Si aumentava dunque lentissimamente quel «luogo estraordinario di Atella», perché coloro, che la malaria ricacciava via dalla città durazzesca, preferivano risalire il versante boreale della valle, quando, al sorgere del nuovo secolo, un fatto economico di molta importanza si determinò nella zona di territorio, che dal Vulture si stende al Triepi o all’Ofanto: il disboscamento, cioè, e la coltivazione sia del Gualdo, per conto del feudatario di Atella e del vescovo di Melfi, sia di Pian Comune e di Serr’Alto, per conto del cardinal commendatario di Monticchio. Or questo fatto originò, improvviso, il rapido accrescimento della popolazione di Rionero, in cui parve si fossero dati d’ogni parte la posta braccianti, vetturali, artieri, fondacai, negozianti, fittabili. Eran tuttora non più di cinquecento, sul cadere del secolo XVII: salivano a tre mila nel 1735, un anno dopo la rotta degli austriaci a Bitonto, e già toccavano i nove nel 1752, al momento della compilazione generale del catasto; di lì a poco, essi avevano occupato tutto il fondo e le coste del vallone, rivestendole interamente di fabbricati. A più che cento anni di distanza, Rionero non è se non quello, che gl’immigranti di allora seppero, coraggiosamente, fare.
Nel 1763, cominciatasi a costruire, accanto alla cappella del Sagramento, la chiesa Madre, il clero invocò e ottenne dal vescovo don Teodoro Basta di essere ordinato in sacro collegio, sotto il titolo di San Marco evangelista, ultimo patrono di Vitalba, la cui festa – forse per ciò – observari debetur a tota dioecesi napollana
. Ma la innocente concessione ridestò nel capitolo di Rapolla, per il quale, a quanto sembra, i due popoli erano condannati dal fantasma del medio evo a odiarsi eternamente, tali e così accanite gelosie, che la Curia di Roma, morto monsignore, soppresse in erba la onorifica fondazione. Rionero se ne ebbe così a male, che intascato, nel 1772, un bel gruzzolo di cinquecento ducati dal cardinal di Monticchio, contro il quale esso era entrato in lite con Atella per il pagamento della bonatenenza, e menato, per questa via, a buon termine l’edificio della chiesa, tanto tempestò i suppliche re Ferdinando IV di Borbone, e tanto gravò di memoriali il Cappellan Maggiore, che con decreto del 1º giugno 1793 non solo vinse la gara, rendendo colpo per colpo, ma la «insigne collegiata» sua vie provvista della dote di seicento ducati annui, de’ quali una metà a carico della mensa vescovile, l’altra della commenda badiale. – Quanta mai acqua era corso lungo il vallone della Melfia, dal 1330 alla vigilia della Rivoluzione, di cui doveva essere, nel 1799, seguace e vittima un monaco di Rionero, che la tavola necrologica della Repubblica Partenopea ricorda!
Maggiori opere chiusero quel tempo avventuroso. Il 1805, con sentenza del 3 luglio della Regia Camera della Sommaria, l’università de’ cittadini ottenne, avverso il principe di Torella, l’abolizione del terratico su tutto il Gualdo: sentenza, che il 2 luglio e il 3 agosto del 1810 la Commissione Feudale riconfermò, insieme con il riconoscimento, contro il vescovo, di tutte le colonie costituitesi su’ terreni di provenienza ecclesiastica. L’enfiteusi aveva già mezzo spezzato il feudo.
Elevato a Comune autonomo, e fatto sede di giudice, per effetto di quel decreto di re Gioacchino Murat del 4 maggio 1811, che riordinò la intera circoscrizione provinciale del Regno, Rionero tenne conto acceso con Atella fino al 1882, quando, in via amichevole, Atella consentì alla divisione del territorio giurisdizionale.
Oggi, come a’ primi del secolo, forse meno di allora, esso è sempre un gran borgo, che pare s’incammini «a diventar città». Città, per modo di dire.
O. BELTRANO, Breve descrizione del Regno di Napoli
, Napoli, 1640.
G. B. PACICHELLI, Il regno di Napoli in prospettiva, Napoli, 1703.
«Facciamo piena ed indubitata fede noi qui sottoscritti, sindaco ed eletti del Casale di Rionigro,…..che li suoi abitanti sono al numero di tremila e quarantacinque;…..che in esso è una sola parrocchia;…..che l’utile suo Padrone, signore di Atella, vi ha docati sessanta annui di focaggi e docati trenta per il suolo dell’abitato;….che vi sono due medici e un notaio,…..e il più de’ cittadini, taluni hanno case e vigne per loro proprio uso, taluni abitano nelli pagliai e nelle grotte, tutti, meno pochi artegiani, inclinati alla coltura della terra. E per essere la verità, ne abbiamo fatto la presente scritta, robborata con l’Universal suggello. Rionigro, lì 28 giugno 1735». R. M. GAUDIOSI, Descrizione della provincia di Basilicata
, Ms. XIV, D. 39 della Bib. Naz. Di Napoli. – Il suggello della Università è lo stemma di San Paolo (un braccio con la spada in mano) de’ benedettini di Monticchio.
«Rionero è terra oggi cresciuta in numero di vicino a nove mila persone molto benestanti, con moltissimi ancora ricchi ed assai civili, di famiglie venute tutte da fuori». G. B. ARANEO, Vita del Gran Servo di Dio Giambattista Rossi arciprete di Ripacandida
, Napoli, 1752, p. 62.
«DOMENICO CARACCIOLO, PRINCIPE DI TORELLA, DUCA DI LAVELLO, MARCHESE DI Bella, SIGNORE DELLE CITTÀ DI VENOSA, RAPOLLA E FRIGENTO, DELLE TERRE DI ATELLA, BARILE E BARAGIANO, DE’ CASALI DI RIONIGRO, STURNO E DELL’ANGIOLO, DELLI FEUDI DI SANTA SOFIA, PLATANO E CALDANE, ecc. Noi sindaco ed eletti del Casale di Rionero, oggi, giorno di domenica, ultimo di settembre, ottenuta licenza el rev. Vicario Foraneo, precedenti pubblici bandi ne’ soliti e consueti luoghi del Casale per il Pubblico Parlamento da farsi su l’elezione di sei Deputati, due del primo ceto de’ Civili, due del secondo ceto de’ Mediocri e due del terzo ceto delli Inferiori, e di quattro Apprezzatori di campagna per la confezione del catasto di questo Casale, coll’assistenza dell’attuale Governatore della terra di Atella, abbiamo proceduto a tale elezione, dopo esortati tutti i cittadini a voler liberamente, ogni uno, dare il suo voto, affinché sortisca tale elezione in persone probe, intiere, timorate di Dio e bene intese del territorio (Seguono i nomi degli eletti). In forza di che, Nos de regimine Universitatis Casalis Rivinigri
, alguzzini e servitori di questo Casale col presente vi dicemo et ordinamo, che dobbiate intimare alle soprascritte persone la nomina avvenuta, e fare loro ordine, sotto pena d’once d’oro venticinque, acciò che per quanto hanno cara la grazia del Re, dio guardi, si conferiscano avanti di noi nella giornata di domani primo ottobre, per eseguire quanto loro sarà dato incarico in servizio del Pubblico. Dato in Rionero, li 30 settembre 1748». (Dagli Atti preliminari del Catasto Onciario del Regno dell’Arch. di Stato di Napoli, vol. 5529, fol. 6 a 8).
«Rionero, sebbene sia di tanto fresca data, che non oltre oltrepassa un secolo, pure oggi, e per gli edifici, e per la popolazione, e per l’abbondanza de’ viveri, passa per il miglior paese della Provincia». TATA, Lettera sul monte Vulture
, Napoli, 1778, p. 40. - «Gli abitanti ascendono in oggi a dieci mila, ed hanno un esteso commercio con le province limitrofe». GIUSTINIANI, Diz. geog. del Regno
, Napoli, 1804, tom. VIII, p. 6. - «Più popoloso della stessa Melfi e d’ogni altro comune del Distretto, è colto, ricco, fiorente, industrioso paese; vi si lavora energicamente il ferro, e ci ha a dovizia i comodi di vita». MALPICA, La Basilicata
, Napoli, 1847, p. 179.
L. CARAFINI, Epis. Melph., Constit. Synod., Roma, 1625.
G. TROIANO, Per l’Università di Atella
, 29 aprile 1776; V. PELLEGRINI, Per l’Università del Casale di Rionero
, 6 maggio 1776.
«Sabato 8 corrente (giugno 1793) giunse qui in Rionero lettera di S. V. con la prospera notizia, e la domenica immediata si celebrò messa solenne, si cantò il Te Deum e si spararono molte batterie, in rendimento di grazie al Signore. Il lunedì poi si spedirono due della Collegiata a darne parte a Monsignore, con l’idea di darne anche parte alla cattedrale di Rapolla. Ma il fatto si fu, che mentre essi erano in Melfi presso Monsignore, il quale non bene sentit, perché parziale ed inclinato verso Rapolla, e che loro diceva: io ne avrei piacere, ma non è cosa per ora, ci vuol tempo, e poi dovrò io fare la vostra Collegiata, sopraggiunsero due canonici di Rapolla, i quali fecero presente a Monsignore li di loro risentimenti. Per questo essi tacquero, nel ritorno, a Rapolla, anche perché in Rapolla seppero, che vi si tengono continuamente sessioni e conclusioni capitolari, per fare a Rionero tutte le possibili ostilità». Arch. di Stato in Nap., Curia del Capp. Mag., pand. 1ª, fasc. 59, processo n. 627.
ARANEO, ib., p. 198. - «Due sole vie possono condurre al sostentamento della Collegiata di Rionero; la prima, che la mensa di Melfi, la quale ha di rendita sedici mila ducati, che si consumano in eccessivo e voluttuoso mantenimento de’ vescovi pro tempore, i quali praticano il lusso di avere venti cavalli di carrozza nella stalla e un appartamento nobilissimo nella Capitale, somministri qualche piccola somma annua; la seconda, che si tolga un’offa dalla non faticata rendita di annui ducati diecimila circa della badia di Monticchio, che i coloni di Rionero contribuiscono a formare, perché essi ne coltivano i terreni, e che invece i cardinali commendatari graziosamente si godono nell’alma città di Roma, senza neppure il peso di biascicare un semplice requiem aeternam in suffragio di chi loro donò tanto». Brieve nota pel Clero di Rionero al Supremo Tribunale della Regal Camera di Santa Chiara, 1782, Ms. della Soc. Stor. Nap. (XXV, C, 23).
M. D’AYALA, La vita di Michele Granata, professore nell’Accademia Militare, provinciale de’ Carmelitani, martire della libertà, Napoli, 1876.
Bullettino della Commissione Feudale, an. 1810, n.7 e n.8.
Bullettino delle leggi del Regno, an. 1811, n. 104, p. 230.
Nuova circoscrizione del Comune di Atella
, doc. leg. raccolti da G. Fortunato, 1882, p. 15.