
I percorsi di Giustino Fortunato
date
1904
author
title
La Badia di Monticchio [estratto n.8]
summary
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bibliography
- La Badia di Monticchio, Vecchi, Trani 1904, pp. 228-231
teibody
Che siano i benedettini, non molto dopo il tremuoto del ordinis Sancti Augustini spectantem, uno de’ quattro ordini «mendicanti»; e, nel fatto, potrebbero per alcun tempo gli agostiniani esservi stati, poi che a lungo ebbero stanza in Sancti Benedicti seu alterius ordinis pertinentem…I benedettini, avessero o no meritata la dura sorte, disparvero oscuratamente di su dal
IL BOLLARIO ROMANOnon ha editti riguardanti la soppressione, da sola o unitamente con altre, della badia di
Breve istoria, di cui è parola poco appresso,
delconvento de’ Cappuccini nel bosco di Monticchio in Basilicata
(Napoli,
MINIERI RICCIO,
Saggio di Cod. dipl., vol. I, p. 270.
D’ALOE,
La Madonna diAtella
, p. 14.
PANNELLI, p. 225:
«notissimo è che intorno alla metà del Seicento furono ingombre di banditi le province tutte del Regno; ed appena bastò per esterminargli il vigore e la potenza dell’intrepido Marchese del Carpio, allora viceré di Napoli [don Gasparo de Haro y Gusman, marchese del Carpio, qui giunto nel.1686 e qui morto in capo a un anno]. Ne erano sopra ogni altra contrada ripiene le vastissime contrade diBanzi , ove occorsero, l’anno1665 , alcuni dell’Udienza provinciale diBasilicata con numerosa squadra di birri: al cui avviso, ritiratisi i malviventi dentro la badia e quivi serrate le porte, e col favore de’ frati fortificativisi, si misero in istato di difesa. Non essendo a que’ dell’Udienza riuscito né con promesse né con minacce d’indurre essi frati ad aprire le porte, tentarono di farsi adito a penetrare addentro coll’aiuto delle scale: ma quando un de’ loro caporali, oltre ad ogni altro animoso ed ardito, si disponeva ad entrare per la finestra in una cella, ove abitava un tal P. Alessandro daMatera , questi, niente meno di lui bellicoso, veggendolo carico d’armi, e con un coltello in mano sguainato, fu pronto a poggiare lo schioppo su la soglia della finestra ma in modo che non si vedesse al di fuori, e dato fuoco al comparir della testa del caporale, ferillo in mezzo alla fronte, onde cadde morto dalla scala. Quindi lo stesso colpo, come fu scritto, o altro, come sembra piè verosimile tirato dallo stesso frate, andò a ferire ed estinguere altro birro, che salito su di un melo incontro e presso alla detta finestra, pensava per esso introdursi nel monastero. Per vendicare un tale attentato si ricorse dal Ministro di quella spedizione alla vicina terra diGenzano , dove al suono della pubblica campana adunatosi buon numero di gente armata, andossi inBanzi ad espugnare il monastero. Ne erano in quel mezzo usciti i malviventi, i quali imboscatisi nelle circostanti foreste, se ne stavano sicuri: restando solo dentro il ricinto della badia i pochi frati con non molti contadini, che chiuse e rinforzate le porte si tenevano quivi guardati. Sopraggiunta intanto la nuova comitiva, né si volendo acchetare, ancorché sapesse che ne fossero partiti i malviventi, ottenne, tra con le minacce di ferro e fuoco, e soprattutto con le promesse avvalorate da giuramenti prestati, e non curata l’immunità del luogo e delle persone, si diedero a percuotere, ferire, e insanguinare indifferentemente religiosi e contadini, e con maggiore rabbia si avventarono contro il P. Alessandro, che d’ogni altro più malmenato condussero legato e quasi strascinandolo alle carceri pubbliche laicali del Tribunale della provincia. In quel tumulto un caporale, soprannominato il Cieco di Nusco, ebbro di furore per non aver trovato in chiesa que’ che vi credea rifugiati, diede con un colpo di coltello sulle gambe di un crocifisso, donde è costante fama che miracolosamente sgorgassero alcune gocciole di sangue: il qual Crocefisso ora si conserva nel Coro di notte del nuovo convento coll’iscrizione del fatto»
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