I percorsi letterari della Calabria. La novellistica

date

1544-1573

author

Matteo Bandello

title

Lucio Scipione Atellani (Matteo Bandello, Novelle I 46)

summary

bibliography

  • Matteo Bandello, Le novelle, a cura di G. Brognoligo, Bari, Laterza, II, 1928

teibody

IL BANDELLO a l’ illustre e gentil signora la signora MADDALENA SANSEVERINA.

Se io, molto cortese e magnanima signora mia, mentre che lo spirito mio informerà questo corpo non mi dimostrassi verso voi e tanti da voi ricevuti benefici con tutto il cor grato, veramente d’eterno biasimo degno mi giudicherei. Ma perché io, qual io mi sia, mi do a credere e non senza ragione che la ingratitudine sia uno degli sconci, enormi e vituperosi vizi che caschino in qualsivoglia persona, mi son sempre sforzato di fuggirlo e tuttavia me ne sforzo, cercando quanto più si può da quello allontanarmi. Ora perciò che io non posso di pari gratitudine a la vostra infinita cortesia e reale liberalità corrispondere, ché sempre avete con la generosità de l’animo vostro quale voi séte ne l’opere da voi magnificamente fatte dimostrato; questo almeno farò io, che confessandomi di gran somma debitor vostro e cominciando quanto per me si può a sodisfarvi, farò noto al mondo che io non voglio esser ingrato dei ricevuti da voi benefici, parendomi che sola la confessione del debito sia quasi un principio di pagamento. Onde con quelle picciole forze che io posso cominciando a sodisfarvi, una mia novelletta molto breve, recitata questi di dal nostro vertuoso messer Girolamo Cittadino in casa del signor Lucio Scipione Attellano a la presenza di molte belle donne e da me al numero de l’altre accumulata, v’appresento e dono, portando ferma openione che voi quella con allegro viso accettarete. E a darvi questa mi son mosso parendomi che a voi meglio che ad altri convenga, perciò che quella séte che oltra la liberalità e cortesia che in voi sono grandissime e tra l’altre vostre doti in voi risplendono come ne la serena notte la luna fra le minori stelle, onorate e senza fine guiderdonate i vertuosi che conoscete. So anco che più i frutti de l’ ingegno vi agradiscono e dilettano che non fanno le gemme, l’oro e le ricche vestimenta, de le quali cose la Dio mercé copiosa ed altrui tanto liberal ne séte che non solo al bisogno di chi vi richiede liberamente allargate le mani, ma assai sovente le aspettazioni e speranze altrui col largo e sontuoso vostro donare prevenite. Degnarete adunque prestar l’orecchie a ciò che il nostro gentil Cittadino ci dice d’un leggiadro e vertuoso atto usato verso un vertuoso uomo da una nora di Carlo di questo nome settimo re di Francia. E riverentemente supplicandovi che vi piaccia tenermi ne la vostra buona grazia, umilmente vi bascio le mani. State sana.

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