
Statutum de reparatione castrorum
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Lo Statutum de reparatione castrorum (cioè lo statuto sulla riparazione dei castelli), è un dispositivo di accertamento giuridico avviato dall’imperatore Federico II di Svevia intorno al 1230 e compilato in maniera più compiuto tra il 1241-1246. Esso contiene un minuzioso elenco di edifici difensivi, con l’indicazione delle comunità (non sempre quelle più vicine geograficamente) che dovevano provvedere al loro mantenimento o alla loro riparazione: insomma, pur non essendo un repertorio completo dei castelli regi, essendo registrati solo quelli il cui mantenimento era affidato ai sudditi, restituisce comunque un quadro piuttosto preciso del capillare sistema difensivo del Regno.
Le terre di confine erano quelle meglio munite di fortificazioni, quelle più interne, invece, prevedevano un numero maggiore di domus. Il Giustizierato di Terra di Lavoro e la Contea del Molise contavano 42 castelli e nessuna domus. Principato e Terra Beneventana avevano 37 castelli e 4 domus. In Abruzzo vi erano 27 castelli e 3 domus. In Terra di Bari si contavano 13 castelli e 3 domus. In Terra d’Otranto vi erano 13 castelli e due domus. In Basilicata e in Capitanata era concentrata la maggior parte delle domus, circa i due terzi di quelle totali: ve ne erano rispettivamente 9 e 28, a fronte, rispettivamente, di 20 e 24 castelli. Per la Calabria e la Sicilia non vi sono indicazioni nello Statutum.