
I percorsi di Giustino Fortunato
date
1904
author
title
La Badia di Monticchio [estratto n.7]
summary
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bibliography
- La Badia di Monticchio, Vecchi, Trani 1904, pp.188-193.
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Nel DANTE, piuttosto a compiere sermoni che a governare, chiamato adulatoriamente dal PETRARCA, che egli, nel ’31, esaminò e incoronò, «grandissimo filosofo, chiaro non più per lo regno che per le lettere, unico principe amico della scienza e, insieme, della virtù»
: - quel Roberto, che non volle più saperne della regia villeggiatura estiva di BOCCACCI lasciò scritto del fiorentino Neri degli Uberti, «andarsene a Castello da mare di Distabia, et ivi, forse una balestrata rimosso dall’altre abitazioni, tra ulivi e nocciuoli e castagni, de’ quali la contrada è abondevole, comperarsi una possessione, sopra la quale un bel casamento et agiato fece, et allato a quello un dilettevole giardino, nel mezzo del quale, avendo d’acqua viva copia, fece un bel vivaio e chiaro»
: Quisisana, insomma. Certo, il suo regno di trentacinque anni segnò l’apice della fortuna angioina: Napoli, soprattutto, «l’antichissima città», secondo il BOCCACCIO (che a lungo in quel tempo l’abitò) volle chiamarla, divenne presto «così dilettevole o più; come nessn’altra in Italia»
. Capo, oramai, di tutta la parte guelfa della penisola, assai più del padre e dell’avo ibero del controllo della Corte pontificia, emigrata in Avignone, egli aprì a’ suoi alleati di Toscana, a’ fiorentini in preferenza, le vie e i porti del Regno; e quelli, finché Firenze, nel nil sub sole novi!), letteralmente piovvero quaggiù, apportando le loro mercanzie, accaparrandone i prodotti della terra, in particolar modo i grani, dando a frutto i loro capitali: accorsero, naturalmente, vie più nelle due regioni meglio favorite dalla natura, la Campania e le Puglie, ma non ci fu angolo del paese, che non li ebbe ospiti e familiari, come prima della monarchia gli amalfitani, i soli mercanti dell’mercatores magni et divites, che già dolenti nel ’29, eran mezzo decotti sei anni dopo, ad paupertatem astricti propter diversa dampna….
È stato più volte detto, che gli angioini tentarono ogni mezzo per trattenere fra noi i connazionali. Sì, ma essi non raggiunsero punto lo scopo. Molti resistettero alle istanze di Carlo I, e tornaron presto in patria; moltissimi, dopo esser passati di feudo in feudo, per naturale povertà assai ingrati, li seguirono via via sotto Carlo II: i rimasti si estinsero quasi tutti senza prole maschile, - così che nella prima metà del XIV secolo il Regno era di bel nuovo puro di elementi nordici, come avanti i normanni, sempre più attestando il fatto singolarissimo, che il clima e il suolo della bassa Italia mal si confacciano a’ popoli del Settentrione. E anch’essi, i mercanti di Firenze, disparvero tutti, quasi meteore, senza lasciar nulla di loro, in nulla mutandoci, come già gli armatori di Venezia e di Pisa al tempo degli Svevi, come in appresso i banchieri di Genova e di Catalogna sotto il dominio spagnolo, - perché, sin da quando è memoria delle cose umane, nessun paese del mondo, al paragone del
che il superboAppennin segna e diparte,
assai bello, ma troppo dissimile e abbastanza «mal fatto», molto più povero che ricco…Fonderle veracemente in un corpo solo, fare almeno che esse abbiano un’anima sola, assicurarle, armonizzarle in pace: questo l’onere e, insieme, l’onore delle generazioni avvenire!
G. SERGI,
Arii e Italici;
A. NICEFORO,
Italiani del Nord e Italiani del Sud). Della vetustissima permanenza di quella razza nelle terre del
V. SPINAZZOLA(
I bronzi sardi e la civiltà antica nella Sardegna, pp. 101 e 104).
Discorso pronunciato a Bologna il18 ottobre del 1880
, negli «Scritti vari», p. 420.
MOMMSEN; cfr.
BÉRARD, nella
Revue de Paris,
BERTAUX,
L’art dans l’Italie Mèridionale
, p. 9
VIDAL-LABLANCHE,
États et nations de l’Europe, 2me éd., p. 531.
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