Le fonti storico-educative nella Basilicata di età liberale

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1880 - 1922

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Vita scolastica

bibliography

  • L. Rubino, Prolusione all'apertura degli esami orali sostenuti dagli alunni della scuola di agronomia ed agrimensura di Melfi, Melfi, tip. Ercolani, 1869
  • P. Lazzarini, Parole dette all'Istituto tecnico di Melfi il 26 luglio 1875, Melfi, Tip. Ercolani, 1875
  • Per l'inaugurazione della lapide a Luigi La Vista, Rionero, Tip. Ercolani, 1883
  • V. Dell'Armi, Un voto all'Italia ed un saluto in occasione della chiusura delle conferenze pedagogiche ed agronomiche tenute in Melfi, Melfi, Tip. Ercolani, 1885
  • In memoria di Luigi Rubino. Commemorazioni lette innanzi al suo feretro il 10 gennaio 1891, Melfi, Tip. Grieco, 1883
  • A. Merlini, Guida per gli esaminatori. Programma didattico a domande nell'esame della classe I elementare, Lagonegro, Tip.Lucana, 1897
  • D. Ridola, In memoria di Michele Torraca, Matera, Tip. Conti, 1908
  • Antonio di Muro, Discorso d'occasione nel Ricreatorio popolare di Potenza, Potenza, Tip. Spera, 1908
  • Statuto dell'Associazione magistrale lucana, Potenza, Tip. Garramone e Marchesiello, 1913
  • E. Franciosa, Melfi e il suo ricreatorio, Melfi, Tip. Premiata F.lli Insabato, 1911
  • V. Cantarella, Programmi didattici per la 1a, 2a, 3a classe elementare a tavole sinottiche, Melfi, Tip. A. Liccione, 1913
  • A. Merlini, Guida per gl'insegnanti. Estratto dell'esame di promozione nella 1a sessione. Relazione finale particolareggiata della I classe elementare, Lagonegro, Tip. Lucana, 1897
  • A. Colucci, L'inaugurazione della bandiera della società magistrale melfese "Andrea Angiulli" e la scuola popolare. Discorso pronunziato il 15 dicembre 1907 nella Sala della Società Operaia, seguito da due corrispondenze del benemerito insegnante signor Antonio Pesce, Melfi, Tip. A. Liccione, 1908
  • E. Franciosa, Melfi e il suo ricreatorio II, Melfi, Tip. R. e A. Ercolani, 1916
  • G. Bonitatibus, La scuola industriale in Basilicata. Prolusione all' anno scolastico 1903-04, nella R. Scuola d'Arti e Mestieri di Potenza
  • P. Di Nunno, Il ricreatorio educativo a Montemilone, Melfi, Tip. editrice F.lli Insabato, 1910

teibody

Luigi Rubino Preside e professore di lettere italiane geografia e storia patria

Prolusione all'apertura degli esami orali sostenuti dagli alunni della Scuola di agronomia ed agrimensura di Melfi il dì 25 luglio 1869 Melfi , Tipografia di B. Ercolani e Figli 1869 1869

EGREGI ED ONOREVOLI SIGNORI Sebbene gli esami finali di ciascun anno scolastico per la promozione degli alunni da una classe all'altra negl'Istituti Tecnici del Regno, de' quali la nostra Scuola non è che una Sezione, sieno dai Regolamenti Governativi prescritti ed affidati unicamente a Commissioni speciali, composte de' Professori degl'Istituti medesimi e de' Delegati delle Giunte Locali di Vigilanza pur non di meno si é da noi creduto conveniente in questo anno consentire che si fossero dati in una forma piuttosto pubblica e solenne. Imperocchè ci siamo facilmente persuasi che il Pubblico vuol pure alla sua volta intendersi e giudicare del profitto annuale della gioventù studiosa che gli appartiene, ed in cui ripone le speranze de' migliori destini della patria sotto tutti i rapporti, ed in ispecie sotto quello dello sviluppo delle risorse agricole ed industriali, non ultimo de' principali elementi della sua agiatezza e potenza più certa e duratura. È per questo che si i Professori, come gli alunni di questa Scuola nascente han chiesto di essere nella circostanza onorati della vostra per quanto nobile ed autorevole, altrettanto cara e confortatrice presenza. È per questo che han fatto appello a Voi specialmente, come più noti per l'amore de' forti studii, dell'avanzamento delle scienze e delle arti, del trionfo della civiltà sulla barbarie, del libero pensiero sul cieco dogmatismo delle età passate, della vera e sana morale pubblica sulla corruttela dell'egoismo e sull'assurdità delle pratiche solitarie ed infeconde dell' ascetismo esagerato e della superstizione, in una parola, del lavoro intelligente ed onesto sulla vita molle ed oziosa delle caste parassite e fatali al benessere di ogni società, sia domestica, sia civile. A Voi finalmente che per senno e patriottismo distinti (e non se n'offenda la vostra modestia e delicatezza) ben rappresentate il vero pubblico giudizioso e competente. Ed affinchè si possa, o Signori, dal vostro illuminato criterio fare un'equa appreziazione degli esami in parola, non tornerà inopportuno ragionar brevemente e per sommi capi sulla loro natura, sulle materie, in cui versano, e sul metodo da noi seguito nell' attuarne lo insegnamento. Gli esami obbligatorii della nostra Scuola non sono che di tre sorte, cioè di Ammissione al Corso Professionale, di Promozione da una classe all'altra dello stesso e di licenza alla sua fine. Ciascuno di essi consiste in due specie di pruove, scritte ed orali sulle diverse materie, quali sono determinate ne' programmi governativi. Ora trattandosi di esami di promozione nella presente circostanza, i nostri giovani, divisi in 1. e 2. classe, cioè di 1. e 2. anno di Corso professionale han dovuto esser preparati per le due anzidette specie di pruove. Le prime scritte sono state ormai espletate dal dì 19 a 23 del volgente, e discusse nei giorni posteriori dalle Commissioni speciali, facendo a meno di vostra onorevole presenza per non tenervi di troppo occupati nella lettura lunga e paziente delle medesime. Rimangono solo le pruove orali, ed è su di queste che siete pregati di prestare almeno per due giorni consecutivi la vostra benigna e generosa attenzione. I giovani si presenteranno distinti nelle due classi per sostenere le tesi che vi piacerà di scegliere fra le 72 contenute negli elenchi che all'uopo vi si offrono, lasciando al vostro senno di cominciare da quella delle materie che più vi aggrada, spettante sia alla 1.a, sia alla 2a classe degli alunni. Come da tali elenchi si vede, moltiplici, svariate e progressive sono le materie, su cui versano le tesi in esame Matematiche pure ed applicate, Disegno di varie sorte, Storia Naturale, Chimica generale, Fisica, Agronomia, Lettere italiane, Geografia statistica e Storia d' Italia . Benchè molte e suddivise in varie parti ed articoli secondo ciascun anno di Corso, pure per chi ben vede non formano esse nè un guazzabuglio indigesto, nè un fuordopera, come da taluni spiriti superficiali ed avvezzi a guardar le cose e le professioni con la corta e perplessa lente del passato si va buccinando, e sfatando cosi questa novella Istituzione, come ogni altra organizzata dall' attuale Governo. Noi lungi dall'associarci all'irragionevole oltraggio menato in bocca di costoro, scevri di servo encomio verso il Governo, con tutta franchezza ed indipendenza di opinioni osiamo sostenere che salvo alcune parti de' programmi governativi, le quali vogliono essere modificate e meglio connesse e distribuite negli anni del Corso, in tutto il resto e nel loro sostanziale complesso sono stati compilati con criterio sapiente ed adeguato all'importantissimo scopo della nostra Istituzione, quale appunto si è quello di formare Periti Agronomi e Periti Misuratori. E qui ci sia lecito avvertire, senza alcuna ombra di orgoglio e di pretensione di singolarità, come il collegio de' Professori della nostra Scuola fin dal principio di questo Corso avea di già avvisato a quelle modifiche o riforme da apportarvisi, quando a conforto e soddisfazione de' medesimi nella relazione del Presidente della Giunta Centrale per gli esami di Licenza degl'Istituti Tecnici a S. E. il Ministro di Agricoltura, Industria e Commercio, datata Agosto 1868, su tali riforme s'insisteva; e nella Lettera, Ottobre dello stesso anno, dell'Onorevole Presidente del Consiglio allo stesso Signor Ministro, si ebbero a leggere le seguenti sennatissime parole: «Quanto ai programmi, quello che la Giunta concede alle attestazioni unanimi dei Commissarii e dei Presidi circa la necessità del riformarli, non ha il Consiglio difficoltà di consentire. Se non che è di avviso essere preferibile in tal riforma il metodo d'istruzioni modificative ed interpretative de' programmi attuali, al rifarli in un tratto di pianta». E già i desiderii della Giunta Centrale e del Consiglio superiore han cominciato ad avere l'effetto corrispondente. Il Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, tenero maisempre e zelantissimo dell'immegliamento degli studii tecnici del Regno, si è rivolto dapprima ai Professori di Disegno per avere da essi de' Programmi speciali sull'ordinamento delle loro lezioni; indi ai Professori di Lettere, cui incombe sopratutto di sviluppare nella mente dei giovani il processo discorsivo sotto la doppia forma della Scienza e dell'Arte, chiedendo loro per lo scorcio del presente anno scolastico delle relazioni ragionate sulla interpretazione ed attuazione de' programmi, non che sulla quantità e distribuzione annuale delle proprie lezioni. L'egregio collega, Professore di Disegno Signor MANCINI MICHELE bentosto trasmise ne' decorsi mesi il suo programma una con parecchi lavori degli alunni al sullodato Ministero; e noi dal canto proprio trovandoci aver già composte secondo il divisato intendimento le lezioni della parte teorica della Letteratura in numero di circa 50, come pure apparecchiata la materia della parte pratica, siamo già in grado di spedire la nostra relazione sull'oggetto. Tutti gli altri Professori e Colleghi di questa Scuola hanno pure ciascuno allestita la materia del rispettivo insegnamento sia con lezioni proprie manoscritte, come quelle di Agronomia del Signor NANOIA , sia con opere già in corso di stampa, come la Chimica generale del Signor TRAMUTOLI , sia con lezioni spigolate e ridotte dai libri diffusi di Matematiche, come si è praticato dal Signor LA ROTONDA . A queste non lievi difficoltà superate, cioè difetto di veri libri di testo e necessità di supplirvi con lavori e lezioni proprie secondo lo spirito bene inteso de' programmi aggiungete la quasi totale mancanza degl'istrumenti per la parte tecnica ed applicata delle Matematiche, della Chimica, Fisica, Agronomia ecc., e ben rileverete, o Signori, quale attività e quali sforzi sono si dovuti spiegare in questo primo Corso per giungere alla meglio allo scopo prefisso della nostra Scuola. E a conseguirlo intero non ci mancano speranze e conforti. Nella scarsezza dei mezzi, in cui versa l'Amministrazione della nostra Scuola, collo scritto, colla voce, ed a mezzo delle officiose ed assidue pratiche degli egregii Signori Presidenti della nostra Giunta Locale di Vigilanza e del Consiglio di Amministrazione suddetta, e mercè le instancate premure dell'Onorevole nostro Deputato abbiamo richiesto al Governo del Re aiuti e soccorsi nella bisogna. Ed il Governo, cui tanto sta a cuore lo sviluppo delle istituzioni professionali e industriali del Regno non si è mostrato indifferente ai nostri clamori, anzi ha bentosto fornito di varii apparati e reagenti chimici la nostra povera Scuola, reiterando promesse ed assicurazioni di novelli sussidii, della cui più o meno prossima realizzazione non abbiamo punto motivo di dubitare. Che dirvi finalmente, o Signori, del metodo, cioè della distribuzione e condotta ordinata di tutte le lezioni del Corso in riguardo al tempo? Due vie ci si paravano innanzi, l'una di alternarle, e l'altra di continuarle per tutti i giorni della settimana. Alla prima abbiamo preferita generalmente la seconda, come quella che è più conforme al processo non interrotto della scienza, e porta seco un'abitudine più semplice e più stretta nell'attenzione degli allievi. E l'esperienza ci ha convinti del profittevole successo. Onde crediamo inutile allargarci in altre considerazioni per dimostrarne la preferenza. Ci sarebbe piaciuto distenderci alquanto sulla speciale utilità ed importanza della nostra Istituzione. Ma al senno vostro, o Signori, è cosa più evidente di quel che per noi si possa lungamente ragionarne. Chi non sa che con la sapiente. agricoltura si ricrea, si civilizza quasi la terra e si rende capace di moltiplicare a dovizia i suoi prodotti ? Che con essa si promuovono le industrie e i commercii; si alimenta e si conforta la vita di gioconde speranze, mantenendola semplice, sobria ed onesta; si forma e si accresce la ricchezza, la potenza, il lustro delle famiglie e delle nazioni? Che per essa i figli dell'antica Roma divennero grandi e gloriosi, alternando in bello accordo la giubba di campagna colla toga civile del magistrato, e nelle critiche necessità della patria l' aratro e la falce colla catapulta e colla spada? Che la matematica pratica poi ed il disegno sono fondamento e regola alle arti e professioni più utili del civile consorzio? Onde senza stancare di vantaggio la vostra benevola e gentile attenzione, rispettabili Signori, permettete che rivolgiamo ai nostri giovani una parola di amore e di conforto. Giovani carissimi, splendida e dolce speranza dell' Italia risorta, amate voi veramente voi stessi, le vostre famiglie, il vostro paese natio, la libertà e la grandezza della ricostituita Nazione, a cui appartenete? Ebbene: non i Cavalieri e i Pubblicani che smunsero e disanguarono la finanza dell'antica Roma , e furono una delle cause funeste che fecero cadere la gloriosa nell' estremo della servitù e della miseria, ma i Cincinnati, i Fabbrizii, i Catoni e tutti i più insigni ed operosi cittadini che la levarono in fama ed in rispetto presso tutte le nazioni del mondo allora conosciuto, siano i vostri più nobili modelli da imitare. Cosi voi concorrerete a fondare la nuova Roma , come Capitale del rinnovellato Regno d' Italia . Cosi il nuovo secol d'oro, il nuovo regno di Saturno ritornerà per voi. Coraggio adunque, e siano le prime vostre pruove innanzi a questo ragguardevole pubblico di dolce soddisfazione per esso, e di merito e di onore per la vostra posizione futura; mentre noi augurandovi ogni felice successo, dal fondo del cuore esclamiamo: Il Cielo secondi e coroni i vostri studii, il vostro avvenire, il vostro amore alla grandezza della patria comune e di voi stessi !...

Pio Lazzarini

Parole dette all'istituto tecnico di Melfi iol 26 luglio 1875 da Pio Lazzarini, Commissario Regio per gli esami di licenza e pubblicate a desiderio e cura dell'amministrazione locale e del collegio dei professori Melfi , cTipografia di Benedetto Ercolani 1875

Era ora che il Signor Preside, con tanta larghezza di concetti e venustà di forma ha discorso sull'andamento generale dell'Istituto, in ordine ai nuovi studii, di buon grado, Signori, soddisfacendo anche a un desiderio del cuore, vi dirò parole di compiacimento e di affetto. Val più un'oncia di buon esempio che cento carra di discorsi: e l'esempio del buon volere, dell'ingegno e della comune operosità è quivi palese. Lo dice la saggezza amministrativa dei componenti la direzione della Cassa di risparmio (Signori: Ludovico Araneo, Dottor Giannini, Colabella, Musso, Fuccilo, Pesce e Francesco del Zio), come quella che è preposta ad amministrare il patrimonio dell'Istituto; lo dice la solerte cooperazione della onorevole rappresentanza provinciale e del valente personaggio che ne presiede l' operato (Il Commendatore De Lorenzo, Prefetto della Provincia); lo dice l'efficace concorso del Municipio e del commendevol uomo che ne dirige i consigli (L'Ingegnere Mancini, Sindaco di Melfi ); lo dicono le assidue cure dei componenti la Giunta di vigilanza (Signori: Musso, Canonico G. B. Araneo, Avvocato Picece, Avvocato Lancieri, Cavaliere Pierro); lo dice il vigoroso impulso dato all'Istituto dal benemerito Professore che ne è a capo (Il Professore Rubino ); lo dicono infine maestri e discepoli, con la più efficace delle dimostrazioni, coi fatti. Signori, tutto ciò indubitabilmente ha un significato rilevantissimo. Il quale, mentre conferma, e ne sono ben lieto, l'autorevole giudizio dato sull'Istituto da persona che voi non cessate giustamente di rimpiangere (Il Commendatore Rabbini, Consigliere alla Corte dei Conti, Commissario Regio per gli esami di licenza nel 1870) e di amare, indizio questo di sensi universalmente gentili, accenna del pari alla sempre maggior consistenza che nello spirito pubblico dei Melfesi va acquistando il vostro Istituto. Diffatti, rispondendo esso, senza fallo, con precisione di scopo all'indole dei vostri bisogni, è, dirò così, un perenne incentivo di immegliamenti nella Basilicata , nonchè nelle provincie adiacenti, dove «tanto è da intraprendere e da eseguire, principalmente per ciò che riguarda l'agricoltura (Rabbini, Relazione sull'Istituto di Melfi - Annali del Ministero di agricoltura, industria e commercio) ». Ciascun secolo, Signori, ha avuto un ideale di operosità nel mondo. L'ideale dell'operosità nel secolo nostro è principalmente quello delle applicazioni utili e del tecnicismo. La qual cosa non esclude chè anzi, dirò col mio chiarissimo collega (L'Onorevole Del Zio , Deputato al Parlamento), conferma come lo svolgimento di siffatta operosità s'identifichi con «una nozione più chiara dell'ideale del vero e della giustizia ( Del Zio , La Ferrovia dell'Aufido, Roma , 1872-74) » in tutto l'organismo della vita sociale. D'onde sorge la necessità che tanto l'impulso cittadino, quanto il governativo, si estrinsechi con simultaneità di opere. Lo Stato, dirò con una espressione del vostro egregio Procuratore del Re, «astrazione della coscienza dei singoli per formare la coscienza collettiva (Perfumo, Discorso sull'amministrazione della giustizia nel 1874) », può veramente, e per lui il governo, allorchè cittadini e governanti danno mostra di rendersi interpreti di questa verità: quando, cioè, la società si afferma in ogni sua manifestazione quale essa è realmente, vale a dire, di natura complessa ed armonica. Associamo, per conseguenza, e non disgreghiamo come fiori solitari, i germi della civile tradizione venutaci da Atene , da Cartagine e da Roma : arti, commercio e sapienza costitutiva dei popoli. Che se, a cagion d'esempio, la Germania moderna è ciò che è, essa è addivenuta tale, voi me lo insegnate, precisamente perchè codesti principii sono compenetrati e nella coscienza universale del popolo tedesco e nei criterii direttivi degli uomini di stato, che presiedettero ai destini di quella gloriosa nazione. Del resto, cari giovani, da quest'ordine di osservazioni complesse riportandoci a fatti particolari, degni d'imitazione, senza bisogno di cercarli da lontano voi li avete vicinissimi; li avete in famiglia da della Monica Angelo Antonio , che v'insegnò le virtù del cittadino, e Corradini Ferdinando , che da umilissimo stato sali a cospicui ufficii di governo, fino a Araneo Giuseppe (Araneo, Notizie Storiche della città di Melfi . Firenze , 1866), che v'imparò ad amare i campi, non già irrigati di sangue, ma dal sudore dei poveri contadini. Le spade, cari giovani, per lucenti che sieno ebbero mai sempre la punta di ferro; le vanghe, per lo contrario, nol dimenticate specialmente nei giorni dello sconforto, ebbero ed avranno immutabilmente, comechè arruginite, la punta d'oro. «I figli dell'antica Roma , continuerò col nostro preside, divennero grandi e gloriosi alternando in bell'accordo la giubba di campagna colla toga civile del magistrato, e nelle pubbliche necessità della patria la falce e l'aratro colla spada ( Rubino , Prolusione all'apertura degli esami orali nel 1869)»; e soggiungerò ancora, col pregevole Sotto Prefetto, che nella coltura delle discipline tecniche, e sopratutto agronomiche, sta l'avvenire della patria: e più di tutte le provincie del regno, a questo futuro debbono appuntare i loro sforzi le ubertosissime del mezzogiorno (Lastrucci, Poche parole in occasione della solenne premiazione scolastica nel 1875)». Avete mai, per vieppiù accendervene, considerato l'agricoltura e gli studii agricoli sotto il prisma della poesia? Se non lo avete fatto, fatelo. Fatelo guardando il Vulture, del quale, cantava Malpica ( Malpica , Viaggi in Basilicata , Napoli , 1847): «Son le zolle smaltate di fiori, Biondeggiante di spighe il terren». Guardate dunque il Vulture, e, datemi torto!..... Voi vi ci specchiate tutto il dì. Vi dica dunque la sua sola presenza, in quel modo che io non saprei, la dolce poesia della vita vegetativa: gli amori delle piante, il linguaggio dei fiori e la sapienza che si racchiude, dalla spiga che ci sfama, alla rosa di cui Giovani vaghi e donne innamorate Amano avere e seni e tempie ornate. Che dire poi dell'agricoltura come quella che si rannoda alle più gravi questioni della società moderna e che, con pari autorità ed amicizia si collega ai precetti dell'economia pubblica, della legislazione, della contabilità razionale, della meccanica e della chimica? Ho parlato, credo, abbastanza. Dico di aver parlato abbastanza, in quanto vi ho aperto l'animo mio, e concludo: che se noi italiani ci conoscessimo da vicino, le cose andrebbero meglio, ma meglio assai. Ma noi non ci conosciamo, o soltanto alle apparenze; e le apparenze ingannano. Conoscendoci come m'intend'io, noi potremmo aiutarci, amarci e progredire di più. Così potessimo quindi conoscerci ed amarci, come fra noi ci siam conosciuti e ci amiamo; chè se io non posso pregiarmi di essere Melfitano per nascita, voi m'avete però insegnato ad esserlo per affetto. Auguriamoci dunque questa comunione d'idee, di sentimenti e di opere; e lavoriamo, ma lavoriamo non lasciando intentato nessun mezzo, e con vigoría di anime che vogliono, a conseguirla. SIGNORI, In nome del governo, e unitamente al mio onorevole collega nel commissariato per gli esami di licenza, ho l'onore di dichiarare pubblicamente aperte le prove orali.

Per l'inaugurazione della lapide a La Vista Luigi martire di libertà nel 15 maggio 1848.

Attestato di affetto delle scuole di Rionero in Vulture alle scuole di Venosa

Rionero in Vulture , Tip. Di Torquato Ercolani 1883

ASCIUGHEREMD LE LACRIME QUANDO POTREMO RICORDARE CON GIOIA IL GIORNO INFAUSTO DELLA SUA MORTE De Sanctis SONETTO Sapienza e sangue di secoli valsero a rendere una e libera la nostra Italia. Guerrazzi Il tuo martirio infranse le catene Del rio servaggio, e civiltà procura: Fraterno sangue infonde nelle vene E la giustizia ai popoli assicura. Il tuo martirio infiamma il core al bene E lo sublima nell’idea più pura D’ogni progresso per le vie serene, Ove si eleva la tua gran figura. Desti all’Italia il tuo pensier, la vita E l’avvenir nel primo april degli anni; E il sangue tuo concorse a farla unita. Oggi VENOSA, patrio suol natio, Ti erige un’ara a spregio dei tiranni, E su quest'ara onora Patria e Dio Mennella N. Delegato Scolastico Rionero in Vulture 27 settembre 1883.

Vincenzo Dell'Armi

Un voto all' Italia ed un saluto in occasione della chiusura delle conferenze pedagogiche ed agronomiche tenute in Melfi dal 20 al 29 settembre 1885 Melfi , Tip. Augusto Ercolani - Palazzo Municipale 1885

All'illustrissimo, professore Angiulli Andrea in segno di stima Sonetto In nota: Le rime furon tolte da un sonetto che l'Egregio Cav. Mennella Nicola , Delegato Scolastico di Rionero in Vulture , pronunziò in una delle Conferenze Pedagogiche. La guerra è stata sempre una sventura, Recando seco i ceppi e le catene: Vediam che Marte ha truce la figura, E la sua scuola dà tormenti e pene. Spiega in fatti l'oppresso, per natura, Un odio all'oppressor: sol trova amene Le offese vendicate a sua ventura; E crede la Vittoria un patrio bene. Concordi dunque in guerra, e, per amore, Scenda Incampo a pugnar con santo orgoglio Chi si vanta d'avere la patria in core. Abbiano i Prodi tutti un suo pensiero; Veder Maestra Italia in Campidoglio, Col dare all'ignoranza un crollo intero. ALLO STESSO. Daremo all'ignoranza un crollo intero, avendo Angiulli per Maestro e Duce... Ei che seppe spianar la via del vero, L' Italia a nuove glorie or riconduce. Se l'ignoranza è a noi nemico fiero, E i pregiudizi abbuiano la luce, Convien da noi combattersi davvero; E il tutto al buon volere si riduce. Svolli i tre TEMI, in mente abbiam scolpita La gara di sì degni PROFESSORI, E ne vedremo i più soavi frutti. Sorgerà per l' Italia un'altra vita; E della civiltà spuntando i fiori, Ad Umberto un Evviva darem tutti. Al distinto Professore Mencarelli Narciso CAV. Un doveroso saluto in nome dei signori colleghi e colleghe A Mencarelli , il Professor ben degno, Fa d'uopo pur mostrare grato il core; Dare convien d'urbanitade un segno, Perchè davver di gentilezza è un fiore. Della natura il triplicato regno Ci fe' mostra a dover, con istupore; Di Lui si scorse un raffinato ingegno, Nell'istruirci con affetto e amore. Con poche lesioni un'ampia sfera Ci ha posto innanzi, esatta conoscenza, Ch'è d'utiltade una sorgente vera. Onde con gioia ed alta riverenza Di Lui ricorderà l'eletta schiera, Il cor di un padre, ne la sua pazienza.

In memoria di Luigi Rubino : commemorazioni lette innanzi al suo feretro il 10 gennaio 1891 Melfi , Tip. Grieco 1893

Pubblicando, a tre anni di distanza, le commemorazioni lette sul feretro di Luigi Rubino credo di adempiere un dovere troppo a lungo indugiato, ed al quale erano e sono vivo sprone gli esempi che ci vennero da altra città. Rocco Brienza , uno dei pochi superstiti del patriottismo che soffrì e vinse, scrisse, poco tempo dopo la morte del suo amico, una splendida commemorazione, che fu data alle stampe. Riviello Raffaele , uno dei più eletti cultori delle memorie storiche della nostra regione, volle generosamente contribuire alle spese della modesta lapide, che ora è affissa nel vestibolo dell'Istituto. Il prof. Roselli disse anche lui assai degnamente, dinnanzi ai suoi discepoli, del Preside e dell'uomo. Agli amici di Luigi Rubino queste pagine faranno ricordare la memoria di lui; a tutti coloro che amano Melfi non sembrerà inutile questa pubblicazione, che onora uno dei suoi migliori cittadini. 10 gennaio 1893. UN AMICO. INDICE Iscrizione nel vestibolo dell'Istituto, Pag. 9 G. PESCE, Pel Comune di Melfi, Pag.11 F. SEVERINI Per la Giunta di vigilanza e la Provincia, pag. 15 E. FRANCO Per l'Istituto, pag. 25 N. VENTURA Per la Scuola tecnica, pag. 27 E. WERTMULLER Alunno dell'Istituto, pag. 31 G. ANASTASIA Alunno dell'Istituto, pag. 37 A Luigi Rubino PATRIOTA E MAESTRO CHE CONSACRÒ L'ANIMO E LA VITA OPEROSA ONDE DALLE UMILI ORIGINI E FRA LE TRISTI VICENDE DELL'ANTICA SCUOLA DI CONTADINELLI SI SVOLGESSERO GL'INIZI DI QUESTO ISTITUTO DEL QUALE FU PRIMO PRESIDE GLI SCOLARI I PROFESSORI GLI AMICI NELL'ANNIVERSARIO DELLA SUA MORTE X GENNAIO MDCCCXCII POSERO I. "E tu pure cadesti! - tu pure, e quasi inopinatamente, ora t'involi per sempre all'amore della tua terra natia, o anima devota alla scienza, ed alla patria !..... Addio, o distinto cittadino, è questo l'estremo vale, che Melfi a mezzo della sua rappresentanza ti rende, che gli amici ed i giovani, che tanto amasti mormorano soffocati dal dolore presso la tua bara. A me, che ne ebbi comuni gli studii e le aspirazioni, a me che l'ebbi amico nella lieta, e nell'avversa fortuna, ora la sua vita si dispiega innanzi in un momento solo nello svolgimento del suo pensiero e della sua azione. Egli, questo caro estinto, di cui non udremo più la serena parola, ebbe splendido ingegno, e forti studii. Cultore indefesso dell'italiana filosofia dedicò intera e con istancabile zelo la sua giovinezza a questa disciplina, e ne seguì con entusiastico ardore il completo svolgimento, che nel periodo della rinascenza intellettuale si compì dalla severa logica del Sofo di Tropea ai sublimi ideali di Gioberti Vincenzo . Fatto maturo dagli anni concentrò i suoi studii in più pratiche speculazioni, e si dedicò alla Filosofia del Dritto, intorno a cui versava assiduo, e con vigorose elucubrazioni. Ma la filosofia del Gioberti non è un tessuto d'inutili astrazioni, essa scese all'applicazione pratica de' sovrani principii nella vita nazionale, e prima preparò il risorgimento dell' Italia , poi spianò la via alla sua unità con l'ultimo lavoro da lui pubblicato, il Rinnovamento. I suoi discepoli quindi non potevano non essere veri patrioti, e Luigi Rubino fu patriota fervente ed intemerato. Spuntata appena l'alba del 1848 egli si rivolse con tutta l'anima al bene dell' Italia ; nè sentì mai scoraggiamento in mezzo agli eventi luttuosi, che si succedettero; e quando nel finire del 1860 il vessillo tricolore richiamò a raccolta i suoi fidi, egli fu tra i primi a seguirlo, ed allora in poi ogni sua cura ebbe unico scopo, la stabile consolidazione dell'unità italiana. E nel cooperare a tant'opera molto sofferse, egli fu persino inseguito dai masnadieri, e si vide cadere morto a fianco uno de' suoi compagni; una terribile scossa dovè egli subire in quel feroce episodio, la sua fibra ne dovè soffrire, e se la sua buona azione lo sorresse ancora per molti anni, non può dubitarsi che l'alterazione nervosa di quel momento terribile lenta ma costante lo ha menato al sepolcro. Egli ebbe il cuore pari alla mente ed amò la gioventù, nella cui educazione consistè la battaglia eroica, che da scienziato, e da patriota seppe combattere per la sua patria. Consacratosi all'insegnamento sin dalla prima giovinezza espandeva l'anima sua tra i giovani con costante abnegazione; sicchè, venuto a capo dell'Istituto di Agrimensura e di Agronomia di Melfi , concentrò tutte le sue forze nel sorreggerlo, e nel farlo progredire. Quest'Istituto nacque come rachitide, e se non fosse stata l'opera sua, sarebbe sparito da gran tempo; ma egli non risparmiando nè fatica, nè disagi lo spinse innanzi man mano, e lo portò al perfezionamento attuale soffiandogli quella vita, che oramai lo renderà duraturo. Per quest'opera egli pose in moto e terra, e cielo, e giunse persino ad assottigliare per diversi anni il suo onorario, onde non farlo cadere. Era sua gioia il progresso de' giovani, che vi accorrevano, egli ripeteva con trionfo l'elenco di quelli, che più si distinguevano, e con fiducia pensava alla riabilitazione dei meno progrediti. Può ben dirsi, che l'Istituto ha avuto in lui il suo principale fattore, la gioventù un padre più che un maestro. Ed ora non è più. Uomo prudente, e sereno la cortesia de' suoi modi lo rendeva ricercato da tutti, fratellevole era la sua amicizia, e più curante d'altrui che di se stesso, era sempre pronto a giovare col consiglio e con l'opera chiunque ebbe la fortuna di avvicinarlo. Piacevole e sorridente, ne' modesti ritrovi egli formava la delizia di tutti, modesto senza ostentazione richiamava a sè, le simpatie di ognuno. Ed ora non è più. O addio, integerrimo cittadino, italiano immacolato, dotto filosofo, addio. È l'estremo vale di questa cittadinanza; ma imperitura sarà in essa la tua memoria, è l'estrema parola di affetto de' tuoi amici, dei tuoi discepoli; ma la tua virtù avrà un culto nel loro cuore: e questa memoria solenne, questo culto saranno la serena tua gloria. PESCE GIUSEPPE . II. SIGNORI, Dinanzi a questo feretro possono inchinarsi la generazione che tramonta e quella che sorge. Luigi Rubino è morto settantenne, ma a tutti è sembrato che la sua morte abbia precorso lo spegnersi naturale delle energie del corpo e dell'intelletto, tanto era ancor giovane l'animo di questo vecchio e robusta la fibra: giovane nel cuore e nella mente, giovane per l'amore agli ideali più puri, giovane perchè visse sempre in mezzo agli adolescenti, ai quali insegnò con la parola e con l'esempio come dev'esser fatto un cittadino. E veramente, se la commozione di questi momenti non mi turba il giudizio e se io posso obliare la lunga catena di affettuose memorie che a lui mi legava, a me pare che in Luigi Rubino risaltino i più schietti caratteri del patriota e dell'uomo pubblico, vale a dire la semplicità ingenua della virtù, e il fare il bene pel bene senza sforzi e senza ostentazioni. In questa semplicità del bene egli fu uomo antico. Natura integra, ingegno pronto, meridionale nelle impressioni e nel modo vivace di manifestarle, nessuno ha potuto sospettare che la sua parola celasse riposti e non confessabili propositi. Epperciò sui marosi della sua non tranquilla esistenza soverchiava quella bonarietà divenuta proverbiale, la quale si rispecchiava nell'aspetto gioviale ed aperto e nello sguardo, in cui, se talora balenava una collera generosa, non vi fu visto mai il lampo dell'odio. Dell'opera di questo vecchio, così varia, io non posso con ampiezza discorrere; ma non so tenermi dal trarre dai miei ricordi qualche nota fugace. Egli fu patriota, fu popolano, fu educatore ed uomo pubblico sempre a sè uguale in tutte codeste manifestazioni del viver suo. Il suo patriottismo non è di data recente. Molta scoria galleggia in Italia , la quale domanda alle nuove ignare generazioni che si prosterni dinanzi a sofferenze non patite o ad eroismi fantastici. Ma il patriottismo di Luigi Rubino fu vero ed autentico. Esso nacque in tempi procellosi, e visse durante il decennale raccoglimento che precesse l'alba luminosa del '60. Egli fu patriota del 1848. Allora il sacerdozio, cui egli si era ascritto, poteva sposare la causa della patria; e non parve bestemmia la voce d'un frate, che dalla Badia cassinense spronava i combattenti nelle valli lombarde, chiamando Iddio acciocchè avesse addensate contro i nemici d' Italia le procelle dell'Appennino e fatta levare la marina iraconda. A quel sacerdozio, che rannodò vaticini ed opere, ricco della coltura dei tempi novelli, e che nei seminari educò le generazioni che con fortuna maggiore rinnovarono l'epopea del nostro riscatto, a quel basso clero che dette guerrieri e martiri, appartenne Luigi Rubino . E come lo portava l'indole sua ardente, egli nel 1848 die' tali manifestazioni della sua fede politica che, quando la libertà fu affogata nel sangue, venne sottoposto alla più severa vigilanza come pericoloso attendibile, e fu privato dell'insegnamento. Nel 1860 ai più elevati intelletti ed alle più gagliarde tempre del nostro clero toccò il pericoloso onore di cingere la fascia tricolore della Giunta insurrezionale. E ne fu presidente Luigi Rubino . E quando volsero i tempi tristi e paurosi del brigantaggio e quando, poi, nel 1866, bisognò premunire la sicurezza interna del paese, e quando infine nel 1870 la patria si congiunse a Roma , il vecchio patriota del 1848 non mancò a nessun appello, a nessuna manifestazione di gioia, a nessun dovere verso la Nazione. Popolano di nascita, egli non rinnegò mai per falsa superbia le umili sue origini. E mentre la povera madre sua, che con le stentate vigilie e col lavoro dell'ago lo avea tratto su, e, vedendolo ascendere ai maggiori onori, non sapea dissimulare il suo legittimo orgoglio; egli, invece, non credè mai che il mutar di stato gl'imponesse il dovere dell'alterigia pretensiosa e goffa. Semplice e modesto, tale è morto quale è nato. Epperciò le classi popolari, in tempi nei quali non erano infastidite dalle astute adulazioni che ora le circondano, lo tennero come il più schietto e fidato loro amico. Sicchè quando le basi allargate dal suffragio elettorale dettero a quelle classi una importanza più preponderante, egli non abusò della sconfinata popolarità che godeva; anzi a lui si deve principalmente se il popolo contenne, con esemplare moderazione, l'espansione della sua forza. Luigi Rubino avea fatto per tempo comprendere che in una città, ove manca la boria di fasti nobiliari ed ove la borghesia nata dal popolo mai impedì che i figli di questo si elevassero coll'ingegno e col sapere, anzi ne aiutò sempre le forze promettenti, era cosa insana suscitare conflitti fra i varii ordini della cittadinanza, che non ponno avere che un solo obiettivo: l'esaltazione della patria. E avvenne così che Melfi si tenne lontana dalle velenose lotte che dilaniano altri paesi, e potè sviluppare con lento ma perseverante proposito, a malgrado della vicenda degli uomini e dei partiti, le migliori sue forze; onde, a buon dritto, essa è indicata fra le più civili e le più gentili città della provincia. Ma il maggior titolo d'onore che designa Luigi Rubino alla riconoscenza pubblica ed al vostro affetto, o giovani, è l'opera costante e invitta in mezzo ai più ardui ostacoli, ch'egli pose intorno al nostro Istituto tecnico. Io non so se alcuno vi sia che, anche dinanzi a questa bara, deplori che una istituzione, la quale sarebbe lustro di grandi città, sia surta qui. Oh in questa ora siano i nostri giudizii equanimi! Parecchi possono eguagliare, niuno superare Luigi Rubino nell' adorazione verso la sua Melfi ; ed egli per questo sconfinato amore dedicò la parte migliore della sua vita e del suo cuore a consolidare un Ateneo di studii positivi, stimando che la capitale d'un circondario così fertile d'ingegni avesse obbligo di raggiungere quella organizzazione intellettuale, senza la quale le città non sono che punti geografici, e non energie fattive della loro regione. Ora, o signori, la scuola di contadinelli sorta nel 1853 vive vita ben grama dopo il 1860, e due volte ne venne proposta la soppressione, scongiurata da Luigi Rubino e da qualche altro insigne concittadino ( Araneo G.B. ). Tutto tendeva a perderla: povertà di aiuti pecuniarii stentatamente concessi come per pietà; organizzazione ibrida ed illogica; mancanza di titoli d'insegnamento nei professori, comunque parecchi di essi avanzassero per felicità d'ingegno e profondità di studii i docenti ufficiali; stipendi incerti e ridotti a misura irrisoria; viluppo se altro mai ingarbugliato di questioni giuridiche e di attribuzioni frai varii enti chiamati a sussidiare la scuola. E tutto questo circondato come da un'atmosfera gelida e scura di sconforto, preannunziatrice di prossima dissoluzione. In quei tempi, o signori, io spesso mi recavo nel capoluogo della provincia per ragioni di famiglia. E lì vedevo questo povero e caro vecchio, così austero verso di sè, così decorosamente conscio della sua dignità, discendere e salir le scale dei consiglieri della provincia; e facendosi umile e dimesso implorare aiuti per quell'Istituto, che tutti credevano colpito da un fato implacabile. Oh come mi parve nobile quella mano che si stendeva a chieder la carità pei suoi giovani e per la vita d'una istituzione, donde sì vivi fasci di luce doveansi poi diffondere; oh come Luigi Rubino mi rammentò la dantesca figura di Salvani Provenzano ! La maldicenza, che non risparmia gli uomini più intemerati, volle attribuirgli fini personali in quel suo grande amore per l'Istituto. Or, quando si ricordi che egli, per convinzioni rispettabili, abbandonò l'abito talare in tempi nei quali l'Istituto avea vita precaria, nè eransi da lui conseguiti i titoli all'insegnamento officiale, sembra inconcepibile quel sospetto calunnioso contro un uomo che sacrificò, nella sua povertà, laute e sicure prebende ad una convinzione. Nè tutti conoscono un particolare, che non ha guari mi veniva narrato da un vecchio suo amico e il quale designa quanto alto fosse l'animo di Luigi Rubino . Il fiero vescovo, che per lunghi anni resse questa diocesi ed alla predilezione del quale Luigi Rubino dovea, in parte, le rapide ascensioni nella carriera ecclesiastica, pose in opera tutte le blandizie perchè l'agnella smarrita ritornasse all'ovile. Quel vescovo, la cui superba cervice non piegò dinanzi a Roma , si fe' mite e discese alla preghiera, scrivendo a lui una commoventissima lettera, che finiva con queste parole: "vieni a me figlio un dì del mio cuore ed ora del mio dolore." Immaginate, o signori, la lotta crudele che dovè tormentare l'animo di questo povero estinto. Non eran solo le larghe munificenti profferte d'uno dei più ricchi prelati del Regno, alle quali uno di quei caratteri che diconsi positivi si sarebbe piegato; ma era il cuore in tumulto, era la memoria dei ricevuti benefizii prorompente in un animo che serbava il culto della gratitudine, erano i lunghi anni trascorsi nelle pratiche religiose, che tendono egli anni declinanti a domare le giovanili ribellioni del ensiero. E pure egli dominò quella fiera tempesta, ed al vegliardo che lo chiamava col nome di figlio fe' rispondere: "ringrazio monsignore e lo venero, ma non posso rivestire un abito, che porrebbe in conflitto la mia coscienza di cittadino con quella di sacerdote ubbidiente agli ordini di Roma ". Con questa purità d'intenti, con questa dignitosa coscienza onesta egli prosegui l'aspro cammino frequentemente pellegrinando a Roma ed a Potenza , e, spesso a sue spese, continuando il suo apostolato perchè l'antica scuola dalla vita incerta si adagiasse sulle basi sicure di un Istituto tecnico governativo. E vinse. Vinse col soccorso e con l'abnegazione della Cassa di risparmio, al presidente della quale così benemerito è tardata ancora l'onorifica cittadinanza ( Musso Giovanni , biellese. Or egli è morto, E la sua salma giace in un paese lontano, aspettando ancora che gli amici la traggano qui ad onorata sepoltura); vinse piegando a benevolo giudizio la rappresentanza provinciale, vinse col grande aiuto de' deputati politici Del Zio Floriano , Branca Ascanio e Fortunato Giustino e di qualche altro provato amico. Ma a lui tocca principalmente il serto della vittoria. E in nome della Provincia io lo compongo sul suo capo venerando, e manifesto a voi quale giudizio dell'opera sua ha dato la Deputazione provinciale col telegramma del suo Presidente, che iersera mi pervenne : « Addoloratissimo inaspettata morte Preside Luigi Rubino , prego testimoniare sentimenti vivissimi condoglianza e rappresentare provincia in ogni onoranza, che sarà resa a chi, assolvendo compito professore e preside, lavorò grandemente perchè codesta vostra civile città meritasse il lustro dell'Istituto tecnico dichiarato governativo e perchè questo avesse vita vitale» BUANO. Le preoccupazioni per l'Istituto non eran tali da assorbire tutte le energie di Luigi Rubino . Onorato di molti incarichi pubblici, egli li tenne con assiduità esemplare e con efficacia. La sua parola, sempre religiosamente ascoltata, quella parola spesso infiammata, non avea che un solo ordito: il bene più alto, il decoro e la fama più onesta della sua Melfi . Egli non amava che le pubbliche funzioni fossero conferite, con esclusività di campanile, ai soli cittadini. Questa angustia di vedute, che talora vince i migliori come un affetto geloso e diffidente, non poteva appartenere ad un uomo che rievocava l'ampia cerchia della città regale, ricca di commerci, ospitale, popolosa d'armigeri, banditrice delle costituzioni sveve e dei capitoli angioini. L'opera sua ha lasciato notevoli orme nella soluzione di quel lungo crucio, ch'è stato il problema ferroviario. Commissario del Comune in uno dei più gravi incidenti, che precessero la legge di perequazione ferroviaria del 1879, presidente del comitato per la variante orientale del Vulture, egli portò il contributo della sua autorità ad un'opera per la quale i posteri assegneranno ai precipui autori trionfali corone; ma dal cui complesso emerge la Melfi collettiva, che, colle sue iniziative e con la sua pertinacia, stringe a sè coi vincoli della gratitudine questa ridente corona di paesi, che circondano il Vulture. Imperocchè, mentre fra le genti meridionali la collettività è scarsa, chiunque voglia rifare il cammino che va dal 1864 alle importanti costruzioni che ora cominciano a sorgere fra il verde delle nostre colline, troverà, qui in Melfi , una singolare cooperazione di tutti (e in qualcuno solitaria e ignorata) nelle iniziative, nei progressi e nel lavoro, che provvidero, come Dei tutelari, al compimento d'un dritto trentennale. Ed ora, maestro di quasi tutti noi, addio! Dalla tua tomba si può trarre l'augurio che questa immensa commozione di popolo, di amici, di scolari non sia vana ed effimera pompa di sentimenti, che l'oblio debba disperdere; ma che, invece, la tua memoria resti salda nell'animo di tutti, e che essa valga a farci affrontare le lotte della vita pubblica con lealtà di propositi e volontà costante nel bene e nell'affetto verso la patria. E, in nome della Giunta di vigilanza, della Provincia e di Fortunato Giustino che, per telegrafo, mi dà commosso l'incarico di salutare la tua spoglia mortale, io ti ripeto: addio maestro ed educatore di più generazioni; addio integro cittadino e patriota; addio tu che muori povero, ma che raccogli in questo giorno così largo e civile tributo di pianto! SEVERINI FEDERIGO .

III. Il prof. Franco, avendo disperso il suo discorso, ci ha favorito i seguenti appunti: "Egli, il prof. Franco, parlando a nome dei colleghi tutti dell'Istituto, riguardò l'estinto nella sua carriera di insegnante e di Preside dell'Istituto. Dopo che il prof. Luigi Rubino esordiva come insegnante elementare nelle scuole pubbliche di questa città fin dal 1845, poco appresso veniva chiamato a insegnar lettere latine ed italiane nel Seminario diocesano, occupandosi contemporaneamente in privato di impartire lezioni di filosofia. Per breve tempo fu chiamato a insegnare lingua italiana ed aritmetica nell'Istituto agrario, ed in seguito, dal 1858 al 1860 ritornò in seminario all'ufficio di professore di filosofia speculativa, matematica, fisica e dritto naturale. Dal 1861 al 1865 tenne scuola privata educando numerosa ed eletta gioventù e dimostrando zelo, disinteresse, onestà e decoro da meritare la riconoscenza dei padri di famiglia, che alle sue cure affidavano la novella generazione. Lo dichiarò fervido e instancabile propugnatore della istruzione tecnica per cui potè nel 1875 far annettere all'Istituto agrario, da lui sapientemente diretto, una scuola tecnica, che ora, dopo varie vicende, è divenuta una delle meglio ordinate fra le consimili della provincia. Poscia riguardò l'estinto come Preside dell'Istituto inneggiando ai miglioramenti dovuti principalmente alle di lui amorose e costanti cure e lo e lo dichiarò meritevole dei maggiori titoli di benemerenza della pubblica e della privata istruzione nella provincia di Basilicata . E dopo un caldo appello ai colleghi ed alla gioventù studiosa incitante a seguirne l'esempio e ad invidiarne le sorti diceva che la nobile figura di Luigi Rubino non era scomparsa; e terminava sembrandogli udire che l'illustre estinto col sommo poeta dicesse : Di me non pianger tu, che miei di fersi Morendo eterni, e nell'eterno lume, Quando mostrai di chiuder gli occhi, apersi. IV. Indocile sospira A più perfetta vita e senza posa Sale per lunga spira Al suo merigge ogni creata cosa. ZANELLA. Triste è oltremodo, o signori, per noi giovani, che non ancora siamo passati dal luminoso prologo al gran dramma della vita, rivolgerci indietro a contemplare la via su cui ogni pietra miliare ricorda un caduto. E già, in meno d'un anno, due care esistenze sono scomparse, due volti amici si sono dissipati, di due conforti l'animo nostro è rimasto privo. L'uno giovane d'anni, d'amabile aspetto, di cuore largo, affettuoso, amico sempre sincero e fido; l'altro, benchè avanzato in età, sempre giovane di cuore e d'ideali, buono, generoso, cordiale. In entrambi si poteva leggere nei fulgidi occhi lo splendore di un'anima bella. Il loro ministero, la loro nobile missione era di far splendere la luce dove sono le tenebre, sostituire il sapere all'ignoranza, la civiltà alla rozzezza, e spesso la bontà alla cattiveria; dirigere gli animi giovanili istillando in essi germi fecondi di virtù, d'amor di patria, di gloria. Essi, in vita, procedevano, per giovarmi d'una immagine di Dante , ...come quei che va di notte Che porta il lume a sè non giova, Ma dopo sè fa le persone dotte. Al primo, il merito non divenne misura della considerazione e delle ricompense, e morì lontano dalla città natia, lasciando nell'indigenza figli e moglie, che erano tanta parte dell'animo suo; al secondo invece la dea fortuna elargì favori correspettivi al merito, ed è finito nel suo paese, in mezzo al compianto dei suoi cari parenti e dei suoi concittadini che tanta stima ne facevano, quando aveva raggiunto il suo ideale e trovavasi già in posizione agiata e rispettata. Se, per la perdita del primo, al rimpianto cordiale degli amici non s'unì la mesta cerimonia ufficiale, del secondo però non è l'ufficialità del posto che ci commuove: in entrambi vediamo dileguarsi due care, amabili esistenze; con essi è parte di noi, del nostro essere, dell'anima nostra che se ne va, e per sempre! Lo conobbi nei primi giorni della mia carriera, e restai ammirato della grande operosità di cotesto uomo che, già maturo, si sforzava sempre di parer giovane. E, benchè inebriato da un alto ideale nell'esercizio del mio ministero, egli ogni giorno destava in me un sentimento di emulazione. Egli così inoltrato negli anni e così scrupoloso ed illuminato nell'adempimento dei suoi doveri; io così giovane non sentivo in me tanta operosità. Fibra tenace, resistente; mente acuta, perspicace; criterio alto e sereno; studii gravi; vita sobria, austera; cuore generoso; carattere affabile, gentile: sempre ilare e lepido, ma di quel lepore che desta rispetto. Non facile parola, riflessione somma, dire breve e succoso. In lui il sapere era luce che cresceva propagandosi laonde la mente sua si rinfiammava quasi per duplice riflessione dei raggi comunicati ai discepoli. Gli occhi poi erano lo specchio della sua intelligenza e della bontà dell'animo: grandi, neri, fulgidi, sempre mobilissimi, dagli sguardi intensi, penetranti. Intemerato cittadino, egli fu sempre lontano dalle esorbitanze politiche; monarchico per convinzione, aveva scatti di vivo entusiasmo, di forte commozione ogni volta che ci parlava della patria redenta e del nostro Re glorioso. Egli ebbe in politica un ideale tutto suo; un ideale che ama la patria, che s'inchina al sapere, al patriottismo, all'onestà in qualunque campo si trovi; un ideale nobile e sereno. La fede incrollabile che egli riponeva nella libertà e nelle attuali istituzioni era quella del cittadino della passata generazione, di quella generazione la quale preparò, affrontò e personificò nel medesimo tempo la santa rivoluzione che ci diede la patria una. Attraverso le vicende della sua vita si scorgono quindi i periodi dei sogni, delle illusioni, delle speranze, del disinganno, delle amarezze, delle ingiustizie, ed infine quello fortunato dell'estimazione e della ricompensa. Ed ora, in nome dei professori tutti della Scuola tecnica, con l'animo pieno d'amaro cordoglio, Di qua dove son gli anni infausti e brevi, ti dico vale, e per sempre, o onorando Preside! I giovani colleghi, cui in vita destavi ammirazione ed emulazione, nelle peripezie della loro ardua carriera terranno presente ognora il tuo esemplare comportamento, e sempre ricorderanno commossi ai loro discenti la tua operosità, il tuo carattere, la tua abnegazione per tutto ciò che era giusto, che alto, che era patriotico. Melfi , gennaio 1891. Dott. Prof. VENTURA N. V. Risus cum dolore miscebitur, et extrema gaudia luctus occupat. Signori e compagni, le grandi sventure contristano cosi le facoltà dell'animo, che su di questo usurpano un dominio prepotente. Difficile compito adunque è il mettere insieme delle sillabe quando un tanto dolore ci colpisce, quando abbiamo sempre dinanzi agli occhi della mente, e quasi a quelli del corpo, l'uomo che noi studenti, più adorammo fra i vivi. Imprescrutabili voleri della Provvidenza! L'uomo appare sulla terra come fuggente immagine di sogno; passano i secoli sulle tombe superbe, e le disperdono al vento; ma, la fama sola può vincere la tirannia del tempo !!..... Venuti qui da poco tempo, per bramosia di sapere, conoscemmo l'uomo che è volato nel bacio del Signore; lo conoscemmo sì e l'amammo con quell'amore che non conosce oblio! Ed ora, quella figura tanto simpatica, quella veneranda testa giace immobile e fredda in questa funebre bara. Son chiusi e spenti in eterno gli occhi di colui che per molti anni si consacrò con animo gentile e profonda dottrina alla educazione della gioventù. La sua forza morale si è dipartita da noi, ed a noi non resta che la sua gloria, il sublime compiacimento di averlo maestro, il dritto di risvegliarlo con la fantasia dalla tomba, e rivestirlo del nostro affetto ! Signori, Luigi Rubino nacque il 14 luglio 1820 da Rubino Ferdinando e da Belluomo Arcangela . La natura lo aveva dotato di svegliatissimo ingegno, ed egli ne approfittò, dappoichè si diede a tutt'uomo a spaziare nelle libere meditazioni filosofiche, nel silenzio delle notti ricercare alle Muse dolcissime ispirazioni, si diede ad investigare nella tenebrosa antichità. Ed i suoi compagni già avevano arguito la brama del piccolo Luigi, di librarsi, cioè, ad alto volo nell'intelligibile. Il padre suo che esercitava il mestiere del bottaio, quantunque non vivesse nelle dovizie, capita l'indole del fanciullo e convinto che avrebbe un giorno onorato la famiglia e la patria sua, lo affidò alle cure del Dottore Lombardi, suo zio, ed in mezzo alla turba dei giovanetti che frequentavano questa scuola, egli si sollevava per istudio e per eletto ingegno, per significare poi al Creatore ch'egli splendeva della sua luce. Terminati questi studi, il padre con inauditi sacrifizi lo chiuse nel Seminario di Melfi , e qui comincia la sua odissea, dappoichè egli si slanciò con lo intelletto, vergine di ogni estraneo concetto, nell'immenso cielo filosofico, che gli favellava fiducia, verità, amore. Con rapidità prodigiosa ascese gli ordini sacri; ma, l'uomo preclaro, contrario ai principii della religione cattolica, per non soffocare le sue idee, abbandonò l'abito sacerdotale per dedicarsi all'insegnamento, e l'avemmo fra noi. Noi giovani, lasciati in balla di noi stessi, avremmo tutto potuto commettere, ma non l'osammo mai, perchè qui dimorava il nostro secondo padre, e colui che certamente ci ripeteva, che l'uomo si segnala propugnando i nobili ed alti ideali della società, con la forza morale della persuasione, e con l'esempio di azioni generose. Allorchè la stella d' Italia impallidiva, ed il grido della redenzione della nostra patria si sollevava dall'Alpi al Lilibeo, Luigi Rubino portò anch'egli il suo sassolino per innalzare il grandioso edificio dell'Unità Italiana, e per ripetere allo straniero che non esistevano più catene per avvincere 30,000,000 di Italiani. E quando s'innalzò sulla storica torre del Campidoglio il vessillo tricolore, egli profferì le testuali parole: ora che la stella d' Italia splende di luce viva, ora muoio contento. Presso l'edificio dell'Istituto, lungo i viali di tuie, scorgevamo da lontano il nostro Preside, sul suo cavallo bianco, ci schieravamo vicino la scalea, ed allorchè egli era tra noi si compiaceva di rivolgerci delle affettuose domande, e noi tutti giulivi ascoltavamo il buon vecchio. Oh quante volte lassù ripetevamo a noi stessi: Noi potremo ascriverci fra i fortunati, perchè discepoli di un uomo che ha grandezza di mente, profondità di pensiero, esperienza di mondo, gentilezza di modi, accortezza ed energia nell'operare, onestà, amabilità. Noi partimmo per le feste natalizie, ritornammo qui, giunse il primo giorno dopo che un anno era già crollato negli abissi del tempo, gli orologi scoccarono le ore 11:30 antimeridiane, ed una famiglia piangeva amaramente ed inconsolabilmente ! Ahimè il nostro amato Preside veniva colpito da fiera congestione cerebrale. Ci recammo per rivedere, le amate sembianze, e non ci si permise entrare nella sua camera; vedi che cuore palpitava in lui, che in quel miserando stato, conoscendo i figli della sua scuola, piangeva la sorte del povero Istituto! Noi non cessavamo mai di chiedere notizie dell'infermo, e la celestiale speranza, ultima dea, amica dello sventurato, consolatrice dell'afflitto, scendeva al nostro fianco, e ci rappresentava la gioia beata di rivedere guarito il nostro Preside. Ma (oh legge cruda di immutabil fato) c'ingannammo! L'altro giorno uscimmo di casa, domandammo di lui, e ci viene riferito ch'egli per un momento volle levarsi di letto perchè voleva andare all'Istituto; ah, volle accomiatarsi con la terra! Oh! morte quanto sei crudele, egli stanco di combattere più colla potenza del morbo che lo travagliava, profferì molte volte: Voglio morire, voglio morire! ed assistito dai suoi nipoti, cui lascia il retaggio delle sue virtù, volse lo sguardo intorno quasi per dire, come il Leopardi : Apri quella finestra, ci vedo più poco, e tra le braccia del fratello, . . Sciolta dal corpo prese l'alma il suo volo verso migliori soggiorni. Egli morì cristianamente rassegnato, convinto che quando su questa terra abbiamo terminato il nostro compito, avendo adempito al lavoro, all'amore del prossimo ed al dovere, allora anche noi, come il filugello che ha filato il proprio bozzolo per morirvi, usciamo da questa vita! Egli è morto nel tempo, ma è immortale nell'eternità; ed ivi noi derelitti giovani non cesseremo di mirarlo con l'occhio della mente. Tuttochè i gelidi ed esanimi avanzi del tuo corpo, o uomo insigne, giacessero sepolti; i cuori dei giovani, che tanto amasti in vita, sono i sontuosissimi mausolei dove riposano le tue stanche membra! E incessantemente le nostre labbra si schiuderanno meste, mormorando sommessa una prece; la quale, olezzante profumo salirà ad abbellire l'anima tua, ed a modo di fulgida aureola, correrà a circondarti le tempia, sublime ghirlanda di duolo e di pianto !..... Ed ora, addio, intemerato e diletto maestro! Se l'affrettarti a disvestirti del grave incarco delle mortali spoglie fu per volere ratto, nel seno di Dio, gioisci ivi, e godi di quella pace, che l'infelice soggiorno in questa valle di lagrime non seppe mai renderti, e va certo e giulivo di portar teco l'affetto ed il compianto dei parenti, degli amici, e di noi; poichè, Sol chi non lascia eredità d'affetti Poca gioia nell'urna....... Dalle celesti regioni, ove giaci, volgi lo sguardo sui derelitti giovani che educasti al culto del Vero e del Bello, e tempera in loro la fierezza e l'indocilità di quel dolore del quale fu causa la tua dipartita !..... Essi ti amarono tanto, e se allora ti parlavano il linguaggio dell'affetto mondano, ora ti invieranno le preci dell'amore divino !..... O uomo insigne, la tua tomba è un'ara, e noi ci prostreremo e baceremo i sassi e le zolle che per noi infiorano quel suolo di ricordi sublimi! Ogni giorno che saliremo l'erta dell'Istituto, ci parrà rivedere il tuo volto, ed ognuno ripeterà: È il Preside estinto che veglia sull'Istituto. WERTMULLER ENRICO . VI. Torna l'april dei fiori ai monti, ai piani; Candido april degli anni, e tu non torni! SIMONETTI. AMICI MIEI, Io vengo a porgere alla salma del mio caro Maestro l'ultimo e doloroso addio. E chi poteva supporre si inopinata sciagura? Non ricordate voi, o compagni, le parole che un giorno Egli ci disse?: Quando io udrò che voi sarete onorati nel mondo, allora sarà per me un giorno di felicità. E noi, invece, eravamo destinati a portare nel cuore il dolore d'un perenne lutto!..... Ieri ci fosti Maestro o Luigi Rubino , ed oggi sei l'oggetto del nostro dolore. Io non ho forza di continuare !..... E chi può ridire l'amore che Tu nutristi per noi? Chi le cure affettuose che ci porgesti, chi lo zelo della Tua missione? Chi può dipingerti in atto soave di favellarti, allor che l'amore del loco natio ti scaldava il petto e ti faceva ridiventar giovane? Io venni giovinetto a Melfi per istruirmi e sentii parlare di Te, o mio Maestro, con affetto; sentii di Te amorose parole; ma io non ti conoscevo ancora. Però col passare degli anni io ti conobbi e ritrovai in Te quell'uomo che mi ero creato in mente. Due furono i tuoi nobili ideali: Patria e Scuola; per il primo Tu assaporasti i dolori più acuti, spendesti il più bel fiore della Tua esistenza; e quando udisti il grido di Libertà echeggiare per tutta Italia e vedesti il Tricolore Vessillo sventolare sui lidi nostri, provasti gioia, e fosti felice. Ma non cessasti di dedicarti tutto quanto per quella Patria da Te tanto amata. Hai voluto consacrare il resto della Tua esistenza a preparare i figli per Essa; hai infuso per anni ed anni nei cuori dei giovani i santi germi dell'amore; e nell'ore dell'entusiasmo ci sentimmo dal Tuo labbro nomare: Speranze dell' Italia nostra ! E nei momenti ultimi della Tua gloriosa vita, negli atroci momenti del delirio non hai avuto in mente che la Scuola, hai gridato: Vestitemi, voglio andare all'Istituto, là è il mio posto! Tu mi porgesti per due anni il pane dell'intelletto ed io mi affezionai a Te, e non credevo mai che Tu dovevi dirci addio così presto; io non l'avrei mai immaginato! Crudo destino! Domani, Tu più cortesemente non porgerai l'orecchio ai detti nostri; più non sentiremo la Tua voce consolante dirci : «Avanti». Domani, sulla cattedra, pur ieri occupata da Te, non vedremo più il Maestro che, come un Padre amoroso, favella ai suoi discepoli. Oh! se potessi destarti! Ma Tu non vedi il dolore di quei che amasti come figli, non odi il sospiro che dolenti essi T'inviano sulla tomba. Suon di strumento uman non v'ha che possa Sovra gli estinti. É spento, l'armonioso suo detto, è spento Colui che tanto ci amò! O Maestro! Ti sia lieve l'orrida gleba della fossa, Ti sia lieve il sonno tetro della morte! Ti accompagni eterno il nostro affetto, Ti sia dolce come la rugiada sulle erbe avvizzite; spunti sulla Tua fossa il santo fiore dell'amore che noi lo alimenteremo del nostro pianto. Compagni, noi che abbiamo conosciuto quale amore Egli nutri per tutti quanti, diciamo Pace a queste appassite membra, mandiamo leggiero e rispettoso un addio sul Suo tumolo, preghiamo per Lui che non è più!...... ANASTASIA GIUSEPPE .

A. Merlini

Guida per gli esaminatori. Programma didattico a domande nell'esame della classe I elementare Lagonegro, Tip.Lucana 1897

A VOI CUI É A CUORE IL TEMPLO DELLA MODERNA CIVILTÀ EGREGI SIGNORI COMPONENTI LA COMMISSIONE ESAMINATRICE Egregi Signori, Ci saremmo guardati molto bene - nemici acerrimi qual siamo d'ogni stigmatizzata idea d'arcaismo..., di cattedratico..., d'imposizione et similia... - presentarvi codesta congérie di domande, non solo per infiniti, ovvi e delicati riguardi personali; altresì, perché la moderna pedagogia esige risposte sostanzialmente uguali a domande di forme svariate. Tuttavia, siccome spesse fiate un lieve malinteso viene a turbare l'assennatezza..., la serietà..., la calma...: cotanto necessarie - massime rimpetto a'discendenti - nel difficile compito degli esami; così una certa qual grave preoccupazione morale per rimuoverne i conseguenti pubblici deplorevoli scandali, ci fu consigliera dare alla luce la presente modestissima guida. La quale - come pure il "Programma Didattico Particolareggiato" - frutto di lunga esperienza e nata da intenzioni nobili e rette a solo scopo di reciproca intelligenza, senza ledere quindi o menomare la libertà di chicchessia; se ha il solo pregio di conseguire o di attenuare possibilmente quanto su si è detto e di cattivarsi il vostro buon viso, sarà per noi l'unico e il più prezioso guiderdone. In caso diverso, compatiteci almeno, se non volete accordarci la vostra da noi ambita benevolenza. Moliterno, Basilicata, Settembre 1896. A. MERLINI I Doveri (in nota: I doveri, che sono di capitale importanza, perchè stabiliscono le svariate e molteplici relazioni sociali impellenti, non vanno impartiti come lezioni speciali; bensì debbonsi inculcare in via occasionale e in tutti le discipline, per la formazione del carattere e delle buone abitudini. Tuttavia, si è creduto bene - quantunque non faccian parte delle materie obbligatorie d'esame nelle classi inferiori formulare a mo' di sintesi riflessa le più ovvie domande, non solo perchè le loro risposte trovano di frequente la pratica applicazione nella vita quotidiana; eziandio perchè, con i Progr: 29 Novembre 1894, datosi loro significato più concreto, basato sullo Statuto del Regno e resi quindi obbligatorii nelle classi superiori: è opportuno, per facilitarne il compito colà, iniziarvi i discenti fin dalle classi inferiori.) D. Che cosa deve fare ogni dì il bambino levatosi di letto? D. Dopo la pulizia del mattino, che cosa deve fare il bambino? D. Chi sono i genitori? D. Che cos'è la famiglia? D. Nominate le persone di famiglia? D. Che cosa si deve ai genitori ed alla famiglia? D. Perchè il bambino viene a scuola? D. Come deve stare il bambino a scuola e in qualunque luogo si trova? D. Il bambino a che cosa deve rassomigliare la scuola, i maestri e i compagni? D. Chi ha data la vita a noi ed ai nostri genitori ? D. Chi è Dio? D. Dove sta Dio? D. Che cosa si deve a Dio? D. Come si chiamano tutte le persone che vediamo? D. Andando con altri, si dà la destra o la sinistra? D. Come si deve camminare per le strade? D. Incontrando i superiori o le persone dabbene, che cosa si fa? D. Uscendo o entrando in qualunque casa, come si lascia la porta? D. Uscendo o entrando in qualunque casa il mattino, come si dice? D. Uscendo o entrando in qualunque casa a mezzodì, come si dice? D. Come si sta a tavola, quando si pranza? D. Uscendo o entrando in qualunque casa la sera, come si dice? D. Entrando a scuola un superiore o una persona dabbene, che cosa si fa? D. Nominate i superiori? D. Come si chiama il nostro Re? D. Come si chiama la nostra Regina? D. Come si chiama il nostro Principe Ereditario? D. Dove stanno di consueto il Re, la Regina e il Principe Ereditario? D. Che cos'è Roma? D. Che cos è l'Italia D. Che forma ha l'Italia ? D. Che cosa si deve ai superiori? D. Che cosa si deve alla nostra cara Patria? D. Chi sono le persone uguali? D. Che cosa si deve al prossimo ed agli uguali? D. Chi sono le persone inferiori? D. Che cosa si deve agl'infelici ed agl'inferiori? Lettura e Scrittura D. Con che si dice il nome d'un oggetto? D. Di che cosa è composta la parola? D. Di quante sillabe e composta - p.e. - la parola calamaio ?... D. Di che cosa è composta la sillaba? D. Quante sono tutte le lettere? D. Dite le vocali? D. Perchè i, u, e, o, a si chiamano vocali? D. Perchè le altre 16 lettere si chiamano consonanti? D. Che cos'è il dittongo? D. Dite qualche dittongo? D. Che cos'è il trittongo? D. Quanti trittonghi abbiamo? D. Come si chiama questo (,) segno? - (;); (:); (.); (?); (!); ('). S'inviti il bambino a scrivere o gli si mostrino sulla lavagna o sul libro i detti segni d'interpunzione. D. Dove si mette l'accento? D. Dove si mette l'apostrofo? D. A che cosa è uguale l'apostrofo? D. Quando nel rigo non entra la parola, che cosa si fa? D. Quando nel rigo non entra la sillaba con cosa si fa? D. Di quante maniere sono le lettere? D. Che lettera si scrive dopo il punto fermo? Nozioni varie La famiglia D. Come si distingue una persona dall'altra? D. Come vi chiamate di cognome e nome? D. Come si chiama vostro padre? D. Come si chiama vostra madre? D. Quanti fratelli avete? D. Come si chiamano i vostri fratelli? D. Quante sorelle avete? D. Come si chiamano le vostre sorelle? D. Quanti anni avete? D. Dove siete nato? D. Dove abitate? La scuola D. Il luogo dove siamo, come si chiama? D. Come si chiama il Sig. Maestro? D. Dov'è situata questa scuola? D. Per mezzo di che cosa entriamo nella scuola o nella casa? D. Dite le parti di un uscio? (L'uscio, le pareti, il pavimento, la volta, le finestre, i balconi o il tetto possono insegnarsi tanto parlando della scuola che della casa essendo comuni ad entrambe. Tuttavia, abbiamo creduto più logico, più occasionale e didatticamente ben fatto parlarne ora, imperciocchè nella scuola si offrono per la prima volta alla diretta osservazione del bambino.) D. Come si chiamano le mura della scuola o della casa? D. Qui dove camminiamo, come si chiama? D. Di che cosa è fatto il pavimento? D. Come si chiama la parte opposta al pavimento? D. Per mezzo di che cosa entra la luce? D. Dite le parti d'una finestra e d'un balcone? D. Come si chiama la parte più alta della scuola o della casa? D. Di che cosa è fatto il tetto? D. Come si chiamano tutte le cose che vediamo nella scuola? D. Dite gli arredi della scuola? D. Dite le parti d'un banco? D. Dite le parti d'un calamaio? D. Dite le parti d'un libro? D. Dite le parti d'un quaderno? D. Dite le parti d'un'asta? D. Dite le parti d'un tavolino? D. Dite le parti d'un quadro? D. Dite le parti d'una lavagna? D. Dite le parti d'un pallottoliere? D. Dite le parti d'una sedia? ecc. L'uomo D. Quante e quali sono le parti principali dell'uomo? D. Come si dividono gli arti? D. Quali sono le parti principali degli arti superiori? D. Che cosa abbiamo nella mano? D. Come si chiama la parte superiore della mano? D. Che cosa abbiamo all'estremità delle dita sul dosso? D. Come si chiama la parte inferiore della mano? D. Che cosa abbiamo all'estremità delle dita nella palma? D. Quali sono le parti principali degli arti inferiori? D. Che cosa abbiamo nel piede? D. Che cosa abbiamo all'estremità delle dite del piede? D. Come si chiama la parte inferiore del piede? D. Come si chiama la parte superiore del capo? D. Che cos'è il cranio? D. Che cosa abbiamo nel cranio? D. Che cos'è il cervello? D. Come si chiama la parte di dietro del capo? D. Di che cosa è ricoperto il capo? D. Come si chiama la parte davanti del capo? D. Che cosa abbiamo nella faccia? D. Quanti e quali sono i sensi dell'uomo? D. Quali sono gli organi della vista? D. Quali sono le parti principali dell'occhio? D. Quali sono gli organi dell'udito? D. Quali sono le parti principali dell'orecchio? D. Qual'è l'organo dell'odorato? D. Quali sono le parti principali del naso? D. Qual'è l'organo del gusto? D. Quali sono le parti principali della bocca? D. Quanti denti vi sono nella bocca di un uomo? D. Quali sono gli organi del tatto? D. Come si chiama la parte che unisce il capo al busto? D. Come si chiama la parte di dietro del collo? D. Come si chiama la parte davanti del collo? D. Come si chiamano le parti superiori del busto? D. Quali sono i principali visceri del petto, dello stomaco e del ventre? D. A che serve lo stomaco? D. A che servono gl'intestini? D. Come si chiama la parte di dietro del busto? D. Che cosa abbiamo nel mezzo della schiena o dorso? D. Quali sono le età dell'uomo? D. Perchè l'uomo si chiama pure animale ragionevole? D. Quando l'uomo muore, come si chiama? Gli animali, le piante e i minerali D. Dopo l'uomo, quali sono le cose più perfette? (Beninteso, circa le funzioni organiche. Quest'annotazione valga per gli altri casi simili in prosieguo.) D. Come si chiama l'animale che ha due mani? D. Dite qualche animale bimano? D. Come si chiama l'animale che ha quattro mani? D. Dite qualche animale quadrumano? D. Come si chiama l'animale che ha due piedi? D. Dite qualche animale bipede? D. Come si chiama l'animale che ha quattro piedi? D. Dite qualche animale quadrupede? D. Come si chiama l'animale che vive lontano dall'uomo? D. Dite qualche animale selvatico? D. Come si chiama l'animale che vive con l'uomo? D. Dite i principali e più utili animali domestici ? (Qui non abbiamo formulate domande, perchè è a discrizione dell'insegnante e degli esaminatori circa le cognizioni da sapersi intorno a questi animali, tenuto stretto conto dei costumi, degli usi, dei bisogni, delle produzioni, ecc. si differenti da luogo a luogo. Quest'annotazione valga per gli altri casi simili in prosieguo.) D. Perché il cane, il gatto, il cavallo, ecc. si chiamano animali? D. Invece della parola, che cosa hanno gli animale? D. Che fa con la voce il cane? D. Che fa con la voce il gatto? D. Che fa con la voce il gallo? D. Che fa con la voce la gallina? D. Che fa con la voce il maiale? D. Che fa con la voce il cavallo? D. Che fa con la voce l'asino? D. Che fa con la voce il bue? D. Che fanno con la voce le pecore e le capre? D. Che fanno con la voce gli uccelli? ecc. D. Dopo gli animali, quali sono le cose più perfette? D. Che cosa hanno tutte le piante? D. Dite le principali specie di piante? D. Dite alcuni funghi buoni ed altri funghi e piante velenose? D. Dite alcune piante da ornamento? D. Dite alcune piante da orto? D. Dite alcune piante da campo? D. Dite alcune piante da frutto? D. Perché la rosa, il cavolo, il grano, il pero, ecc. si chiamano piante? D. Dopo le piante che cosa vengono? D. Che cosa sono i minerali? D. Dite i principali più utili e preziosi minerali? D. Perché l'acqua, il sale, il ferro, l'oro l'argento, ecc. si chiamano minerali? Il Tempo D. Come si chiama dove stanno la città nostra e quelle altre città che vediamo in lontananza? D. In alto, su tutta la terra, che cosa vediamo? D. Che cosa vediamo nel cielo? D. A che cosa servono il sole, la luna e le stelle? D. Quando comincia e quando finisce il dì? D. Come si chiama la metà del dì? D. Quando comincia e quando finisce la notte? D. Come si chiama la metà della notte? D. Che cosa formano il di e la notte? D. Come si chiamano le parti che misurano il tempo del giorno? D. Di quante ore é composto il giorno? D. Qual'é la cosa che ci indica le ore? D. Dite le parti principali e l'uso dell'orologio! D. Di quanti minuti è composta un'ora ? un quarto d'ora? mezz'ora? D. Quanti e quali sono i giorni della settimana? D. Quanti sono i giorni del mese? D. Qual'é il mese più corto? D. Di quante settimane è composto il mese? D. Di quanti giorni è composto l'anno? D. Quanti e quali sono i mesi dell'anno? D. Quante è quali sono le stagioni dell'anno? D. Quanti mesi dura ogni stagione? D. Quali sono i mesi dell'Inverno? D. Quali sono i segni per conoscere l' Inverno? D. Quali sono i mesi della Primavera? D. Quali sono i segni per conoscere la Primavera? D. Quali sono i mesi dell'Estate? D. Quali sono i segni per conoscere l'Estate? D. Quali sono i mesi dell'Autunno? D. Quali sono i segni per conoscere l'Autunno? La Casa D. L'abitazione dove con la famiglia mangiate, dormite ecc. come si chiama? D. Dite le parti principali d'una casa come fabbricato? D. Come si chiamano le cose che sono nei salotti, nelle camere e negli stanzini? D. Dite alcune suppellettili dei salotti, delle camere e degli stanzini? D. Descrivete brevemente la mensa? D. Che cos'è una posata? D. Descrivete brevemente la cucina? D. La soffitta a che serve? D. Dite le principali provviste della famiglia? D. Nel pianterreno della casa, quali cose vi sono? D. Dite i principali attrezzi di cantina? D. La legnaia a che cosa serve? D, Le botteghe e i fondaci a che cosa servono? Le professioni, le arti, i mestieri, ecc. D. Chi sono i professionisti, gli artigiani, gli operai, ecc? D. Dite le principali professioni, arti, mestieri, ecc.? D. Dite brevemente che cosa fanno le persone con le professioni, le arti, i mestieri, ecc.? Aritmetica D. Con che si contano gli oggetti? D. Di che cosa sono composti i numeri? D. Quante e quali sono le cifre? D. Quante cose vale lo zero? D. Quante cose vale la cifra 1? la cifra 2? la cifra 3? ecc. D. Come si chiama una cosa sola? D. Come si chiamano dieci unità? D. Come si chiamano cento unità? D. Contate fino a 10? a 50? a 100? (S'interroghi il bambino sulla numerazione parlata fino a 100). D. Contate inversamente da 10? da 50? da 100? D. Contate per decine fino a 40? a 80? a 100? D. Contate inversamente per decine da 40? da 80? da 100? D. Che cifre ci vogliono per il numero 78?....... D. Scrivete il numero 78? (S'inviti il bambino a scrivere sulla lavagna i numeri fino a 100.) D. Di quante decine e di quante unità è composto il numero 78? D. Perchè la cifra 8 rappresenta le unità? D. Perchè la cifra 7 rappresenta le decine? D. A qual posto stanno le unità, le decine e le centinaia? D. Quante e quali sono le operazioni dell'aritmetica? (S'interroghi il bambino sulle 4 operazioni orali senza frazioni fino a 10). D. Come si dice per l'addizione e che significa? D. Come si dice per la sottrazione e che significa? D. Come si dice per la moltiplicazione e che significa? D. Come si dice per la divisione e che significa? PUBBLICAZIONI DEL PROF. ANTONIO MERLINI Vendibili presso l'Autore in Moliterno ( Potenza ) e presso i principali librai d'Italia, franco di porto, ma con pagamento anticipato. Una copia d'ognuna, per saggio, metà costo. Acquistandone 10, 20, 30, 40, 50, ecc, saccorda rispettivamente il 5, 10, 15, 20, 25% di sconto. 1 Petali..no, sepali al vento! - Rime dedicate a S.A.R. il Principe di Napoli in occasione delle Sue faustissime Nozze con S. A. la Principessa ElenaElena de Montenegro. Edizione a volume di lusso in caratteri elzeviriam e con ritratto dell'Autore. 2 Il lavoro educativo nella scuola elementare — Monografia dedicata all'On. G. Baccelli, al Prof E. Consorti e a Ripatransone (Marche). Edizione ad opuscolo di lusso in caratteri elzeviriani 3 Registro completo delle scuole elementari, serali, festive, complementari. Modulo che, nel mentre contiene tutte le prescrizioni governative, ha la sola punteggiatura mensuale ed ha in più intercalato per ogni alunno lo Specchietto Biografico secondo le norme dei Char. Dottori Sergi e Baldini dell'Università di Roma da riempire semplicemente ed una Guida staccata perché di speciale ed esclusiva pertinenza degl'insegnanti - per lo Specchietto e per le diverse Avvertenze e Formule da usarsi nel Registro. Edizione in tipo-litografia su foglio che, aperto, ha 64 cent. di larghezza e 48 d'altezza. 4 Estratto dell'esame. Modulo che, nel mentre contiene tutte le prescrizioni governative, ha in più il frontespizio come Registro Completo i processi verbali e un grande Specchio a colonne. Pag. 2. 3. per la Relazione finale particolareggiata al R. Ispettore. Edizione a tipo-litografia su foglio che, aperto, ha 64 cent., di larghezza e 48 d'altezza. 5 Estratto dell'esame di promozione nella I sessione. II relazione finale particolareggiata (classe 1 elementare anno scolastico 1895-95). Guida per gl'Insegnanti dedicata a loro e corrispondente alle «Notizie ed allo Specchio a colonne del Registro Estratto dell'esame. Edizione economica ad opuscolo. 6 Programma didattico particolareggiato e orario diurno-settimanale della classe 1° elementare d'ambo i sessi. Modulo compilato secondo le prescrizioni governative e diviso per materie, per mesi ecc. Edizione di lusso in tipo-cromo-litografia e in folio prospettico di cent. 62 per 46 7 Programma didattico a domande nell'esame della 1° elementare d'ambo i sessi. Guida per gli esaminatori dedicata a loro e corrispondente, circa le materie obbligatorie d'esame, al Programma didattico particolareggiato. Edizione economica ad opuscoletto. 8 ALFA (novità in corso di esecuzione). Sillabario della classe 1° elementare d'ambo sessi. Metodo Razionale-oggettivo-fonosillabico, con cui, dilettandosi s'impara contemporaneamente il suono, la forma e la genesi grafica di ciascuna lettera, ecc. dedicato ai figli dell'Autore. Edizione ad opuscolo di lusso ed in tipo-cromo-litografia con vignette, scene e figurine intercalate nel testo. 9 Prefazione all'ALFA (in corso di stampa). Guida per gl'Insegnanti della classe 1° elementare d'ambo i sessi dedicata agli studiosi ricercatori de' più razionali metodi didascalici. Edizione economica ad opuscolo 10 OMEGA (in corso di preparazione). Compimento all'Alfa della classe 1° elementare d'ambo i sessi per l'ultimo quadrimestre delicato agli alunni. Edizione ad opuscolo di lusso e in tipo-cromo-litografa con vignette, scene e figurine intercalate nel testo. 11 Programma didattico e scrittura a proposizioni ordinate alfabeticamente quali esercizi di dettatura d'imitazione (in corso di preparazione). Prontuario per gl'Insegnanti, specialmente novizii, della classe 1° elementare d'ambo i sessi dedicato a loro, per l'ultimo quadrimestre e in relazione al Compimento. Edizione economica ad opuscolo.

Domenico Ridola

In memoria di Michele Torraca. Parole pronunziate nell'aula del R. Liceo Duni il XXIII giugno MCMVII Matera , Tip. Conti 1908

Gentili Signore, Signori Egregi, Giovani Carissimi, Sto qui innanzi a voi per commemorare Torraca, Michele e ben volentieri mi vi accingo, sebbene io stesso, più che altri non pensi, mi senta disadatto all'arduo compito e misuri severamente l'insufficienza delle mie forze. Il Consiglio di Amministrazione di questo Convitto Nazionale, in due sedute del 26 settembre 1906 e 26 gennaio 1907, su proposta del Rettore, con voto unanime, deliberava questa commemorazione, e volle che fosse sincera, affettuosa e solenne, e che si dovesse compiere nel corso di quest'anno scolastico e prima che gli alunni convittori tornassero alle proprie case. Fu savia la proposta, perchè era doveroso questo tributo di riconoscenza a colui, che fu magna pars della legge a favore della Basilicata e curò la pronta trasformazione di questo Liceo-Convitto in nazionale, mentre, per ben 45 anni, era stato tenuto a spese delle non prospere finanze municipali. E fu anche opportuna la proposta, perchè noi, col nostro silenzio, non confermassimo l'amaro detto che Fortunato Giustino pronunziava nel brindisi a Zanardelli Giuseppe : La gratitudine non è dote del cuore umano . Dirò pure che di questa commemorazione è stato anche bene scelto il tempo, che può parere, ma non è, tardivo; perchè oggi, cessata l'emozione della tragedia, il giudizio nostro su lui può riuscire più imparziale e sereno. Oggi (che Dio sa quanti amici solleciti ed anche beneficati della vigilia lo avranno dimenticato!) tocca a noi, a noi almeno, di mostrarci memori e riconoscenti. Tutto fu ben pensato, preordinato e ben scelto salvo l'oratore. Infatti io non posso arrogarmi la pretesa di giudicare Torraca, Michele e di poterne discorrere degnamente. E neppur posso sperare di covrire la pochezza del pensiero con una bella forma, perchè le lettere, a me care negli anni giovanili, furon, mio malgrado, abbandonate per altri studi di scienze positive le quali non sempre sono scritte secondo il dolce favellare gentile. D'altra parte non è cosa agevole dir tutto e dire esattamente di coloro che, conformando le proprie azioni al sentimento altissimo del dovere, vissero compiendolo sempre, senza aspettare il plauso della gente e paghi soltanto di quello che viene dalla propria coscienza. Costoro sono per natura modesti ed obbediscono alla voce interna che addita il da fare e la via da tenere, e quello fanno e questa seguono, senza curarsi della folla e spesso camminando a ritroso di essa. È per questo, miei cortesi uditori, che fin dall'esordio devo invocare tutta l'indulgenza vostra, tutta quella benevolenza di cui sempre mi deste larghissime pruove e, come fonte di eloquio, mi affido all'affetto fraterno che a Lui mi legava e che può dentro dettarmi quel che io debba significare. E, prima di entrare in argomento, consentite che io rivolga il mio dire specialmente a questi carissimi giovani che dalla vita d'un uomo esemplare possono trarre utili ammaestramenti. Consentite pure che, come è mio costume, faccia patti chiari e che chiaramente mi spieghi da principio. Da una parte rammento il detto di Tacito che sian nemici della peggior risma gli adulatori , e dall'altra considero che Torraca, Michele non fu un pettegolo nano pomposo perchè ne consegua che io debba qui scialacquarne l'apoteosi . Torraca, Michele , vivo, non fu il Pirgopolinice, il miles gloriosus della commedia di Plauto Tito Maccio , nè a me piace di rappresentar la parte del suo schiavo Palestrio. Nella commedia bastava che il milite fanfarone, accennando alle sue dovizie dicesse: ho mille staia di monete d'oro , perchè lo schiavo Palestrio, secondando la millanteria di Pirgopolinice, si sentisse in dovere di aggiungere: e non è questo il solo tesoro del mio padrone; egli non possiede mucchi di argento, ma ne ha delle vere montagne che son più alte dell'Etna . Non è questo il caso nè per lui nè per me. L'amico mio invece possedeva veramente un tesoro d'intelligenza, di probità, di carattere, di cuore e di operosità e non volle vantarsene mai. A me quindi basterà mettere in luce questo tesoro vero ed autentico, assegnandogli i giusti confini, e risulterà che esso era in lui veramente grande ed inestimabile. Questo io mi accingo a fare. Se tentassi di esagerare, offenderei la sua memoria. Se lo avessi fatto quando era vivo, avrebbe finito per negarmi la sua stima ed avrebbe seccamente e fieramente esclamato: questo è mio, lo voglio e mi basta; del resto non so che farne! Stabilita così la mia tesi, tratterò alla meglio e più specialmente della sua fanciullezza, di come seppe diventar uomo e quale uomo veramente fosse stato poi come pubblicista, come Deputato e come Consigliere di Stato. Torraca, Michele nacque da modesta famiglia borghese il 20 Aprile 1840 in Pietrapertosa , paesello di Basilicata , addossato ad aspre ed erte rocce montane. Ancora giovinetto fu chiuso in questo seminario; nè vi meravigli la scelta, perchè, in quei tempi ed in questi nostri paraggi, non v'era da scegliere, quello era l'unico luogo e l'unico modo di educarsi ed istruirsi. Giovani carissimi, il Rettore di quel tempo non era quel garbato, fermo e solerte galantuomo che risponde al nome di Ruina Augusto . No, egli si chiamava Semeraro Pasquale , uomo di gran senno e di molto sapere, di tanto rigore e di tanta autorità da Giove Tonante, che noi lo temevamo come un Cerbero cane. Eppure (lo abbiam poi riconosciuto con Torraca, Michele e con altri) quel rigido uomo amava i giovani senza mostrarlo, li vegliava, ed incoraggiava i migliori, educandoli al lavoro, alla modestia, all'ordine, al carattere ed agli studi. E (non esito a dirlo e Torraca, Michele lo confessava) fu quel rigido uomo che con mano di ferro scolpì nell'animo dei suoi giovani ed in quello di Torraca, Michele stesso quelle eccellenti qualità morali, che allora si chiamavano virtù, e che in lui non si cancellarono mai. Io lo ricordo quì Torraca, Michele giovinetto vispo, smilzo, mingherlino, tutto fuoco ed attività, che, pur facendo, come voi le fate, le sue birichinate, severamente punite, attendeva con amore e profitto allo studio. Ed a proposito delle birichinate di quei tempi, permettetemi che io apra una parentesi. Fra i più minuscoli allievi di quel tempo v'era un nipote del Rettore che dava tanto da pensare al rispettabile zio, il quale non sapeva trovar modo d'imporre la sua immensa, incontrastata autorità anche su quel marmocchietto perpetuamente galvanizzato. Chi doveva dire, chi poteva profetare che egli dovesse un giorno diventare l'emerito e grave professore d'Istituzioni Romane nell'Università di Roma ed il deputato, sia pur volontariamente temporaneo, del suo Collegio? Oh! benedetta attività dei bambini, quando sei bene indirizzata! E torniamo a Torraca, Michele . Aveva svelto l'ingegno come agile il corpo, e studiava con amore e profitto, stimolato meno dalle non larghe compiacenze dei superiori che da quello spirito di emulazione che veniva abilmente insinuato fra i discepoli. Non tardò ad emergere ed essere il primo o fra i primi della scuola e ne dava pruova nei suoi componimenti in prosa ed in versi, specialmente in quelle che chiamavansi accademie , ed erano una specie di saggio letterario di prose e di versi, che noi giovani recitavamo nelle occasioni solenni. Ma qui alcuno arriccerà il naso e farà il muso torto dicendo in cuor suo: ma che ci andate contando di un tempo assai remoto, semibarbaro e di oscurantismo, in cui per necessità si doveva essere dei cretini e dei colli torti! No, cari signori, e ve lo proverà l'esempio cavato da una di queste sopramenzionate accademie. Muore Ferdinando II , ed ecco per il Rettore una propizia occasione per mettere alla pruova il valore di quei poeti in erba. E sollecito chiama a raccolta i migliori e distribuisce i temi. Non ricordo quello che fu assegnato a Torraca, Michele , ricordo che a me ne furono assegnati due: 1° Le virtù guerriere di Ferdinando II . 2° Un augurio al giovine sovrano. Per il primo tema stentai molto a trovar le virtù guerriere di quell'eroe e potetti cavarmela mettendo innanzi alla mente l'immagine di Napoleone e scrivendo versi a proposito di questi, senza nominarlo, come ebbi gran cura di non nominar mai l'altro in tutto il componimento. In quanto al secondo tema di auguri al giovine Re, da cui allora si sperava tanto, fu ben altra cosa, l'argomento mi parve bello e promettente, e vi posi a contributo tutte le mie idee di quel tempo sull' Italia , la libertà e via dicendo, e quel che potetti cavare da quei libri, che, per essere allora proibiti, tenevamo gelosamente ed ingegnosamente nascosti fra le materasse e nel vuoto tra' tiretti e le pareti dei cosidetti comodini scrissi dei versi di sapore liberale, che a me parvero belli e riusciti. Si era all'antivigilia dell'accademia e la sera, chiamato dal Rettore, gli presentai le due poesie. La prima fu trovata lodevole e passò. Ma quando fummo alla seconda, vidi il Rettore rannuvolarsi progressivamente nel leggerla e la lesse per ben due volte, ed era per scatenarsi Dio sa qual tempesta per tanta audacia, ma per il tempo che stringeva egli si contenne limitandosi a domandarmi: «che cosa mai avete fatto?» Ed io: «dei versi.» «Ma è tutto sbagliato da cima a fondo. Dovete rifar tutto da capo.» «Non sento di poterlo fare in così poco tempo.» «Voi lo potete e lo farete. » «Non credo» dissi; ed egli mi mandò via. Poco dopo, quella sera stessa, fui richiamato, ma io ero stato sollecito a mettermi a letto e dichiarai di essere stato colpito da una di quelle infermità metafisiche, le quali non sono del tutto ignorate, ma ben praticate anche ai giorni nostri. Allora il Rettore chiamò Torraca, Michele e gli dette il tema già a me affidato; e ricordo la prima strofa di quei versi, che suonavano così: Silenzio! Innanzi al fervido Precoce mio pensiero L'età vegnenti danzano E si appresenta il vero. E mi è parso opportuno rammentare queste bagattelle per dimostrare che, fin da quegli anni, fui compagno ed amico di Torraca, Michele e che fra noi non v'era che emulazione e gara a far meglio. Quell'amicizia e quella stima giovanile e scambievole andò crescendo con gli anni e, nell'età matura, pur avendo ognuno le proprie opinioni, l'amicizia e la stima diventarono saldissime. E devo ciò riaffermare, per smentire ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, la più ingenerosa e sciocca diceria divulgata contro di me, in un certo momento, cioè che io fossi stato il costante nemico di lui. Ma mi accorgo di divagar troppo e ve ne chiedo venia. Che volete? Già ve lo dissi, non sono oratore e poi è cosí dolce tornare indietro col pensiero a quella rosea giovinezza, che non sappiamo distaccarcene se non Di ritroso fanciul seguendo il metro Quando la madre ai suoi trastulli il fura Che il piè va lento innanzi e l'occhio indietro. Torraca, Michele è sul punto di compiere con lode i suoi studi letterari e scientifici, quando la rivoluzione, che rumoreggiava lontano, scoppiò fra noi nel 1860. Egli ritorna a Pietrapertosa ed ivi non trova campo adequato al suo ingegno, alla sua attività. Poco dopo, muove di là per Napoli . E qui mi piace riportar la frase felice che l'intelligente nostro operaio Manicone adoperò nella sua commemorazione, il 2 Novembre 1906, quando disse che partì come il viggianese con l'arpa al collo, traendo seco il suo fratellino . In queste parole parmi che egli abbia voluto sintetizzare due nobili concetti, vale a dire che egli partì armato solo della sua energia, della sua intelligenza, degli studii fatti della volontà di compierne altri piú vasti e profondi ed infine e sopratutto di quella fede coraggiosa di potere col suo lavoro, bastare a sè stesso e all'educazione del suo fratello. A mio credere è proprio a Napoli che si esplica il periodo più difficile, più eroico della vita di Torraca, Michele . A 18 anni povero, ignoto, solo in quel mare magno, in quella vasta fucina del bene e del male, senza protettori, senza risorse, senza esperienza, salvo quella scarsissima che gli poteva venire dalla vita di seminario e d'un paesello, egli non si perde d'animo, non si stanca, lotta, stenta, combatte e non si arrende, e pare che dalle nuove difficoltà tragga nuovo ardimento, nuova energia. Fa l'insegnante, studia per suo conto, pensa al fratello. Comincia ad affermarsi con qualche articolo di giornale, guadagna terreno, conquista la sua modesta posizione di pubblicista e trova degno di lui l'argomento, pericoloso in sè, pericolosissimo a Napoli = combattere la camorra . Superate tante aspre difficoltà, l'uomo era fatto ed era fatto sul proprio stampo, perchè, guerriero intrepido ed ardimentoso, aveva scritto sullo scudo del suo carattere il motto antico « non flectar » e sulla corazza della sua probità l'altro motto « potius mori quam fœdari .» Oh dicano quel che si vogliano i saccenti ed i facili dottrinarii moderni, dicano quel che vogliono gli scaltri utilitarii ed i pieghevoli opportunisti del giorno, pronti a tutto pur di arrivare, per me questo tipo di selfmade man , non frequente nella nostra razza, di quest'uomo che per virtù propria e per via retta, seppe ascendere dal nulla alle più eminenti posizioni sociali, è il più bel tipo che io mi conosca ed innanzi a cui tutti dovrebbero sentire il dovere d'inchinarsi con reverenza. Sì, giovani dilettissimi, la personalità di Torraca, Michele si formò ed uscì pura come oro di coppella dal crogiuolo della vita di Napoli . Lo ripeterò cento volte, la figura, il carattere, la personalità di Torraca, Michele furono frutto dell'opera sua in quest'oscuro periodo della sua vita napoletana. Queste eminenti qualità morali non mutarono più mai, perchè l'impronta era già data, quali che potessero essere le vicende e la fortuna della sua vita. E perchè non crediate che io esageri, riporterò le parole dell'On. Riccio, che ne fu amico ed ammiratore « ... furono anni di lavoro e di dolore, nei quali patì la fame, anni di fede in se stesso, nel suo lavoro, nella sua onestà. Vi è chi lo ricorda poverissimo, insegnante nelle scuole private a poche lire al mese, ma sempre puro, sempre retto, domandando all'ingegno suo, alla sua attività, il segreto del suo avvenire.» E poi soggiunge: «Lasciate che io ricordi di lui la lunga, operosa, coraggiosa vita di giornalista. Egli a Napoli combattette le più nobili battaglie per la moralità nelle pubbliche amministrazioni, per l'onestà, la rettitudine nei pubblici servizii, esercitando con i suoi articoli, con il suo libro Morale e Politica, con la sua opera personale nelle associazioni politiche, azione moralizzatrice nel mezzogiorno d' Italia ». Ed eccolo già fatto con tutte le sue prerogative. Ingegno per natura robusto, mente svegliata, nutrita di forti studi, osservatore severo ed obbiettivo, acuto conoscitore di uomini e di cose, facile e felice l'analisi, mirabile la sintesi. Ed alla mente corrispondeva la parola, incisiva, efficace ed il periodar breve. Non ebbe vaghezza di eloquenza ricca e smagliante, mirava meno a persuadere, che a convincere con logica serrata. Operosissimo, sapeva trar partito dal metodo nel lavoro molteplice e dall'uso sapiente del tempo. E tutto questo tesoro di virtù intellettuali e morali si nascondeva sotto l'apparenza di uomo austero, freddo, poco espansivo, sprezzante e dirò quasi ruvido. Oh quanto era diverso il giudizio di chi Ti conosceva nell'intimità!... E qui mi piace scagionarti dalla mala interpretazione che taluni vollero dare a questa tua forma esteriore. La dissero ruvidezza che pareva alterigia, indifferenza o sprezzo, come tu pure avessi la terra in gran dispitto , e te ne fecero una colpa e ti paragonarono ad Amleto. No: Tu non eri amico delle apparenze e della vernice; a te non arrise la sorte negli anni tuoi migliori; fu aspra e lunga lotta la tua, tu guardasti sdegnoso tante brutture umane, (del marcio ve n'è in Danimarca ed anche altrove!) tu salisti l'erta montagna della vita per sentieri aspri e selvaggi, e sudasti tanto a raggiunger la vetta! - Che meraviglia che lassù tu avessi l'apparenza di uomo stanco, annoiato e sprezzante ? Si comprende bene che coloro che vanno sulla montagna in carrozza, in lieta compagnia e con un buon desinare debbano avere l'aria sorridente. Facile e sorridente la virtù del ricco che non piega al male, perchè non sente la necessità di farlo. Ma la virtù del povero che non s'infanga, pur aggirandosi fra la turba dei gaudenti, che riuscirono per losche vie, questa virtù è magnanima eroica, sublime. E per praticarla occorre una lotta aspra e perenne, che tortura l'anima, logora le forze ed imprime nella persona un'apparenza di sprezzo, di noia e di tristezza che diventa poi abituale! A Napoli dunque la povera ghianda silvestre aveva già messo salde e profonde radici perchè seguitasse a crescere dritta, robusta, maestosa e spandesse lunghi i suoi rami. La quercia è cresciuta e se ha ruvida la scorza, è parata a sfidar la tempesta e per soffiar di venti non piegherà mai la sua cima. Eppure quanta trasformazione si era compiuta nella mente e nell'anima di Torraca, Michele ! Il mite seminarista non esita a far duelli, ed alla vigilia di Mentana corre a raggiungere il manipolo che seguiva Garibaldi e coopera nella colonna Acerbi all'audace tentativo! Nel 1880 Torraca, Michele si trasferisce a Roma , campo più vasto e più degno della sua mente eletta e della sua attività. Qui incomincia il periodo storico dell'uomo, periodo che io chiamo necessario, perchè tutto quel che accade è conseguenza necessaria delle premesse alle quali ho accennato. I grandi meriti intrinseci, presto o tardi riconosciuti, impongono alla folla di far largo e lasciare che il merito vada ad occupare il posto che gli compete. E questo periodo, che per essere storico, deve essere a tutti noto, è anche il meno agevole per portarne giudizio imparziale e sereno. Io stesso dissentivo da lui su taluni argomenti e qualche volta ne abbiam discusso. D'altra parte ero legato a Lui da tali vincoli di affetto che temo che altri non mi giudichi spassionato nei miei giudizii. Preferisco perciò andar spigolando e riferire autorevoli giudizii altrui. Ed eccone alcuni. L'uomo ed il pubblicista . «Nell'austerità della vita e sotto un'apparenza fredda ed orgogliosa, ebbe semplicità di modi e gentilezza di animo. La morte stessa sua, così poetica, sulle balze dell'Alpi a fianco ad un mazzolino di edelweis, ce lo mostra nell'aspetto suo vero, così diverso da quello che all'esterno appariva. (On. Riccio). «Fu detto di lui che fosse uomo freddo e poco socievole. Nulla di tutto ciò. Sotto quella veste apparente nascondeva gentilezza di animo e nella conversazione era arguto e piacevole. (On. Lacava ).» E sul pubblicista son parole sue riferite dall' On. Lacava : «Giornalista e deputato e giornalista più che deputato, perchè dal giornalismo ho tratto e traggo gli onesti ed onorati mezzi della mia esistenza.» «Per lui la stampa era un altissimo ufficio; era una missione, un sacerdozio. Nella lunga sua vita di pubblicista del Popolo d' Italia , dalla Nuova Roma al Pungolo di Napoli, di cui fu direttore (dal 70 all'80) dal Dritto alla Rassegna, dall'Opinione al Corriere della Sera, egli portò sempre come pubblicista il concetto di una coscienza rigida e serena, di una onestà e rettitudine inappuntabili, di una fedeltà senza limiti a ciò che egli credeva vero e giusto». (On. Lacava ). «Fu giornalista forte, vigoroso, uno dei più acuti nella stampa italiana, polemista rude, efficace, senza tergiversazioni, che andava dritto allo scopo coraggioso e retto... Scrittore robusto ed incisivo si esprimeva con invidiabile potenza, eleganza e chiarezza di stile... Fu pubblicista geniale, completo e moderno nel miglior senso della parola... In un momento difficile della sua vita, quando seppe che il Dritto, del quale era direttore, era venduto ad una società straniera, egli preferì perdere una delle più belle, delle più proficue posizioni giornalistiche, pur di non dare l'opera sua a servizio di una causa che non poteva essere la causa italiana. Molte volte idee ardite e liberali trovarono in quest'uomo modesto ed austero, che pareva, e non era, rigido conservatore, il loro difensore ed il loro propagandista». (On. Riccio.) Il Deputato . Nel 1886 viene eletto rappresentante del collegio di Matera e con largo suffragio vien sempre rieletto, per quattro lustri, per 7 legislature, per tutto il resto della sua vita, facendo tacere con la sua rettitudine schietta ed operosa, ogni nobile e legittima ambizione che altri potesse nutrire. Qui più che altrove mi s'impone il dovere di non giudicare e di riferirmi al giudizio disinteressato ed equanime di altri. Ed ecco il parere di persone autorevoli e competenti. «Rifulse alla Camera per le stesse molteplici virtù. Collaborò in varie ed importanti Commissioni, fu presidente della Commissione di vigilanza della Biblioteca della Camera, membro della giunta permanente per il regolamento interno, e della Giunta delle elezioni, relatore di varii disegni di legge, tra cui quella per la revisione delle liste elettorali, ultimo per ragion di tempo, ma tra i primi per importanza e per l'affetto da lui dedicatovi, quello per i provvedimenti a favore della Basilicata . Il suo senno politico, la vigoria della sua dialettica dimostrò nei dotti discorsi da lui più volte pronunziati, ai quali la sicurezza delle argomentazioni dava impronta singolarmente vibrata ed efficace. (Vice Pres. della Cam. On. De Riseis ). » «Nella Camera dei deputati egli stesso diceva spesso: "io sono per quanto è possibile inchinevole al silenzio"; però non tralasciava di prender parte alle discussioni, quando era incitato a parlare e quando il suo dovere glielo imponeva. Il suo discorso era sempre breve e logico, per quanto elevato nella forma ed equanime». (On. Lacava ). Fu applauditissima ed è rimasta memoranda una sua esclamazione, quando, dopo Adua e poco dopo la caduta di Crispi , si chiedeva che l'antica maggioranza condannasse inesorabilmente tutta l'opera del Ministero caduto. Egli gridò: «On. Presidente del Consiglio, domandateci tutto, ma non domandateci una viltà!» Infine quando Torraca, Michele nel 1889 commemorò a Perugia Minghetti Marco , Bonghi Ruggiero così scrisse di lui: « Torraca, Michele è uno degli uomini più intelligenti, più veraci e schietti che prendono parte a questa vita pubblica italiana». Il Consigliere di Stato . É Lacava che parla: «Nel Consiglio di Stato, egli compiva il suo ufficio con un alto senso di dovere. Più volte l'ho visto nella Biblioteca della Camera studiare trattati e riviste di dritto e di giurisprudenza per le questioni che quell'alto consesso doveva trattare e non cessava di leggere e studiare finchè la mente sua non fosse edotta della quistione in tutti i suoi aspetti, finchè la sua coscienza non fosse appagata. E l'On. Riccio dice: «Egli per il primo sostenne e fece trionfare la tesi della competenza della IV Sez. del Cons. di Stato ad esaminare i ricorsi sugli scioglimenti dei Consigli Comunali e trovò così la via per arrestare il potere esecutivo nella sua illegittima azione. A lui si deve una giurisprudenza larga e liberale, sanzionata poi con progetti di legge, la quale rappresenta un passo notevole sul cammino liberale dei freni all'indebita azione della politica nell'amministrazione.» Ma se dovessi intrattenermi ancora su queste citazioni e giudizii non la finirei più e vi annoierei più di quanto non abbia già fatto. Non posso tacerne due. La Tribuna che non gli fu amica, diceva: «Lo abbiamo avuto anche noi avversario, ma faceva piacere averlo come tale perchè corrette e cavalleresche furono le sue forme di battaglie. E l'Avanti, col quale fu in perpetua lotta, scriveva: «Noi che gli fummo avversarii dentro e fuori il Parlamento, dobbiamo pure ricordare di lui la tenacia montanara dei propositi, l'indiscutibile lealtà politica e personale e - cosa pur troppo rara nei tempi che corrono - la fiera e dignitosa onestà dei costumi, della vita, degl'intendimenti». E rammenterò pure che lo Stato gli decretava pubbliche onoranze funebri, che riuscirono imponenti come quelle di un Re. Ed ancor poche parole, che saran rapide come l'ultima scena del dramma che diventò tragedia. Torraca, Michele , secondo il suo costume, è ad Alagna per rinfrancar le forze e ritemprarsi, respirando l'aria fresca dei monti, di quei monti che gli ricordano quel nido d'aquila, che fu la sua patria, la sua lontana Pietrapertosa . È il mattino del 23 Agosto 906. Oggi appunto son 10 mesi! Metodico e laborioso anche colà, alle 5-30 del mattino è già in via per l'abituale e solitaria passeggiata mattutina, quella che egli, il giorno innanzi, aveva già preannunziata agli amici, come più difficile ed audace. Bisognava farla quella passeggiata ed in quell'ora perchè la brezza mattutina ed il cielo azzurro rendon limpide le idee, sereno il giudizio, rinfrancano le forze per tutto il giorno, per tutto il resto dell'anno. Bisognava farla senza compagnia perché quelle vie gli erano ben note. E poi... e poi anche il pericolo ha le sue attrattive! Ed è bello ritentare le audacie spensierate della giovinezza!... Sale, s'inerpica, è in faccia all'Andreberg, nel luogo che, per triste rinomanza di assai vittime fatte, vien chiamato carnera . Avanti ancora! Bisogna coglierli gli stupendi edelweis che sono lassù. Avanti, più in alto sull'orlo del precipizio, avanti!... Il piede vacilla e sdrucciola, la mano inguantata mal si aggrappa alla rupe, cade nell'abisso che inghiotte ed uccide inesorabilmente. E nell'angoscia suprema: Ahi la consorte, le nipoti, il fratello!... Ahi gli amici, il collegio, i doveri non compiuti!... Ahi la morte inopinata, miseranda ed orrenda! Giovani , Torraca, Michele fu per voi un modello degno di studio e d'imitazione. Fu egli che, stimolato da me, rese a voi meno ardua qui la via del sapere e del dovere. Anche coloro fra voi, che non l'hanno conosciuto gli debbono gratitudine. Io fui suo amico ed apertamente lo fui, quando botoli ringhiosi lo bollavano con le parole di moda (non so se più vuote o più altisonanti) di retrivo, di forcaiuolo. Ed ora, giovani amici, venite meco a raccoglier fiori sulle montagne. I fiori gli furon cari. Raccogliete fiori selvaggi dai bei colori e dal profumo acuto dei monti nostri, solo quelli, non i perfidi edelweis che lo tradirono. Raccoglietene a piene mani e venite meco a covrirne la tomba! E se le misteriose, mirabili forze che reggono quel mondo che non è materia, se la piena degli affetti di quanti siamo qui radunati potesse indirizzarsi per una linea sola, tu, per un istante torneresti fra noi sotto le antiche sembianze e ti direi: Sorridi, di quel mesto sorriso che raramente errava sulle tue labbra, sorridi a questa balda gioventù, speranza dell'avvenire, sorridi per l'ultima volta all'amico tuo che ancor ti piange!

Antonio Di Muro Discorso d'occasione (educazione fisica) nel Ricreatorio popolare di Potenza Potenza, Stabilimento tipografico Carlo Spera 1908

ALL'ILLUSTRISSIMO SIG. CAV. AVV. SAVERIO BONOMO CONSIGLIERE DELEGATO NELLA PREFETTURA PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE PER L'INCREMENTO DELL'EDUCAZIONE FISICA DI Potenza DEDICO DISCORSO TENUTO NEI LOCALI DEL "RICREATORIO POPOLARE" IN OCCASIONE DI UN VERMOUTH D'ONORE OFFERTO DAI CAPISQUADRA DEL "RICREATORIO" E DAI GIOVANI DELLA "SQUADRA GINNASTICA" AGLI ILLUSTRISSIMI SIG. PREFETTO DELLA PROVINCIA E SIGG. COMPONENTI IL COMITATO DIRETTIVO DELL'ASSOCIAZIONE PER L'INCREMENTO DELL'EDUCAZIONE FISICA IN Potenza IL GIORNO 12 SETTEMBRE 1907. Illustrissimi Signori, La riunione di oggi, fatta in forma così modesta ed in un locale ancor più modesto, potrebbe sembrare di nessun significato, mentre, a parer mio, è di una importanza assai grande. Per ricevere le Autorità, altri ambienti sarebbero stati necessari, e non sarebbe stato difficile trovarli; ma questi giovani han voluto prescegliere la stessa aula, che nei dì festivi accoglie i ragazzi bisognosi di cure e che essi, in concorrenza dell'opera vostra e mia, cercano nel miglior modo possibile di indirizzare per la via del bene. Il fatto che eglino han voluto offrirvi un vermouth d'onore indica che sentono realmente per voi della riconoscenza sincera, e questa manifestazione, credetemi, è veramente spontanea, onde io mi mostro assai lieto. Voi avete accettato l'invito con eguale simpatia e ne avete apprezzato lo slancio giovanile, il quale non ha niente di ingenuo, ma ha tutta la caratteristica e l'importanza di atti assai significativi e nobili: son persone di intelligenza e di cuore, e la riunione di oggi vi dà una pruova; son persone di intelligenza e di cuore, e queste qualità addimostrano sempre in tutte le loro azioni ed in ogni circostanza - in concorrenza delle loro doti fisiche, di cui in forma solenne e sotto i vostri auspici fecero sì bella mostra nel passato giorno della riuscitissima festa sportiva. Voi voleste in una occasione grandiosa, come quella delle feste centenarie di Potenza a capoluogo, anche una festa per la educazione fisica, fra le tante, che racchiudevano uno scopo di educazione morale od intellettuale; i giovani han sentito il bisogno di mostrarvi il loro grato animo - e sono riesciti invero assai espansivi - e di ringraziarvi per gli aiuti dati e per l'opera vostra grandemente benefica ed altamente umanitaria. lo li lodo e mi unisco a loro nel ringraziarvi di tutto, e mi onoro altresì di porgervi il nostro deferente saluto. Giovani ed amici carissimi, Non è il momento opportuno per farvi una conferenza di educazione fisica, sebbene sia questo un momento assai solenne per l'intervento delle Autorità; a farvi una conferenza avrei bisogno di molto tempo, ma avrei anche a caro l'intervento delle vostre famiglie, di tanti altri giovani vostri condiscepoli, di un pubblico assai numeroso, insomma, perchè la mia sarebbe una conferenza di pura propaganda. Ciononostante, però, non trovo fuori di posto il dirvi poche parole di sfuggita, a migliore ricordo di me. Noi abbiamo fatto insieme un buon passo avanti per l'incremento dell'educazione fisica in questa città: vi ricordate quante volte ci siam sentito dire e ripetere che qui non si sarebbe fatto mai niente? Ebbene, ve lo voglio dire a cose fatte: io non mi sono mai sgomentato ed ho continuato nella mia opera graduale e progressiva: io al di sopra di una scala vi ho tesa una corda e vi ho dato il modo di giocare alla fune - io solo da un'estremità e voi tutti, in tanti...., dall'altra - Mi avete fatta molta resistenza, sapete, e spesse volte temevo di essere precipitato e vinto. Inconsciamente ed incoscientemente volevate rovinare me e l'opera mia, ma io ho trovato il segreto della forza: quando voi tiravate con veemenza, non scendevo, molto agguerrito, in lizza, e, quando cominciavate a stancarvi, tutte le forze mie si concentravano, e riuscivo a rialzarvi di un gradino. Cosi feci per il 2° e per il 3° e via; ad un certo punto, però, mi accorsi che non facevo io più forza per farvi salire di quella che fecevate voi per avvicinarvi a me e per trascinare dietro a voi i più neghittosi, Oh! gioia e grandezza dell'opera educativa! Voi non siete moltissimi, lo so; ma siete i giovani, che, seguendomi in tutto sempre - e lo dico a vostro onore - foste per me di gran sollievo e conforto nel dolore, che provai - e non completamente ed impunemente, però, per fortuna nostra, subii - nel vedere ostacolata l'opera mia da atti di inconsapevolezza e di imperdonabile leggerezza di un capo d'istituto, che ora in Potenza più non è..., e, perciò, pace... a lui! Udite e ricordate: l'ideale dell'insegnamento sta in questo che ogni insegnante deve saper trasfondere negli alunni l'amore ed il gusto per la materia, che professa od insegna, e l'entusiasmo per ogni cosa, che elevi l'animo e la mente: il segreto ed il difficile sta proprio nel suscitarne l'entusiasmo. La istituzione del Ricreatorio è una bella istituzione, che si deve all' on. Prefetto comm. Vincenzo Quaranta. Il Ricreatorio vive per l'opera zelante del presidente cav. Saverio Bonomo, per il caro Segretario Avv. Antonio Ruffo, che con dispiacere in questo momento non vedo fra noi, per me e per voi, e ci coadiuvano efficacemente parecchi signori e specialmente questi, che volentieri sono ora qui convenuti, accettando il vostro invito ed apprezzando la vostra manifestazione simpatica. Sicchè voi siete capaci di educare? Anche voi dal vostro gradino della mia scala avete dato ad altri le estremità delle vostre funi? Bene, bravi! Mi rallegro con voi, vi lodo e vi ringrazio che, mentre vi avvicinate a me, cercate di trascinare altri con voi, e tutti insieme ci iniziamo per il nobile ed assai difficile cammino della perfezione umana. Non qui solo, ma ovunque si vada io credo che si possa sempre fare opera utile e benefica: basta mettersi all'opera e cercare di operar bene, con passione, con entusiasmo vero, con pazienza, con perseveranza. Ricordatevi che se qualche volta vi è difficile ottenere, dovete cambiare strada, e, quando non potete ottenere, la colpa è quasi sempre vostra, vuol dire, probabilmente, che non possedete ancora ciò che occorre per ottenere. Ricordatevi di non essere pigri e fiacchi, ma di essere attivi, vigili ed operosi sempre e sappiate misurare il passo per l'erta del monte se volete avvicinarvi alla vetta: il passo troppo lento vi fa restare sempre verso la valle; il passo troppo veloce vi stanca, vi infiacchisce presto e vi fa restare a mezza costa. Ricordatevi che il retrogrado è abbominevole ed il precursore si fiacca troppo precocemente, in ragione diretta della velocità del suo cammino: seguite il progresso dei tempi ed il continuo evolversi della civiltà. L'illustre Sighele Scipio nella sua preziosa pubblicazione «Mentre il secolo muore », che tutti dovrebbero leggere, così termina il libro ed il saggio di psicologia «Virtù antiche e virtù moderne»; «Il destino dell'umanità somiglia ad una faticosa «salita verso una cima altissima e lontana, ravvolta fra le nubi, e che a pochi e per pochi istanti mostra. I più non credono di poterla raggiungere mai: solo alcuni ne hanno la fede. Chi ha torto o ragione? Noi non sappiamo, ma sappiamo che se la cima non fu ancora raggiunta, tutti - cercando di arrivare a toccarla - si sono elevati. » Avete sentito ? Ho ricordato a proposito, o non? Comunque, riflettete ed agite. Signori ed amici, Dovrei ora parlarvi dell'utilità dell'educazione fisica e della ginnastica, che ne è fondamento, « ma chi non sa ormai - poichè tutto in natura è consentimento, relazione, armonia mirabile - l'importanza dell'educazione fisica e l'efficacia dei nostri movimenti sul sentimento, sull'intelligenza, sul costume e sullo sviluppo di tutte le nostre facoltà?» Chi non sa che l'uomo, esercitando le membra, i suoi muscoli, i suoi nervi, il suo organismo, si rende più agile, destro, forte, coraggioso ed agguerrito contro le intemperie delle stagioni, la variabilità del clima, le contrarietà della vita e gl'infortuni, gli ostacoli d'ogni maniera che si parano spesso innanzi? Chi non sa che, fortificati per via della ginnastica i muscoli e i nervi e però l'intelligenza ed il carattere, «potrà l'individuo più agevolmente riuscire a trionfare della varia, diversa e spietata lotta dell'esistenza, a protrarre la vita sana e valida fino alla più tarda vecchiezza, a migliorare la propria specie, a rendere i più segnalati servizi alla patria, all'umanità?» La ginnastica, come coefficiente indispensabile alla educazione della gioventù, fu introdotta nelle scuole al principio del secolo XIX e produsse un grande rivolgimento nell'ordine degli insegnamenti; però, la lotta vera, viva, intensa per una seria riforma, sia dal lato igienico che pedagogico, cominciò verso il 1878 e si accentuò nel 1883. La grande spinta al movimento riformista venne data dalla grande Accademia medica di Parigi, che, rilevati gli effetti dannosi della vita sedentaria e dei cattivi locali scolastici, sostenne la necessità di provvedere ad aule ampie, ben aerate e luminose in conformità alle esigenze igieniche ed allo sviluppo degli alunni; di diminuire le ore dello studio ai giovani e di accrescere quelle del sonno e della ricreazione e affermò l'urgente bisogno di sottoporre gli allievi ad un allenamento di forze continuo, per via di esercizi fisici di ogni genere, e proporzionato alla loro età e costituzione. La voce dell'accademia francese ebbe un'eco - sebbene un po' tardi - anche in Italia, ed avvenne con grande reazione. Non v'è ormai fisiologo, pedagogista, scrittore che non propugni il principio che la educazione intellettuale e morale formano un solo ed unico organismo: la triplice educazione dove svolgersi conformemente alle leggi della fisiologia, della psicologia, dell'igiene che sono il fondamento della pedagogia, coll'intendimento alto di migliorare l'uomo e di giovare alla patria ed all'umanità. E la coltura fisica e la ginnastica debbono essere debitamente curate per la grande efficacia, che sulla vita del popolo esercitano, e come quelle che sono così indicate e proficue a svolgere e fortificare tutte le energie dell'uomo. Ma dovrebbero essere più tenaci e caldi quelli che hanno il dovere di far crescere alla Patria ed all'Umanità generazioni sane, di fibra attevole e gagliarda, di forte ingegno, di carattere integro e retto. Bisogna svolgere e perfezionare tutte le energie umane, nessuna eccettuata: energie fisiche, intellettuali e volitive. Ciò per la ragione che l'uomo non è un essere meramente organico, o intellettivo, o etico, ma riunisce insieme tutte e tre queste qualità essenziali, che vanno svolte e fortificate armonicamente e simultaneamente. Utile assai, ma assai lungo pure, sarebbe il lavoro se dovessi parlare minimamente della importanza dell'esercizio muscolare: ma chi sa che non sia non molto lontano il dì per compiere anche quest'altro dovere professionale? Prima di terminare devo togliere qualche possibile dubbio. Spesso mi viene domandato, or qua or la: io vado a caccia, faccio così ginnastica e il pattinaggio e il ballo non sono ginnastica? ecc. ecc. La caccia, il pattinaggio, il ballo ecc., sono delle branche. La ginnastica è la scienza e l'arte dei movimenti umani, voluti e precisati, cioè degli esercizi, al fine di educare o perfezionare. Essa ha un mezzo ed un fine: per mezzo ha gli esercizi, per fine ha l'educazione ed il perfezionamento dell'uomo. Tutti gli atti, perciò, che, o non usano lo stesso mezzo, o non si dirigono allo stesso fine, non appartengono alla ginnastica: appartengono alle così dette branche, le quali vanno nelle categorie degli sports. Vari sono i sistemi di ginnastica: il tedesco, con prevalenza di esercizi di forza e spettacolosi ai grandi attrezzi; l'inglese, con prevalenza di giuochi; lo svedese, che mira piuttosto alla esecuzione lenta di esercizi non spettacolosi, ecc. Varie sono le specie di ginnastica: la educativo scolastica; la medico - ortopedica; la militare; l'acrobatica; l'atletica. L' Italia ha il suo sistema e la sua specie di ginnastica: la educativa - che è naturale e con attrezzi, collettiva ed individuale, metodica e libera e spontanea, con esercizi e con giuochi, con esecuzione or lenta or veloce, or lunga or tronca. Il nostro sistema in rapporto agli altri è eclettico e ben applicato, da i migliori risultamenti. Il nostro sistema di ginnastica educa il corpo, ma concorre in modo singolare anche all'educazione morale ed intellettuale. Il De Dominicis Saverio Fausto - uno dei maggiori nostri pedagogisti - disse che «la ginnastica è la migliore igiene e la migliore profilassi pel corpo, per l'anima, per la società.» Il fautore vero del nostro sistema è, mi piace dirlo, il mio illustre maestro dott. comm. Baumann Emilio, il più grande ginnasiarca dei nostri tempi, il quale nella "Psicocinesia" - una fra le numerose e pregevoli sue pubblicazioni - fa uno studio stupendo circa l'influenza della ginnastica educativa sulla formazione del carattere. Ed ora, mentre vi ringrazio singolarmente per avere ascoltate le mie povere parole, vi ringrazio pure della medaglia d'oro che con gentile pensiero mi offriste, per ricordo, il giorno della festa sportiva e dell'inaugurazione ufficiale del Ricreatorio Popolare, che con disinteressato entusiasmo noi tutti sorreggiamo. Antonio Di Muro, Direttore del Ricreatorio Popolare di Potenza.

Statuto dell'Associazione Magistrale Lucana

Potenza, Tip. Garramone e Marchesiello 1913

Statuto dell' Associazione Magistrale Lucana ART. 1 È costituita l'Associazione Magistrale Lucana per la difesa degli interessi morali ed economici degli insegnanti primari di Basilicata, e per l'incremento della istruzione e della educazione popolare sulla base dei principi cristiani. L' Associazione resterà estranea alla politica. ART. 2 L' Associazione si compone di tutti gli insegnanti di scuole elementari pubbliche, pareggiate o private nonchè di tutti coloro che siano muniti di titolo di abilitazione all' insegnamento primario, e intendano cooperare agli scopi determinati nel precedente articolo. ART. 3 L'Associazione Magistrale Lucana aderisce allo Statuto dell'Associazione Magistrale Italiana Niccolò Tommaseo. ART. 4 Per ogni dieci soci che risiedono nello stesso mandamento si intenderà formata una sezione che eleggerà in suo seno un Presidente, un Segretario ed un Cassiere. Per ogni dieci soci risiedenti in mandamenti diversi, si nomina un delegato nell'Associazione. ART. 5 A capo dell'Associazione sarà un Consiglio direttivo composto di un Presidente e sei consiglieri, due dei quali possono essere scelti tra i soci aggregati e anche fra i non soci. Il Consiglio si raduna ogni qualvolta il Presidente lo creda necessario ed elegge nel proprio seno un vice presidente, un segretario ed un cassiere. Saranno dall'Assemblea generale nominati due revisori dei conti che restano in carica due anni e sono rieleggibili. ART. 6 Spetta al Consiglio Direttivo deliberare sulle domande di iscrizione dei nuovi soci, stabilire ed approvare la costituzione delle sezioni, compilare e modificare i regolamenti per l'esecuzione del presente Statuto, e quelli per le sezioni; preparare i bilanci e le relazioni annuali, e promuovere il conseguimento degli scopi sociali. ART. 7 Tutti i soci avranno diritto a voto per la elezione del Consiglio Direttivo e dei revisori dei conti, cui si procederà secondo le norme stabilite nel regolamento per l'applicazione dello Statuto. ART. 8 Il Presidente dura in carica due anni, ed è rieleggibile. I consiglieri durano in carica due anni e si rinnovano per metà ogni anno; nel primo anno la scadenza si determina per sorteggio. Sono rieleggibili. Tutti gli uffici sociali sono gratuiti. ART. 9 Ogni socio contribuisce all'Associazione una quota annua di L. 1,50 ART. 10 Ogni anno i Presidenti delle sezioni o i delegati dei soci risiedenti in mandamenti diversi si riuniranno a Congresso per deliberare sui bilanci e sulle relazioni annuali e le questioni riflettenti la scuola, formulare voti per l'indirizzo generale dell'Associazione e designarsi i delegati di essa per il Consiglio annuale della Tommaseo. Ogni due anni si riuniscono in congresso tutti i soci. ART. 11. Possono far parte dell'Associazione come soci aggregati tutti coloro che vogliono concorrere all'incremento di essa che non abbiano titoli di insegnamento primario. I soci aggregati verseranno all'Associazione una quota annua non minore di lire due, ma non avranno diritto a voto in nessuna questione. Essi potranno tuttavia formulare proposte da sottoporre al Congresso dei delegati e dei presidenti di sezione, o al Consiglio Direttivo. ART. 12 La sede dell'Associazione è in Potenza.

Enrico Franciosa

Melfi e il suo ricreatorio Melfi, Premiata tipografia F.lli Insabato 1911

Patronato Scolastico PER GLI ALUNNI POVERI DI Melfi OGGETTO Compiacimenti. 24 giugno 1910. Sono lieto di esprimere a V. S. il vivo compiacimento mio e dell' On. Commissione direttiva del Patronato, che ho l'onore di presiedere, per l'opera intelligente e amorosa da Lei spesa efficacemente nel Ricreatorio educativo annesso alla Scuola elementare. Mercè il suo interessamento e le cure assidue, il Ricreatorio è riuscito davvero un luogo di svago geniale per i nostri fanciulli, e continuando con lo stesso zelo esso acquisterà sempre più le simpatie e il plauso del paese. Mi creda intanto Il Presidente del Patronato CIARLA GUGLIELMO R. Ispettore Scolastico Ill.mo Franciosa Enrico Assistente al Ricreatorio Melfi A traverso le vicende che ha subito il pensiero umano e col pensiero umano il problema educativo, si è giunto a riconoscere che la scuola elementare, per quanto efficace, non può sufficientemente preparare in modo molto degno il fanciullo agli uffici della vita civile. E così, la Pedagogia, illuminata dalle scienze Biologiche, ha sentito la necessità imperiosa di mettere accanto alla scuola una nuova istituzione, che meglio avesse disciplinate e rese piacevoli e ricreative tutte quelle esercitazioni capaci di combattere l' intellettismo malattia che distrugge o annienta ogni giovane energia e che rende l'uomo fiacco di membra, privo d'affetto, sprezzante di onestà e di giustizia e bramoso di subiti guadagni. E dal 1889 ad oggi i propugnatori della nuova opera educativa si affacendarono per istudiare e ben definire l'indole e lo scopo dei Ricreatori civili; e in diversi congressi stabilirono che unico fine a cui devono queste istituzioni integrative della scuola mirare sia quello di guidare il fanciullo ad operare in modo che l'infinita moltitudine delle molecole formanti la compagine del nostro corpo funzioni armonicamente per raggiungere il relativo benessere. Perciò non dal trasformare, ma dal formare, non dall'uomo adulto, ma dall'uomo nuovo vi ha da attendere la migliore e più completa educazione. Un bel posto era serbato nella storia della civiltà per coloro che riuscivano a far della scuola. popolare un benefico lume che veramente avesse migliorato e sollevato il popolo ignorante e povero. E in quest'opera di affratellamento, di pacificazione e di redenzione sociale la parte interessata degli uomini di cuore era veramente delle più degne delle più commoventi e anche delle più liete. E a Melfi non mancarono di questi uomini, che plaudendo al filantropico impulso venuto dall'alto, fecero sorgere fra di noi un Patronato pei fanciulli poveri delle scuole elementari. Esso esplicò sempre la sua azione benefica, invitando specialmente le così dette classi dirigenti a dare opera diretta individuale, immanente alla redenzione dei fanciulli meno favoriti dalla sorte, ponendo a principio che «in una mutua corrispondenza di uffici e d'affetti sta la base indefettibile della educazione e della stessa morale unità della Nazione». Ma la sua opera fu poi davvero provvidenziale quando, ad iniziativa del sempre lodato ispettore scolastico, prof. CIARLA GUGLIELMO determinò far risorgere il Ricreatorio Educativo. Difatti la Commissione Amministratrice deliberò, al principio dell'anno scolastico 1909-10, la riapertura del Ricreatorio, e ne affidò la direzione morale al Direttore prof. Bergamasco Michele e quella tecnica all'umile scrivente. E per ben dieci mesi ed in tutti i giorni il Ricreatorio svolse la sua benefica ed educativa influenza, raccogliendo un numero sempre maggiore di alunni. Scrivendo la presente relazione ometterò la solita cronaca degli ordinari provvedimenti amministrativi e disciplinari adottati, sia perchè i primi furono registrati nei conti delle spese del Patronato; sia perchè i secondi furono così rari e lievi che non occorre neppure far menzione. Accennerò piuttosto ad alcuni fatti salienti, che lasciarono nell'animo dei fanciulli, insieme a dolci e cari ricordi, l'impronta netta e viva dell' istituzione civile che li aveva accolti. Fin dal primo giorno curai di migliorare l'intelletto e l'affetto, e tenni di mira che la corrente vitale del sangue apportasse il dovuto nutrimento a tutti gli organi del corpo umano, affinchè ciascuno avesse potuto compiere le proprie funzioni senza usurpare egoisticamente il bene degli altri. Nel Ricreatorio il riposo non era ozio, il giuoco non era comandato, ma regolato e armonizzato a lavori geniali nei quali si svolgeva tutta l'attività fisica ed intellettuale dei fanciulli, dei quali si correggevano gl'impeti sfrenati, e se ne spronava l'indolenza. Tenni di mira ad aprire l'animo infantile ai sentimenti d'amore verso i superiori e verso il prossimo, e preparare corpi sani e svelti, per formare il buon artigiano, l'artista, il ginnasta. E gli alunni frequentanti, vivaci, esperti franchi, spesse volte irrrequieti, ebbero però durante l'anno sempre e dappertutto un contegno rispettoso, dignitoso e civile. Certe cattive tendenze, se favorite dalle circostanze e dagli esempi, progrediscono con l'accrescimento organico; fu necessità correggerle, arrestarle ed attutirle. Molto perciò apprezzai sorvegliai e curai lo sviluppo del senso morale, mirando sempre alla formazione d'una personalità, svolgendo le interne energie e fecondando le parti più intime dello spirito. Il cortile di S. Francesco venne trasformato in palestra scoperta, con palco di salita, passo volante, pertiche, corde, cavallina, ed altri numerosi attrezzi di ginnastica, e con la piccola fanfara, composta di dieci trombe e quattro tamburi, che organizzai tra gli alunni stessi, quell'atrio diventò un luogo di svago geniale, che in molti giorni si apriva alla piacente ammirazione del pubblico. Grande importanza venne data agli esercizi fisici a corpo libero, con le bacchette e con gli appoggi, sia perchè essi sono fattori importanti di disciplina e d'ordine; e sia perchè correggono le pose e le movenze danneggiate da posizioni poco igieniche, a cui sono predisposti gli alunni delle nostre scuole; e sia perchè essi aiutano immensamente a ben formare la grossa muscolatura. Nessun esercizio era troppo faticoso, ma tutto adatto, come è immaginabile, alle diverse intensità, secondo la classe e l'età degli alunni. Quando qualcuno voleva oltrepassare la misura cambiare giuoco e fare della pause, egli veniva da me ammonito o richiamato amorevolmente, perchè nella vita l'amore e nell'amore lo sviluppo morale del perfezionamento umano. Ben predisposto e ben dirette erano poi le passeggiate, che con la fanfara alla testa si facevano. Tutto ciò che colpiva la curiosità degli alunni veniva da me spiegato ed illustrato. Lo studio delle bellezze della natura è sempre il più atto a sollevare l'animo dalle angustie; a staccarci dall'ignobile lotta delle meschine passioni; a svolgere in noi sentimenti generosi; a farci dimenticare i nostri dolori. E così io cercavo di ricordare ed educare l'animo dei fanciulli nei prati, nei campi, nei boschi, e, facendo ammirare la ridente e maestosa vegetazione delle nostre campagne, la vastità del cielo e la sua magnificenza, e lo splendore degli astri, elevavo gli animi a sentimenti nobilissimi di venerazione e di gratitudine infinita verso l'Ente Supremo, che regge l'universo. Quanti sentimenti d'amore, di pietà, di rispetto faceva pullulare nei teneri petti quando in campagna si vedevano nerboruti contadini lavorare e sudare per provvedere del necessario vivere; o'quando s'incontrava per via qualche infelice, che, ricoperto di laceri panni, implorava un pane per carità! Tutto serviva di utile ammaestramento, di guida e d'esempio per modificare l'indole e i costumi e per promuovere l' intellettuale sviluppo per mezzo della vista. I fanciulli erano lieti e beati, si divertivano e gustavano con compiacenza incredibile le lezioni e i deliziosi spettacoli della natura. Nelle giornate di cattivo tempo, non potendo i fanciulli divertirsi all'aperto, per mancanza di tettoie nel cortile, venivano trattenuti nelle sale ad eseguire i compiti scolastici o a far disegno e calligrafia. Il disegno consisteva per quelli della 1a, 2a e 3a classe nel copiare su carta quadrettata, dalla lavagna o da un modello, linee e figure geometriche: per quelli della 4a e 5a poi in facili figure e corpi dal vero. Non mancai di tenere qualche conferenza utile e adatta alla intelligenza. Parlai dell'indole e dello scopo dei Ricreatori, del Cinematografo, di Vittorio Emanuele II e di Garibaldi Giuseppe, della festa degli alberi ecc. Si ebbero non poche lezioni di lavoro manuale dalle signorine Grieco, Gonnella, Orsi, Mancini, Delle Donne e signora Pierri. Si fecero tessitura in carta, lavoretti in trucciolo, in cartone, in paglia (cestini, sottolumi, scatole ecc.); lavori in ricamo su cartone, lavori in cartone e in tela; trapunto, ritaglio geometrico e frastaglio. Il materiale venne fornito tutto a spese del Patronato. Tutti questi lavoretti fanno ancora bella mostra in apposita vetrina della direzione didattica. Ogni piccola festa che si faceva nel Ricreatorio allietava sempre il cuore del ragazzi ma quella poi che riempì l'animo di gioia e produsse una gara d'entusiasmo nelle famiglie e nel paese, lasciandovi un ricordo dolce, ed indimenticabile fu la gita a Venosa, voluto ed organizzata con intenti sinceramente educativi dal caro Ispettore Prof. CIARLA GUGLIELMO insieme al Direttore persName Bergamasco Michele . Nell'antica città, per tradizione ospitale e gentile, 50 e più fanciulli del nostro Ricreatorio, il 9 giugno 1910, si confusero con tutti gli alunni delle scuole di Venosa . Dire dell' incontro commovente all'ingresso del paese, della suprema contentezza, che sorrideva nell'animo di ognuno, dei baci, dei saluti, dei suoni, degli applausi che risonavano per l'aria nel momento che i figli delle due città amiche si abbracciavano, è cosa difficile assai. Chi non fu presente a quello spettacolo d'amore fraterno non può aver goduto tutta quanta l'effusione di gioia che erompeva da quei giovani petti; non può aver sentito la commozione profonda e ineffabile che si prova dinanzi alla fanciullezza gaja, balda e raggiante di bellezza morale. La giornata fu splendida non solo per l'immenso diletto provato dai fanciulli, per la propaganda morale, civile e patriottica che scaturì dai diversi discorsi pronunziati dal Direttore didattico di Melfi, dall'Ispettore CIARLA GUGLIELMO e dal Prof. Goglia, intorno allo scopo della gita e intorno ai monumenti antichi e moderni di cui mena vanto la vetusta città. Quella giornata e i nomi dei promotori resteranno indimenticabili nella storia del nostro Ricreatorio; imperocchè in quel giorno i figli delle due città sorelle e solidali nelle lotte per la libertà, nel darsi il bacio fraterno, giurarono il patto solenne di lotta per la liberazione da un altro giogo, che gràvita da tempo su queste contrade: l' analfabetismo. Nella mia opera lenta ed incessante di dieci mesi vissi sempre in mezzo ai ragazzi, cercando d'indirizzarli verso la luce, formando delle menti rette, verso il bene, formando delle libere e forti volontà. Ma il miglior risultato ottenuto in quel luogo di ginnastica fisica ed intellettuale, si fu il sentimento di sociabilità, che veniva come un buon seme a gittarsi fra quei piccini. Il concetto della vita, lungi dal rannicchiarsi in bozzoli egoistici si allargava nelle figure dell'amorevolezza, si consolidava nei conforti della fratellanza e si spiegava al contatto della gente educata. E in quella comunità di studi, di lavori e di giuochi, in quella intimità di sentimenti, tutti, ricchi e poveri, posti sotto la medesima disciplina, imparavano come le note di lode e i premi erano regolati alla stregua dei meriti. Ringrazio ora sentitamente tutti i componenti l'Amministrazione del Patronato per la fiducia riposta nella mia umile opera educativa. Di tale fiducia io molto usai, ma non ne abusai. Non so se vi abbia corrisposto in modo degno: quello però che posso accertare è che, essendo fortemente convinto dell'utilità e genialità dei Ricreatori, io misi nel disimpegno delle mie mansioni tutta quanta la mia buona volontà e tutta la mia anima di educatore e di padre di famiglia. INNO Noi siamo la balda coorte, I figliuoli noi siam del lavor, Che nei ginnici ludi più forte Tempra il braccio, la mente ed il cor. Siam di Melfi la nobile schiera; Nati ai piè del Vulture monte: Vita e fuoco nell' anima fiera Vita e fuoco dagli occhi mandiam! Plaudi Italia a la vita gioconda, Plaudi ai figli! E il verdissimo allor Che la fronte turrita t'infronda, Ci sia premio sul campo d'onor! Siam di Melfi la nobile schiera; Nati ai piè del Vulture monte: Vita e fuoco nell'anima fiera Vita e fuoco dagli occhi mandiam! (1) Quest'inno su motivo d'una marcetta, che suonava la fanfara del Ricreatorio, veniva nelle passeggiate cantata dai ragazzi.

Vincenzo Cantarella

Programmi didattici per la 1a, 2a, 3a classe elementare a tavole sinottiche Melfi, Tip. Di Antonio Liccione 1913

PROGRAMMA - ORARIO - DIARIO I più notevoli pedagogisti assegnano alla compilazione ed allo svolgimento graduato e metodico del programma didattico la più grande importanza, perchè in esso si rivela la capacità e l'abilità didattica del maestro. Per mezzo di esso l'insegnamento si svolge armonico ed organico, ed il maestro procede con sicurezza verso la sua meta, senza che sia sorpreso ed ostacolato nel suo lavoro. Il programma didattico deve essere compilato quando l'insegnante ha già un concetto esatto e chiaro della scuola, quando conosce bene l'ambiente in cui vive e lo stato morale e intellettuale dei bambini a lui affidati. In esso la scuola elementare deve essere rappresentata a circoli concentrici, i quali acquistano maggiore larghezza e valore a seconda delle classi, per svolgere armonicamente le materie richieste dai programmi governativi. E poichè nella mente dei bambini non nasca disordine e non si corra il rischio di perdere di mira lo scopo precipuo dell'insegnamento, il programma deve essere compilato con la massima cura, affinchè il suo svolgimento riesca uniforme e corrispondente al fine, rispecchiando i bisogni della scolaresca con le esigenze della società e dell'ambiente che lo circonda. Alla compilazione del programma didattico deve seguire quella dell'orario settimanale, il quale non è meno importante del primo, anzi ne è la logica conseguenza. Il tempo deve essere distribuito secondo l'importanza delle materie. Curi l'insegnante di svolgere nelle prime ore quelle che richiedono maggiore attenzione, badando di alternarle con una lezione od un esercizio più facile e più dilettevole. La lezione non deve avere una durata di venti o trenta minuti al più, perchè i bambini non possono sopportare una maggiore tensione di mente, e lo sforzo nuocerebbe loro sia fisicamente che intellettualmente. Agli esercizi di educazione fisica non si facciano mai seguire esercizi grafici, e per fugar la noia e la disattenzione, più che la materia, il docente alterni gli esercizi. Il diario deve costituire la storia vera dell'insegnamento, affinchè dal suo esame si rilevino lo svolgimento chiaro e preciso del programma, i limiti ed i mezzi di cui si è avvalso il maestro per l'insegnamento di una data materia. Esso deve essere redatto prima della lezione, in modo breve e compendioso, perchè non è un lavoro letterario, ma lo svolgimento delle operazioni che di giorno in giorno, nei loro particolari, si vanno compiendo. «In esso gioverà far rilevare, dice il Vecchia, il titolo o il perchè della lezione, del brano o capitolo di lettura, il tema di composizione o d'altro esercizio, il problema, lo scopo di tale o tal altro dettato, le punizioni, i fatti e le occasioni più eminenti della vita morale e della scuola; e ad ogni argomento, alla succinta relazione del suo sviluppo, far seguire le sue riflessioni, le sue critiche, i suoi propositi, sanzionando così il ben fatto e preparando la riprova del non riuscito e del manchevole.» Il programma didattico, l'orario settimanale ed il diario costituiscono le basi incrollabili di un insegnamento fecondo e dilettevole. ORARIO GIORNALIERO (Da Scuola Nostra, Periodico scolastico delle Puglie e della Basilicata - Anno I - N. 12.) Perchè la scuola sia frequentata con maggior profitto e con maggiore interesse dagli alunni, fa d'uopo che l'orario si adatti ai loro bisogni fisiologici ed economici, non che alla loro capacità intellettuale. Tanto nell' orario continuato che in quello diviso, adottati qua e là nelle nostre scuole, si notano grandi vantaggi e non pochi inconvenienti. Nell'orario continuato si ha stanchezza fisica ed intellettuale cagionata principalmente dall' insufficienza di moto e di aria e dai locali antigienici, focolari di mali seri e di malattie contagiose. In quello diviso gli svantaggi sono ancora maggiori, perchè gli alunni, obbligati a venire due volte a scuola, hanno agio di bighellonare per le vie e mancare di puntualità o addirittura alle lezioni per le lunghe distanze da percorrere in tutti e due i periodi delle lezioni, sia nell'estate per i grandi calori, che nell'inverno per le intemperie a cui s'è soggetto. Quale amore possono essi dimostrare per la scuola e quale profitto ricavarne quando tutto ciò riesce loro di fastidio e di noia? L'efficacia dell'insegnamento non risulta certo da un orario prolungato, sebbene dall'adattamento di esso alla natura del fanciullo ed ai bisogni della vita. E siccome le nostre scuole sono frequentate in maggior parte dai figli del popolo, è necessario che essi abbiano qualche ora al giorno in cui possano abituarsi ad una occupazione proficua. Così i genitori manderebbero con maggior lena i figli a scuola, ben sapendo di averli liberi nelle ore di bisogno, o per farli applicare ad un'arte o mestiere, o per far loro frequentare le istituzioni sussidiarie alla scuola, dove hanno modo di dedicarsi ad altre applicazioni istruttive e sviluppare il loro fisico. Da ciò emerge la necessità di modificare l'attuale orario di cinque ore e di ridurlo a tre ore e mezzo, sopprimendo, per non diminuire le ore d'insegnamento stabile, la vacanza del giovedì. Anche nelle nazioni più evolute è stato sperimentato che l'orario limitato a tre ore e mezzo giornaliere riesce più proficuo di quello di cinque ore, durante le quali la psiche infantile, capace al più di una tensione riflessiva di quindici minuti, resta affievolita e depressa. E perchè il numero delle ore di lezioni settimanali non venga diminuito, conviene sopprimere la vacanza del giovedì, giorno in cui il fanciullo si abbandona ad ogni sorta di scapestrataggini che spesso riescono a fargli dimenticare le cognizioni apprese il giorno precedente e a distrarlo dal sentimento del dovere scolastico, facendogli considerare la scuola come luogo di punizione. E si osserva anche che il giorno dopo la vacanza, il maestro non trova la scolaresca puntuale e attenta, per cui deve durare non poca fatica a ridestare l'attenzione e l'interesse degli allievi e per poter continuare con sicurezza e vantaggio il suo insegnamento e perchè questo riesca dilettevole ed efficace. Perchè dunque non attuare una riforma che, svolgendo egualmente il programma con profitto, senza stanchezza, con massima diligenza ed assiduità, riesca di sollievo all'insegnante e nello stesso tempo di sommo vantaggio per l'alunno? È bene perciò che la classe magistrale si agiti ed ottenga la modificazione dell'art. 97 del Regolamento 6 febbraio 1909 (Vedi il modello a pagina 29). CANTARELLA VINCENZO NOTE DIDATTICHE Educazione morale. L'insegnamento morale e civile si fa direttamente o mediante lezioni occasionali, cioè in seguito a qualche avvenimento che accade in iscuola o altrove e che abbia richiamato l'attenzione dei bambini. Il primo invece deve essere dato mediante racconti morali, massime ed esempi, che debbono avere per l'alunno un valore assoluto. Lezioni di cose. Le nozioni di cose si insegnino, per quanto è possibile, mediante lezioni oggettive, perchè lo spirito del ragazzo, vedendo un oggetto presente ai suoi sensi, s' infiamma del desiderio di sapere. La lezione oggettiva ha potente azione, perchè lascia sullo spirito del ragazzo l'interesse di imparare ed ampliare le sue cognizioni, le quali debbono servire di base all' insegnamento della lingua. Lingua italiana. L'insegnamento della lingua dev'essere fatto con brevi e semplici conversazioni socratiche, affinchè il bambino si abitui a narrare cose e fatti da lui veduti ed osservati. Bisogna far parlare sempre il bambino. L'insegnante non deve preoccuparsi se l' alunno si spiega con dialetto; ma deve anzi cooperarsi, mediante acconce domande, a tirar fuori ciò che ha il bambino nel pensiero. Composizione . L'avviamento al comporre deve essere fatto a mezzo di brevi proposizioni, facendo ripetere il nome e cognome dell' alunno e dei suoi genitori delle nozioni varie da lui apprese e volgere dal singolare al plurale - dal maschile al femminile nomi di oggetti noti o che cadono sotto i sensi, facendo aggiungere qualche qualità più appariscente. Questo esercizio si deve fare prima a voce e poi per iscritto nei due ultimi bimestri. Lettura . La lettura dev'essere fatta con assiduità su proposizioni. Essa va fatta sul sillabario e sulla lavagna. Dettatura . La scrittura e la dettatura debbono limitarsi alle parole, alle proposizioni o frasi che l'alunno già capisce. Calligrafia La calligrafia deve servire a fare sì che l'allievo acquisti la perfezione della forma delle lettere insegnate e a saper conservare la nitidezza del quaderno. Storia e Geografia. L'insegnamento della storia e della geografia deve limitarsi a brevi accenni, che diano all' alunno conoscenza del luogo in cui vive e delle persone illustri che egli sente ripetere e di tutto ciò che lo circonda. Aritmetica . L' aritmetica dev'essere insegnata oralmente facendo tesoro della conoscenza del calcolo che gli alunni già sanno, e graficamente mediante le diverse cifre nel loro ordine di gradazione. Il calcolo mentale, fatto sempre su oggetti concreti, servirà a fare svegliare l'attenzione dei fanciulli e come ginnastica alla loro intelligenza. Educazione fisica. La ginnastica non dev'essere mai trascurata, sia come riposo e interruzione di lavoro, sia come vera e propria materia d'insegnamento giusta le istruzioni ministeriali. In questa classe specialmente essa è necessaria che sia impartita, perchè serve a fare acquistare buon portamento alla persona, forza, grazia e a sviluppare tutte le funzioni dell' organismo. Essa poi va fatta per cinque minuti fra un cambiamento di lezione o di esercizio, sposata al canto ginnastico, che dev'essere fatto con tono e voce timbrata. NOTE DIDATTICHE Educazione morale. L'educazione morale e l'istruzione civile in questa classe ha lo scopo di avvezzare l'animo dei fanciulli verso il bello ed il buono, e far loro acquistare maniere gentili e modi garbati. Il maestro perciò si serva di questo insegnamento sia in modo diretto che in modo indiretto, ogni volta che gliene capiti il destro. Legga aneddoti, azioni eseguite da uomini grandi, e infine prenda occasione da tutto ciò che circonda l'allievo, vale a dire dai fatti giornalieri, dalle relazioni tra allievo ed allievo e da tutto ciò che può sembrare adatto al fine, ma in modo sobrio e vivo. Lezioni di cose. Le lezioni di cose debbono servire a far acquistare all'allievo l'abito dell' osservazione e della riflessione, mettendo sempre sotto i suoi sensi l'oggetto di cui si vuol parlare, facendone notare la forma, il colore, la materia di cui è composto, l'uso a cui serve, e il modo come usarlo. Nella scelta degli oggetti il maestro si avvalga di quelli di cui l'allievo avrà occasione di avere per le mani o di cui egli ha visto usare dalle persone di sua conoscenza, servendosi all' uopo della forma socratica. La conversazione serve a far abituare l'alunno a manifestare i propri pensieri intorno ad un dato argomento, a fargli acquistare il patrimonio linguistico, a fargli togliere le voci dialettali ed acquistare quelle della lingua. Sia fatta, però, sempre intorno ad un solo argomento per volta, ma che interessi sempre il fanciullo, in modo chiaro e breve, badando che l' accrescimento delle nuove idee sia anche accrescimento del patrimonio linguistico. Le risposte da esigersi siano sempre esplicite, e, per quanto sia possibile, esaurienti, badando che la risposta sia data da un solo alunno. Lingua italiana. Lettura . Il capitolo da leggersi dagli alunni sia prima letto e poi spiegato dal maestro con la cooperazione di tutta la scolaresca. Ogni parola sia ben pronunziata con le debite pause ed inflessioni di voce, facendo leggere dapprima i migliori alunni e poi man mano gli altri, dopo essersi assicurato che sia stato ben compreso da tutti. Alla lettura meccanica segua quella corrente ed a senso, senza interruzioni di sorta, le quali sogliono farsi per accertarsi che il brano letto sia stato ben capito. Lingua parlata. Alla lettura seguono gli esercizi di lingua o di lingua parlata mediante brevi ed acconce proposizioni, per dare agli alunni la conoscenza esatta delle parole indicanti persone, animali, cose, facendole poscia volgere dal singolare al plurale, dal maschile al femminile con la coniugazione del presente, del passato e del futuro dei verbi più in uso, e facendo tradurre dal dialetto in lingua italiana frasi e modi di dire. Composizione. Preceda la composizione orale quella scritta, che in questa classe appunto s' inizia. Si pigli occasione per la composizione orale dalla lettura, dalle lezioni di cose, dalla conversazione socratica, o facendo completare pensieri e racconti o facendo rilevare le qualità più appariscenti degli oggetti loro presentati. Sarà anche di grande vantaggio la presentazione di quadri raffiguranti immagini o scene campestri, perchè atti a destare lo spirito d'osservazione e di riflessione. Simili esercizi siano fatti tanto oralmente che per iscritto. Dettatura. In questa classe si dia maggiore importanza alla dettatura ortografica anzichè a quella ideologica, badando di presentare con giusta gradazione le diverse difficoltà ortografiche e farne precedere sempre la lettura e la spiegazione da parte dell' insegnante. La correzione sia individuale e alla lavagna, perchè il maestro può prendere nota degli errori più comuni dei fanciulli correggendo così un difetto forse uguale in tutta la scolaresca, e non trascuri neanche quella collettiva. Sia la dettatura sempre, però, il riassunto del brano letto, della lezione di cosa e della conversazione socratica o di cose note agli alunni. Essa gioverà immensamente anche alla buona, riuscita della composizione. Calligrafia . Si completi e si perfezioni in questa classe l'uso di scrivere per imitazione su apposito quaderno sentenze morali, massime ed aforismi ecc., per fare meglio acquistare all' alunno la forma delle lettere, sia minuscole che maiuscole, che l'abito di una scrittura chiara ed eguale e di una buona posizione della persona. Storia e Geografia. L'insegnamento della storia sia dato in modo breve, facendo tesoro della denominazione delle vie, di qualche lapide, di qualche iscrizione, di qualche nome di uomo illustre locale, dandone in modo sintetico, ma chiaro, un' idea precisa. Per la geografia basterà far rilevare la ubicazione della scuola e della casa dell' allievo, dei più comuni e noti edifizi pubblici, sia rispetto alla scuola che alla piazza del luogo. Aritmetica. Per l'insegnamento dell'aritmetica si ripetano sempre gli esercizi già appresi in prima classe, facendo dapprima numerosi e svariati esercizi di calcolo mentale, e procedendo man mano agli esercizi scritti di lettura e scrittura di numeri. Gli esercizi orali siano dati mediante quesiti adatti alla intelligenza dei bambini su cose e fatti della vita giornaliera, sui pesi, sulle misure, sulle monete ecc. Con questi esercizi proceda, l'insegnamento delle quattro operazioni scritte. Ginnastica e canto corale. La ginnastica si deve eseguire tutti i giorni, perchè essa non solo mira a sviluppare il bambino fisicamente ed intellettualmente, ma anche a mantenere fra la scolaresca la disciplina. Gli esercizi ginnastici siano fatti il più che sia possibile all'aria aperta, senza trascurare le passeggiate e le escursioni campestri. Alla ginnastica si unisca sempre il canto corale di inni patriottici. NOTE DIDATTICHE Educazione morale. Il maestro consideri questa disciplina come un principio informatore, intorno al quale si debbono volgere tutti gl' insegnamenti. Mediante la sua arte educativa si avvalga di esempi, di fatti occasionali, e bandisca le teorie, perchè breve ed efficace è il cammino degli esempi, come lungo ed inefficace quello delle teorie. Nozioni varie. Se ne faccia scaturire l'argomento dal libro di lettura e dai fenomeni che cadono sotto i sensi del fanciullo. Tali nozioni siano date in modo che l'alunno abbia un'idea chiara e precisa dell' argomento che si vuole insegnare, servendosi delle somiglianze e delle differenze che possono presentare gli oggetti fra loro, mettendo questi sotto l' osservazione diretta del fanciullo o quando meno con disegni eseguiti sulla lavagna. Si richiegga dall'alunno una risposta precisa e chiara e non confusa, dalla quale il maestro si convinca che nella mente del bambino sia rimasta esatta la cognizione appresa. Lingua italiana. Lettura . In questa classe si curi molto la lettura spiegata e quella corrente, che vuole essere fatta con grazia e giusta modulazione di voce, perchè riesca intonata ed espressiva. Non dimentichi l'insegnante che la lettura non è il solo esercizio glottologico, ma è la fonte viva del sapere, perchè quando il fanciullo legge correttamente e con speditezza, fa conoscere di capire ciò che legge ed impara a parlare ed a scrivere con garbo. La spiegazione del brano letto ed i richiami alle nozioni di grammatica si facciano sempre dopo la lettura. Il libro di lettura influirà senza dubbio sull' inclinazione del fanciullo a non tralasciare l'esercizio della lettura anche dopo lasciata la scuola. Si abbia perciò la massima cura nella scelta del testo, affinchè esso sia di una locuzione chiara e facile e tratti di cose piacevoli e inerenti alla sua vita. Grammatica pratica. L'insegnamento grammaticale deve essere fatto praticamente, facendolo scaturire da tutto ciò che s' insegna nella scuola, partendo sempre dall'esempio per arrivare alla regola. La coniugazione dei verbi si faccia sempre a mezzo di proposizioni semplici e complesse. Dettatura. Sia prima il brano da dettarsi scelto ed accuratamente preparato dal maestro per il fine che si vuol proporre, poi letto e fatto comprendere agli alunni con voce chiara ed espressiva. La dettatura non sia interrotta per qualsiasi motivo, altrimenti il fanciullo si distrae e non riflette a ciò che deve scrivere. Essa, oltre ad integrare le cognizioni apprese dal libro di lettura e ad arricchire la sua mente di utili cognizioni, gli offrirà un esemplare di bello scrivere, che gli tornerà utile nella composizione. Conversazione. La conversazione socratica deve far sempre più acquistare all'alunno l'abito della riflessione col fargli esporre le proprie idee ed i propri pensieri sopra un dato argomento, facendogli nello stesso tempo allargare il patrimonio delle cognizioni e della conoscenza della lingua. Composizione . L'argomento principale della composizione deve essere il riassunto della lettura, della lezione di cosa o della conversazione socratica, ma soprattutto ogni lezione occasionale ed ogni avvenimento che abbia attirato l'attenzione dell'allievo. Sia l'alunno abituato a riassumere il brano letto, a 0 narrare fatti e scene da lui viste o udite raccontare da altri, ad esporre tutto ciò che sa intorno ad un dato oggetto, messo anche con relazione ad un altro a lui cognito, e facendone rilevare le somiglianze e le differenze ecc. prima oralmente e poi per iscritto. Le relazioni personali degli alunni, la malattia e l'assenza di uno di essi o la partenza per altri luoghi darà occasione al maestro di far abituare l'alunno alla forma epistolare, la quale non dovrebbe essere mai trascurata nelle nostre scuole, anche per dare agio di conoscere i loro sentimenti personali di relazione e di amicizia. Sieno prima pensieri semplici, brevi, spontanei; poi man mano più lunghi e più complessi, in modo che il loro progressivo accrescimento indichi anche il loro sviluppo intellettuale nella manifestazione e nella estrinsecazione delle loro idee e dei loro sentimenti. Storia e Geografia. L'insegnamento della storia e della geografia deve limitarsi a dare all'alunno una semplice conoscenza dei luoghi e dei fatti locali per metterli poi in relazione coi principali avvenimenti e luoghi della patria. Si parta perciò dalla topografia del luogo ove s' insegna (Comune) per passare gradatamente a quella del Mandamento, del Circondario, della Provincia, ed infine di tutto il Regno, dando un' idea chiara, ma sufficiente, dei fiumi, dei torrenti e di tutto ciò infine che può interessare. Prima però di procedere oltre, è necessario che l'alunno sappia distinguere i punti cardinali; e per fare ciò, il maestro si serva dell' aperta campagna, come pure per dare praticamente conoscenza del monte, della pianura, del ruscello, del fiume e del torrente ecc. Contemporaneamente alla geografia debbono darsi le nozioni di storia, le quali debbono procedere di pari passo. Si allarghino perciò le nozioni date in seconda classe, dando cenni biografici degli uomini illustri per dottrina, per scienza e per lavoro, che abbiano avuto nascimento nei luoghi ove s' insegna o nei paesi limitrofi, o illustrando qualche località ove si è svolto qualche avvenimento importante o sia sede di qualche stabilimento industriale o manifatturiero. A fine d'anno poi, si aggiunga la biografia del Re e della Regina e dei più importanti avvenimenti e dei principali Fattori del Risorgimento italiano. Aritmetica e Geometria. i In questa classe l' insegnamento dell' aritmetica assume un'importanza maggiore delle altre, perchè la mente dell' alunno, che ha già appreso nella seconda classe la conoscenza grafica delle quattro operazioni, deve essere addestrato con larghezza nel calcolo mentale, nella composizione e nella scomposizione di un numero qualsiasi. Sia perciò ogni giorno abituato a risolvere quesiti e problemi orali e scritti, i quali trattino dei bisogni reali della vita di ogni alunno, di aziende, e infine di tutto ciò che può loro interessare. In tal modo questo insegnamento servirà loro come una vera ginnastica intellettuale. L'insegnamento della geometria deve limitarsi alla conoscenza pratica ed intuitiva delle principali figure geometriche sia presentandogliene il modello, ovvero tracciandogliene la figura alla lavagna. Disegno. Benchè i vigenti programmi limitino in questa classe l'insegnamento del disegno a tracciare le principali figure geometriche, pure è bene che esso non sia trascurato per l'applicazione che avrà nella vita degli alunni, i quali, prosciolti dall'obbligo scolastico, si daranno subito ad un'arte o ad un mestiere, e potranno così rilevare la forma di un oggetto. Perciò s' insegni praticamente con esercizi graduati, che siano di sussidio allo studio della geometria, della geografia e della calligrafia. Calligrafia. Questa non s'insegni facendo copiare brani dalla lavagna, altrimenti la vista non si educa alla proporzione, ma su modelli appositamente preparati, con norme che valgano a formare una scrittura nitida e chiara. Ginnastica e canto. L'educazione fisica e il canto corale devono avere in questa classe una maggiore importanza, perchè oltre a sviluppare gli organi respiratori e a fare acquistare al corpo sicurezza e leggiadria, servono anche a sollevare lo spirito tra una disciplina e l'altra. Gli alunni debbono intendere bene ciò che cantano per avere una giusta pronunzia e una giusta intonazione, e frequentemente e a lungo essere esercitati alle passeggiate scolastiche. Il Maestro Elementare nell' ora presente (Da Scuola Nostra, Periodico scolastico delle Puglie e della Basilicata - Anno I - N. 13. ) In questi giorni è un gran discutere nella stampa politica e scolastica sul progetto presentato da S. E. Credaro, Luigi pel miglioramento economico dei professori delle scuole secondarie, e pare che questi non ne siano neanche entusiasti, anzi..... Non è nostro compito fare appunti e spunti di critica obbiettiva e subbiettiva sul dato progetto; solo affermiamo che era doveroso da parte dello Stato provvedere al miglioramento dei suddetti insegnanti. Il succitato progetto desta però nell' anima nostra una immensa delusione ed amarezza: delusione ed amarezza che ci spingono a fare degli odiosi paragoni. E perchè no? Dando una capatina per quanto timida ed innocua alle annesse tabelle degli stipendi, ci sentiamo montare il rossore al viso e venire il bisogno di coprircelo con ambo le mani per la vergogna, per la umiliazione che si infligge a tutta la classe magistrale, la quale si vede trattata peggio dei bidelli delle scuole secondarie. O che bisogna essere inserviente - custode o bidello per arrivare ad uno stipendio di 1840 lire a cui un povero insegnante elementare, neanche dopo quarant'anni di pubblico insegnamento, dopo cioè essersi logorato lentamente le forze del corpo ed essere incanutito più che dagli anni dall'improbo diuturno lavoro, non può mai aspirare? Ha mai pensato a tutto ciò S. E. Credaro, Luigi o coloro che compilarono il progetto? Pensarono essi alla grande amara delusione che avrebbero provato gli educatori del popolo ? O forse credevano essi che le famose 200 lirette (elargite a spizzico per evitare un' indigestione) avrebbero tappato loro la bocca per un ventennio almeno? Se così fosse, essi s' ingannerebbero a partito, perchè il maestro elementare può fare fino ad un certo punto getto dei suoi sacrosanti diritti, ma non può farsi impunemente calpestare e mettersi supinamente al disotto di un bidello o di un inserviente-custode qualsiasi. Si sa: oggi le condizioni finanziarie sono rese troppo critiche dal rincaro dei viveri, e il Governo viene in aiuto dei suoi funzionari con l'aumentare più o meno sensibilmente i loro stipendi. Ma poco si è fatto e si vuol fare per togliere il maestro elementare da ogni preoccupazione e per sollevarlo dalla stridente inferiorità in cui fatalmente viene a trovarsi. Quando l'istruzione e l'educazione non erano tenute in conto, era naturale che il maestro fosse considerato una quantità trascurabile, ma ora che esse hanno assunto una grande importanza, quale ricompensa riceve dalla Società cui rende tanti grandi servigi chi ne è il grande fattore e propulsore? Ormai dall' educatore del popolo si pretende molto senza concedergli quei vantaggi necessari, che lo rendano un funzionario tranquillo, pieno d'interessamento al proprio lavoro, che lo sollevino nella sua dignità e nel rispetto popolare. La Minerva ben comprende questa condizione umiliante che ci affligge, eppure si trincera nel mutismo, credendo già di aver fatto troppo per noi, senza riflettere che la inferiorità economica del maestro, rispetto agli altri funzionarii dello Stato, fa allontanare dalla scuola le migliori energie, le quali non vedono nel loro lavoro indefesso nessun miraggio di benessere. È tempo perciò che i nostri rappresentanti al Parlamento tengano presente che la scuola non potrà mai rispondere alle esigenze odierne, se il problema del maestro non sia risolto e presto in tutta la sua interezza. E se è vero che l'unione fa la forza, uniamoci dunque, o colleghi, per procedere concordi e decisi verso la conquista di un diritto finora calpestato e vilipeso. La nostra inerzia significherebbe incoscienza, e ci farebbe perdere sempre più quel prestigio che si addice a chi sente l'importanza sociale della propria missione. CANTARELLA VINCENZO MODELLO di orario giornaliero per la terza classe con la riduzione o modifica dell'orario settimanale (Articolo 97 Regolamento 6 febbraio 1908). Lezioni Lunedì - lettura, aritmetica, dettato, educazione fisica, esercizi mnemonici. Martedì- aritmetica, lettura, educazione fisica, nozioni varie, calligrafia e disegno. Mercoledì- lettura, composizione, educazione fisica, correzione della composizione, dettato. Giovedì - nozioni varie, dettato, educazione fisica, aritmetica, lettura. Venerdì - educazione morale, dettato, educazione fisica, lettura, storia e geografia. Sabato - lettura, composizione, educazione fisica, correzione della composizione, aritmetica. Nota al testo: le tavole sinottiche non sono riproducibili perché il testo, talvolta, non è leggibile e ciò compromette la fedele trascrizione della fonte.

A. Merlini

Guida per gl'insegnanti. Estratto dell'esame di promozione nella 1a sessione. Relazione finale particolareggiata della I classe elementare Lagonegro , Tip. Lucana 1897

A VOI VERI APOSTOLI DELLA MODERNA CIVILTÀ BENEMERITI COLLEGHI. Colleghi, Sin dalla 1a edizione (1892) del nostro «Registro Completo», in cui, nella 4a pag., vi era a colonne e succintamente una specie di « Modulo» per la «Relazione Finale»; moltissimi amici ci esortarono a pubblicarne una in opuscolo, che corrispondesse alle colonne stesse, sia per la quantità della materia che per la forma. In sulle prime, per molteplici ragioni, non ne tenemmo conto; ma, con i nuovi Programmi Didattici del 29 Novembre 1894, che con Moduli speciali — resero obbligatorio l'«Estratto dell'Esame e la Relazione» alle R. R. Autorità, incominciammo ad accarezzarne l'idea. Infatti, nel testè decorso anno scolastico, essendo in ristampa il Registro, ne sopprimemmo il Modulo mentovato, ritenendolo pressochè inutile depositato nel Municipio; e, giusta le esigenze de' nuovi portati pedagogico-didattici, ne ampliammo lo scheletro in un foglio delle stesse dimensioni del Registro Completo e dal titolo appunto : «Estratto dell'Esame e Relazione Finale Particolareggiata» a cui facciamo compagno il presente «Modello-Esempio» ed opuscolo, che ad esso corrisponde. Se questo sarà tale, da guidare..., da facilitare in qualche modo il compito delicato a voi, nostri cari colleghi, giudicatelo da voi; mentre noi ci accontentiamo di adoprate le nostre debolissime forze e il nostro buon volere a pro del grande edificio dell'educazione e dell'istruzione nazionale! Saluti e strette di mano. Moliterno , ( Basilicata ) Settembre 1896. A. MERLINI N. B. Dimensioni tanto del Registro completo quanto dell'Estratto dell'esame ecc. cent. 48 per 32. Prezzo d'ogni foglio si dell'uno che dell'altro. L. 0,30, presso l'Autore ed altri librai. REGNO D' Italia Provincia di Potenza - Circondario di Lagonegro COMUNE DI Moliterno (Popolazione: 7000 abitanti) La scuola, nell' anno 1895-96, vi fu riaperta addì 5 Nov. 1895 e chiusa addì 11 Agosto 1896 ESTRATTO DELL'ESAME DI PROMOZIONE NELLA 1 SESSIONE della Scuola pubblica obbligatoria urbana di 3° grado classe 1° elementare maschile diretta dall' Inseg. Sig. A. Merlini PROSPETTO RIASSUNTIVO Alunni obbligati nell' anno - Iscritti divisi per età - Medie annuali degli assidui / abitualmente mancati / assenti per malattia o altra causa legittima - Totale delle lezioni date - all'esame presenti / approvati - Cassa di risparmio: libretti esistenti principio del corso/alla chiusura del corso - operazioni fatte - totale dei risparmi Elenco dell'esame Numero d'ordine - cognome e nome-medie annuali: condotta/profitto/assenze-dettatura-calligrafia-prova orale: lettura/aritmetica-voto complessivo-posto di merito.-risultato-osservazioni VERBALE (Corrisponde, per le materie della 1° classe, alla 1. pag. in calce-«Registro Estratto dell' Esame») L'anno 1896 addi 11 Agosto in Moliterno i sottoscritti Signori Componenti la Commissione Esaminatrice, dietro apposito invito, si sono riuniti nella Scuola di 1a Classe Elementare Maschile, posta in Via Tempone, N. 38, p. 2° e diretta dall' Insegnante sottoscritto, per procedere all'Esame di Promozione nella 1a Sessione. La prova scritta si fece nel dì 11 suddetto (mattina) e versò sul seguente tema: dettatura- «Io amo la casa dove sono nato e cresciuto, dove vivo con la mia mamma, sì buona e amorosa, e col caro babbo, che suda il lavoro per mantenermi- tratto dal «Mondo dei bambini». (Compimento) a pagina 9, numero 14- La casa - del Prof. Cav. Giovanni Merighi. La prova orale poi si fece nel dì 11 suddetto (sera). Tenuto presente il Regolamento Generale, approvato con R. Decreto del 9 Ottobre 1895, N. 623; il R. Decreto del 26 Aprile 1896, N. 148 e le relative Istruzioni sulla dispensa dell'Esame nelle classi 1a, 2a, 4a, si ebbe il risultato che si riscontra nel «Registro Completo», nel presente «Estratto» e qui sotto riepilogato: N. ALUNNI iscritti, 56; presenti all' esame, 45; approvati senza l'esame, 38; con l'esame, 7; riprovati, 0. Di ciò si è redatto il presente verbale, che, letto ed approvato, viene sottoscritto dai Sigg. Componenti la Commissione Esaminatrice. F. Deidda, Inseg. super; Presidente; L. Palermi, Inseg. di 2a e A. Merlini, Inseg. di 1a, Membri voluti dalla legge. Firma (a libito) degli altri Componenti od Assistenti: IL SINDACO N. Tedesco L'INSEGNANTE DELLA CLASSE A. Merlini sigillo MUNICIPALE Visto per la regolarità del presente «Estratto» desunto dal «Registro Completo» conservato nel Municipio. Addì 22 Agosto 1896. II. RELAZIONE FINALE PARTICOLAREGGIATA (Corrisponde, per le materie della 1a classe, alle c. (colonne) e quest'abbreviazione valga per tutte le altre simili - della 2. e 3. pag. «Registro Estratto dell' Esame».) c. 1 Note fisiche-psicologiche-morali più rilevanti della scolaresca e principali mezzi escogitati durante l'anno per eliminarle o per migliorarle in tutto od in parte. (comprendonvisi in massa anche le seguenti discipline: igiene, ginnastica e canto; lettura e nozioni varie; scrittura; aritmetica pratica; doveri morali inculcati in modo speciale occasionalmente). EDUCAZIONE FISICA . Nel corso dell'anno la scolaresca risentì continuamente il salutare influsso d' una ben regolata igiene. Difatti, l'inverno, ciò si ottenne con riscaldamento moderato, nell' aula, interpolato da brevi ventilazioni non disgiunti da precetti occasionali al riguardo - senza pregiudicare la respirazione, o cagionare altri inconvenienti, per l'esaurimento dell'ossigeno e la sovrabbondanza dell'acido carbonico; o per l'aria rinnovata più del bisogno, da produrre un contraccolpo per la differenza istantanea della temperatura — spesse fiate micidiale al delicato organismo. Uscita la scolaresca, si aprirono le finestre, e quindi ventilazione completa fino all' altro ingresso, per espellerne l'aria viziata o rarefatta. Nei dì canicolari poi, si stabilì una mite ventilazione secondo le ore e le condizioni atmosferiche locali; o si praticò qualche riparo od attenuazione dei raggi del sole con tende o stuoie, moderate innaffiazioni, evitando cioè di sollevare quel polverio del pavimento cotanto pernicioso ai polmoni, ecc. La ginnastica educativa fra i banchi nella brumale stagione - specie i movimenti del capo - si eseguì in pochi tempi semplici, o con limitatissime combinazioni, per non cadere nella coreografia, nell'acrobatismo e, principalmente, per evitare il dannosissimo rimescolio della massa cerebrale e lo strapazzo di tutto il fisico. Nella bella stagione, tempo permettendo, adatte passeggiate bisettimanali fuori l'abitato, moderati esercizii ginnici e giuochi confacenti all' indole ed all' età tenerella de' fanciulletti, quali: palla; murielle; sussi; buchetta; 9 buchette; a cavalca; alle castelle; alla serpe; 4 cantoni; tocca-ferro (allorchè fu possibile); capriole, cacciatore e lepre; tutti fermi! mosca cieca; guancialin d' oro; stacciabburatta; ecc.. Dessa poi, (la ginnastica) sposata al canto corale, non solo contribuì potentemente alla salute ed allo sviluppo dell'organismo in generale; eziandio ne educò lo spirito, svolgendone il carattere risoluto e ad un tempo gentile; la sensibilità nelle percezioni e il sentimento estetico-morale del bello. Anche il Lavoro Educativo - di cui parleremo a parte - giovò moltissimo ad integrare armonicamente l'educazione fisica, cotanto necessaria per allevare alla patria diletta robusti e forti cittadini: atti a compiere azioni eroiche e ad un tempo filantropiche e generose. E si è cercato, con precipua cura, di conseguire quanto testè, massime per quegli alunni di statura poco aitante, o gracili, o infermicci; o di carattere pigro, irascibile, scontroso, chiuso, ecc. ecc. Soltanto Lapenta Pietro, al N. 23 dell' elenco, per difetto negli arti inferiori e Petrocelli Prospero, al N. 46, per una bronchite, furono dispensati da qualcuno degli esercizii fisici mentovati, dietro istanze verbali dei genitori consigliati dal medico. Come pure, infine, specialmente quest'anno, regnò sovrana la floridezza nella famiglia scolastica, perchè non apparve ombra di epidemia o di malattia contagiosa; nè si riscontrò caso deplorevole di vaiuolo non innestato, ecc. ecc. EDUCAZIONE INTELLETTUALE . — Intellettivamente, quasi tutti i 45 alunni presenti agli esami e promossi con o senza la dispensa, camminarono durante l'anno, di pari passo, tanto nelle discipline obbligatorie, che nelle facoltative; perchè generalmente volentierosi, attenti, diligenti, ordinati e d'ingegno, qual più qual meno, svegliato. Anzi, ad onor del vero, fra quelli non presenti agli esami, vi erano Albano Angelo al N. 1; Locaso Domenico al N. 27, allontanatisi dalla scuola per i lavori campestri e Orlando Giovanni al N. 40, allontanatosi per malattia, e ciascuno in differenti periodi dell'anno, che se avessero frequentata la scuola, sarebbero stati indubbiamente promossi; perchè, fin da principio, davano belle speranze, come anche le medie annuali della condotta, del profitto e delle assenze loro, lo rivelono chiaramente. Unico e solo stimolo al riguardo è stata l'emulazione, fomentata o con lode parca, diligente e ben meritata; o con preferenza edificante e momentanea di fatto (senza urtare però la suscettibilità) o, finalmente, con qualche distinzione di grado, p. e. il capo-squadra nella ginnastica; il primo della classe; i monitori, ecc. E tale procedere, non fu mai disgiunto dalla concessione, o dal cangiamento, o dalla privazione istantanea di certi bigliettini di latta a differenti colori, (uso tessere e di cui parleremo più minutamente a suo tempo) per determinare, a ragion veduta e pubblicamente a mo' di tribunale, la condotta e il profitto di ciascun discente durante il mese. Ed al riguardo, è con soddisfazione massima delle famiglie, del maestro e dell'intera scolaresca e per giustizia distributiva dovuta agli stessi bimbi interessati, che segnaliamo alla pubblica estimazione quelli distintisi sempre, superlativamente e sotto ogni riguardo. Essi furono: 1.° Cassino Vincenzo al N. 8; 2.° Latorraca Antonio al N. 24; 3.° Caracciolo Francesco al N. 5; 4.° Petrocelli Prospero al N. 46 e 5.° Tortorelli Giacinto al N. 55. D'altra parte, i rimanenti 8 fanciulli non presenti agli esami, perchè allontanatisi di scuola in differenti periodi dell'anno e per cause diverse; anche se fossero stati assidui, avrebbero dovuto ripetere la classe, perchè, fin d'all'ora, o si mostravano molto incerti al buon esito, o non sarebbero stati in grado seguire i condiscepoli nello svolgimento del Programma Didattico. E di tal deficienza in profitto, si deve attribuire la causa al loro ingegno o tardo, o un po' ottuso, o alle continue manifestazioni di molta distrazione, di eccezionale svogliatezza, ecc. giusta come anche riscontrasi nelle osservazioni particolari e nello « Specchietto Biografico» del « Registro Completo» annuale della scuola: ostensibile sempre alle Autorità competenti per qualunque controllo. EDUCAZIONE MORALE . Tutti i difettucci morali e di galateo, o qualche tendenza perversa, si vennero man mano migliorando in tutto od in parte, od eliminando addirittura, col trapiantare invece nell' animo le corrispettive buone abitudini, per la formazione del carattere e per la ripetizione salutare degli atti di urbanità e di gentilezza cotanto necessarii nella pratica della vita quotidiana, e col del radicare altresì sempre più i primi doveri morali, giusta la loro cerchia. E qui, circa i doveri mentovati; è da osservare che di essi non si fece una lezione a parte; bensi furono, per dir così, come il substrato in ogni disciplina. E tutto ciò si ottenne ora con esempii letti e spiegati nel testo; ora con precetti desunti quasi sempre, per quanto fu possibile, da cause o fatti occasionali, stabilendo dei parallelismi all' uopo; spesso con dolci o con severe ammonizioni in disparte ed in pubblico; alcune fiate con la privazione dell' amore del docente, misto ad una certa indifferenza in qualunque manifestazione di pubblica lode per un determinato periodo di tempo; talvolta con l' isolamento limitatissimo dalla classe, ma nell'aula stessa; tal' altra con la consegna per tutte le ore d'intervallo fra la lezione del mattino e del pomeriggio in casa dell' insegnante, previo accordo preso con le rispettive famiglie, ecc. ecc. Insomma, se da un lato furono escogitati tutti quei mezzi disciplinari, cui la moderna pedagogia scientifico-sperimentale, le vigenti leggi scolastico civili e il decoro della nobilissima pianta-uomo hanno suggerito; dall' altro, si à tenuto calcolo esatto dell' occasione propizia, dell' entità della colpa, dell' indole, dell' atavismo, della posizione sociale, della costituzione fisica, ecc. ecc. di ciascun fanciullo, per proporzionarne equamente ed efficacemente i testé nominati mezzi correttivi. Soltanto alcuni di essi, non è che si mostrarono refrattarii, ma alquanto insensibili alle correzioni, non tanto per malignità d'animo o per cocciutaggine; bensì per soverchia vivacità, innata, dal resto, in tutti i bimbi: mentre in fondo, avevano un cuor d'oro, come da manifestazioni filantropiche, o da reciproci soccorsi si è potuto luminosamente constatare. Tutti gli altri, generalmente si distinsero, qual più qual meno, per atti di urbanità, di gentilezza, di rispetto, di pulizia, di assennatezza, di soccorso, di verace e profondo pentimento per qualche colpa commessa, senza più recidiva, ecc. ecc. con soddisfazione morale del docente, de' discenti, delle famiglie e del pubblico più o meno immischiato nella scuola: vero santuario della moderna civiltà! c. 2 Metodo; pregi e difetti de' testi adottati. Per l'insegnamento istrumentale contemporaneo del leggere e dello scrivere, si segui il Metodo oggettivo-figurato-fonico-sillabico; per tutte le altre cognizioni reali, si tenne la Forma sperimentale-espositivo-dialogica e per la Didattica applicata, prevalse l' Insegnamento misto, cioè, ora simultaneo ed ora individuale. Ed al riguardo non aggiungiamo altro, perchè è opera, come comprenderassi di leggieri, d' un trattato pedagogico. Soltanto osserviamo che, mercè la più gran maestra della vita, l'esperienza di ormai 4 lustri di pubblico insegnamento, ci siamo ferreamente convinti, provando e riprovando, di non potere adottare altro sistema pedagogico-didattico più scientifico, più logico, più razionale e, principalmente, più proficuo del suddetto. I soli testi adottati ed approvati anche dall'Autorità scolastica per la Provincia di Basilicata e dalla Commissione Centrale per i libri di testo nelle scuole elementari, presso il R. Ministero della P. Istruzione, furono il Sillabario e il relativo Compimento del Prof. Cav. Giovanni Merighi: « Il Mondo dei bambini ». Essi ebbero la preferenza fra tutti gli altri, specialmente per la disposizione dell' ordine grafico delle lettere molto ben graduata; dappoichè, come è noto a tutti i pratici della scuola, il massimo scoglio da superare nel primissimo insegnamento, è la scrittura, secondo anche l'antico adagio: «l'occhio è rapido e la mano è lenta». c. 3 Iscrizioni; frequenza; assenze con e senza giustificazioni. Secondo risulta dal «Prospetto Riassuntivo », dei 56 alunni iscritti, ne abbiamo: 43 di 6 anni, 9 di 7 anni, 3 di 8 anni ed 1 di 9 anni; presenti all'esame 45; provati con la dispensa 38; con l'esame 7. Quindi, riguardo al movimento della popolazione scolastica, giusta le medie annuali, nel citato Prospetto Riassuntivo, e desunte da quelle mensuali, si è verificato: assidui, N. 49, 8; abitualmente mancanti, N. 6, 2; assenti per malattia od altra causa legittima, N. 11, 7. Ora, per chi è addentro nelle cose scolastiche e facendo de' paragoni al riguardo, potrà facilmente constatare con soddisfazione coscenziosa, che la frequenza è stata ottima. Ed in vero, tra i mancanti abituali, soltanto alcuni se ne ebbero per trascuranza de' genitori, che tennero in non cale la scuola; mentre gli altri furon tali, o per povertà assoluta, cui eccettua anche la legge scolastica, o perchè ammalati troppo a lungo, quantunque ritornarono alla scuola; dopo poco tempo, se ne allontanarono definitivamente, perchè prevedevano di non poter più seguire la classe nello svolgimento del Programma Didattico. Circa gli assenti per malattia, che fu quasi sempre di veruna seria conseguenza, o per altra causa legittima, è da rallegrarsene; dappoichè, toltine alcuni per i lavori campestri, o per altro urgentissimo bisogno di famiglia, o per qualche forte nevicata, qui molto frequente: in una scuola discretamente popolata come la nostra, il N. medio di 11, 7 durante l'anno, sembra incredibile davvero, se si riscontrano, come più sopra si è detto, le statistiche al riguardo. Infine, circa il N. de' promossi e la parte disciplinare, pedagogica e didattica, tenuto strettissimo conto delle circostanze testè esposte, di ciò che si è detto e di quant'altro verremo discorrendo a parte a parte in tutta la relazione si sottostà, calmo e sereno, al giudizio spassionato delle Autorità competenti. c. 4 Sistema seguito per essere in continui rapporti con le famiglie della scolaresca. Anzitutto, i genitori o chi per loro, debbono, con obbligo prestabilito ad ogni riaprirsi delle scuole, ordinariamente conferire col maestro, almeno ogni fin di mese, per chiedere informazioni e quindi essere edotti de' loro figliuoli sotto ogni rapporto, massime riguardo alla condotta. Ma, qualora una circostanza saliente, specie dal lato educativo, lo richieda, si fanno chiamare li per li o dal bidello, o dalla guardia municipale, o da qualche fanciullo piú intelligente, o con qualsiasi altro mezzo, affin di dare pre immediatamente la correzione opportuna, da cui, come appar di leggieri, si ritrae enorme e proficuo vantaggio e singolare e generale nella famiglia scolastica. Inoltre, con de' bigliettini di latta a differenti colori, un di cui si fa capire antecedentemente la chiave, (uso tessere: v. al riguardo anche ciò che si è detto nella c. 1 della presente relazione) e cioè: bianchi per la buona condotta, rossi per il molto profitto; gialli, per il medio profitto e neri, per il poco o nessun profitto, che vengono istantaneamente concessi, cambiati, o tolti, secondo il portamento degli alunni in ogni singola lezione e in ogni circostanza di manifestazioni morali: oltre che si stimola potentemente il progresso degli abiti virtuosi e l'emulazione al profitto, come si è chiaramente dimostrato nella c. 1 di questa relazione; eziandio i genitori, venendo ogni di sinteticamente edotti di tutto, possono dare a casa quelle correzioni, cui crederanno più opportune, e rendersi cosi validi coadiutori della scuola. c. 5 Sistema seguito per estirpare i pregiudizii, le superstizioni, ecc. ecc. e propagare l'educazione e l'istruzione. Cerchiamo senza posa conseguire codesto supremo intento della scuola moderna con l'osservazione, l'esame, la critica serena e spassionata, la narrazione famigliare di qualche fatto della storia Nazionale, massime di quella ancora palpitante o vivente e i parallelismi stabiliti fra i locali pregiudizii, le superstizioni, ecc. e i fenomeni naturali piú appariscenti, i sentimenti religiosi, i portati igienico-scientifico-sociali, ecc. ogni qualvolta se ne presenti l'occasione: tanto in iscuola fra gli alunni, quanto fuori coi loro genitori, con gli amici con le Autorità locali, ecc. ovunque e comunque. Di maniera che, con serietà pari all' importanza degli argomenti, con ferrea convinzione d' apostolo e con dolcezza persuasiva; si cerca di sostituirvi i correlativi sani precetti avvalorati e confermati, per quanto più è possibile, costantemente dall' esempio dell'educatore. E così, la civile, laica educazione ed istruzione popolari generalizzate, acquistando credito appo la plebe, chiamata man mano a dignità di popolo: non solo si faranno strada e presiederanno sovrane anche nei piú squallidi tugurii; eziandio coroneranno, all' ombra pacifica delle sacre istituzioni che ci reggono, la grande epopea nazionale, giusta anche il profetico detto del D'Azeglio: «l' Italia è fatta, bisogna fare gl' Italiani». c. 6 Biblioteca; museo. Il vero scopo della biblioteca scolastica, si è di fornire a' bimbi in generale ed a' disagiati in particolare, con libertà ben regolata, molteplici e svariate operette adatte alla loro età, perchè si pieghino spontaneamente allo studio e si addestrino alle proficue ricerche. Ma, parlare di biblioteca scolastica per i bimbi della nostra classe e, fino ad un certo punto, anche per quelli di 2a — siamo giusti - è esagerazione: stante che sanno appena leggichiare. Mentre è bene, è regolare sempre però con avvedutezza nella scelta della raccolta — iniziarsi per quelli della 3a. Non cosi accade per il museo scolastico, cotanto necessario come in prosieguo dimostreremo per l'insegnamento oggettivo, massime in questa classe, in cui i sensi - e non altro che i sensi - son tutto. Or bene, l'introduzione nella scuola del Lavoro Educativo (v. la seguente C. 7), ne facilitò l'esistenza. Dappoichè, tra i materiali adoperati nella costruzione degli oggetti, gli arnesi, i modelli, i lavori riportati da Ripatransone ed i lavorucci eseguiti dai bimbi, si è venuto, da loro stessi ed all'insaputa di tutti, pian pianino creando un piccolo, ma vero,... naturale, . . . vivente, ... parlante museo scolaslico, cui prima, per molteplici e svariate difficoltà, era un pio desiderio possedere, e pur tanto raccomandato dalla moderna pedagogia sperimentale. c. 7 Lavoro educativo. (Al riguardo, v. la nostra Monografia: « Il Lavoro Educativo nella Scuola Elementare ». Prezzo: 0,50, presso l'Autore ed altri librai. ) (Disegno lineare senza strumenti ). L'introduzione nella nostra scuola, fin dal 1893-94, con felicissimo esito, ma con sacrificii non pochi intellettuali, morali e, più di tutto, materiali del Lavoro Educativo; segnò un grande e vero progresso nel vasto campo della pedagogia scientifico-sperimentale, della didattica applicata e della finalità educativa. In primo luogo: stando al principale ed inconcusso canone pedagogico: « si sviluppi armonicamente l'uomo », il lavoro educativo viene proprio ad integrare quell'armonia, che prima mancava. Ed in vero, per l'educazione intellettiva si è pensato, ed anche troppo, tanto da arrivare di bel nuovo allo strapazzo della psiche, producendone il pernicioso sopraccarico. Ma, le giuste ed allarmanti grida d'igienisti, pedogogisti ed educatori; portarono alla riforma de' Programmi Didattici del 1888 e, finalmente, del 1894, sfrondando, tagliando, correggendo e, quel che più monta, dando libertà e fiducia sconfinate al docente nella sua nobilissima missione. E prodighiamo giuste, immense lodi. Per l'educazione morale, bandendo il mito e la favola, i falsi precetti educativi orpellati, il misticismo formale, ecc; si è dato vasto campo allo Storia Nazionale e, più di tutto, a quella ancora palpitante; a' diritti e doveri del cittadino; al canto corale; al risparmio; alle azioni filantropiche, ecc. E sta benissimo. Per l'educazione fisica si sono indette conferenze; corsi speciali autunnali; alte discussioni; si son fatti e rifatti programmi particolareggiati; si sono innalzate dispendiose palestre; finalmente si rese obbligatoria per legge. Sia la benvenuta, adunque specialmente sposata al canto corale - la ginnastica educativa fra i banchi ed all'aperto con le passeggiate e i giuochi adatti all' indole ed all' età de' fanciulletti, perchè ne rinsalda le tenere membra e ne ingentilisce il cuore. Ma, alcune di codeste membra hanno bisogno, oltre che della ginnastica, di altro moto, di altro fattore; perchè hanno altre potenzialità da svolgere, di cui le altre membra sono prive. Desse membra sono le mani, con cui si opera,... si fa...; e le innumerevoli produzioni che ne circondano giustamente chiamate manifatturiere - ne sono le prove palmari. Ed ecco come il lavoro sia, diciam cosi, il vero alimento degli arti superiori, non esclusa, s' intende, la ginnastica. Dunque, il lavoro educativo nelle scuole, devesi veramente ritenere come un potente fattore integrante, se vogliamo che le parole del canone pedagogico su mentovato, corrispondano alla loro vera etimologia ed al loro significato complessivo. In secondo luogo: le materie prime con i rispettivi differenti colori, le forme e il nome de' lavori, gli arnesi e i modelli adoperati, ecc. ecc., non solo pian pianino for mano una specie di museo scolastico, come dicemmo a suo luogo; eziandio dànno occasione mentre i bimbi lavorano con trasporto - a lezioni di cose, senza perder tempo, anzi guadagnandone. E tutto ciò si ottiene con l'immagazzinare aliud agendo percezioni sempre nuove, sempre varie ed utili; con lo sviluppare armonicamente tutti i sensi, massime la vista; con lo svolgere tutte le abilità del corpo, specie delle mani, lente fino ad oggi - secondo l'antico adagio - appunto perchè neglette. Ed ecco che il lavoro educativo nelle scuole non solo ristabilisce l'equilibrio sconvolto dallo stimmatizzato sopraccarico; eziandio è validissimo sussidio didattico alle discipline obbligatorie, che si arricchiscono, per tempissimo, anche del disegno lineare senza strumenti. Dappoichè, la rappresentazione dei contorni dei più facili lavori eseguiti, essendo una conseguenza pedagogico-didattica, come, p. e. la scrittura per la lettura; il disegno, a mo' di sintesi riflessa, passando a gradi dal concreto, al meno concreto, anzi, all'astratto: concilia, ... ricongiunge. . . . l' idea, per dir cosi, generatrice e direttrice della mente, con l'abilità operativa e produttiva della mano. In terzo luogo: detto lavoro, specie ora che è in dominio del R. Governo, perchè si faccia larga strada e non perda l' inestimabile pregio pedagogico-didattico e, più di tutto, morale appo il pubblico; è d'uopo guardarsi molto bene dal falsarne l'intento, con promesse, cioè, lusinghiere, ma impossibili, d'un qualsiasi guadagno. Dappoichè ciò, non solo sarebbe un grave errore d'alto principio scientifico; altresì specialmente ora che le industrie, le arti, le macchine, ecc. sono arrivate ad una incalcolabile fecondità produttiva - sarebbe assurdo e ridicolo volere con i lavorucci de' bimbi stabilire, in certo qual modo, la concorrenza senza trovare, naturalmente, reali compratori; e col tempo riuscirebbe uggioso e si direbbe con sarcasmo: «non fu che polvere agli occhi!....» Invece desso, non dev' essere che lo sprone, l'inizio per isvolgere le embrionali abilità della mano; dev'essere il seme benefico e fecondo per far germogliare rigogliosa, amata e desiderata l'idea del nobile, dell'onesto e dell'igienico lavoro del poi; bandendo assolutamente nella cerchia della scuola ogni finalità lucrativa e industriale, con l' informarlo (il lavoro) invece costantemente a scopo direttamente educativo e occasionalmente didascalico. Sicchè, i lavorucci riportati a casa alla fine dell'anno scolastico, non solo saranno appo le famiglie e la coscienza pubblica la pratica ed indubbia affermazione di quanto in teoria; altresì serviranno di arra a' fanciulletti, con tante belle ed utili disposizioni acquistate nella scuola, per farne altri di loro spontanea iniziativa, allargando cosi autodidatticamente e con diletto la cerchia delle cognizioni ed incamminandosi sempre più in quella innata operosità, che pur è salute... floridezza... vita !... C. 8 Raccolta dei risparmii. Per anologia, ciò che testè si è detto per il lavoro, dal lato della finalità educativa; su per giù può anche dirsi per lo scopo da prefiggersi nella raccolta scolastica de' risparmii, Ed in vero, i bimbi, massime delle classi inferiori, incapaci, per la loro età tenerella, a qualsiasi reale guadagno propriamente detto; sarebbe certamente assurdo sperare o pretendere che mettessero da parte più di ciò che naturalmente non possono avere. Arrogi inoltre che, la floridezza più o meno delle produzioni manifatturiere, industriali, agricole, ecc. e, più di tutto, le condizioni econonomiche in generale del luogo; sono altrettanti coefficienti per la maggiore o minore raccolta materiale dei risparmii. E precisamente a codeste condizioni locali affatto deplorevoli, (tanto che spessissimo le famiglie non hanno... il soldo per i quaderni...) che devesi attribuire la pochezza del risultato materiale e, di conseguenza, il numero esiguo de' libretti emessi e delle operazioni fatte presso l'ufficio postale, come rilevasi dal Prospetto Riassuntivo. Mentre, se le ricordate condizioni economiche locali fossero state tali, quale le premurose cure quotidiane avute per raggiungere l'intento; si sarebbero emessi più di altri 40 libretti: perchè i cartellini incominciati a riempire di francobolli, furono oltre i 40. Però, se in codesta classe il lato materiale dello scopo (e in apparenza anche il morale, ma oibò !... oibo!... come vedremo or ora...) è inconcludente; sarà di certo rilevante, come di leggieri comprenderassi, nella classe immediatamente superiore, ove i bimbi porteranno i mentovati cartellini nel seguente anno scolastico. Ma, nella cerchia della scuola, no... no... non è il lato materiale dello scopo che decisi aver di mira; bensi quello morale, sopra tutto e più di tutto!.... E guai se cosi non fosse ... invece di un gran bene, si fomenterebbero i vizii capitali della spilorceria, dell' usura, dell'avarizia, ecc...: e l'egoismo del solo proprio materiale benessere, chiuderebbe per tempissimo il cuore ad ogni azione nobile, filantropica, generosa !!... Laddove, se i bimbi, privandosi d' una leccornia, o d'un giocattolo da lunga pezza e molto agognato, risparmiano spontaneamente un soldo solo, dietro, s'intende, le inculcazioni al riguardo dell'educatore: è già qualche cosa, anzi, è tutto... Dappoichè appunto allora traducono in atto l'idea iniziale al risparmio e quindi incominciano ad acquistare l'abito alla gran virtú della Previdenza. Ora, è precisamente codest'idea iniziale al risparmio; codest'abito virtuoso della previdenza che si devono instillare nell' animo tenerello dei discenti affinchè, di buon'ora si radichino, germoglino, si sviluppino e producano i tanto desiderati frutti morali e materiali nel poi. Di maniera che, allontanatisi a suo tempo dalla scuola con tutte queste belle, buone ed utili disposizioni acquistate: man mano che cresceranno negli anni e verranno naturalmente i guadagnucci, i guadagni, l'agiatezza e, forse, anche la ricchezza, ecc.; allora soltanto sempre però, ripetiamo, se le suddette virtú furono coltivate a dovere ed in terreno favorevole sarà loro volentierosa, lusinghiera, precipua cura accumulare non 1, ma 10, 100, 1000 lire. ecc. Ed a proposito di quanto testè, che è poi l'ultimo vero scopo del risparmio e della previdenza, per far si che nelle vacanze non si perda il frutto del bene conseguito durante l'anno, non solo vennero forniti gli alunni di cartellini, modello y, acciò senz' altro aiuto, possano spontaneamente accumulare i loro risparmii; eziandio si esortò e si esorterà calorosamente i loro genitori a secondare, ad invogliare, a spronare simili virtuose disposizioni. E così facendo, non solo si farà concorrere di pari della società in generale, altresi si schiuderà il cuore ad passo e scuola e famiglia al benessere morale e materiale atti nobili, generosi, filantropici, ecc. verso l'umanità sofferente in particolare, specie per i tempi calamitosi e finanziariamente critici che corrono in questo scorcio di secolo... c. 9 Agraria; allevamento di alcuni animali. Omai è generalmente risaputo, ed a ragione, che, rialzare l'agricoltura, significa massime per i tempi che corrono ricondurre la Nazione a floridezza..., a ricchezza...; ma parlarne nel significato esteso e materiale a bimbi della nostra classe, è una vera esagerazione. Tuttavia, continuarne in modeste proporzioni - per ampliarsi, beninteso, nelle classi successive l'addentellato de' giardini d'infanzia, con l'aggiunta dell'allevamento di alcuni animali, quali: conigli, porcellini d'india, pollame, ecc. non tanto soggetti a moria; di facile, economico, prolifico e spedito risultato; di propizia acclimatazione e, ad un tempo, più salutari e più utili all' economia domestica: sarebbe cosa ottima sotto ogni rapporto. Dappoichè, la scuola, con simili positivi risultati, non solo rispecchierebbe tuttodi ai teneri discenti la vita reale e d'agiatezza apprezzata ed onorata, perchè bagnata dal proprio sudore; eziandio e principalmente le famiglie e, in prosieguo, anche il pubblico. spensierato e poco curante delle scuole, facilmente s'invoglierebbero a farne la pratica e benefica applicazione. Noi, adunque, guidati da simili nobili intenti, sin dall'anno scolastico 1883-84, ci fornimmo del relativo Attestato nelle Conferenze Pedagogiche-Agrarie indette dal R. Ministero. Ma, tutte codeste belle e sante speranze svanirono, allorchè per quanto fosse la nostra cooperazione — ci fu impossibile, fino ad oggi, superare le difficoltà finanziarie e locali per l'acquisto d' un poderetto, o d'un appezzamento qualsiasi di terreno attiguo alla scuola, tanto necessario..., indispensabile per l'applicazione pratica, giusta il metodo sperimentale. Sicchè, l'insegnamento di qualche cognizione agraria svoltosi soltanto teoricamente a' nostri alunni e, per lo passato, anche a quelli della scuola serale; consegui, con nostro sommo rammarico, poco o nessun frutto !.... Noi però, sempre pronti alla breccia per i nostri salutari divisamenti, al principio del corrente anno scolastico ritentammo pulsare al R. Ministero d'Agricoltura, Industria e Commercio per qualche aiuto pecuniario...., ma in- darno!.... (1) Con tutto ciò, non desisteremo; e soltanto aspettiamo tempi migliori per la cenerentola della nostra scuola primaria e per noi, suoi purtroppo bistrattati paria!!.... (1) Questi 2 ultimi periodi sono stati aggiunti dopo estesa la relazione e precisamente nell'andare in macchina. Ora ci piace rendere di pubblica ragione quanto al riguardo il detto R. Ministero, in data 14 Dicembre 96, ci rispondeva. « Divis. 5- Sez. 1 N. del Protoc. 39138 della Posiz. 17 - Risposta alla lettera del 21 Nov. 96. Non può questo Ministero accogliere la domanda che V. S. rivolge, non avendo più disponibile in bilancio i fondi che nei decorsi anni vi erano iscritti per l'insegnamento agrario elementare. D'Ordine del Ministero T. PASQUI». c. 10 Locale; materiale didattico; riparazioni occorrenti; inconvenienti che si oppongono al buon andamento della scuola, che ne frustrano la disciplina ecc. L'aula è abbastanza ampia, da contenere comodamente 70 alunni, misurando cioè met. 7,50 per 10; mentre poi é un pò difettosa per la sua cubatura, essendo alta 3 appena. Inoltre, dessa, riguardo a pareti, porta, finestre e ben connesse imposte, è anche condizionata a dovere; ma - specie per il venturo anno scolastico urge riparare le invetriate, tutte rotte, il pavimento, tutto smattonato e frantumato da tempo parecchio, e l'imbiancamento trascurato per circa 4 anni. L'aula, per la sua esposizione rimpetto al sole la sua posizione elevata, gode di una ventilazione molto propizia, e l'aria che vi si rinnova, é sempre salubre e ben ossigenata, non solo per quanto testé, eziandio perché adiacente e sotto la facciata a levante, vi é un orto privato. La luce poi, rimpetto a' banchi ed alla topografia della scuola, entra da sinistra, propizia ed a profusione per mezzo di 2 balconi ed 1 finestra: sicché, mentre d'estate si può igienicamente regolare la ventilazione; d'inverno, fatte le suddette riparazioni, e con fuoco a profusione fornito dal Comune, si sta con tutt'agio. Urge altresì - specie per il venturo anno scolastico - riparare i banchi, rotti o scassinati, perchè trascurati da circa 4 anni; mentre, come forma, sono adatti secondo l'età e la statura dei fanciulli, ed hanno i sedili a libretto mastiettati con 2 comodi posti ciascuno, secondo i piú recenti modelli. Né, da un lato, mancano gli arredi didattici necessarii e ben mantenuti; mentre, dall'altro, pian pianino, mercé l'introduzione del lavoro educativo-come a suo luogo (v. c. 6 e 7) si parlò diffusamente - é venuto nascendo un piccolo museo scolastico, cui prima era follia sperare, per molteplici e svariate difficoltà. Infine, sarebbe necessarissima una ritirata adiacente alla scuola, sia per il maestro, che per gli alunni, acciò non esporre massime questi ultimi - alla pubblica immoralità, all'indecenza, alle rigidissime intemperie dell' inverno qui molto lungo, alle frequentissime piogge ed alle spesse forti nevicate. Gli inconvenienti che si oppongono alcun poco al buon andamento della scuola e che ad un tempo ne frustrano la disciplina, cotanto necessaria, specie nelle classi inferiori, sono tutti i guasti su esposti e la scalinata per accedere nell'aula, troppo erta e con i gradini alquanto alti, quindi un po' pericolosa: tanto da essere evidente causa spesse fiate di gravi cadute, provocando cosí giuste lagnanze da parte delle famiglie. c. 11 Conclusione. Da un lato, adunque, vagliando spassionatamente e pregi se ve ne sono e difetti molti della nostra 1a classe, sotto tutti gli aspetti, cioé: fisici, intellettuali e morali di cui partitamente, ma alla buona, si è discorso;- quindi sarebbe inutile riparlarne e stoltezza massima pronunziarsi - aspettiamo, si ripete nuovamente, fidenti e leali il giusto verdetto più o meno favorevole del R. Superiore scolastico il solo competente giudice imparziale. Dall' altro lato invece, e per noi precipuamente, esaminato ed esposto lo stato materiale dell'aula, degli arredi ecc., sperimentato a lungo l'agire dell'Amministrazione comunale, delle Autorità scolastiche locali ecc. e tenuto anche esatto conto delle condizioni economiche de' Municipii tutti del Regno in generale e di quelle del nostro in particolare: si può concludere con sicura affermazione che, se desso - il nostro Municipio — non é il modello fra tanti; lo si può ben dire, (e le statistiche e i fatti vergognosi e deplorevoli al riguardo informino...) per nostra ferma e vecchia convinzione, a giusta lode e senza tema di esagerare, uno fra i migliori di provincia. c. 12 Raccomandazioni e voti. Tuttavia, si raccomanda caldamente che le dette riparazioni si facciano e qualche inconveniente sparisca, non solo per il bene massimo della scuola; eziandio per il decoro dell'Insegnante e per l'onore ed il rispetto dovuti alle Autorità Tutorie governative, provinciali e comunali, le quali ultime invero, negli anni trascorsi, si son sempre distinte al riguardo. Inoltre, si fanno voti dal lato pedagogico perché, al riaprissi delle scuole, si esorti il Municipio ad aiutare in qualche modo ed a prendere in più benigna e seria considerazione la Ginnastica e il Canto Corale, il Lavoro Educativo, le Casse di risparmio e le Nozioni agrarie, mediante qualche propizio appezzamento di terreno, come altrove si é dette (v. c. 9). Finalmente, si fanno i seguenti altri ardentissimi voti dal lato didattico, e cioé: 1° perché le pubbliche scuole si riaprano in Ottobre e si chiudano a' primi di Luglio, tenuto conto di moltissime ragioni igieniche e disciplinari - specie nella stagione estiva - abbastanza ovvie ed alle disposizioni ministeriali al riguardo; 2° perché si adotti l'orario unico, potente correttivo, fra tanti altri, a scongiurare le assenze ed a non isciupare con 2 ingressi il tempo, che, oggigiorno specialmente, é moneta preziosa; 3° perché s'introduca la rotazione delle classi, cotanto utile, equa e necessaria, massime ora che vi é la savia legge sulla dispensa degli esami, per evitarne gl' inerenti inconvenienti, cui qui sarebbe fuori posto e troppo lungo enumerare e dimostrare. FINE. PUBBLICAZIONI DEL PROF. ANTONIO MERLINI Vendibili presso l'Autore in Moliterno ( Potenza ) e presso i principali librai d' Italia , franco di porto, ma con pagamento anticipato. Una copia d'ognuna, per saggio, metà costo.- Acquistandone 10, 20, 30, 40, 50, ecc, saccorda rispettivamente il 5, il 10, il 15, il 20, il 25 percento di sconto. 1. PETALI,... no.., SEPALI AL VENTO !... Rime dedicate a S. A. R. il Principe di Napoli in occasione delle Sue faustissime Nozze con S. A. la Principessa Elena del Montenegro. Edizione a volume di lusso in caratteri elzeviriani e con ritratto dell'Autore. L. 2,- 2. IL LAVORO EDUCATIVO NELLA SCUOLA ELEMENTARE. Monografia dedicata all' On. G. Baccelli, al Prof. E. Consorti e a Ripatransone (Marche). Edizione ad opuscolo di lusso in caratteri elzeviriani. L. 0,50 3. REGISTRO COMPLETO DELLE SCUOLE ELEMENTARI, SERALI, FESTIVE, COMPLEMENTARI. Modulo che, nel mentre contiene tutte le prescrizioni governative, ha la sola punteggiatura mensuale ed ha in più intercalato per ogni alunno lo Specchietto Biografico secondo le norme dei Chiar. Dottori Sergi e Baldini dell'Università di Roma da riempire semplicemente ed una «Guida» staccata - perchè di speciale ed esclusiva pertinenza degl'insegnanti per lo Specchietto e per le diverse Avvertenze e Formule da usarsi nel «Registro». Edizione in tipo-litografia su foglio che, aperto, ha 64 cent. di larghezza e 48 d'altezza. L. 0,30 4. ESTRATTO DELL'ESAME. Modulo che, nel mentre contiene tutte le prescrizioni governative, ha in più il frontespizio come il Registro Completo, i processi verbali e un grande «Specchio a colonne» (pag. 2. e 3.) per la Relazione finale particolareggiata al R. Ispettore. Edizione in tipo-litografia su foglio che, aperto, ha 64 cont. di larghezza e 48 d'altezza. L. 0,30 5. I. ESTRATTO DELL' ESAME DI PROMOZIONE NELLA 1. SESSIONE. II. RELAZIONE FINALE PARTICOLAREGGIATA (classe 1. elementare anno scolastico 1895-96). Guida per gl' Insegnanti dedicata a loro e corrispondente alle Notizie ed allo Specchio a colonne del Registro: «Estratto dell'Esame ». Edizione economica ad opuscolo. L. 0,30 6. PROGRAMMA DIDATTICO PARTICOLAREGGIATO E ORARIO DIURNO-SETTIMANALE DELLA CLASSE 1. ELEMENTARE D'AMBO I SESSI. - Modulo compilato secondo le prescrizioni governative e diviso per materie, per mesi, ecc. Edizione di lusso in tipo-cromo-litografia e in folio prespettico di cent. 62 per 46. L. 0,20 7. PROGRAMMA DIDATTICO A DOMANDE NELL'ESAME DELLA 1. CLASSE ELEMENTARE D'AMBO I SESSI - Guida per gli Esaminatori dedicata a loro e corrispondente, circa le materie obbligatorie d' esame, al «Programma didattico particolareggiato». Edizione economica ad opuscoletto. L. 0,20 8. ALFA (novità in corso di esecuzione). - Sillabario della classe 1. elementare d'ambo i sessi a Metodo Razionale-oggettivo-fonosillabico, con cui, dilettandosi, s'impara contemporaneamente il suono, la forma e la genesi grafica di ciascuna lettera, ecc. dedicato ai figli dell'Autore. Edizione ad opuscolo di lusso e in tipo-cromo-litografia con vignette, scene e figurine intercalate nel testo. L. 0,30 9. PREFAZIONE ALL' «ALFA» (in corso di stampa). Guida per gl'Insegnanti della classe 1. elementare d'ambo i sessi dedicata agli studiosi ricercatori de' più razionali metodi didascalici. Edizione economica ad opuscolo. L. 0,20 10. OMEGA (in corso di preparazione). Compimento all' «Alfa» della classe 1. elementare d' ambo i sessi per l' ultimo quadrimestre dedicato agli alunni. Edizione ad opuscolo di lusso e in tipo-cromo-litografia con vignette, scene e figurine intercalate nel testo. L. 0,20 11. PROGRAMMA DIDATTICO E SCRITTURA A PROPOSIZIONI ORDINATE ALFABETICAMENTE QUALI ESERCIZII DI DETTATURA E D'IMITAZIONE (in corso di preparazione).- Prontuario per gl'Insegnanti, specialmente novizii, della classe 1. elementare d'ambo i sessi dedicato a loro, per l'ultimo quadrimestre e in relazione al « Compimento». Edizione economica ad opuscolo . L. 0,30

Alfonso Colucci

L'inaugurazione della bandiera della società magistrale melfese "Andrea Angiulli" e la scuola popolare. Discorso pronunziato il 15 dicembre 1907 nella Sala della Società Operaia, seguito da due corrispondenze del benemerito insegnante signor Antonio Pesce. Melfi , Tipografia di Antonio Liccione 1908

SIGNORI, Allorquando quest' illustre Ispettore scolastico, per un maggiore incremento della scuola, organizzò la Società fra gl' insegnanti elementari della circoscrizione a lui affidata, ed invitò me, quale vice-presidente dell'associazione, ad illustrare il fausto avvenimento cittadino della inaugurazione della Bandiera sociale, vi confesso che esitai alquanto ad accettarne l'incarico, pensando alla responsabilità che me ne sarebbe derivata, assolvendo il mio compito con un semplice rituale discorso, ispirato a poesia ed a vana retorica. E fra la preoccupazione di mancare in tal guisa di rispetto alla dignità vostra e dei tempi presenti, e l'altra di saper trarre profitto da questa geniale riunione, promovendo nella nobile cittadinanza un vivo interessamento per la scuola abbandonata, dubitai, come dissi, d'assumerne il gravoso incarico, ma le insistenze affettuose del superiore vinsero, ed eccomi qui a ricever l'onore di rivolgere la parola ad un uditorio così eletto, non senza esser preso da quella trepidazione che invade chi affronta un pericolo nell'incertezza di superarlo. La festa che ci fa qui, dunque, convenire, e che suscita in noi un sentimento che apre il nostro spirito alla letizia, è la festa civile dell'uomo evoluto che piglia il posto della festa del fanatismo e dell'ignoranza. Quale alto e nobilissimo sentimento è mai quello che desta in noi l'associazione, la fratellanza umana ! L'io vien fuori; esce, dirò così, dalla solitudine dell'egoismo, come a diporto, per stringere fraternamente alleanza con gli altri spiriti; e, incurante delle formalità prescritte dall'orgoglio perchè assorbito del tutto dalla letizia presente, nota che anche il sentirsi uguali, veri fratelli liberi dal veleno della presunzione che fomenta la lotta, è benefico! Signori, è davvero un alto e nobilissimo e proprio benefico sentimento quello che desta in noi l'associazione, la fratellanza umana! Sentire, pensare e moversi insieme, ed eliminare l'odio deleterio, pare che sia la legge della vita tanto per l'uomo individuo che per l'organismo sociale: pare che l'uomo sia predestinato ad essere la cellula vivente della società, e che la società sia davvero l'organismo perfetto ed assoluto: pare che l'uomo non possa essere mai perfetto, mai felice se non piegando l'orgoglio a considerarsi parte e non tutto. Quando l'uomo sentirà la coscienza sociale in luogo dell'egoistica o brutale coscienza individuale, solo allora l'umanità potrà dire di aver fatto un gran passo. Lo stesso collegamento pare che esista tra l'umanità e la terra che l'accoglie, tanto vero che l'umanità contravviene, direi, alla Legge dell'ordine quando vuole spiritualizzarsi troppo e credersi a sua volta, come un organismo assoluto, a segno da considerare questo vecchio mondo come ad essa estraneo del tutto. Pare insomma che la legge della gravitazione sia universale davvero! Di qui è che il rodersi nell'inazione, nella ristrettezza, nell' oscurità dell'egoismo è morte: laddove la felicità, che è il risultato del conformarsi alla legge dell'ordine che impera sulla natura, ci vien data dall'operare insieme, che è quanto dire dalla cooperazione. L'associazione ci dà proprio quell'idea di forza superiore che integra la debolezza umana. L'uomo individuo pur troppo sente che è come una festuca in balia del vento; e che per star fermo e sicuro, debolezza vacillante com'è, ha bisogno di aggrapparsi a qualche cosa. Forse per questo sentimento di sfiducia di sè, di incompletezza, sentì il bisogno di ammettere potenze superiori e d'invocarne l'aiuto: certo fu questo sentimento che rese possibile l'esistenza del despota dalle vaste clientele. Si tratta ora di far erompere la luce, e di convincere il povero essere debole e incompleto che, per sentirsi sicuro, deve aggrapparsi al nuovo Dio, alla nuova forza superiore, che è l'associazione. Per convincersi, riflettendo sopra un successo insperato, che l'associazione è davvero la forza che può integrare l'individuo, basta dare uno sguardo retrospettivo al cammino percorso dalla grande U. M. Nazionale. L'umile maestro non curato e vilipeso dalle piccole oligarchie presuntuose e malvage dei villaggi e dei piccoli borghi, sentì più che mai il bisogno d'invocare una forza da contrapporre ai soprusi dei despoti; e accettò giulivo la proposta di alcuni generosi, che, indovinato il bisogno, promossero l'associazione. E l'umile maestro per essa oggi si afferma; e offre un nobile esempio di organizzazione alla diletta patria nostra. La festa che, testè dicevo, qui ci raduna non è più l'orgia dell'uomo incosciente, il quale piglia pretesto dall'adorazione d' un Santo, per sfogare le sue tendenze brutali nel chiasso, nel bagordo plebeo e nauseante. La nostra invece è la festa dello spirito illuminato, infrangente i gioghi secolari, frutto della menzogna e del vizio, è festa della riabilitazione, del riscatto dell'uomo. Di qui debbo trarre una confortante illazione che onora tutti voi, o signori; ed è che, se voi lasciaste le vostre ordinarie occupazioni per convenire a questa festa dello spirito, avete tutti il diritto di dire che costituite la classe eletta, la nuova nobiltà dei coscienti, degl'intellettuali; voi, apostoli della scuola, siete i degni di portare sempre avanti, come l'avanguardia dell'umanità organizzata, questo glorioso vessillo di civiltà che oggi inauguriamo. ( A questo punto, le alunne gli alunni delle classi elementari superiori sciolgono un armonioso canto, e vien fuori la Bandiera ch'è accolta da fragorosi evviva, ed ammirata in tutto il suo splendore del serico tessuto, e dei fini e concettosi disegni eseguiti dal Prof. Luigi Rubino). A voi, alla nostra scuola, come a nuovo faro dell'umanità, la società volge le sue speranze per trovare un suo migliore assetto morale ed economico. Oggi infatti che in ogni angolo della nostra regione ardentemente gli animi si appassionano attorno al grande problema del secolo, come al Bismark piacque definire la questione sociale, per modo che fra i vertiginosi contrasti dei nuovi tempi più non si scorge la via maestra che alla sua razionale soluzione conduce, sia lecito a me ripetere che la prima provvidenza sociale atta a rigenerare, su salda base, economicamente le nostre popolazioni, è l'azione educativa della scuola ispirata al supremo ideale della giustizia umana. Ogni miglioramento economico che da essa si disgiunga, non sarà nè duraturo nè completo. Non c'illudiamo: molte riforme, molte leggi invocammo, non poche se ne ottennero; ma è pur vero che molte di esse s'ignorano completamente dalle nostre popolazioni per il loro basso livello di cultura. Nei nostri luoghi, più che altrove, la democrazia deve convergere i propri sforzi, e volgere la azione in pro della scuola, per elevare con la cultura intellettuale e morale della nostra gente la sua produzione economica: qui, più che nei grandi centri, il socialismo psicologico ha bisogno di precedere quello economico, non essendo niun rinnovamento sociale realizzabile senza un rinnovamento della psiche individuale. A quest'opera seria di rigenerazione morale ed intellettuale, noi del Sud d' Italia , dobbiamo efficacemente attendere, se non vogliamo in perpetuo rimanere in una condizione di vera inferiorità di fronte a quelli del Nord, che al disopra di noi si elevarono per opera e virtù della scuola. Da uno studio del Falcinelli Antonacci, presentato al congresso internazionale di Milano nel 1906 per le opere di educazione popolare, rilevasi che nel Piemonte per ogni 1000 abitanti si hanno 3 scuole con una spesa di 3 lire e 35 centesimi a testa, laddove nella nostra provincia ve n'ha poco più di una, con una spesa di lire 1, 50 ad abitante, onde colassù si hanno 17 analfabeti su 100 e fra noi 75. Ed è decisamente quest'onda di analfabetismo esuberante che opprime la nostra produzione economica, che ci dà il primato nella delinquenza, e la caratteristica della più degradante servilità all' estero. Nelle provincie settentrionali infatti su ogni 1000 minorenni si applicano per delitti vari 28 condanne, nella Basilicata 106; negli emigranti, fra quelli del Nord si trova l' 11% di analfabeti, il 48 fra quelli del Sud. Di quale gravità siano l'uno e l'altro male, rilevasi dalla considerazione che gli stati più civili, impensieriti dalla libera ammissione degli analfabeti nei loro paesi, ne vanno vietando giorno per giorno l'immigrazione, e che le spese di custodia dei carcerati, nel nostro Stato, importano solo 30 milioni in meno di ciò che si spende per la pubblica istruzione. Non è da mettersi in dubbio che l'analfabetismo sia la causa prima dell'arresto del nostro progresso morale, poichè i seguenti altri dati statistici mentre provano la benefica influenza dell'istruzione sulla diminuzione della criminalità, giustificano la lotta che le autorità scolastiche impegnano contro l'ignoranza del nostro popolo. L' Amati «Nell'Istruzione e delinquenza in Italia del 1886» deduce che i delinquenti, esclusi quelli per truffe e furti, più lenti a scomparire, in un popolo civile, salgono fra gli analfabeti al 18 %, discendono al 13 fra coloro che sanno leggere e scrivere, ed al 7 fra le persone colte. Il Bodio nel 1905 segnala in una sua relazione alla Commissione di statistica giuridica 56 delitti fra omicidi e stupri su 100 mila abitanti coll' 86 % di analfabetismo; 34 coll' 80 %; 17 col 50. Il Lombroso infine, in un suo studio comparativo fra l' Italia scolastica e gli altri stati europei, rileva che nella prima si hanno 96 omicidi su una popolazione scolastica di 100 mila abitanti, negli altri invece 20 soli. Bene a ragione dobbiamo ritenere l'analfabetismo, fatto ormai acquisito alla scienza, come quello che nella nostra regione s'accompagna alla delinquenza, dove più dove meno, e riconoscere sapienti e utili i provvedimenti adottati dallo Stato con la legge del 1906 per la maggior diffusione dell'istruzione e per una più efficace vigilanza sulla scuola nel mezzogiorno, semprechè non perduri la nostra proverbiale apatia per la scuola, e più non si opponga all'incremento dei vari servizi scolastici la resistenza del nostro ambiente che inconsultamente li circonda d'un certo disprezzo.

La guerra contro l' analfabetismo, come ammonì alla Camera, non è molto, l'On. Credaro , s'impone per decoro nazionale, come una funzione di Stato. «Sarà occorso, egli dice, anche ai miei colleghi di trovarsi all'estero e di sentire definire l' Italia il paese dove non s'insegna nè a leggere nè a scrivere. Questa definizione scendeva dolorosa al cuor mio d'italiano, ma era verità. L' Italia è la nazione dove non s' insegna nè a leggere nè a scrivere». Ed a provar ciò ritorno all'eloquenza delle cifre che più e meglio della mia parola avvalorano il richiamo che ci viene d'oltre monti e d'oltre mare. In quasi tutti gli stati europei, o signori, l'obbligo scolastico dura, dove più dove meno, 8 anni, dai 6 ai 14, e in alcuni anche 10, esclusa la preparazione prescolastica per mezzo dei razionali giardini d' infanzia; in Italia dura invece 3 anni, dai 6 ai 9 anni per i nove decimi della popolazione scolastica, e si protrae al 12° anno per l'altro 10°, quando gli alunni percorrano le classi superiori 4°, 5° e 6°, non ancora istituita in molte città, contrariamente alla legge 8 luglio 1904. Giova però conoscere come viene osservato quest'obbligo scolastico. Dalla Tabella allegata alla relazione e al progetto di legge 8 luglio 1904 si rileva che nel 1901-902 sulla popolazione italiana di 32.475.253 abitanti 4 milioni e 300 mila erano i fanciulli dai 6 ai 12 anni, 2.732.912 gli obbligati alla scuola, 1.092.220 gl'iscritti alla 1° classe, 700.245 i promossi alla 2°, 484.794 alla 3°, 222.480 i prosciolti dall' obbligo dell'istruzione. Questo spopolamento è un fatto abituale di ogni anno. Meno male che un certo spontaneo interessamento per la scuola, in virtù dei sensibili e reali benefizi che essa arreca alle stesse classi popolari nell' odierna ascensione alle cariche ed agl'impieghi, ci lascia intravedere un risveglio nella vita scolastica anche nei nostri luoghi; ma chi non riconosce ch'esso è troppo lento, laddove l'istruzione vuol'essere rapidamente estesa a tutti, e non limitata al semplice leggere e scrivere? Ed anche per questo il monito ci viene di fuori, dagli Stati Uniti , ove il presidente Roosevelt, Franklin Delano nel 1903, discutendosi il divieto d'immigrazione agli analfabeti, dichiarò che il secondo scopo di una legge sull' immigrazione dovrebb' essere quello d'accettarsi, mediante un esame accurato, e non semplicemente a base di lettura e di scrittura, che l'immigrante possiede la capacità intellettuale per potere agire sanamente quale cittadino americano. E ciò è purtroppo logico e giusto, poichè, come il primo grado d'istruzione elementare non ci conferisce le attitudini di persona civile e le abilità utili e decorose di cittadino, così non impartisce nemmeno quella media coltura, sola efficace ad inibire in noi i malvagi impulsi alla criminalità. Certamente il saper leggere è la base fondamentale di una istruzione che prepari al vivere civile, ma non è tutto, nè ad esso bisogna arrestarsi. «Le condizioni della società moderna sono mutate d'assai; è tutta una nuova vita che si va formando e svolgendo fra i continui mirabili progressi della scienza, nelle sue molteplici manifestazioni, sospinte dalla organizzazione di tutte le energie lavoratrici, che appunto nel lavoro, e nei vincoli della solidarietà rafforzano il proprio ideale che le sottrae al predominio di classi intellettualmente e moralmente noiate ». È tutta una nuova vita che esige ben altra preparazione di quella che può venir dalla conoscenza dell'abbici. «In tutte le forme della produzione, soggiunge Sua Ecc.za Rava , in un' odierna circolare ai vari funzionari scolastici, l'uomo che ha un mininum d'istruzione rappresenta una forza sociale più sicura; e in tutte le moderne forme della vita sociale, la mancanza d'istruzione equivale ad una menomazione del valore sociale, individuale e collettivo; il contadino se lavora il terreno ha bisogno dell'istruzione per valersi di mezzi più appropriati perchè più renda il suo lavoro; se emigra ha necessità assoluta almeno di un primo grado d'istruzione, prima per esercitare il diritto di emigrazione nei paesi d' immigrazione più ricchi, poscia per potere più utilmente impiegare il proprio lavoro, per mantenersi in rapporti continui con la madre patria che esercita la sua protezione verso i figli lontani, ed alla quale l'emigrato rimane quasi sempre avvinto da interessi morali e materiali. E così in tutti i campi dell'attività: il commercio, la piccola e la grande industria richiedono sempre per un rimuneratore impiego del lavoro individuale almeno un grado elementare d'istruzione». Grado d'istruzione, per vero, che non può conseguirsi nella sola scuola elementare, sia per i progressi e le necessità stesse del lavoro e delle idee che richiedono un insegnamento più razionale e più vasto, sia perchè la cultura di tutto l'attuale corso elementare non può avere influenza diretta ed efficace sullo sviluppo sociale, non può porgere criteri per le evenienze della vita, dare cognizioni capaci di regolare le professioni del popolo, e rispondere interamente al nuovo stato di cose. Lo stimolo educativo varia col mutare dell'età dell'alunno. La scuola elementare non può bastare da sola, perchè nell'età dei fanciulli ch'essa raccoglie, non si ha lo sviluppo organico dell'adolescente in cui si svolge il sentimento al suo grado più elevato. La scuola elementare odierna non può nel medesimo tempo acconsentire a due tendenze che sono in opposizione tra loro, come rileva il G. Soli nella scuola di Milano, poichè «l' una per soddisfare ai bisogni della borghesia, aspirante agl'impieghi ed alle professioni liberali, guarda più all' idealismo, della cultura, che è il fine della educazione umanistica, e l'altra all' utilitarismo immediato della cultura che è lo scopo della scuola popolare ». È precisamente questa istituzione sociale della scuola popolare, a tutti obbligatoria, che trasse la sua origine dalla grande rivoluzione francese, e che nel mondo civile si diffuse per i rapidi progressi della scienza e della democrazia, che io auguro, o signori, si affermi e si consolidi anche presso di noi, ove la rivoluzione politica non attese a conferire alla nazione l'unità intellettuale e morale che pur si sarebbe dovuto e potuto raggiungere per virtù di savie disposizioni legislative ispirate ai bisogni ed alla civiltà delle varie popolazioni che la composero. Le pubbliche finanze, stremate dal riordinamento di altri servizi, che apparvero più urgenti, tornarono insufficienti a provvedere alla rigenerazione morale del popolo. Da più parti i savi ammonirono che fatta l'Italia, urgeva riformare gl' Italiani nel pensiero e nell'azione; e tosto gli uomini di Stato si posero all'opera. Nel '60 e nel '61 si estese a tutto il regno l'istruzione elementare, regolandola con la legge Casati vigente in Piemonte ; nel '77 se ne dichiarò l'obbligatorietà, e successivamente s'integrarono i programmi, includendovi quasi tutte le attuali materie di studio, e la novità del così detto insegnamento oggettivo, destinato a svecchiare le scuole del dogmatismo trasmessoci dalla Chiesa, nostra dominatrice per oltre un millennio. Questa commendevole riforma, che mirava a ringiovanire la scuola elementare per virtù d'un ideale che scaturisce dalle intime viscere della realtà, per la deficiente cultura professionale della gran parte dei vecchi maestri e le condizioni assai sfavorevoli dell'ambiente extra scolastico, fraintesa dai più, naufragò nella difficile pratica della scuola, degenerando in un gretto artificialismo che tolse non poca fiducia al nuovo ordinamento scolastico. Ed a questo punto non posso non ricordare a me medesimo le preoccupazioni del locale sopraintendente scolastico nel 1887, quando ad iniziativa del compianto R. Ispettore Scolastico, Prof. Ruggiero Luigi , si inaugurò in questo circondario un corso di conferenze pratiche sul metodo sperimentale da applicarsi per mezzo della lezione oggettiva a tutti gl'insegnamenti della scuola. Mi par, dico, di sentir viva ancor l'eco delle lamentele, in parte giustificate di quell'egregio funzionario, sull'indirizzo materialistico ch'egli pensava si fosse potuto imprimere alla scuola per effetto delle così dette lezioni di cose, per le quali, allora, ci fu un singolare entusiasmo da parte dei giovani maestri. Io non temo d'asserire che niuno più di quel brav' uomo, passato di poi all' insegnamento nelle Scuole Normali del Regno, sia convinto del gran merito della pedagogia moderna, ch'è quello appunto, di aver riconosciuto che lo stimolo fondamentale e più efficace per eccitare l'attività cosciente del fanciullo è il complesso delle cose che lo circondano, e di aver restituita la intuizione di queste all' insegnamento scettico delle parole. «E, infatti, dice l' Ardigò , l'insegnamento intuitivo che col fornire la mente di convinzioni sicure, interessa l'alunno allo studio, a proseguirlo da sè, a non lasciarlo indifferente nel giudicare delle azioni, come avviene negli scettici, ma produce in lui quell' inclinazione forte ed indomita a regolarsi nella vita secondo quello che pensa; in una parola produce quello che si dice carattere, che, come si sa, dipende appunto dalle convinzioni certe e sicure ». Sperò di poi nel '94 l'onorevole Ministro Baccelli , organizzando il mal definito insegnamento oggettivo in uno schema di nozioni varie, a tutti necessarie nella vita, di ricondurre per esso la scuola del popolo entro i naturali confini determinati dalla ragione del suo essere e dagli scopi suoi di utilità nazionale, ma per averla nel medesimo tempo destinata alla pratica della vita ed alla preparazione degli studi secondari, i maestri ne allargarono talmente le attività che si sconfinò dalla visione esatta e precisa della scuola primaria, conferendole forza e caratteri non propri. Se non che incalzati dall'evoluzione sociale, al fine di adattare sempre più la scuola ai bisogni della vita, specie nei grandi centri e nelle regioni più progredite, la si gravò di nuovi insegnamenti, rendendone meno vaga ed incerta la materia, sì, ma limitando il corso elementare di un anno per pretendere all'istituzione della scuola popolare. Avemmo così nel '904 l'esame di voluta maturità al 4° anno degli studi elementari, e la 6° classe, con lo sdoppiamento dell'attuale orario della 5°. Quello, o signori, che dal nostro riscatto politico ad oggi si è fatto nel nostro regno per la diffusione dell'istruzione, non è poco, ma l'opera porta i segni della fretta, del disagio economico e della incompleta organizzazione della scuola, il che nocque non poco a noi del Sud, che per usufruire dei reali benefici della popolare educazione, date le nostre condizioni sociologiche, avremmo dovuto con speciali provvedimenti essere iniziati nell' istruzione primaria per mezzo della scoluccia sino all'attuale scuola elementare, affidando l'una e l'altra a maestri versati nelle discipline pedagogiche, e non improvvisati e fatti a macchina in pochi mesi di conferenze, come pur troppo accadde. Storicamente infatti il sorgere della scuola popolare presuppone l'esistenza di una società alquanto evoluta, ed anteriore a sè, di parecchio, la scoletta, di cui quella rappresenta uno sviluppo ed un perfezionamento, sia dal punto di vista sociale, che da quello pedagogico; per vero il fatto dell'educazione che nell'uomo civile si trasforma in fenomeno etico, ritrova la sua speciale azione più precisamente nella scuola popolare, a tutti aperta, a tutti necessaria. Questa la ragione, dunque, per la quale la scuola elementare italiana, gravata, sin dalla sua istituzione, d'un contenuto scientifico non lieve, trovò credito nell'Alta e Media Italia , e niente o ben poco ne trovò nelle nostre regioni; dove non pure la scuola, ma la scoletta istessa era sconosciuta; dove, sociologicamente, la nostra popolazione era «un vasto mosaico a mille tinte e sfumature ». Così si spiega ancora il fatto per cui le nostre genti, poco civili, non furono in grado di assimilare la nuova cultura diffusa dalla scuola elementare, la quale, non traendo le sue origini dai nostri costumi e dai nostri bisogni, non adattandosi e non modificandosi con essi, non prosperò nei nostri luoghi. Una migliore organizzazione della scuola che intenda invece a distruggere l'analfabetismo delle nostre popolazioni, ad avviarle al perfezionamento umano; ad educarle, mercè una cultura generale, ai vari fini della vita; a prepararle, con una cultura tecnica, all'esercizio delle arti, dei mestieri, delle industrie, ovvierebbe ai citati inconvenienti sociologici, agli ostacoli di ordine economico e pedagogico, ed eliminerebbe l'odierno confusionismo scolastico, per cui la cultura professionale s'implica nella generale e questa nella elementare . Le riforme scolastiche, come le altre, non scaturiscono dal geniale intuito di un solo uomo, ma si fecondano, si vivificano e si maturano in seno al popolo, che dei germi vitali di esse dev'esserne cosciente per provocarne direttamente il compimento. Lo Stato, da sua parte, può alimentare le energie del popolo in armonia ai bisogni collettivi, agl'ideali sociali, per indi integrarle con la propria funzione legislativa. Questo avviene almeno nei vari stati liberi. Grave quindi è la responsabilità della classe magistrale nell'ora presente, di fronte al confusionismo pedagogico ed alla incuria delle classi dirigenti per la scuola del popolo, per la scuola di tutti. I maestri, più degli altri, possono illuminare il popolo sui problemi della scuola; essi devono orientarlo e disporlo a risolverli in conformità dei vagheggiati ideali sociali, così come l'impulso alla vita sociale vien dato non dagli uomini ignari e torbidi, ma dagl'illuminati e dagl' inquieti, di quell'inquietezza s' intende non patologica o anarchica, ma giovanilmente sana e rigenerante. Si è perciò che al vostro cospetto, o signori, in esplicazione della nostra nobile e santa missione, solennemente vi dichiariamo che è nei nostri ideali un Istituto popolare educativo , posto in ameno edifizio, che indirizzi con razionale educazione tutti i giovanetti agli scopi pratici della vita, alternando alle occupazioni intellettuali le esercitazioni del lavoro manuale, dei lavori donneschi, della ginnastica, del tiro a segno, del canto, dei giuochi ginnici. Un istituto che includa il vero giardino d'infanzia e la scuola elementare dai 3 agli 11 anni, un 2° grado di cultura generale necessaria al vivere civile di un popolo dagli 11 ai 14, ed un 3° grado ancora di studi professionali per le moltitudini dai 14 ai 16 anni. Al 1° periodo, della elementarità, dopo la 5a classe, seguirebbe la differenziazione degli studi secondari, in classici e tecnici o fusi insieme. Ed è tempo, pel principio d'eguaglianza che ci regge, pel principio della sovranità popolare che chiama il popolo a governarsi da sè, e per la considerazione che il lavoro oggi non è più attività muscolare o meccanismo umano guidato da consuetudinarie abitudini, ma è il risultato composto del pensiero, della volontà e della forza fisica, illuminato dalla scienza, è tempo, dico, che un tale Istituto educativo popolare, funzioni in tutta la sua integrità, essend' esso una necessità storica, da cui non può prescindersi pel benessere morale ed economico di tutta la società. Oggidi, o signori, «si vale quanto si produce; si produce quanto si sa, si sente di noi per quanto produciamo e sappiamo»; ed è indiscutibile che le attitudini decorose e nobilitanti di buon cittadino e di persona civile siano frutto di una educazione scientifica. Io non mi soffermo a dimostrare l'utilità e la convenienza che le classi dirigenti troverebbero in promuovere ed affrettare con una sapiente scuola popolare l'istruzione civile e morale delle classi lavoratrici, poichè l'esperienza quotidiana c'insegna che ciò che si lesina sui bilanci della pubblica educazione, va a mille doppi sperperato sotto forma di pubblica sicurezza di assistenza ad infermi di ogni specie. L'azione benefica, però, di un Istituto popolare educativo, così come noi ve lo abbiamo prospettato, dovrebb' essere rinvigorita e coadiuvata dall'assistenza delle varie istituzioni complementari della scuola, istituzioni che presso altri popoli civili e in più luoghi dello stesso nostro regno «formano una bella e gemmata corona della scuola primaria». Della loro azione educativa, checchè se ne pensi del nuovo onere che per esse occorre impostare nei bilanci dei vari enti, non è conveniente privarsene, costituendo esse appunto un poderoso elemento cooperativo della funzione della scuola, tanto più necessario nell'ora presente, in quanto quest'ultima per la sua attuale organizzazione non risponde completamente ai suoi fini educativi. Pensiamo infatti, o signori, ai fanciulli che non frequentano la scuola, o la frequentano irregolarmente per mancanza di calzature, di vesti, di sufficiente nutrimento; a quelli che dall'alba all'apertura della scuola, e dalla fine di questa al ritorno dei genitori in città restano abbandonati all'ozio sulla strada, in balia di cattivi esempi; a quelli che, inconsciamente, o per malvagità danneggiano piante di ameni passeggi, edifizi privati e pubblici; che incrudeliscono contro le bestie ed i propri simili, anche se sventurati; che trascorrono in ozio le intere giornate, sciupando i propri risparmi e dimenticando le cognizioni apprese a scuola; a quelli che sono, diremo, il tormento quotidiano delle famiglie per le occupazioni o l'assenza dei genitori, e degnativi dirmi se sia civile ed umano ancora che ciò avvenga, e che dell'altro crescano figli si tristi ed indegni della patria. In forza di questi deplorevoli disordini della vita dei nostri figliuoli, vi proponiamo, o signori: a) di ridare vita rigogliosa al nostro Patronato Scolastico; b) di adoperarsi nel circondario a farne sorgere altri perchè adempiano al nobile ufficio d'invigilare sulla regolare frequenza dei fanciulli alla scuola, di provvedere abitucci, calzature, oggetti di cancelleria ed una modesta refezione ai più poveri, senza di che si compie un delitto a tormentarli in lavori intellettuali che più rapidamente ne consumano le scarse energie vitali; c) di istituire degli Educatori che nelle ore dopo la scuola e nei dì festivi accolgano gratuitamente i fanciulli poveri, e, con tenue pagamento, i figli dei benestanti per farli assistere dagl' insegnanti nell' adempimento dei loro doveri scolastici, per addestrarli nelle razionali esercitazioni della ginnastica, dei giuochi ginnici, del canto, del disegno, dei lavori donneschi, e del lavoro manuale, in applicazione alle industrie locali; d) di formare fra gli stessi alunni quelle Cooperative scolastiche altamente commendevoli, che offrono i propri utili, derivanti dalla differenza fra il prezzo d'acquisto e quello di vendita del materiale scolastico, agli alunni poveri; e) di costituire fra allievi ed ex-allievi quelle Società che riescono a mantenere fra essi amichevoli relazioni per mezzo di conferenze, di feste scolastiche, di passeggiate di beneficenza, di esposizioni agricole ed industriali, di visite ad aziende e consorzi agrari nel proprio e nei paesi vicini ; f) di far sorgere per cooperazione degli alunni e delle famiglie quelle Collezioni e quei Musei Didattici, tanto utili a porre le scolaresche a contatto col mondo delle cose ed a rendere possibile un reale insegnamento oggettivo nelle nostre scuole ; g) di far restituire alla nostra popolazione quella Biblioteca Circolante da noi promossa nel 1882, e di adoperarsi nel circondario ad istituirne altre, per ispirare nel popolo l'amore ai buoni libri che estendono l'azione della scuola a tutta la vita degli operai « allontanandoli dalla bettola e da altri peggiori convegni del vizio, ispirando loro l'aborrimento per tutto ciò ch'è vile, estenuatore dei muscoli, del cervello, della libertà morale.» In tutte queste istituzioni che coadiuvano la scuola a lasciar di sè traccia più vasta e più intensa, non dovrebbero essere omessi gli scopi educativi del risparmio, della difesa contro le malattie infettive, della diffusione delle pratiche razionali di agricoltura, della propagazione delle piante utili alla regione, della protezione degli animali ecc., al fine pratico di risollevare, per impulso di proprie iniziative, le depresse condizioni economiche delle nostre popolazioni che, prostrate sempre più dalle crisi agrarie, dai mal rimunerati lavori, trovano ingiustificate ed insopportabili le crescenti tasse imposte dai vari enti. La scuola che non è integrata da una sapiente assistenza scolastica, non sarà coordinata all'organismo sociale, non educherà alla solidarietà ed alla redenzione umana. Molto domanda per questa sua rigenerazione la società al maestro: larga cultura professionale, assiduo lavoro, sincero sacrificio. Ma pretenderemo ch'egli passi perciò la vita sua esclusivamente fra la scuola e la casa con i segni della miseria e del martirio sul volto? No. Vogliamo ch'egli ampli la sua cultura intellettuale e morale; ci piace che, con vera abnegazione, adempia ai doveri della sua professione; ma desideriamo pure che partecipi alla vita sociale, e che sia vero elemento cooperativo, con l'esempio e con la parola, ma senza ostentazione, della rigenerazione morale ed economica del popolo. Ci piace che vigili sugli atti parlamentari degli uomini politici del luogo, rilevandone, se del caso, senz'ira e senz'asprezza, l'influenza malefica che ne deriva alla scuola; che polarizzi il movimento economico-politico della classe, senza tramutarsi in galoppino elettorale, verso quel partito che ne ami il reale miglioramento, giusto non essendo che gli educatori del popolo languiscano in una condizione assai vicina alla miseria. In Italia , per effetto dell'ultima legge 8 luglio 1904, al maestro è assegnato uno stipendio medio che va dalle 750 alle 1320 lire, mentre in altri stati d'Europa, gli è corrisposto un compenso che da un minimo di 860 si eleva ad un massimo di 7500 lire, e in Australia e negli Stati Uniti dalle 10 alle 12 mila. Ci si fa, o signori, in questo generale rincaro della vita un trattamento inferiore a quello dell'usciere, del sottoufficiale dell'esercito, dell'impiegato subalterno delle poste e dei telegrafi, e ci parificano, per virtù di quell'estimazione che si ha dell'opera nostra, a sole parole, ai fattorini postali. In non miglior considerazione è tenuta la scuola dalla società; sconoscendosi che un intimo rapporto corre fra l'istruzione di un popolo e il suo sviluppo economico. Da alcuni dati statistici dell'on. Colajanni Napoleone risulta che gli Stati Uniti , l' Inghilterra e la Germania in media, annualmente, spendono per la istruzione di ogni abitante 11 lire, la Francia 7 circa e l' Italia poco più di 2, per cui nelle prime si ha un reddito personale medio di circa 900 lire, di 800 circa nella Francia e di poco più di 300 in Italia . Ed, ecco come, ben a ragione, affermammo, che si produce per quanto si vale, e che l'egemonia morale ed economica nel mondo sarà di quella nazione che se l'avrà sapientemente preparata nei banchi della scuola. «Ovunque, dice il De Dominicis , nella sua rivista pedagogica del decorso anno, è civiltà, vi ha scuole; le grandi zone della civiltà sono anche le grandi zone della vita scolastica, e quando si consideri la portentosa diffusione della scuola per rispetto agli ostacoli ed ai pregiudizi che ha dovuto vincere, e si ponga mente alle ingenti spese che richieda, torna evidente che s' incarnino in essa nuove forze sociali, intellettuali e morali dell'epoca nostra». Forze che in parte invochiamo da voi in pro dell'educazione dei vostri figliuoli, in pro della pacificazione sociale, poichè niente più dell'educazione razionale avvicina gli uomini e li rende meno dissenzienti; in nessun altro campo come in quello della scuola armonizzano gl'interessi delle varie classi sociali. Solo dal concorso armonico delle iniziative dello Stato, della Provincia, del Comune e dei privati, può derivare la vita alla scuola popolare, così come noi l'abbiamo rilevata, nella sua completa organizzazione pedagogica, circondata dalla simpatia calda e vivificatrice dei maggiori cittadini e delle dame benefiche che la rende meglio accetta alle popolazioni, più frequentata, più utile. E la cooperazione degli enti locali e dei cittadini per la vita della scuola che ne determina l'aspetto pedagogico, poichè come concordemente rilevano i luminari della scienza dell'educazione, essa, sebbene una nei suoi fondamenti, nelle sue idealità razionali ed umanitarie, non può nei suoi fini pratici non variare da luogo a luogo, specializzandosi in relazione alle forme di attività economica delle singole popolazioni. Questo generoso concorso delle classi dirigenti alla vita della scuola, nei nostri luoghi, mancò totalmente in passato, e l'assenza di tale partecipazione influì molto a non farla adattare ai bisogni eminentemente agricoli della nostra regione, ed a farla fallire nei suoi vari altri scopi secondari pratici ed utili. E mi piace addurre a conforto della mia tesi un brano del discorso che il nostro concittadino G. B. Guarini ebbe, non ha guari, l'onore di leggere in occasione dell' inaugurazione della Bandiera della nostra balda Unione democratica. Egli disse: «Al nostro proprietario ormai restano i nomi sonori e pomposi delle terre intristite; l'operaio stenta faticosamente un misero guadagno insicuro; e non ha che il contadino il quale lo vinca nella febbre dell'espatriare dalla terra natia. Una terra per vero, o signori, che ancora a molti di noi appar ricca e ferace, capace ancora di essere atta a cacciare dalle sue viscere, rivoli d'oro. Una grande illusione. La nostra regione non fu mai largamente produttiva, mai un Eldorado economico, se non la fecondi quel complesso di cure sapienti e moderne, individuali e collettive soltanto può venire la ricchezza». Cure agricole sapienti e moderne, o signori, che la sola graduale razionale preparazione della scuola popolare può profittevolmente impartire. Ogni altra istituzione, che non sia fatta per integrare l'opera della scuola, ma, che facendo astrazione di essa, esercita, indipendentemente da quella, la sua azione sulle masse incolte, sarà un fuor d'opera, un vero aggravio alla pubblica finanza. I maestri di questo Circondario, o signori, compresi dell' alta missione ad essi affidata in questa lotta incruente, ma non senza trepidazioni, contro l'ignoranza, ch'è la causa precipua della nostra miseria morale ed economica, han preso il loro posto avanzato di battaglia, organizzati in associazione che prende nome dall' Illustre pedagogista pugliese Angiulli Andrea . Da quell' insigne filosofo che fra i primi, in Italia , proclamò la necessità dell'educazione scientifica nei suoi fondamenti, nelle applicazioni alle industrie, nei fini ideali e morali, quale condizione indispensabile al progresso. La nostra associazione, facendosi centro d'irradiazioni della moderna azione educativa in questa zona della Basilicata , esorta, per mezzo mio, i cittadini di qualsiasi ordine, i professori di vario grado, le associazioni di ogni colore politico, le autorità, il Comune, la Provincia, al cui capo agli studi, mio amato maestro, mi è caro volgere in questo momento il pensiero reverente ed affettuoso, esorta, dico, tutti, seconde le proprie attitudini ed abilità, a cooperarsi in pro dei nobili scopi educativi pei quali essa sorge. Le istituzioni complementari della scuola che la nostra Associazione intende promuovere, se verrà incoraggiata dal concorso dei cittadini, sono destinate da un lato ad assumere una grande importanza civile, dall'altro a riunire i cittadini di ogni ordine, signori e popolani, nel nobilissimo fine della pacificazione sociale. «L'impresa a cui ci accingiamo, lo rilevò il compianto On. Gianturco , è degno del nostro tempo, nel quale, se è vero che pel rapido mutarsi delle condizioni, sono più stridenti gli attriti fra le varie classi sociali, non è meno vero che più luminoso risplende il concetto della solidarietà e della fratellanza umana». SIGNORI, In nome di questa solidarietà umana, di questo sublime ideale sociale, vi invito a cooperarvi pel trionfo della scuola; e nella lusinghiera speranza che il mio disadorno discorso abbia alquanto disposto il vostro animo a favore di essa e delle sue istituzioni complementari, del che mi convincono e il benevolo sorriso e il tacito assenso vostro, mi onoro esprimervi, in nome dei soci, un sentito ringraziamento per avere gentilmente aderito al nostro invito. COLLEGHI, Abbiatevi col saluto fraterno, l'augurio che una maggiore considerazione sociale premî l'opera nostra. ISPETTORE, A voi, che nell'arguta serenità dei vostri giudizi provate d'adornarvi d' una sapienza non comune, in sì giovane età, io esprimo pubblicamente la mia gratitudine per avermi deputato a parlare innanzi ad un uditorio sì eletto, in cui ci è caro sempre veder rifulgere l'astro maggiore della costellazione intellettuale cittadina, in persona del nostro amato e venerando Senatore Del Zio Floriano . Salve, pacifico e glorioso vessillo, che con la sapiente purificazione degli egoistici sentimenti, preconizzi la redenzione morale economica della Umanità. Melfi , 15 dicembre 1907. COLUCCI Alfonso . Corrispondenze estratte dal «Giornale di Venosa», in cui furono pubblicate dal benemerito Insegnante, signor Pesce Antonio , che gentilmente volle porre in luce l'azione spiegata dall'Autore in pro della Scuola e delle sue istituzioni complementari, del che gli si rendono i più sinceri ringraziamenti. Inaugurazione della Bandiera della Società Magistrale Melfese, « Angiulli Andrea ». Dopo la nomina del Prof. Cosentini Nicola , già Direttore Didattico di queste scuole elementari, a R. Ispettore Scolastico di Monopoli , veniva a sostituirlo per il corrente anno scolastico, nella direzione il Prof. Colucci Alfonso (che ne ha sin dallo scorso agosto ottenuto il titolo), laborioso e provetto insegnante di quinta classe, in cui tanti e ben meritati allori ha già mietuti, e che nella nuova carica ha già dato prova novella della sua non comune abilità didattica ed educativa, e da lui, ne son certo, le scuole riceveranno sempre nuovo incremento. Già le iscrizioni, mercè la sua opera alacre ed efficace, hanno avuto un notevole, aumento; tre classi femminili stanno per essere sdoppiate, come nel venturo anno Melfi dovrà anche pensare allo sdoppiamento delle tre prime classi maschili. E una parola di viva e sincera lode va dovuta al nostro solerte giovane Regio Ispettore Scolastico, Prof. Coletti Giovanni , il quale, venuto fra noi dopo due anni d'interregno, ha con ardore, con fede e con entusiasmo rivolta la sua energia e dedicato la sua soda coltura a promuovere e a diffondere nel nostro Circondario l'istruzione elementare sì diurna che serale e festiva, per la quale chiedeva ed otteneva per questo capoluogo l'apertura di sette scuole serali e di tre festive in cui si son iscritti ben oltre quattrocento adulti d'ambo i sessi, persuaso che in queste contrade la scuola elementare dev'essere la rigeneratrice di questa misera ed afflitta popolazione. Il 12 dicembre le scuole tutte, ad iniziativa del giovane direttore e guidate dai rispettivi insegnanti, fecero una lunga passeggiata in aperta campagna. Era bello, piacevole e commovente vedere al ritorno la gente farsi agli usci ed ai davanzali delle finestre e dei balconi per ammirare l'ordinata, lunga (erano quasi mille fra alunni ed alunne) e gradita sfilata della scolaresca, che giuliva rientrava in Città. Era uno spettacolo nuovo, non mai visto in tanti anni, e tutti erano commossi e presi d'ammirazione e per gl'insegnanti tutti e per il giovane e solerte Direttore, che con sì belli auspici iniziava la propria carriera. Il giorno 15 poi la scuola ebbe la sua apoteosi finale. L'Associazione Magistrale Melfese « Angiulli Andrea », sezione dell'Unione Nazionale, volle inaugurare la propria bandiera, ed all'uopo diramò numerosi inviti. Intervennero nel Circolo Operaio, gentilmente concesso, oltre il numeroso corpo insegnante della città e molti maestri e maestre dei paeselli circonvicini, il R. Ispettore Scolastico, Prof. Cognome Nome Giovanni Coletti, i Professori del R. Istituto e della R. Scuola Tecnica, il venerando Senatore Del Zio Floriano che disse acconce e belle parole di occasione, le autorità locali e gran numero di signori e di signorine di ogni gradazione sociale. In mezzo al silenzio generale prese la parola il Professor Colucci Alfonso , quale Vice Presidente dell'Associazione, e dopo aver presentato all'uditorio il R. Ispettore Scolastico, il quale parlò brevemente del Patronato e dell'assistenza scolastica, infervorando tutti a far risorgere sì belle e sante istituzioni per venire in aiuto dei meno abbienti col provvederli di quanto loro occorre perchè essi non disertino la scuola e la frequentino e la amino, lesse con voce forte il discorso inaugurale. «Esordì dichiarando che il suo non era un discorso ispirato a poesia ed a vana retorica, ma diretto a promuovere, in conformità degli scopi dell'Associazione magistrale, l'incremento della scuola e il miglioramento della classe. Inneggiò alla portentosa forza benefica dell'Associazione e della Cooperazione, che alla coscienza egoistica individuale sostituisce quella sociale, di cui bell'esempio porge alla patria diletta la grande Unione Magistrale, che è riuscita a trasformare i dispersi ed umili maestri, non curati e vilipesi, in avanguardia organizzata dell'umanità aspirante alla civile redenzione, alla solidarietà ed alla fratellanza dei vari popoli che la compongono. Giustamente perciò la nazione volge alla scuola, come a nuovo faro, le sue speranze per un suo più glorioso avvenire. La quistione sociale, egli rilevò, è questione eminentemente scolastica; e qui nei nostri luoghi il socialismo psicologico ha da precedere quello economico; senza di che non scomparirà la piaga dell'analfabetismo a cui s'accompagna quella della delinquenza». «Parlò della necessità di un primo grado d'istruzione utile a sfruttare il diritto d'immigrazione nei paesi più ricchi e più civili del mondo, ed indispensabile ad elevare la sua coltura intellettuale e morale, la produzione economica del nostro popolo, adattando perciò ai suoi bisogni la scuola. Ma un tale scopo, egli soggiunse, non si consegue con la sola scuola elementare, che non può nel medesimo tempo soddisfare ai bisogni della borghesia ed all'utilitarismo immediato della coltura. Occorre un terzo stadio di studi che prepari le moltitudini con la coltura tecnica all'esercizio delle arti, dei mestieri, delle industrie; occorre la scuola popolare a tutti obbligatoria, a tutti necessaria. Diffusamente trattò dell'interessamento dei varii enti sociali e dei privati cittadini per le istituzioni complementari della scuola, dirette e vigilate dai maestri, ai quali perciò la società è in obbligo di fare un miglior trattamento, non di parole solamente, ma di stipendio che li salvi da una condizione che si avvicina alla miseria. Chiuse il suo discorso inneggiando al trionfo della scuola, ispirata al supremo ideale della solidarietà e della fratellanza dell'umanità.» Inutile dire che il magistrale discorso, ascoltato con attenzione e deferenza, fu spesso interrotto da applausi ed ebbe alla fine una vera ovazione. E quando gli alunni e le alunne della quinta classe ebbero cantato l'inno reale, e la Bandiera, questo simbolo di unione, di forza e di fraterno amore, ricco e pregevole lavoro eseguito su disegno del Prof. Luigi Rubino (un amico sincero e provato della scuola e dei maestri) fu spiegata, la commozione invase tutti e gli applausi echeggiarono per l'ampia sala. Dopo furono serviti agli astanti dolci e liquori, e così ebbe termine la bella e civile cerimonia, lasciando in tutti indelebile e vivo desiderio di veder migliorate le sorti del popolo per la scuola e con la scuola. In seguito al caldo invito del R. Ispettore Scolastico e alle solerti cure del Direttore Didattico, il 26 dicembre u. s., sul Palazzo del Municipio si radunò una larga rappresentanza di ogni classe di cittadini per costituire il Comitato a pro del Patronato. Il Comitato riuscì composto di egregie e volenterose persone; le quali si misero in giro per la città lo stesso pomeriggio per raccogliere le offerte. E Melfi non fu sorda all'appello della carità, poichè in poche ore furono raccolte circa lire 160, che unite a quelle avute nei giorni seguenti ora raggiungono la bella somma di lire 400 circa, che col sussidio del Governo e con quello del nostro Comune verranno erogate per dare la refezione agli alunni poveri, che saranno provvisti anche d'indumenti, come già furono sollecitamente e largamente forniti di libri e quaderni. Ed ora la nostra città si accinge anche con amore e con perseveranza a risolvere degnamente l'importante problema della costruzione dell'edificio scolastico, di questo tempio della scienza, e vedrà sorgere, fra pochi mesi, a cura del R. Ispettore Scolastico, del giovane Direttore e di altri benemeriti cittadini, il Ricreatorio, che di grande vantaggio sarà per l'educazione morale della nostra scolaresca, col sottrarla al malefico e letale contagio dell'ozio e del vagabondare. PESCE ANTONIO , Insegnante.

Ricreatorio Rubino Luigi . La prima idea del Ricreatorio sorse in Melfi nel 1898 con la fondazione del Patronato; e il Prof. D'Amico Giovanni , allora R. Ispettore Scolastico, nel suo discorso tenuto nel Circolo Operaio innanzi a scelto e numeroso uditorio, ne fece intravedere e l'utilità e i benefici effetti. E poichè la cosa parve buona, tutti gli si misero attorno per coadiuvarlo nella nobile e lodevole iniziativa. Le offerte vennero copiose, spontanee dai privati; la nostra Amministrazione, non mai restia a tutto ciò che può interessare la scuola e le istituzioni filantropiche della città, fissò il suo contributo annuo in lire. 200, come pure vi concorse largamente il governo! E poichè anche allora mancava un locale capace per raccogliere la scolaresca, si chiese e subito si ottenne dal Principe Doria il grande appezzamento di terreno della cittadella in prossimità dell'ingresso del castello, perchè gli alunni vi fossero raccolti per le esercitazioni ginnastiche e per godervi la tanta sospirata ricreazione in comune. In breve il terreno fu livellato; dei pini alti e maestosi furono rasi al suolo, e tutto pareva sorridere al compimento dell'opera sì felicemente iniziata, allorchè la fulminea ed inaspettata morte del R. Ispettore D'Amico Giovanni ne fece tramontare l'attuazione; del Ricreatorio non si parlò più, ed il terreno ritornò al Principe, poichè era fallito lo scopo per cui era stato dato. Passavano così dieci lunghi anni fra un dormiveglia snervante, un indifferentismo colpevole ed una facile maldicenza contro la scuola, perchè i figliuoli erano lasciati in balia di se stessi, liberissimi di bighellonare per le vie, di tirar sassi e di commettere ogni sorta di scapataggini, ma nessuno pensò a porre rimedio a tanto disordine educativo e morale e di adoperarsi acciò la gazzarra avesse una buona volta fine. Assunto però alla direzione didattica delle nostre scuole elementari il Prof. Colucci Alfonso , la cosa cambiò aspetto, perche egli, incoraggiato e secondato da tutti gl' insegnanti, ruppe ogni indugio e volle,«fortissimamente volle», che Melfi avesse il suo Ricreatorio per mettere riparo allo abbandono dei nostri figliuoli. Nessuna difficoltà lo scoraggiò: nessun ostacolo lo vinse; paziente e tenace nel suo proposito, guadagnò la fiducia degli scettici, scosse l'incredulità dei più, e sorretto dalla fiducia del R. Ispettore Scolastico, il quale trova in lui un valido cooperatore nel nuovo indirizzo didattico educativo dato alle nostre scuole, ha ormai dotato la città di sì bella e santa istituzione, i cui benefici non tarderanno a farsi sentire. Il Ricreatorio, mantenuto dall'amore e dall'abnegazione del maestri, dalla fiducia e dalle benedizioni delle famiglie, avrà vita lunga e prospera, ed il suo nome sarà mai sempre legato a quelle del giovane ed energico Direttore Didattico. Unicuique suum! Nell'adunanza del 9 volgente il nuovo Consiglio d'Amministrazione del Patronato decise l'apertura del Ricreatorio per il giorno 15, e d'intitolarlo al nome venerato ed amato di RUBINO LUIGI , di questo figlio del popolo che, dedicando la sua vita all'educazione della gioventù ed accoppiando nel suo animo mite e buono sentimenti di vera religione e di forte italianità, seppe colla forza dell'ingegno e della buona volontà innalzarsi ai primi onori, tanto da essere stato per il primo nominato Preside del nostro R. Istituto Tecnico, sul cui ingresso una lapide inaugurata solennemente il 5 giugno 1892 ricorda ai giovani il suo nome ed il suo lungo e proficuo insegnamento. Il Ricreatorio provvisoriamente ha sede nella strada Ronca Battista, al largo S. Benedetto, in una casa di ben oltre sei vani, dei quali dalla parte di libeccio si ammira il Vulture, alla cui base passa rumorosa e sbuffante la vaporiera, la deliziosa collina dei Cappuccini, Monte Lapis e, a ponente, Monteverde in alto. Vi è annesso un giardino, in cui è stata collocata la palestra per le esercitazioni ginniche. Finora vi sono iscritti a pagamento ben oltre cinquanta alunni, ognuno dei quali paga la retta di due lire mensili, e deve avere un piccolo tavolino ed una sedia, ed una quarantina circa gratuitamente. Tutti poi avranno un berretto uniforme, e l'assistenza vien fatta dai maestri per turno col seguente orario: GIORNI FERIALI: Dalle ore 15:30 alle 16: Ingresso e visita della pulizia della persona e delle vesti. Dalle 16 alle 17: Giuochi ginnici adatti al numero degli educandi ed alla località. Esercizi ginnici. Dalle 17 alle 17:30: Riposo e conversazione in cui possono darsi chiarimenti sui compiti scolastici per casa. Dalle 17:30 alle 18: Giuochi ed esercizi ginnici. N.B. Le due ultime ore possono impiegarsi per una passeggiata istruttiva, ovvero allo scopo di eseguire in luogo più ampio i giuochi e gli esercizi, ginnici che non si possono fare nel giardino del Ricreatorio. GIORNI FESTIVI (ore antimeridiane): Dalle 9 alle 9:30: Ingresso e visita della nettezza e pulizia della persona e delle vesti. Dalle 9:30 alle 10:30: Giuochi ed esercizi ginnici. Dalle 10:30 alle 11: Lavanda. Dalle 11 alle 12:15: Esecuzione dei compiti scolastici - Disegno - Lavoro manuale e froebeliano - Canto - Brevi esercizi ginnici. N.B. L'intera mattinata con ingresso alquanto anticipato può consacrarsi ad una passeggiata istruttiva. Ore pomeridiane: Dalle ore 15 alle ore 15:30: Ingresso e visita della nettezza e pulizia. Dalle 15:30 alle 16:30: Giuochi ed esercizi ginnici. Dalle 16:30 alle 17: Lavanda. Dalle 17 alle 17:45: Lavoro manuale e froebeliano - Disegno. Dalle 17:45 alle 18: Canto e giuochi. N.B. L'orario delle ore pomeridiane subirà delle variazioni a seconda delle stagioni. Il Direttore COLUCCI Alfonso . Così, o colleghi, non assisteremo più al brutto e triste spettacolo d' imbatterci in frotte di fanciulli bighelloni e sciatti bisticciarsi fra loro o fare a sassaiuola, con vantaggio inestimabile della scuola e della famiglia. Spetta a noi che questo istituto prosperi e che i fanciulli vi trovino colla vigoria delle membra il rinnovamento morale ed intellettuale e tutte quelle cure paterne, amorose di cui già per tanti e tanti anni noi fummo loro prodighi. Nè le fatiche, nè il disagio per il grave compito assunto ci spaventino; lo so, siamo adusati a questi cimenti, e nel chiudere l'onorato nostro apostolato, facciamo che i fanciulli portino almeno con loro dalla scuola il ricordo incancellabile della bontà e dell'amore dei loro maestri, l'unico forse che li conforterà nell'aspra vita che li attende, e che la benedizione e la riconoscenza delle famiglie riscaldi i nostri cuori, dai quali erompa ognora possente il grido: Sempre avanti, Savoia! Melfi , 17 febbraio 1908. PESCE ANTONIO , Insegnante.

Enrico Franciosa

Melfi e il suo ricreatorio. Vol. II Melfi , Tipografia R. e A. Ercolani 1916

« Assistiamo il fanciullo in tutti i modi: col buon nutrimento e col buon insegnamento. «Il fanciullo si chiama, l’ «Avvenire»: ciò che noi avremo fatto per l’Infanzia, l’Avvenire ce lo renderà centuplicato. «Inalzando il fanciullo, inalziamo l’avvenire. Se il fanciullo ha la salute, l’avvenire sarà prospero; se il fanciullo è onesto, l’avvenire sarà buono. «Illuminiamo ed educhiamo quest’Infanzia che è sotto i nostri occhi ... La luce nel fanciullo è il sole nell’avvenire.» Hugo Victor EDUCHIAMO I FIGLI DEL POPOLO «L’infanzia ha tutti i diritti La società tutti i doveri.» Ferriani Lino Il problema dell’educazione popolare, problema molto com plesso, se deve essere risolute presso tutte le nazioni civili, deve proporsi con maggiore ragione presso di noi, ove le tradizioni storiche e le condizioni sociali contribuiscono a fomentare l’indisciplina, la scostumatezza, il vizio e il delitto. Tutti riconoscono la differenza enorme che esiste della educazione popolare tra le nazioni nordiche e quelle meridionali. In Germania , in Svizzera , in Inghilterra si rispetta la proprietà pubblica e privata, non si danneggiano piante, non si colgono fiori, non s’insudiciano le pareti delle case, i monumenti, le porte e le strade con le più sozze e cretine figure ed iscrizioni. Da noi invece avviene tutto il contrario; non si pensa a commettere una violazione. É una gloria quando si può insudiciare pareti, guastare monumenti, tagliuzzare alberelli, intercettare con giuochi chiassosi il movimento stradale, provocare disordini e alle volte disgrazie, deturpare ringhiere, provocare malumori, stuzzicare cavalli, cani, asini ecc., fumare dove è proibito, sputare dove vien viene, proferire parole sconce. Qualcuno potrebbe dire che queste sono semplici infrazioni e mancanze più o meno di gentilezze e di cortesie e noi possiamo di certo in qual modo acconsentire; ma la quistione diventa però più grave quando, studiando l'anima popolare, le si scoprono assai spesso difetti gravissimi, che assumono l'aspetto di un serio danno sociale. I popoli nordici non sono esseri più perfetti di noi, sono però più educati. Quando vediamo gran parte del nostro popolo infiacchito, rovinato in salute, votato alla criminazione pel vizio orrendo del vino; quando assistiamo ad atti che denotano la completa assenza del sentimento morale in certi individui, che commettono il male per il male, spinti solamente da malvagità brutale e inescusabile, erompe spontaneo dal nostro petto il grido di « Educhiamo i figli del popolo!.... ». Con una completa educazione il delitto, il vizio, l'indisciplina, la scostumatezza e tutte le monellerie, non sarebbero distrutti, ma molto, oh molto mitigati. I ragazzi del popolo acquistano nella strada abitudini tali da farli pervertire irrimediabilmente. Non trattenuti da nessuna soggezione essi si abituano alla più sfrenata libertà, pervertitrice d'ogni senso morale. Vivono nel fango e s'imbrattano, s'avviluppano, s'immischiano così, che in nessun modo riescono più a liberarsene. Le loro glorie, le loro ambizioni diventano di tal natura, da condurli inesorabilmente sulla strada del vizio, della delinquenza, della criminalità. Eppure essi soffrono per l'abbandono in cui sono lasciati dalla società. Bisogna vivere in mezzo al popolo per conoscere l'anima sua. Essa, eccitata ed avviata su buona strada, nell'età infantile, per quanto traviata da esempi tristi ed immorali, si mostra sempre con inclinazioni belle, affettuose, semplici ed ingenue. Fecondiamo adunque questo terreno con opera continua, tenace, paziente; estirpiamo a tempo le male radici; poniamo in esso i germi di piante utili sotto forma di sane, fresche e belle virtù, e vedremo come queste presto ci produrranno piante sane e rigogliose, che, oltre a purificare l'ambiente, lo rigenereranno, moltiplicando i frutti benefici. Il compito è formidabile, è pieno di difficoltà tali da far scoraggire i più audaci; ma non per questo ci dobbiamo astenere dal porre anche il nostro sassolino per il grande edificio di rigenerazione morale. Quasi tutti gli abbandonati sono orfani con i genitori. viventi, e lo stato di abbandono fisico, psichico, mentale in cui vegetano, costituisce l'esponente maggiore dell'incuria sociale » dice Lo Ferriani . Disinteressarsi dei deboli, dei piccini è un grossolano errore, che potrebbe, in un tardo avvenire, pagare con turbamenti sociali fatalissimi. La borghesia, la democrazia, il socialismo, tutti debbono ora essere animati da un fervore di bene, da una sete di giustizia, da un'esuberanza di altruismo, per il miglioramento dell'ordine sociale. Non è la razza, non sono le teorie che fanno gli uomini, ma è l'educazione, che coltiva, esercita, sviluppa, fortifica, ingentilisce tutte le facoltà fisiche, intellettuali e morali, le quali poi formano nel fanciullo la natura e la dignità umana. I primi chiamati a compiere questa santa missione sono i maestri e questi l'han sempre compiuta con grande fede e santo dovere. Ma occorre però che la propaganda per i figli del popolo si esplichi in una maniera ancora più intensa, più continuativa e più rispondente alle ultime osservazioni delle scienze sociali. A tale scopo molto giovano l'istituzione dei Ricreatori, che continuano l'opera educativa della scuola e che rispondono pienamente a quell'assistenza sociale, saggia, igienica, preventiva e provvida da tutti invocata. È questo un compito tanto nobile, quanto delicato ed arduo, noi lo sappiamo per esperienza. Per raggiungerlo, fa mestieri che chi è proposto alla direzione tecnica di una tale istituzione, sia veramente compreso dell'alta sua importanza, perchè affratellando tutte le sue energie fisiche, intellettuali e morali in un sol volere, le faccia convergere tutte con la sapienza, l'amore, l'abnegazione e il sacrificio al raggiungimento del fine ultimo. Da parecchi anni io lavoro nel Ricreatorio di questa città, e so dire che l'anima dei figli del popolo si manifesta quasi sempre con inclinazioni belle, affettuose, semplici e ingenue. Ho fatto e faccio del mio meglio come far fecondare i germi di queste sane, fresche e belle virtù; ho lavorato e lavoro come certa atmosfera di egoismi, di rancori ignobili, di lotte senza creare in essi una idealità di vita, facendo sentire ribrezzo di serenità, di rettitudini ipocrite, che stanno asfissiando la società, ed ho studiato e mi studio come adattare l'andamento del Ricreatorio agli scolari, al luogo, alla classe sociale, alla quale in prevalenza appartenevano, alle abitudini del paese, all'indole della popolazione ecc., tenendo conto sopratutto: 1° di assicurare ai fanciulli il riposo mentale e l'attività muscolare necessaria nelle ore che essi passavano fuori della scuola; 2° di sorvegliare in queste medesime ore i fanciulli, perchè non avessero abusati della loro libertà per mal fare; 3o di aiutarli e guidarli nell'esecuzione dei compiti e dare loro il modo di ascoltare o di leggere cose utili e dilettevoli; 4° di formare il loro carattere, di invigorire la loro volontà, di favorire le loro iniziative, di correggere gli eccessi, le deficienze, le deviazioni di tutte le loro attività cerebrali. La presente monografia illustra il modo con cui ho atteso al delicato ufficio. Non mancheranno forse dei beceri o dei bighelloni, che leveranno la voce contro questo tenue lavoro; ma io non mi curerò del buscherio degli uni o della gargagliata degli altri. Sede del Ricreatorio. Il Ricreatorio ha avuto sede nei locali scolastici di San Francesco. La vicinanza al centro della città lo ha messo in condizione di far godere tutti i benefizi, tutti i vantaggi anche ai più piccoli ragazzi, senza correre alcun pericolo e senza avere alcuna distrazione. La vita nel nostro istituto è stata piacevole e lieta, e, a renderla tale, concorse la razionale distribuzione delle occupazioni giornaliere. Orario. Gli estremi dell'orario sono stati fissati dai miei Superiori. La durata è variata dalle due alle due ore e mezzo di istruzione. Nessuna esercitazione ha oltrepassato i trenta minuti. Ad una occupazione sedentaria si sono fatti seguire giuochi ed esercizi ginnastici all'aria libera. Nel vasto cortile annesso al locale, i fanciulli accorrevano bisognosi di sprigionare l'energia delle loro membra, avide di movimento. E colà come i più piccoli mettevano in moto altalene, o battevano con i tamburrelli palle e volani, che si lanciavano in aria, o facevano rincorrere in gare ridenti cerchi di ferro e di giunchi, così altri ragazzi, i più grandi, si affaccendavano a respingere coi piedi l'un l'altro una palla di gomma gonfia d'aria, o passeggiavano o camminavano diritti sui trampoli, o si divertivano al giuoco delle bocce. Durante le giornate piovose o fredde invernali, o quando. nella bella stagione, l'incostanza del tempo non permetteva di stare all'aperto, gli alunni si raccoglievano nella sala maggiore, e colà s'intrattenevano con le narrazioni di novelle, racconti umoristici, favole ecc. ecc., preceduti quasi sempre da esortazioni morali-educative. All'ora d'uscita tutti si raccoglievano allo squillo della tromba, al luogo ordinario di raccolta, e là, disposti per due dai capi-squadra, aspettavano il rullo del tamburino che accompagnava le squadre fino all'incrocio delle vie. Disciplina. Nel Ricreatorio imperava una disciplina rigorosa sì, ma temperata da grande affabilità e cortesia. I ragazzi al loro entrare comprendevano subito che alla direzione tecnica presiedeva una persona di grande volontà ed energia. La disciplina non era fatta d'inutili esteriorità e di disposizioni puramente formali, che danno solamente l'apparenza dell'ordine e dell'obbedienza, che rendono la vita di un istituto noiosa, pesante e fanno nascere sentimenti di disgusto e d'indifferenza. Nulla si richiedeva ai fanciulli che non era strettamente necessario per garantire l'ordine, l'educazione e la morale. E neppure la disciplina era ridotta ad una lotta piccina di mancanze o punizioni. Le punizioni puerili erano sconosciute, e per tutte le età la ragione era una guida e un freno in certo modo sufficiente. La funzione del maestro assistente dev'essere la missione dolce e cara della madre, e non la severa occupazione d'un sorvegliante pronto sempre a reprimere e a punire. Il ragazzo capisce bene chi lo tormenta col sussiego dell'età, della forza, del comando, e chi lo circonda di mille affettuose attenzioni e chi si preoccupa di lui e non di altre cose. I bambini venivano ricreati, divertiti, sorvegliati amorosamente, occupati amorosamente e moderatamente; e non mai intristiti in mezzo a sciocche e pretenziose pedanterie. Chi presiede alla direzione di questa istituzione ha da essere padre e madre ad un tempo. Coi fanciulli bisogna essere sempre ilare e dolce, ma fermo. Igiene. «L'Italia senza geli, senza nevi, senza calori torridi dovrebbe essere il paese dell'infanzia florida e prosperosa, come è il paese dei fiori. Ma sventuratamente ciò non accade perchè in Italia non solo l'infanzia e l'adolescenza non sono protette da leggi speciali, ma su di esse esercitano maggiormente le loro influenze deleterie le cattive condizioni morali, economiche ed igieniche, nelle quali vivono in generale le classi lavoratrici.» Preoccupato da ciò, io mi studiavo di far mettere in pratica le norme igieniche che i moderni pediatri danno e per quanto i mezzi me lo consentivano. Esigevo perciò molta nettezza nel corpo e nel vestiario. Non permettendo l'istituzione il bagno settimanale, per mancanza del necessario, lo consigliavo e, all'occorrenza, lo raccomandavo ai genitori dei fanciulli stessi. Mai ho represso, anzi ho assecondato la loro naturale irrequietezza e attività, lasciandoli liberamente correre, saltare; proibendo però, allorchè sudati, di fermarsi e, molto meno, di sedersi. Ricreazione. La ricreazione libera era pei fanciulli l'ora veramente ricreativa, perchè gioconda, movimentata, ristoratrice. Ogni fanciullo si trastullava a suo bell'agio, si accompagnava col fanciullo a lui più simpatico, poteva, sempre nel limite del conveniente, sgambettare, correre, saltare, parlare, discorrere e cantare come voleva. Ma anche in quest'ora di piena libertà non mancavo di richiamare l'attenzione dei piccoli frugoli, di sorvegliarli con affetto e di studiarli con intelligenza. In ricreazione il bimbo si rivela e manifesta sinceramente i suoi caratteri e le sue tendenze. Educazione morale. L'educazione morale era in tutte le ore, in tutti i minuti, in ogni esercizio, in ogni occupazione, in ogni parola. Essa non veniva insegnata come una lezione, ma con la forza dell'esempio, colla vita stessa, procurando che l'ambiente fosse stato tutto una benefica suggestione. Ho sempre prevenito ed arrestato le violenze; ho inspirato sentimenti altruistici; ho abituato alla sincerità, alla temperanza e al lavoro. I mezzi sono stati semplici, ma assidui e inspirati al grande amore per i figli del popolo; a quell'amore, che non è debolezza, ma che è energia calma, serena, irremovibile, che penetra l'animo del fanciullo con la persuasione. Pur troppo è questa la parte che più costa e che più esaurisce nel Ricreatorio; ma come non curare l'educazione dei sentimenti, degli affetti, dei pensieri, delle parole e delle maniere? Ora più che mai si deve impedire l'avvelenamento dei cuori dei bimbi. Non di rado s'insinuano idee e teorie materialistiche e si tenta di scuotere il sentimento religioso, che tanto contribuisce all'educazione morale. Nel santuario di certe famiglie sovente i genitori non sogliono o non possono impartire ai loro figli una sana e forte educazione: nè sono infrequenti il malo esempio, le cattive abitudini, la vita scorretta, che esercitano influenza deleteria sugli animi dei figli, togliendo ad essi ogni sentimento del dovere. L'opera educativa si deve intensificare nella formazione del carattere, mettendo a base una giusta intuizione del concetto ideale della vita, una ferma risolutezza della volontà, un vivo coraggio nelle proprie opinioni, e una continua coerenza nella propria condotta e nella coscienza del proprio valore. Così facendo i fanciulli venivano abituati ad avere il cuor più onesto e l'anima più grande. Non esagerate esigenze, nè osservazioni e correzioni incessanti ed inutili, che snervano la volontà e portano all'indifferenza e allo scoraggiamento, ma abitudine costante e amorosa del fanciullo a cercare dentro di sè l'approvazione o il biasimo delle sue azioni. Ecco a quali principi è stata inspirata la mia opera educativa. Un vivo e forte sentimento d'italianità ha guidato sempre e pensieri e atti di tutti i fanciulli. E perchè tale sentimento trovasse la naturale sua espressione ed il suo naturale appagamento, nelle occasioni solenni, quali la proclamazione dello Statuto, il XX Settembre, la nascita del Re, della Regina, l'anniversario della morte di Vittorio Emanuele II , di Re Umberto I di Savoia , di Garibaldi Giuseppe ecc. ecc., così non ho trascurato di ricordare agli alunni i fasti della Patria, la storia del nostro risorgimento, i più grandi fatti dell'umanità, da quelli che hanno spezzato le catene degli schiavi, a quelli che hanno dato una patria indipendente e libera, temuta e grande. «Il giovane spirito dell'infanzia è il campo della futura messe; esso contiene la società nuova. Gettiamovi dunque buoni germi: mettiamovi la giustizia, mettiamovi la gioia.» I progressi intellettuali, disse Sighele, sono innegabilmente dovuti al genio di qualche individuo; i progressi morali sono sempre dovuti all'opera oscura delle moltitudini. Se in tutte le scuole d'Italia ci studiassimo concordemente e coscienziosamente di avvezzare i fanciulli a farsi un giusto concetto del nostro paese, fornendo loro nozioni chiare, precise, esatte in cambio di frasi rimbombanti e vuote; se facessimo loro comprendere che il disprezzarci e il dirci ingiuria da regione a regione, da paese a paese è la stessa vergogna che lo screditarsi a vicenda tra i membri di una stessa famiglia; se non permettessimo assolutamente mai nè a loro, nè, tanto meno, a noi stessi, neppure un lieve scherzo su questo punto, se anzi ne cogliessimo sempre occasione per contrapporre all'idea di un difetto rimproverato ad alcuni nostri connazionali, quella di un loro pregio; ad un'onta, una gloria, avremmo giovato assai più all'educazione nazionale che non facendo ripetere freddamente imparaticci mal compresi sul dovere di amare la Patria. L'opera dell'educazione morale e civile si deve riassumere nella formazione del carattere, mettendo a base una giusta intuizione del concetto ideale della vita. Intanto ognuno dovrebbe lavorare ignorato e tranquillo, come gli artefici che innalzarono le magnifiche cattedrali del medio evo, dei quali non si conoscono i nomi, ma tuttora si ammirano le costruzioni gigantesche: e l'opera benefica di vera educazione morale e pura redenzione civile, trasmessa con la fiaccola della vita di generazione in generazione, sfiderà anche più a lungo di quelle, l'ira dei secoli. I Decaloghi. Il Galateo, il Decalogo civile del fanciullo e quello della strada, che si riproducono in appendice, sono stati il compendio dei precetti, che si sono svolti agli alunni del Ricreatorio. Per suscitare poi nell'animo di essi ripugnanza all' alcoolismo e per convincerli del danno terribile ch'esso arreca e all'individuo che lo possiede e alla società intera, i ragazzi hanno avuto sott'occhio dei quadri sui tristi effetti prodotti da questo vituperevole vizio. Contro la parola triviale, contro l'oscenità e la bestemmia è stata rivolta ogni diligenza mia. Un malo andazzo di licenza le bestemmie e le imprecazioni orribili, che paiono forse, a parolaia, che i fanciulli imitano dai peggiori per incoscienza, taluni, affermazioni di insane energie o di libertà, hanno prodotto in me un non so che di disgustoso. E con opera assidua, pertinace, instancabile mi son dato a far scomparire ogni forma di turpiloquio. L'elemento estetico. Estetica e Ricreatorio sono due parole che sembra strano trovarle l'una vicino all'altra. Che ha di comune, direbbe qualcuno, la scienza del bello con i banchi e gli arnesi del Ricreatorio? Parlateci di elemento intellettuale, fisico e morale; poichè la parola estetica ci sembra una parola vuota di senso, una scienza di cui si può dire come della poesia: che cosa ci porta di nuovo? Eppure tra il Ricreatorio e l'estetica vi ha un rapporto di buon senso, un rapporto senza del quale il prodotto educativo sarebbe impossibile, perchè senza la coltura del sentimento estetico non è possibile far del Ricreatorio una fonte di educazione. «L'arte per l'arte, dice Mario Pilo, cioè l'arte per la conservazione e la moltiplicazione della bellezza, di tutta la bellezza; della bellezza infinita, sensoriale, sentimentale, intellettuale, ideale: e siccome la bellezza è piacere e l'arte è per il piacere, per la gioia, per la felicità fisica e psichica di chi la fa e di chi la gusta.» Le emozioni estetiche strappano all'egoismo ed alla volgarità , purificano ed elevano le anime, predispongono ad amare; e le anime, specie quelle dei fanciulli, dal piacere sensibile si elevano a grado a grado ad un sentimento estetico abituale. Nel Ricreatorio, dove si deve cominciare a formare l'abito alla morale, dove si devono cominciare a rinsaldare i vincoli dell'amicizia e della solidarietà, non deve, non può mancare il concorso dell'estetica, sia nell'abbigliamento del locale, sia nella parola del maestro assistente, sia nei lavori di disegno, calligrafia, musica, canto, lavoro manuale e ginnastica. Il bello parlando al cuore il suo potente linguaggio fa provare emozioni profonde, diletti misteriosi, entusiasmi sublimi. L'istruzione. Se l'educazione morale e la disciplina hanno avuto le cure e le attenzioni più sollecite, ancora maggiori ne ha avuto l'istruzione, che consideravo come uno dei compiti se non importante, almeno necessario. L'azione del Ricreatorio è stata guidata ed illuminata dal concetto e dal desiderio di procurare che la salute e la vigoria fisica dei fanciulli fossero state tali da permettere loro di applicarsi efficacemente, gioiosamente allo studio e di giovarsene in seguito nei molteplici uffici della vita pratica. Per la qual cosa nel Ricreatorio si è espletato ogni anno il seguente programma: Ginnastica - Canto corale - Scuola di recitazione - Studio di poesie patriottiche - Lavoro manuale Letture morali e patriottiche - Conferenze igieniche - Giuochi ginnici - Passeggiate in campagna - Escursioni - Gite d'istruzione - Musica ecc. Per gli esercizi di ginnastica libera gli alunni disponevano di tutti gli attrezzi necessari: bastoni, appoggi, anelli, trave d'equilibrio, pertiche e funi per la salita. Il cortile di S. Francesco è stato il vasto campo, ove gli alunni si sono dedicati con grande passione al giuoco del « Fout ball », della palla a sfratto, del cavallo, della cavallina vivente e di cento altri giuochi, che appassionavano l'anima infantile e soddisfavano l'istintivo bisogno di moto. E in tutto l'alternarsi di giuochi e di grida festose, il sole amico sorrideva e l'aria pura riempiva i polmoni. Nell'infanzia ogni cosa si desta, fermenta, bolle; e dove non si giuoca, dove la noia, lo scoraggiamento, la mollezza hanno eletto il loro domicilio, vanno ad albergare tutte le più tristi forme d'immoralità; le ricreazioni faticose e divertite, le occupazioni esteriori ed intelligenti sono uno sfogo, una diversione salutare. Un Gesuita del collegio scozzese di Ascott, domandato dal barone De Coubertin, se, per avventura, la molta libertà data ai fanciulli non riuscisse dannosa alla loro moralità, rispose: «Ma no; è solo l'anemia fisica che porta seco l'anemia morale, e noi qui formiamo i giovani larghi di spalle, e perciò larghi d'idee e di aspirazioni ». «L'opera riparatrice della società, che corrisponde a sensi di giustizia, di equità, d'amore, se costerà sacrifizi di mezzi, di persone, di tempo, varrà però ad evitare alla società turbamenti dannosi e sarà feconda di tali risultati da corrispondere grandemente e degnamente ai sacrifizi compiuti.» «Ogni fanciullo che delinque non è che la vittima di un delitto, che altri ha commesso contro di lui. » Giuochi liberi all'aperto. Nulla è più istruttivo, per la conoscenza del carattere di un fanciullo, quanto l'osservare cosa egli fa liberamente quando finisce il suo lavoro, quando riposa, quando traspaiono nei suoi giuochi le tendenze e la natura dell'animo suo. In forza di questo principio molta importanza ho dato ai giuochi liberi all'aperto. E qui se qualche piccolo prepotente abusava della propria forza contro un debole, questi accorreva subito alla mia protezione paterna, che interveniva; e poi conversando amorevolmente da solo a solo col forte, gli facevo riconoscere il torto da lui commesso. Nello stesso tempo mi studiavo di scavare un solco nell'anima tenera e di deporvi un germe di bontà, di tolleranza e d'altruismo. E non di rado avveniva che un piccolo offeso trovava subito protezione in qualche ragazzo più grande presente, che ammoniva o che confondeva il tristarello con buone parole. Così i fanciulli stessi sotto l'influenza d'una educazione civile, che generava la nausea della volgarità, s'infastidivano delle laidi espressioni, eco del turpiloquio delle strade e alle volte di certe case. Escursioni e passeggiate. Le domeniche di sole erano giornate di gite. I ragazzi tutti, provvisti di una modesta colazione, marciavano, con la fanfara in testa, per le vie ridenti della campagna, sempre guidati e accompagnati da me. Se qualcuno pensava di restare, subito il piacere di ricrearsi all'aria libera vinceva la fiacchezza e l'indolenza. E come si attendevano le belle giornate! E quando si ritornava, si passava in bell'ordine per le vie della città, seri e fieri nella nuova e bellissima uniforme garibaldina. «Tornano con le guancie rosse per il moto affrettato del sangue, con gli occhi splendenti di gioia, col portamento più franco, sotto la guida del loro Direttore, il maestro Enrico Franciosa, che dedica alla bella istituzione civile tutte le sue cure e il suo affetto » ebbe a dire il giornale "Il Lavoratore" nel N.° 7 dell'anno 1912. Cosi abituando ad apprendere e a gustare tutte le gioie e le bellezze della madre natura, i piccoli figli del popolo fatti uomini, non cercheranno il piacere nei giorni festivi nelle bettole fumose e fetenti, rintonanti di rauchi canti avvinazzati e di luride bestemmie contagiosissime. Giuochi di sala. Nei giorni piovosi o rigidi i ragazzi si raccoglievano nelle sale del Ricreatorio, e là intorno al tavolo, o fra i banchi o sulle sedie, alcuni giuocavano ai dadi, altri all'oca, altri al domino o alla tombola e i più piccoli con pesi di legno o con mattoni costruivano palazzi, che poi disfacevano per modellare ponti, campanili, casupole, ecc. Tutti gli esercizi, tutti i giuochi con steccone, bastoncini, piastrini, mattoni ecc. venivano fatti con una sana e Serna applicazione delle gaie letture fatte su vignette, dei racconti esposti. Letture, conferenze e proiezioni. Presso la Direzione esiste una piccola biblioteca, dono di un uomo gentile il sig. Vincenzo Brocchi. Questi con generoso e sentito sentimento di affetto perenne istituì questa biblioteca in memoria di suo suocero Dottor Masciola. Conta per ora circa 60 volumetti e tutti i ragazzi dalla 1a classe alla 6a trovano sempre qualche cosa che si addice alla loro età ed al loro sviluppo intellettuale. Quando un popolo ama i libri e legge molto, dà bene a sperare per il suo elevamento morale ed intellettuale. E i piccoli del Ricreatorio amavano la lettura, perchè appena terminato di leggere un libro, ne volevano un altro; e questo portavano a casa, avvolto con cura in un foglio. Così il Ricreatorio non abbandonava l'alunno neppure nella sua casa; la sua opera educativa continuava dentro e fuori l'istituzione. Nei giorni, poi, in cui gli alunni avevano pochi lavori scolastici, si leggevano ad essi brani di libri più importanti, da cui potevano apprendere serie cognizioni ed utili ammaestramenti intorno alla vita sociale. Per rendere poi queste letture più attraenti e più piane, ognuna di esse era accompagnata da spiegazioni e commenti particolareggiati. Le conferenze erano tenute dall'insegnante assistente e trattavano i soggetti più vari e più adatti a dare agli alunni nozioni utili ed interessanti. Erano sempre conferenze che portavano dentro il Ricreatorio la nota viva e vera della vita reale, anzi si aveva somma cura di trattare degli avvenimenti che s'imponevano per mezzo della stampa all'opinione pubblica. Con ciò non si ha da credere che i fanciulli avevano ad occuparsi di politica, no; si era mosso solo dal vivo desiderio di tenerli bene informati di quanto succedeva di più saliente nella vita della nazione, cercando d'insegnar loro che, fatti adulti e prendendo parte alla vita agitata pubblica, avessero a portare tutta la gentilezza squisita del cuore, tutta la fermezza sapiente dell'ingegno. Lavoro manuale. Come la base della vita umana è il lavoro, così la base di tutta o quasi tutta l'istruzione del Ricreatorio è stato il lavoro manuale. Questo, se per le scuole è un bisogno, per il Ricreatorio una necessità. Oggi più che mai si manifesta il bisogno, anche per ragioni sociali e per il fine che ciascuno deve conseguire, che il lavoro manuale sia introdotto come una istituzione di carattere perfettivo, che allarghi ed estenda il movimento educativo nella vita pubblica ed accompagni il futuro cittadino fin sulla soglia di essa. In quasi tutti i fanciulli v'è nelle agili dita uno spirito irrequieto, attivo di costruzione e di modificazione abbellitrice, che appaghi l'occhio. E quelle manine hanno trovato nel Ricreatorio l'occupazione necessaria. La sala, in tutti i giorni e per quasi un'ora, non era che un'officina gioconda. Tutti erano in moto. Chi tagliava, chi tesseva, chi intrecciava; qualcuno zufolava beatamente lavorando e chi si studiava di terminare un lavoro e chi un altro. I bimbi delle prime classi costruivano facili lavori froebelliani, in cartonaggio, in truccioli, come portagiornali, cornici, portaspazzole ecc. ecc. Nella sala della Direzione Didattica c'è una piccola esposizione permanente dei lavori, per i visitatori. Il lavoro non assumeva mai l'aspetto d'un compito imposto, ma il ma il giocoso e spontaneo lavorio educativo che sviluppava i sensi e l'intelligenza, che abituava all'osservazione, al giudizio sicuro e al raziocinio retto. La mano così diveniva agile ed addestrata a provvedere da sè alle piccole cose e si preparava a far risparmiare il lungo tirocinio nella bottega di qualche arte o mestiere. E famigliarizzando con gli elementi del bello, dell'ordine, della proporzione e dell'unità, si affinava nel ragazzo il sentimento naturale ed artificiale, accrescendo le poche gioie della vita. Istruzione musica e canto corale. Il canto e la musica nell'educazione hanno grande importanza, e sono potenti fattori di progresso fisico e morale, perchè fondati sopra una base fisiologica e psicologica. Da tempo è stata riconosciuta la importanza dello studio musicale; ed è perciò che esso ha avuto una parte notevole nella vita del Ricreatorio. Tutti i giorni per mezz'ora gli alunni (gruppo fanfara) venivano istruiti nei primi elementi di musica. In pochi anni di assidua applicazione sono riuscito a formare della sezione un discreto concertino musicale, che in ogni occasione non ha mancato di far conoscere il suo progresso. Due volte alla settimana poi gli alunni inscritti alla sezione del canto corale venivano istruiti nella teoria musicale e negli esercizi di solfeggio. Vennero eseguite alcune cantate a voce scoperta e altre con accompagnamento di un'orchestrina composta di ragazzi del gruppo fanfara. Vacanze annuali. Le vacanze annuali, due lunghi mesi diventano due mesi d'ozio indisciplinato. Dall'agosto all'ottobre le scuole son chiuse ed i fanciulli corrono i pericoli fisici e morali delle lunghe e calde giornate passate nelle strade, in mezzo al sudiciume, che inquina i corpi e che perverte le anime. Per ovviare a tale e tanto gravissimo danno il Ricreatorio ha sempre funzionato. Al mattino tutti gli alunni avevano una scuola di ripetizione, sia per far preparare alla prova di ottobre i ragazzi ritenuti nella prova di luglio, sia per non lasciare del tutto inoperosi quelli già approvati per la classe superiore e sia ancora per dare alle famiglie dei poveri operai il conforto di sapere che i propri figli non erano interamente liberi alla scuola della strada. APPENDICE DECALOGO DELL' IGIENE 1° Ricordati che per essere felice e contento al mondo si deve essere sano, perchè la salute è il più prezioso dei beni. 2° La sporcizia è uno degli elementi che favoriscono le malattie; e perciò cerca di tenere la tua persona e le tue vesti sempre pulite. 3° Tutte le mattine lavati la faccia con acqua fresca; lavati il collo, la nuca e le mani con acqua e sapone e pettinati il capo. Porta le unghie sempre corte e pulite. 4° Una volta al mese fa un bagno generale, e almeno ogni dieci giorni lavati i piedi. 5° Non ti insudiciare il vestito e spolveralo ogni giorno all'aria aperta. Allontana sempre la polvere e le immondizie. 6° Il vino, tutte le sostanze alcooliche, il fumo e il mangiare abbondantemente e affrettatamente fanno molto male alla salute; e perciò non fumare mai e non assaggiare mai liquori. Quando hai sete bevi solamente acqua pura. Sii parco nel mangiare e mastica bene e a lungo ciò che mangi. 7° Nella tua bocca, nel tuo naso e sulle tue mani possono trovarsi i germi di diverse malattie; e perciò per non nuocere agli altri e a te, quando hai la tosse metti il fazzoletto o la mano innanzi alla bocca, sputa nelle sputacchiere, non metterti le dita nel naso o in bocca e lavati le mani con acqua e sapone prima di mangiare. 8° Sulle sostanze alimentari e nelle frutta si possono trovare germi di molte malattie; preferisci perciò gli alimenti cotti e caldi- perchè il fuoco distrugge i germi - e lava sempre la buccia alle frutta che devi mangiare. 9° L'aria pura è necessaria ai tuoi polmoni, al tuo sangue e quindi alla tua salute; e perciò la mattina appena esci di letto spalanca la porta o la finestra della tua casa e respira a pieni polmoni; lavora all'aria aperta, quando lo puoi, evitando però l'umidità e le correnti d'aria. 10° La vita di onesto ed attivo lavoro è necessaria alla serenità del tuo spirito come l'esercizio fisico è necessario a tonicizzare i tuoi nervi, a rinvigorire i tuoi muscoli e a dare agilità e sveltezza al tuo corpo. E perciò non stare mai in ozio, va a letto presto la sera e levati presto la mattina. DECALOGO CIVILE DEL GIOVINETTO 1° Ricordati che lo scopo della tua vita dev'essere quello di giovare alla famiglia, alla società e al tuo paese. 2° L'interesse tuo personale sia sempre sottomesso al bene di tutti. 3° Difendi i deboli, soccorri i vecchi e ama i poveri. 4° Di' la verità sempre, ad ogni costo, se voi essere creduto e stimato. 5° Ricordati di eseguire scrupolosamente i tuoi doveri, quando sarai grande, sul lavoro, nella società. 6° Studia con amore la tua bella lingua, perchè tu impari a non parlare e a scrivere bene. 7° Tienti pulito nella persona e nelle vesti se vuoi mantenerti sano ed essere bene accolto da per tutto. 8° Rispetta la strada, le piante e i monumenti pubblici, perchè la tua città sia bella e ammirata. 9° Saluta ed interroga con modi cortesi e rispondi ad ognuno gentilmente; non essere prepotente con nessuno. 10° Ricordati che chi maltratta le bestie dimostra animo cattivo. DECALOGO DELLA STRADA 1° La strada è la casa di tutti. Avvezzati a considerarla non come un luogo destinato ai tuoi giuochi, ai tuoi divertimenti, alle tue monellerie e ai tuoi comodi. 2° Ogni inconveniente, ogni danno, che tu ad essa arrechi, è una mancanza di cui devi render conto alla società ed ai cittadini, che hanno tutto il diritto, quando ti vedono commettere qualche monelleria, di ammonirti. 3° Se un ingombro sulla via ti dovesse ostacolare il compimento dei tuoi doveri, non ti lagnare, pensa quante volte tu stesso coi tuoi baccani hai arrestato il movimento dei cittadini. 4° Se rispetti la casa devi rispettare la strada. L'educazione d'un popolo si giudica innanzi tutto dal contegno che egli tiene per la strada. Dove troverai la villania per le strade, troverai la villania nelle case. 5° Se vuoi avere bella, pulita, decente la strada, sii decente e pulito tu stesso nel corpo, nelle vesti e nelle parole. Non lordare muri, porte, ringhiere e monumenti con le più sozze e sciocche figure e iscrizioni. 6° Non gettare sulla pubblica via immondezze, non sollevare mai la polvere della strada, non sputare dove vien viene, non danneggiare le piante, non tirar sassi, non stuzzicare gli animali. 7° Mostrati sempre educato, cortese, gentile e compiacente coi cittadini come coi forestieri. 8° Avvezzati a rispettare la vecchiaia, la miseria, il lavoro, 9° Non andare incontro ai pericoli e non provocarne con l'arrampicarti sui muri, carri, tramvai, alberi, cancelli ecc. Non disturbare gli altri col tuo portamento, con grida, schiamazzi, chiamate inutili, insulti triviali e indecorosi. 10° Rispetta soprattutto le scuole, gli ospedali, i circoli d'istruzione e d'educazione, che servono non solo all'istruzione, all'assistenza e all'educazione di tuoi concittadini, ma anche all'istruzione, all'assistenza e all'educazione tua stessa. GIUDIZI E COMPIACIMENTI Avvocato Gennaro Ripandelli -- Melfi . Casa, 25-4-1911 «Mio caro maestro Franciosa, Vi ringrazio della vostra bella relazione sul nostro Ricreatorio per l'anno o nell'anno 1909-1910. La vostra è una buona azione, e tanto più buona perchè arriva opportuna a richiamare l'attenzione dei cittadini sopra una santa istituzione, alla quale tutti, senza preoccupazione e passione di parte, dovrebbero dare il loro contributo. Sia lode a voi dunque, e faccia Iddio che le ire partigiane e malsane non turbino lo sviluppo del nostro Ricreatorio. Con una cordiale stretta di mano credetemi sempre G. RIPANDELLI. » Il Prefetto Commissario Civile per la Basilicata . Potenza , 2 maggio 1911. « Egregio Signore, Mi compiaccio vivamente della efficace sua opera educativa diretta allo incremento d'una fra le più importanti istituzioni sussidiarie della scuola popolare. Le auguro di conseguire mandato, e mentre le porgo le mie azioni di grazie per il sempre maggiori soddisfazioni nel disimpegno del delicato il più fervido voto per il progresso morale e materiale del gentile invio del suo recente opuscolo sul Ricreatorio, formo nobilissimo istituto. Con distinta considerazione Quaranta Vincenzo » Insegnante Quaranta Antonio -- Melfi . Melfi , 7 maggio 1911. « Carissimo collega, Grazie della bella relazione sul Ricreatorio, che mi hai mandata. L'ho letta con piacere, e mi compiaccio con te per l'opera buona compiuta, opportunamente in questo momento turbinoso in cui s'è tentato menomare il prestigio della scuola con basse ed infami calunnie. Hai dato un altra prova che il Corpo insegnante di Melfi ha sempre mirato in alto, luminosa facendo della sua nobile missione un vero apostolato di amore e di santa abnegazione in pro dei figli del popolo. Continuiamo per la nostra via sereni e tranquilli, con sempre crescente fede nei destini della nostra patria diletta, e daremo così la migliore risposta ai nostri maligni detrattori, che resteranno confusi ed avviliti. In alto i cuori e sempre avanti. Ti saluto con affetto. Tuo A. QUARANTA. » Avv. cav. Pistolese Giuseppe - Melfi . Melfi , maggio 1911. «Caro Maestro, Vi ringrazio per l'invio della vostra ultima pubblicazione. Io che come componente del Patronato ebbi a constatare le cure assidue e intelligenti che consacraste con entusiasmo alla nobile istituzione, trovo nel vostro libro la migliore conferma. Saluti cordiali. Vostro G. PISTOLESE.» Archivista Notarile Vincenzo Sacchitella -- Melfi . Melfi , maggio 1911. «Preg.mo Sig. Enrico Prof. Franciosa - Melfi . Ho ricevuto il tuo opuscolo "Melfi e il Suo Ricreatorio". Grazie di cuore. Già il suo contenuto mi era noto, perchè da te letto nell'adunanza della Commissione del Patronato Scolastico, di cui facevo parte e che ti tributò le meritate lodi per l'opera tua energica ed amorevole spesa a vantaggio di una nobile e pietosa istituzione. Ora sento il dovere aggiungere i miei personali compiacimenti. Abbiti una stretta di mano dal tuo amico VINCENZO SACCHITELLA. » R. Ispettorato Scolastico - Melfi Melfi , 24-10-1914. «Gentilissimo sig. Franciosa, A codesti baldi giovanetti del Ricreatorio ed a V. S. che abilmente li educa a nobili sensi rendo vive grazie per gli auguri ed i fiori offertimi, graditi dall'animo mio, come segno di affetto sincero sentito e promettente. Cordialmente saluto SALERNO R. Dalla Relazione sul tema "Che cosa deve fare il maestro per assicurare l'assidua frequenza degli alunni alla scuola, letta dal Prof. Zappella Costantino nelle Conferenze Magistrali di Melfi . PAG. 15. "Si istituì anche la fanfara con abito e berretto uniforme; si somministrò agli alunni poveri la refezione, ed il Ricreatorio, per unità d'indirizzo, di responsabilità e di andamento, fu affidato al collega Franciosa, il quale vi attese con zelo ed assiduità. L'anno testè decorso poi, il Ricreatorio, affidato nuovamente al collega Franciosa, si è messo alla pari di quelli delle principali città d'Italia." "Il Lavoratore", Anno VII, — Melfi , 10 marzo 1912-N. 7. «GLI ALUNNI DEL RICREATORIO POPOLARE. «Da qualche tempo per le vie del paese, come papaveretti fiammanti, passano gli alunni del nostro ricreatorio, nella nuova e bellissima uniforme garibaldina. Sfilano in bell'ordine, serii e fieri, con la fanfara in testa che suona marce militari ed escono dalla città per acquistare salute e forza nelle passeggiate ginnastiche per le vie campestri. E ritornano con le guancie rosse per il moto affrettato del sangue, con gli occhi splendenti di gioia, col portamento più franco, sotto la guida del loro Direttore, il maestro Enrico Franciosa, che dedica alla bella istituzione civile tutte le sue cure e il suo affetto. Ecco un'altra istituzione, che ha avuto per virtù dell'Amministrazione Popolare risveglio e vigore: languiva ormai abbandonata e senza alcun entusiasmo, ora rinasce in mezzo alla simpatica attenzione della cittadinanza, perchè ognuno capisce fa ogni giorno progressi, si esercita una efficace attrazione sui figli del popolo, che abbandonano l'ambiente corruttore della strada e entrano in un ambiente sano e civile, nel quale si irrobustisce il corpo e si educa l'animo. Poichè oltre le passeggiate, il Ricreatorio ha l'insegnameneto della ginnastica, dei lavori manuali, e di ogni altra disciplina che insieme divaghi ed educhi il fanciullo.» "Il Lavoratore" - Anno VII - Melfi 9 gennaio 1912, n. 15 «Solo al Ricreatorio si è fatto qualche cosa, ma esclusivamente, per buona volontà del maestro Franciosa e per personale iniziativa del Sindaco, il quale direttamente ha acquistati gli strumenti della fanfara ed ordinate le divise da garibaldini.» " Il Lavoratore" - Anno VII - Melfi , 3 dicembre 1912 N. 30. «IL RICREATORIO POPOLARE. Con vera soddisfazione segnaliamo i grandi progressi che il nostro Ricreatorio per l'incremento dell'educazione fisica e morale dei fanciulli, vien facendo, mercè l'impulso dell'attuale Amministrazione Comunale e per la solerzia del suo Direttore Tecnico, Enrico Franciosa. Il numero degli alunni è aumentato notevolmente; la fanfara che prima aveva solo 11 strumenti ora ne ha 23; come pure le uniformi da garibaldino sono aumentate da 20 a 40. «Il Direttore, Enrico Franciosa, che molto si adopera a favore di sì nobile istituzione, ha iniziata una pubblica sottoscrizione allo scopo di istituire un fondo per la premiazione degli alunni, che così potranno affezionarsi ancora di più alla loro scuola di educazione. Apprendiamo intanto con piacere che S. E. il Principe Doria-Pamphilj, per il suo Agente di Melfi , ha aderito con un sussidio di L. 225. Esprimiamo l'augurio che altri enti morali vorranno imitare l'esempio del Principe Doria. Il Ricreatorio, come istituzione laica e di assistenza sociale, ha bisogno della maggiore cura da parte di tutti, per l'alto fine morale cui vuol conseguire.» "Corriere delle Puglie" - Anno XXIX - Bari , 22 agosto 1915-N. 233. « ... egregiamente funziona anche il numeroso e disciplinato Corpo di giovani esploratori, sotto l'instancabile direzione del prof. Franciosa Enrico, che tanto bene ha avviata la sua diletta fanfara del Ricreatorio. Essi fra l'altro, hanno cura dei soldati feriti che transitano da questa stazione ferroviaria, dando loro, a spesa del Comitato, ciò di cui normalmente ha più bisogno il viaggiatore. I feriti, che per ragione di mancate coincidenze debbono pernottare a Melfi , hanno dal Comitato vitto ed alloggio e l'indomani i bravi esploratori in carrozza li accompagnano alla stazione, eppoi redigono il loro dettagliato rapportino.(Ocirne). » "Il Giornale d'Italia" - Anno XV - Roma , 24 settembre 1915-N. 266. «I GIOVANI ESPLORATORI A Melfi . Anche noi, in quest'ora di rivendicazioni nazionali e di solenni affermazioni patriottiche, abbiamo un magnifico drappello di Giovani Esploratori. Il maestro elementare prof. Enrico Franciosa, che della sua carriera fa un vero apostolato, ha saputo in breve tempo organizzare circa cinquanta giovanetti, che ha ben disciplinati e che istruisce in ogni giovedì e domenica: in questi giorni, il simpatico manipolo, della bella uniforme, ordinato militarmente, al comando del capo-squadra D'Addezio Antonino, percorse le vie della città, preceduto dalla brava fanfara del Ricreatorio popolare anch'essa dovuta alle infaticabili cure del prof. Franciosa: indi, si reca in piazza d'armi per le esercitazioni di obbligo.» "Corriere delle Maestre", Anno XIX - Milano 28 novembre 1915, n. 8 « Al completo le istituzioni integratrici della scuola primaria e popolare: il Patronato, che lo scorso anno, fornì indumenti, quaderni, libri e refezioni a ben cinquecento allievi; le bibliotechine pei giovinetti e quelle di cultura per i maestri; il ricreatorio; il corpo dei piccoli esploratori con la fanfara, che suole associarsi a' momenti di entusiasmo patriottico ond'è suscettibile la cittadinanza. Di tali provvidenze, che sono pure caldeggiate dall'egregio direttore didattico, sig. Bergamasco, è anima l'instancabile insegnante, sig. Franciosa, pel quale la scuola è apostolato. Indimenticabile, in vero, l'impressione ricevuta l'11 c. m., ricorrenza nazionale, vedendo il piccolo corpo musicale dal grazioso uniforme e dal passo militare, guidato dal detto Franciosa, e seguito da un drappello di minuscoli garibaldini dal camiciotto rosso, percorrere le vie della città, sonando inni patriottici. (Goffredo).»

Giuseppe Bonitatibus

La scuola industriale in Basilicata. Prolusione all' anno scolastico 1903-04, nella R. Scuola d'Arti e Mestieri di Potenza. ???, ??? 1904

Signori, Come gli uomini, le cose o le regioni, hanno il loro quarto d'ora di ribalta nella molteplice vicenda della vita. Da un poco in qua, per esempio, sul piedistallo dell'interesse collettivo, è stata collocata, abbastanza in luce, una fra le più povere, ma anche fra le più nobili provincie ne: La Basilicata. Ne trattò nella sua poderosa opera «Nord e Sud» il Nitti ; la difese dalla tribuna parlamentare e la illustrò, l'On. Ciccotti ; la venne a visitare un vecchio, Capo del Governo, l'on. Zanardelli ; ne hanno scritto, con competenza, in due laboriose monografie, l'On. Lacava e l'ing. Spera; se ne occupa ora con una serie di articoli su giornali politici, l'on. Materi. Tutto questo nel breve volgere di pochissimo tempo, quasi come se una angosciosa premura incalzasse questi uomini egregii, quasi come se tra essi e tra una moltitudine di altri concittadini che, se non ne hanno scritto ne hanno certamente discusso ed a lungo, si fosse sviluppata come una febbre di interessamento. Eppure la Basilicata esisteva già, anche prima che l'On. Presidente del Consiglio la venisse a scoprire, ed alle disperate condizioni odierne non è giunta per un cataclisma atmosferico o geodinamico, nè per un crac di Borsa, ma a gradi, ma lentamente, ma fatalmente! Aggregata alla grande nazione italiana, questa nostra povera regione, per la sua innata fierezza e per la nobiltà delle sue tradizioni, non seppe o non volle presentare alla patria il conto del suo patriottismo, e dovettero passare 20 anni prima che la vaporiera portasse nel suo Capoluogo l'alito della nuova civiltà, e ne passeranno, forse, chi sa quanti ancora prima che tutti i suoi centri di popolazione avranno una strada, o una condotta d'acqua, o un filo telegrafico; prima che i suoi cittadini cesseranno di pagare il triste tributo di vite alla malaria ed al tifo. Io non intendo muovere rampogne, chè anzi desidero compiacermi di questo risveglio nostro dall'ignavia davvero vergognosa di tanti anni, e, per quanto mi è dato, desidero di portare il mio modesto tributo alla rigenerazione di questa cara contrada, dove ho giocato da bambino, dove lavoro da uomo, e della quale mi sento figlio, pur non essendovi nato, pel diritto sacro di avere affidato alla sua terra le ossa dei miei cari. Non vi spaventate però. Io non intendo di affrontare l'arduo problema regionale in tutta la sua vasta e scabrosa proteiformità. Troppo esso è difficile e troppe parole si son dette. Intendo invece di compiere un dovere che si integra nelle quotidiane occupazioni della mia vita. Leggendo, e studiando anche, come la serietà dei lavori e degli autori me ne facevano obbligo, tutta la recente bibliografia sulla provincia nostra, ho invano cercato tra le tante proposte qualcuna che si occupasse in modo adeguato del suo sviluppo e del suo avvenire industriale, tutte, o quasi, mirando allo studio del risollevamento dell' agricoltura in questa contrada, generalmente, ritenuta per eminentemente agraria. Ma può, oggi, all'alba di questo secolo ventesimo, che trasmette il pensiero ad enormi distanze senza mezzi tangibili di comunicazioni, e che ha raccolto tutto il faticoso patrimonio di scoperte del secolo decimonono, per cui le braccia umane non possono più sostenere la concorrenza delle macchine che entrano dappertutto, nella casa, nel campo, nell'officina; può oggi una regione, qualunque essa sia, disinteressarsi della quistione industriale? Si può oggi, come una volta, distinguere le regioni in agricole, industriali, commerciali, quando per lo sparire delle distanze, per le cresciute esigenze delle nuove generazioni, per la forma stessa della produzione, ciascuna di queste varie attività si compenetra e si completa nell'altra? Quando il contadino ha bisogno della macchina agraria per produrre, e delle vie di sbocco sui luoghi di consumo, rapide ed economiche, se vuol sostenere la concorrenza degli altri mercati? 50 anni fa, non più che 50 anni fa, quando la posta si distribuiva nei paeselli attaccati sul greppo di una montagna quasi inaccessibile, una volta la settimana, e quando ciascun centro di popolazione doveva pure pensare da solo a soddisfare a tutte le esigenze della sua vita, le piccole industrie locali e casalinghe, se proprio non fiorivano, vivevano almeno: Oggi non più. Non perchè oggi sia cessato o diminuito il bisogno, chè anzi esso è cresciuto a mille doppii per le cresciute esigenze della vita moderna, ma perchè, oggi, quella produzione grossolana, grave, primitiva, non corrisponde più al bisogno nostro, al nostro gusto più fine, alla nuova signorilità delle nostre nuove abitudini, e quel che è peggio, costa di più. Quella sedia tozza, quel tessuto pesante da coatto, quelle serrature mastodontiche, quei mobili antiestetici, quelle maioliche decorate con animali antidiluviani, non appagano più il nostro senso artistico, nè soddisfano le nostre esigenze e la nostra borsa. E quando, a parità di condizioni, dai mercati delle città più civili d' Italia e dall'estero, da tutti i centri industriali e manifatturieri ci può essere fornito tutto ciò facilmente, con risparmio e con l'ap [mancano le pagine 11-12-13-14] suddetto, anche essa è abbandonata al più incerto destino, giacchè gran numero delle Scuole industriali d' Italia non hanno officine, altre le hanno soltanto di nome, perchè prive di gran parte del necessario, come a Potenza, altre non sono di proprietà della Scuola, perchè affidate allo sfruttamento di aziende private, come a Genova . E per citare un esempio, che ci tange tanto da vicino, la nostra scuola ha vissuto i suoi primi 15 anni di vita senza l'ombra di un'officina, mentre pure portava il pomposo titolo di Scuola di Arti e Mestieri. Indubbiamente tutto questo è caos, per riparare il quale, Governo e Parlamento avrebbero l'impellente dovere di intervenire provvedendo con una legge alle seguenti quistioni: 1. - Organizzazione didattica, unica, di tutte le Scuole industriali italiane, classificate in Scuole superiori industriali - Scuole medie industriali-Scuole d'Arti e Mestieri con programmi generali determinati ed identici per tutte le Scuole. Con tale organizzazione si avrebbero 3 tipi di Scuole industriali progressive, dopo le elementari, paragonabili ai 3 tipi delle scuole professionali; facendo così agli operai lo stesso trattamento che ai prediletti dalla fortuna, ed aprendo a quelli, come a questi, una palestra per la prova della propria intelligenza e buon volere, e pel raggiungimento di quella posizione sociale che dovrà formare, con la coscienza civile, la base del benessere. I programmi, generali, sarebbero frazionatamente applicati in ciascuna scuola a seconda del tipo che questa dovrebbe assumere, subordinatamente alle esigenze industriali della regione. Di tal che potrebbe bene una Scuola aver l'uno o l'altro dei vari laboratorii industriali pratici, ma il programma per ciascuna sezione dovrebbe essere sempre lo stesso, poichè non si comprende come un meccanico, od un elettricista, o un intagliatore, qui a Potenza possa essere istruito in maniera diversa che a Milano. 2. - Organizzazione finanziaria unica e sicura di tutte le Scuole industriali d' Italia sotto l'egida di una legge. I Comuni, le Provincie, le Camere di Commercio, possono, nell'interesse dello sviluppo industriale della propria regione, invocare dal Governo il concorso per l'impianto e pel mantenimento di una scuola industriale; ma ottenutolo, il loro contributo nella spesa di esercizio dell'istituto non potrà mai scendere al di sotto di un minimo indispensabile, e tanto meno venir soppresso, senza la volontà di tutti gli Enti del Consorzio e senza che Governo e Parlamento studino e valutino le ragioni materiali e morali del provvedimento. 3.- Costituzione di un ruolo organico per tutti gli insegnanti delle Scuole industriali, con un minimum umano di stipendio per ciascuna categoria e con tutti i diritti e doveri degli altri impiegati dello Stato, cioè trasloco, agevolazioni ferroviarie, pensione di riposo, promozioni per merito e per anzianità, aumenti sessennali, etc. Ed è così semplice, così logico, così umano, questo desiderio di essere trattati come tutti gli altri impiegati dello Stato, che proprio appare strano come in questo momento, dopo 43 anni di vita nazionale, se ne debba ancora parlare ed invocare come una pietosa elemosina un provvedimento di giustizia. 4. - Assegnamento di valore legale alle licenze delle Scuole industriali, alla stessa stregua che in tutti gli altri tipi di Scuole, col diritto agli industriali di pretenderne l'esibizione dagli operai, e col dovere di corrispondere loro almeno un minimum di salario. Ma prima che tutto questo riordinamento generale della Scuola industriale italiana diventi un fatto compiuto, occorre purtroppo molto tempo e molta buona volontà. E intanto a noi del meridionale le necesità incalzano gravi ed impellenti. I nostri giovani operai o coloni emigrano a migliaia, portanti in giro pel mondo l'ignoranza e spesso la maledizione per la Patria lontana, maledizione forse non ingiusta perchè, francamente, noi non sappiamo se a loro pro abbiamo compiuto tutto il nostro dovere. Senza occuparmi dell'insegnamento Agrario, che esce fuori dell' orbita di questo lavoro, che cosa abbiamo fatto noi, Governo ed Enti locali, per l'istruzione e per l'educazione dei nostri operai? In questa nostra provincia che si estende per 10 mila chilometri quadrati e che è popolata da circa mezzo milione di uomini, l'unico istituto industriale che esiste è questa Scuola di Arti e Mestieri. Povera, cara Scuola, che è la nostra pena ed il nostro orgoglio, e che noi affidiamo a voi e a tutti gli uomini di cuore e di pensiero, perchè la difendiate e la sospingiate verso i destini che le sono dovuti. E intanto la sola provincia di Milano conta ben 18 Scuole industriali, quella di Como 17, quella di Napoli 15, di Firenze 10, di Alessandria , Roma, Torino, Novara , Catania, 7 e così via, fino a discendere ad una sola in queste nostre tristi province di Potenza, di Cosenza, di Catanzaro etc. E intanto il Governo spende all' anno per le sole scuole speciali della Provincia di Torino lire 150949, per quelle di Napoli 99000, per quelle di Genova 72700, per quelle di Firenze 36650, per quelle di Vicenza 36400, per quelle di Venezia 33000 fino a discendere alla Basilicata con lire 4000, che erano state anche ridotte, ad onta del decreto reale, a L. 3500, e che solo da qualche anno sono state ripristinate - dopo una campagna promossa dall' On. Consiglio Direttivo e da me, e propugnata da quasi tutti i deputati della provincia e dall' On. Ciccotti . Figurarsi che ci volle tutto l'interessamento di questi uomini egregi per ottenere che fosse portato al concorso normale il sussidio del Governo, stabilito per Decreto Reale; ed occorse un memoriale all'On. Zanardelli Giuseppe, per ottenere una volta tanto un sussidio di lire 1000 per le officine, già stanziate in bilancio! E se per caso mi si obbiettasse che in certe scuole importanti, come e più della nostra, il Governo concorre con somme anche inferiori alle lire 4000, io risponderei subito che, se ciò è vero, non è meno vero, però, che nella maggiore parte dei casi si tratta di scuole serali soltanto, che quelle scuole non hanno officine proprie che assorbono gran parte del Bilancio, e che gli altri Enti concorrono con somme cospicue, come ad esempio a Foggia dove la sola Camera di Commercio accorda lire 38000 annue, a Fermo la Provincia lire 17500, a Cosenza la Camera di Commercio lire 17500, a Livorno il Comune lire 12000, a Napoli Comune e Provincia lire 70000, mentre qui da noi, Comune, Provincia e Camera di Commercio concorrono con sole lire 7500. Tutte queste cifre, però, potrebbero anche non rappresentare nulla di concreto, se non si badasse alla popolazione su cui queste somme sono ripartite ed alla maggiore o minore convenienza della spesa. Per tutte le scuole industriali e commerciali d' Italia si spendono in complesso lire 2.389.674 con una quota di lire 8000 per ogni centomila abitanti mentre da noi la spesa è di appena lire 2222 per 100 mila abitanti, e tenendo conto del solo concorso dello Stato, che raggiunge per tutto il regno la somma di lire 732474, i 500 mila abitanti della Basilicata dovrebbero essere sussidiati dal Governo nelle loro scuole industriali con lire 12200 annue, ed invece ne hanno soltanto 4000! Di tal che se la distribuzione dei benefici in Italia dovesse essere fatta con un certo sentimento di giustizia, noi dovremmo avere nella nostra Provincia almeno 3 scuole industriali o commerciali con 40000 lire da spendere, di cui 12200 da parte dello Stato, invece ne abbiamo una sola con un bilancio ordinario di lire 11500. Ma la Lombardia, ma il Piemonte , ma il Veneto , il Genovesato etc. sono regioni dove fiorisce l'industria, mi sento spesso ripetere, onde la necessità di correr loro in aiuto in proporzioni maggiori. Ma la Basilicata, dico io, è una regione dove l'industria non c'è, e ci dovrebbe, anzi ci deve essere, e poichè gli altri, industriali sono già diventati, sarebbe tempo che lo diventassimo un poco anche noi, e su noi si cominciasse a riversare, da ora in poi, parte di quel beneficio che per tanti anni è piovuto colà. E se le altre regioni italiane sono più attive, più civili, più industriose della nostra, tanto meglio per loro, noi non lo siamo e vogliamo divenirlo oramai; e credete pure, se a noi non mancherà la fede, la concordia e la volontà, lo diventeremo, perchè nella testa di questi poveri figliuoli pulsa un cervello egualmente attivo, volenteroso e pensoso che negli altri giovanetti d' Italia. Ed ora riassumo e concreto per non essere accusato di vagare fra i campi fioriti delle idealità senza finalità pratiche. Per la formazione della coscienza industriale necessaria, oltre che all'industria vera e propria, anche all'agricoltura, che con l'industria deve procedere di pari passo, occorrono le scuole industriali. Di Scuole industriali in Basilicata non ve ne è che una sola, questa d'Arti e Mestieri poverissima. E pur volendo, per ora, rinunziare a tutto quanto noi abbiamo diritto, per la formazione di altre scuole consimili sufficientemente sussidiate, non possiamo non insistere perchè questa unica, almeno, viva una vita dignitosa ed adeguata ai bisogni di una intera, vasta e popolosa regione. Si è definita da tutti la Basilicata eminentemente agraria, ma non si è pensato che con l'agricoltura razionale va di pari passo la macchina agricola, e con la macchina il macchinista; si è osservato che noi possediamo immagazzinato, nei corsi precipitosi dei nostri fiumi e torrenti, un tesoro di energie perduto, anzi dannoso, e non si è poi parimenti detto che la disciplina di queste energie si riduce alla costruzione di opifici meccanici, ed al bisogno di operai relativi; si è deplorato che le nostre vinacce vanno perdute, che i nostri oli ed i nostri vini sono prodotti coi mezzi di Noè, che i nostri grani sono macinati da antiche retrecine; che noi dipendiamo in tutto e per tutto dalla produzione forastiera che, assorbe milioni e milioni della nostra ricchezza, che dico, della nostra miseria; si è biasimato che una quantità sconfinata delle nostre terre non sia destinata alla coltura della barbabietola per la produzione dello zucchero, che le nostre lane siano esportate a prezzi bassissimi, che la ginestra che cresce sulle nostre brulle pendici, senza alcuno aiuto della mano dell' uomo, abbia pure una fibra tessile che potrebbe essere utilizzata in filati ordinari per la produzione di tele da imballaggio, o da sacchi, o da altro uso consimile; e non si è poi parimenti constatato che, anche quando esistessero opifici industriali, e il capitale e la volontà dei nostri concittadini si decidessero alla produzione del cremore, dell' acido tartarico, degli oli e vini raffinati, di farine, di paste, di zucchero, di tessuti etc. mancherebbe sempre l'operaio adatto, e, più che l'operaio, la coscienza operaia. S. E. l'on. Zanardelli Giuseppe, nella relazione che precede il progetto di legge in pro della Basilicata, costatando lo sviluppo dell'impianto di officine per la produzione di energia elettrica, consiglia alla Scuola di Arti e Mestieri la produzione di operai elettricisti, fuochisti, macchinisti, ma purtroppo, per la triste fatalità che accompagna questo istituto, mentre nel progetto di legge citato prevede e provvede a tante esigenze grandi e piccine, dimentica poi del tutto che, volendo aggiungere delle nuove sezioni di elettricisti-macchinisti etc., è necessario un aiuto finanziario adeguato. E della Scuola non una parola nei provvedimenti finanziarii (in nota: Produzione di energia per illuminazione, Da qualche tempo ha preso un certo sviluppo l'impianto di officine per la produzione di energia elettrica a scopo d'illuminazione. Sono così illuminate Potenza, Lagonegro, Matera, Lauria e parecchi altri centri minori, e siccome ciascuna di queste officine richiede capi tecnici, elettricisti, macchinisti e fuochisti che per lo più vengono di fuori, sarebbe bene che la Scuola d'Arti e Mestieri di Potenza si occupasse di formare operai adatti a questo genere di lavoro per occupare in esso l'emento locale - G. Zanardelli Giuseppe - Relazione che precede il progetto di legge per la Basilicata.) Già questo problema degli opifici e degli operai, presenta tutti i caratteri di una involuzione. I nostri capitalisti non si arrischiano ad investire i loro capitali in un' industria qualsiasi, perchè sanno di non trovare elemento locale a cui corrispondere un modesto salario e da cui pretendere un sufficiente corredo di cognizioni: i nostri giovanetti, invece, non orientano la loro vita verso l'officina o verso la macchina, perchè sanno, prima di tutto, che il titolo che acquisteranno è destituito di valore legale, e poi che, non esistendo opifici, non avrebbero dove sviluppare la loro attività. Assegnamo noi un valore ad una di queste incognite e subito a questo corrisponderà un valore per l'altra. E cominciamo dalla più impellente e dalla più umana delle due, quella della produzione degli operai. Chè se l'altra non corrisponderà nè in tutto nè in parte, e i nostri giovanetti dovranno pur sempre espatriare, per lo meno ramingheranno colti e capaci, preparati alle lotte della vita e con un ricordo più affettuoso del paese ove nacquero. La fucina di questi operai dovrà essere la Scuola, ed alla Scuola bisognerà accordare i mezzi che Le occorrono. L'ordinamento avvenire di questa nostra Scuola sarà completo quando saranno istituite le seguenti 4 sezioni che si impongono alle esigenze del paese. 1.° Lavorazione del legno - Sezione falegnami, ebanisti, intagliatori in legno, tornitori. 2°. Lavorazione del ferro Sezione fabbri-aggiustatori, fonditori, tornitori. 3°. Lavorazione della pietra e laterizi - Sezione capimastri, scalpellini, intagliatori in pietra. 4°. Sezione fuochisti, macchinisti-elettricisti. Di queste sezioni, indispensabili in questo paese, non vi è ora che l'embrione delle prime due. Bisogna completare quelle esistenti e provvedere alle altre due - e per far ciò, il bilancio è assolutamente insufficiente. Le scuole di Catanzaro e di Cosenza, per esempio, in due provincie del tutto paragonabili alla nostra, hanno rispettivamente un bilancio di lire 16500 e lire 19000, quella di Potenza invece di appena lire 11500. E quelle non hanno che le sole sezioni per le lavorazioni del legno e del ferro come da noi. E mentre per la scuola di Catanzaro l'impianto della sola officina meccanica è costato parecchie diecine di migliaia di lire, per la stessa officina a Potenza ha concorso il Governo con L. 1000 e la Provincia con L. 750! Eppure l'illustre prof. Cavalli ispezionando la scuola nel 1900, quando non ancora aveva lo sviluppo odierno, proponeva al Ministero una spesa, una volta tanto, di almeno lire 6000 ed un aumento ordinario di bilancio di lire 2200 ( E. Cavalli - Relazione al ministero sulla Scuola d' Arti e Mestieri di Potenza Agosto 1900). Da allora, all'officina falegnami, ebanisti, intagliatori si è dato un assistente (indispensabile) non potendo un uomo solo provvedere a tanti svariati e complessi insegnamenti, con un numero rilevante di apprendisti; e lo stesso bisognerà fare per l'officina meccanica, con l'aggiunta fatta ora delle sezioni tornitori e fonditori. Ai due capi officina si è dovuto aumentare lo stipendio da L. 1000 a L. 1500, per sentimento di dignità umana, e per evitare lo sconcio che i capi d'arte di questa scuola, « che avrebbero tanto più bisogno di permanervi, quanto più speciale e pratico « è l'insegnamento, vi passino invece come meteore, e vi restino solamente quel tanto che basti per attendere un'occupazione meno transitoria e più rimunerativa, prestando l'opera propria a malincuore, senza fede nell'avvenire, con grave scapito della serietà e continuità degli studi (in nota: Nei 5 anni da che ho l' onore io di dirigere questa scuola vi sono passati 3 professori di disegno e 4 capi officina dei fabbri. ) E gli allievi non hanno neanche il tempo di affezionarsi al proprio maestro e di comprenderne, e seguirne il metodo, che questi già li abbandona alle cure di un altro (in nota: Bonitatibus - Relazione del Direttore sull'anno scolastico 1899-900.) ». All'insegnante d'Italiano, Storia e Geografia, con 18 ore d'insegnamento per settimana, si corrisponde ora uno stipendio di L. 600! All'ufficio di segreteria si è dovuto provvedere con la nomina di un segretario, essendo impossibile al solo Direttore adempiervi insieme alle altre incombenze sempre maggiori d'insegnante, di Direttore della Scuola, del Convitto e delle officine, di economo etc. E, per l'aumentato numero degli apprendisti nelle officine, le spese pel materiale di lavoro, consumato anno per anno, si sono addirittura quintuplicate, pur avendo sottoposto ogni più piccolo acquisto al più rigido controllo, sia per conto della Direzione, sia per conto del Consiglio d'Amministrazione (in nota: Il Governo riportò nel 1901 il suo sussidio al concorso normale con l'aumento di L. 500 annue, e l'Amministrazione Provinciale nell'ottobre scorso deliberò un aumento ordinario di L. 500 portando il suo contributo annuo a L. 2500.). Così, mentre da una parte le esigenze e le spese si sono sempre più accresciute, la scuola non ha avuto nemmeno quell'aumento ordinario di Bilancio che l'ispettore ministeriale riteneva indispensabile fin dal 1900! A quanto dovrebbe ammontare il Bilancio della Scuole per poter fare fronte degnamente a tutte le sue esigenze, e per acquistare quel carattere di serietà che pure deve avere? Per quel diritto che mi danno i 7 anni da che sono nella Scuola, della quale ho seguito col più vivo affetto ed interesse tutte le vicende, io credo che il suo bilancio ordinario dovrebbe salire da lire 11500, quale è oggi, a lire 20000, risultando la maggiore entrata di lire 9500 appena sufficiente pel maggior pigione dei locali delle due nuove sezioni, per gli stipendi ai nuovi insegnanti, capi d'arte ed assistenti relativi, per un doveroso aumento di stipendio al professore di Storia e Geografia (il prof. Leggeri aveva uno stipendio di lire 1200, mentre l'insegnante attuale ne ha solamente 600), pel pagamento di un qualsiasi sussidio all' insegnante di Matematica e Computisteria che da 4 anni insegna gratuitamente, per una rata annuale per acquisto e consumo di macchine utensili ed una per sciupo di materiale da lavoro necessario all'insegnamento, per acquisto annuo di materiale scolastico indispensabile, per maggiori spese di illuminazione, cancelleria, riscaldamento etc. Chi dovrà provvedere alla maggiore spesa? Gli Enti che sussidiano la Scuola sono: Il Governo. La Provincia. La Camera di Commercio. Il Comune di Potenza. Di questi; il Comune di Potenza è stato dalla Commissione reale dichiarato nello stato di insolvenza legale; la Camera di Commercio non può più nem- meno pagare i propri impiegati, per l'onere che ha per altri 5 anni ancora delle rate di pagamento del palazzo, che è la sua sede e quella della Scuola, e, in ogni modo, sopra poco più di 10 mila lire di bilancio ne accorda già, con encomiabile generosità, 4000 alla scuola, pur prescrivendone il Decreto Reale lire 3000. Restano la Provincia ed il Governo, che sono proprio i due Enti da cui la Scuola attende fiduciosa l'aiuto. Un aiuto doveroso ed urgente. Per invocare ed ottenere l'aiuto, però, bisogna dimostrare di meritarlo, e sopratutto non bisogna mai adagiarsi nella comoda attesa della manna celeste, soprafatti come da un senso di nirvana, apati, fiacchi, senza energia e senza iniziative. Pur troppo questa accusa deve essere mossa un poco a noi Basilicatesi, e se così non fosse, l' on. Presidente del Consiglio non sarebbe venuto a scovrire la Basilicata, che per la maggior parte di noi era e rimane ancora sconosciuta. Io intendo però di scagionare questa Scuola dall'accusa, specie pel periodo di questi ultimi due anni in cui Essa é stata guidata da un Consiglio Direttivo intelligente e volenteroso, al cui capo, all' egregio ing. Severini, interpetre del sentimento dei miei colleghi e dei discepoli, io volgo ora il pensiero riconoscente. In questi ultimi pochi anni la scuola più che modificata si è trasformata. Mentre il numero degli allievi del Corso diurno è cresciuto da circa 20 ad oltre 70, quanti saranno in questo anno, viceversa il numero degli insegnanti teorici si è ridotto da 5 a 3 per ragioni di unità didattica...... ed economica. Mentre esisteva appena un embrione di officina per falegnami che permetteva il lavoro a soli 3 o 4 allievi, nell'anno decorso oltre 40 alunni hanno lavorato contemporaneamente nelle due officine, imparando i mestieri del falegname, dell' ebanista, dell'intagliatore, del tornitore in legno, del fabbro, del meccanico, dell'aggiustore, a cui si aggiungeranno in questo anno, quello del fonditore e del tornitore in ferro. Mentre la Scuola pel passato è stata solamente Comunale, non permettendo che ai soli giovanetti di Potenza di frequentarla, con la costituzione di un Convitto annesso, essa ha acquistato quel carattere di provincialità che non aveva prima; e nell' anno decorso 10, e questo anno circa 20, giovanetti della provincia frequentano l'istituto, riportando poi nei loro paeselli, con l'affetto addirittura filiale pei loro maestri, quel corredo di cognizioni che li faranno bravi, ricercati, e stimabili operai. E tutto ciò non essendo parso sufficiente, si sono fatti, nell'anno ora decorso, e si continueranno anche in questo nuovo anno scolastico, dei corsi straordinarii di lingua inglese e di conduttori di caldaie a vapore, impartiti gratuitamente, il primo, dell'egregio prof. Giocoli, della nostra Amministrazione Provinciale, e l'ultimo, dal Direttore della Scuola. Alla produzione della Scuola, che è andata sempre crescendo, sono stati cointeressati i giovani che imparando l'hanno prodotta, di tal che ogni fanciullo, per la sua parte, ha raccolta una indennità maggiore o minore, a seconda della classe che ha frequentata e della capacità e buona volontà dimostrata. Così questa Scuola, pur tanto povera e modesta, ha dato, auspice l'energia e l'affetto di chi l'amministra, per la prima credo in Italia, l' esempio di accogliere ed istruire i bambini in un mestiere, educarli, fornir loro tutto il materiale da lavoro e le macchine utensili necessarie, senza poi pretendere da essi il pagamento di alcuna tassa scolastica, ed invece fornendo loro la blouse, il berretto, qualche volta il vestito, e delle indennità in danaro, non già sotto la forma umiliante dell' elemosina, ma sotto quella, dignitosa, di un premio pei lavori eseguiti. E non poche volte quei pochi soldi sono dai bambini consegnati direttamente alla mamma per l'acquisto del pane! Ora è più inutile che io continui in questa specie di autoapologia che ripugna anche alla modestia del Consiglio Direttivo e degli insegnanti. I prodotti della Scuola nell' anno scolastico 1902 1903 eccoli qui. Giudicateli voi, che vi siete degnati di onorare con la vostra presenza questo sereno ambiente di attività e di lavoro; giudicateli voi, come nei 5 anni passati da che è invalso l'uso di queste esposizioni annuali, con le quali la Scuola rende pubblico conto dell'opera sua. E li giudichino anche gli Onorevoli Enti che con tanto lume di civile coscienza hanno finora concorso al mantenimento e sviluppo dell'istituzione. Li giudichino serenamente e seriamente, e ponderate e vagliate le strettezze nelle quali l'istituto si dibatte, che arrestano o intorpidiscono il suo ulteriore sviluppo, si pongano francamente il dilemma: O la Scuola è necessaria e procede per una via diritta di progresso e di miglioramento, ed allora è necessario altresì che l'aiuto finanziario e morale sia sufficiente e proporzionato al suo sviluppo ed alle sue esigenze. O la scuola è inutile o, peggio ancora, dannosa, ed allora è inutile e dannoso lo sperpero del danaro dei contribuenti, e bisognerà avere il coraggio di assumere a viso aperto la responsabilità di buttarla giù, e chiudere per sempre questo unico istituto industriale che esiste in Basilicata. Una sola cosa è certa, ed è che lo stato presente di incertezze, di battaglie quotidiane con la miseria, di preoccupazioni di ogni ora, non può e non deve durare. Non può e non deve, perchè già da tempo, da troppo lungo tempo, su questa derelitta terra lucana incombe grave l'oblio; non può e non deve, perchè in Italia, fortunatamente ancora, si rispetta tutto ciò che è nobile e buono, e nulla è più nobile e più buono di questa forte e paziente contrada; non può e non deve perchè gli uomini che la governano nelle amministrazioni locali, da una delle quali, prima ancora che dallo Stato, attendiamo l'aiuto, sono quanto di più degno e generoso questa terra produca. Con questo augurio, bambini, ritorniamo fiduciosi al nostro lavoro consueto; fiduciosi nell' aiuto della Patria, nelle nostre forze e nel nostro avvenire. E mandiamo un saluto a tutti i bambini nostri conterranei lontani, che, senza coltura, forse senza entusiasmi e senza fede, hanno abbandonato il paesello nativo per ramingare nel mondo alla ricerca del pane. Voi, piccoli operai, contadini, lavoratori, che abbandonaste la patria per non rivederla forse più mai; voi, vittime sacre della malaria e del tifo in regioni forestiere; voi, cavalieri ignoti del lavoro fra gente sconosciuta, senza carezze e senza baci, solitarii fra popoli che non vi comprendono e che voi non comprendete; voi, martiri veri che stentate senza lamenti la vita e senza tributo pietoso di lagrime sparite, u- nità anonime fra i caduti dell'esistenza; voi, cui non applauso di platea vi sospinge agli eroismi quotidiani ed oscuri; siete voi i veri, i grandi eroi. Qui, sulle tradizioni torbide e paurose delle vostre torture fisiche e morali, noi prepariamo la generazione nuova più colta, più forte e.... forse più felice. Signori, In nome di S. M. il Re dichiaro aperto l'anno scolastico 1903-04, e vi prego di concedere, con le vostre mani autorevoli, gli attestati di lode ed i premi ai seguenti giovanetti che nel decorso anno scolastico si resero degni per intelligenza, disciplina e buona volontà. Premio di 1°. grado COVIELLO ROCCO - Ebanista intagliatore - Licenziato Medaglia d'argento e libretto postale di lire 28,00 Premio di 2°. grado MARTORANO MICHELE - Ebanista intagliatore - Licenz. Medaglia di bronzo e libretto postale di lire 36.00 MAZZONE FRANCESCO - Fabbro - 1° Corso - Convittore Medaglia di bronzo e libretto postale di lire 14,00 DE MARTINO FRANCESCO - Falegname - 1° C.so - Conv. Medaglia di bronzo e libretto postale di lire 14,00 GUIDA LORENZO - Fabbro Corso Prepar. - Convit. Medaglia di bronzo e libretto postale di lire 14,00 TROSO NICOLA - Falegname Corso Preparatorio Medaglia di bronzo BERNALDI FRANCESCO - Ebanista - 2° Corso Medaglia di bronzo e libretto postale di lire 20,50 Potenza, 26 Ottobre 1903. IL DIRETTORE G. BONITATIBUS

PASQUALE DI NUNNO

Il ricreatorio educativo a Montemilone Melfi , Tip. Editrice F.lli Insabato 1910

ALL'ILLUSTRE CAV. GAETANO PROF. COGO R. PROVVEDITORE AGLI STUDI DI POTENZA MENTE ELETTA CUOR NOBILE RISPETTOSO OMAGGIO Egregi Signori, Ideali nuovi di giustizia sociale, studi profondi di investigazioni e trovati moderni per realizzare il benessere dell'umanità soffiano impetuosamente in giro nella nostra vita civile. Ed in questo turbine anche la scuola è sospinta nell'ora presente dalla fede oramai incrollabile che tutti i sociologhi ed uomini di governo, militanti in qualsiasi partito, hanno unanime nella cenerentola di ieri. Nè il nostro popolo rimane indifferente. chè una voce imperiosa gli dice: Avanti! Avanti!, ed il colosso cammina, cammina, accendendosi a palpiti di vita nuova per tutte le buone e belle cose, non ostante lo scetticismo di alcuni solitari retrogradi e cariati. Nè dobbiamo meravigliarci di queste tendenze, perchè il vero, il buono ed il bello prevalgono nel cuore e nel sentimento di tutta l'umanità, e nell' Italia nostra sono come naturali disposizioni. Ma chi raggiungerà la meta desiata e tanto disputata? Chi conquisterà il palio? L'uomo educato, o Signori. Educate ed insegnate ad amare è il grido che prorompe nei parlamenti, nelle conferenze e nei congressi; educate ed insegnate ad amare ci suggeriscono i nostri superiori nelle loro istruzioni; educhiamo ed insegniamo ad amare diciamo noi a noi stessi. E se la scuola degli antichi Romani era presieduta dalla dea Educa, noi, figli non degeneri, aggiungeremo a quella Amore, il più bello ed il più antico degli dei: l'uno completa l'altra. Canova Antonio rappresentò divinamente coi celebri gruppi in marmo queste due deità affascinatrici; Gérard François ne dette la splendida visione col suo capolavoro nel Louvre di Parigi ; noi educatori abbracceremo queste deità che ci riscalderanno e ravviveranno la mente ed il cuore. Ed in questo divino amplesso la nostra prole acquisterà la forza necessaria per la desiata meta. Ma basterà il nostro entusiasmo ad educare i fanciulli a noi affidati? Non vorrei qui delinearvi un quadro abbastanza brutto per dimostrarvi che l'entusiasmo dei maestri non basta; ma, l'affetto sinceramente sentito per questa mia patria elettiva, i miei personali sentimenti e l'ufficio delicatissimo che occupo, mi obbligano a sollevare un lembo del velo che copre questo brutto quadro. Però, o Signori, se il quadro è brutto, e se c'è dolore, ciò non è imputabile del tutto a noi, bensì ad un complesso di cause che va ricercato in tanti anni di servaggio, di umiliazioni e prostrazioni ad assassini incoronati, che tennero tiranneggiando sino a cinquant'anni or sono il bel reame, chiamato, da un eminente statista inglese, sorriso di Dio, mentre il suo governo, negazione di Dio. Noi non vedemmo questo sorriso di Dio mutato in inferno di tormentatori e tormentati, annichilito per arte d'interni e stranieri oppressori; ma i nostri genitori, oh quante volte, ci raccontarono, quasi tre manti, le nequizie di una tirannide la più sospettosa e crudele. Noi quando aprimmo gli occhi alla luce, e quando pensammo di avere una patria, la vedemmo avvolta nella sua porpora, libera, forte e coronata dalle sue torri. Un lavacro del più puro sangue dei suoi migliori figli l'aveva mondata dalla lebbra di che giacque da tanti secoli. La tirannide conculcò lo spirito, la volontà, il genio meridionale, che pur aveva dato all'umanità sommi letterati, pittori, scultori, musicisti, filosofi e patrioti, come Sannazzaro Iacopo , Salvator Rosa , Bernini Giovanni Lorenzo , Genovesi Antonio , Filangieri Gaetano , Vico Giambattista , Pagano Francesco Mario , Caia e Cirillo. E nelle armi basterà ricordare quella nobile figura del Risorgimento italiano che fu Pepe Guglielmo . Ma la tirannide fu l'Idra di Lerna le cui teste dovettero essere arse ed il mostro lasciò a noi le stimate dolorose che non scompaiono del tutto ancora. Ecco la ragione della constatazione della miseria civile ed intellettuale del Mezzogiorno, che si presta come vittima allo studio dei sociologhi e di chi ama il nostro miglioramento. Ricordate, o Signori, la domanda che faceva un giornale della capitale? Quali le virtù e i difetti nel Mezzogiorno d' Italia ? L'ignavia, risposero quasi tutti concordi scrittori, scienziati, poeti. Triste parola ; ma, diciamolo fra noi, non è vero che la pigrizia ci padroneggia ancora? Non è vero che rimaniamo quasi sempre freddi spettatori dell'altrui progresso? O dormenti nel giorno, il gallo canta, Ferve il lavoro e cedon l'ombre al ver. Signori, il periodo storico delle congiure, delle barricate, delle rivoluzioni, delle battaglie e delle vittorie è chiuso, ma un altro periodo storico è aperto, inalberando la sua bandiera non meno gloriosa di quella della vittoria delle armi; quella cioè dello studio, dell'educazione, del lavoro e della pace universale. non sono «Il Giovanettin che passi per la via », lo «Addio, mia bella, addio» non che canzoni patriottiche d'altri tempi e ricordanze soavi delle nostre guerre d' indipendenza; altre canzoni ed altri inni canta ora il nostro popolo. Ma veniamo al nostro scopo; ed io vi tratteggerò il quadro con quella sincerità che congiunge e fonde le anime in un'anima sola più che non faccia la suggestione dell' eloquenza. I fanciulli a noi affidati stanno in media 4 ore al giorno e nelle scuole sdoppiate 3. In un anno scolastico, sottraendo le vacanze e le feste, i ragazzi godono del nostro indirizzo educativo, su per giù, per 2 ore, e le classi sdoppiate per un'ora e mezza. Qui si ferma l'opera educativa del maestro, ed alla fugace carezza d'amore di questo martire, devoto al proprio dovere di uomo e di cittadino, subentra per 22 ore al giorno l'azione d'un ambiente inquinato e corrotto. Perdonate! Tolto il ragazzo dalla scuola egli è costretto a tuffarsi in quell'ambiente, incontrando e stringendo relazioni e connessioni coi suoi simili d'ogni età e d'ogni sesso lì per le strade sudicie e nelle bettole infernali. Quivi diverse lingue, orribili favelle, Parole di dolore, accenti d' ira, Voci alte e fioche, e suon di man con elle. Quivi altri educatori, più valenti del maestro di scuola, più coll'esempio che colla parola dei nobili sentimenti, nella loro scuola di strada, danno spettacoli vivissimi di alcoolismo, di violenze, di risse, di teppismo, di ribellioni e tumulti. Tutte queste barbarie lordate da sfoghi d' invettive e discorsi turpi, osceni, riluttanti. Bravura un atto d' impulsività; prodezza un atto di furfanteria; talento un atto di ruberia o borseggio; coraggio mettere fuori il coltello ed alle spalle accoltellare il suo simile. Fama di loro il mondo non lassa, Misericordia e giustizia gli sdegna. Ma v'è di più: il ragazzo abbandonato a se stesso, per imitazione e suggestione foggia la sua psiche a quelle date bravure e prodezze ed addestrasi in ogni genere di turbolenze; mentre la ragazza, questa pura e dolce creatura, questa rosa che si schiude al sole della illibatezza e della virtù, quest'angiolo che sotto le sue grandi e radiose ali deve paradisiare l'uomo affranto dalle lotte quotidiane per la vita onorata, si conduce per altra via oscura, che, ahi, quanto a dir qual' è, è cosa dura. Ma non basta: la famiglia, specialmente nei paesi rurali, non continua l'opera di rigenerazione del maestro; anzi, quasi sempre, discredita e demolisce. Spesse volte una mammina, allora quando un bamboccio ha commesso una biricchinata, la sentite esclamare iraconda: Quest' è la educazione che t'insegna il maestro. E la colpa è tutta nostra, solamente nostra. E non è raro il caso che un padre rozzo, o una madre ignorantella, arrivino pubblicamente in istrada ad offendere chi ha in custodia i loro figli: insulti poi che non si lanciano con parole vaghe, ma con vocaboli precisi e determinati, sol perchè un loro figlio è stato ripreso per la sua villania (in nota: Il maestro signor Copersino fu l'altro giorno ingiuriato in istrada dalla madre d'un suo discepolo, la quale gli dette del mangione e del ciecato.). E così noi ci troviamo ogni giorno in una condizione dolorosa: dobbiamo lambiccarci il cervello, arrovellarci l'anima, serbare una condotta più che esemplare dar tutto noi stessi per ingentilire i piccoli ometti, ed in contracambio ci vengono serbate offese ed ingiurie. Non mancano però, per vero dire, persone elette, che sanno con benignità apprezzare la missione del maestro di scuola; alle quali persone noi sentiamo riconoscenza, ammirazione e gratitudine, confidando sempre che l'opera loro non ci venga mai meno. In conseguenza di tale ambiente, i fanciulli crescono per lo più senza freno, capricciosi e rozzi, giacchè l'amore, il vero amore dei sentimenti superiori, è un mito, e l'esempio trascina al male. Con tale corredo poi entrano a far parte della grande famiglia umana ove o si riformano o incontrano la morte civile. E quand'anche in una buona famiglia si voglia ben custodire e difendere le proprie creature, il bisogno, «terribile signore», scrisse il Parini Giuseppe , spinge i genitori ad abbandonare al proprio destino la cara prole per andare al lavoro, rincasando a tarda sera, quando i loro bimbi, sonnecchiando, chiudono gli occhi. Fortunati questi geni- tori se rincasando non hanno a piangere gravi disgrazie, o se, come giorni passati accadde, non trovino che le brutte ed or- ride Parche abbiano tagliato il filo della vita al frutto delle loro viscere. Ed ora vada l'estremo vale a quella bimba la cui alma alla sua stella riede (in nota:Filomena Mennuti di Attilio, un gioiello di bimba di ro anni, morta bruciata il 29 marzo u. p. mentre i genitori erano in campagna a lavorare.). È un quadro che trafigge il cuore; ma se non c'è dell'esagerazione, è pur troppo tratto dal vero. Da ciò il dovere per i maestri, per le famiglie e per i dirigenti, di essere i favoreggiatori di tutte le istituzioni nuove che hanno caratteri di utilità educativa. La nostra scuola poi, coi suoi maestri degni, deve reagire contro quella così funesta dell'ambiente; e al ricreatorio incivile e del vizio opporremo quello civile e della virtù, Sorreggeremo amorosamente il ragazzo a noi: affidato, lo rialzeremo nelle sue cadute, lo ecciteremo, lo stimoleremo, lo spingeremo sulla via del bene, perchè non rimanga vittima inconscia di quella sfinge che precipita i deboli nel burrone. Questo è lo scopo della nostra riunione ; quest'è l'intenzione delle mie povere parole; questa fu la mira principale, nell'ultima sua venuta, del nostro beneamato e valoroso Ispettore Prof. Ciarla Guglielmo , che aiutato dall'impareggiabile gentiluomo signor Pantaleo, R. Commissario del nostro aprico Comunello, istituì il Ricreatorio scolastico, e dispose che i bravi colleghi giovani, forti d'animo e ricchi d' ingegno per luce vivida e propria, facessero, come fanno, funzionare per tutto l'anno nei giorni di vacanza il Ricreatorio. Quivi per le attrattive della vita libera, per i vantaggi fisici,, intellettuali e morali, che accompagnano i nostri figli, li faranno accorrere sempre più numerosi fra le amorevoli braccia dei maestri, i quali troveranno nell'opera benedetta la loro poesia, e le loro ispirazioni, come dalle alate odi di Carducci Giosuè e dalle divine terzine di Dante . Ma basterà poi questa istituzione ad educare e salvare le nuove generazioni? Ma qual è il programma del nostro Ricreatorio?... Son questi precisamente gli argomenti che saranno trattati con più larghe vedute di idee da uno dei colleghi miei, in un altro giorno, con la sua abituale vivacità e ricchezza d' eloquio. Noi constatiamo con piacere che il primo passo è fatto, il più arduo, il più difficile; e quando saranno superati i primi ostacoli, oh! allora sarà più facile apportare altri benefici aiuti ai figli nostri. Il primo passo è fatto, e il prof. Ciarla Guglielmo , l'ispiratore di così benefica istituzione si abbia il plauso umanime e riconoscente di questa popolazione. E voi, o Signori, abbiate fede nell'opera nostra, alle volte vilipesa, perchè non conosciuta abbastanza, ed incomprensibile da chi non ama, e da chi non ha il culto per quella vergine in bianca veste. Liberiamoci una buona volta dalle piccole passioni personali e dalle nostre puerili discordie; risvegliamo lo spirito ed attacchiamoci con tenacia al progresso della civiltà e della scuola, la predestinata alla grande emancipazione delle coscienze. Avanti! Avanti è il grido fatidico, e guai a rimanere indietro; saremmo miseramente travolti e soffocati dal turbine. «II dilemma è questo oramai: o riformarci o morire: o piegare alle esigenze» dei nuovi tempi, o scendere nel sepolcro «per lenta consunzione». Le finalità della vita sono comuni, e comuni devono essere gli sforzi per la conquista del vero, del buono e del bello, e mentre i maestri, queste anime giovani di una giovane Nazione, non verranno meno all'amoroso loro compito, i dirigenti del nostro comune e tutte le persone di cuore assisteranno e circonderanno coi loro migliori palpiti la nuova istituzione educativa per renderla veramente efficace. Ho finito; ma prima di chiudere devo rinnovare un voto. Achille, il più valoroso dei Greci, offeso dal suo migliore amico, ritirossi sotto le tende; ma quando Patroclo fu ucciso da Ettore, ripigliò il campo e vendicò l'amico. Vorrà ripigliare il campo chi m'intende? Carità di patria glielo consiglia. Stringiamoci adunque in un fascio solo; fondiamoci tutti in un sol uomo per la salvezza dei nostri figli, e sia benedetto l'amore universale. Montemilone , il 24 aprile 1910.

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