
Le fonti storico-educative nella Basilicata di età liberale
date
1863 - 1920
author
title
Manualistica scolastica
bibliography
- G. Caivano, Primi elementi di grammatica italiana proposti agli alunni della 3a e 4a elementare, Potenza, Tip. Garramone e Marchesiello, 1891
- E. Franciosa, Le nozioni varie per la 2° e 3° classe elementare, Melfi, Tip. A. Liccione, 1895
- L. Ciruzzi, Note ed appunti. Libro sussidiario per la III classe elementare, Potenza, Tip. Garramone e Marchesiello, 1905
- A. Pesce, Del comporre nelle scuole elementari, Melfi, Tip. G. Grieco, 1908
- N. Pansardi, Nozioni Di Grammatica Italiana con Brevi Letture Ad Uso Delle Classi Elementari Sup. , Lauria, F.lli Rossi, 1915
- M. Siervo, Geografia per le classi elementari, Lagonegro, Del Sirino, 1893
teibody
Gennaro Caivano
Primi elementi di grammatica italiana proposti agli alunni della 3a e 4a elementare
Tip. Editrice Garramone e Marchesiello
1891
Al Chiarissimo Professore Cav.
À vous dédie, Monsieur,
cet modeste onvrage en
signe de hommage, souvenis
sant moi la vôtre phrase: "La Grammaire est le Maitre muet.
Le Maitre est la Grammaire parlant."
UNA PAROLA DI PREFAZIONE É risaputo che nelle classi elementari il Maestro crea la grammatica, e della lavagna ne fa il libro parlante; come pure dall'analisi etimologica di ogni parola ne fa scaturire brevi, facili e lucidi precetti, secondati sempre da frequenti esercizi orali e scritti, variati e ragionati. Pure ciò non basta. La materia da vestirsi di lingua, ed il pensiero bisognoso di incarnarsi nella parola, vanno subordinati a certe peculiari tassative regole ed eccezioni, da non fare preferire la Grammatica, Codice indispensabile dell'idioma Italiano, precipuo fattore nello sviluppo della mente e del cuore.
La buona lingua è mezzo di ricevere e comunicare le idee; è strumento per attivare le potenze dell'animo. La parola è dono prezioso dato all'uomo; per essa si apprende a persuadere il bene, ad insegnare il vero. Dessa è la ministra del pensiero, organo delle idee e conservatrice del sentimento Nazionale. La determinazione ingenerata dalle parole cade nel concetto, che la mente riceve nel periodo intuitivo delle cognizioni obbiettive. La riflessione attua e presenta distinta la ragione etimologica dell'uso di dette parole. Onde il perchè della scomposizione analitica delle parti del discorso, da cui promana la sinteresi della lingua. Imprescindibile dunque la Grammatica anche nelle classi elementari, per dar ragione dell'origine, dell'ordine e della concordanza degli elementi, costituenti il linguaggio. I pochi precetti, che io presento agli alunni, offrono la stretta sintesi della ripetuta Grammatica, che applicata e scesa in pratica dal paziente Maestro, può dare quella risultanza, che si desidera ottenere dalla scolaresca.
G. CAIVANO.
AVVERTENZA
La Grammatica senza esercizi di lingua parlata e scritta, è lavoro perduto. Come si parla, così si legge e scrive. L'è una verità dolorosa, riproducentesi con assidua frequenza, quella di negligere nelle scuole l'esercizio del parlare Italiano, cominciando dalla Sezione inferiore di prima classe, fondamento e base di tutto lo stadio da percorrersi nella istruzione primaria, sino alle classi superiori. In quella, imparato a rilevare ed unire i suoni delle vocali e consonanti, a tracciar queste in pessima calligrafia, a leggere e scrivere cifre numeriche; credesi aver tutto ben fatto. E per la buona lingua? Nulla di nulla! Ma... (sento ripetermi) è un'utopia il pretendere dai bambini di quella sezione, gente raccogliticcia di ogni ceto, un parlare terso, sapendo che il dialetto locale loro fa continua guerra, mentre le nebbiose e compresse idee del fanciullino non gli consentono di poter sciogliere la lingua a nominare un oggetto con tecnico vocabolo. Epperò
nemo dat quod non habet. Ebbene, io proverò tutto il contrario, trovando nighittosa ed ingiustificabile la scusante, che, certo, non può coonestare la negligenza. Gli effetti della prima impressione, che subisce un bambino quando viene condotto per la prima volta in quella scuola sono indelebili. Egli, trovandosi in quel nuovo ambiente, in mezzo una piccola società di compagni, comincia gradatamente a trasformarsi ed a modellarsi sul tipo del Maestro, da cui attinge novella vita. Pian piano si orizzonta, ed il parlare corretto di quello gli entra insensibilmente nell'animo. Verissimo ciò che disse
tenacissimi sumus eorum, quae rudibus annis percepimus; aforisma ribadito da Salomone:
Adolescens, iuxtra viam suam, etiam quum senurit, non recedet ab ea. Ed invero, il docente apre il Sillabario, e come esercizio del giorno, fa leggere e nominare gli oggetti di scuola: banco, lavagna, pallottoliere, gessetto, spugna, penna, asta, temperino, calamaio, matita, riga, crocifisso, calendario ecc. Egli può benissimo indurre il ragazzo a rispondere in buona lingua alle seguenti domande: Dove tu stai seduto? Che cosa è il banco? Di che materia è fatto? A qual regno della natura appartiene il banco? Di quante parti esso è formato? Chi lo ha lavorato? Quali strumenti adopera il falegname? Che differenza passa tra il banco ed un cane? E così di seguito per gli altri arredi di scuola, adottando, come è prescritto, il metodo oggettivo intuitivo razionale, mezzo efficace di riflessione e di analisi. Questi e simili esercizi quotidiani, ripetuti per tutto l'anno, varranno purtroppo ad educargli la lingua nel pronunziare e ben marcare la vocale finale di ciascuna parola. Gli varranno ancora per la ginnastica del pensiero e lo sviluppo dell'intelligenza; e mediante quella incognita forza dell'influsso morale dell'insegnante, si riesce a debellare l'inerzia delle facoltà psichiche dell'alunno, il che ottiensi con l'abito.
CAPO PRIMO
DISCORSO E SUOI ELEMENTI.
Prima che noi parliamo, pensiamo. Pensare vuol dire fissare l'idea sopra un dato obbietto. Dopo che abbiamo pensato, parliamo. Il mezzo, per cui manifestiamo il nostro pensiero, è la parola. La parola è l'immagine del pensiero. Con le parole formiamo le proposizioni (Della proposizione non faremo parola, essendo un lavoro dello classi tecniche e ginnasiali. Erroneo ed illogico fu il sistema, sinora adottato, di mettere l'estetica della lingua (periodo e proposizioni) tra le mani dei fanciulli). Con le proposizioni formiamo il discorso. Il discorso è il complesso di più proposizioni, che in tutto esprimono un concetto compiuto. Le parti del discorso sono nove: Nome, Articolo, Aggettivo, Pronome, Verbo, Preposizione, Avverbio, Congiunzione ed interiezione. Di esse le prime cinque parti sono variabili, e le ultime quattro sono invariabili.
NOME
Il nome è una parola, che serve a nominare le persone e le cose. Il nome può essere proprio, comune, collettivo, irregolare, difettivo, composto, derivato, alterato, concreto ed astratto. Il nome si dice proprio quando indica una persona, o una cosa particolare, accennando l'unità nella specie, come: Dio, Sole, Luna, Roma, Achille ecc. Il nome si dice comune se conviene a tutte le persone, o cose della medesima specie, come: banco, libro, monte, cavallo, pecora, scolaro ecc. Il nome si dice collettivo quando al singolare indica la riunione di persone, o di cose, come: popolo, esercito, brigata, nazione, famiglia, gregge ecc. Irregolari si dicono quei nomi, che essendo di genere maschile al singolare, diventano femminili al plurale; ovvero sono dell'uno e dell'altro genere. Tali sono: Anello anelli anella; Dito diti dita; Braccio bracci braccia; Ginocchio ginocchi ginocchia; Osso ossi Ossa; Muro muri mura; Lenzuolo lenzuoli lenzuola; Centinaio centinai centinaia ecc. Tra gli irregolari bisogna annoverare:
1° I nomi accentati ed i monosillabi, che non variano la desinenza al plurale, come: la carità, le carità; la virtù, le virtù; il re, i re; il dì, i dì; la grù, le gru.
2° I nomi che hanno doppia terminazione al singolare, come: pensiere-o, destriere-o ecc.
3° I nomi che hanno doppia terminazione in ambi i numeri, come: ala, ale; ale, ali ecc.
Difettivi si dicono quei nomi, che mancano del singolare, o del plurale.
Mancano del singolare i nomi forbici, annali, nozze, molle, calzoni, esequie, bazzecole ecc. Mancano del plurale i nomi aere, fame, sete, uopo, mane, ed altri pochi. Anche i nomi dei metalli sono difettivi, come l'oro, l'argento, l'ottone, lo zinco, il bronzo ecc. Però, allorchè si dice gli ori, gli argenti ecc. debbonsi intendere i lavori fatti di simili metalli. Si dicono composti quei nomi, che constano, o di due nomi, come Capobanco, o di due aggettivi, come pianoforte, o di un aggettivo ed un nome, come gentiluomo, o di due verbi, come saliscendi, andirivieni, o di un verbo e di un nome, come parafulmine, scaldaletto, o di una proposizione e di un nome, come contraveleno, sottocammino o di un avverbio e di un nome, come benedizione, malfattore. Si dicono derivati quei nomi, che derivano da altra parola, siccome da radice, come: giardiniere, da giardino, canile da cane, scolaro da scuola. Si dice alterato quel nome, che esprime aumento, o diminuzione, e può essere accrescitivo se indica aumento, peggiorativo se indica avvilimento, diminutivo se denota vezzo e piacevolezza. Sicché dal nome cassa si fa l'accrescitivo cassone, il peggiorativo cassaccia, il diminutivo cassetta, il vezzeggiativo cassettina. Dal nome porta si fa l'accrescitivo portone, il peggiorativo portaccia, il diminutivo portella, il vezzeggiativo portellina. Si dice concreto il nome se indica cose realmente esistenti, come: uomo, albero, agnello, penna ecc. Si dice astratto il nome se indica cose inesistenti ma che si personificano nella nostra mente, come: virtù, amore, speranza, prudenza, ecc.
ACCIDENTI DEL NOME.
Gli accidenti del nome sono due: genere e numero. Il genere determina la specie, ed il numero la quantità. Il genere dei nomi si conosce dalla terminazione, dal significato e dall'articolo, da cui sono preceduti. Fisseremo il genere dei nomi in base alle cinque vocali.
1. I nomi terminati in a sono di genere femminile, come: donna, cagna, scuola ecc. Si eccettuano quelli di origine greca, come: il tema, il teorema, il problema, l'assioma, l'enigma, il fantasma, il poema, il poeta ecc. che sono di genere maschile.
2. I nomi terminati in e, alcuni sono di genere maschile, come: il padre, il cratere, il giudice ecc. Altri sono femminili, come: la madre, la scure ecc. Però i nomi carcere, cenere, fune, fine, folgore, fronte, gregge, serpe sono di ambedue i generi.
3. I nomi terminati in i, che sono pochi, alcuni sono maschili, come l'analisi, il brindisi, l'ecclissi, altri sono femminili, come la sintassi, la diagnosi, la diocesi ecc.
4. I nomi terminati in o sono maschili, come uomo, banco, cavallo ecc: vanno eccettuali mano, eco, spiconardo, che sono femminili.
5. I nomi terminati in u sono tutti femminili, come: virtù, tribù, schiavitù ecc.
I nomi degli alberi terminati in o ed in e sono di genere maschile, come pero, melo, ciliegio, noce, castagno; i frutti poi sono di genere femminile, come la pera, la mela, la ciliegia, la castagna ecc. Si eccettuano cinque nomi, che indicano albero e frutto e sono fico, pomo, dattero, limone, cedro, che sono maschili. I nomi di città, terminati in a ed in e sono femminili, come Roma, Firenze, Atene ecc. Terminati con altra vocale sono d'ambi i generi, come Il bello Napoli, la bella Napoli, il grandioso Milano, la grandiosa Milano, il popoloso Parigi, la popolosa Parigi. I nomi dei regni, delle provincie e dei fiumi, terminati in a, sono femminili, come: la Spagna, l'Italia, la Toscana, la Dora, la Sesia (eccettuati Mella e Volga). Terminati con altra vocale sono maschili, come il Piemonte, il Tevere, il Perù. I nomi dei monti e dei laghi sono tutti maschili: il Monginevra, il Sangottardo, il Celano, il Fusaro. I numeri del nome sono due, singolare e plurale. Il nome si dice di numero singolare se indica una sola persona, o una sola cosa. Il nome si dice di numero plurale, se indica più persone, o più cose.
Sulla formazione del plurale nei nomi bisogna notare:
1. I nomi maschili, terminati da qualunque vocale, fanno al plurale in i, come libro-i, poeta-i, padre-i.
2. I nomi terminati in co e go, alcuni escono al plurale in ci e gi, come amico-ci, filologo-gi; altri in chi e ghi, come fico-chi, castigo-ghi. Però apologo, equivoco, mendico, ed altri formano il plurale in chi, o ci; onde apologo-ghi-gi, equivoco-chi-ci ecc.
3. I nomi terminati in cia e gia formanti dittongo, escono in ce e ge al plurale, come: greggia-ge, ciancia-ce, (salvo il caso, in che la parola cangi significato, come ferocia-cie). Se poi le due vocali non costituiscono dittongo, al plurale escono in cie gie, come: farmacia-cie bugia-gie.
4. Quelli terminati in ca e ga, se maschili mutano in chi e ghi, come duca-chi, collega-ghi. Se femminili fanno in che e ghe, come formica-che, piaga-ghe.
5. I nomi, che non cambiano la desinenza al plurale sono: i nomi accentati, come la carità, le carità, la virtù, le virtù; i nomi monosillabi, come: il re, i re, la grù, le grù, il dì, i dì); i nomi terminati in i ed in ie, come: la diocesi, le diocesi, la barbarie, le barbarie, la requie, le requie. Però il nome moglie fa al plurale mogli.
ARTICOLO
L'articolo è una parola, che si mette innanzi al nome od innanzi le parole che ne fanno le veci, per determinarle. Gli articoli possono essere determinativi ed indeterminativi. Gli articoli determinativi sono quelli che determinano il nome, e sono Il, Lo, La al singolare, I, Gli, Le al plurale. Gli articoli indeterminativi sono quelli che non determinano il nome, e sono Un, Uno, Una, i quali non hanno il plurale. Il si premette ai nomi maschili, comincianti per consonante che non sia s impura, come il padre, i banchi. L'articolo Lo si premette ai nomi maschili comincianti per vocale, o per s impura (s seguita da altra consonante), come lo amico, lo specchio, e nel plurale gli amici, gli specchi. Lo si tronca con apostrofo innanzi alle parole che cominciano per vocale come: l'onore, l'amore. Gli si tronca solamente innanzi alle parole che cominciano per i, come gl' ingegni, gl' Italiani. L'articolo La si premette ai nomi femminili, come la scuola, la madre, al plurale le scuole, le madri. La si tronca con apostofo innanzi alle parole che cominciano per vocale, come: l'anima, l'erba, l'onda, l'urna. Le si tronca solamente innanzi alle parole comincianti per e, come: l'esequie, l'erbe. L'articolo Un si premette ai nomi maschili comincianti per vocale, o per consonante, che non sia s impura, come un onore, un pane, un soldo, nè si apostrofa mai. L'articolo Uno, si premette ai nomi maschili comincianti per s impura, o per z, come: uno speltro, uno storpio, uno zoppo ecc. e non si apostrofa mai, L'articolo Una si premette ai nomi femminili comincianti per vocale (ed allora si tronca e si apostrofa), per consonante, o per s impura, come: un'ombra, una mano, una stanza ecc.
AGGETTIVO
L'Aggettivo è una parola, che serve a qualificare e determinare il nome. L'Aggettivo può essere qualificativo ed indicativo. Gli Aggettivi qualificativi sono quelli che esprimono la qualità delle persone e delle cose, come: ricco, savio, onesto, tenace ecc. Gli Aggettivi indicativi sono quelli che indicano di quali, o di quante persone, o cose si parli. Essi possono essere possessivi, se indicano possesso, come: mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro. Numerali, se indicano un numero determinato, come: uno, due, tre, quattro, cinque, dieci, venti ecc. Ordinativi, se indicano un ordine numerico, come: primo, secondo, terzo, quarto, quinto, sesto, settimo ecc. Universali, se indicano totalità, come: tutto, ogni, niuno, nessuno, veruno ecc. Indefiniti se indicano quantità non determinata, come: qualche, qualunque, certuno, taluno ecc. Dimostrativi se dimostrano, per ragion di luogo, la persona, o la cosa in diversa distanza. Tali sono: Questo, questa, questi, queste. Cotesto, cotesta, cotesti, coteste. Quello, quella, quelli, quelle.
Questo indica persona, o cosa vicina a chi parla. Es. Questo fanciullo è studioso. Quest'abito mi sta bene. Cotesto indica persona, o cosa vicina a chi ascolta. Es. Cotesto amico è ingenuo. Cotesti libri sono istruttivi. Quello indica persona, o cosa lontana da chi parla e da chi ascolta. Es. Quel filosofo è scettico. Quel cavallo è brioso. Sono anche dimostrativi gli aggettivi stesso, medesimo, tale, quale. Gli Aggettivi, come i nomi, possono subire anche alterazione, mutando desinenza. Onde dall'aggettivo avaro si fa l'accrescitivo avarone, il peggiorativo avaraccio, il diminutivo avaretto. Da ignorante si ha ignorantone, ignorantaccio, ignorantello ecc.
GRADI E CONCORDANZA DEGLI AGGETTIVI.
Gli Aggettivi hanno tre gradi di significazione: positivo, comparativo e superlativo.
Il positivo non esprime paragone, ma accenna la semplice qualità, come: buono, bello, savio, onesto. Il comparativo esprime un paragone, accrescendo, o diminuendo la significazione del positivo, come: più buono, meno bello, più savio, meno onesto. Il superlativo esprime un paragone in grado sovrano ed eccessivo, come: dottissimo, santissimo, ovvero il più dotto, il meno santo. Il comparativo può essere di maggioranza, di difetto e di eguaglianza. Il comparativo di maggioranza si forma aggiungendo al positivo l'avverbio più, come: più serio, più studioso. Il comparativo di difetto si forma premettendo al positivo l'avverbio meno, come: meno serio, meno studioso. Il comparativo di eguaglianza si forma aggiungendo ai due termini, che si vogliono paragonare, gli avverbi correlativi tanto, quanto; siccome, così; altrettanto, quanto; tale, quale. Esempio: Alfredo è così erudito, come modesto. Tale è malvagio il figlio, quale fu il padre. Attilio è altrettanto virtuoso, quanto garbato ecc. Il superlativo può essere assoluto e relativo. Il superlativo assoluto è quello terminato in issimo, issima, come: dottissimo-a, fortissimo-a. Il superlativo relativo è quello formato da un articolo determinativo, dall'avverbio più, o meno e dall'aggettivo positivo, come: il più dotto, la più sennata, il più forte, la meno ciarliera ecc.
Ripetendo due aggettivi di grado positivo, equivale al superlativo, come: duro duro (durissimo), aspro aspro (asprissimo). Vi sono alcuni aggettivi, derivati dal latino, che hanno il comparativo ed il superlativo di voce propria, escludendo la pretermissione di articoli e di avverbi. Essi sono i seguenti: Buono positivo - migliore comparativo. Ottimo superlativo. Cattivo p. peggiore c. pessimo s. Grande p. maggiore c. massimo s. Piccolo p. minore c. minimo s. Alto p. superiore c. supremo s. Basso p. inferiore c. infimo s. Gli aggettivi terminati in o sono di genere maschile, ed hanno il plurale in i. Quelli terminati in a sono femminili ed hanno il plurale in e. Gli aggettivi terminati in e come prudente, forte, si adoperano per ambedue i generi. Pari e dispari sono di ambi i generi e numeri.
L'Aggettivo deve concordare col suo nome in genere e numero. Es. aria tiepida, cielo sereno. Se i nomi sono due, o più, e di genere diverso, l'aggettivo si pone al maschile plurale. Cristo e la madre sua furono poveri. L'alba e il tramonto (del sole) sono soavi. Quando i nomi sono di cose inanimate, l'aggettivo può accordarsi col più vicino. Es. I tempii e le case furono incendiate. Gli aggettivi numerali ventuno, trentuno, quarantuno ecc. quando si pospongono al loro nome, lo vogliono al plurale. Anni ventuno, lire trentuna ecc. In opposto, lo vogliono al singolare, dicendosi ventun anno, trentuna lira. L'Aggettivo mezzo resta invariato, benchè accenni metà di cosa femminile, come: un'ora e mezzo. Però è anche ben detto un'ora e mezza. Nel primo esempio mezzo è nome e significa metà; in questo secondo è aggettivo.
PRONOME
Il pronome è una parola, che fa le veci del nome. Abbiamo tre specie di pronomi, cioè pronomi di persona, pronomi di cosa e pronomi congiuntivi. I pronomi di persona sono quelli che fanno le veci di un nome di persona. Essi sono di persona prima, di persona seconda e di persona terza. I pronomi di persona prima sono quelli, che indicano la persona, che parla, e sono: Io, me, mi al singolare, Noi, ne, ci al plurale.I pronomi di persona seconda sono quelli, che indicano la persona a cui si parla, e sono: Tu, te, ti al singolare Voi, ve, vi al plurale. I pronomi di persona terza sono quelli, che indicano la persona di cui si parla, e sono: Egli, ello, eglino, elleno, sè, si, questi, codesti, quegli, Costui, costei, costoro, Cotestui, cotestei, cotestoro, Colui, colei, coloro, Lui, lei, loro, Altri, altrui, chicchesia, Ciascheduno, esso, desso ecc.
Uso DEI PRONOMI.
I pronomi Io e Tu si usano come soggetti della proposizione, e nei complementi si usano le voci me, mi, te, ti. I pronomi Noi e Voi si usano come soggetto e come complemento (Vedansi gli esempi negli esercizi di Grammatica Parte prima). I pronomi Egli, Ella, Eglino, Elleno si usano solo come soggetti, e nei complementi si adoperano lui, lei, loro. Il pronome Sè si usa sempre come complemento, mai come soggetto. Il pronome Questi vale quest'uomo, ed indica persona vicina a chi parla, come: Questi è mio intimo amico. Il pronome Cotesti vale cotest'uomo, ed indica persona vicina a chi ascolta, come: Chi è cotesti,che ti percuote? Il pronome Quegli vale quell'uomo, e dinota persona lontana da chi parla e da chi ascolta come: Chi è quegli là che si appressa? Questi, Cotesti, Quegli si usano esclusivamente come soggetti, e nei complementi vogliono le voci questo, cotesto, quello.
Il pronome Costui vale quest'uomo. Nel femminile fa Costei; nel plurale Costoro.
Il pronome Cotestui vale cotest'uomo. Il femminile è cotestei; il plurale cotestoro.
Il pronome Colui vale quell'uomo. Nel femminile dicesi Colei; al plurale Coloro.
Il pronome Altri significa altra persona, ed anche alcuno, uno, nessun altro. Si usa come soggetto, e talvolta anche come complemento. Esempio: altri trionfa, ed altri soccombe. Non fare ad altri quel che a te dispiace. Il pronome altrui si usa sempre come complemento; ma quando sta solo, ed ha significato di roba, avere, fa anche da soggetto, come: l'altrui piace a tutti.
Altro, usato solo, vale altra cosa, come: Io penso altro. Il pronome Gli vale a lui, ed il pronome Le vale a lei. Il pronome mi, vale me, o a me; ti, vale te, o a te. Ci vale noi, o a noi; vi vale voi o a voi. Io, tu, noi, voi, mi, ti, si, ci, vi, ne sono di ambi i generi.
I pronomi di cosa sono quelli, che fanno le veci di un nome di cosa: i principali sono: ciò, checchè, checchesia, tutto, niente, nulla. Ciò vale questa, cotesta, quella cosa. Checchè, checchesia valgono qualunque cosa. Tutto vale ogni cosa. Niente e nulla valgono nessuna cosa.
I pronomi di persona e di cosa sono quelli, che possono fare le veci di un nome di persona e di un nome di cosa. I principali sono: questo, cotesto, quello, esso, lo stesso, il medesimo, altro, che, il, lo, ognuno, ciascuno, qualunque, nessuno, ne, ci, ve. (Vedansi gli Esempi negli Esercizi grammaticali). I pronomi congiuntivi sono quelli, che servono a congiungere le proposizioni tra loro. I principali sono: Che, Chi, Cui, il quale, la quale, i quali, le quali, onde. Il pronome che, vale il quale, la quale, i quali, le quali; è di ambi i generi e numeri. Riferendosi a persona, si usa come soggetto e come oggetto. Riferendosi a cosa può fare qualunque altro ufficio nella proposizione.
Il pronome chi vale colui il quale, colei la quale; è di ambi i generi, e si usa come soggetto e come complemento. Il Pronome cui vale quanto il pronome che, ed è di ambi i generi e numeri; ma si usa solamente nei complementi.
Il monosillabo Che, può fare l'ufficio di pronome congiuntivo (Attilio, che studia, farà profitto); di pronome di cosa - il quid latino - (Che fai?) di aggettivo indicativo, innanzi ad un nome, e vale quale? (che uomo esemplare!); di congiunzione, riferendosi a verbo (lo so che ami la Patria). Chè accentato, vale perchè, affinchè (Lavora, chè quadagnerai).
Ci, vi, si, se, onde fanno diversi uffici.
Ci, oltre ad essere pronome di persona prima di ambi i generi, numero plurale, fa anche da avverbio di luogo e vale qui, quivi. Esempio: Sto in casa e ci trovo gusto. Vi, pronome di persona seconda, di ambi i generi, numero plurale, fa pure da avverbio di luogo, e vale ivi, colà, come: andrò a Roma e vi starò un mese. Si, senza accento, è pronome di persona terza essere particella riflessa, che rende il verbo di forma passiva (la virtù si loda); con l'accento è avverbio di affermazione; in ultimo può fare l'ufficio di soggetto indeterminato, come: Si dice, si crede che tu studii. Sè accentato è pronome di persona terza, che si usa nei complementi. Se, senza accento, è congiunzione dubitativa, o condizionale (Ignoro se potrò partire; Se avessi libri, leggerei).
Onde può fare da pronome congiuntivo, e vale di cui, da cui, percui, come: I marmi onde son fatti i monumenti; Gli occhi onde vediamo i colori ecc. Onde talvolta è congiunzione, e vale per la qual cosa come: Io fuggii; onde i cani m'inseguirono; donde vale da cui. Il pronome deve concordare col nome, a cui si riferisce, in genere e numero.
CAPO SECONDO
DEL VERBO
Verbo è una parola, che esprime l'esistenza, lo stato, l'azione, e la passione del soggetto. Il verbo si distingue in semplice ed attributivo. Semplice è il solo verbo Essere. Attributivo dicesi il verbo, che contiene in sè il verbo essere ed un attributo. Il verbo attributivo può essere transitivo ed intransitivo. Il verbo dicesi transitivo se ha, o può avere dopo di sè un complemento oggetto (accusativo dei latini). Il verbo dicesi intransitivo se dopo di sè non può avere un complemento oggetto, ma un altro complemento, come: Confido in Dio, cesso dallo studio, vado a Roma.
Il verbo transitivo può essere attivo, passivo e neutro. Il verbo dicesi di forma attiva quando con esso si afferma che il soggetto fa l'azione, come: Il fabbro batte il ferro. Il verbo dicesi di forma passiva quando con esso si afferma che il soggetto patisce, o riceve l'azione, come: Il ferro è battuto dal fabbro. Il verbo dicesi neutro quando esprime uno stato di inerzia, ovvero un'azione che non passa al di fuori, ma resta nel medesimo soggetto, come: io seggo e dormo, tu cammini, quegli passeggia. Bisogna notare che taluni verbi neutri in certi casi possono reggere un attributo ed un complemento oggetto, come: Il virtuoso dorme i suoi sonni tranquilli. Il savio vive una vita onorata. Io nacqui povero ecc. Il verbo attivo può farsi passivo in tre modi.
1° Cangiando il participio passato colle voci dell'ausiliario essere in tutti i tempi.
2° Cangiando lo stesso participio con le veci semplici del verbo venire.
3° Con la particella si nelle terze persone dei tempi semplici. Sicchè una proposizione attiva si trasforma in passiva, mutando l'oggetto in soggetto, ed il soggetto in complemento di agente, come: Il Maestro educa l'alunno (attiva). L'alunno è, o viene educato dal Maestro (passiva).
Gli accidenti del verbo sono cinque: modo, tempo, numero, persona e coniugazione.
I modi sono cinque: Indicativo, Imperativo, Soggiuntivo, Condizionale ed Infinito.
L'Indicativo afferma determinatamente.
L'Imperativo esprime comando, preghiera, esortazione ed invito.
Il soggiuntivo afferma in modo incerto, dipendente da altro verbo.
Il Condizionale afferma in modo dipendente da una condizione, (Se avessi libri, leggerei). Epperò vuol essere preceduto sempre dall'imperfetto del Soggiuntivo e dalla Congiunzione Se per sussistere in una proposizione.
L'Infinito esprime un'azione assai vaga ed indeterminata.
Sull'Imperativo bisogna osservare che manca della prima persona al singolare, perchè nessuno può comandare a sè stesso. Che nella seconda persona del singolare, quando è preceduto dall'avverbio negativo non, nè, si adopera la voce dell'infinito, come: Non dormire, nè perdere il tempo.
I tempi principali del verbo sono tre: presente, passato e futuro; ma il passato poi si suddivide in altri cinque passati, che sono: l'imperfetto, il passato prossimo, il passato rimoto, il trapassato prossimo ed il trapassato rimoto. Il valore di tali tempi è il seguente:
Il presente afferma azione, che avviene nel momento in cui si parla (Alberto spezza il bastone).
L'imperfetto afferma azione che avveniva nel tempo stesso di un'altra. (Quando era fanciullo, io scherzava coi monelli).
Il passato prossimo afferma azione avvenuta in un tempo non interamente trascorso. (In questo mese ho speso molto danaro).
Il passato rimoto afferma azione avvenuta in tempo interamente trascorso (Ieri, o l'anno scorso, spesi poco danaro).
Il trapassato prossimo e rimoto affermano azione compiuta innanzi ad un'altra pure compiuta in un tempo interamente trascorso (Io aveva, o ebbi studiato, quando uscii di casa).
Il futuro semplice afferma azione ancora da avvenire e da compiersi (Domani partirò).
Il futuro anteriore afferma azione che avverrà innanzi ad un'altra ancora da avvenire (Quando avrò studiato, uscirò).
I numeri del verbo sono due, singolare e plurale. Le persone sono tre, prima, seconda e terza. Il verbo dicesi di persona prima se ha per soggetto i pronomi Io, o Noi. Il verbo dicesi di persona seconda se ha per soggetto i pronomi Tu, o Voi. Il verbo dicesi di persona terza se ha per soggetto qualunque altra parola.
Le coniugazioni dei verbi attributivi sono tre, e si conoscono dalla terminazione dell'infinito presente.
La prima coniugazione tiene l'infinito presente terminato in are, come: amare, parlare.
La seconda in ere, come: temere, credere. La terza in ire, come: partire, sentire.
Coniugare un verbo vuol dire recitarne tutte le voci, variandone la desinenza secondo il modo, il tempo, il numero e la persona. Nel verbo bisogna considerare due cose, la radicale e la desinenza. La radicale è la parte, che precede la desinenza, come: am in amare, tem in temere, part in partire. La desinenza è il bisillabo are, ere, ire in cui termina il verbo al modo infinito. Riguardo alla coniugazione il verbo può essere regolare, irregolare, difettivo ed impersonale. Regolari si dicono quei verbi, che in tutte le loro voci conservano la propria radicale, e variano la desinenza secondo una regola fissa. Irregolari si dicono quei verbi, che in alcune loro voci non conservano la propria radicale, e variano anche la desinenza. Difettivi si dicono quei verbi che mancano di alcuni modi, di alcuni tempi e di alcune persone; tali sono licere, solere, arrogere, urgere, redire ecc. Impersonali si dicono quei verbi, che si usano solamente nella terza persona del singolare, come balenare, lampeggiare, tuonare, piovere, grandinare, nevicare.
Riflessi si dicono quei verbi, che affermano un'azione che si ripiega sullo stesso soggetto che lo fa, e si coniugano colle particelle mi, ti, si al singolare; ci, vi, si al plurale; tali sono vestirsi, affliggersi, spogliariasi, ecc. Si dicono ausiliari quei verbi, che servono di aiuto nella coniugazione degli altri verbi, e sono due: Essere ed Avere. Il verbo Essere è anche irregolare, ed ha una coniugazione sua propria. I tempi del verbo si distinguono in semplici e composti. I tempi semplici sono quelli espressi da una sola voce del verbo. I tempi composti sono quelli espressi da due voci, cioè dalla voce del verbo ausiliario, e dal participio passato del verbo, che si vuol coniugare. Il verbo deve concordare col soggetto in persona ed in numero.
Se vi sono più soggetti, il verbo si mette al plurale, come: l'aquila e lo sparviero sono carnivori. Se i soggetti sono di persona diversa, il verbo si mette al plurale e concorda con la persona più nobile, notando che la persona prima è più nobile della seconda e della terza, e la seconda è più nobile della persona terza. Esempio: Io, tu ed Alfredo amiamo la musica. Tu e Paolino studiate con interesse. Se il soggetto è un nome collettivo seguito da un complemento di specificazione plurale, il verbo si può mettere in plurale, come: La tribù degli Israeliti evasero dall'Egitto (o anche evase). Il participio passato, unito al verbo essere, concorda genere e numero col soggetto, come: l'Italia fu redenta da Vittorio Emmanuele II. Quando va unito al verbo avere, se il verbo è intransitivo, resta maschile invariato, come: Matilde, come ebbe dormito, migliorò in salute. Se il verbo è transitivo, il participio, o resta invariato o concorda con l'oggetto in genere e numero, come: Io ho sempre amato, o amati, i divertimenti leciti. ***Seguono le coniugazioni dei verbi essere e avere, dei verbi attributivi regolati, del verbo passivo, dei verbi riflessi (vestirsi-spogliarsi-ricordarsi), dei verbi irregolari di 1a coniugazione, le prime persone dei verbi irregolari di 2a e 3a coniugazione. Non si ritiene necessario inserirle.
CAPO TERZO - PARTI INVARIABILI DEL DISCORSO.
PREPOSIZIONE
La preposizione è una parola invariabile, che segna relazione tra le parti del discorso. Essa è l'anello di congiunzione che determina e specifica la natura dei diversi complementi. La preposizione può essere semplice, composta ed articolata. É semplice se consta di una sola parola, come: di, a, da, in, per, con, su, sopra, sotto, avanti, dietro, oltre, tra, fra, eccetto, lungo, secondo, tranne, salvo, senza, verso, introno, circa, infra, giusta ecc. è composta se consta di più parole, disgiunte, o riunite insieme, come: dappiè, dirimpetto, a fine di, senza di, verso di, contro di, accanto, allato, appresso, infuori, sino a, di contro, a fronte, per mezzo, da lungi, per entro, di sotto, di sopra, addosso, attorno, di nascosto ecc. È articolata se è unita ad un articolo determinativo, formando con esso una sola parola come:
*segue specchietto delle combinazioni (di da a con in per su e il lo la i gli le), che non si ritiene necessario inserire.
Avvertenza
La preposizione di indica relazione di specificazione (libri di scuola), possesso (casa di Pietro), materia di che è fatto un oggetto (bastone di ferro). La preposizione a indica relazione di termine, di moto a luogo, o stato, come: Mi offrii a Paolo, Vado alla stazione, Resterò a Napoli.
La preposizione da dinota relazione di origine, di agente e di allontanamento, come: Attilio nacque da nobili genitori, Roma fu occupata dal re Vittorio Emanuele, Ieri partii da Firenze. La preposizione in indica relazione di luogo e di tempo, come: L'Etna si trova in Sicilia, Visitai il Panteon in mezz'ora. La preposizione per indica relazione di cagione, di mezzo, di fine e di luogo, come: Per me fu premiato Silvio, Dio si manifesta per le sue opere, Tu lavori per guadagnare, Il vagabondo va errando per il paese. La preposizione con indica relazione di compagnia, di strumento, di mezzo, come: Passeggio con mia sorella, leggo con gli occhiali, ti fo cenno con la mano.
La preposizione senza indica relazione di mancanza, o di privazione, come: Studio senza interesse. La preposizione su indica relazione di luogo superiore, come: I piroscafi sul mare. La preposizione sotto indica relazione di luogo inferiore, come: Riposo sotto coperta ecc. Nota - accanto, innanzi, fuori, dietro, prima, dopo, vicino, intorno, lontano, dentro ecc. fanno da preposizioni e da avverbi. Sono preposizioni quando precedono un nome, o un pronome. Sono avverbi quando stanno da sè, o si riferiscono ad un verbo.
AVVERBIO.
L'avverbio è una parola invariabile, che serve a modificare il verbo, l'aggettivo, od un altro avverbio, come: Adolfo parla bene; Consalvo invece assai bene, perchè è molto propenso al parlare terso. L'avverbio può essere semplice e composto. É semplice se è di una sola parola, come: assai, troppo, molto ecc. É composto se consta di più parole, disgiunte, o riunite, come: giammai, non mica, nè meno ecc. In quanto al significato l'Avverbio può essere:
di affermazione, come: Sì, volentieri, certo, certamente, veramente, davvero, per certo, di certo, per verità, invero, infatti, per l'appunto, per fermo, senza dubbio, senza fallo ecc..
Di negazione, come: No, non, non mai, mai no, non già, non mica, per nulla, per niente, niente affatto, neppure, nè tampoco, in niuna guisa, nemmeno.
Di dubbio, come: Se, se mai, se per caso, forse, se per avventura, circa, presso a poco, pressocchè, quasi ecc.
Di quantità, come: Più, meno, molto, poco, assai, troppo, tanto, quanto, nulla, mica, punto, altrettanto, alquanto, soltanto ecc.
Di maniera, come: bene, male, peggio, meglio, così, insieme, ottimamente, perfettamente, scientemente, giustamente; e tutte quelle parole, che finiscono in mente, che derivano da aggettivi qualificativi.
Di tempo, come: Sempre, mai, adesso, talora, ieri, oggi, domani, ancora, spesso, sovente, mentre, subito, avanti, anzi, testè, ora, già, presentemente, attualmente, poscia, poi, prima, dopo, indi, quindi, incontanente, presto, tosto, tarda, ultimamente, ormai, ognora, tuttora, tuttodi, qualora, talvolta, talora, intanto, frattanto, infine, ormai, finchè ecc.
Di luogo, come: qui, quà, costì, costà, lì, là, colà, ivi, ove, dove, quivi, quindi, quinci, indi, onde, donde, dietro, dopo, dentro, fuori, sopra, sotto, su, giù, lungi, presso, vicino, quaggiù, quassù, colaggiù, colassù, altrove, altronde, innanzi, appresso, addietro, infuori, dappresso, incontro, dirimpetto ecc.
CONGIUNZIONE
La Congiunzione è una parola invariabile, che serve a congiungere una parola con un'altra, una proposizione con un'altra. La Congiunzione può essere semplice e composta. È semplice se consta di una sola parola, come: e, o, ma, nè, se, che, pure ecc.
È composta se consta di più parole, disgiunte o riunite insieme, come: prima che, sebbene, dacchè, allorchè ecc. In quanto all'ufficio che fanno le congiunzioni possono essere:
copulative, come: e, ed, che.
Aggiuntive, come: ancora, anche, eziandio, ma, pure, anzi, altresì ecc.
Disgiuntiva, come: o, ovvero, ossia, oppure ecc. Negative, come: nè, neppure, nemmeno, nè anche, nè tampoco.
Avversative, come: quantunque, sebbene, ancorché, comechè, tuttochè, avvegnachè ecc.
Dichiarative, come: cioè, ciò è a dire ecc.
Causali, come: chè, perchè, poichè, imperocchè, giacchè, dacchè ecc.
Conclusive, come: dunque, adunque, perciò, pertanto, per lo che, sicchè, onde, laonde, quindi.
Condizionali, come: se, in caso che, dato che, soltanto che, qualora.
Finale, come: affinchè, acciocchè, perchè, però. Eccettuative, come: eccetto, eccetto che, salvo, salvo che, fuorchè, tranne, se non che, solo che.
Comparative come:c come, siccome, in guisa che, ecc. Sostitutive, come: ma, però, anzi, invece, all'incontro.
INTERIEZIONE.
L'interiezione è una parola invariabile, che esprime i vari effetti dell'animo. Essa equivale ad una proposizione ellittica. L'interiezione può esprimere allegrezza, dolore, timore, meraviglia, minaccia, desiderio e preghiera, ira e disprezzo.
Esprimono allegrezza: viva! evviva! buono! bene!
Dolore: ohi ahi! ohimè! ahimè!
Timore: ohimè! oh, Dio! ah!
Meraviglia: oh deh! poffare!
Minaccia: guai a te! guai a voi! veh!
Desiderio e preghiera: deh! oh! oh se potessi !
Ira e disprezzo: puh! guarda! veh! ohibò! via!
CAPO QUARTO
ORTOGRAFIA
La Grammatica è una scienza, che dà le regole per parlare e scrivere senza errori. La Grammatica si divide in quattro parti, che sono:
Etimologia, che tratta della natura delle parole;
Sintassi, che tratta dell'ordine e concordanza delle parole;
Ortoepia, che tratta del retto pronunziare e del ben leggere;
Ortografia, che riguarda lo scrivere correttamente. Di questa daremo una succinta idea.
LETTERE MAIUSCOLE.
La lettera iniziale maiuscola va scritta in principio di ogni discorso, dopo il punto fermo, e dopo i punti interrogativi ed esclamativi. Si devono scrivere anche con l'iniziale maiuscola: 1 Tutti i nomi propri (di famiglia, di persona, di città). 2 I nomi di titoli, come: Re, Principe, Conte, Barone; 3 Gli aggettivi Nazionali, esprimenti origine, come: gl'Italiani, gl'Inglesi ecc; 4 I nomi di scienze, e di arti, come: la Filosofia, la Matematica, la Pittura ecc; 5 La prima parola dopo i due punti, quando si riferiscono le parole dette da un altro, come: Iddio disse ad Adamo: Mangia a piacer tuo ogni qualità di frutto ecc.
ACCENTO.
L'accento si pone:
1. Sull'ultima vocale delle parole tronche, come carità, tribù. 2. Sui monosillabi contenenti un dittongo, come: ciò, giù, più.
3. Sui monosillabi, che con l'accento hanno un significato, e senza di questo ne hanno un altro, come: là, è, dà, dì, nè, sì ecc. invece di la, e, da, di, ne, si.
4. Sulla penultima vocale delle parole di più sillabe e di doppio senso, per distinguere uno dall'altro, come: balia, balìa, violino (verbo) violìno (nome).
5. Sulle voci composte del monosillabo che, come: perchè, affinchè, imperocchè ecc.
APOSTROFO .
L'apostrofo è un segno, che serve per indicare che in una parola, o si è tralasciata l'ultima vocale, o una sillaba, come l'aria, l'edera, diè, piè, pò ecc. Vogliono l'apostrofo le parole che possono solamente troncarsi innanzi a vocale, come: bell'uomo, senz'aria ecc. L'articolo gli ed i suoi composti si apostrofano solamente innanzi ad i, come: gl'ingordi, gl'inni ecc. Rifiutano l'apostrofo le parole che finiscono in l, m, n, r, come: gentil uomo, siam amici, buon amico, cuor amabile ecc.
TRONCAMENTO DELLE PAROLE.
Sul troncamento in fine delle parole bisogna osservare:
1 Le parole aventi l'accento sull'ultima vocale non si troncano, eccetto chè coi suoi composti (bench'egli, perch'ella).
2 L'aggettivo santo si se intero innanzi a z, o s impura; si tronca apostrofato innanzi a vocale, e si scrive san innanzi a consonante, come: santo Zaccaria, sant'Ambrogio, san Camillo. Lo stesso dicasi dell'aggettivo grande, come: grande zelo, grande sporchezza, grand'onore, gran folla. Le voci mi, ti, si, vi possono troncarsi innanzi a qualunque vocale. Le consonanti c, g ed il digamma gl non si troncano seguite dalle vocali a, e, i allorchè assumono un diverso suono da quello che avevano intero. Sicchè dirai bene m'avrai, m'entra, t'illudi, s'onora, e non mai scriverai c'ama, c'onora, c'udisti, perchè il c nelle sillabe ca, co, cu ha suono duro. Il troncamento può aver luogo anche in mezzo alle parole, come: state, sendo, vangelo, tacea, leggea ecc. invece di estate, essendo, evangelo, taceva, leggeva.
ACCRESCIMENTO DELLE PAROLE.
Le parole, che cominciano per s impura, si accrescono della vocale i, allorchè sono precedute da una delle particelle con, in, non, per, ad, come: con ispavento, in iscuola, non isdegnarti, per isbaglio. Si accrescono della consonante d in fine le vocali a, e, o quando son seguite da vocali, come: ad unanimità, ed ella, onore od odio.
La consonante si raddoppia nelle parole composte:
1. Quando una delle voci componenti finisce con l'accento, come: sollevollo, amollo, perocchè.
2. Quando la prima voce è verbo monosillabo, come: evvi, fuvvi, statti, vanne ecc.
3. Quando la prima delle voci componenti comincia con a, i, o, so, su, da, ra, fra, sopra, contra, come: ammettere, irrigare, occorrere, commosso, soccorso, succedere, davvero, rattenere, frapporre, contravvenire.
SEGNI DI PUNTEGGIATURA
I segni principali dell'interpunzione sono: il punto fermo (.) i due punti (:) il punto e virgola (;) il punto interrogativo (?) la virgola (,) sclamativo (!) il tratto di unione (-) il punto esclamativo (!) le parentesi ().
Il punto fermo si mette dopo un senso compiuto. I due punti si usano per separare le parti maggiori di un periodo un pò lungo, e prima di riferire le parole, od un esempio di una persona, o di un autore, come: Iddio disse: sia la luce, e la luce fu. Il punto e virgola si usa per separare una proposizione un pò lunga e complessa dal resto del periodo, e si mette anche innanzi alle congiunzioni ma, poichè, perciocchè, dunque, perciò ecc., come: L'uomo ama di esser felice; ma giammai trova felicità. La virgola si usa per separare una proposizione dall'altra, come: Quanto più dotto sei, tanto più sii modesto, e piacerai a tutti. Serve anche a distinguere le parti simili di una proposizione, che mancano delle congiunzioni o, e, come: Il sole, la luna, le stelle, sono astri. I vocativi, i gerundii, i participi passivi, e le proposizioni incidenti si scrivono fra due virgole, come: Rifuggi, amico, dall'ozio, perchè tu, oziando, diventi pericoloso. Paolo, vinto l'ozio, divenne laborioso. Il punto interrogativo si pone dopo una proposizione interrogativa, come: Che studi? Dove vai? Il punto esclamativo si pone dopo una interiezione, e dopo una proposizione esclamativa, come: Ahi! Qual vita io traggo!
Il tratto d'unione si usa per dividere una parola in fine di linea, non potendovi stare tutta intiera. Le parentesi si adoperano a racchiudere una proposizione incidente, che si frammette nel discorso, come: La vita (e l'esperienza lo dimostra) è una serie di disinganni.
FINE DELLA PARTE PRIMA.
Enrico Franciosa - insegnante superiore
Le nozioni varie per la 2a e 3a classe elementare. Prima edizione
Tipografia di Antonio Liccione
1895
POCHE PAROLE
"I momenti di una efficace istruzione sono tre: intendere, ritenere, applicare . Se le comunicazioni si dirigono al primo ed al terzo momento; è impossibile che l'alunno possa convenientemente ricordare le cose apprese senza l'uso opportuno d'un libro di testo scrive Nuova Scienza dell'educazione .
L'alunno per eseguire nella propria casa gli esercizi assegnatigli, e per ordinare e classificare le cose apprese occasionalmente per bocca del Maestro, avrà bisogno d'un libro di testo, che rappresenti piuttosto la sintesi dell'insegnamento che non la copia delle cognizioni che deve ricevere, o il modo con cui deve acquistarle.
Il libro di testo dev'essere sunto, ripetizione, punto d'arrivo.
Ecco secondo quali canoni pedagogici è stato condotto questo modesto lavoro, il quale abbraccia in breve tutto quello che non è permesso d'ignorare dall'alunno della 2a e 3a classe elementare, che certamente troverà in esso un grandissimo vantaggio.
L'AUTORE.
I. NOME ED USO DEGLI OGGETTI PIÙ COMUNI.
La Scuola . I bambini buoni vanno volentieri e contenti a scuola per imparare tante belle cose.
In tutte le scuole ci sono i banchi su cui siedono i bambini, la lavagna, nella quale si scrive col gessetto, l'armadio ove il Maestro ripone i libri ed altro, le carte murali, che portano dipinti animali, piante e tante altre cose, il calendario scolastico, l'attaccapanni, il tavolino, le sedie, il Crocifisso, il quadro del Re UMBERTO I e quello della Regina MARGHERITA DI SAVOIA. Tutti questi oggetti si chiamano arredi scolastici: e sono fatti quali di legno, quali di ferro e quali di tela.
La Casa. La casa è il luogo ove abita la famiglia.
I principali oggetti che si possono trovare in ogni casa sono: i letti, i comodini, i cassettoni, i tavolini, le sedie, le casse, gli armadi, le brocche, i lumi e gli specchi.
Nella cucina poi si trovano alcuni oggetti, che servono per preparare i cibi. I principali sono: le caldaie, i tegami, i paiuoli, le grattuge, le casseruole, le padelle, le pignatte, le caffettiere, le molle, la paletta ed il soffietto. Tutti questi oggetti si chiamano utensili di cucina.
Nella sala da pranzo poi si trova la credenza, ove si conservano le zuppiere, le insalatiere, le scodelle, le fruttiere, i trincianti, i forchettoni, le chicchere, i piattini e le zuccheriere.
II. DIVISIONE DEL TEMPO.
Il tempo si divide in minuti, ore, giorni, settimane, mesi ed anni. Le ore ed i minuti si misurano coll'orologio, che è una macchinetta piccola e bella, racchiusa in una scatola d'oro o d'argento o d'altro metallo. Sul quadrante dell'orologio vi sono due lancette, una piccola, che segna le ore, ed una grande, che segna i minuti. Sessanta minuti formano un'ora; mezz'ora è formata di 30 minuti primi, ed un quarto d'ora di 15. Ventiquattro ore formano un giorno, che ha quattro parti: il mattino, il mezzogiorno, la sera e la notte. Le ore che corrono da mezzanotte a mezzogiorno si dicono antimeridiane; quelle da mezzogiorno a mezzanotte pomeridiane.
Sette giorni formano una settimana; essi sono: lunedì, martedi, mercoledì, giovedi, venerdì, sabato e domenica.
Quattro settimane e due o tre giorni formano un mese. Dodici mesi un anno. I mesi dell'anno sono: gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre e dicembre. Quattro di questi mesi contano trenta giorni, sette ne contano trentuno, ed uno, che è febbraio, ne conta ventotto.
Ogni quattro anni febbraio ha 29 giorni, ed allora l'anno si dice bisestile.
Un lustro è di cinque anni; un secolo di cento anni. L'anno poi si divide in quattro stagioni, ciascuna di tre mesi; e sono: la primavera dal 21 marzo circa al 21 giugno; l'estate dal 21 giugno al 21 settembre; l'autunno dal 21 settembre al 21 dicembre; e l'inverno dal 21 dicembre al 21 marzo.
Il 21 marzo ed il 21 settembre i giorni sono uguali alle notti, di dodici ore ciascuno; il 21 giugno è il giorno più lungo dell'anno; il 21 dicembre è il più breve.
III. CORPO UMANO E CURE IGIENICHE.
Il corpo umano è composto di parti dure, come le ossa, di parti molli, come la pelle, i muscoli ed i nervi, e di parti liquide, come il sangue ecc.
In tre parti principali si può dividere tutto il corpo: testa, tronco ed estremità.
La testa, che è la parte più alta del corpo umano, comprende il cranio e la faccia. Il cranio è una specie di scatola d'osso, ricoperta di capelli e tiene chiuso il cervello, che è una sostanza delicata, di color bianco-grigio, e serve a ben pensare. Nella faccia poi si distinguono la fronte, gli occhi, il naso, la bocca, il mento, gli orecchi, le guancie. Il tronco è la parte più grossa del corpo, ed è collocato sotto al collo; il davanti del tronco si chiama petto, e sotto al petto vi è la pancia; il di dietro del tronco poi si dice schiena. Nel petto vi sono i polmoni ed il cuore; nella pancia lo stomaco, le budella, la milza ed il fegato, è nella schiena la spina dorsale o colonna vertebrale, composta di 24 anelli d'osso uno sull'altro in modo da formare una colonna. Le ossa del petto poi si chiamano costole, che si attaccano di dietro alla spina dorsale e davanti ad un altro osso, che si trova nel mezzo del petto e si chiama sterno. Le estremità si dividono in superiori, che sono le braccia, ed inferiori, le gambe. Le braccia sono attaccate alle spalle. Le parti principali d'un braccio sono: l'omero, il gomito, l'antibraccio, il polso e la mano, che ha cinque dita, pollice, indice, medio, anulare e mignolo.
Sotto i fianchi si allungano le gambe. Le parti principali d'una gamba sono: la coscia, il ginocchio, la gamba propriamente detta, ed il piede, che ha pure cinque dita.
L'uomo ha pure cinque sensi, i cui organi sono: occhi per vedere i colori e la forma degli oggetti; le orecchie per udire il suono, la voce degli uomini ed i rumori; il naso per sentire gli odori soavi e puzzolenti; la bocca per sentire il sapore dei cibi e delle bevande; ed il tatto per sentire se un corpo è duro o tenero.
Cure igieniche . Per vivere sano bisogna mantenere sempre pulito il corpo. Ogni mattina si deve lavare con acqua fresca le mani, il collo, ed in particolar modo la faccia, perché la pulizia delle mani e della faccia procaccia simpatia. Chi non si lava e non si pettina diventa sudicio, ed il sudiciume è sempre causa di brutte malattie. Il miglior mezzo per tener pulito il corpo è l'uso dei bagni, che specialmente nell'estate bisognerebbe fare tutti i giorni. Però non bisogna mai scendere nell'acqua subito dopo il pasto, nè quando s'è stanco o sudato. Oltre a tutto questo, per star sano non si devono mangiare che cibi sani, soltanto ciò che si digerisce bene, ed astenersi da quegli alimenti che producono indigestione e malessere.
IV. ALIMENTI, VESTIARIO, ABITAZIONI E NORME IGIENICHE.
L'uomo per vivere ha bisogno di nutrirsi. I cibi e le bevande necessari per mantenere il corpo sono: la carne, il latte, i latticinii, le uova, i legumi, la polenta, il riso, gli erbaggi e le frutta quando sono mature. Il pane poi è il principale e più indispensabile alimento a tutti gli uomini.
Anche i funghi sono buoni a mangiare, ma bisogna essere molto accorto nello sceglierli, perché tra essi ce ne sono moltissimi velenosi.
La miglior bevanda poi e la più sana è l'acqua, che dev'essere limpida, fresca, inodore ed insapore. L'acqua che ha queste qualità si dice potabile. Anche il vino è una buona bevanda, ma bisogna beverne con parsimonia, altrimenti rovina la salute. Il latte è pure una bevanda nutritiva.
La birra, i liquori e il caffè sono bevande che fanno più male che bene.
L'aria pura, fresca e asciutta è anche un alimento necessario per star bene. L'aria cattiva, impura è pericolosa alla salute.
Vestiario. Le vesti principali da uomo sono: la giacchetta, il panciotto, il cappello, i calzoni, le mutande, la camicia, il colletto e la cravatta, il mantello, le calze e le scarpe. La donna poi ha degli altri vestiti: il busto, la sottana, l'abito, lo scialle, la mantiglia, il grembiale, il cappellino, il velo. I vestiti tanto da uomo quanto da donna possono essere di lana, di cotone, di canapa, di lino, di seta. Le vesti che coprono il corpo devono essere porose. Chi ama la propria salute deve curare molto la pulizia degli abiti, deve avere molta nettezza nella camicia, nelle mutande e nelle calze.
Abitazioni. La casa è il luogo ove abita l'uomo per ripararsi dal freddo, dalle intemperie e dal caldo. Ogni casa ha le fondamenta, i muri, le facciate, le stanze, i pavimenti, il tetto, il soffitto, le finestre, gli usci, i balconi, le pareti e le scale.
Le case sono ordinariamente a più piani. La casa deve avere molt'aria e molta luce e dev'essere ben pulita nell'interno. È sana quella casa ove le stanze sono pulite, ampie, ariose, soleggiate. Le case sporche, oscure, umide, basse rendono l'uomo debole e malaticcio. Anche le cucine e le stalle devono essere pure pulite e ventilate. L'aria delle stalle arreca molto danno alla salute, perché è umida e corrotta. Converrebbe accendervi tratto tratto una piccola stufa per asciugarla e rinnovarla aprendo l'uscio di frequente.
V. ANIMALI, PIANTE, MINERALI.
Animali. L'uomo colle sole sue forze non potrebbe lavorare la terra e coltivare le piante, che servono ai suoi bisogni. Egli si serve di alcuni animali, come il bue, il cavallo e l'asino. Però il cavallo, il bue, il cane, l'asino, la vacca, la pecora, la capra, il gatto, la gallina ed il gallo, perché vengono allevati dall'uomo, sono detti domestici, mentre il lupo, la volpe, il lepre, il leone, la tigre, che vivono nelle foreste o nelle selve, si dicono selvatici.
Acquatici si dicono gli animali che vivono nell'acqua, come i pesci. Volatili sono quelli che volano, come tutti gli uccelli. Rettili si chiamano quegli ani mali che non hanno zampe e che strisciano il loro corpo per terra, come le biscie, il ramarro, la vipera, il serpe ed altri. Insetti son detti quegli animali che hanno il corpo diviso a sezioni. Tali sono le pulci, le zanzare, le mosche ed i ragni. Però fra i tanti animali i più utili all'uomo, ed all'agricoltura sono: il cavallo, il bue, l'asino, che arano i campi, tirano il carro e l'aratro, e che trasportano l'uomo nei viaggi; la vacca, la pecora e la capra, che danno la lana, il latte, la carne, la pelle, gli agnellini ecc., e gli uccelli che nelle campagne mangiano una grande quantità di insetti, come vermi, scarafaggi ecc. Si fa male a rubare gli uccelletti dai nidi. È proprio una barbarie guastare un nido fatto cosi bene, cosi grazioso! Anche fra gl'insetti vi sono alcuni che sono molto utili all'uomo, il baco da seta e l'ape. Il primo dá la seta ed il secondo la cera ed il miele.
Non tutti gli animali mangiano la stessa cosa. Alcuni si cibano d'erbe e si dicono erbivori, altri di carne e son detti carnivori, altri d'insetti e vengono chiamati insettivori. L'uomo però è un animale onnivoro perché mangia tutto.
Piante. Tutte le piante si chiamano vegetali, perchè vegetano e non hanno movimenti volontari: l'erba è un vegetale, il pero é un vegetale, ecc. Ogni pianta ha varie parti; le radici, il fusto, rami, le foglie, i fiori, i frutti, i semi. Le radici nella pianta sono come i piedi che le sorreggono. Esse sprofondandosi e diramandosi nel terreno, ne succhiano il nutrimento per la pianta. Il fusto si eleva sopra il suolo cercando aria e luce. Esso sostiene le foglie, i fiori, i frutti. Il fusto delle piante, erbacee e di fiori si dice gambo o stelo, quello degli alberi tronco, che risulta formato, come i rami, da tre parti: dalla corteccia, dal legno e dal midollo.
Il tronco poi giunto ad una certa altezza, si divide in rami, che col loro sviluppo danno forma diversa alla pianta. Nei rami si osservano certi bottoncini, che spuntano nella stagione di primavera. Tali bottoncini sono chiamati gemme, le quali tengono le foglie, attaccate per lo più al fusto o ai rami per mezzo di un picciuolo. Le foglie sono quasi i polmoni delle piante. Esse respirano assorbendo una parte dell'aria. Le principali parti d'una foglia sono le pagine ed il picciuolo. Le foglie che non hanno gambo si dicono tessili. I fiori nascono dai ramoscelli e sono le parti più belle delle piante. Nel fiore si osservano il gambo o stelo, il calice e la corolla. Il calice poi è composto di foglioline per lo più verdi chiamate sepali, e poi di altre ancora che sono belle, odorose e d'ordinario vagamente colorate, dette petali, le quali poi tutte insieme formano la corolla. In mezzo alla corolla si osservano certi filamenti sottilissimi detti alcuni stami ed altri pistilli. Il pistillo poi alla sua estremità tiene l'ovario, che ingrossandosi e venendo a maturità diventa frutto. Nel frutto si osserva la buccia, la polpa, i semi, l'astuccio, che racchiude i semi ed il picciuolo. Tutte le piante sono utili, ma le più utili sono le alimentari, che danno all'uomo alimenti col frutto, colla radice e col fusto. Le principali sono la vite, che dà l'uva ed il vino, l'olivo, che dà l'olio, il pesco, il ciliegio, il melo, il noce, che danno le pesche, le ciliegie, le mele, le noci, ecc. Però i cereali ed i legumi, come frumento, granturco, orzo, avena, riso, fagiuolo, pisello, fava, ceci ecc., sono di prima utilità nella vita.
Anche le tessili che danno una filamentosa, di cui l'uomo si serve per tessere, come il lino, la canapa, il cotone, sono necessarie.
Sono del pari preziose per l'uomo le piante medicinali, che forniscono medicamenti utili, come il papavero, il tiglio, la cicuta, la belladonna, la malva, la camomilla ed il sambuco, e quelle da costruzione.
era regni Minerali. Minerali si dicono i corpi che si estraggono dalle miniere; esse si possono dividere in terre, pietre preziose, metalli e minerali. I metalli più importanti sono il ferro, il rame, il piombo, lo zinco, lo stagno, l'oro e l'argento. Il carbon fossile, lo zolfo, il petrolio, le matite sono minerali combustibili perchè bruciano. Minerali sono pure l'acqua ed il sale.
VI. PROPRIETÀ FISICHE DEI CORPI.
Tutto ciò che si vede, si tocca dicesi corpo. Tutti i corpi hanno proprietà generali. Queste sono: l'estensione, cioè la proprietà di occupare un posto qualunque; l'impenetrabilità, cioè la proprietà che hanno i corpi di non poter occupare lo spazio occupato da un altro; la divisibilità, cioè la proprietà di potersi un corpo dividere in più parti; la porosità, cioè la proprietà d'avere i pori, che sono quei piccoli buchi esistenti nei corpi; la compressibilità, la proprietà che hanno i corpi di poterli ridurre ad un volume più piccolo; l'elasticità, la proprietà che hanno i corpi, dopo d'essere stati compressi, di riprendere in tutto o in parte la forma di prima. Oltre a queste proprietà generali, i corpi ne hanno delle particolari, che sono come i segni caratteristici. Cosi trasparente si dice il corpo che lascia passare la luce; opaco, che non lascia passare la luce; fragile è il corpo che si può subito rompere; tenace, che non si può rompere facilmente; duttile, che si può ridurre in fili sottilissimi; malleabile, che si può ridurre in lamine sottili; solubile, che si scioglie facilmente nell'acqua o in altro liquido; insolubile, che non si scioglie in un liquido; fusibile, che si fonde nel fuoco; infusibile, che non si fonde nel fuoco.
Trasparenti sono il vetro, l'acqua e l'aria; opachi il legno, i metalli e la carta; fragili il vetro, la ceralacca ed il guscio dell'uovo; tenaci il ferro, il legno; duttili il ferro, il rame, l'oro, l'argento; malleabili il rame, il ferro e l'argento; solubili lo zucchero, il sale; insolubili il legno, la pietra; fusibili tutti i metalli; infusibili le pietre, la creta.
VII. I FENOMENI PIÙ COMUNI RIGUARDANTI L'ARIA, L'ACQUA, LA LUCE, IL CALORICO E IL SUONO.
I corpi si possono trovare allo stato liquido, allo stato solido e allo stato gassoso. Sono liquidi tutti i corpi che scorrono, come l'acqua, l'olio, il latte, ecc.; solidi quei che sono duri, come il ferro, il legno, il ghiaccio ecc.; gassosi i corpi che non si vedono e che non sono liquidi né solidi, come l'aria, il vapore acqueo ed il fumo.
L'acqua però non solo può essere solida, ma pure aeriforme. Difatti ponendo dell'acqua in una pentola, sul fuoco, appena l'acqua incomincia a bollire si vede uscire del fumo; però quello non è veramente fumo, ma è vapore acqueo; e questo è un corpo aeriforme.
Calore. Sorgente principale e naturale del calore è il sole. Il calore è un elemento necessario alla vita. Si può procurare il calore anche bruciando sostanze combustibili, come legna, carbone ecc., ovvero soffregando due pezzi di legno secco o percotendo.
Il calore cagiona la fusione, l'ebollizione, l'evaporazione, i venti, e la dilatazione de' corpi.
Per effetto del calore l'aria diventa elastica, cioè si dilata per quanto più si riscalda; e tanto più si restringe per quanto più si raffredda. E per misurare lo stato di temperatura dell'aria si fa uso d'uno strumento semplicissimo, detto termometro, che è un cannello di vetro.
Aria. L'aria è un corpo invisibile, che avvolge tutta la terra; fa sentire il caldo ed il freddo e produce il vento. Per effetto del calore o del freddo l'aria in alcuni punti è più densa, più pesante; in altri è più rada e più leggiera. Questa differenza genera movimento; l'aria più densa cerca di espandersi, occupando il posto dell'aria più rada. Questo fenomeno si chiama vento, il quale quando è forte e violento suscita la tempesta o l'uragano.
I venti purificano l'aria, la rinfrescano, spingono le vele dei bastimenti, trasportano i semi, favoriscono la vegetazione.
Acqua. L'acqua subisce molte trasformazioni. Difatti il ghiaccio non è che acqua congelata dal molto freddo. Invece il calore del sole riscaldando l'acqua del mare, dei fiumi, dei laghi, la fa evaporizzare. Tali vapori acquei che esistono nell'aria spesso si condensano, e allora sono, visibili; e si chiamano nebbie, se non si sollevano troppo da terra; nubi o nuvole, se vanno in alto. Quando i vapori acquei, che formano le nubi, arrivano in un punto freddo dell'aria, si sciolgono e cadono in pioggia; e se poi arrivano in un punto assai più freddo, allora si agghiacciano e cadono in forma di bianchi fiocchetti, formando la neve, e alle volte la grandine, che devasta i campi. Durante le notti estive, alcune volte il vapore acqueo ricade sulla terra, si posa sulle piante in forma di piccole goccioline, formando la rugiada o guazza, che quando si congela sotto forma di piccoli aghi o ghiacciuoli, si dice brina. La rugiada fa molto bene alle piante e inumidisce il terreno; invece la brina è sempre dannosa, specialmente in primavera, quando le piante incominciano a germogliare.
era regni Suono. Il suono è prodotto dallo scotimento delle molecole dei corpi, il quale produce delle onde sonore nell'aria, simili a quelle che si producono nell'acqua quando vi si getta un sasso. Queste onde sonore si propagano in tutti i modi.
Il suono percorre 340 metri al minuto secondo. I corpi trasportano il suono, e questo si spiega facilmente col telefono a filo, che fanno i ragazzi.
Luce. Senza luce si morrebbe. La luce è necessaria quanto il calore. La luce si propaga con grande velocità; essa percorre in un minuto secondo 300 milioni di metri, un milione di volte di più che il suono. E siccome oggetti piccolissimi o lontanissimi ad occhio nudo non si potrebbero vedere, cosi si fa uso delle lenti, che sono vetri a superficie convesse o concave.
VIII. ARTI, INDUSTRIE, STRUMENTI DA LAVORO.
Per vivere gli uomini devono lavorare. Cosi il contadino coltiva i campi; il mugnaio riduce il grano in farina; il fornaio fa il pane e lo cuoce; il cappellaio fabbrica e vende i cappelli; il sarto taglia e cuce gli abiti; il calzolaio fa le scarpe; il barbiere rade la barba, tosa e pettina i capelli; il falegname lavora il legno; il fabbro lavora il ferro; il magnano fa chiavi e toppe; l'orefice fa e vende orecchini, anelli ed altri oggetti in oro; il muratore fabbrica le case; il fornaciaio fa mattoni, tegole, embrici e stoviglie.
Strumenti da lavoro . Il contadino per lavorare i campi adopera la zappa, la vanga, il bidente, e l'aratro. Il fornaio adopera il frullone, la madia, lo spianatoio, il coltello, la bilancia, lo spazzaforno, il tirabrace. Il cappellaio adopera la caldaia, il fornello, i ferri da stirare, le scopette, le forme. Il sarto si serve degli aghi, del ditale, delle forbici, delle cesoie, delle spazzole, dei ferri da stirare. Per fare le scarpe il calzolaio adopera il trincetto, le forme, le tanaglie, i martelli, la lesina, il manale, il pedale, lo spago, la pece. Il barbiere si serve del rasoio, delle forbici, dei pettini. Gli strumenti che adopera il falegname sono: la pialla, la sega, il martello, il succhiello, le tanaglie, la lima, lo scalpello, la morsa, la riga, la squadra, il compasso. Il fabbro e il magnano si servono dell'incudine, del martello, della mazza, della morsa, della lima, del trapano. Per fabbricare le case il muratore adopera la cazzuola, la mazza, la nettatoia, la secchia, il ramaiuolo, la zappa, la pala, la martellina, il piombino. Le arti belle poi sono: la pittura, la scultura, l'architettura, la musica, la poesia. Il pittore dipinge quadri e pareti, e adopera il pennello, e i colori; lo scultore fa statue di marmo e adopera lo scalpello; l'architetto dispone a edificare bene gli edifizi; il musico scrive la musica; e il poeta fa le poesie.
Vi sono poi le professioni.
IX. MEZZI DI COMUNICAZIONE E DI TRASPORTO.
Gli uomini per andare da luogo a luogo andavano a piedi. Dopo sottomisero il cavallo, l'asino, il bue, il mulo, e su questi posero sè stessi e i carichi. Adattarono a queste bestie un fornimento e li fecero trascinare il carro, la carrozza e il traino. Cosi per mettersi in comunicazione coi paesi vicini cominciarono ad aprire vie, sentieri, strade carreggiabili e strade ferrate.
Nei luoghi dove ci sono laghi, fiumi, mari per recarsi da un punto ad un altro l'uomo adoperò la barca, poi il bastimento e il piroscafo a vapore per i viaggi lunghi. Il telegrafo, il telefono, la lettera e la cartolina postale sono altrettanti mezzi di comunicazioni.
X. PRINCIPALI INVENZIONI E SCOPERTE.
Idea della vita primitiva dell'uomo e suoi primi bisogni . L'uomo primitivo era rozzo e selvaggio, aveva paura della propria ombra, ed ancora più del rumore del tuono e del guizzare del lampo. Sono occorse migliaia di anni perché egli divenisse savio ed esperto come si vede oggi. Messo da Dio ignudo sulla terra, il suo pensiero volse ai bisogni del proprio corpo. Il primo suo desiderio fu di procurarsi il nutrimento, il fuoco per riscaldarsi e qualche ricovero che lo preservasse dal freddo delle notti e dalle bestie feroci. Le prime cose di cui si nutriva furono frutti selvaggi, radici d'alberi, e carne cruda, ma poi imparò a cucinarla. Il primo modo fu quello di metterla addirittura sul fuoco, che egli si procurava col far scorrere un bastoncello appuntato in una scannellatura fatta in un altro pezzo di legno. Dopo egli fece una buca nella terra, rivestendola internamente colla parte più forte della pelle degli animali che uccideva, la riempiva d'acqua, vi metteva la carne e vi gettava delle pietre arroventate finché l'acqua non bolliva. Finalmente trovò il modo migliore di cuocere la roba da mangiare in recipienti d'argilla che egli formava rozzamente.
L'uomo abitava prima nelle caverne e in buche praticate entro il suolo facendo una specie di muro colla terra scavata ed il tetto con rami d'alberi; qualche volta trovando delle pietre se ne serviva mettendole insieme e fabbricando così una rozza capanna.
I primi strumenti di cui l'uomo si serviva furono di pietra. La selce fu molto adoperata per fare coltelli, punte acute e rozzi martelli. Poi coll'andar del tempo nel vasto seno della terra trovò i metalli di cui si servi per scure, lance, accette, ornamenti, ecc.
Dopo cominciò a lavorare la terra, a pascolare quegli animali utili per il latte e per le carni, a scambiare con gli altri uomini i prodotti. Inventò i pesi e le misure e cominciò a formarsi un linguaggio di gesti, perché l'uomo primitivo ebbe pochissime e cortissime parole.
Il modo primitivo di ottenere il significato di qualche cosa fu lo scrivere dipingendo sui pezzi di pietra, sugli alberi e collo scorrere del tempo l'uomo sostituì a questo metodo certe parole e certi suoni; divise le parole in lettere e poi adoperò certi dati segni per rappresentare certe date lettere; e da questo ne nacquero finalmente gli alfabeti. E per contare l'uomo si servi di piccoli sassolini, (che in latino si chiamano calculi) e di fare dei nodi ad una corda e così a poco a poco inventò i numeri. Il progresso dell'uomo è stato grandissimo non solo per la fabbricazione delle case, per il cucinare, per il vitto, per il vestiario, ma anche per essere egli arrivato a conoscere la terra sulla quale abitava, ad inventare macchine per guadagnare tempo nei lavori. Così ha inventato l'aratro, la mietitrice, la trebbiatrice, le macchine da cucire per i sarti e le macchine tipografiche per stampare libri e giornali. Senza poi scrivere, come gli antichi romani, su tavolette spalmate di cera con un ferro appuntito, detto stilo, e sul papiro e sulla pergamena, verso l'anno 1330 inventó la carta da scrivere di cenci, e verso il 1440 la stampa. Di questa invenzione va dato il merito ad un italiano chiamato
Leonardo Ciruzzi
Note ed appunti. Libro sussidiario per la III classe elementare
Tip. Editrice Garramone e Marchesiello
1905
Nozioni di storia
L'
prima del 1848.
Prima del 1848, l'
1. Il regno Sardo, che comprendeva il Piemonte, la Liguria e la Sardegna, era retto da
2. Il regno Lombardo-Veneto dall' Austria.
3. Il Granducato di Toscana aveva a capo
4. Lo stato Pontificio, che comprendeva le Romagne, le Marche, l'Umbria e il Lazio, era soggetto al Papa.
5. Il regno delle due Sicilie dominato dal Borbone.
6. Il ducato di Parma e Piacenza sotto
7. Il ducato di Modena sotto
Tutti questi stati all'infuori di quello Sardo e Pontificio, erano più o meno soggetti all' Austria che incrudeliva contro tutti i popoli d'
Non si poteva tassativamente parlare nè scrivere quello che si pensava; bastava far questo per essere uccisi o mandati in esilio. Non rimaneva al popolo italiano che riunirsi in segrete congiure per rovesciare dai loro troni i prepotenti principi che lo governavano.
La principale di queste congiure, detta dei «Carbonari» fu presa di mira e molti di quelli che ne facevano parte, ghigliottinati o mandati in esilio o chiusi in carcere duro.
Uno di quelli che soffrirono duramente, perchè venuti in sospetto al governo austriaco, fu
Nacque a Genova nel 1805. Fin da giovinetto egli si mostrò affettuoso e tenero per le sventure degli altri. Un giorno andava a passeggio con la madre e vide un povero vecchio, tutto lacero, disceso dai gradini di una chiesa che domandava, lamentandosi, l'elemosima. Il fanciullo, commosso a quello spettacolo, pregò la madre che gli desse qualche cosa, e poi lo abbracciò. Il mendicante lo ringraziò piangendo e, rivoltosi alla madre di lui, disse che il figlio. sarebbe stato un uomo di eroici propositi e di grandi sacrifizii.
Difatti, appena gli fu possibile, il Mazzini si ascrisse alla setta dei Carbonari. Esiliato a Marsiglia dopo il 1831, fondò una nuova società che si chiamò la Giovane Italia, perchè i giovani a preferenza dovevano prendervi parte.
In breve la società fu assai numerosa e da tutta l'
Lo Statuto e i moti del 1848.
Nel settembre del 1847 Messina e Reggio insorsero contro il governo dei Borboni; ma la ribellione fu soffocata nel sangue. Il 12 gennaio del 1848 insorse anche Palermo, si fecero le barricate e per quindici giorni di lotta sanguinosa si combattette contro l'esercito borbonico che fu messo in fuga. Seguirono l'esempio di Palermo molte altre città tra cui Napoli, e finalmente il 10 febbraio dello stesso anno
Si fecero, come a Palermo, le barricate. Uomini, donne, vecchi, fanciulli, tutti combattevano, diretti da un valoroso giovane a nome
La prima guerra d'indipendenza.
Scoppiati i moti, il Re
Nell' anno seguente, il 1849
I fratelli
Appartenevano alla società fondata dal
In loro memoria è stato eretto nel luogo dove morirono, un monumento che ricorderà sempre ed a tutti l'eroismo dei due giovani veneti.
Poco dopo
La guerra infatti fu dichiarata e
Seconda guerra d'indipendenza.
Ma la Lombardia non era completamente libera e gli austriaci si preparavano ad un'altra grande battaglia.
Il 24 giugno l'esercito francese comandato dall'Imperatore
Nonostante la pioggia torrenziale, Francesi e Piemontesi si batterono da leoni: il loro valore pareva incredibile: innanzi a tutti era
Mentre però
Uno dei più grandi fattori della indipendenza d'
Nacque a Nizza il 5 luglio 1807 da povera famiglia di marinai e ben presto si mostrò, come il
Scoppiata però la guerra del 1859, egli ritornò in
Si ritirò allora a Caprera, un'isola del mare Tirreno, aspettando il momento opportuno di poter combattere per la patria. Difatti, nel 1860, egli da Quarto salpò diretto in Sicilia allo scopo di liberare l'
Le Marche e l'Umbria.
Mentre ciò accadeva nel Napoletano, altri due generali valorosi,
Grande fu il dolore di tutto il regno che vedeva sparire il grande uomo. A questo dolore si aggiungeva l'altro di vedere ancora soggette la Venezia e Roma.
Guerra del 1866. (3 guerra d'indipendenza)
Nel 1866 scoppiò tra l' Austria e la Prussia una guerra.
Il 24 giugno gl'Italiani, comandati da Re
Scoppiò a bordo un terribile incendio che nessuno sforzo valse a sedare. Il
Intanto gli austriaci che erano battuti dai prussiani, furono costretti a richiamare il loro esercito dall'Italia, e poco dopo a conchiudere coll'Italia e colla Prussia una pace. La Venezia fu data a
Veniva però preclusa ogni via per andare a Roma essendosi Re
La presa di Roma.
Con grande dolore
Il 2 luglio dell'anno seguente 1871
Sette anni dopo il 9 gennaio 1878, il grande Re dopo una crudele e tormentosa malattia, rendeva la sua bell' anima a Dio.
Il pianto ed il lutto per la sua morte furono generali e non vi fu cuore italiano che non si addolorasse allo sparire di quel personaggio che tanto aveva fatto per la libertà e per la indipendenza del suo paese. Fu riposto nel Pantehon e passò nella storia col nome glorioso di Padre della Patria.
>NOZIONI DI GEOGRAFIA
Salendo sulla vetta di un monte, si vede il Cielo come una grande cupola che poggia sulla terra. Il nostro sguardo non giunge più oltre, ma al di là di quella linea che, pare segui il punto di contatto del Cielo con la terra e che si chiama linea d'orizzonte, ci sono altri monti, altri fiumi, altre valli, pianure e città.
Di tutto ciò non potremo averne notizia se non andandovi o leggendo quello che ne hanno scritto quelli che vi sono stati. La scienza che ci mette in grado di conoscere la terra, le sue parti, gli animali che la popolano, le piante che vi nascono e crescono, si chiama Geografia.
Punti cardinali.
Il punto dove sembra che la mattina spunti il sole si chiama levante od est. Volgendo a levante la destra, si ha a sinistra un altro punto che si chiama ponente od ovest. Di fronte si ha il settentrione o nord, e dietro le spalle il mezzogiorno o sud. Alle volte però non è possibile vedere dove nasce il sole o perchè il tempo è nuvoloso o perchè è di notte e il sole non brilla.
Allora vi è un altro mezzo per potersi orientare ed è quello di cui si servono i marinai: la bussola. La bussola è un congegno inventato molto tempo fa da Flavio Gioia di Amalfi. È composto d' una scatola in cui a bilico oscilla un ago con una punta calamitata che si volge sempre al nord. Trovato il nord, è facile trovare gli altri punti cardinali. Fare ciò si dice orientarsi.
Nomenclatura geografica.
Il globo che noi abitiamo è composto di terra e di acqua; è perciò che si chiama globo terraqueo. Ma non in tutti i loro punti le terre e le acque sono simili. Ora queste son ferme, ora correnti; or limpide, or melmose; or le terre sono piane, ora variamente accidentate; ora ergentisi colle cime altissime da toccare le nubi. Tutti gli uomini, d'altra parte, non vivono ad un modo e sono sotto un medesimo governo; è mestieri perciò stabilire una ben intesa nomenclatura geografica.
Continente è una grande estensione di terra nell'interno del quale non si risente il clima marittimo.
Isola è un tratto di terra circondato da ogni parte da acque.
Arcipelago è la riunione di molte isole. Penisola è un tratto di terra circondata da ogni parte dall'acqua meno che da una con la quale è unita al continente.
Istmo è quel tratto di terra che unisce la penisola al continente.
Capo è un tratto di terra che s'inoltra nel mare; quando questo è montuoso, prende il nome di promontorio.
Collina è una piccola elevazione di terra; una più rilevante piglia il nome di monte o montagna.
Vulcano è un monte che da una bocca detta cratere erutta fumo, fiamma e talvolta anche lava e materiali infocati.
Pianura è una grande estensione di terreno piano.
Valle è la pianura poco considerevole che si trova tra due monti.
Oceano è una gran massa d'acqua salata. Mare è una parte dell'oceano.
Golfo è quella parte di mare che s'interna nella terra; se questa è più piccola piglia il nome di baia.
Quel tratto del golfo che è difeso da opere in muratura dove le navi trovano rifugio sicuro, si chiama porto.
Un considerevole tratto di mare compreso tra due terre vicine si chiama canale e, se è meno grande, stretto.
Lago è una massa d'acqua circondata da terre. Fiume è un corso d'acqua che scorre sempre; sorgente il luogo da cui nasce il fiume.
Torrente è un corso d'acqua che non scorre sempre; ruscello un piccolo torrente..
Città è un grande aggregato di case con palazzi, piazze, giardini, monumenti ecc..
Paese è più piccolo e meno ornato della città.
Villaggio è un piccolo aggregato di case con poche strade.
Comune, Circondario, Provincia.
Tanto le città che i paesi e i villaggi sono parte del territorio del regno, abitati da molte persone le quali, concorrono alla amministrazione di esso e perciò si dicono Comuni.
Il capo del Comune è il Sindaco il quale è assistito dal Consiglio e dalla Giunta Comunale.
Molti comuni uniti insieme formano un Circondario nel cui capoluogo risiede un Sotto Prefetto, che è un Ufficiale dello Stato, che vigila sulla buona amministrazione dei Comuni.
Più circondarii formano una Provincia che è governata da un Prefetto, il quale risiede nel Capoluogo della Provincia.
Egli è un Ufficiale dello Stato che sorveglia le amministrazioni di tutta la Provincia che governa.
Mandamento è quel comune ove risiede un Pretore che amministra la giustizia: Molte volte il Mandamento è formato di parecchi comuni, di cui è capoluogo quello ove risiede il Pretore.
I Comuni, i Circondarii, le Provincie formano il Regno, governato dal Re il quale è assistito da un Consiglio di Ministri i quali fanno eseguire le leggi che fa la Camera dei Deputati ed approva il Senato.
I Deputati sono eletti dal popolo ed i Senatori sono nominati dal Re.
Carte geografiche.
Per agevolare lo studio della geografia, si è pensato di rappresentare i diversi luoghi per mezzo di segni, su alcune carte, che si chiamano carte geografiche. Eccone una che rappresenta la nostra scuola (disegno)
Il paese dove io sono nato si chiama ...
Conta abitanti...
Ha un territorio di Km...
Ha chiese ...
Ha piazze ...
Ha monumenti...
dedicati a ...
Presso il mio paese passano i seguenti fiumi: ...
Ci sono i laghi di...
I monti più alti sono...
Ci sono miniere di ...
Ha scuole ...
maschili e ....femminili....
Il Sindaco del Comune è il Signor...
Il mio paese fa parte del mandamento di ...
del Circondario di ... della provincia ...
della regione ...
I paesi più vicini al mio sono: ...
Il nostro Circondario è composto di...
paesi che formano una popolazione complessiva di ...abitanti.
I circondarii della nostra provincia sono: ...
che formano una popolazione complessiva di... abitanti.
I fiumi della nostra provincia sono: ...
i laghi sono: ...
i monti più alti sono: ...
I prodotti principali sono: ...
La mia regione è formata dalle seguenti provincie :...
i fiumi che la bagnano sono i seguenti: ...
i monti più alti sono: ...
i mari che la bagnano sono:...
Nel mio paese sono nati i seguenti uomini illustri :...
quelli che sono nati nel nostro circondario sono: ...
e quelli della nostra provincia sono: ..
La nostra provincia con le altre fa parte del
Regno d'Italia.
L'Italia è una grande penisola essendo da ogni parte circondata da mari meno che da una che la unisce al Continente europeo di cui è parte. Confina ad est col mare Adriatico e con l'Austria; a sud col mare Ionio e Mediterraneo; ad ovest col mar Tirreno e con le Alpi occidentali che la separano dalla Francia; a nord con le Alpi Centrali che la separano dalla Svizzera.
Monti.
La principale catena dei monti d'Italia è quella delle Alpi; viene dopo l'altra, quella degli Appennini.
La catena delle Alpi si suddivide in Alpi orientali, Alpi centrali ed Alpi occidentali. I monti più alti di questa catena sono: il monte Bianco, il monte Rosa, il Mon Viso, il Gran Paradiso.
La catena degli Appennini che comincia dove finiscono le Alpi Occidentali, percorre tutta l'Italia; ad un certo punto si dirama: una parte va nelle Puglie ed un' altra per la Basilicata nelle Calabre. Il monte più alto degli Appennini è il Gran Sasso d' Italia; vengono poi il Monte Pollino e il Monte Maiella.
Fiumi.
Il maggior fiume d'Italia è il Po che nasce dal mon Viso e si scarica nell' Adriatico.
Il Po riceve molti affluenti; quelli di sinistra sono: la Dora Baltea, il Ticino, l' Adda, il Mincio, l' Oglio; quelli di destra sono: il Tanaro, la Trebbia, la Panaro e il Reno nonchè molti altri di minore importanza.
Si gettano nello stesso mare: il Tagliamento, il Piave, il Brenta, l'Adige, il Pescara e l'Ofanto. Nel mare Ionio si scaricano il Bradano, il Basento, l' Agri, il Sinni e il Crati.
Nel mar Tirreno l'Arno, l'Ombrone, il Tevere, il Garigliano e il Volturno.
I fiumi più notevoli della Sicilia sono: la Giarretta e il Salso, della Sardegna la Flumentosa e il Tirsi.
Mari.
I principali mari d' Italia sono quelli che da tre lati ne segnano il confine: ad est l' Adriatico, a sud il Ionio ed il Mediterraneo, ad ovest il Tirreno.
Golfi.
I golfi principali sono: nel Tirreno: quello di Genova, Spezia, Gaeta, Napoli, Salerno, Policastro, S. Eufemia, Palermo e Cagliari. Nel mare Ionio quelli di Squillace e Taranto. Nel mare Adriatico quelli di Venezia, Trieste, Quarnero e Manfredonia.
Porti.
I porti più importanti d'Italia sono quelli di Genova, Spezia, Livorno, Civitavecchia, Napoli, Taranto, Brindisi, Bari, Ancona, Venezia, Trieste, Palermo, Messina e Cagliari.
Isole.
Le più importanti isole d'Italia sono: la Sicilia, la Sardegna e la Corsica. Vengono nel mare Tirreno: Il gruppo o arcipelogo Toscano in cui si nota l'Isola d'Elba; il gruppo Partenopeo in cui si notano le isole di Capri, Procida, Nisida, Ponza e Ventotene; il gruppo delle Lipari e quello delle Egadi; nel mare Mediterraneo: Malta e Pantelleria; nell' Adriatico: le Tremiti e le isole della Laguna Veneta.
Laghi.
I laghi più notevoli d'Italia sono: Il Lago Maggiore, il Lago di Como, quello di Garda, d'Iseo, il Trasimeno, il Lago di Bracciano e quello di Bolsena.
Vulcani.
I soli vulcani attivi esistenti in Italia sono: il Vesuvio, l'Etna e lo Stromboli.
Prodotti e industrie.
L'Italia nelle arti e nelle industrie mantiene ancora il suo glorioso primato.
Vi sono fiorenti fabbriche di stoffe, di cuoio, di cappelli; e fonderie; stabilimenti industriali di prim' ordine e case di esposizione importantissime. Vi sono miniere di ferro, di rame, di zolfo, di sale gemma e di marmi stupendi come quelli di Carrara. Il suolo in generale è fertile e produce grano, granturco, legumi, frutti d'ogni genere, buoni olii ed ottimi vini.
Divisione amministrativa
REGIONI - PROVINCIE
1
Piemonte - Torino, Cuneo, Alessandria, Novara.
2
Lombardia - Milano, Bergamo, Sondrio, Brescia, Mantova, Cremona, Pavia, Como.
3
Veneto - Venezia, Verona, Vicenza, Belluno, Udine, Treviso, Padova, Rovigo
4
Liguria - Genova, Porto Maurizio.
5
Emilia - Bologna, Piacenza, Parma, Reggio, Modena, Ferrara, Ravenna, Forlì.
6
Toscana - Firenze, Lucca, Massa Carrara, Pisa, Livorno, Grosseto, Siena, Arezzo.
7
Marche - Ancona, Pesaro, Macerata, Ascoli Piceno.
8
Umbria - Perugia.
9
Lazio - Roma.
10
Abruzzo e Molise - Aquila, Teramo, Chieti, Campobasso.
11
Campania - Napoli, Caserta, Benevento, Salerno, Avellino.
12
Basilicata - Potenza.
13
Puglie - Foggia, Bari, Lecce.
14
Calabria - Cosenza, Catanzaro, Reggio.
15
Sicilia - Palermo, Messina, Catania, Siracusa, Caltanisetta, Trapani, Girgenti.
16
Sardegna - Cagliari, Sassari.
NOZIONI DI GRAMMATICA
Tutte le parole di cui noi ci serviamo per fare un discorso sono di varie specie. La scienza che se ne occupa si dice Grammatica. Le specie delle parole sono nove, onde nove sono le parti del discorso.
Il nome.
Le parole di cui noi ci serviamo per indicare una persona, una cosa, un animale, una pianta, un paese, ecc. si chiamano nomi.
Es. Giorgio, Biagio, calamaio, cappello, rana, topo, Napoli, Roma, Italia, melo, pero, ecc.
I nomi Giorgio, Biagio, Napoli, Roma, Italia indicano una persona sola, un paese solo, una sola regione, e sono perciò i loro nomi proprî, e vanno scritti colla iniziale maiuscola. Invece i nomi calamaio, cappello, rana, topo, melo, pero indicano un calamaio, un cappello, una rana, un topo, un melo, un pero qualsiasi, e sono perciò Comuni a tutti i calamai, a tutti i cappelli ecc; e si scrivono colla iniziale minuscola.
Genere del nome.
Il nome può essere di genere maschile e di genere femminile.
Es. Antonio, cavallo, pero ecc:, sono maschili Antonia, cavalla, pera ecc:, sono femminili.
D' ordinario i nomi di genere maschile finiscono in o, od in e più di rado, ed i nomi di genere femminile in a e talvolta in e.
Numero del nome.
Se il nome indica una sola persona, un solo animale, una sola pianta ecc. è di numero singolare.
Es. Antonio, pecora, albicocco ecc.
Se invece indica più cose è di numero plurale. Es. Banchi, panni, libri ecc.
Ordinariamente tutti i nomi che finiscono in o ed in e al singolare finiscono in i al plurale; tutti quelli che finiscono in a al singolare finiscono al plurale se femminili in e e se maschili in i.
Articolo.
Spesso innanzi ai nomi vediamo usate le parole il, lo, la, i, gli, le, un, uno, una. Queste parole si chiamano articoli, e come il nome al quale si fanno precedere sono di genere maschile e femminile, di numero singolare e plurale.
Sono singolari e maschili il, lo, un uno. Sono plurali e maschili i, gli. Sono singolari femminili la, una. Sono plurali femminili le.
Gli articoli il, lo, la, i, gli, le, si usano quando si vuol determinare di quale cosa si parli e si dicono perciò articoli determinativi.
Gli articoli un, uno, una si usano quando il nome che vien dopo indica un cosa indeterminata e perciò si chiamano articoli indeterminativi.
Innanzi a quei nomi che cominciano per zo per s seguita da altra consonante che dicesi s impura, si usano solo gli articoli lo, la, uno, una pel singolare le gli pel pluraie.
Aggettivo.
Le parole le quali si uniscono al nome per indicarne la qualità od alcuna proprietà si chiamano aggettivi.
Es. Cavallo baio; uomo alto, cappello duro. Dicendo cavallo baio, uomo alto ecc. si esprime solo la qualità del cavallo e dell'uomo e l'aggettivo si dice di grado positivo.
Se invece si considerano due cavalli bai e si paragonano tra loro, uno di essi potrebbe essere più o meno baio dell'altro ovvero potrebbero risultare egualmente bai. Allora l'aggettivo si dice di grado comparativo. Es. Giacomo è più studioso di Carlo.
Carlo è meno studioso di Giacomo. Antonio è tanto diligente quanto Drea. L'aggettivo che esprime poi una qualità in grado massimo si chiama superlativo: Es. Antonio è studiosissimo.
Gli aggettivi mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro, che indicano appartenenza, sono possessivi.
L' aggettivo numerale indica la quantità e l'ordine delle cose di cui si parla. Es. Cento uomini; venti soldi; cinquanta pecore: ecc.
Primo banco, ventesimo posto, millesimo numero: ecc.
Pronome.
Le parole che si usano in luogo del nome, o gli si premettono per determinarlo si dicono pronomi. I pronomi possono essere usati invece di un nome di persona o di uno di cosa - vi sono perciò pronomi di persona e pronomi di cosa.
I pronomi di persona che si riferiscono alla persona o alle persone che parlano sono di persona prima
Io, me, mi; noi, ne, ci. Quelli che si riferiscono a chi ascolta sono di seconda persona. Tu, te, ti; voi, ve, vi.
Quelli che si riferiscono a persone assenti sono di terza persona. Egli, lui, ella, lei, eglino, elleno, loro, sè.
I pronomi- Questi, costui, costei, colui, colei, costoro, cotestoro, coloro sono pronomi dimostrativi di persona.
I pronomi - Questo, codesto, quello, sono dimostrativi di cosa.
Che, chi, il quale, la quale, sono pronomi relativi.
Verbo.
Il verbo è quella parola che, indicando tempo, esprime ciò che fa o ciò che subisce, o in che stato è la persona o la cosa di cui si parla.
I verbi sono di tre coniugazioni appartengono alla prima, tutti quelli che finiscono in are; alla seconda quelli che finiscono in ere, e alla terza quelli che finiscono in ire.
Il verbo non ha il genere ma solo il modo, il tempo, il numero e la persona.
I verbi essere ed avere servono per rendere possibile la coniugazione di tutti gli altri verbi e si chiamano perciò verbi ausiliari.
[***Seguono specchietti dei verbi ausiliari e regolari che non si ritiene necessario inserire]
NOZIONI DI DRITTI E DOVERI
Ognuno di noi non solo ha obbligo di astenersi dal male ma anche di fare il bene.
In questo obbligo consiste il dovere. Abbiamo per altro la facoltà di pretendere che altri non ci rechi del male e ci rispetti; ed in ciò consiste il diritto.
Per esercitare però i proprii diritti occorre compiere prima i proprii doveri ; chi si esime da questi non può esigere che altri lo rispetti. Ond'è che si può affermare: Il dritto nasce da un dovere compiuto.
Doveri dell' uomo.
L'uomo ha doveri verso sè stesso, verso gli altri considerati come persone e verso gli altri
considerati come società. Il principale ed unico dovere che ha l'uomo verso sè stesso è quello della conservazione del corpo e del progresso morale. L'uomo il quale non curi la pulizia della sua persona, in maniera da non impedire malattie che lo danneggino, che non pensi a rinvigorire le proprie forze, in modo da essere sempre pronto ed adatto al lavoro; che non badi ad istruirsi ed educarsi; che non abitui la sua volontà al bene; trasgredisce il primo dei suoi doveri e non può pretendere che altri lo rispetti.
L'uomo ha pure il dovere di lavorare; il lavoro gl' irrobustisce il corpo e gli fornisce i mezzi per alimentarsi.
Dritti dell' uomo.
L'uomo ha il dovere di conservarsi ed ha anche il diritto che altri non lo molesti e non minacci la sua persona; ha il diritto agli alimenti che sono indispensabili per il sostentamento del corpo; può infine pretendere che lo Stato tteli con tutti i mezzi la propria sicurezza.
Il cittadino italiano ha dallo Statuto fondamentale del Regno il diritto di eguaglianza innanzi alla legge: quello della libertà individuale, della inviolabilità del domicilio; della libertà di coscienza e di culti; della inviolabilità della proprietà, quello di associarsi di unirsi ed aspirare ai pubblici ufficii; e quello di eleggere i proprii rappresentanti al governo. Per esercitare questo ultimo diritto detto di elettore occorre :
1° Che il cittadino sia nato e domiciliato nel Regno.
2° Che abbia compiuto il ventunesimo anno.
3° Che sia stato prosciolto dall'obbligo della istruzione.
Il nostro governo.
Il nostro governo è monarchico costituzionale; Monarchico perchè ha a capo il Re; Costituzionale perchè le leggi sono fatte dalla Camera dei Deputati eletti dal popolo e da quella dei Senatori eletti dal Re. Questi firma ed approva le leggi affidandone l'esecuzione ai suoi Segretarii di Stato che hanno il nome di Ministri. I Ministri in Italia sono undici: dell'interno; degli affari esteri; della guerra; della marina; della grazia e giustizia; della istruzione pubblica; delle finanze; del tesoro; dei lavori pubblici delle industrie e commercio e delle poste e telegrafi. I Deputati sono 508. I senatori sono in numero variabile.
NOZIONI DI ARITMETICA
L' aritmetica è quella scienza che c'insegna a fare esattamente i conti.
Per fare i conti occorrono i numeri che si nominano un dopo l'altro. Questa operazione si chiama numerazione. Il sistema di numerazione che noi abbiamo adottato è decimale perchè va di dieci in dieci; difatti dieci unità formano una decina; dieci decine un centinaio; dieci centinaia un migliaio; dieci unità di migliaia una decina di migliaia ecc. Alle volte occorre usare un numero il quale non esprime l'unità intera ma solo una parte di essa divisa in dieci, cento, mille parti: allora dopo il numero esprimente l'unità intera si segna una virgola e dopo la virgola si scrivono i decimi, centesimi, millesimi ecc.
Nello scrivere i numeri si comincia a scrivere da sinistra segnando il numero che esprime il numero più elevato: se manca qualche numero vi si supplisce con zeri.
Addizione.
L'addizione è quell'operazione mediante la quale si sommano le unità di più numeri omogenei. I numeri da sommarsi si chiamano poste, il numero che si ottiene somma o totale.
Nel fare l'addizione le poste devono essere segnate in maniera che le unità stiano sotto le unità, le decine sotto le decine, le centinaia sotto le centinaia ecc. E così, trattandosi di numeri decimali, i decimi sotto i decimi, i centesimi sotto i centesimi ecc. Il segno dell'addizione è + che si legge più.
Sottrazione.
La sottrazione è quell'operazione mediante la quale da un numero maggiore, che si chiama minuendo, si toglie un numero minore, che si chiama sottraendo. Il numero che si ottiene si chiama resto o differenza.
I numeri si dispongono come nell' addizione. Il segno della sottrazione è che si legge: meno.
La sottrazione dei numeri decimali si fa co me quella degli interi avendo cura di disporre i decimali sotto i decimali e gl' interi sotto gli interi. Quando manchi qualche ordine nei decimali si supplisce con degli zeri.
Moltiplicazione.
La moltiplicazione è quell' operazione mediante la quale le unità di un numero che si chiama moltiplicando si ripetono tante volte quante sono quelle di un altro numero che si chiama moltiplicatore. Moltiplicando e moltiplicatore si dicono fattori, e il numero che si ottiene si chiama prodotto.
Il segno della moltiplicazione è x che si legge: moltiplicato per.
Per far bene quest' operazione occorre conoscere la tavola pitagorica [che non può essere trascritta].
Un numero qualsiasi si moltiplica per 10, 100, 1000, 10000 ecc. aggiungendo a destra del numero tanti zeri quanti sono quelli del moltiplicatore.
Quando il numero fosse decimale si trasporterebbe la virgola di tanti posti da sinistra verso destra quanti sono gli zeri del moltiplicatore.
Divisione.
La divisione è quell' operazione mediante la quale si vede quante volte un numero che si chiama dividendo contiene un altro che si chiama divisore. Il numero che esprime quanto volte il diviso re è contenuto nel dividendo, si chiama quoziente. Il segno della divisione è : che si legge diviso per.
Un numero si divide per 10, 100, 1000 ecc separando con una virgola da destra verso sinistra tante cifre quante sono quelle del divisore
Per i numeri decimali possono aversi tre casi : il dividendo decimale e il divisore intero; il dividendo intero e il divisore decimale; il dividendo e divisore decimale. Un dividendo decimale si divide per un divisore intero, come se fosse numero intero, avendo però cura di segnare una virgola al quoziente appena si abbassa la prima cifra decimale.
Un dividendo intero si divide per un divisore decimale aggiungendo al dividendo tanti zeri quante sono le cifre decimali del divisore, senza tener conto della virgola.
Si divide un dividendo decimale per un divisore decimale eguagliando con degli zeri il numero delle cifre decimali ed eseguendo l'operazione come se fossero interi.
Quando dividendo e divisore fossero terminati da zeri si sopprime un eguale numero di zeri al dividendo e al divisore e il quoziente non cambia.
Frazioni.
L'unità si può dividere in tante parti. Quando di queste se ne pigliano alcune, allora ha luogo la frazione. Essa è composta di due numeri; uno, il numeratore indica quante parti si prendono; l'altro, il denominatore in quante l'unità è stata divisa.
Es. numeratore 4/5 denominatore
Quando l'unità si divide in decimi, centesimi, millesimi, e di questi se ne pigliano alcune parti, la frazione è decimale, e si scrive come un numero decimale.
Tutte le altre frazioni si dicono ordinarie. Qualunque frazione ordinaria si può ridurre in decimale dividendo il numeratore per il denominatore.
Sistema metrico decimale.
Le misure più comuni adoperate ormai da tutti e distinte secondo l'uso a cui sono adibite, sono le seguenti:
Il metro (m) che serve per misurare le lunghezze.
Il grammo (g) che serve per misurare il peso dei corpi.
Il litro (l) che serve per misurare le capacità La lira (L) che serve per i valori. Queste sono le più comuni unità di misure. Non tutti i corpi però hanno la medesima lunghezza, lo stesso peso, la medesima capacità e lo stesso valore. Ve ne sono alcuni che sono lunghi, pesano, hanno una capacità ed un valore 10, 100, 1000 ecc. volte maggiore, o minore dell'unità di misura. Donde la necessità di stabilire i multipli e i sottomultipli. I multipli del metro, che si scrive (m), sono:
Il decametro (dam) = 10 metri
L' Ettometro (hm) = 100 metri
Il Kilometro (Km) = 1000 metri.
Il Miriametro (Mm) = 10000 metri.
I sottomultipli sono:
Il decimetro eguale alla decima parte del m.
Il centimetro eguale alla centesima parte del m.
Il millimetro eguale alla millesima parte del m.
I multipli del grammo che si scrive (g), sono:
Il Decagrammo (dag) = 10 grammi
L' Ettogrammo (hg) = 100 grammi
Il Kilogrammo (Kg) 1000 grammi
Il Miriagrammo (Mg) = 100000 grammi
Il Quintale (q) = 100000 grammi.
La Tonnellata (T) = 1000000 grammi.
I sottomultipli sono:
Il decigrammo (dg) eguale a un decimo di grammo.
Il centigrammo (cg) eguale a un centesimo di grammo.
Il milligrammo (mg) uguale a un millesimo di grammo.
I multipli del litro, che si scrive, (l) sono:
Il Decalitro (dal) = 10 litri.
L'ettolitro (hl) = 100 litri
I sottomultipli sono:
Il decilitro (dl) = a un decimo di litro.
Il centilitro (cl) = a un centesimo di litro.
La lira non ha multipli veri e proprii; sono in uso però monete d'oro, d'argento, di nikelio, di rame, di carta monetata del valore di 1, 2, 5, 10, 25, 50, 100, 500, 1000 lire.
Ha solamente due sottomultipli e sono:
Il decimo che è uguale a due soldi.
Il centesimo che è uguale alla quinta parte del soldo.
NOZIONI DI GEOMETRIA
La linea serve ad indicare le lunghezze. Se si considera messa in un piano, può essere retta, curva, spezzata, mista.
La linea retta è quella che segue in tutta la sua lunghezza una sola direzione.
La linea curva è quella che assomiglia al contorno dei corpi rotondi.
La linea spezzata è composta dall'unione di più rette.
La linea mista è composta di linee rette e curve.
Considerate nello spazio le linee possono essere verticali, oblique, orizzontali.
Verticale è la linea che segue la direzione del filo a piombo.
Obbliqua è la linea che ha una inclinazione rispetto alla linea che segue la superficie delle acque che chiamasi orizzontale.
Una linea verticale, che ne incontri una orizzontale senza inclinazione alcuna, dicesi perpendicolare.
Due rette che conservano fra loro in tutti i punti uguale distanza e prolungate all' infinito non s'incontrano mai, si dicono parallele.
Angolo, triangolo, quadrilatero, circolo.
L'angolo è lo spazio chiuso tra due rette che s'incontrano in un punto. L'angolo è retto, se le rette sono perpendicolari; se è minore dicesi acuto; se maggiore ottuso.
Il triangolo è una figura piana che ha tre lati e tre angoli. Rispetto ai lati, il triangolo dice si equilatero quando ha i tre lati uguali: isoscele quando ha due soli lati uguali; scaleno quando ha i tre lati disuguali.
Rispetto agli angoli dicesi triangolo rettangolo quando ha un angolo retto; acutangolo quando ha un angolo acuto; ottusangolo quando ha un angolo ottuso.
Il quadrilatero è una figura piana chiusa fra quattro lati. Può essere quadrato quando ha i quattro angoli retti e i quattro lati uguali; rettangolo quando ha i lati uguali a due a due e gli angoli retti; rombo che è un quadrato schiacciato; romboide che è un rettangolo schiacciato.
Il poligono è una figura formata di più di quattro lati.
Il circolo è una figura piana chiusa in una linea curva i cui punti son tutti egualmente distanti dal centro.
Circolo.
Antonio Pesce
Del Comporre nelle Scuole Elementari
Tipografia Giuseppe Grieco
1908
Uno dei principii generali che debbono reggere non solo le prime, ma anche le ultime scuole della gioventù, è quello di considerare il linguaggio come lo strumento universale dato dalla natura allo sviluppo intellettivo dell'uomo. E perciò è necessario porre la più accurata diligenza perchè questo grande istrumento conduca al suo fine, che le parole esprimano integralmente le idee delle quali siano la manifestazione fedele; che il giovane infine sia sempre più istruito nella lingua, in modo che i progressi di lui in questa materia sieno veri progressi nelle idee, nelle cognizioni.
La purezza e la proprietà della lingua è il miglior mezzo di educazione intellettiva. E perciò Degerando consigliava agli istitutori di fare in modo che il bambino concepisca chiaramente ciò che giudica. Cercassero anzitutto di far sì che il fanciullo non proferisca alcuna parola senza che vi annetta un concetto esatto; perchè l'abuso delle parole è il più grande scoglio del giudizio.
La poca proprietà delle parole indica confusione delle idee. Spesso c'illudiamo di credere d'aver percepito bene, quantunque non giungiamo ad esprimere con esattezza le nostre intellezioni. Per essere sicuri che la percezione sia esatta, sarà cosa buona farne la prova esprimendo con parole la cosa percepita.
E il Gissey: «La lingua può dirsi quasi levatrice e balia di ogni disciplina e coltura; e quindi precipua riformatrice di tutta la vita dell'uomo. La sua efficacia nello sviluppo della mente e del cuore è immancabile per la legge che segue la ragione nel suo perfezionamento e per la dipendenza della sua vita attiva dall'indirizzo del nostro intelletto. Epperciò l'uso di prendere le mosse dall'insegnamento della patria favella presso tutte le nazioni, ed in essa principalmente far consistere l'istruzione pedagogica, è pienamente conforme alla natura dell'uomo e all'esplicamento delle sue attività: che la lingua non è soltanto mezzo di ricevere e comunicare le
idee, ma è strumento ad attivare le potenze dell'anima. Il fanciullo si modella interamente sul parlar della madre e dei suoi precettori, dal linguaggio materno beve la vita dell'anima, dal latte della nutrice acquista la complessione del corpo.»
L'arte della parola e il culto del patrio linguaggio richiamar deggiono le cure più premurose. La parola è dono prezioso dato all'uomo; è facoltà che sempre più abbisogna di perfezionamento: per essa l'intendimento umano si muove ad apprendere; per essa rendiamo efficaci i nostri pensieri, persuadiamo al bene, insegniamo il vero.
Chi ignora che il corso delle vicende della lingua d'una nazione, il suo fiorire e il suo decadere è la storia parlante di un popolo ? Che la lingua è ministra del pensiero, organo delle idee, dalle quali scaturiscono i fatti e le opere. Le arti, le industrie, i costumi, le leggi non sono che l'estrinsecazione e l'attuazione delle idee e dei sentimenti che nella lingua s' incarnano.
Somma è l'importanza del linguaggio, e per convincerci che la istruzione più consentanea al bambino sia la lingua, conviene premettere che l'uomo ha dalla natura le predisposizioni che lo inclinano a parlare. Il produrre dei suoni, il susseguente modularli nella pronuncia della parola è una necessità e un dono di natura. La simpatia ed il relativo istinto d'imitazione è una potente predisposizione al linguaggio, perchè il fanciullo inclina, sin dai primordii della sua vita, a ripetere i suoni uditi. Inoltre il fanciullo volge la sua attenzione su tutte le cose che stimolano i sensi, e perciò egli la esercita anche sul linguaggio che agisce sul suo udito, formando dapprima sensazioni isolate che poi si combinano fra loro, costituendo serie più o meno complete fino all'apprendimento totale del linguaggio. Un'altra disposizione è la facilità, la prontezza, la necessità che ha lo spirito di passare dalla cosa al segno che la rappresenta. Tutti conoscono i primi e rozzi disegni infantili, nei quali con quattro linee grossolanamente combinate vogliono rappresentare un oggetto, un compagno, una casa. E ciò si riscontra ancora in molti atti del fanciullo: ma l'apprendimento del parlare, del leggere e dello scrivere, operazioni sorprendenti e meravigliose, non sarebbero possibili e spiegabili senza ammettere questa disposizione imitativa e riproduttiva.
Il fanciullo da prima lega la sensazione dell'oggetto reale col nome di esso; poi ripetendosi le sensazioni medesime egli acquista tanta conoscenza che sentendo pronunciare il vocabolo, riconnette a questo l'oggetto significato. Oltre di ciò, il fanciullo più tardi giunge a distinguere in un dato gruppo di più oggetti un elemento comune che resta nella sua mente come segno distintivo. Ed ecco come le prime conoscenze acquisite, legate con il linguaggio da lui udito muovono il fanciullo alle prime percezioni, alle prime astrazioni, ed eccitano l'uso della memoria, perchè col linguaggio tornano alla sua mente le cose assenti, ma altra volta percepite. E questi astratti, che il fanciullo alle prime percezioni, alle prime astrazioni, ed eccitano l'uso della memoria, perché col linguaggio tornano alla sua mente le cose assenti, ma altra volta percepite. E questi astratti, che il fanciullo fa sui sensibili mediante il linguaggio, cioè nomi e aggettivi, farà eziandio più tardi sulle azioni, cioè col mezzo dei verbi che segnano appunto l'azione. In tal modo il fanciullo giunge a comprendere successivamente tutte le parti del discorso. Dalla dimostrazione fatta scaturisce adunque che l'insegnamento primo e più consentaneo sia la lingua.
Il fanciullo sia prima esercitato a distinguere col sussidio dei nomi tutte le cose sensibili, le qualità di esse, estendendo poi l'esercizio ai verbi ed agli altri elementi del discorso. Non vuole essere solo una sequela di nomi la parte materiale del linguaggio, la così detta nomenclatura, ritornata in onore cogli ultimi programmi governativi. Bisogna far apprendere ad esprimere non solo gli oggetti, ma le loro qualità, azioni, relazioni, modificazioni, legami. La forma corretta della lingua, la grammatica, verrà più tardi. Questa deve cominciare ad insegnarsi quando già i ragazzi parlano e scrivono, come ragione dell'operato. Sieno prima addestrati ad esprimere convenientemente i loro pensieri con le parole le meglio acconce; e poi tradurli in iscritto: da prima pensieri facili, semplici, brevi. Le correzioni sieno accuratissime, perchè non si prenda l'abito di far errori. Le esercitazioni brevi, incessanti, non devono mai ingenerar noia; e leggano ed intendano un libro bene scritto; e ne mandino a memoria i migliori brani.
II.
Il comporre (Da cum e ponere - mettere insieme - raccogliere pensieri intorno ad un argomento) è la manifestazione scritta delle percezioni, delle riflessioni, dei giudizii e dei sentimenti, ed è perciò uno degli insegnamenti più difficili e complessi: difficile nelle scuole elementari, come espressione semplice e propria del pensiero; difficile nelle altre scuole come espressione estetica ed efficace dei concetti, ossia come arte. A torto da taluni però si ritiene che il comporre sia un insegnamento a parte, invece di considerarlo come frutto di tutto il lavoro didattico. Le parole nascono dai pensieri, i pensieri dall'osservazione, e se il maestro non avrà saputo educare l'allievo ad osservare, pensare e parlare, torneranno vani tutti gli sforzi suoi per insegnargli a comporre. Perciò il metodo naturale applicato all'insegnamento del comporre consiste nell'addestrare l'allievo alla composizione con regole tali che non creino in lui un pensiero artificiale, ma assecondino il suo modo di percepire, osservare, riflettere, giudicare e sentire.
Si aiuta il fanciullo a ben pensare e a ben parlare mediante le lezioni di cose, le spiegazioni del libro di lettura e cogli esercizii di dettatura .
La lezione di cosa è quella che trae argomento da un oggetto collocato sotto gli occhi, e per mancanza, da un'immagine che lo rappresenti; è un colloquio su tale oggetto, sul colore, sulla forma, sull'uso e sulla provenienza e proprietà dell'oggetto: amabile colloquio famigliare che naturalmente conduce ad interrogare, a rispondere, a scoprire, a fare apprezzamenti, a dedurre conseguenze, ad acquistare cognizioni utili all'uso ed ai bisogni della vita. E questo lavorio della mente è accompagnato dall'esercizio della parola, colla quale il fanciullo formula la nozione che ha raccolta dall'osservazione fatta, e perciò apprende a ben pensare e a ben parlare, perchè con parole appropriate esprime il vero con quell'ordine naturale col quale si è venuto formando nella sua mente. Altro buon materiale per il comporre si potrà ricavare dalle lezioni per aspetto , le quali, essendo l'analisi delle immagini, devono avere lo scopo di avvezzare il fanciullo ad esprimere con parole ciò che vede e il giudizio su ciò che vede. È ben difficile che da una vignetta geniale il fanciullo non ricavi materia di pensiero.
Nella spiegazione del libro di lettura il fanciullo deve prendere parte attiva, preponderante e non deve rimanere passivo, ma deve cooperare alla propria istruzione sotto la guida dell'insegnante, che, eccitando e stimolando le sue energie, deve mettere in quelle menti aperte e vogliose storia, geografia, costumi di popoli, tutto, e rimandare a casa i suoi bimbi con ben altro bottino che quelle regole di grammatica imparate a memoria, senza capirle, a furia di rimbrotti e castighi. Quindi l'alunno esponga subito con acconce parole i pensieri raccolti dalla spiegazione e dal maestro, il quale all' uopo può servirsi del dialogo socratico, che consiste appunto in quella serie di sapienti e di coordinate interrogazioni che conduce l'allievo a scoprire possibilmente da sè le cognizioni che vogliamo insegnargli, arrecandogli così nello stesso tempo diletto. E perchè l'alunno possa poi riandare sulle cose dette e sulle spiegazioni, facendo così proprie le une e le altre, sia obbligato a riassumere per iscritto la spiegazione già fatta o la versione di qualche breve poesia.
L'esercizio di dettatura è l'esercizio collettivo per eccellenza, ed è un potente ausilio nell'insegnamento della lingua. L'alunno non sia mai indotto a scrivere parole, proposizioni o frasi che non intenda, ma è assolutamente indispensabile che all'esercizio segua immediata e scrupolosa la correzione degli scritti, e perciò a questo esercizio sieno allacciati gli esercizii del comporre, e precisamente allo scopo di prendere di mira quelle forme erronee di grammatica e di sintassi che con maggior frequenza abbiamo notate nelle composizioni scritte o nelle conversazioni orali degli scolaretti. La dettatura ideologica poi si prefiggerà sopratutto di offrire buoni modelli di comporre, e una volta corretta e bene intesa, servirà anche come esercizio di memoria. Passaggio immediato e graduale al comporre sia anche la dettatura muta .
fanciullo d ve rimanere sotto la
III.
I metodi in uso per fare apprendere la lingua, come mezzo di manifestare i proprii pensieri, sono il grammaticale, che insegna per mezzo delle regole; quello dei puristi, che dà tutto il peso alle parole scompagnate dai pensieri, insegnando colla lingua dei classici, ed il metodo naturale, che insegna la lingua coll'uso e coll'esperienza, e che parte dall'insegnamento concreto e orale per arrivare allo scritto. Questo ultimo metodo è il più conforme allo sviluppo naturale dell'uomo, perchè esso appunto fa imparare la lingua materna per mezzo dell'uso e dell'esperienza. Il primo passo quindi al comporre sia adunque l'esercizio dei componimenti orali. Nessuna traccia di questi esercizii orali di composizione si nota nei programmi didattici del 10 ottobre 1867 e del 25 settembre 1888; ma solo vi sono iniziati e prescritti in quelli del 29 novembre 1894. E poichè colla Legge 8 luglio 1904 la scuola elementare è divenuta l'anticamera del ginnasio e della scuola tecnica, e la considera destinata in massima parte a preparare a quegli studi, coi programmi del 29 gennaio 1905 l'esercizio o meglio la composizione orale ha assunto una speciale importanza. Il comporre orale, a torto fin qui molto trascurato, è un mezzo giovevolissimo per far apprendere la conoscenza della lingua e per addestrarli nella composizione scritta. Chi parla bene saprà del pari scrivere bene, perchè lo scrivere è il parlare colla penna in mano; e gli scolari parlando spropositano ad ogni pie' sospinto. Perciò, dalla prima classe si vuole che s'inizii questo insegnamento per assumere man mano maggiore sviluppo ed importanza nelle altre. Se una volta il difetto delle nostre scuole era quello che gli alunni si facevano parlare poco e molto ascoltare, non venivano eccitati abbastanza a pensare, ad esprimere a viva voce tutto quello che avevano appreso o pensato, nè si faceva buon uso del libro di lettura, ora è mestieri che il maestro sia l'autorità che stabilisca le norme della lingua che deve usare il bambino, che alimenti delle giovevoli conversazioni socratiche guidando l'allievo a trovare i pensieri e a disporli acconciamente, facendo eziandio tradurre le espressioni dialettali in lingua italiana. La varietà poi d'indole e d'ingegno dei discenti potranno fornirgli dovizia assai svariata di risposte: un movimento ed una emulazione viva ed animata, e dalle idee particolari di ognuno poste in commercio ne risulta un utile comune all'insieme della classe.
IV.
La scelta del tema dev'essere ricavata dall'osservazione giornaliera, poichè, essendo la percezione il primo passo da cui prende le mosse la mente dei fanciulli, è naturale che il soggetto del componimento sia tratto dall'osservazione delle cose sensibili, dal mondo che lo circonda, cavato dalla vita che il fanciullo mena in famiglia, in cui non debba fingere pensieri che non ha, affetti che non sente. Certo, val meglio un semplice elenco, un inventario degli oggetti della cucina, della bottega, della rimessa, della stalla ricavato dal vero, che per metterlo insieme il fanciullo abbia dovuto guardarsi attorno, anzichè la descrizione del mare fatta da uno che sia vissuto sempre fra i monti, o di quella della montagna da uno cresciuto in riva al mare, liberando così la scuola dal convenzionale, e perciò dal noioso; in una parola guidare il fanciullo a vivere di una sua vita propria e a formarsi da sè. Perciò un gran bene, se i temi si scegliessero con un certo riguardo alle impressioni vere che egli riceve in dati tempi: la vita intima e casalinga, la malattia di un compagno, le azioni dei fanciulli in casa e fuori; la mietitura, i raccolti, e via via trarre da per tutto si può i soggetti dei componimenti ed obbligare il fanciullo ad attingere le sue immagini e i suoi pensieri dal mondo che lo circonda, o da impressioni che lo abbiano vivamente toccato; poichè egli prova piacere nel manifestare le impressioni che maggiormente lo interessano e lo commuovono, rendendo così più vivaci ed attive le sue energie. L'arte dell'insegnante sta appunto nel procacciare queste vive impressioni: ciò riuscirà sopratutto a quei maestri che insegnano con intelletto d'amore.
V.
La gradazione naturale da tenersi nel comporre è quella corrispondente allo sviluppo del pensiero. Dunque prima si descrivano o si narrino oggetti, fenomeni e fatti caduti sotto i sensi del fanciullo; poi le cose già osservate e non presenti nell'atto che si scrivano, esercitandosi così anche la memoria; in seguito si venga a comporre su cose le quali dieno occasioni a considerazioni morali e finalmente si ricorra ad oggetti e fatti mai veduti, servendosi così per iscriverli o per raccontarli dell'analogia con ciò che si conosce; ed in tal modo si otterrà l'osservazione non solo del reale, ma anche del possibile. Man mano che la riflessione si viene sviluppando, allora sarà il momento di adoperare le altre forme di composizione, aspettando però che nell'alunno ne nasca il bisogno; sicché i differenti pareri producano il dialogo e il bisogno delle relazioni sociali produca la lettera. Non scholae, sed vitae discimur ; e perciò sia la lettera la forma più usata dei componimenti nelle scuole elementari; così apprenderanno per tempo a sapere liberamente e con maggiore libertà manifestare i proprii bisogni e pensieri. Non si trascurino eziandio le obbligazioni, le ricevute, le quietanze, gli attestati, le fatture e simili, notando come queste forme di componimenti potranno intrecciarsi tra loro. Così il problema può essere accompagnato da una fattura, questa da una lettera, la lettera da una quietanza. Nel racconto, nella descrizione, nel problema s'innesteranno cognizioni pratiche sul modo di acquistare, sul prezzo reale delle cose, sui luoghi di provenienza degli oggetti e via via.
Non sia bandita del tutto la traccia, perchè ha il grande vantaggio di guidare l'alunno nel suo ragionamento: esso è come il disegno sul quale il giovinetto lavora con sicurezza, certo com'è di non uscire dal tema, di non divagare coll'esporre in disordine le cose o di esporre concetti che non siano voluti dall'argomento. Ma per ovviare al pericolo di rendere servile l'insegnamento e di tarpare le ali alla fantasia ed alla libertà dell'allievo, è da preferirsi una guida remota a voce in iscuola ed alla presenza dell'intera scolaresca, onde il fanciullo sia attivamente condotto all'abito di parlare prima e di scrivere poi. Noi, quando scriviamo qualcosa, ci tracciamo prima nella mente uno schema del lavoro nel quale disponiamo le parti, giusta il fine propostoci: or quella è precisamente l'opera che deve farsi sotto la guida del maestro. Non deve escludersi l'imitazione, che ha il vantaggio di far abituare il fanciullo a serbare una certa forma nel connettere ed esprimere i proprii pensieri; ma si usi con sobrietà ed accortezza (Le istruzioni ministeriali annesse ai programmi del 29 gennaio 1905 bandiscono addirittura il comporre per imitazione e per traccia).
VI.
Gran destro porgerà al maestro di ammaestrare sempre più la scolaresca nella difficile arte del comporre la correzione (Tre sono i metodi di correzione, cioè l' individuale, che consiste nella correzione di tutti i compiti uno ad uno, il quale, se è l'unico efficace, è quasi impossibile nelle classi elementari, e si adatta più nelle scuole private o in quelle pubbliche poco numerose; il simultaneo, il quale è possibile dove vi sia uniformità, come nel dettato, negli esercizii grammaticali, nei problemi, ecc.; e il reciproco, che consiste nell'affidare il compito del compagno ad un altro allievo, perchè lo corregga, ma è praticabile con cautela e con discernimento solo nelle classi superiori. Non bisogna adottare esclusivamente nè il primo e nè il terzo metodo, ma tutti e due reciprocamente e il maestro potrà sostituire anche nella correzione dei compiti fatta a casa dei segni, che l'allievo interpreterà col sostituirvi le dovute correzioni.) dei componimenti. Il maestro, che fece da guida nell'ordire la trama del componimento, limitandosi però a quel tanto che gli allievi possono facilmente e prontamente capire, deve farla da critico esaminando i compiti scritti, notando i difetti e gli errori nei quali fossero incorsi gli alunni: i difetti in quanto alla lingua, alla disposizione ed alla verità dei pensieri e delle immagini , facendo in guisa che l'alunno si venga possibilmente accorgendo da sè degli errori e li corregga.
Sin dalle prime classi il maestro deve esigere, di mano in mano ed in tutte le discipline, una relativa correttezza nelle espressioni. Non si deve correggere un errore solo quando si fa una lezione di lingua e lasciar correre negli altri casi qualsiasi strafalcione per il timore di perder tempo o il filo della lezione. Ogni occasione è propizia, e solo con la pazienza e con la perseveranza si otterrà un notevole progresso nella lingua.
VII.
Ed ora è prezzo dell'opera vedere come deve condursi, quale l'estensione ed i limiti da darsi a questo insegnamento in ogni singola classe. Il maestro può tralasciare alcuni esercizii che creda superiori alla intelligenza dei suoi allievi, o non adatti per le loro condizioni; può sostituirne degli altri che creda più convenienti; può mutarne l'ordine delle classificazioni, perchè egli sa lo spirito che deve informare il suo insegnamento.
PRIMA CLASSE
a) Esercizi di retta pronunzia parola per parola dei nomi e delle parole che saranno usate durante il mese per lo svolgimento dell'educazione morale e sulle lezioni di cose. Brevi e facili domande relative agli esercizii preparatorii di scrittura. Esposizione in forma facile e chiara dei primi doveri morali e delle prime cure igieniche che egli deve usare a se stesso.
b) Brevi e facili risposte su domande relative alle lezioni del mese ed alle figure del sillabario per l'insegnamento delle vocali e delle consonanti. Esposizione in forma chiara e facile dei piccoli doveri dello scolaro e delle cure igieniche che egli deve usare a se stesso.
c) Formazioni di pensieri brevi e facili che saranno manifestati in forma chiara. Esposizione dei piccoli doveri e delle cure igieniche.
d) Nel sillabario sono indicati degli esercizi di lettura con un nome ed una qualità e degli altri per proposizioni. Di queste e di quelle se ne faranno ripetutamente a voce, non solo per formare bene nella mente del bambino alcune cose più utili intorno alle lezioni di cose, ma più per esercitare i fanciulli nella concordanza del nome con l'oggetto e per abituare il loro orecchio all'armonia della proposizione, tanto necessaria per la corretta formazione del pensiero.
e) Con le parole indicate negli esercizii di lettura e con quelle relative alle lezioni di cose, far comporre dei pensieri brevi e facili da far esporre in forma chiara ai fanciulli prima oralmente e poi sotto dettatura.
f) Oltre ai pensieri indicati nel sillabario, negli esercizii che vi si riferiscono, altri ne potrà il maestro far comporre dagli allievi intorno all'educazione morale.
g) Dettatura da parte del maestro di pensieri brevi e facili, formati dagli scolari col sussidio di quelli letti nel sillabario e di altri suggeriti dalle lezioni di cose.
h) Agli esercizii di dettatura si avrà cura di combinare coi pronomi personali ed anche coi nomi e proprii e comuni le forme dei tempi principali dei verbi più in uso e più frequentati tra i fanciulli, adoperando il singolare ed il plurale dei nomi, delle qualità e dei verbi (I suddetti esercizii, come pure quelli delle altre classi, fanno parte del programma didattico delle scuole elementari della nostra città, compilato dal collegio dei maestri.).
Efficacissima come esercizio di linguaggio è la ripetizione di: frasi opportunamente scelte; abitua l'orecchio ed è una vera ginnastica della lingua. L'esercizio sia fatto ogni giorno, e, meglio
ancora ad intervalli, più di una volta la giornata, ma non duri più di cinque minuti, non abbia l'importanza di una vera e propria lezione. Se ne prenda argomento possibilmente da una conversazione educativa o da una lezione di cosa per essere ben sicuri che il concetto sia chiaro nella mente dei bambini. Di ogni frase, brevissima, si facciano sentir bene le ultime parole, nessuna delle quali sia vuota di senso per gli scolaretti e la ripetizione, prima individualmente, sia fatto in coro
generale.
SECONDA CLASSE
a) Dettatura dei nomi degli oggetti che si mostrano: auto-dettatura dei nomi stessi: mostrando l'oggetto se ne fa scrivere il nome; correzione viva fra i banchi.
b) Si detta il nome e si fa aggiungere dallo scolaro il relativo articolo; si detta l'articolo e si fa accompagnare il nome conveniente.
c) Dettato un nome, gli si fa aggiungere una qualità; dettato una qualità, gli si aggiunge un nome cui essa può convenire. Gli alunni guardano un oggetto, e ne scrivono il nome con l'articolo, ovvero il nome con la qualità. Formazioni di esercizii con le proposizioni semplici e complesse come nei seguenti esempii: 1. Dettatura legata dell'articolo e del nome, della voce è e della qualità: la carta è bianca. 2. Dettatura di un nome proprio, della voce è e di una qualità: Mario è malato.
3. Dettatura di un nome proprio, della voce ha e di un complemento oggetto, preceduto dall'articolo: Gigi ha un quaderno.
d) Scrivere due parole sulla lavagna, farle copiare sul quaderno e fare aggiungere delle altre che possano compiere il senso delle prime: La primavera....... è la stagione dei fiori. Messo un oggetto ben noto sotto gli occhi della scolaresca, lasciar scrivere qualche idea intorno ad esso.
e) Scrittura di proposizioni semplici, formate per osservazioni sugli oggetti e su fatti caduti sotto gli esami degli alunni o per riassunto delle lezioni di cose. Data una breve e facile domanda in relazione agli esercizii già fatti, lasciare scrivere al fanciullo la relativa domanda.
f) Scrittura di proposizioni facili e brevi intorno agli oggetti delle lezioni. Dati alcuni pensieri, solo accennati in parte sulla lavagna, farli compiere. Date due domande coordinate intorno a lezioni bene apprese dagli scolari, far scrivere le risposte una distinta dall'altra.
g) Date due domande facili e coordinate intorno alle lezioni di cose, alla lettura, alle conversazioni, ad oggetti ben noti, a fatti ben esaminati, a scene ben osservate, fare scrivere le corrispondenti risposte, prima separate l'una dall'altra e poi unite insieme.
h) Risposte a più domande separate. Brevissimi e facili composizioni su fatti della vita reale ben noti ai fanciulli, in relazione degli esercizii eseguiti e sempre per via di domande. Gli esercizii di linguaggio devono essere numerosi in ogni classe, perchè sono di preparazione e di aiuto al comporre scritto; ma in questa classe, in cui davvero s'inizia la composizione, debbono essere ancor più numerosi, si deve dedicar loro il maggior tempo possibile, perchè imparato bene il comporre orale, si può con maggior agevolazione e facilità insegnare il comporre scritto nella terza. Nelle prime settimane di scuola, il comporre scritto non si può fare; diamo alla lingua tutto il tempo, e s'insegni ad esprimere un facilissimo pensiero.
TERZA CLASSE
a) Risposte intorno alle nozioni varie, alla lettura, alle osservazioni degli alunni su cose e fatti della vita reale e dei doveri loro insegnati.
b) Date due o più domande coordinate intorno ad un soggetto ben noto, far scrivere le risposte, prima separate una dall'altra, poi unite insieme in modo da formare una breve composizione, corretta a vicenda dagli scolari.
c) A più domande far rispondere separatamente, poi con pensieri concatenati sopra unico argomento. Correzione mutua. d) Facili raccontini da far comporre oralmente e per iscritto dai fanciulli su fatti ben noti, su scene domestiche, su scene d'emigrazione.
e) Letterine per bisogni dei fanciulli, per notizie che si domandano intorno a varii oggetti o all'emigrazione. Lettere di risposta.
f) Raccontini su scene domestiche, di scene dell'emigrazione. Composizioni su facili temi ricavati dalle lezioni del giorno. Lettera di domanda, di consiglio, di ringraziamento, d'invito, di preghiera ecc. Risposte analoghe.
g) Riassunto di lezioni, di conversazioni e di lettura fatta. Composizioni su facili temi ricavate dalle lezioni eseguite in classe o su fatti della vita reale.
h) Composizioni su semplici temi.
Invitiamo il fanciullo a nominare gli oggetti che vede nell'aula; poi a formare con ciascuno di tali nomi un breve giudizio. S'egli prese a considerare un solo oggetto, invitiamolo ad applicare la frase a parecchi oggetti. Esem.: Il mio calamaio è di porcellana. I miei calamai sono di porcellana. Azioni: Mantenere la nettezza nell'aula. Rinnovare l'aria. Spalancare le finestre. Lasciar entrare ondate di sole. Per ogni gruppo d' azioni (il maestro ne proporrà sopra varii argomenti) s'inviti lo scolaro ad esprimerle successivamente come fatte da sè nel momento in cui parla: Io mantengo la nettezza dell'aula, spalanco le vetrate, lascio entrare ondate di sole. Riferisco le stesse azioni ad un compagno, a due o più sempre al presente. Correzioni di frasi dialettali. È lo scolaro che deve fornire a ciascuno di noi il materiale svariatissimo e veramente strabocchevole di queste frasi. E poichè ogni più azzurro lembo di cielo ha le sue, facciamone paziente raccolta per bersagliarle garbatamente durante le lezioni di lingua parlata. Bersagliarle senza lo scopo di mandare a picco il dialetto, ma con quello di fargli sorgere accanto la lingua. Destiamo nel fanciullo la compiacenza di saper dire la stessa cosa in due modi diversi. Ripeta egli parecchie volte in diverse forme la frase italiana e..... batti e ribatti, speriamo che qualche cosa rimanga nel suo fardelletto linguistico.
QUARTA CLASSE
a) Risposte a domande e composizioni orali sopra fatti e notizie che riguardano la vita del fanciullo, la scuola, la famiglia e sopra temi ricavati dalla lettura, dalla lezione oggettiva o dal dettato. Mettere in iscritto, con non più di tre pensieri, alcuni dei componimenti svolti oralmente.
b) Composizione orale sopra oggetti e cose presenti (Es. la scuola, la neve, la casa ecc.). Esporre per intero con non più di quattro pensieri alcuni dei componimenti svolti oralmente sopra avvenimenti del giorno, fatti successi ai fanciulli. Illustrare una vignetta dopo schiarimenti del maestro.
c) Volgere un brano dalla forma indiretta alla forma diretta. Versione in prosa di brevi e facili poesie. Riassunto di una lezione di cose. Mettere per iscritto con non più di cinque pensieri un componimento svolto oralmente.
d) Lettere d'invito e di ringraziamento. Numerazione di spettacoli veduti e di scene osservate. Versione in prosa di facili poesie e riassunto delle cose lette e spiegate.
e) Lettera di consiglio e di ammonimento. Riassunto di cose lette e di lezioni oggettive. Brevi descrizioni fatte a mezzo di lettere ai compagni di luoghi veduti e di passeggiate eseguite. Somiglianze e differenze di oggetti noti.
f) Composizioni su semplice tema ricavati dalla vita pratica e dopo breve spiegazione data in classe. Scritture di uso più comune, riassunto di cose lette e di lezioni oggettive ed illustrazione di qualche vignetta.
g) Composizioni su semplice tema dato; riassunto di cose lette e della lezione oggettiva, libera versione in prosa di brevi e facili poesie. Lettere di vario argomento.
In questa classe alle domande sulle nozioni varie, che debbono essere più che altro occasionali, sarà bene pretendere risposte esatte, in pura lingua italiana, per fare acquistare agli alunni un buon patrimonio di parole. Ottimo esercizio è quello di fare continui raffronti col dialetto locale, per abituare a quelle che hanno carattere locale. Se è possibile, nel raffronto si faccia risultare l'origine della forma dialettale. Le stesse avvertenze valgano anche per la quinta classe.
QUINTA CLASSE
a) Comporre orale e scritto. Esposizione chiara e particolareggiata di fatti od episodii dei quali l'alunno sia stato protagonista o spettatore.
b) Comporre orale. Esposizione di fatti veri o verosimili. Imitazione a voce di racconti letti, cambiando le circostanze di tempo, di luogo e di persone. Comporre scritto. Componimenti d' indole epistolare, di argomento famigliare e riguardante le relazioni tra la famiglia e il lavoro, a cui questa si dedica. Biglietto, cartolina postale, lettera, telegramma.
c) Comporre orale e scritto come sopra. Lettere per ricerca d'occupazione, di raccomandazione, istanze.
d) Comporre orale. Composizioni estemporanee e meditate su temi assegnati dal maestro. Lezioni per aspetto. Comporre scritto. Riassunto di letture fatte con accenno alle impressioni ricevute. Lezioni per aspetto.
e) Comporre orale e scritto. Lettere d'affari, promemorie, benserviti, telegrammi, ordinazioni ecc.
f) Comporre orale e scritto. Lettere commerciali.
g) Comporre orale. Dialoghi su temi dati o come riepiloghi di lezioni oggettive.
Comporre scritto. Racconti morali ed educativi.
SAGGIO DI TEMI
1. Se avessi voluto bene alla mamma, non le avrei dato questo dispiacere. Mi pento di cuore.
2. Un vostro conoscente, poco istruito, vorrebbe entrare come manuale nelle ferrovie dello Stato e vi prega di stendere l'istanza che deve presentare.
3. Fulvio non è venuto a scuola. Suo padre deve andare lavoro. Povero fanciullo!
4. Sono ricco, esclamò oggi Carlino, tornando dalla scuola, quasi per consolarsi d'un rabuffo del maestro. Sono ricco, e che bisogno ho io di studiare? Scrivigli una letterina per fargli
capire il suo torto.
5. Un tuo amico ti ha pregato di scrivere una lettera di scusa. (A chi? Perchè?). Esaudiscilo.
6. Oh l'inverno !..... Che gaia stagione, dicono gli uni, i meno..... Che triste stagione, dicono gli altri, i più..... Quali pensieri ti vengono nella mente riflettendo su questi diversi pareri?
7. Un forte temporale ed una grandinata distrussero il raccolto della vigna di un povero vostro condiscepolo. Quel che faceste insieme cogli altri per confortarlo e venirgli in aiuto. 8. Fuggi la compagnia dei tristi, ripeteva il babbo a Costantino. Questi non volle ascoltarlo, ed ora.....
9. Chi prima non pensa, all'ultimo sospira.
10. La tentazione era forte, ma Tonio ne uscì vittorioso. 11. Piove a dirotto ed un povero bambino si trascina piangendo per le vie fangose. Storia del fanciullo.
12. Voleva rimettere il tempo perduto, ma era troppo tardi. Pianse amaramente e si pentì.
13. Bravo, disse la mamma a Tullio, comportati sempre cosi e renderai contenti i tuoi genitori.Perchè Tullio meritò questa lode ?
14. Scrivete al babbo in occasione del suo onomastico.
15. Avete saputo che vostro cugino pratica male. Scrivetegli una lettera per esortarlo ad abbandonare i cattivi compagni.
16. Ahi! fu inseguito e cadde in un fosso.
17. Scrivete una lettera di affettuoso rimprovero ad un vostro compagno, che con la sua cattiva condotta contrista la povera e vedova madre sua.
18. Attilio è ritornato da scuola mesto e silenzioso.
19. Verrò a passare le vacanze con te, se sarò approvato agli esami. Lettera ad un amico lontano.
20. Cesarino si doleva del risultato degli esami ed il babbo gli disse: Non si raccoglie quando non si semina.
21. Vittorio era ritenuto un fanciullo di cattivo cuore e scapato. Eppure un giorno.....
22. Un brutto fatto durante la ricreazione.
23. Stava alle prese col problema assegnatogli per la prova bimestrale, ma alla mente gli si affacciava la mamma che era malata.
24. Qual'è il fatto che più vi è rimasto impresso fra quelli accaduti nella scuola durante l'anno?
25. Avete assistito ad un atto di prepotenza. Narrate e dite che sentiste nell'animo vostro.
26. Lo trovò a leggere una cartolina diretta al babbo....... Che lezione a quel curiosetto !
27. Il babbo andò per fargli un rimprovero e finì invece per aprirgli le braccia e baciarlo.
28. Ho perduto un anno! Qual triste esempio per i miei fratellini e qual dolore per il mio povero babbo.
29. Dimostrare con un racconto che la pigrizia è madre dell' ignoranza e della povertà.
30. Lucia fa l'elogio di sua madre, donna casalinga e massaia. Espone le principali occupazioni a cui la madre attende il mattino, il pomeriggio e la sera, e con quanta sollecitudine provvede all'ordine ed alla nettezza della casa ed alla salute dei figliuoli.
31. Invitate un vostro amico ad una scampagnata nella vostra villetta.
32. Invitate un vostro amico ad associarsi ad un'opera di beneficenza.
33. La maestra ha interrogato in classe quale sia il più bel giorno per una scolara.
34. Offrite con lettera ad un amico caduto in isventura il frutto dei vostri risparmi.
35. Sconsigliate un vostro amico da una vendetta, indicandogli i mali che gliene potrebbero derivare e facendo notare quanto sia nobil cosa il perdono.
36. Manifestami il voto più ardente dell'animo tuo. Lettera ad un amico.
37. Un alunno, prendendo alla fine dell'anno scolastico commiato dal suo maestro, lo ringrazia dell'affetto amoroso e sapiente con cui lo indirizzò alla virtù ed al sapere.
38. Scriva l'alunno alla sua buona mamma, e le narri di un caso pietoso di cui egli è stato spettatore nell'andare a scuola.
39. Consigli ad un giovinetto vostro amico che ha manifestato il desiderio di abbandonare gli studi e darsi a vita gaia e spensierata.
40. Meglio bere nel proprio nappo di legno che nell'altrui d'oro.
41. Impara l'arte e mettila da parte.
42. Dite del piacere provato nel ricevere una lode od un premio dal babbo per aver adempito al proprio dovere.
43. Il cattivo uso del danaro.
44. Chi va piano va sano e va lontano.
45. Raccontate come avete passato le vacanze natalizie. 46. L'abito non fa il monaco.
47. Chi amo e perchè?
48. Oh se fossi ricco, quante lagrime vorrei asciugare, quante miserie alleviare!
49. Danaro ben impiegato.
50. Chi ti pare meglio di rispettare: il ricco sfondato ed avaro o il povero artigiano che campa di lavoro?
51. Udisti mai parlare di soldati? Che concetto te ne sei fatto? Manifestami liberamente il tuo pensiero.
52. Il ritorno dell'emigrante dopo una lunga assenza. 53. Il giorno dei morti al cimitero.
54. Vi piacciono i fiori? Perchè?
55. Descrivete qualche scena naturale alla quale avete assistito (una levata del sole, un tramonto, un temporale, una giornata di estate, di primavera, di autunno e d'inverno).
56. Siete mai entrato in un negozio a fare acquisto di alcunchè? Dite in che consistesse la cosa acquistata e fatevi ricordare possibilmente le parole scambiate in quell'occasione.
57. È finito l'anno scolastico: Uno sguardo al passato, uno all'avvenire.
58. Tutti, chi più, chi meno, hanno dei dispiaceri. Orbene, dimmi quello che ti arrecò maggior dolore.
59. La fiera del tuo paesello.
60. Il bacio della mamma come premio di una buona azione o come perdono di un fallo commesso.
61. Una bugia mi costò molto cara.
62. Anch'io ho fatto quel po' di bene che ho potuto, e sono contento!
63. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.
64. Se tu avessi cinque lire, che ne faresti ?
65. Dite quali fiori scelse la Maria per fare un bel mazzo alla maestra nel giorno della sua festa, e quali le sue parole nell'offrirglielo.
66. Un giorno Pierino andò a bagnarsi nel fiume senza il permesso dei genitori, e male gliene incolse.
67. Trascrivetemi tutti gli oggetti che si trovano nella vostra officina.
68. Descrivete in un raccontino una escursione fatta o narrate qualche episodio storico o qualcosa che si riferisca al paese visitato.
69. Dove abitate? quali vie attraversate per recarvi a casa? quali negozii feriscono più i vostri occhi? Parlate di qualcuno di essi. 70. Peppino, giovane di negozio, invia ad un signore la fattura delle compere da lui fatte nella mattinata.
71. Un castigo ben meritato.
72. Non vi è mai accaduto di essere stato accusato da un vostro compagno di una colpa di cui eravate innocente? Esponete il fatto, e dite quello che avete provato nel vostro cuore, e come vi siete comportato con quel fanciullo.
73. La mia casetta.
74. La lingua non ha ossa, ma fa rompere il dorso.
75. La mamma è malata. Adelia, quantunque tredicenne, ne deve fare le veci e sorvegliare le sorelline minori. Come adempie questa difficile missione la buona giovinetta?
76. Una ricevuta ed un contratto di locazione.
77. Coloro che disprezzano le correzioni non possono essere nè buoni e nè dotti.
78. Che avvenne a Giulio fanciullo curioso?
79. Un caro ricordo.
80. I divertimenti riescono graditi ugualmente quando non si è adempiuto al proprio dovere o quando si è soddisfatto a tutti gli obblighi che ognuno ha verso di sè e verso degli altri? Dimostratelo con un racconto.
81. Quale stagione vi piace di più? perchè? 82. Il lavoro è fonte di ricchezza e di onori. 83. Il ritorno del soldato alla casa paterna. 84. La mia scuola.
85. Qual'è la persona della vostra famiglia che amate di più? perchè?
86. Chi non ha cuore verso le bestie, non ha cuore col suo simile.
87. Relazione di un fattore di campagna al suo padrone sui danni prodotti dalla grandine.
88. Il Duomo della vostra città.
89. A me piace tanto l'autunno!
90. Una cattiva azione.
91. Effetti dell'ubbriachezza.
92. Compilate tre telegrammi con non più di quindici o al più venti parole ciascuno, compreso nome ed indirizzo, uno dei quali sia commerciale e gli altri privati.
93. Raccontate come Amelia, fanciulla buona ed affettuosa, invitata (da chi?) ad un divertimento (quale ?), preferisce rimanere in casa a tenere compagnia alla sorellina malata.
94. I divertimenti del carnevale.
95. Ne uccide più la gola che la spada.
96. Le apparenze ingannano.
97. La limosina non fa impoverire.
98. Guardati, o giovinetto, dal piacere che costi lagrime al tuo simile!
99. Buona volontà supplisce a facoltà.
100. Le vacanze autunnali. Dite come le passerete, sia che sarete promossi, sia che non sarete promossi.
1° maggio 1908.
Nicola Pansardi
Nozioni Di Grammatica Italiana con Brevi Letture Ad Uso Delle Classi Elementari Sup.
Tip. Editrice F.lli Rossi
1915
A TE
CHE MI SEGUISTI NELLE POCHE GIOIE
E NEI MOLTI DOLORI
ORA E SEMPRE.
PREFAZIONE
Come si vede, do alla stampa una grammatichetta. Esponendo essa le diverse parti del discorso - dopo aver parlato della proposizione e del periodo - prima forma che assume il pensiero nel suo manifestarsi - presenta molti e svariati esempi. L'esempio non è messo a casaccio ed il maestro, che ha di mira educare alla grammatica, al buono ed al bello il pensiero e l'espressione dell'alunno, scorgerà subito che un po' di utile
potrà raccogliersi anco per quest'operetta,
Mi son permesso poi – alla fine di ogni esempio - delle chiamate: Le ho volute queste chiamate semplicemente per seguire un mio principio didattico e non a norma o guida degli insegnanti, 1 quali - fuor d' ogni dubbio - se trasportati alla scuola da perfetta vocazione - san trovare meglio che io non abbia pensato - le vie di allettamento alla nostra lingua, sbocciata fra l'alba di un evo fatidico nella sua bellezza maggiore.
Dalla scuola di campagna "Melara" nel gennaio '915.
INTRODUZIONE
Le parole di un discorso possono considerarsi unite fra di loro in modo da formare proposizioni, e possono considerarsi separatamente l'una dall'altra.
L'esame accurato delle proposizioni e delle loro parti si dice analisi logica; l'esame accurato di ciascuna parola si dice analisi grammaticale.
ANALISI LOGICA
Proposizione
1. Il giudizio è un'operazione della nostra mente con la quale affermiamo che è, o come è, una cosa: Alfredo è fanciullo - La neve è bianca.
2. La proposizione è un giudizio espresso con parole pronunziate o scritte.
3. Le parti essenziali del Giudizio, e della Proposizione, sono il soggetto, il verbo e l'attributo; le non essenziali sono i complementi.
4. Il soggetto è la cosa su cui formiamo il nostro giudizio: Alfredo, neve.
5. L'attributo è quel che noi diciamo del soggetto: Fanciullo, bianca.
6. Il verbo afferma lo stato del soggetto: È - Verbo propriamente è il solo verbo essere che si chiama verbo sostantivo: tutti gli altri sono formati dal verbo e dall'attributo, e si dicono verbi attributivi. Il fanciullo PARLA, il fanciullo È PARLANTE.
7. Ogni parola per lo più preceduta dalla preposizione, messa a dinotare qualche circostanza, si dice complemento.
8. Il complemento non preceduto da preposizione si dice complemento diretto: Anche gli uccelli amano I LORO NIDI.
9. Il complemento preceduto da una preposizione si dice complemento indiretto; Le fiere tornano AL LORO OVILE.
10. I soggetti, gli attributi e i complementi possono essere delle intere proposizioni; Certo è che IL DEBOLE NON SI DEVE METTERE A COMBATTERE COL VALENTE; Il precetto primo e massimo è CHE GLI UOMINI AMINO DIO SOPRA OGNI COSA.
Specie della proposizione
11. Le proposizioni possono riguardarsi: 1° per l'importanza che hanno nel discorso, e 2° per le parti che la formano.
12. Per l'importanza la proposizione sono principali e subordinate; per le parti che la formano semplici, composte, complesse, ellittiche, assolute.
13. Principali sono le proposizioni che s'intendono senza l'aiuto di altre proposizioni, o hanno maggior importanza delle altre: I due sterminati Oceani, che dagli opposti fianchi dell'Africa vengono a questo capo, SI COZZANO CON FURIOSI URTI.
14. Secondarie son tutte le proposizioni che non si comprendono bene senza l'aiuto di altre proposizioni: PER TORLO DALLA SUA SPERANZA disse Biondello.
Sono secondarie tutte le proposizioni che hanno il verbo all'infinito, al gerundio, al congiuntivo; e stanno legate alle altre per mezzo di pronomi o congiunzioni: Basta che vi diate A INFASTIDIRE i miei nemici; ANDANDO il leone un dì alla caccia, si riscontrò con un liofante; Al savio si appartiene ch'ei non SIA contento del suo ingegno: Molta forza è molte volte nei corpi, I QUALI sono deboli; Niuno ama la patria, PERCHE sia grande, MA perchè è la sua.
Per le parti che le formano le proposizioni sono:
15. Semplici quelle che hanno il solo soggetto, il solo verbo e il solo attributo: I monti sono verdeggianti, i monti verdeggiano.
16. Composte quelle che hanno più di un soggetto, di un attributo, di un complemento: Quivi i PERICOLI e le CURE fanno amarissimo il VINO e il CIBO.
17. Complesse quelle che hanno complementi: NELLA QUAL FESTA armoneggiando ALLA CATALANA avvenne.
18. Ellittiche quelle in cui si sottintende qualche parte: Pregate (VOI) il Signore.
19. Assolute quelle che sono espresse con un participio passato, a cui si sottintenda avendo o essendo; Per i capelli PRESOLO, con tutta la cassa il tirò fuori. Il mulo, DATI i crini al vento, volle correre come il
cavallo.
Periodo
20. Il Periodo è l'unione di più proposizioni disposte fra loro in modo da presentare un senso compiuto; Se coloro che non sanno una contrada, volendo prendere la via, si accostano volentieri a chi ben la sa; quanto maggiormente i giovani debbono accostarsi ai vecchi per prendere la via della vita che è loro nuova?
31. Le parti principali di un periodo si dicono Membri; Se coloro che non sanno...fino a ben la sa è il primo membro; quanto maggiormente... fino a nuova è il secondo membro.
22. In un periodo sono tante le proposizioni, quanti sono i verbi espressi o sottintesi.
23. Gli ausiliari logici, e gl'infiniti che li seguono vanno considerati come un verbo solo: Con tutto il dolore e la compunzione io non POTEI TENERE le risa (non [tenni).
24. Gli ausiliari logici sono dovere, potere, solere, ed anche volere e fare. Nei costumi si DEE vedere una modestia grande; Il buon cittadino si duole che mai HA POTUTO spendere; La compagnia dei rei SUOL esser principio di male; Questo VUOLSI intendere per accademia; FA di tornare al più presto.
25. In un periodo una deve essere la proposizione principale; tutte le altre sono secondarie: SPECIALMENTE, E SOPRA GLI ALTRI, SIAMO NOI OBBLIGATI AL PADRE E ALLA MADRE, ai quali siamo tenuti non solamente per inclinazione e per comandamento d'Iddio, ma eziandio per i benefizi ricevuti.
Analizzare logicamente un periodo vuol dire: trovarne le proposizioni e le loro parti.
ESEMPIO (l'insegnante lo faccia leggere agli alunni e pretenda il numero delle proposizioni, e di ciascuna di esse il soggetto, il predicato, e i rispettivi compimenti diretti ed indiretti. )
Non passò molto ed il Chiappetta raggiunse la meritata fine. Un certo Gennaro Ricciardi pensava sempre a saldargli un vecchio conto, poichè gravi dissapori gli mantenevano desto un sentimento di vendetta, L'audace brigante dopo i fatti di Laino sali ben vero in credito per l'ardimento, ma non ebbe più una banda. Quel che aveva avuti compagni di delitto si dispersero, ed alcuni espatriarono anche, mentre egli, solo e fuggiasco, continuò a vivere di ruberie.
Una sera si fermò a dormire all'aperto in una macchia a confine del territorio di Castelluccio. Il Ricciardi, che già da tempo ne teneva d'occhio le mosse, gli spezzò il cranio con un colpo di scure, e quindi ne depezzò il cadavere.
R. Viceconti (Vicende storiche della città di
ANALISI GRAMMATICALE
26. Sono otto le specie di parole che un uomo può profferire: nome, pronome, aggettivo, articolo, verbo, avverbio, preposizione, congiunzione, interiezione.
27. Il nome, il pronome, l'aggettivo, l'articolo e il verbo, perchè mutano le loro finali, vengono detti variabili: Tavola tavole, egli eglino, nero neri, studiare studia studiando; l'avverbio, la preposizione, la congiunzione e l'interiezione, perchè non le mutano, vengon dette invariabili: Sta BENE stanno BENE, CON l'amico CON l'amica, penna E carta, penne E carte, AHI dolore AHI speranza!
28. La parte che in una parola variabile cambia si dice Desinenza; la parte che non cambia Radicale; pa- dr-E, ess-o, buon-o, am-o.
Voler sapere una parola a quale di queste specie appartenga vuol dire: voler sapere la natura di questa parola.
29. Tutto ciò che modifica il significato primitivo di una parola si chiama Accidente: il genere è un accidente, il tempo è un accidente.
Analizzare grammaticalmente una parola significa: cercarne la natura, la specie, gli accidenti.
Nome
Natura
30. Il Nome è una parola che serve a chiamare le persone o le cose: Pietro, maestra, calamaio, Roma.
Specie
31. Il nome è di due specie proprio e comune, o appellativo.
32. Il Nome proprio serve a chiamare un oggetto, di cui non vi è altro eguale: Luigi. Roma, Po; il Nome comune serve a chiamare un oggetto, che abbia dei simili, Maestro, città, fiume.
33. Certi nomi comuni, che anche al singolare indicano moltitudine di cose, si chiamano Collettivi: Esercito, collegio; certi altri che vengon formati dagli aggettivi si dicono Astratti: Saggezza (da saggio), crudeltà (da crudele).
Accidenti
34. Il nome ha quattro accidenti: genere, numero, alterazione, relazione.
GENERE
35. I generi del nome son due, maschile e femminile. Il genere si conosce al significato, e se non si può, si conosce alla terminazione.
1° Si conoscono al significato:
a) I nomi degli uomini e degli animali. Enea, pilota, leone sono maschili; Saffo, levatrice, leonessa sono femminili.
b) I nomi dei frutti (i quali debbono finire in a) che sono femminili: Mela, ciliegia, albicocca.
c) I nomi degli alberi (i quali debbono finire in o) che sono maschili: Melo, ciliegio, albicocco.
d) I nomi delle città che sono femminili: Roma, Atene, Corfù. Ma quelli che finiscono in i, ovvero in o, possono essere anche maschili: Napoli bello e bella, Torino patriottico e patriottica.
e) I nomi epiceni, cioè i nomi delle bestie che hanno un sol genere per esprimere il maschio e la femmine: Aquila, pantera, triglia son femminili, e si adoperano anche per dinotare il maschio; corvo, cammello, merluzzo sono maschili, e si adoperano anche per chiamare le femmine.
Sono epiceni i nomi di quasi tutti gli animali, eccetto alcuni mammiferi.
Per distinguere il maschio dalla femmina si dice l'aquila maschio, l'aquila femmina; o meglio: IL MASCHIO dell'aquila, la FEMMINA del merlo.
2° Si conoscono alla terminazione tutti i nomi di cose inanimate stabilendo che:
a) I nomi finiti in a, con qualche eccezione (1) e quelli finiti in u, senza eccezione, sono femminili: La penna, la virtù.
b) I nomi finiti in o, eccetto mano, spiganardo ed eco, sono maschili: Il palazzo, il letto.
c) Dei nomi finiti in e ed in i alcuni sono maschili: cuore di: alcuni femminili: luce, sintassi; alcuni maschili e femminili: fonte, eclissi.
36. Alcuni nomi non cambiando di terminazione. ma solamente di genere, cambiano anche di significato: Tema (argomento) è maschile, Tema (paura) è femminile; Margine (estremità) è maschile, Margine (cicatrice) è femminile.
NUMERO
37. I numeri sono due, singolare, quando si tratta di un oggetto solo: Carta, penna, calamaio e plurale quando trattasi di più oggetti: Carte, penne, calamai.
38. Il plurale de' nomi si forma cambiando la ultima lettera in i, eccetto pei femminili in a che si cambia in e: Poeta, fiore, palasso, madre, mano, fanno poeti, fiori, palazzi, madri, mani; ma però Carta, fanciulla fanno carte e fanciulle.
39. Quando al plurale si vuol mantenere il suono schiacciato del c e del g si frappone un' h: Borgo, borGHI, bifolco, bifolcHI; VerGA verGHE, monaca monaCHE.
40. Se le parole finiscono in ico al plurale non si può frapporre l'h; perció Medico, pacifico debbono fare medici, pacifici.
41. De' nomi finiti in io, se l'i è accentuato, si mantiene al plurale, se no, si perde: Vocio, mormorio, leggio fanno al plurale vocii, mormorii, leggii; ma socio, seminario, collegio fanno socii, seminari, collegi.
42. Tra' nomi finiti in ia, l'i si mantiene sempre al plurale, eccetto quando l'i, non accentuato, è preceduto da c o da g: Scimmia, orècchia, sèdia fanno scimmie, orecchie, sèdie; bugia, farmacia fanno bugie, farmacie; ma caccia frangia fanno cacce frange.
43. Conservano l'i al plurale i nomi che potrebbero confondersi con altri: Demònio, principio, purgatòrio, camicia fanno demònii, principii, purgatorii, camicie, per non confondersi col plurale di: Demone, principe, purgatore, càmice.
IRREGOLARI
44. Tutti i nomi che nel formare il plurale si allontanano dalla forma comune si dicono Irregolari: Però sono irregolari:
a) Gl'invariabili, cioè i nomi che al plurale conservano la desinenza del singolare Essi sono:
1° i monosillabi: un RE, più RE;
2° I nomi accentuati una CITTÀ un CAFFÉ, un Dì, un FALÒ, una VIRTÙ, più CITTÀ, più CAFFE, più Dì, più FALO, più VIRTÙ:
3.o I nomi che già finiscono in i: una DIOCESI, molte DIOCESI:
4.° I nomi che finiscono in ie: una SERIE, SERIE (eccetto MOGLIE che MOGLI).
b) I nomi che al plurale escono in a: Cantaio cantaiA, paio paiA
c) I nomi che al plurale escono in ie in a: Braccio bracci braccia; anello anelli anella.
d) I tre nomi Dio, uomo, bue, che fanno Dei, uomini, buoi.
DIFETTIVI
45. Tutti i nomi che si possono usare solo in un numero si chiamano Difettivi.
Sono difettivi di plurale mane, mele, prole ecc. son difettivi di singolare annali, bassecole, calende ecc.
ALTERAZIONE
46. L'alterazione è il cambiamento fatto all'ultima sillaba di un nome per modificarne il significato, senza usare gli aggettivi grande, piccolo, bello, spregevole. I nomi alterati sono accrescitivi, diminutivi, vezzeggiativi, peggiorativi.
47. Modificando l'ultima sillaba in one, il nome si chiama accrescitivo: Naso nasone (naso grande)
48. Modificandola in etto ello, DIMINUTIVO: Elmo elmeTTO, villano villaneLLO (elmo piccolo, villano piccolo)
49. Modificandola in ino, VEZZEGGIATIVO: Fanciullo Fanciullino (fanciullo bello).
60. Modificandolo in accio, azzo, ognolo, PEGGIORATIVO: Libraccio, popolazzo, medicòNZOLO (libro popolo medico spregevole).
51. Facendo alterare alcuni nomi femminili diventano maschili: LA camera, LA strada, diventano IL camerino Lo stradone.
52. I nomi non si alterano nella desinenza che già tengono; per cui non si dirà: balvonoNE, vinINO, lacCIACCIO.
RELAZIONE
53. Le Relazioni del nome sono i vari uffici che un nome fa nella proposizione. Esse sono tre, soggetto, attributo, complemento.
54. Quando il nome è soggetto, attributo e complemento diretto non riceve preposizione.
ESEMPIO (L'insegnante spieghi la moralità dell'arabo. Mostri al vivo quei tali che buttano via il loro e non si correggono. Pretenda dagli alunni la conoscenza dei diversi nomi.)
IL GATTO E LA LIMA - Un gatto entrò un giorno nella botte d'un fabbro, e trovò per terra una lima, e si mise a leccarla. E la sua lingua cominciò a buttar sangue, e il gatto credeva che quel sangue uscisse dalla lima, e lo beveva. Infine...
Infine così vi si consumi la lingua, o maldicenti, che vorreste ch'ella tagliasse e forasse !
(Loquam, l'Esopo arabo)
Pronome
Natura
55. Il Pronome è una parola che sta in luogo di un nome: Chi può intendere questo poema? Esso ha nelle sue profondità di tempio o di catacombe tutto il sensibile e il soprasensibile. (Specie
56. Il pronome è: Di persona, Di cosa e Di persona e cosa.
57. I principali Pronomi di persona sono: io, tu, sè, egli, questi, cotesti, quegli, altri, altrui, costui, cotestui, colui, taluno, ognuno, qualcheduno, certuni, chicchessia, chi, chiunque. I principali Pronomi di cosa sono: ciò, chicchessia, che, che. I principali Pronomi di persona
cosa sono: quale, che, cui, esso, desso, ne, ci, vi.
Accidenti
58. Gli accidenti del pronome sono il genere e il numero e la relazione.
59. Io, plurale, noi, è d'ambi i generi; e quando to non è soggetto, al singolare si dice me, al plurale noi. Invece di me oggetto, e a me puó dirsi mi; invece di noi oggetto, e a noi può dirsi ne, ci.
60. Tu, plurale voi, è d' ambi i generi, e quando non è soggetto si dice te, voi - Invece di te oggetto o a te può dirsi ti, invece di voi oggetto o a voi può dirsi vi.
61. SE è singolare e plurale, d'ambo i generi, ma non si può usare come soggetto - Invece di sè oggetto o a sè può dirsi si.
62. Le voci mi, ti, ci, vi, si, ne, gli, le vengon dette affissi. Essi possono stare innanzi, ma separati dai verbi; ovvero dopo, ma incorporati co' verbi: MI consiglasti e visitastimi.
Negl'imperativi, infiniti, e gerundi stan dopo Persuadi persuaderTI, persuadendoTI.
63. Dietro a verbi monosillabi o accentuati raddoppiano la consonante: Fussi, portoMMI.
64. Quando stan dopo agl'infiniti, e alle terze persone plurali sdrucciole, gl'infiniti e le terze persone perdono l'ultima vocale: Amarsi, amavansi.
65. Innanzi a ne, lo, la, ecc. si cambiano in me, te, ce, ve, se, glie; ME ne vado, TE lo dono.
66. EGLI, femminile ella, plurale eglino, elleno, quando non sono soggetti, al singolare si dice lui, lei, al plurale loro.
1. All'oggetto, invece di lui, lei si dice anche il, lo, la; invece di loro anche li, gli, le.
2. Gli può stare in luogo di a lui;
3. Le in luogo di a lei;
4. Loro in luogo di a loro. di loro: GLI dissi (a lui), LE parlai (a lei), date LORO, figli LORO (date a loro, figli di loro).
67. QUESTI, COTESTI, QUELLI, si adoperano solo al soggetto, singolare. maschile: QUESTI (questo uomo) vuole che, incrudelisca.
68. ALTRI e ALTRUI non hanno plurale: altrui non si adopera mai come soggetto, altri sempre come soggetto e come oggetto: Uscinne mai alcuno o per suo merto o per ALTRUI?. Sempre a me piacque piuttosto farmi ALTRI obbligato che obbligarmi.
69. OGNUNO, TALUNO, QUALCUNO, QUALCHEDUNO, CERTUNI, Col femminile, ognuna, taluna, qualcuna, qualcheduna, certune hanno tutte le relazioni. Certuni non ha singolare, gli altri non han plurale.
70. COSTUI, COTESTUI, COLUI, al femminile, costei, cotestei, colei, e al plurale costoro, cotestoro, coloro si adoperano in tutte le relazioni.
71. CHICCHESSIA di genere comune, plurale chi che sieno, ha tutte le relazioni.
72. CHI CHIUNQUE Sono d'ambo i generi, e hanno tutte le relazioni, ma chiunque è di solo numero singolare.
73. CIÒ e CHICCHESSIA Son difettivi di plurale; e invece di chicchessia puó dirsi che che.
74. QUALE che fa al plurale quali, e che resta invariabile, hanno tutti e due i generi e tutte le relazioni.
75. CUI d' ambo i generi e numeri si usa solo per complemento - Non si dice: I DI CUI costumi, LE DI CUI sorelle, ma I CUI costumi, le sorelle DI CUI.
76. Esso, DESSO fanno al femminile essa, dessa, e al plurale essi esse, dessi desse. Esso ha tutte le relazioni, desso è solo attributo: Tu non mi par DESSO.
Esso, restando invariabile, può essere seguito da lui, lei, loro: Se ne tornarono al di là delle Alpi, e Berengario con ESSO LORO.
77. NE, CI, VI d'ambo i generi, sono sempre invariabili tanto per persona, quanto per cosa, e si adoperano come complementi; ne anche come soggetto: Non vedete fichi sulla mensa, perchè in questa stagione non ve NE sono buoni.
ESEMPIO (L'insegnante spieghi la moralità della favola. Pretenda poi dagli alunni la conoscenza dei diversi pronomi.)
LA QUERCIA E IL PORCO. - Un porco crocchiava ingordamente, sotto un'alta quercia, le ghiande che n'erano cadute. Mentre ne stritolava una fra i denti, con gli occhi ne mangiava un'altra.
«Bestia ingrata!» disse alfine la quercia dall'alto dei suoi rami: «tu ti pasci de' miei frutti, e non butti quassù nemmeno un'occhiata per ringraziarmi!»
E il porco buttò lassù un'occhiata, e grugnì: «Ti ringrazierei quanto tu volessi, se io potessi soltanto dubitare che per me tu le lasci cadere, le tue ghiande! »
(Lessing. Tradotta dal
Aggettivo
Natura
78. L'Aggettivo è una parola che sta unita al nome per qualificarlo. es. La cucina piccola fa la casa grande
Specie
79. L'aggettivo è di due specie qualificativo e determinativo.
Qualificativo se esprime qualche qualità che troviam nel nome: Carta ROSSA, metallo PESANTE.
Determinativo se esprime di quali e quanti nomi parliamo: QUESTO fiore, libri MIEI, QUATTRO cavalli.
Accidenti
80. Gli accidenti dell'aggettivo sono il genere, il numero, e nei qualificativi, anche il grado e l'alterazione.
GENERE
81. Gli aggettivi prendono il genere del nome accompagnano: e sono maschili tutti quelli che terminano in o: Padre BUONO: Femminili quelli che terminano in a: Madre BUONA. Maschili e femminili quelli che finiscono in e, in i e gl'invariabili: padre PRUDENTE madre PRUDENTE; numero PARI serata PARI; QUATTRO uomini QUATTRO donne.
NUMERO
82. Gli aggettivi finiti in a fanno al plurale e; tutti gli altri fanno i Madri BUONE, padri BUONI, numeri PARI.
83. Qualsivoglia, qualsiasi fanno al plurale qualsivogliano, qualsisiano.
84. Mancano di singolare gli aggettivi, parecchi, entrambi, ambo, ambi, ambedue e tutti gli aggettivi numerali cardinali, eccetto uno.
Mancano del plurale gli aggettivi, ogni, qualche, qualunque e uno con tutti i suoi composti (ciascuno, nessuno ecc.) eccetto alcuno e certuno.
GRADO
85. I gradi sono due: Comparativo e Superlativo, Ogni aggettivo qualificativo si dice POSITIVO.
86. Il Comparativo dinota il paragone che si fa tra due qualità, e può essere di Eccesso, di Eguaglianza e di Difetto.
87. Il Comparativo di eccesso si forma mettendo la paroletta più innanzi al positivo: Pietro è PIÙ GENTILE di Paolo.
Le parole migliore, peggiore, maggiore, minore so no comparativi di buono, malo, grande, piccolo e non hanno bisogno del più.
88. Il Comparativo di eguaglianza si forma mettendo tanto quanto innanzi al positivo: Paolo è TANTO buono QUANTO Pietro.
89.Il Comparativo di difetto si forma mettendo la paroletta meno avanti al positivo: Paolo è MENO gentile di Pietro.
90. Il Superlativo dinota una qualità perfetta; ed è Assoluto e Relativo.
91. Il superlativo dicesi assoluto quando dinota una qualitá perfetta.
Si forma modificando in issimo, e qualche volta in errimo, la finale del positivo: Santa santissIMO, celebRE celebERRIMO. Le parole ottimo, pessimo, massimo, minimo, sono superlativi di buono, male. grande, piccolo senza modificare la finale del positivo.
92. Il Superlativo relativo dinota una qualità perfetta in paragone ad altre, e si forma preponendo al comparativo l'articolo: Compì subito IL PIÙ TRISTO disegno del mondo.
Si guardi di ripetere due volte l'articolo, e dire: L'uomo IL piú prudente, Lo stomaco IL più duro.
93. Certi aggettivi che di lor natura dinotano qualità perfetta non possono diventare superlativi: Omnipotente, impossibile, ultimo.
ALTERAZIONE
94. Alcuni aggettivi possono alterarsi come i nomi: così da piacevole si fa piacevolone, da bruno bruNASTRO da cattivo, cattivELLO.
Aggettivi determinativi
95. Gli aggettivi determinativi sono: Indicativi, Possessivi, Numerali.
INDICATIVI
Gli Aggettivi indicativi dinotano precisamente di quale nome si parla: QUESTO libro, QUEL calamaio, TUTTI gli uomini, Nessuna donna - I più ordinari questo, cotesto, quello, stesso, medesima, altro, qualsivoglia, tutto, nessuno.
96. L'aggettivo uno, femminile una, quando non esprime numero, si chiama articolo indeterminativo. UNO si tronca innanzi a tutti i nomi che non cominciano da s impura, una si apostrofa innanzi a Vocale: UNO stipo, UN uomo, UN leone, UNA sedia, UNA spada, UN'anima.
97. QUESTO - Con le parole mane, mattina, sera, notte invece di questa si può usare sta: Stamane, stamattina, stasera, stanotte.
98. QUELLO - e qualche volta questo, adoperati da soli sottintendono le parole termine, tempo, natura, territorio, ecc: A QUESTO (termine) condotto mi hanno-Ivi stette QUELLO (tempo) che gli piacque - Avea di QUEL (natura) di Adamo - Avea un uccellatore in QUEL (territorio) di Prato presa una quaglia.
99. QUALSIVOGLIA, d' ambo i generi, fa al plurale qualsivogliano: Con l'orrido supercilio coperto da QUALSIVOGLIA cappello.
100. POSSESSIVI — Gli aggettivi possessivi indicano a chi appartiene una cosa: Carta MIA, libro TUO.
Essi sono mio, tuo, suo, nostro, vostro; e fanno al femminile mia, tua, sua, nostra, vostra; e al plurale miei, tuoi, suoi, nostri, vostri, mie tue, sue, nostre, vostre. Adoperati senza nomi al maschile singolare, sottintendono roba: Costituendolo erede di tutto il suo. Adoperati soli al maschile plurale, sottintendono parenti, amici, soldati: Chi non saprà vivere coi SUOI, molto meno sa vivere cogli estranei.
Nel dubbio suo si riferisce al soggetto; in ogni altro caso si dice di lui, di lei, di lora: Nerone fece morire SUA madre e Seneca; e la moglie di LUI si svenò di dolore.
101. A qualunque aggettivo adoperato solo nel maschile singolare si sottintende il nome cosa: Udendo la madre QUESTO (questa cosa), disse.
102. NUMERALI - Gli aggettivi Numerali indicano di quante cose si parla, e l'ordine col quale sono disposte: TRE tavole, OTTAVO fanciullo.
Sono tutti invariabili, eccetto uno che fa una, e mille che, preceduto da un numero, fa mila: UNA fanciulla; quattro MILA cavalieri.
Nessun aggettivo numerale ha singolare, eccetto uno che non ha plurale, se non in corrispondenza di altri: Gli UNI e gli ALTRI levarono gli scudi.
Gli aggettivi ventuno, trentuno ecc. messi dopo il nome restano invariabili, messi prima prendono il genere del nome: Pecore VENTUNO; VENTUNA pecora. Un messo innanzi a un aggettivo numerale significa circa: UN venti soldati; UN cento fanciulli.
103. Gli aggettivi numerali che indicano semplicemente il numero si dicono CARDINALI; gli aggettivi primo, secondo, terzo....perchè provengono dai cardinali, ed indicano la serie delle cose, si dicono ORDINATIVI.
ESEMPIO (Lo legga il maestro. Poi lo faccia rileggere agli alunni e faccia osservare la vita che dà l'aggettivo alla figura del piccolo Garibaldi. Pretenda dagli alunni le conoscenze dei singoli aggettivi e li faccia declinare secondo gli accidenti, § 80. )
Articolo
104. L'articolo è una paroletta che si prepone al nome per determinarlo in modo particolare, o generico
Specie
105. L'articolo è determinativo e indeterminativo. É determinativo se indica una persona o una cosa in particolare, es. il babbo di Giulio.
Sono articoli determinativi:
il, lo, la che fanno al plurale i, gli, le.
É indeterminativo se indica una persona o una cosa genericamente, es. voglio un calamaio.
Sono articoli indeterminativi:
uno, un, una.
106. Si noti: 1° che l'articolo il si usa davanti ai nomi maschili che cominciano per consonante la quale non sia nè a, nè s impura.
2° che l'articolo lo si usa davanti ai nomi comincianti per z, s impura e per vocale, nel quale ultimo caso l'art. si apostrofa.
3° Che i loro plurali: i e gli seguono le stesse norme dei singolari. Gli, però, non si apostrofa se non dinanzi alla vocale i.
4° Che l'articolo la si usa davanti ai nomi femminili e si tronca quasi sempre dinanzi a vocale.
5° Che l'articolo le si usa come il precedente, non si apostrofa che davanti alla vocale e.
6° Che l'articolo uno si usa davanti ai nomi comincianti per z e s impura.
7° Che l'articolo un si usa davanti ai nomi che cominciano per consonante (che non sia s impura e z) e per vocale.
8. Che l'articolo una usasi dinanzi a tutti i nomi femminili. Se il nome incomincia per vocale l'articolo si apostrofa.
ESEMPIO (L'insegnante, dopo la lettura e la spiega del brano, faccia fare all'alunno l'analisi dell'articolo. )
MORTE DI Verbo
106. Il verbo è la parola che afferma lo stato del soggetto: La neve è fredda - Pietro dorme.
Specie
197. Il verbo è sostantivo e attributivo, e l'attributivo si suddivide in attivo, passivo e neutro.
Avere ed essere quando si adoperano semplicemente a coniugare un altro verbo, si chiamano ausiliari: Io Ho parlato (parlare), tu SEI baciato (baciare).
108. Il sostantivo afferma lo stato del soggetto, ma sta dall'attributo: Pietro È DORMENTE.
109. L'attributivo afferma lo stato del soggetto, ma è incorporato con l'attributo: Pietro DORME.
110. L'attivo afferma un'azione fatta dal soggetto, ricevuta da complemento diretto, chiamato OGGETTO, e si coniuga con l'ausiliario avere: L'uomo non HA maggiore nemico che sè stesso.
111. Il passivo afferma un'azione ricevuta dal soggetto, e fatta da un complemento, e si coniuga con essere: Il senno umano, se non Ê AIUTATO può mancare.
Si può anche coniugare co' temi semplici di venire: Se non VIENE aiutato: o opponendo si alle terze persone dell'attivo: Se non si aiuta.
112. Il neutro dinota un'azione che resta nel soggetto che la fa, o semplicemente lo stato del soggetto: Nel dì del giudizio tutti gli uomini morti TORNERANNO in vita; Svegliò la moglie che GIACEVA.
Accidenti
113. Cinque sono gli accidenti del verbo: coniugazione, modo, tempo, numero e persona.
CONIUGAZIONE
114. Le coniugazioni sono tre, e si distinguono dalla vocale che precede la finale re dell'infinito.
115. I verbi finiti in are sono della Prima coniugazione, quelli finiti in ere sono della Seconda, e i finiti in ire sono della Terza.
I verbi che all'infinito finiscono in rre, sono contratti da are o da ere: TRARRE, PORRE, SEDURRE, sono contratti da traere, ponere, seducere.
116. I verbi che nel coniugarsi non seguono questi modelli, si dicono irregolari: Dia, faccio, vengo sono irregolari da dare, fare, venire.
117. I verbi che nel coniugarsi mancano di persone, o di tempi, si dicono difettivi; se nulla vi CALE della nostra amicizia, abbiate compassione.
118. I verbi coniugati solo nella terza persona si dicono unipersonali, e per lo più han per soggetto proposizioni intere: Dove io vado mi CONVIEN portare la casa addosso.
119. I verbi che nel coniugarsi s'accompagnano con mi, ti, ci, si, vi si dicono riflessi, e prendono l'ausiliario essere: Voi VI SIETE già MESSO il freno.
MODI
120. I modi sono cinque: Infinito, Indicativo, Congiuntivo, Condizionale, Imperativo.
121. Il modo indicativo dà semplicemente notizia dell'azione: La FECE portare in Firenze.
122. L'Imperativo si adopera per comandare, pregare, consigliare: Ciascun potente non ABBIA in dispregio i piccoli.
Le persone dell'imperativo sono identiche a quelle del Congiuntivo presente, eccetto le due seconde: la seconda singolare è contraria al Congiutivo, la seconda plurale è quella dell' Indicativo.
L'Imperativo quando si adopera alla seconda persona singolare in senso negativo, si cambia in infinito: NonvOLER perfidiare contro chi può più di te.
123. Il Congiuntivo esprime un' azione che dipende da un'altra: DUBITO ch'ei non DICESSE da senno.
In tutte le persone del presente dei Congiuntive alla prima coniugazione vi è un i: Parli, parli, park parliamo, parliate, parlino; alla seconda e alla terz coniugazione vi è sempre un'a: LeggA, legga, legg leggiamo, leggiate, leggano; finisca, finisca, finisca, finiamo, finiate, finiscano.
134. Il Condizionale esprime un'azione che si verifica, se si verifica un'altra. Se eglino avessero veduto quello che egli aveva veduto, FAREBBERO il somigliante.
125. Il modo Infinito, che non si varia mai, si suddivide in Infinito propriamente detto: mangiare, aver mangiato; e Gerundio: mangiando, avendo mangiato, e participio; mangiante, mangiato.
126. TEMPI - I tempi sono tre:
1. Presente che dinota un'azione che si sta facendo: Leggo, scrivo.
2. Passato un'azione fatta: Leggeva, scrissi.
3. Futuro un'azione da fare: Leggerò, scriverò. I tempi espressi con una sola parola si dicono semplici: legge, leggeva, leggerò: espressi con più parole si dicono composti; ho letto, era stato letto.
I tempi si suddividono: e ogni modo ne ha un certo numero.
L' Indicativo ne ha otto, quattro semplici, e quattro composti: I presente, l'imperfetto, il passato remoto, il futuro sono semplici; il passato prossimo, il trapassato remoto e il futuro anteriore sono composti.
Il Congiuntivo ne ha quattro, due semplici e due composti: Il presente e l'imperfetto semplici; il passato e trapassato composti.
Il Condizionale, ne ha due, uno semplice e uno composto: Il presente semplice, il passato composto.
L'Imperativo due, il presente semplice; il passato composto.
127. NUMERI - I numeri del verbo sono due: singolare e plurale. Il singolare esprime lo stato di una persona: amo, leggevi, finirà, il plurale lo stato di più persone: amiamo, leggevate, finiranno.
128. PERSONE - Le persone sono tre: la Prima, ed è chi parla o scrive, parlo, parlai, parlerò; la Seconda chi ascolta o legge: parli, parlasti, parlerai; la Terza è una diversa da tutti e due: parla, parlò, partirá.
Al singolare la prima persona non può finire in e, la seconda deve finire in i (eccetto al congiutivo presente della 2. e 3. C.) la terza mai in i (eccetto al congiuntivo presente della 1a e qualche passato definito, o remoto) al plurale la seconda finisce in e, le altre in o
ESEMPIO (Il maestro legga il brano e badi a far risaltare i verbi. Il verbo è azione. Pretenda poi dagli alunni la conoscenza singoli verbi nel loro modo, tempo, numero e persona, Non trascuri di far coniugare i verbi in diverse espressioni, e di domandare la ragione per la quale ciascuno dei verbi contenuti nel passo è stato usato a quel dato modo e tempo.)
GARIBALDI IN GUERRA.
Quando il numero continuava a soverchiare, Egli fatti pochi passi innanzi, si volgeva indietro, e con lo sguardo che pareva magnete, chiamava, attirava. E le camice rosse accorrevano. E la macchia rossa si allargava, si allargava come fiume che si gonfia per impetuosi affluenti, finchè quel fiume straripava, inondava, abbatteva ponti, e travolgeva tutto quanato incontrava sulla via. Il monumento diventava allora flessuoso, flessuoso come virgulto, alato come aquila che ora si libra per intuire l'idea del nemico, ora piomba sulla preda e la ghermisce, ora sfugge rapidissima a nemico più forte. Non era più umano: Argo, Briareo, Marte, spada alata di foco, arcangelo, come i romani lo dissero nel 1949, fatato come lo crederono nella Repubblica Argentina dopo le battaglia di Sant'Antonio: divino!
(R. De Zerbi)
[segue Coniugazione degli Ausiliari che si omette]
[segue Coniugazione dei Regolari che si omette]
[segue Coniugazione del Passivo che si omette]
[segue Coniugazione del Riflesso che si omette]
Voci irregolari di alcuni verbi
ANDARE
DARE
FARE
STARE
DOLERSI
DOLERE
GIACERE
NUOCERE
PARERE
POTERE
RIMANERE
SAPERE
SEDERE
SPEGNERE
TENERE
VALERE
Avverbio
129. L'avverbio è una parola che modifica il significato del verbo, dell'aggettivo, o di un altro avverbio, Egli è qua un uomo che MALVAGIAMENTE mi tagliò la borsa: Le parole della POCO AVVENTURATA testaggine.
130. Gli avverbi possono esprimersi con una parola Quando, tardi, mai, e si dicono semplici; o con più parole, e si dicono composti; Alla rinfusa, di brigata.
131. Gli avverbi sono di:
a) luogo: qui, qua, ivi, dove,
b) tempo; oggi, ieri, teste, quando.
c) quantità: assai, più, quanto.
d) affermazione: si, certo, invero.
e) negazione: non, niente affatto.
f) maniera; come, cosi, gentilmente.
132. Gli avverbi di maniera, quando son formati da aggettivi, possono avere il comparativo e il superlativo: Più gentilmente, gentilissimamente.
Meglio, peggio, maggiormente significano più bene più male, più grandemente: sarà quindi errore il dire più meglio, più peggio.
ESEMPIO
DA UNA LETTERA DI G. GARIBALDI «La provvidenza fece il dono all'Italia di Vittorio Emanuele: ogni italiano deve rannodarsi a lui: serrarsi intorno a lui. Accanto al Re galantuomo ogni gara deve sparire, ogni rancore dissiparsi! Ancora una volta vi ripeto il mio grido: All'armi tutti! Se il marzo del 61 non trova un milione d'italiani armati, povera libertà, povera vita italiana!
Oh no! Lungi da me un pensiero che mi repugna come un veleno! Il marzo del 1861, e se fa bisogno, il febbraio ci troverà tutti al nostro posto. Italiani di Calatafini, di Paler del Volturno, di Ancona, di Castelfidardo, di Isernia, sono voi tutti gli uomini nè codardi nè servili. tutti serrati intorno al glorioso soldato di Palestro, daremo l'ultimo colpo alla tirannide. Accogliete, giovani volontari, resto onorato di dieci battaglie, una parola d'addio! Io ve la mando commossa d'affetto dal profondo del mio animo. Oggi devo ritirarmi, ma per pochi giorni. L'ora della pugna mi ritroverà con voi ancora accanto ai soldati della libertà italiana. Che ritornino alle case quelli soltanto chiamati dai doveri imperiosi di famiglia e coloro che gloriosamente mutilati hanno meritato la gratitudine della patria. Essi la serviranno nei loro focolari con il consiglio e con l'aspetto delle nobili cicatrici che decorano la loro fronte di vent'anni.
(Faccia notare il maestro - sempre dopo la lettura e la spiega del brano della nobile lettera - gli avverbi e la loro specie. Non tralasci di mostrare come tutti gli aggettivi qualificativi si possono trasformare in avverbi di maniera. )
Preposizione
133. La preposizione è una parola che si mette innanzi ai nomi, e talvolta agl'infiniti, per dinotare le relazioni fra queste, ed altre parole: Io farei PER Corrado ogni cosa; vengo a vedere.
Relazioni espresse da certe preposizioni
DI
134. 1° Specificazione: Nell'amenissima villa Di Bisenzio
2° materia: Edifizio Di pietra - 3° lode: IL povero corvo, persona antica e DI gran reputazione - 4° modo: Volendo far DELL'uomo, essendo bestia - 5° strumento: Che gli fu morto dai suoi nemici Di coltello - 6° cagione: Di gran pietà - 7° opposizione Quel che è DI Giove 8° in significato di intorno: Ti lagni che io non abbia voluto credere a te DELLE pene
A
135. 1.° Rapporto: ALLA ostinazione non è sì grande impressa che non riesca. 2.° luogo e tempo: Vado A Roma; Fecesi portare in seggiola A casa la moglie, Costumavasi A quella età. 3.° indizio: A questo mi accorsi ch'ei mi voleva spacciato. 4.° misura: Fuori d'Arezzo A due miglia. 5. fine: Le andarono a far motto. 6° opposizione: Gli avari tengono il danaro A loro Dio. 7.0 modo: Gli fu conveniente fare A modo della passera; Cotesti tuoi denti A bischeri, 8.° mezzo: Quale ingegno a parole potria agguagliare il mio doglioso stato? Veder fare due valenti uomini ALLE coltellate. 9° materia: Digli che volentieri cambierei con lui A stomaco. 10.° termine: Acciocchè senza sospetto noi potessimo condurre A bane i nosti figlioli.
ᎠᎪ
136. 1.° punto di partenza: Ognuno ha la sua qualità DA natura, Vengo DA Roma. 2.° dovere: Venuto in tempo DA far le uova. 3.° modo: Portarsi DA semplice e DA grossolano. 4.° punto di arrivo: Verrò DA te. 5.° patria: Andreuccio DA Perugia. 6.° distinzione: Serpentin DALLA stella in giostra venne. 7.° complemento agente: È impossibile che chi comanda sia riverito DA chi dispregia Iddio.
IN
137. 1.° Luogo e tempo: Il terzo parea che affogasse NEL fiume; IN tutto un anno non vi piovè mai; Da venti anni IN qua. 2.° determinazione: Un gambero ch'era dottore IN legge; Padre mi era IN onore. 3.° imminenza: Come fa donna che partorir sia. 4.° modo: Cominciò i suoi dolorosi affetti IN miracolosa maniera a dimostrare. 5.° apposizione: Elessero IN Papa messer Grimaldi.
PER
138. 1.° Fine: seguendo un branco di cervi PER voglia di cibarsene. 2.° luogo e tempo: Vediamo andar PER aria gli uccelli; 3.° attribuzione: Date ung piastra PER uno. 4° apposizione; Elesser gl'Imerei PER loro capitano Falaride. 5.° prezzo: Ho venduto il libro PER due soldi. 6.° mezzo: Nè mai avean potuto, PER dimandare, saper la cagione. 7.° imminenza Son PER morire. 8.° cagione: Restringe le membra PER gran gelo. 9.° modo: Gli bisognava PER forza partirsi di quel luogo. 10.° misura con per sottinteso: Si vende due scudi; Faceva il nido un uccello ogni anno.
CON
139. 1.° Compagnia: Viaggiar CON oneste persone; Gli occhi non parevano se non due fori profondi CON le pupille tanto confitte in dentro 2.° mezzo: Col becco e con le unghie stracciando questa rete. 3.° modo: il bacherozzolo CON audace costanza si vendiò ben due volte.
S'incorpora con me, te, sè e fa meco, teco, seco: SEco la sua sventura maledicendo.
ESEMPIO
DAGLI OSSARI DI SOLFERINO ES MARTINO - E l'occhio întanto completa all'intorno lo spettacolo immenso, che si stende sotto il cielo azzurro sotto il limpido sole tutto esultante nel rinnovarsi della stagione primaverile; a oriente, la campagna veronese ondulata di colline, su cui si leva; testimonio d'altre battaglie e d'altre vicende, la torre di Custoza; a mezzodì Solferino e più in là ancora, perduta nella bassura e tra le divine acque del lago:
Mantova, a ponente Brescia. sorgente da colli festanti di verde; a settentrione, il Gardo. E da ogni lato, affondati nella pianura uguale o aggrappati sulle brevi alture, casali candidi e ville disperse, e chiese scure tra le umili case e vette di campanili remoti. E mi parve allora che tutta la regione circostante mandasse lassù come un palpito immenso, come un caldo saluto, roci di grandi memorie non cancellate dal tempo, un saluto al monumento insigne, che compendia l'eroismo di tante anime, le lagrime e le glorie di tanti anni, le speranze e le vittorie di tanta parte della nostra gente. Mi pareva d'intender di lassù come una gran voce che recasse in un suono unico e squillante il ricordo delle pasque veronesi, il fragore delle giornate di Brescia, il saluto mesto delle tombe di Belfiore: voce ammonitrice de' morti alle generazione crescente d'Italia. (L'insegnante dopo aver fatto leggere il brano e dopo averne spiegato il contenuto, accennando ai fasti che ricordano i nomi delle città diverse - faccia distinguere le varie preposizioni contenute ed i loro significati. )
G. Cristofari
Congiunzione
140. La congiunzione è una parola che serve ad unire due parole o due proposizioni: Non perdonate ad età, NÉa sesso, NÉ a luogo. Io son grave E poco atta a camminare.
Le congiunzioni sono:
a) Copulative: Pietro E Paolo.
b) Aggiuntive: eziandio, oltracciò, inoltre, anche, ancora. Dobbiamo riconoscere la sapienza divina, EZIANDIO negl'insetti più vili.
c) Dichiarative: cioè, cioè a dire. La terza circostanza che è ubi, CIOÈ A DIRE in che luogo.
d) Alternative: o, ovvero, ossia, oppure. Colla tua vista, OVVERO colle tue parole.
e) Negative: nè, nemmeno. Queste cose NE io desidero, NE tu vorresti concedermi.
f) Illative: dunque, adunque perciò. Pensi, DUNQUE
g) Causali: affinchè, acciocchè, perchè, chè. Guarda va che non gli cadesse sul capo.
h) Condizionali: se, purchè, qualora, con questo che. Gli promise il regno di Napoli CON QUESTO CHE restituisse alla Chiesa le terre.
i) Avversative ancorchè, benchè, ma. ANCORCHè non apparisca la loro scelleragine.
ESEMPIO (1)
IL CONTE di Interiezioni
141. L'INTERIEZIONE, O INTERPOSTO, è la parola che esprime un'affezione, o un sentimento dello spirito: Ah! Ahime!
142. Sono interiezioni tutti i suoni che si emettono ad esprimere qualche sensazione.
143. Le interiezioni sono di:
a) dolore: Ah! Ahi! Ih!
b) piacere: Ah! ah! Bene!
c) sorpresa: Oh! Ecco!
d) incitamento Su! Orsi! Arri!
e) avversione: Via! oibò!
144. Ogni interiezione equivale a una proposizione: Ahi (sento dolore) ecco (questo è), orsú (sbrigati o sbrigatevi).
ESEMPIO
MARZO E IL PASTORE - Una mattina, sul cominciare della primavera, un pastore uscì colle pecore, e incontrò Marzo per la via
Dice Marzo: Buon giorno, pastore, dove le porti oggi le pecore a pascere?
-Eh, Marzo, oggi vado al monte.
-Bravo pastore, fai bene; buon viaggio. E fra sè disse: lascia fare a me io! E quel giorno al monte giù acqua a rovesci, un vero diluvio,
Il pastore però che l'aveva squadrato ben bene in viso, e non gli era parso schietta farina, aveva fatto tutto all'incontrario. La sera nel tornare a casa rincontra Marzo.
- E be', pastore, com'è ita oggi?
- E ita benone. Sono stato al piano; una bellissima giornata, un sole che scottava.
- Si eh? ci ho gusto (e intanto si morse un labbro), E domani dove vai?
- Domani torno al piano. Con questo tempo, matto sarei a
mutare.
-Si? bravo! addio.
E sì partono. Ma il pastore, invece di andare al piano, va al monte: e Marzo giù acqua e vento e grandine al piano: proprio a castigo di Dio. La sera trova il pastore:
- O pastore, buona sera; e oggi come t'è ita?
- Benone. Sai, sono andato al monte, e ci è stata una stagione d'incanto. Che cielo! che sole!
- Proprio ne godo, bravo pastore: e domani dove vai?
- E domani vado al piano; mi par di vedere certi nuvoloni su dietro l'alpe... Non mi voglio allontanare da casa.
- Fai bene. ti consiglierei anch'io
Insomma, per farla corta, il pastore gli disse sempre all'incontrario, e Marzo non ce la potè mai beccare. ( Il maestro faccia leggere il brano e faccia notare tutte le interiezioni contenute in esso. )
Sintassi
145. Sintassi vuol dire accordo, dipendenza ordinamento delle parole fra loro.
146. La sintassi ê di Concordanza, di Reggimento e di
Collocazione.
Sintassi di concordanza
147. La sintassi di concordanza è la combinazione di due parole che abbiano gli stessi accidenti.
148. Le concordanze posson succedere solo tra le parole variabili, e sono tre: Concordanza del nome con l'articolo, l'aggettivo o pronome; Concordanza del nome col verbo.
149. 1.° L'aggettivo (l'articolo e il pronome) deve essere dello stesso genere e dello stesso numero del nome: CARTA BIANCA, LIBRI NUOVI. Ebbi la carta, LA QUALE mi piacque; Ebbi i libri, I QUALI mi piacquero.
Se un solo aggetto, o pronome, deve accordarsi con più nomi di differente genere e numero, si farà plurale e di genere maschile: Specialmente sopra gli altri siamo noi obbligati al padre e madre, A' QUALI siamo tenuti,
L'aggettivo mezzo, adoperato nel significato di metà -, resta invariabile: Erano MEZZO morti; Una libbra e MEZZO di pane.
150. Il Participio passato unito all'ausiliario essere si accorda col soggetto: il padre è RISPETTATO, la madre è RISPETTATA, unito all'ausiliario avere resta invariabile, o accorda con l'oggetto: Ho PRESO la penna, Ho PRESA la penna.
151. 2.° Il verbo dev'essere dello stesso numero e della stessa persona del soggetto: TU DEI saper ch'io FUI il Conte Ugolino.
Un verbo solo che si riferisca a più soggetti differenti di numero e di persona si fa plurale, e della persona più nobile. La prima è più nobile della seconda; la seconda più della terza: TU dall'un lato, e GIULIO dall'altro mi VERRETE Sostenendo.
152. Quando avere sta nel significato di essere, può farsi singolare, ancor che abbia il soggetto plurale: Nell'isole famose di fortuna HA due fonti.
Sintassi di reggimento
153.Le parole che possono dipendere sono il Nome (o il Pronome) e il Verbo: Col cappello da PRETE, Molto somigliante a COLEI; Fatemi VEDERE.
154. Le parole da cui altre dipendono sono i Nomi, gli Aggettivi, i Verbi; e i Reggimenti quindi sono: Reggimento del Nome, Reggimento dell'Aggettivo e Reggimento del Verbo.
155. Dal nome dipendono solo nomi (o pronomi) con la preposizione o senza: Uomo DA FORCA; Cicerone SOMMO ORATORE.
156. Dagli Aggettivi dipendono nomi e verbi con la preposizione: Uomo gagliardo DELLA PERSONA; Giovane acconcio a SALTARE i fossi.
157. Dal verbo dipendono nomi e verbi colla proposizione e senza, nonchè verbi colla congiunzione e senza: DALLE PAROLE SI SCOPRE LA CONDIZIONE dell'anima
158. In due proposizioni, una dipendente dall'altra se i due verbi hanno lo stesso soggetto, il vero dipendente si pone all'infinito: Io DESIDERO VEDERE Venezia; se hanno soggetti diversi, il dipendente si pone all'indicativo, quando dinota certezza, al cogiuntivo, quando dinota dubbio, o cosa futura: V.S. sappia che io SON tutto suo, ma DUBITO ch'ella sia mio; Ditegli che VENGA domani,
Sintassi di collocazione
159. L'ordinamento delle parole secondo le regole ordinarie della grammatica si dice Sintassi semplice. Delle parole che bisogna aggiungere, nè sopprimerne alcuna, bisogna disporle cosi: soggetto, verbo, attributo, complementi.
160. L'aggiungere, il togliere, il traslocare le parole si dice Sintassi figurata.
La soppressione di cosa che devesi esprimere si dice Ellissi: Darottene tante (busse), ch'io ti farò tristo per tutto il tempo che tu vivrai.
162. L'aggiunzione di cosa che dovea omettersi si dice Pleonasmo: ELLE son tante le beffe che vi fanno
163. La trasposizione delle parole si dice Iperbato: mi dispose alla morte ricevere.
ESEMPIO
Si diceva ancora: Fatta l'Italia, bisogna fare gli Italiani. Ma non sapevamo forse di essere già fatti. L'impresa d'Africa cel rivela: lo rivela a noi, e a tutto il mondo. Viva l'Italia! Sorta da pochi anni a dignità di nazione; essa è già tanto cresciuta da poter reggere al paragone con le maggiori Potenze. Che Dio la prosperi sempre e ne inghirlandi la chioma con la quercia e lauro e con l'antico splendor di Roma conquistatrice, e dominatrice di popoli. E a voi sia lode, o giovani, che mostrate di sentire profondamente la dignità della patria e torni caro a quanti amano l'Italia il tributo gentile del vostro affetto e della vostra solidarietà
G. Bonomelli
Avvertenze ortografiche
1° Di due consonanti eguali che stien vicine, o di cui la prima sia l, m, n, r, una appartiene alla sillaba precedente, ed una alla seguente: Cas-sa caR-Tα, due consonanti differenti appartengono alla seguente: Ca-STa ca-PRA.
Le parole composte si dividono come stavano prima di unirsi: Dis-onore. gentil-uomo.
2. Non separerai le vocali di un dittongo, o trittongo, per dire: Santu-a-ri-o, figli-u-o-lo.
3. Le parole finite in bile scriverai con una b: Amabile, terribile.
Nelle parole sdrucciole, quasi sempre la b si scrive scempia: subito, debole, rabico.
4. Guardati dallo scrivere cha, cho, chu, ovvero gha, gho, ghu, dicendo: Vaccha, borgho, laghuna.
5. Innanzi a p e b non mettere mai n; BoNba caNpo.
6. Non mettere mai g in mezzo a due n: Giugno.
7. Le parole in ione, e i loro derivati, scriverai con una g od una z: Cagione, frazione; cagionare, frazionato.
8. Se la vocale i non si sente forte, come in farmacie, compagnie, guardati di porla nelle sillabe ce, sce, gna, gne, gno, gnu, scrivendo, traccie, sciena, castagnia, legnie, sognio, ignudo.
9. Nel futuro e nel condizionale della Prima Coniugazione innanzi alla desinenza non porrai a, ma bensi e: Parlerò, parlerei.
bricò il Vaticano!
10. Scriverai quanto per dinotar quantità, quando per dinotar tempo: QUANTO si spese, QUANDO si fabbricò il Vaticano
11. Userai lettera maiuscola in principio del componimento, dopo il punto, e scrivendo un nome proprio
12. L'apostrofo si pone per supplire una vocale tolta: Un'anima, un'erba; ma non si può porre in fnire di rigo.
13. Uno, tale e quale si apostrofano innanzi ai femminili comincianti per vocale; si troncano dinanzi a tutt'i mashcili, che non cominciano da s impura: un'opera, tal'arma, qual'usanza; un amico, qual servo, tale specchio.
14. Scriverai con l'apostrofo (non con l'accento) le parole: Di' per dici, fe' per fece, mo' per modo, pe' per poco, to' per togli, ve' per vedi, vo' per voglio, e qualche altro.
15. Non iscrivere i monosillabi con l'accento, eccetto quando hanno due significati, pei quali uno si accentua, uno no. Non dirai trà, stà, fà; ma dirai secondo il significato.
a) Da preposizione, da verbo: E altro è DA veder che tu non vedi; DA al misero ciò che sopravvanza
b) Di preposizione, di, nome: Tant' era pien DI sonno in su quel punto; In quel Di che un divino spavento si affannava.
c) E congiunzione, è verbo: Gli furono addosso con le lance E con le coltella; Menaci colà dove ella è.
d) La articolo o pronome, là avverbio: Fuggo LA morte che mi vien dietro; Pel medesimo foro onde la capra immacchiata si era, Lamone La vide; Là ove terminava quella valle.
e) Li articolo o pronome, li avverbio: E LI parenti miei furo lombardi; Ei LI guatò e ristettesi; e stetter Lì impalati come cavoli.
f) Ne pronome nè congiunzione: E come meno parti NE faremo, tante avremo maggiori: Nè giammai s'erano accorti che quello fosse oro.
g)Se congiunzione, se pronome: E SE piansi in vita mua, piansi solo d'allegria; Egli per altri se non cura.
h) Si pronome, si avverbio: SI fer dell'ali agli occhi una visiera; Si tosto come furono satolli.
164. Non userai l'accento circonflesso in parola, dicendo: principi, premi; ma solo nel corpo della parola per evitare gli equívoci, come torre voto per togliere vuoto.
165. Gli aggettivi numerali non si scrivono mai in cifre, se non per esprimere date. Quindi non si dirà: Arriva in 4 giorni; Mi dia 7 libbre di carne; ma quattro giorni, sette libbre.
PUNTEGGIAMENTO
166. Porrai VIRGOLA (,) in fine di ogni proposizione, che non sia parte dell'altra: Bisogna che quando tu riprendi alcuno lo faccia dolcemente.
167. PUNTO E VIRGOLA (;) in fine di ogni membro del periodo: Chi tocca la pece sarà maculato da lei; e chiusa col superbo, di superbia si vestirà.
168. DUE PUNTI (:) innanzi alle parole attruibuite ad altri: E il duca a lui: Caron, non ti crucciare.
169. PUNTO AMMIRATIVO (!) dopo un'esclamazione: Oh le son favole!
170. PUNTO INTERROGATIVO (?) dopo una domanda: Or chi vide mai volar testuggine?
171. LE VIRGOLETTE DI CITAZIONE (») a contrassegnare il testo di un autore: Disse Gesù « Lasciate i fanciulli che vengano a me ».
172. LA PARENTESI () a contrassegnare qualche parola o proposizione che abbia poca relazione in quel periodo dove è posta: La salute (dice il proverbio) non c'è oro che la paghi.
173. I PUNTI DI SOSPENZIONE (...) indicano interruzione di una frase: Dio mio! fino a quando......
174 PUNTO (.) in fine di periodo.
PREGHIERA DEL MARINATO ITALIANO dettata da A. Fogazzaro (dall'illustrazione di Treves.) - Chi qualche volta ha potuto visitare una nave da guerra italiana, forse non si sarà accorto di quel foglio di carta che arieggia la pergamena, scritto a caratteri di stile sacro è una parte essenziale della nave, e a cui tutti, ufficiali e soldati, tengono come a un talismano. Chi conosce la vita di mare sa di quanta nostalgia della patria e della casa lontana essa grava l'anima degli equipaggi. Poesia triste e grande che fa gli uomini buoni e li affratella nel pensiero di un amore comune e dell'obbedienza, quell'obbedienza che è la forza suprema di uno contro mille.
Ebbene, su quel foglietto è scritta la bella patriottica preghiera che il grande scrittore vicentino ha dettato per i soldati della Marina Italiana. La trascrivo qui, a conclusione dell'operetta, affinche gli alunni amando l'Italia, divina nei suoi monti, nei suoi mari, nel suo esercito, dolcissima nel suo idioma, amino pure que' che la rese grande col senno,
-
A Te, o grande, eterno Iddio, Signore del Cielo e dell'abisso cui obbediscono i venti e le onde, noi uomini di mare e di guerra, Ufficiali e soldati d'Italia, da questa sacra nave armata dalla Patria leviamo i cuori!
Salva ed esalta nella sua Fede, o grande Iddio, la nostra nazione: Salva ed esalta il Re: dà giusta gloria e potenza alla nostra bandiera, e manda che le tempeste ed i flutti servano a lei; poni sul nemico il terrore di lei: fa che per sempre la cingano in difesa petti di ferro, più forti del ferro che cinge questa nave; a lei per sempre dona vittoria.
Benedici, o Signore, le nostre case lontane, le care genti: benedici nella cadente notte il riposo del popolo, benedici noi che per esso vegliamo in armi sul mare.
Benedici!
Michele Siervo
Direttore didattico delle scuole di
Geografia per le classi elementari
Tipografia Del Sirino
1893
1-
Famiglia, Comune, Mandamento, Circondario, Provincia.
La madre, i figli sotto la podestà del padre formano la famiglia.
Un territorio in cui convive un determinato numero di famiglie con a capo il Sindaco, chiamasi Comune. Il sindaco assistito dai Consiglieri, eletti dai cittadini, regge il comune e ne tutela gl' interessi.
La riunione di più comuni limitrofi, i quali dipendono da un Pretore amministrante la giustizia, dicesi Mandamento. Il pretore risiede in uno di questi comuni, il quale si chiama capoluogo di mandamento.
La riunione di mandamenti dipendenti da un Sotto-Prefetto, che ne dirige l'andamento, dicesi Circondario. Il Sotto-Prefetto risiede in uno di questi mandamenti, che dicesi capoluogo di circondario, nel quale è un Tribunale, che discute le liti d'importanza civile e penale, ed un Ispettore scolastico, che è destinato ad ispezionare le scuole elementari del circondario.
La riunione di più circondari dipendenti da un Prefetto, che rappresenta il Governo, assistito da un Consiglio e da una Deputazione provinciali, dicesi Provincia. Quel circondario ove risiedono il Prefetto, i Tribunali, le Corti d'Assise (cui si ricorre per le cause penali) e le Corti d'Appello, dicesi capoluogo di provincia.
8259 comuni, 1800 mandamenti, 284 circondari, 69 provincie uniti in società formano uno Stato, che chiamasi
Monte, Collina, Catena di monti, Versante, Spartiacqua, Vulcano, Valle, Pianura, Deserto, Torrente, Fiume, Lago, Palude, Mare, Continente, Coste, Golfo, Isola, Gruppo ed Arcipelago, Penisola, Promontorio, Capo.
Una grande elevazione di terra dicesi monte.
Una piccola elevazione di terra dicesi colle o collina.
Più monti uniti insieme formano una catena di monti.
Più superficie d' inclinazioni contrarie, che hanno come spina un'elevazione di terra, diconsi versanti.
L'elevazione di terra che forma i versanti, chiamasi spartiacqua o linea di displuvio.
Un monte che getta fuoco pel cratere dicesi vulcano.
Lo spazio interposto tra due o più monti chiamasi valle.
Un tratto di terra non interrotto da monti, colline o burroni, dicesi pianura. Le pianure vastissime di sabbia senza alberi e senz' acqua sotto un sole ardente, diconsi deserti.
Un corso d'acqua perenne dicesi fiume. Il punto ove il fiume nasce chiamasi sorgente. Il terreno su cui scorrono le acque di un torrente, di un fiume, chiamasi letto.
I due lati del letto diconsi sponde.
La sponda destra o sinistra di un fiume è quella che corrisponde al fianco destro o sinistro di chi volge le spalle là donde scorrono le acque.
Il punto ove il fiume sbocca si chiama foce.
Un fiume che va a metter foce in un altro fiume, in generale più grande, chiamasi influente o affluente, Il punto ove due fiumi s'incontrano, dicesi confluente.
Una massa d'acqua dolce, circondata da ogni parte da terra, dicesi lago.
Una massa d'acqua stagnante, melmosa e bassa, dicesi palude.
Una gran massa d'acqua amara e salsa, dicesi mare o oceano.
Cinque sono gli Oceani: Oceano Pacifico, Oceano Atlantico, Oceano Indiano, Oceano Artico, Oceano Antartico.
Una grande estensione di terra, nell'interno della quale non arriva l'influenza del mare, dicesi continente.
Cinque sono i principali continenti: l'Europa, l'Asia, l'Africa, che formano il mondo antico, quello cioè conosciuto dagli antichi; l'America, mondo nuovo scoperto da
Isole
: la
Arcipelaghi
: il Toscano, fra cui l'isola d'Elba, il Pontino, il Partenopeo.
Cinque
Gruppi d'isole
: Il gruppo delle Lipari, delle Egadi, di Malta, presso la Sicilia; delle Tremiti, di Venezia, nell'Adriatico.
La superficie d'
Penisole
- Le penisole principali italiane, sono: Quella dell'Istria, del Gargano, nell'Adriatico; la Pugliese, fra l'Adriatico e l'Ionio; la Calabrese, fra l'Ionio e il Tirreno.
Golfi
- Il mar Tirreno che bagna le coste occidentali d'
Stretti e canali - Divide la
Capi e promontori - Sporgono nel Tirreno: Il capo delle Mele, il capo Noli, il promontorio di Portofino, il promontorio di
Vulcani - Tre sono i vulcani d'
Monti - I monti d'
Laghi - I Laghi principali d'
Fiumi - I versanti principali dell'
Clima - Il clima è variato e per la massima parte salubre.
Nella parte superiore d'
Divisione Politica dell'
Religione d'
EUROPA
L'
Corpi celesti, Globo terraqueo, Moto di rivoluzione e di rotazione, Stelle fisse, Sole e punti cardinali, Pianeti, Comete, Universo, Definizione della Geografia.
Ogni corpo ch'io veggo brillare nella volta azzurrina, chiamasi corpo celeste.
L'azzurro non è il colore del cielo, come volgarmente credesi, ma il colore dell'aria in gran massa. Corpo celeste è il Sole, la Luna e le Stelle.
La Terra su cui noi abitiamo è anche essa un corpo celeste.
La Terra è di forma rotonda come un'arancia, e siccome è per tre parti ricoperta da acque e per una parte asciutta, chiamasi globo terraqueo.
Tutti i corpi celesti sono sospesi nello spazio e per la forza d'attrazione i più piccoli sono attratti dai maggiori e costretti a girare loro intorno. Il Sole, che è un milione e quattrocento mila volte più grande della terra, l'attrae e la costringe a girare intorno a sè. La Terra a sua volta costringe la Luna a girarle intorno, la quale è 49 volte più piccola della terra.
La Terra oltre al giro intorno al Sole, moto di rivoluzione, che dà luogo alle quattro stagioni, ha un altro moto intorno a sè, moto di rotazione, che dà luogo al giorno e alla notte.
I corpi celesti che hanno luce propria chiamansi stelle fisse.
Il Sole è una stella fissa.
Il punto ove vediamo la mattina sorgere il sole, chiamasi levante. Volgendo a levante il fianco destro, si avrà a sinistra il ponente, ossia il punto ove il sole tramonta. Davanti a noi si avrà il nord o settentrione, e finalmente alle spalle avremo il sud o mezzogiorno.
I corpi celesti i quali ricevono luce e calore da un'altra stella, chiamansi stelle erranti o pianeti. La Terra, che di notte è oscura e di giorno è illuminata dal sole, è un pianeta. Un pianeta è pure la Luna, giacchè la fioca luce di che la notte essa illumina la terra, non è sua luce propria, ma è la luce del sole che a noi riflette.
Le comete sono pianeti con lunga coda luminosa che irregolarmente girano intorno al sole.
Tutti i corpi celesti sospesi nello spazio formano l'universo.
Una scienza, la geografia, studia tutto ciò di cui abbiamo parlato.
La Geografia ha per iscopo la descrizione della terra.
INTERROGATORIO
Capitolo 1.
Quali persone formano la famiglia? Chi ne è il capo?
Che dicesi comune? Come chiamasi il capo del comune? Che cosa è il mandamento? Dove risiede il Pretore? Ditemi che è il Circondario. Come chiamasi il capo? Nel capo luogo di Circondario vi sono altri uffici ? Quali sono?
Che cosa è la provincia? Chi n'è il capo e da chi è assistito? A qual regno appartiene la vostra provincia?
Ditemi quanti comuni, quanti mandamenti, quanti circondari, quante provincie ha l' Capitolo 2.
Cha cosa è monte? Che dicesi colle o collina? Che cosa sono le catene di monti? Che cosa diconsi versanti? Che chiamasi valle? Che dicesi pianura? Quali diconsi deserti? Che è torrente? fiume? sorgente? letto? sponda ? Come fate a conoscere la sponda destra o sinistra di un fiume? Che è foce? influente o affluente? confluente? Che è lago? palude?
Che dicesi mare o oceano? Quanti sono gli oceani? Che dicesi continente? Ditemi quanti e quali sono i principali continenti. Che dicesi costa o lido? golfo? isola? gruppo d' isole? arcipelago? penisola? istmo? stretto? canale? promontorio? capo? Sulla carta, ditemi dove si trovano i punti cardinali.
Capitolo 3.
Che cosa è l' Capitolo 4.
Con qual Governo è retta l' Capitolo 5.
Che cosa è l'Europa? Come si suddivide? Ditemene i confini. Quali sono gli Stati e le rispettive capitali dell' Europa settentrionale? dell'Europa centrale? dell'Europa meridionale?
Capitolo 6.
Che cosa è un corpo celeste? La terra è un corpo celeste? Di che forma è la terra? Quanti movimenti ha?
Che cosa sono le stelle fisse? Che i pianeti? La terra, la luna sono pianeti? perchè? Che cosa sono le comete? che l'universo? Che cosa è la geografia?
ESERCIZI SULLA CARTA D'
notes alpha
notes int