
Le fonti storico-educative nella Basilicata di età liberale
date
1867 - 1914
author
title
Conferenze magistrali
bibliography
- T. Corbi Guasteveglie, Insegnamento del disegno, Potenza, Garramone e Marchesiello, 1900
- P. Gambacorta, I più facili, più utili, dilettevoli esercizi di educazione fisica nel corso popolare, Potenza, Soc. Tip. La Perseveranza, 1912
- M. Bergamasco, Parole inaugurali e di chiusura pronunziate nelle Conferenze Magistrali a Melfi il 21 e il 28 settembre 1912, Melfi, Tip. Liccione, 1912
- V. Plastino, Conferenza di v. Plastino nel Congresso magistrali di Melfi, Melfi, Premiata tip Errico Insabato erede f.lli insabato, 1912
- N. Romano, Gli asili infantili in Basilicata, Relazione svolta al Primo Congresso lucano contro l'analfabetismo, Potenza, Tip. La Perseveranza, 1914
- R. Smith, Discorso pronunziato da R. Smith nella chiusura della Scuola magistrale in Potenza, ??, ??
- P. Di Nunno, Convegno magistrale a Palazzo S. Gervasio, Melfi, Tip. Insabato, 1910
- M. Claps, L'insegnamento della lingua e del comporre nei suoi due gradi, Potenza, Tip. La Perseveranza, 1911
- L. Stocchi, Agli insegnanti elementari della lucania. Parole del Regio Ispettore scolastico prof. Luigi Stocchi nella chiusura della Scuola di metodo pei maestri d'adulti e delle prime conferenze magistrali pel corrente anno 1866-67, Potenza, Santanello, 1867
- L. Stocchi, Discorso inaugurale pronunziato nell'apertura delle conferenze magistrali in Potenza il di' 28 marzo 1867 dal regio ispettore scolastico prof. Luigi Stocchi, Potenza, Santanello, 1867
- C. Zappella, Relazione letta nel corso delle conferenze magistrali svoltosi a Melfi dal 21 al 28 settembre 1912 sul tema "Che cosa deve fare il maestro per assicurare l'assidua frequenza degli alunni alla scuola", Melfi, Tip. A. Liccione, 1912
- A. Renzi, Conferenze Pedagogiche Ed Agrarie Tenute In Potenza Ai Maestri Elementari Nel Settembre 1889, Potenza, Potenza, Tip. Garramone e Marchesiello, 1890 (estratto)
teibody
Raffaele Smith
Discorso pronunziato da R. Smith nella chiusura della Scuola magistrale in casa editrice
anno
Signori
La scuola magistrale aperta in questa città ai 15 del passato Luglio giunge oggi al suo termine; e mi spero, se non fallo, che sia stata compiuta da noi secondo il programma del Governo, che ci siamo studiati di recare in atto in ogni sua parte con quella diligenza che abbiamo potuto maggiore. Con il compimento di questa scuola il Governo ha adempito altresì la sua parte di obbligo rispetto al circondario di
Persuadetevi innanzi tempo che l'opera del maestro di scuola elementare, perchè produce il suo effetto quanto sicuro tanto tardi, non è stimata al presente d'alcuni municipi quanto to deve essere; non è curata d'alcuni vostri comunali, perchè non ne intendono l'importanza; non è rimeritata, perchè non se ne ponderano le difficoltà; ma siate forti, rendetevi maggiori della loro ignoranza; calpestate le loro difficoltà; rilevatevi trionfanti sopra i loro raggiri con una coscienza piena di buon volere, e con la mente serena e dispregiatrice di miserabili trovati. Leggerete forse nei diarii e nell'effemeridi bistrattare il nostro modo d'insegnamento ed i principi onde moviamo, ma sappiate che vi sono uomini i quali vendono la loro parola come il mercatante la merce, come il sicario il suo pugnale; e che il lazzarismo letterario, degno delle nostre scuole elementari per essere educato, fa bottega immodesta della libera stampa. Vedrete, quando metterete mano alla santa opera quanta sia grave la mole che dovete edificare, singolarmente per l'ignoranza, e più pei tradizionali pregiudizi che dovete vincere e dissipare; ma non vi disanimate; pensate che una Provvidenza vi à scelti a strumenti della civiltà, e a mezzi per compiere i suoi fini eterni; pensate che l'Italia aspetta da voi una progenie di forti e virtuosi, che dovranno formare la sua gloria; pensate a quella satisfazione che vi prepara il compimento del vostro dovere quando camminando per le vie del vostro comune guarderete quei fanciulli da voi educati, addivenuti uomini savi, meritare l' osservanza dei vecchi. Oh! ditemi se allora non siete largamente compensati, potendo dire voi soli: o patria mia, tu mi desti fanciulli ed io ti rendo uomini; mi desti ignoranti ed io ti rendo sapienti; tu mi desti quei che t'ignoravano ed io ti rendo cittadini virtuosi che ti amano.
Ma se il Governo compie oggi il suo compito, con terminare la scuola magistrale del circondario di
E se costoro, o Signori, mi risponderebbero ricantandomi l'indegno lamento della mancanza dei mezzi, risponderei loro: guardate in
Se non che al presente ricordo con giubilo che in questo Distretto medesimo vi sono stati di molti municipi i quali hanno operate con nobiltà e con senno meraviglioso; poichè questi, mentre gli altri si giacevano in una indegna non curanza delle cose scolastiche, mandarono giovani a spese del comune per assistere convenientemente alla scuola magistrale, li fornirono di libri e stabilirono somme per provvedere alle scuole elementari dei loro comuni. Municipi son questi, o Signori, degni di libertà; municipi che sentono la dignità nazionale e consiglieri onorati che hanno ingegno ed animo di compiere il mandato loro commesso dal popolo. Ma nel parlare dei municipi e dei bisogni delle scuole elementari ho dimenticato voi da cui, col mio collega, siamo per dipartirci; dimenticava il debito che entrambi abbiamo di ringraziarvi per la vostra diligenza mostrata in udire le nostre lezioni, della pazienza nel sobbarcarvi a fatiche disusate, e della bontà con cui avete ricevuto i nostri ammaestramenti, i quali comechè fossero stati informati dal pensiero di essere vostri colleghi ed amici e non maestri, pure qualche volta avevano quell'aspetto di superiorità che, anche non volendo noi, si accompagnava al modo d' insegnamento. Ma voi di ciò non vi siete doluti affatto, essendo persuasi che, per mantenere la disciplina di una scuola, è mestieri rispettare certe osservanze e serbare certi termini, che oltrepassati, recano il disordine e la confusione. Io allora vi ho ammirato; e pensava quanta carità di patria vi scaldava il cuore, e sperava assai bene della educazione popolare, poichè vecchi venerandi tornavano alla polvere della scuola; e giovani ardenti con singolare modestia e temperanza apprendevano con bramosia irrequieta, e profittavano con soddisfazione. Gli è per questo, o Signori, che nella nostra scuola non ha avuto luogo il più piccolo disturbo; non si è veduto il minimo atto che fosse stato scortese, o una parola che non procedesse d'affetto e scambievole amorevolezza. Ve ne sia una pruova questo momento medesimo che, stanti per separarvi, sentite di lasciare in ogni uno di voi un amico, e nei professori un compagno delle vostre fatiche le quali sono state dure assai se si considerano i disagi patiti negli alberghi, e le malattie che vi hanno afflitti, ma non scuorati.
Di tutto noi vi ringraziamo, Signori, e dipartendoci da voi vi stringiamo la mano da amici, fidenti in uno avvenire prosperevole per l'istruzione popolare; poichè avete costantemente durato nel proposito di ammaestrarvi. Ebbene andate, sia questo non l'ultimo giorno dei vostri studi, ma il primo; andate ad istruire i figli del popolo ma con quello stesso sentimento nel cuore e con quel proposito nella mente con cui andarono or sono diciannove secoli i discepoli di quel maestro che disse loro andate ed ammaestrate tutte le genti.
Prof. Teodolinda Corbi-Guastaveglie
Insegnamento del Disegno. Conferenza pedagogica
Tip. Editrice Garramone e Marchesiello
1900
(in nota) Il giorno 16 settembre 1883 alle ore 10 ant. nella sala maggiore del Municipio sotto la presidenza del cav.
TEMI DELLE CONFERENZE: Scuole rurali uniche e miste. (Relatore cav. prof. Barba R. ispettore scolastico). Insegnamento dei diritti e doveri. (Relatore cav.
A me, o Signori, è stato fatto l'onore di affidarmi il conferire intorno al disegno. Sebbene io non abbia molta fiducia nelle mie forze, pure mi studierò di adempiere, come meglio potrò, l'incarico datomi. Questo utile insegnamento non si deve escludere dalle scuole urbane e rurali di grado inferiore e superiore, da quelle serali, festive o di complemento; anzi deve rispondere agli intendimenti della moderna pedagogia. Ai fanciulli si devono far apprendere cognizioni che riguardano la lingua, l'aritmetica, la geografia, la storia patria, la storia naturale ecc... e soprattutto si deve aver di mira di educarli in modo da risvegliare in loro sentimenti che un giorno li facciano essere cittadini utili a sè stessi, alla famiglia, alla patria. Sin qui il disegno, in molti paesi, venne ritenuto come insegnamento che avesse a compartirsi soltanto a quelli che sembrassero dotati della divina scintilla artistica, che rende illustri le nazioni. Ed è vero: il giovinetto che sortì da natura disposizione per le arti belle, applicandosi con amore ad esse, riuscirà poi con altri studi a ritrarre sulla tela ed a scolpire il marmo in modo da riprodurre ciò che la sua fantasia artistica s'era immaginato. Ma non è, o Signori, questo lo scopo pel quale si vuole introdurre il disegno, nelle scuole nominate. Di fatto, è mai supponibile che tutti i fanciulli ed i giovinetti, che vi si troveranno riuniti, debbano un giorno essere artisti? Sarebbe cosa assurda il supporlo e nemmeno da desiderarsi. La scuola, per i fanciulli, non deve essere un luogo di pena, perciò si deve procurare che non vi si annoino: le persone che li accompagnano non devono essere obbligate a trascinarli per la mano, ma se li devono veder correre innanzi, verso la scuola, come farebbero per andare verso la loro casa, dove saranno salutati da un bacio affettuoso della mamma. Volete ancora che il fanciullo s'innamori dello studio, che penda dalle vostre labbra, che sia raggiante di gioie a mano a mano che viene a conoscere nuove verità? Abituatelo all'osservazione di ciò che lo circonda, a riconoscerne, ammirarne ed amarne quanto v'è di bello e di buono. Il mezzo più acconcio per raggiungere questo scopo ci è fornito dal disegno; perciò sin dai primi giorni che il fanciullo frequenterà la scuola, s'intratterrá in questo studio, che, ricreandolo, lo condurrà, senza che nemmeno se ne accorga, all'apprendimento di cognizioni dei varii studii indicati sopra. La prima impressione che riceviamo d'un oggetto, ci è data generalmente dalla vista. L'immagine, che l'occhio ne riceve, è trasmessa all'intelligenza che la ritiene e l'ha presente anche molto tempo dopo che l'oggetto non è più innanzi a noi. Supponete di presentare al bimbo un fiore, una bella rosa, per esempio, della quale direte il nome, il colore.... e farete gustarne il profumo, ammirarne l'eleganza della forma; e indovinando, dallo sguardo del bimbo, ch'esso sarebbe contento di possederla, gliene richiedete la ragione ed esso risponderà: "Perchè è bella e odorosa", e, vedete? noi possiamo prendere occasione dalla rosa per fare intendere ai bambini, per quanto è loro possibile, che la bellezza del fiore è costituita dalla forma, dalla delicatezza delle tinte, dalla freschezza dei petali; se questi sono appassiti il fiore si getta via: e così i bambini non sono belli se non sono lindi, e quando hanno le vesti, le manine, il visino imbrattato, sono come una rosa appassita, senza alcun pregio. La rosa poi è ricercata perchè possiede un delicato profumo; ed anche il bambino, quando è buono, è amato e desiderato da tutti, quando è cattivo invece non è curato da alcuno. Qui si fa convincere come la bontà irradi il volto di una luce che fa tanto belli i bambini e li fa amar tanto! Tutte queste parole che sono forse, prese così in astratto, poco adatte all' intelligenza dei bambini, non avrebbero efficacia sull'animo loro, se non fossero dette quasi per incidente; e siccome l'oggetto veduto ha colpito l'immaginazione, ricordandolo, la mente avrà anche presente, non dico tutte, ma molte di quelle parole che ha sentite, e per conseguenza le idee che esse richiamano. Il bambino crede di aver giocato ed invece, principiando ad educare l'occhio al bello, ha acquistato ancora nozioni di lingua, di botanica, ha appreso un po' di morale e di più, contando i petali del fiore, ha fatto anche un po' di aritmetica. E non abbiate timore che il bambino, s'annoi, quando sapete commuoverlo, quando per le vostre parole il suo cuoricino incomincia a battere un po' più forte, perchè passate con rapidità da una a un'altra immagine e gli fate ammirare non solo la bellezza di un fiore, ma a poco a poco dei fiori in genere; e da questo prendete occasione ad allargare le cognizioni ad altre bellezze del creato come il mare, gli astri.... E quando avete eccitata la fantasia del piccolo essere che dovete educare, col principiare a fargli riconoscere la bellezza della natura, a gustarla, ed amarla, a fargli vedere come è immensa, allora egli principierà ad avere un'idea della grandezza di chi ha create tante belle cose, a sentirne riconoscenza!
Coll'osservazione degli oggetti, si fanno apprendere al fanciullo tutte le cognizioni che si vuole, ed intanto se ne ingentilisce l'animo educandolo al sentimento del bello.
Ma se il disegno dà impulso alle arti che hanno per iscopo la riproduzione visibile del bello e procurano splendore e gloria alle nazioni, e risveglia nel cuore umano sentimenti che lo innalzano sino alle regioni dell'ideale ove si vedono, s'intravvedono, s'indovinano sempre bellezze maggiori, ha pure un'applicazione assai più modesta e non meno utile, qualora si consideri per alcune industrie come fondamento, per altre di somma utilità, per le arti e i mestieri indispensabile. Perciò sarà cosa egregia che il ricco conosca il disegno perchè sappia valutare il magistero col quale un oggetto fu condotto a termine e compensarne adeguatamente l'operaio; e tanto più sarà utile che questi abbia cognizione di un mezzo che gli può far dare al suo lavoro finitezza ed eleganza, quindi procurargli maggior profitto. L'operaio che deve portare a termine mobili e utensili, non perfezionerà sempre più i suoi lavori, se fin da piccino venne guidato a riconoscere il bello e nelle forme, e nell'armonia delle parti?
Specialmente i bambini della 1a classe di grado inferiore sono spesso vergini di tutte quelle cognizioni che in essa si devono dare, perchè non tutti frequentarono un asilo; e abbiamo già detto che, se non si cercasse di dare all'insegnamento le apparenze di un trastullo, il piccino prenderebbe in odio la scuola. Dunque non tenendo conto dell'utilità del disegno nell'avvenire del fanciullo, consideriamolo come un utile passatempo che gli fornisca nello stesso tempo, cognizioni e diletto. Ponete in mano del bimbo un cubetto. Venendo a conoscerne il nome s'imprimerà nella mente l'idea della forma e della grandezza di esso: poscia si potrà da lui stesso far trovare quali oggetti ha sott'occhio, simili, per la forma, a quello che ha in mano; far riconoscere quale è più grande, quale più piccino; abituare così a riconoscere, giudicare e misurare qualunque oggetto simile a quello che gli fu dato. Studiando poi l'indole del fanciullo si riconosce ch'egli non resta pago di guardare e toccare solamente un oggetto, ma impiega tutte le sue forze per ridurlo in pezzi; e per quanto sia bello l'oggetto che lasciate in sua balia non potrà a meno di risparmiargli tal sorte. Non avete mai dato un balocco ad un bimbo? Batterà le manine, sarà felice di possederlo, e lo guarderà da una parte, dall'altra... sentirà se tutte le parti sono ben connesse tra loro e se qualcuna mostra meno resistenza farà di tutto per istaccarla dalle altre! Se invece hanno tutte resistenza, picchierà l'oggetto, finchè sarà giunto a vederlo in pezzi. E quando voi ve ne accorgete e vorreste sgridarlo, lui sorridente v'indica il balocco rotto, come avesse fatta la cosa più naturale del mondo, e vi si mostra tanto più trionfante quanto l'interno differisce dall'esterno. Ma, se il bambino ha lo spirito di distruzione, ne ha pure un altro e ve lo prova nel voler ricomporre, con i pezzi, l'oggetto che ha rotto. Dunque per secondare l'indole del fanciullo, gli darete un cubo divisibile in un dato numero di cubetti, l'inviterete a scomporlo poi a ricomporlo. Come sarà contento nel vedere ricostruito l'oggetto! Poi si guiderà il fanciullo a disporre i cubetti in modo da comporre qualche oggetto artistico.
Supponete che si faccia formare un arco. Se richiedete se ne ha visti mai, forse vi dirà di sì e ve li nominerà ancora. Se per caso uno d'essi fu eretto in onore di qualche personaggio che rese grandi servigi alla patria, o le dette la sua vita, voi potete, con parole semplici, parlarne; ed ecco che vi è dato trattare, in modo d'essere compresi, di un tema tanto arduo, qual'è la storia e potete principiare a nominare la patria, l'affetto che le dobbiamo e il dovere che si ha di difenderla per conservarla. Abituandolo in questo divertente esercizio, il fanciullo arricchirà sempre più la mente di nuove ed utili cognizioni, che serviranno a prepararlo agli insegnamenti che gli si dovranno dare in seguito, ed a svegliare in lui il sentimento del bello, ch'è intimamente collegato al sentimento del buono, e renderlo capace di sentirlo. Io ho parlato del cubo, ma gli stessi esercizii si ripeteranno per gli altri solidi divisibili in parti. Dagli esercizii dei solidi passeremo a quello delle superficie. Al bambino venne fatto osservare che i solidi sono terminati da superficie; che queste alla lor volta, sono limitate da linee determinate da punti. Por dare un'idea esatta della superficie di un corpo, si coprono le faccie di un cubo con altrettanti quadrati di carta delle, stesse dimensioni, poi se ne dà uno al fanciullo e lo si conduce, con domande e osservazioni apposite, a riconoscere che quello è un quadrato e a farlo definire. Così il bambino avrà cognizione e della superficie piana, e delle linee parallele, e degli angoli retti. Questo quadrato lo faremo confrontare con altri e faremo trovare in che differisce da essi. Poscia il quadrato, lo divideremo in tante parti e queste le faremo porre in modo che rappresentino il disegno di qualche oggetto composto prima con i cubi. Gli stessi esercizi che si fanno pel quadrato, si possono ripetere per gli altri poligoni. Quando il bambino avrà cognizione dei corpi e delle superficie che li limitano e sa che queste sono chiuse da linee, con bastoncini si rappresenteranno le linee e si faranno considerare rispetto alla forma, alla posizione che occupano nello spazio e a quella scambievole. Dopo faremo comporre i poligoni e formare, sempre con i bastoncini, qualche disegno artistico. Si avrà cura che questi esercizi precedano la scrittura e, solamente quando questa avrà principio, si farà disegnare il fanciullo con la matita (in nota: La relatrice avendo passati, dopo il 1883, molti anni in un giardino d'infanzia ha potuto constatare come sia utile al bambino addestrarsi invece nel disegno fröbeliano prima di imparare la scrittura, ed ha riconosciuto come l'apprendimento di questa ne sia agevolato.). Sarà utile di fare adoperare la carta a quadrettini perchè il fanciullo abbia una guida. I primi esercizii che si faranno fare al fanciullo graficamente, consisteranno nel far tracciare delle linee verticali di varie lunghezze, di uno, due, quattro quadrelli, a seconda del numero prescritto dall'insegnante; poi si dovranno formare, sempre con le verticali, dei disegni semplicissimi (in nota: La relatrice disegna sulla lavagna e dimostra (a lungo e con varietà) praticamente tutto il metodo da seguire.). Lo stesso si farà per le linee orizzontali; e poi, combinando orizzontali e verticali, principiando dal formare l'angolo retto si finirà col fare eseguire disegni che divertano il fanciullo. Tutti questi esercizi si ripetono per le linee oblique e per le oblique combinate alle orizzontali e alle verticali. Quando il bimbo è abbastanza franco in questi esercizi, si combineranno le linee in modo da formare il disegno di qualche oggetto, come sarebbe una barca, una casa, un campanile ecc.. Questo metodo d'insegnamento del disegno è in rapporto con le attitudini del fanciullo, esercita un'influenza salutare sul suo sviluppo intellettuale e gli serve di preparamento al disegno d'ornato. Dipende dall'educatrice (dico educatrice perchè ordinariamente queste classi sono affidate a donne) far riuscire efficace questo metodo d'insegnamento, col variare gli esercizi e soprattutto coll'essere vivace perchè il bambino non s'annoi; e, dimenticando di darsi il tono di maestra, rida, scherzi coi suoi piccini e sia sempre affettuosa in modo da far quasi creder loro d'essere con una altra mamma. Ispirando affetto si ottiene molto più che ispirando timore.
Al disegno Fröbeliano, ch'è quello del quale ho parlato sino ad ora, farà seguito il disegno geometrico a mano libera su carta non quadrellata e si principieranno a geometrizzare disegni, come per esempio di foglie e fiori prima semplicissimi poi più complicati; prima a semplice contorno, poi con gli effetti delle ombre. Bisogna avvertire che tutte le forme che si proporranno a modello, dovranno esser tali da esercitare e tener vivo il sentimento del bello. I disegni si faranno eseguire segnandone sulla lavagna il modello da imitare. Sino al compimento delle classi obbligatorie il disegno non avrà alcun indirizzo speciale, e sarà lo stesso tanto per i maschi quanto per le femmine; ma, nelle classi superiori e di complemento il disegno dovrà essere per i maschi principalmente rivolto alle applicazioni della meccanica e dell'industria, per le femmine di oggetti artistici, di fiori e frutti intrecciati in modo da presentare un bell'insieme.
Il disegno meccanico potrà agevolare l'operaio a mostrare come ha intendimento di fare un oggetto col disegnarne la pianta e l'alzata, o dovendone fare per commissione guardando gli schizzi che gli si danno, potrà più facilmente e con più esattezza eseguire il suo lavoro; il disegno di qualche bell'ornato, e foglie, fiori, frutti oltre essere utile alla donna per tutti i lavori e specialmente pel ricamo, continuerà ad educarne il sentimento artistico, a ingentilirne sempre più l'animo. In questo secolo nel quale si vorrebbe quasi uguagliare la donna all'uomo non è difficile ch'essa ingolfandosi in istudi profondi, perda quella gentilezza che le si addice. Sì, è bene che la donna sia istruita perchè l'uomo trovi nella sua compagna un essere che possa comprenderlo, che qualche volta lo aiuti ancora a procurare un sostentamento per la famiglia; ma per carità non cerchiamo facendone una dottores-sa, di toglierle quell'aureola di poesia, che la rende qualche volta sì grande d'essere l'angelo che ispira, consola, dà coraggio agli spiriti eletti. Non trascuriamo adunque un mezzo che specialmente ha per iscopo d'ingentilire il sentimento della donna. È vero, a lei potrà procurare talvolta qualche amarezza, ma tali amarezze troveranno largo compenso nella soddisfazione di poter compiere il suo dovere e di portare consolazione ovunque s'avvicina. Ma tutti gli insegnamenti, se si vuole che riescano efficaci, non devono essere dati a capriccio perchè, specialmente gli educatori che sono giovani nell' insegnamento, e non ne hanno ancora molta pratica, potrebbero approfondarsi in cognizioni che non sono molto importanti, per trascurarne delle altre indispensabili; a scanso di equivoci è bene seguire in tutto un programma, ed io ne propongo uno pel disegno, che, a me pare, risponda allo scopo. Anch'io però sono giovane, anch'io posso sbagliare, e prego questi egregi Signori di aver la bontà, di osservare quali modificazioni sarebbe bene di dare al seguente programma o anche se non sarebbe meglio di non accettarlo affatto. (in nota: ORDINE DEL GIORNO APPROVATO (dai verbali delle adunanze). "L'assemblea udita la relazione della signorina Guastaveglie sul metodo per l'insegnamento del Disegno nelle scuole elementari e trovatala consentanea alle leggi naturali, applaude, facendo voti che tale utile insegnamento sia adottato nelle scuole e negli asili ove non sia questo introdotto".
Pasquale Di Nunno
Convegno magistrale a
Tip. F.lli Insabato
1910
ALL'EGREGIO PROFESSORE
Signore e Signori,
Sono lietissimo di poter ossequiare, anche a nome del Corpo Insegnante di
Locali e arredi scolastici.
La mia scuola, lo dico subito, è la negazione della scuola: angusta, senz'aria, senza luce, con un pavimento scomposto e rotti, con pareti sporche ed impolverate. I banchi di vecchio modello, disuguali, tarlati, qualcuno sciancato e mancante di calamai.
I calamai che portano i fanciulli sono quasi sempre asciutti, perchè non essendo fissati, al primo piccolo urto l'inchiostro si versa e scorre in rivoli lungo i banchi, chiazzettando di nero i libri, i quaderni e le mani dei poveri piccini che stanno lì pigiati come tante sardelle. Bisogna vedere quei fanciulli come rimangono mortificati! Fissano i loro occhioni nei miei, che... si abbassano rassegnati nella mia impotenza.
La mia scrivania poi è addirittura artistica per i lavori di traforo che si osservano. Un pannuccio copre e nasconde il lavorio fine e delicato dei tarli: manca persino della sua chiavetta.
Per rimediare all'armadio ho dovuto, a spese mie, fornirmi d un tavolino.
Mi sono industriato a formare il mio piccolo museo su di un'assicella che vi rappresenta la vera miseria.
La volta poi della mia scuola è fatta di canne vecchie di uno spessore di tre o quattro centimetri, e che minaccia di venire giù. Quando piove distilla un certo liquido sporco, colore caffè bruciato, che è una delizia vedere. Un vero luogo di punizione! Qualunque maestro, sia giovane o vecchio, per quanto entusiasta della sua missione, per quanto ricco di buona volontà, rimane accasciato, abbattuto e, direi, demolito, in
locale si fatto.
E i fanciulli? Queste povere creature soffrono le pene dell'inferno, angustiati, intirizziti dal freddo, soffocati dal caldo, e... si predispongono a mille infezioni.... Ma questo non è tutto. Udite: Un giorno, mentre eravamo raccolti nell'osservare attentamente un pezzo di salgemma, un colpo sul mio tavolino scoppiò come uno shrapnel.
Un agglomerato di calcareo e cretaceo, del peso di tre chilogrammi circa era venuto giù dalla volta di canne, e, nell'istesso tempo, dalle cento bocche della massa caduta uno sciame di vespe invase la scuola, spaventando i miei fanciulli, che rimasero sbalorditi, guardando il maestro attonito. Le vespe, dopo alcune fantasie ed evoluzioni per la sala, rispettando il custode ed i fedeli del... tempio della civiltà, strombettando uscirono per la finestra senza vetri. Abbiamo poi la 1a femminile in una stanza nuova e pulita; ma piccola ed insufficiente, ove si ammassano tante povere bambine, le quali rimangono danneggiate nella loro salute. Gli arredi scolastici mancanti; e se ve n'è qualcuno è vecchio e sdrucito, e i banchi sono parenti stretti a quelli della mia scuola.
La 2a e 3a femminile rimane, su per giù, come la prima, senza l'aiuto degli arredi scolastici. Le altre scuole, a dir la verità, non sono in questa deplorevole condizione.
Avemmo per fortuna, ma, per poco tempo però, a capo dell'Amministrazione comunale, un giovane attivo, moderno, coltissimo ed all'altezza dei tempi e dei bisogni, il quale pensò con intelligenza e bontà alla scuola, rinnovando di sana pianta tutto il mobilio scolastico e facendo adattare, in mancanza di meglio, un Soccorpio ( Un sotterraneo adibito in altri tempi a sepoltura di.... morti, oggi di.... vivi! ) per tre classi maschili la 1a, la 4a e 5a. Ma la sua opera benefica non patè essere continuata e migliore, perchè malauguratamente si dimise, ed anche per queste classi, dopo d'aver spesa una discreta somma, ci troviamo di fronte a locali antigienici, anzi assolutamente nocivi alla salute dei nostri poveri bimbi, condannati, senza nessunissima colpa, alla pena dell'ergastolo..
Il Soccorpio, per chi nol sa, è il corpo di fondazione sopra suolo della nostra chiesa madre. Una fabbrica grossa e pesante che vi fa un certo senso, ricordandovi le catacombe dei primi cristiani.
È esposta ad est ed a nord, ed il sole non entra mai, nemmeno dalla parte d'oriente, perchè il finestrone è così alto da non permettere l'entrata giusta dei benefici raggi. È un locale umido, macchiettato da croste di salnitro a.... temperatura.... per conservare la rigidità del corpo...... molto bassa. Micidialissimo d'estate, perchè dalla strada alla scuola si ha uno sbalzo così repentino di caldo e di freddo, che giocate la vostra salute. Infatti il maestro signor Mancinelli è una vittima; è ancora in convalescenza per un reumatismo colto nel benedetto Soccorpio, il quale è poi circondato da certa materia che per decenza non si nomina. E i cessi? Ma che cosa sono i cessi? Non se ne ha nessunissima idea. Sarebbe un delitto, per amor del Cielo, e si correrebbe rischio di essere
in....cessati!
Neologismi o barbarismi?
Si va fuori e... buona notte ! Alla preadamitica, per non cadere nell'accusa di essere gente civile in tempi barbari.
Ma quant'altro resta a fare? Molto resta a fare, anzi tutto, se togliamo il mobilio scolastico della 1a, della 4a e 5a, e parte della 2a e 3a maschili, come sopra ho accennato. Noi maestri però non ce ne stiamo in panciolle, come dicono i Toscani, ma abbiamo affrontato l'apatia e l'indifferenza di molti, parlando e discutendo e scrivendo alle nostre Autorità comunali, fidenti nelle famose parole bibliche: Pulsate et aperietur vobis !!
Ricorriamo perciò all'appoggio dei maggiorenti del Comune, facendo comprendere la convenienza della costruzione di una buona casa per la scuola, facendo conoscere le agevolazioni che la legge offre a questo nobile e santo scopo, poco badando alle geremiadi dei nostri amministratori, perchè pochi comuni possono spendere come
Il Patronato scolastico.
L'egregio e colto professor
Programmi didattici.
Mi tocca ora buttarmi in un argomento scabroso, difficile, direi impossibile per me e, da evitarlo, se non fossi solo a rappresentare il mio Comunello !
Questi programmi didattici fanno tremare le vene e i polsi, e francamente vi confesso che l'animo mio è trepidante. So di gettarmi in un ginepraio di dove uscirò con le carni lacere; ma Curzio si precipitò nella voragine per la patria, io mi precipito nell'oscuro soggetto per la scuola. Che volete, egregi signori, un povero maestro rurale, per quanto volenteroso, non potrà mai giungere a quel grado di coltura e di vedute, di un altro insegnante di città, che vive in un ambiente più largo, ove tutto, o quasi tutto, è a sua disposizione, a portata di mano, ove tutto può essere aiuto e sussidio a più vasta istruzione.
Dico del programma didattico in generale, con brevità, e toccherò solamente una sola materia di esso, dichiarando di non aver la pretesa di dare giudizi, badate, perchè allora avrei la velleità di arrogarmi una competenza che non ho; ma voglio manifestare alcune impressioni ricevute, poichè a chiunque è dato di far noti gli effetti che cagiona, sul cuore e sullo spirito, una data cosa.
Il programma didattico è stato sempre discusso e si discute e si discuterà, perchè in tutti c'è il convincimento della sua utilità, perchè il programma è la bussola indispensabile per chi naviga nelle non sempre tranquille acque dell'insegnamento, perchè il programma didattico non rimane stazionario, ma cammina, cammina, come cammina la civiltà.
Il nostro programma didattico si compone di tante e poi tante materie, e nella sua sintesi riguarda il leggere, lo scrivere, il far di conto, con le nozioni sostanzialmente elementari di storia e geografia, di
scienze fisiche, naturali e sociali; la calligrafia e il disegno, la ginnastica e il canto, con il lavoro manuale in genere, l'agraria con le passeggiate e con le escursioni. Il solo enumerare tante materie fa venire il capogiro, quindi il dire che i nuovi programmi sono troppo estesi non mi sembra un'esagerazione. Avviene che gli alunni sono costretti ad un super-lavoro disagevole e debilitante, proprio adesso che da tutti gli igienisti e da tutte le parti civili del mondo si grida all'abuso, allo strapazzo soverchio della mente, o, come dicono i nostri fratelli francesi, al sourmenage intellettuale.
E con quanto profitto?!...
Al maestro non è concesso che di tratteggiare appena suo insegnamento enorme, sottoponendosi ad un immane lavoro e per la preparazione prossima delle diverse materie, e per la compilazione del diario, con tutte le sue osservazioni, e per la tenuta del registro, e per la corrispondenza fra Comune e Scuola e per quella tra famiglia e maestro.
Sicchè, un povero maestro elementare, così poco considerato e tanto malamente pagato, (perdonate l'uscita, l'argomento è cosi sdrucciolevole, anzi così appetitoso, per l'appetito che desta e per gli stimoli della fame che fa sentire!) si pretende che sia un enciclopedico, torturandolo con un lavoro intellettule impossibile ad esser sostenuto col parco cibo, col cibo molto parco per assicurargli la longevità.
Avete voi mai visto un maestro grasso? Forse, ce n'è, senza dubbio, per natura, e il trattamento sobrio giova alla loro conservazione. Ma lasciamo le celie.
A me sembra che sia più facile prepararsi bene ed a dovere in una o più materie, come nelle scuole secondarie, che in tante come nelle scuole primarie: lo domando alla sincerità dei miei colleghi e di tutti. E non è facil cosa il saper coordinare le singole materie, per la completa educazione del fanciullo. È vero che ad ogni materia sono assegnati i suoi confini, i suoi limiti, è vero che ad ognuna di esse vengono assegnate e tratteggiate le finalità; ma è pur vero che un maestro deve con ampiezza illustrarle, renderle intelligibili ai suoi ragazzi e lumeggiarle tutte per la loro coordinazione ed integrazione.
Mi si obbietterà certamente che un buon maestro cosciente, sicuro del fatto suo, sa trovare i capisaldi del suo programma, e che i pedagogisti hanno sanzionato concordi che l'insegnamento dev'essere sintetico, pratico e conforme allo spirito infantile. Ma che cos'è questo spirito infantile, se non il complesso delle facoltà mentali? E tenendo presente questo spirito infantile, mi sieno concesse poche ed obbiettive considerazioni, rapidamente dette, sull'insegnamento della storia nella 3a classe; per non trattare di altre materie.
Sappiamo che nei bambini di 8 o 9 anni non vi può essere l'intelligenza capace di afferrare certi concetti, sieno pure generali di storia ridotta anche alla più semplice e chiara espressione di forma, perchè la loro psiche non è abbastanza sviluppata e progredita. Sarà perciò opera vana ed inutile il voler far loro concepire non dico la grandezza di un popolo, ma il significato, il valore intrinseco di un fatto. Sento già dirmi che la storia si dà in episodi e in biografie per l'alto principio dell'educazione morale; ma allora perchè fissare il principio e la fine di questa materia?
Fate un po' capire la divisione politica dell'Italia nel 1848 a quelle testoline di 3a elementare; fate loro dire con parole proprie lo stato d'Italia di quell'epoca, e scommetto un occhio,
Vincenzo Plastino
Conferenza di Vincenzo Plastino nel Congresso Magistrale di
Dei modi pratici di ingentilire l'animo de' fanciulli, e instillare loro sentimenti di rispetto per tutto ciò, che, nella natura e nell'opera dell'uomo, conferisce all'utilità collettiva
Premiata Tipografia Errico Insabato successore dei F.lli Insabato
1912
A
Pietro Gambacorta
I più facili, più utili e più dilettevoli esercizi di educazione fisica nel corso popolare. Tema svolto alle Conferenze Magistrali tenute in (dal 23 al 30 settembre 1912)
Tipografia Cooperativa La Perseveranza
1912
Egregi Colleghi,
Avrei voluto che ad altri, non a me, fosse stato dato di riferire, con vera competenza scientifica, sul tema dell'educazione fisica; su questo argomento di vitale importanza che ancora oggidì trova non pochi tiepidi fautori nel campo dei misoneisti di ogni idea evolutiva che miri a conferire alla scuola la sua alta funzione educativa e sociale. Ma fu per ragioni di deferenza che il mio diniego cedesse ai ripetuti, cortesi inviti di chi oggi degnamente ci presiede ed a cui convergono i moti spontanei ed intimi del nostro cuore. Ma sarò io pari all'altezza del mandato conferitomi? Ne dubito. Però mi conforta il pensiero della comunanza d'intenti che qui ci sospinse, quella cioè di cooperare insieme, anche col minimo contributo della singola opera nostra, al conseguimento delle nobili finalità educative. In questa intesa, io mi accingo ad esporre le mie modeste idee; voi, selezionandole, saprete armonizzarle ed integrarle.
Colleghi,
Fatalmente oggi la vita è un convenzionalismo di usi, di costumi, di mode bizzarre foggiate a bella posta per infiacchire la fibra e snaturare gli organismi; la scuola, il più spesso, è sorgente di deficienza nello sviluppo fisiologico, di attitudini viziose, di cause predisponenti a serii malanni, derivanti da locali antigienici, da banchi irrazionali o da una educazione antifisiologica, perchè non coordinata alle modalità dell'attenzione e della resistenza della fatica cerebrale o basata su insegnamenti puramente mnemonici, che, atrofizzando la mente, isteriliscono il cuore. Conviene adunque che la scuola segna l'indirizzo nuovo che la società più evoluta reclama; che sia veramente la palestra in cui, fisiologicamente e psichicamente, si foggi il futuro cittadino, il futuro soldato d'una patria forte e temuta.
Noi trascuriamo purtroppo la salute del corpo a grave discapito dello spirito. Eppure le nostre illustri tradizioni ci attestano quanto essa fosse tenuta in onore presso i nostri padri antichi.
Io non farò la storia della cultura fisica: no, esorbiterei dal compito assunto. Dirò solo che la sua origine si perde nella notte dei secoli. Come essa, presso i popoli selvaggi, fosse esclusivamente diretta a rafforzare il corpo per acquistare le doti della combattività, e come, col volgere del tempo, subisse vario indirizzo, secondo la varietà delle razze, le ingenite disposizioni e tendenze o l'idea dominante dei popoli, voi lo sapete. Nè stimo consentaneo farne oggetto delle nostre discussioni. Ciò che c'interessa è il considerare che solo dai primi albori del secolo XVI cominciò a farsi strada l'idea di dare un maggiore impulso all'educazione fisica della gioventù; e così, alla luce delle idealità intraviste attraverso le dottrine di pedagogisti e filosofi, fu propugnata l'efficacia ch'essa esercita su tutte le attività umane.
A questo concetto dello sviluppo psico-fisiologico noi c'informeremo. Tale coltura, tanto acquista la sua massima importanza, in quanto al rapporto intimo e costante esistente tra corpo ed anima, in guisa che trascurando l'uno, ne risente l'altra gli effetti deleterii. Ora, se l'educando è un insieme di energie intimamente associate ed ubbidienti a leggi determinate, perchè noi, sovente, o per fatalità di circostanze o per non piena consapevolezza della nostra alta missione, trascuriamo l'educazione fisica, come la parte men nobile della personalità umana? Noi, o egregi colleghi, non possiamo essere estranei alle teorie profondamente riformatrici del
Michele Bergamasco
Parole inaugurali e di chiusura pronunziate nelle Conferenze magistrali a il 21 e 28 settembre 1912
Tipografia di Antonio Liccione
1912
SALA CORTE D'ASSISE
PROF.
PROF.
PROF. CAV.
DOTT.
Nel porgere a Lei, egregio Ispettore scolastico della illustre Città e circoscrizione di
"Gl'istituti infantili - diceva egli - sono l'aurora dell'intelligenza, sono gli organismi mattinieri in cui comincia a formarsi quell'ideale dell'uomo virtuoso, che con tanto zelo, con tanto amore, con tanto anelito desideriamo abbia corpo. Siano perciò definitivamente avocati al Ministero, a cui veramente spettano, ed esulti ognuno per una prima risoluzione razionale di una parte del grande problema".
E ancora più in alto figgeva il suo sguardo il nostro
"Si chiede come e perchè riesca difficile alla Società nostra di avere un ideale che renda l'uomo virtuoso, che faccia più propensi i cittadini all'esercizio dei propri doveri, che aiuti la Società italiana nella consolidazione morale della propria unità. Sì, o signori, è difficile questo compito. Ma non lamentiamoci del destino! Innumerevoli, prodigiosi, quotidianamente crescenti sono gl'impulsi, gli accenni, le agevolazioni, gli aiuti della civiltà per darci coscienza dell'ideale di verità e di giustizia immanente allo spirito dell'uomo moderno. Ma il nostro dovere non è quello di fantasticare sull'origine di questo ideale; discende dalla più profonda antichità della storia, dal nume del progresso; e il nostro ufficio si riduce a riconoscerlo, ad ubbidirgli, a tradurlo in leggi. E non potremo ciò fare se con attenzione, se con amore, se con affetto infinito non cercheremo prima d'intendere come penetri in tutti gl'istituti e problemi della pubblica istruzione ed educazione.
"Esso deve regnare nelle scuole elementari, deve risplendere nelle intermedie e secondarie, e ricevere finalmente corona di certezza e verità assoluta negl'istituti superiori e universitari."
Quando così parlava alla Camera dei Deputati
Vincenzo Claps
L'insegnamento della lingua e del comporre nei suoi 2 gradi. Conferenza tenuta a
nella sala del Consiglio provinciale ai maestri elementari della provincia, il giorno 11 settembre 1911
Tip. Coop. La Perseveranza
1911
Gentilissime Colleghe,
Egregi Colleghi,
La civiltà moderna, che si inaugurò con la terza Italia, ha aperto nuovi e più vasti orizzonti a tutte le discipline, e specie a quelle che riflettono la educazione, la quale forma il problema più grave della moderna società.
In vero, per risolvere convenientemente tale problema riescono più efficaci i risultamenti della pratica di tutti i giorni.
Il Ministro perciò ci ha qui chiamati perchè noi gente pratica possiamo dare, in compagnia delle autorità scolastiche provinciali, quei suggerimenti che, scaturiti dalla esperienza, aprano a questa disciplina la via maestra del progresso.
A voi intanto qui convenuti, il mio affettuoso, fraterno saluto e l'augurio sincero che le vostre conversazioni siano feconde di tutto quel bene, che l'Italia si aspetta.
A voi poi, Signor Presidente, che mi suffragaste della vostra benevolenza, a voi che alla scuola date tutto il vigore e lo impulso del vostro ingegno, tutto l'entusiasmo della vostra anima, tutto il cumulo della vostra esperienza, il mio augurio: Che la vostra persona sia conservata per molti anni all'affetto della vostra famiglia, alla gioia degli amici, ed alla gloria degli studi.
Nel 1888 il
era regni
Lezioni oggettive.
1° Le lezioni sulle cose abituando il ragazzo a osservare, riflettere, ragionare, giudicare, mettendolo in grado di parlare, devono esser molte e svolte secondo le norme precedentemente esposte, perchè l'educazione sensoria e percettiva riesca completa a formare, al dire del
Insegnamento della lettura.
1.° Per tale insegnamento il maestro avrà cura di badare:
a) Alla perfetta pronunzia delle lettere e del suono affine delle consonanti.
b) Al diverso suono di alcune vocali ed all' accento tonico delle parole.
c) Ai difetti naturali di pronunzia.
d) A saper rilevare con prontezza le parole e i segui ortografici.
e) A che gli alunni intendano ciò che leggono.
f) A fare che essi curino nella lettura, voce, pronunzia, pause, sentimento e colorito.
2° Il libro di testo sia scelto tra quelli che dilettano i fanciulli e che esso sia nazionale tenendo conto delle diverse regioni d'Italia.
3° Che si istituiscano le biblioteche scolastiche circolanti fra gli alunni.
Dettatura.
1° Gli esercizi di dettatura siano quotidiani per abituare gli allievi a superare le difficoltà ortografiche, ed in ogni classe sia preparato dall'insegnante un corso di esercizi graduati e progressivi.
2° Non siano trascurati gli esercizi di auto-dettatura, che mentre rinvigoriscono la memoria, abituano gli alunni a correggere gli errori di ortografia che infarciscono i componimenti.
Grammatica.
1° Questo insegnamento venga eseguito con esercizi orali.
2° Le regole devono scaturire dalla conversazione tra maestri ed allievi.
3° Essa non venga imparata a memoria.
4. Infine non venga fatta apprendere con noiosi esercizi scritti.
Composizione.
1° Si facciano grandi svolgimenti orali.
2° Essi siano tratti dalla vita reale dei fanciulli.
3° Gli alunni abbiano conoscenza di tutte le forme letterarie di uso comune, (lettera, descrizione, narrazione, dialogo ecc.)
4° I temi di composizione scritta non siano molti nè pochi.
Correzione.
1° Tutti gli esercizi scritti vengano amorosamente corretti.
2° Che la correzione sia simultanea. È solo a questo modo che si vincono le grandi difficoltà, che sorgono nello insegnamento della lingua; è solo così che la scuola redenta dalle pastoie del passato potrà guardare con sicurezza il suo avvenire.
Ed ora abbiatemi per iscusato, egregi colleghi, se vi ho annoiato con questa chiacchierata che a voi ha dovuto sembrare lunga, e permettete che il mio pensiero si elevi alla patria e faccia un augurio:
Che l'Italia tragga dall'ora presente, la fiducia di un avvenire glorioso.
Uniamo le nostre forze regionali a quelle della grande famiglia magistrale, e cerchiamo d'influire coll'indefesso lavoro sulle sorti dei giovani che strappiamo all' idra purtroppo italica del secolo ventesimo, ingombro ancora di analfabetismo e di miseria.
Mercè l'opera nostra l'umanità cammina e migliora, oggi è migliore di ieri, domani sarà migliore di oggi, ed ogni pregiudizio che cade è una coscienza che si eleva, è un dovere che si crea, è una conquista che si compie. Pensiamo che la grandezza della nazione sta nello sviluppo eterno del progresso verso la via del perfetto, e deve esser questo il faro luminoso, al quale devono tendere gli sguardi di tutti i maestri d'Italia.
Nina Romano
Gli asili infantili in Relazione svolta al 1° Congresso lucano contro l'analfabetismo tenuto a il 29 settembre 1912
Tip. La Perseveranza
1914
Prima di innalzare è necessario assicurare le fondamenta acciò la fabbrica non vacilli e vada incerta a lavoro inoltrato. Seguitemi e permettetemi di trasportarvi ove raramente giunge pensiero umano; triste è la pagina che l'amor del vero mi fa delineare; l'alito di speranza e di vita che in questo importante Congresso anima i nostri cuori è quello che anima questo sogno di poesia; ideale della mia vita, poesia divina come è poesia l'infanzia e tutto ciò che la circonda. Vivendo da parecchi anni tra l'infanzia infelice accomunandone con entusiasmo i palpiti o le miserie, cerco per lei una difesa nella illusione di non aver sperato invano.
L'evoluzione moderna, i bisogni incessanti chiedono i più grandi sacrifizi; il lavoro sottrae al focolare domestico la madre; l'ignoranza in cui vive la massa non le dà conoscenza dei propri doveri. I nostri bambini scorazzano per le vie in balìa di se stessi, abbandonati alle seduzioni ai tristi esempi della strada fra gli stenti e la miseria fisica; tanti ce ne passano innanzi già vizzi da sciocche moine, molti lasciano vedere l'impronta di una mano che vorrebbe e non può fare.
Nessuno di essi trova nella famiglia il vero ambiente per sviluppare le forze fisiche ed aprire gli occhi alla vera vita dello spirito. Salviamo l'infanzia, lasciamo all'uomo questo unico raggio di sole nella vita, non gli rubiamo la gioia di vivere, serriamola al nostro cuore, ancor tenero e debole esso ha bisogno d'immenso amore, di sorriso affettuoso! La sua educazione è un'opera d'arte, la donna educatrice vi consacri tutto l'animo suo, sorridente sempre anche quando ha in core uno strazio. Questo ideale seppe sempre ispirare opere altamente filantropiche; fu sprone a studi sperimentali e tenaci; sia esso per noi il perno d'ogni ulteriore miglioramento.
"Il bambino ha la serenità degli inconsapevoli, la nobiltà delle creature primitive, il desiderio intenso d'imparare con poco sforzo e molto piacere, plasmiamolo al bello, facciamoglielo risplendere in tutte le sue forme, metterà profonde radici in lui". L'educazione penetrerà nella sua anima senza turbarne la gaiezza infantile, giungerà come rugiada che feconda e rinverdisce. Gli abbandonati son quelli che danno maggior contingente alla delinquenza. Sorga in aulente fioritura l'istituto vivificatore, esplicante la sua opera in riguardo alla famiglia, alla scuola, alla società; sorga il placido Asilo ove il bimbo difeso in se contro le forze morbose dell'eredità, dell'atavismo, dell'incuria familiare, dell'ambiente viziato, in un'atmosfera di pace, in aule piene di luce ed aria circondate di utili e belle cose, nella vita concorde, collettiva acquisti forza ed energia, adito all'ordine, alla disciplina, al lavoro rinsaldi e rafforzi i sentimenti suoi, trovi una mano affettuosa che lo sorregga e lo rinfranchi. Lo aspetti un giardino dalle aiuole fiorite che gli dicano le leggi della natura, del rispetto, dell'obbedienza reciproca. Fra l'aure imbalsamate, fiore egli stesso, sorride ai fratelli e li accarezza, si aggira fra l'innocenza e la vita. (
Il territorio eminentemente agricolo dà un'enorme percentuale di abitanti contadini i quali vivono l'intera giornata tra i lavori di campagna, lasciando i piccoli soli nelle misere e sotterranee stamberghe ove pullulano in 7 od 8; e peggio ancora li trascinano nel lungo tragitto quotidiano per il quale essi sciupano prematuramente tanta energia e restano poi a razzolare con le galline, sudici, mal vestiti e mal nutriti.
Questa istituzione asservita all'esoso gioco di Congregazioni di carità, di enti morali, ecclesiastici, di associazioni private risente in tutto l'avidità del comando, dell'oppressione raffermando la sua utilità per quanto concerne una refezione calda, un rifugio dalle intemperie, un luogo di ricetto. Ed anche così diceva la relazione d'un Regio Provveditore, anche così l'istituzione è altamente umanitaria.
Aule prive di luce, di aria, affollatissime e per conseguenza focolai di malattie infettive scarsissimo materiale didattico e di consumo, suppellettili che ricordano il 500 ecco il carattere generale di moltissimi Asili che allignano un pò dappertutto nella nostra
Nè sorte migliore è riservata a quelle tante fornite di diplomi e benemerenze: 40 anni di lodevole insegnamento riconosciuti da autorità competenti crollano ogni due anni per la Direttrice dell'Asilo del Capoluogo per evitare che impossibilità al lavoro possa vantare diritti acquisiti!! E dinanzi all'onorificenza conferitale per 8 lustri di lavoro costante ed affettuoso un intero consiglio di amministrazione non sa trovare la parola di compiacimento disinteressata e doverosa. E dopo 40 anni giunge la notifica della tassa del monte pensione! Tale miserabile trattamento si ripercuote financo nella conoscenza del pubblico - che apprezza i meriti dalla valutazione che proviene dal governo prendendo per indice la condizione giuridica o lo stipendio.
Persino nella classe magistrale rappresentiamo un nulla; ecco perchè il personale di educazione è in relazione dell'1,45 per ogni Asilo. "Le figlie di nessuno le 8000 maestre d'Asilo hanno bisogno di essere ridente, d'aver fede ed entusiamo per compiere il proprio apostolato. Non sarà mai possibile migliorare l'Asilo senza preparazione concorde al personale, al quale urge però uno stato giuridico e sociale".
E si gridi ancora alla nostra apatia, non è facile comprendere l'ansia che essa reprime; propaganda, associazioni che numero di contingente potrebbero dare con elementi così eterogenei? Signori, la storia attraversa un momento assai diverso; siamo all'alba della scuola che si rinnovella; non è più il caso di pubbliche e private beneficenze e se l'educazione infantile indirizzandosi alla generalità dei cittadini deve penetrare fra gli stati infimi del nostro popolo non può a nome della stessa civiltà piegare continuamente il capo alle vicende politiche. Ad ogni congresso si è acquistato terreno: la promessa si è estorta, facendo divampare un fuoco rigeneratore. La frequenza degli Asili non sempre è relativa all'ambiente: se le azioni buone aspettassero il plauso altrui che delusione sarebbe ad esse serbata.
L'uomo ignorante non sa concepire l'utile se non ne vede l'immediata applicazione. All'Asilo non si fa leggere, non si fa scrivere, non si insegna la calza, il catechismo: che prò mandarvi i figliuoli? un soldo al giorno e via alla "scoletta" privata che fa la concorrenza più odiosa all'Asilo.
E poi l'Asilo dà la refezione ma fatti grandi ci si vergogna d'averla accettata; mentre altro che refezione ci vorrebbe. Certi indumenti primissimi sono usati dal nostro popolo soltanto d'inverno, ecco perchè con la primavera ridente, col risveglio della natura si fa in fretta a metterli da parte e naturalmente l'Asilo si abbandona. Tali ineluttabili verità della vita hanno bisogno di una risoluzione immediata. A tutta l'importanza rigeneratrice, umanitaria va collegata l'influenza diretta che tale istituzione esercita in rapporto colla scuola. L'azione educativo non si mostra mai isolata, il completo svolgimento di tutti i periodi della vita dipende senz'altro dallo sviluppo singolo di ogni periodo.
Senza scuola infantile non vi può essere buona scuola elementare, questo anello di congiunzione porge il fanciullo con dignità di scolaro, con amore alla scuola ed al dovere; la volontà avvezza alla lotta, il cuore pronto a gustare la felicità di apprendere.
Salviamo l'infanzia, dicevo, redimiamo la scuola. Colleghi, troppo tardi lo stato assume la responsabilità dell'uomo; le istituzioni sociali prosperano se sono assecondate dalle masse; facciamo dunque che il secolo 20° il quale ha riaffermato i diritti dell'uomo annoveri questa fra le sue più belle vittorie. Da questo primo e solenne Congresso Lucano il voto di un'ardente educatrice dell'infanzia negletta suggerisca la parola ammonitrice per tutti!
Si stimolino in ogni comune, in ogni borgata, le iniziative a prò dell'infanzia; si agiti il popolo a reclamare il diritto pei figli suoi, si stornino i fondi che oggi servono per inutili feste; l'agitazione ha bisogno di essere mantenuta viva in una causa santa come questa.
E qui il mio pensiero vola riverente alla memoria d'una benemerita concittadina, la madre dell'Onorevole Mango. Questa fa pia ogni anno benedire alla sua memoria: più di cento nostri piccini nel giorno anniversario della sua morte hanno dal suo consueto obolo, un dolce, un sorriso di più.
Tornando ai miei bimbi, signori, alla vita di elezione, nel loro bacio nella loro carezza avrò la ricompensa più bella alle povere parole spese per loro!
Tornando o colleghi, al lavoro, fate che accanto alla vostra scuola finalmente sorga un Asilo benedetto, dite quanto sia necessario alla vostra opera una azione preparatoria, dite per me alle mie compagne di fede e di pensiero che anche dalla
Luigi Stocchi
Agl'insegnanti elementari della lucania. Parole del Regio Ispettore scolastico prof. Luigi Stocchi nella chiusura della Scuola di metodo pei maestri d'adulti e delle prime conferenze magistrali pel corrente anno 1866-67
Stan. Tip. Santanello
1867
Non si può amare Iddio,
senza amare il prossimo, e
non si può amare il prossimo,
senza promuovere al possibile il suo morale e
civile immegliamento.
AL PROFESSORE
ISPETTORE DEL CIRCONDARIO DI ROSSANO CON MISSIONE STRAORDINARIA INCARICATO DAL MINISTERO DI PUBBLICA ISTRUZIONE DI PRESEDERE LE CONFERENZE MAGISTRALI DI
NELLA PRIMA RIUNIONE DELL'ANNO SCOLASTICO 1866-67.
INDIRIZZO
Il vostro cômpito è finito; e noi qui assembrati, dopo esserci veduti in momenti felici, in queste Magistrali Conferenze, ci dividiamo da Voi, e tra noi stessi. Inspirati al santo e sociale scopo di studiar fra noi medesimi il grande ed interessantissimo problema, ch'è quello di migliorare le sorti della popolare Istruzione, qui noi tutti volentierosi convenimmo; e fu bello, e cosa degna dell'età nostra, vedere numerosa Assemblea d'Insegnanti, nati sotto diversi cieli, ma stretti però ad un sol patto, fraternizzare tra di loro, intendersi mirabilmente, e mettere in comune il prezioso patrimonio dei migliori trovati della loro personale esperienza.
Risorta la Patria nostra a Libertà, Unità, ed Indipendenza, sentimmo il dovere di mostrarci grati al Governo, che fe' suo primo pensiero l'educazione popolare, adoperando tutti i mezzi, e su vasta scala, onde rialzare con essa l' infelice condizione delle masse, poco men ch'abbrutite dall'ignoranza e da un ipocrito fanatismo. Egli, in un tempo in cui da un angolo all' altro di Europa si grida ISTRUZIONE ha inteso farne leva potentissima onde scuotere dal secolare assopimento chi è innanzi negli anni, e preparare all'
Luigi Stocchi
Discorso inaugurale pronunziato nell'apertura delle conferenze magistrali in
il di' 28 marzo 1867 dal regio ispettore scolastico prof. Luigi Stocchi socio dell'Accademia cosentina, membro onorario dell'Istituto filotecnico nazionale, presidente del Comitato promotore degli asili rurali d'infanzia del circondario Rossano.
Stab. Tip. di Vincenzo Santanello
1867
Andiam, chè la via lunga ne sospinge.
può tanto per quanto sa
, erasi sostituito quel vieto immoralissimo adagio il quale dice che
solo è colui che ha
... con ciò, ecco, la più esplicita proclamazione dell'ostracismo del vivere civile, fulminato avverso il proletario ed il nullatenente. E pure chi è mai che non voglia anche oggidì riconoscere l'importanza dell'educazione popolare, e soprattutto di quella della donna chiamata ad essere un giorno la prima e più efficace maestra della sua prole? Ma, viva Iddio; oggimai all' aristocrazia del blasone, la civiltà che, abolendo i privilegii, rende comune i suoi benefizii, ha sostituito quella sola universalmente rispettabile della virtù e dell'ingegno! Era necessario adunque di formare anche le pubbliche istitutrici, e vi si provvide con aprire scuole Magistrali femminili sin dal 1862. La donna, sia anche figlia della plebe, per la sua morale riabilitazione e pel proprio e comune materiale vantaggio dee sapere ancor essa qualche cosa di più dell'innaspar rete in gomitoli, del rimendar calze che ragnino, e dell'insaldare da stiratura il bucato. Deve acquistare anzitutto la scienza del buon costume, la morale, cioè, questa igiene dell'anima per mezzo della quale soltanto può la società reintegrarsi al vivere operosamente e santamente civile, lungi dal selvaggio misticismo degl' ipocriti e dallo spirito d'isolamento ed abbandono d' un' epoca, che non ha più ragione d'esistere. Arduo adunque è questo altissimo compito, questa missione importantissima di civiltà che si affida alle pubbliche istitutrici delle tenere figlie del popolo, e che, speriamo, vorranno compiere secondo le mire del Governo e l'aspettazione dei cittadini. Nella scuola, infatti, ciascun fanciullo impara le prime cognizioni intorno a Dio, nonchè intorno a sè stesso ed all'universo, in mezzo a cui vive, educando in pari tempo l'animo ingenuo e gentile ai sacri vincoli (doveri religiosi, civili, domestici) che alla intera società ed al suo supremo Autore tener lo debbono strettamente congiunto. Ma non sol questo; nelle scuole sono i germi di cento famiglie, nelle scuole è tutta la società nuova che un giorno sostituirassi alla presente, la quale ancor sa molto d'antica. Ad ogni anima generosa danno motivo quindi a fremere di santa indegnazione coloro i quali con leggerezza, o con quasi disgusto tolgono spesso a trattare simile argomento che pur racchiude il più vitale interesse per l'avvenire d'un popolo. Informata agli esposti nobilissimi principii, la novella generazione del nostro paese (Iddio coroni così bella speranza)! asterrassi dal facilmente delinquere, non per timore della pena, o per dubbio d' impunità, bensì per intimo sincero abborrimento della colpa e per amore del bene. Essa ripeterà sua forza non dall'abuso della libertà, ma dalla saggia tutela della medesima; riconoscerà, qual precipuo mezzo a conseguire il compiuto umano incivilimento, il lavoro. Il solo virtuoso è libero, scriveva un giorno
TESI
PROPOSTE PER QUESTA PRIMA RIUNIONE ANNUALE
I.
Indicare i mezzi più sicuri ed efficaci, per ottenere la perfetta osservanza della disciplina in una scuola molto numerosa, e ciò secondo i principii della Metodica e della Pedagogia, non che della pratica esperienza.
II.
Dimostrare, avverso i superstiti contraddittori, la ragionevolezza ed utilità della preferenza da darsi al metodo sillabico sull'alfabeto nell'insegnamento della lettura e scrittura.
III.
Sono importanti gli esercizi di Ginnastica, e di canto Corale nelle scuole primarie, sotto il duplice rispetto dell'educazione fisica e dell'educazione morale degli allievi?
IV.
Come si educa il cuore, come la mente dei bambini negli asili, e nelle scuole primarie?
V.
Qual'è il miglior metodo didattico da seguirsi, affinchè in minor tempo possibile s' istruisca un maggior numero di allievi?
VI.
Come debba ordinarsi una nuova scuola, e come si riordina in un Comune una scuola già male organizzata e diretta ?
INSEGNANTI che hanno sciolte le 6 tesi proposte col numero d'ordine successivo
I.
Albano - Longo - Figliola - Debernarda - Taranto - Bilancio - Capece Cecere - Lovati Bice - Veggiotti - Capobianco - Forzati
II.
Bertocci - Gaimari - Lamorte -Goffi - Tarulli-Mancinelli - Allamandola - D' Auria - Massari - Stizza - Decorsi - Ruggieri
III
Di Lorenzo - Montani - Ferraris - Abriola - Giuliani - Liccione - Matone - Pinto Francesco
IV.
Picerni - bochicchio - materi - Franga - Destefano - Zazzarini - Berardi - Guma - Merola - Desimone - Severino - Altomonti
V.
Derobertis - Caso Pasqualina - Roccheggiani - Lettieri - Lovati Mariannina - Pinto Pasquale - Caso Chiarina - Elodia Geuna - Abbate - Mancini - Bertucci
VI.
Boidi - Galvanin - Rivelli - Volpe - Fiore - Castronuovo - Messina - Nesi - Demartino - Pozzi
TESI
per la seconda riunione annuale delle Conferenze, giusta l'articolo 3.° del Regolamento annesso al Decreto del 29 Novembre 1866, proposte dal Regio Ispettore.
I.
Che cosa è una scuola primaria, considerata rispetto al Maestro, al discepolo, famiglia, al Comune, alla Patria?
II.
Quale influenza può efficacemente esercitare sul Maestro (o Maestra) lo studio del cuore umano fatto sui teneri suoi alunni, e quali su questi la vita ed i costumi di quello ?
III.
Due Metodisti vorrebbero, l'uno escludere dalle scuole i premi, l'altro i castighi di ogni specie. Chi dei due à ragione?
IV.
Nell'insegnamento della Religione, della Lingua e della Grammatica, non che dell'Aritmetica, quali sono i veri punti di partenza, e quale il procedimento metodico uniforme per ciascuna materia?
V.
L'unità di Metodo nelle scuole, oltre alla importanza didattica, racchiude forse qualche importanza sociale per noi?
VI.
Tipo d'una scuola primaria Italiana.
ELENCO
degl'Insegnanti intervenuti alle conferenze
Circondario di
Circondario di
1 Delalla Giuseppe
2 Telesca Francesco
3 Grippo Canio
4 De Pietro Luciano
5 Greco Costantino
6 Marotta Nicola
7 Marotta Stanislao
8
Circondario di
10 Orsi Costantino
Circondario di
11 Lagreca Giovanni
12 Rivelli Domenico
13 Romeo Maurizio
14 Magaldi Federico
Provincia di
15 Laoria Achille
RIASSUNTO
Maestri del Circondario di
Maestre ... n. 20
Maestri del Circondario di
Maestre ... n.2
Maestri del Circondario di
Maestre ... n.1
Maestri del Circondario di
Numero complessivo degl'Insegnanti Pubblici 69
Più - Maestri privati 6
Allievi Maestri di 2° anno di corso 15
Totale degl'intervenuti 90
Costantino Zappella
Relazione letta nel corso delle conferenze magistrali svoltosi a
dal 21 al 28 settembre 1912 sul tema "Che cosa deve fare il maestro per assicurare l'assidua frequenza degli alunni alla scuola"
Tip. Di Antonio Liccione
1912
SIGNORI,
Le lagnanze, che muovono i 60 mila maestri sparsi nelle popolose città e nei villaggi d'
Tali inconvenienti sono rilevati non solo dai direttori didattici e dai regi ispettori scolastici nelle loro relazioni, ma altresì vengono confermati dalle statistiche.
L'onorevole
Le ragioni sono chiare: generalmente il lavoro dei fanciulli è più proficuo di quello delle fanciulle; nei Comuni rurali possono a qualunque età essere adibiti ad un mestiere; nelle città, in cui si fa osservare la legge sul lavoro, debbono aspettare che completino i 12 anni.
Per gli alunni poi che non frequentano assiduamente la scuola durante l'anno, senza però abbandonarla definitivamente, di cui è proprio oggetto il tema, le ragioni sono molteplici: alcune generali ed altre speciali; alcune dipendenti direttamente dall'insegnante ed altre non dipendenti direttamente; alcune intrinseche (direbbe qualche pedagogista) ed altre estrinseche dalla volontà dell'allievo.
Le cause generali non dipendenti direttamente dall'insegnante sono:
1. Locali scolastici ed arredamento;
2. Coscienza pubblica scolastica;
3. Condizioni economiche delle famiglie;
4. Istituzioni sussidiarie.
Le cause speciali, che dipendono direttamente dall'insegnante, sono:
1. Bontà del maestro;
2. Metodo;
3. Rapporto tra maestro e genitori;
4. Altri mezzi ed altre istituzioni sussidiarie.
era regni
Locali scolastici. = Fatta eccezione delle scuole delle principali città, come
Poche sono le mediocri, molte le umide e malsane, pochissime le buone ed adatte, quasi nessuna rispondente alle esigenze igieniche e pedagogiche.
L'articolo 346 della legge
Dello stato miserando delle nostre scuole s'impressionò anche l'animo del sommo poeta
Con queste scuole e con questi arredamenti come si può pretendere che l'alunno le frequenti assiduamente? Chi oserà rimproverarlo o punirlo quando invece di entrare in quelle prigioni per restare pigiato fra i banchi e respirare aria mefitica, preferisce girare pel paese o sgambettare e fare capriole nei campi?
La scuola per attirare il fanciullo dev'essere grande, ben aerata, soleggiata, con palestra coperta e scoperta per gli esercizi di ginnastica, con cortile per la ricreazione, giardino più o meno ampio per le lezioni di botanica, salone per la refezione e la ricreazione, sale da lavoro, sale da bagno. Le aule debbono essere abbellite da carte murali, da quadri di scene domestiche e campestri, da quadri di storia naturale, da carte geografiche e quadri storici e da un museo oggettivo. La scuola, dice Badaloni, dev' essere palestra, tempio, giardino, museo.
E all'esterno? Chi viaggia nella
Coscienza pubblica scolastica
. In
In molte città e in moltissimi paesi, specialmente del Mezzogiorno, la scuola è l'ultimo pensiero, ed è considerata soltanto come un luogo di ricovero durante le giornate rigide dell'inverno, o quelle piovose di altre stagioni.
Ora urge che questa coscienza si formi, cioè che le famiglie si convincano dell'opera amorosa del maestro e degli sforzi che fa perchè i loro figliuoli divengano buoni, amorevoli ed ottimi cittadini. È necessario perciò una maggiore propaganda; una propaganda che sia rivolta non ai soli maestri, ma al popolo; che si faccia non dai soli giornali didattici, ma anche dai politici; non dai soli organi professionali, ma dalle organizzazioni operaie, dalle associazioni di qualunque natura, promovendo e favorendo utile diffusione di opuscoli, di conferenze e di congressi pubblici. Ed a questo riguardo una sincera lode sento di dover tributare a S. E.
Condizioni economiche delle famiglie.
- Questo fattore che è, come ho detto, la causa principale per cui gli alunni o non s'iscrivono alla scuola o l'abbandonano completamente durante l'anno, è una delle tante cause per quelli che fanno delle numerose assenze. Come si può pretendere che un fanciullo scalzo si rechi a scuola quando c'è la neve? Come può venire a scuola nelle giornate rigidissime d'inverno un fanciullo vestito d'està? Come si può pretendere che un fanciullo, il quale non ha potuto ottenere la colezione, si rechi a scuola? Come si può pretendere che un genitore povero, che deve mandare il carro alla stazione, o l'asino in campagna, o la mucca a pascolare, o portare il pane ai clienti, non adibisca il proprio figliuolo anzi che spendere soldi che non ha? Quante volte, alcuni giorni prima delle feste importanti, gli alunni poveri si assentano perchè debbono guadagnare i pochi soldi promessi dai capi di bottega, dove essi apprendono i mestieri? Quante volte, nelle scuole rurali specialmente, durante l'epoca dei lavori campestri di una certa importanza, le scuole restano spopolate perchè gli alunni aiutano le loro famiglie? E che dire poi di quelli che hanno l'eroismo di frequentarle? Si resta spiacevolmente impressionati, dice l'Ispettore
Istituzioni sussidiarie.
= La legge del 15 luglio 1877 (dopo la prima sull'istruzione pubblica del 13 novembre 1859) che sanciva l'obbligo della frequenza, dava alla scuola un notevole impulso, ricordando agli Italiani come l'istruzione sia una necessità per un popolo che voglia far seguire il riscatto morale a quello politico. Però non raggiunse il fine che il legislatore s'era proposto per molte e complesse ragioni, e specialmente perchè non aveva badato alla questione economica della massima parte della popolazione italiana.
«Oramai è scientificamente provato l'unità delle forze fisiche e delle forze mentali; identiche sono le ceneri sia nella fatica muscolare, sia in quella cerebrale; nell'una e nell'altra vi è sempre consumo di forza nervosa. È un delitto perpetrato a danno della razza umana quello di costringere i miseri fanciulli giacenti nell' inopia continuare a tormentare il cervello per avere lampi d'intelligenza, che consumano più sollecitamente le scarse energie del corpo infiacchito. Se non alimentiamo col nutrimento necessario il calore indispensabile al funzionamento della macchina umana, noi avremmo l'esaurimento precoce dell'organismo;
in tal caso è opera più generosa chiudere le scuole e far vivere i miseri figli del popolo nelle strade e nei campi
» (ZENO, insegnamento pratico, pag. 205-6).
Il censimento dell'anno 1881, avendo accertato che nel nostro paese esistevano in media 62 analfabeti per 100 abitanti da sei anni compiuti in su, fece capire che la legge restava lettera morta non ostante le pene comminate.
I filantropi si commossero e pensarono di venire in aiuto alla gente povera anche economicamente colla distribuzione di libri, quaderni, abiti, scarpe e cibo; e contemporaneamente per non far stare gli scolari nelle strade pensarono di tenerli occupati prima e dopo la scuola. Quindi a
E il Governo? Il Governo in un primo momento parve ridestarsi, ma passato poco tempo tutto rimase come prima. Se era sollecito a votare nuove spese per migliorare altri servizi dello Stato, inforcava le lenti dell'avaro quando guardava la povera scuola elementare.
L'
E mentre in tutta l'
Questa legge conseguì migliori effetti di quella del 1877, sia perchè le condizioni economiche dell'
Essendosi poi fondati in altre città i ricreatori,
Ed ora esamino le cause che dipendono direttamente dal maestro. Prima fra esse parmi che sia la
Bontà del maestro.
= Chi era costui ? «In altri tempi, diceva la insigne pedagogista
Il sommo poeta
il cittadino che sente d'avere con la città più intimo nesso di cittadinanza; l'uomo in cui è più di umanità.
E poi esclama:
Fossi io stato e fossi anche tuttora maestro!
Il buon
Oh! quanto diverso il nuovo dal vecchio maestro! Se il buon maestro fa buoni gli alunni, l'amore è il primo elemento che si richiede in fatto d'educazione. Senza di esso si può essere abili e bravi fin che si vuole, vi sarà antinomia, non armonia tra il fine dell'educatore e gli effetti dell'opera sua. Un insigne prelato francese disse: Il fanciullo è un uomo che rinasce, la patria che si perpetua, il rinnovamento dell'umanità nel suo fiore. Non è vero che per influire sul fanciullo, per vedere dentro nell'anima di lui bisogna amarlo e sentire la felicità di essere amato?
State dinanzi ad un fanciullo, ammonisce il
Il maestro dev'essere buono, affettuoso, gioviale; deve ispirare fiducia ed acquistare autorità, essere loro d'esempio affinchè si rispecchino in lui. L'esempio è tutto. La maggior parte degli uomini, dice
Uno dei più gravi errori che si commette nell'educazione è quello di non essere coerenti.
Quando l'insegnante si presenta la prima volta a scuola, deve fare in modo da lasciare di sè la migliore impressione. Un vestito pulito, non ricercato, uno sguardo che ispiri benevolenza, amorevolezza, fermezza, serenità, una voce insinuante, carezzevole, armoniosa, sono le doti estrinseche che devono accompagnare il maestro. Per la scuola materna (1 e 2 classe) il maestro deve fare le veci della madre o della maestra dell'asilo, dalla quale il bambino s'è distaccato pochi momenti prima. L'amore dev'essere affetto, pazienza, bontà, dolcezza inalterabile. Per la scuola elementare (3 e 4) e popolare (5a e 6a) l'amore dev'essere conversazione geniale, familiare, allegra, che interessi tutti i suoi alunni, che dimostri la vasta cultura del maestro (e questo in modo speciale per le classi popolari) dalle quali trasparisce il grande affetto che ha per loro, il suo vivo desiderio di migliorarli, di elevarli, di renderli più uomini.
Quando l'insegnante possiede tali requisiti, oh! come si rende attraente la scuola, oh! come l'alunno fa di tutto per andare anche quando potrebbe assentarsi !
Il maestro Colombi, descrittoci dell'Ispettore scolastico signor
Profili di educatori
, è proprio il maestro modello in quanto a bontà. Aveva, dice il dotto Ispettore, più di tutto passione alla scuola ed una grande bontà di cuore, per la quale attendeva al suo ufficio con tutta l'anima, con la religiosità di un apostolato. Non aveva ripetenti nella sua classe. Dei trentasei alunni iscritti ne mancava uno nel giorno della ispezione. Ma dopo pochi momenti la porta della scuola s'aperse e comparve una donna che menava seco un fanciullo tutto avvolto in uno scialle. Era la madre con l'alunno ammalato, che mancava. Disse che non aveva potuto persuaderlo a restare ancora un giorno in casa da che aveva saputo che c'era il dispettore.
Quanto ammaestramento in questo episodio!
Alle doti del cuore bisogna che il maestro aggiunga quelle della mente e dell' intelligenza, bisogna in una parola accoppiare il
Metodo
.
Il maestro nella scuola dev'essere artista, poichè è il valore didattico quello che lo trasporta nel terreno dell'arte, quello cioè di saper tradurre la teoria in pratica, il pensiero in azione. E poichè la pedagogia e l'educazione mirano allo svolgimento delle energie umane, il suo ufficio è quello che l'alunno eserciti queste energie a norma delle leggi stabilite: che ecciti e stimoli le energie nel caso che le trovi sopite ed inerti, che le moderi e le temperi nel caso di eccesso, che le diriga semplicemente se le trovi attive.
E perchè consegua il fine, è uopo che egli segua il metodo naturale, fisiologico, quel metodo cioè che
Rapporto tra maestro e genitori.
= In
È stato sempre mio proposito stabilire i più cordiali rapporti tra la scuola e la famiglia, e al quale scopo ho istituiti con ottimi risultati i comitati dei padri di famiglia.
Altri mezzi ed altre istituzioni sussidiarie.
= Esse si possono ridurre ai seguenti:
a) Mezzi disciplinari;
b) Passeggiate scolastiche e lavoro manuale;
c) Risparmio e mutualità;
d) Bibliotechine scolastiche.
a)
Mezzi disciplinari.
- Per le scuole di
Se si volesse stare strettamente allo scopo dell'educazione, che è quello di fare amare il bene per il bene e far odiare il male perchè è male, non vi dovrebbero essere nè lodi, nè premi e nè castighi. Ma volendo farne uso, sempre per ciò che riguarda l'assidua frequenza, è bene che si diano con ponderazione, con calma, con imparzialità e senza abusarne, tenendo conto dell'indole dell'alunno.
Dalla lunga esperienza di maestro sono convinto, non ostante il parere contrario di pedagogisti insigni, che le lodi devono essere poche, i premi pochissimi: nomina di capo squadra coglitore di quaderni incarichi per la pulizia, e non al di là di un libro educativo in circostanze e i castighi rarissimi, e non più in là di mettere l'alunno separato dai compagni nella stessa aula per poco tempo, oppure di non prendere parte ai giuochi che si fanno nel tempo della ricreazione. Anzi debbo dire che con gl'incarichi dati, coll'aver fatto cioè comprendere al fanciullo che è buono a qualche cosa, ho ottenuto la puntualità all'ingresso della scuola e la frequenza da alcuni alunni che principiavano a venir tardi o mancavano qualche giorno.
Ma quando il maestro colla bontà d'animo e col metodo si farà amare dagli alunni, non arriverà mai alle punizioni, salvo in casi rarissimi e con una certa specie di alunni.
b)
Passeggiate scolastiche e lavoro manuale.
- Le istruzioni annesse agli ultimi programmi giustamente dicono che troppo visse fin qui la scuola fra le quattro pareti di un'aula, e troppo essa limitò l'ufficio suo a un gretto meccanismo di orari e di compiti. Esse perciò raccomandano le escursioni come un potente mezzo educativo. Ed io aggiungo che, oltre ad essere mezzo educativo, è anche mezzo per rendere più attraente la scuola. Le passeggiate scolastiche piacciono immensamente agli scolari che hanno bisogno di aria, di moto e di svago, e perciò influiscono sulla maggiore assiduità se vengono fatte di frequente. Per la scuola materna però devono farsi per lo sviluppo fisico, e quindi fuori il paese all' aria pura e fresca, in mezzo ai campi verdi e fioriti, o vicino al mare. Per la scuola elementare alcune in campagna per lo sviluppo fisico e contemporaneamente per fine scientifico, cioè raccolta di qualche minerale, di qualche pianta, di qualche insetto, visita di qualche miniera, osservazione di qualche cascata di fiume, del porto, se la città è marittima, lezione di geografia sui punti cardinali; ed altre in paese. per osservare un monumento, qualche chiesa importante, un castello, una porta antica per rievocarne i ricordi storici. Per la scuola popolare poi qualcuna in campagna per lo sviluppo fisico e fine scientifico, e le altre per visitare officine, fabbriche, opifici, miniere, musei, allevamenti razionali di animali, campi ben coltivati ecc.
Anche il lavoro manuale è un mezzo per allettare gli alunni alla scuola e renderli più assidui. Tutti i fanciulli, scrive il
Quindi tanto il lavoro manuale quanto il disegno sono materie necessarie alla scuola, perchè senza di esse la scuola non seguirebbe la spontaneità educativa e sono un mezzo per renderla più assiduamente frequentata. Questi esercizi però possono iniziarsi nella 3a classe con figure geometriche piane come sussidio all'insegnamento di aritmetica; e in 4a con tutte le figure geometriche piane e solide, anche come sussidio all'insegnamento dell'aritmetica e della geometria. Nella 5a e 6a poi devono avere un largo sviluppo per coltivare il gusto estetico, senza preparazione a questo o quel mestiere, devono essere insomma, come bellamente dice il
Nelle scuole femminili poi, l'indirizzo del disegno e del lavoro manuale dev'essere rivolto a scopo di istruire le alunne nella cucitura e nel taglio, affinchè le scuole elementari si accostino di più alle famiglie.
c)
Risparmio e mutualità.
La benefica istituzione della Mutualità scolastica, sorta in Francia e diffusasi in
Bibliotechine scolastiche.
La lettura nelle scuole elementari è mezzo per ingentilire, educare e apprendere tante svariate cognizioni. Per gli adulti poi è mezzo per migliorare la propria cultura, per conoscere gli uomini, per regolare la propria condotta, per imparare a vivere, per procurare a loro stessi godimenti intellettuali e morali. Il maestro perciò fin dalla tenera età deve fare acquistare l'abito della lettura, sia perchè l'alunno possa sempre frequentare la scuola assiduamente, e sia perchè quando l'avrà abbandonata continui sempre in questa lodevole abitudine. Per ottenere ciò è mestieri che il maestro si adoperi ad istituire nella propria classe una piccola bibliotechina scolastica adatta alla capacità della scolaresca. Per la 1a e 2a saranno libretti di brevi raccontini morali; per la 3a e 4a libri che parlano degli usi e costumi del proprio paese, di viaggi, di raccontini storici e morali; per la 5 e 6a monografie storiche, descrizioni di viaggi, biografie di uomini che colla forza del lavoro e della volontà si sono innalzati ai più alti gradi della civiltà e della ricchezza.
In questo modo il maestro avrà assicurato alla scuola maggiore frequenza e avrà anche fatto eco alla circolare di S. E.
Ed ora un'ultima parola sulle cause intrinseche dei bambini, che influiscono sull'assiduità. Tali cause dipendono da disposizioni preesistenti che indeboliscono il fisico, l'intelligenza, la volontà, oppure da tendenze patologiche che rendono impossibile la comprensione e l'effettuazione della legge morale. Per le prime l'opera amorevole e paziente del maestro unita a quella dei genitori, e le istituzioni sussidiarie possono in qualche modo rimediare, ma per le seconde nulla può la scuola elementare.
Ovunque è agglomero umano
- dice Enrico Ferri -
ivi è fermentazione e putrefazione umana. Il maggior numero dei delinquenti
- afferma
è dato da coloro ai quali mancò presto o tardi il mezzo primo di sussistenza. Fra la povera gente
- scrive
nessuno è sicuro di non avere dei delinquenti tra i propri figli.
I fanciulli di individui cresciuti in tali ambienti, che non sono rari, nascono portando il marchio della loro origine, e crescono non solo deboli di mente e di corpo, ma coll'animo depravato da tutto quello che li attornia, che vedono, che sentono, che sono spinti a fare. Per questi fanciulli occorrono perciò metodi, orari, programmi, mezzi speciali disciplinari adatti ai diversi momenti e alle diverse infermità; e perchè non sieno di esempio ai normali è necessario che essi frequentino scuole speciali rette da maestri specialisti. Disgraziatamente però in
1. Che la legge
2. Che si faccia acquistare coscienza pubblica scolastica mercè propaganda da farsi con opuscoli, giornali, conferenze ed altro ;
3. Che le presenti conferenze così felicemente iniziate continuino ancora per molti anni, affinchè i maestri abbiano opportunità di conoscersi, affratellarsi e migliorare la loro cultura, ed i cittadini si convincano dell'opera benefica della scuola;
4. Che la legge
5. Che in tutti i Comuni del Regno si completino le istituzioni dei Patronati secondo la legge
6. Che il maestro nell'estrinsecare l'opera sua educativa s' informi all'amore ed ai nuovi progressi pedagogici e didattici;
7. Che si stabiliscano rapporti cordiali tra il maestro ed i padri di famiglia, dando piena esecuzione alla circolare di S. E.
8. Che il maestro e le Autorità diano incremento a tutti quei sussidi didattici speciali che meglio valgano ad irradiare e fare apprezzare l'opera educativa e benefica della scuola;
9. Che in ultimo si istituiscano scuole speciali per i fanciulli anormali allo scopo di migliorarli e non farli essere di cattivo esempio ai normali.
Queste, o colleghi carissimi, le proposte e i voti che io sottometto al vostro sereno giudizio, alla vostra dotta ed illuminata disamina.
Vi chiedo venia se il tedio e la noia vi hanno presi durante l'esposizione. Io non moverò alcun lamento se le proposte saranno modificate; solo mi auguro che dalla discussione che sta per ingaggiarsi e dagli opportuni suggerimenti che darà il chiarissimo Professore di Pedagogia (Dottor Giuseppe Bello, Professore della R. Scuola Normale femminile di Bari.) esca più viva, più fulgida la luce e la fede che anima noi tutti per il trionfo della scuola e pel miglioramento dei nostri fanciulli, ai quali abbiamo dedicato e dedichiamo tutte le nostre energie, il nostro cuore e la nostra mente. Disadorno è stato il mio dire; ma, credetemi, vi ho parlato schiettamente così come sentivo. Stetti in forse se accettare l'invito, ben sapendo quale eletta schiera di educatori qui convenuti da ogni parte della Provincia e da fuori io avrei avuto di fronte. Sì, dubitai delle mie forze; ma nell'accettare non mi spinse altro desiderio che quello della disciplina e dell'obbedienza verso il nostro colto ed amato Ispettore (Professore
Estratto da
Antonio Renzi
CONFERENZE PEDAGOGICHE ED AGRARIE TENUTE IN POTENZA AI MAESTRI ELEMENTARI NEL SETTEMBRE 1889
Tip. Ed. Garramone e Marchesiello
1890
ELENCO degli intervenuti alle Conferenze Pedagogiche
tenutesi in
Da p. 129 a p. 168.
SUNTO DELLE CONFERENZE PEDAGOGICHE tenute dal R. Provveditore agli studi DAL 25 AL 30 SETTEMBRE 1889 IN
GIORNO 25 SETTEMBRE 1889.
«Ufficio educativo della scuola popolare»
L'anno mille ottocento ottantanove, il giorno 25 del mese di Settembre, alle ore 11 a. m. nella sala di disegno dell'edificio scolastico in
CONFERENZA SECONDA
GIORNO 26 SETTEMBRE 1889.
«Gli Istituti educativi per l'infanzia.»
Fattosi l'appello degl' insegnanti intervenuti, letto ed approvato il verbale della seduta precedente, l'oratore ha parlato della necessità che la scuola elementare risponda ai bisogni della famiglia e della società, per modo che a nessuno sfugga il supremo interesse della sua esistenza nel civile consorzio. L'opera degl' insegnanti deve innanzi tutto mirare a guadagnarle alleati nei parenti degli alunni che la frequentano; e quando la benefica istituzione non sarà considerata dalla generalità come un imbarazzo sociale, una istituzione sbagliata; quando il contadino, vi accorrerà premuroso, come accorre nel tempio per soddisfare all'ineffabile bisogno della preghiera, nel campo per ispiegare la sua attività con la funzione del lavoro, nel mercato pel disbrigo dei suoi affari, allora soltanto potremo essere sicuri che essa risponderà ai bisogni veri della famiglia e del paese, che il mondo è entrato in essa e che la scuola è naturale e sincera preparazione alla vita.
Questo altissimo risultato il maestro raggiungerà col sussidio potente di una condotta esemplare, di un corredo d'istruzione e più col calore dell'affetto per i fanciulli che furono alle sue cure affidati, ai quali egli insegnerà quello che dovrà prepararli alla vita pratica; di guisa che quando i genitori si accorgeranno che i figliuoli hanno appreso qualcosa di utile e all'occorrenza sono stati anche in grado di correggerli, non dubiteranno dell'efficacia della istruzione, la cui causa sarà efficacemente perorata dagli stessi fanciulli che la ricevono. Poichè è omai dimostrato che le scuole, le quali rispondono al concetto di un bisogno soddisfatto sono sempre frequentate da quella classe di individui per cui furono istituite. Di tal genere sono le Scuole d'arti e mestieri, le Università, i Licei, i Ginnasii, le Scuole tecniche e normali. Perchè non deve accadere altrettanto delle scuole elementari, che reclutano circa due milioni di alunni?
Creare delle istituzioni che raccolgano i bambini per educarli, è soddisfare ad un bisogno sentito, è meritare il plauso e la benedizione di tutti i buoni, specialmente delle madri famiglia.
Ed eccomi al secondo tema.
Gl' istituti per l'infanzia da noi conosciuti sono: le case di custodia, gli asili aportiani ed i fröbelliani, per non parlare dei misti e di quelli istituiti dal
CONFERENZA TERZA
« Il nostro concetto sul Lavoro manuale educativo»
GIORNO 27 SETTEMBRE 1889.
Aperta la seduta con le solite formalità, l'oratore, annunciato il sopra notato tema, ha cominciato col dire che egli, fautore convinto della introduzione di qualcosa che sia lavoro nella scuola elementare, ha offerto tutto se stesso agli attacchi e alle offese degli avversarii di questo elemento educativo; e sebbene la sua idea non sia stata condivisa da molti, egli non ha disertato il posto nella lotta, accanto alla onorata bandiera della scuola popolare; non curato forse, vinto e domato. mai. E ad attestare la costanza nei suoi propositi ha citato le provincie di Chieti, di Arezzo e di Napoli, (ove tenne corsi di conferenze), nelle quali il lavoro manuale è stato introdotto da diverse scuole, quantunque nelle due prime provincie molti siano avversari dichiarati del lavoro manuale, e nella terza la poca attività, o vogliamo dire la scarsa energia della maggior parte dei maestri, non abbia procurato alla causa che si combatte quei successi che si sperava di ottenere.
E non poteva accadere altrimenti nella terra dei suoni e dei canti, dove ogni cosa del mondo circostante, dal cielo di zaffiro al mare ridente, dai boschi di verzura ai profumati aranceti, invita ai sogni, alla poesia, al riposo, più "che alla attività, al lavoro. Però, bisogna confessarlo, anche in quest'ultima provincia qualcosa si è fatto, e, se non ufficialmente, il lavoro manuale figura in alcune scuole, i cui maestri spendono la loro opera pel trionfo di una idea, destinata a portare la rivoluzione, che soffocherà la scuola della immobilità, del formalismo, dei cervelli atrofizzati e degli organismi disarmonici.
Fu detto nella passata conferenza come la scuola elementare non è o non dovrebbe essere se non una continuazione dell' istituto infantile; or perchè gli esercizi ed i giuochi, che sono l'occupazione, il programma di questo, non dovrebbero continuarsi in quella per educare e l'occhio e la mano e la intelligenza? Dimentichiamo forse che le percezioni provvengono dalle sensazioni e diventano gradatamente parole, concetti, giudizii, per altre operazioni dell'attività dello spirito? Gli esercizii del giardino froebelliano sono insieme svago e lavoro, perchè niente si trasforma senza fatica, ed il bambino che opera è bambino che ha pensato, che pensa; e tutto, in lui fattore, in lui artefice, ha un linguaggio che invano cercherebbesi ottenere dal fanciullo lasciato nell'ozio? Inoltre il lavoro manuale deve accettarsi deve introdursi nella scuola primaria, come elemento atto a stabilire ed a mantenere l'equilibrio delle umane facoltà, il che vuol dire gettare le basi di quella che con soverchia leggerezza si chiamò utopia da filantropi e non è se non il fine ultimo dell'umanità, l'armonia sociale, la ragione della forza. Alcuni si domandano come è avvenuto che il lavoro manuale sia entrato prima nelle scuole delle altre nazioni che nelle nostre, mentre l'
CONFERENZA QUARTA
GIORNO 28 SETTEMBRE 1889.
Il disegno lineare, gli esercizii fröbelliani e le loro applicazioni nella scuola popolare.
Aperta la seduta con le solite formalità, l'oratore esordisce manifestando il suo rammarico per non vedere nell' accolta gentile di uditori, dai quali ritiensi onorato, una larga rappresentanza di madri di famiglia, con cui vorrebbe intendersi circa le norme fondamentali per la educazione dell'infanzia, all'oggetto di avere l'efficace loro concorso nell'attuare quel piano di riforme, che è sua mira apportare negli istituti infantili e nelle scuole. della Provincia. Si dichiara lieto di poter partecipare all'assemblea, che, allo scopo di preparare le maestre giardiniere almeno in numero sufficiente al bisogno della regione, ha ottenuto dal superiore Ministero la facoltà di impiantare accanto alla scuola normale femminile della città una sezione fröbelliana, la quale, come primo tentativo, raccoglierà non più di 30 bambini tra maschi e femmine, dai 3 anni ai 6, e che tale sezione incomincerà a funzionare non più tardi del p. v. Dicembre. Ripreso poscia l'argomento, esaminò i diversi tipi di scuole di lavoro manuale all'estero che trovano il corrispondente nell'
CONFERENZA QUINTA.
GIORNO 29 SETTEMBRE.
«Gli esercizi di cartonaggio e di plastica».
Alle ore 12 m. aperta la seduta con le solite formalità, l'oratore richiamandosi al concetto svolto in una della precedenti conferenze, che cioè la scuola elementare col suo carattere di generalità niuno insegnamento ed esercizio può accettare il quale ad esso non s'informi, ha riaffermato essere gli esercizi di lavoro manuale da introdurre non un semplice lavoro di mano, sì bene una ginnastica dell'intelligenza e dell'occhio e della fantasia insieme. A questo nobilissimo fine pare non abbiano voluto por mente i fieri avversari della novità da noi caldeggiata, allorchè, pensandosi di cogliere in fallo o contraddizione i sostenitori, hanno tacciato d'incoerenza gli sforzi di costoro, per conchiudere che la novità si risolve in un perditempo anzichè in un bisogno da soddisfare, in una manìa di riforme e di innovazioni, più che in una pratica utilità per la monade sociale. Si sono spinti ancora più oltre, mettendo fuori un saggio di sillogismo che suona presso a poco così: I fautori ostinati dell'introduzione del lavoro manuale, mentre inneggiano alla scienza pedagogica, riescono ad opera vacua e dannosa per l'infanzia e contraria ai principii stessi della scienza, poichè se, come essi medesimi van ripetendo, non intendono formare artisti, finiranno per educare non i sensi per l'intelligenza, ma i sensi pei sensi.
Per verità l'osservazione sarebbe giusta, l'accusa avrebbe tutto il carattere della serietà, se al fanciullo si presentassero oggetti perchè egli ne discoprisse le qualità sensibili e non altro; in questo caso si starebbe nella cerchia morta delle esercitazioni di nomenclatura, gabellate per lezioni di cose, quando non sono che lezioni di parole; ma incitare alla osservazione delle proprietà dei corpi, ai confronti, alle somiglianze e differenze fra cosa e cosa, mena difilato all'abito dell'astrarre; e far passare l'alunno dalla semplice sensazione al giudizio, gradamente: è ginnastica, è educazione vera della intelligenza, è il più alto risultato cui si possa giungere, ottenendo che l'alunno diventi maestro di sè stesso. Certo che dovendo il mondo esterno farsi coscienza del bambino, esso mondo non può penetrare che per la via dei sensi, e gli esercizii di lavoro manuale, i quali si vogliono introdurre nell'insegnamento primario in tanto si accettano in quanto sono elementi didattici di indiscutibile efficacia sull'attività mentale dell'allievo. E occorre pur notare che gli esercizi i quali hanno tutta l'apparenza di essere soltanto esercizii materiali sono quelli compresi sotto il nome di cartonaggio e di plastica, di cui l'oratore ha promesso occuparsi nella conferenza che forma oggetto del presente verbale, cartonaggio e plastica che costituiscono un vero lavoro manuale, accettato anche da coloro che sono soliti di battezzare con l'appellativo di ninnoli ogni altra manifestazione di esso. Detti lavori non sono neppure essi una novità per noi, in più d'uno degli stati d'Europa si riconobbe la necessità di darvi largo impulso e moltissime scuole maschili e femminili di
Oltre al coltello e alle forbici occorreranno pei suddetti lavori un compasso, un doppio decimetro e una riga, la quale per le prime volte sarà di ferro e in seguito di legno, e potrà tenersi questa progressione negli esercizii: tagli di linee, angoli, triangoli diversi, rettangoli, e via via, sempre dal più facile al più difficile; in tal modo all'insegnante si offrirà occasione di dare le prime nozioni di geometria o di ripetere le già impartite, e insegnerà il sistema metrico ora che il fanciullo è capace di astrazione, e dalla conoscenza esatta del metro intuirà il dm. il cm. il mm. ancorchè la lunghezza unitaria non gli sia presente. Intanto l'alunno, che ha imparato a fare qualcosa, è smanioso di creare, di fare da sè, e il savio maestro, secondando in parte questo naturale impulso, lascerà cimentare il suo genio inventivo, correggendo, incoraggiando, educando sempre.
Per l'applicazione di quanto si è appreso si costrurranno dapprima i solidi geometrici e poi quelli altri che richiamino la mente del fanciullo ad oggetti veduti ma non fatti da lui, e sarà oggi un portafiori, domani un vaso, un porta-orologio, e ottenutili si compirà una utile serie di esercizii decorandoli con carta a colori scelti secondo il più acconcio gusto artistico.
E la concorrenza? obbietteranno alcuni, come si rimedierà a questo spettro che turba i sonni dei protettori delle piccole industrie? Non preoccupiamocene, non ci inquieti questa bolla di sapone che sarà dissipata dal primo e più leggiero soffio di vento, a noi preme che il fanciullo esca dalla scuola con la pratica di saper fare, fare senza aiuto d'altri, e quando adulto vorrà mettere a profitto la propria esperienza e da uomo dignitoso se ne starà in casa a impagliare o accomodare una sedia, a trar partito del suo genio inventivo nel lavorare una cassettina, una gabbia, ecc. le piazze saranno meno popolate di oziosi e malcontenti, le bettole di gente abbietta e abbrutita, e le famiglie godranno nella pace e serenità degli animi il frutto dei giornalieri sudori del loro capo. E v' ha di più. Il lavoro, massime se di liberal elezione, fa riposare il corpo in quelle membra che sino allora si tennero in esercizio, solleva lo spirito, e ce ne accorgiamo bene noi in qual conto lo tengano i fanciulli, quando lasciati liberi di fare questa o quell' altra cosa si attengono alla più geniale, e vi ripongono tanta attenzione da non avvertire più ciò che accade nel mondo circostante.
Il conferenziere è passato poi a dire qualche cosa della plastica, chiamandola sovrana degli esercizi elementari di lavoro manuale, e sebbene molti dimostrano difettoso l'esercizio per la poca resistenza che la creta offre al lavoro, afferma che offre ella d'altra parte notevoli vantaggi, richiedendo pochi strumenti e punto pericolosi per la sua lavorazione, e prestandosi a svariati esercizii e riproduzioni dai vero. La creta costa poco e si trova dovunque; di istrumenti bastano un telaio, una tavoletta di legno d'abete, e qualche steccolina; nel lavoro in creta non si esercitano classi intere e numerose, ma squadre, possibilmente in giorni di vacanza e come premio a chi in tutta la settimana fu assiduo e diligente nella scuola. Può cominciarsi il lavoro dal modellare e dall' intagliare la creta.
Si occupino dapprima i fanciulli nella modellazione di figure geometriche più conosciute, di forme vedute dall'alunno; e perciò: la sfera, il cubo, il cilindro il cono saranno costrutti pei primi. L'intaglio si ottiene incidendo sopra piani di argilla linee, angoli e poi figure di oggetti usuali, sostituendo lo stecco alla matita adoperata nei quaderni di disegno. Può eziandio aversi un utile esercizio di rilievo, tagliando la parte esterna della incisione. Si procede poi alla modellazione di figure poliedre, permettendo anche quì di tratto in tratto all'allievo un lavoruccio d'invenzione, quando gli si debba dare uno svago oltre l'esercizio del canto e della ginnastica. L'esperienza ha provato che alunni e maestri finiscono per innamorarsi di tale genere di lavori, et come questi vi dedicano con piacere le ore più belle di libertà, così quelli si affezionano sempre più alla scuola.
La plastica ci apprende pure il mezzo di riprodurre molte forme per impressione, e quindi fiori, frutta, foglie con cui si fanno poi artistiche combinazioni. Qualche maestro si è voluto provare a cuocere gli oggetti pla- smati e a coprirli di vernice, i risultati però non possono ancora dirsi soddisfacenti.
Un esercizlo di ordine più elevato è quello di riprodurre la forma di un disegno tolto dal quaderno, ma in questo come negli altri costante dee tenersi l'amorosa vigilanza del maestro, il quale lavorerà con i suoi piccoli, senza curarsi di qualche insuccesso che lo metta in apparente inferiorità rispetto a loro; ciò gli servirà di sprone a perfezionarsi.
Solo in questa maniera il concetto di
CONFERENZA SESTA
GIORNO 30 SETTEMBRE 1889:
«Gli esercizii di slöid e le loro applicazioni nelle scuole elementari italiane. »
Apertasi la seduta con le solite formalità, il Sig. Conferenziere ripete sommariamente quanto ha esposto intorno ai diversi tipi di scuole di lavoro, alcune delle quali sono scuole di tirocinio per le arti, i mestieri, le industrie, altre sono destinate a completare l'insegnamento formale, e di questo genere sono quelle dove s' insegna lo Slöid, e altre finalmente hanno caratteri speciali, come sono quelle istituite pei ciechi, sordo-muti ecc., delle quali la vicina e filantropica
Noi, seguita a dire il chiaro oratore, andiamo in cerca della scuola, in cui il lavoro entri come uno dei mezzi per mantenere l'armonia nello sviluppo delle facoltà del fanciullo non solo, ma come elemento della funzione didattica e quindi come sussidio per lo svolgimento del programma d' istruzione.
Ma a quale lavoro daremo la preferenza? Al cartonaggio o alla plastica; ai lavori in legno o in ferro; al traforo od al tornio? E, scelto il genere di lavoro che meglio convenga, ripetiamo, come fare pel tempo, per la spesa, pel locale, per l'attitudine dell'insegnante? Per qualunque di essi ci risolveremo, è condizione indiscutibile però che debba essere coordinato al programma generale dell'insegnamento e adoperato non come insegnamento speciale, ma come sussidio didattico.
Negli angoli più remoti d'Europa, e dove più era sentito il bisogno di dare un nuovo indirizzo alla scuola popolare, cominciarono tempo addietro a farsi degli esperimenti, e fra i dubbii di chi naturalmente trova più facile la critica dell' arte, vi fu alcuno che, seguendo i dettami del
VERBALE DI CHIUSURA
ore 4 p. m.
Riassunto delle conferenze pedagogiche.
Tra l'aspettazione della numerosissima assemblea, desiderosa di ascoltare il riassunto delle Conferenze, il regio Provveditore agli studii apre la seduta, dando la parola al r. Ispettore D'Amico, che con chiarezza riassume le dotte quanto pratiche dissertazioni dell'egregio Cav.
notes alpha
notes int