I percorsi di Giustino Fortunato

date

1904

author

Fortunato, Giustino

title

La badia di Monticchio [estratto n.2]

summary

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bibliography

  • La Badia di Monticchio, Vecchi, Trani 1904, pp. 54-56.

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Se l’originario significato de’ nomi topografici ha qualche valore, noi possiamo, io credo, sicuramente riferire a scaturigini latine i due di Monticchio e di Statigliano. «Monticulus», a ogni modo, è certo della geografia del basso Impero; e, in quanto all’altro, non è dubbio si tratti di un «ager Statilianus», ossia di un «praedium» già appartenente a una «gens Statilia», intorno a cui sarebbe poi surto il paese: di così fatte denominazioni, nate sul cadere della Repubblica e vissute poi a lungo, abbondano ancor tanto le prime carte del medio evo, malgrado i nuovi appellativi cristiani, che è strano non ne abbiano fin qui gli archeologi tratto argomento di studio per la toponimia, scarsa e controversa, dell’ Italia Meridionale romana. Del nostro Statigliano, a mo’ d’esempio, che rivive oltre il mille sotto il nome di Sant’Andrea, abbiamo notizia solo dalla bolla di papa Alessandro III del 1175. – Anche Santa Maria di Luco, lucus, il bosco, forse può richiamarci all’evo antico; tanto, almeno, quanto la probabile etimologia di Bucito (un contrafforte, che serve di rinfianco alle coste di Ruvo e guarda i declivi inferiori di Sant’Andrea), bucetum, luogo, secondo il RACIOPPI, ove pascolano i buoi: calida lucent buceta Matini, come si ha in LUCANO. E non altro, se pur vale la pena ricordare gli arva Vulturis, citati dallo stesso LUCANO nel libro IX della «Pharsalia». Vultur in Apulo, dice con un gioco di parole ORAZIO, extra limen Apuliae . Pochi gli oggetti, scavati qua e là sotterra. Presso il casone del Cupero, un mattone dal bollo rettangolare a lettere rilevate e le parole: EMINALIS. M.; non lungi dalla cappella del Priore (Rionero) alcune tombe con patere di bronzo e ampolle di vetro colorato; ne’ dintorni de’ Paduli, fondamenta di antiche fabbriche con vasche circolari e tubi di piombo, spettanti forse a un edificio termominerale: ivi anche, monete magnogreche e romane imperiali. Di fresco, al varco della Creta, un gran deposito d’idoletti in terracotta, votivi e funebri. E dappertutto ne’ sepolcri, pure in quelli degli ultimi anni dell’Impero a grandi tegole piatte, molti «tintinnabuli», così dubbii fino a poco fa: piccole piramidette tronche di terracotta, bucate superiormente, già riproduzioni fittili del tipo originale in bronzo de’ primi popoli italici; arnesi e, a un tempo, amuleti mortuari, destinati a simulare nelle tombe il battaglio delle campane, buono ad allontanare il fascino.

G. FLECHIA, Nomi locali del Napoletano derivati da gentilizii italici (in «Atti dell’Acc. delle Scienze di Torino», vol. X). Vultur, l’avvoltoio. Secondo la probabile etimologia delle primitive radici della nostra lingua (var ariano, vel italico, vol latino), «involgere», «nascondere». L’HELBIG, invece, crede si tratti di una parola d’origine ligure, e quindi d’ignoto significato, rammentando l’omonimia di molti luoghi di tutta Italia: Voltri, Volterra, Volturno, Volturara, Monte Volturino. – È famosa, dice il RACIOPPI, per la sconclusionata erudizione sua, la lettera di C. MINERVINI, nel libro del TATA, su la etimologia, etiopica!, del nome Vulture. ACCADEMIA DE’ LINCEI, Notizie degli scavi di antichità, an. 1886, p. 278; an.1887, p. 460. PIGORINI, in «Bollettino di Paletnologia italiana», an. XVI (1890), pp. 62-79.

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