Le fonti storico-educative nella Basilicata di età liberale

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1867 - 1914

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Conferenze magistrali

bibliography

  • T. Corbi Guasteveglie, Insegnamento del disegno, Potenza, Garramone e Marchesiello, 1900
  • P. Gambacorta, I più facili, più utili, dilettevoli esercizi di educazione fisica nel corso popolare, Potenza, Soc. Tip. La Perseveranza, 1912
  • M. Bergamasco, Parole inaugurali e di chiusura pronunziate nelle Conferenze Magistrali a Melfi il 21 e il 28 settembre 1912, Melfi, Tip. Liccione, 1912
  • V. Plastino, Conferenza di v. Plastino nel Congresso magistrali di Melfi, Melfi, Premiata tip Errico Insabato erede f.lli insabato, 1912
  • N. Romano, Gli asili infantili in Basilicata, Relazione svolta al Primo Congresso lucano contro l'analfabetismo, Potenza, Tip. La Perseveranza, 1914
  • R. Smith, Discorso pronunziato da R. Smith nella chiusura della Scuola magistrale in Potenza, ??, ??
  • P. Di Nunno, Convegno magistrale a Palazzo S. Gervasio, Melfi, Tip. Insabato, 1910
  • M. Claps, L'insegnamento della lingua e del comporre nei suoi due gradi, Potenza, Tip. La Perseveranza, 1911
  • L. Stocchi, Agli insegnanti elementari della lucania. Parole del Regio Ispettore scolastico prof. Luigi Stocchi nella chiusura della Scuola di metodo pei maestri d'adulti e delle prime conferenze magistrali pel corrente anno 1866-67, Potenza, Santanello, 1867
  • L. Stocchi, Discorso inaugurale pronunziato nell'apertura delle conferenze magistrali in Potenza il di' 28 marzo 1867 dal regio ispettore scolastico prof. Luigi Stocchi, Potenza, Santanello, 1867
  • C. Zappella, Relazione letta nel corso delle conferenze magistrali svoltosi a Melfi dal 21 al 28 settembre 1912 sul tema "Che cosa deve fare il maestro per assicurare l'assidua frequenza degli alunni alla scuola", Melfi, Tip. A. Liccione, 1912
  • A. Renzi, Conferenze Pedagogiche Ed Agrarie Tenute In Potenza Ai Maestri Elementari Nel Settembre 1889, Potenza, Potenza, Tip. Garramone e Marchesiello, 1890 (estratto)

teibody

Raffaele Smith

Discorso pronunziato da R. Smith nella chiusura della Scuola magistrale in Potenza Potenza , casa editrice anno

Signori La scuola magistrale aperta in questa città ai 15 del passato Luglio giunge oggi al suo termine; e mi spero, se non fallo, che sia stata compiuta da noi secondo il programma del Governo, che ci siamo studiati di recare in atto in ogni sua parte con quella diligenza che abbiamo potuto maggiore. Con il compimento di questa scuola il Governo ha adempito altresì la sua parte di obbligo rispetto al circondario di Potenza. Imperocchè se con la legge del 7 Gennaio stabiliva l'organamento della istruzione pubblica, se con quella del 5 Marzo riuniva una mano di valorosi professori affinchè, ammaestrato nella pedagogia ed in tutto quanto riguarda l'insegnamento elementare, rilevassero le scuole popolari dallo stato basso in cui si giacevano neglette e quasi morte; se nel 24 Giugno la parola vitale del sapere era commessa ad un drappello di volenterosi, perchè la trasportassero in tutte queste Provincie meridionali della penisola italiana. Oggi il Governo può dire anche a voi, Signori, la parola di vita che stenebra la mente ed educa il cuore è commessa anche a voi; portatela fra la bassa gente e fate che le plebi addiventino uomini e cittadini virtuosi. Il che avverrà senza fallo, se voi, persuasi dell'altezza della vostra missione, la effettuerete con quello amore ch'è spoglio di ogni interesse: con quello amore che nobilita e decora le opere degli uomini; con quello amore medesimo che si unifica a quello che condusse una volta dal cielo in terra un maestro per insegnare agli uomini la (corsivo) buona novella, la legge della umanità, la religione del sapere. E religione è il vostro ministero, o Signori, poichè io non intendo per religione quella serie di macre notizie o di pratiche materiali, che accrescono le tenebre nella mente e lasciano il cuore spoglio di virtù, che spingono l'uomo contro dell'uomo e ne formano un brigante un assassino, ma bene quella che illumina coi veri le menti, con quei veri che riguardano Dio, il mondo, l'uomo, e la civile comunanza; quella, che educa a saviezza le plebi, e degli uomini ne fa una famiglia di fratelli; quella infine che compie l'opera di Cristo che disse: egli essere al mondo luce di verità, e volle potentemente che gli uomini fossero buoni e savi da somigliare al loro padre celeste. La è questa, Signori, la vostra religione, e giammai voi stessi vi riputerete veramente ministri e sacerdoti di Dio, che quando vi troverete in mezzo ai bambini cui annunzierete i veri eterni, e gli ammaestrerete a leggere nel mondo ed in se stessi quel Dio ch'è la parola eterna, ed il mondo il libro in cui si è stampato a caratteri eterni. Oh io lo spero, o Signori. Soventi volte nel corso delle nostre lezioni, e propriamente quando vi mettevamo praticamente sott'occhi, come il maestro poteva benissimo di ogni maniera d'insegnamento trarre documenti di educazione per i figli del popolo, io vedeva il vostro volto rallegrarsi e diffondersi per esso un ineffabile riso; io mi accorgeva che il vostro cuore palpitava forte e desiderava la scuola per attuare la grande opera dell'educazione popolare. Sievi Iddio propizio ai buoni desideri e non dimenticate mai che religione è amore, e che questo amore religioso deve informare tutto il vostro insegnamento, e che dovrà esservi l'unico compenso e la sola satisfazione del vostro cuore. Persuadetevi innanzi tempo che l'opera del maestro di scuola elementare, perchè produce il suo effetto quanto sicuro tanto tardi, non è stimata al presente d'alcuni municipi quanto to deve essere; non è curata d'alcuni vostri comunali, perchè non ne intendono l'importanza; non è rimeritata, perchè non se ne ponderano le difficoltà; ma siate forti, rendetevi maggiori della loro ignoranza; calpestate le loro difficoltà; rilevatevi trionfanti sopra i loro raggiri con una coscienza piena di buon volere, e con la mente serena e dispregiatrice di miserabili trovati. Leggerete forse nei diarii e nell'effemeridi bistrattare il nostro modo d'insegnamento ed i principi onde moviamo, ma sappiate che vi sono uomini i quali vendono la loro parola come il mercatante la merce, come il sicario il suo pugnale; e che il lazzarismo letterario, degno delle nostre scuole elementari per essere educato, fa bottega immodesta della libera stampa. Vedrete, quando metterete mano alla santa opera quanta sia grave la mole che dovete edificare, singolarmente per l'ignoranza, e più pei tradizionali pregiudizi che dovete vincere e dissipare; ma non vi disanimate; pensate che una Provvidenza vi à scelti a strumenti della civiltà, e a mezzi per compiere i suoi fini eterni; pensate che l'Italia aspetta da voi una progenie di forti e virtuosi, che dovranno formare la sua gloria; pensate a quella satisfazione che vi prepara il compimento del vostro dovere quando camminando per le vie del vostro comune guarderete quei fanciulli da voi educati, addivenuti uomini savi, meritare l' osservanza dei vecchi. Oh! ditemi se allora non siete largamente compensati, potendo dire voi soli: o patria mia, tu mi desti fanciulli ed io ti rendo uomini; mi desti ignoranti ed io ti rendo sapienti; tu mi desti quei che t'ignoravano ed io ti rendo cittadini virtuosi che ti amano. Ma se il Governo compie oggi il suo compito, con terminare la scuola magistrale del circondario di Potenza, comincia però quello dei municipi, pei quali non è meno santo il dovere, e gravissimo il debito che debbono compiere. Messo io per ragioni dell'ufficio in rapporto con i municipi, mi sono dall'altra parte accorto che in molti di loro à luogo una indolenza fastidiosa nel provvedere a quanto risguarda l'organamento delle scuole elementari. Se io mi fossi in mezzo a quei consigli municipali dove questa letale malattia si disvela leverei la voce e direi francamente: rinunziate, per Dio, al vostro ufficio; e non vi accorgete, o Signori, che siete al di sotto della situazione e dei bisogni del vostro comune? non vi accorgete che a voi manca il senno e l'animo di compiere il bene di esso? Il bisogno dell'educazione popolare in queste Provincie è estremo; il male della ignoranza che produce i delitti vi circonda; quella che fa gli assassini ha invaso le vostre campagne, i vostri borghi, le vostre città; voi lo vedete chiaro nei ladronecci dei vostri fittaiuoli, nelle ruberie dei vostri mandriani, nelle prigioni dei vostri comuni, nella ignoranza delle arti, nelle imperfezioni dei mestieri, nella disonestà pubblica che invade le case ed ascende fin nelle vostre sale fra i servi che popolano le vostre camere; la scorgete nei pregiudizi di vostra famiglia, nella corruzione dei cuori dei giovani, in voi stessi che al presente non sapete trovare partito atto ad allontanare tanto male. E forse che non sapete che tra il male ed il bene non vi à relazione nè compromesso di sorta? Non sapete che l'educazione della famiglia è un dovere necessario ai padri, e che per il popolo del vostro comune, di cui voi siete i padri, dovete necessariamente compierla, e se nol fate, tradite questo popolo che vi ha eletto, e lo tradite in quanto vi à di più grande di più nobile, cioè, nel perfezionamento delle qualità dello spirito e nel ben'essere sociale, in che sta quello che si addimanda civiltà? E se costoro, o Signori, mi risponderebbero ricantandomi l'indegno lamento della mancanza dei mezzi, risponderei loro: guardate in Torino ed ammodellatevi su questa città che sola paga tanto per l'istruzione popolare quanto l'ex Regno Napolitano pagava per l'istruzione di tutto un popolo di otto milioni. Direi guardate quello che ha fatto oggi il municipio di Napoli per elevarsi ai bisogni del popolo; contraete un prestito come Napoli e provvedete a tutto quanto abbisogna, ma istruite ammaestrate il popolo, poichè quando sarà educato, quando sentirà la nuova sua vita, vi accerto, o Signori, che non si dorrà di quanto avete fatto; vi accerto che benedirà ai vostri disegni, satisferà ai prestiti, farà bello moralmente e materialmente il comune, ed onorerà coloro che furono cominciatori di questa gloriosa impresa. Se non che al presente ricordo con giubilo che in questo Distretto medesimo vi sono stati di molti municipi i quali hanno operate con nobiltà e con senno meraviglioso; poichè questi, mentre gli altri si giacevano in una indegna non curanza delle cose scolastiche, mandarono giovani a spese del comune per assistere convenientemente alla scuola magistrale, li fornirono di libri e stabilirono somme per provvedere alle scuole elementari dei loro comuni. Municipi son questi, o Signori, degni di libertà; municipi che sentono la dignità nazionale e consiglieri onorati che hanno ingegno ed animo di compiere il mandato loro commesso dal popolo. Ma nel parlare dei municipi e dei bisogni delle scuole elementari ho dimenticato voi da cui, col mio collega, siamo per dipartirci; dimenticava il debito che entrambi abbiamo di ringraziarvi per la vostra diligenza mostrata in udire le nostre lezioni, della pazienza nel sobbarcarvi a fatiche disusate, e della bontà con cui avete ricevuto i nostri ammaestramenti, i quali comechè fossero stati informati dal pensiero di essere vostri colleghi ed amici e non maestri, pure qualche volta avevano quell'aspetto di superiorità che, anche non volendo noi, si accompagnava al modo d' insegnamento. Ma voi di ciò non vi siete doluti affatto, essendo persuasi che, per mantenere la disciplina di una scuola, è mestieri rispettare certe osservanze e serbare certi termini, che oltrepassati, recano il disordine e la confusione. Io allora vi ho ammirato; e pensava quanta carità di patria vi scaldava il cuore, e sperava assai bene della educazione popolare, poichè vecchi venerandi tornavano alla polvere della scuola; e giovani ardenti con singolare modestia e temperanza apprendevano con bramosia irrequieta, e profittavano con soddisfazione. Gli è per questo, o Signori, che nella nostra scuola non ha avuto luogo il più piccolo disturbo; non si è veduto il minimo atto che fosse stato scortese, o una parola che non procedesse d'affetto e scambievole amorevolezza. Ve ne sia una pruova questo momento medesimo che, stanti per separarvi, sentite di lasciare in ogni uno di voi un amico, e nei professori un compagno delle vostre fatiche le quali sono state dure assai se si considerano i disagi patiti negli alberghi, e le malattie che vi hanno afflitti, ma non scuorati. Di tutto noi vi ringraziamo, Signori, e dipartendoci da voi vi stringiamo la mano da amici, fidenti in uno avvenire prosperevole per l'istruzione popolare; poichè avete costantemente durato nel proposito di ammaestrarvi. Ebbene andate, sia questo non l'ultimo giorno dei vostri studi, ma il primo; andate ad istruire i figli del popolo ma con quello stesso sentimento nel cuore e con quel proposito nella mente con cui andarono or sono diciannove secoli i discepoli di quel maestro che disse loro andate ed ammaestrate tutte le genti.

Prof. Teodolinda Corbi-Guastaveglie Insegnamento del Disegno. Conferenza pedagogica Potenza, Tip. Editrice Garramone e Marchesiello 1900

(in nota) Il giorno 16 settembre 1883 alle ore 10 ant. nella sala maggiore del Municipio sotto la presidenza del cav. Laudisi Giuseppe R. Provveditore agli studi, si inaugurarono in Ancona le conferenze provinciali pedagogiche alla presenza del Comm. Senise Carmine R. Prefetto, del Sindaco e di altre autorità, con l'intervento di circa trecento maestri. TEMI DELLE CONFERENZE: Scuole rurali uniche e miste. (Relatore cav. prof. Barba R. ispettore scolastico). Insegnamento dei diritti e doveri. (Relatore cav. De Mattei Giovanni direttore e prof. della R. scuola normale femminile). Scienze fisiche e naturali. (Relatore car. Bianchi Vincenzo prof. al R. Liceo). Insegnamento della lettura. (Relatore car. prof. Barba Pasquale R. Ispettore. scolastico). Insegnamento della lingua. (Relatore sig. Contegiacomo Guglielmo prof. della R. scuola tecnica). Insegnamento dell'Aritmetica. (Relatore car. prof. Casali Cesare , direttore delle scuole elementari). Insegnamento della storia e della geografia. (Relatrice sig.na De Mattei Paolina prof. nelle classi preparatorie alla scuola normale). Insegnamento del disegno. (Relatrice sig.na Guastaveglie Teodolinda prof. nelle classi preparatorie alla scuola normale). A me, o Signori, è stato fatto l'onore di affidarmi il conferire intorno al disegno. Sebbene io non abbia molta fiducia nelle mie forze, pure mi studierò di adempiere, come meglio potrò, l'incarico datomi. Questo utile insegnamento non si deve escludere dalle scuole urbane e rurali di grado inferiore e superiore, da quelle serali, festive o di complemento; anzi deve rispondere agli intendimenti della moderna pedagogia. Ai fanciulli si devono far apprendere cognizioni che riguardano la lingua, l'aritmetica, la geografia, la storia patria, la storia naturale ecc... e soprattutto si deve aver di mira di educarli in modo da risvegliare in loro sentimenti che un giorno li facciano essere cittadini utili a sè stessi, alla famiglia, alla patria. Sin qui il disegno, in molti paesi, venne ritenuto come insegnamento che avesse a compartirsi soltanto a quelli che sembrassero dotati della divina scintilla artistica, che rende illustri le nazioni. Ed è vero: il giovinetto che sortì da natura disposizione per le arti belle, applicandosi con amore ad esse, riuscirà poi con altri studi a ritrarre sulla tela ed a scolpire il marmo in modo da riprodurre ciò che la sua fantasia artistica s'era immaginato. Ma non è, o Signori, questo lo scopo pel quale si vuole introdurre il disegno, nelle scuole nominate. Di fatto, è mai supponibile che tutti i fanciulli ed i giovinetti, che vi si troveranno riuniti, debbano un giorno essere artisti? Sarebbe cosa assurda il supporlo e nemmeno da desiderarsi. La scuola, per i fanciulli, non deve essere un luogo di pena, perciò si deve procurare che non vi si annoino: le persone che li accompagnano non devono essere obbligate a trascinarli per la mano, ma se li devono veder correre innanzi, verso la scuola, come farebbero per andare verso la loro casa, dove saranno salutati da un bacio affettuoso della mamma. Volete ancora che il fanciullo s'innamori dello studio, che penda dalle vostre labbra, che sia raggiante di gioie a mano a mano che viene a conoscere nuove verità? Abituatelo all'osservazione di ciò che lo circonda, a riconoscerne, ammirarne ed amarne quanto v'è di bello e di buono. Il mezzo più acconcio per raggiungere questo scopo ci è fornito dal disegno; perciò sin dai primi giorni che il fanciullo frequenterà la scuola, s'intratterrá in questo studio, che, ricreandolo, lo condurrà, senza che nemmeno se ne accorga, all'apprendimento di cognizioni dei varii studii indicati sopra. La prima impressione che riceviamo d'un oggetto, ci è data generalmente dalla vista. L'immagine, che l'occhio ne riceve, è trasmessa all'intelligenza che la ritiene e l'ha presente anche molto tempo dopo che l'oggetto non è più innanzi a noi. Supponete di presentare al bimbo un fiore, una bella rosa, per esempio, della quale direte il nome, il colore.... e farete gustarne il profumo, ammirarne l'eleganza della forma; e indovinando, dallo sguardo del bimbo, ch'esso sarebbe contento di possederla, gliene richiedete la ragione ed esso risponderà: "Perchè è bella e odorosa", e, vedete? noi possiamo prendere occasione dalla rosa per fare intendere ai bambini, per quanto è loro possibile, che la bellezza del fiore è costituita dalla forma, dalla delicatezza delle tinte, dalla freschezza dei petali; se questi sono appassiti il fiore si getta via: e così i bambini non sono belli se non sono lindi, e quando hanno le vesti, le manine, il visino imbrattato, sono come una rosa appassita, senza alcun pregio. La rosa poi è ricercata perchè possiede un delicato profumo; ed anche il bambino, quando è buono, è amato e desiderato da tutti, quando è cattivo invece non è curato da alcuno. Qui si fa convincere come la bontà irradi il volto di una luce che fa tanto belli i bambini e li fa amar tanto! Tutte queste parole che sono forse, prese così in astratto, poco adatte all' intelligenza dei bambini, non avrebbero efficacia sull'animo loro, se non fossero dette quasi per incidente; e siccome l'oggetto veduto ha colpito l'immaginazione, ricordandolo, la mente avrà anche presente, non dico tutte, ma molte di quelle parole che ha sentite, e per conseguenza le idee che esse richiamano. Il bambino crede di aver giocato ed invece, principiando ad educare l'occhio al bello, ha acquistato ancora nozioni di lingua, di botanica, ha appreso un po' di morale e di più, contando i petali del fiore, ha fatto anche un po' di aritmetica. E non abbiate timore che il bambino, s'annoi, quando sapete commuoverlo, quando per le vostre parole il suo cuoricino incomincia a battere un po' più forte, perchè passate con rapidità da una a un'altra immagine e gli fate ammirare non solo la bellezza di un fiore, ma a poco a poco dei fiori in genere; e da questo prendete occasione ad allargare le cognizioni ad altre bellezze del creato come il mare, gli astri.... E quando avete eccitata la fantasia del piccolo essere che dovete educare, col principiare a fargli riconoscere la bellezza della natura, a gustarla, ed amarla, a fargli vedere come è immensa, allora egli principierà ad avere un'idea della grandezza di chi ha create tante belle cose, a sentirne riconoscenza! Coll'osservazione degli oggetti, si fanno apprendere al fanciullo tutte le cognizioni che si vuole, ed intanto se ne ingentilisce l'animo educandolo al sentimento del bello. Ma se il disegno dà impulso alle arti che hanno per iscopo la riproduzione visibile del bello e procurano splendore e gloria alle nazioni, e risveglia nel cuore umano sentimenti che lo innalzano sino alle regioni dell'ideale ove si vedono, s'intravvedono, s'indovinano sempre bellezze maggiori, ha pure un'applicazione assai più modesta e non meno utile, qualora si consideri per alcune industrie come fondamento, per altre di somma utilità, per le arti e i mestieri indispensabile. Perciò sarà cosa egregia che il ricco conosca il disegno perchè sappia valutare il magistero col quale un oggetto fu condotto a termine e compensarne adeguatamente l'operaio; e tanto più sarà utile che questi abbia cognizione di un mezzo che gli può far dare al suo lavoro finitezza ed eleganza, quindi procurargli maggior profitto. L'operaio che deve portare a termine mobili e utensili, non perfezionerà sempre più i suoi lavori, se fin da piccino venne guidato a riconoscere il bello e nelle forme, e nell'armonia delle parti? Specialmente i bambini della 1a classe di grado inferiore sono spesso vergini di tutte quelle cognizioni che in essa si devono dare, perchè non tutti frequentarono un asilo; e abbiamo già detto che, se non si cercasse di dare all'insegnamento le apparenze di un trastullo, il piccino prenderebbe in odio la scuola. Dunque non tenendo conto dell'utilità del disegno nell'avvenire del fanciullo, consideriamolo come un utile passatempo che gli fornisca nello stesso tempo, cognizioni e diletto. Ponete in mano del bimbo un cubetto. Venendo a conoscerne il nome s'imprimerà nella mente l'idea della forma e della grandezza di esso: poscia si potrà da lui stesso far trovare quali oggetti ha sott'occhio, simili, per la forma, a quello che ha in mano; far riconoscere quale è più grande, quale più piccino; abituare così a riconoscere, giudicare e misurare qualunque oggetto simile a quello che gli fu dato. Studiando poi l'indole del fanciullo si riconosce ch'egli non resta pago di guardare e toccare solamente un oggetto, ma impiega tutte le sue forze per ridurlo in pezzi; e per quanto sia bello l'oggetto che lasciate in sua balia non potrà a meno di risparmiargli tal sorte. Non avete mai dato un balocco ad un bimbo? Batterà le manine, sarà felice di possederlo, e lo guarderà da una parte, dall'altra... sentirà se tutte le parti sono ben connesse tra loro e se qualcuna mostra meno resistenza farà di tutto per istaccarla dalle altre! Se invece hanno tutte resistenza, picchierà l'oggetto, finchè sarà giunto a vederlo in pezzi. E quando voi ve ne accorgete e vorreste sgridarlo, lui sorridente v'indica il balocco rotto, come avesse fatta la cosa più naturale del mondo, e vi si mostra tanto più trionfante quanto l'interno differisce dall'esterno. Ma, se il bambino ha lo spirito di distruzione, ne ha pure un altro e ve lo prova nel voler ricomporre, con i pezzi, l'oggetto che ha rotto. Dunque per secondare l'indole del fanciullo, gli darete un cubo divisibile in un dato numero di cubetti, l'inviterete a scomporlo poi a ricomporlo. Come sarà contento nel vedere ricostruito l'oggetto! Poi si guiderà il fanciullo a disporre i cubetti in modo da comporre qualche oggetto artistico. Supponete che si faccia formare un arco. Se richiedete se ne ha visti mai, forse vi dirà di sì e ve li nominerà ancora. Se per caso uno d'essi fu eretto in onore di qualche personaggio che rese grandi servigi alla patria, o le dette la sua vita, voi potete, con parole semplici, parlarne; ed ecco che vi è dato trattare, in modo d'essere compresi, di un tema tanto arduo, qual'è la storia e potete principiare a nominare la patria, l'affetto che le dobbiamo e il dovere che si ha di difenderla per conservarla. Abituandolo in questo divertente esercizio, il fanciullo arricchirà sempre più la mente di nuove ed utili cognizioni, che serviranno a prepararlo agli insegnamenti che gli si dovranno dare in seguito, ed a svegliare in lui il sentimento del bello, ch'è intimamente collegato al sentimento del buono, e renderlo capace di sentirlo. Io ho parlato del cubo, ma gli stessi esercizii si ripeteranno per gli altri solidi divisibili in parti. Dagli esercizii dei solidi passeremo a quello delle superficie. Al bambino venne fatto osservare che i solidi sono terminati da superficie; che queste alla lor volta, sono limitate da linee determinate da punti. Por dare un'idea esatta della superficie di un corpo, si coprono le faccie di un cubo con altrettanti quadrati di carta delle, stesse dimensioni, poi se ne dà uno al fanciullo e lo si conduce, con domande e osservazioni apposite, a riconoscere che quello è un quadrato e a farlo definire. Così il bambino avrà cognizione e della superficie piana, e delle linee parallele, e degli angoli retti. Questo quadrato lo faremo confrontare con altri e faremo trovare in che differisce da essi. Poscia il quadrato, lo divideremo in tante parti e queste le faremo porre in modo che rappresentino il disegno di qualche oggetto composto prima con i cubi. Gli stessi esercizi che si fanno pel quadrato, si possono ripetere per gli altri poligoni. Quando il bambino avrà cognizione dei corpi e delle superficie che li limitano e sa che queste sono chiuse da linee, con bastoncini si rappresenteranno le linee e si faranno considerare rispetto alla forma, alla posizione che occupano nello spazio e a quella scambievole. Dopo faremo comporre i poligoni e formare, sempre con i bastoncini, qualche disegno artistico. Si avrà cura che questi esercizi precedano la scrittura e, solamente quando questa avrà principio, si farà disegnare il fanciullo con la matita (in nota: La relatrice avendo passati, dopo il 1883, molti anni in un giardino d'infanzia ha potuto constatare come sia utile al bambino addestrarsi invece nel disegno fröbeliano prima di imparare la scrittura, ed ha riconosciuto come l'apprendimento di questa ne sia agevolato.). Sarà utile di fare adoperare la carta a quadrettini perchè il fanciullo abbia una guida. I primi esercizii che si faranno fare al fanciullo graficamente, consisteranno nel far tracciare delle linee verticali di varie lunghezze, di uno, due, quattro quadrelli, a seconda del numero prescritto dall'insegnante; poi si dovranno formare, sempre con le verticali, dei disegni semplicissimi (in nota: La relatrice disegna sulla lavagna e dimostra (a lungo e con varietà) praticamente tutto il metodo da seguire.). Lo stesso si farà per le linee orizzontali; e poi, combinando orizzontali e verticali, principiando dal formare l'angolo retto si finirà col fare eseguire disegni che divertano il fanciullo. Tutti questi esercizi si ripetono per le linee oblique e per le oblique combinate alle orizzontali e alle verticali. Quando il bimbo è abbastanza franco in questi esercizi, si combineranno le linee in modo da formare il disegno di qualche oggetto, come sarebbe una barca, una casa, un campanile ecc.. Questo metodo d'insegnamento del disegno è in rapporto con le attitudini del fanciullo, esercita un'influenza salutare sul suo sviluppo intellettuale e gli serve di preparamento al disegno d'ornato. Dipende dall'educatrice (dico educatrice perchè ordinariamente queste classi sono affidate a donne) far riuscire efficace questo metodo d'insegnamento, col variare gli esercizi e soprattutto coll'essere vivace perchè il bambino non s'annoi; e, dimenticando di darsi il tono di maestra, rida, scherzi coi suoi piccini e sia sempre affettuosa in modo da far quasi creder loro d'essere con una altra mamma. Ispirando affetto si ottiene molto più che ispirando timore. Al disegno Fröbeliano, ch'è quello del quale ho parlato sino ad ora, farà seguito il disegno geometrico a mano libera su carta non quadrellata e si principieranno a geometrizzare disegni, come per esempio di foglie e fiori prima semplicissimi poi più complicati; prima a semplice contorno, poi con gli effetti delle ombre. Bisogna avvertire che tutte le forme che si proporranno a modello, dovranno esser tali da esercitare e tener vivo il sentimento del bello. I disegni si faranno eseguire segnandone sulla lavagna il modello da imitare. Sino al compimento delle classi obbligatorie il disegno non avrà alcun indirizzo speciale, e sarà lo stesso tanto per i maschi quanto per le femmine; ma, nelle classi superiori e di complemento il disegno dovrà essere per i maschi principalmente rivolto alle applicazioni della meccanica e dell'industria, per le femmine di oggetti artistici, di fiori e frutti intrecciati in modo da presentare un bell'insieme. Il disegno meccanico potrà agevolare l'operaio a mostrare come ha intendimento di fare un oggetto col disegnarne la pianta e l'alzata, o dovendone fare per commissione guardando gli schizzi che gli si danno, potrà più facilmente e con più esattezza eseguire il suo lavoro; il disegno di qualche bell'ornato, e foglie, fiori, frutti oltre essere utile alla donna per tutti i lavori e specialmente pel ricamo, continuerà ad educarne il sentimento artistico, a ingentilirne sempre più l'animo. In questo secolo nel quale si vorrebbe quasi uguagliare la donna all'uomo non è difficile ch'essa ingolfandosi in istudi profondi, perda quella gentilezza che le si addice. Sì, è bene che la donna sia istruita perchè l'uomo trovi nella sua compagna un essere che possa comprenderlo, che qualche volta lo aiuti ancora a procurare un sostentamento per la famiglia; ma per carità non cerchiamo facendone una dottores-sa, di toglierle quell'aureola di poesia, che la rende qualche volta sì grande d'essere l'angelo che ispira, consola, dà coraggio agli spiriti eletti. Non trascuriamo adunque un mezzo che specialmente ha per iscopo d'ingentilire il sentimento della donna. È vero, a lei potrà procurare talvolta qualche amarezza, ma tali amarezze troveranno largo compenso nella soddisfazione di poter compiere il suo dovere e di portare consolazione ovunque s'avvicina. Ma tutti gli insegnamenti, se si vuole che riescano efficaci, non devono essere dati a capriccio perchè, specialmente gli educatori che sono giovani nell' insegnamento, e non ne hanno ancora molta pratica, potrebbero approfondarsi in cognizioni che non sono molto importanti, per trascurarne delle altre indispensabili; a scanso di equivoci è bene seguire in tutto un programma, ed io ne propongo uno pel disegno, che, a me pare, risponda allo scopo. Anch'io però sono giovane, anch'io posso sbagliare, e prego questi egregi Signori di aver la bontà, di osservare quali modificazioni sarebbe bene di dare al seguente programma o anche se non sarebbe meglio di non accettarlo affatto. (in nota: ORDINE DEL GIORNO APPROVATO (dai verbali delle adunanze). "L'assemblea udita la relazione della signorina Guastaveglie sul metodo per l'insegnamento del Disegno nelle scuole elementari e trovatala consentanea alle leggi naturali, applaude, facendo voti che tale utile insegnamento sia adottato nelle scuole e negli asili ove non sia questo introdotto". Ancona, 21 settembre 1888.

Pasquale Di Nunno

Convegno magistrale a Palazzo San Gervasio Melfi , Tip. F.lli Insabato 1910

ALL'EGREGIO PROFESSORE CIARLA GUGLIELMO R. ISPETTORE SCOLASTICO DI Melfi CON ANIMO REVERENTE Signore e Signori, Sono lietissimo di poter ossequiare, anche a nome del Corpo Insegnante di Montemilone , il valoroso nostro Ispettore scolastico, prof. CIARLA , che, interessandosi con entusiasmo della scuola, ha pensato di riunirci in questa sala fraterna per riferire, così alla buona, sulle condizioni delle nostre scuole. Sono pure ben lieto di portare i saluti cordiali dei maestri del mio paesello alle gentili colleghe, agli egregi compagni d'ufficio e a tutti i presenti, i quali vorranno compatire chi non è abituato a parlare in pubblico, Locali e arredi scolastici. La mia scuola, lo dico subito, è la negazione della scuola: angusta, senz'aria, senza luce, con un pavimento scomposto e rotti, con pareti sporche ed impolverate. I banchi di vecchio modello, disuguali, tarlati, qualcuno sciancato e mancante di calamai. I calamai che portano i fanciulli sono quasi sempre asciutti, perchè non essendo fissati, al primo piccolo urto l'inchiostro si versa e scorre in rivoli lungo i banchi, chiazzettando di nero i libri, i quaderni e le mani dei poveri piccini che stanno lì pigiati come tante sardelle. Bisogna vedere quei fanciulli come rimangono mortificati! Fissano i loro occhioni nei miei, che... si abbassano rassegnati nella mia impotenza. La mia scrivania poi è addirittura artistica per i lavori di traforo che si osservano. Un pannuccio copre e nasconde il lavorio fine e delicato dei tarli: manca persino della sua chiavetta. Per rimediare all'armadio ho dovuto, a spese mie, fornirmi d un tavolino. Mi sono industriato a formare il mio piccolo museo su di un'assicella che vi rappresenta la vera miseria. La volta poi della mia scuola è fatta di canne vecchie di uno spessore di tre o quattro centimetri, e che minaccia di venire giù. Quando piove distilla un certo liquido sporco, colore caffè bruciato, che è una delizia vedere. Un vero luogo di punizione! Qualunque maestro, sia giovane o vecchio, per quanto entusiasta della sua missione, per quanto ricco di buona volontà, rimane accasciato, abbattuto e, direi, demolito, in locale si fatto. E i fanciulli? Queste povere creature soffrono le pene dell'inferno, angustiati, intirizziti dal freddo, soffocati dal caldo, e... si predispongono a mille infezioni.... Ma questo non è tutto. Udite: Un giorno, mentre eravamo raccolti nell'osservare attentamente un pezzo di salgemma, un colpo sul mio tavolino scoppiò come uno shrapnel. Un agglomerato di calcareo e cretaceo, del peso di tre chilogrammi circa era venuto giù dalla volta di canne, e, nell'istesso tempo, dalle cento bocche della massa caduta uno sciame di vespe invase la scuola, spaventando i miei fanciulli, che rimasero sbalorditi, guardando il maestro attonito. Le vespe, dopo alcune fantasie ed evoluzioni per la sala, rispettando il custode ed i fedeli del... tempio della civiltà, strombettando uscirono per la finestra senza vetri. Abbiamo poi la 1a femminile in una stanza nuova e pulita; ma piccola ed insufficiente, ove si ammassano tante povere bambine, le quali rimangono danneggiate nella loro salute. Gli arredi scolastici mancanti; e se ve n'è qualcuno è vecchio e sdrucito, e i banchi sono parenti stretti a quelli della mia scuola. La 2a e 3a femminile rimane, su per giù, come la prima, senza l'aiuto degli arredi scolastici. Le altre scuole, a dir la verità, non sono in questa deplorevole condizione. Avemmo per fortuna, ma, per poco tempo però, a capo dell'Amministrazione comunale, un giovane attivo, moderno, coltissimo ed all'altezza dei tempi e dei bisogni, il quale pensò con intelligenza e bontà alla scuola, rinnovando di sana pianta tutto il mobilio scolastico e facendo adattare, in mancanza di meglio, un Soccorpio ( Un sotterraneo adibito in altri tempi a sepoltura di.... morti, oggi di.... vivi! ) per tre classi maschili la 1a, la 4a e 5a. Ma la sua opera benefica non patè essere continuata e migliore, perchè malauguratamente si dimise, ed anche per queste classi, dopo d'aver spesa una discreta somma, ci troviamo di fronte a locali antigienici, anzi assolutamente nocivi alla salute dei nostri poveri bimbi, condannati, senza nessunissima colpa, alla pena dell'ergastolo.. Il Soccorpio, per chi nol sa, è il corpo di fondazione sopra suolo della nostra chiesa madre. Una fabbrica grossa e pesante che vi fa un certo senso, ricordandovi le catacombe dei primi cristiani. È esposta ad est ed a nord, ed il sole non entra mai, nemmeno dalla parte d'oriente, perchè il finestrone è così alto da non permettere l'entrata giusta dei benefici raggi. È un locale umido, macchiettato da croste di salnitro a.... temperatura.... per conservare la rigidità del corpo...... molto bassa. Micidialissimo d'estate, perchè dalla strada alla scuola si ha uno sbalzo così repentino di caldo e di freddo, che giocate la vostra salute. Infatti il maestro signor Mancinelli è una vittima; è ancora in convalescenza per un reumatismo colto nel benedetto Soccorpio, il quale è poi circondato da certa materia che per decenza non si nomina. E i cessi? Ma che cosa sono i cessi? Non se ne ha nessunissima idea. Sarebbe un delitto, per amor del Cielo, e si correrebbe rischio di essere in....cessati! Neologismi o barbarismi? Si va fuori e... buona notte ! Alla preadamitica, per non cadere nell'accusa di essere gente civile in tempi barbari. Ma quant'altro resta a fare? Molto resta a fare, anzi tutto, se togliamo il mobilio scolastico della 1a, della 4a e 5a, e parte della 2a e 3a maschili, come sopra ho accennato. Noi maestri però non ce ne stiamo in panciolle, come dicono i Toscani, ma abbiamo affrontato l'apatia e l'indifferenza di molti, parlando e discutendo e scrivendo alle nostre Autorità comunali, fidenti nelle famose parole bibliche: Pulsate et aperietur vobis !! Ricorriamo perciò all'appoggio dei maggiorenti del Comune, facendo comprendere la convenienza della costruzione di una buona casa per la scuola, facendo conoscere le agevolazioni che la legge offre a questo nobile e santo scopo, poco badando alle geremiadi dei nostri amministratori, perchè pochi comuni possono spendere come Montemilone . La sua cassa è ricca di ben 100 mila lire e sia spesa a beneficio dei nostri figliuoli, i quali han diritto di crescere sani e robusti, per formare, mercè l'opera dell'educazione, le generazioni forti e laboriose auspicate dal Poeta della terza Italia , per la fortuna e la gloria della Patria. Solamente così, senza mai stancarci, senza mai avvilirci, noi riusciremo nella nostra impresa, nella nostra difficile missione. Saremo intesi poco; ma soffriremo; saremo chiamati gli eterni incontentabili, ma soffriremo; saremo chiamati seccanti, ma soffriremo. Più oltre non mi dilungo per non aver l'aria di fare della critica, mentre il mio compito è quello di dare un resoconto. Ma permettetemi, egregi signori, prima di chiudere questa prima parte del nostro programma, di ricordare a me stesso una leggenda. Essa dice, che un'anima, quando batte alla porta del paradiso, S. Pietro, prima di concederle il passo alla beatitudine celeste, le domanda: Hai tu sofferto? E se l'anima non ha sofferto, S. Pietro la respinge. Ora noi, sofferenti colleghi, possiamo vivere sicuri, chè non saremo respinti da quel burbero benefico, ma ci ammetterà subito al godimento del paradiso. E così sia! Il Patronato scolastico. L'egregio e colto professor Coletti Giovanni , al quale mando col cuore in mano i miei più caldi e riverenti saluti, e se fosse qui, in mezzo a noi, gli domanderei il permesso di baciarlo, seppe far sorgere a Montemilone il Patronato scolastico, che era follia sperare. Le difficoltà erano molte, come sono in tutti i comuni rurali, per l'esiguità delle persone evolute ed amiche della scuola, per la mancanza di uomini veramente filantropici, per la scarsezza di famiglie agiate. Eppure egli seppe vincere queste gravezze con un'abilità unica, con un indomabile coraggio, con singolare, superiore ad ogni encomio. La mia povera parola non vale certamente a far risaltare anche in minima parte le sue nobili ed alte qualità altruistiche, ma il Patronato scolastico sorse, e sorse con l'aiuto del Comune, con l'aiuto dello Stato e con l'aiuto delle famiglie. Non devo però tralasciare di dire che anche i maestri in quest'opera seppero fare il proprio dovere, massime il caro amico e collega signor Torraca Rocco , che per sventura mia trovasi ora lontano da Montemilone . Si ebbe l'anno scorso un fondo di cassa di ben 400 lire, delle quali ben poche furono erogate, perchè l'assistenza funziona un poco a rilento. Dovrebbero i maestri, amministrare tale forma di assistenza scolastica, perchè i maestri constatano de visu le sofferenze dei miserelli, perchè i maestri, immedesimandosi della tristezza dei loro fanciulli,provvederebbero con sollecitudine ai loro urgenti bisogni. Ed ho finito, ragguardevole signor Ispettore, amabili colleghi, anche questo tema molto brevemente. Programmi didattici. Mi tocca ora buttarmi in un argomento scabroso, difficile, direi impossibile per me e, da evitarlo, se non fossi solo a rappresentare il mio Comunello ! Questi programmi didattici fanno tremare le vene e i polsi, e francamente vi confesso che l'animo mio è trepidante. So di gettarmi in un ginepraio di dove uscirò con le carni lacere; ma Curzio si precipitò nella voragine per la patria, io mi precipito nell'oscuro soggetto per la scuola. Che volete, egregi signori, un povero maestro rurale, per quanto volenteroso, non potrà mai giungere a quel grado di coltura e di vedute, di un altro insegnante di città, che vive in un ambiente più largo, ove tutto, o quasi tutto, è a sua disposizione, a portata di mano, ove tutto può essere aiuto e sussidio a più vasta istruzione. Dico del programma didattico in generale, con brevità, e toccherò solamente una sola materia di esso, dichiarando di non aver la pretesa di dare giudizi, badate, perchè allora avrei la velleità di arrogarmi una competenza che non ho; ma voglio manifestare alcune impressioni ricevute, poichè a chiunque è dato di far noti gli effetti che cagiona, sul cuore e sullo spirito, una data cosa. Il programma didattico è stato sempre discusso e si discute e si discuterà, perchè in tutti c'è il convincimento della sua utilità, perchè il programma è la bussola indispensabile per chi naviga nelle non sempre tranquille acque dell'insegnamento, perchè il programma didattico non rimane stazionario, ma cammina, cammina, come cammina la civiltà. Il nostro programma didattico si compone di tante e poi tante materie, e nella sua sintesi riguarda il leggere, lo scrivere, il far di conto, con le nozioni sostanzialmente elementari di storia e geografia, di scienze fisiche, naturali e sociali; la calligrafia e il disegno, la ginnastica e il canto, con il lavoro manuale in genere, l'agraria con le passeggiate e con le escursioni. Il solo enumerare tante materie fa venire il capogiro, quindi il dire che i nuovi programmi sono troppo estesi non mi sembra un'esagerazione. Avviene che gli alunni sono costretti ad un super-lavoro disagevole e debilitante, proprio adesso che da tutti gli igienisti e da tutte le parti civili del mondo si grida all'abuso, allo strapazzo soverchio della mente, o, come dicono i nostri fratelli francesi, al sourmenage intellettuale. E con quanto profitto?!... Al maestro non è concesso che di tratteggiare appena suo insegnamento enorme, sottoponendosi ad un immane lavoro e per la preparazione prossima delle diverse materie, e per la compilazione del diario, con tutte le sue osservazioni, e per la tenuta del registro, e per la corrispondenza fra Comune e Scuola e per quella tra famiglia e maestro. Sicchè, un povero maestro elementare, così poco considerato e tanto malamente pagato, (perdonate l'uscita, l'argomento è cosi sdrucciolevole, anzi così appetitoso, per l'appetito che desta e per gli stimoli della fame che fa sentire!) si pretende che sia un enciclopedico, torturandolo con un lavoro intellettule impossibile ad esser sostenuto col parco cibo, col cibo molto parco per assicurargli la longevità. Avete voi mai visto un maestro grasso? Forse, ce n'è, senza dubbio, per natura, e il trattamento sobrio giova alla loro conservazione. Ma lasciamo le celie. A me sembra che sia più facile prepararsi bene ed a dovere in una o più materie, come nelle scuole secondarie, che in tante come nelle scuole primarie: lo domando alla sincerità dei miei colleghi e di tutti. E non è facil cosa il saper coordinare le singole materie, per la completa educazione del fanciullo. È vero che ad ogni materia sono assegnati i suoi confini, i suoi limiti, è vero che ad ognuna di esse vengono assegnate e tratteggiate le finalità; ma è pur vero che un maestro deve con ampiezza illustrarle, renderle intelligibili ai suoi ragazzi e lumeggiarle tutte per la loro coordinazione ed integrazione. Mi si obbietterà certamente che un buon maestro cosciente, sicuro del fatto suo, sa trovare i capisaldi del suo programma, e che i pedagogisti hanno sanzionato concordi che l'insegnamento dev'essere sintetico, pratico e conforme allo spirito infantile. Ma che cos'è questo spirito infantile, se non il complesso delle facoltà mentali? E tenendo presente questo spirito infantile, mi sieno concesse poche ed obbiettive considerazioni, rapidamente dette, sull'insegnamento della storia nella 3a classe; per non trattare di altre materie. Sappiamo che nei bambini di 8 o 9 anni non vi può essere l'intelligenza capace di afferrare certi concetti, sieno pure generali di storia ridotta anche alla più semplice e chiara espressione di forma, perchè la loro psiche non è abbastanza sviluppata e progredita. Sarà perciò opera vana ed inutile il voler far loro concepire non dico la grandezza di un popolo, ma il significato, il valore intrinseco di un fatto. Sento già dirmi che la storia si dà in episodi e in biografie per l'alto principio dell'educazione morale; ma allora perchè fissare il principio e la fine di questa materia? Fate un po' capire la divisione politica dell'Italia nel 1848 a quelle testoline di 3a elementare; fate loro dire con parole proprie lo stato d'Italia di quell'epoca, e scommetto un occhio, Carlo Alberto , Francesco Giuseppe , il Duca di Parma, il Duchino di Modena, il Papa, il Borbone coi loro staterelli sono tutti nomi nuovi e sbalorditivi che rappresentano un minestrone indigeribile. Il maestro deve ricorrere al libro sussidiario, ed i ragazzi, incontrando difficoltà enormi nella compilazione ed ordinamento dei loro pensieri, si affrettano, per far buona figura, a contentare tutti, a imoare a memoria il capitoletto di storia, che diventa così un antipatico esercizio mnemonico. E se, come succede, dimenticano una sola parola del libro, gli scolari si piantano, si impuntano testardamente, diventano rossi come gamberi e qualcuno arriva a piangere ! Abolizione quindi della storia nella 3a elementare, mi domandate voi, egregi colleghi; ma io non ho la vanità di legiferare, invece, finisco di abusare della vostra pazienza, volgarizzando le famose terzine. E come colui che uscito fuori dal pelago alla riva, con affannoso respiro, si volge a dare un'occhiata all' onda pericolosa; così l'animo mio, che ancor fugge, si volge indietro a rimirare il ginepraio nel quale mi sono cacciato. Ed ora, riverito signor Ispettore, con un plauso vivo a Lei, che con questa nobile iniziativa Sua ha scosso le nostre fibre, vivificando gli animi nostri fossilizzati, e confinati in certi nascondigli d'Italia, con un plauso vivo a Lei che porta fra i Maestri di questi luoghi abbandonati dagli uomini e da Dio il fervore del Suo cuore, palpitante per i più belli ideali, e l'entusiasmo d'una gioventù infiorata di eletta e moderna coltura, mi auguro che queste riunioni si ripetano pel nostro affiatamento e pel progresso della Scuola.

Vincenzo Plastino

Conferenza di Vincenzo Plastino nel Congresso Magistrale di Melfi . Dei modi pratici di ingentilire l'animo de' fanciulli, e instillare loro sentimenti di rispetto per tutto ciò, che, nella natura e nell'opera dell'uomo, conferisce all'utilità collettiva

Melfi , Premiata Tipografia Errico Insabato successore dei F.lli Insabato 1912

A SACINO NICOLA CON DEVOTA STIMA Ill.mo Sig. Presidente, Gentili Colleghe, ed Amici carissimi, Permettete, innanzi tutto, che io vi chieda venìa per aver osato accettare l'onorifico invito di trattare, dinnanzi a voi, il poco semplice tema della presente conferenza, ben conscio della povertà della mia coltura e della pochezza della mia persona: sicuro della vostra cortesia e benevolenza, anticipatamente vi ringrazio, e, con tutta la sincera e devota gratitudine dell'animo mio, accogliete il mio saluto fraterno, che è tutto un augurio di amore e di bene. Ed è appunto, o Signori, col soffio dell'amore e la coscienza del bene che il palpito della nuova generazione, affidata alle cure della Scuola, deve indirizzarsi alle più nobili manifestazioni della vita, sublimarsi ai più puri e gentili ideali della sua entità e della sua missione. Non a pochi, io credo, abbia dovuto ispirare un senso di sorpresa, o proprio di inquietitudine, la frase: ingentilire l'animo dei fanciulli. Il fanciullo v'ha chi lo considera ancora solamente una tenera pianticella, affidata alla feraci benigna di una plaga ridente, o abbandonata alla crudele sterilità di un banco di sabbia; un fiore senz'alito e senza capriccio, che solo si piega docile alle volute spesso bizzarie dell'arte, o, più spesso ancora, alla violenza sacrilega di due dita nervose. I precettori iniziano il fanciullo alle arti del vivere, gli adulti lo colmano delle loro blandizie, indulgenti alla sua debolezza, alla sua inesperienza, alla sua ingenuità, e lo dicono felice: eppure non vi ha infelicità più patente dell'età infantile, se non voglia gabellarsi per felicità l'incoscienza, l'ignoranza, la schiavitù, l'impotenza... Felice sì, quando si svolge nel mondo delle sue fantasie, quando dimentica di essere fanciullo per fingersi uno stato di cose intorno fuori della realtà e della verità, e si abbandona ai sogni delle sue inclinazioni precipue, aiutato qualche volta in questo anche dagli adulti, che si compiacciono e s'inteneriscono nell'ammirazione dell'infanzia, sia perchè vedono riprodotta in essa l'immagine di quello che essi furono, sia perchè tutto ciò, che è grande, ed essi scorgono riprodotto in minime proporzioni, li seduce, ed esercita sul loro spirito un fascino irresistibile, una misteriosa malía. Quanta sollecita passione e quanta conscia ferocia, quali provvide cure sapienti, quale vigile custodia, e quale persecuzione tormentosa di pregiudizi e di imposizioni, non si sono addensate intorno alla creatura dell'uomo attraverso i secoli, nel processo evolutivo delle civiltà, nelle lunghe e faticose trasformazioni sociali e politiche. Il pensiero del legislatore e il giudizio del filosofo si soffermarono premurosi, essi si confusero anzi col primo palpito della paternità al cospetto del piccolo essere, che si schiudeva all'alba della vita, portante in sè i germi di una nuova virtù e di un nuovo avvenire. Il sacerdote lo benedisse alla consacrazione di un ideale religioso; l'augure trasse dal mistero, sulla candidezza inviolata della sua piccola fronte senza sogni, il lieto o funesto oroscopo del suo futuro; l' ebreo, senza patria, senza tempio, senza libertà, senza energie, tormentato da una fatidica fantasia di vendetta e di redenzione, spiò affannoso nel suo piccolo occhio sereno il simbolo audace della fede e dell'attesa degli avi, che si eternò ostinatamente superba; lo spartano immerse il nato nelle gelide acque del Taigeto, prima che avesse aperto le pupille alla luce, per assicurare alle venture lotte della sacra terra natìa un valido e sicuro braccio d'eroe. La tendenza costante, pertinace, faticosa, nell'uomo, a migliorare le sue condizioni fisiche ed economiche, a lanciarsi innanzi, a sopraffare il suo simile, a ghermire il posto più eminente nella società, si rivela, con maggiore o minore intensità, nel fanciullo: non è vero che l'animo del fanciullo sia, come si ripete ancora, un campo di terra vergine: vi si annidano invece tutte le virtù e tutti i vizî, tutte le gioie e tutti i dolori, le aspirazioni, le follie, le brutalità, ed anche gli eroismi tutti della natura umana, sia pure in istato embrionale. La piccola anima si apre al desiderio acuto ed ardente di raggiungere l'età adulta per godere ed usufruire dei beni sociali, e tutto in essa è soffocato, vinto, represso da questa tendenza fremente, feroce quasi, di assidersi al banchetto della vita, di reclamare i diritti della vita, di imporre la propria volontà, che in quell'età si dice capriccio, forse perchè spesso esorbita da' limiti razionali della necessità e del dovere. Il piccolo nato è destinato a soggiacere inconsciamente e fatalmente ai fanatismi inveterati della famiglia, al regime ferreo o corrotto dello Stato, ai misteri varî delle religioni: se le grandi note dello spirito umano gli rimangono ancora chiuse, perchè non può risvegliarle o, meglio, dischiuderle col senso maturo, che gli manca, egli continua, senza coscienza come senza volontà, le miserie ereditate da tutta una progenie agitata e vissuta. Egli, quindi, personifica la continuità, è il depositario naturale dell'azione e della speranza, della lotta e del dolore; egli, che tenta il domani, può assurgere ai fastigi di un trono o trascinare nella polvere un superbo sogno di grandezza e di gloria, può avventare uno sguardo audace negli occulti e meravigliosi segreti della natura e della scienza, o abbrutire sempre più un'atavica disposizione animale nel braco dell'oscenità e dell'ignominia. D'altra parte, nessuno sente come il fanciullo la coscienza della propria debolezza fisica, intellettuale, morale; e quando non è astratto dalle sue fantasie e divagazioni puerili, quando il suo spirito si affaccia, vigile e fremente, alla visione radiosa della vita, che lo affascina e lo conquide con tutte le seduzioni di una sirena, è terribile la lotta, che gli sconvolge l'animo, tra questa coscienza e la tendenza a divenire adulto, tra l'essere e il volere o dovere essere. Le sue attività - ripetiamo col Gabelli - si svolgono in conformità delle leggi, che presiedono allo sviluppo psichico, in rapporto al momento storico della razza: le finalità educative, quindi, vengono ispirate e sorrette dal genio de' popoli, e si esplicano conseguentemente in relazione alle funzioni sociali, all'ambiente, ai costumi, alle idee religiose, con tutti gli errori e con tutti i pregiudizi, che fluiscono direttamente dalla coscienza degli adulti. Ma se i principî, che debbono informare il concetto di una sana e vera educazione, non sono, nè dovrebbero essere una semplice questione di interessi politici o di quisquilie didattiche, nè tampoco il dottrinarismo dogmatico o il formalismo infecondo e insulso delle nostre vecchie scuole, il metodo d'insegnare nelle sue relazioni con la vita deve consistere appunto nel rendere l'insegnamento più pratico e più gradito, più semplice e più utile, ritemprandolo nell'esperienza sempre e nell'osservazione. Nell'esperienza, perchè non si può segregare la scuola dalla società, nella quale vive, si agita e si matura il mondo infantile, piccolo mondo, che riflette con verità indiscutibile le passioni e le idee del secolo e del luogo, nella rozzezza, s'intende, della fase primitiva della psiche in formazione, - nell'osservazione, elevando e confortando l'animo dei fanciulli alla rappresentazione della vita, con l'instillare loro sentimenti di rispetto per tutto ciò che nella natura e nell'opera dell'uomo conferisce l'utilità comune, perchè il fanciullo del Rousseau , solo e lungi dal consorzio degli uomini, è semplicemente un'anomalia, che la teoria dell'ereditarietà ha sfatata e distrutta da un pezzo. II. La necessità d'ingentilire l'animo dei fanciulli scaturisce, dunque, viva e palpitante, dall'esperienza e dell'osservazione: se la tendenza si chiarisce tuttora in essi acuta e pertinace ad esplicare i moti, e i capricci, e gli arbitri, spesso insani, della piccola anima, privi di alcun senso di misura e di reticenza sia dinnanzi alla sventura che nel momento del pericolo, sia avvolti dal turbine di un dolore o abbattuti dalla crudele necessità di un sacrifizio, meravigliati, storditi, confusi, ma senza un palpito vero e sincero di intima commozione al sorgere lieto, in sulla campagna verde, di un bel sole di primavera, al cospetto dell'immensa distesa del mare azzurro e increspato, dinnanzi alle più splendide manifestazioni della natura e dell'arte - se la famiglia spesso non consente loro che solamente il diritto alla vita, con tutte le seduzioni ed anche le asprezze dell'alba e del tramonto, senza cura alcuna di sentimento e di pensiero - se la società, divenuta in ogni suo alito ed espressione sempre più intensa, febbrile, agitata, offre loro solo l'immane spettacolo di un travaglio senza fine d'uomini e cose, di passioni e di eventi, di culle e di funerali, - non si debbono rinvenire mezzi adatti e modi convenienti per scuotere ai fanciulli il cuore, nelle più tenere vibrazioni di cura e di affetto, ed aprir loro lo spirito alle più pure e sante idealità luminose? Senza abbandonarci alla poesia, o trascendere i limiti modesti, consentiti alla presente questione, ci affrettiamo a delineare, a sommi tratti, i mezzi più adatti, che crediamo opportuni e necessari, per solvere gli ostacoli surriferiti all'educazione estetica de' nostri ragazzi: e questi mezzi dovrebbero essere l'esempio, reale e illuminato di ogni considerazione benefica - l'esercizio, continuo, corretto, senza abusi e senza violenza - la sorveglianza, paziente e gentile - le abitudini, assicurate con la vigile cura di chi sa di compiere una virtù sì, ma anche un dovere. L'esempio deve ammirarsi, pieno di vivacità e di sentimento, nelle pagine più belle della nostra storia, e considerarsi nella varia, attiva rappresentazione della vita di ogni giorno, diffusa in diari e racconti, cronache e relazioni - deve muovere l'intelletto, eccitando il senso della bontà della coscienza, e commuovere l'animo, sollevandolo da' crudeli e innati moti egoistici, e ispirandogli quanto di bene possa manifestarsi intorno, fra gli uomini, sotto il cielo e nel tempo. L'esercizio ha da essere iniziato prima, come azione e soddisfazione simultanea dell'attività infantile, in giuochi, divagazioni, passatempi innocenti, indi promosso nella comunione intensa e sveglia dei ragazzi, rivelandosi in atti di pietà o di riconoscenza, non disturbi di moti o ira bieca di sguardi - di beneficenza e di gratitudine, non bronci insofferenti e cattiveria prolungati in atti di cortesia, di gentilezza, di bontà, di affetto. La sorveglianza è la cura, paziente sempre e cordiale, di cui i fanciulli hanno bisogno precipuo in tutto ciò, che loro concerne moralità e salute, pratica di ordine e di obbedienza, senso di socievolezza, di rettitudine, di evoluzione e addomesticati con sentimenti virtuosi, fa d'uopo che questi si convertano in abitudini, delle quali possano sentire beneficio nei pericoli successivi della vita, sia pel carattere, forte e capace di qualunque sacrifizio per operare il bene, sia per la fede del dovere in ogni evento e qualsiasi circostanza, sia per la vera e sincera gentilezza dell'animo, sintesi di ogni virtù e di ogni ideale nella moralità della umana esistenza. I modi più convenienti, poi, si chiariscono la suggestione, con la lode e il sorriso - il premio con la soddisfazione intima e profonda del dovere compiuto - l'indulgenza, generosa sempre col povero essere, cui spesso manca l'indirizzo e l'esperienza in ogni manifestazione della sua volontà o esercizio delle sue forze - il contatto, per agevolare il senso utile dell'emulazione ne' rapporti del bello e del buono; e non si dovrebbe rinunziare neppure alle rappresentazioni drammatiche, atte a commuovere la piccola anima dinanzi allo spettacolo fremente del dolore degli uomini e degl'insulti del destino. E non sono le sole norme della condotta, che possano bastare a inculcare nell'animo dei fanciulli l'obbedienza ai genitori ed al maestro, gli affetti familiari e l'amore pei compagni, il rispetto degli altri e della cosa altrui, il soccorso ai bisognosi, la pietà verso i deboli e i deformi, il divieto della menzogna e dell'inganno - non bastano i soli precetti, siano i più pratici, concernenti la cura della persona, il contegno nella scuola, in casa e per le vie, le buone maniere con tutti, l'impiego del tempo, la puntualità, le abitudini di lavoro, di temperanza nel soddisfare ai propri bisogni, la moderazione dei desideri, perchè i fanciulli ne possano apprezzare l'importanza, l'utilità, ed anche il dovere. L'animo del fanciullo ha bisogno di luce e di sentimento; può di- mostrare in ogni occasione ed ogni circostanza tendenze, gusti, inclinazioni diverse, ma fino a quando non avrà formata e statuita in un modo qualsiasi la coscienza di se stesso, non sentirà intorno che ombra e vuoto, in sè sospetto e sfiducia. E fa d'uopo che si illumini il suo intelletto, promovendo innanzi tutto la fertilità inesauribile della fantasia, si stimoli il suo cuore, nel palpito più consentaneo all' età e all'ambiente, in cui vive e si svolge. Le istruzioni annesse ai vigenti programmi fanno osservare come i ragazzi abbiano, fin dai primi anni, la passione del racconto, e questa verità si rivela nella famiglia e nella scuola, quando, commossi ed intenti, pendono, in un silenzio religioso, dal labbro di chi parla, evocando loro dinanzi scene vive d'interesse, fulgide di colorito, piene d'ansia e di fremiti. E tutta la nobiltà di un'azione generosa o la ripugnanza di una viltà compiuta, l'entusiasmo di una fede nutrita o la tristezza di un voto deluso, l'ammirazione e la nausea, la lode e il disprezzo secondo i sentimenti, che gli atti nobili o malvagi dei vari personaggi suscitano in essi, si manifesta nella luce delle pupille irrequiete e nelle linee alterate del viso. Coltivare, quindi, virtuosamente e sapientemente questa passione significa rinvenire scene e situazioni, personalità e ideali, svolgimenti ed epiloghi, da innamorare la psiche infantile a quanto si chiarisce bontà, gentilezza, cortesia: da elevarla, con gli episodi della storia e i miti della leggenda, con gli aneddoti della vita quotidiana e gli argomenti della favola, a sentire la propria dignità e la propria moralità nell'amore degli uomini e le meraviglie della natura. Se la lettura per gli adulti è mezzo per migliorare la propria cultura, e procurarsi godimenti intellettuali e morali, conoscere la società e la vita, e regolare la propria condotta, per i fanciulli dev'essere non solo mezzo di fornir loro utili e svariate cognizioni, ma di elevarne l'animo e commuoverlo e ingentilirlo. Innanzi tutto fa d'uopo che il libro risponda a tutte le esigenze di una vera educazione per lo sviluppo dell'intelligenza e la formazione della coscienza, movendo le corde più sensibili dell'animo fino al sentimento esatto del dovere, alla nobiltà distinta ed energica del carattere, poi che i ragazzi intendano e sentano ciò, che leggono, in modo di vivere e palpitare, esaltarsi o umiliarsi, piangere o ridere con i personaggi del testo. La lettura deve procurare un'ora di vita, vera e vissuta nella rappresentazione sincera di una virtù, nella commozione pura e santa di un ideale; ed ogni bellezza, ogni grazia, ogni delicatezza di espressione o di situazione dovrebbe essere notata e commentata, non per sterilizzarla in una semplice erudizione di lingua o di drammatica, ma perchè penetri nell'animo con tutta la sua potenza suggestiva, atta a scuotere, a infiammare, ed a sempre più ingentilire la psiche in formazione. Amore ed interesse, adunque, nel libro, passione, arte e natura, scienza ed elevazione, e ne faremo uno dei mezzi più pratici e più proficui per sollevare lo spirito umano alla più bella concezione dell'armonia della vita. La composizione letteraria, sebbene i nostri fanciulli abbiano poche idee e mostrino per lo più aridità e freddezza nel sentimento, deve essere un'altra fonte di educazione e di gentilezza: in essa ha da riflettersi tutta l'anima nella manifestazione delle sue tendenze e dei suoi bisogni, della sua indole e delle sue aspirazioni, con naturalezza e spontaneità di locuzione; e per la vigile cura del maestro su quanto possa uscire dalla penna del discente, questi ha certamente da affidare alla carta solo ciò che l'amore e l'onore gli consentono, la correttezza e la virtù gli suggeriscono, la verità e la giustizia gl'impongono. E nei racconti o nelle lettere, nelle descrizioni o nelle dimostrazioni, in note, consigli, norme, ed appunti, deve sempre più concretizzarsi la bontà del cuore e lo sviluppo della ragione, cui non dovrebbe, anzi non può mancare un correlativo grado di sviluppo di coscienza. Le poche idee, di cui è suscettibile, ripeto, la mente de' fanciulli, debbono temprarsi sempre alla gentilezza del cuore in ogni giudizio o desiderio, affermazione o preghiera - ed eliminato man mano confusione di pensiero, aridezza di sentimento, difficoltà di parola, avremo ognora nella piccola anima la manifestazione di quel moto, sincero e profondo, che la spinge ad elevarsi ad una meta radiosa con palpiti di entusiasmo ed abitudini di bene. L'opportuna ed utile raccomandazione delle passeggiate scolastiche non pare ci sia accetta in generale, non mancano le eccezioni, ma pochissime, quantunque tutti ne riconoscano la bontà e forse anche la necessità proficua e virtuosa. Sollevati dall'inerzia, o spesso dall'angustia tormentosa del banco, fuori del solito ambiente non sempre convenientemente illuminato, ampio, aereggiato, con quanta armonia e lietezza rumorosa i fanciulli si avviano, concordi nella soddisfazione, a passeggiare, ed o a raggiungere la stazione della ferrovia lontana, che risuscita nell'animuccia intenerita ricordi di parenti perduti nelle Americhe, di fratelli, andati, fieri e superbi, a solvere il loro tributo alla bandiera d' Italia , di arrivi e di partenze piene di rumori e di entusiasmi — o a prostrarsi sulla nuda e fredda pietra della solitaria cappella nei campi, che tanto strazio accoglie di dolori, di palpiti, di lotte ignorate - o a riunirsi sulla vicina collinetta, verde e fiorita, donde ammirare, nel disteso orizzonte, degradazioni azzurre di valli e di pianure, profili di monti, linee tortuose di strade biancheggianti, ombre di selve, e macchie di villaggi. Con quant'ansia di meraviglia e fremiti di fede, nella città, non si moverebbero sovente gli alunni ed ammirare i quadri e le statue di un museo, le tele e i pastelli di una galleria, i cimeli di una pinacoteca; a vedere i ruderi di un antico castello, vivificati dalle sacre memorie di una pagina eterna; a considerare le lapidi e i monumenti, dove la storia fa leggere e ricordare, l'arte consacrare e sentire il pensiero e l'anima del popolo nella sintesi più bella d'una gloria compiuta. E come il loro animo si esalta, e l'osservazione si acuisce, e l'intelligenza si illumina, sotto la guida sapiente del maestro, nel visitare un grande opificio, mosso dal fervore di mille braccia, che, nell'euritmia della forza e dell'azione, sembrano agitate da un unico spirito d' indirizzo, di volontà e di vigore; nell'ammirare il congegno formidabile d'una fabbrica, nelle cui macchine, che centuplicano il lavoro, si sente la grandezza e la potenza e l'arditezza del genio umano, vi ha sempre qualcosa di profondo e di misterioso, che vale a ingentilirli e migliorarli. Altra tendenza naturale, nella psiche infantile, da seguire e coltivare, senza punto smarrire l'obbietto e il fine dell'azione educativa, è quella del disegno e del lavoro manuale: incoraggiamo quindi i fanciulli a tirar linee, a colorire, ed a lavorare la creta, il legno, il ferro - a ritrarre immagini e forme, ed a maneggiare la stecca, la sega, o la lima. Se l'uno e l'altro si chiariscono un'attitudine complessa capace d'imprimere un indirizzo proprio allo spirito - come dice il prof. Fornelli - e lo indirizza infatti ad una concretezza maggiore, alla maggiore capacità d'intendere e d'assicurarsi il reale, si manifestano anche una potenza del cuore; se il senso artistico può dirsi anzi una modalità, una perfezione del senso del reale, una tendenza costante a cercare l'armonia, l'ordine, l'equilibrio, la misura dappertutto, si rivela ancora una elevazione del sentimento; se questo senso poi, si dimostra per di più un forte talento di combinare e di costruire, e sebbene legato a particolari e dimensioni, è esso pure il più capace di combinarli e di fonderli in un nuovo composito, suprema armonia dell'ideale artistico, rende capace l' uomo d'intendere la bellezza e di palpitare dinanzi agl'ideali creati dall'arte, che riflettono - se sono veri - sempre cortesia e gentilezza. Il fanciullo per istinto vuole ad ogni costo occupare le proprie mani, e il cambiamento frequente di attività è principale precetto della sua igiene, causa feconda di sempre nuove gioie, di attrazioni irresistibili, d'ingenui entusiasmi, condizione essenziale per uno sviluppo contemporaneo e completo delle nostre facoltà. E in questo sviluppo, si conduce gradatamente l'intelligenza all'astrazione, si forma il carattere, si suscitano fin dalla più tenera età le tendenze speciali, che rivelano l'ingegno e ne determinano la vocazione. Mercè le attrative della natura e i piaceri morali, i ragazzi si abituano al culto delle gioie domestiche, e poichè il bello, afferma De Castro, è lo splendore del buono, allontanandoli dalle soddisfazioni basse e sensuali, fa loro apprendere le sublimi compiacenze del sacrifizio, le gioie ed insieme i doveri della vita, amando, si capisce, questo per quelle. Ma più che la linea o la plastica, la novella o una lapide, una pagina o un paesaggio, è nostro convincimento profondo non esserci migliore e maggiore alimento per la sentimentalità umana, e per portarla a quell'altezza ed universalità cui aspira e per cui s'indirizza la civiltà moderna, che la musica. Il fascino potente e misterioso, che esercita sul nostro spirito, si rivela con maggiore intensità ed efficacia nel fanciullo; lo commuove, l'attrae, lo esalta, lo rapisce in un palpito d'ansia indefinita e di appassionata tenerezza, e gl'inspira, in un entusiasmo d'amore, nobiltà e gentilezza di sentimenti, generosità d'idee e di maniere. Se la musica può anch'essere eccitamento, com'è stato sempre e sarà sempre, a sensi individuali ed egoistici, e la storia ci ricorda in proposito tiranni e delinquenti famosi, conserva quel carattere d'idealità indefinita, che è stato nota indissolubile e interpetre necessario dei più potenti affetti umani, e nella psiche infantile commuove e solleva alla concezione della virtù, al gaudio della bellezza, alla pratica del bene. Il canto - sia l'inno marziale dei soldati o il coro de' contadini in campagna, la preghiera de' supplicanti nella cappella o la canzone d'amore al chiar di luna - ha sempre rinvenuto ne' nostri ragazzi i più spontanei e felici cultori; e se l'indefettibile senso della misura e dell'euritmia ha fatto del popolo greco un popolo sovrano nel regno dello spirito e della bellezza, nelle nuove generazioni si rivela carità di patria e saggezza di governo, opera rigeneratrice e culto d'arte e di civiltà, costituire la musica parte dell'educazione, perchè il numero e l'armonia, penetrando nell'anima, dice Platone , vi fanno entrare la grazia. L'affermazione di quest'antica verità ci viene consolidata dalla Germania e dagli Stati Uniti , dove la musica ed il canto sono un insegnamento vivo e popolare, ed è decisiva e gagliarda l' influenza, che questo esercita tanto sull'educazione estetica ed anche disciplinare degli alunni, quanto sui costumi del popolo intero. Amore quindi e praticità sempre, in ogni esercizio e in tutte le manifestazioni dell'attività de' fanciulli, per ingentilirne l'animo e ispirar loro bontà, squisitezza, elevazione di cura e di sentimento: la vita è così triste molte volte con le sue miserie, le sue lotte, le sue esigenze, con i suoi vizî e le sue menzogne, le sue infermità e i suoi delitti, che si afferma necessità e dovere cercare e rinvenire tutti i mezzi possibili e i modi convenienti per sollevare, educare e migliorare le generazioni crescenti col linguaggio potente e suggestivo della Bellezza, e fare che i loro pensieri e le loro azioni medesimi riflettano le armonie de' cieli e l'azzurro del mare e la vaghezza dei campi, e dare così per la vita ed i suoi travagli fede di apostoli, entusiasmo di artisti, coscienza di eroi, e virtù di cittadini. III. Più che dimostrare convenientemente i mezzi ed i modi più consentanei per ingentilire l'animo de' fanciulli, abbiamo creduto, finora, senza alcun dubbio o incertezza, affermare la necessità di quest'azione redentrice nell'evoluzione della civiltà e de' tempi. E, conseguenza spontanea, in questa necessità di educazione e di elevatezza, si rivela l'altra, più forte e sentita, d' infondere nel cuore delle generazioni novelle sentimenti di rispetto per quanto conferisce all'utilità propria e di tutti, sia nella natura che nell'opera dell'uomo. Potrà questa considerazione sembrare risultato delle nuove teorie sociali, di tutto il moto, che agita i popoli moderni per quella tale questione economica, la quale, come il sasso di Sififo, ci ruina ognora addosso, eppure fin da tempi remotissimi questo fine supremo dell'educazione è balzato, umano e radioso, dalla coscienza di chi sentiva palpitare nell'animo l'onore degli uomini e la virtù della vita. Quando, nel periodo più triste di Roma imperiale, la decadenza iniziò e moltiplicò fatalmente le sue ruine, e le classi de' cittadini si pervertirono e si confusero, e si alterarono i vincoli sociali, si dispersero, obliate, soffocate o derise, nella perturbazione e nel disordine invadente, le energie, le virtù, le forti e grandi idealità, e tutte le istituzioni civili e politiche si sconvolsero, a suprema tutela degl'interessi e delle persone non rimase che l' ultima ragione della forza o il capriccio della fortuna. Roma , che rappresentava il diritto e la politica, le armi e la vittoria, perchè, forse, gli uomini non sono nati sopportare nè il trionfo, nè la gloria, precipitava e periva sotto il peso di se stessa; tutta la somma dei poteri si era accentrata nelle mani dell'Imperatore, e il suo dominio, elevandosi al di sopra di ogni legge, di ogni ordine di giustizia, e di ogni convenzione sociale, non tardò manifestarsi una vera tirannide, ora sciocca, ora pazza, ora feroce e crudele, non d'altro sollecita che del favore della plebe. Ed alla plebe abbrutita, che ogni giorno più che l'altro aumentava di gente nuova, mendicanti e parassiti convenuti dall' Italia e dalle provincie, si gettava l'offa delle largizioni e degli spettacoli, in cui si profondevano i tesori dell'erario: panem et circenses. L'Eterna, quindi, che riassumeva tanta somma d'idee, di storia, e di destino umano, minata, all'interno, dall'anarchia, dalla corruzione e dal delitto, all'esterno, sia dalla triste oligarchia militare, sozzamente ingorda e proterva, che governava le vaste e lontane provincie, sia da un risveglio generoso di indipendenza ne' barbari, che sorgevano, nel forte rigoglio dell'audace giovinezza, a contendere il loro onore e la loro libertà ad un potere già decrepito, che ruinava, l'Urbe eterna piegava sotto l'onda immensa e turbinosa della corruttela giuridica, morale, economica, politica: e nella marea fangosa, che saliva, saliva, dagl'infami recessi della Suburra fino agli orti vaticani, fino alla splendida vetta del Palatino, naufragavano miseramente glorie e ideali, virtù e pudore, volontà e coscienze..... Presso un popolo, come il Romano, nel quale la vita pubblica era così intimamente legata e connessa con la vita privata, che si confondevano e si completavano insieme per una suprema finalità positiva di conquista e di dominio, il turbamento profondo de' principî e degli ordini sociali e politici doveva, per conseguenza e per necessità, riflettersi e diffondersi nella famiglia e nella scuola, e propagare ivi la sua azione venefica, e distruggere ogni bontà di costumi, di tradizioni, di leggi, bandire il sentimento pratico del bene e la carità della Patria. Come le virtù pubbliche e civili divenivano inutili o pericolose, così quelle private scomparivano, dileguavano. Le invettive di Giovanale, i sermoni di Persio, gli epigrammi di Marziale, sembrerebbero esagerazioni e calunnie, se non fossero confermati da' racconti di Tacito e di Svetonio, e meglio, forse, dalle amare e dolorose confessioni di Seneca. Ed in tanto orrore di disordine e di tristizia, vi ha pure chi intende come l'uomo possa e debba essere onesto per se medesimo e per gli altri, ed i motivi della virtù soverchino i confini della Patria, e dal sangue, dall'anarchia e dalla vergogna, debba risorgere e confortarsi la fratellanza umana sotto una legge nuova e na nuova religione. In un tempo, in cui il lavoro inconsapevole e pur razionale delle moltitudini, lo spirito dei popoli, la forza delle tradizioni, sfuggivano del tutto, e il moto della società restava un mistero, che si cercava spiegare solo con qualche artifizio, il quale, oltre a non aver nessun fondamento nella realtà, era spesso la negazione di ogni concetto storico, Quintiliano impose come sommo principio, l'educazione pubblica, e ne significò tutti i vantaggi su quella privata, e schiuse così nuovi orizzonti alla cultura, in modo da poter essere trasformata, attraverso i secoli, in diritto dell'uomo, in diritto di tutti. La fede, l'ideale dell'Autore delle Istituzioni Oratorie era quello di iniziare un'era di rinascenza politica e di rinnovamento intellettuale, in cui si fosse resa universale e necessaria l'azione educativa, e legando il sapere positivo ad ogni manifestazione di proficuo lavoro e di sincero progresso; indirizzare la scuola alla serena concezione della verità, in cui i due ideali del bene e dell'arte avrebbero dovuto abbracciarsi e compiersi a vicenda; preparare l'animo del popolo, affinchè fosse compreso ed agitato dal nuovo movimento estetico e dalla rappresentazione nuova della vita. Egli aveva intuito, nelle depravate abitudini del suo tempo, l'alta missione civile e politica delle lettere; il suo spirito precorreva i secoli quando assicurava la scuola rinchiudere in sè la forma migliore dell'educazione nazionale, e non doversi quindi considerarla estranea ai fattori della società, alle condizioni etiche della famiglia, al diritto pubblico, alle funzioni dello Stato. L'individuo e la società gli si presentavano come costituenti una unità organica, e l'istruzione, liberamente distruibuita e diffusa nel popolo, doveva determinarsi una delle manifestazioni più splendide e più legittime di solidarietà sociale. Il suo libro, in cui è venuto deponendo e condensando i frutti di oltre venti anni di scuola e di esperienza, contempla aspirazioni, qualità, sentimenti e propositi costanti nell'uomo: chi lo legge, sente ancora in quelle pagine qualche cosa, che palpita e vibra; chi lo studia, mentre interroga un morto, scomparso da venti secoli, ode la voce di un maestro non solo grande, ma vivo e presente. Nella dottrina pedagogica di Quintiliano rinveniamo motivi nuovi ed universali, che riflettono le condizioni di essere e lo svolgimento progressivo dell'uomo in formazione, il processo che va dalla generazione alla personalità compiuta, l'idea e la virtù educativa, infine, che comprende tutta l'azione e tutta la cultura necessaria a preparare il cittadino alla vita sociale. Così la storia dell'educazione, iniziatasi con Socrate in Grecia quale dottrina per la formazione morale del cittadino, si chiude a Roma come dottrina, per cui l'uomo possa moralmente riformare se stesso; ma nell'uno e nell'altro sistema, con modalità, giudizio e fini diversi, è sempre il pensiero morale e sociale, che deve informare ed agitare la questione pedagogica. A fondamento di ogni scuola v'è un ideale educativo, che attinge i suoi elementi da forme speciali della società; ma queste forme esso deve eliminarle o superarle, perchè l'educazione ha da riprodurre la collettività, deve riflettere la coscienza universale, non cristallizzarsi in un convenzionalismo infecondo e fossilizzarsi nella perfida inerzia di un ristagno. E con le norme di questo ideale, con la virtù di questa coscienza bisogna sviluppare tutte le facoltà del discente, e distrarlo da tutte le aberrazioni e le superstizioni delle generazioni passate, renderlo conscio del diritto e del dovere, e impiegare tutta la sua attività alla ricerca assidua e diligente della verità e della giustizia nella pratica della vita. Preparata da lente e faticose trasformazioni, attraverso secoli di dissidio e di oscurantismo, di formalismo vacuo e dogmatico, di ipocrisie e di prililegi, la scuola moderna pare sia assurta oramai, dalle antiche e solitarie visioni pedagogiche, a fatto sociale, ed abbia solennemente affermata la sua funzione storica nell'arduo cammino della civiltà e del progresso. Essa si chiarisce così il prodotto naturale e consentaneo delle grandi conquiste della cultura, il prodotto de' nostri bisogni, delle nostre aspirazioni, e della coscienza dell'epoca nostra: tutto il moto dell'umanità, dopo un avventuroso e tenace travaglio di energie, di speranze e di sangue, ha concorso al trionfo della scuola popolare, e pare che tutto il sentimento dell'umanità nuova vi si rifletta con una più bella, audace e larga visione delle battaglie dell'avvenire. Perchè l'educazione pubblica non fosse rimasta una semplice e malinconica esigenza etica, un vano tentativo di speculazioni filantropiche, o di zelo religioso, qualche cosa di precario e di fluttante, senza forza, senza attività, e senza organizzazione, occorse che fossero sparite le nebbie del Medioevo, e il feudalismo, e l'assolutismo, e che, infine, la libertà di coscienza fosse stata proclamata come la più nobile e bella vittoria degli uomini. Fino a quando le moltitudini non formino parte integrale dello Stato, non partecipino al reggimento della cosa pubblica, la scuola rimane sempre aspirazione e voto, ma non diritto, diritto di genti e di coscienza, non necessità sociale, e quindi istituzione sovrana. È il trionfo della democrazia, che abrogando le forme di ogni dispotismo inveterato e di ogni autocrate tradizione, ha allargata la sfera delle libertà pubbliche ed aperto nuovi orizzonti all'educazione del popolo: è con essa e per essa che la scuola si esplica e si diffonde come deduzione sperimentalmente logica della natura e della storia. La vita, la gloria, la virtù di un popolo sono riposte nell'unità organica della sua coscienza e del suo progresso: è questo l' ultimo postulato della scienza, è questo il contenuto dell'antica sapienza italica. Ed a noi spetta ora, con tutta la fede degli apostoli e la virtù di educatori, la sapienza de' secoli e i sacrifizî della nostra esperienza, tradurre in atto e continuare quanto la scienza e l'affetto hanno suggerito per la virtù dell'infanzia, e l'onore della società e della vita. È il sentimento della giustizia, che bisogna infondere nell'animo de' fanciulli, per avere il rispetto di quanto appartiene ugualmente a tutti, e questo non potrà essere sentito e nutrito, se nel loro spirito non sia intimamente e veramente educato il rispetto per se stesso. E questo deve sorgere spontaneo dal senso profondo della propria responsabilità nell'azione e manifestazione della loro volontà: essi debbono intendere e sentire tutta la gravezza, tutto il timore e tutta l'umiliazione dei rimproveri, delle pene, de' castighi, cui andrebbero incontro in ogni fallo ed errore, in ogni abuso e contrarietà a norme consigli e disposizioni di chi vigila la loro attività e le loro attitudini, e nel rifuggire quindi da tali occasioni di dolore e di vergogna balza e si rinvigorisce sempre più il lodevole sentimento del rispetto per se stesso. Chi è giunto ad elevare lo spirito a questa nobile virtù di sentire, non può, non sa concepire o meditare cosa, che possa offendere ciò, che è nel dominio e nel diritto di tutti, massime se conferisce all' utilità collettiva, sia nella natura che nell'opera dell'uomo. Rispetto significa considerazione e riguardo, stima e venerazione - e nella sua espressione di cura e di affetto palpita anche un senso recondito di tutela per quanto possa dimostrarsi verità, onore e giustizia. Moralità, dunque, ed amore: e i modi più convenienti per agevolare, nella pratica del piccolo mondo, la bontà de' costumi e il sentimento di fratellanza, l'abitudine dell'ossequio sincero e il senso sempre del rispetto per individui e cose, animali e proprietà, e, più ancora, per tutto ciò, che è di tutti e per tutti, sono il timore del castigo e la dimostrazione insieme, grata e diligente, della virtù e del bene, due fattori, indispensabili, che formano la coscienza e costituiscono il carattere. Il sentimento del diritto e del dovere è acquisito nello spirito dell'uomo - e ciò non può essere oggetto nè di equivoco, nè di contestazione, se si pensa che fino a quando l'anima umana non assurse alla serena ed austera entità di coscienza, la libertà, intesa nel suo senso più lato, non costretta da alcun vincolo, non limitata d'alcuna legge o rispetto, senza freno, senza soggezione e senza indirizzo, fatta per lo più di impulsi e di violenze, dovette nutrire e reggere ad un tempo ogni impressione, ogni atto ed ogni esplicazione della vita intima e sociale degli uomini. L'egoismo, innato, e spesso crudele ne' fanciulli, dev'essere sempre più temperato, costretto, e, quando si possa, soffocato dalla tendenza a veder negli altri noi medesimi, rispettare in essi quanto sentiamo di virtù e di onore, e considerare con la medesima oculatezza, riguardare con la medesima attenzione, attendere con la medesima premura, con cui curiamo le nostre cose e faccende, a quanto riesce d'utilità indistintamente a tutti, senza mai dimenticare ciò che la vita insegna in proposito ad ogni passo, come sia sterile il precetto, e riesca invece efficace e proficuo l'esempio. E l'esempio si deve attingere, potente e forte, dal mondo e nelle circostanze, in cui si vive e si imbatte, e farne, quindi, oggetto il locale e gli arredi scolastici, quanto cade sotto gli occhi e nelle mani dell'alunno in casa, nella scuola, per le strade, in campagna; rispettare, sempre e dovunque, il tutto religiosamente per la parte, sia pure infinitesimale, che ci spetta. Fa d'uopo profittare delle prime nozioni, che s'impartiscano agli alunni riguardo animali e piante, per istillare loro nell'animo tutta l'utilità de' primi, e proibire quindi tormentarli, tutta la necessità delle seconde, e impedire danneggiarle. Dal rispetto al proprio simile, nella persona e negli averi, bisogna man mano giungere alla tolleranza delle opinioni altrui, e parlando di tolleranza e di moderazione, di spirito di sacrifizio e di valore civile, si possono dimostrare quanti e quali siano i vantaggi di una leale ed onesta associazione e cooperazione per il bene della società, che è anche bene personale. E l'evoluzione del sentimento del rispetto si svolge parallela all'esperienza: se non si può trattare con lo stesso criterio educativo il fanciullo della montagna e quello della marina, il ragazzo del piccolo borgo rurale e quello della grande città, tanto più non bisogna trascurare ciò, che si può osservare direttamente per sostituirvi nozioni verbali di cose lontane o semplici norme teoriche, ciò, che si può vedere con gli occhi anzichè attraverso il libro: il fanciullo deve conoscere il suo mondo, e analizzarlo, deve esperimentare con i suoi sensi e la mente, arricchire la sua conoscenza sempre con metodo positivo, acquistare rappresentazioni vive e concrete della realtà, ed essere condotto all'ignoto per via di ciò, che gli è noto, sempre quando abbia dei forti punti di appoggio per le sue illazioni analogiche. - Noi - dice il prof. Fornelli nella sua Educazione Moderna - eravamo abituati a pensare ed a fare sempre col permesso di qualcuno o di qualche idea, che s'imponeva a noi di fuori la nostra coscienza; ora che crediamo poter fare a meno della licenza di questo fuor di noi, ci gettiamo alla corsa, come schiavi scatenati, senza pensare che il limite per noi ci dev'essere in ogni modo, e che se non lo si vuole al di fuori, deve essere al di dentro, nell'intimità della nostra coscienza. A tal prezzo la libertà ha un alto, un infinito pregio. Essa, intesa così come dev'essere, è espansione e limite, potenza e resistenza, progresso e conservazione, libertà insomma e responsabilità, ossia vero equilibrio della vita. Tale è l'ideale che noi abbiamo della vita moderna, ed a tale ideale noi desideriamo si conformi l'educazione delle nuove generazioni. Non dubitiamo che l'opera dell'educatore possa in avvenire essere condivisa dalle altre attività sociali; ma per ora intanto è necessario che si cominci dalla scuola, i cui buoni effetti saranno tanto più decisivi e comunicabili alla famiglia ed alle altre istituzioni, quanto più fortemente sarà compenetrata del proprio scopo e della necessità di fare gravi sforzi per conseguirlo. Egregi Colleghi, credo di aver abusato soverchio della vostra bontà e pazienza, e ve ne chiedo umilmente scusa: non ho avuto punto la velleità di dirvi cose nuove o peregrine, ho raccolto quanto ho potuto e saputo dalla mia esperienza e dalle mie osservazioni dirette, e mi affretto a sottoporre al giudizio illuminato ed alla saggezza della vostra critica le norme seguenti, concretizzate in periodo biennale, onde lasciar tempo e considerazione all' insegnante di apportare, lungo il periodo, tutte le modificazioni di indirizzo, che crederà, stimerà necessarie ed opportune nella sua coscienza di educatore: 1° biennio. Abitudini di gentilezza e di rispetto, ispirate, sorrette e stabilite con dolcezza di modi, virtù di esempi, sentimenti di bene e necessità di dovere; 2° biennio. Educazione dello spirito, con precetti pratici e nozioni sempre più distinte della vita e del mondo, in cui vive, fino a raggiungere la coscienza del rispetto di sè e degli altri, degli animali e delle cose, delle istituzioni e delle leggi; 3° biennio. Sviluppo ed esercizio del potere critico, servendosi di tutte le materie d'insegnamento, sempre con opportuni criterî di verità e di onore, di libertà e di giustizia, in modo da sollevare l'animo alla serena concezione del diritto e del dovere, e renderlo sicuro nella volontà, forte nel carattere. Il metodo d' insegnare, nelle sue relazioni con la vita, deve consistere appunto nel rendere l'insegnamento gradito, semplice ed utile, ritemprandolo, come ho detto innanzi, nell'esperienza e nell'osservazione. Da un complesso di cause e di fenomeni, che rappresenta il modo di essere e determina il grado di civiltà di un popolo, vennero a noi modificate le istituzioni, le leggi, i costumi, la vita intera, in una parola: ma non ha dato ancora al nostro progresso una unità, simile a quella che fa la grandezza delle altre nazioni. Ecco, appunto, perchè nell'educazione popolare i movimenti e le trasformazioni sono lente, e chi più si conserva fedele alle tradizioni, più è restio a riforme ed indirizzi, che lo inquietano e lo confondono. Dobbiamo perciò abbandonare gl'impeti febbrili, i risentimenti orgogliosi, le esagerazioni frenetiche in quelle tali riforme; se certe idee sono ragionevoli, la virtù, che più n affretta il cammino in mezzo agli uomini, è sempre la temperanza. A noi, sognatori impenitenti, a noi, che non abbiamo ancora una visione chiara, precisa, illuminata, del periodo che attraversiamo, e viviamo, come inoltre siamo sempre vissuti, metà ne' bisogni dell'oggi, metà nelle illusorie fantasie delle tradizioni, a noi è bisogno, necessità, mettere innanzi tutto, sempre più in intimo accordo le tradizioni secolari con le esigenze nuove del paese e dei tempi. Non è la forca di Oberdan o la Siberia squallida e triste, non la dinamite di Vera Zasulich , non il pugnale di Passannante o quello di Caserio , non il piombo sacrilego di Bresci , o l'orrenda tragedia di Belgrado , o la strage funesta del Portogallo , che fecondano e maturano la liberazione e l'educazione delle plebi contemporanee. I demagoghi di piazza ed i petrolieri potranno ancora, briachi di un'orgia nuova di scelleratezze e di sangue, demolire la colonna Vendôme, ma non riusciranno mai ad indirizzare le moltitudini verso una meta luminosa, a sollevare l'uomo alla pura coscienza del bene, e reintegrarlo, compiendolo, nell'unità dei suoi destini. Sono i maestri, che, risorti a vera dignità di educatori, possono e debbono muovere la società verso i fulgidi ideali della virtù e della vita: sono essi, massime i giovani, cui più che agli altri, sorride l'avvenire con tutte le seduzioni della speranza, che, col santo entusiasmo della carità e della fede, recano nelle mani, come l'antica Cerere, la mistica spiga, che deve rinverdire e ristorare la terra. Chi intende il contrario non valuta i tempi, disconosce il processo storico delle evoluzioni, e pensa, ed agisce a ritroso d'uomini e di fati. Melfi , 26 settembre 1912. PLASTINO VINCENZO

Pietro Gambacorta

I più facili, più utili e più dilettevoli esercizi di educazione fisica nel corso popolare. Tema svolto alle Conferenze Magistrali tenute in Potenza (dal 23 al 30 settembre 1912) Potenza, Tipografia Cooperativa La Perseveranza 1912

Egregi Colleghi, Avrei voluto che ad altri, non a me, fosse stato dato di riferire, con vera competenza scientifica, sul tema dell'educazione fisica; su questo argomento di vitale importanza che ancora oggidì trova non pochi tiepidi fautori nel campo dei misoneisti di ogni idea evolutiva che miri a conferire alla scuola la sua alta funzione educativa e sociale. Ma fu per ragioni di deferenza che il mio diniego cedesse ai ripetuti, cortesi inviti di chi oggi degnamente ci presiede ed a cui convergono i moti spontanei ed intimi del nostro cuore. Ma sarò io pari all'altezza del mandato conferitomi? Ne dubito. Però mi conforta il pensiero della comunanza d'intenti che qui ci sospinse, quella cioè di cooperare insieme, anche col minimo contributo della singola opera nostra, al conseguimento delle nobili finalità educative. In questa intesa, io mi accingo ad esporre le mie modeste idee; voi, selezionandole, saprete armonizzarle ed integrarle. Colleghi, Fatalmente oggi la vita è un convenzionalismo di usi, di costumi, di mode bizzarre foggiate a bella posta per infiacchire la fibra e snaturare gli organismi; la scuola, il più spesso, è sorgente di deficienza nello sviluppo fisiologico, di attitudini viziose, di cause predisponenti a serii malanni, derivanti da locali antigienici, da banchi irrazionali o da una educazione antifisiologica, perchè non coordinata alle modalità dell'attenzione e della resistenza della fatica cerebrale o basata su insegnamenti puramente mnemonici, che, atrofizzando la mente, isteriliscono il cuore. Conviene adunque che la scuola segna l'indirizzo nuovo che la società più evoluta reclama; che sia veramente la palestra in cui, fisiologicamente e psichicamente, si foggi il futuro cittadino, il futuro soldato d'una patria forte e temuta. Noi trascuriamo purtroppo la salute del corpo a grave discapito dello spirito. Eppure le nostre illustri tradizioni ci attestano quanto essa fosse tenuta in onore presso i nostri padri antichi. Io non farò la storia della cultura fisica: no, esorbiterei dal compito assunto. Dirò solo che la sua origine si perde nella notte dei secoli. Come essa, presso i popoli selvaggi, fosse esclusivamente diretta a rafforzare il corpo per acquistare le doti della combattività, e come, col volgere del tempo, subisse vario indirizzo, secondo la varietà delle razze, le ingenite disposizioni e tendenze o l'idea dominante dei popoli, voi lo sapete. Nè stimo consentaneo farne oggetto delle nostre discussioni. Ciò che c'interessa è il considerare che solo dai primi albori del secolo XVI cominciò a farsi strada l'idea di dare un maggiore impulso all'educazione fisica della gioventù; e così, alla luce delle idealità intraviste attraverso le dottrine di pedagogisti e filosofi, fu propugnata l'efficacia ch'essa esercita su tutte le attività umane. A questo concetto dello sviluppo psico-fisiologico noi c'informeremo. Tale coltura, tanto acquista la sua massima importanza, in quanto al rapporto intimo e costante esistente tra corpo ed anima, in guisa che trascurando l'uno, ne risente l'altra gli effetti deleterii. Ora, se l'educando è un insieme di energie intimamente associate ed ubbidienti a leggi determinate, perchè noi, sovente, o per fatalità di circostanze o per non piena consapevolezza della nostra alta missione, trascuriamo l'educazione fisica, come la parte men nobile della personalità umana? Noi, o egregi colleghi, non possiamo essere estranei alle teorie profondamente riformatrici del Morel Bénédict e del Lombroso Cesare, che, allontanandosi dalle idee dei liberisti, mettono per base di degenerazione e di perturbamento psichico tutte le cause che esauriscono o paralizzano, e ripongono nella costituzione dell'organismo i motivi dell'atto volitivo, illustrando così il determinismo fisiologico a cui la filosofia positiva moderna si ispira. Occorre adunque che nelle nostre scuole si assegni all'educazione fisica il posto che le compete, perchè anch'essa ha comune con le altre discipline la finalità educativa. Ma quali esercizi che, accompagnando all'utilità il diletto e la facile esecuzione di essi, mirano al conseguimento della duplice finalità educativa: cioè lo sviluppo armonico delle potenze fisiologiche e la rettitudine ragionevole e benefica dello spirito? Rispondo obiettivamente, basandomi sull'esperienza attinta dalla pratica diuturna dell'insegnamento e dalle prove raccolte durante la mia funzione direttiva. Ho potuto constatare che nel corso popolare i più semplici esercizi ordinativi (disposizione sur una o due righe - cambiamenti di fronte e di fianco - squadriglie) riescono graditi agli alunni quando non si eseguiscano sotto l'imperio d'un'autorità coercitiva, nè siano prolungati ed uniformi. Lo stesso dicasi degli esercizi elementari (piegamenti, slanci, circonduzioni, spinte e flessioni degli arti superiori ed inferiori, salti a distanza o in alto dalla pedana o con rincorsa). Occorre però che non siano così complicati da richiedere soverchio lavorio mnemonico. Non meno facili e dilettevoli riescono gli esercizi di marcia, di arrampicarsi su pertiche o funi, nonchè quelli di sospensione e di equilibrio sull'asse fisso. Però non si assoggettarono le adolescenti a certi esercizi che potessero offenderne il decoro. Accennati così a grandi linee i più facili esercizi adatti agli alunni del corso popolare, vediamo di ragionarne l'utilità. È risaputo che l'esercizio agisce favorevolmente sulla produzione del lavoro, sia fisiologico, sia psichico; che l'attività è minima all'inizio e che va progressivamente crescendo in intensità, finchè a grado a grado si rallenta. Ond'è che gli esercizi, per riuscire utili, occorre siano graduali, cioè che i più facili, come gli ordinativi e gli elementari, abbiano la precedenza sui meno facili, in guisa che l'attività corporale venga ad accrescersi verso la metà della lezione con gli esercizi di palestra o di corsa, per rallentarsi gradatamente verso la fine, impiegandola nell'esecuzione di qualche giuoco. Rifuggendo dalle complicazioni coreografiche o a base atletica, essi, quando abbiano carattere di continuità, riescono proficui per conferire all' organismo armonia di funzioni, armonia di forme, armonia di movimenti, ch'è quanto dire: salute, beltà, destrezza. La salute ci è data dall'aumento d'irrigazione del sangue nei muscoli, dal loro maggiore assorbimento di ossigeno ed emissione dell'acido carbonico; dall'accresciuta attività funzionale del cuore e degl'organi respiratori, nonchè dall'agevole funzionalità della nutrizione e del ricambio materiale. La bellezza è costituita dall'unità dell'organismo mirabilmente proporzionato e dal nobile portamento della persona; la destrezza è conferita dalla forza e dall'agilità che concorrono all'acquisto di attitudini capaci di farci ottenere dal minimo lavoro il massimo prodotto utile. E tutti questi tre coefficienti convergono a quell'armonia di corpo e di spirito che costituiscono il benessere degl'individui, la prosperità della patria e dell'umanità. Però occorre, come sapete, che tali esercizi non siano violenti, perchè, essendo in tal modo contrari alle leggi dell'organismo, danno origine a depressioni nervose, tormentano e distruggono, là dove conviene sollevare ed evolvere. Lo strapazzo muscolare produce gli stessi effetti funesti della cultura intensiva della mente, ossia dello strapazzo cerebrale, che violentando le leggi della natura, mena all' incapacità intellettiva ed associativa, ai disturbi nelle funzioni della vita, che si esplicano in fenomeni morbosi. Ho detto che lo strapazzo muscolare degenera e violenta; ma ciò non esclude la necessità di un po' di sforzo contemperato alla capacità degli alunni per superare certe difficoltà. Onde, se è condannabile quel processo metodico che, facilitando oltremodo, non aguzza l'intelletto, non intensifica alquanto l'energia cerebrale, è del pari condannabile quell'esercizio fisico che, escludendo ogni possibile sforzo per vincere una difficoltà o un ostacolo, mena a rendere l'uomo psico-astenico. Importa quindi la moderazione, il graduale allenamento, relativamente all' età degli alunni ed alle loro rispettive attitudini fisiologiche. Solo in tal modo avremo nei singoli esercizi di educazione fisica altrettanti opportunissimi, efficaci dinamogeni, i quali, sviluppando il sentimento di piacere e il senso di possanza personale, aumenteranno la cenestesia e vivificheranno quell'esaltazione della gioia vitale che accompagna ogni manifestazione ed esplicazione di attività e rapidità di movimenti. Questa salutare ginnastica dei muscoli, non disgiunta da quella per il raffinamento della vista, dell'udito e del tatto, concorre a perfezionare la mente. Poichè è assodato che per l'educazione fisica occorre l'impiego di energia, noi non possiamo farla seguire immediatamente ad altri insegnamenti, senza prima un conveniente riposo. Dimostrata l'utilità fisiologica degli esercizi di educazione fisica, dove rinvenirne l'utilità morale, l'educazione del sentimento che dev'essere la finalità precipua della scuola, come quella che costituisce il valore e la forza della personalità umana e mena al trionfo dell'aristocrazia dell'anima su quella delle caste ? Ho visto alunni che, puliti nella persona e negl'indumenti, eseguivano con garbo e prontezza i vari movimenti comandati, esercitando in tal modo i sentimenti di pulitezza, urbanità ed obbedienza. Non basta: essi, armonizzando e coordinando quei movimenti a quelli dei compagni, gareggiavano con loro in precisione ed abilità; si andavano abituando all'ordine, all' esattezza ed a sentirsi avvalorati dal benefico influsso dello spirito d'emulazione. Un giusto rapporto imparavano a stabilire tra le loro forze e quelle degli altri, e quindi s'avviavano ai sentimenti di rettitudine, giustizia e riguardo, riconoscendo e stimando il merito di superiorità altrui. E il savio, vigile e preveggente educatore, sempre pronto a prevenire, dirigere, aiutare, ammonire, quante occasioni non trovava in quelle utili lezioni per alimentare affetti gentili, rinsavire qualche sventatello, frenare certe impulsività, chiarire un malinteso, riparare un torto o un dispetto, dissipare un broncio puerile, correggere certe vanità, certe invidiuzze facili a suscitarsi nell'animo degli adolescenti? Dunque, come vediamo, non è sterile di affetti, anche il campo dell'educazione fisica. V'è ancora un «nonnulla assai importante» che, dilettando, concorre allo sviluppo psico-fisiologico. Questo «nonnulla importante» che è estrinsecazione vitale, così del fanciullo come dell'adoloscente, è il giuoco educativo. I poeti, dall' Alighieri Dante al Parini Parini Giuseppe, cantarono l'incosciente istinto del giuoco infantile, riconoscendolo un bisogno naturale nell'esplicazione della vita; il Goethe Johann Wolfgang von ne riconobbe i vantaggi sociali e lo raccomandò ai giovani; i pedagogisti se ne valsero come mezzo di somma utilità educativa; noi del pari ce ne avvantaggiamo per l'educazione dei figli del popolo affidati alle nostre cure, senza tema di umiliarci, nella stessa guisa che Franklin Benjamin e Napoleone all'apogeo della loro grandezza non temerono di offuscare la loro gloria passando qualche ora lieta coi loro piccini. Che questo bisogno istintivo non sia solo caratteristica della prima età, ma anche della giovinezza e della virilità lo attesta la storia coi giuochi olimpici della Grecia, con le corse e gli spettacoli del circo della eterna Città dei Cesari, quando nella floridezza ed opulenza della Repubblica, l'animo, non ancora depravato, rifuggiva dalle lotte cruente dei gladiatori. Sulla complicata quistione del giuoco educativo varie e disparate considerazioni d'indole psicologica e pedagogica sono state fatte dal Kant Immanuel, dallo Schiller Friedrich, dal Bain Alexander, dallo Spencer Herbert; il Colozza Giovanni Antonio ha persino pubblicato un pregevole lavoro riguardante il giuoco infantile, lavoro suggestivo per noi, perchè ci conduce a considerare se gli elementi che contribuiscono a formare il giuoco per l'infanzia possano anche convenire a quelli dell'adolescenza. Pare, che anche per questa età debbano concorrere nella esplicazione del giuoco: un superfluo di energia, il funzionamento di parecchie attività non escluso l'elemento emozionale, la libertà nella scelta e nell'esecuzione. A prescindere che nell'adolescente è imperioso il bisogno d'impiegare una parte della sua attività sovrabbondante in qualcosa che lo diletti, impegnando coll'organismo l'attenzione, la memoria e l'immaginazione, prendiamo in seria considerazione l'elemento emozionale. È legge psicologica incontestabile che ogni sentimento è intimamente associato alla relativa manifestazione esterna. Onde un moto dell'anima dà origine alla sua corrispondente espressione al di fuori, nello stesso modo che un gesto di tenerezza o d'impazienza dispone ad uno stato affettivo che ha intimo e costante rapporto con quello. Ond'è che nei giuochi atti a suscitare sentimenti buoni, abbiamo i migliori coefficienti per l'educazione della vita affettiva e morale. Io non ho mai lasciato gli alunni arbitri della scelta dei giuochi di qualsiasi genere, giacchè avrebbero potuto fare oggetto di trastullo ciò che per altri costituisse un tormento. Gli è perciò che noi vagheggiamo la libera scelta fra giuochi ginnici, essenzialmente educativi, ovvero fra quelli che sono la libera, spontanea creazione dell'anima dell'alunno, purchè eseguiti sotto la vigilanza del maestro che sappia conciliare la libertà con la finalità del divertimento. Qualunque altro giuoco non corrispondente a questi criteri potrebbe avere indole e forma di pervertimento morale. Di qui la necessità delle istituzioni prescolastiche e poscolastiche, che, intrattenendo gli alunni in geniali esercizi fisici, concorrono all'educazione dell'unità del loro spirito, li proteggono dall'azione deleteria dell'abbandono e del vizio e li guidano fino all'età in cui la ragione si afferma e l'educando acquista la forza inibitrice interna. Un elenco dei giuochi con le relative spiegazioni è pubblicato nel Bollettino ufficiale del Ministero della P. I. del 30 novembre 1893. Fo voti che se ne pubblichino esemplari per uso degl'insegnanti, cui stimo conveniente lasciare la scelta dei vari giuochi, ai quali altri potrà aggiungere di carattere regionale, in rapporto alle occupazioni prevalenti. Io consiglierei anche giuochi che servissero di avviamento alle arti ed ai mestieri, o puramente sportivi, mirando sempre ad equilibrare l'energia muscolare coll'energia nervosa, a fortificare la volontà con l'osservazione, la risolutezza, lo spirito d'iniziativa, di padronanza di sè stessi, di solidarietà e di collaborazione; doti tutte che concorrono alla formazione del carattere personale e nazionale. Di quanta utilità, di quanto diletto non sono alimentatrici le escursioni scolastiche, sia che si svolgano per liberi pianori, sia per luoghi alpestri, ove, ascendendo, l'anima si estolle dal pelago delle umane passioni, sia per le nostre spiagge ricche di dolci memorie? Chi di noi, fra le alternative di soddisfazioni e di amarezze, derivanti dalla funzione educativa, non ha sentito talora rivivere i giorni lieti dell'adolescenza, trascinato dall'onda di gaiezza de' suoi alunni, che, festanti nell'amenità della campagna e pulsanti di vita, salutavano in mille manifestazioni di giubilo quella luce, quell'aria pura, di cui la società crudele suole privarli, condannandoli a vivere in locali angusti, malsani e sovente indecenti? L'impero libero della campagna, da cui vaporò l'arcana ispirazione che dettò a Teocrito gli idillii soavi ed a Virgilio i canti sublimi delle Georgiche e delle Egloghe, può anche suscitare un palpito in noi e nei nostri discenti. I vasti orizzonti, le grandezze della natura dispongono l'animo dei nostri alunni all' ammirazione, nella stessa guisa che un campo promettente un dovizioso ricolto, vale a comprenderli d'un sentimento di riconoscenza verso l'onesto e laborioso agricoltore che nell'usato lavoro santifica un dovere. Pur ammettendo che gli adolescenti affidati alle vostre cure amorevoli non avessero ancora acquistato l'abito all'investigazione, che non sapessero trarre occasione dal mondo circostante per esercitare le loro attività, sia intellettive, sia volitive, quante volte voi, o egregi colleghi, non traeste partito dalle più piccole cose per suggestionarne l'animo con la vostra parola animata, palpitante, colorita? Chi può dire in quanti modi voi sapeste spiegare la vostra opera proficua durante le passeggiate istruttive? Niente di più facile che la vista dei ruderi d'un castello v'abbia porto il mezzo d'associare nella mente degl'educandi l'età presente, radiosa di civiltà, col passato tenebroso, quando nel bel cielo d' Italia imperversavano i membi del barbarismo medioevale. Niente di più facile che alla vista di alberi annosi voi abbiate fatto risalire a più alte considerazioni i vostri alunni, trasportandoli con la mente ai secoli andati, quando con la materia prima ricavata dai tronchi delle piante alboree si costruirono le famose galee, le navi turrite che da Roma salparono per la conquista del mondo. E continuando in queste considerazioni voi, senza dubbio, li avrete guidati a riflettere come oggidì, costruiti dello stesso materiale fornitoci dalle foreste, mille e mille bastimenti mercantili solcano gli oceani, approdano ai più remoti lidi dell'orbe, affratellandoci ad altri popoli, diversi per lingua, per costumi, per origini; che senza il legno delle piante alboree non avremmo presentemente la nostra poderosa flotta che, con sublime eroismo, consacra alla storia una pagina gloriosa, là negl'inospiti lidi ove un dì spiegarono l'ali dominatrici le invitte aquile latine. Non meno dilettevoli, ma molto più efficaci delle escursioni, dal punto di vista fisiologico, trovai le passeggiate scolastiche, durante le quali, mentre nell'immagine reale delle cose lo spirito degli alunni trovava il più sano alimento per costruire altre immagini e su esse formare concetti e ragionamenti, le loro energie fisiche venivano ad esercitarsi più direttamente per via di marce, evoluzioni, corse e giuochi naturali. E l'efficacia traspariva nella giocondità dei volti, sia durante l'esecuzione, sia nel tempo della ricreazione, quando, rotte le file, andavano fra loro raggruppandosi in mezzo ad un vocio, sommesso e confuso dapprima, poi più distinto, animato, incalzante; tra un succedersi di gesti, di atti più o meno cortesi, più o meno accentuati. Anzi era questo il momento più importante dal punto di vista psicologico e pedagogico, momento in cui l'educando esplicava la sua libertà, rendendosi responsabile delle proprie azioni, mentre a me nulla sfuggiva per studiare le disposizioni naturali degli alunni, per poi eccitarne le potenzialità inerte e tardive, frenare e dirigere le impulsive, correggere gli atti sgarbati e le tendenze cattive, strappare nella cordiale confidenza mille ingenue rivelazioni che costituivano dati importanti su cui basare l'educazione. È appunto nel razionalismo della scuola moderna la caratteristica più notevole, perchè, a differenza dell'empirismo della vecchia scuola, basa l'azione educativa sulla conoscenza delle peculiarità individuali fisio-psichiche dell'educando, per prepararlo al vivere civile ed indirizzarlo a concepire un ideale etico sociale d'una società più progredita. L'esperienza mi ha dimostrato che, durante le passeggiate, non è raro il caso di denotare esempi di coraggio che suggestionano gli alunni più timidi e paurosi, ritemprandone gradatamente l'animo a questo nobile sentimento che spinge agli atti edificanti di valore e di abnegazione. Gli esercizi di marcia, di corsa, di evoluzioni, nonchè alcuni giuochi speciali, mentre ravvivavano l'energia fisica de' miei alunni, alimentavano in loro il sentimento della collettività, dell'ordine e dell'obbedienza e per associazione d'idee ne trasportavano l'animo a considerazioni d'indole più elevata: al nostro soldato che per dovere e per sentimento serve la patria e pugna sui campi della gloria e dell'onore. Purtroppo qualcuno, invaso da grave eccesso di sentimentalismo cosmopolitico, si opporrà al ridestarsi di certi sentimenti associantisi con la fierezza maestosa del soldato e coll'orrore della guerra, flagello dell'umanità. Noi rispondiamo, se devonsi abolire certi esercizi ginnastici che potessero dare questi effetti, dovremmo per altro bandire dalle nostre scuole l'insegnamento della storia, che tanto contribuisce al culto d'amor patrio. Noi vagheggiamo l'idea della fratellanza umana, ma al disopra di questa deve imperare l'educazione nazionale, e la nobile figura del soldato deve rappresentare la forza tutelatrice della pace universale. L'intiepidito sentimento della nazionalità aveva strappato dal cuore dolorante del D'Azeglio Massimo quella grave espressione a noi ben nota: « L' Italia è fatta, bisogna fare gl'Italiani. » Ma ora che i tempi son mutati ed il sentimento del patriottismo ha avuto un'affermazione così compatta, fruttificando tanti eroismi, a noi incombe il dovere di vivificare sempre più il culto della patria, sia cogl'insegnamenti, sia coi giuochi e con gli esercizi ginnici, sia coi canti educativi e cogl'inni patriottici, saturi di sentimento, fecondi d'entusiasmo, come quelli che dalle spiagge italiche, un dì risonanti della venusta lirica ellenica, si ripercossero nei cuori anelanti di libertà e diedero gli slanci più nobili ai martiri gloriosi, agli eroi omerici della nostra redenzione. L'anima travagliata del Leopardi Leopardi Giacomo che langue sotto l'imperio d'un corpo deformato pel colpevole abbandono in cui fu lasciata la sua educazione fisica, ci ammonisca. In alto i cuori! Nel nostro apostolato si sintetizza la forza, la redenzione radiosa, l'egemonia della nostra patria gloriosa. NORME. 1a Gli esercizi di educazione fisica, regolati dalle leggi dell'igiene, siano facili, si eseguiscano sempre fuori dell'aula scolastica e, il più possibile, all'aperto. 2a Tra il lavoro cerebrale e l'esercizio muscolare si frapponga un po' di ricreazione, acciocchè l'energia nervosa non continui ad esaurirsi. 3a Gli esercizi ginnici abbiano carattere di continuità e di graduale allenamento, relativamente all' età degli alunni, alle loro rispettive attitudini fisiologiche ed alle condizioni psichiche. 4a Si badi altresì all'educazione della vista e dell'udito per modo che dall'immagine reale e precisa delle cose lo spirito dell'alunno trovi il più sano alimento per costruire altre immagini e con queste formare concetti e ragionamenti. 5a Si lasci libera scelta fra i giuochi ginnici eminentementi educativi o di carattere regionale o sportivi o d'avviamento alle arti ed ai mestieri. 6a L'educazione fisica, oltre allo sviluppo armonico dell'organismo, miri al raffinamento del gusto estetico ed alla formazione del carattere personale e nazionale, fortificando la volontà coll'osservazione, la risolutezza, lo spirito d'iniziativa, di padronanza di sè stessi, di solidarietà e di collaborazione. 7a Si preferiscano le passeggiate ginnastiche e si vivifichino, insieme con gli affetti nobili, il culto della patria, mercè canti educativi ed inni patriottici, saturi di sentimento e fecondi d'entusiasmo.

Michele Bergamasco

Parole inaugurali e di chiusura pronunziate nelle Conferenze magistrali a Melfi il 21 e 28 settembre 1912 Melfi, Tipografia di Antonio Liccione 1912 SALA CORTE D'ASSISE PROF. SACINO NICOLA Ispettore Scolastico di Matera - Presidente. PROF. BELLO GIUSEPPE di pedagogia Scuola Normale di Bari. PROF. CAV. DE BLASIS MICHELE di educazione fisica Scuola Normale di Matera. DOTT. PAGNIELLO RAFFAELE Uffiziale Sanitario di Melfi incaricato delle conferenze d'igiene. Nel porgere a Lei, egregio Ispettore scolastico della illustre Città e circoscrizione di Matera, Presidente di questa nobile assemblea di educatori, a Loro riveriti Conferenzieri, onore e decoro della Scuola normale di Bari e di Matera, a Lei benemerito Uffiziale sanitario della nostra città, a Voi colleghe e colleghi carissimi della Basilicata e della Puglia, strette in amplesso di fraternità da antichi e recenti ricordi storici e patriottici, il mio saluto, il saluto affettuoso dei maestri di Melfi e dell'Associazione magistrale melfese " Angiulli Andrea", l'animo mio di melfitano e di educatore, l'animo dei miei colleghi concittadini vibrante all'unisono del medesimo sentimento, è lieto, in questo fausto giorno, di manifestare al Ministro della P. I., Onorevole Credaro, l'intimo senso di gioia per la designazione di Melfi come una delle sedi delle conferenze fra gl'insegnanti della nostra provincia e delle province limitrofe. Noi siamo vivamente riconoscenti all' On. Credaro per l'onore insigne che ha voluto tributare alla nostra Melfi, alla patria di Floriano Del Zio, l' illustre filosofo e pedagogista che, dopo le nobili lotte alle quali anch'egli aveva partecipato per l'unità d' Italia, negli albori della costituzione politica di essa a Stato libero, dalla cattedra, con lo splendore di una dottrina che faceva brillare di nuova luce radiosa la "Scienza nuova" di G. B. Vico, insegnò i doveri verso la cultura e il risorgimento morale della Nazione, e nel Parlamento, discutendosi, nella tornata del 20 dicembre 1881, il bilancio della pubblica istruzione, pronunziò un discorso che resta monumento di sapienza civile, e che anche oggi rifulge nel firmamento della Scuola come stella verso la quale deve indirizzarsi l'educazione delle novelle generazioni. Fino a trent'anni dietro c'erano, bensì, pensatori, scrittori, periodici didattici che agitavano nella dottrina, nelle discussioni, e in seno agl'insegnanti, i problemi della scuola, e propugnavano i diritti di questa e dei maestri per una posizione giuridica nel paese decorosa e degna dell'altezza e della nobiltà della funzione. Mancava però da parte della stampa politica la propaganda nel pubblico, che creasse intorno agli istituti scolastici la simpatia, la considerazione, la stima necessarie per la elevazione di essi alla importanza di uffici sociali di primo ordine, capaci di rinnovare la vita intellettuale, economica e morale del popolo. Non si era ancora costituita la grande organizzazione magistrale nazionale, che facesse sentire nel paese le pulsazioni gagliarde della sua immensa forza morale, diretta a innalzare la scuola fra le generazioni novelle siccome segnacolo eccelso di luce, di libertà e di progresso nelle opere della pace sociale, e che per mezzo dei suoi capi e dei congressi nelle varie città del regno diffondesse i principi di diritto e di giustizia, ai quali dovesse conformarsi la legislazione scolastica in Italia. Non si era ancora formata nella grande maggioranza dei cittadini la coscienza dei doveri dello Stato verso la educazione del popolo, conforme ai bisogni della nuova società e agl'ideali dell'avvenire; e pochi uomini affermavano che lo Stato avesse l'obbligo di consacrare non solo le sue cure più amorose, quanto i mezzi più cospicui per la vita e l'incremento sempre maggiore della scuola elementare e della istruzione sub-elementare. Floriano Del Zio era tra questi pochi uomini. Rappresentava allora il Collegio politico di Tricarico, e, precursore autorevole di una nuova eloquenza parlamentare, quell'eloquenza più tardi adoperata in favore della scuola da Umberto Caratti, da Credaro, da Comandini, in quella tornata che io oggi proclamo memoranda e degna di ricordo imperituro per noi maestri di Melfi, per voi maestri di Basilicata, espresse al Ministro della P. I., On. Guido Baccelli, con parola alata risonante come un inno alla bellezza e alla grazia dei bimbi, il voto che lo Stato avocasse a sè gl'istituti infantili. "Gl'istituti infantili - diceva egli - sono l'aurora dell'intelligenza, sono gli organismi mattinieri in cui comincia a formarsi quell'ideale dell'uomo virtuoso, che con tanto zelo, con tanto amore, con tanto anelito desideriamo abbia corpo. Siano perciò definitivamente avocati al Ministero, a cui veramente spettano, ed esulti ognuno per una prima risoluzione razionale di una parte del grande problema". E ancora più in alto figgeva il suo sguardo il nostro Floriano Del Zio. Alla sua mente di filosofo e di pedagogista apparì, anche quel giorno, siccome astro splendente in un cielo di cobalto, l'ideale dell'uomo virtuoso che deve formarsi nella scuola; e all' On. Ministro della P. I., ricordando una frase uscita otto mesi avanti dal labbro dell'on. Sella, e rimasta senza risposta, non "per mancanza d' ispirazione di scienza e di libertà", ma perchè l'obbiettivo della discussione era circoscritto a un interesse tecnico e particolare di Roma per le sue opere di edilizia, rivolgeva un altissimo pensiero, nella forma smagliante del pensatore profondo e dell'uomo politico, che sente la nobiltà dei fini etici da assegnare alla scuola e alla pubblica educazione. "Si chiede come e perchè riesca difficile alla Società nostra di avere un ideale che renda l'uomo virtuoso, che faccia più propensi i cittadini all'esercizio dei propri doveri, che aiuti la Società italiana nella consolidazione morale della propria unità. Sì, o signori, è difficile questo compito. Ma non lamentiamoci del destino! Innumerevoli, prodigiosi, quotidianamente crescenti sono gl'impulsi, gli accenni, le agevolazioni, gli aiuti della civiltà per darci coscienza dell'ideale di verità e di giustizia immanente allo spirito dell'uomo moderno. Ma il nostro dovere non è quello di fantasticare sull'origine di questo ideale; discende dalla più profonda antichità della storia, dal nume del progresso; e il nostro ufficio si riduce a riconoscerlo, ad ubbidirgli, a tradurlo in leggi. E non potremo ciò fare se con attenzione, se con amore, se con affetto infinito non cercheremo prima d'intendere come penetri in tutti gl'istituti e problemi della pubblica istruzione ed educazione. "Esso deve regnare nelle scuole elementari, deve risplendere nelle intermedie e secondarie, e ricevere finalmente corona di certezza e verità assoluta negl'istituti superiori e universitari." Quando così parlava alla Camera dei Deputati Floriano Del Zio, benchè dagli astri maggiori della pedagogia scientifica, quali l' Angiulli, il Siciliani, l' Ardigò, e dal Tommasi, dal Cantani, dal Villari, stelle fulgenti in altri ordini di studi riannodantisi alle dottrine biologiche, psicologiche, storiche, fondamento della filosofia positiva, s'irradiasse nuova luce sulla vita e sullo sviluppo della scuola e della cultura per un indirizzo della educazione conforme alla evoluzione delle attività umane, vigevano ancora e in gran parte nella istruzione elementare, specialmente, i sistemi del passato. "Noi ci agitiamo - scriveva l' Angiulli - in una lotta tra gli avanzi del passato e le aspirazioni ancora incerte dell'avvenire". Onde gravi accuse si muovevano contro le scuole elementari, perchè "i metodi d'insegnamento e lo spirito con cui era condotto il sapere tendevano a deprimere l'energia fisica e la dignità intellettuale e morale dei fanciulli". Floriano Del Zio, pur accogliendo l'accusa, con quel senso di verità e di giustizia ond'egli è sempre animato in qualsiasi manifestazione della sua vita nobilissima, la raddolcisce con un'attenuazione, osservando che "tale conclusione era presa troppo estensivamente. Per l'onore della libertà italiana, e di quel lungo lavoro di riforme dai nostri predecessori iniziate, non può essere il disordine e l'insufficienza così vasta come si segnala. Pure il fatto sarebbe altamente deplorevole, se anche constatato minore e frammentario. No, la condizione teoretica delle scuole elementari non deve giammai condurre alla tristissima conseguenza del deperimento delle forze fisiche dei fanciulli, alla depressione del loro spontaneo svolgimento intellettuale e morale. Saremmo agli antipodi dell'antico assioma: Mens sana in corpore sano". Ma il pensiero del filosofo e del pedagogista si slancia verso una meta più lontana, e precorre il tempo presente, in cui appena ora principia a prender forma e corpo la idea antiveggente dell'avvenire. Nella luce vivida della sua mente, Floriano Del Zio trova che in Italia manca un vero ordine, un vero sistema dell'insegnamento tecnico e professionale, antivede la scuola popolare che ora va sorgendo in qualche parte d' Italia, e domanda al Ministro della P. I: "dove si scopre, dove si riconosce la determinazione migliore del sapere, cioè la più fruttifera, la più umana? Evidentemente là dove il sapere è in modo indissolubile congiunto alla dottrina tecnica del lavoro; imperocchè nel mondo moderno il lavoro è la sorgente di ogni bene, di ogni virtù; il principio di ogni riabilitazione; la marmorea base su cui può assicurarsi la civiltà di tutti i popoli. Quel problema della vita morale del popolo che fu prima sbozzato negli asili infantili, quivi inizia il suo svolgimento. Quei germi di scienza e di virtù, che nelle scuole elementari vennero a modo di molecole gettati nei cuori e nelle menti, si rivelano nelle scuole professionali come prove dell'umana libertà a guadagnare la ricchezza, la gloria personale nella solidarietà della patria e del mondo. Il fanciullo è diventato adolescente, giovinetto, uomo: le nozioni primiere del bene e del male, oramai comprende come sieno connesse coi destini stessi della società e dell'umana natura; e non gli resta che di apprendere più tardi la conclusione suprema della scienza e della vita nell'insegnamento superiore. Vi arriva? Vi riesce? La Patria ha guadagnato un soldato del diritto. L'uomo virtuoso è costituito". E dopo così bella, così luminosa visione profetica, Floriano Del Zio, rivolto al Ministro della P. I., gli dice: "L' On. Ministro dovrà prendere con animo eroico questo doppio invito, questa duplice morale necessità ed esaminare se nello spirito, se nel metodo e nel sistema dell'insegnamento attuale ci sia davvero quanto è reclamato dalla grande maggioranza progressista della Nazione..... Non facendolo, sarà inseguito dalle stesse contrarietà che avviluppavano i suoi predecessori, perchè nessuno può impunemente resistere al fato e al diritto dell'uomo moderno". Noi dunque maestri di Melfi siamo vivamente riconoscenti all' On. Credaro, per aver offerto alla discussione dei maestri di Basilicata temi che formavano parte del sapiente programma di riforme pedagogiche proposto trent'anni dietro da Floriano Del Zio alla Camera dei Deputati. L'educazione fisica come base dell'educazione psichica; l'educazione dei fanciulli alla gentilezza e al rispetto di tutto quanto crea la natura e l'arte dell'uomo per il bene dell'individuo e della società umana; l'insegnamento della storia del nostro risorgimento politico, come fondamento dell'educazione morale e patriottica delle novelle generazioni, sono i capisaldi del programma di Floriano Del Zio. Nel nome quindi di questo venerando filosofo e pedagogista di Melfi, ammirando per la profonda dottrina e l'immensa erudizione in ogni campo del sapere, per la bontà squisita dell'animo, per l'austerità della vita e per lo splendore delle virtù di cittadino e di patriota, iniziamo le nostre discussioni e riaffermiamo saldamente, con fede novella e più fervida, il tenace proposito di distruggere il terribile nemico che ancora tiranneggia contro la libertà del nostro popolo e ne insidia selvaggiamente la redenzione morale. Pur troppo giganteggia ancora e c'è da abbattere una immensa muraglia, come disse, in questa medesima aula, il vostro e il nostro illustre professore Andrea Angiulli, inaugurando, nell'anniversario di una data fatidica, il 20 settembre 1885, il corso delle conferenze pedagogiche ch'egli qui presiedette e diresse fra i bagliori di una eloquenza fascinatrice "la muraglia della ignoranza del nostro popolo". Quanto lavoro intelligente costante pertinace, quante dure fatiche, quante aspre lotte, quanti eroici conati, perchè questo colosso formidabile cadesse via via in frantumi, avete voi compiuto, maestri d' Italia, dal '60 finora, pur attraverso inenarrabili disagi, angustie, stenti, amarezze, dolori di una vita grama misera travagliata, nobilmente sostenuta colla fiamma di una fede possente, la fede nel risorgimento morale, nella grandezza, nella gloria della Patria. Avete veduto, è vero, che "la grande proletaria s'è mossa"; avete veduto e vedete ognora il popolo che l' Italia risorgente non trovò sempre pronto al suo appello al suo invito al suo comando> operar per terra per mare per cielo miracoli di valore e di eroismo vicino al conte, al marchese, al duca, vicino al maestro elementare, al medico, all'avvocato, all' ingegnere, al commesso di negozio; avete veduto e vedete, nel bel cielo d' Italia, nel giubileo della sua epica unità politica, rifulgere di luce iridescente la stella prodigiosa che diresse il compimento dei sacri destini della Patria. Ma voi consacrate la vostra mente, la vostra cultura, i palpiti cocenti del vostro cuore, gli aneliti frementi del vostro animo, le vostre nobili aspirazioni a una gloria durevole imperitura, a una gloria più vera e più umana, la gloria del rinsaldamento incrollabile immortale dell'unità morale del popolo d' Italia. L'opera vostra è diretta a penetrare nell'anima del popolo, a destarvi le energie latenti, a produrvi il moto e il calore, a crearvi una vita nuova, la vita del pensiero che si schiude e si espande alla luce del vero e del bello, la vita del sentimento che vibra d'amore per tutto quello che è bene, e s'entusiasma per idealità radiose non mai apparse nel fondo buio dello spirito. L'opera vostra ispirata dalla dea della scienza - eterno sole di verità e di progresso - forma nel popolo la nuova mentalità, partecipe dei tesori del sapere come principio di eguaglianza sociale, come elevamento della dignità e del valore umano, come attitudine cosciente, illuminata a dirigere lo sviluppo razionale dell'agricoltura, dell'industria, del commercio, a conseguire il trionfo del lavoro in ogni campo dell'attività umana, a produrre la ricchezza e la prosperità pubblica e privata, a innalzarsi alla nobiltà vera, all'aristocrazia augusta, al divino privilegio delle lettere, delle arti, delle scienze, a illustrare la patria e il mondo con nuove scoperte, con altre invenzioni meravigliose. È la nuova coscienza che voi formate nel popolo, la coscienza della libertà, di quella libertà che è redenzione morale da qualsiasi schiavitù e dispotismo; di quella libertà che, conferendo agli uomini la eguaglianza di dritto nella partecipazione al godimento dei benefici sociali e nella esplicazione degli offici nella vita in comune, non trasmoda nel disprezzo e nell'avversione contro coloro che per l'età, per le funzioni sociali, per l'ingegno, per il sapere, per la virtù, per le pubbliche benemerenze, si distinguono dagli altri; di quella libertà che infrena gl'impeti delle passioni insane, selvagge, che fa sentire l'imperio della legge, sovrana dominatrice e moderatrice delle azioni dell'uomo, e che impone l'adempimento dei doveri; di quella libertà che è rispetto alle opinioni e alla religione, patrimonio quelle di esperienze, di studio, di convincimenti, di saggezza e di norme direttive della condotta, l'altra di tradizioni, di sentimenti, d' ideali civili e morali; di quella libertà che è coscienza salda, profonda dell'ordine e del progresso sociale, che è sorgente inesauribile di lavoro, di pace, di benessere, e d'amore nel consorzio umano, che è l'aureola della dignità dell'uomo e del carattere nazionale del cittadino, che è il sacro palladio della suprema religione del cuore, dell'intelletto, della volontà della Patria. In questa epoca nella quale, fra il turbinare di idee cozzanti per le rivendicazioni sociali, si agitano e lottano le masse popolari per la conquista di nuovi diritti, una grande concordia d'intenti, di lavoro, di studi, di cure s'impone agli educatori d' Italia. La concordia nell'opera degli educatori genera la concordia nei sentimenti, nella coscienza, nelle aspirazioni del popolo, e la concezione dei diritti, che viene formandosi nella scuola in corrispondenza alle idee creatrici dei nuovi bisogni e dei nuovi sentimenti di progresso sociale, si traduce pacificamente, con la partecipazione del popolo medesimo, in sanzione legislativa operatrice di bene, di giustizia e d'amore fra gli uomini, e prepara più alte e più nobili idealità per l'avvenire. Onde voi, prodi garibaldini di Melfi, voi invitta falange di garibaldini della Lucania e della Puglia, cinta di lauro la fronte per le vittorie già riportate, stringetevi fortemente coi compagni d'arme delle regioni sorelle, con l'esercito formidabile dei garibaldini d' Italia, adorni anch'essi di splendidi trofei di guerra, e guidati dal glorioso vessillo della Patria, simbolo di eroismo, di martirio, di fede, di speranza e d'amore, al magico squillo della tromba del Duce imperante dal Gianicolo, continuate ardimentosi la pugna e disperdete il barbaro nemico con la potenza invincibile delle vostre baionette, le baionette della virtù e della scienza. Sulle rovine allora della "immensa muraglia" che avrete atterrata, fra le armonie d'una lirica novella risonante dalle vette dell'Alpi eccelse alle città galleggianti sul Mediterraneo, sorgerà l' Italia intravista da Carducci, come un sole sfolgorante di raggi d'oro, in un sogno profetico di Mazzini. 28 SETTEMBRE 1912 Ai Maestri dell'Abruzzo, del Napoletano, della Puglia e della Basilicata nel dì della loro partenza dopo le Conferenze Magistrali in Melfi. Dissi il primo giorno perchè noi di Melfi si è riconoscenti al Ministro On. Credaro, per la designazione della nostra Città a sede delle conferenze magistrali. Oggi dirò che gli siamo ancor di più riconoscenti, perchè le conferenze lasciano nell'animo nostro, oltre che una profonda, incancellabile impressione, un dolce ricordo, che vivrà in noi maestri finchè avremo le pulsazioni del cuore, e che troverà un'eco armoniosa particolarmente nei giovani che assistono ai nostri dibattiti. Quest'aula di Corte d'Assise, nella quale i campioni del giure penale scendono sull'agone e strenuamente si battono per il trionfo della giustizia, sia che questa liberi l'innocente, sia che punisca il colpevole, è imponente, è maestosa. Ma assai più imponente, assai più maestosa è divenuta in questi giorni delle conferenze magistrali. Essa ha assunto l'aspetto e la solennità di un parlamento, di un parlamento assai più solenne di quelli che in altri tempi si tenevano a Melfi. Allora convenivano nella nostra Città il Re e i Baroni, il Sovrano e i Vassalli, e trattavano della sovranità da esercitare sul popolo. Oggi il nostro parlamento è di liberi cittadini, anzi è il parlamento degli educatori del popolo, del popolo che non è più schiavo della volontà assoluta del sovrano, ma che è sovrano a se stesso e a se stesso impone liberamente la sovranità della legge. Ed è tanto più solenne e maestoso il nostro parlamento, in quanto che esso si svolge nell'aula della Corte d'Assise. In questa i campioni del diritto lottano perchè il diritto sia riconosciuto dal magistrato; nel nostro parlamento i campioni della scuola, coperti dell'armi cavalleresche del sapere e della virtù, pugnano nobilmente perchè il diritto divenga nell'uomo, mercè l'opera dell'educazione, coscienza di bene per sè e di armonia per il consorzio civile, e non sia in nessun modo violato e manomesso. La lotta degli educatori nell'aula della Corte d'Assise ha una significazione morale altissima: la legge è quasi sempre non osservata, perchè essa non è entrata nel dominio della coscienza dell'uomo, e non esercita il suo potere inibitore sulle azioni condannevoli: l'educazione fa penetrare nella coscienza dell'uomo lo spirito della legge; questa acquista valore imperativo di norma sicura della vita sociale, e l'uomo diviene magistrato, che applica per il suo bene e per l'armonia della società, le sanzioni legislative, che si son formate nella sua coscienza e s'impongono alla sua volontà. Nobilissima è la lotta che si è svolta dai campioni della scuola, in quest'aula di Corte d'Assise, perchè la scuola, sovrana dispensiera di giustizia sociale, si elevi nella coscienza del popolo come segnacolo eccelso di luce, di libertà e di progresso; per il che profonda, incancellabile è la impressione che in noi rimane delle conferenze magistrali, e dolce e vivo è il ricordo che ne serberemo. Serberemo vivo e dolce ricordo di Lei, egregio e caro Ispettore Sacino. A noi, nei nostri sogni, nei sogni del tramonto della nostra vita, al cuore, alla fantasia dei maestri giovani e del pubblico giovane che ci assiste, apparirà sempre bella, sempre circonfusa di luce. radiosa la visione della scuola dell'avvenire, che Ella ci ha offerto coi colori più smaglianti della sua arte di educatore. Serberemo vivo ricordo di Lei, simpatico prof. De Blasis, che ha saputo trasfondere in noi il suo entusiasmo e la sua fede nella rigenerazione fisica e morale del popolo d' Italia. Serberemo vivo e dolce ricordo di Lei, illustre professor Bello, Ella ci ha vinto, ci ha conquiso col fascino della sua parola, con lo splendore della sua dottrina, col calore della sua anima. Ella ha rivendicato alla nostra Patria la gloria della scuola italica, ed ha affermato il principio che la nostra educazione deve avere carattere nazionale d'italianità, per le tradizioni del passato, e per la missione da compiere nell'avvenire in seno alle nazioni del mondo. Serberemo vivo e dolce ricordo delle signore e delle signorine, che hanno portato in mezzo a noi il profumo della loro grazia e della loro gentilezza. Serberemo vivo e dolce ricordo degli egregi conferenzieri, e di tutti voi, maestri dell'Abruzzo, del Napoletano, della Puglia e della Basilicata, che vi siete fatti ammirare per cultura, per valore didattico, per squisita bontà. E da questa terra, che ebbe ed ha uomini di altissimo pensiero, da questa terra, che ha avuto la scuola clandestina, preparatrice dei soldati delle battaglie della Patria, da questa terra splendidamente cantata dall'illustre prof. Bello con un inno magnifico alle sue glorie avite, parta e vi accompagni il saluto del Poeta: Baci il giovin gli offriva Con ghirlande di lauro, E Tetide, che udiva, A la fera divina Plaudia da la Marina.

Vincenzo Claps

L'insegnamento della lingua e del comporre nei suoi 2 gradi. Conferenza tenuta a Potenza nella sala del Consiglio provinciale ai maestri elementari della provincia, il giorno 11 settembre 1911 Potenza , Tip. Coop. La Perseveranza 1911

Gentilissime Colleghe, Egregi Colleghi, La civiltà moderna, che si inaugurò con la terza Italia, ha aperto nuovi e più vasti orizzonti a tutte le discipline, e specie a quelle che riflettono la educazione, la quale forma il problema più grave della moderna società. In vero, per risolvere convenientemente tale problema riescono più efficaci i risultamenti della pratica di tutti i giorni. Il Ministro perciò ci ha qui chiamati perchè noi gente pratica possiamo dare, in compagnia delle autorità scolastiche provinciali, quei suggerimenti che, scaturiti dalla esperienza, aprano a questa disciplina la via maestra del progresso. A voi intanto qui convenuti, il mio affettuoso, fraterno saluto e l'augurio sincero che le vostre conversazioni siano feconde di tutto quel bene, che l'Italia si aspetta. A voi poi, Signor Presidente, che mi suffragaste della vostra benevolenza, a voi che alla scuola date tutto il vigore e lo impulso del vostro ingegno, tutto l'entusiasmo della vostra anima, tutto il cumulo della vostra esperienza, il mio augurio: Che la vostra persona sia conservata per molti anni all'affetto della vostra famiglia, alla gioia degli amici, ed alla gloria degli studi. Nel 1888 il Mariotti , allora segretario generale per la Pubblica Istruzione, nelle conferenze tenute agli Ispettori in Assisi disse presso a poco così: "I nostri avi miravano sopratutto a render bella la chiesa, la casa, ad innalzare edifizi, monumenti ecc., noi invece saluteremo con gioia la civiltà del popolo quel giorno in cui potremo dire di aver resa bella la scuola". Quanta verità, quanta grandezza in queste parole! Nella scuola si prepara il terreno perchè il vero, il buono ed il bello mettano profonde radici, in essa si ha l'obbligo di far penetrare la luce, che illumina ed il sole che riscalda e feconda. Non a caso ho ricordato a voi queste parole, ma perchè me le ha suggerito il maestro dei maestri, il Bertoli, quando investigavo la didattica, la quale, seguendo amorosamente la pedagogia, che esplorando allarga i suoi confini, ne intende le esigenze, ne studia i passi e si avanza con lei, risoluta di conquistare nell'arte sua l'ultima vetta. Che cosa volete che io vi dica sull'insegnamento della lingua e del comporre, io oscuro gregario dell'arte della scuola, quando lo stesso Bertoli paragona tale insegnamento al labirinto di Dedalo? Non vi aspettate quindi da me uno studio profondo su tale disciplina e tanto meno una conferenza che parli al cuore ed alla immaginazione, ma poche osservazioni che son venuto raccogliendo tra i banchi della scuola durante i miei 5 lustri d'insegnamento. Duolmi soltanto che la disadorna parola mia non sia all'altezza del mandato conferitomi e fin da ora imploro dal Presidente e da voi quella indulgenza che mi è dato sperare da colleghi illuminati e gentili, che preparano sui banchi della scuola le primavere della patria. La lingua, certo sappiamo, s'impara parlando, leggendo, scrivendo, perciò essa dev'essere la cura d'ogni scuola, essendo la prima cultura intellettuale e nazionale. Avere una lingua comune a tutta la Patria, l'amarla, il farne uso non solo nelle solenni e pompose occasioni, ma nelle umili e familiari, è efficacissimo mezzo che stringe gli uomini e li affeziona al paese in cui vivono, imprimendo nel cuore il carattere proprio ed originale della Nazione. Tutto si può obliare: costumi, affetti e quanto si ha di più caro, ma non mai la lingua. Tutti i conquistatori, insegna la storia, per quanti sforzi abbiano fatti non han potuto ai conquistati distruggere l'idioma. Ne sia esempio la nostra Patria: fu soggiogata, bistrattata, i cittadini sotto l'oppressione di una dura schiavitù accettarono dagli stranieri e leggi, e usi e costumi; perdettero il sentimento di nazionalità, la umana dignità, ma non mai la lingua, che gelosamente custodirono come ultimo avanzo di tempi felici, come retaggio più sacro e più santo. Cerchiamo quindi d'investigare come "questa regina dell'umano pensiero" dev'essere insegnata nelle nostre scuole elementari. Gli attacchi che si muovono alla scuola per tale insegnamento sono parecchi : 1. Gli alunni falsano il valore delle lettere o lo cambiano facilmente. 2. I vocaboli non vengono sufficientemente spiegati. 3. La nomenclatura si trascura o si fa a casaccio. 4. Le menti degli alunni si ebetiscono perchè costretti a ragionare di cose, che non comprendono facendo il più delle volte da pappagalli. 5. Che essi sono obbligati, contro lor voglia, a divenire martiri dei gerundi e dei participii, perdendo moltissimo tempo in vane ripetizioni grammaticali. 6. I loro compiti infine sono poveri di idee e senza carattere. Son queste in massima le accuse. Ed ora domandiamoci: Donde derivano tali difetti? Dal non essere stati i ragazzi abituati ad osservare, pensare e parlare. Sono perciò necessarie molte lezioni oggettive su tutto quando forma il loro mondo reale; moltissime conversazioni orali tra maestro ed allievi; letture amene ed istruttive con relative spiegazioni; esercizi graduati di dettatura, autodettatura, grammatica e traduzione continua dei vocaboli del proprio dialetto nella lingua italiana. Ecco in che cosa consiste e si riassume tutta la didattica per l'insegnamento della lingua materna, che per la sua importanza deve occupare il primo posto nelle scuole. Ed ora dopo aver stabilito i veri fattori della lingua nostra, diamo un rapido sguardo a ciascuno di essi, per non ritornare indietro e giungere così ad una conclusione sicura. Il metodo sperimentale considera il fanciullo non del tutto passivo come un vaso vuoto da riempire, ma lo considera come un sentimento, uno spirito, un'intelligenza ancora in germe, il cui sviluppo si manifesta gradatamente a misura che sarà esercitata colla osservazione, colla riflessione, col paragone, coll'analisi fatta su gli oggetti del mondo esteriore, che lo circondano, tendente a fare così del bambino un essere pensante e lavorante, un essere intelligente ed operante. Comenio , Locke John , Rousseau Jean-Jacques , Basedow , Pestalozzi Johann Heinrich , hanno richiamato l'attenzione degli educatori ad «aprire l'intelletto alle cose per la via dei sensi, incominciare la istruzione dall'osservazione reale delle cose. » Ciò s'impone per la sua evidente razionalità, ma il vero concetto sulle lezioni di cose non è stato sviluppato nella sua interezza, perchè esse rappresentano parte del metodo sperimentale e non possono dare quei frutti che si richiedono, se non si è aperta la via alla educazione delle funzioni sensorie e percettive. In molte scuole si fa un vero abuso di tali esercizi, ma essi non essendo ordinati a fini precisi non danno il risultato, che si desidera. È necessario quindi far acquistare la capacità di rilevare, interpretare e denominare un solo tipo di sensazione, usare tal procedimento per ogni singola forma di sensibilità, considerare poi le funzioni sensitive e percettive non solo singolarmente ma complessivamente nelle loro reciproche relazioni: ecco a mio avviso come devono essere educati i sensi. È solo così che si prepara la via alla efficacia vera della lezione sulla cosa in quanto che nell'oggetto, materia e fine della lezione, l'alunno trova riunite qualità e proprietà a lui note. Far quindi confluire armonicamente tutti i diversi insegnamenti allo svolgersi ampio, ordinato, completo di un dato argomento è la sorgente di tutte le nostre cognizioni e del nostro sapere. Trattate a questo modo le lezioni sulle cose, esse non serviranno solo a formare la coltura scientifica della mente e sviluppare l'intelligenza ma anche, e sino dalla prima classe, a dare svolgimento al pensiero spontaneo, a sviluppare tutto lo spirito, a gettare i germi dei futuri componimenti, in una parola a creare lo spirito di osservazione. Ed ora diamo posto alla lettura, poichè essa è principal parte di tutto l'insegnamento. Non tenendo conto del metodo di imparare a leggere, dico che l'insegnamento della lettura nelle scuole elementari deve procedere per gradi, di cui ecco i principali: 1° Conoscenza e lettura delle vocali. 2° Lettura di parole con speciale riguardo alle sillabe, di cui sono composte. zioni. 3° Lettura corrente di parole e di proposi- 4° Lettura spedita dando alla voce la dovuta modalità e speciale riguardo alle pause ed ai segni d'interpunzione. È chiaro che sul principio dell'insegnamento il maestro non potrà pretendere dagli scolari prontezza e precisione nel rilevare le sillabe e le parole, ma egli deve studiare, in particolar modo fin dai primi giorni dell'insegnamento che gli alunni non abbiano a contrarre difetti, i quali se trascurati, difficilmente si potranno correggere col crescere dell'età e della istruzione. Si baderà quindi: 1° Alla perfetta pronunzia delle lettere e delle sillabe specialmente per quanto riguarda il suono delle consonanti affini. 2° All'accento tonico delle parole ed al diverso suono di alcune vocali. 3° Ai difetti naturali di pronunzia degli allievi studiando con ogni modo di fugarli con la pazienza, con l'arte e con l'autorità. 4° Al modo di porgere con la dovuta intonazione e con le dovute pause, evitando risposte e letture in coro. Deve l'insegnante addestrare i suoi alunni a quella naturalezza di espressioni, che li condurrà ad una lettura spontanea e interpretativa delle idee scritte sul libro. In una parola l'allievo deve leggere come parla: ecco il principio fondamentale da seguire. Fin qui ci siamo intrattenuti sulla lettura nei primi anni del suo insegnamento; ma se noi pensiamo che essa è il principale mezzo col quale l'uomo può migliorare e completare la propria educazione, non sarà mai sufficientemente raccomandata a noi insegnanti di aver per essa tutto l'interessamento possibile. Ed ora entriamo nelle scuole di grado superiore. Si dice dagli stranieri, forse non a torto, che noi italiani non sappiamo leggere. Ciò dipende dal non essere tra noi risoluta completamente la questione dell'unità della lingua, non avendo una ortoepia e ortografia con regole fisse; e dall'avere due forme di linguaggio: il letterario, usato dai classici e dai sommi poeti, ed il popolare che sgorga vivo e spontaneo dalla bocca del popolo toscano. E di qui nascono incertezze e confusioni nell'uso delle regole di ortografia e pronunzia. È quindi necessario che l'educatore si studi di correggere i difetti, di rendere familiari le regole più comuni ed avvezzare gli alunni a consultare buoni vocabolari. Infine la lettura non deve essere ridotta ad un vano esercizio di rilevare con prontezza le parole senza menomamente badare al modo col quale sono pronunciate o se siano bene intese, lasciando così inoperose le facoltà intellettuali e morali. Tale esercizio dev'essere così inteso: 1° Saper rilevare con prontezza le parole ed i segni ortografici. 2° Intendere ciò che legge. 3° Dare alla lettura l'espressione adatta, conforme ai pensieri espressi nel libro. Il 1° scopo si ottiene esercitando gradatamente gli allievi nella conoscenza delle leggi ortografiche ed ortofoniche della lingua natia. Il 2° scopo il maestro l'otterrà leggendo egli pel primo il brano, che si vuol far leggere, spiegando chiaramente il significato di ogni parola, fermando l'attenzione degli allievi sui pensieri principali e assicurandosi poi con opportune domande che essi non abbiano a trovare nessuna difficoltà. Il 3° scopo sarà facilmente raggiungibile quando il maestro avrà dato l'esempio di una buona lettura curando i varii elementi: voce, pronunzia, pausa, sentimento, colorito e quando l'alunno avrà inteso ciò che legge nel suo libro. Grave e importante quistione è la scelta dei libri di testo. Se non temessi d'annoiarvi, vorrei svagarmi un po' a passarne alcuni in rassegna per concludere che tra la immensa colluvie di libri, che mi son capitati fra le mani quali testi per le classi elementari, nessuno, dico, si adatta allo sviluppo psichico del fanciullo. Dico nessuno, senza rimorso d'aver proferito una eresia, quantunque tra quelli scritti da giovinotti bocciati al liceo, ragazze quarantenni, giornalisti a corto di quattrini, vi fossero quelli di persone colte ed intelligenti. Il libro di lettura non deve inceppare l'attività, l'impulso spontaneo del lettore; deve avere linguaggio chiaro e scorrevole, vocaboli comuni e scelti fra quelli che appartengono all'uso vivo della lingua nazionale, periodare semplice e senza inutili circonlocuzioni e parafrasi. Il più gran difetto poi di tutti quelli, che circolano nelle nostre scuole, è che sono zeppi di astruserie, superiori di molto alla condizione morale ed economica dei fanciulli e contenenti un raffazzonamento di capitoli messi a casaccio senza ordine, senza nesso, come se non avessero altro scopo tranne quello di far ricordare al lettore le lettere dell'alfabeto. Quindi è strano che in tanta mercanzia di carta, che riempie i magazzini di tutti i librai d'Italia, non si trovino due paginette adatte ai fanciulli delle scuole elementari. Pochi, molto pochi libri andar dovrebbero per le mani dei nostri alunni e tra questi «Giannettino e Minuzzolo» del Collodi e il «Frugolino» del Tegon . Qui incorrerebbe l'obbligo di parlarvi dei diversi intendimenti circa la compilazione dei libri di lettura, se essi cioè dovrebbero essere regionali o nazionali, della materia da introdurre, in modo da svolgere armonicamente la vita di tutta la nazione, tenendo conto come il grande De Amicis di ogni singola regione sua. Ma è addirittura superfluo intrattenervi di questo, sapendo di parlare a colleghi illuminati, ad educatori valorosi. La scuola moderna per essere coerente ai principii popolari e democratici, a cui s'è ispirata, ha bisogno di un libro di lettura nazionale, che possa essere compreso senza fatica e senza sforzi dal fanciullo piemontese, dal toscano, dal calabrese. La lingua è la più bella manifestazione della nazionalità; e le scuole, che hanno per insegna l'educazione nazionale, dovrebbero sopratutto curare che questa manifestazione fosse familiare a tutti i paesi del bel regno d'Italia. Un valido e potente ausilio all'insegnamento linguistico è l'esercizio di dettatura, purchè fatto con le regole della buona didattica. Bisogna distinguere due specie di dettature; quella che il maestro fa eseguire agli allievi come esercizio rivolto unicamente all'educazione della mente e del cuore, da quella dettatura graduata è costituita da un corso speciale di esercizi per mezzo dei quali l'allievo impara a superare le difficoltà ortografiche della lingua. Quest'ultimo è il genere di dettatura che deve formare esercizio costante e giornaliero per gli alunni almeno sino alla 4a classe elementare. Per la qual cosa è sommamente necessario che il maestro in questo ramo d'insegnamento non si abbandoni al caso e non faccia assegnamento sulla felice improvvisazione, ma che prepari nelle ore di riposo un corso completo di esercizi da dettarsi, e che rispondano ad un concetto pedagogico chiaro ed esatto e che essi siano progressivi nelle difficoltà, che incontra il fanciullo. Tale esercizio deve formare in ogni classe un complesso ordinato metodico e finito per modo che siano state toccate tutte le principali difficoltà ortografiche del linguaggio variando ed estendendo l'insegnamento mano mano che l'allievo procede nello studio ed acquista maggior sicurezza nell'uso della lingua. E siccome per via della diversità dei dialetti, specie della nostra regione, i fanciulli incorrono nei difetti provenienti dalla diversa pronunzia, così il saggio educatore adatterà e graduerà i suoi esercizi rivolgendoli a correggere le imperfezioni linguistiche sopra cennate. A tale insegnamento il maestro farà eseguire l'autodettatura che mentre rinvigorisce la memoria, offre agli allievi un corredo di vocaboli, che egli potrà disporre nei temi di composizione. Ed ora colleghi carissimi, vi presento una vecchia arcigna e grinzosa che ha dato e dà tanto filo da torcere a noi ed ai nostri alunni. Essa è monna grammatica. Per quanto gli esercizi orali sopra cennati abbiamo nello apprendimento del linguaggio quell'importanza che fu loro assegnata e riconosciuta dai pedagogisti e dai maestri, pure non basterebbero da soli a condurre i fanciulli a saper scrivere correttamente la propria lingua. La lingua ha le sue leggi e le sue regole precise e costanti, dalle quali non si può scostare chi aspira a parlare e scrivere correttamente. È inutile che vi dica che ancora oggi vi sono degli intransigenti grammatofili, come dei feroci grammatofobi. Io però penso che bisogna star lontano dagli uni e dagli altri, tenendoci nel giusto mezzo convinto che non è l'uso della grammatica che abbia nociuto al progresso della scuola, ma l'abuso che di essa si è fatto. La grammatica non dev'essere insegnata come nei passati tempi in forma catechetica, perchè tal metodo di insegnare le regole mentre non raggiunge lo scopo di far apprendere la lingua italiana, ha per risultato di stancare la mente, di lasciare vuoto il cuore e di alienare sempre l'allievo dai libri e dallo studio. No, l'insegnamento della grammatica arido e senza risorsa alcuna, deve essere dato sotto forma piacevole e tale che interessi l'attività intellettuale del fanciullo, limitando lo studio alle regole più comuni e generali, trascurando le definizioni, sfrondandola di tutto ciò che è noioso e pedantesco in modo che essa diventi una educatrice geniale della mente e del cuore. Quindi niente grammatica a memoria nè appresa con lunghi e noiosi esercizi scritti, ma l'insegnamento deve concretarsi dalla conversazione tra maestro e scolari e dall'analisi che egli fa in loro compagnia del brano di lettura che vuole spiegare agli alunni. Insegnata così non sarà più la vecchia arcigna e grinzosa, ma la fata bionda che fa sorridere il bambino e lo trascina agilmente dietro il suo cenno e quando ha bisogno di guida ricorre a lei col sentimento di confidenza con eni andrebbe al seno materno e non con quello di raccapriccio con cui ha sognato l'orco della favola. Ed ora venite con me, ascendiamo il calvario delle nostre scuole, perchè è proprio vero che la composizione è la croce dei maestri e degli scolari. Parecchi anni fa ricordo d' aver letto nella Rivista Pedagogica, mi pare del Credaro , un articolo di una coraggiosa scrittrice, la quale dopo aver fatta una diagnosi spietata dell'insegnamento del comporre faceva voti perchè se ne fosse addivenuto alla abolizione. I programmi non opinano allo stesso modo della simpatica Signorina, alla quale, chi sa quante mie colleghe qui presenti, avrebbero mandato caldi baci e benedizioni se fosse riuscita nello intento. Pur troppo, ripeto, tale insegnamento continua a far parte dei programmi e perciò dev'essere razionalmante trattato. Vi siete mai domandati perchè il bambino che comincia a parlare circa dopo un anno di vita al 6° anno già esprime nel suo dialetto i propri pensieri assimilandosi tutte le forme del linguaggio natio senza nessuna preparazione teorica, mentre 5 o 6 anni dopo lo stesso fanciullo manipolato dalla scuola sotto la guida della persona dell' arte non sa stendere due o tre periodi intorno ad un dato argomento senza infiorarli di ogni sorta di spropositi, che fanno cader le braccia al povero insegnante? Ciò dipende dal non essere l'alunno avvezzato a conversare nella lingua italiana, per la qual cosa non impara a parlare, perchè per noi lo scrivere non è che un parlare fissato con segui convenzionali invece che con suoni dell'alfabeto. Son necessarie però molte conversazioni orali, dirette al doppio scopo, di sviluppare il pensiero e di perfezionare la forma. Per tale principio si vuole che nella scuola predominino gli esercizi orali sugli scritti e tutti questi partano da quella educazione divinata dal Pestalozzi Johann Heinrich e dal Fröbel . L'educatore non deve mai pretendere, quando non si tratti di esperimenti, degli esercizi scritti, se non li avrà fatti ben maturare a voce, in modo che l'alunno sappia superare le difficoltà, che dovrà incontrare. L'insegnamento del comporre, sotto l'egida d'un criterio direttivo, deve mettere a profitto armonicamente il contenuto spirituale dello scolaro e fargli acquistare le necessarie abilità per manifestare a voce e per iscritto il proprio pensiero. Ed ora diamo uno sguardo ai temi di composizione, che sono la risultanza di tutto il lavoro del maestro, il centro al quale convergono tutti gli sforzi della scuola. Vastissimo è il campo in cui il maestro può scegliere gli esercizi di composizione scritta. Non basta però sceglierli nel campo pratico della vita dello scolaro, essi devono sbocciare come polloni sul tronco delle cose insegnate, affinchè gli alunni, avendo abbastanza cognizioni, possano svolgere compiti con maggiori e più ricchi concetti, perchè «la conoscenza è principio e fonte del retto scrivere». Il maestro poi con l'arte sua deve insegnare come essi vanno interpretati, in quali limiti si devono contenere, trovare i pensieri per isvolgerli e graduarli. Deve egli far nascere gli affetti e i sentimenti nei punti, che gli scolari passano di solito inosservati, e per la forma come esprimerli, come distribuirli nei periodi, come sostituire le espressioni dialettali con quelle proprie della lingua. Insomma tutto un lavorio ben predisposto, studiato, paziente, a cui prende parte la scolaresca intera, che vi si appassiona e che partecipa direttamente con tutta la sua energia, implicando reazioni per parte delle tre sfere: intellettuale, affettiva e volitiva. Solo quando il tema è passato per questo stadio laborioso, quando cioè l'alunno lo signoreggia nel pensiero, allora solo sarà invogliato ad affidarlo al quaderno, nella persuasione farà cosa che lo soddisfi. Tutti i temi poi nelle prime tre classi devonsi limitare ai concetti dominanti nell'argomento, manifestando pensieri con proposizioni semplici ed ordinate in modo che riescano chiare a formare nella mente dello scolaro la consapevolezza della struttura, del procedimento normale d'ogni genere di componimento e facendo capire il modo come deve comporre. Solo nelle classi superiori gli alunni devono essere avvezzati a svolgere i temi colla maggiore ampiezza, ricchezze di parti e concetti secondari, sempre rispondenti alla capacità degli allievi, non esigendo essi esperienza di vita e maturità di raziocinio superiori a quelli della loro età. E con ciò parmi di aver finito, ma verrei meno al fine propostomi se non vi accennassi, almeno di volo, alla correzione. I temi da svolgere siano pochi, non pochissimi come pretendono alcuni, e che essi vengano amorosamente corretti, perchè nessuna utilità verrebbe all'allievo dall'esercizio della composizione se il maestro non correggesse egli i lavori. I criteri che presiedono alla correzione dei componimenti sono varii e difformi e non vale la pena enumerarli; solo dirò che la maggioranza dei maestri danno la preferenza al metodo della correzione collettiva piuttosto che all' individuale, ma nella pratica della scuola non c'è nulla di assoluto, dipendendo essa dalle circostanze in cui si può trovare, secondo la classe nella quale insegna, lo stato intellettuale degli alunni, il genere del componimento assegnato, il modo col quale fu dato e lo scopo che il maestro vuol raggiungere. Ad essa quindi bisogna dare la più grande, la più gelosa delle cure, essendo l'atto più solenne della scuola, e la funzione compendiaria più importante del maestro, perchè essa è la revisione del pensiero ancora acerbo, confuso, incerto, che tenta le vie per esplicarsi, che tenta mettersi all'unisono con quello della comune degli uomini, Avrei dovuto già prima parlarvi anche degli asili, delle biblioteche, dei musei, delle passeggiate, delle istituzioni prescolastiche e post-scolastiche che contribuiscono grandemente allo sviluppo armonico della lingua e del pensiero, ma non era possibile una disamina minuta in così breve tempo. Ad ogni modo, quanto son venuto dicendo fin qui mira a lumeggiare il valore e lo scopo netto e preciso di tutti gli esercizi, che non ostante compiuti separatamente secondo la loro speciale natura, convergono dopo breve cammino in una sola azione, alla formazione della lingua, del pensiero e del mezzo di esprimerlo. Ed ora riassumiamo quanto fin qui si è detto per stabilire le norme (che devono guidare il maestro nello insegnamento di ogni singolo esercizio. era regni Lezioni oggettive. 1° Le lezioni sulle cose abituando il ragazzo a osservare, riflettere, ragionare, giudicare, mettendolo in grado di parlare, devono esser molte e svolte secondo le norme precedentemente esposte, perchè l'educazione sensoria e percettiva riesca completa a formare, al dire del Gabelli , quel prezioso strumento, che si chiama testa. 2° Siccome gli oggetti da presentare agli alunni devono esser molti, emerge chiara la necessità che l'insegnante provveda a un piccolo museo scolastico adatto alla capacità degli scolari. 3° Che seguendo l'impulso del fanciullo di tutto osservare, la scuola non si restringa alla semplice aula scolastica ma che vi facciano almeno due escursioni mensili. Insegnamento della lettura. 1.° Per tale insegnamento il maestro avrà cura di badare: a) Alla perfetta pronunzia delle lettere e del suono affine delle consonanti. b) Al diverso suono di alcune vocali ed all' accento tonico delle parole. c) Ai difetti naturali di pronunzia. d) A saper rilevare con prontezza le parole e i segui ortografici. e) A che gli alunni intendano ciò che leggono. f) A fare che essi curino nella lettura, voce, pronunzia, pause, sentimento e colorito. 2° Il libro di testo sia scelto tra quelli che dilettano i fanciulli e che esso sia nazionale tenendo conto delle diverse regioni d'Italia. 3° Che si istituiscano le biblioteche scolastiche circolanti fra gli alunni. Dettatura. 1° Gli esercizi di dettatura siano quotidiani per abituare gli allievi a superare le difficoltà ortografiche, ed in ogni classe sia preparato dall'insegnante un corso di esercizi graduati e progressivi. 2° Non siano trascurati gli esercizi di auto-dettatura, che mentre rinvigoriscono la memoria, abituano gli alunni a correggere gli errori di ortografia che infarciscono i componimenti. Grammatica. 1° Questo insegnamento venga eseguito con esercizi orali. 2° Le regole devono scaturire dalla conversazione tra maestri ed allievi. 3° Essa non venga imparata a memoria. 4. Infine non venga fatta apprendere con noiosi esercizi scritti. Composizione. 1° Si facciano grandi svolgimenti orali. 2° Essi siano tratti dalla vita reale dei fanciulli. 3° Gli alunni abbiano conoscenza di tutte le forme letterarie di uso comune, (lettera, descrizione, narrazione, dialogo ecc.) 4° I temi di composizione scritta non siano molti nè pochi. Correzione. 1° Tutti gli esercizi scritti vengano amorosamente corretti. 2° Che la correzione sia simultanea. È solo a questo modo che si vincono le grandi difficoltà, che sorgono nello insegnamento della lingua; è solo così che la scuola redenta dalle pastoie del passato potrà guardare con sicurezza il suo avvenire. Ed ora abbiatemi per iscusato, egregi colleghi, se vi ho annoiato con questa chiacchierata che a voi ha dovuto sembrare lunga, e permettete che il mio pensiero si elevi alla patria e faccia un augurio: Che l'Italia tragga dall'ora presente, la fiducia di un avvenire glorioso. Uniamo le nostre forze regionali a quelle della grande famiglia magistrale, e cerchiamo d'influire coll'indefesso lavoro sulle sorti dei giovani che strappiamo all' idra purtroppo italica del secolo ventesimo, ingombro ancora di analfabetismo e di miseria. Mercè l'opera nostra l'umanità cammina e migliora, oggi è migliore di ieri, domani sarà migliore di oggi, ed ogni pregiudizio che cade è una coscienza che si eleva, è un dovere che si crea, è una conquista che si compie. Pensiamo che la grandezza della nazione sta nello sviluppo eterno del progresso verso la via del perfetto, e deve esser questo il faro luminoso, al quale devono tendere gli sguardi di tutti i maestri d'Italia. CLAPS VINCENZO .

Nina Romano

Gli asili infantili in Basilicata. Relazione svolta al 1° Congresso lucano contro l'analfabetismo tenuto a Potenza il 29 settembre 1912

Potenza, Tip. La Perseveranza 1914

Prima di innalzare è necessario assicurare le fondamenta acciò la fabbrica non vacilli e vada incerta a lavoro inoltrato. Seguitemi e permettetemi di trasportarvi ove raramente giunge pensiero umano; triste è la pagina che l'amor del vero mi fa delineare; l'alito di speranza e di vita che in questo importante Congresso anima i nostri cuori è quello che anima questo sogno di poesia; ideale della mia vita, poesia divina come è poesia l'infanzia e tutto ciò che la circonda. Vivendo da parecchi anni tra l'infanzia infelice accomunandone con entusiasmo i palpiti o le miserie, cerco per lei una difesa nella illusione di non aver sperato invano. L'evoluzione moderna, i bisogni incessanti chiedono i più grandi sacrifizi; il lavoro sottrae al focolare domestico la madre; l'ignoranza in cui vive la massa non le dà conoscenza dei propri doveri. I nostri bambini scorazzano per le vie in balìa di se stessi, abbandonati alle seduzioni ai tristi esempi della strada fra gli stenti e la miseria fisica; tanti ce ne passano innanzi già vizzi da sciocche moine, molti lasciano vedere l'impronta di una mano che vorrebbe e non può fare. Nessuno di essi trova nella famiglia il vero ambiente per sviluppare le forze fisiche ed aprire gli occhi alla vera vita dello spirito. Salviamo l'infanzia, lasciamo all'uomo questo unico raggio di sole nella vita, non gli rubiamo la gioia di vivere, serriamola al nostro cuore, ancor tenero e debole esso ha bisogno d'immenso amore, di sorriso affettuoso! La sua educazione è un'opera d'arte, la donna educatrice vi consacri tutto l'animo suo, sorridente sempre anche quando ha in core uno strazio. Questo ideale seppe sempre ispirare opere altamente filantropiche; fu sprone a studi sperimentali e tenaci; sia esso per noi il perno d'ogni ulteriore miglioramento. "Il bambino ha la serenità degli inconsapevoli, la nobiltà delle creature primitive, il desiderio intenso d'imparare con poco sforzo e molto piacere, plasmiamolo al bello, facciamoglielo risplendere in tutte le sue forme, metterà profonde radici in lui". L'educazione penetrerà nella sua anima senza turbarne la gaiezza infantile, giungerà come rugiada che feconda e rinverdisce. Gli abbandonati son quelli che danno maggior contingente alla delinquenza. Sorga in aulente fioritura l'istituto vivificatore, esplicante la sua opera in riguardo alla famiglia, alla scuola, alla società; sorga il placido Asilo ove il bimbo difeso in se contro le forze morbose dell'eredità, dell'atavismo, dell'incuria familiare, dell'ambiente viziato, in un'atmosfera di pace, in aule piene di luce ed aria circondate di utili e belle cose, nella vita concorde, collettiva acquisti forza ed energia, adito all'ordine, alla disciplina, al lavoro rinsaldi e rafforzi i sentimenti suoi, trovi una mano affettuosa che lo sorregga e lo rinfranchi. Lo aspetti un giardino dalle aiuole fiorite che gli dicano le leggi della natura, del rispetto, dell'obbedienza reciproca. Fra l'aure imbalsamate, fiore egli stesso, sorride ai fratelli e li accarezza, si aggira fra l'innocenza e la vita. (Fröbel Friedrich). Or bene è necessario premettere che se pensiero vi deve essere esso deve abbracciare sotto tutti i lati l'importante quistione educativa, ed in vero: Esiste tale istituzione proporzionata ai bisogni in Basilicata? Risponde alla sua finalità? ove ricercare le cause della sua deficenza ed il suo poco attecchimento. Quali provvedimenti urgono. L'apatia che regna sovrana costringe l'educazione infantile in condizioni misere e dolorose. Siccome ben la delinea la relazione del Direttore Generale On. Corradini, Camillo in Italia mancano all'incirca 4000 Asili e "tutto ciò che si fa per l'infanzia si crede troppo!" Per il Mezzogiorno provvide la legge del 15 luglio 908 N. 353 col regolamento annesso 2 dicembre 1908. Essa concorre all'istituzione ed al mantenimento degli Asili (art. 172), e la commissione centrale nella seduta 19-21 novembre 1907 stabilì di usare una certa larghezza, una giusta discrezione nella concessione di sussidi considerando che l'effetto non deve essere soltanto finanziario ma anche morale, largheggiando ove vi è la refezione e comprendendo anche gli Asili di iniziativa privata. Ciò non ostante di fronte a 126 Comuni che formano la provincia di Potenza solo una ventina sono provvisti di Asili che mancano addirittura nei comuni rurali. Il territorio eminentemente agricolo dà un'enorme percentuale di abitanti contadini i quali vivono l'intera giornata tra i lavori di campagna, lasciando i piccoli soli nelle misere e sotterranee stamberghe ove pullulano in 7 od 8; e peggio ancora li trascinano nel lungo tragitto quotidiano per il quale essi sciupano prematuramente tanta energia e restano poi a razzolare con le galline, sudici, mal vestiti e mal nutriti. Questa istituzione asservita all'esoso gioco di Congregazioni di carità, di enti morali, ecclesiastici, di associazioni private risente in tutto l'avidità del comando, dell'oppressione raffermando la sua utilità per quanto concerne una refezione calda, un rifugio dalle intemperie, un luogo di ricetto. Ed anche così diceva la relazione d'un Regio Provveditore, anche così l'istituzione è altamente umanitaria. Aule prive di luce, di aria, affollatissime e per conseguenza focolai di malattie infettive scarsissimo materiale didattico e di consumo, suppellettili che ricordano il 500 ecco il carattere generale di moltissimi Asili che allignano un pò dappertutto nella nostra Italia. Questi istituti barbarie sociali, diventano per l'infanzia torture fisiche e morali annullando ogni indirizzo educativo. Essi svolgono poco o male la propria funzione, la vigilanza non sempre è possibile e su 340 Asili sussidiati dal ministero appena 29, cioè meno del decimo, furono riconosciuti veramente buoni. Per gli altri la riuscita del saggio, della declamazione finale, sintesi radiosa, sinonimo di meccanismo e sfruttamento è la più sufficiente coronazione all'opera loro. Qui, senza far torto a nessuno, eccoci ad un'altra dolorosa constatazione: in questi istituti persone digiune di nozioni di fisiologia, psiche infantile, forza d'ambienti e d'esempio; pur fornite di buona volontà e di vocazione non riescono spesso che a formare abitudini empiriche che di scienze ambulanti privando anche il fanciullo della sua gaiezza e giocondità naturale. Non potrebbe essere diversamente: Votarsi a questa missione equivale la miseria dell'oggi e oscuro domani; la società moderna offre alla donna vie aperte al lavoro meno degradante; ne consegue che per mancanza di personale si accetta senza distinzione o si costringe una sola persona ad insegnare contemporaneamente ai bimbi di 3 e 6 anni come se non fosse enorme la loro differenza fisico-psichica. A questa eletta poi si concede una retta mensile che varia fra le 30 o 50 lire. Nè sorte migliore è riservata a quelle tante fornite di diplomi e benemerenze: 40 anni di lodevole insegnamento riconosciuti da autorità competenti crollano ogni due anni per la Direttrice dell'Asilo del Capoluogo per evitare che impossibilità al lavoro possa vantare diritti acquisiti!! E dinanzi all'onorificenza conferitale per 8 lustri di lavoro costante ed affettuoso un intero consiglio di amministrazione non sa trovare la parola di compiacimento disinteressata e doverosa. E dopo 40 anni giunge la notifica della tassa del monte pensione! Tale miserabile trattamento si ripercuote financo nella conoscenza del pubblico - che apprezza i meriti dalla valutazione che proviene dal governo prendendo per indice la condizione giuridica o lo stipendio. Persino nella classe magistrale rappresentiamo un nulla; ecco perchè il personale di educazione è in relazione dell'1,45 per ogni Asilo. "Le figlie di nessuno le 8000 maestre d'Asilo hanno bisogno di essere ridente, d'aver fede ed entusiamo per compiere il proprio apostolato. Non sarà mai possibile migliorare l'Asilo senza preparazione concorde al personale, al quale urge però uno stato giuridico e sociale". E si gridi ancora alla nostra apatia, non è facile comprendere l'ansia che essa reprime; propaganda, associazioni che numero di contingente potrebbero dare con elementi così eterogenei? Signori, la storia attraversa un momento assai diverso; siamo all'alba della scuola che si rinnovella; non è più il caso di pubbliche e private beneficenze e se l'educazione infantile indirizzandosi alla generalità dei cittadini deve penetrare fra gli stati infimi del nostro popolo non può a nome della stessa civiltà piegare continuamente il capo alle vicende politiche. Ad ogni congresso si è acquistato terreno: la promessa si è estorta, facendo divampare un fuoco rigeneratore. La frequenza degli Asili non sempre è relativa all'ambiente: se le azioni buone aspettassero il plauso altrui che delusione sarebbe ad esse serbata. L'uomo ignorante non sa concepire l'utile se non ne vede l'immediata applicazione. All'Asilo non si fa leggere, non si fa scrivere, non si insegna la calza, il catechismo: che prò mandarvi i figliuoli? un soldo al giorno e via alla "scoletta" privata che fa la concorrenza più odiosa all'Asilo. E poi l'Asilo dà la refezione ma fatti grandi ci si vergogna d'averla accettata; mentre altro che refezione ci vorrebbe. Certi indumenti primissimi sono usati dal nostro popolo soltanto d'inverno, ecco perchè con la primavera ridente, col risveglio della natura si fa in fretta a metterli da parte e naturalmente l'Asilo si abbandona. Tali ineluttabili verità della vita hanno bisogno di una risoluzione immediata. A tutta l'importanza rigeneratrice, umanitaria va collegata l'influenza diretta che tale istituzione esercita in rapporto colla scuola. L'azione educativo non si mostra mai isolata, il completo svolgimento di tutti i periodi della vita dipende senz'altro dallo sviluppo singolo di ogni periodo. Senza scuola infantile non vi può essere buona scuola elementare, questo anello di congiunzione porge il fanciullo con dignità di scolaro, con amore alla scuola ed al dovere; la volontà avvezza alla lotta, il cuore pronto a gustare la felicità di apprendere. Salviamo l'infanzia, dicevo, redimiamo la scuola. Colleghi, troppo tardi lo stato assume la responsabilità dell'uomo; le istituzioni sociali prosperano se sono assecondate dalle masse; facciamo dunque che il secolo 20° il quale ha riaffermato i diritti dell'uomo annoveri questa fra le sue più belle vittorie. Da questo primo e solenne Congresso Lucano il voto di un'ardente educatrice dell'infanzia negletta suggerisca la parola ammonitrice per tutti! Si stimolino in ogni comune, in ogni borgata, le iniziative a prò dell'infanzia; si agiti il popolo a reclamare il diritto pei figli suoi, si stornino i fondi che oggi servono per inutili feste; l'agitazione ha bisogno di essere mantenuta viva in una causa santa come questa. E qui il mio pensiero vola riverente alla memoria d'una benemerita concittadina, la madre dell'Onorevole Mango. Questa fa pia ogni anno benedire alla sua memoria: più di cento nostri piccini nel giorno anniversario della sua morte hanno dal suo consueto obolo, un dolce, un sorriso di più. Tornando ai miei bimbi, signori, alla vita di elezione, nel loro bacio nella loro carezza avrò la ricompensa più bella alle povere parole spese per loro! Tornando o colleghi, al lavoro, fate che accanto alla vostra scuola finalmente sorga un Asilo benedetto, dite quanto sia necessario alla vostra opera una azione preparatoria, dite per me alle mie compagne di fede e di pensiero che anche dalla Basilicata partì la voce di riscossa per le maestre d'Asilo! e che un giovane cuore si fece interpetre dei dolori e delle espirazioni comuni!

Luigi Stocchi

Agl'insegnanti elementari della lucania. Parole del Regio Ispettore scolastico prof. Luigi Stocchi nella chiusura della Scuola di metodo pei maestri d'adulti e delle prime conferenze magistrali pel corrente anno 1866-67 Potenza , Stan. Tip. Santanello 1867

Non si può amare Iddio, senza amare il prossimo, e non si può amare il prossimo, senza promuovere al possibile il suo morale e civile immegliamento. Gioberti Vincenzo . Non saprei meglio che con queste belle parole dell'immortale Gioberti Vincenzo , oggi, insegnanti della Lucania, toglier commiato da voi, aggiungendo alle stesse alcune di quelle che io rivolsi anche a molti altri vostri colleghi il 2 Marzo, allorchè alla presenza del Regio Ispettore centrale, del Prefetto e delle Autorità della Provincia e di questo Comune Capoluogo, inaugurossi qui la scuola di metodo per l'istruzione degli adulti, che oggi si chiude insieme alla prima sessione delle conferenze scolastiche. Non v'è giornale, non libro, io dissi, che oggidì non manifesti più o meno chiaramente che suo scopo precipuo sia l'educazione incivilitrice del popolo, il maggior possibile materiale e morale immegliamento di lui. Ma, con tutte queste buone intenzioni dei giornalisti e d'ogni altro benemerito filantropico scrittore, a che giovano le istituzioni di biblioteche popolari circolanti, e di periodiche gazzette per uso del popolo, se questo, in massima parte, ancor non sa leggere, se sventuratamente e quasi del tutto straniero in casa propria? Noi quindi, ostinandoci a volerli istruire, educare e moralizzare in siffatta guisa soltanto, incorreremmo nello strano sofisma di volere il fine prima del mezzo adequato ed unicamente efficace a conseguirlo. Ei bisogna anzitutto, servendoci della facile ben nota parola della famiglia, dell'operosa officina e de' campi, intendere quanto torni utile a ciascun operaio, industriante ed artigiano qualunque (per gli stessi svariati mestieri e quotidiani negozi cui vacano, non che per le rispettive facende domestiche) il saper leggere, scrivere e far di conto. Bisogna, in pari tempo, insegnargliene pazientemente ed amorevolmente l'arte con ogni possibile brevità e chiarezza; e solo così potremo raggiungere fra non molto il desiderato successo. Sì, ormai non è più quistione di scrivere, bensì d'operare. Non v'è mica penuria, il confesso, di chi dica interessarsi del popolo; ma di chi ponga generosamente l'opera sua personale e diretta ad istruirlo ed educarlo alla vita operosamente civile giacchè il vero e pernicioso nemico d' Italia debbesi oggimai da noi riconoscere solo nella spaventevole popolare ignoranza, funestissimo retaggio della caduta tirannide, sapendosi da tutti l'enorme numero d' analfabeti, di cui la massima parte nelle campagne, con danni incalcolabili dell'industria, dell'agricoltura (nel suo vero senso) e del commercio, che per la più parte dei nostri popolani sono nomi ancor vuoti di senso. Egli è perciò che l'importanza delle scuole di adulti è tanta, che ci duole non essersene potuto prima di ora diffondere ovunque l'istituzione, a vantaggio generale del popolo. Con le scuole elementari infantili di ambo i sessi, coi ginnasii e simili istituti la società rinnoverassi in tempo per altro ancora lontano, rivestendo, per così dire, un abito nuovo, ricco e splendido insieme; ma è necessario anzitutto che le si racconci anche quello che ora, permettete la metafora, tiene lurido e cencioso sul dosso. Educhiamo ogni sorta adulti operai, e questi, innamorandosi dell'istruzione educativa, di questa luce salutare dell'anima, faranno una propaganda affettuosa ed efficace in seno delle loro famiglie, sicchè, mediante le loro naturali relazioni verso dei fanciulli, noi vedremo di questi popolarsi in guisa le scuole primarie diurne, da doversi in breve almeno triplicare il numero degl'insegnanti. Così solamente quell'enorme cifra d'analfabeti, che ci spaventa e ci espone a non meritato scherno di più fortunati e perciò più prosperi e felici popoli d' Europa, potrà sparire una volta. Dippiù colle scuole d'adulti, apprendendo anche i bassolocati i loro doveri insieme ai loro diritti, ed in apparare, coi nuovi ordinamenti che regolano in piazza il commercio, la ragionevolezza dell'uniformità dei pesi e delle misure d'ogni genere in tutto lo Stato, per mezzo dell'introdotto sistema decimale, non avranno più nè voglia di frodare altrui per mala fede, nè timore d' essere frodati per ignoranza. In tal guisa, ciò che sin qui è stato un fomite di malcontento nelle pregiudicate masse popolari verso il Governo, finirà con divenire sorgente di credito e di stima maggiore pel medesimo. Nè oggidì dal solo Governo, bensì da tutt'i generosi propugnatori del pubblico bene è appieno riconosciuta l'urgente necessità di porsi mano ad istruire e moralizzare la generazione già adulta delle masse popolari, affinchè strappate del tutto dal turpe ed orrido giogo della miseria e del delitto, l'accattonaggio, la frode, il furto, e (gelo nel dirlo) anche la maldicenza, la calunnia e l'assassinio non trovino più seguaci nel nostro diletto paese. Ed oh! se i molti milioni che si spendono dallo Stato, come risulta dalle recenti statistiche, per prevenire, reprimere e punire il male, potessero oggidì impiegarsi tutti per eccitare, promuovere e premiare il bene fra noi! La causa della riabilitazione del popolo, anche in queste Meridionali Province, alla moralità della vita civile, conseguirebbe più presto in tal modo più celeramente un vero strepitoso trionfo. Oltracciò la causa precipua pur dello scarso numero di fanciulli che in generale frequentano le pubbliche scuole in queste contrade non è la povertà, bensì la ignoranza spaventevole dei loro Padri e Curatori, anzi delle intere rispettive famiglie. Facciasi adunque comprendere a' popolani una volta che bella ed util cosa sia per tutti l'istruzione educativa; apransi ovunque all'uopo scuole d'adulti, e d'adulte ancora (come parecchie generose maestre àn cominciato a praticare in questa e nelle altre Province d' Italia ) e noi vedremo in breve accorsatissime anche le scuole infantili. Nè ciò solo, ma, sgravando altresì l'erario pubblico d' un'immensa spesa, e d' una piaga molto vergognosa sanando la Nazione noi pur giungeremo una volta a spopolare le carceri ed a centuplicare le scuole. Egli è perciò che dobbiamo ormai unir tutti insieme, con concorde immutabilità di generosi propositi, i nostri sforzi comuni, per presto conseguire sì desiderabile scopo. Ed il Governo, nel farcene dal canto suo caldissimo invito, volle testè istituire le scuole di metodo per l'insegnamento degli adulti e le conferenze magistrali che oggi si chiudono, per riaprirsi dopo il termine del corrente anno scolastico. Speriamo però che i frutti delle stesse ben rispondano alle mire del Governo ed all' aspettazione del Paese. Uniamo adunque all' uopo, ripeto, in un sol fascio formidabile tutte le nostre singole forze, e, stretti in amorevole operosa concordia, facciamo guerra aperta e continua a questa prima, come dissi, funesta nemica della patria nostra, la popolare ignoranza, da cui discendono fatali e terribili conseguenze, la miseria, l'abbandono, la corruzione, l'abbrutimento, e, la più schifosa piaga sociale, il brigantaggio Che dà nel sangue e nell' aver di piglio! Infondiamo una volta nel cuore dei nostri fratelli del popolo la lungamente contrastatagli coscienza d' uomini, di cittadini, d' Italiani, e, senza tradirlo adulandolo, rendiamolo anzi tutto geloso così dell'adempimento dei suoi doveri come della custodia e dell' esercizio dei suoi dritti, devoto alle leggi, operoso ed onesto. Mostriamo in questo incessante apostolato umanitario d'amar più coi fatti che colle parole la patria, il cui nome augustissimo pur troppo spesso è impunemente abusato. Armiamoci perciò di costante, istancabile e generosa abnegazione, e consolidiamo colla civile educazione del popolo l'edificio sublime del nostro politico rinnovamento. Egregi maestri della Lucania, è un Calabrese che così vi parla, un figlio di quella terra che alla vostra come sorella si abbraccia, di quella terra che pagò (e più volte) il suo tributo di sangue generoso pel riscatto della patria comune; un Calabrese il quale ha sin quì anch'egli sinceramente propugnato doversi riconoscere soltanto nell'istruzione educativa del popol nostro l'unico mezzo efficace a reintegrarlo nella moralità della vita civile, e che reputò sempre suo vanto precipuo l'aver fede incrollabile in questo nostro più prospero e lieto avvenire; un Calabrese infine che poneva di buon'ora ogni studio ad imparare come si possa da ogni Italiano amar sinceramente la Religione, senza disamare la Patria. Istruiamo, sì, educhiamo, moralizziamo generosamente le obbliate povere plebi, ed avremo da una parte provveduto al loro materiale e morale vantaggio, ed assicurata dall'altra la tutela del nostro onore, delle nostre vite, delle nostre sostanze, con rendere del tutto un giorno deserte le oscure prigioni e gli squallidi esilii. Nè ciò solo, ma avremo altresì resa a tutti men discara la vita, e fatto in guisa che anche il plebeo ignorante oggi ancor vittima di secolari pregiudizi, cieco di mente ed inerte di braccio, divenuto cittadino operoso ed onesto, possa degnamente appellarsi nostro fratello ed immagine del comun Padre, che è il creatore della luce, ed il dispensatore occulto ma severo della giustizia. Il progresso umano deve, in ogni modo, seguire il fatale suo corso fra le più aspre procelle de secoli, sfidando, ardito, i più sovrumani cimenti. Imperocchè, all'urto formidabile del suo cocchio trionfale spinto da un'arcana, ma irresistibile forza, non v'è muraglia Cinese che non precipiti. Il superbo Cenisio finisce infatti con aprirgli le profonde sue viscere, affinchè trovi libero il passo; l'onda Mediterranea si mesce finalmente coll'Eritrea, perchè l'Asia all' Europa, sua sorella, sia più strettamente congiunta; ed il nuovo coll'antico emisfero, mercè l'elettrica corda sottomarina, in più intimi fraterni nodi si avvince. Gl'invitti suoi propugnatori potranno cadere, e cadono spesso vittime illustri de' loro generosi conati; ma la civiltà progrediente riceve appunto da queste cadute, e dal sangue di sì generosi atleti dell'umano incivilimento novello impulso e vigore; sicchè, lungi dall'arrestarsi, infaticabilmente continua a percorrere il suo fatale viaggio, con la sicurezza di raggiungere, presto, o tardi, la gloriosa sua meta. Dopo ciò, non resta che a lodarmi dell'opera vostra, insegnanti della Lucania, per conto proprio ed a nome del Governo che qui m'inviava a rappresentarlo, in ricorrenza così solenne e cara al mio cuore, esortandovi a sempreppiù contradistinguervi per zelo e disinteresse nell'esercizio della vostra delicata e sublime missione incivilitrice, ed a bene sperare nell'avvenire. Intanto vi ringrazio della cortese benevolenza dimostratami, e vi prego a voler gradire dal mio labbro, interprete non bugiardo della sincera voce del cuore, un addio affettuoso che in questo istante solenne vi rivolgo. Ricordatevi solo che nella mia residenza, ove farò tosto ritorno, ed ovunque in seguito possa ritrovarmi nel disimpegno del mio non men del vostro arduo e delicatissimo ufficio, sarò sempre ammiratore sincero delle doti di mente e di cuore, di cui mi deste, nel breve tempo che son fra voi dimorato, prove al certo non dubbie. Queste coscienziose parole, Insegnanti della Lucania, vi sian pegno sicurissimo del disinteresse e dello sviscerato affetto di un immutabile amico. Potenza , addì 2 aprile 1867 Il Regio Ispettore Presidente, Prof. STOCCHI LUIGI . AL PROFESSORE STOCCHI LUIGI ISPETTORE DEL CIRCONDARIO DI ROSSANO CON MISSIONE STRAORDINARIA INCARICATO DAL MINISTERO DI PUBBLICA ISTRUZIONE DI PRESEDERE LE CONFERENZE MAGISTRALI DI Basilicata NELLA PRIMA RIUNIONE DELL'ANNO SCOLASTICO 1866-67. INDIRIZZO Il vostro cômpito è finito; e noi qui assembrati, dopo esserci veduti in momenti felici, in queste Magistrali Conferenze, ci dividiamo da Voi, e tra noi stessi. Inspirati al santo e sociale scopo di studiar fra noi medesimi il grande ed interessantissimo problema, ch'è quello di migliorare le sorti della popolare Istruzione, qui noi tutti volentierosi convenimmo; e fu bello, e cosa degna dell'età nostra, vedere numerosa Assemblea d'Insegnanti, nati sotto diversi cieli, ma stretti però ad un sol patto, fraternizzare tra di loro, intendersi mirabilmente, e mettere in comune il prezioso patrimonio dei migliori trovati della loro personale esperienza. Risorta la Patria nostra a Libertà, Unità, ed Indipendenza, sentimmo il dovere di mostrarci grati al Governo, che fe' suo primo pensiero l'educazione popolare, adoperando tutti i mezzi, e su vasta scala, onde rialzare con essa l' infelice condizione delle masse, poco men ch'abbrutite dall'ignoranza e da un ipocrito fanatismo. Egli, in un tempo in cui da un angolo all' altro di Europa si grida ISTRUZIONE ha inteso farne leva potentissima onde scuotere dal secolare assopimento chi è innanzi negli anni, e preparare all' Italia una generazione novella, educata e cresciuta colla coscienza di sè stessa, dei suoi diritti e dei suoi doveri. Sia perciò benedetto, e faccia Iddio, che presto raggiunger possa quello scopo, che sa produrre in un popolo i prodigî della memoranda giornata di Sadowa, e che per altri Governi dell' Europa incivilita è ragione di fortezza e di libertà, nonchè obbietto di nazionale compiacenza. Ma ora più che mai si abbia il nostro plauso, la nostra gratitudine, per aver Egli in queste Conferenze Magistrali, ormai sapientemente attuate in questa Provincia, adibita con maturità di scelta l' opera di un uomo il cui nome brilla fra coloro che sanno; di un uomo la cui operosità è vita, ed in cui modestia e dolcezza di carattere cittadino bellamente s'intrecciano a contegno e decoro di autorità. E quest' uomo rispettabile al pubblico, ed eminentemente caro a noi tutti apostoli dell'istruzione popolare, siete Voi, Signor Professore Luigi Stocchi. Voi, che in queste Magistrali Conferenze, con mirabile magisterio inaugurate e condotte a termine, ci feste delibare alcun che di bello, di maestoso, di piacevole delle grandi Adunanze letterarie, e di quella vita che parlamentare si appella. Siete Voi, che, in sull'ora di accomiatarvi da noi, dirette ci avete tenere e calde parole di addio ..... simbolo di quell'anima ardente, generosa, benefica, che inspirandosi ora all' immortale Genio di Giacomo Leopardi, canta Dolori e Speranze ed ora improntando il sarcastico della Satira, perpetuando va lo stile del Giusti. Queste parole ci commossero; penetrarono fin nel lago del core. e vi rinvennero il dolore di una dispiacente separazione .....; donde una segreta lagrima ci sentimmo correre agli occhi, nel mentre che la mano spontanea si posava sul core, quasi a mitigarne gli accelerati palpiti!.... Così avviene di frequente tra coloro, che, nati nella terra dei Vulcani, amano, e potentemente amano! Ritornate adunque in seno ai vostri, cui fortuna vi concesse ed arrise, colla coscienza di aver con altissimo plauso compiuta la nobile e delicata missione dal Governo affidatavi; ma dite ai vostri che gl'Insegnanti della Lucania vi proseguono di amore, di amicizia, di riconoscenza imperitura; dite ai vostri, che gl'Insegnanti i quali convennero alla prima Riunione Magistrale di Basilicata vi conobbero nell' ammirazione delle virtù cittadine e della forza di mente; dite che il nome e la memoria del Professor Luigi Stocchi verrà scolpita nella mente e nel cuore di tutti essi, come il primo sogno di amore. Sì, vi avremo nella mente e nel cuore, quando, a capo di numerosa scolaresca, adopereremo i mezzi più sicuri ed efficaci, che la Metodica e la Pedagogia ci consigliano per ottenere la perfetta osservanza della disciplina e dell'indirizzo scolastico. Vi avremo nella mente e nel cuore, quando, convinti della naturalezza, utilità, ed efficacia del metodo Sillabico sull'alfabetico, lo adopreremo onde più facilmente spezzare ai figli del popolo il pane della Istruzione. Vi avremo nel cuore e nella mente, se ponendo mano alla difficile, delicata, ma importantissima educazione morale del cuore e della mente de' bambini nelle scuole ed Asili d'infanzia, ci conforteremo di quegli opportuni suggerimenti, che sapeste così bene indicarci e commendare. Che se infine, o l'impianto di una nuova scuola, o il riordinamento di un'altra disorganizzata e mal diretta, ovvero il bisogno di tesaurizzare il tempo, onde in breve istruire un maggior numero di allievi, ci scorderemo forse di voi? No, allora più che mai, stringendoci alle spalle il bisogno e di superare gravi difficoltà, rianderemo queste Magistrali Conferenze, nelle quali prudenti, efficaci e serii principii pedagogici furono svolti. Sarà questo adunque l'omaggio che consacriamo alla vostra stima, alla vostra benevoglienza, al vostro merito, nel mentre che per noi la memoria Vostra sì nella nella prospera, che nella avversa fortuna, formerà il più dolce, il più costante palpito del core (La redazione dell'indirizzo venne affidata ad unanimità all'Istitutore, Signor Campagna, dall'Assemblea Magistrale, dietro proposta del Maestro de Robertis, come risulta dal Verbale della quarta tornata. ). Letto nell'ultima tornata delle Conferenze Magistrali di Basilicata il 1° Aprile 1867, ed unanimamente approvato dall'Assemblea). (FIRME) Circondario di Potenza Maestri 1 Campagna Michele -Istitutore nel Convitto Nazionale. 2 Matone Raffaele, Potenza 3 Mancinelli Giovanni, idem 4 Guma Saverio, Pignola 5 Bertocci Giuseppe, Tolve 6 Montani Domenico, Brindisi 7 Destefano Antonio, Anzi 8 Capece Gennaro, Picerno 9 Tarulli Giuseppe, idem 10 Nesi Nicola, Vaglio 11 Picerni Vincenzo, Abriola 12 Cecere Luigi, Balvano 13 Materi Giuseppe, Albano 14 Pinto Franc., Campomaggiore 15 Galvanin Pietro, Avigliano 16 Bocchicchio Angelo, idem 17 Roccheggiani Nicola, idem 18 Rivelli Vincenzo, Castelmezzano 19 Longo Ang. Maria, Pietragalla 20 Messina Pasquale, Tito 21 Fiore Giuseppe, Ruoti 22 Demartino Teodosio, Cancellara 23 Ferraris Giuseppe, Armento 24 Abbate Giovanbattista, Trivigno 25 Stizza Giocondo, Salvia [oggi Savoia di Lucania ] 26 Forzati Onofrio, Vietri 27 De Orsi Vincenzo, idem 28 Giambrocono Franc., Potenza Maestre 1 Elodia Geuna, Potenza 2 De Lorenzo Filomena, idem 3 Bilancia Angela, idem 4 Abriola Luisa, Ruoti 5 Caso Chiarina, Acerenza 6 Caso Pasqualina, Pietragalla 7 Goffi Luigia, Avigliano 8 Volpe Angela, idem 9 Gaimari Cristina, Picerno 10 Berardi Filomena, Pignola 11 De Bernardo Domenica, Genzano 12 Merola Olimpia, Trivigno 13 Pozzi Eva, S. Angelo le Fratte 14 Desimoni Gerarda, Cancellara 15 Veggiotti Speranza, Albano 16 Severino Gabriela, Salvia [oggi Savoia di Lucania ] 17 Bertucci Maddalena, Genzano 18 Altomonte Fanti, Potenza 19 Bianchi Edvige, idem 20 Giannaneschi Rosa, Laurenzana 21 Lovati Mariannina, Tolve . Circondario di Melfi Maestri 1 Liccione Sebastiano, S. Fele 2 Derobertis Francesco, Atella 3 Massari Luigi, S. Fele 4 Farenga Federico, Muro Lucano 5 Pinto Pasquale, Idem 6 D'Auria Nicola, Ruvo del Monte 7 Giuliani Antonio, Castelgrande 8 Lamorte Franc., Ripacandida 9 Zazzarini Gius., Pescopagano 10 Lettieri Gioacchino, Rapone 11 Capobianco Giuseppe, Melfi 12 Mancini Nicola, idem Maestre 1 Lovati Bice, Atella 2 Ruggeri Colomba, Melfi Circondario di Matera Maestri 1 Boidi Filippo, Garaguso 2 Allamandola Giulio, Stigliano 3 Figliola Vincenzo, Gorgoglione Circondario di Lagonegro Maestri 1 Castronuovo Pasq., Cersosimo 2 Albano Pasquale, Moliterno 3 Taranto Carlo, Castelluccio superiore Allievi maestri 1 Delalla Giuseppe, Tolve 2 Telesca Francesco, Avigliano 3 Grippo Canio, Acerenza 4 De Pietro Luciano, Missanello 5 Greco Costantino, Marsico 6 Marotta Nicola, Trivigno 7 Marotta Stanislao idem 8 Rossi Federico , Anzi 9 Desantis Michele, Missanello 10 Lagreca Giovanni, Aliano 11 Rivelli Domenico, Matera 12 Romeo Maurizio, Montalbano 13 Magaldi Fed., San Chirico Raparo 14 Laoria Achille, Ortona in Provincia di Salerno 15 Orsi Costantino, Melfi Aspiranti maestri d'adulti 1 Palmieri Gerardo, Calvello 2 Sassone Michele, Guardia Perticara 3 Virgintino Giuseppe, Matera 4 de Nozza Gabriele, Genzano 5 volgare, Canio, Palazzo 6 Targinai salvatore, Castelluccio superiore LA STELLA D' Italia INNO NAZIONALE SCOLASTICO Viva viva Già l'itala stella Sorge adorna di novi fulgori, Ridestando ne' liberi cori La sopita possente virtù. Viva Italia , la sua stella Sempre lieta splenderà ! D' ogn' intorno risuona la voce Che le lodi ripete di Dio, Onde invano l'antico desio Per tant' anni nutrito non fu. Viva Italia , la sua stella piponfolan Sempre lieta splenderà! A noi figli d' un' era di luce, Di speranza, di gioia e d'amore, Sol fia dato del prisco valore Gli alti sensi nell'alme educar. Viva Italia , la sua stella Sempre lieta splenderà! Dall'invitta sua vergine prole Opre degne la Patria s' aspetta, Acciò Dio questa terra diletta Possa madre di forti chiamar. Viva Italia , la sua stella Sempre lieta splenderà! Cittadini d'un grande Paese Noi vedrà lo stupito straniero, Stretti alfine in un solo pensiero Ricongiunti per unico ardor. Viva Italia , la sua stella Sempre lieta splenderà ! All'acquisto d' altr' incliti allori Educate le braccia e le menti, Regnerà sovra l' itale genti Sol di gloria l'eterno splendor. Viva Italia , la sua stella Sempre lieta splenderà ! Corriam presti a sì nobile meta Che dell' Alto segnata ci viene, Or con l'alme da quello ripiene Puro foco che spento non è. Viva Italia , la sua stella Sempre lieta splenderà ! Viva - Il suono dei nostri concenti Voli, o torni gradito al Signore, Mentre un grido s'estolle dal core Che saluta la Patria ed il Re. Viva Italia , la sua stella Sempre lieta splenderà ! (Lo stesso, con le variazioni facili a farsi da chicchesia, può cantarsi così dalle scuole femminili come dalle maschili. Guida del Maestro anno 11, N. 15. Torino 1866. ) Prof. STOCCHI LUIGI . PREGHIERE SCOLASTICHE PRIMA DELLA SCUOLA Tu che in Ciel fra i gaudi eterni Regni, Eterna Maestà, Versa in noi de' tuoi superni Raggi ognor la carità. Degl' ingenui giovinetti quo Odi il prego dell'amor; Sii tu luce agl' intelletti, Speme e vita al nostro cor. DOPO LA SCUOLA Gloria a Dio che ci dischiuse Di virtude il bel sentier, E nell' alme ingenue infuse Le prim' aure del saper. Gloria a Dio, che, solo un riso Se ci versa di Lassù, Ci converte in Paradiso L'aspro esiglio di Quaggiù! Prof. STOCCHI LUIGI

Luigi Stocchi

Discorso inaugurale pronunziato nell'apertura delle conferenze magistrali in Potenza il di' 28 marzo 1867 dal regio ispettore scolastico prof. Luigi Stocchi socio dell'Accademia cosentina, membro onorario dell'Istituto filotecnico nazionale, presidente del Comitato promotore degli asili rurali d'infanzia del circondario Rossano. Potenza , Stab. Tip. di Vincenzo Santanello 1867

Andiam, chè la via lunga ne sospinge. Dante . Riguardasi a buon dritto come giorno di pubblica festa fra noi quello in cui viene aperto al popolo un nuovo tribunale, ovvero una scuola. Ma quale di queste due inaugurazioni vi pare, Signori, più solenne, quale più efficacemente eccitatrice di pubblica gioia, la prima o la seconda! L'una, cioè, che accenna a doversi sempreppiù reprimere i tristi effetti della spaventevole depravazione dei costumi, come la frode, il furto, l'omicidio ecc., o l'altra che tende a sbarbicare dalle più ime radici la causa prima di tutto il malessere sociale? Il giudice mediante la legge punitiva, applica la medicina necessaria a curar le piaghe che sul corpo della società veggonsi tuttodì spaventosamente crescere a dismisura, per così risanarle, se sarà possibile, una volta; il maestro al contrario, mercè l'istruzione educatrice inocula di buon'ora nelle vene di questo corpo che si rinnova coi secoli e che porta fatalmente seco il germe venefico della primitiva degradazione (mi si permetta la frase) un pus vaccinico salutare, che lo fa crescere sano e robusto, con premunirlo anzitempo contro gli attacchi futuri di morali contagi. La statistica penale, come nessuno ignora, è oggidì appo tutte le Nazioni d'Europa in ragione inversa di quella della Pubblica Istruzione: E sì, ove crescono i raggi della luce, è necessario che spariscano a poco a poco le tenebre; ove cresce la virtù, è inevitabile che diminuisca il delitto, il quale deriva unicamente dall'abuso della libertà umana, o per totale ignoranza del dritto, ovvero per un'idea falsa ed erronea di essa. L'opera del maestro renderà quindi, se non altro, men penosa quella del Magistrato, con cui à comune l'origine del nome, rivelatrice della importanza della missione d'entrambi. Ma non solo la statistica giudiziaria è termometro morale del grado di civiltà d'un popolo qualunque. Anche i numerosi eserciti stanziali che non lieve nocumento arrecano alla pubblica finanza, nonchè alla prosperità dell'agricoltura, dell'industria, del commercio, ed al progresso delle scienze, delle lettere e delle arti, vanno rendendosi superflui sol dove gradatamente diminuisce il bisogno di spesso doversi rendere nell'interno dello Stato istrumenti di repressione in mano del Potere. Gli uomini inciviliti soltanto adempiono esattamente i doveri imposti loro dalla legge, non sotto l'intimidazione della forza, ma in nome e pel nobile impulso della stessa santità dei loro dritti, nella piena coscienza della dignità di liberi cittadini non di miseri schiavi governabili soltanto con la verga e col capestro. Quando di buon' ora le donne italiane abbian saputo educare i figli allo amore di Dio e della Patria (che suona amore di verità e di giustizia) come un dì le madri dei Gracchi e degli Scipioni imitate a' giorni nostri dall'eroiche madri dei Bandiera e dei Cairoli , non che quelli di tanti altri magnanimi, del cui nome s'abbella così splendidamente la storia, allora ogni cittadino è soldato. Guardiamo la povera, ma operosissima Svizzera ! Essa, con quasi tre milioni di abitanti, non ha un esercito stanziale maggiore di 1200 uomini. E pure, se l'indipendenza, o la libertà del paese fosse per poco in pericolo, sarebbero colà dimani anche soldati le donne, come, con nostro stupore, sappiamo aver fatto nella odierna riscossa della schiavitù, in molti luoghi dell'altro emisfero, anche le virili americane! Le più grandi rivoluzioni che, come la nostra ebbero in mira, sin dal principio, d'innalzare un nuovo edifizio sulle rovine dell'antico condannato per la sua decrepitezza e dover finalmente cadere, se adoprarono a distruggere le baionette ed i cannoni, per poscia riedificare altro che cannoni e baionette richiesero! Che giova invero aver redento un popolo da secolare servitù obbrobrioso, se non gli s'infonderà ben presto nell'animo il sentimento dell'importanza e della grandezza della civile riabilitazione ottenuta a prezzo di tanto sangue generoso, affinchè sappia degnamente apprezzarla, e gelosamente custodirla da qualsivoglia attacco ed insidia nemica? Senza di ciò, intiepiditosi in breve il fuoco dell'entusiasmo, cui quasi istintivamente ubbidì per abbattere il Dispotismo, questo incubo fatale d'una società depravata, vedrassi stoltamente la Plebe desiderar le sue antiche catene, come gli Ebrei le cipolle d'Egitto, e maledire alle mani benefiche di quei generosi che la spinsero ad infrangerle una volta, per ritornare associazione d'uomini, cessando d' essere vil serraglio di pecore e di zebe! Ma potea finora recar meraviglia lo stato sconfortante del nostro popolo, se, giusta l'ultima statistica della pubblica istruzione, appena trovansi nella ragione di 25 per 100 circa nei luoghi meno infortunati quelli che sanno leggere; e se nell'insieme senza contare i veri infauti ed i vecchi quasi una metà del popolo italiano giace interamente immerso nelle fosche tenebre della più crassa e vergognosa ignoranza?! Ad un esercito di soldati sorse subito il bisogno d' aggiunger quindi, per non dir sostituire, un esercito di Maestri novelli apostoli, che della verità e della virtù infondessero la luce nella mente e nel cuore della crescente generazione de' figli del popolo, affinchè i destini della Patria oggidì maturino in bene. Tutta la stampa onesta ed illuminata non cessò mai di fare all'uopo rilevar la necessità di doversi sancire nella nuova Legge come obbligatorio pei comuni non solo, ma pei singoli padri-famiglia e cittadini tutti, l'insegnamento primario, desiderandosi che davvero cresca sempreppiù ovunque il numero delle scuole, e così ottener finalmente che, in fatto di civiltà, il nostro paese raggiunga quei popoli, cui altra volta la diede, e cui ora, in certo modo, l' invidia! A noi Italiani conviene per qualche altro tempo seguir l'esempio degli Ebrei, che un dì, reduci dal lungo servaggio, riedificavano le antiche mura dell'infelice e diletta loro Gerusalemme ; e far che stiano congiunti insieme il moschetto del soldato e la matita dello scolaro, e che accanto ad ogni Ufficiale di cittadina o regolare milizia veggasi dovunque un maestro di scuola! Il nuovo Governo succeduto all'antico volle sin dal principio provvedere a cosiffatto imperioso bisogno del nostro bel Paese, soprattutto di queste meridionali province, ed incitamenti si fecero da lui senza numero alle rappresentanze provinciali e municipali, per aprirsi dovunque scuole infantili ed elementari ai figli del popolo, promettendo e somministrando all'uopo larghi ed opportuni sussidì. Ciò nondimeno, non potevansi conseguire in poco tempo risultamenti maggiori di quelli sin quì per fortuna ottenuti. Bisognava vincere alcuni pregiudizi inveterati, e perciò radicati nel popolo, le mene segrete degli amici delle tenebre, e le angustie delle finanze di non pochi Comuni; ma facea mestieri anzitutto d'aver buoni insegnanti, laboriosi, onesti e disinteressati; degl'insegnanti, cioè, che avessero mirato, più che all'utile proprio, al vantaggio comune, con abbracciar la professione di maestro come un libero apostolato, non qual mercenario mestiere; degli insegnanti che avessero saputo qualche cosa di più del leggere, spesso senza intendere, e dello scrivere, talora senza connettere....! Di tali Maestri primari da adoperare in vantaggio del popolo non s'avevano che ben pochi; bisognava quindi formarne un buon numero. Ed ecco istituirsi dal Governo le scuole magistrali nel 1861, cui han tenuto dietro le normali per allievi maestri. Or, quel che erasi fatto, Signori, per i fanciulli, dovea trasandarsi per le tenere figlie del popolo sì lungo tempo derelitte? L'istruzione della donna (e chi nol sa?) fu trascuratissima, a preferenza d' ogni altra cosa, fra noi, specialmente rispetto alle infime classi; imperciocchè, se le patrizie non amavano, o non potevano amare la coltura della mente e del cuore, mediante l'istruzione, perchè questa da taluni sapienti dell'epoca veniva stimmatizzata come cosa perniciosa e funesta, per la plebe poi era addirittura considerata come contrassenso, e peggio vergogna!... Così alla massima benefica e consolante che l'uomo (o la donna val lo stesso) può tanto per quanto sa , erasi sostituito quel vieto immoralissimo adagio il quale dice che solo è colui che ha ... con ciò, ecco, la più esplicita proclamazione dell'ostracismo del vivere civile, fulminato avverso il proletario ed il nullatenente. E pure chi è mai che non voglia anche oggidì riconoscere l'importanza dell'educazione popolare, e soprattutto di quella della donna chiamata ad essere un giorno la prima e più efficace maestra della sua prole? Ma, viva Iddio; oggimai all' aristocrazia del blasone, la civiltà che, abolendo i privilegii, rende comune i suoi benefizii, ha sostituito quella sola universalmente rispettabile della virtù e dell'ingegno! Era necessario adunque di formare anche le pubbliche istitutrici, e vi si provvide con aprire scuole Magistrali femminili sin dal 1862. La donna, sia anche figlia della plebe, per la sua morale riabilitazione e pel proprio e comune materiale vantaggio dee sapere ancor essa qualche cosa di più dell'innaspar rete in gomitoli, del rimendar calze che ragnino, e dell'insaldare da stiratura il bucato. Deve acquistare anzitutto la scienza del buon costume, la morale, cioè, questa igiene dell'anima per mezzo della quale soltanto può la società reintegrarsi al vivere operosamente e santamente civile, lungi dal selvaggio misticismo degl' ipocriti e dallo spirito d'isolamento ed abbandono d' un' epoca, che non ha più ragione d'esistere. Arduo adunque è questo altissimo compito, questa missione importantissima di civiltà che si affida alle pubbliche istitutrici delle tenere figlie del popolo, e che, speriamo, vorranno compiere secondo le mire del Governo e l'aspettazione dei cittadini. Nella scuola, infatti, ciascun fanciullo impara le prime cognizioni intorno a Dio, nonchè intorno a sè stesso ed all'universo, in mezzo a cui vive, educando in pari tempo l'animo ingenuo e gentile ai sacri vincoli (doveri religiosi, civili, domestici) che alla intera società ed al suo supremo Autore tener lo debbono strettamente congiunto. Ma non sol questo; nelle scuole sono i germi di cento famiglie, nelle scuole è tutta la società nuova che un giorno sostituirassi alla presente, la quale ancor sa molto d'antica. Ad ogni anima generosa danno motivo quindi a fremere di santa indegnazione coloro i quali con leggerezza, o con quasi disgusto tolgono spesso a trattare simile argomento che pur racchiude il più vitale interesse per l'avvenire d'un popolo. Informata agli esposti nobilissimi principii, la novella generazione del nostro paese (Iddio coroni così bella speranza)! asterrassi dal facilmente delinquere, non per timore della pena, o per dubbio d' impunità, bensì per intimo sincero abborrimento della colpa e per amore del bene. Essa ripeterà sua forza non dall'abuso della libertà, ma dalla saggia tutela della medesima; riconoscerà, qual precipuo mezzo a conseguire il compiuto umano incivilimento, il lavoro. Il solo virtuoso è libero, scriveva un giorno Cicerone a suo figlio, e servo ogni stolto, servo cioè, delle proprie perverse passioni, ovvero dei pregiudizi innumerevoli che tarpan le ali dell'intelligenza, e reprimono anche i moti più generosi del cuore. Ottenuta una volta la mitezza dei costumi, mediante l'istruzione e l'educazione del popolo, allora soltanto resterà da sè stesso abolito ovunque lo scandolo del patibolo! Dal fin qui detto scorgesi appieno quanto incalcolabile sia l'importanza dell'insegnamento religioso e morale che, illuminando l'intelletto coi primi raggi del vero, ed educando il cuore coll'amore del bene rende savio l'animo del fanciullo, modesto, forte, paziente, operoso. Ecco perchè siffatto insegnamento forma precipua parte dei programmi governativi delle scuole. Signori, non giova dissimularcelo, oggi la Società timida e quasi incerta dei suoi futuri destini, s'agita fra le minacce e l'insidie di due contrari spaventosissimi mostri, da cui provò le strette fatali altra volta, la Superstizione, cioè, e l'Empietà; l'una che ebbe per ispietati strumenti della sua esosa tirannide l'ipocrisia ed il fanatismo, e per trofei le torture e i roghi del S. Ufficio; l'altro che adoperò, come leve scuotitrici di tutto l'edificio sociale, il libertinaggio e la bestemmia, ed i cui allori si colsero sotto la statua d' un idolo, l'abusata ragione, in mezzo ad un fiume di sangue! Entrambi questi due opposti mostruosi sistemi furono esiziali, perchè eccessivi, e tali appunto, perchè intolleranti e contraddittori. Il primo, in fatti, negando la ragione, con un falso anticristiano ascetismo tendea far d'ogni uomo un cadavere, e della terra un immenso cimitero; il secondo, rigettando la fede, dichiarava non aver l'uomo sorte dissimile da quella del vile giumento, ed essere l'intera superficie del globo un campo sterminato di gladiatori, che si distruggono spietatamente a vicenda, vittime d' una sola divinità inesorabile, il personale interesse! Così entrambi i sistemi furono per la società sorgenti tristissime di luttuose e quasi irreparabili rovine; imperciocchè gli estremi, essendo per loro natura sofistici, si urtano e combattono ad oltranza, per escludersi l'un l'altro, col lasciar sempre dietro di loro scavato uno spaventevole abisso. A far cessare intanto così funesto conflitto, bisogna ormai assolutamente ricorrere ad un mezzo dialettico, che rimuova i dubbi, elimini per quanto torni possibile le difficoltà e gli ostacoli, ed in perfetta operosa armonia congiunga i cuori e le menti degli uomini. E sì, fra le tenebre dell'ignoranza, dell'egoismo, della corruzione e dell'odio fraterno, che, come nubi gravide di tempesta stanno addensate sopra l'orizzonte dell'epoca, splende ancora un raggio di quell'unica stella che valga a raddrizzare pel retto sentiero del bene i passi erranti dell'umana disordinata famiglia, e questa stella è la religione vera del Cristo, religione che nel vincolo sublime della stessa fede, nell'anelito della stessa speranza, e nel palpito del medesimo amore dichiara fratelli tutt' i popoli dell'universo. Questa è la sola che, come accennai più innanzi, riabilitar possa l'uomo al vivere morale, e renderlo virtuosamente libero, emancipando anzitutto dal triplice orrendo gioco della ignoranza, della povertà e del delitto le misere plebi che, pel malefico influsso di lunga abborrita tirannide, trovansi ancora quali erano nei tempi di Triboniano, dopo altri quattordici secoli di cristianesimo! Questa, rettamente praticata, è, in altri termini, la religione moralizzatrice e consolatrice, proposta ed insegnata prima coll'esempio, che con la parola dal Divino Maestro, e questa, viva Iddio, ciascun di noi insegnar deve a vantaggio dei proprii fratelli! Quel Governo il quale testè per bocca del suo primo Ministro solennemente dichiarava «non voler nei seguaci del nostro venerando culto cattolico nè privilegiati nè martiri» questo stesso Governo Nazionale, di cui mi onoro anche io essere rappresentante fra voi, non vuole che i suoi governati s'educhino ad essere o ipocriti, od empi! Ecco descritto il vostro grave compito, Istitutori ed Istitutrici; ecco la sublime missione di salutare incivilimento, che il Governo a voi ha affidata pel bene del nostro diletto Paese. È vero che il vostro apostolato da una società cieca e corrotta non sa bene apprezzarsi, e che la vostra abnegazione, presa da taluni per mero calcolo di guadagnarsi stentatamente la vita per non aver altro che fare, vi lascia spesso confondere con quei che vanno appresso a qualsivoglia mercenario mestiere; ma voi, Insegnanti, non dovete lasciarvi sconfortare per tanta incorrispondenza! Che anzi mostratevi sordi invece a quest'immeritati insulti, tenendovi paghi sol della voce della vostra coscienza soddisfatta dal compimento del dovere, la quale forma il più dolce e sicuro premio di ogni anima generosa. Ma in un tempo non lontano, forse sapranno dalla società ovunque meglio apprezzarsi le vostre fatiche, e l'importantissima opera incivilitrice, che sol per mezzo vostro si compie. Qualche cosa in vero si è fatta, ma ancor molto resta a farsi, soprattutto in queste meridionali Province dalla mala Signoria per lunghi secoli avvilite e prostrate nel più vergognoso abbrutimento. Ed è perciò che il Governo, sperando d'essere secondato ovunque dalle Amministrazioni Provinciali e Municipali, non che da tutt'i buoni cittadini e veri patrioti, intende ormai a dare un vigoroso impulso novello all'ulteriore sviluppo della popolare istruzione, migliorando e riordinando quel che si è fatto finora, preparando e promovendo il da farsi con ogni sollecitudine ed energia. Una seria ed efficace riforma dell'organismo dell'Istruzione Primaria soprattutto, come testè dal Corpo Legislativo Francese, sarà, speriamo, fra poco discussa ed approvata altresì dal nostro Parlamento Nazionale: imperciocchè, giusta quanto diceva il Berti pria di lasciare il Ministero, l'istruzione moralizzatrice del popolo è la quistione più vitale per l' Italia , perchè così solo l'inerzia, l'abbandono, la miseria ed il delitto sparir potranno finalmente da noi! In prova di ciò ecco iniziarsi ovunque società promotrici dell'istruzione popolare, come quella ormai iniziatasi anche in questo Capoluogo della Provincia per opera di distinti cittadini, mentre il Governo promuove anche direttamente l'istallazione di nuovi Asili infantili, di scuole magistrali, di biblioteche popolari, di scuole di metodo per maestri di adulti, di scuole di tirocinio, e quella ancora di conferenze scolastiche, alle quali voi, stimabili Insegnanti, siete stati ormai invitati ad intervenire. Scopo precipuo delle stesse è di trattare anzitutto, come persone solo competenti; 1° alcuni dei più importanti temi pedagogici e didattici, o non trattati finora, o capaci di esser meglio sviluppati e discussi; 2° di mettere in comune le Vostre singole esperienze in ordine al modo di ben ordinare e governare una scuola, fraternizzando fra voi; 3° di manifestare i più stringenti bisogni delle scuole rispettive alle vostre cure affidate, affinchè si facciano parimente in comune al Governo le analoghe istanze, per ottenersene ben presto i necessarii ed efficaci provvedimenti. Ciò vuol dire, ripeto, che ancor molto a fare ci resta. Per fermo dai Maestri debbesi sempreppiù raddoppiare l'impegno, lo zelo e l'abnegazione, per ismentire così tutti i falsi supposti, e sbarbicare gradatamente, con una instancabile tenacità di propositi, i pregiudizi che continuano tuttora a muoverci ostinatissima guerra; ed i Comuni debbono, alla loro volta, mostrarsi da quind' innanzi, come speriamo, più arrendevoli agli impulsi non interrotti del Governo. Dall'altra parte, votata dal nostro Parlamento tra breve la legge, che renderà obbligatorio l'insegnamento, se non addirittura governativo, come fu testè approvato dal Corpo Legislativo di Francia , e rialzata in pari tempo la condizione morale ed anche materiale dei pubblici Maestri, il pieno sviluppo dell'istruzione popolare in Italia , la Dio mercè, non sarà più un desiderio. Egli è per questo altresì che non deve sembrar lieve l'importanza delle nostre e delle simili assemblee magistrali ormai aperte in altre varie Province, alla vigilia della discussione di una legge di tanto interesse per le future sorti del nostro intero Paese. Dal canto mio poi vò lieto di trovarmi oggi in mezzo a voi e di presedere il vostro rispettabile consesso, Insegnanti della Basilicata, sia perchè mi fu sempre oltremodo caro e gradito il sublime titolo di Maestro, sia perchè mi è concesso di poter dividere con voi le fatiche ordinate a poter sempreppiù promuovere il maggior vantaggio de' teneri figli del popolo, i quali, coll'istruzione educativa, oggidì alle nostre mani ricevono il nuovo battesimo della civiltà, benedicendoci coi primi palpiti e col secreto tripudio dei loro cuori innocenti. Un Ispettore non deve avere altra ambizione, che quella di poter dirsi con coscienza il primo Maestro del suo Circondario, come il valoroso nostra Monarca pubblicamente più volte manifesto sentirsi onorato, più che da ogni altro, dai titoli di Primo Soldato dell'Indipendenza Nazionale, e di Primo Cittadino della Patria comune. Non credo perciò fuor di luogo raccomandarvi all'uopo la legge di gradazione nel processo dell'insegnamento, nonchè l'ordine; la disciplina e l'igiene nelle scuole alle vostre cure affidate. Su noi, Signori Maestri, su noi pesa la responsabilità dell'avvenire della Patria, perchè le future sue sorti sono oggidì nelle nostre mani racchiuse; innanzi a Dio ed agli uomini noi dovremo un giorno dar conto di quel che avremo fatto della tenera gioventù alla nostra custodia e direzione commessa; di tante ingenue menti e di tanti vergini cuori, nei quali bisogna di buon'ora trasfondere il primo raggio del vero ed il primo germe purissimo del bene, affinchè un tempo non vi alligni invece colla menzogna il delitto!! Alcuni dicono: il Governo ci parla d'istruzione, mentre il popolo ha bisogno di pane; ma noi dobbiamo francamente loro rispondere che lo stesso non potrà mai stabilmente aver pane per mezzo del lavoro, fino a che non sarà istruito ed onesto. Bisogna quindi che fin dalla prima fanciullezza si educhi alla gioia virile della fatica, ed alla moralità consolatrice de sentimenti, degli affetti e delle opere generose, non a quella della simulazione, delle apparenze e delle vane parole, se vogliam davvero preparar co'nostri sacrifizii alla Patria un popolo prospero e felice. E pure lo stato della corruzione plateale, soprattutto in alcuni luoghi, è ancor pur troppo rattristante! Tocca perciò a noi esclusivamente, per quanto ci sarà dato, di sottrarre a sì funesto contagio la generazione novella, e ne avremo il più bel premio, cui aspirar possa sulla terra un' anima generosa, la soddisfazione ineffabile, come dissi, della propria coscienza. Sì, soltanto l'istruzione educativa del popolo potrà sciogliere una volta, anche fra noi, il più arduo problema sociale, addimostrando come possa al materiale altresì andar congiunto il morale progresso, come, cioè, in altri termini, colle promosse industrie ed il libero commercio possano anche stare le virtù religiose e civili, le quali promuovono la maggior felicità possibile de' popoli, ed a potenza e gloria imperitura esaltano le Nazioni della Terra (a) Il presente discorso è stato pubblicato a speciale richiesta - ed a cura dell'Assemblea degl'Insegnanti. TESI PROPOSTE PER QUESTA PRIMA RIUNIONE ANNUALE I. Indicare i mezzi più sicuri ed efficaci, per ottenere la perfetta osservanza della disciplina in una scuola molto numerosa, e ciò secondo i principii della Metodica e della Pedagogia, non che della pratica esperienza. II. Dimostrare, avverso i superstiti contraddittori, la ragionevolezza ed utilità della preferenza da darsi al metodo sillabico sull'alfabeto nell'insegnamento della lettura e scrittura. III. Sono importanti gli esercizi di Ginnastica, e di canto Corale nelle scuole primarie, sotto il duplice rispetto dell'educazione fisica e dell'educazione morale degli allievi? IV. Come si educa il cuore, come la mente dei bambini negli asili, e nelle scuole primarie? V. Qual'è il miglior metodo didattico da seguirsi, affinchè in minor tempo possibile s' istruisca un maggior numero di allievi? VI. Come debba ordinarsi una nuova scuola, e come si riordina in un Comune una scuola già male organizzata e diretta ? INSEGNANTI che hanno sciolte le 6 tesi proposte col numero d'ordine successivo I. Albano - Longo - Figliola - Debernarda - Taranto - Bilancio - Capece Cecere - Lovati Bice - Veggiotti - Capobianco - Forzati II. Bertocci - Gaimari - Lamorte -Goffi - Tarulli-Mancinelli - Allamandola - D' Auria - Massari - Stizza - Decorsi - Ruggieri III Di Lorenzo - Montani - Ferraris - Abriola - Giuliani - Liccione - Matone - Pinto Francesco IV. Picerni - bochicchio - materi - Franga - Destefano - Zazzarini - Berardi - Guma - Merola - Desimone - Severino - Altomonti V. Derobertis - Caso Pasqualina - Roccheggiani - Lettieri - Lovati Mariannina - Pinto Pasquale - Caso Chiarina - Elodia Geuna - Abbate - Mancini - Bertucci VI. Boidi - Galvanin - Rivelli - Volpe - Fiore - Castronuovo - Messina - Nesi - Demartino - Pozzi TESI per la seconda riunione annuale delle Conferenze, giusta l'articolo 3.° del Regolamento annesso al Decreto del 29 Novembre 1866, proposte dal Regio Ispettore. I. Che cosa è una scuola primaria, considerata rispetto al Maestro, al discepolo, famiglia, al Comune, alla Patria? II. Quale influenza può efficacemente esercitare sul Maestro (o Maestra) lo studio del cuore umano fatto sui teneri suoi alunni, e quali su questi la vita ed i costumi di quello ? III. Due Metodisti vorrebbero, l'uno escludere dalle scuole i premi, l'altro i castighi di ogni specie. Chi dei due à ragione? IV. Nell'insegnamento della Religione, della Lingua e della Grammatica, non che dell'Aritmetica, quali sono i veri punti di partenza, e quale il procedimento metodico uniforme per ciascuna materia? V. L'unità di Metodo nelle scuole, oltre alla importanza didattica, racchiude forse qualche importanza sociale per noi? VI. Tipo d'una scuola primaria Italiana. ELENCO degl'Insegnanti intervenuti alle conferenze Circondario di Potenza Maestri 1 Campagna Michele-Istitutore nel Convitto Nazionale. 2 Matone Raffaele, Potenza 3 Mancinelli Giovanni, idem 4 Guma Saverio, Pignola 5 Bertocci Giuseppe, Tolve Tolve 6 Montani Domenico, Brindisi Brindisi 7 Destefano Antonio, Anzi Anzi 8 Capece Gennaro, Picerno 9 Tarulli Giuseppe, idem 10 Nesi Nicola, Vaglio 11 Picerni Vincenzo, Abriola 12 Cecere Luigi, Balvano 13 Materi Giuseppe, Albano 14 Pinto Franc., Campomaggiore 15 Galvanin Pietro, Avigliano 16 Bocchicchio Angelo, idem 17 Roccheggiani Nicola, idem 18 Rivelli Vincenzo, Castelmezzano 19 Longo Ang. Maria, Pietragalla 20 Messina Pasquale, Tito 21 Fiore Giuseppe, Ruoti 22 Demartino Teodosio, Cancellara 23 Ferraris Giuseppe, Armento 24 Abbate Giovanbattista, Trivigno 25 Stizza Giocondo, Salvia [oggi Savoia di Lucania ] 26 Forzati Onofrio, Vietri 27 De Orsi Vincenzo, idem 28 Giambrocono Franc., Potenza Maestre 1 Elodia Geuna, Potenza 2 De Lorenzo Filomena, idem 3 Bilancia Angela, idem 4 Abriola Luisa, Ruoti 5 Caso Chiarina, Acerenza 6 Caso Pasqualina, Pietragalla 7 Goffi Luigia, Avigliano 8 Volpe Angela, idem 9 Gaimari Cristina, Picerno 10 Berardi Filomena, Pignola 11 De Bernardo Domenica, Genzano 12 Merola Olimpia, Trivigno 13 Pozzi Eva, S. Angelo le Fratte 14 Desimoni Gerarda, Cancellara 15 Veggiotti Speranza, Albano 16 Severino Gabriela, Salvia [oggi Savoia di Lucania ] 17 Bertucci Maddalena, Genzano 18 Altomonte Fanti, Potenza 19 Bianchi Edvige, idem 20 Giannaneschi Rosa, Laurenzana Circondario di Melfi Maestri 1 Liccione Sebastiano, S. Fele 2 Derobertis Francesco, Atella 3 Massari Luigi, S. Fele 4 Farenga Federico, Muro Lucano 5 Pinto Pasquale, Idem 6 D'Auria Nicola, Ruvo del Monte 7 Giuliani Antonio, Castelgrande 8 Lamorte Franc., Ripacandida 9 Zazzarini Gius., Pescopagano 10 Lettieri Gioacchino, Rapone 11 Capobianco Giuseppe, Melfi 12 Mancini Nicola, idem Maestre 1 Lovati Bice, Atella 2 Ruggeri Colomba, Melfi Circondario di Matera Maestri 1 Boidi Filippo, Garaguso 2 Allamandola Giulio, Stigliano 3 Figliola Vincenzo, Gorgoglione Circondario di Lagonegro Maestri 1 Castronuovo Pasq., Cersosimo 2 Albano Pasquale, Moliterno 3 Taranto Carlo, Castelluccio superiore MAESTRI PRIVATI 1 Virgintino Giuseppe - circondario di Matera 2 Sassone Michele - idem 3 Volgare Canio - Melfi 4 Palmieri Gerardo - Potenza 5 Targiani Salvatore - Lagonegro 6 De Nozza Gabriele - Potenza ALLIEVI MAESTRI Circondario di Potenza 1 Delalla Giuseppe 2 Telesca Francesco 3 Grippo Canio 4 De Pietro Luciano 5 Greco Costantino 6 Marotta Nicola 7 Marotta Stanislao 8 Rossi Federico 9 Desantis Michele Circondario di Melfi 10 Orsi Costantino Circondario di Matera 11 Lagreca Giovanni 12 Rivelli Domenico 13 Romeo Maurizio 14 Magaldi Federico Provincia di Salerno 15 Laoria Achille RIASSUNTO Maestri del Circondario di Potenza ... n. 28 Maestre ... n. 20 Maestri del Circondario di Melfi ... n. 12 Maestre ... n.2 Maestri del Circondario di Matera ... n. 3 Maestre ... n.1 Maestri del Circondario di Lagonegro . n. 3 Numero complessivo degl'Insegnanti Pubblici 69 Più - Maestri privati 6 Allievi Maestri di 2° anno di corso 15 Totale degl'intervenuti 90 Potenza , 1° Aprile 1867. Il Regio Ispettore Presidente Prof. STOCCHI LUIGI . Il Segretario CAMPAGNA MICHELE Istitutore nel Convitto Nazionale.

Costantino Zappella

Relazione letta nel corso delle conferenze magistrali svoltosi a Melfi dal 21 al 28 settembre 1912 sul tema "Che cosa deve fare il maestro per assicurare l'assidua frequenza degli alunni alla scuola" Melfi , Tip. Di Antonio Liccione 1912

SIGNORI, Le lagnanze, che muovono i 60 mila maestri sparsi nelle popolose città e nei villaggi d' Italia , sono: che non tutti gli alunni obbligati frequentano la scuola; che il numero degli alunni frequenti alla fine dell'anno è molto inferiore a quello degl'iscritti; che molti alunni pur frequentando la scuola fanno molte assenze, per cui il numero dei promossi è relativamente scarso rispetto ai frequenti. Ciò vuol dire che molti alunni non s'iscrivono per nulla alla scuola, e formano la piaga dell'analfabetismo; molti altri l'abbandonano definitivamente durante l'anno scolastico, e molti altri infine colle numerose assenze non sono in grado di superare la prova finale. Tali inconvenienti sono rilevati non solo dai direttori didattici e dai regi ispettori scolastici nelle loro relazioni, ma altresì vengono confermati dalle statistiche. L'onorevole Callaini Luigi nella relazione sul bilancio della pubblica istruzione per l'anno 1912-913 afferma che nell'anno 1907-908 frequentarono le scuole pubbliche elementari 3.002.168 alunni, e le scuole private 148.081. Cifra notevole senza dubbio, dice il Relatore, ma insufficiente di fronte alla popolazione scolastica che ascende a circa 5 milioni di fanciulli. Considerando nel numero dei frequenti anche gli alunni delle scuole private, si ha una percentuale del 63%, cioè di 100 alunni obbligati, 63 frequentano le scuole e 37 non le frequentano. E calcolando dalle numerose scuole aperte in quest'ultimo quadriennio l'incremento della popolazione scolastica, si ha che la percentuale non ha potuto salire oltre il 67 o il 68 %. Nelle scuole di Melfi , nell'ultimo quinquennio, il numero dei frequenti rispetto agl' iscritti oscillò fra il 79 e l'84 %, ed il numero degli approvati tra il 45 ed il 65 %. In una delle scuole di Napoli oscillò fra il 73 e l'80% il numero dei frequenti, e fra il 45 ed il 65% il numero degli approvati. Zeni Carlo , Direttore generale didattico delle scuole di Alessandria , nella visita che fece nel maggio dell'anno scolastico 1908-909 alle scuole rurali, trovò che in alcune gli alunni presenti rappresentavano l'80% degl'iscritti, in altre il 60% ed in altre perfino il 50%. Ciò che lo Zeni dice per le scuole rurali di Alessandria si può anche dire, con poche variazioni, di tutte le scuole rurali d' Italia , tanto più che nelle campagne alessandrine la miseria non c'è come in moltissimi altri luoghi. Quali le cause di questo desolante spettacolo? Per gli alunni che non s'iscrivono alle scuole e per quelli che definitivamente l'abbandonano durante l'anno, le cause principali, se non uniche, sono due: mancanza di coscienza scolastica; condizioni economiche del luogo. Difatti la percentuale degl'iscritti rispetto agli obbligati è minore nelle regioni non troppo evolute, come la Calabria , la nostra Basilicata , la Sardegna , la Sicilia e parte dell' Abruzzo ; è maggiore in quelle più evolute, come il Piemonte , la Lombardia , l' Emilia , il Veneto , la Toscana . I genitori poveri, che possono ritrarre un utile dal lavoro dei loro figli, o non li mandano addirittura a scuola, oppure li fanno disertare con molta facilità per mandarli ad un' arte o ad un mestiere. E ciò è confermato dal fatto generale che nelle scuole maschili la percentuale che si assenta definitivamente è maggiore che nelle femminili; nelle scuole rurali e nei centri urbani di terza classe varia pochissimo tra le classi inferiori e le superiori, mentre nelle scuole delle città la percentuale delle scuole frequentate da alunni di 12 e più anni è di gran lunga superiore di quelle di alunni di un'età inferiore. «Ogni anno, nelle scuole di Milano , si lamenta il fatto che appena compiuti i 12 anni, molti alunni abbandonano la scuola qualunque sia la classe che frequentano per recarsi al lavoro, anche se mancano alcuni giorni al termine delle lezioni » ( Pecorini Aldo , Tra Scuola e Casa, pag. 24, Edizione Signorelli). Le ragioni sono chiare: generalmente il lavoro dei fanciulli è più proficuo di quello delle fanciulle; nei Comuni rurali possono a qualunque età essere adibiti ad un mestiere; nelle città, in cui si fa osservare la legge sul lavoro, debbono aspettare che completino i 12 anni. Per gli alunni poi che non frequentano assiduamente la scuola durante l'anno, senza però abbandonarla definitivamente, di cui è proprio oggetto il tema, le ragioni sono molteplici: alcune generali ed altre speciali; alcune dipendenti direttamente dall'insegnante ed altre non dipendenti direttamente; alcune intrinseche (direbbe qualche pedagogista) ed altre estrinseche dalla volontà dell'allievo. Le cause generali non dipendenti direttamente dall'insegnante sono: 1. Locali scolastici ed arredamento; 2. Coscienza pubblica scolastica; 3. Condizioni economiche delle famiglie; 4. Istituzioni sussidiarie. Le cause speciali, che dipendono direttamente dall'insegnante, sono: 1. Bontà del maestro; 2. Metodo; 3. Rapporto tra maestro e genitori; 4. Altri mezzi ed altre istituzioni sussidiarie. era regni Locali scolastici. = Fatta eccezione delle scuole delle principali città, come Torino , Genova , Milano , Venezia , Bologna , Firenze , e di altri paesi, i locali scolastici di tutta l' Italia non rispondono allo scopo. Poche sono le mediocri, molte le umide e malsane, pochissime le buone ed adatte, quasi nessuna rispondente alle esigenze igieniche e pedagogiche. L'articolo 346 della legge Casati , che in qualche modo facilitava ai Comuni la costruzione ed il mantenimento degli edifici scolastici per sussidi che ottenevano dalle Provincie, rimase completamente lettera morta. Nè l'altra pubblicata dal Governo fin dal 15 luglio 1900, che autorizzava la Cassa depositi e prestiti a concedere mutui ai Comuni per facilitare di molto la costruzione degli edifici scolastici, riuscì a scuoterne l'apatia. Che dire poi dell'arredamento? In moltissime scuole i banchi sono ancora preadamitici, a tre, a quattro, a cinque posti, dove gli alunni stanno insardellati. Le pareti o sono nude, sporche e polverose, oppure coperte da carte geografiche scolorite e ammuffite dall'umido. Dello stato miserando delle nostre scuole s'impressionò anche l'animo del sommo poeta Giovanni Pascoli . «Volete fare un monumento a Colombo? Fate una scuola, così egli scrive ai suoi concittadini di Berga. Fate una scuola, una almeno per ora, dove i bimbi dei nostri americani possano educarsi ed istruirsi e divenire simili a gli altri bimbi, figli degli americani veri, a quei bimbi così bravi, forti e gentili che i nostri emigrati guardano là, nella terra dell'esilio e del lavoro, con una stretta al cuore, pensando ai propri lontani che vanno treppicando coi zoccoletti a scuola in una stamberga». Con queste scuole e con questi arredamenti come si può pretendere che l'alunno le frequenti assiduamente? Chi oserà rimproverarlo o punirlo quando invece di entrare in quelle prigioni per restare pigiato fra i banchi e respirare aria mefitica, preferisce girare pel paese o sgambettare e fare capriole nei campi? La scuola per attirare il fanciullo dev'essere grande, ben aerata, soleggiata, con palestra coperta e scoperta per gli esercizi di ginnastica, con cortile per la ricreazione, giardino più o meno ampio per le lezioni di botanica, salone per la refezione e la ricreazione, sale da lavoro, sale da bagno. Le aule debbono essere abbellite da carte murali, da quadri di scene domestiche e campestri, da quadri di storia naturale, da carte geografiche e quadri storici e da un museo oggettivo. La scuola, dice Badaloni, dev' essere palestra, tempio, giardino, museo. E all'esterno? Chi viaggia nella Svizzera , dice Nisio Girolamo , può essere certo che nella città l'edifizio, il quale ha tra gli altri un prospetto monumentale e magnifico, e nei villaggi la casa più decente e meglio situata, è destinata all'istruzione del popolo (L'istruzione primaria e normale nella Esposizione nazionale svizzera del 1896 in Ginevra . ). «In quelle graziose e ridenti città della libera Elvezia, soggiunge l'Ispettore Ciarla Guglielmo , veramente l'edifizio scolastico rappresenta il monumento moderno più grandioso e più imponente». Con questa specie di edifizi gli alunni divengono più assidui, più docili, più affezionati alla scuola, più attenti al loro dovere. «Tempo verrà, disse Nasi Nunzio nel 1903, che in ogni comune non manchi un altro grande edifizio, simbolo e centro della società civile, augurio di ogni fortuna per la Patria, segno evidente della sua missione, forma più bella e simpatica del lavoro umano da scorgersi e distinguersi subito fra le altre: l'edifizio scolastico». Ed io aggiungo che questo ben augurato giorno verrà subito, sia perchè la legge Credaro , oltre ad aver facilitato di molto il compito ai Comuni per ciò che riguarda la spesa, li ha resi obbligatori, e sia perchè il Governo non può più far da sordo ai gridi di protesta di milioni di padri che domandano: Che fate della salute dei nostri figli? Perchè li fate ancora stare in quei luoghi d'infezione che sono lo mediocre e le pessime aule scolastiche? Non vedete a quanti mali vanno soggetti i nostri fanciulli? Non leggete le risultanze dei medici e degl'igienisti, che fanno inorridire quando affermano che le malattie che affliggono i nostri bambini, come la miopia, l'anemia, la deviazione della spina dorsale, la nevrastenia e l'incremento alla tubercolosi si debbono in massima parte alla scuola ed agli arredamenti ? Coscienza pubblica scolastica . In Italia , è doloroso il dirlo, non s'è ancora formata una coscienza pubblica scolastica. È vero che da un decennio a questa parte, per le ripetute conferenze pedagogiche, per i continui congressi magistrali,vper la propaganda fatta da veri apostoli dell'istruzione, per le leggi ed i regolamenti che si sono pubblicati, per i provvedimenti speciali presi pel Mezzogiorno e per la nostra Basilicata , molto cammino s'è fatto, ma molto resta ancora a fare. «La famiglia non ha ancora un concetto esatto della scuola. Essa non è ancora consapevole dell'importanza del sapere e considera l'istruzione, anche quando invia i figli a scuola, non già come una ineluttabile necessità, un dovere di tutti, ma come un lusso, un di più di cui si può fare benissimo senza» ( Pecorini Aldo , Tra scuola e casa). In molte città e in moltissimi paesi, specialmente del Mezzogiorno, la scuola è l'ultimo pensiero, ed è considerata soltanto come un luogo di ricovero durante le giornate rigide dell'inverno, o quelle piovose di altre stagioni. Ora urge che questa coscienza si formi, cioè che le famiglie si convincano dell'opera amorosa del maestro e degli sforzi che fa perchè i loro figliuoli divengano buoni, amorevoli ed ottimi cittadini. È necessario perciò una maggiore propaganda; una propaganda che sia rivolta non ai soli maestri, ma al popolo; che si faccia non dai soli giornali didattici, ma anche dai politici; non dai soli organi professionali, ma dalle organizzazioni operaie, dalle associazioni di qualunque natura, promovendo e favorendo utile diffusione di opuscoli, di conferenze e di congressi pubblici. Ed a questo riguardo una sincera lode sento di dover tributare a S. E. Credaro per aver indette le presenti conferenze che sono una vera propaganda in pro della scuola e dei maestri. E con animo lieto debbo anche aggiungere che quest'anno quasi tutta la stampa politica (ed in modo speciale il «Giornale d'Italia » il «Mattino» e la «Tribuna ») prende viva parte a tutti i dibattiti scolastici. Condizioni economiche delle famiglie. - Questo fattore che è, come ho detto, la causa principale per cui gli alunni o non s'iscrivono alla scuola o l'abbandonano completamente durante l'anno, è una delle tante cause per quelli che fanno delle numerose assenze. Come si può pretendere che un fanciullo scalzo si rechi a scuola quando c'è la neve? Come può venire a scuola nelle giornate rigidissime d'inverno un fanciullo vestito d'està? Come si può pretendere che un fanciullo, il quale non ha potuto ottenere la colezione, si rechi a scuola? Come si può pretendere che un genitore povero, che deve mandare il carro alla stazione, o l'asino in campagna, o la mucca a pascolare, o portare il pane ai clienti, non adibisca il proprio figliuolo anzi che spendere soldi che non ha? Quante volte, alcuni giorni prima delle feste importanti, gli alunni poveri si assentano perchè debbono guadagnare i pochi soldi promessi dai capi di bottega, dove essi apprendono i mestieri? Quante volte, nelle scuole rurali specialmente, durante l'epoca dei lavori campestri di una certa importanza, le scuole restano spopolate perchè gli alunni aiutano le loro famiglie? E che dire poi di quelli che hanno l'eroismo di frequentarle? Si resta spiacevolmente impressionati, dice l'Ispettore Ciarla Guglielmo , dello stato miserando dei poveri alunni: i vestiti a brandelli, le guance pallide, i corpicini stecchiti. Più del pane dell'intelligenza, essi avrebbero bisogno del pane dello stomaco. Per rimediare a questo inconveniente è necessario che vengano in aiuto le Istituzioni sussidiarie. = La legge del 15 luglio 1877 (dopo la prima sull'istruzione pubblica del 13 novembre 1859) che sanciva l'obbligo della frequenza, dava alla scuola un notevole impulso, ricordando agli Italiani come l'istruzione sia una necessità per un popolo che voglia far seguire il riscatto morale a quello politico. Però non raggiunse il fine che il legislatore s'era proposto per molte e complesse ragioni, e specialmente perchè non aveva badato alla questione economica della massima parte della popolazione italiana. «Oramai è scientificamente provato l'unità delle forze fisiche e delle forze mentali; identiche sono le ceneri sia nella fatica muscolare, sia in quella cerebrale; nell'una e nell'altra vi è sempre consumo di forza nervosa. È un delitto perpetrato a danno della razza umana quello di costringere i miseri fanciulli giacenti nell' inopia continuare a tormentare il cervello per avere lampi d'intelligenza, che consumano più sollecitamente le scarse energie del corpo infiacchito. Se non alimentiamo col nutrimento necessario il calore indispensabile al funzionamento della macchina umana, noi avremmo l'esaurimento precoce dell'organismo; in tal caso è opera più generosa chiudere le scuole e far vivere i miseri figli del popolo nelle strade e nei campi » (ZENO, insegnamento pratico, pag. 205-6). Il censimento dell'anno 1881, avendo accertato che nel nostro paese esistevano in media 62 analfabeti per 100 abitanti da sei anni compiuti in su, fece capire che la legge restava lettera morta non ostante le pene comminate. I filantropi si commossero e pensarono di venire in aiuto alla gente povera anche economicamente colla distribuzione di libri, quaderni, abiti, scarpe e cibo; e contemporaneamente per non far stare gli scolari nelle strade pensarono di tenerli occupati prima e dopo la scuola. Quindi a Milano sorsero i conservatorî per la puerizia, gli asili rurali, gli educatori e la cura climatica gratuita ; a Roma gli educatori, la pia opera degli ospizi climatici in collina; a Torino le colonie alpine, gli educatori, le stazioni scolastiche estive; a Napoli l'Istituto Casanova pei fanciulli usciti dall'Asilo, l'Istituto Pio Suor Orsola Benincasa, l'Associazione Democratica, il Ricreatorio intitolato « Garibaldi Giuseppe e Caracciolo Francesco ». E il Governo? Il Governo in un primo momento parve ridestarsi, ma passato poco tempo tutto rimase come prima. Se era sollecito a votare nuove spese per migliorare altri servizi dello Stato, inforcava le lenti dell'avaro quando guardava la povera scuola elementare. L' Italia , la vantata maestra delle genti, continuò ad adagiarsi neghittosa sull'ultimo gradino nella. scala dell'istruzione dei popoli progrediti (Nella leva di terra del 1901, sopra ogni 100 coscritti, la Svizzera dava di analfabeti 0,05, la Germania 0,19, l' Olanda 2,30, la Francia 4,32, il Belgio 12,38 e l' Italia 32,61. ). Ma, quando una gloria della nostra Provincia, il compianto Emanuele Gianturco , andò a reggere le sorti della pubblica istruzione, il suo primo pensiero lo rivolse alla scuola elementare, e con circolare dell'8 aprile 1897 raccomandò la istituzione dei Patronati a pro dei fanciulli poveri. Tutte le città e molti paesi risposero all' invito, e Melfi fondò anche nel 1898, per opera del defunto Ispettore scolastico D'Amico, il Patronato Scolastico per fornire agli alunni poveri libri, quaderni, abiti, calzature. Poi nell'anno scolastico 1901-902 fu data anche la refezione calda nei mesi d'inverno a più di 70 alunni. E mentre in tutta l' Italia ferveva il movimento in pro della scuola, venne opportunamente la legge Orlando del 1904, che ne ribadì l'obbligo, estendendolo a tutte le classi nei Comuni dove esistevano. E per ottenere l'adempimento, da una parte comminò altre pene e dall' altra assicurò il concorso del Governo nella spesa e la beneficenza comunale e privata. Migliorò ed aumentò di 3 mila il numero delle scuole serali e festive, istituì la 6a classe, e dette due finalità alla scuola primaria col termine in 4a classe, cioè preparazione alle scuole medie e istruzione popolare. Questa legge conseguì migliori effetti di quella del 1877, sia perchè le condizioni economiche dell' Italia erano migliorate, e sia perchè i nostri lavoratori, avendo fuori della Patria imparato ad apprezzare il valore dell'istruzione, ora inculcano alle loro famiglie di far frequentare le scuole ai propri figliuoli. Essendosi poi fondati in altre città i ricreatori, Melfi non volle essere ultima nella gara generosa, e il 15 febbraio del 1908 il Consiglio d'Amministrazione del Patronato, incoraggiato dall' Ispettore del tempo e dal Direttore didattico signor Colucci Alfonso , fece aprire un ricreatorio, che era stato ideato fin da quando nel 1898 era avvenuta la fondazione del Patronato. In tale anno non solo si dette agli alunni poveri la refezione nei mesi invernali, ma si distribuirono libri, abiti, scarpe e si fece funzionare il ricreatorio nei giorni feriali e festivi con l'assistenza di tutti i maestri per turno. Tale istituzione ebbe poi nuova vita e maggior vigore nell'anno scolastico 1909-10 per opera dell' Ispettore scolastico signor Ciarla Guglielmo e del Direttore didattico signor Bergamasco Michele . Si istituì anche la fanfara con abito e berretto uniforme; si somministrò agli alunni poveri la refezione, ed il ricreatorio, per unità d'indirizzo, di responsabilità e di andamento, fu affidato al collega Franciosa , il quale vi attese con zelo ed assiduità. L'anno testè decorso poi, il ricreatorio, affidato nuovamente al collega Franciosa , si è messo alla pari di quelli delle principali città d' Italia . Questa benefica istituzione fece aumentare il numero degli alunni riguardo alla iscrizione, alla frequenza ed agli approvati. Difatti, mentre nel 1906-907 il numero degli iscritti era di 993 coll'80%, di frequenti ed il 50% di approvati, nel 1907-908 il numero degl'iscritti sali a 1190 coll' 81 % di frequenti ed il 53% di approvati, nel 1908-909 il numero degl'iscritti fu di 1275 coll' 84% di frequenti ed il 58% di approvati, e nel 1909-10 e 1910-11 il numero degli iscritti salì a 1286. Ed ora esamino le cause che dipendono direttamente dal maestro. Prima fra esse parmi che sia la Bontà del maestro. = Chi era costui ? «In altri tempi, diceva la insigne pedagogista Pape-Carpantier Marie , viveva un uomo, un tipo ridicolo e temuto, che si chiamava il maestro di scuola. Quest'uomo, motteggiato da tutti, era meritevole della sua sorte, perchè era colpevole di un gran delitto: non amava punto i fanciulli. Egli era il mercenario delle famiglie, il gran sacerdote delle vecchie pratiche, il tormentator giurato dei ragazzi. Egli faceva le lezioni di cose col bavaglio, la lingua rossa, il vestito di penitenza e l'obbrobriosa testa d'asino. Egli pretendeva coll'aiuto della sua sferza di assoggettare quelle anime ingenue, create da Dio per le espansioni libere e naturali della loro età; voleva tenere imprigionati quei giovani spiriti, che Dio spinge per tutte le vie in cerca del vero; e si compiaceva dell'opera sua quando era giunto ad infondere il timore dove era necessario l'affetto, il disprezzo dove era necessario il rispetto. Quest'uomo ora è morto, è propriamente morto, Dio abbia pietà dell'anima sua» (Conferenza fatta nel 1867 alla Sorbona di Parigi .). Ed il nuovo maestro? Il sommo poeta Giovanni Pascoli chiama il maestro il cittadino che sente d'avere con la città più intimo nesso di cittadinanza; l'uomo in cui è più di umanità. E poi esclama: Fossi io stato e fossi anche tuttora maestro! Il buon De Amicis nel suo prezioso libro: Cuore fa dire da un padre al figlio : «Rispetta, ama il tuo maestro, figliuolo! Amalo perchè tuo padre lo ama e lo rispetta, perchè egli consacra la vita a tanti ragazzi che lo dimenticheranno; amalo perchè ti apre e t'illumina la intelligenza e ti educa l'animo. I maestri sono come i padri intellettuali dei milioni di ragazzi che crescono con te. Amalo sempre. E pronuncia sempre con riverenza questo nome maestro che dopo quello di padre, è il più nobile, il più dolce nome che possa dare un uomo ad un altro uomo». Oh! quanto diverso il nuovo dal vecchio maestro! Se il buon maestro fa buoni gli alunni, l'amore è il primo elemento che si richiede in fatto d'educazione. Senza di esso si può essere abili e bravi fin che si vuole, vi sarà antinomia, non armonia tra il fine dell'educatore e gli effetti dell'opera sua. Un insigne prelato francese disse: Il fanciullo è un uomo che rinasce, la patria che si perpetua, il rinnovamento dell'umanità nel suo fiore. Non è vero che per influire sul fanciullo, per vedere dentro nell'anima di lui bisogna amarlo e sentire la felicità di essere amato? State dinanzi ad un fanciullo, ammonisce il Tommaseo , come dinanzi ad un angelo con riverenza lieta. «Il mezzo migliore per rendere affettuoso il fanciullo, dice il Compayré , è quello di essere affettuoso con lui. L'amore nasce dall'amore, l'anima s'apre e s'abbandona all'affezione che le si dimostra. Circondato da persone buone, miti, benevoli, avvezzato ad essere obbietto d'indulgenza e di amore, il fanciullo diverrà naturalmente mite e dolce. La bontà di cui avrà provato gli effetti, imparerà a sentirla». Il maestro dev'essere buono, affettuoso, gioviale; deve ispirare fiducia ed acquistare autorità, essere loro d'esempio affinchè si rispecchino in lui. L'esempio è tutto. La maggior parte degli uomini, dice Plutarco , senz'avvedersene prende impressione dai costumi e dalla vita altrui. E poichè il fanciullo per sua natura è inclinato ad imitare, gli saranno di guida gli esempi del suo maestro. L'esempio! l'esempio! gridava Rousseau . Senza di esso non si riuscirà mai a nulla coi fanciulli. Gli educatori, senza dirlo, debbono far comprendere agli alunni che essi sono i modelli. Quindi condotta irreprensibile in tutti i loro atti fuori la scuola, puntualità nel recarsi a scuola, pulizia nella persona e nelle vesti; nella scuola poi animo placido, coscienza di saper regolare le parole, gentilezza di modi, parola amorevole e persuasiva per ottenere la disciplina, che non si può ottenere con la paura, le grida o a suon di nerbo. L'educatore dev' essere cauto nel minacciare, ma fatta la minaccia, guai se non la mette in pratica: la sua autorità è in pericolo. Scrive Spencer Herbert : Uno dei più gravi errori che si commette nell'educazione è quello di non essere coerenti. Quando l'insegnante si presenta la prima volta a scuola, deve fare in modo da lasciare di sè la migliore impressione. Un vestito pulito, non ricercato, uno sguardo che ispiri benevolenza, amorevolezza, fermezza, serenità, una voce insinuante, carezzevole, armoniosa, sono le doti estrinseche che devono accompagnare il maestro. Per la scuola materna (1 e 2 classe) il maestro deve fare le veci della madre o della maestra dell'asilo, dalla quale il bambino s'è distaccato pochi momenti prima. L'amore dev'essere affetto, pazienza, bontà, dolcezza inalterabile. Per la scuola elementare (3 e 4) e popolare (5a e 6a) l'amore dev'essere conversazione geniale, familiare, allegra, che interessi tutti i suoi alunni, che dimostri la vasta cultura del maestro (e questo in modo speciale per le classi popolari) dalle quali trasparisce il grande affetto che ha per loro, il suo vivo desiderio di migliorarli, di elevarli, di renderli più uomini. Quando l'insegnante possiede tali requisiti, oh! come si rende attraente la scuola, oh! come l'alunno fa di tutto per andare anche quando potrebbe assentarsi ! Il maestro Colombi, descrittoci dell'Ispettore scolastico signor Capucci Giuseppe nei suoi Profili di educatori , è proprio il maestro modello in quanto a bontà. Aveva, dice il dotto Ispettore, più di tutto passione alla scuola ed una grande bontà di cuore, per la quale attendeva al suo ufficio con tutta l'anima, con la religiosità di un apostolato. Non aveva ripetenti nella sua classe. Dei trentasei alunni iscritti ne mancava uno nel giorno della ispezione. Ma dopo pochi momenti la porta della scuola s'aperse e comparve una donna che menava seco un fanciullo tutto avvolto in uno scialle. Era la madre con l'alunno ammalato, che mancava. Disse che non aveva potuto persuaderlo a restare ancora un giorno in casa da che aveva saputo che c'era il dispettore. Quanto ammaestramento in questo episodio! Alle doti del cuore bisogna che il maestro aggiunga quelle della mente e dell' intelligenza, bisogna in una parola accoppiare il Metodo . Il maestro nella scuola dev'essere artista, poichè è il valore didattico quello che lo trasporta nel terreno dell'arte, quello cioè di saper tradurre la teoria in pratica, il pensiero in azione. E poichè la pedagogia e l'educazione mirano allo svolgimento delle energie umane, il suo ufficio è quello che l'alunno eserciti queste energie a norma delle leggi stabilite: che ecciti e stimoli le energie nel caso che le trovi sopite ed inerti, che le moderi e le temperi nel caso di eccesso, che le diriga semplicemente se le trovi attive. E perchè consegua il fine, è uopo che egli segua il metodo naturale, fisiologico, quel metodo cioè che Socrate e Platone usavano quattrocento anni avanti Cristo, e nel secolo testè decorso il Pestalozzi Johann Heinrich , il Fröbel Friedrich , il P. Girard Jean-Baptiste e molti altri. Questo metodo voi, o colleghi, lo sapete - non fa che applicare lo spirito all'azione dei fatti giornalieri, perchè parte dal principio che il bimbo prende cognizione di ciò che lo circonda per mezzo dei sensi, i quali sono per così dire le porte e le finestre per le quali le nozioni del mondo visibile penetrano nella mente di lui per fornire al suo spirito le sostanze delle idee, e congiunge i diversi insegnamenti intellettuali e morali in quella forma amabile, piacevole e familiare che ha ricevuto il nome di Lezione di cose. I principi e le regole di questa lezione sono quelli stessi dell'intelligenza umana, perchè infine i fanciulli non sono che piccoli uomini; e il metodo naturale segue nelle sue dimostrazioni la stessa via che l'anima segue nelle sue percezioni. Orbene, ciò richiede che il maestro si trasfonda negli allievi, si associ ad essi per ben disporli a ricevere l'insegnamento che deve loro impartire, che si renda accessibile all' animo dei fanciulli, e con la molteplicità dei mezzi penetrare nei recessi del cuore e colpire con sensazioni la loro immaginazione, senza però che abusi della loro attività. Ciò però richiede da parte del maestro vocazione, vasta cultura, un lavoro assiduo, un'attenzione forte, e molte pene fisiche e morali. Ma che perciò? La scuola è il suo campo di azione, il suo campo di battaglia; egli, incalzato dall'amore dei suoi bimbi, inventa la manovra e lotta; bisogna però che egli sia bravo. L'insegnamento non è efficace se il maestro non concorre a dare vita alla scuola. Il fanciullo subisce, senza saperlo, la sua influenza, si sente avvinto a lui se saprà dare attrattive al suo insegnamento e lasciare un campo conveniente alla espansione dell'animo dei suoi discepoli. La scuola diviene tortura se l'insegnante non permette ai fanciulli di mettere del loro e d'ingegnarsi al proprio sviluppo. Il mantenimento della disciplina e dell'attenzione in una classe consiste nella scelta del lavoro e degli esercizi, nel passaggio naturale da un esercizio all' altro, nel concatenamento e nell'attrattiva dello stesso lavoro, e non in quella immobilità paurosa che qua e là si osserva. Nell'insegnamento elementare si devono tener di mira i bisogni della vita, ed il maestro deve adattare il suo conforme alla natura dei suoi piccoli ascoltatori. Egli deve cercare di dare una educazione in armonia coi diversi gradi dello sviluppo per i quali passa il fanciullo e abituarli allo studio e alla riflessione col mezzo delle conversazioni, che sieno sempre alla portata dell'intelligenza dei discepoli, e che trattino di cose sensibili, di fatti, di ciò che si vede, di ciò che si desidera, di ciò che si descrive, di ciò che si tocca, di ciò che si pesa, che si misura, poichè la prima educazione è quella che lascia nell'uomo le tracce più profonde. Così, solo così, alla scuola accorreranno i nostri bimbi per cercarvi il nutrimento della mente e la gentilezza del cuore. Rapporto tra maestro e genitori. = In Italia la famiglia non ha ancora un concetto esatto della scuola. Il maestro è una persona pagata, bene o male, poco importa, ma pagata per fare un dato dovere. Egli lo deve saper fare, e nel miglior modo, senza che a lui ne vengano i consigli degli altri, indipendentemente da ogni aiuto. La famiglia quindi non è persuasa, neppure se espressamente richiesta, dell'importanza di facilitare il compito al maestro, nè si sente così legata a lui da assecondarlo nei suoi sforzi al fine di raggiungere sicuramente lo scopo comune, il miglioramento dello scolaro, nè comprende che a vantaggio di questi è utile che l'insegnante sappia subito come regolarsi. Pel buon andamento della scuola e affinchè il maestro ottenga la frequenza degli alunni, è necessario il continuo contatto del maestro coi genitori; è necessario che essi sappiano non solo cosa fa e cosa non fa, ma quando va e quando non va a scuola il loro figliuolo, e che lo incoraggino e lo castighino secondo i casi, perchè ove non arriva l'autorità morale e l'affetto del maestro, assai e molto spesso può l'autorità e l'affetto del padre; ed è poi in ogni caso onnipotente l'affetto prodotto dalla concordia, dall'intesa amichevole tra maestro e famiglia. Che cosa deve fare il maestro per ottenere questo? Con le leggi e coi regolamenti è impossibile. Quindi al principio dell'anno scolastico il maestro deve procurare che il padre o la madre presenti l'alunno a scuola; chiedere loro tutte le notizie del bambino, cioè tendenze, modo di comportarsi in famiglia, studio, rispetto verso i genitori, le persone di famiglia e gli estranei, avvertendoli del dovere che hanno di cooperare attivamente per lo studio, la frequenza e la puntualità del bambino e raccomandando di recarsi di quando in quando alla scuola per prendere notizie del figliuolo e sopratutto di tener conto di quelle che egli verrà loro comunicando. Se si arrivasse a far prendere ai genitori tali abitudini, se ogni assenza fosse puntualmente.e con sincerità giustificata, il fanciullo certamente non marinerebbe la scuola per recarsi a giocare coi compagni in siti lontani. Questo mezzo per ottenere la frequenza è stato anche riconosciuto da S. E. Credaro , il quale, nella discussione del bilancio 1912-913 della pubblica istruzione, affermò: È stato sempre mio proposito stabilire i più cordiali rapporti tra la scuola e la famiglia, e al quale scopo ho istituiti con ottimi risultati i comitati dei padri di famiglia. Altri mezzi ed altre istituzioni sussidiarie. = Esse si possono ridurre ai seguenti: a) Mezzi disciplinari; b) Passeggiate scolastiche e lavoro manuale; c) Risparmio e mutualità; d) Bibliotechine scolastiche. a) Mezzi disciplinari. - Per le scuole di Napoli il Direttore Petrillo consigliò il rapportino, sul quale il maestro dovrebbe ogni giorno segnare i punti di condotta e di studio, come pure il ritardo ed altre mancanze. Oltre il rapportino vorrebbe due cornici: una dorata nella quale si noterebbe mensilmente il nome degli allievi che si fanno ammirare per zelo, assiduità e nettezza, ed una nera, nella quale si scriverebbero i nomi di quelli che si fanno notare per assenze, ritardi, cattiva condotta. Suggerisce anche il premio ai migliori alunni: premio che consisterebbe in medaglie, libri, abiti agli alunni delle scuole diurne, e libretti postali agli alunni delle scuole serali. Questi mezzi non fanno raggiungere lo scopo, perchè se momentaneamente impressionano fino ad un certo punto l'animo degli alunni, lo lasciano poi indifferente, senza dire che possono creare odio tra alunni ed alunni, eccitando vanità negli uni ed invidia negli altri. Se si volesse stare strettamente allo scopo dell'educazione, che è quello di fare amare il bene per il bene e far odiare il male perchè è male, non vi dovrebbero essere nè lodi, nè premi e nè castighi. Ma volendo farne uso, sempre per ciò che riguarda l'assidua frequenza, è bene che si diano con ponderazione, con calma, con imparzialità e senza abusarne, tenendo conto dell'indole dell'alunno. Dalla lunga esperienza di maestro sono convinto, non ostante il parere contrario di pedagogisti insigni, che le lodi devono essere poche, i premi pochissimi: nomina di capo squadra coglitore di quaderni incarichi per la pulizia, e non al di là di un libro educativo in circostanze e i castighi rarissimi, e non più in là di mettere l'alunno separato dai compagni nella stessa aula per poco tempo, oppure di non prendere parte ai giuochi che si fanno nel tempo della ricreazione. Anzi debbo dire che con gl'incarichi dati, coll'aver fatto cioè comprendere al fanciullo che è buono a qualche cosa, ho ottenuto la puntualità all'ingresso della scuola e la frequenza da alcuni alunni che principiavano a venir tardi o mancavano qualche giorno. Ma quando il maestro colla bontà d'animo e col metodo si farà amare dagli alunni, non arriverà mai alle punizioni, salvo in casi rarissimi e con una certa specie di alunni. b) Passeggiate scolastiche e lavoro manuale. - Le istruzioni annesse agli ultimi programmi giustamente dicono che troppo visse fin qui la scuola fra le quattro pareti di un'aula, e troppo essa limitò l'ufficio suo a un gretto meccanismo di orari e di compiti. Esse perciò raccomandano le escursioni come un potente mezzo educativo. Ed io aggiungo che, oltre ad essere mezzo educativo, è anche mezzo per rendere più attraente la scuola. Le passeggiate scolastiche piacciono immensamente agli scolari che hanno bisogno di aria, di moto e di svago, e perciò influiscono sulla maggiore assiduità se vengono fatte di frequente. Per la scuola materna però devono farsi per lo sviluppo fisico, e quindi fuori il paese all' aria pura e fresca, in mezzo ai campi verdi e fioriti, o vicino al mare. Per la scuola elementare alcune in campagna per lo sviluppo fisico e contemporaneamente per fine scientifico, cioè raccolta di qualche minerale, di qualche pianta, di qualche insetto, visita di qualche miniera, osservazione di qualche cascata di fiume, del porto, se la città è marittima, lezione di geografia sui punti cardinali; ed altre in paese. per osservare un monumento, qualche chiesa importante, un castello, una porta antica per rievocarne i ricordi storici. Per la scuola popolare poi qualcuna in campagna per lo sviluppo fisico e fine scientifico, e le altre per visitare officine, fabbriche, opifici, miniere, musei, allevamenti razionali di animali, campi ben coltivati ecc. Anche il lavoro manuale è un mezzo per allettare gli alunni alla scuola e renderli più assidui. Tutti i fanciulli, scrive il De Dominicis Saverio Fausto , cercano di stabilire movimenti di coordinazione tra la mano e l'occhio, mediante speciali lavori delle loro mani. È una vera spontaneità educativa: tutti i fanciulli sono naturalmente costruttori ed operai. Al lavoro manuale deve unirsi il disegno, che reso obbligatorio dai programmi approvati con R. Decreto 29 gennaio 1905, per le classi 3, 4, 5 e 6, piace immensamente ai bambini. Se apriamo un quaderno, vediamo degli sgorbi, che sono pel bambino i primi saggi di disegno; se apriamo i libri, vediamo le illustrazioni colorate in rosso, verde, bleu, che sono i primi saggi di pittura. Quindi tanto il lavoro manuale quanto il disegno sono materie necessarie alla scuola, perchè senza di esse la scuola non seguirebbe la spontaneità educativa e sono un mezzo per renderla più assiduamente frequentata. Questi esercizi però possono iniziarsi nella 3a classe con figure geometriche piane come sussidio all'insegnamento di aritmetica; e in 4a con tutte le figure geometriche piane e solide, anche come sussidio all'insegnamento dell'aritmetica e della geometria. Nella 5a e 6a poi devono avere un largo sviluppo per coltivare il gusto estetico, senza preparazione a questo o quel mestiere, devono essere insomma, come bellamente dice il De Dominicis Saverio Fausto , la grammatica del lavoro. Nelle scuole femminili poi, l'indirizzo del disegno e del lavoro manuale dev'essere rivolto a scopo di istruire le alunne nella cucitura e nel taglio, affinchè le scuole elementari si accostino di più alle famiglie. c) Risparmio e mutualità. La benefica istituzione della Mutualità scolastica, sorta in Francia e diffusasi in Italia per opera principalmente del Prof. Stoppoloni Aurelio , mentre fa acquistare all'alunno la preziosa abitudine del risparmio, stringe maggiormente i vincoli di solidarietà tra alunni ed alunni, che sarà poi la base di solidarietà tra uomini ed uomini. Un alunno con dieci centesimi la settimana, dopo quattro settimane della sua iscrizione, e dopo quattro giorni di malattia, ha dritto ad un sussidio giornaliero di lire 0,50 per tre mesi e di lire 0,25 per altri tre mesi. Pagando per quattordici anni consecutivi, dal 6° al 12° anno, dal 7° al 21° ecc., il socio, se operaio, viene iscritto alla Cassa Nazionale di Previdenza, se professionista od agiato al Banco Assicurazioni Popolari della Cassa medesima, e la Mutualità scolastica italiana provvederà a pagare di proprio per assicurare una rendita vitalizia od una pensione al socio all'età di 55 o 60 anni. Come si vede, è un'associazione di mutuo soccorso e di previdenza insieme, eminentemente educativa, la quale stringe in un ampio amplesso di amor fraterno tutti i fanciulli d' Italia , e quale madre tenera e provvida s'interessa di loro nel presente e nell'avvenire. Questa istituzione deve, se è possibile, iniziarsi in 3a o in 4a classe, ma deve avere sviluppo in 5 e 6a. Ma si potrebbe obbiettare: E gli alunni poveri? Per essi potrebbe venire in aiuto il Patronato coll'assegnare una somma da servire per le rate settimanali agli alunni che si distinguono per assiduità ed amore allo studio. E con ciò mentre si verrebbe ad assicurare per alcuni l'assidua frequenza alla scuola, si invertirebbe il premio per uno scopo avente il vincolo di fratellanza. Anche Melfi ha risposto al nobile appello della Mutualità scolastica italiana iniziando tale istituzione a seguito di una circolare inviata dal Direttore didattico sin dal 20 dicembre 1909. d) Bibliotechine scolastiche. La lettura nelle scuole elementari è mezzo per ingentilire, educare e apprendere tante svariate cognizioni. Per gli adulti poi è mezzo per migliorare la propria cultura, per conoscere gli uomini, per regolare la propria condotta, per imparare a vivere, per procurare a loro stessi godimenti intellettuali e morali. Il maestro perciò fin dalla tenera età deve fare acquistare l'abito della lettura, sia perchè l'alunno possa sempre frequentare la scuola assiduamente, e sia perchè quando l'avrà abbandonata continui sempre in questa lodevole abitudine. Per ottenere ciò è mestieri che il maestro si adoperi ad istituire nella propria classe una piccola bibliotechina scolastica adatta alla capacità della scolaresca. Per la 1a e 2a saranno libretti di brevi raccontini morali; per la 3a e 4a libri che parlano degli usi e costumi del proprio paese, di viaggi, di raccontini storici e morali; per la 5 e 6a monografie storiche, descrizioni di viaggi, biografie di uomini che colla forza del lavoro e della volontà si sono innalzati ai più alti gradi della civiltà e della ricchezza. In questo modo il maestro avrà assicurato alla scuola maggiore frequenza e avrà anche fatto eco alla circolare di S. E. Credaro, Luigi del 26 luglio 1911, che raccomanda caldamente la istituzione di tali bibliotechine. E a questo riguardo una lode vada alla benemerita Ditta Bemporad, che ha creduto doveroso contribuire all'attuazione di tale progetto, portando la innovazione di aprire un fido a tutti gl'insegnanti d' Italia con riduzioni sui prezzi e con pagamenti rateali fino a 10 mesi. Ed ora un'ultima parola sulle cause intrinseche dei bambini, che influiscono sull'assiduità. Tali cause dipendono da disposizioni preesistenti che indeboliscono il fisico, l'intelligenza, la volontà, oppure da tendenze patologiche che rendono impossibile la comprensione e l'effettuazione della legge morale. Per le prime l'opera amorevole e paziente del maestro unita a quella dei genitori, e le istituzioni sussidiarie possono in qualche modo rimediare, ma per le seconde nulla può la scuola elementare. Ovunque è agglomero umano - dice Enrico Ferri - ivi è fermentazione e putrefazione umana. Il maggior numero dei delinquenti - afferma Ferriani Lino - è dato da coloro ai quali mancò presto o tardi il mezzo primo di sussistenza. Fra la povera gente - scrive Turati Filippo nessuno è sicuro di non avere dei delinquenti tra i propri figli. I fanciulli di individui cresciuti in tali ambienti, che non sono rari, nascono portando il marchio della loro origine, e crescono non solo deboli di mente e di corpo, ma coll'animo depravato da tutto quello che li attornia, che vedono, che sentono, che sono spinti a fare. Per questi fanciulli occorrono perciò metodi, orari, programmi, mezzi speciali disciplinari adatti ai diversi momenti e alle diverse infermità; e perchè non sieno di esempio ai normali è necessario che essi frequentino scuole speciali rette da maestri specialisti. Disgraziatamente però in Italia mancano ancora queste scuole. Vi sono, è vero, per i discoli i riformatori e le case di correzione; ma non rispondono allo scopo, perchè invece di correggerli li fanno diventare più astuti e più bricconi. La filantropia e l'iniziativa privata hanno fondato già a Milano , a Genova ed in altre città alcuni Istituti che rispondono in qualche modo allo scopo; ma per arrivare fin dove è necessario occorre l'opera del Governo. Tali scuole dovrebbero istituirsi in tutte le città, con sani criteri psicologici, allo scopo di migliorare i poveri ed infelici bambini di corpo e di spirito per renderli capaci di vivere in modo meno indegno, meno abbietto, più onesto e soddisfacente. Quindi conchiudendo, perchè si possa ottenere l'assidua frequenza degli alunni alla scuola, è necessario: 1. Che la legge Credaro, Luigi del 4 gennaio 1911, per ciò che riguarda l'arredamento della scuola e la costruzione degli edifici scolastici, sia applicata largamente nel più breve tempo possibile; 2. Che si faccia acquistare coscienza pubblica scolastica mercè propaganda da farsi con opuscoli, giornali, conferenze ed altro ; 3. Che le presenti conferenze così felicemente iniziate continuino ancora per molti anni, affinchè i maestri abbiano opportunità di conoscersi, affratellarsi e migliorare la loro cultura, ed i cittadini si convincano dell'opera benefica della scuola; 4. Che la legge Emanuele Orlando dell' 8 luglio 1904 si faccia completamente applicare con l'insegnamento delle materie speciali nella 5a e 6a per renderle più frequentate e rispondenti allo scopo; 5. Che in tutti i Comuni del Regno si completino le istituzioni dei Patronati secondo la legge Credaro, Luigi , per provvedere nelle forme più ampie e più pratiche alle istituzioni sussidiarie che possono tornare di vantaggio alla scuola e di sollievo alle disagiate condizioni delle famiglie; 6. Che il maestro nell'estrinsecare l'opera sua educativa s' informi all'amore ed ai nuovi progressi pedagogici e didattici; 7. Che si stabiliscano rapporti cordiali tra il maestro ed i padri di famiglia, dando piena esecuzione alla circolare di S. E. Credaro, Luigi del 26 luglio 1911; 8. Che il maestro e le Autorità diano incremento a tutti quei sussidi didattici speciali che meglio valgano ad irradiare e fare apprezzare l'opera educativa e benefica della scuola; 9. Che in ultimo si istituiscano scuole speciali per i fanciulli anormali allo scopo di migliorarli e non farli essere di cattivo esempio ai normali. Queste, o colleghi carissimi, le proposte e i voti che io sottometto al vostro sereno giudizio, alla vostra dotta ed illuminata disamina. Vi chiedo venia se il tedio e la noia vi hanno presi durante l'esposizione. Io non moverò alcun lamento se le proposte saranno modificate; solo mi auguro che dalla discussione che sta per ingaggiarsi e dagli opportuni suggerimenti che darà il chiarissimo Professore di Pedagogia (Dottor Giuseppe Bello, Professore della R. Scuola Normale femminile di Bari.) esca più viva, più fulgida la luce e la fede che anima noi tutti per il trionfo della scuola e pel miglioramento dei nostri fanciulli, ai quali abbiamo dedicato e dedichiamo tutte le nostre energie, il nostro cuore e la nostra mente. Disadorno è stato il mio dire; ma, credetemi, vi ho parlato schiettamente così come sentivo. Stetti in forse se accettare l'invito, ben sapendo quale eletta schiera di educatori qui convenuti da ogni parte della Provincia e da fuori io avrei avuto di fronte. Sì, dubitai delle mie forze; ma nell'accettare non mi spinse altro desiderio che quello della disciplina e dell'obbedienza verso il nostro colto ed amato Ispettore (Professore Sacino Nicola , Presidente), che, contro i miei meriti, volle incaricarmi di parlare. Non è mestieri che io dica a voi di lui. Ascoltaste la parola calda ed alata il primo giorno quando tratteggiò lo stato attuale della scuola e la missione e i nuovi ideali che ad essa sono serbati nell'avvenire; ammiraste il suo agile ingegno nelle discussioni, e molti l'hanno visto alacre ed operoso nelle scuole. A sua somiglianza lavoriamo tutti con fede di apostoli, con costanza di martiri, con fiamma di artisti e con entusiasmo di eroi, e la vittoria non mancherà di arridere alla scuola e a noi tutti. Melfi , 25 settembre 1912. Zappella Costantino , relatore.

Estratto da Antonio Renzi

CONFERENZE PEDAGOGICHE ED AGRARIE TENUTE IN POTENZA AI MAESTRI ELEMENTARI NEL SETTEMBRE 1889 Potenza , Tip. Ed. Garramone e Marchesiello 1890

ELENCO degli intervenuti alle Conferenze Pedagogiche tenutesi in Potenza nel Settembre 1889. Casato e nome - qualità - Residenza 1 Majerotti Cav. Giovanni - Presidente - Potenza 2Parascandolo Michele - Dirett. R Scuola Normale - Potenza 3 Ferrara Giovanni - Insegnante di Pedagogia id. - Potenza 4 D'Amico Giovanni - R. Ispettore Scolastico- Melfi 5 Testa Vincenzo - idem - Lagonegro 6 Borrelli Franc. Saverio - Procuratore del Re - Potenza 7 Ravasini Lodovico - Dirett. R. Scuola Tecnica - Potenza 8 Perucatti Placido - Preside Liceo-Ginnasio - Potenza 9 Mancinelli Giovanni - Direttore Didattico - Potenza 10 Matone Raffaele - Insegnante - Potenza 11 - Dente Massimiliano - Insegnante - Potenza 12 - Vicario Giovanni - Insegnante - Potenza 13 Bilancia Felice - Insegnante - Potenza 14 De Novellis Luigi - Insegnante - Potenza 15 Telesca Nicola - Insegnante - Potenza 16 Acerenza Michele - Insegnante - Potenza 17 Pontolillo Alfonso - Insegnante - Potenza 18 Ricotti Concetta - Insegnante - Potenza 19 Arcieri Angela - Insegnante - Potenza 20 Tolve Filomena - Insegnante - Potenza 21 Ceva Elisa - Insegnante - Potenza 22 Lancellotti Eurichetta -Insegnante - Potenza 23 Libuti Nicoletta - Insegnante - Potenza 24 Florestano Grazia - Insegnante - Potenza 25 Gelosini Claudia - Direttrice del Convitto Nor. - Potenza 26 Tramutoli Carmela - Insegnante - Potenza 27 La Sala Giuseppina - Insegnante Potenza 28 Papa Pica Caterina -Insegnante Potenza 29 Sileo Antonietta -Insegnante Potenza 30 Fornario Giulia - Insegnante Potenza 31 Marsico Concetta -Insegnante Potenza 32 Carbonara Maria -Insegnante Potenza 33 Mona Rosina - Insegnante Potenza 34 Romano Pavoni Gius.na - Direttrice dell'Asilo Infant. - Potenza 35 Speranza Anna - Insegnante - Potenza 36 Carcavallo Teresa - Insegnante - Potenza 37 Carbone Michele - Insegnante - Potenza 38 Padula Michele - Insegnante - Potenza 39 Palazzo Filomena - Insegnante - Accettura 40 Sarrocco Andrea - Insegnante - Acerenza 41 Nazzari Serafina - Insegnante - Acerenza 42 Riviello Cristina - Insegnante - Acerenza 43 Conte Antonio - Insegnante - Armento 44 Del Zio Giovanni - Insegnante - Armento 45 De Luca Nicola - Insegnante - Armento 46 Creonti Adelia - Insegnante - Avellino 47 Mecca Salvatore - Avigliano 48 Gallo Michelangelo Bella 49 De Fato Teresa Bella 50 Scaramuzzi Stefano Bernalda 51 Massetti Girolama Calvello 52 Saccomandi Francesco Calvello 53 Ciani Salvatore Calvello 54 Basile Arcangelo Casoria 55 Lacerra Felice Cersosimo 56 Autera Leonardo Ferrandina 57 Netri Alfonso Ferrandina 58 Chirichelli Michele - Genzano 59 Albanese Vito Grassano 60 Lotrionte Gerolamo Grassano 61 Renzi Antonio - Grottole 62 Guerrieri Francesco Grottole 63 Tramutola Luisa Laurenzana 64 Rossi Nicola Laurenzana 65 Siena Ruggero Laurenzana 66 Siervo Michele Lagonegro 67 Itria Giuseppe Lauria 68 Maierotti Adele minturno 69 Cuccarese Francesco Montalbano 70 Foà Gentili Zeffira Montepeloso oggi Irsina 71 Pepe Enrichetta Montepeloso oggi Irsina 72 Contuzzi Nunzio Montescaglioso 73 Spina Emidio Montemurro 74 Mecca Gerardo Muro Lucano 75 lasilli Giovanni Muro Lucano 76 Cantore Giulia Muro Lucano 77 Altera Pietro Pescopagano 78 Gaeta Antonio Pescopagano 79 Lazzari Alessandro Picerno 80 Caggiano Augustale Picerno 81 Castronuovo Gelsomina Pietragalla 82 Gumma Saverio Pignola 83 Curci Ferdinando Pignola 84 Triunfo Rosina Pignola 85 Olita Luigia Pignola 86 Cavuoti Saverio Pietrapertosa 87 Fiore Giuseppe Ruoti 88 Abriola Luisa Ruoti 89 Anastasia Eugenia Rapone 90 Castelli Bonaventura Rionero in Vulture 91 Privinzano Rocco San Mauro Forte 92 Telesca Francesco Sarconi 93 Salpietro Michele Senise 94 Forcignano Giovanni Tramutola 95 Ippolito Andrea Tricarico 96 Ruggiero Luigi Tricarico 97 Minghella Erminia Tricarico 98 Cristiano Vincenzo Tursi 99 Fella Donato Vaglio 100 Nesi Nicola Vaglio 101 Altieri Antonio Vaglio 102 Degani Angela Venosa 103 Catozzelli Angiolina Viggiano 104 Argentieri Gaetano Viggiano 105 Pinto Gennaro Viggiano

Da p. 129 a p. 168. SUNTO DELLE CONFERENZE PEDAGOGICHE tenute dal R. Provveditore agli studi DAL 25 AL 30 SETTEMBRE 1889 IN Potenza GIORNO 25 SETTEMBRE 1889. «Ufficio educativo della scuola popolare» L'anno mille ottocento ottantanove, il giorno 25 del mese di Settembre, alle ore 11 a. m. nella sala di disegno dell'edificio scolastico in Potenza ; con l'intervento dell' Ill.mo Signor Prefetto della Provincia Comm. Pacces, dei Direttori e Professori delle scuole secondarie e normali, dei R. Ispettori scolastici dei Circondarii di Potenza e Lagonegro , di oltre 100 maestri elementari, e di un pubblico scelto, è stato inaugurato dal R. Provveditore agli studii Cav. Maierotti Giovanni il Corso di conferenze pedagogiche per gl' insegnanti elementari della provincia. Incominciò a parlare, l'egregio conferenziere, dichiarando di non voler fare un dotto discorso, come l'importanza dell'argomento e lo scelto uditorio avrebbero richiesto; ma di conferire così, alla buona, come si conviene fra persone di famiglia, che discutono di cose che le interessano, e rivolse un saluto affettuoso agli insegnanti intervenuti alla fraterna riunione, solleciti di arricchire la loro mente di nuovi studii e di ritemprare la loro fede negli alti destini, cui è chiamata la scuola popolare dalle presenti condizioni d'Italia. Evocati, con frasi felicissime, i tristi tempi in cui l' Italia , umile ancella, era in balia di deposti coronati, che dopo averla smembrata ed oppressa la lasciarono facile preda dei suoi nemici, ha detto come allora la scuola popolare non esistesse, e come l'istruzione fosse patrimonio di pochi privilegiati, i quali per lo più non la ricevevano da gente intesa a svolgere le facoltà dello spirito in armonia con le forze del corpo, ma da gente interessata a soffocare in germe la parte migliore dell'uomo, il sentimento cioè della personalità giuridica e morale. E questa atrofia dei cervelli, questa morte delle anime italiane, ha soggiunto l'oratore, era quello che occorreva allo straniero per continuare sui nostri padri il dominio oppressore, e ai tirannelli dell' interno, per reggersi sui mal fermi troni; l'uno e gli altri serviti efficacemente dall'opera del potere ieratico. Ma andava maturando il destino d' Italia , auspice la dinastia gloriosa di Savoia; e quando, dopo titanici sforzi, l' Italia ebbe riacquistata la libertà, per cui ogni sua zolla rimase fecondata dal sangue dei martiri dell' indipendenza, col migliorato nostro assetto politico, si provvide a migliorare anche le condizioni delle masse, mercè l'educazione del cuore associata alla coltura della mente. La scuola elementare fu assunta al grado di istituzione pubblica, e una pleiade di poderosi ingegni e di coscienze intemerate si dedicò alla pubblica educazione, per dare a noi esempio di quell'ardore, di quella fede che fanno l'uomo degno del titolo di maestro educatore. Non era però facile, nè possibile istituire d'un tratto oltre ventimila scuole pel popolo, affidandole a ventimila insegnanti capaci di bene adempiere al loro dovere; e, come i locali e le suppellettili mancarono, mancarono gli educatori degni di questo nome, e la loro coltura si cercò improvvisare con libercoli indigesti e con corsi accelerati di pedagogia e didattica. I risultati, è inutile tacerlo, furono quali i mezzi prescelti potevano dare, e la scuola elementare non fu quale doveva essere, viva, riscaldata dal sapere e dai santi affetti di Famiglia, di Patria e di Dio; divenne invece il supplizio di docenti e discenti, immolati sull'altare di un dottrinarismo arido, da cui l'osservazione del mondo reale circostante era bandita affatto. E le conseguenze furono ancora più deplorevoli, poichè l'istituzione che doveva darci caratteri forti ed integri, l'abito del bene, la religione del dovere, non mise fuori che gente spostata, imbottita di mal digerite cognizioni, la quale a null' altro riuscì, se non che a dimostrare la povertà dello spirito e la inescusabile insufficienza di chi aveva con molta leggerezza accettato il difficilissimo compito di educare il popolo. Date queste infelici condizioni, si è domandato l'oratore, potevano Società e Famiglia avere in estimazione la Scuola? La risposta non può essere dubbia; e la scuola infatti fu considerata come un aggravio insopportabile per le finanze comunali, un inutile se non dannoso perditempo pei fanciulli, e i genitori non si credettero in dovere di essere solleciti nel farla frequentare dai loro figliuoli, che in essa poca od alcuna cosa utile apprendevano per la vita. La scuola fu avversata da chi la pagava e avrebbe dovuto avere interesse di vederla esistere e funzionare a dovere; la infrequenza ne fu il cancro roditore, e i maestri, ingenui od ignoranti, imputarono la colpa dell'insuccesso ai locali indecenti, alla suppellettile, in tutto od in parte mancante, alla svogliatezza e scarsa intelligenza degli alunni, alla indolenza dei genitori, alla ignoranza degli amministratori locali. Ora da queste misere condizioni di cose, è giustizia il dirlo, da qualche anno a questa parte si fanno nobilissimi sforzi per uscire, ed è da augurarsi che in tempo non lontano la scuola popolare sia davvero assunta a dignità di funzione civile, se i maestri lo vorranno, mettendo a partito le occasioni che loro si offrono per migliorarsi intellettualmente o moralmente. Ed a renderli migliori, ha conchiuso l'egregio conferenziere, sono per l'appunto rivolte le cure del Governo e delle autorità scolastiche, che indissero questi corsi autunnali di conferenze, nelle quali gli insegnanti elementari potranno giovarsi dell'acquisto di molte e utili cognizioni, della esperienza e degli ammaestramenti dei loro superiori; nelle quali gl'insegnanti, usciti dalla stretta cerchia della loro borgata, impareranno a conoscersi, a stimarsi reciprocamente, a imitarsi nel bene, a correggersi dei loro difetti; e tornando nelle modeste loro casette e nelle scuole, per poco abbandonate, si sentiranno riconfortati dalla voce della coscienza che loro dirà: siete fatti migliori, perseverate nel bene, e vi metterete ben presto in grado di adempiere con efficacia all'ufficio di maestro educatore. Consentite che rimetta a domani la continuazione. La seduta fu levata a ore 12,15 p. m.

CONFERENZA SECONDA GIORNO 26 SETTEMBRE 1889. «Gli Istituti educativi per l'infanzia.» Fattosi l'appello degl' insegnanti intervenuti, letto ed approvato il verbale della seduta precedente, l'oratore ha parlato della necessità che la scuola elementare risponda ai bisogni della famiglia e della società, per modo che a nessuno sfugga il supremo interesse della sua esistenza nel civile consorzio. L'opera degl' insegnanti deve innanzi tutto mirare a guadagnarle alleati nei parenti degli alunni che la frequentano; e quando la benefica istituzione non sarà considerata dalla generalità come un imbarazzo sociale, una istituzione sbagliata; quando il contadino, vi accorrerà premuroso, come accorre nel tempio per soddisfare all'ineffabile bisogno della preghiera, nel campo per ispiegare la sua attività con la funzione del lavoro, nel mercato pel disbrigo dei suoi affari, allora soltanto potremo essere sicuri che essa risponderà ai bisogni veri della famiglia e del paese, che il mondo è entrato in essa e che la scuola è naturale e sincera preparazione alla vita. Questo altissimo risultato il maestro raggiungerà col sussidio potente di una condotta esemplare, di un corredo d'istruzione e più col calore dell'affetto per i fanciulli che furono alle sue cure affidati, ai quali egli insegnerà quello che dovrà prepararli alla vita pratica; di guisa che quando i genitori si accorgeranno che i figliuoli hanno appreso qualcosa di utile e all'occorrenza sono stati anche in grado di correggerli, non dubiteranno dell'efficacia della istruzione, la cui causa sarà efficacemente perorata dagli stessi fanciulli che la ricevono. Poichè è omai dimostrato che le scuole, le quali rispondono al concetto di un bisogno soddisfatto sono sempre frequentate da quella classe di individui per cui furono istituite. Di tal genere sono le Scuole d'arti e mestieri, le Università, i Licei, i Ginnasii, le Scuole tecniche e normali. Perchè non deve accadere altrettanto delle scuole elementari, che reclutano circa due milioni di alunni? Creare delle istituzioni che raccolgano i bambini per educarli, è soddisfare ad un bisogno sentito, è meritare il plauso e la benedizione di tutti i buoni, specialmente delle madri famiglia. Ed eccomi al secondo tema. Gl' istituti per l'infanzia da noi conosciuti sono: le case di custodia, gli asili aportiani ed i fröbelliani, per non parlare dei misti e di quelli istituiti dal Calasanzio Giuseppe e da Vincenzo di Paola. Le prime, aperte allo scopo di sottrarre all'abbandono i fanciulli, più che di scuole, meritano il nome di prigioni della infanzia; poichè ivi non con l'affetto e la riverenza per l'età tenera si educa, ma con la brutale ragione della sferza, del castigo, delle parole triviali, che soffocano il sentimento o lo corrompono. L'asilo aportiano fu istituito per raccogliere i bimbi e per isvolgerne le facoltà mentali; ma non si basa sul concetto che la migliore educazione è quella indirizzata a fare scoprire il vero dal discente stesso; pertanto vi s'insegna il catechismo, il leggere, lo scrivere, il conteggio, si abusa nell'esercizio della memoria, non si rispetta la legge dell' armonia nello sviluppo di tutte le facoltà, e, raccomandandosi le cose quasi esclusivamente alla memoria del fanciullo, questi dopo poco tempo dimentica l'appreso. Il tipo dell'asilo, non fine a sè stesso, ma preparazione alla scuola primaria, è il così detto giardino froebelliano; sebbene non a Fröbel Friedrich sia esclusivamente dovuto il principio che l'informa. Già il Pestalozzi Johann Heinrich aveva fondato istituti con lo scopo di educare l'infanzia valendosi delle intuizioni, le quali dovevano essere gradamente estese ed impresse nella mente con caratteri indelebili, insegnando un linguaggio che abbracci tutte le cognizioni fornite dalla natura circostante. Fröbel Friedrich accettò questo concetto e lo completò aggiungendo del suo questo fondamentale principio: il bambino sia condotto a scoprire con sforzi propri la verità; ed ecco l'attività, la spontaneità introdotte nel piccolo mondo del fanciullo, e diventare egli artista, creatore; poichè creare, produrre è la felicità del bambino, scrive il Michelet. In quegli istituti dove le dette considerazioni sono trascurate, la mente dei fanciulli intorpidisce pel soverchio lavoro. I bimbi possono assomigliarsi a fiori, che cercano avidamente la luce, il bacio del sole, la rugiada, che li vivifichi; se questi benefici sono loro negati, avvizziscono sullo stelo. I fanciulli sono bisognosi di impressioni, vogliono essere guidati alla ricerca del vero; ed intanto educatori ignoranti o indolenti li trascurano, mentre le ricompense che ne avrebbero sono di gran lunga superiori a quelle che l'agricoltore può aspettarsi dalla pianta, la quale non rende baci e carezze e conforti morali, per le cure che intorno vi sono spese. Il bambino entra nell'asilo con poche cognizioni; ha soltanto le impressioni ricevute nella famiglia e nel contatto col mondo esterno; l'educatore deve incominciare dallo stabilire il noto di lui, quali percezioni, quali giudizii, quali concetti siano patrimonio acquistato, ed allargarli a mano a mano coll'esercizio delle lezioncine di cose, per mezzo delle quali le impressioni delle cose e le loro determinazioni si trasformano in parole ed in idee. Ausiliario potente sono i musei didattici pel maestro, che, se avrà anima d'artista, saprà sollecitare l'amor proprio del bambino e volgerlo all' armonico svolgimento delle sue facoltà. A questo punto il conferenziere ha fatto una dichiarazione per conto proprio, ed è di avere, sino a qualche anno addietro, riprovato l'uso delle figure, stimando che quelle dovrebbero soddisfare alla condizione di rappresentare il vero, mentre le produzioni nuove, fatte poche eccezioni, fanno oltraggio al vero come fanno oltraggio all'estetica, e perciò anzichè educare il gusto del bello lo depravano. Oggi l'oratore si confessa ricreduto, nel senso che qualunque figura, quando serve a ripresentare al discente cose note, torna utile nell'insegnamento, poichè la mente del bambino. vede l'oggetto conosciuto com'è, non come è rappresentato; pare quindi a lui che non sia da sconsigliarsi l'uso delle rappresentazioni figurate. I giuochi fröebelliani, ha ripreso, contribuiscono mirabilmente a tenere viva l'attività del bambino nella ricerca del vero, e gli fanno acquistare svariate cognizioni, senza sottoporre la sua mente a grandi sforzi per impadronirsene; col disegno si seconda nell'allievo un istinto naturale di riprodurre le cose da lui conosciute nel piccolo mondo che lo circonda; cogli esercizi di punteggiamento, primo passo al lavoro manuale, si educa la intelligenza, e si viene a dare alla mano una certa abilità, che, associata più tardi all'uso prudente dei colori, oltre. a far progredire il bambino nella educazione del bello, si dà a lui un ricco patrimonio di vocaboli (nomi, aggettivi, verbi), ponendolo così in grado di esprimere, senza sforzo, con proprietà ed esattezza, un discreto numero d'idee. Seguono gl' intrecci con la carta e con la lana per educare la mano e l'occhio al senso delle forme; la piegatura ed il frastaglio della carta, con combinazioni nelle quali l'alunno rivela presto la sua attitudine; i lavori in creta, mercè cui i frutti della terra, che a lui piacciono tanto, i primi fiori, che offre alla mamma ed alla maestra, diventano sotto le sue dita ripresentazioni conformi al vero; infine come coronamento di questo metodo di educazione, pieno di attrattive e tutto informato ai bisogni naturali del bambino, sono la ginnastica, atta a disciplinarne i movimenti senza incatenarne la volontà, e il canto che sgorga spontaneo dal petto dell'adulto e del fanciullo, quasi interruzione della monotonia e della uniformità dell'occupazione a cui sono dedicati; il canto che è espressione di gioia e di dolore, di more e di mestizia, che è schietta manifestazione degli affetti che tumultuano nel cuore umano. La seduta è stata tolta alle ore 1,40 p. m.

CONFERENZA TERZA « Il nostro concetto sul Lavoro manuale educativo» GIORNO 27 SETTEMBRE 1889. Aperta la seduta con le solite formalità, l'oratore, annunciato il sopra notato tema, ha cominciato col dire che egli, fautore convinto della introduzione di qualcosa che sia lavoro nella scuola elementare, ha offerto tutto se stesso agli attacchi e alle offese degli avversarii di questo elemento educativo; e sebbene la sua idea non sia stata condivisa da molti, egli non ha disertato il posto nella lotta, accanto alla onorata bandiera della scuola popolare; non curato forse, vinto e domato. mai. E ad attestare la costanza nei suoi propositi ha citato le provincie di Chieti, di Arezzo e di Napoli, (ove tenne corsi di conferenze), nelle quali il lavoro manuale è stato introdotto da diverse scuole, quantunque nelle due prime provincie molti siano avversari dichiarati del lavoro manuale, e nella terza la poca attività, o vogliamo dire la scarsa energia della maggior parte dei maestri, non abbia procurato alla causa che si combatte quei successi che si sperava di ottenere. E non poteva accadere altrimenti nella terra dei suoni e dei canti, dove ogni cosa del mondo circostante, dal cielo di zaffiro al mare ridente, dai boschi di verzura ai profumati aranceti, invita ai sogni, alla poesia, al riposo, più "che alla attività, al lavoro. Però, bisogna confessarlo, anche in quest'ultima provincia qualcosa si è fatto, e, se non ufficialmente, il lavoro manuale figura in alcune scuole, i cui maestri spendono la loro opera pel trionfo di una idea, destinata a portare la rivoluzione, che soffocherà la scuola della immobilità, del formalismo, dei cervelli atrofizzati e degli organismi disarmonici. Fu detto nella passata conferenza come la scuola elementare non è o non dovrebbe essere se non una continuazione dell' istituto infantile; or perchè gli esercizi ed i giuochi, che sono l'occupazione, il programma di questo, non dovrebbero continuarsi in quella per educare e l'occhio e la mano e la intelligenza? Dimentichiamo forse che le percezioni provvengono dalle sensazioni e diventano gradatamente parole, concetti, giudizii, per altre operazioni dell'attività dello spirito? Gli esercizii del giardino froebelliano sono insieme svago e lavoro, perchè niente si trasforma senza fatica, ed il bambino che opera è bambino che ha pensato, che pensa; e tutto, in lui fattore, in lui artefice, ha un linguaggio che invano cercherebbesi ottenere dal fanciullo lasciato nell'ozio? Inoltre il lavoro manuale deve accettarsi deve introdursi nella scuola primaria, come elemento atto a stabilire ed a mantenere l'equilibrio delle umane facoltà, il che vuol dire gettare le basi di quella che con soverchia leggerezza si chiamò utopia da filantropi e non è se non il fine ultimo dell'umanità, l'armonia sociale, la ragione della forza. Alcuni si domandano come è avvenuto che il lavoro manuale sia entrato prima nelle scuole delle altre nazioni che nelle nostre, mentre l' Italia fu mai sempre, per tradizione, per indole, iniziatrice di queste innovazioni. La risposta non è difficile a darsi: altrove lo squilibrio politico-sociale rimonta a epoca più lontana, e il problema economico è passato da gran tempo in prima linea, si è imposto a minaccia la tranquillità di Europa, così da far paventare non lontana una conflagrazione. Preoccupati da questo pensiero i pedagogisti, i sociologi stranieri dovettero consigliare la educazione completa della personalità in germe, per avere il cittadino e l'uomo curante del proprio interesse, in quanto è in armonia con l'utile degli altri. Ma c'è dippiù: da venti anni circa, secondo l'oratore, nel Belgio , nella Francia , negli stati liberali dell'Europa settentrionale, nella Svizzera , nell' Inghilterra si sono riuniti per opera di eminenti scienziati varii congressi igienici, in cui la nota dominante è stato il grido d'allarme per le malattie cagionate dalla soverchia tensione delle cellule cerebrali, le malattie della scuola, e si è reclamato contro l'eccessivo lavoro intellettuale che mena all' impoverimento delle generazioni future, sintetizzando danni e rimedii nel felicissimo aforisma: L'umanità se ne va pel cervello, salviamola coi museoli!.... E si è dato opera sollecita dai reggitori della cosa pubblica a riformare i programmi d'insegnamento, a rendere salubri i locali, migliori i banchi, acconci gli attrezzi, e si sono additati i mezzi per lo sviluppo armonico dell' organismo e delle facoltà spirituali. Ginnastica, tiro a segno, palestre, lavoro manuale, ecco i coefficienti. Si sono quindi istituite scuole indirizzate al doppio fine di migliorare la salute del popolo e di opporre un argine al socialismo; esse altrove sono poste in condizioni soddisfacenti, in Italia passano sotto il nome di «Scuole di disegno applicato alle arti industriali Scuole d'arti e mestieri Scuole professionali », e poichè a voler dare di tutte un cenno, troppo si sarebbe dilungato, l'oratore non ha parlato che dei tipi principalissimi. La Francia ha il vanto della più bella istituzione di simil genere nella scuola della Villette, ove ai giovinetti che la frequentano è impartito un insegnamento formale con fine educativo, e si parla della patria, delle sue leggi, del posto che occupa nel concerto degli stati civili; e s'inspirano nobilissimi sentimenti d'orgoglio. di appartenervi; di maniera che, dinanzi al gran nome di Francia , non vi sono partiti, sette, chiesuole, tutto scompare dinanzi all'interesse supremo di essa. Ivi son pure officine meccaniche, nelle quali i giovinetti del popolo cominciano dal conoscere e maneggiare ferro, ottone, rame ecc., per progredire sino a diventare meccanici espertissimi, artefici rinomati, e li precede tanta bella fama, che prima di uscirne sono richiesti ed accaparrati per una mercede giornaliera di 5, 10 e più lire al giorno. Come è da supporsi, dirigono tale istituzione persone egregie ed illuminate, perchè è fortuna singolare ed invidiabile di quel paese l'avere a capo dell’educazione gli uomini più eminenti per senno e per dottrina. Un altro tipo degno di considerazione è l'ècole vocationelle, ideata dal venerando pedagogista M. Eduard Raoux di Losanna, che ha a disposizione un parco ed un edifizio capaci di ricoverare 350 bambini del popolo, a fine di studiare di ciascuno l'indole e l'attitudine dell'ingegno. Hanno gli alunni un orario dalle 8 alle 11 ant. nell'inverno e dalle 6 alle 9 ant. nell'estate, e nelle ore destinate al lavoro sono lasciati liberamente vagare per gli ampii cortili, torno torno i quali son disposte officine, in cui, massime nei primi giorni, i fanciulli entrano per vedere tutto, tutto osservare, e gli istitutori li sorvegliano e prendono nota delle impressioni che i fanciulli ricevono al cospetto delle diverse opere manuali. Alla fine succede la scelta, l'educatore la valuta, guida, esorta, corregge con criterii desunti dalle predisposizioni e dalle attitudini del futuro apprendista; ed ognuno comprende come, posta la scelta secondo natura, la riuscita sia s'cura, conforme alle aspettazioni del filantropo che dava alla Svizzera , alla Francia , all' Umanità il più razionale istituto di educazione. In Italia , ha soggiunto l'oratore, di istituzioni di questo genere non si ha sino ad oggi esempio; soltanto esistono scuole di disegno applicato alle arti industriali, in cui per le arti manuali s' insegna il disegno lineare, per le liberali il disegno d'ornato, e accanto. alle une e alle altre sorgono officine diverse. L'impianto di dette scuole incontrò non pochi ostacoli da parte del Governo stesso, il quale stava nel timore che esse, protette dallo Stato, sovvenute dalla Provincia, mantenute dai Municipi, potessero far concorrenza seria alle piccole industrie private; ed altri ostacoli incontrò nei padroni di bottega, perchè ben sapevano costoro che i giovinetti, uscendo dalle officine-scuola sarebbero entrati da padroni nelle loro botteghe, non da garzoni; stabilendo così una concorrenza nobilissima, ma sempre rovinosa per i loro interessi. Non mancano appo noi scuole d'arti e mestieri, le quali non sono altro che officine le quali hanno accanto delle scuole. Le scuole di Slöid mirano a dare al lavoro manuale un fine educativo: il lavoro manuale educa il senso della mano e dell'occhio al gusto del bello e contribuisce a mantenere un certo equilibrio nello sviluppo delle facoltà del fanciullo. Si disse già come ogni insegnamento debba essere indirizzato a dare quel determinato grado d'istruzione richiesto dalla classe di individui per cui è impartito; così, dall'Università al Liceo, da questo al Ginnasio, dal Ginnasio alle Scuole tecniche e alle Scuole normali, le nozioni sono proporzionate ai bisogni di chi le riceve, e quelle si convengono a un ceto di persone, che mal si addicono ad un altro; ciò esprimesi diversamente col dire che i suddetti insegnamenti rivestono un carattere speciale, mentre quello elementare serve per tutti e non giova a questo od a quello soltanto, ma riguarda tutti i cittadini, nella loro prima età, e serve di preparazione a quello stato qualsiasi, che adulti sceglieranno. Partendo da tale concetto, ognuno si persuaderà come in questo periodo di tempo il lavoro manuale educativo tenga dei caratteri generali suesposti e perciò debba entrare nelle scuole elementari non come fine a sé stesso; ma come elemento della funzione didattica, come aiuto pel maestro nello svolgimento del programma generale di istruzione elementare. Molti, ha osservato l'oratore, affacciano le difficoltà dei maestri non preparati e del tempo che verrebbesi a sottrarre alle altre materie: i maestri, solo che il vogliano, potranno presto mettersi in grado di acquistare l'attitudine necessaria per istruire ed educare gli alunni; è quistione di fatica e di buon volere, ma tutti sanno che mai uomo senza fatica diventò migliore di quel che era; e riguardo al dubbio che l'introduzione del lavoro manuale nella scuola possa ridondare a scapito degli altri insegnamenti si può rispondere con argomenti molto serii i fatti, con la scorta dei quali si è potuto dimostrare che molti maestri, non ostante l'introduzione del lavoro educativo nell' insegnamento, figurarono per lodevoli risultati anche nelle composizioni, nei saggi di aritmetica, anzi ebbero rilevante vantaggio su altri colleghi, che, paurosi della novità, si restrinsero al solito. insegnamento, povero di vita, di emozioni, di affetti, non pensando che con le sensazioni si hanno, secondo si è detto innanzi, i nomi, con le determinazioni si hanno gli aggettivi e con le azioni i verbi, parti essenziali dell'umano linguaggio. Il lavoro manuale adunque nulla inceppa, a nulla si sostituisce, nulla fa trascurare; ma compie un ufficio analogo a quello della lavagna, delle carte geografiche, del pallottoliere, e più efficace. Le altre difficoltà di spazio, banchi, attrezzi, modelli, assieme alla già accennata imperizia del maestro sono argomenti da gente povera d' intelletto, obbiezioni da pedanti, non da pedagogisti. Il maestro, ripetiamolo, si farà, e quando l'alunno sarà creatore di oggetti, strumenti, figure, terrà educati e andrà viem meglio perfezionando l'occhio, la mano l'intelligenza, la noia non opprimerà il suo spirito, e il giudizio si raffinerà, mediante i confronti e le distinzioni, ed anche il gusto del bello si andrà via via educando. Nè è opportuno che gli esercizi ed i giuochi fröbelliani si lascino dal fanciullo col lasciare l'asilo, anzi il coordinamento ha da intendersi proprio in questo senso che cioè parecchi di essi trovino la loro continuazione sino alla 5a classe elementare. Acuni esercizi hanno lo scopo di presentare agli occhi del fanciullo oggetti che non conosce affatto, o non conosce bene, o non sa ancora determinare; altri sono destinati a presentare oggetti conosciuti, per sapere da quale noto si hanno da pigliare le mosse e per stabilire in precedenza il punto cui si vuole arrivare; altri mirano a far rivelare il gusto artistico del bambino, ossia discoprire le tendenze naturali, le disposizioni del bambino, per secondarle, svolgerle, fortificarle; ed a siffatti esercizi va congiunto il vantaggio di spronare gli alunni a nobile e santa emulazione, per cui sovente vedrassi il piccolo artefice insegnare un taglio, una piegatura al compagno che sa meno, e compassionare con effusione tenerissima i disgraziati, i quali, per un difetto organico, non possono tentare la prova; di questo genere sono la plastica ed il cartonaggio. Il conferenziere giunto a questa parte della conferenza ha appena accennato ai lavori in legno, che non crede si debbano introdurre nelle nostre scuole elementari; non di meno, ha soggiunto, si esaminerà a suo tempo se qualche saggio possa utilmente essere accettato. Finalmente ha conchiuso: il lavoro manuale educativo può e deve formare un utile esercizio, nelle classi inferiori specialmente, purchè risponda a questo concetto, accolto dai più illustri pedagogisti d'Italia e fuori, che, cioè, esso giovi a mantenere un giusto equilibrio nello svolgimento delle facoltà tutte del fanciullo e si rivolga ad applicazioni le quali rivestano carattere di generalità, non tolga tempo per lo svolgimento completo del programma didattico, ma gli esercizi di lavoro manuale siano di sussidio al maestro, siano un elemento della funzione didattica; perciò questi devono 1 aiutare l'insegnante a guidare il bambino nella scoperta del vero, per maniera che lo scopritore sia il discente stesso, mirando inoltre a fargli immagazzinare un certo numero di vocaboli della lingua italiana, affinchè sia in grado di manifestare nettamente e prontamente il suo pensiero 2. aiutare l'insegnante a fare scoprire al bambino rapporti tra le cose, determinazioni ed azioni 3 essere diretti allo scopo di educare il gusto estetico, mettendo il fanciullo sulla via di diventare un piccolo artista, come egli desidera di essere. La seduta è stata levata a ore 12,50 p. m.

CONFERENZA QUARTA GIORNO 28 SETTEMBRE 1889. Il disegno lineare, gli esercizii fröbelliani e le loro applicazioni nella scuola popolare. Aperta la seduta con le solite formalità, l'oratore esordisce manifestando il suo rammarico per non vedere nell' accolta gentile di uditori, dai quali ritiensi onorato, una larga rappresentanza di madri di famiglia, con cui vorrebbe intendersi circa le norme fondamentali per la educazione dell'infanzia, all'oggetto di avere l'efficace loro concorso nell'attuare quel piano di riforme, che è sua mira apportare negli istituti infantili e nelle scuole. della Provincia. Si dichiara lieto di poter partecipare all'assemblea, che, allo scopo di preparare le maestre giardiniere almeno in numero sufficiente al bisogno della regione, ha ottenuto dal superiore Ministero la facoltà di impiantare accanto alla scuola normale femminile della città una sezione fröbelliana, la quale, come primo tentativo, raccoglierà non più di 30 bambini tra maschi e femmine, dai 3 anni ai 6, e che tale sezione incomincerà a funzionare non più tardi del p. v. Dicembre. Ripreso poscia l'argomento, esaminò i diversi tipi di scuole di lavoro manuale all'estero che trovano il corrispondente nell' Italia e fece un nuovo cenno della già menzionata scuola de la Villette, per dedurre, che, essendo istituita a fine industriale, non può fornirci quel carattere di generalità che distingue la scuola popolare come la intendiamo noi; lo stesso dicasi dell'istituto vocationel di Losanna, di quello Casanova e dell'Ecce-Homo di Napoli , del Coletti di Venezia , del Turazza di Treviso , dell'Aldini-Valeriani di Bologna . Particolare menzione fa della encomiata scuola de la Rue Tournefort diretta dal Sig. Salicis, già allievo del Dott. Salomon di Näas, aperta per raccogliere i fanciulli del popolo e metterli sulla via di addiventare operai; ma anche siffatta istituzione non può prendersi come esempio nel caso nostro, per quel che riguarda il lavoro manuale educativo, avendo il fondatore cominciato le sue prove dal corso superiore, mentre a noi interessa conoscere in qual modo introdurre il lavoro fin dalle prime classi. L'oratore è convinto che il lavoro manuale debba aver la sua base nel disegno lineare, il quale può prendere il posto dell'insegnamento della calligrafia, e come questa ne riceverà aiuto e indirizzo migliore, così quello gioverà a dare l'esatta conoscenza delle forme, a educare l'occhio alla misura e a mantenere la disciplina tra gli alunni, vantaggi punto disprezzabili, se riflettesi che non è compito della scuola primaria creare falegnami, fabbri, pittori, scultori, artefici, i quali si danno dalle officine, dalle scuole d'arti e mestieri, dagli Istituti Superiori, che hanno carattere di specialità e soddisfano ai bisogni di questa o quell'altra classe di persone, non della generalità. Determinato il fine del lavoro manuale, rimane da stabilire una serie ordinata di esercizii, conformi a quelli in uso nelle più accreditate scuole di Francia , Svezia , Germania , Danimarca , le quali ci precorsero in questa utilissima riforma, e l'oratore trova raccomandabili quelli compilati dal Prof. Del Bianco, dall' Ispettore Paroli, e gli altri proposti dal Ministero di P. I. Ostacoli non mancheranno di presentarsi nella insufficienza dei locali e perciò nello spazio mancante tra alunno e alunno, nel denaro occorrente pei disegni e per la carta, ma a vincerli, come si è detto, basteranno l'opera zelante del maestro ed il buon volere dei Comuni, che si persuaderanno facilmente della necessità di dare un indirizzo più razionale alle scuole popolari. Così per la ristrettezza del locale, quando si verifichi, egli propone di esercitare non tutti gli alunni in una volta, ma per isquadre, e per la carta può adoperarsi la quadrettata, alternando e intrecciando i disegni con esercizi di numerazione e di geometria elementare, lasciando pur qualche volta l'allievo liberamente abbandonarsi alle ispirazioni del suo genio inventivo. Dopo una serie di esercizi preparatorii si consigliano dal chiarissimo conferenziere quelli di applicazione, tratteggiando greche e colorendone i meandri con la lieve spesa di pochi centesimi di anilina. Il più elementare esercizio di lavoro manuale si ha nel punteggiamento, che si può far servire non solo a presentare e ripresentare oggetti svariatissimi, cominciando dall'uomo, dalle sue vestimenta, dagli animali domestici più noti, per passare alle foglie, ai fiori, ai frutti conosciuti, ma a compiere eziandio lavori di utilità nelle famiglie e guadagnare in tal modo i più convinti alleati all' innovazione da noi propugnata. Seguono in ultimo gl' intrecci che cominceranno a farsi con la carta per riconoscersi poscia-maggiormente utili e duraturi nelle scuole femminili quelli con la lana; potendo in questo caso tornare sotto forma di tappeti, guancialini, sottolumi, berretti ecc. di uso pratico nelle famiglie. Conchiudendo l'oratore esprime il suo convincimento che il disegno, il punteggiamento, l'intreccio sono saggi di lavoro manuale da introdurre negli asili e nelle classi elementari inferiori, per proseguire, nelle altre classi, con quelli di cartonaggio e di plastica, dei quali promette intrattenersi particolarmente nella prossima conferenza. Dopo di che si leva la seduta a ore 1,10 p. m.

CONFERENZA QUINTA. GIORNO 29 SETTEMBRE. «Gli esercizi di cartonaggio e di plastica». Alle ore 12 m. aperta la seduta con le solite formalità, l'oratore richiamandosi al concetto svolto in una della precedenti conferenze, che cioè la scuola elementare col suo carattere di generalità niuno insegnamento ed esercizio può accettare il quale ad esso non s'informi, ha riaffermato essere gli esercizi di lavoro manuale da introdurre non un semplice lavoro di mano, sì bene una ginnastica dell'intelligenza e dell'occhio e della fantasia insieme. A questo nobilissimo fine pare non abbiano voluto por mente i fieri avversari della novità da noi caldeggiata, allorchè, pensandosi di cogliere in fallo o contraddizione i sostenitori, hanno tacciato d'incoerenza gli sforzi di costoro, per conchiudere che la novità si risolve in un perditempo anzichè in un bisogno da soddisfare, in una manìa di riforme e di innovazioni, più che in una pratica utilità per la monade sociale. Si sono spinti ancora più oltre, mettendo fuori un saggio di sillogismo che suona presso a poco così: I fautori ostinati dell'introduzione del lavoro manuale, mentre inneggiano alla scienza pedagogica, riescono ad opera vacua e dannosa per l'infanzia e contraria ai principii stessi della scienza, poichè se, come essi medesimi van ripetendo, non intendono formare artisti, finiranno per educare non i sensi per l'intelligenza, ma i sensi pei sensi. Per verità l'osservazione sarebbe giusta, l'accusa avrebbe tutto il carattere della serietà, se al fanciullo si presentassero oggetti perchè egli ne discoprisse le qualità sensibili e non altro; in questo caso si starebbe nella cerchia morta delle esercitazioni di nomenclatura, gabellate per lezioni di cose, quando non sono che lezioni di parole; ma incitare alla osservazione delle proprietà dei corpi, ai confronti, alle somiglianze e differenze fra cosa e cosa, mena difilato all'abito dell'astrarre; e far passare l'alunno dalla semplice sensazione al giudizio, gradamente: è ginnastica, è educazione vera della intelligenza, è il più alto risultato cui si possa giungere, ottenendo che l'alunno diventi maestro di sè stesso. Certo che dovendo il mondo esterno farsi coscienza del bambino, esso mondo non può penetrare che per la via dei sensi, e gli esercizii di lavoro manuale, i quali si vogliono introdurre nell'insegnamento primario in tanto si accettano in quanto sono elementi didattici di indiscutibile efficacia sull'attività mentale dell'allievo. E occorre pur notare che gli esercizi i quali hanno tutta l'apparenza di essere soltanto esercizii materiali sono quelli compresi sotto il nome di cartonaggio e di plastica, di cui l'oratore ha promesso occuparsi nella conferenza che forma oggetto del presente verbale, cartonaggio e plastica che costituiscono un vero lavoro manuale, accettato anche da coloro che sono soliti di battezzare con l'appellativo di ninnoli ogni altra manifestazione di esso. Detti lavori non sono neppure essi una novità per noi, in più d'uno degli stati d'Europa si riconobbe la necessità di darvi largo impulso e moltissime scuole maschili e femminili di Copenaghen hanno introdotti questi utili esercizi, indirizzati a ripresentare al fanciullo forme ed oggetti noti, a offrirne nuove per le lezioni oggettive, a servire di applicazione diretta degli esercizi precedenti, a fermare il noto nella mente del fanciullo, a estenderlo con gradazioni naturalissime, a immagazzinare un notevole numero di vocaboli necessari per esprimere i giudizii dell'età sua; hanno poi il grande vantaggio di essere coordinati ai primi tentativi fatti nel giardino dell'infanzia, essendo basati sul disegno lineare. Sarà accaduto più volte che il bambino si sia annoiato di quelle linee che non gli parlavano ancora efficacemente alla fantasia, ed ora nei lavori di cartonaggio e di plastica quelle linee lasciano per lui l'incomprensibile della proiezione e assumono forma nuova, palpabile, evidente; quelle linee egli le sente, le tocca, le pone in relazione e non si pente del tempo che ha impiegato nel tirocinio dei primi anni. Avviene di questi esercizi ciò che è solito accadere di ogni primo tentativo: si farà in principio opera assai imperfetta, ma il continuato esercizio corregge, perfeziona, mercè la affettuosa diligenza del maestro, che sopraintende per ottenere quel grado di perfezione consentito dall' età e dalle attitudini del discente. L'oratore ha pure accennato al programma di questi lavori che possono cominciarsi dal taglio regolatore del cartone per procedere per gradi a linee e angoli che abbiano relazioni tali tra loro da potersi in ultimo combinare e formare oggetti, che servano di aiuto a svolgere il programma d'insegnamento, di aiuto ad arricchire di nuove idee la mente del fanciullo; e se ai detti vantaggi accoppieranno l'altro di essere di qualche utilità pratica, avremo guadagnato alla nostra causa gli animi dei genitori, o meglio avremo fatto un gran passo per ottenere quella fiducia che è l'anello di unione della scuola alla famiglia. Ma questo non è poi tutto. Ammessa la indiscutibile utilità del museo oggettivo nella scuola, questo si potrà avere prontamente e quasi senza spesa, facendo lavorare dagli alunni un gran numero di scatolette di forme e dimensioni diverse per riporvi gli oggetti raccolti, e molti oggetti stessi potranno lavorarsi col cartone. Qui il conferenziere si è fermato a valutare l'importanza delle difficoltà e dei dubbi, circa il danno che strumenti pericolosi potrebbero arrecare al piccolo artefice, e con brio e colorito da poeta, con mente da pedagogista e cuore di soldato ha posto in confronto simili dubbiezze di anime piccole cogli alti sensi della madri italiane, che nel periodo eroico del nostro risorgimento non paventarono di affidare un moschetto a giovincelli imberbi, per la rivendicazione delle libertà patrie. Il fanciullo, ha egli aggiunto, talvolta si farà un piccolo taglio; e sia! non sarà un gran male; imparerà con l'esperienza propria a essere cauto: anche questa è scuola per la vita. Resta però ad ogni modo raccomandato che gli esercizii di cartonaggio si introducano nella 3° sezione della scuola unica e nelle classi superiori delle altre scuole, soltanto. Oltre al coltello e alle forbici occorreranno pei suddetti lavori un compasso, un doppio decimetro e una riga, la quale per le prime volte sarà di ferro e in seguito di legno, e potrà tenersi questa progressione negli esercizii: tagli di linee, angoli, triangoli diversi, rettangoli, e via via, sempre dal più facile al più difficile; in tal modo all'insegnante si offrirà occasione di dare le prime nozioni di geometria o di ripetere le già impartite, e insegnerà il sistema metrico ora che il fanciullo è capace di astrazione, e dalla conoscenza esatta del metro intuirà il dm. il cm. il mm. ancorchè la lunghezza unitaria non gli sia presente. Intanto l'alunno, che ha imparato a fare qualcosa, è smanioso di creare, di fare da sè, e il savio maestro, secondando in parte questo naturale impulso, lascerà cimentare il suo genio inventivo, correggendo, incoraggiando, educando sempre. Per l'applicazione di quanto si è appreso si costrurranno dapprima i solidi geometrici e poi quelli altri che richiamino la mente del fanciullo ad oggetti veduti ma non fatti da lui, e sarà oggi un portafiori, domani un vaso, un porta-orologio, e ottenutili si compirà una utile serie di esercizii decorandoli con carta a colori scelti secondo il più acconcio gusto artistico. E la concorrenza? obbietteranno alcuni, come si rimedierà a questo spettro che turba i sonni dei protettori delle piccole industrie? Non preoccupiamocene, non ci inquieti questa bolla di sapone che sarà dissipata dal primo e più leggiero soffio di vento, a noi preme che il fanciullo esca dalla scuola con la pratica di saper fare, fare senza aiuto d'altri, e quando adulto vorrà mettere a profitto la propria esperienza e da uomo dignitoso se ne starà in casa a impagliare o accomodare una sedia, a trar partito del suo genio inventivo nel lavorare una cassettina, una gabbia, ecc. le piazze saranno meno popolate di oziosi e malcontenti, le bettole di gente abbietta e abbrutita, e le famiglie godranno nella pace e serenità degli animi il frutto dei giornalieri sudori del loro capo. E v' ha di più. Il lavoro, massime se di liberal elezione, fa riposare il corpo in quelle membra che sino allora si tennero in esercizio, solleva lo spirito, e ce ne accorgiamo bene noi in qual conto lo tengano i fanciulli, quando lasciati liberi di fare questa o quell' altra cosa si attengono alla più geniale, e vi ripongono tanta attenzione da non avvertire più ciò che accade nel mondo circostante. Il conferenziere è passato poi a dire qualche cosa della plastica, chiamandola sovrana degli esercizi elementari di lavoro manuale, e sebbene molti dimostrano difettoso l'esercizio per la poca resistenza che la creta offre al lavoro, afferma che offre ella d'altra parte notevoli vantaggi, richiedendo pochi strumenti e punto pericolosi per la sua lavorazione, e prestandosi a svariati esercizii e riproduzioni dai vero. La creta costa poco e si trova dovunque; di istrumenti bastano un telaio, una tavoletta di legno d'abete, e qualche steccolina; nel lavoro in creta non si esercitano classi intere e numerose, ma squadre, possibilmente in giorni di vacanza e come premio a chi in tutta la settimana fu assiduo e diligente nella scuola. Può cominciarsi il lavoro dal modellare e dall' intagliare la creta. Si occupino dapprima i fanciulli nella modellazione di figure geometriche più conosciute, di forme vedute dall'alunno; e perciò: la sfera, il cubo, il cilindro il cono saranno costrutti pei primi. L'intaglio si ottiene incidendo sopra piani di argilla linee, angoli e poi figure di oggetti usuali, sostituendo lo stecco alla matita adoperata nei quaderni di disegno. Può eziandio aversi un utile esercizio di rilievo, tagliando la parte esterna della incisione. Si procede poi alla modellazione di figure poliedre, permettendo anche quì di tratto in tratto all'allievo un lavoruccio d'invenzione, quando gli si debba dare uno svago oltre l'esercizio del canto e della ginnastica. L'esperienza ha provato che alunni e maestri finiscono per innamorarsi di tale genere di lavori, et come questi vi dedicano con piacere le ore più belle di libertà, così quelli si affezionano sempre più alla scuola. La plastica ci apprende pure il mezzo di riprodurre molte forme per impressione, e quindi fiori, frutta, foglie con cui si fanno poi artistiche combinazioni. Qualche maestro si è voluto provare a cuocere gli oggetti pla- smati e a coprirli di vernice, i risultati però non possono ancora dirsi soddisfacenti. Un esercizlo di ordine più elevato è quello di riprodurre la forma di un disegno tolto dal quaderno, ma in questo come negli altri costante dee tenersi l'amorosa vigilanza del maestro, il quale lavorerà con i suoi piccoli, senza curarsi di qualche insuccesso che lo metta in apparente inferiorità rispetto a loro; ciò gli servirà di sprone a perfezionarsi. Solo in questa maniera il concetto di Fröbel Friedrich potrà avere intieramente la sua applicazione, concetto divinato dal nostro da Feltre Vittorino , accettato dal Pestalozzi Johann Heinrich , e dal sommo pedagogista friburghese completato, corretto, richiedendo egli che il bambino manifesti con l'opera la sua attività, dia alle cose che tocca la sua impronta e cerchi di raggiungere con le proprie forze la verità. Dei lavori in maglia, lana, filundente, margheritine, corallo; l'oratore ha ritenuto non dovere far cenno, essendo questi lavori donneschi già introdotti in diverse delle nostre scuole elementari femminili. Del lavoro in legno, o slöid propriamente detto, si è proposto di trattare nella prossima conferenza, per determinare i concetti dai quali si sono lasciati guidare gli stranieri nell'accettarlo, ed esporre il suo avviso su ciò che al riguardo debba pensarsi e praticarsi dall' educatore italiano. La seduta fu levata alle ore 1,50 p. m.

CONFERENZA SESTA GIORNO 30 SETTEMBRE 1889: «Gli esercizii di slöid e le loro applicazioni nelle scuole elementari italiane. » Apertasi la seduta con le solite formalità, il Sig. Conferenziere ripete sommariamente quanto ha esposto intorno ai diversi tipi di scuole di lavoro, alcune delle quali sono scuole di tirocinio per le arti, i mestieri, le industrie, altre sono destinate a completare l'insegnamento formale, e di questo genere sono quelle dove s' insegna lo Slöid, e altre finalmente hanno caratteri speciali, come sono quelle istituite pei ciechi, sordo-muti ecc., delle quali la vicina e filantropica Napoli offre larghi e generosi esempi; ma in tutte queste scuole il lavoro non entra in sussidio dell'insegnamento, nè vi sta parte integrale, esso vale soltanto a completarle. Noi, seguita a dire il chiaro oratore, andiamo in cerca della scuola, in cui il lavoro entri come uno dei mezzi per mantenere l'armonia nello sviluppo delle facoltà del fanciullo non solo, ma come elemento della funzione didattica e quindi come sussidio per lo svolgimento del programma d' istruzione. Ma a quale lavoro daremo la preferenza? Al cartonaggio o alla plastica; ai lavori in legno o in ferro; al traforo od al tornio? E, scelto il genere di lavoro che meglio convenga, ripetiamo, come fare pel tempo, per la spesa, pel locale, per l'attitudine dell'insegnante? Per qualunque di essi ci risolveremo, è condizione indiscutibile però che debba essere coordinato al programma generale dell'insegnamento e adoperato non come insegnamento speciale, ma come sussidio didattico. Negli angoli più remoti d'Europa, e dove più era sentito il bisogno di dare un nuovo indirizzo alla scuola popolare, cominciarono tempo addietro a farsi degli esperimenti, e fra i dubbii di chi naturalmente trova più facile la critica dell' arte, vi fu alcuno che, seguendo i dettami del Fröbel Friedrich , riconosciuta la necessità di mantenere desta l'attività del bambino, vide essere indispensabile introdurre un solo genere di lavoro nella scuola del popolo, un lavoro che non presentasse serie difficoltà al fanciullo e richiedesse molti strumenti; inoltre si avesse in mira l'abitudine all' ordine, alla precisione, alla pulizia, all'esattezza, e si adoperasse un materiale non di grande costo, il quale potesse trovare utili applicazioni pratiche nella vita sociale. Quest'uomo, cui l'educazione popolare deve tanto, è lo svedese Salomon Otto . In quella regione, come nelle Alpi nostre, l'inverno è lungo e rigido, gli operai o emigrano a centinaia o rimangono tappati in casa e lavorano in legno di abete, di castagno, di faggio, di larice ecc., od intrecciano canestri o lavorano d' intaglio. Secondare le abitudini di quel popolo ed avviarlo all' utilità pratica fu il pensiero del Salomon Otto e del suocero di lui Augusto Abrahamson. L' Abrahamson volle vedere realizzato il bel segno di rendere le scuole svedesi davvero una preparazione alla vita degli abitanti di quella regione, iniziandoli sin dai primi anni a quel lavoro che dovrà poi essere l'esercizio e la risorsa dei loro anni avvenire. Una delle ragioni che fecero preferire il legno, è l'essere questo una materia che si trova ovunque con poca spesa, il prestarsi a utili lavori, l'offrire una certa resistenza e sopratutto l' obbligare il fanciullo che lo lavora a non condurre una vita sedentaria, infine il richiedere una quantità di attrezzi o strumenti graduati, a cominciare dal coltello per finire allo scalpello ed alla pialla. Sin dal 1842 nella Svezia le scuole primarie sono divise in due corsi; l'elementare per fanciulli dai 6 ai 10 anni, e il popolare in cui è dato l'insegnamento del disegno, della ginnastica, del canto, del maneggio delle armi, dell' orticoltura, in cui gli alunni sono disciplinati militarmente così da formarsi un'abitudine che è per loro una seconda vita. Nel 1874 Abrahamson ebbe la sventura di perdere la compagna e per onorarne degnamente la memoria istituì una scuola per fanciulle dai 10 ai 16 anni allo scopo di dare loro abilità nei lavori donneschi del filare, tessere, cucire a. mano, preparare il desinare, tenere in ordine la casa. Preoccupato inoltre il valentuomo dalla necessità di tenere esercitato l'uomo e agevolargli il tirocinio delle arti e delle industrie, senza creare a queste una rovinosa concorrenza, pensò di istituire le scuole normali pei maestri che insegnano lo Slöid, convinto però che non si dovesse fare l'artista nella scuola, poichè in questa il lavoro manuale non è introdotto a mira commerciale o industriale, ma a fine pedagogico, Salomon Otto , pedagogista, filosofo ed educatore sapientissimo, ebbe l'incarico di impiantare e dirigere questo Seminario; egli dopo mature considerazioni giudicò conveniente adottare un solo genere di lavoro, quello del legno, adoperandosi all' uopo gli strumenti tutti del falegname e aggiungendovi un coltello, costruito in modo da renderlo più maneggevole e meno pericoloso. Nè qui si arrestò l'opera del Salomon Otto , ma fu intesa a trovare una serie ordinata di esercizii e modelli che avessero potuto far acquistare alla mano speciali abilità, Gli sforzi furono ardui e grandi, ma la buona riuscita li coronò e lo scopo fu raggiunto. Nè si potrebbe obbiettare, che dalla preferita lavorazione del legno gl' industriali di siffatta materia avranno motivo d'impensierirsi, poichè il fanciullo non fa che un tirocinio, di cui essi debbono saper grado alla scuola, la quale licenzia i suoi allievi non appena hanno acquistato l'attitudine a divenire buoni operai, con un corredo di cognizioni però che non è sufficiente a far loro iniziare la concorrenza, per la quale son richiesti arte e ingegno. Lo stesso Rousseau Jean-Jacques preferì l'arte del falegname pel suo Emilio e prima ancora il Rabelais pel suo allievo. Sta poi il fatto che l'uomo, il quale è costretto, specie durante l'inverno, a pensar molto, a lavorar molto a tavolino, non sa prescegliere miglior ginnastica e miglior correttivo all' eccedente lavoro intellettuale che l'esercizio del tornio. Se non che allo Slöid si imputano anche dei difetti, e per vero esso non può introdursi, anzi non è introdotto, siccome abbiamo veduto, nelle scuole di Svezia che per alunni dell' età di 10 anni; e da noi la maggior parte dei fanciulli a 9 anni abbandona la scuola; per dippiù colà riveste carattere di specialità e non lo precedono esercizii preparatorii, di maniera che è forza conchiudere che il problema dello Slöid è irresoluto per noi, anche perchè i nostri alunni, forniti d'altra indole, meno flemmatica e posata, e non disciplinati come in Isvezia, difficilmente andrebbero esenti dagli inconvenienti che derivar possono dall'uso di strumenti varii e pericolosi. È opinione dunque dell' oratore che nelle scuole elementari italiane lo Slöid non possa introdursi, o solo nei corsi superiori e in quei Comuni che dispongono di mezzi, in ispecie nei grandi centri, come esperimento. Siffatti esercizii, a giudizio del conferenziere, devono sempre essere preceduti dall' insegnamento del disegno lineare, non ostante alcuni uomini di merito siano di opinione che di esso si possa far senza. L'ultima parte della conferenza fu spesa a commendare un'altra istituzione filantropica dei nostri giorni, quella dei Ricreatorii festivi, già in voga in molte città della Germania , della Francia , e a Torino , a Milano a Napoli . Colà in locali grandiosi sono stabiliti torni, materiali ed attrezzi per la lavorazione del legno, della creta, del cartonaggio, palestre di ginnastica; ed i figli del popolo vi sono accolti in quelle ore in cui i genitori non possono occuparsi di loro. Sono intrattenuti in geniali lavori, sempre vigilati dall'opera amorosa di comitati di filantropi, dei quali fanno parte valenti artisti, educatori, studenti di Università, lieti di spendere l'opera loro in prò del popolo abbandonato.

VERBALE DI CHIUSURA ore 4 p. m. Riassunto delle conferenze pedagogiche. Tra l'aspettazione della numerosissima assemblea, desiderosa di ascoltare il riassunto delle Conferenze, il regio Provveditore agli studii apre la seduta, dando la parola al r. Ispettore D'Amico, che con chiarezza riassume le dotte quanto pratiche dissertazioni dell'egregio Cav. Maierotti Giovanni , confortandole coi dati della propria esperienza e facendole seguire da alcuni consigli, suggeritigli dall'affetto paterno per la benemerita classe degl' insegnanti. Sorge poi a parlare l'egregio Direttore delle Scuole elementari di Lagonegro Prof. Siervo , dirigendo a nome dei maestri un saluto al capo degli Studi nella Provincia con belle e sentite parole che, interpretando i sentimenti dell'Assemblea, sono accolte da applausi unanimi. In nome della stessa da ultimo il Direttore delle scuole elementari del Capoluogo offre un ricordo all'egregio Conferenziere, il quale loda i maestri pel contegno serbato durante le conferenze e prende da loro congedo. Gl'insegnanti si scambiano affettuose strette di mano e la sala echeggia di fraterni saluti, che non sono un addio, ma un arrivederci. La seduta è tolta a ore 6 p. m. Potenza , 30 Settembre 1889. L'estensore-segretario Antonio Renzi

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