I percorsi di Giustino Fortunato

date

1898

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Fortunato, Giustino

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I feudi e i casali di Vitalba né secoli XII e XIII

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  • Fa parte di: "Notizie storiche della valle di Vitalba", vol. I, Trani, V. Vecchi, 1898, pp. 29-30, 34, 40-42.

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Dalle prime inquisizioni feudali e dalle prime cedole fiscali della cancelleria angioina, le une e le altre tuttora inedite, io traggo e raccolgo, come qui seguono, i documenti riguardanti la geografia e la demografia dei casali della valle di Vitalba, nella seconda metà del secolo XIII.

In esse non più riappare l'Agromonte di Lagopesole, né ancora viene a luce, distinto da San Fele, l'attuale Ruvo del Monte: l’Acermons e il Rubens della inchiesta del 1273-74, a' ff. 80 e 80 t. del vol. 9 de' «Fascicoli», corrispondono indubbiamente l'uno alla contrada anche oggi detta Agromonte in Sinni sul fiume Sinni tra Latronico e Chiaromonte, l'altro a un casale diruto nella valle del torrente Rubbio, affluente del Sinni, tra Francavilla e San Costantino 1.

I nove casali della valle ci si presentano, politicamente, così: Lagopesole e Montemarcone, di regio demanio; Rionero, del vescovo di Rapolla; Monticchio e Sant’Andrea, dell'abate del Vulture; Rapone, Armaterra e San Fele, prima de' signori angioini Giovanni Gaulart e Beaumont, poi della Curia; le Caldane, infine, tuttora dell'antica famiglia feudale della dominazione sveva.

San Fele aveva il «camerario», il «bajulo» e il «giudice»2.

[…]

Carlo I d'Angió, costretto dalle molte e continue necessità della guerra, nonché dal fasto della Corte, gravò la mano sopra i sudditi del Regno di Sicilia per modo, che non é facile, negli annali d' Italia, trovare esempi di maggiori od anche soltanto di simili esorbitanze da parte del lìsco. Tutta la economia pubblica ne fu talmente offesa, che la rendita della terra e la stessa popolazione delle campagne, su lo scorcio del secolo XIII, notevolmente scemarono.

Il sistema finanziario degli angioini si fondò su due proventi principali: la imposta fondiaria (subventio generalis), prelevata da' Giustizieri, e i tributi diretti e indiretti (jura), dati in fitto a' Secreti3.

[…]

De' nove casali, in cui la popolazione era allora divisa, Lagopesole godeva la esenzione del tributo propter immunitatem sibi concessami e il villaggio delle Caldane non ancora era stato tassato secundum facultates suas. Ma Lagopesole, certamente, non poteva avere un numero di abitanti inferiore a quello di Monte Marcone; e le Caldane, il 1277, dovevano tuttora al fisco due once e quarantasette tari d'imposte arretrate.

Or de' rimanenti sette casali, poiché l'oncia si componeva di trenta tari, e il tari di venti grana, la cedola del 26 dicembre 1278 segnava nello insieme, per la imposta fondiaria dell'anno, una rendita di 133 once, 8 tari e 1 3 grana, pari al valore intrinseco di lire 8,143.50, che importerebbero lire 48,861 di nostra moneta4. L'oncia, come è noto, si divideva in quattro augustali, e per conseguenza in otto mezzi augustali. Senza tener conto delle frazioni de' tari e delle sbrana, le 133 once si componevano, per ciò, di 532 augustali e di 1,064 mezzi augustali. La colletta, dunque, era riscossa sul computo di cinquecento trentadue «fuochi» o famiglie, che calcolate, non, come generalmente si usa, a cinque persone per ogni fuoco, ma, come più giustamente consiglia il Racioppi, a sei, tenuto conto degli sfuggiti al calcolo per omissione o per frodi, — darebbero una popolazione di tremila centonovantadue abitanti, distribuiti, presso a poco, così:


San Fele………………..1,096


Sant’Andrea……………..460

Monticchio…………….452

Rionero………………..341

Armaterra………………234

Rapone…………………231

Monte Marcone…………201

Questi numeri, è bene avvertire, si debbono però accrescere di tante unità, quanti erano gli esenti dalla imposta e i dimoranti in Lagopesole e nelle Caldane. Si può calcolare, per conseguenza, che la intera popolazione della valle, il 26 dicembre del 1278, non era di certo inferiore a' tremila cinquecento abitanti. — Tutto il Regno non giungeva a' due milioni, la Basilicata non superava che di poco i centomila5 - in essa, Melfi, soltanto, probabile sede del giustiziere, andava oltre i seimila.

Oggi, dopo seicento e più anni, la popolazione dell'antica valle di Vitalba è più che nove volte maggiore di quella che era nel secolo XIII6 Il censimento, infatti, del 31 dicembre 1881 ha il seguente prospetto:


COMUNE: Avigliano FRAZIONI: Frusci (popolazione presente:1135; popolazione residente:1138), Lagopesole (pop. pres.:1560; pop. res.:1567;), Filiano (pop. pres.:1692; pop. res.:1692;), Sterpeto (pop. pres.:515: pop. res.:515;) TOT. POP. PRES.:4902 - TOT. POP. RES.:4912


COMUNE: Atella (pop. pres.:1842; pop. res.:1546;) FRAZIONI: Sant’Ilario (pop. pres.:650; pop. res.:665;) TOT. POP. PRES.:2492 - TOT. POP. RES.:2211


COMUNE: Rionero TOT. POP. PRES.:11383 - TOT. POP. RES.:11689


COMUNE: San Fele TOT. POP. PRES.:9240 - TOT. POP. RES.:9704


COMUNE: Ruvo TOT. POP. PRES.:2487 - TOT. POP. RES.:2541


COMUNE: Rapone TOT. POP. PRES.:2016 - TOT. POP. RES.:2034


TOTALE POPOLAZIONE PRESENTE:32520 - TOTALE POPOLAZIONE RESIDENTE: 33091

notes alpha

    notes int

    1. G. RACIOPPI, Geografia e demografia della provincia di "Basilicata ne secoli XIII e XIV. Napoli, Giannini, 1890.
    2. Ne' tempi angioini, il Camerarius era l'impiegato camerale nell'amministrazione di qualche importante baronia; il Baiulus era un magistrato locale, che aveva il carico finanziario e amministrativo, ed anche giudiziario in linea civile; il Judex era l'assessore del Bajulo.
    3. DURRIEU. Op. cit., vol. I, cap. IV, 1886.
    4. Quel reddito, l'anno 1520, calò a meno di cento once, — tanto era scemata la popolazione (MINIERI-RICCIO, Notizie storiche tratte da' Registri Angioini, Napoli, 1877, p. 177).
    5. La Basilicata è stata sempre la meno popolata di tutte le regioni meridionali di terraferma, come la Campania ne è stata sempre di gran lunga la più popolata (V. il BELOCH, Op. cit., p. 13).
    6. L'accrescimento annuale delia popolazione italiana è del sette per mille: in novantacinque anni, per ciò, la popolazione italiana si raddoppierebbe, se non dovessero sopravvenire ostacoli della natura o dell'uomo. Or movendo da quella che noi possiamo a ragione considerare come la fecondità media della presente popolazione italiana, questa indubbiamente avrebbe dovuto accrescersi di oltre dodici volte dalla metà del secolo xiii ad oggi (Cf. il NITTI, La Popolazione, libro II, Torino-Roma, 1894).