I percorsi di Giustino Fortunato

date

1898

author

Fortunato, Giustino

title

Santa Maria di Vitalba, con 50 documenti inediti [estratto n.3]

summary

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  • fa parte di: "Notizie storiche della valle di Vitalba", vol. II, V. Vecchi, Trani 1898, pp. 17-20.

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Quale che sia la ipotesi, l'Atella angioina volle avere, fin da prima, nel perimetro delle mura, ma in un campo solitario verso oriente, una chiesetta commemorativa di santa Maria di Vitalba. Accanto ad essa, non subito, come pure la Comunità mostrò desiderare, ma un secolo dopo venne data ospitalità a' frati francescani, i quali poco ressero colà, essendo riescito loro, a' primi del 1500, di trasferirsi in una più salubre dimora presso l'antica chiesa di Santa Maria degli Angeli fuori le mura: la cui bella porta del 1200, barbaramente divelta dalla facciata, fu murata, nel 1860, all'ingresso del monastero. Vi si trasferirono, facendo posto a' padri carmelitani, ivi trovati da Orazio Grasso, il «tavolario napoletano» del Sacro Regio Consiglio, quando egli, nel 1615, si recò in Atella per «l'apprezzo della Terra, con «tutte le sue intrade, jurisdittioni et vassalli». Il GONZAGA scrive, così, de' Minori Osservanti di Atella: Cum fratres nostri primum conventum Sanctae Mariae de Vite alba sacrum, sub Eugenio IV. Pont. max. sibi ab Atellam communitate, longiusculus ab Atella communi ejus oppido, anno Domini 1439 aedificatum, post aliquot annos, ob eius insalubritatem, deseruissent: Atellani, ne fratrum presentia privarentur, adiacêre, ut et hunc secundum, in honorem Sanctae Mariae de Angelis, multo commodiorem altero, in loco saniori, sub Julio II Pont., illis construerent .

Or nell'umile ospizio di Santa Maria di Vitalba (non nel comodo edificio di santa Maria degli Angeli, come vorrebbe lo SBARAGLIA), e l'8 settembre dell'anno 1465 (non il 25 settembre del 1459) cessò di vivere quel frate Antonio da Bitonto, famoso predicatore, e noto polemista di dogmatica e di teologia, del quale, in questi giorni, altri ha scritto, pur dolendosi di non poter precisare il luogo e la data della morte. Nella Biblioteca nazionale di Napoli è un codice membranaceo, dal titolo: BITUNTUS FR. ANTONIUS, Sermones de privilegiis Sanctorum. A carta 80 si legge: Explicit primus liber…..... Alios duos libros non explevit, quia anima defuntus fuit cum maxima devotione dicendo: benedictus dominus deus israel et cum nomine iesu semper in ore videlicet anno domini M.CCCC.LXV, VIII die septembris, die sabbati, hora VIIII, in vigilia nativitatis gloriose semperque virginis marie: in loco pauperculo et devoto Atelle provincie Apulie qui locus dicitur Sancta Maria de Vitalba. Ed ivi stesso - non altrove - ebbe tomba «il venerando servo di Dio, celebre per santità e dottrina, così da pulpiti con le prediche, come con la penna, che visse con una tale famigliarità col Signore Nostro, che avea spessi colloquj con una divotissima immagine del Crocefisso, che perciò si seguitò a tenere in gran venerazione da' cittadini di Atella, e nell'abbandono di quel convento si trasferì nell'altro di Santa Maria degli Angeli, e dopo caduto ancor questo con altri di Religioni diverse, che per Terremoti colla maggior parte «di quel Paese perirono, si conserva nella Chiesa Maggiore». Infatti, anche oggi il popolo non chiama quella, che fu la chiesa di santa Maria di Vitalba, muta spettatrice di tante generazioni sepolte, se non col nome del Crocefisso

Arch. di Stato in Nap., Comm. feud., Proc. num. 5537, vol. 1020, fol. 586. De orig. Seraph. Relig. Francisc. eius. progres., p. 401, Romae, 1587. J. H. SBARALEA, Suppl. et castig. ad Script. trium ord. S. Franc. a Waddingo aliis. desc., p. 71, Romae, 1806. G. URBANO, Lorenzo Valla e fra Antonio da Bitonto , p. 30, Trani, 1898. Cf. C. VALACCA, Antonio da Bitonto (in Rassegna Pugliese, vol. XV, n. 4, pag. 109, luglio 1898). Ms., VI, D, 68; di carte 278. WADDING, Ann. Ord. Min., tom. VI, p. 448, Lugduni, 1642. - «Ingenti ad funus facta populi concursu, honorifice sepultus est ad suos consodales; qui dum propter aeris intemperiem postea sedem mutarent et Antonii corpus ad novum coenobium transferre vellent, ab Atellanis non sunt permissi». G. B. M. ARANEO, Vita del Gran Servo di Dio Giambattista Rossi arcip. di Ripacandida , p. 75, Napoli, 1752.

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