
I percorsi di Giustino Fortunato
date
1904
author
title
La Badia di Monticchio [estratto n.11]
summary
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bibliography
- La Badia di Monticchio, Vecchi, Trani 1904, pp. 280-284.
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E la gora morta del seicento, a
Poco possiamo dire di PARRINO, «le più contumaci del Regno», e non ultima parte né moti della provincia, di cui mi toccherà dire altra volta, spettò a quel «in mezzo alle sue scelleraggini»
, afferma il BULIFON, «fece molte opere pie, conservando sempre l’onore alle zitelle né mai permettendo i suoi compagni insultassero alcuna donna»
; e che, ferito a morte l’agosto del ’72, nel bosco tra
Fu il secolo de’ malanni, quel buio gesuitico seicento, così dolente ne’ quadri di Salvator Rosa, così orrido nelle tele di Micco Spadaro: fra’ due terremoti del in lectulo suo, exctintus peste, inventus fuit; ovvero: in via peste affectus obiit; ed anche: cadaver eius insepultus iacet in via. Spesso, in mezzo a que’ funebri elenchi, si legge, scritto con mano tremante dal povero arciprete: «questo è l’ultimo di sua famiglia»; in alcuni: «non si può non aver notizia degl’innumerevoli morti»; in altri, alcune semplici esclamazioni: horribile dictu, hoc est flagellum Dei!
. E il culto dell’Arcangelo rifiorì: a San Michele, alle celebri sue caverne del Gargano e di
Hic Michael fortis cunctis de partibus orbis
Quot veniunt parcit,
- tornarono in frotta i superstiti dell’immane sciagura; a lui, «leggiadro e brillante come un nobile paggio militare», tal quale lo avea allora dipinto Guido Reni nella chiesa de’ Cappuccini a Roma, le gambe nude, i calzati piedi sul capo del maligno serpente, contro del quale fu già invano scagliata la prima maledizione, - oh, a lui, dopo tanto spazio di tempo, tornarono contriti i miseri figli di Eva, nuovamente imploranti il suo braccio in difesa delle insidie, che loro tendeva, che loro avrebbe sempre teso l’implacabile nemico! Forse non sopraggiunse, di lì a poco, nell’83, per colmo di misura, una delle più terribili carestie, che a memoria d’uomo sieno mai state nella «dopo la mala raccolta non avendo più grano, la maggior parte si cibavan d’erbe per le campagne, e molti ne morivano di fame»
. Le carestie, certo, non sono più possibili. Ma, per la vigoria di un popolo, o non importa lo stesso, se pure non è peggio, l’abituale forzata insufficienza di cibo da parte de’ lavoratori, dovuta alla scarsa ricchezza e, quindi, al crescere della popolazione in misura moto maggiore de’ mezzi di sussistenza?
GIUSTINIANI,
Diz. Geog., vol. II, p. 161.
BULIFONè la seguente statistica del bigantaggio del Napoletano ne’ soli quattro anni dal
«capi di banditi accordati, 103; banditi accordati, 1438; teste di capi uccisi, 57; teste di banditi uccisi, 311; capi di banditi giustiziati, 17; banditi giustiziati, 131; condannati in galera, 913; condannati alla guerra, 167: totale, 3137».
«Bel servigio», aggiunge il diarista, «se non fosse l’idea che quanto più ne uccide più ne risuscitano».
PENNETTI,
Notizie storiche diStigliano Stigliano,
Nuova coll. delle pramm. ec., ib., p. 243.
Arch. stor. per le prov. nap., an.
MUSEFILOal duca di Toscana (nell’«Archivio stor. it.», ib.).
Vera e distinta Relazione del Terremoto accaduto in Napoli e parte del suo Regno a giorno 8 di settembre1694
, in Napoli, 15 ottobre
ARANEO, op. c., p. 358.
TAINE,
Vayage in Italie, tom. I, cap. VIII – Oggi la immagine del san Michele di Guido Reni è sui cartellini delle bottiglie d’acqua alcalina delle sorgenti di
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