
I percorsi di Giustino Fortunato
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1897-09-21
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Nella inaugurazione del tronco di ferrovia da Rionero a Potenza
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- Fa parte di: "Il Mezzogiorno e lo Stato italiano. Discorsi politici (1880-1910)", vol. II, Bari, Laterza, 1911, pp. 73-79
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Mi è grato, onorevoli Ministri de' lavori pubblici, delle finanze e della giustizia, signori del Consiglio provinciale di
Sono diciotto anni, proprio in questo scorcio del settembre, che un anonimo, il migliore più dimestico de' miei amici, scriveva da un comune del
Or io non so fino a che punto e popolo e governi abbiano corrisposto alle previsioni dell'anonimo di diciotto anni addietro, all'augurio di saggezza, alle speranze di pace e di raccoglimento; ma questo io so che l'Italia, nonostante le tempeste della sua vita politica, le terribili sue ore di angoscia e di affanno, ha mantenuta, religiosamente, la fede promessa. Il tronco di ferrovia, che di qui a poco percorreremo, è l'ultimo della rete complementare decretata nel
Per ciò, o signori, l'importanza morale del fatto eccede di gran lunga qualsiasi benemerenza di persone, qualsiasi calcolo di utilità immediate. A ben altre considerazioni, in un'ora tanto solenne, giova inspirare e l'animo e la mente. Noi non festeggiamo qui la vittoria di un interesse locale, non siamo qui per dare o ricevere congratulazioni e lodi per l'opera compiuta. Che cosa mai valgono i titoli di merito dell'uno o dell'altro fra noi, che cosa mai importa lo stesso tornaconto della terra natale, dinnanzi alla grande affermazione che l'Italia, guardando fiduciosa nell'avvenire, non sorretta da altro se non da fini altamente ideali, ha fatta, mediante le ferrovie, della sua unificazione politica?
L'unificazione politica! Pareva, più che un sogno, una follia, data la singolare configurazione del nostro paese. Certo, non vi è regione come l'Italia che abbia un'individualità fisica più netta e distinta; ma, in tanta armonia esteriore, quanti ostacoli da un versante all'altro dell'
E però, se il moto unitario del
Esse l'han fatta, ed esse, ho fede, le daranno vigore e durata, sia suscitando il comune sentimento della vita nazionale, sia improntando di un solo significato la nostra storia avvenire. La rivoluzione intellettuale, per esse, io spero, sarà pari alla rivoluzione sociale, e le due Italie, più presto che non si immagini, si fonderanno spiritualmente in una, ricambiandosi la miglior parte di sé, la parte più nobile della loro coscienza. ̶ Un gran cattivo affare finanziario, senza dubbio, le leggi ferroviarie del
Un cattivo affare, quello delle strade ferrate, a cui sono stati trascinati, come pare, tutti i popoli civili della terra... Non sono ancora trascorsi settant'anni dalla prima locomobile a vapore di Stephenson, e già da un capo all'altro del mondo si stendono settecento mila chilometri di ferrovie, de' quali duecento cinquanta mila ne' soli Stati di Europa. La trasformazione subitanea de' mezzi di comunicazione, che ha avuto per effetto di accelerare prodigiosamente i trasporti, riducendone il costo e scemandone i pericoli; questa enorme diminuzione delle distanze, che è certo il maggiore avvenimento del secolo, sbalordisce. Ieri appena, nell' arrischiare un viaggio per le nostre contrade, non bisognava forse a' padri nostri quell'ars triplex, di cui Orazio diceva corazzato l'animo de' primi navigatori?
Tutto è mutato, nel corso di due sole generazioni. L'universale livellamento de' prezzi non è più un'allucinazione di mente inferma, e nella lista delle miserie umane più non figura la carestia: il monopolio della rendita fondiaria è scemato, e la bonifica delle terre meno fertili è resa possibile. Arago scriveva, nel «la vaporiera non darà la pace a' regni, né la giustizia a' popoli»
. Eppure, non mai come ora i regni paventano la guerra, non mai come ora i popoli aborrono dalla frode e dalla violenza. Dacché mondo è mondo, niente ha contribuito di più a una minore ineguaglianza delle condizioni sociali quanto la odierna mobilità di uomini e di cose, che desta i cuori a una maggiore capacità di intendere e di sentire, che eleva il pensiero a una più larga contemplazione, a una più retta aspirazione della vita. Certo, vi è pure chi ha la malinconia di rimpiangere, in tutto o in parte, il passato. Ma, almeno, finché l'ora non è suonata della grande apocalisse, predetta o temuta dagl'ideologi, sia lecito a me, non ottimista, ma non ignaro né immemore della profonda tristezza de' tempi andati, di ripetere ancora una volta, qui, tra' miei comprovinciali, che l'Italia di oggi è incomparabilmente più buona dell’Italia di ieri, e quella dell'avvenire migliore della presente, perché il dominio della ragione, piaccia o non, si va sempre più diffondendo ne' motivi morali, negli abiti intellettuali delle nostre moltitudini.
Vi si diffonde e penetra con la stessa ansia, la stessa alacrità, con cui la macchina del treno inaugurale, or ora, ascenderà e traverserà l'
Ah no, non può il mondo avere speso cento ottantaquattro miliardi circa, non può l'Italia averne dati via cinque, nelle costruzioni ferroviarie, senza la speranza, senza il presentimento di una più felice età futura! Que' cinque miliardi a noi non rendono, è vero, se non l'uno e mezzo per cento. Ma il sagrifizio sarà stato lieve, e benedetti coloro che han saputo affrontarlo, se noi otterremo che il primo e immediato scopo dell'opera, lo spirito di coesione nazionale, sia interamente raggiunto; se non dimenticheremo che il nuovo Stato unitario è un ente politico ancora assai debole: debole, soprattutto, per il difetto di fiducia, per la mancanza di consenso da parte de' lavoratori della terra. La salute è in noi, nel morale rinnovamento di tutto il costume, di tutta l'anima nostra, qualora da questo gran dramma, che è la vita sociale moderna, noi vorremo trarre, sul serio, forza alla religione del dovere, nutrimento alle più pure energie del carattere. Quel che occorre, principalmente, è una visione schietta, un senso preciso della realtà penosa e dura, del vero quale proprio esso è, non quale, per vecchio abito di retorica, noi lo sogniamo o ci lusinghiamo che sia. Troppo crediamo ancora nel pregiudizio delle ricchezze latenti, della feracità di suolo, della bontà di clima di tanta parte del nostro paese: troppo mostriamo ancora ignorare che il terzo di tutto il reddito lordo della nazione è assorbito, ormai, dalle imposte, i quattro quinti del bilancio dello Stato e de' Corpi locali da spese, per un verso o per l'altro, intangibili. Or se è bene esser temuti all'estero, è anche meglio poter vivere sicuri e laboriosi all'interno. Vogliamo giungere in porto e scongiurare il pericolo? Rammentiamoci, al punto ove siamo, che data la nostra potenzialità effettiva, ogni aumento di pubblici gravami è una colpa, ogni nuovo debito, sotto qualunque forma e per qualsiasi motivo, un delitto: ciò che vale, in lingua povera, far punto con tutte le illusioni, con tutte le ubbie. L' Italia agricola, risoluto il problema della viabilità, in cui è la massima sua guarentigia, non ha bisogno se non di questo: che l'interesse del capitale sia, il più che possibile, mite; ciò che importa, semplicemente, libera disponibilità del risparmio nazionale. Questo, o l'inganno e la rovina. E la rovina, per noi classi dirigenti, vorrà dire il rammarico, forse anche il rimorso che tanta genialità e tanta virtù furono invano, che fu invano tutto il dolore, tutto l'amore nostro per l'unificazione politica della patria. . .
Onorevoli Ministri, signori consiglieri provinciali e rappresentanti la Società, nel nome a me caro del Circondario di
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