica - Esiste una vera questione scolastica in Basilicata? (in nota: Continuazione dell'articolo precedente, pubblicata sul giornale La Squilla Lucana (n. 167 del 13 marzo 1910). Esiste in Basilicata una coscienza scolastica? Ch'io sappia, no, purtroppo! È dolorosa quest'affermazione, che, forse, potrà suonar male a l'orecchio di tanti bravi maestri, i quali danno a la scuola le loro energie più balde, i loro entusiasmi più nobili! Ma quanto scartume di volontà, di preparazione, di età, ne la famiglia magistrale lucana! Ed io giudico che sia miglior partito dire nuda e cruda la verità, lealmente ed onestamente, anzichè stare a riscaldare sempre pannicelli caldi per la grande malata, o ricoprire col velo di indulgenti, riguardose e pietose bugie, quanto ha bisogno d'essere denudato ed esposto a la luce del sole perchè giudichi la pubblica opinione! E, prima di ogni altro: di quali elementi si compone la classe magistrale lucana? Come vive? Come insegna? Quali frutti si ricavano da la sua opera? Spesso il maestro rappresenta il povero paria logorato dagli anni e dal lavoro; pieno di acciacchi e di sofferenze, rese più acute da le strettezze finanziarie in cui si dibatte; sovente carico di prole, cui non può procurare, non dico il pane de l'intelligenza, ma neanche solo quello di farina; che, annoiato e stanco, si trascina al solito calvario, al mattino e al vespro, maledicendo il suo destino; in desiosa attesa de' sospirati miglioramenti che gli consentano di lavorare con maggior decoro e più lena, e gli tolgano la grave preoccupazione d'un domani oscuro e triste! Altre volte è l'agricoltore che chiede a la coltivazione del suo poderetto quel tanto d' agiatezza che invano attende da l'esercizio de la sua professione; o è l'artefice o l'operaio che, mettendo a profitto alcune tendenze naturali o doti peculiari acquisite, cerca altra fonte di guadagno per rinsanguare lo stremato bilancio domestico. Sovente è il compagno di giuoco del Sindaco o del farmacista o del curato, ne l'unico caffè del paesello; assenteista per educazione o per forza di cose; equilibrista o galoppino elettorale a l'occorrenza; che si bercamena come meglio può e sa, giovandosi de la scarsissima istruzione e sostenendosi con le numerose amicizie e parentele. E non di rado è il traffichino che di tutto si briga tranne che de la scuola; curioso e pettegolo come una femminuccia; che fa la corte a le donne giovani del vicinato; che sa trarre profitto da ogni cosa, anche a scapito de la dignità e del carattere; che bazzica la bettola, dove giuoca, magari a mora, coi beoni del paesello, senza tralasciare di frequentare la compagnia del Sindaco: abbrutendosi ogni giorno più, non consultando mai un libro di scuola, risparmiando, per falsa economia, l'abbonamento al giornale scolastico, fossilizzandosi, disimparando, imbecillendosi. Ne deriva che il maestro elementare di Basilicata, in generale, è poco amato, e, tanto meno, stimato, anche dagli stessi alunni, che, spesso, sentono, prepotente, il bisogno di criticare - a volte aspramente e comicamente - chi fu già loro precettore; e la scarsa o niuna fiducia che il popolo sente di dover riporre ne l'opera scolastica di lui. È questo l'ambiente in cui vivacchia gran parte de la classe magistrale lucana, specie quella ch'è costretta a vivere fra le gole impervie de' monti, dove non giunge mai l'eco giuliva del fischio de la vaporiera; o che giace sperduta ne le vallate solcate da' fiumi irruenti da le balze montane. Poco diversa è la vita magistrale ne' centri urbani, dove bene spesso i maestri, schierati in campi opposti, si abbandonano a lotte violente di partiti. Senza dubbio, la politica ha qualcosa di molto suggestivo, di grandemente attraente ne le diverse fasi de le sue lotte; v'è qualcosa di emozionante e d'interessante ne le alterne vicende di avvento e di cadute di amministrazioni e di governi: e però non è male che il maestro elementare - che, dopo tutto, è cittadino, anzi cittadino evoluto e cosciente - prenda parte a ciò che rappresenta un suo diritto e un suo dovere, che estrinsechi ciò ch'è insito ne la natura umana. Niente di male quando questo diritto e questo dovere, si esercitino con tutta tranquillità e coscienza. Invece che cosa accade ne' comuni urbani, specialmente, de la nostra Provincia? Ivi il maestro, convinto del suo stato d'isolamento e de la sua debolezza di fronte a la strapotenza municipale; persuaso che scarso aiuto e nessuna difesa può trovare ne le leggi, che così facilmente ed impunemente si eludono e si manomettono da chi è certo di trovare un appoggio a le sue prepotenze ne l'autorità politica, gelosa custode de l'autonomia e de le prerogative municipali; sicuro che l'autorità scolastica è una lustra, che poco o nulla può ove più in alto non si voglia, finisce col persuadersi che è meglio farsi valere nel campo elettorale. E questo accanimento ne le lotte politiche ed amministrative è male, perchè si distraggono o si sprecano energie preziose che dovrebbero devolversi a beneficio della scuola ! Infatti, se è psicologicamente esatto che la preoccupazione toglie la serenità de lo spirito ed è causa di arresto o distruzione di energie, il maestro elementare, già gravemente preoccupato da le sue tristi condizioni economiche e da l'irrisione de la meschinissima pensione - una vera elemosina ! - non può, se trovasi coinvolto ne le lotte locali, adempiere serenamente e con piena coscienza il proprio dovere! Conseguentemente, non è difficile precisare quali siano le condizioni de la scuola primaria in Basilicata. Deplorevoli quasi dappertutto: a) per colpa dei maestri che, se da una parte possono vantare una discriminante ne la loro questione economica, non è men vero, d'altra parte, che molti e molti sono gl'inadempienti de la santa missione, gl'incuranti, o infingardi, o esauriti, o poco coscienti per deficienza d' istruzione e d'educazione scolastica; b) per l'apatìa o la colpevole negligenza, specialmente de le autorità municipali; c) per le condizioni morali e sociali de l'ambiente, tutt'altro che adatto al crescere e al prosperare de la scuola elementare. Esiste una vera questione scolastica in Basilicata? No, assolutamente. Non è stata neppure ventilata quest'idea, ove si eccettui quanto vanno predicando, a vuoto, le autorità scolastiche, e ripetono, trombe di guerra, i giornali scolastici, che pochi leggono! Chissà quanto tempo passerà prima che essa possa conquidere le coscienze e muovere il pensiero e la volontà a l'azione! Il maestro e l'opinione pubblica: due necessità ancora da formare, specie in Basilicata, dove il bisogno è più sentito e la percentuale degli analfabeti così alta! Il popolo non s'interessa che molto vagamente de la scuola e de le cose scolastiche; o, per essere più precisi, s'interessa solo di ciò che può fruttare un qualche benefizio immediato: segno evidente che non esiste una vera e propria coscienza scolastica. E sino a che, con la cooperazione de le autorità e de' maestri - che ora resistono passivamente ad ogni conato evolutivo - tale coscienza, ad imitazione de le nazioni più civili, non si sarà formata nel popolo, sarà vano affannarsi e pretendere la soluzione de le grandi ed urgenti questioni interessanti la scuola. Urgente è, quindi, la formazione de la coscienza scolastica, che ha fine civile di grandezza e di prosperità nazionale; ed i giovani maestri, specialmente, dovranno essere i banditori del nuovo verbo e de la nuova crociata. Si dovrebbe, sopra ogni cosa, combattere e vincere l'indifferentismo e lo scetticismo, distruggere l'apatia morale e l'inerzia intellettuale che ci gravano d'intorno come cappa di piombo, se si vuol vedere aperta la via del progresso e de la civiltà; rendere fattivo e pratico ciò che adesso non è che una splendida astrazione di filosofo, un sogno roseo di poeta malato! A quest'opera santa di emancipazione sociale tutti dovrebbero far convergere i loro sforzi, ogni loro opera, per quanto modesta: ciò è dovere precipuo di coscienza, di amor di patria, di affetto e d'attaccamento a la terra natale! Il maestro elementare di Basilicata dovrebbe simboleggiare quanto di forte e di rude esprimono, nel loro muto linguaggio, i massi alpestri de la nostra regione; quanto di fantasticamente bello e soave si effonde da la poesia che emana da' monti selvosi indorati dal sole nascente o baciati dal raggio del sole morente; quanto di grande, maestoso, sublime ispira a la mente entusiasmata la vista de le nostre splendide bellezze naturali e il ricordo di grandezze ormai lontane: dovrebbe rappresentare, insomma, la rudezza e la bontà, la forza, il valore e l'intelligenza di nostra terra, prendere parte a la vita civile in tutte le sue molteplici e diverse esplicazioni, essere principio, mezzo e fine d'ogni risveglio e d'ogni progresso morale, intellettuale ed economico. Solo così, io credo, si potrà realizzare il sogno radioso de l'avvenire di questa Provincia, non seconda a nessun' altra d' Italia per ricchezza di suolo, per mitezza di clima, per virtù e valore de' suoi abitanti. GIAMBROCONO GIUSEPPE

Edoardo Pedio

Per la scuola elementare e popolare in Basilicata Potenza, Società tipografica La Perseveranza 1920

La relazione Corradini sulla scuola elementare e popolare. Per avere la cognizione precisa della scuola elementare e popolare in Italia, e quindi in Basilicata, prima che con la Legge 4 giugno 1911 essa fosse passata all'amministrazione del Consiglio Provinciale Scolastico, occorre risalire alla relazione Corradini. In essa, riprendendosi in esame i dati e le osservazioni raccolti nelle precedenti relazioni, e specialmente in quella del prof. Torraca Francesco, si ha un quadro completo, corredato di cifre e di documenti, di tutta la nostra legislazione scolastica, dalla Legge Casati a quella del 4 giugno 1911. Dallo studio di quelle cifre e di quelle osservazioni si ricavano alcune conclusioni d'indole generale che io riassumo, perchè servono di punto di partenza alle mie indagini: a) Il numero delle scuole in ciascuna provincia è stato sempre in proporzione inversa al numero degli analfabeti, e in proporzione diretta alla potenzialità economica di ciascun bilancio comunale. b) I contributi dello Stato, che dovevano essere concessi a favore di servizi già esistenti o da crearsi, favorirono non i comuni più bisognosi e più fiacchi, ma i più ricchi e solerti. c) In parecchi comuni del Mezzogiorno, e quindi anche della Basilicata, la proporzione tra le spese a favore della scuola elementare e popolare e quelle di tutto il bilancio era assai maggiore di quella di altri comuni dell'Italia settentrionale, che pure spendevano per la scuola somme considerevoli. Disparità culturali tra le diverse regioni d'Italia. Così, quando fu discussa e approvata la Legge 4 giugno 1911, tra le diverse regioni d'Italia esisteva una disparità enorme, che balza chiara ed evidente, confrontando la percentuale degli analfabeti. Trascrivo qualche cifra tra le piú significative. ANALFABETI PER OGNI 100 ABITANTI PROVINCIE - Censim.1882 - Censim. 1901 - Censim. 1911 Alessandria - 38,17 - 14,25 - 13 Como - 29,44 - 15,03 - 9 Bergamo - 31,63 - 17,52 - 10 Potenza - 85,18 - 75,39 - 65 Catanzaro - 83,79 - 78,28 - 69 Queste le cifre nella loro nuda eloquenza. Che se poi vogliamo considerare come nell'ultimo ventennio in alcune regioni per la forte emigrazione sia andata sempre più diminuendo la popolazione, la proporzione diventerà più accentuata in danno della Basilicata, che è tra le regioni che danno il numero maggiore di emigranti. Riporto per maggiore chiarezza alcune cifre, ricavate dalla statistica dell'ultimo ventennio, cifre da me già pubblicate ne La Basilicata (Edizione del La Voce. Firenze , 1911). L'anno 1890 sono partiti dalla Basilicata 9062 emigranti; 11000 nel 1900 e 39140 nel triennio 1908-09-10; cifra quest'ultima che sarebbe stata più rilevante senza la crisi finanziaria degli Stati Uniti del 1908. Questo infatti fu l'anno del triennio in cui si ebbe il numero minore di emigranti, 10126, e il numero maggiore di rimpatriati, 3750. Che cosa è stato fatto a favore della scuola elementare in Basilicata dal 1911 ad oggi. Appena approvata la Legge del 1911 si sperò che il problema della scuola elementare potesse essere finalmente risoluto, e si sperò che le condizioni d'inferiorità di alcune regioni d'Italia avessero suggerito radicali ed equi provvedimenti a favore della scuola nell' Italia meridionale, anche per un senso di opportunità, se non di responsabilità politica. E questo, sopratutto, quando si erano visti gli scarsi benefici che al Mezzogiorno erano venuti dalla Legge 15 luglio 1906. Nè la scuola della nostra provincia aveva per conto suo ricavati sensibili miglioramenti dalla legge a favore della Basilicata del 3 marzo 1904, modificata poi nel 1908. Questa legge concedeva con l'articolo 86 contributi per le scuole obbligatorie e, per un quinquennio, un congruo sussidio pel mantenimento delle scuole elementari, già istituite nelle frazioni e nelle borgate. Che cosa è avvenuto invece? Io non mi occupo che della Basilicata; e trascriverò cifre, lasciandone ai lettori i commenti. Nell'anno scolastico 1907-08 funzionavano in Basilicata 631 scuole; dal 1° gennaio 1912 a tutt'oggi sono state istituite 181 scuole, a cui bisogna aggiungerne altre 21, istituite in sede di consolidamento nel 1911. Sicchè eccetto i comuni di Melfi e di Potenza, che hanno l'amministrazione diretta della scuola elementare in Basilicata, a tutt'oggi funzionano 1053 scuole affidate a 872 maestri. In 181 di queste scuole insegnano, con orario alternato, titolari di un' altra classe. Ora, se si considera che dei 60 mila obbligati appena 40 sono gl'iscritti, e circa la metà i frequentanti, si conchiude che per dare a tutti gli obbligati una scuola, ne occorrono almeno altre 1000. Questo per le scuole. E per i locali? Nell'anno 1907-08 delle 631 scuole della provincia, 109 avevano aule buone, 247 mediocri, 246 disadatte. Prima della legge 4 giugno 1911, solo 4 comuni su 126 avevano edifici scolastici costruiti di pianta. Posteriormente, coi mezzi messi a disposizione dal Ministero della P. I., a tutto l'esercizio 1920-21, sono stati costruiti fino ad oggi altri 3 edifici, e per altri 20 è stato concesso il mutuo dallo Stato. L'Amministrazione Prov. Scolastica dal 1912 al 1918. Fin dal primo momento dell'applicazione della Legge 4 giugno, che tante difficoltà presentava nel suo organismo amministrativo, richiedendo la collaborazione di diversi organi dello stato, l'Amministrazione Scolastica Provinciale sentì tutte le difficoltà che derivavano dal dover sopperire ai bisogni urgenti e improrogabili della scuola con un finanziamento assolutamente insufficiente. Il primo problema che richiamò tutta la sua attenzione fu quello dell'edilizia scolastica. Le condizioni della casa della scuola erano delle più deplorevoli: anche le aule dichiarate mediocri dall'inchiesta ministeriale erano antigieniche. Così, dava incarico al suo componente, ing. Bonitatibus, di studiare il problema e proporre i rimedi opportuni. E nella riunione del 5 giugno 1913, l'ing. Bonitatibus, servendosi degli elementi raccolti dall'Ufficio scolastico, presentava una proposta documentata e precisa per un fabbisogno approssimativo di lire 14500000. La proposta fu fatta sua dal Consiglio, e inviata all' on. Ministero della P. I. Il Ministero non rispose, o meglio, rispose con l'assegnare annualmente, per la costruzione degli edifici scolastici, una somma addirittura irrisoria. Sopravenne, intanto, la guerra con le sue ansie e le sue preoccupazioni. Tutte le forze della nazione furono tese ad un solo scopo; ed anche l'ufficio scolastico subì il disordine e la paralisi dello stato di guerra. Anzi, credendo di fare opera patriottica, e questo certo era nelle sue intenzioni, lesinò così taccagnamente sulla scuola, da avere - ironia delle cose! - un residuo attivo di 250 mila lire. Per conto mio, non mancai, anche nei primi anni della guerra, di richiamare l'ufficio ad una visione più precisa dei bisogni della scuola; ma quelli erano giorni di concordia, e, come me, tutti gli altri componenti del Consiglio finirono col tacere, anche quando ci accorgemmo che non era neanche più in ordine il ruolo provinciale dei maestri. Intanto la guerra era finita, e finita con la vittoria. L'Ufficio scolastico del tempo intese la responsabilità che gravava sulle sue spalle. L'ispettore Verasani si assunse spontaneamente l'incarico di riordinare il ruolo. E nel discutersi il consuntivo 1917-18 nella seduta 14 dicembre 1918, il provveditore Stefani fece al Consiglio un'esposizione sincera, ma assai triste, delle condizioni della nostra scuola elementare. Occorreva mettere un pronto riparo. Il Consiglio intese tutta la gravità della situazione ed approvò un mio ordine del giorno, che nella parte deliberativa fissava, in forma schematica, quali erano i veri e più urgenti bisogni della scuola nella nostra regione. Col mio ordine del giorno si domandava: a) Che si istituissero altre 30 scuole rurali e che esse fossero riordinate a norma delle disposizione del 2° comma dell'art. 33 della Legge 4 giugno 1911 n. 487. b) Che si estendesse l'obbligo scolastico dell'istruzione sino alla sesta classe anche nei comuni rurali. c) Che venisse istituita la scuola popolare con indirizzo agrario in tutti i comuni, in cui il corso popolare esiste per obbligo di legge e in quei comuni che, precorrendo, la legge, avevano già istituita la 5a classe. d) che venissero assegnati i fondi necessari per la costruzione degli edifici scolastici in tutti i comuni della provincia, che non hanno goduti i benefici della legge 1906 e 1911, con l'esecuzione d'ufficio, nell'eventuale rifiuto o ritardo da parte dei comuni interessati. e) Che le circoscrizioni e i circoli avessero il proprio titolare e che l'azione ispettiva fosse intensificata nella vigilanza e nell'indirizzo didattico. L'avv. Reale, altro componente del Consiglio Provinciale Scolastico, non solo approvò quest'ordine del giorno, a cui appose la sua firma, ma volle insistere con maggiore specificazione sul problema della edilizia scolastica; e presentò un ordine del giorno a parte, firmato anche da me. In esso si facevano voti: 1° perchè l'assegnazione delle somme per la costruzione degli edifici scolastici in Basilicata fosse elevata a 5 milioni annui per poter provvedere in un quinquennio alla loro costruzione. 2° perchè nella ripartizione dei 500 milioni da assegnare in vari bilanci dello stato, giusta decreto 17 novembre 1918 n. 1078, fossero tenute presenti le speciali condizioni della Basilicata, che ha il triste primato dell'analfabetismo e la necessità di assegnare alla Amministrazione Scolastica Provinciale di Basilicata una somma adeguata all'integrale applicazione della Legge 1911 e al fabbisogno indispensabile per la costruzione degli edifici scolastici. Bilancio preventivo 1919-20. Queste deliberazioni affermavano i propositi del Consiglio, che sentiva quali impellenti doveri avesse verso la classe degli umili. Così, in ottemperanza ai suoi deliberati, nel bilancio preventivo 1919-20 chiedeva per l'esercizio in corso l'istituzione di 33 classi obbligatorie per l'importo complessivo di lire 42.792,40; altre L. 11.730,00 per la istituzione o il completamento del corso popolare in otto comuni, e altre L. 30.000,00 per un maggiore sviluppo del corso popolare nei centri di produzione agraria ai sensi della circolare 20 ottobre 1907. Si richiedevano inoltre L. 8904 per istituire altre sette scuole rurali. Risultava così una somma complessiva di L. 93.426,40, che era il minimo non solo in rapporto ai bisogni reali della scuola, ma anche alle richieste fatte dal Consiglio Provinciale Scolastico con la sua deliberazione del 14 dicembre 1918. Che cosa rispose il Ministero della P. I. Che cosa rispose il Ministero alle richieste dell'Amministrazione? Nulla; anzi tentò d'imporre la soppressione di 39 classi istituite nell'anno 1917-18, quando l'ufficio credeva che vi fosse a disposizione una somma che effettivamente non esisteva. Solo dopo insistenze, il Ministero ha ceduto. Ma perchè tutte le 39 scuole possano funzionare, la somma straordinaria concessa non essendo sufficiente, l'amministrazione provinciale dovrà impegnare la massima parte della somma disponibile per l'istituzione di nuove scuole per l'anno 1920-21. Sicchè per quest'anno, effettivamente, si ha disponibile solo una somma di circa 4 mila lire. Non si son potute perciò istituire nuove scuole; e, se non interverrà prontamente e risolutamente lo Stato, io non so dove si andrà a finire. Intanto i centri urbani e le campagne non hanno, come abbiamo visto, scuole in proporzione al numero degli obbligati; e circa 300 maestri, vincitori degli ultimi concorsi, sono senza occupazione. Doveri dello Stato. Per queste ragioni ho creduto, prima che si facciano le assegnazioni annuali per nuove scuole, richiamare l'attenzione della Deputazione scolastica e del Ministero sulle condizioni reali della scuola elementare in Basilicata; e nella seduta del 26 marzo 1920 ho presentato, e la Deputazione Provinciale Scolastica ha approvato, il seguente ordine del giorno: «La Deputazione scolastica di Basilicata: Considerato che il problema della scuola elementare e popolare, così qual'è in questo periodo ricostruttivo di tutti i valori nazionali, richiede pronte, energiche, radicali riforme, in quanto che in esso s'integrano e culminano tutti i problemi che hanno attinenza con l'elevazione del proletariato; «Considerato che l'Ente istituito per combattere l' analfabetismo degli adulti - quando e se funzionerà con uomini di fede e di azione - non può che in parte minima adempiere l'arduo suo compito, perchè l'analfabetismo più che nell'adulto, per molle ed ovvie ragioni poco adatto ad usufruire dei benefici dell'istruzione, urge combatterlo nei fanciulli, col dare a tutti gli obbligati una scuola degna, cosi nelle città che nelle campagne; «Considerato che per dare al lavoratore un'istruzione adeguata ai suoi bisogni occorre estendere l'obbligatorietà fino al completamento del corso popolare, integrando queste riforme con la refezione scolastica, con biblioteche popolari e con tutte le altre istituzioni sussidiarie della scuola; «Considerato che in Basilicata il 65% della popolazione è analfabeta; «Richiamando le sue deliberazioni del 4 giugno 1913 e del 21 dicembre 1917 circa la necessità di un assetto definitivo dell'edilizia scolastica in Basilicata, e del 14 dicembre 1918 sulla necessità di aumentare i fondi occorrenti per la fondazione di nuove scuole fino ad oggi non potute istituire; «In attesa che il problema scolastico sia risoluto nella sua interezza, giusta i bisogni nuovi di educazione e di cultura; «Delibera: 1. Richiedere all' on. Ministero i fondi necessari a che col nuovo esercizio finanziario ogni comune ed ogni frazione possa avere le scuole richieste dalle necessità indispensabili e proporzionate al numero degli obbligati; 2. Sollecitare la nomina degl'ispettori scolastici in tutte le circoscrizioni relative; 3. Comunicare il presente ordine del giorno a tutti i deputati e senatori della Provincia». Ma, anche quando lo stato concederà tutti i fondi richiesti, si è sicuri che le scuole potranno funzionare? Questa obbiezione mi si faceva da qualche membro della deputazione. Io non mi nascondo tutte le difficoltà che l'istituzione di nuove scuole potrà incontrare per i locali e per l'arredamento. Non di rado, qualche scuola non ha potuto aprirsi perchè i comuni non hanno fornito i locali. Ma deve questo impedire l'adempimento di un dovere così preciso verso i figli del popolo ? Si costringano i comuni inadempienti e si dia facoltà alla Giunta Provinciale amministrativa, di stanziare nel bilancio dei singoli comuni la somma occorrente. E, se i comuni non hanno possibilità finanziarie, assuma lo Stato anche l'obbligo dei locali e dell'arredamento. Maggiori difficoltà e rimedi per vincerle. La difficoltà maggiore non è questa: essa consiste nel far sì che gli obbligati frequentino tutti la scuola, e nel fare che l'alfabeto sia, come disse l'on. Turati Filippo, strumento di contatto e di penetrazione nel mondo sociale. Per combattere l'analfabetismo non basta garantire il certificato di proscioglimento. Chi ha la cognizione meccanica della lettura e della scrittura deve saper adoperare questi mezzi per educarsi ed istruirsi veramente e continuamente, anche, e specialmente, quando non frequenterà più la scuola. Questo bisogno incominciano a sentire gli operai della grande e media industria; e anche i contadini della nostra regione, specialmente nei centri più evoluti, ne hanno la sensazione. Oggi, è vero, solo la metà degli obbligati frequenta in Basilicata la scuola. Ma io son sicuro che i nostri bimbi diventeranno alunni assidui - e saranno gli stessi genitori a renderli tali - il giorno in cui avranno gratuitamente la refezione scolastica due volte al giorno, la carta, i libri, le scarpe, gli abiti, ed altri aiuti. Nè questo è tutto. Perchè l'istruzione sia efficace, occorre diffondere nelle nostre città e nelle nostre borgate libri, giornali e riviste; ma chiari, semplici e piacevoli, rispondenti ai bisogni materiali e spirituali della nostra regione. Doveri dei maestri. Ma quest' opera di vera rigenerazione non può, nè deve essere funzione dello stato. A pessa debbono prima degli altri cooperare i maestri, raccogliendo intorno alla scuola le libere attività dei cittadini, scuotendo il torpore delle classi dirigenti, consigliando, esortando, eccitando ogni energia, sapendo sfruttare ogni operosità. A Milano è sorto, e funziona egregiamente Il Gruppo d'azione per le scuole del popolo. Questo gruppo di maestri cerca di conoscere i bisogni delle scuole, specialmente dei piccoli centri, provvede direttamente in alcuni casi, e aiuta sempre gli sforzi degl'insegnanti per risvegliare i dormienti e utilizzare le energie locali. In pochi mesi questo Gruppo ha già speso diecimila lire; ed anche in Basilicata è giunta la sua voce. Un giovane maestro, operoso e intelligente, Giuseppe Latronico di San Mauro Forte è stato incaricato per la propaganda nella nostra provincia. Mi ha chiesto nomi di maestri volenterosi; io gliene ho indicati alcuni ed ho avuto per lui parole di vivo incoraggiamento. Si uniscano i maestri in quest'opera altamente civile con concordia d'intenti e di propositi, con animo fervido e disinteressato. La Basilicata offrirà loro un campo d'azione irto di difficoltà; ma, se avranno fede e perseveranza, vinceranno tutte le prove. Doveri delle classi dirigenti. La nostra regione, disgraziatamente, non è ricca di attività culturali, e le nostre classi dirigenti non sanno ancora comprendere il dovere che esse hanno verso gli umili e verso i lavoratori. E il modo come funzionano i Patronati scolastici ne è la prova. Ora, bisogna persuadersi che l'educazione e l'istruzione del popolo è un dovere, ma è anche un principio di conservazione. È completamente superata da tempo la convinzione che il lavoratore sia un mezzo di sfruttamento: l'operaio è fattore potente di produzione. E il lavoratore istruito produce di più. È questo un principio che i popoli più progrediti sentono ed applicano. In America, alle grandi fabbriche e alle grandi officine, è quasi sempre unita una scuola, in cui gli operai passano alcune ore del giorno. La nostra borghesia questo non vuole o non sa capire. Essa crede che una lira spesa per l'istruzione e l'educazione del popolo sia perduta, quando non sia dannosa. Guardiamo senza veli la realtà. Questa forza potente e nuova, che viene dalle campagne e dalle officine, sarà feconda di vita e di civiltà, se sarà illuminata; ma sarà elemento di distruzione, se rimarrà chiusa ad ogni luce di sapere e di verità. Questo sopra ogni cosa tengano presente il governo e le classi dirigenti. PEDIO EDOARDO Potenza, 5 aprile 1920

Giuseppe Orga

Ricorso al Consiglio Prov. Scolastico per l'abbinamento delle 3° e 4° classi miste con orario normale Potenza , TIPOGRAFIA COOP. LA PERSEVERANZA 1916

Onorevoli Sigg. Presidente e Componenti il Consiglio Provinciale Scolastico di Potenza Prima che s'inizi il nuovo anno scolastico, mi permetto di sottoporre alla benevola attenzione delle SS. VV. Ill.me quanto segue, affinchè si prendano per un dato ordine di scuole dei provvedimenti contemplati nelle leggi e rispondenti ad un vero senso di giustizia amministrativa. Intendo parlare della famosa questione riguardante l'abbinamento delle 3o e 4o classi miste sotto un solo insegnante coll'obbligo da parte di questi di osservare l'orario normale invece di quello alternato. Con nota del 22 novembre 1915 il R. Provveditore agli studi comunicò a questo Sindaco che la Deputazione Scolastica Provinciale, accogliendo il desiderio di questa amministrazione comunale, mi assegnava le classi 3a e 4a miste coll'obbligo d'insegnare con orario giornaliero normale, diviso, secondo la tabella annessa al regolamento 6 febbraio 1908 n. 150, mentre nell'assegnazione delle classi fatta dal R. Ispettore di Matera il 9 ottobre 1915 non si fa alcun cenno di orario. Quella disposizione mi parve e mi pare tuttora illegale. E poichè con la sostituzione dell'orario normale a quello alternato si veniva a ledere il mio legittimo diritto all'indennità di L. 300 annue, pregai questo Sindaco a chiedere all'Ufficio Scolastico la vera ragione di tale provvedimento, giacchè quest'amministrazione non aveva mai espresso alcun desiderio al riguardo. Con lettera del 9 dicembre 1915 fu risposto in questi termini: "Non risulta a questo ufficio che il R. Ispettore Scolastico abbia all'apertura delle scuole affidato a questo maestro sig. Orga la 3a e 4a mista con orario alternato, nè egli poteva farlo, perchè coteste scuole non appartengono a quelle rurali riordinate". Ora domando: Se queste scuole non appartengono a quelle rurali riordinate, come può spiegarsi l'ordinamento in miste delle medesime e anche l'esistenza della 4a classe pure mista? Il sig. Sindaco si compiacque di far notare all'On. Ufficio che il tenore della detta nota era in evidente contraddizione con quanto si afferma nel telegramma del 2 marzo 1915 dell'Ispettore Laurino di Tricarico : "Consiglio Scolastico deliberò riordinamento in miste coteste scuole affidando 1a mista maestra scuole femminili, stipendio 1200, 2a mista al maestro 1a maschile, 3a e 4a mista maestro 3a con diritto lire 300 obbligo insegnamento orario alternato 6 ore". A tale osservazione si ebbe la seguente risposta in data del 18 dicembre 1915: "Il Consiglio Scolastico nel febbraio 1915 dispose la provvisoria sistemazione di coteste scuole per il solo anno scolastico 1914-15 ed il provvedimento ebbe carattere temporaneo, cosicchè la assegnazione delle classi e la disposizione da me data con la mia lettera del 22 novembre u. s. n. 14765 non ledono nessun diritto del maestro Orga. Si compiaccia la S. V. di ricordare al suddetto insegnante che le proposte di riordinamento di cui all'art. 39 della legge 4 giugno 1911 n. 487 debbono essere comunicate al Ministero che le esamina e assegna i fondi all'amministrazione scolastica, la quale, per cotesto comune, non può provocare nessuna disposizione ministeriale, appunto perchè, ripeto, non appartengono a quelle rurali uniche". Con queste affermazioni vengono ad essere implicitamente dichiarati illegali i provvedimenti presi dal Consiglio Provinciale Scolastico nelle sedute del 4 novembre 1914 e del 23 febbraio 1915. Questo Sindaco, considerando il carattere temporaneo della sistemazione di queste scuole per il solo anno 1914-15 e temendo la soppressione della quarta chiese dei chiarimenti al riguardo. Si ebbe la seguente risposta in data del 2 gennaio 1916: "Le scuole stabilmente riordinate per legge, dopo l'approvazione ministeriale per l'impegno dei fondi necessari, sono quelle uniche rurali, formate di tre classi (1a, 2a e 3a), e tale riordinamento non si può variare, se non vengono meno le condizioni prescritte, fra cui la mancanza di qualche classe. Alle scuole uniche non appartengono quelle di cotesto comune. Le altre scuole, rurali o urbane che siano, si riordinano, o si sistemano ogni anno secondo le proposte annuali dei RR. Ispettori Scolastici, che debbono farle in conformità delle condizioni locali, da essi accertate o conformemente ai giusti desideri dei comuni, e secondo i principi della sana didattica, assegnando le classi in conformità dell'art. 74 del regolamento 6 aprile 1913 n. 549. La 4a classe, che costà non esisteva, fu istituita l'anno scorso, e confermata quest'anno, su proposta del R. Ispettore Scolastico, fatta contemporaneamente all'assegnazione delle classi e approvata dal Consiglio Scolastico, e finchè le condizioni constatate non muteranno, non vi sarà alcuna ragione per abolire la 4a classe istituita, perchè è interesse di quest'Amministrazione Scolastica di rendere quanto più è possibile completa l'istruzione elementare in ogni comune. Essa però ha deliberato che dove le due classi affidate ad un insegnante possono stare riunite per ragione del numero degli alunni e per la capacità dell'aula scolastica, siano senz'altro abbinate, a norma di legge (quale?) con l'obbligo al maestro dell'orario normale, perchè con l'orario alternato, mentre si giova all'insegnante, pagandogli il compenso prescritto per il maggior lavoro giornaliero, si nuoce agli alunni, riducendo ad essi le ore di scuola". Sicchè il provvedimento in parola, secondo l'On. Ufficio Scolastico, fu preso in primo luogo per desiderio (non mai espresso) di questa Amministrazione Comunale, in secondo luogo perchè queste scuole non appartengono a quelle rurali riordinate (sic!), in un terzo perchè la sistemazione di queste scuole fu provvisoria per il solo anno 1914-1915. Non ci vuole molto acume per rilevare la fallacia e la contraddizione delle ragioni addotte per giustificare il provvedimento preso. Fortemente convinto di essere dal lato della ragione, vengo ora alla cronistoria della sistemazione delle scuole di Trivigno . Fino all'anno 1909 l'assetto di queste scuole fu il seguente: a) Scuola femminile unica (1a, 2a e 3a); b) Due scuole maschili: una 1a e l'altra di 2a e 3a riunite. Con deliberazione di questo consiglio comunale, approvata poi dal Consiglio Provinciale Scolastico, quell'anno queste scuole, a domanda dell'ispettore Marconi, vennero riordinate in miste in modo che ogni maestro ebbe una sola classe. Nel 1914 questo Comune chiese all'Amministrazione Scolastica l'istituzione della 4a e il Consiglio Scolastico nella seduta del 4 novembre 1914, per mettere questo paese nella condizione di ottenere tale beneficio, dichiarò illegale il riordinamento del 1909 e dette a queste scuole la sistemazione precedente. Si tornò così un'altra volta alla scuola unica rurale femminile e alle due maschili. Il Consiglio Prov. Scolastico in conformità dell'articolo 33 della legge 4 giugno 1911 n. 487 ed a sensi dell'art. 117 del regolamento 6 aprile 1913 n. 549, deliberò nella seduta del 23 febbraio 1915 il riordinamento di queste scuole in miste ed istituì la 4a pure mista. Infatti codesto on. Ufficio fece comunicare il provvedimento dall'ispettore di Tricarico col telegramma del 2 marzo 1915, sopra trascritto. Non voglio farla da leguleio, ma nella mia limitata conoscenza delle leggi scolastiche m'è dato di rilevare da quanto sopra si è detto: 1° Che il Consiglio Scolastico deliberò il riordinamento in base alla legge 1911 e che quindi queste scuole ora appartengono a quelle riordinate rurali; 2° Che per procedere al riordinamento medesimo e all'istituzione della 4a l'Amministrazione Scolastica dovette in antecedenza ottenere l'approvazione ministeriale per l'impegno dei fondi necessari; 3° Che l'istituzione della 4a dà diritto al maestro a cui viene affidata insieme con un'altra classe, all'indennità di lire 300 coll'obbligo dell'orario alternato di 6 ore (art. 33 e 39 legge 1911 e art. 120 regolamento 1913). Se così non è, mi pare che il Consiglio Scolastico abbia esorbitato nei suoi poteri, perchè istituì in 14 comuni, compreso Trivigno , nella ripetuta tornata del 23 febbraio 1915, una 4a classe, cui manca qualsiasi base giuridica. E per fare la tal cosa c'era proprio bisogno di dichiarare illegale il riordinamento del 1909? Ammesso il principio che cioè le autorità scolastiche possano affidare ad un maestro due classi con l'obbligo d'insegnare con orario normale secondo la tabella del regolamento del 1908, senza dargli alcuna indennità pel maggior lavoro e per la maggiore responsabilità, restano senz'altro frustate tutte le conquiste che la scuola e gl'insegnanti credevano di aver conseguite con la tanto decantata legge Daneo Credaro . E perchè l'Amministrazione Scolastica trovò tante difficoltà per l'istituzione della 4a classe in vari comuni della nostra provincia, se col sistema escogitato è cosi facile creare nuove classi senza sostenere la spesa di un centesimo dippiù? Con un tal principio agl'insegnanti s'impongono dei doveri voluti dalle leggi, ma non si riconoscono loro i corrispondenti diritti contemplati nelle leggi medesime. È vero che le leggi ed i regolamenti scolastici formano un intricato labirinto, ma l'art. 33 della legge 1911 e gli art. 74, 121 e seguenti del regolamento 1913 sono chiari: essi riguardano semplicemente l'assegnazione delle classi e se gli alunni di ciascuna classe debbano rimanere nell'aula durante tutto o parte dell'orario dell'altra classe e non infirmano punto il disposto (art. 33 e 39) della legge 1911 per ciò che concerne l'orario alternato e la conseguente indennità. L'abbinamento delle due classi è contemplato nella legge e nel regolamento citati, ma esso non porta per conseguenza che l'orario dev'essere normale e quindi l'insegnamento simultaneo; anzi la dizione dell'art. 36 della legge 1911 e dell'art. 122 del regolamento 1913 è di una chiarezza tale da non lasciare alcun dubbio che la permanenza (rimangano) degli alunni di una classe nell'aula durante tutto o parte dell'orario dell' altra classe significa dare a quegli alunni la comodità di studiare e nient'altro. Di orario normale non v'è neppure il minimo accenno. Se così non fosse, dovremmo riconoscere nella legge 1911 questo assurdo che cioè gli art. 33 e 36 - a così breve distanza - siano antitetici fra loro. In conclusione, ricordo a me stesso che gli estremi della questione da me sollevata sono: o la quarta fu istituita in questo comune per legge o exstra legem. Nel 1° caso la legge stessa dice che l'orario dev'essere alternato e al maestro preposto riconosce il diritto all'indennità. Nel 2° caso, avendo il Consiglio Scolastico ecceduto nei propri poteri, la 4a classe istituita senza una base giuridica va senz'altro soppressa. Alle SS. VV. Ill.me non può sfuggire come col provvedimento più volte ripetuto che lede il mio diritto e nuoce - checchè se ne dica in contrario - al buon andamento della scuola si è fatta di una cosa semplice e palmare una questione ingarbugliata e sofistica. Oltre alla questione di diritto, io avevo posta anche la subordinata che cioè mi era assolutamente impossibile tenere riuniti gli alunni delle due classi in n.° di 58. (34 di 3a e 24 di 4a) in 21 banco a due posti. Questa condizione di fatto era prevista nella lettera del 2 gennaio 1916 del R. Provveditore e veniva quindi a darmi ragione. Ma l'On.Ufficio Scolastico, sebbene informato di questa cosa che m'ha impedito di uniformarmi all'ordine ricevuto fino a tutto maggio, non si è affatto preoccupato ed ha risposto tutt'altro ai miei insistenti reclami e con termini evasivi. Io, quindi, per necessità ho dovuto continuare l'orario alternato di sei ore. Sarebbe stato semplicemente indecente se avessi fatto fare agli alunni il giuoco di chi "tardi arriva, male alloggia". Il provvedimento in parola non trova la sua giustificazione neppure nella C. M. del 20 gennaio 1915 n. 3 per due ragioni: 1a perchè il riordinamento di queste scuole e l'istituzione della quarta avvennero in data posteriore, cioè il 23 febbraio 1915; 2a perchè ivi trattasi di abolire gli sdoppiamenti di una medesima classe in due sezioni, senza lesione di legittimi interessi. Nel caso mio non si tratta di sdoppiamento, ma di due classi distinte, per cui si richiede lo svolgimento di due programmi diversi. Ed ora, prima di terminare, mi piace riprodurre le seguenti massime per la conclusione del presente reclamo. 36. - L'insegnante che presta servizio in due classi non ha diritto all'aumento dei due quinti di stipendio, a norma dell'art. 6 della legge 8 luglio 1904, se non quando le due classi siano disgiunte e le ore d' insegnamento siano sei, con opportuno intervallo. In caso contrario, il servizio prestato in classi riunite non può eventualmente dar diritto che ad un adeguato compenso per maggior lavoro (D. M. 14 agosto 1913, Crisafulli, Comune di Ravanusa ). 78. - Non induce decadenza dal diritto al compenso dei due quinti il fatto che un insegnante abbia tardivamente richiesto il compenso stesso, dovendo questo ritenersi dovuto come corrispettivo del maggior lavoro prestato, indipendentemente dalla domanda dell'insegnante (D. M. 10 marzo 1913. Comune di Marcaria - Segantini). Dopo che, prego vivamente le SS. VV. Ill.me di voler riconoscere, per il decorso anno scolastico, il mio buon diritto all'indennità di lire 300, e, in linea subordinata, di fare almeno disporre il pagamento dell'indennità proporzionale alla durata dell'orario giornaliero di 6 ore, osservato nei due mesi precedenti alla comunicazione del provvedimento preso dalla Deputazione Scolastica e di un adeguato compenso per maggior lavoro per il resto dell'anno scolastico. Nella speranza che la mia modesta domanda venga accolta, formulo l'augurio che l' On. Consiglio Provinciale Scolastico per il nuovo anno richieda l'applicazione severa della legge sia per quel che riguarda i doveri sia per quel che riguarda i corrispettivi diritti dei maestri della nostra Provincia. Trivigno , 10 settembre 1916. ORGA GIUSEPPE Maestro di 3a e 4a mista N. B. Le lettere originali dell'Ufficio Scolastico sono presso di me e posso sempre esibirle.

Maddalena Caldani

La mia scuola Potenza , Tipografia coop. La Perseveranza 1918

In compagnia di mio fratello mi recai alla residenza assegnatami in un piovoso e triste pomeriggio d'autunno, dopo circa un'ora di salita per una mulattiera scoscesa e disagevole. Un ampio caseggiato, di nessuno stile, un povero e nudo caseggiato di campagna messo solo soletto a cavaliere d'un poggio. Innanzi uno spiazzale circondato da pochi alberi ombrosi: giù per la china qualche povera capanna quasi perduta fra gli orti ubertosi e i campi verdeggianti d'intorno vasti campi di grano e larghe praterie incolte, dietro a breve distanza dal caseggiato, un piccolo gruppo di castagni, e poi campi, seminagioni spesse di cavoli, prati di lupinella e di trifoglio, e altri campi perduti giù per la china, e su per le lontane pendici. Una contadina, che spannocchiava del granturco, seduta innanzi a una povera capanna, ci accompagnò fino all'ingresso della scuola. Entrammo in un portone oscuro, e salimmo per una rozza scala di pietra, il cui pianerottolo, illuminato da un piccolo abbaino, menava in una stanza non molto vasta, piuttosto oscura, con un'ampia cappa di camino in un angolo, e un fornello in muratura in un altro. Questa è la scuola dissero alcune faniulle che stavano raccogliendo in un cesto dei tutoli di granturco, e che al nostro apparire s'erano voltate di botto, e ci guardavano con grande meraviglia. Io e mio fratello ci scambiammo un'occhiata interrogativa, e continuammo a osservare la stanza, di cui i pochi attrezzi scolastici non riuscivano a nascondere la vecchia cucina di campagna. Dei sudici banchi stavano ammucchiati in un canto, una rozza predella e un cavalletto da lavagna giacevano dimenticati, accanto al camino; e su una delle pareti, gialle di fumo, un povero Cristo ed il ritratto del Re erano quasi sepolti sotto un fitto strato di polvere e di ragnateli. Da questa passammo in un'altra stanza, molto più piccola, dalle pareti rozzamente imbiancate con la calce e chiazzate qua e là di larghe macchie d'un colore indefinibile, dal pavimento malamente ricoperto di mattoni, rischiarata da una finestra a larghe intelaiature di legno, inquadranti piccole lastre affumicate. Quella stanza era destinata ad alloggiare l'insegnante. Mio fratello fermò a lungo lo sguardo su tutta quella miseria; poi, quasi involontariamente, lo posò sul mio elegante abito da viaggio, e parve destarsi da un sogno. Vieni - mi disse - facciamo ancora in tempo a prendere il treno delle otto; questa spelonca non potrebbe alloggiare neanche i miei cani. No - risposi - a casa non ritorno, ho accettato il posto e rimango. Ma sei matta? ma vuoi morire fra queste pareti affumicate? fra questa gente cosi rozza e sudicia? - Io raccolsi tutto il mio coraggio e lo pregai di lasciarmi almeno per pochi giorni. Avrei provato, non volevo tornare subito indietro, nel caso gli avrei scritto di venire a prendermi. Mi tolsi il cappello e i guanti, feci trasportare su il mio bagaglio, allestii alla meglio due lettini, preparai una cena rifredda, e appena cenato, ci mettemmo a letto al fioco lumicino di una stearica. Mio fratello, stanco del viaggio, s'addormentò presto, ma io non potei chiudere occhio, un pesante macigno sembrava opprimermi il cuore. Quando mi ero presentata al Municipio per farmi conoscere dall'assessore delegato, questi, che conosceva di nome la mia famiglia, mi aveva guardato tra il serio ed il faceto, come se avesse voluto porre in dubbio la mia intenzione di prendere subito servizio e un vecchi impiegato, senza tante cerimonie, mi aveva consigliato di rifiutare. - Non è posto per lei, signorina, non commetta la sciocchezza d'andarvi; è una frazione troppo lontana, una sola casa abbandonata nella campagna; non è per lei, creda pure. Io, che andavo proprio in cerca d'un tranquillo asilo, ove avessi potuto dimenticare il mio passato, accolsi con gioia quelle notizie e risposi ch'ero decisa di prendere servizio. Ma che enorme distanza passava da quello ch'io avevo immaginato, alla triste realtà che mi stava dinanzi! Dio mio! Abituata al lusso della mia casa come avrei fatto a vivere in quello squallore? Passai tutta la notte a cercare invano una risposta a questa domanda, finchè un pallido raggio di sole penetrò dagli scuretti mal connessi. Mi alzai pian piano per non destare mio fratello, ma egli era già sveglio, e cominciò subito a brontolare contro le stravaganze femminili. Gli mancava il giornale, aveva finito le sigarette, non aveva pensato di portarsi dietro il rasoio, il fango della via gli aveva rovinato un paio di stivali; e, malgrado tutte queste disgrazie - enormi, secondo lui -, io mi ostinavo a rimanere in quella caverna da lupi. E continuò a brontolare tutto il giorno, dicendo ch'egli sarebbe partito la sera stessa per non tornare mai più; la sera, però, non volle partire, sperava sempre ch'io mi decidessi a ritornare con lui. Ma, visto ch'ero irremovibile, il giorno dopo se n'andò giurando che non sarebbe mai più tornato, neanche se avesse saputo della mia morte. - Neanche allora verrò, sai; dì che ti seppelliscano sotto quel fico, e che vi piantino su i cavoli. E partì senza neanche salutarmi; ma aveva gli occhi gonfi di lagrime, e la voce gli tremava. Rimasta sola, mi buttai sul letto e piansi amaramente. Nel lasciare la mia casa mi sembrava d'aver toccato la sommità del mio Calvario, ma ora mi ritrovavo di botto ai piedi della salita. Mi feci animo; l'orgoglio era in me molto più forte del rammarico; avevo giurato a me stessa di vivere del mio lavoro, avrei saputo mantenere la parola. Mi misi all'opera rassegnata a sopportare tutto, tanto io non avevo nessun ideale da raggiungere, nessuna speranza da realizzare; non dovevo far altro che compiere il mio dovere per non rubare lo stipendio, e vegetare tranquillamente in un calmo abbandono di tutto il mio essere. Ma le più forti risoluzioni cadevano innanzi alla realtà; i ragazzi venivano alla scuola sporchi, cenciosi, mocciosi, coi piedi nudi e la camicia fuori; gli uomini si presentavano col cappello in testa e la pipa in bocca, e, parlando, mi gettavano in viso ondate di fumo puzzolente. Le donne sbraitavano ad alta voce, come se fossero sempre in pieno mercato, e spesso infioravano i loro discorsi con parolacce da trivio. E chi si puliva il naso con le mani, e chi gettava lontano lo sputo non curandosi d'imbrattare i pavimenti e le pareti. Oh! come mi era duro sopportare tutto ciò! Ogni volta che vedevo commettere simili sconvenienze un nodo di pianto mi serrava la gola, e ripensavo, con amaro rammarico, alla squisitezza dei modi da cui ero stata circondata fin allora. Quante volte mi tornavano alla mente le lezioni della mia istitutrice! Quante volte rivedevo quel nobile viso aristocratico, piegarsi tutto in una smorfia d'orrore innanzi alle nostre piccole pecche di sconvenienza.... e un amaro sorriso mi sfiorava le labbra. Altro che savoir-vivre, altro che finesse! E dire che un giorno uno di questi villani, un vecchio barbuto e tabaccone, che è come il capo di questo piccolo villaggio, ebbe il coraggio di dire con un signore di comune conoscenza, che la nuova insegnante lo contentava, perchè si vedeva ch'era una persona seria e abbastanza educata. Questo mi parve il colmo dell'impertinenza. Ora ne rido, oh! sì, ne rido di cuore, ma allora mi parve un oltraggio insopportabile. Fra le altre sventure non capivo affatto il loro dialetto, e per riuscire a intenderli e a farmi intendere ci voleva del bello e del buono. Due giorni dopo mio fratello, rompendo tutti i giuramenti, venne a vedermi; e mi trovò più avvilita di quando mi aveva lasciata. Mi pregò di tornare a casa, dicendomi che se volevo assolutamente fare l'insegnante avrei potuto avere una residenza migliore. Mi prese una tentazione potente di seguirlo, avrei potuto, certo, avere una residenza migliore, ma il pensiero di ritornare a vivere in una società che mi era diventata odiosa, fra gente che mi conosceva troppo o troppo poco mi metteva spavento. No, no, pensai, meglio la solitudine, meglio l'abbandono di tutto; ero stanca di vivere, ero sfiduciata ed infelice. No, sarei rimasta li ad aspettare che s'avverasse il pronostico di mio fratello. In fondo mi sorrideva l'idea di venir sepolta sotto un fico. Delle donne s'erano offerte di mandare qualcuna delle loro figliuole a dormire nella mia stanza, per non lasciarmi sola la notte; mio fratello non volle assolutamente ch'io avessi accettato e preferì lasciarmi il suo fucile e uno dei suoi cani. - Con questi, mi disse, puoi vivere anche in un deserto. Io ne fui contenta. Non sono mai stata timida, ma confesso francamente, che il trovarmi sola in un'aperta campagna, in mezzo a gente sconosciuta in una casa grande, abitata sola al pian terreno, mi faceva una certa impressione. Il fucile rimase abbandonato in un angolo, ma il cane divenne il mio più fido amico, il mio unico confidente, il compagno indivisibile di tutte le mie ore. L'autunno quell'anno fu dolce e mite. Per accompagnare Fido a passeggio fui costretta d'uscire anch'io, e ogni giorno facevamo la nostra bella passeggiata lungo i sentieri campestri o nei prati tempestati di pallide freddoline. I miei alunni intanto si facevano attendere; l'iscrizione era cominciata, ma la scuola era ancora quasi deserta. Li feci chiamare, mandai in giro qualche carta d'avviso; ma erano ben pochi quelli che si presentavano all'appello. Questa negligenza mi rendeva ancora più nervosa, mi sembrava che se avessi avuto una bella scuola numerosa, le mie giornate sarebbero state meno uggiose. Stanca d'attendere risolsi d'andare io stessa in cerca dei miei alunni, e insieme a Fido cominciai a girare per la campagna solitaria, entrando risolutamente in tutte le capanne. Chi saprebbe dire lo squallore di queste povere abitazioni piccole, oscure, dalle pareti nere di fumo? Conoscevo e ricordavo le povere soffitte di Torino, la miseria vera, profonda, lo squallore del corpo e dell'anima, ma dai miei giri di beneficenza non ero tornata mai a casa, con un senso cosi acuto di pietà per quella povera gente. In queste capannucce, in questi pagliai la miseria non c'era e non c'è: si vedeva che a questa gente non manca il pane. Eppure i miseri lettucci buttati in un canto, la mancanza assoluta di arredi domestici, le pareti coperte di fuliggine, gli assiti sconnessi, che mal nascondevano la dimora dell'asino, del maiale e d'altri animali domestici stringevano il cuore più della miseria stessa. Perchè? Ogni volta che tornavo a casa, dopo un paio di quelle visite, la mia dimora mi sembrava anche più orribile, e il ricordo della mia antica camera tappezzata di raso azzurro, si faceva sempre più vivo e un lungo rimpianto mi serrava il cuore. Guardavo il povero Cristo dal capo penzoloni, e malgrado l'avessi liberato dai ragnateli pareva che le sue labbra semiaperte pronunziassero ancora la sconsolata preghiera ch'egli aveva rivolto al Padre suo prima di morire sulla Croce. - Padre, padre, perché mi hai tu abbandonato? - Perché ci hai tu abbandonato ? ripetevo anch'io con le lagrime agli occhi. Sentivo infatti che tutti in questo luogo eravamo miseramente abbandonati. Eppure con un po' di buona volontà sarebbe stato facile mutare le nostre condizioni; dando un aspetto un pò meno desolante alle nostre abitazioni e un pò d'amore alla pulizia a quei bimbi sudici e mocciosi. Perché brutti poi non erano, tutt'altro; nei banchi, ormai tutti occupati, vedevo dei visetti graziosi, dagli occhioni ridenti e luminosi, delle belle boccucce color di rosa. Nè io avevo da fare con gente sciocca o testarda; avevo subito capito che intelligenza ce n'era d'avanzo e volontà d'apprendere pure. Non mancava, dunque, che quel tale benefico raggio di sole capace di diradare le fitte tenebre dell'ignoranza. Ma chi mai si sarebbe accinto a quell'ardua impresa? Donde mai sarebbe giunto l'alito innovatore di civiltà e di vita? A volte mi fermavo lungamente su questi pensieri, e una voce pareva suggerirmi con insistenza: - Perchè non saresti tu l'angelo benefico di questa gente? - Che ti costerebbe fare un pò di luce nelle loro menti? Rispondevo a me stessa con un'alzata di spalle e tornavo noncurante e svogliata alle mie lezioni. Venne intanto l'inverno, un inverno rigido - per quanto era stato dolce l'autunno. Io, pur abituata al gelo delle Alpi, soffrivo, il freddo in un modo incredibile, l'aula scolastica era senza la volta, e dalle tavole mal connesse del tetto entrava l'acqua e la neve, le finestre non chiudevano bene e dalle fessure entrava il vento gelido di tramontana, tanto che nei giorni molto freddi non potevo assolutamente far lezione. La mia cameretta, però, era calda e lì, finita la scuola, passavo il resto del giorno e la lunga interminabile serata. Dio mio come ricordo l'uggia di quelle sere! Sdraiata sul letto, con le braccia incrociate dietro il capo, passavo delle ore intere a contemplare i fiocchi di neve che si posavano lenti lenti sulle lastre della finestra. Non lavoravo mai. Che avrei potuto fare? Il ricamo, il disegno, la pittura, la musica? Non leggevo i libri eruditi mi stancavano, i romanzi m'irritavano. Pensare? Sognare? Neanche per idea, la mia fantasia, come la mia mente e il mio cuore erano perfettamente esauriti. Stavo così in una completa inerzia del corpo e dello spirito, aspettando sempre che s'avverasse il pronostico di mio fratello, anzi una sera, in cui ero più annoiata del solito, fui tentata di farlo avverare sul serio. Era una fredda e chiara notte di dicembre, sulla campagna ricoperta di neve, la luna diffondeva la sua bianca luce. Ai piedi del poggio un laghetto, che il freddo intenso aveva fatto gelare, sembrava un terso specchio di cristallo. Tutto era silenzio all'intorno; a poco a poco s'erano venuti spegnendo i fiochi lumicini delle povere capanne; i contadini dormivano tranquilli, e, forse, felici, sui loro miseri giacigli. Io sola vegliavo nell'alto silenzio di quella bianca notte. Colla fronte appoggiata ai vetri, contemplavo estatica, quel bianco paesaggio addormentato, e mille pensieri, mille rammarichi mi turbavano la mente. Quel piccolo lago gelato, dove la luna metteva un luccichio come di mille faville che andassero a frangersi in una coppa di madreperla, mi ricordava il patinoir della mia cara Torino, quell'incantevole patinoir scintillante di luci, di ori, di gemme, sfolgorante di vita, di gioia, e d'amore, come l'avevo tante volte visto nelle gelide notti d'inverno. Il candore abbagliante e morbido della neve, mi faceva pensare ai bianchi mantelli d'ermellino, alle morbide pellicce in cui m'ero tante volte ravvolta per affrontare il gelo della notte, e rivedevo le amiche care di quei giorni felici. I loro visi ridenti facevano capolino dai bianchi cappucci, e un'amara nostalgia mi serrava il cuore nel desiderio ardente di rivivere quel tempo. Ma quei giorni non sarebbero tornati mai più!... Mai più, certo, ed io avrei dovuto continuare a vivere così, per tutto il resto della mia vita! Mio Dio! Ma non era meglio, mille volte meglio, troncarla d'un colpo ? Il fico dai lunghi rami scheletriti, ricoperti di neve, sembrava aprirmi paternamente le braccia e invitarmi a un arcano riposo. Mi sentii così sola, così abbandonata ed infelice che fui presa dalla pazza voglia d'andarmi a stendere ai suoi piedi, su quel bianco letto dove la morte sarebbe scesa su me lenta e calma come lenti e calmi scendevano i bianchi fiocchi di neve. Mi staccai dalla finestra e feci per aprire la porta, a quel rumore Fido si destò di botto, e mi fissò in viso i begli occhi intelligenti. Quello sguardo fu la mia salvezza; esso mi richiamò alla mente i cari occhi dei miei fratelli i quali avevano tanto bisogno del mio aiuto per continuare gli studi. Richiusi la porta, spensi il lume, e mi buttai sul letto piangendo amaramente sulla mia debolezza. Da quella sera cercai tutti i mezzi per non rimanere più sola per tante ore. Alcuni giovani campagnuoli dei dintorni mi avevano chiesto d'aprire una scuola serale. Per averne una governativa era troppo tardi; pensai di aprirne una gratuita per tutti. Vi accorsero in fretta giovanette e giovanetti, e anche uomini ammogliati con figli. Bisognava vedere con che amore si applicavano allo studio, dopo una lunga giornata di lavoro! Con che rispetto, con che docilità ascoltavano le mie lezioni, e come ne traevano profitto! Era un piacere, e io ne ero addirittura entusiasta. Le due ore di lezione serale, però, passavano troppo presto, e a me restavano ancora troppe ore libere. Come occuparle ? Un giorno mi venne in mente di vestire a nuovo una bimba della prima classe che in quelle rigide giornate d'inverno veniva a scuola con un grembiale di cotonina tutto a brandelli. Due giorni dopo ella indossava il più grazioso abituccio che si può immaginare. Donde mai era venuto? Da un mio vecchio mantello; in due sere avevo tagliato e cucito la vestina. Quasi non potevo credere a me stessa nel vedere la gioia di quella creatura, che coi grandi occhi spalancati e sfavillanti, e il dolce visino radioso andava in giro fra i banchi per farsi ammirare dalle compagne. E dire che m'era costato tanto poco far felice quella piccola innocente! La soddisfazione provata per quel piccolo atto di carità m'invogliò a farne degli altri. Il Natale era vicino, pensai di fare una sorpresa ai miei alunni, che in vita loro non avevano mai posseduto un giocattolo, nè un qualsiasi oggettino grazioso. Pregai le mie scolare di aiutarmi a confezionare tanti capi di vestiario da regalare, nel giorno di Natale ai più poveri bimbi della frazione, e a quelli che ricavavano maggior profitto dalla scuola. Le fanciulle consentirono entusiaste, e alla sera, dopo la scuola, ci mettevamo al lavoro. In pochi giorni uscirono dalle nostre mani grembiulini, scialletti, cappuccetti d'ogni foggia e d'ogni colore, camice, mutande, e varii altri oggetti di vestiario e di biancheria. Vi unii una quantità di ninnoli che tenevo conservati nelle mie valigie, mandai due alunni della scuola serale a tagliare un grande ramo d'abete nel bosco vicino; e la vigilia di Natale i miei bimbi ebbero il loro albero carico di doni, sfavillante di cento lumicini. Chi saprebbe ridere la gioia di quelle creature, delle mamme, dei babbi, delle fanciulle, che m'avevano aiutata e che trovarono anch'esse il loro piccolo dono? E la mia? Oh! si, anche la mia, che, lavorando avevo dimenticato il freddo, i disagi, la solitudine, e mi vedevo circondata da tutti quei visi ridenti. Il Natale era passato, ma io non smisi di lavorare in compagnia delle mie alunne. Esse, poverine, erano cosi volenterose d'apprendere, facevano tanto tesoro de' miei ammaestramenti ch'io non ebbi il coraggio di negar loro il mio aiuto. La sera, e nei giorni di cattivo tempo, le mia stanzetta diventava un vero laboratorio. Le giovanette cucivano, lavoravano all'ago torto, le mamme facevano la calza, rattoppavano, filavano la lana. E gli uomini....... anche gli uomini abbandonarono la pipa, e vennero a tenerci compagnia, intrecciando panieri, o filando i legacci per i calzari. Io che in principio avevo quasi orrore di questa povera gente, cominciai a gradire la loro compagnia e a ricercarla, specialmente quando mi sentivo troppo sola. Quanti nobili sentimenti non scopersi sotto la ruvida scorza di rozzezza. Quanti dolci affetti si nascondono in questi semplici cuori! In poco tempo incominciai a correggerli di quei difetti, che più contrastavano con la mia educazione e con le mie abitudini, e non c'era caso ch'io dovessi ripetere due volte la stessa cosa. Del resto quello che non potevo, e ancora non posso far io direttamente, lo facevo e lo faccio fare dai miei piccoli alunni, perchè, essendo i casolari dispersi per la campagna, non posso avere contatto con tutte le famiglie. Ma gli scolari sono la mia eco fedele, e bisogna vedere i loro genitori, come li ascoltano volentieri e come mettono in pratica i consigli dati da me per bocca loro! Non bisogna credere però, ch'io fossi del tutto guarita, ci voleva ben altro per dissipare le fosche nubi che s'erano venute addensando sulla mia anima. Avevo ancora dei giorni di tetraggine intensa, e allora odiavo tutti, ero fredda coi miei alunni, non sopportavo la vista di nessuno, e passavo delle lunghe ore chiusa nella mia camera, buttata sul letto, o ginocchioni innanzi all'immagine del mio caro babbo, da cui la morte mi aveva sì barbaramente divisa. Al solo vedermi apparire in classe, i piccini mi leggevano in viso: e quando ero triste se ne stavano cheti cheti nei loro banchi, e mi guardavano a lungo coi belli occhi amorosi. Povere creature, come rimpiango d'essere stato qualche volta ingiusta con esse! Quando passavo fra i banchi e sentivo le loro manine carezzarmi furtivamente l'abito, o la loro tiepida guancia posarsi lievemente sulla mia mano, mentre tracciavo qualche modello sui quaderni, quei piccoli atti soavi bastavano spesso a calmare la grande tempesta che mi si agitava nel cuore; e allora sentivo d'amare quelle creature con affetto così grande che sarebbe bastato a colmare il gran vuoto della mia vita! E avevo dei momenti di grande espansione e pensavo a rivestire gli alunni poveri, e regalavo a tutti tante cosette graziose. Un giorno distribuii agli scolari della prima classe tutti i gingilli raccolti nei cotillons ballati nel mio ultimo carnevale, e la gioia di quelle creature mi compensò ad usura del rammarico provato nello staccarmi da quegli oggetti, ognuno dei quali mi aveva rubato un istante di vita e mi era stato causa di gioia o di dolore. Giunse intanto la primavera, in una bella giornata di sole venne in campagna il proprietario della masseria, un signore molto educato e cortese, egli mi offrì le chiavi di altre stanze, e mi disse che potevo abitarle a mio piacere e servirmi dei mobili di cui erano arredate. Per questa cortesia potei cambiare il mio alloggio. Ebbi una bella stanza da letto, molto pulita, molto comoda, arredata abbastanza bene, e una stanza da lavoro luminosa e ben mobigliata. Non mi restava che migliorare e arredare l'aula scolastica. Mi misi all'opera e in pochi giorni riuscii a dare un aspetto meno desolato a questa povera cucina affumicata. Mi recai in città e feci acquisto di stampe colorate, di tende e portiere variopinte, di mille altri oggetti di abbellimento, coi quali ornai le pareti, le finestre e le porte, dando a tutto il mio modesto alloggio un aspetto ordinato e simpatico. Cominciai a sentirmi meglio nel nuovo ambiente. Ogni volta che i miei occhi si volgevano al povero Cristo appeso alla parete, mi sembrava che il suo grido di sconforto fosse meno desolato. Spinte dal mio esempio anche le alunne più grandicelle cominciarono a dare un miglior assetto alle loro capanne, ed ogni volta che, con poche carte colorate, o con qualche straccetto usato, compivano un miracolo d' ornamento, venivano a chiamarmi per vedere approvata o modificata l'opera loro. Pensai d'insegnare il lavoro manuale, e di mettere insieme un piccolo museo, trovai così un'occupazione anche per il giovedì. Incominciammo a fabbricare una quantità di cestini, di cornici, di panierini, di scatole, di fiori, di svariatissimi ninnoli che formavano la felicità dei miei alunni e l'ammirazione dei loro parenti. Mi sembrava quasi impossibile come quelle rozze mani, abituate a maneggiare fin da piccine gli attrezzi di campagna, potessero mettere tanta delicatezza nel costruire degli oggettini così graziosi. Quando le giornate erano belle andavamo a lavorare nel prato, o facevamo delle lunghe passeggiate per la campagna, in cerca di sassolini, di piante, di foglie, di pezzi di legno, che arricchivano giornalmente il mio museo. Istituii una piccola cooperativa scolastica per aiutare i bimbi poveri, e vidi con grande soddisfazione, che, chi poteva, dava volentieri il suo obolo per soccorrere chi era più bisognoso e misero di lui. Un paio di volte la settimana, nelle prime ore del mattino, facevo delle lezioni pratiche d'igiene, d'agraria, d'economia domestica, alle quali intervenivano quasi tutte le donne e gli uomini della masseria e dei dintorni. Questa nuova occupazione mi obbligò a ritornare ai libri, per poter fare delle lezioni pratiche e interessanti. Così in pochi mesi divenni la fata benefica di quei poveri contadini, e non ebbi più bisogno di chiedere a me stessa donde sarebbe giunto l'alito innovatore di vita e di civiltà, tanto necessario a migliorare la loro sorte, giacchè sentivo d'essere proprio io il raggio di sole che scendeva a dissipare le fitte tenebre della loro ignoranza. Le ore della mia giornata erano talmente occupate che non mi restava tempo di pensare, nè di rimpiangere nulla, l'affetto devoto di tutta quella gente mi riempiva il cuore d'una gioia così dolce, che in certi momenti mi rendeva quasi felice. Sentivo d'essere loro necessaria, sentivo che se avessi dovuto lasciarli per sempre, essi avrebbero pianto amaramente la mia lontananza, e mi pareva d'aver riacquistata d'un tratto tutto ciò che la fatalità mi aveva tolto. Quando tornai a casa per la vacanze ero perfettamente cambiata: stavo così bene, ero così allegra e serena, che i miei parenti ne restarono meravigliati, e mio fratello mi disse che in quelle condizioni avrei potuto benissimo far tagliare il fico, perchè la sua ombra ospitale non avrebbe accolto mai più le mie povere spoglie. Nei due mesi di vacanza che passai in famiglia i miei alunni mi tempestarono di lettere, di cartoline illustrate scritte a caratteri cubitali, in cui mi dicevano di tornare presto. E son tornata infatti; son tornata per parecchi altri anni a rivivere bei giorni di pace fra l'azzurro del cielo e il verde dei campi, all'ombra degli alberi o al bianco lume della luna, seduta nell'aia dove i contadini spannocchiano il granturco, e io racconto le fiabe delle "Mille e una notte". Amo i miei alunni piccoli e grandi come se fossero persone della mia famiglia, e cerco sempre di far loro del bene coll'opera e col consiglio, ma le mie parole non potrebbero giammai ridire la devozione con cui viene ricambiato il mio affetto. Nelle mie stanze vengono a finire tutti i fiori dei prati, tutte le frutta delle siepi e degli alberi. E gli alunni della scuola serale? È una gara di continue gentilezze, è una festa per tutti quando li prego di qualche servizietto, è in tutte quelle menti un continuo sforzo per prevenire i miei più piccoli desideri. Dov'è andata la rozzezza e la trivialità dei modi, che mi facevano tanto male? Se pur qualcosa è rimasta, essa passa inosservata, perchè so che sotto quella ruvida scorza si nascondono dei cuori sinceri, capaci di nobili sentimenti. Quando vado in giro per i campi e vedo che molti dei miei consigli vengono messi in pratica, quando trovo un bimbo che, sotto l'ombra d'un albero, cerca ripetere sul quaderno ciò che ha imparato a scuola, o legge attentamente uno dei libricini della bibliotechina che io ho messo insieme con tanta cura, quando faccio capolino sulla porta di qualche capanna e la vedo bene ordinata e pulita, e anche abbellita dai gingilli costruiti in classe; quando vedo qualche mamma pulire i figliuoli e fasciarli con delicatezza e diligenza, quando vedo curare i malati con le norme date da me, e non colle vecchie regole basate sulla superstizione, un grande sentimento d'orgoglio m'inonda il cuore. Penso che tutto questo è opera mia, solamente mia, e mi sembra quasi di essere stata io sola la formatrice di questo piccolo mondo. Penso ai primi giorni passati tra queste mura, e mi sento così diversa da quella di allora; quel tempo mi sembra cosi lontano, ch'io posso parlarne con serenità e orgoglio come d'una grande vittoria riportata su nemici formidabili. Ho sofferto, è vero; ho conquistato il mio terreno con dura fatica, a palmo a palmo, ma ho vinto. Ora non ricordo più le lagrime versate, nè le rimpiango. Ora non vedo che il sorriso della vittoria: solo chi ha conosciuto la furia della procella che incalza e travolge, può gustare la calma della brezza che rinfresca e ristora. Certo non potrò a lungo restare in questa residenza, ma dovunque io vada, mi seguirà sempre il ricordo di questa piccola borgata dispersa e dimenticata fra i campi ubertosi, e i rossi prati di lupinella in fiore. E quando dirò "la mia scuola" intenderò solo e sempre parlare di questa mia piccola scuola di campagna, dove ho imparato che nella vita vi è una felicità ben più alta di quella che possono dare le ricchezze, il lusso o la vanità; ed è la felicità che ci viene da noi stessi, nell'esplicare le nostre attività, per il bene di chi ci vive accanto; e che si acquista a furia di sacrifizii, di rinunzie e di costanza. CALDANI MADDALENA

Enrico Franciosa Direttore didattico

LA SCUOLA MODERNA E L'EDUCAZIONE FISICA DEI FANCIULLI. Istruzioni, norme e programmi particolareggiati per l'insegnamento della ginnastica nelle scuole elementari. Melfi, TIPOGRAFIA APPULO-LUCANA, diretta da Francesco Insabato 1912-1913

L'EDUCAZIONE FISICA - Pensieri e massime L'educazione fisica ha per intento di rinvigorire l'organismo, di indurirlo, di infondere coraggio, di dare l'euritmia e la bellezza al corpo, di accrescere la destrezza e l'agilità, di mantenere la salute, e più che tutto, di prolungare la giovinezza, governando in certo modo l'accrescersi del corpo, e perfezionando quanto più è possibile la natura fisica dell'uomo. Angelo Mosso Le corps humain est une grande association d'organes ou d'intérêts: digestion, respiration, muscles, sens, cerveau. Quand le corps est fatigué, il y a souffrance pour tous les organes en général; si on le restaure, tous les organes en général prennent une vigneur nouvelle. A. Bain L'educazione fisica è utile non solamente pel corpo ma pel suo buon effetto sul carattere. Studiar duro implica del carattere nello studente, e lavorar duro ad uno sport che obbliga ad uno sforzo fisico severo, od un allenamento costante, implica in modo uguale il carattere. Angelo Mosso La luce del sole, i prati e i campi pei giuochi sono necessari per la gioventù ma più ancora ai fanciulli che non possono godere il riposo della campagna e l'ombra delle selve come i ricchi. L'aria libera ed i giuochi ginnici ci liberano dai germi delle malattie e la fatica, degli esercizi fisici soffoca i germi dell'immortalità. Angelo Mosso L'educazione fisica dev'essere un fattore di temperanza, smorzando istinti di precoce o smoderata sensualità, poichè l'esercizio fisico è un potente moderatore delle passioni. L'educazione fisica deve darci l'uomo più coraggioso, più intelligente, più sensibile, più operoso, più accorto, più generoso, dirigendo tutte queste qualità allo svolgimento degli intenti materiali e morali della società. IERACE L'educazione fisica della donna ha di mira il miglioramento della razza umana. La donna fatta robusta e vigorosa non è soltanto una madre migliore per la procreazione dell'essere umano; essa è sopratutto una donna conscia del suo valore inestimabile, e che pertanto saprà conquistare il posto che giustamente le spetta nella direzione dei destini dell'umanità, che essa farà entrare in uno stadio più equilibrato e più fecondo di evoluzione facendo anche scomparire dal mondo gli ultimi resti di quelle barbarie, che abbiamo ereditato dal passato. On. BOSSI Nell'educazione fisica come in ciascuna specie d'educazione, l'educatore non ha punto il compito di sopraffare la natura, ma al contrario di conformarsi alle sue leggi e di mettere l'organismo umano nelle condizioni più favorevoli al perfezionamento delle sue funzioni normali. N. Abbondati Più il corpo è debole, e più comanda, più esso è forte, e più obbedisce. B. WILLIAM Sviluppando la forza del corpo, fortificando la sanità, la ginnastica risana ed equilibra le idee, le quali non sono se non sensazioni trasformate. AICARD Se conserverete il fanciullo agile e forte, mediante opportuni e razionali esercizi ginnastici, non diventerà scogliotico, nè cifotico, qualunque sia la sua posizione che tiene durante le occupazioni scolastiche. Baumann Dove è languida ed infrallita la fibra, scarsa l'anima, dove le malattie spesseggiano, dove la forza di resistenza al lavoro, alle occupazioni oscilla, dove presto si muore, la società non si trova in brutte e malagurate condizioni? La ginnastica educativa è quindi la migliore igiene e la migliore profilassi pel corpo, per l'anima e per la società. De Dominicis Alle fanciulle facciamo imparare fin l'estrazione della radice cubica e neghiamo loro un cortile dove possano correre a prendere una boccata d'aria, a sgranchirsi le gambe, e non sentire più i gomiti delle campagne nei proprii fianchi. Com'è triste vedere che è dimenticata la natura umana nella primavera della vita, e si comprime ciecamente e si soffoca il lavoro misterioso dell'organismo che prepara nella fanciulla l'immagine sacra della madre. Mosso Giovani fiacchi, che intristiscono e declinano come piante avvizzite per difetto di resistenza e di vitalità, col petto rientrante, il dorso rotondo, il collo curvo in avanti, le spalle basse, i diametri superiori del torace minimi, l'addome rilasciato, le anche pronunziate, ci offrono uno spettacolo ben rattristante, al quale bisogna opporre un energico ed efficace rimedio. IERACE PIANO DIDATTICO per la lezione di ginnastica I. Movimenti di ordine e di marcia. II. Esercizi degli arti superiori ed inferiori nei diversi atteggiamenti. Esercizi del capo. III. Idem di sospensione con le mani. IV. Idem di saltellare. V. Idem di equilibrio. VI. Giuochi. VII. Esercizi di appoggio. VIII. Corsa. IX. Movimenti del busto. X. Salto e saltelli. XI. Esercizi di respirazione. ESTRATTO di Leggi, Regolamenti e R. Decreti riguardanti l'educazione fisica Legge 7 luglio 1878 n. 4442: ART. 1 - La ginnastica educativa è obbligatoria nelle scuole secondarie, nelle scuole normali e magistrali e nelle scuole elementari. ART. 2. - Nelle scuole femminili d'ogni grado la ginnastica avrà carattere esclusivamente educativo e sarà regolata con norme speciali. Regolamento per detta legge: R. D. 16 dicembre 1878 n. 4679. ART. 1. L'insegnamento della ginnastica, reso obbligatorio colla legge 7 luglio 1878 dura tutto l'anno scolastico ART. 3. Nelle scuole elementari gli esercizi di ginnastica si fanno per mezz'ora ogni giorno. ART. 14. Nelle scuole elementari ogni insegnante istruisce nella ginnastica i proprii alunni. R. D. 23 ottobre 1893 n. 649: ART. unico. Nelle scuole maschili sono inibiti gli esercizi ginnastici agli anelli, alla sbarra, alle parallele ed al cavallo, prima del 14mo anno di età degli alunni. Nelle scuole femminili l'uso di questi attrezzi è vietato per qualunque età. Regolamento 6 febbraio 1908 n. 150: ART. 89. D'accordo col Direttore Didattico o, dove questo manchi, con l'autorità municipale, il maestro in due giorni al mese impiegherà una parte dell'orario scolastico ad una passeggiata istruttiva. Legge 26 dicembre 1909 numero 805: ART. 3. Nelle scuole elementari è destinata all'educazione fisica non meno di mezz'ora per giorno in ciascuna classe. Decreto 14 luglio 1912: Gli alunni e le alunne delle scuole elementari superiori per essere promossi da una classe all'altra e per conseguire la licenza o altro attestato finale, debbono riportare la sufficienza nel profitto e nella condotta per l'educazione fisica. Lo scrutinio finale per l'assegnazione del voto in condotta e in profitto si fa a norma dell'art. 3 della legge 14 giugno 1907. Gli esercizi ginnastici per gli esami di promozione e di maturità saranno determinati dal maestro della classe. Il voto di scrutinio e di esame per l'educazione fisica si assegna con le stesse norme delle altre materie e deve essere riportato sulle pagelle e sui diplomi di maturità e di licenza. NORME GENERALI sull'insegnamento della ginnastica nelle scuole elementari 1) Deve essere ormai diffusa la convinzione dell'utilità grandissima che gli alunni e le alunne delle scuole primarie possono trarre dalla pratica costante di esercizi fisici assai facili, senza uso di grandi attrezzi, senza inutili e spesso dannose complicazioni coreografiche, avendo di mira sopratutto di dilettarli così per mezzo di movimenti di ginnastica naturale (marcia, corsa, salto, arrampicare, equilibrio), come per mezzo di giuochi all'aria libera e di piacevoli passeggiate ed escursioni. 2) Ove manchi un apposito locale coperto ad uso di palestra, si potranno nei giorni di buon tempo - ed in Italia sono molti - fare esercitare i ragazzi nei prati o in altri pubblici terreni, dei quali non è penuria nei medi e nei piccoli Comuni. 3) Non è neppure assolutamente necessaria, per le lezioni di educazione fisica nelle scuole elementari, una fornitura di attrezzi ginnastici. Bastano, invero, all'uopo, alcune pertiche o funi da arrampicare, un asse di equilibrio, pochi montanti per il salto (anche senza pedane e tappeti) ed alcuni attrezzi poco costosi per i giuochi. 4) A proposito dell'orario giova ricordare che la legge 16 dicembre 1909 n. 805, impone in tutte le scuole primarie mezz'ora giornaliera di ginnastica ed una passeggiata mensile per tutte le classi. 5) Per ciò che riguarda la lezione da svolgere, i maestri avranno presente che essa ha da essere divisa in serie dovendo comprendere esercizi di marcia e di corsa, di equilibrio, di arrampicare, di sospensione di salto ed un giuoco. Nella disposizione delle serie si provvederà perchè gli esercizi, che richiedono maggior intensità di lavoro fisico, abbiano luogo a metà della lezione; nè si trascurerà di fare eseguire, al termine di essa, pochi, ma efficaci esercizii di ginnastica respiratoria. Si combatterà sopratutto la così detta ginnastica fra i banchi, che fu già soppressa nei programmi di educazione fisica del 1897. 7) Le lezioni di ginnastica devono cominciare e finire contemporaneamente a quelle di tutte le altre materie. 8) La dispensa dalle lezioni di ginnastica non può essere concessa che agli alunni affetti da malattie o da imperfezioni fisiche constatate da visita medica. Tutti gli alunni non dispensati devono frequentare regolarmente le lezioni di educazione fisica. 9) Il voto di ginnastica si assegna come quello delle altre materie ed ha gli stessi effetti nello scrutinio finale, a norma dell'art. 186 del regolamento 13 ottobte 1904. 10) Oltre la lezione giornaliera i Comuni possono istituire, per gli alunni delle classi 4a, 5a e 6a, corsi speciali fuori dell'orario scolastico, affidandone la sorveglianza ad ispettori speciali, a norma dell'art. 86 del Regolamento 6 febbraio 1908 n. 180, e l'insegnamento a professori di ginnastica o a maestri, che abbiano seguito con buon esito speciali corsi di abilitazione riconosciuti dal Ministero della Pubblica Istruzione. Giuochi ginnici. Che il giuoco abbia una grande importanza nello sviluppo del fanciullo è da tutti riconosciuto; poichè è la sua prima poesia, anzi, diremo la sua stessa vita. Quando il fanciullo non giuoca è segno che è malato. I giuochi ginnici fanno nascere nel fanciullo l'amore del proprio simile, la tolleranza reciproca, l'aiuto vicendevole, sviluppano in lui quella svogliatezza di spirito, quell'energia benefica e quella gaiezza che ben si può paragonare al tiepido raggio di sole sulle tenere piante di primavera. Lasciamo adunque che i fanciulli alternino le ore di studio con quelle del giuoco sotto il cielo libero, all' aria e al sole, e il vantaggio che ne trarremo, sarà così centuplicato. Classificazione dei giuochi (in nota: In Italia si conta un buon numero di libri che trattano dei giuochi ginnici. GABRIELLI FRANCESCO, Giuochi ginnastici - Hoepli Milano; MARCHETTI DANIELE, Salute e forza - Milano via Torino 66; LUISA REBECCA FACCIO, 50 giuochi ginnastici, Torino). Giuochi adatti ai bambini e alle bambine fino ai 7 anni. Giuochi senza attrezzi - Ai cantoni - Cacciatore e lepre - Chi tardi arriva, male alloggia - Corsa in circolo - Il gatto e il sorcio - Il lupo e gli agnelli - Rompere fuori del circolo. Giuochi con attrezzi - Chi botta prende bontà rende - Lo sparviero - Le tre pietre - Il trucco ad armi. Giuochi adatti ai fanciulli e alle fanciulle dai 7 ai 12 anni. Oltre i precedenti: Giuochi senza attrezzi Caccia al secondo o al terzo - Caccia in circolo - Lotta a piè zoppo - Le barriere - Burla - I cavallerizzi. Giuochi con attrezzi. Il vello d'oro - Le bandierine - La corsa delle staffette - Tiro alla fune - Lotta seduti - I birilli. Giuochi adatti ai fanciulli e alle fanciulle oltre i 12 anni d'età. Oltre i precedenti: Con attrezzi - Volantino - Le grazie - I vivi e i morti - Il cuneo - Palla burlona - Palla al balzo - Palla vibrata - Palla a cavallo - Palla a pugno- Le bocce - Il tamburello - Palla battuta - Il giuoco del calcio. Consigli igienici per la ginnastica. In qualunque modo, in qualunque luogo si faccia la ginnastica è mestieri seguire alcune regole generali per farla bene. Una volta incominciati gli esercizi ginnastici, conviene continuarli con perseveranza. Esercitarsi sempre nelle ore che precedono la colazione e il pranzo. Badare che i vestiti non siano stretti, specialmente al collo, al petto e al ventre. Se nei primi esercizi si provano palpitazioni di cuore e affanno di respiro, far riposare finchè il tumulto di questi organi abbia ceduto. Nei momenti di riposo far fare inspirazioni ed espirazioni lente e profonde, come nell'atto dello sbadiglio. La fatica del lavoro muscolare deve cessare dopo un breve riposo, senza che nascano dolori alle membra. Quando la stagione lo permette, fare gli esercizi all' aria libera. Nè il seno debole, nè la debolezza possono mai controindicare la ginnastica, e soltanto essa deve spiegarsi alle condizioni dell'individuo. Guardarsi dalle correnti d'aria fredda, quando un esercizio può far sudare. Nessun giuoco dev'essere troppo faticoso, e quando qualche ragazzo volesse oltrepassare la misura, o cambiar giuoco o fare delle pause, è dovere del maestro di richiamarlo o di ammonirlo. La luce viva e abbagliante nuoce molto agli occhi e ad una testa scoperta; si badi perciò bene a tale norma. Non bisogna pure mai far correre i ragazzi contro il vento, perchè non inspirino con violenza l' aria fredda, quando sono scalmanati. Durante la ginnastica, o le passeggiate, o nei giuochi si deve proibire di fare bere dell'acqua; o se si sente il vivo bisogno farne bere sotto la propria sorveglianza dell'insegnante non più di un quarto di litro, e a sorsi; dopo di che si farà istantaneamente tornare al movimento la scolaresca. Sebbene grandi ed indiscutibili siano i vantaggi che arreca la ginnastica, pure vi sono dei fanciulli che debbono rinunciarvi in tutto o in parte. E questi sono quelli affetti da ernia, da artrite, da malattie di cuore, da tubercolosi, da rachitismo e da linfatismo. Fin dalla prima lezione l'insegnante deve tener molto d'occhio gli allievi, e se qualcuno accusa forti dolori intestinali, o muscolari; se qualcuno arrossa, o impallidisce od ansa troppo, lo faccia immediatamente uscire di fila e lo faccia riposare, esigendo poi che la famiglia faccia fare al figliuolo una visita medica. Esigere sempre obbedienza pronta e assoluta, ordine tassativo, docilità spontanea, amore e subordinazione, senza disciplina non vi può essere palestra scolastica. Per avere una buona disciplina fa mestieri osservare che il locale addetto alla ginnastica sia sempre pulito, ordinato e sufficientemente arredato: che non si mangi mai in palestra; che le correzioni si facciano in modo persuasivo e con dolcezza; che sia allontanato ogni causa di distrazione; che il maestro parli poco ed eviti le parole aspre, mordaci, i modi burberi e troppo severi; che egli tenga la scolaresca continuamente occupata; che renda per quanto può dilettevole ed attraente ogni esercizio; che sappia fare uso retto del premio e del castigo, che, infine, non tolga mai ai più deboli la speranza di raggiungere i più forti ed i più abili. Gite ed escursioni ginnastiche. Se vi ha un mezzo proprio ad allettare i fanciulli, a promuovere il loro amore alle ginnastiche disciplinari, sostituendo così il tempo, che sarebbe stato impiegato in una lezione, e premiando la disciplina il contegno ed il profitto, egli è certo quello delle passeggiate e delle escursioni. Questo mezzo è potente per lo sviluppo fisico e morale; e l'aria pura dei prati aprichi e la vista d'ubertose campagne, di ricche messi, di ridenti poggi, l'allegria della brigata, le diverse andature di marcie ordinate da savio maestro, tutto educa e fa dimenticare la noia e il male della vita passata. Sempre le gite abbiano una meta prestabilita per accrescere la curiosità di quelli, che non visitarono mai quei luoghi, e che, pur obbligati a far la via a piedi non si lagnano, ma sono i più disinvolti. Quando si può salire sulle montagne, arrampicarsi sulle rocce, percorrere sentieri che sembrano impraticabili, il camminare è salutare. Bisogna sforzarsi di variare le passeggiate e di aggiungervi, per quanto sia possibile, per prevenire la noia, qualche altro interesse; quello della conversazione, della scoperta di oggetti nuovi per gli alunni, della ricerca dei prodotti naturali, che i fanciulli hanno tanto piacere a riunire in collezione. Siccome però le passeggiate devono avere di volta in volta una progressiva distanza crescente, così non è fuor di luogo che se ne imprendano prima delle corte; e ciò per la ragione igienica che tutti non sono abituati a camminare, anzi la maggior parte dei fanciulli sfuggono questo esercizio per mera poltroneria. Perciò la lunghezza della marcia dev'essere sempre proporzionata alla forza dei fanciulli. Durante la passeggiata l'ordine dev'essere conservato con molta diligenza, perchè da questo dipende la maggior o minor stanchezza. Il vedere una classe di fanciulli disordinati, fa sempre cattiva impressione e presuppone disordine nella scuola e poco amore nell'insegnante per la medesima. Se la meta è ad una distanza lunga, si faranno delle fermate di pochi minuti per riposare alquanto, o per asciolvere, o per eseguire qualche giuoco. Camminando si faranno cantare inni patriottici e ginnastici. Il canto, che educa il cuore, fa dimenticare la stanchezza, rianima i restii e fa sollecitare inaspettatamente il fine della gita. Abbia la scolaresca una divisa o un copricapo uniforme. Modesta o pomposa che sia, la divisa è sempre l'esponente morale d'una scuola, è l'indizio di vitalità organica e di forza associata. "Una scuola che veste una uniforme o si rifregia di un distintivo non offre solamente un segno caratteristico indicante l'Istituto al quale appartiene, ma ne ricorda talvolta anche la storia e offre un godimento estetico di serietà dignitosa, che fa apparire gli alunni nello sfondo di un quadro bellissimo, come una creazione di poesia e di fierezza palpitante". (PRAMPOLINI). La corsa e gli altri esercizi di più intensa fatica non siano nè i primi nè gli ultimi di ciascuna lezione. Nella corsa, e in genere in tutti gli esercizi che accelerano la respirazione si permetta ai fanciulli di tenere in bocca una pagliuzza, una foglia o un pezzettino di carta per promuovere la salivazione ed avere così umettata la bocca. Si raccomandi di tener la bocca chiusa e di abituarsi a respirare con le narici. Soccorsi d'urgenza. Con tutte le possibili precauzioni del maestro o della maestra, potrà succedere sempre o sui campi di giuoco o nelle sale di ginnastica qualche infortunio. Ora ogni scuola dev'essere provvista di una cassetta farmaceutica, che deve contenere almeno le seguenti cose: 1. Liquore Hoffmann (spirito d' Etere) negli svenimenti, nei dolori e nelle debolezze di stomaco, quanto ne può contenere un quadrello di zucchero. 2. Tintura di oppio nelle diarree e nei dolori di ventre da 5 a 10 goccie. 3. Zucchero per prendere la tintura di oppio e gocce Hoffmann. 4. Ovatta e mostatica per arrestare le emorragie delle ferite e del naso. 5. Garza all' iodoformio per medicare le ferite. 6. Acqua di piombo. 7. Soluzione di burrow tanto questa, che l'acqua di piombo, prima di adoperarle, bisogna diluirle con 10 volte tanto di acqua per bagni e impacchi nelle ammaccature e nelle ferite. 8. Acqua fenicata al 3% per disinfettare le ferite prima di applicare il taffettà o la fasciatura. 9. Collodio per coprire le piccole scalfitture. 10. Battista Billroth che si mette sopra l'impacco di acqua di piombo o di soluzione Burrow. 11. Bende, Tela, Ovatta, Garza, Idrofila, per fasciare le parti ferite. 12. Carte senapate che si applicano nei dolori acuti superficiali. 13. Aghi di sicurezza per fermare le fasciature. 14. Taffettà, Cerotto americano per coprire le piccole ferite, precedentemente disinfettate con l'acqua fenicata. 15. Pinzetta per estrarre corpi estranei conficcati per disgrazia in qualche parte del corpo. 16. Pennello, Forbici e una scodella. PROGRAMMA PARTICOLAREGGIATO Degli esercizi e giuochi ginnici Scuole maschili e femminili. CLASSE I. Esercizi ordinativi. Riunire gli alunni su di una o due righe innanzi all'aula scolastica e disporla nell'ordine con cui devono entrare nei banchi. Modo di stare seduti per scrivere, leggere ed ascoltare le lezioni. Proibire l'uso delle braccia conserte sul petto. Uscita dall'aula per due in ordine inverso dell'entrata. Al segno d'allarme far uscire la classe in ordine e rapidamente. Posizione di attenti - riposo - saluto. Rompere le righe e ritornare in ordine - riga e fila. Numerazione per due e per tre. Prendere la distanza o intervallo con passi contati. Mettere per due e tornare per uno.Fianco sinistr - fianco destr - fronte a sinistra, fronte a destr. Esercizi elementari. Capo - Volta a sinistra, a destra, flessione avanti, indietro, a sinistra, a destra. Rotazione a sinistra, a destra. Busto. Flessione a sinistra, a destra, rotazione a sinistra, e a destra. Braccia. Posizioni avanti, alto, infuori, indietro, flesse. Flessione e rotazione della mano. Flessione ed estensione delle dita. Spinta delle braccia avanti, alto, fuori. Slancio da dietro in alto per avanti e da basso in alto per fuori. Gambe. -Posizione posata del piede sinistro o destro avanti in fuori e indietro - Rotazione dei piedi indentro e infuori - Equilibrio sugli antipiedi e sui calcagni. Marcia. Marcia semplice con battuta e senza. Corsa preliminari modo di tenere le braccia. Passeggiate. Da 1 a 3 Km. (fra andata e ritorno). Giuochi. - Volano - piè zoppo - Quattro cantoni - Mosca cieca - Chi tardi arriva male alloggia - Cacciatore e lepre - Fuoco alle vesti (per le fanciulle)- Saltelli alla funicella lunga. CLASSE II. Esercizi ordinativi. - Aggiungere a quelli per la prima classe i seguenti: Ordinamento per quattro. Cambamenti di fronte fianco destr (o sinistr per 4) - fronte a destr (o sinistr per 2) dietro - front. Numerazione per due - tre - quattro prova dei numeri - distanze su due righe - facili scaglioni, in linea ed in fila. Esercizi elementari. Tutti gli esercizi prescritti per la 1a classe, più i seguenti: Busto. Rotazione a sinistra e a destra in 4 e 2 tempi. Flessione a sinistra e a destra, avanti e indietro in 4 e 2 tempi. Braccia. Posizione delle braccia avanti indietro, in alto, indentro. Flessione delle antibraccia (da infuori) con palme in su, in giù, avanti, indietro. Gambe. Piede sinistro (o destro) sollevato avanti, indietro, infuori-piede posato indietro. Rotazione del piede indietro - infuori - Piegamento sugli antipiedi con ginocchia unite. Marcia. Segnare il passo 1 per 2; I per 3 ecc. marcia in fila ed in riga. Corsa semplice su di una fila e su due. Saltellare e saltare. - Saltelli pari uniti, infuori, con piede sinistro (o destro) sollevato avanti, indietro, infuori. Salto in avanti a piè pari in quattro tempi. (È bene far ripetere spesso questo esercizio per trarne il maggior profitto). Passeggiate. Da 3 a 5 Km. (fra andata e ritorno). Giuochi. I giuochi della 1a classe più i seguenti: Caccia al secondo - Caccia al terzo - Tocca ferro - Cambiar di posto - Saltellare col cerchio - Marcia e corsa inseguendosi - Getto della palla di ferro di Kg. 3. CLASSE III. Esercizi Ordinativi. Attenti - riposo - numerazione - sciogliere e riunire la scolaresca - Prendere la distanza di un passo - Ordinativi per due e per quattro - Voltarsi di fianco - di fronte e indietro - Schieramenti - per circolo su di una sola riga o per due. Esercizi elementari. Capo - Volta - piegamento e circonduzione. Busto. Volta e piegamento. Esercizi alla spalliera. Braccia. Posizione di 2a e 3a - movimenti delle mani posizione delle braccia - slanci - spinte e circonduzioni - braccia incrociate - slancio da infuori in alto indentro - slancio da infuori avanti indentro - esecuzione lenta ed accelerata. Arti inferiori. - Equilibrio sugli antipiedi e sui talloni. Posizione di 4a 5a e 6a - flessione della gamba destra o sinistra avanti indietro - piegamento sugli antipiedi - passi ritmici e passi saltellati. Sospensione semplice alla scala - salita alle pertiche, ad una sola e a due - discesa arrivo a terra. Saltelli e salto. Saltelli pari uniti, infuori, con piede sinistro (o destro) sollevato. Salto a piè pari - salto sul piede destro o sinistro da fermi e con rincorsa - salto in basso, in lungo ed in alto con rincorsa. Marcia. Preliminari - segnare il passo - marcia cadenzata per fila - Segnare il passo di corsa con battuta uno per tre; uno per cinque; uno per nove ecc.; contromarcie semplici. Appoggio. Esercizi di appoggio con le mani sull'asse di equilibrio appoggio sulle braccia tese. Esercizi di respirazione con movimenti lenti delle braccia e del tronco. Passeggiate. Da 2 a 5 Km. (andata e ritorno, durata massima di tre ore). Giuochi. Oltre quelli della II Caccia al terzo - Cambiar di posto - La sfida - Le grazie - Tiro alla fune - Getto della palla di Kg. 3 e 4 - Funicella corta girante. CLASSE IV. Esercizi ordinativi. Attenti riposo - allineamento - destr'riga - fissi - numerazione per due, per tre e per quattro movimenti militari da piè fermo fianco destro o sinistro - modo di porsi per quattro - marcia di fianco per due e per quattro marcia di fronte per due scaglioni a prima e seconda distanza avanti e dietro la linea. Esercizi elementari. Capo - Volta, piegamento e circonduzione. Busto. Volta piegamento e circonduzione. Arti superiori. - Spinte - slanci e circonduzioni delle braccia. Arti inferiori. - Movimenti del piede - equilibrio sui talloni e gli antipiedi - posizione di 5a e 6a - slancio della gamba sinistra o destra avanti, indietro, infuori - flessione avanti ed indietro delle gambe - piegamenti sugli antipiedi - piegamenti lenti sulle gambe - Passi ritmici. Sospensione. (Scala orizzontale) sospensione agli staggi e ai piuoli - salita e discesa ad una pertica e a pertiche binate con ginocchia indentro. (Le ragazze fanno gli esercizi a due pertiche con i piedi incrociati alla pertica di sinistra o di destra.) Salita e discesa alla fune liscia. Asse d'equilibrio. - Equilibrio sugli antipiedi, sui talloni - salita e discesa di fianco e fronte sull'asse di equilibrio - marcia avanzando e retrocedendo. Appoggi Baumann. Esercizi di appoggio sull'asse. Posizione in mezzo, in avanti, indietro, appoggi in mano e a terra, esercizi delle braccia con gli appoggi. Preliminari di esercizi col bastone Iagër e con la bacchetta. Saltelli - salto. - Saltelli - piede sollevato sinistro o destro. Salto al cordino con pedana, a piè giunti, sul piede sinistro e sul destro, salto in lungo, in alto con rincorsa non maggiore di dieci passi. Esercizi di respirazione con movimenti di inspirazione e di espirazione con esercizi lenti delle braccia e del busto. Passeggiate mensili. - Da 4 a 6 Km. (fra andata e ritorno e non oltrapassare le tre ore). Giuochi. I giuochi della 3a classe più i seguenti: Tutti fissi. Il capitano. Il lupo e gli agnelli. Il velo d'oro. Tocca e fuggi. La sfida. Le barriere. Getto della palla di 4 e 5 Kg. Corso popolare. CLASSE V. e VI. maschile. Esercizi ordinativi. Gli esercizi delle classi precedenti. Scaglioni a seconda distanza avanti, dietro in linea. Esercizi elementari. Arti superiori. Posizione delle braccia tese nelle varie direzioni. Spinte, slanci e circonduzioni, flessione delle antibraccia con palma in su, in giù, in avanti, indietro. Arti inferiori. Equilibrio sugli antipiedi e sui talloni, gamba posata e sollevata avanti, infuori, indietro, gamba posata e sollevata avanti, infuori, indietro, gamba posata e piegata nelle diverse direzioni, gamba piegata indietro e avanti. Saltelli a piedi giunti ed alternati. Piegamento sugli antipiedi, movimenti di abduzione e circonduzione del piede. Capo e Busto. Volta, flessione e circonduzione. Esercizi di flessione del busto a corpo libero ed eseguiti alla spalliera ed al piano orizzontale. Marcia e corsa. Marcie ginnastiche con contromarcie - cambiamenti di direzione - marcie militari. Corsa cadenzata, di velocità e di resistenza. Equilibrio. Asse Baumann salire e discendere - marcia in avanti e indietro; marcia di fianco. Appoggi. Corpo teso indietro, braccia piegate, raccolta. Sospensione. Esercizi alla spalliera del Ling. Salita e discesa alle pertiche e alle funi. Salita a due pertiche con ginocchia infuori. Salita e discesa a due funi. Traversate. Esercizi con piccoli attrezzi. Uso del bastone lager come fucile per i movimenti del maneggio d'armi. Esercizi semplici col bastone, con la clave. Tiro a segno ridotto. Esercizi di nuoto. Primi soccorsi. Salvataggio (norme). Salto. I salti prescritti per la 4 classe; più i seguenti: salto di fianco con rincorsa sul piede destro o sinistro salto misto (alto lungo) con rincorsa - Varie applicazioni dei salti in campagna. Esercizi di respirazione con marcia lenta e con movimenti elementari. Passeggiate mensili da 4 a 8 Km. (fra andata e ritorno con la durata di non più di tre ore). Giuochi. I giuochi della classe precedente più i seguenti: Tamburrello. Birilli, caccia coi livieri. Fuga attraversata. Lotta seduti. I trampoli. La bandiera. Il calcio. Getto della palla di ferro di Kg. 5. CLASSE V. e VI. femminile. Esercizi ordinativi. - Attenti - riposo allineamenti per linee e per fila - numerazione per due, per tre e per quattro - distanze a scaglioni - legarsi in catena avanti e indietro - voltarsi a destra e a sinistra ed eseguire il dietro front. Esercizi elementari. Capo e busto. Volta, piegamento e circondizione, esercizi di flessione del busto a corpo libero. Arti superiori. Posizione delle braccia tese nelle varie direzioni, spinte, slanci e circonduzioni delle braccia, flessione delle antibraccia con palma in su, in giù in avanti e indietro. Arti inferiori. Equilibrio sugli antipiedi e sui talloni e su di un solo. Gamba posata e sollevata avanti, infuori, indietro, gamba posata e piegata nelle diverse direzioni. Passi ritmici. Gamba piegata avanti e indietro, saltelli alternati e giunti, movimenti di abduzione e circonduzione del piede. Marcia e corsa. Marcie ginnastiche con contromarcie, cambiamenti di direzioni. Corsa cadenzata, di resistenza e di velocità. Equilibrio. Asse Baumann, marcie in avanti con movimenti degli arti superiori, marcia di fianco e indietro, marcia a due. Appoggi. Esercizi all'asse d' equilibrio combinati con movimenti del busto e degli arti inferiori. Sospensioni. - Arrampicata e discesa alla fune e alle pertiche - esercizi alla spalliera Ling. Esercizi con piccoli attrezzi - Uso della bacchetta e bastoni Iagër clave- cerchio. Salto a piè pari - in basso ed in alto - salto sul piede sinistro e destro con rincorsa. Esercizi di respirazione con marcia lenta e con movimenti elementari. Passeggiate mensili da 4 ad 8 Km. (fra andata e ritorno; durata non più di tre ore). Giuochi. Oltre quelli, delle classi precedenti: Le grazie. Corsa col canestro. Lotta a piè zoppo. Corsa sui trampoli. Tiro alla fune. Palla battuta a mano. Palla col tamburrello. Pallone a bersaglio. FRANCIOSA ENRICO

Filippo Ciccimarra

Relazione sul riordinamento dell'Istruzione popolare in Basilicata letta all'onor. Consiglio Scolastico Provinciale nella tornata dell'8 febbraio 1879 dal Prof. Ciccimarra Cav. Filippo Regio Ispettore Scolastico di Melfi Potenza , Stan. Tip. Santanello 1879

CONSIGLIO SCOLASTICO PROVINCIALE DI Basilicata L'anno 1879, addì 8 Febbraio, si è riunito il Consiglio Provinciale Scolastico nella solita sala delle adunanze della Deputazione Provinciale. Presiede all'adunanza il cav. Ferdinando Perrino Consigliere Delegato, Reggente la Prefettura. Sono intervenuti all'adunanza i Consiglieri Rebecchini Cav. Prof. B. A. R. Provveditore agli Studi, Vice-Presidente, Lomonaco Comm. Francesco, Gavioli Dott. Federico, Ianora Avv. Generoso, Herther Prof. Ferdinando, Preside del Convitto Nazionale, Sabini Cav. Francesco, Bonafini Francesco, Primo Ragioniere all'Intendenza di Finanza, Cav. Dott. Lacava Michele , Trivigno Cav. Avv. Giuseppe, non che il Prof. Ciccimarra Filippo Cav., R. Ispettore Scolastico del Circondario di Melfi , in missione presso il Provveditorato. Assiste il sottoscritto Segretario Buscaglia Ignazio. É all'ordine del giorno la Relazione dell'ufficio Scolastico intorno al riordinamento dell'Istruzione popolare della provincia. Il Presidente, dichiarata aperta la seduta, invita il Prof. Ciccimarra , a dar lettura della relazione. Ed il prelodato signor Ispettore legge quanto segue. Signori, [(1)Della Relazione originale si pubblica solamente la parte indispensabile alle Autorità scolastiche e municipali.] Quest' onorevole Consesso dopo d'avere con amore studiato le condizioni della popolare istruzione della provincia, nelle frequenti tornate che ebbero luogo dal settembre ultimo a tutto gennaio p. p. pose mano con molta energia al riordinamento di tutte le scuole elementari, e del personale in esse insegnante. Parecchie furono le deliberazioni prese e moltissimi i provvedimenti dati dall'ufficio, il quale seguì sempre, ed appuntino, le norme che piacque alle Signorie vostre d'indicare. E però essendosi compiuto un lavoro lungo e paziente, per quanto svariato e multiforme, per incarico di questo onorevole Consesso, e per delegazione di questo egregio signor Provveditore, è giusto che io esponga, quasi raggruppandolo in tre quadri, quello che vi era, quello che si è fatto, e quello che resta a fare; affinchè voi, avendo sott'occhi l'intero lavoro già menato a termine, ed esaminando ad un tempo le lacune che devonsi colmar e, possiate fin d'ora avvisare ai mezzi, onde per l'avvenire questo Consesso provvegga efficacemente a tutti i bisogni dell'educazione popolare. Innanzi ogni altra cosa è mestieri ricordare che nel prossimo passato anno scolastico 1877-78 in questa provincia vi furono 469 scuole, delle quali 263 per i maschi e 206 per le femmine. Le 469 scuole, aperte quasi tutte in locali pessimi, molti dei quali si chiamerebbero col nome più appropriato di spelonca, ed in generale mal provveduti di arredamento scolastico, erano così distinte: 77 uniche maschili e 79 uniche femminili; 78 maschili e 60 femminili, di prima elementare; 57 di 2a per i fanciulli e 43 della stessa classe per le fanciulle; 30 di 3a e 20 di 4a maschile, e 16 di 3a, e 9 di 4a femminile per l'insegnamento elementare di grado superiore. Quindi considerando che nelle nostre scuole di grado superiore, cioè di 3a e di 4a classe, si trovano iscritti solamente alunni di oltre nove anni si può con certezza ritenere che si ebbero 135 scuole maschili e 103 femminili, in totale 238, destinate per coloro che dalla legge 15 Luglio 1877 sono obbligati ad istruirsi. E questo fatto si spiega tra perchè qui non s'incomincia troppo presto ad andare a scuola, e perchè mancano in numero sufficiente Asili e Scuole miste infantili. Se non che essendo in questa provincia le scuole uniche frequentate in grandissima maggioranza da alunni i quali non oltrepassano l'età di nove anni, e perciò potendosi aggiungere alle 238 scuole di primo grado le grado le predette 77 uniche maschili e le 79 uniche femminili, si può affermare che vi furono 394 scuole per gli obbligati, mentre le rimanenti 75 vennero frequentate da alunni di oltre nove anni, cioè da quelli che non sarebbero per legge obbligati. Inoltre la popolazione, che io chiamerò scolastica, lo scorso anno fu di 13200 sui 34532 obbligati. L'ufficio non potrebbe presentare il movimento di questa popolazione scolastica per i dieci mesi d'insegnamento, poichè mancano i dati statistici occorrenti all'uopo per tre Circondari. Pertanto può con esattezza sottoporre alla considerazione delle Signorie vostre quello che avvenne in uno dei quattro Circondari, in cui fu malauguratamente divisa la troppo vasta Basilicata , col solo intendimento che quest'onorevole Consesso, con una certa regola di proporzione, possa formarsi un criterio generale del preaccennato movimento per l'intera provincia. Imperciocchè parmi si debba ritenere che certi fatti si ripetano in tutti e quattro i Circondari quasi all'istesso modo e fra gli stessi limiti. Adunque nel Circondario di Melfi , lo scorso anno, vi furono 93 Scuole delle quali 57 maschili e 36 femminili. Rilevasi dai registri di quelle Scuole che al cominciare dell'anno scolastico 1877-78, s' iscrissero 2538 fanciulli e 1510 fanciulle, cioè 4048 obbligati i quali, distinti per condizione sociale, rappresentano 787 alunni civili, 1997 artigiani, 1264 contadini. Intanto sui 4048 obbligati iscritti furono più o meno frequenti 2680, dei quali civili 713, artigiani 1372, contadini 595. Dei 2680 frequenti si presentarono agli esami finali 2285, e di questi civili furono 674, 1292 artigiani, 319 contadini. Dei 2285 presenti agli esami furono promossi 1443, così distinti civili 501, artigiani 769, contadini 66. Quindi, riepilogando, s'iscrissero sui registri della scuola 4048 alunni, la frequentarono 2680, si presentarono agli esami finali 2285 e ne furono promossi 1443. Dal censimento scolastico fatto in tutti i Comuni di quel Circondario, più o meno esattamente, si ebbero 7234 fanciulli dai 6 ai 9 anni compiuti, i quali secondo la legge 15 Luglio 1877, erano obbligati di frequentare le scuole. Ora, confrontando questo numero con quello di coloro che s'iscrissero, si ha che mancarono di dare i loro nomi alle scuole elementari 3186 fanciulli, e mancarono all'obbligo di frequentarle e d'istruirsi 4554. E però muovendo da questi dati ne conseguita: che nella Provincia di Basilicata , la quale conta 510543 abitanti, vi sono come dissi 34532 fanciulli e fanciulle obbligati alla scuola, e di questi vi s'iscrissero 19938 e la frequentarono 13200. L'ufficio ha voluto qui riportare questi eloquentissimi dati statistici, perchè l' on. Consesso consideri la ristretta cerchia in cui si svolse l'istruzione popolare nello scorso anno, e rifletta prima d'ogni altra cosa che in tutta la Provincia mancarono all'obbligo d'istruirsi 21332 alunni. Nè questo è stato l'unico scopo che l'ufficio si ebbe, poichè è bene si sappia fin da ora il numero dei fanciulli che dobbiamo condurre a scuola, e si pensi in tempo al personale insegnante di cui si avrà bisogno per l'avvenire. Ho detto poco innanzi che il passato anno si ebbero 469 scuole e in conseguenza si ebbero altrettanti insegnanti. Ora devo aggiungere che di questi rimasero al posto per ferma non compiuta 416, e furono nominati o riconfermati nell'ufficio 38, in totale 454; talchè 15 de' vecchi non figurano più nello stato dell'attuale personale, perchè chi per un motivo, chi per un altro, hanno abbandonato le rispettive scuole. Al principio quindi del corrente anno scolastico vi erano aperte 454 scuole; nè sembrava che le Comunali Amministrazioni fossero entusiaste di aprirne altre. La legge obbligatoria, come appare dal foglio periodico di questa Regia Prefettura del 12 settembre 1877, per deliberazione del Consiglio scolastico presa nella tornata del 28 agosto precedente, fu applicata lo scorso anno in 50 Comuni, i cui nomi si leggono nel predetto foglio. Varie poi furono le ragioni per le quali non si procedè alla nomina dei Delegati scolastici comunali nomina resa ormai indispensabile per l'esecuzione del regolamento 19 ottobre 1877 risguardante l'attuazione della legge precitata. II. Le 454 scuole, di cui or ora ho detto, voi comprendeste che erano inferiori ai bisogni della popolare istruzione della provincia, e subito poneste mano, come dissi, con energia e con molto accorgimento ad aumentarle. A ciò conseguire vi erano due vie, o attuare cioè in tutto e da per ogni dove, il numero delle scuole decretate lo scorso anno dal vecchio Consiglio, o rifare l'Elenco di quelle da istituirsi a norma dell'articolo dodici della legge 15 agosto 1877 sull'obbligo dell'istruzione elementare. - Questa idea era bella e a tutti arrise; ma ben ponderata la bisogna, e riflettendo come si sarebbero sollevate troppe difficoltà questo Consesso con molta saggezza deliberò di tenere la prima delle due vie che si paravano dinanzi. E detto fatto: essendo per cominciare l'esame de' bilanci comunali fu subito mandato alla Ragioneria di questa Prefettura il ridetto prospetto delle scuole, già decretate per ciascun Comune, e la tabella degli stipendii, assegnati agl'insegnanti secondo l'ultimo decreto di classificazione, affinchè si fosse provveduto d'ufficio dalla Deputazione provinciale a quanto per avventura mancasse. Fu chiesto poi l'elenco dei Maestri e delle Maestre, che si trovavano nella provincia liberi d'impegni e, trovandolo per numero molto al disotto dei bisogni, voi invitaste l'onorevole Presidente a ricercarne altrove, ed immantinenti l'ufficio spedì lettere e telegrammi a tutti i Prefetti del Regno, nelle cui Province trovansi istituite da molti anni Scuole Normali e Magistrali. Si telegrafò e si scrisse a Provveditori, a Direttori e a Direttrici di Scuole; anzi questo Consesso, ad agevolare via meglio il concorso d'insegnanti fra noi, si rivolse all'onor. Deputazione provinciale, che io nomino qui a cagione di onore, e chiese ed ottenne un fondo di lire 3355 per offrire indennità di viaggio. E questa offerta fu fatta nota eziandio per telegrammi a tutte le Autorità Scolastiche, che erano state pregate di mandare elenchi d'insegnanti. Pertanto se da un lato posso darvi ora la lieta novella che il numero dei Maestri è già al completo, mi rincresce vivamente di non poter fare lo stesso per quello che riguarda le Maestre, le quali non si potè avere in numero sufficiente. Eccovi intanto il risultamento del lavoro finora compiuto. Al presente nella provincia vi sono 502 scuole cioè 454 dirette da vecchi insegnanti, 44 da nuovi nominati d'ufficio, e 4 da maestri nominati dai Municipii a premura dell'ufficio. Le 502 scuole, delle quali 231 affidate a Maestri e 221 a Maestre, sono così distinte: - 65 uniche maschili e 50 femminili, 93 di 1a elementare maschile e 86 femminili; - 72 di 2a cl. per i fanciulli e 63 dell'istesso grado per le fanciulle; - 38 di 3a e 13 di 4a per i maschi; - e 19 di 3a e 3 di 4a per le femmine (All. A). Mettendo ora in confronto questi dati con quelli che riferii innanzi, si rileva che le 77 scuole uniche maschili si sono ridotte a 65, e le 79 uniche femminili a 50; talchè 12 Comuni, ove era un solo Maestro, ora ne hanno due, e in 29 Comuni, ove era una sola scuola femminile, ora ve ne sono aperte due. E ciò avvenne parte per nomine d'ufficio, parte perchè qualche Comune invitato obbedì, parte ancora per ragioni del riordinamento generale. Si noti inoltre che le 78 scuole di 1a elementare maschile dello scorso anno sono oggi salite a 93, e le 60 femminili dell'istesso grado a 86; le 57 di 2a maschile a 72 e le 43 femminili, pure di 2a, a 63; le 30 di 3a maschile si sono aumentate di 8 e le 20 di 4a sono scemate di 7. Le 16 di 3a femminile crebbero a 19; le 9 di 4a diminuirono di 6. E però scemarono le scuole uniche con grande vantaggio dell'istruzione, poichè la Scuola unica venne trasformata nelle due classi distinte che costituiscono il primo grado dell'istruzione elementare, cosicchè invece di una scuola se n'ebbe due, e l'insegnamento diventò graduato e più proficuo. Oltre a ciò vi fu notevole aumento delle prime e seconde classi maschili e femminili; crebbero alquanto le terze, e scemarono un pochino le quarte classi maschili e femminili. Questa diminuzione però è apparente, poichè l'ufficio, avendo giudicato contrario alla legge e molto dannoso il sistema di affidare due corsi ad un solo insegnante, ha vietato che si continuasse, e molte scuole di 3a 4a che apparivano distinte, e perciò in maggior numero, ora sono riordinate in guisa che ogni insegnante quind'innanzi debba attendere ad una sola classe: scomparvero insomma quelle quarte classi, dette così per pompa, non essendo mai esistite; avvegnachè il grado di cultura degli alunni ben raramente lo permettesse. Supponendo adunque che pel corrente anno non ci sia alcun aumento nella popolazione i 34532 obbligati, i quali su per giù si possono dividere in egual numero di maschi e di femmine, hanno 165 scuole maschili e 149 femminili, in totale 314 di grado inferiore, alle quali aggiungendo le 115 scuole uniche; poichè queste, come dissi innanzi, in grandissima maggioranza sono frequentate da fanciulli dai 6 ai 9 anni compiuti, si hanno 429 scuole per gli obbligati; cioè 35 in più del passato anno. E questo quanto alle scuole ed al personale insegnante. Per quello poi che riguarda i locali scolastici, che sono uno de' principali elementi d'ogni sistema educativo, l'ufficio, conoscendo abbastanza le condizioni pur troppo deplorevoli in cui si trovano quasi tutti i Comuni della provincia quanto a fabbricati, non ha potuto fare altro che raccomandare ai signori Ispettori ed alle Comunali Amministrazioni che si cerchino i meno cattivi. Intanto perchè col tempo cessi affatto questo gravissimo inconveniente l'ufficio ha spedito ai sig. Sotto-Prefetti, Sindaci ed Ispettori una circolare, in cui mettendo sott'occhio, con la chiarezza che si poteva maggiore, i grandi vantaggi ed i benefici effetti della legge 18 agosto 1878, fa invito ai Comuni della Provincia a giovarsene. Anzi trovandosi essi quasi tutti in condizione di togliere a pigione i locali ad uso di scuola, ha potuto facilmente dimostrare come, aumentando del doppio, o poco più, la somma stanziata ne' bilanci per detta pigione, si possa ottenere dalla Cassa di Depositi e Prestiti tanto che basti a far sorgere un edificio scolastico sufficiente ai bisogni presenti ed avvenire della popolare istruzione. Ha pur dimostrato che, scorso il periodo di trent'anni, il patrimonio Comunale si troverà arricchito d' una nuova proprietà, ed il bilancio sgravato d' un articolo passivo, che mano a mano, sino ad un certo limite, dovrà crescere secondo il progressivo svolgimento delle classi; svolgimento che volere o non volere deve avverarsi. Signori, come un tempo la grandezza dei Comuni italiani si rivelò nel Palazzo municipale oggi il grado di civiltà di un Comune si appalesa nella Casa scolastica! Ma ciò non è tutto quello che l'ufficio ha fatto. Io non dirò delle raccomandazioni vivissime rivolte a chi e come meglio si poteva, perchè l' arredamento scolastico fosse al completo in ciascuna scuola; nè dell'incarico dato ai signori Sotto-Prefetti di mandare Commissari, come sovente pur avvenne, per dare il possesso agl'insegnanti nominati d'ufficio; nè delle minacce fatte dal nostro Presidente di sospendere qualche Sindaco, che pareva accennasse ad atti di ribellione contro i vostri decreti; nè le fatiche durate per persuadere moltissimi Sindaci che a norma dell' articolo 2° della legge - decreto 7 gennaio 1861, e della logica, ogni classe deve avere un insegnante, nè della lotta minuta, astiosa, spesso inconcludente, deplorevole sempre, sostenuta con parecchi di coloro, i quali erano abituati da lunga pezza ad eludere la legge sotto specie di curare gl'interessi dei propri amministrati; lotta che solo si è vinta, senza mai cedere a pretesti, con energia e con costanza nei propositi. E volentieri tralascerò di ricordare qualche amministrazione municipale che promosse le dimissioni degl'insegnanti inviati, offrendo loro perfino i mezzi per ripatriare. Dirò adunque che l'ufficio compiuto il lavoro di riordinamento ha subito compilato l'elenco dei Comuni in cui ai sensi dell'articolo 9 della detta legge quindici Luglio 1877, si deve quest'anno applicare l'obbligo dell'istruzione elementare - e se voi approverete l'elenco, che mi onoro di sottoporre al vostro esame, la ripetuta legge andrà subito in vigore in 86 Comuni su 124 della provincia (Alligato B). . Di questi 86 Comuni, 35 fanno parte del Circondario di Potenza che ne ha 44, 26 di Lagonegro che ne ha 39, 12 di Matera che ne novera 22, e 13 di Melfi che ne conta 19. Ed anche per questo lato abbiamo 35 Comuni in più del passato anno, nei quali potremo obbligare i padri di famiglia a mandar i loro figliuoli a scuola. Questo numero crescerà non appena i signori Ispettori avranno proposto le nomine provvisorie per i Comuni, che mancano tuttavia dell'istruzione femminile e per quelli in cui si potranno aprire le scuole miste, come dirò in appresso. L'ufficio ha fatto inoltre un altro lavoretto semplicissimo in se, ma che potrebbe essere oggetto di qualche utile considerazione. Eccolo. Nella Provincia vi sono ormai 502 insegnanti, senza tener conto degli Asili infantili e di parecchi coadiutori e coadiutrici, che molti Sindaci, teneri piuttosto d'una malintesa economia, che del miglioramento morale ed intellettuale dei propri amministrati, si sono affrettati di nominare a solo fine di potere scongiurare la bufera delle nomine d'ufficio, coadiutori e coadiutrici che per il corrente anno questo Consesso ha tollerato per la sola ragione che manca affatto altro personale legalmente autorizzato all'insegnamento. Ho detto che voi avete tollerato, poichè sotto quei nomi si nascondono veri Maestri di classi cui bisognerà destinare insegnanti capaci e forniti di patenti. Tornando adunque al numero effettivo degli insegnanti esso è di 502. Ora di questi 281 sono Maestri, e 222 sono Maestre. - Dei 281 Maestri si contano nativi della Basilicata 243, e di altre provincie 38, e delle 221 Maestre sono nate nella provincia 144, e 77 in altre provincie. (All. C). L'ufficio cominciò eziandio altra statistica più che necessaria, qual' è quella della classificazione degl' insegnanti secondo le loro qualità personali ma essendo questo un lavoro abbastanza importante e delicatissimo da un lato, e mancando dall'altro per molti Comuni quelle precise e coscenziose notizie, che sono indispensabili per battere questa via assai spinosa, ha dovuto rimandarlo ad altro tempo. E però, dopo di aver chiesto a ciascun insegnante una breve auto-biografia e d' aver scritto ai signori Ispettori per altre notizie indispensabili, pose subito mano, a norma della circolare sedici dicembre prossimo passato, a compilare l'elenco dei contributi per l'esecuzione della legge sul Monte delle Pensioni. Per questo elenco si è fatto un modulo che voi esaminerete. Intanto devo dichiarare che, se in mezzo a tanto lavoro esso è stato riempiuto delle relative notizie, ciò devesi unicamente all'opera paziente e straordinaria del bravo segretario signor Buscaglia, cui sento il dovere di attestare in vostra presenza la più sincera stima dell'egregio Signor Provveditore e mia. Nè con ciò, Signori, io posso affermare che siasi provveduto a tutto che facesse mestieri; poichè restano ancora a nominarsi altre 13 maestre per altrettanti Comuni della Provincia che mancano affatto d'istruzione femminile, ed altre sei per Comuni importanti i quali trovansi ancora con la scuola unica (All. D). E se a queste si vorranno aggiungere altre 23 Maestre per altrettante scuole miste che rimangono chiuse, noi abbiamo tuttavia bisogno di 42 Maestre. (All.E).È questo un fatto che molto addolora. Ma di chi la colpa? Voi deliberaste di cercare insegnanti in tutte le province d' Italia: l'ufficio scrisse e telegrafò a tutte le Autorità che potevano indicarne; l'onorevole Deputazione provinciale ci aiutò, mettendo a nostra disposizione i mezzi per dare le indennità di viaggio; dunque tutti ci studiammo, ciascuno per la sua parte, di fare il meglio possibile. E perciò a far cessare almeno lo scandalo di vedere Comuni senza istruzione femminile di sorta vi proponiamo d'incaricare i signori Ispettori a recarsi ivi immediatamente, e di accordo coi Sindaci e con autorevoli cittadini, affidare l'insegnamento solo in via provvisoria a persone le quali offrano guarentige di sufficiente capacità. I signori Ispettori potrebbero fare lo stesso per le scuole miste là dove ne scorgessero il bisogno. E qui mi sia permesso di rispondere ad una osservazione che potrebbe farsi. Taluno dirà: perchè l'ufficio nel proporre le nomine delle nuove Maestre non provvide innanzi tutto ai Comuni che mancavano affatto d' istruzione femminile? L'ufficio, Signori, vi provvide e propose le nomine: ma che poteva fare di contro al reciso diniego delle Maestre di recarsi ai Comuni destinati? Ognuno può immaginare motivi per i quali le Maestre si rifiutavano di andare in quei luoghi; ognuno vorrà comprendere che non si trascurò mezzo onde persuaderle. Che potevamo noi fare innanzi all'alternativa o di assegnare loro altro Comune o di vederle andar via, pur avendo tanto bisogno di Maestre? Ricorderò solamente che per qualche Comune ne abbiamo nominate fin tre e quattro, le quali tutte finirono col rifiutare l'incarico, l'una dopo l'altra. Ricorderò, che una Maestra diretta per San Paolo Albanese giunta a Bari fu sconsigliata ad andare colà; fu tante o impaurita dalla descrizione di quel Comune e della via che doveva battere da persona appunto nativa di quel luogo, che tornò immediatamente nella sua provincia di Macerata rinunziando alle indennità di viaggio. Dirò che un'altra Maestra che veniva dal Circondario di Brescia diretta per Gorgoglione , giunta in Potenza diede presto le dimissioni, perchè seppe che per giungere alla sua residenza doveva valersi di cavalcatura per qualche buon tratto di via. Altre Maestre in circostanze simili hanno pure rinunziato le nomine. Altra si recò al posto e subito dette le dimissioni, chiedendo solo i mezzi per tornare a casa. Potrei narrarvi molti e svariati aneddoti; ma mi contenterò solamente di ricordare che le nomine di ufficio da voi fatte furono 59 mentre solo 44 insegnanti si recarono alla loro destinazione (All. F). Adunque posso assicurare questo Consesso che l'ufficio ha fatto quello che meglio si poteva. Intanto perchè questi ed altri inconvenienti, forse maggiori, per mancanza di numero sufficiente d' insegnanti, specie di Maestre, non si avverino il venturo anno, vi presento l'elenco degli educatori di cui a norma dell' art. 12 della legge sull'obbligo dell'istruzione, della legge-decreto 7 Gennaio 1861 e del regolamento 15 Settembre 1860, avremo bisogno. Dal quale elenco appare che converrà cercare 25 Maestre per l'insegnamento di grado inferiore, e 43 per il superiore; 22 Maestri con patente inferiore e 36 con patente superiore, in totale 68 Maestre e 58 Maestri. (Allig. G). Ora aggiungendo alle 68 Maestre per le nuove scuole, le altre 19 per quelle scuole alle quali quest'anno si provvederà, come dissi, provvisoriamente, ne avremo bisogno di 87. E volendo ridurre le 23 scuole miste, che sinora restano chiuse per mancanze di personale insegnante a 10, ne occorreranno 97. Aggiungendo poi ai 58 Maestri i 13, che bisogneranno per le scuole miste, le quali addiverranno prime classi elementari maschili, ce ne vorranno 71. Laonde ritenendo che dopo gli esami pel conferimento delle patenti elementari, che avranno luogo il venturo Agosto, sia per aversi 30 Maestre, comprese le 12 che usciranno dalla scuola magistrale ed altrettanti Maestri, saremo obbligati a cercare 67 Maestre e 41 Maestri. Eccovi, o Signori, il resoconto di quanto questo Consesso, e l'ufficio scolastico ha fatto nel periodo di quattro mesi. Ed ora mi è grato assicurarvi che le deliberazioni da voi prese, relativamente al corrente anno scolastico, in numero di 307, ed i provvedimenti speciali fatti in numero di 880, oltre 541 generali (All. H), sono in guisa classificati che subito si può rendere conto di ciascuno di essi. - Voi potete ora facilmente informarvi di ogni pratica, poichè l'archivio scolastico comincia a riordinarsi con un metodo più semplice e adatto al continuo incremento degli affari. III. Il venturo anno saremo obbligati di chiedere, come poco innanzi ho dimostrato, alle altre province del Regno 67 Maestra e 41 Maestri. Ora io non vo' mica discutere intorno alle difficoltà che sorgeranno nella ri-erca di quest'insegnanti; ma stimo indispensabile di fare osservare che questo stato precario è impossibile che duri; e però bisogna avvisare ai mezzi, onde provvedere stabilmente ai bisogni avvenire della popolare istruzione. Che bisogni ce ne sieno, che maggiori ce ne saranno, ognuno il vede appena voglia riflettere, che ci è una legge sull'istruzione obbligatoria che devesi gradatamente attuare, che i bisogni saranno di più in questa anzichè in moltissime altre province del Regno, appare chiaro appena si consideri allo sminuzzamento della popolazione in 124 Comuni e in un numero grandissimo di borgate, ciascuna delle buali comincia già a comprendere i vantaggi dell' istruzione ed a pretenderla. E questi bisogni si vedranno crescere ognora davvantaggio se si vorrà un giorno liberarsi di quegli Insegnanti che pur troppo non sono. Forniti delle qualità morali ed intellettuali indispensabili a chi deve educare onesti cittadini, di cui sempre più vivamente si sente la necessità. Le scuole elementari hanno per iscopo immediato l'educazione del popolo, e l'istruzione è il principale dei mezzi educativi. E tale bisogno apparirà meglio ancora se si ponga mente che molti insegnanti vengono, a mo' di dire, dalla leva in massa fatta i primi anni che seguirono il 1860. Ci voleva un esercito d'insegnanti e lo s'improvvisò. Molti erano e sono; ottimi; parecchi via via si sono posti in carreggiata, ma vi ha pure di quelli che si dovranno persuadere a dedicarsi ad altro, forse con maggior utile proprio e della società. Vorremo rassegnarci tranquilli a tollerare ancora delle Maestre le quali, salutando un povero Ispettore scolastico come una fiata toccò a me, lo facciano ad parere di genere femminile per iscambio di desinenze? E avverrà ancora che qualche Maestra, invece di educare ed istruire le bambine, non sapendo far di meglio, le eserciti a lavorare la pasta ogni mercoledì e sabato, per mangiarla fresca il giovedì e la domenica? Ma voi che avete posto mano così energicamente a migliorare l'istruzione pubblica della provincia, voi vedete che bisogni ce ne sono e molti e grandi; e fa mestieri creare i mezzi perchè lo stato provvisorio cessi una buona volta, e sorgano tali istituzioni che ci affidino per l'avvenire. L'ufficio ha molto pensato intorno alla soluzione di questo problema. In questa seria meditazione ho dovuto dal canto mio persuadermi che ai Comuni ed alla Provincia non si può che chieder poco. La lunga e feroce lotta di cui fu miserando teatro questo paese per l'idra brigantesca, schiacciata appena da un anno; la rete di viabilità che non vi era, e che resta ancora ed in gran parte da completarsi; la necessità di aprire 70 ufficii telegrafici al pubblico servizio, i quali sono congiunti tra loro per mezzo di 2000 chilometri di filo, hanno in gran parte esaurite le loro risorse economiche. Dunque converrà rivolgerci al Governo del Re perchè ci aiuti nei nostri bisogni in modo certo e durevole. Ed innanzi ogni altra cosa è mestieri che. S. E. il Signor Ministro della Pubblica Istruzione si persuada che questa provincia richiede la sua speciale e benevola considerazione. Signori, noi dobbiamo tutti essere contenti dell'opera nostra e dei risultamenti ottenuti; poichè abbiamo la coscienza di aver fatto quello che per noi si poteva. E però senza fare confronti che sono, o paiono, sempre odiosi, tra questa ed altre province l'ufficio propone di rivolgerci al Ministero per efficaci e pronti soccorsi. Mercè l'opera generosa di egregi uomini, alcuni dei quali fanno parte di questo onorevole Consesso, e che io non nomino per non offendere la loro modestia, la nostra Scuola magistrale femminile, che da qualche anno è in via di continuo miglioramento, specie dopo la riunione con l'opera pia delle Gerolomine, mi sembra che per il personale insegnante e dirigente, per la suppellettile scientifica e materiale, per fabbricato e per quanto occorre a ben ordinati istituti, lasci poco a desiderare. Ciò nullameno per pochezza di mezzi, essa non potrà mai dare un contingente bastevole alla nobile falange delle educatrici. Su 70 alunne, ora raccolte nel suddetto Istituto, non si può sperare che una quindicina di Maestre per ciascun anno. pOra ognuno vede che questo numero è insufficiente a' bisogni che abbiamo. E perciò ad accrescere un tal numero, l'ufficio vi propone di fare istanze vivissime presso S. E. il signor Ministro della Istruzione, perchè conceda a questa Scuola magistrale un sussidio straordinario per la costruzione di altri dormitori, e per ingrandire le scuole, essendovi area sufficiente nel recinto dell' Istituto; e 40 sussidii ordinari per posti gratuiti da accordarsi ciascun anno per esame ad altrettante giovanette. Così si sarà provveduto ai mezzi efficacissimi per formare nell'istessa provincia buone educatrici ed in numero sufficiente. Ma come faremo per avere valenti educatori? Per quanto l'ufficio abbia studiato non ha saputo trovare altro rimedio se non quello di ricorrere allo stesso Ministero, perchè anche in questa provincia, come in altre che non sembrano avere bisogni così grandi ed urgenti, istituisca una Scuola normale maschile. Il Municipio di Potenza , o altro Municipio che avesse locali adatti da offrire, e la Provincia provvederebbero al convitto: il Governo al personale insegnante e dirigente. La Scuola magistrale rurale di Matera pe'nostri bisogni non basta, e solo ci potrebbe dare un piccolissimo aiuto. Essa e quella di Lacedonia , alla quale il Ministero ammise a posto gratuito dieci de' nostri giovani, ci daranno appena i Maestri per i moltissimi villaggi che abbiamo. Soltanto in tal modo si sarà stabilmente e seriamente provveduto a tutto per l'avvenire. Quanto poi al modo di avere, se non in tutto in buona parte, almeno il personale insegnante necessario pel venturo anno scolastico, l'ufficio propone di fare istanza all' on. Deputazione perchè chiegga al Consiglio provinciale una somma sufficiente a dar le indennità di via. D'altra parte poi propone di rivedere la classificazione de' Comuni, fatta il 22 ottobre 1877. E così, coll' offrire le indennità di viaggio e coll' elevare alcun poco gli stipendii, invoglieremo assai di più gl'insegnanti di altre provincie a venire tra noi. Per i bisogni poi che chiamerò del momento, avendo questo Consesso conceduto le lire 2700, assegnateci dal Ministero sui fondi della soppressa Cassa ecclesiastica, a beneficio di questa Scuola magistrale per ragione che è inutile ridire, l'ufficio v'invita a chiedere allo stesso Ministero almeno lire 1500 per dar sussidio a quelli fra gl' insegnanti, che ne giustifichino la urgente necessità. Infine propone di pregare Sua Eccellenza della Pubblica Istruzione, perchè i sussidii agl'insegnanti nelle scuole degli adulti, agl'insegnanti benemeriti ai Comuni ed agli insegnanti bisognosi, sieno accordati per l'avvenire in ragione delle condizioni pur troppo eccezionali in cui trovasi questa Provincia. Il R. Ispettore Scolastico Ciccimarra Filippo RELATORE. Visto Il R. Provveditore agli Studii REBECCHINI. [Nota del compilatore: La pubblicazione accoglie unicamente l'allegato A. Lo stesso non è stato trascritto perché l'impaginazione non avrebbe consentito una lettura chiara ed un'analisi adeguata dei dati.]

Pietro Gambacorta

Relazione scolastica Potenza , Tip. Coop. "La Perseveranza" 1908

Ill.mo Sig. R. Ispettore scolastico Matera Patronato scolastico. Gambacorta Pietro , maestro nella terza classe di questo Comune, si reca ad onore rassegnare alla S. V. Ill.ma la presente relazione finale, riguardante l'insegnamento da lui impartito nel decorso anno scolastico 1905-906. Le lezioni cominciarono regolarmente il 1° ottobre e terminarono il 15 luglio. Dei 27 alunni iscritti, ne furono assidui 25 ed agli esami meritarono l'approvazione 22 su 24 presenti. Osservanza dell'obbligo. Gode l'animo al sottoscritto poterle anzitutto manifestare che sua prima cura fu quella d' indurre i genitori all' osservanza dell'obbligatorietà scolastica, mandando loro appositi avvisi, in cui facevasi menzione delle pene comminate dalla legge agl'inadempienti. Ma ciò non ostante, vi furono di quelli che, per ineluttabili necessità domestiche, non potettero fruire dei beneficii della scuola, la quale non dev' essere più un privilegio di alcuni ceti, come pel passato, bensì deve mirare a spandere luce di civiltà su tutti i figli del popolo, non esclusi quelli cui la sorte fu avara de' suoi favori. Patronato scolastico Onde fu mestieri fare appello alla generosità di pochi nobili cuori per istituire un Patronato scolastico, che si basa sul concetto della solidarietà e della fratellanza umana. E qui torna a proposito far notare che la legge sull'obbligatorietà non è osservata in molti Comuni, dei quali l'apatia e l'indolenza sono bene spesso giustificate dalla poca floridezza dei bilanci. E il problema dell'analfabetismo resterà insoluto fino a che lo Stato non eserciterà una più oculata vigilanza sui Municipi, i quali per non sobbarcarsi a nuovi oneri, per lo sdoppiamento o aggiunzione di classi, permettono ben volentieri che una buona parte dei fanciulli cresca nell'ignoranza. Ordinamento della classe. Se non è consentito ad ogni maestro di abbellire le pareti della sua scuola come quelle della Giocosa di da Feltre Vittorino , è sempre possibile darle un pò di giocondità mercè la pulizia e la buona disposizione del modesto arredamento. Onde il sottoscritto fe' del suo meglio per renderla decorosa, affinchè gli scolari con piacere vi convenissero e ne informassero lo spirito all'ordine e al bello. Studio psicologico delle tendenze Prima che le lezioni incominciassero regolarmente, tutta l'opera educativa fu rivolta nello studiare, con intelletto d'amore, l'indole, le abitudini e le tendenze di ciascun alunno, per correggere le predisposizioni contrarie al vivere onesto e civile. Ormai non bisogna seguire più le opinioni degli ottimisti, come il Rousseau Jean-Jacques e l' Helvetius Claude-Adrien , che affermano essere tutte buone le tendenze che il bambino porta da natura; nè si deve sostenere coi Giansenisti, con l' Hegel e sant'Agostino che l'uomo nasce soltanto con l'inclinazione al male. Invece, nella natura umana sono ingeniti gl'istinti buoni come i cattivi e però l'educazione deve incitare e coltivare i primi, reprimere gli altri. Disciplina Mezzo peculiare d'una salda educazione è la disciplina, che, conservando il buon ordine nella scuola e assicurando il profitto della scolaresca, mira a formare volontà rette e caratteri forti. Per ottenerla, si usarono quei mezzi che operano ad un tempo su parecchi sentimenti, come sull'amor proprio dell'alunno, sull'affetto pei genitori e pel maestro, sul timore del castigo, sulla speranza delle ricompense, sul sentimento del dovere compiuto. I buoni voti sul registro, le parole di approvazione e di lode, gli attestati di merito, l'iscrizione sul quadro d'onore valsero a premiare gli studiosi; ma si badò che l'amor proprio non degenerasse in vanità ed orgoglio. Si procurò di destare fra gli scolari il nobile spirito dell'emulazione, la cui importanza ben fu riconosciuta dagli Ateniesi, dagli Spartani, dal Rebelais nell'educazione di Gargantua; dal Locke John , dal Fénelon , dal Diderot e da molti altri; però essa fu regolata in maniera da non provocare la gelosia, l'invidia, l'odio tra compagni. I rimproveri, il biasimo, i punti di demerito, furono i mezzi disciplinari che si usarono; non si abusò delle minacce, dei castighi e della espulsione. Le punizioni corporali furono assolutamente bandite, perchè costituiscono, secondo l'opinione del Locke, "una disciplina servile, che rende gli animi servili". I rapporti tra maestro e scolari furono basati sull'amore, come consigliava il Pestalozzi Johann Heinrich . Opera educativa in relazione allo svolg. delle facoltà. Tutta l'opera educativa non mirò al solo perfezionamento di alcune facoltà dell'educando, a scapito delle altre, bensì al loro svolgimento naturale, graduato ed armonico giacchè la pedagogia teorica e pratica non si basa soltanto sul materialismo scientifico, nè sull' idealismo, o sul misticismo degli Asceti della Tebaide o sur un sistema eclettico; bensì è fondata sur un sistema filosofico comprensivo che studia tutto l'uomo, ossia le sue potenze fisiche, sensitive, intellettuali e morali e le sue relazioni con tutto il mondo esterno. Procurare che la scuola servisse di preparazione alle quotidiane esigenze della vita fu la norma che si tenne nell'insegnamento. Discipline scolastiche. La lingua, l'aritmetica e la morale furono le discipline intorno alle quali si spiegò il maggiore interessamento, come quelle che, a preferenza, giovano alle abilità sociali e alla condotta di buoni operai e d'intemerati cittadini. Lingua Italiana Qualche ostacolo si frappose al regolare svolgimento del programma linguistico. Difatti, gli scolari, avvezzi a non parlare quasi mai in lingua, trovavano non poca difficoltà nella manifestazione di semplici concetti; onde sorse imperioso il bisogno di rimediarvi, disciplinando il linguaggio con frequentissime conversazioni familiari, col comporre per aspetto e con lo svolgimento orale di facili temi inerenti alla vita scolastica e domestica dei fanciulli. E così, dopo lunga perseveranza, si potè infine provare la compiacenza rimuneratrice di ottenere ottimo profitto nel comporre. Perchè tale insegnamento dia copiosi frutti, è necessità imprescindibile che fin dalla classe prima si conferisca un posto d' onore al componimento orale, e che all' esame il fanciullo si trovi in grado di rispondere verbalmente e, per quanto è possibile, con correttezza, a semplici domande inerenti ad obbietti della vita scolastica e familiare. Ai moltissimi esercizi fatti a viva voce seguirono con parsimonia quelli scritti, avvicendati con autodettature, dettati ortografici, ideologici e per riflessione. Tali esercizi riguardavano sempre cose precedentemente lette e spiegate. La correzione dei lavori fu fatta con ogni accuratezza. Molti temi si svolsero in iscuola col metodo genetico, destando in tal modo l'attenzione e l'operosità intellettuale degli scolari, e facendo nascere tra loro una nobile gara, fonte di non pochi vantaggi. Anche le vignette del libro di lettura diedero occasione di esercitare la scolaresca a parlare. Non senza un principio eminentemente pedagogico il Comenio diede alla luce il «primo libro scolastico» con figure, tanto raccomandato anche dal Basedow e dal Fénelon : perchè esse, oltre a svolgere l'immaginazione e a dare, dilettando, esatta intuizione delle cose, giovano mirabilmente all'insegnamento della lingua parlata. Lezioni di cose Non poca importanza fu data alle lezioni di cose, che si fondano sull'idea di educare, per mezzo dell' osservazione e del ragionamento idea nata con lo spirito scientifico moderno sotto gli auspici dei primi albori filosofici del Rebelais , del de Montaigne Giovanni Michel e del Rousseau Jean-Jacques ; indi passata nella teoria pedagogica per mezzo del Comenio ed applicata più tardi nell'insegnamento dal Pestalozzi Johann Heinrich e dal Fröbel Friedrich . In quali limiti fu contenuto tale insegnamento? «Le lezioni di cose, dice il Bain Alexander , debbono estendersi a tutto quanto serve alla vita ed a tutti i fenomeni della natura. Esse partono da obbietti familiari agli alunni e compiono l'idea che essi non hanno, aggiungendovi le qualità che prima non avevano notato». Le lezioni di cose non furono ridotte ad una sterile nomenclatura di forme e di qualità; invece esse, fatte con metodo conversativo, senza sfiorettature e profluvio di parole, mirarono a dare intuitivamente poche nozioni intorno alle cose, a destare l'osservazione, la riflessione, l'interesse all'acquisto della verità, ad informare lo spirito del discepolo a gentilezza, a nobilitarne il cuore ed a indirizzarne la volontà al bene. Acciocchè la lezione oggettiva divenisse fonte di piacere, s'introdusse talora un raccontino dilettevole e tal' altra si uscì fuori con qualche sorpresa, giacchè, com'è noto, tutto quanto produce viva impressione costituisce nella mente un ricordo. Museo oggettivo Con la cooperazione degli alunni, si istituì il museo oggettivo, la cui importanza, nelle lezioni di cose, è incontestabilmente riconosciuta. Lettura Come libro di lettura, si adottò quello di G. Soli, il quale, illuminando la mente, mira principalmente ad educare il cuore, rispondendo così al fine precipuo della società odierna che reclama «meno genii e più galantuomini ». Quale processo metodico si tenne per la lettura? Prima di leggere, si scrisse sulla lavagna e si spiegarono, per via di opportune applicazioni, i vocaboli più difficili contenuti nel brano, affinchè il discente, leggendoli poi sul testo, ne comprendesse facilmente il concetto senza interrompere il corso della lettura. Poscia ch'ebbe letto il maestro e fatto una sommaria spiegazione, lessero gli scolari; infine fece seguito un commento generale con l'aggiunta, se del caso, di qualche opportuna lezione di cosa. In tal modo venne conciliato il metodo del Delon con quello di molti altri pedagogisti, fra cui il Tegon: Il primo, infatti, stabilisce, come principio, che le spiegazioni dei vocaboli e del significato particolare d'ogni frase debbano essere date via via che si legge, interrompendo di tratto in tratto la lettura; al contrario, gli altri vorrebbero che il brano si leggesse prima dal maestro, senza riguardo alla spiegazione dei vocaboli, e poi dagli alunni, rimandando alla fine la spiegazione delle parole e delle frasi. Con questo metodo gli scolari tarderebbero molto a capire il contenuto di ciò che hanno letto. Si corresse la fonetica dialettale e s'insistette moltissimo nella lettura espressiva; difatti fu grato all' animo del sottoscritto vedere, dopo pochi mesi, tutti gli scolari essersi corretti interamente del difetto della lettura con cantilena. Grammatica Seguendo il metodo naturale, che dall'esercizio concreto assorge al precetto generale ed astratto, s'insegnò, come diceva l' Herder , la grammatica per mezzo della lingua, non la lingua per mezzo della grammatica; principio a cui s'informò anche il Comenio : onde gli scolari furono in grado di formare essi stessi le definizioni grammaticali dopo una serie di svariatissimi esercizi linguistici. Biblioteca scolastica Affinchè gli alunni delle scuole elementari, nonchè i giovanetti agricoltori o apprendisti nelle officine, godessero del beneficio di leggere libri educativi durante le ore di svago, e prendere in tal modo gusto alla lettura, ch'è fonte inesauribile di sapere; s' istituì la biblioteca scolastica, la quale è indispensabile, specialmente nei comuni rurali, in cui mancano quelle istituzioni sussidiarie della scuola, destinate a togliere all'ozio e alle tentazioni della via la crescente generazione. Aritmetica Nell'insegnamento dell'aritmetica, di questa disciplina che tanto coopera alla cultura della riflessione e del ragionamento, si procedette un pò a rilento, non dimenticando il noto proverbio: presto e bene, raro avviene. S'insegnò in modo pratico e intuitivamente, più che fosse possibile, e, per via di convenienti transazioni, si passò all'astrazione. Facendo sempre precedere il calcolo orale allo scritto, si guidò la scolaresca a risolvere problemi relativi alle contigenze domestiche, rendendo, per tal modo, la scuola seria preparazione alla vita: ciò che fu il sogno e l'auspicio del de Montaigne Giovanni Michel . Come per la lingua, così per l'aritmetica si applicò l'aforismo pedagogico: l'esempio prima, la regola poi. Storia e geografia. La storia e la geografia procedettero di pari passo, l'una dando lume all' altra, in guisa che la nozione storica fosse integrata dalla rappresentazione geografica. Valendosi delle passeggiate educative, come il Pestalozzi Johann Heinrich a Berthoud, si diedero intuitivamente le prime cognizioni fisico-geografiche e poscia, partendo dal concetto della famiglia e passando via via a quelli del Comune, del Mandamento, della Provincia e dello Stato, s' impartì l'insegnamento della geografia politica. Di sovente, traendo occasione da nomi di vie, piazze, monumenti, si tessè brevemente la biografia degli uomini illustri del paese, e, procedendo con un cert' ordine cronologico, si narrò la storia aneddotica dell'indipendenza e l'unità della Patria, usando sempre un linguaggio facile, ma vivo; in maniera che i personaggi storici divenissero ai fanciulli, essere reali e viventi, e mirassero a nutrire l'immaginazione, ad alimentare sentimenti patriottici, ad informare l'animo a virtù civili. Anche i quadri rappresentativi valsero al buon fine di tale insegnamento. Istruzione morale e civile. Quantunque eletti ingegni siano alieni dall' assegnare nell'orario scolastico un tempo stabilito per l'insegnamento della morale, ch'è parte dell'educazione morale, pure i programmi governativi giustamente gli conferiscono un posto fra le altre discipline scolastiche, affinchè il fanciullo aggiunga alle cognizioni morali, apprese occasionalmente, la conoscenza dei propri doveri, come figliuolo, come scolaro, come cittadino. Onde, con metodo induttivo e deduttivo, si svolse il programma di istruzione morale e s' integrarono le cognizioni storiche con opportune norme di etica civile. Libro sussidiario. Non fu dato l'ostracismo al libro sussidiario, il quale, allorquando è fatto bene, serve mirabilmente a richiamare, in una sintesi comprensiva, le cognizioni principali esposte a viva voce; ma si evitò ch'esso potesse sostituirsi all'opera intelligente del maestro. Il Giusti, non a torto, scriveva: «Gino mio, l'ingegno umano Partorì cose stupende Quando l'uomo ebbe tra mano Pochi libri e più faccende». Esercizi mnemonici. Contrariamente ai principii del Locke John , il quale non ammette che l'esercizio feconda e fortifica la memoria, s'ebbe cura di coltivare, senza sforzarla, questa preziosa facoltà in relazione alle altre, «giacchè non fa scienza senza lo ritenere aver inteso». A tal uopo, si fecero imparare a memoria facili raccontini morali e scelte poesie, accuratamente spiegate, e si pretese che la recitazione venisse fatta con grazia e giusta espressione dei concetti e sentimenti connaturati al discente. Non si mirò a formare delle memorie straordinarie come quelle di Villemain, di Mozart, di Vernet, bensì ad esercitare questa facoltà con isforzi giusti e graduati per l'acquisto di cognizioni sensitive, d'immagini e d'idee astratte. Igiene scolastica Si perseverò nell'osservanza dell'igiene, la quale non si basa sull'ottimismo dello Spencer Herbert che riponeva la sanità nel pieno soddisfacimento di tutti i gusti del fanciullo, nè sul principio del Locke John , il quale voleva s'indurisse il corpo provandolo nei più duri disagi; e tanto meno sull'ascetismo del medio evo che portava a privazioni assai dannose. Speciale cura s'ebbe della pulizia, del riscaldamento e della ventilazione dell'aula scolastica; della pulitezza degli alunni sia negli abiti che nella persona; della loro distanza dalla lavagna e dalla predella in relazione al rispettivo grado di vista e di udito; della buona positura nel banco durante la scrittura e lettura per evitare tante malattie che hanno la loro origine nella scuola, come la scoliosi, lo struma, la miopia, la dispepsia, ed anche le affezioni del cuore, del polmone e del cerebro. Si osservarono le norme ed istruzioni per impedire la diffusione di malattie contagiose nella scuola, si guardò dallo sforzare troppo la voce durante il canto che potrebbe dare origine all'enfisema polmonare e si proibì di portare abiti attillati, goletti e cinturini stretti. Oltre a raccomandare la temperanza nell'uso dei cibi e delle bevande, l'uso di alimenti sani, l'astinenze delle bevande spiritose, la moderazione nel sonno che, prolungato, alimenta la pigrizia e l'indolenza; si badò eziandio a moderare la libertà di moto degli alunni, senza mai reprimerla bruscamente, a regolare i loro giuochi nelle ore di ricreazione e ad alternare il lavoro intellettuale con riposi e con esercizi di ginnastica. Altri mezzi educativi Si conferì un posto d' onore al disegno, alla calligrafia, al lavoro manuale, alla ginnastica, alle passeggiate scolastiche e alle escursioni istruttive. Il canto, che dagli Ateniesi era considerato come parte integrante dell'educazione morale ed estetica, valse a variare l'insegnamento ed a sollevare lo spirito della scolaresca. Non fu trascurata la raccolta dei piccoli risparmi che ascesero a lire 125. Processo metodico e scopo generale dell'insegnamento In generale, il programma fu completamente svolto con metodo pratico, razionale, intuitivo, esercitativo, avente l'obbietto di dirozzare la mente e di guidarla nella ricerca del vero, del bello e del buono per mezzo dell'osservazione e della riflessione, dalle quali è risaputo si ottengono quei benefici frutti che invano si sperano dall'insegnamento parolaio lasciatoci in retaggio dalla Scolastica, o da una falsa métodica basata su aride definizioni e regole che, paralizzando la mente, atrofizzano le facoltà evolutive dei discenti. Tutto il processo metodico si può compendiare in quanto segue: Disciplinare e sviluppare tutte le facoltà; considerare il fanciullo non come essere passivo, bensì come libero e attivo, di cui devesi eccitare la spontaneità, a differenza dell'istruzione gesuistica che attendeva esclusivamente alla cultura formale mnemonica, trascurando le forze intime dell'animo; conciliare la libertà dell' educando con l'autorità dell' educatore, come ebbero a consigliare il Kant e il Lambruschini Raffaello ; dare un'educazione progressiva, considerando che lo spirito non si sviluppa per gradi successivi, come riteneva il Rousseau Jean-Jacques , ma si dispiega simultaneamente; dare percezioni chiare e compiute che sono i materiali di tutte le facoltà psichiche; abituare l'alunno all'attenzione, senza pretendere un'immobilità assoluta; variare l'insegnamento e servirsi talora del metodo deduttivo tal'altra del metodo induttivo; seguire le leggi dello svolgimento psichico, col procedere dal semplice al complesso, dal concreto all'astratto, dal particolare al generale, dall'applicazione al principio, dall'indefinito al definito, dall'empirico al razionale; non coltivare una facoltà a scapito di un'altra, ma armonicamente; rendere dilettevole l'insegnamento senza però bandire, in modo assoluto, lo sforzo nello studio; seguire la vecchia massima di Plinio il Giovane : «Multum non multa» (per bene e non molte cose); indurre gli alunni, per mezzo di domande ed obbiezioni, a collaborare col maestro; infine, attenersi al vecchio assioma pedagogico: «Repetitio mater studiorum». Educazione morale Non si mirò solamente a formare menti capaci di immagini regolate, di giudizi saldi, che tanta efficacia esercitano sul senso spirituale; ma s'ebbe, soprattutto, speciale cura di alimentare i sentimenti nobili, di moderare o reprimere le inclinazioni pericolose, di far conoscere, amare e volere il bene, di far acquistare buoni abiti morali per giungere, in ultimo, alla formazione di caratteri virtuosi. Valsero all'uopo i racconti e le favole morali; i fatti aneddotici del nostro risorgimento; l'amore e l'indulgenza tra maestro e scolari; la pratica di atti di benevolenza, di sincerità, di rispetto e aiuto reciproco, di cordialità, di perdono, che portano al nobile godimento del dovere compiuto. Si stimò non meno proficuo insegnare al fanciullo massime morali, esercitarlo a giudicare le azioni altrui ed a rendersi responsabile delle proprie sostenerlo con esortazioni e consigli; tenerlo lontano dagli spettacoli immorali, dai libri non buoni, dai compagni cattivi; dargli, soprattutto, esempi di specchiata moralità. Si prese argomento da tutte le discipline scolastiche per destare negli animi plasmabili dei fanciulli palpiti gentili che, alimentati, con cura intelligente, dall'arte educativa, ne rendessero il cuore fecondo di nobili sentimenti. Ormai l'educazione morale, che fu l'ideale sublime di Roma e di Atene , il palpito così di Cicerone come di Platone , così di Seneca come di Aristotele , così del Locke John e di tant' altri eletti ingegni che brillano fra l' eletta schiera dei filosofi e dei pedagogisti; deve rendere la scuola vera palestra di virtù e farne sentire l'efficienza, contribuendo alla rigenerazione sociale. Occorre non solo suscitare nei discenti palpiti generosi, ma altresì affratellare gli animi nel rispetto alle autorità e alle leggi e nell'amore di patria; occorre che si vivifichi il sentimento della dignità personale e del libero pensiero, che si vada formando una coscienza profonda rinsaldata da diuturna abitudine dell'esercizio dei propri doveri e del rispetto dei diritti altrui. Quando la ragione e la volontà saranno divenute nell' anima adulta dei nostri alunni le solide basi d'una moralità liberamente voluta e praticata, è sperabile che si avranno gli affetti tenaci, le abnegazioni sublimi, i caratteri forti di tempra adamantina, che sapranno coraggiosamente opporsi alle velleità sediziose dei sovversivi, intenti a demolire l'edificio delle libere istituzioni sociali. Ma si resterà sempre nel campo delle idealità fino a che la famiglia e la società non coopereranno con la scuola all'educazione morale, fino a quando non sarà sentita dagli educatori l'altezza del loro apostolato. Il sottoscritto, lieto di aver compiuto il suo dovere, si stima onoratissimo professarsi, con particolare stima. Bernalda , 20 luglio 1906. DI V. S. ILL.MA Devotissimo Gambacorta Pietro

Giulio Natali

I Regii Provveditori agli studi Potenza , Tipi Garramone e Marchesiello 1912

I rr. provveditori agli studii. Mentre il ministro Credaro, Luigi , il quale legherà il suo nome alla più vasta riforma che sia stata finora tentata dei nostri ordinamenti scolastici, sta preparando il regolamento su la «sistemazione del provveditorato agli studi» , non mi pare inutile esporre quale fu in origine, qual è presentemente, e quale, a mio modesto avviso, potrebb’essere quest’ istituto. Rifacciamoci dalla legge del 13 novembre 1859, che è sempre la legge cardinale su l’istruzione pubblica in Italia, la legge a cui tutta la legislazione posteriore è subordinata e coordinata. Dice dunque l’art. 30 della legge Casati: Subordinatamente alle autorità centrali sovrintendono all'amministrazione locale della pubblica istruzione: per ogni università un rettore; in ogni capoluogo di provincia un r. provveditore per le scuole secondarie classiche e tecniche, un r. ispettore per gli studi primarii (1), ed un consiglio per le scuole. (1) Vorrei pregare il Ministero della P. I. di abolire una volta per sempre queste erratissime denominazioni di scuola, istruzione primaria e secondaria. La denominazione di scuola primaria, che si tirò poi dietro l’altra di scuola secondaria, è un regalo che ci fece, con tanti altri, la dominazione francese: la trovo infatti negli scrittori dell’età napoleonica, per esempio nel Romagnosi {Dottrina dell’umanità, 3° edizione, Parma 1839, p. 72). Ma il Tommaseo , fin dal 1874, avvertiva: «Nel linguaggio esotico, fedelmente ripetuto dall’ Italia libera, maestra del mondo, scuole primarie, le scuole elementari; secondarie, le più alte. Progresso alla rovescia». I Francesi dicono école e instruction primaire la prima scuola e istruzione, che è l’elementare. Ma in italiano in questo modo si viene a capovolgere il significato di primario, che non significa primo di tempo, ma primo d’ordine e di dignità. Dunque, non già scuola primaria, ma elementare; non già scuola secondaria, ma media, perchè sta in mezzo tra la elementare e la superiore. Farò sorridere la gente seria? Ma sotto tale quistione di parole c’è un’importante cosa: nientemeno che la dignità nazionale. E, giacché ci sono, vorrei pregare la Direzione generale delle belle arti di non tollerare che sul frontone del bel palazzo del Bazzani a Valle Giulia si legga: Alle Bette Arti. Che diavolo! Anche i ragazzi delle scuole sanno che il titolo in italiano va in caso retto. Dunque, Palazzo delle Belle Arti, o, senz’altro, Belle Arti, e non... Aux Beaux Arts! Non si cominci con la rinunzia all’italianità proprio dove l’italianità dovrebb’essere più solennemente affermata! Dice l’art. 32: I rr. Provveditori sono nominati dal Re fra persone che per dottrina, per autorità morale e per uffici esercitati nella pubblica istruzione sono riputate più idonee a tale carica. Dice l'art. 34: I rettori, i provveditori e gl'ispettori provinciali, ciascuno nel rispettivo ramo, rappresentano il Ministro e ne fanno eseguire gli ordini. L’art. 38 prometteva: Un regolamento determinerà il modo secondo il quale i rettori , i proveditori e gl’ispettori avranno ad esercitare le loro diverse attribuzioni. Finalmente l’art. 39 stabiliva che al Consiglio provinciale per le scuole presedesse il r. provveditore. Non era ancora stato pubblicato, per quel che riguarda i provveditori e gl’ispettori , il promesso regolamento, che con un r. decreto, in verità molto incostituzionalmente, si modificò la legge. Alludo al r. decreto 22 settembre 1867 (ministro il Coppino ), col quale si dava ai prefetti la presidenza dei consigli provinciali scolastici , e si disponeva che i provveditori sedessero presso le prefetture (art. 2). Seguivano a questo decreto il regolamento 20 ottobre 1867, il regolamento 21 novembre 1867, e finalmente il regolamento 3 novembre 1877, fino a ieri vigente, su l’amministrazione scolastica provinciale, ne’ quali furono anche stabilite le ingerenze dei provveditori e degl’ ispettori. Anzi tutto l’ispettore per gli studii elementari, che, secondo la legge Casati , rappresentava il Ministro per quel che riguarda la prima istruzione, era scomparso col novo ordinamento dell’ amministrazione provinciale; e le sue ingerenze erano date in parte agl’ispettori circondariali, in parte ai rr. provveditori, i quali cessarono per tanto di sorvegliare solo le scuole medie e divennero, almeno nominalmente, i moderatori di tutta l’istruzione elementare e media delle province. Senonchè, mentre si accrescevano le ingerenze del provveditore, si menomava la sua autorità, togliendo al suo ufficio l’autonomia, dando al prefetto la presidenza del consiglio scolastico, epperò l’effettiva autorità di capo di tutta l’amministrazione scolastica della provincia. Così, se l’art. 2 dell’ultimo dei citati regolamenti, fino a ieri vigente, dice: Il provveditore agli studi cura tutto quanto riguarda le cose dell'istruzione nella provincia ed ha la vigilanza immediata, soprattutto tutte le scuole poste nella circoscrizione che gli è affidata; l’ art. II dice: il prefetto della provincia sopraintende l'amministrazione delle scuole classiche, tecniche, normali, magistrali e primarie, così pubbliche come private. Esso presiede il consiglio provinciale scolastico e ne firma gli atti. Lasciando stare l’ incostituzionalità, alla quale ho già accennato, di un decreto e di regolamenti che modificavano essenzialmente una legge, questa nova disposizione, che assoggettava i provveditori ai prefetti, e del provveditorato faceva l’ultimo degli uffici della prefettura, riusciva dannosa alla scuola, ostacolando spesso con le necessità della politica prefettizia le iniziative intese all’incremento della istruzione nei Comuni. Bisogna riconoscere per altro che, quantunque incostituzionale, la riforma era necessaria, dal momento che le scuole elementari rimanevano soggette al Comune, sul quale il prefetto e la giunta provinciale amministrativa, e non già il provveditore, potevano esercitare azione anche coattiva. Ma, avendo la nova legge 4 giugno 1911 sottratta ai Comuni, tranne quelli che sono capoluogo di provincia o di circondario, la direzione e amministrazione delle scuole elementari, quella disposizione veniva a cadere; e infatti la legge stessa, riordinando l’amministrazione scolastica provinciale, ridà la presidenza del consiglio scolastico ai provveditori. L’ alta importanza che viene ad assumere il provveditorato, aguzzando molti appetiti, ha fatto nascere la quistione della scelta dei provveditori, già ventilata dall’illustre comm. Corradini, Camillo , direttore generale dell’istruzione elementare, nel suo bel libro L’istruzione primaria e popolare in Italia ( Torino Paravia 1911, pp. 326-7). «Il pensier nostro (egli diceva) è questo: che il presente sistema di scelta non risponde perfettamente alla natura e ai bisogni dell’ufficio del provveditore: una funzione, cioè, essenzialmente amministrativa. Perciò, ai funzionarri, che a quell’ ufficio aspirano, è da richiedersi certamente una larga cultura generale ed una non superficiale conoscenza della scuola e dei problemi tecnici e pedagogici ad essa attinenti, ma è da richiedersi altresì, e in grado non minore, una solida preparazione giuridica, una già ferma esperienza di tutti i congegni e gli organismi amministrativi; senza i quali requisiti non è possibile che efficacemente si possa reggere l’amministrazione scolastica di una provincia; E poiché l'odierno sistema di assunzione all'ufficio di provveditore di questi requisiti non tien conto, si hanno da lamentare con frequenza inconvenienti o manchevolezze nell'amministrazione.» Se l'idea del Corradini, Camillo venisse a prevalere, si verrebbe a questa bella conclusione: che, mentre per una parte si tornerebbe alla legge Casati , ponendo il provveditore a capo del consiglio scolastico provinciale, per l’altra parte si escluderebbero dal provveditorato proprio coloro che, secondo la legge Casati , per dottrina per autorità morale e per uffici esercitati nella pubblica istruzione, sono reputati più idonei a tale carica. Com'è noto, per la nova legge Credaro , l’amministrazione provinciale per l’istruzione elementare e popolare è costituita dal Consiglio scolastico e dalla Deputazione scolastica, al quale e alla quale presiede il r. provveditore. L’ufficio scolastico è cosi ricostituito (art. 83).- In ogni capoluogo di provincia, alla dipendenza dei regi provveditori agli studi, è istituito un ufficio scolastico, composto normalmente di un funzionario della carriera amministrativa, di un funzionario della carriera di ragioneria, e di due impiegati d'ordine.sarà addetto all'ufficio scolastico, un ispettore scolastico; E nelle province ove ne sia dal ministro riconosciuto il bisogno, anche un vice ispettore.i raggi provveditori agli studi e i predetti funzionari amministrativi di ragioneria e d'ordine costituiranno il ruolo dell'amministrazione provinciale.la quale ultima disposizione non è una novità, perché già con regio decreto 8 novembre 1901 la carriera dei regi provveditori era equiparata a quella amministrativa del ministero (articolo quattro). È dunque assai strano che si voglia dare all'ultima disposizione citata un'interpretazione restrittiva, tentando di escludere i professori delle scuole medie, tra i quali finora, di regola, sono stati scelti provveditori, dal provveditorato, che diventerebbe il culmine della carriera amministrativa scolastica provinciale, parallela alla centrale. Ora ciò sarebbe ingiusto, ed è certo contrario all'intenzione del ministro, che in un recente colloquio col presidente della federazione dei professori delle scuole medie dichiarava che tra poco saranno banditi i nuovi concorsi per provveditori, ai quali potranno prendere parte come prima gli insegnanti delle scuole medie (L'istruzione media, Napoli, 20 nov. 1911, p. 15). E già la relazione che precede il disegno di legge (Provvedimenti per la istruzione elementare e popolare) ripresentata alla Camera dal Ministro Credaro il 9 maggio 1911, dice, per quel che riguarda i provveditori, testualmente così: L'Ufficio centrale (del Senato) nella sua relazione, e varii senatori durante la discussione misero in evidenza l'alta importanza e autorità che il provveditore agli studi acquista con la presente legge, né la legge darà buoni frutti, se alla direzione dell'amministrazione scolastica provinciale non si troveranno uomini pieni di energia, intelligenti, colti, zelanti, autorevoli e, soprattutto, adatti a reggere un ufficio che ha funzioni molteplici, così gravi e delicate. Il Senato migliorò notevolmente la condizione finanziaria dei provveditori con l'aumentare i posti delle tre classi superiori e col sopprimere l'ultima. Onde non avverrà più che capi d'istituto o professori rinuncino alla promozione a provveditori per ragioni economiche (Atti parlamentari, Camera dei Deputati, n. 331 - B, p. 5-6). Dunque la carriera dei provveditori, che richiede, per le sue molteplici funzioni, energia, intelligenza, cultura, zelo, autorità, è stata migliorata per incoraggiare i professori e i capi delle scuole medie a entrare in quella. Perché è vero che le ingerenze del provveditore, enumerate dall’articolo II della legge Credaro , sono essenzialmente amministrative; ma non meno vero è che accanto a queste funzioni amministrative, per le quali, come s'è visto, il provveditore potrà valersi dell’ aiuto dell’ispettore scolastico , del seretario, del ragioniere, che saranno addetti al novo ufficio scolastico, altre ne avrà veramente e propriamente sue : la vigilanza su l’andamento delle scuole, comprese le private e le clericali, il giudizio sul valore degl’insegnanti e dei direttori delle scuole, la scelta degli arredi didattici, l’ordinamento delle biblioteche e di tutte le istituzioni sussidiarie della scuola: patronati scolastici, educatorii, ricreatorii, università popolari, e va’ dicendo. Senza dire che, mentre un uomo intelligente in pochi mesi acquista quella pratica amministrativa che al comm. Corradini, Camillo sembra il massimo requisito desiderabile in un provveditore, nessun onesto funzionario acquisterà, neppure in molti anni, quella dottrina, quell‘autorità morale, quella conoscenza dell’ordinamento didattico delle scuole, che sono veramente i requisiti più importanti d’un provveditore agli studii. Altrimenti , mutategli nome, e chiamatelo, che so io?amministratore provinciale delle scuole! Provvedere agli studii' egli deve; e, massime nelle province prive d’una città universitaria, o di un centro di cultura, promuovere tutte le imprese culturali, rappresentare veramente, cioè attivamente, il ministero che presiede alla pubblica istruzione. Ingiustamente sono stati accusati i provveditori—professori del disordine degli uffici scolastici; quando la colpa è, invece, del Governo, che li ha sempre trascurati e considerati come le cenerentole delle prefetture. Descriverò brevemente quello tra gli uffici scolastici che mi è più noto, e… ab uno disce omnes. L'ufficio occupava due stanzette della prefettura, nelle quali stavano a disagio il provveditore, l'ispettore scolastico, quando c'era, è uno scrivano. L'ufficio mancava di tutto: nello spazio alla luce, dagli scaffali per riporre le pratiche, alla carta per scrivere, che si doveva chiedere in elemosina alla prefettura. In così fatti uffici, o poco diversi, lavorarono, cagionando la massima disorganizzazione (usiamo l'elegante parola) delle scuole degli studi, il Gabelli , il Gioda, l' Amati , il Masi, il Tivaroni, il Lioy, il Pratesi, il Cavazza, il Fiorini, il Casini , il Bertana, lo Zenatti, illustri nella scienza, nell'arte, nella erudizione.tali erano una volta i provveditori: oggi, se prevarranno i nemici dei professori, saranno l'impiegato Tizio, l'avvocato Caio, il ragionier Sempronio. Ma, si dice, i provveditori saranno alienati dalle scuole medie, proprio da quelle scuole delle quali i professori hanno maggior conoscenza. Infatti, il ministro nel colloquio sopraccitato, dichiarò che intende separare dal provveditorato la funzione direttiva delle scuole medie e affidarle invece all'ispettorato, volendo"sostituire al sistema attuale un'ispettorato regionale stabile composto di alcuni ispettori per le discipline più importanti in ciascun circolo, e di un minor numero di ispettori per le materie secondarie, anch'essi permanenti, e da scambiarsi da circolo a circolo". Ma l'articolo 97 della legge Credaro dispone: le funzioni attualmente affidate al consiglio provinciale scolastico per l'istruzione media saranno esercitate da un'aggiunta provinciale per le scuole medie presieduta dal Reggio provveditore agli studi.cosicché, presidente del consiglio scolastico provinciale, che provvede alle scuole elementari, presidente della giunta provinciale per le scuole medie, il provveditore avrebbe sempre la suprema autorità scolastica nella provincia, e dovrebbe essere, come riconosceva il Senato, uomo energico, intelligente, colto, zelante, autorevole, adatto a reggere un ufficio che ha molteplici funzioni. Dirò un'ultima parola su quanto riguarda la funzione direttiva dell'istruzione media. Come l'ispettore addetto all'ufficio scolastico dovrà coordinare i risultamenti delle varie ispezioni per desumerne lo stato delle scuole della provincia, e al tempo stesso promuovere, d'accordo con gli ispettori di circoscrizione, il maggior incremento dell'istruzione elementar così il provveditore potrebbe coordinare il lavoro degli ispettori provinciali delle scuole medie e provvedere, d'accordo con quelli, al miglior andamento di dette scuole. Il provveditore continuerebbe ad essere così, quale avrebbe dovuto sempre essere, il supremo moderatore, nella provincia, degli studi elementari e medi. Potenza , 8 gennaio 1912 NATALI GIULIO

Giuseppe Pirrongelli

Alfabetiere mobile fonografico del prof. Giuseppe Pirrongelli onorato dal Ministero della Pubblica Istruzione con la medaglia ai benemeriti dell'educazione popolare Lauria , Stab. Tip. Dell'Unione 1892

AL COMMENDATORE FRANCESCO LOVITO DECORO DI QUESTA CLASSICA TERRA LUCANA CHE ALL’AMORE DELLA PATRIA ALLA VITA INTEMERATA UNISCE FECONDA DOTTRINA A DEVOTO OMAGGIO L’AUTORE OFFRE Egregi colleghi L'alfabetiere fono-grafico che mi onoro di presentarvi, come appare dal disegno annesso, si compone di una cassetta superiore, che contiene i simboli, di tante caselle quante sono le lettere dell’alfabeto, di un compositore a piano inclinato e di una lavagna. Mi propongo di presentare il simbolo , di farlo riconoscere e pronunziare, di mostrare la lettera corrispondente alla fonografia, di farla collocare sul compositoio e gradatamente, di farla scrivere sulla pietra nera. Cosi, con facilità ed economia di tempo, insegno, dilettando, contemporaneamente, la lettura e la scrittura. Ecco a spiegarmi maggiormente. Questo espiente metodico può adattarsi a tutti i sistemi di lettura, poichè non ha propriamente un fine preconcetto, tranne quello di destare, colla novità delle figure, il diletto nei bambini ed ottenere la simultaneità nella lettura, agevolando, nel maestro, il lavoro e, negli alunni, tempo e dispendio. Molti si servono della figura per insegnare il suono della lettera, però con questa differenza che io parto sempre dal disegno di oggetti ben noti e d’ uso comune, che hanno stretta affinità e relazione colla vita. Di guisa che, parmi, il fanciullo, alla semplice vista dell’ oggetto disegnato, debba proferirne il nome, che, pronunciato in lingua od in vernacolo, contiene sempre il suono fonico della lettera che vuolsi insegnare: il nome dialettale de’ miei simboli è quasi comune a tutte le regioni d’ Italia . Quanto male facciano i sistemi che presentano oggetti poco o punto conosciuti, poco bene o malamente disegnati io nol dico, perchè gli egregi colleghi lo sanno. ( Nei miei dieci anni d’ insegnamento ho avuto agio di osservare molti sillabari a metodo fono-grafico, i quali trascurano le norme suggerite dalla pedagogia. E cosi, per esempio, alcuni, per insegnare la lettera a, i,u,f,n,p ecc. riportano il disegno di un’aquila, di un ubi, di un’upupa, di un fanale, di un nano, di un pavone, di una nave a vela, oggetti non sempre conosciuti dai bambini. E siccome le prime idee non sono che sintesi, la loro mente risale alla specie non al genere, non all’idea esatta dell’obbietto loro presentato e sono costretti ad un continuo e forzato lavorio mentale.) Le figure, di cui io mi servo, sono disegnate con naturalezza , bene appariscenti, fissate su tavolette di centimetri 25 x 35 e vengono collocate, sulla parte superiore dell’alfabetiere, in una cassetta, da cui man mano vengono traendo. Più sotto, in piano inclinato , sono 21 caselline , ciascuna delle quali contiene in ordine alfabetico , dopo le vocali, 7 od 8 cartoncini coi segni delle lettere maiuscole e minuscole tracciate da ambo i lati; cartoncini che si possono, opportunamente, situare ritti sulle righe rilevanti del piano compositoio. Più giù ancora si trova una lavagna, su cui il bambino scriverà le sillabe o le parole che avrà formato, per ritenere, con maggiore facilità, quanto ha appreso. Osservazioni intorno ai digammi Il digamma gn l’ho ricavato dalla voce del gatto, il gl dal disegno di un globo; l’ sc da quello di una scopa; il ch da quello di una chiave. Nell’uso del mio alfabetiere fono-grafico, l’ insegnante farà notare che il digamba gl si pronunzia con suono duro innanzi alle vocali a, e, o, u e molle o dolce innanzi ad i, salvo poche eccezioni. Pel digamma sc farà parimenti notare che si deve pronunziare duro innanzi alle vocali a, o, u, dolce innanzi all’ e ed i ed ora dolce ed ora duro quando è seguito da un h. Per l’apprendimento del gh non riporto figura, poichè suppongo potersi agevolmente insegnare dopo il digamma ch, facendo pronunziare questo con voce forte gutturale. Nutro speranza che il mio alfabetiere incontrerà la benevola accoglienza dei miei colleghi, e, dichiarando di accettare, da tutti indistintamente, ogni consiglio e suggerimento, m’imprometto d’apportare al mio sistema tutti quei miglioramenti che lo faranno più utile alle scuole popolari. Accettate la mia buona volontà e «valgami il grande amore» al compatimento. Rivello Agosto 1891 Vostro collega Pirrongelli Giuseppe

ENRICO GIOVANNI PIRRONGELLI

Relazione finale sullo stato della istruzione primaria nel circondario di Lagonegro per l'anno scolastico 1886-1887 Potenza , Stabilim. Tip. Alfonso Santanello 1888

Illustrissimo Signor Prefetto Presidente del Consiglio Scolastico Potenza RELAZIONE SCOLASTICA DEL CIRCONDARIO DI Lagonegro PARTE PRIMA Notizie generali A norma dell'art. 33 della Istruzione Ministeriale 28 Febbraio 1862, compio il dovere di mandare a V. S. Ill.ma la Relazione sullo stato dell'istruzione primaria di questo Circondario. Nominato per compiacimento del Governo del Re, Ispettore Scolastico a Potenza pel Circondario di Lagonegro , accettai il mandato con quella trepidazione naturale in chi per la prima volta assume un difficile e delicato incarico, e giunto nella mia residenza il 19 agosto 1886, ebbi dal Sotto-Prefetto la consegna delle carte d'ufficio. Erano un mucchio di logori avanzi, bene scarsa eredità per chi comincia una carriera. Impresi diligentemente a svolgerle senza guida nè regola, poichè mancavano i Registri di protocollo dal 1881 al 1868, e le classificai alla meglio, prendendo poscia a leggere 5 mesi di posta arretrata per la mancanza del titolare in quest'ufficio. Risposi successivamente alle pratiche più importanti. In base alla Statistica del Consiglio Scolastico, in data 30 agosto 1882 le Scuole del Circondario erano 146 inferiori e 26 superiori; e volendo assicurarmi se tutti i posti erano occupati, chiesi al Sottoprefetto una nota del personale insegnante, la quale mancando, mi costrinse ad emanare una breve lettera circolare a stampa, ove annunziava ai maestri ed alle autorità municipali il mio arrivo, e, chiedeva la Relazione scolastica voluta dall'art. 95 del Reg. 15 Settembre 1860. Con mia sorpresa, molti dei maestri non conoscevano tale prescrizione regolamentare; alcuni mandarono lettere con cui chiedevano schiarimenti; altri relazioni imperfette senza dati statistici; alcuni, specie maestre, lettere di benvenuto. Sopravvenne in mio aiuto la nuova classificazione fatta dal Consiglio Scolastico in data 14 Ottobre 1886, colla quale si ridusse il numero delle scuole e potetti cosi conoscere quelle che a ciascun comune spettavano per legge. Erano 126 inferiori e 21 superiori. Compilato, colla scorta di certo materiale rimessomi dal R. Provveditorato, un Elenco nominativo dei maestri, stabilii assicurarmi di tutto nel giro d'ispezione. Infatti, vincendo difficoltà di fiumi, nevi e montagne nell'inverno, e calori e punti malsani nella state, dal Novembre al Luglio, visitai ogni Comune, ogni borgata, ogni rione ove sapessi la esistenza di una scuola anche privata, e mi formai così un concetto e un esatto elenco dei maestri e delle scuole. Di questa paziente e coscienziosa ispezione, io non potetti dare relazione finora, volendo sforzarmi di ritrarre, dietro maturo esame, tutto fedelmente e proporne i provvedimenti relativi, sottomettendo a V. S. Illma. i miei apprezzamenti. Divisione del Circondario in Mandamenti e Comuni Num. - MANDAMENTO - COMUNI - Totale 1 - Lagonegro - Rivello Nemoli - 2 2 - Chiaromonte - Senise , Teana , Fardella , San Severino Lucano , Francavilla sul Sinni - 5 3 - Latronico - Episcopia , Castelsaraceno , Carbone - 3 4 - Lauria 5 - Maratea - Trecchina - 1 6 - Moliterno - Sarconi - 1 7 - Noepoli - San Giorgio Lucano , San Costantino albanese , Terranova di Pollino , Cersosimo , San Paolo Albanese - 5 8 - Rotonda - Castelluccio Inferiore , Castelluccio superiore , Viggianello - 3 9 - Rotondella - Nova siri 10 - San Chirico Raparo - Calvera , San Martino d'Agri - 2 11 - Sant'Arcangelo - Castronuovo di Sant'Andrea , Roccanova - 2 12 - Tursi - Valsinni , Colobraro - 2 Mandamenti 12 - Comuni 27 - Totale 39 Appare che i Comuni siano 39, ma in effetti, comprese le rispettive borgate di: N. Comuni - Borgate - Comuni cui appartengono - Numeri 1 - Agromonte - Castelluccio superiore - 1 2 - Castello, Massa, Acquafredda , Porto, Vallata - Maratea - 5 3 - Rotale, San Costantino albanese - Rivello - 2 4 Montagna, Senza, Petricone - Rotonda - 3 5 - Casale - San Giorgio Lucano - 1 6 - Cropani, Mezzane, Villaneto - San Severino Lucano - 3 7 - Parrutta, Piano dei Peri - Trecchina - 2 8 - Seluci - Lauria - 1 9 Pedali, Montagna - Viggianello - 2 Totale 20 senza tener conto di tante frazioni di minore importanza e non obbligate a tenere scuola, i punti da visitare sono 59, distanti in media tra loro Chilometri 11. N. 12 di queste importanti borgate erano senza scuola, i luoghi quindi effettivamente visitati, furono 47 e il numero dei chilometri percorsi in tutta la ispezione fu di 1061,62, circa 22 in media da un paese all'altro. Di tanti Chilometri, 150 circa si potettero fare sulle strade rotabili e il resto a schiena di mulo od a piedi, senza comprendervi alcuna fiata il ritorno. Divisione e classificazione delle Scuole Le scuole del Circondario di Lagonegro , per l'anno scolastico decorso furono; Scuole Urbane - Classe 3a 60 - Superiori 18 Inferiori 42 Scuole rurali - Classe 1a 11, Classe 2a 13, Classe 3a 63, Superiori 4, Inferiori 83 Totale - 1a 11, 2a 13, 3a 123, superiori 22, inferiori 125 Maestri Sussidiati nelle scuole Serali n. 30 L. 1775,00 Festive n. 11 L. 525,00 Totale n. 41 L. 2300,00 Altre scuole esistenti Scuole - Num. - Sede - Se governativo o privato Normali - 1 - Lagonegro - Governativo Tecniche - 1 - idem - Privato Seminario (ginnasiali) - 1 - Chiaromonte - Vescovile Seminario (ginnasiali) - 1 - Rotonda - id. Educandati - 1 - Lauria - Privato Viceconte retto dalle Suore di Carità Educandati - 1 - Chiaromonte - Del Vescovo,retto dalle Suore Teresiane Asilo - 1 - Lagonegro - Privato, sostenuto dalla Congregazione di Carità Asilo - 1 - Lauria - A spese private dell'ingegnere Viceconte Comuni percorsi in ciascuna visita Non essendo io a conoscenza dei luoghi da visitare e delle difficoltà da vincere per arrivarvi, e volendo uniformarmi alle disposizioni contenute nelle Istruzioni ministeriali del 28 Febbraio 1862 e raccomandate dalla Circolare Ministeriale del 14 Gennaio 1886, chiesi al R. Provveditore del tempo l'itinerario trimestrale, ma avendomi risposto che si rimetteva a me stesso, il 13 Novembre partii da Lagonegro percorrendo.

1a visita Latronico Episcopia Fardella Chiaromonte Teana Calvera Carbone 2a visita - Rivello San Costantino albanese Nemoli 3a visita - Senise Noepoli San Costantino albanese Terranova di Pollino San Paolo Albanese Cersosimo San Giorgio Lucano Valsinni Rotondella Nova siri Colobraro Castronuovo di Sant'Andrea San Chirico Raparo Castelsaraceno San Martino d'Agri Sarconi Moliterno 4a visita Lauria - Seleucia - Castelluccio superiore Castelluccio Inferiore Rotonda Viggianello San Severino Lucano Cropani Francavilla sul Sinni Chiaromonte Fardella Latronico 5a visita Trecchina Parrutta Piano dei Peri Maratea Massa Vallata Porto Acquafredda Ispezione - Giorni impiegati - Chilometri percorsi 1a - 34 - 207.40 2a - 14 - 64.00 3a - 65 - 244.00 4a - 58 - 366.22 5a - 32 - 180.00 Totale 203 - 1061.62 Delegati Scolastici I delegati da me trovati in carica sono otto, cioè i Signori 1. Lagonegro - Cav. Uff. Giovanni Aldino 2. Latronico - Senatore Comm. Antonio Arcieri. 3. Chiaromonte - Cav. Francesco De Leo 4. Tursi - Dott. Prospero Ferrara 5. Maratea - Cav. Biagio Miraglia 6. San Chirico Raparo - Dott. Luigi Magaldi 7. Rotondella - Dott. Vincenzo Amati 8. Moliterno - Sacerdote Antonio Rivelli 9. Rotonda - Comm. Avv. Vincenzo De Filpo Mancavano nei mandamenti di Lauria , Sant'Arcangelo e Noepoli . D'accordo coll'autorità politica si proposero parecchi benemeriti cittadini e nell'Adunanza del 22 Dicembre cotesto Consiglio Scol. trasmise all'On. Ministero i nomi dei sig. Giuseppe D.r Scaldaferri per Lauria , Vito Cav. Fortunato, Presidente di Corte d'Appello a riposo di Roccanova , per Sant'Arcangelo , Antonio Vitelli consigliere prov. per Noepoli . PARTE SECONDA Notizie particolari Stato intellettuale dei maestri Questa generosa provincia, afflitta dal brigantaggio, fino a pochi anni dietro, non potette ricevere serio impulso istruttivo, perchè le viabilitá impossibili ed infeste, le nevi, i fiumi, i punti malsani, non permisero ispezioni frequenti e gli insegnanti non potettero migliorare. Molti maestri poi, gentiluomini degni di ogni rispetto dal lato morale, o sono deficienti di cognizioni, o non conoscono i nuovi metodi che informano la moderna pedagogia. Uscirono dalle Conferenze didattiche il 1860 e negli anni successivi e portarono nelle loro scuole, come titolo, l'autorizzazione all'insegnamento e come metodo nuovo i cartelloni, il pallottiere e il quadro dei pesi e delle misure. Continuarono sempre così e furono splendidi i risultati se i fanciulli impararono a tener le braccia conserte, a scrivere il proprio nome, a leggere canticchiando e a scrivere milioni, miliardi, bilioni, spettri di cifre altosonanti, a recitare qualche poesia vuota di senso e ad esporre i misteri della nostra santa religione: esclusa così ogni ginnastica dell'intelligenza, ogni idea di patria, ogni conoscenza dei proprii dritti e dei proprii doveri. Le cose volsero in tal modo. In prosieguo alcuni giovani presero la patente inferiore, dando esame sulla grammatica, sull'aritmetica, sulla pedagogia e sulla religione. Si migliorò ancora ed alcuni si spinsero a dare l'esame sulle materie facoltative. Infine, qualcuno consegui la patente superiore. Questa pare una gradazione confortante, ma mi duole di affermare che pochissimi maestri di questo Circondario uscirono da Scuole Normali. Quindi molti metodi errati, poche conoscenze di metodi razionali, scuole senza sangue, senza vita, insomma larve di Scuole. Questa regola generale però non esclude le lodevoli eccezioni, poichè tra gl'insegnanti del mio Circondario, vi ha degli ingegni eletti, anzi superiori ad ogni elogio; vi sono maestri nel grado inferiore e nel superiore, che, non solo son buoni, ma si studiano con ogni lena di migliorare, non cessando di fare sacrifizi pecuniarii per tenersi al corrente delle nuove pedagogiche discipline. QUADRO DIMOSTRATIVO Titoli posseduti Qualità della patente, Grado, n. - Condizioni dei maestri, Stato Numero - Età dei medesimi limite numero Normale Sup. 13 - Celibi N. 47 - Da 20 a 30 - N. 41 id. Inf. 12 - Coniug. 60 - Da 30 a 40 - N. 33 Element. Sup. 12 - Sacerd. n. 15 - Da 40 a 50 - n. 35 id. Inf. n. 70 - Sacerd. n. 15 - da 50 a 60 - n. 9 id. Inf. n. 70 - Sacerd. n. 15 - da 60 a 70 - n. 4 Edifizi Scolastici Concorre al poco profitto della scolaresca il locale della scuola. Spesso s'insegna in una stamberga affumicata, senza lume, senza spazio, senza vetri, umida. E poche sono nell'intero circondario le scuole che rispondono ai veri bisogni della scolaresca. Nè talvolta si può darne colpa alle Amministrazioni: alcuni Sindaci, ai quali ho deplorato gl'inconvenienti, mi han dato facoltà di fittare qualsiasi locale, ma nel fatto non ve ne erano. I signori, salvo qualche eccezione, a pianterreno non fittano e non vogliono baraonda a casa; e la povera gente non ha che quattro pareti appena bastevoli ai proprii bisogni. STATO DEI LOCALI Scuole adatte N. 12 Scuole con qualche inconveniente N. 79 Scuole con luce scarsa N. 9 Scuole disadatte sotto tutti rapporti N. 22 Arredamento Scolastico Pochissime scuole sono completamente arredate; la deficenza però massima è dei banchi. Se pure esistono, sono mastodonti preistorici; nella Scuola della maestra Paolino a Chiaromonte ne ho trovato uno lungo 4 metri, e nella Scuola del maestro Consoli a Lagonegro , vi sono banchi a palco a diversi gradini che forse furono costruiti il 1860. Istruzione obbligatoria 15 Luglio 1887 L'obbligo della Pubblica Istruzione in nessun Comune è stato proclamato. Interrogate le Autorità Municipali, dichiarano impossibile questo fatto, adducendo per motivi la imponente emigrazione, la povertà, il bisogno che hanno le povere famiglie di occupare i figli al pascolo del bestiame, alla raccolta delle frutta, ai lavori campestri, alla guida dei figli minori - in alcuni paesi la lontananza della Scuola dal luogo abitato. Quale serio inconveniente sia questo fatto, si può di leggieri immaginare, le scuole rimangono deserte, e il Comune vedendole spopolate, si oppone alla istituzione delle scuole volute per legge. Registri, Programma ed Orario Sono tenuti in poco o nessun conto per la vecchia abitudine di usare per Registro, una nota in carta di pezza; per Programma il caso; per orario la mattina e la sera. Da poco tempo in qua i maestri, avuta la pressione dagli Ispettori, han chiesto i registri al Comune; pochi comuni li han dati, e, tra i maestri che li hanno avuti, pochissimi li hanno in regola. In tutti poi, senza eccezione, non ho trovato segnata l'età, non tutte le risposte alle domande volute dal nuovo verbale di visita. Esami finali Gli esami finali, nelle scuole del Lagonegrese, o non si tengono, ovvero sono una piccola Accademia. Si vestono bene gli allievi, si lavano eccezionalmente la faccia anche i contadinelli e si va all'esame. Il Sindaco, il parroco ed i galantuomini coi calzoni lunghi, fan leggere, e certe volte scrivere; fan recitare il «Sopra noi qui insieme accolti» il confiteor in latino tedesco, e poi con un sorriso di compiacenza licenziano la scolaresca dicendo: Andate, vi siete portati bene, tutti approvati; baciate la mano ai vostri genitori. E l'Ispettore, dopo tutto questo, in visita, domanda l'esito degli esami, finali. I maestri o dicono come andó la cosa, o inventano che gli statini sono nella Casa Comunale e smarriti, ovvero creano numeri immaginarii. Come compilare statistiche coscienziose ? Libri di testo È questo un altro serio inconveniente a deplorarsi. I libri di testo non sono uniformi e se il maestro impone una nota, le malignazioni non mancano a dire che fa lo speculatore. Un padre compra i libri al figlio, un altro non ha danaro, un altro non ha buona volontà, un altro li commette al maestro perchè non ha in pronto le lire e infine l'Ispettore in visita sente - Carluccio ha i libri, ma non li ha cominciati, perchè aspetta che arrivino quelli di Antonio; Antonio aspetta; Pietro non li ha avuti consegnati, perché deve portare i soldi al maestro; Francesco poi, povero figlio, non ha i mezzi da comprarseli. E come leggono domanda l'Ispettore? Risponde il maestro - Con i libri che han potuto procurare alla meglio - Infatti in una scuola, retta da un sacerdote, trovai fino l'Evangelo di S. Giovanni apostolo (di Diodati) - Maestro dissi - Siete protestante? - Dio me ne guardi, rispose - E questo libro? - Non l'ho creduto tale, perchè parla sempre di Dio - Quel maestro era un bravo soggetto, ma non un'aquila d'ingegno ! Ordinamento disciplinare e didattico Mancando il locale scolastico, l'arredamento, i libri, il programma, i registri, la scuola va avanti con norme ed espedienti non consentanei alle dottrine pedagogiche. Insegnamento dell'Agronomia, del Canto, della Ginnastica, del Disegno, del Lavoro manuale, del Lavori donneschi - Musei didattici. L'insegnamento dell'Agronomia, è generalmente trascurato; nel Circondario non vi furono Corsi speciali per questa materia - La insegnano pochi maestri usciti da scuole normali come nomenclatura; come materia speciale e pratiche applicazioni se ne occupano 4 soli maestri-il signor Francesco Telesca a Sarconi , il signor Siervo Michele a Lagonegro , il signor Carlo Modarelli a Toana, signor Pirrongelli Giuseppe a Rivello . I tre primi, frequentarono corsi autunnali di Agronomia, il quarto fu allievo della Scuola Agraria a Cosenza, e vi conseguì l'analoga Licenza dopo 4 anni di studi speciali. Il Canto e la Ginnastica, sono generalmente insegnati. La Ginnastica, perchè si tennero dei Corsi autunnali a Lagonegro . Il Canto, sia per la naturale tendenza dei paesi meridionali all'armonia, sia perchè qualche maestro uscì da scuole normali o ha patente normale; sia perchè, nei Corsi di Ginnastica, impararono esercizii sposati al canto. Però tanto l'una quanto l' altro, sono insegnamenti imperfetti - in alcune scuole specie, si muovono e cantano senza armonia, senza ritmo, come consentono le infelici condizioni delle scuole. Il Disegno è poi trascuratissimo: gl'insegnanti in massima non san disegnare, e le poche eccezioni, non possono riuscire all'intento per la mancanza del necessario - il Disegno suppone il lusso della carta soda, dei lapis adatti, banchi ben costruiti, di locale ampio e luminoso; cose tutte che formano un desiderio per l'avvenire. I musei didattici sono cosa nuova. I nuovi maestri trovano ostacolo nei municipii che non vogliono spendere. Il solo Comune di Lagonegro , per la generosità di quel Sindaco Lorenzo Latronico, che anticipò del suo il costo dei Musei, possiede queste raccolte per l'insegnamento oggettivo - Ora pare che certi maestri diligenti lavorino a formarli proprio nella scuola, ed alcuni han completato utili raccolte. A Maratea le maestre Passeri Cristina e D'Orlando Giuseppina, han formato scatole di cereali, e vestimenta - A Rivello , la Maestra patentata privata Chiara Bevilacqua, ha una buona raccolta d'insetti, e il maestro Pirrongelli Giuseppe nello stesso Comune, possiede una scatola di attrezzi di cucina e cantina, una di oggetti ed attrezzi rurali, oltre ad un piccolo museo zoologico in via di formazione. Il lavoro manuale, non è affatto cominciato in nessuna scuola e, l'attuazione del medesimo, richiede molte e serie cure perchè le misere condizioni dei locali e degli arredi, esigono che prima si badi ad essi e poi a quanto può condurre alla perfezione. Pure, avendo io assistito un anno alle Conferenze sul lavoro manuale, tenute a Treviglio dal ch.mo Cav. Lovadina, e vistane l'applicazione dall'asilo Fröbel Friedrich al 3° corso normale, ne raccomandai e dimostrai l utilità incontestabili - Tornato dalle Conferenze d' Assisi, nelle poche visite fatte in questo anno, ne ho fatto propaganda, riserbandomi di tenere nei capoluoghi di Mandamento apposite conferenze ai maestri e alle maestre che vogliono profittarne. Lascia pure a desiderare l'insegnamento dei lavori donneschi. Le vecchie maestre in questa parte riescono meglio che le nuove, e questo fatto pare abbia riscontro nelle Scuole normali ove è negletto, per ragione di orario, questo fatto di si vitale interesse. Nelle scuole elementari, il taglio, la, calza, il rammendare, sono trascurati e si tien più conto dei lavori di ornamento e di lusso che non hanno pratica applicazione pel popolo. Agli Educandati di Chiaromonte e Lauria , sino dalle classi elementari, si spingono le fanciulle ai lavori di pratica utilità; ma perfettissimo in questa parte io posso coscienziosamente affermare l'Orfanotrofio Bentivenga di San Chirico Raparo . Da quel luogo escono le future donne utili alla patria ed alla famiglia, e, per questa opera umanitaria, sia data lode a quelli che contribuiscono al benessere di quell'Istituto e sia fatto plauso alla valente direttrice signora Ermelinda Bardelli da Varese . Insegnamento delle altre materie Il profitto è relativo alla capacità del maestro e ai metodi e mezzi educativi che s'impiegano. L'insegnamento della lingua patria difetta di pratica applicazione. Volli frequenti esercizi e componimenti non vaghi e astratti come «l'ozio, la virtù, il sapere» - che vanno serbati per le classi superiori, ma descrizioni di oggetti presenti; componimento insomma ed insegnamento occasionali. Nel calcolo, si riesce meglio - Raccomandai che si bandissero i famosi problemi astratti a milioni e bilioni e che si scendesse molto alla pratica - alla fiera, al mercato, alle riduzioni e che pure il problema sia educativo e d'occasione per fare giocondo anche un insegnamento astratto. Per le classi elementari inferiori, nella nomenclatura, ho compreso i rudimenti di storia e geografia, di scienze fisiche e naturali, di diritti e doveri, tutto che occorre per portare l'allievo al vedere, all'osservare, al ragionare, alle svariate esigenze della moderna società. Asili Ne esistono due - Uno a Lagonegro , mantenuto daila Congregazione di Carità - Uno a Lauria , annesso all'Educandato sorto per munificenza del benemerito ingegnere Gaetano Viceconte, il quale, non curando sacrifizi e spese, comprava un superbo monastero, vi stabiliva le Suore di Carità ed una istituzione che farà benedire ai posteri la sua memoria. Tanto l'uno che l' altro non sono a sistema Fröbel Friedrich . Casse Scolastiche di Risparmio Il fatto educativo dei risparmi pare che vada acquistando seria applicazione. Il popolo lucano ama il risparmio; il fanciullo comincia a sentirlo raccomandare nella propria famiglia e lo applica nella scuola. Il sistema dei francobolli, ha spianato la via ai maestri che l'hanno introdotto nelle proprie scuole e l'incoraggiamento della on. Direzione delle Poste, pei sussidi che concede agli insegnanti, contribuisce a questa buona riuscita. Nell'anno testè decorso il servizio dei risparmi nel Circondario, affidato alle mie cure, ha dato il seguente risultato: N. - Maestri - Comuni - Risparmio in Lire 1. Siervo Michele Lagonegro 49,00 2. Pace Francesco Latronico 37,00 3. Palermi Luigi Moliterno 239,50 4. Frittelli Maria Moliterno 261,00 5. Vitale Teresa Nova Siri 2,00 6. Pirrongelli Giuseppe Rivello . 81,00 Totale L. 669,50 N.B. Ora è attivato in buon numero di scuole il risparmio e potrò compiacermi nel nuovo anno di poter designare quadruplicato il risultato di questa benefica istituzione.

PARTE TERZA Considerazioni speciali sui 12 mandamenti 1. Lagonegro pop. 4114 Maestri Pubblici Siervo Michele , Vita Salvatore, Consoli Francesco, Consoli Giuseppe, Gilberto Maria, Piccoli Rosa, Rossi Emilia ora sostituita da Ferrara Letizia Maestri Privati Mitidieri Giovanna Rivello pop. 3935 Maestri pubblici Pirrongelli Giuseppe , Falco Giuseppe, Megale Filomena Privati DeSilvestri Carlot., Bevilacqua Chiara San Costantino albanese pop.1003 (Frazione), Maestri pubblici Tori Lorenzo, Vitarelli Filomena Privati Filizzola Caterina, Magaldi Francesco Nemoli pop. 1128 Maestri pubblici Mansueto Nicodemo, Da Ponto Teresa Totale pop. 10180 Osservazioni- Il Comune di Lagonegro , favorisce il fatto della pubblica istruzione ed è in via di migliorare i locali e gli arredi che ora non sono rispondenti ai bisogni delle scuole. Si è opposto alla nomina della maestra di 4a classe, adducendo per motivo la mancanza delle allieve. Riconosciuto vero dal Consiglio Scolastico questo fatto, si è sospeso solo per quest'anno il provvedimento. Il comune di Rivello , come quello di Lagonegro , vigila la pubblica istruzione con interesse. Mancano degli arredi in quelle scuole; completamente arredata è solo quella del maestro Pirrongelli Giuseppe . La scuola del maestro Falco, è troppo numerosa e per quanto siano generosi gli sforzi dell'insegnante, il profitto è scarso. Il Comune ha fatto ricorso per non avere il maestro di grado superiore, facendo rilevare che gli allievi, finita la 2a classe, verso il 10 o 12° anno, abbandonano il paese per emigrare, dandosi all'arte del ramaio o dell'orefice. Si propone un altro maestro di grado inferiore o un sotto maestro per condividere le fatiche col maestro Falco. A San Costantino albanese , la scuola femminile dà migliori risultati che non la maschile; la causa consiste nel fatto della maggiore frequenza. A Nemoli le scuole danno risultati scadentissimi, attesa la poca frequenza d'ambo i sessi e la nessuna vigilanza da parte delle Autorità Municipali, le quali, se volessero, potrebbero rimediare allo sconcio con una energica Commissione di sorveglianza. 2. Chiaromonte pop. 3048 Maestri pubblici Aless. Elesbean, Allegretti Pasq. Pranzo Francesca, Paolino Filomena Privati Salerno Prosp., Rogliano Maria Senise pop. 5580 Fanuele Gius., De Cicco Lucio, Salpietro Michele, Mauro Leone, Rossi Maddalena, Pomponio Arc. Fardella pop. 1504, De Salvo Franc., Cascella Teresa Francavilla . pop. 3030, Prosp. Sac. Ciminelli, Ricciardi Anna Teana pop. 1272, Modarelli Carlo (è stata nominata Breglia. Fav. Rosina, senza patente) San Severino Lucano . pop. 1878, Molinari Giuseppe (Ora nominato d'ufficio a Castelluccio superiore ) Cropani (Fraz.)pop. 578, Del Zio Giovanni (Ha rinunziato al posto) Mezzani (Fraz.)pop. 1244, Del Zio Giovanni Totale pop. 18066 Osservazioni: Nel generale le condizioni di questo mandamento sono sconfortanti. A Chiaromonte , manca il maestro superiore: il Comune ha prodotto reclamo per non avere la popolazione voluta per legge, ed il Consiglio Scolastico lo à dispensato da questo obbligo. Le scuole tutte mancano di arredi e sono poste in locali indecenti. Nelle stesse condizioni per l'arredamento ed i locali si trova Senise , anzi con minor frequenza da parte degli allievi. Quel Municipio pensa ora al riattamento di un vecchio Monastero per allogarvi tutte le scuole, ma le condizioni finanziarie, abbastanza deplorevoli, non fanno mettere in effetto questo lodevole divisamento. Manca una Maestra di grado inferiore che il Municipio dichiara di non volere per la imponente emigrazione di quel popolo. A Fardella le scuole lasciano poco a desiderare. A Francavilla sul Sinni la scuola maschile è troppo numerosa ed essendo necessario un altro maestro, il Consiglio Scolastico ha provveduto mandandovelo d'ufficio. La scuola femminile, è in condizioni sconfortanti; alcune maestre poco serie, hanno sfiduciato il popolo. Entrambe mancano di arredi e sono in locali poco adatti. Teana - La scuola maschile, solo esistente alla data della ispezione, era in piena regola. Ora il Municipio, non potendo l'ufficio scolastico disporre di personale, ha nominata la sig. Breglia Favale senza patente. San Severino Lucano , per le gare municipali, trascura il fatto della pubblica istruzione. In visita ufficiale, esisteva una sola scuola maschile, poco frequentata, niente sorvegliata, in pessimo locale e malamente arredata. Da più anni manca la scuola femminile. Nella Borgata Cropani, fu mandato un maestro di ufficio, ma, avversato dal Municipio, aveva una scuola degna solo di compianto. Una catapecchia, per lavagna una pietra di un palmo quadrato, sostenuta da due randelli conficcati in terra. I banchi erano pietre naturali, i libri poche carte di libri sfogliati, e tutto il resto dell'arredamento nulla assolutamente. Il maestro, non avea ricevuto, fino a tutto Giugno, nessuna lira per stipendio. A Mezzana, manca la scuola, come manca pure ora a Cropani per le dimissioni di quel maestro. Il Comune quest'anno ha nominato un giovane del luogo uscito dalla scuola normale di Matera ed una maestra provvisoria, certa Consiglio Maria Santagata, ex Suora, sfornita di patente. 3. Latronico pop. 4103, Maestri pubblici Pace Francesco, Grezzi Vincenzo, Scardino Giovanna, Marianni Angela Episcopia pop. 1940, Iannibelli Giuseppe Castelsaraceno pop. 2380, Bentivenga Giusep., Mobilio Enrichetta (autorizzata) Carbone pop. 1902, Capalbo Domenico, Targiani Raffaella Totale pop. 10325 Osservazioni - A Latronico , l'emigrazione spopola le scuole. Era stata designata una scuola di grado superiore, ma il comune ne produsse appello al Governo del Re facendo rilevare i tristi affetti della emigrazione e la numerosa popolazione sparsa per le campagne, ed ottenne la rettifica della classificazione fatta dal Consiglio Scolastico. Tanto le scuole maschili, che le femminili, lasciano a desiderare; sono poste in locali disadatti, l'arredamento è mancante e solo arredata totalmente, si trova la scuola del Maestro Pace. Episcopia , non ha scuola femmminile. La maschile non corrisponde perfettamente alle esigenze di legge, ma il Comune è in via di migliorare il locale e fornire l'arredamento mancante. Castelsaraceno , è nelle identiche condizioni di Episcopia . Alla mancanza della maestra, fu supplito, autorizzando in via provvisoria la signorina Mobilio. Carbone, ha scuole popolate ma il profitto vien limitato dal cattivo arredamento e dai locali disadatti. In massima, questo mandamento, ha serie lacune ed è uno dei più abbandonati. 4. Lauria pop. 11135 Maestri pubblici, Itria Giovanni, Rossi Sac. Giov. Bat., Calcagno Sac. Gius. Balbi Schiaffino Gerolama Paldi Agatina Pansardi Giuseppe Imbellone Sac. Nic. Pansardi Sac. Fil. Bonazzi Giulia. Seleucia (borgata) Privati Luglio Sac. Giulio Totale 11135 Osservazioni - È questo il più importante Comune del Circondario per popolazione e per vita commerciale; il popolo ama l'istruzione e le scuole sono popolate. In quanto a locale ed arredi, tre di esse non rispondono alle esigenze di legge quelle, quelle del Maestro superiore Pansardi a Lauria Interiore, del Maestro Superiore Itria e del Maestro Inferiore Sac. Calcagno al Borgo superiore - le altre sono in buono stato e l' Amministrazione non è restia al progressivo loro miglioramento. Il Comune, non ha scuola femminile di grado superiore. Io la ritengo assolutamente indispensabile e son lieto che cotesto On. Consiglio Scolastico abbia già dato le disposizioni per nominarla d'ufficio. A Seluci, ov'era l'antico castello Seleucio, distante 16 chilometri da Lauria , il Sacerdote Giulio Luglio, compie opera meritoria, due volte la settimana vi si reca a celebrare e nella propria casa ha aperto Scuola serale per quei contadini che sono gratissimi a tanta abnegazione; poichè è da notare che il signor Luglio insegna senza ricompensa di sorta, persuaso, com'egli afferma, che gli sarà più lieto il soggiorno in quel remoto e poetico luogo, se, i suoi buoni villici, sapranno leggere, scrivere e far di conto. L'ambizione del sacerdote Luglio è l'arredamento che quel Municipio, son certo, non mancherà di fornirgli. 5. Maratea pop. 3609, Maestri pubblici - Rossi Federico, Mazzei Gerardo, Adinolfi Emiddio, Aquino Giuseppina, Passeri Alfonsina, D'Orlando Giuseppina Privati - Puliti Antonio, Franco Ambrogio, Rossi Francesca Cast. Massa pop. 1046 Maestri pubblici - Calderano Luigi Valleta pop. 1046 Maestri pubblici - Calderano Luigi Privati Passeri M. Cristina Porto pop. 1046 Privati Farchi Nicola Acquafredda pop. 1034, Maestri pubblici Greco Franceschina Trecchina pop. 2971 Pubblici Maimone Vincenzo, Mazzone Ernesto, Attanasio Amalia Privati Grisi Prospero, Ponzi Maria Rosa Parrutta pop. 2971, Pubblici Gabriele Emilia Totale 8660 Presentemente il Consiglio Scolastico ha stabilito due scuole nella borgata Massa, la maschile e la femminile. La femminile ora è diretta dalla maestra Raeli Giovanna. Osservazioni - La popolazione di questo paese marittimo (sic.) è la più sparsa per i villaggi e le campagne; e di qui nasce la necessità di tollerare le scuole private, di cui parecchie sfuggono alla vigilanza scolastica. Le scuole non si trovano in buono stato, pei locali e gli arredi, ma vanno migliorando per la solerzia di quel patriota e Delegato scolastico Cav. Miraglia, perchè quel Municipio è forse l'unico che non si oppose mai alla istituzione delle nuove scuole, per l'opera costante di quel direttore didattico, per l'amore che ora regna scambievole tra gl'insegnanti. In quel Comune, come V. S. Ill.ma conosce, esiste una fondazione Pia da tempo remoto e che diverse vicende resero infruttuosa. Lacrima il cuore a vedere un superbo monastero metà abitato da alcuné suore, metà rimasto a vantaggio della scuola superiore femminile. Questo fatto di vitale interesse, é mestieri che V. S. Ill.ma continui a tenere di mira proseguendo nell'opera intrapresa con quella avvedutezza di cui ha dato finora prove non dubbie. Quell'istituzione sarà solo benefica, quando sarà ridotta allo scopo santissimo per cui la stabiliva il suo fondatore. Castello e Massa, borgate comprese sotto un solo nome, in effetti sono divise, e gli allievi dell'una non possono frequentare le scuole dell'altra. Proporrei quindi che, osservato l'elenco degli obbligati, si stabilisse la scuola femminile in quel punto ove predomina l'elemento femminile e viceversa. Se questo non è attuabile, il Municipio dovrebbe pensare ad un luogo intermedio per fissarci le scuole. Acquafredda , è un ameno villaggio ove non si può accedere se non per mare. La via di terra, tra dirupi, si può solo tentare a piedi. Ivi è una scuola mista che dà pochissimo o nessun profitto. Gli abitanti, giustamente, reclamano una scuola maschile e io ne chiedo la istituzione al più presto possibile. Trecchina , è un altro vago e importante Comune di questo Circondario, che, da anni parecchi, elude la legge pel fatto delle scuole femminili. La vecchia e la nuova classificazione assegnano al paese 2 scuole maschili, 2 femminili; il Comune ha le 4 scuole, e tutto pare in regola. Ma la cosa non è giusta, poichè delle due maestre che Trecchina deve avere nell'abitato, una la manda a Parrutta, villaggio importante, con 53 allievi d'ambo i sessi, assidui e distante 6 chilometri dal centro. Presso Parrutta, lontano circa 1 chilometro, è l'altro villaggio detto Piano dei Peri, gli abitanti del quale chiedono pure una scuola. Il Comune, per evitare questioni di precedenza tra i due villaggi, stabiliva che la maestra un anno abitasse Parrutta, un anno Piano dei Peri. Questo provvedimento fu logico e conseguentemente approvato. Ora avendo io in visita ufficiale a Trecchina centro, ispezionato la scuola femminile, per prima dichiarazione raccolsi dalla maestra che non rispondeva del profitto, atteso il numero straordinario delle allieve. Infatti le iscritte 120 e le presenti oltre 90. Nel locale insufficiente, quel numero costituiva una confusione e non potetti non elogiare la maestra dei risultati ottenuti, i quali, benchè scadenti, pure dimostravano che non aveva trascurato di lavorare con coscienza. Sono perciò nel Comune molte scuole clandestine che finora sono sfuggite all'occhio della legge e che appena si avranno indizii sufficienti bisogna fare sparire, se non pensano a rivelarsi e a fornirsi della voluta autorizzazione. Le scuole maschili, lasciano molto a desiderare; hanno una cinquantina circa di allievi poco assidui, sono malamente arredate e in locali disadatti. Quell' Amministrazione Comunale però pensa di provvedere a questi inconvenienti e qualche cosa ha già cominciato a fare. Propongo che si rettifichi la classificazione di quel Comune, che si accresca un'altra scuola femminile nell'abitato o che il Municipio pensi a provvedere una sotto-maestra per coadiuvare l'Anastasio. 6. Moliterno pop. 6983 Maestri pubblici, Telesca Francesco Palormi Luigi, Merlini Antonio, Gallamini Luigi, Frittelli Angeluccci Maria, Borserio Teresa, Faccinelli Giuseppina, Reale Teresa Sarconi pop. 1232, Maestri pubblici,Telesca Francesco, Corti Maria Totale 8115 Osservazioni - È Moliterno il centro più commerciale del Lagonegrese. L'uomo è industre e instancabile ad ogni fatica. Da mio canto lo ritengo il primo Comune che ha in seria considerazione la scuola. Senza entrare nel merito più o meno relativo degl'insegnanti, deduco dal complesso, che poco lasciano a desiderare. Tutto contribuisce al buon andamento di quelle Scuole, l'Amministrazione, i maestri, le buone tendenze del popolo, l'opera del delegato scolastico. Lo designo come comune benemerito. A Sarconi le scuole sono ben dirette; riflettono il buon andamento di quelle del vicinissimo capoluogo di mandamento. 7. Noepoli pop. 1758, Maestri pubblici, Rinaldi Giovani (ora morto, sostituito da Antonio Carlomagno), Piccione Teresa San Giorgio Lucano pop. 1947, Maestri pubblici, Silvestri Pasquale, Laurito Mariangela San Costantino albanese pop.1549, Maestri pubblici, Boschi Antonio, Ramagli Angela Terranova di Pollino pop.2357, Maestri pubblici, Nocera Emilio, Barabau Maria Cersosimo pop. 1120, Maestri pubblici, La Cerra Felice San Paolo Albanese pop. 1088, Maestri pubblici, Arena Giovanni (ora mandato d'ufficio a Francavilla sul Sinni ) Totale 9818 Osservazioni - Le condizioni di questo Mandamento, sono pochi confortevoli, tranne di Noepoli e Terranova di Pollino , ové curato con amore l'istruzione ed ove gl'insegnanti dirigono con lode le scuole affidate alle loro cure. In Noepoli , è solo deplorevole lo stato dei locali e degli arredi. San Giorgio Lucano , e Cersosimo , hanno scuole difettose per frequenza, per locali, per arredi. Cersosimo , è privo di maestra; gli abitanti la reclamano ed è necessario un provvedimento. San Costantino albanese e San Paolo Albanese , paesi albanesi, non hanno scuola propriamente detta. A San Costantino albanese i coniugi Bosco Ramaglia, il mese di Marzo, non avevano ancora aperto scuola e si scusarono per non avere avuto la consegna dell'andamento. Vidi però che quel Sindaco era tutto inteso a provvedere i banchi e l'altro occorrente e voglio impromettermi che quest'anno sia tutto in regola. A San Paolo Albanese , gl'inscritti erano 24 e i frequentanti 3 soli; una scuola infelicissima. Tanto nell'uno che nell'altro paese, i maestri non comprendevano quel linguaggio; e non potevano, per conseguenza, conferire cogli allievi, i quali stavano a bocca aperta. Sarebbe desiderabile che gl'insegnanti fossero del luogo, e, a tale uopo, ho conferito colle Amministrazioni perchè accordassero un sussidio e invogliassero qualche giovane del proprio comune a darsi all' insegnamento. Il popolo albanese, di fervidissimo ingegno e facondo parlatore, ama d'istruirsi; ma non può raggiungere lo scopo, se i maestri e gli allievi non s'intendono tra loro. 8. Rotonda pop. 3367, Maestri pubblici, Nocito Giuseppe, Cestari Giuseppina Castelluccio superiore pop. 2807, Maestri pubblici, Carlomagno Franc. (Morto e sostituito da Molinari Giuseppe), Siciliani Maria Castelluccio Inferiore pop. 2840, Maestri pubblici, Taranto Carlo, Perito Vincenzo (Licenziato dal Comune e sostituito da Cirone Sante in via provvisoria), Castronuovo Maria Viggianello pop. 1316, Maestri pubblici, Milli Serafino, Sorci Silvia Totale 10330 Osservazioni - A Rotonda , paese in amena posizione, una volta commerciale, più che non è ora, la scuola elementare è in tristi condizioni; la maschile più che la femminile e il popolo, sconfortato, si rivolge ai maestri privati. Avendo conferito con quel rappresentante del Comune, mi ha promesso di studiarne le cause che io rinvengo nella poca frequenza, nel cattivo arredamento, nei locali, nella vigilanza mancante o non proficua di quell'Amministrazione sulla pubblica istruzione. Castelluccio superiore e Viggianello , sono quasi nelle identiche condizioni. In questi due Comuni, i maestri non mancano forse di buona volontà, ma i mezzi educativi sono negletti. Castelluccio Inferiore , impromette di migliorare perchè la scuola è amata dal popolo, a causa del commercio ivi attivissimo e perchè i maestri sono volenterosi. Il Comune pensa ora a fondare un Asilo, adoperando, in buona parte, i mezzi di una Pia legazione. Senza questo fatto, si rende indispensabile una seconda maestra, poichè l'attuale, non può sopperire ai bisogni della sua numerosissima scolaresca. 9. Rotondella pop. 4352, Maestri pubblici, La Guardia Domenico, Soriano Giovanni, Virgilio Angela Nova siri id. 1955, Maestri pubblici, Cospito Ferdinando, Vitale Filomena (Ora allieva nella R. Scuola Normale di Lagonegro e sostituita da Stigliano Teresa) Totale 6307 Osservazioni - A Rotondella , le scuole sono in locali disadatti od indecenti, ma la istruzione che vi si impartisce, se non in tutto, in buona parte è soddisfacente. Manca il maestro superiore e la seconda maestra che il Comune non vorrebbe, ritenendo sufficienti gl'insegnanti che ha. Da mio canto li propongo a norma di legge. A Nova siri , le scuole non lasciano nulla a desiderare; sono frequentate con buon profitto; la femminile, benchè retta da una maestra senza patente, pure dà risultati soddisfacenti. 10. San Chirico Raparo pop. 3074, Maestri pubblici, Magaldi Federico, Plati Rocco, Magaldi Maddalena fu Paolo, Magaldi Concetta Maestri Privati Bardelli Ermelinda, Petruccelli Adele, Vietti Carolina, Magaldi Maddalena fu Vincenzo Calvera pop. 1213, Maestri pubblici, Mobilio Francesco San Martino d'Agri pop. 1531, Maestri pubblici, Vitale Franc. Paolo, Bardelli Giuseppina Totale 5818 Di San Chirico Raparo non posso che lodarmi; quel Comune ha tutte le scuole volute per legge e discretamente arredate; la frequenza ed il profitto non mancano. è nel Comune un Istituto per le nobili fanciulle che si pensa di aggregare all'orfanotrofio Bentivenga - Quest'ultimo poi, come Istituto della Basilicata , è degno di essere ricordato. Tutto contribuisce al benessere di questa pia fondazione: il Comune, la solerzia di quel Delegato scolastico Dottor Magaldi, l'amore delle insegnanti alla scuola e specie la valentia di quella Direttrice signora Bardelli da Varese . É una famiglia bene accordata che tutto fa da se, e la fanciulla, all'educazione del cuore, unisce le virtù indispensabili nella futura donna di famiglia. La istruzione vi si impartisce fino alla 4 classe elementare. A Calvera , il locale e gli arredi sono affatto disadatti l'insegnante trae soddisfacente profitto dalla scolaresca. Manca la maestra, per cui invoco il provvedimento. A San Martino d'Agri le condizioni delle scuole sono infelicissime - locali angusti, arredamento mancante, poca frequenza, mancanza quasi totale di mezzi educativi Gl' insegnanti sono sfiduciati ed aspettano i provvedimenti di legge. Il Comune è povero e sarebbe il caso di sussidiarlo perchè potesse provvedere al proprio obbligo. 11. Sant'Arcangelo pop. 4837 Maestri pubblici, Mastrosimone Giuseppe, Mastrosimone Carlo, Laurenzana Vincenzo, Castronuovo Maria, Lo Signore Anna Maria Castronuovo di Sant'Andrea pop. 3024, Maestri pubblici, Pisillo Rocco, Vita Nicola Roccanova pop. 2187, Maestri pubblici, Borneo Caterina, Costantino Francesco, Anastasio Amalia (Ora sostituita da Valle Emilia) Totale 11048 Osservazioni - Le scuole maschili di Sant'Arcangelo , lasciano pochi desiderii; l'amministrazione, veglia sulla istruzione elementare, i maestri sono laboriosi. Le scuole femminili, per una maledetta gelosia tra le maestre, non danno buoni frutti. Si tolgono scambievolmente le allieve con grave danno dell'insegnamento. Questo fatto, che accadeva appunto perchè le due scuole non furono classificate, ora cesserà avendo conferito con quell'egregio Sindaco sul modo di assegnare le classi. Castronuovo di Sant'Andrea , per l'amore spiegato alla istruzione del popolo da quel giovane funzionario Cav. Dalascio, per la buona volontà dei maestri d' ambo i sessi, dà risultati in buona parte soddisfacenti. Però i locali tutti delle scuole, sono infelicissimi; nè si può ovviare a questo inconveniente perché non se ne potrebbero avere migliori. È pure in quel Comune una scuola privata diretta dal valente giovane Alessandro Giura, figlio di quel compianto Domenico, tanto benemerito nel fatto educativo. A Roccanova , la scuola femminile ha poche allieve per la sfiducia e per il carattere irruente della maestra. Ora è da sperare che se ne rialzi il prestigio morale essendovi stata destinata una maestra capace e d'indole mite. La scuola maschile, manca di locale adatto e di arredi; l'istruzione vi s' impartisce regolarmente. 12. Tursi pop. 3167, Maestri pubblici, Cristiano Vincenzo, Santagata Felice, De Pietro Luciano, Viccari Filomena, Sassone Stella Rabatano 1019, Maestri pubblici, Ora v'insegna la maestra Cristiano Angela Valsinni pop. 1787, Maestri pubblici, Torraca Alessandro D'Andria Giovanna Colobraro pop. 2705, Maestri pubblici, Guarini Andrea, Larocca Pasquale, Paolino Raffaella Totale 8673 Osservazioni - Il Comune che ha i migliori locali, l'arredamento completo, le scuole in unico locale, è Tursi . Questo per le scuole maschili che non lasciano nulla a desiderare, nè da parte dei maestri, nè da parte degli allievi. Le scuole femminili poi ripetono l'incoveniente di Sant'Arcangelo e danno risultati scadentissimi. Al Sindaco, Cav. Ginnari Satriani, al Delegato Dottor Ferrara, ai maestri, alle maestre, raccomandai l'esame finale, la giusta classificazione e spero non sarà il caso, di deplorare ulteriori incovenienti. A Tursi mancava una maestra nella borgata Rabatano a cui ora è stato provveduto. Valsinni , infelice per posizione, ma punto importante per le comunicazioni, è il solo Comune che con lodevole esempio tratta un prestito per l'edificio scolastico. Quell'Amministrazione favorisce le scuole, le quali perciò sono sempre in via di miglioramento. Colobraro ha locali ed arredi disadatti, i maestri però vincono in certo modo le difficoltà, raddoppiando di zelo e d' energia. Il Comune pensa di provvedere. Ordine sul merito dei mandamenti Esaminate le diverse ragioni che militano in favore ed in contrario, pei 12 Mendamenti di questo importante Circondario, ne stabilisco il merito educativo nell'ordine seguente: 1. Moliterno 2. Lauria , Lagonegro e Tursi 3. Sant'Arcangelo 4. San Chirico Raparo 5. Maratea 6. Rotondella 7. Chiaromonte 8. Noepoli 9. Rotonda . Istruzione date ai maestri Mi proposi la propaganda dei buoni metodi; le brevi e proficue conferenze agl'insegnanti riuniti di ogni Comune volli persuadere senza dare sconforto ispezionare col fine di correggere e migliorare, non di punire - dar campo nelle ispezioni al maestro di dimostrare il proprio valore insegnando - essere inesorabile contro la pubblica vita sregolata - combattere maestri e comuni nelle illegalità - raccomandare quando segue: 1. Ogni maestro, ha l'obbligo di migliorare se stesso avvalorando il metodo d'insegnamento con gli studi fisiologici e psicologici. Chi non può arrivarvi o non è in caso di farsi una didattica propria, si avvalga almeno di un buon giornale pedagogico. 2. I giovani si preparino agli esami di grado superiore; coi vecchi programmi non si studiava nel testo quella parte che tratta delle facoltà intellettuali riserbata al terzo corso e questa mancanza faceva del maestro un mestierante. 3. Il buon accordo tra maestri e Municipio, produce buoni effetti in quanto riflette il locale e l'arredamento. Ricorrere alle Autorità scolastiche, si deve nel solo caso che ci sia vera oscitanza. Nel generale i buoni maestri vincono, colla docilità ed espedienti propri, questi inconvenienti. 4. Nei discorsi, nei fatti, dimostrare al popolo la importanza della istruzione. 5. Tenere in regola i Registri; la importanza di essi non è relativa. Il Registro è un continuo controllo, è l'indice del tutto scuola, è necessario alla emulazione tra gli scolari, è l'orologio quotidiano dei genitori, è la statistica pel Governo del Re, è la dimostrazione materiale del profitto per l'Ispettore. Che il maestro tracci da se il Registro se, il Comune non glielo ha dato. La diligenza è sempre merito vero. 6. All'apertura della scuola, mandare all'Ispettore programma ed orario ragionati e bene compilati. Il Programma segna limiti concreti, i confini entro cui bisogna spaziare. L'Orario ben distribuito contribuisce alla buona riuscita delle giornaliere occupazioni. 7. Gli esami finali non siano una forma, ma una sostanza: siano fatti a norma di legge, siano seri e si assegni e ciascuno il posto che merita. Dalla buona classificazione, nasce il buon profitto. Nessuna influenza faccia promuovere uno più che l'altro Conservare gli statini firmati dalla commissione e possibilmente una copia del registro annuale di profitto. La biblioteca di un maestro, contenga, come volume prezioso, quello della sua vita scolastica. Possibilmente farsi un giornale didattico. 8. Tutti gli sforzi siano diretti alla uniformità dei libri di testo - Che il maestro non vi pensi all'apertura dell'anno scolastico, ma, a ciascun allievo promosso a fin di anno, faccia obbligo i libri da presentare al cominciamento del successivo. Assicurarsi presso i genitori, verso il 15 di Ottobre, dell'adempimento a tale obbligo. 9. Invogliare i Municipii alla costruzione degli edifizi scolastici. 10. Badare seriamente all'andamento disciplinare e didattico. La disciplina non sia forzata ma seria, severa e giusta. 11. Promuovere coi maggiori espedienti l'insegnamento del lavoro manuale. Non trascurare il canto, la ginnastica, e disegno. Fondare i Musei didattici per l'insegnamento oggettivo. Insegnare l'agronomia non come nomenclatura, ma come materia speciale. 12. I lavori donneschi, non devono essere di puro ornamento e di lusso, ma corrispondenti agli usi pratici della vita. La scuola elementare è detta popolare perchè frequentata in massima parte dal popolo. Sia dunque vostro ideale il rammendare, il cucito, la maglia e possibilmente il taglio di piccoli e semplici vestiti per uso di famiglia. 13. Eviti il maestro di dar motivo a malignazioni, accettando inviti, pranzi, regali. Resti incorrotto ed incorruttibile: lo stimeranno sempre più quando lo avranno riconosciuto tale. 14. Il maestro sia ossequente ai doveri scolastici. Usi deferenza alle Autorità Municipali, senza basse adulazioni. Sia ben visto dalle Autorità scolastiche, con ottemperare a quanto prescrivono le leggi in vigore. Alla fine di ogni anno trasmettano la Relazione finale: credo a ben ragione che, chi ha ben servito, ha bisogno di esporre in resoconto unico il suo operato. Ultimo. Invito i maestri a tener presso di loro e studiarlo un codice delle leggi vigenti. É indecoroso un artigiano senza i ferri del proprio mestiere. Raccomandazioni all'On. Consiglio Scolastico Uno dei mali maggiori che deploro è la riluttanza che hanno i Municipi alla istituzione di nuove Scuole. Io non sono Municipalista, ma non grido la croce addosso alle amministrazioni. Certo le condizioni finanziarie del Circondario di Lagonegro , non sono delle più floride e i Comuni, concordemente, affermano che il maggior onere del bilancio è il capitolo pubblica istruzione. Però gherminelle, sotterfugi e raccomandazioni, non mancano mai per reclamare contro qualsiasi classificazione del Consiglio Scolastico. Il numero delle scuole, diminuito di 25 nella ripartizione del 14 ottobre 1886, perchè fatta a norma di legge, non dovea trovare opposizioni, ma nel fatto pratico, ogni nuova scuola da impiantare, destò tramestio, e seria agitazione. A mio modo di vedere, l'On. Consiglio scolastico dovrebbe ritornare sulla classificazione e dare tempo oltre il perentorio di legge ai Comuni, per addurre tutte le ragioni possibili; riunirsi poi a discutere ogni fatto generale e particolare, esaminando freddamente le cose e stabilendo quindi un decreto da far rispettare ad ogni costo. Se ai Comuni si dà volontà di fare e disfare, non si ricaverà certo buon frutto dalla più santa delle istituzioni. Altro fatto ben serio, è il pagamento dei maestri: le leggi tutelano i loro interessi, ma si eludono facilmente. Il Maestro teme di entrare in lotta col municipio ove insegna e langue spesso di fame. Se reclama, esattore e tesoriere sono la stessa cosa e, nelle verifiche di cassa, risultano sempre creditori; la procedura va per le lunghe e il maestro resta senza pane. Gli esempi di energia dati in tante circostanze da V. S.. Ill.ma hanno scosso i comuni, ma l'inconveniente continua ancora. Come fare? Questo è il problema a risolvere. Misure energiche! Ed io la invoco la sua energia; confido nella sua mente illuminata, perchè si apponga un rimedio a tutto quanto ho avuto l'onore di esporre con fedeltà. Cosi ho visto e cosi mi sono sforzato di ritrarre, senza fasto e colle deboli tinte che fornisce il mio ingegno. Però confortato dalla forza e dalla severa giustizia di V. S. Ill.ma; coadiuvato da questo egregio Sottoprefetto Cav. Buongermini con opera costante ed efficace; guidato dalla rettitudine e dai consigli del mio immediato superiore Provveditore Cav. Rossi, io spero nell'anno novello di raccogliere i frutti del vasto campo seminato. V. S. Ill.ma intanto, mi sia larga di compatimento e sia interpetre dell'opera mia presso l'onorevole Ministero, opera per quanto, umile, altrettanto coscienziosa. Lagonegro , Dicembre del 1887. PIRRONGELLI ENRICO GIOVANNI

Rag. Carlo Longhi

La computisteria nelle scuole tecniche a tipo comune Potenza, Tip. Carlo Spera 1911

La Computisteria nelle Scuole Tecniche a tipo comune Il decreto ministeriale 16 ottobre 1899 stabilisce che l'insegnamento della Computisteria nelle Scuole Tecniche a tipo comune debba svolgersi nei seguenti punti principali: a) compera e vendita di merci per conto proprio e per conto altrui; b) trasporto ed assicurazione delle merci; c) pagamento a contanti ed a termine; d) acquisto e cessione di titoli di credito; e) conti correnti semplici e ad interesse; f) concetto sull'amministrazione economica degli enti pubblici; g) ordinamento e funzionamento dell'azienda domestica; h) ordinamento e funzionamento dell'azienda commerciale. E dallo stesso decreto si soggiunge: "L'insegnamento si impartirà con un metodo pratico- teorico. Gli alunni saranno quindi molto esercitati nei computi commerciali, nella compilazione degli atti di commercio e nella tenuta dei libri e dei conti di azienda. Le nozioni teoriche generali saranno esposte in forma sommaria ed elementare, di mano in mano che occorrono per gli esercizi pratici, quindi riepilogate al termine del corso… Determinato così il programma da svolgere ed il metodo da seguire nell'insegnamento della Computisteria, riuscirà più agevole stabilire il compito dell'insegnante, il quale dovrà porre in armonia lo spirito del programma alle mutate esigenze sociali. Il primo dovere di costui - come di chi insegna qualsiasi altra disciplina - se non vorrà ridurre a mestiere il suo apostolato, si sintetizza nel rendere la sua materia accessibile a tutte le intelligenze e nell'usare tutti quei mezzi atti a far nascere per essa il trasporto e l'affetto spontaneo. Perciò è necessario accennare, a rapidi tocchi, la storia della Computisteria, che nacque dal genio italiano e che, mercè lo stesso, acquistò vera veste scientifica. Si fissi il contenuto preciso che la scienza ha dato di essa, togliendo tutto ciò che dall uso comune le viene erroneamente attribuito, e si dimostri come questo insegnamento sia una parte di quell'unità organica, denominata Ragioneria, la quale comprende la Computisteria, la Conta-bilità e la Logismografia. Si dica come il suo oggetto, riflettente l'applicazione delle Matematiche ai bisogni della vita aziendale, si differenzia sia dalla Contabilità, che studia l'organizzazione delle aziende e stabilisce le varie responsabilità degli enti amministrativi, sia dalla Logismografia, che tratta dei varî metodi scritturali. Si faccia intendere come essa, per non rivestire il carattere di scienza esatta, debba essere annoverata fra le scienze giuridico-economiche; e si mostrino le sue relazioni con la Matematica, da cui ha attinto varî teoremi e postulati, senza che le sia però servita di sussidio alcuno. Solo delineati i limiti di questa materia riuscirà proficuo tale insegnamento, pel quale la chiarezza e l'ordine sono dei requisiti necessarî, anzi indispensabili. Si dica come dallo scambio diretto semplice o baratto, in cui si cedevano ricchezze di utilità immediata, si addivenne, per i cresciuti bisogni e mercè la scoperta della moneta, di questa potente molla dell'organismo commerciale, allo scambio indiretto e composto, e come quest'ultimo, ristretto nelle età primitive, si sia andato sempre più espandendo per la divisione del lavoro e per lo sviluppo delle comunicazioni e dei trasporti. Si rilevi come la divisione del lavoro, fondata nell'esplicamento delle singole attitudini, mentre produsse un aumento sensibile di produzione ed una maggiore perfezione nei prodotti, rese altresì necessario il fenomeno della circolazione, comprendente lo scambio ed il trasporto. Per essa l'Inghilterra potè cedere alle più remote contrade il suo carbon fossile, il Perù il suo guano, la California il suo oro, la Pensilvania il suo petrolio, - e si vennero in tal modo ad utilizzare delle ricchezze che altrimenti sarebbero rimaste improduttive. Si dica come per lo scambio furono pur anche sviluppate le proprie tendenze, affermati i progressi nel campo industriale, appianate le differenze climatiche e stretti sempre più i vincoli di solidarietà fra i popoli più diversi e lontani, dando in tal modo l'adito al cammino verso il progresso e la civiltà. Manifestati questi concetti generali, si abbia cura di procedere nella trattazione della Computisteria con sistema razionale, tendente dal semplice al complesso, e di seguire, per quanto sia possibile, il libro di testo. E sopratutto si faccia soffermare l'attenzione dell'alunno nei computi commerciali, sì come viene sapientemente additato dal programma ministeriale, richiamando a tal uopo l'ausilio della Matematica, poichè la teoria sarebbe vana ed illusoria se disgiunta dalla pratica. La teorica delle proporzionalità e delle frazioni, in ispecie, trova la sua applicazione in tutti i computi, come quelli riflettenti la riduzione delle misure, gli arbitrati mercantili, i riparti sociali, i miscugli e le alligazioni, gli adeguati di tasso e di tempo, l'interesse, lo sconto e le parità monetarie. Meritano particolare riguardo i capitoli sull'interesse e lo sconto, quali i più comuni nella pratica commerciale, nonchè quelli riflettenti l'aritmetica bancaria, come gli arbitrati sul cambio diretto ed indiretto e le tratte e rimesse continuate, sia per esazione di crediti e pagamento di debiti, sia per impiego di capitali o per speculazioni di sorta. Così pure non saranno superflue le esercitazioni pratiche sugli ordini di banca, i fondi pubblici e privati, nonchè quelli sulle operazioni di borsa, quali i computi sui contratti a termine fermi ed a premio, sui riporti e deporti. E ciò per lo sviluppo e la potenza delle aziende bancarie, che adempiono la grande funzione economica di avvicinare il capitale al lavoro, procurando di impiegare i capitali oziosi e dispersi nell'agricoltura, nell'industria e nel commercio, in questa triplice fonte della ricchezza sociale. Si diano delle idee generali sui principali titoli di commercio, sia che essi servano a stabilire soltanto le condizioni dell'atto commerciale, sia che rappresentino strumenti di credito. Della prima specie non si tralasci la fattura, la nota di commissione, la lettera di vettura e la polizza di carico; della seconda la cambiale, l'ordine in derrate, l'assegno bancario, il mandato commerciale, la lettera di credito, la nota di sconto e quella di negoziazione. E fra gli strumenti di credito non si trascuri di far rilevare, parlando della cambiale, i suoi requisiti di obbligazione autonoma, unilaterale, letterale e tutela di completa, dettati a tutela do una circolazione proba e spedita. Si accenni la grande funzione economica di essa, per cui la moneta diviene un intermediario superfluo degli scambi, nonché il suo ufficio traiettizio di trasferire il denaro da un luogo ad un altro. Svolgendo infine i conti correnti ad interesse, si facciano parecchie esemplificazioni sui metodi diretto, indiretto, scalare ed italiano: ciò varrà anche a consolidare tutta la materia studiata, specie quella cambiaria. Circa poi la natura delle aziende, la loro organizzazione ed il loro organismo scritturale, si diano soltanto dei rapidi cenni; in ispecial modo si procuri di fare intendere il meccanismo della scrittura doppia comune, quale quello più rispondente alle esigenze della pratica. Questo in breve, ed in modo disadorno e confuso è il contenuto di questa disciplina, la quale, rappresentando la storia della vita economica, lungi dal significare un lusso è un bisogno impellente della vita di ogni azienda dalla più semplice alla più complessa. Tutti gli argomenti su esposti hanno grande importanza, tutti perciò devono essere studiati nelle loro linee generali almeno, senza eccezione alcuna. Vero è che lo studio di tante mole mal si addice ad un solo anno scolastico, per cui sarebbe desiderabile, se vuolsi che esso non riesca incompleto od imperfetto, che sia integrato da un altro corso. Queste linee, che si son venute anche manifestate nell' XI Congresso dei Ragionieri d'Italia, mentre da un lato renderanno proficuo l'insegnamento di questa disciplina, in cui si potrà sviluppare esaurientemente tutto il programma ministeriale, getteranno dei semi fecondi e farà dei ragionieri, di questi storici delle vicende economiche, non i magri contabili di cifre, ma gli attuari, coloro che devono prestabilire gli effetti delle leggi sull'economia pubblica e privata. Tale riforma, mentre contribuirà ai più grandi sviluppi della scienza del controllo economico, darà agli alunni delle Scuole Tecniche, - di questi organismi che debbono considerarsi bastevoli a se stessi - il corredo di quelle nozioni necessarie sia per chi vorrà proseguire gli studi, sia per quella falange di giovani, la quale dovrà, dopo questo primo corso secondario, pensare al proprio sostentamento. Solo così si potrà convenientemente rispondere all'alta finalità del programma ministeriale, per la quale i giovani dovranno rendersi bene edotti nei computi commerciali, nella compilazione degli atti di commercio e nella tenuta dei libri e conti di azienda. La storia c'insegna che tutte le nazioni che ereditarono dalle potenti repubbliche italiane di Genova , Venezia e Firenze - quali l' Olanda , l' Inghilterra, la Francia e la Germania - il primato nel commercio e nell' industria, han fatto tesoro dei meccanismi scritturali, che furono ideati dal genio italiano. È doveroso ora dare alle Scuole Tecniche, a queste modeste per quanto utili officine dell'intelligenza umana, quel che fu frutto del nostro sapere e che ora, valicando le nostre barriere naturali, par che voglia significare quasi una muta protesta verso la nostra terra che, come disse il Poeta «è madre in parto ed in voler matrigna». Rag. Longhi Carlo

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