
I percorsi di Giustino Fortunato
date
1904
author
title
La Badia di Monticchio [estratto n.10]
summary
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bibliography
- La Badia di Monticchio, Vecchi, Trani 1904, pp. 260-264
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I commendatari, avidi e rapaci, da’ grandi nomi altisonanti, e i non pii eremiti nullius ordinis, favoreggiatori più o meno volontari di briganti, costituiscono, in tutto il corso del cinquecento, durante i foschi regni di Carlo V e Filippo II, il primo piano del quadro: il fondo è interamente rappresentato da una gran folla anonima, punto ecclesiastica, ma non meno profana, ossia, da’ briganti stessi, quelli ormai della leggenda da’ cappelli a punta e i fucili a tromba, - padroni effettivi di
Il brigantaggio era stata una condizione permanente del nostro paese, contro cui bisognò da secoli premunirsi come contro malaria, o meglio, rassegnarsi a’ due flagelli come a casi disperati. Ma nel cinquecento, specialmente su per i monti di TOMMASO HOBBES: homo homini lupus…
«
. La estrema miseria e uno stato di civiltà ancora semibarbaro, la insania e il torpore di un governo ladro, abiettamente schiavo della Curia romana, queste le cause, che aumentarono il male. I nomi, soltanto, erano mutati; le cose, o identiche o assai peggiorate. Dagli aragonesi in poi, non più «giustizierati», ma «province», il cui capo fu detto «preside»; e questi non più giudice unico, ma capo senza voto di un consiglio di «uditori», donde le «regie udienze provinciali», ossia, i tribunali: un progresso, certamente, se gli uffici non fossero stati venduti o dati in fitto, e se i giudici non avessero avuto all’intorno un gran numero di subalterni senza soldo, gli «scrivani», de’ quali è tuttora proverbiale la corruttela. La forza armata, di cui si servivano il preside e l’Udienza, e, più che essi, il «regio percettore», era composta di alcune poche «squadre di campagna» e de’ «fucilieri di montagna», accozzaglia di gente quasi sempre altrettanto vile quanto prepotente, atta più che mai ad attirarsi l’odio e il disprezzo delle popolazioni ancora forzatamente serve di baroni, di chierici e di frati, i tre ordini di gente privilegiata, usi, del resto, a farla in barba delle leggi. Che meraviglia se durante quel secolo i re veri delle campagne, come li chiamò il popolo, furono alcuni capi di briganti, Re Cuollo, negli Abruzzi, e LEANDRO ALBERTI, uno che fu de’ primi dopo il Risorgimento delle lettere, il quale scrivesse delle cose geografiche d’Italia, viaggiando per le regioni del Regno nel ad modum belli et per horas
?
- «Sappia Vossignoria»
, scriveva da Napoli al duca di Firenze il suo agente, «che i costumi di questo popolo sono molto differenti da quelli de’ nostri paesi, e le leggi del Regno non così come i nostri statuti: qui non fa meraviglia che le campagne sieno in potere de’ malviventi, e calunniare non è qui disonore, e mentire ne’ tribunali, purché spedischino, è cosa solita; se poi vedesse che cosa sono i Nobili e gli Ecclesiastici, si stupirebbe»
. «Le leggi sono savie e prudenti»
, gli avrebbe subito, un po’ seccato, dato su la voce il GIANNONE, anch’egli, e me ne duole, vinto dal bisogno di piegare le ginocchia all’eroico, fingendolo dove non è, e, quindi, non mai dividendosi da un viceré, del quale ha pure narrato le opere ree, senza tributargli elogi: «le leggi sono savie e prudenti, e solo è da desiderarne», piccola bagattella! «la osservanza e la esecuzione…»
.
Perché l’osservanza e l’esecuzione, con quella specie di governo, e, per giunta, con quella razza di nobili e di ecclesiastici, non erano assolutamente possibili.
, che trovandosi una sera a Strasburgo nella gentile ospitalità di uno scienziato tedesco, ebbe dalla padrona di casa la dimanda:NITTI
«che nome ha la terra d’Italia in cui siete nato?». «
», rispose ilBasilicata
. Il nome riesciva nuovo, ed egli dovette continuare:NITTI
«è una terra ancora più meridionale di Napoli, molto grande, grande la terza parte del Belgio, più grande del Montenegro; non ha città fiorenti, né industrie. La campagna è triste e gli abitanti sono poveri. È bagnata da due mari, e l’uno e l’altro hanno costiere assai malinconiche; dintorno ha le Puglie, i Principati, le. Allora la interlocutrice, non facendolo quasi finire:Calabrie »
«il vostro», disse,
«se è tra le. (Nella «Vita italiana del Risorgimento», seconda serie di Conf. fiorent., I, p. 75).Calabrie e le Puglie, dev’essere il paese dei briganti»
HOMUNCULUS (RACIOPPI ),
Storia della denom. Di Bas., p. 13.
op. c., vol. II, pp. 322-26.
remigent quia melphienses:
ARANEO,
op. c., pp. 352 e 355.
«Fattosi re di ladri, Cuollo teneva il modo antico di non ammazzar, ma di robbare; eccetto frati, ché quanti gli ne capitavano per le mani, a tutti toglieva la vita: e solo con uno suo che lo teneva per amicissimo e si fidava di lui del tutto, fu poi tradito per conto di una sua donna bellissima, della quale uno parente di questo frate tanto amico s’era innamorato (an.:1540 )»
Lettere di Piero Musefillo al Duca di Toscana, nell’«Arch. Stor. It.», tom. IX, p. 112. – Avendo
Ib., p. 96.
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