date

1984

author

Lear, Edward

title

Sosta a Venosa: E. Lear

summary

bibliography

  • E. Lear, Viaggio in Basilicata, traduzione di V. Pepe, Venosa, Osanna, 1984.

teibody

SOSTA A VENOSA

25 settembre

Il Castello di Venosa, un’antica e bella costruzione del 15mo secolo, è attualmente abitato da Don Peppino Rapolla e dalla sua signora. Accompagnati da Don Nicola, dal quale ho invano cercato di staccarmi, siamo usciti al mattino presto e ci siamo seduti a disegnare, mentre il nostro educato ospite indugiava attorno a noi, fino a che ho fatto capire che forse saremmo rimasti lì per due o tre ore; solo allora si decise a lasciarci. Dopo aver attraversato il burrone, abbiamo disegnato la città di Venosa con le sue vecchie chiese, le case pittoresche, e sul fondo il purpureo Monte Voltore: è uno dei più piacevoli panorami che abbia visto in questa parte del Regno. […]

Abbiamo esplorato l’intera antica fortezza feudale: una lunga scala a chiocciola conduceva alle prigioni sotterranee, i cui scuri e tetri muri erano coperti con frasi, scritte dalle mani dei disperati prigionieri. La maggior parte di questi dolori ricordi risalivano all’inizio del 16mo secolo, e una gran quantità di brutti racconti si potevano comporre dalla malinconica lista delle iscrizioni. Poi c’erano quattro stalle da vedere, ognuna capace di ospitare 50 cavalli, e un profondo fosso circondava tutto il vecchio castello, con altre case, ecc. ecc. - «Quae nunc describere», eccetera. -.

Ritornando a mezzogiorno alla Casa Rapolla, trovammo che l’ora del pranzo era stata fissata per le tre pomeridiane – guaio per noi queste ore di moda del nostro caro ospite! – perché con questo arrangiamento il nostro pomeriggio dedicato a disegnare dovrà essere abbandonato. Don Peppino e sua moglie erano già a pranzo ed il trattamento fu eccellente in ogni particolare. La conversazione è tornata spesso sulla letteratura inglese – Shakespeare, Milton, ecc. -, nella quale vi sono state opinioni diverse, ma tutti erano d’accordo su «quell’adorabile autore Walter Scott»! Il Canonico legge uno dei suoi romanzi al mese, e tutta la famiglia era felice con essi; sono egualmente al corrente di altri ben noti autori inglesi. La cucina è più accurata e fantasiosa di quella che abitualmente si trova nelle province, e siamo pressantemente invitati ad assaggiare questo piatto di seppia, a gustare questi funghi… I vini sono pure supereccellenti e le piccole olive nere le migliori che ci siano, tutto poi è servito con molto buon gusto.

Dopo il pranzo siamo passati nella biblioteca, una grande camera piena di libri, dove abbiamo preso il caffè e ricevuto la visita del Giudice e di altri Venusini; dopo siamo andati fuori in carrozza per vedere i leoni della città. Prima: l’antica cattedrale, rovinata dai restauri moderni, imbiancata con calce malamente sovrapposta; solo una buona arcata rimane intatta; molti frammenti, appartenenti all’arte romana, sono costruiti dentro le mura. Poi la chiesa della Trinità, un maestoso antico e basso edificio con archi appuntiti. Due grandi leoni in pietra custodiscono la porta d’ingresso; accanto un vestibolo contenente una sola colonna, attorno alla quale, secondo la superstizione popolare locale, se due persone fanno il giro tenendosi per mano, possono essere sicuri di rimanere amici per tutta la vita.

L’interno di questa interessante chiesa è miseramente guastato dall’abbandono e da aggiunte; nei muri sono ancora visibili molti sbiaditi affreschi di vecchia data; uno di Papa Niccolò che ha sofferto poco a causa del tempo. Vi sono anche le tombe di Roberto il Guiscardo, e Ademberta sua moglie, ma vergognosamente abbandonate, poiché la chiesa della Trinità è una disgrazia per Venosa.

Da qui siamo andati a visitare una chiesa su grande scala iniziata dai Benedettini, la cui costruzione fu interrotta da un terremoto o per mancanza di fondi; c’è una bella prospettiva di colonne, ma l’area dell’intero edificio è ora coperta da erbe selvatiche e in parte convertita in vigneto, le cui viti formano una strada pergolata là dove un tempo doveva essere una navata centrale: niente è più pittoresco di questa verdeggiante rovina.

Dopo siamo andati a vedere i resti dell’anfiteatro, una rovina solo parzialmente scavata; e quindi al castello, dove c’era una «soirèe» e del buon canto, fino alle 4 del pomeriggio, ora in cui siamo ritornati alla Casa Rapolla per la cena. Questa è la moda di Venosa.

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