Grandi selve su per il dosso di un gran valico tra il Vulture, a settentrione, e le valli del Bradano e del Basento, a scirocco: questa la topografia di Lagopesole, sentinella avanzata or del piano contro il monte e or del monte verso il piano, che per tempo decise delle sue sorti medievali, durante i molti secoli di lotte fra bizantini di Puglia e longobardi di Acerenza
. Chè anzi il passo di Lagopesole dovè, forse, esser chiuso dalla via del Vulture, e munito di guardie, sino dall’epoca della guerra gotica, se non è dubbio quello che afferma PROCOPIO: ossia, che ad «Acherontide», «validissima piazza forte (εχυρώτατον φρούριον) per la difesa de’ confini di Lucania», Totila pose a presidio contro i greci, nel 547, quattrocento militi, fra’ quali ebbe scampo, cinque anni dopo, Ragnari, governator goto di Calabria
.
La tradizione popolare, che affastella e compendia in una o più vite di uomini i nomi e i fatti di migliaia d’anni, racconta di «un Andronico bizantino, il quale, mandato da Leonida re di Sparta, nella metà dell’ottavo secolo, a capo di un’orda di musulmani», ivi si annidò in un castello da lui fabbricato in cima del villaggio detto di Fiorenzuola
castello mirabilmente forte, ricco, incantato, che riceveva acqua, mediante ascose condutture di piombo, dal prossimo lago, comunicava segretamente, per un lungo sotterraneo, con Agromonte, e aveva, giù nel torrione senza scala, un immane trabocchetto, in cui il crudele masnadiero precipitava le vittime. Ed egli, «il nemico di Dio», moriva decrepito, lasciando quella terra – paurosa minaccia per tutta quanta la valle di Vitalba – a’ figli, predoni come lui, a’ figli de’ figli, a’ più tardi nipoti, finché, su lo scorcio del decimo secolo, non riescì a’ longobardi di scacciarneli via, con frode, brutalmente, e di dannare ogni cosa alle fiamme, poi che Fiorenzuola erasi piegata a Maometto, rinnegando la fede di Cristo. Villaggio e castello rifece poi con altro nome, «e il nome di un isolotto pensile e mobile su le acque del lago», Federico II, quando egli affrontò e uccise i baroni congiurati.
Certo, non tutta la leggenda è una fola, essa ha qualche traccia od apparenza di vero, se pure, salvo la cronologia, realmente non abbia, come io credo, uno o più fatti veri: tale, la presenza de’ saraceni in Lagopesole.
FORTUNATO, L’alta valle dell’Ofanto
, negli «scritti vari», p. 109.
La Guerra Gotica, ed. e trad. del COMPARETTI, vol. II, p. 353, e vol. III, p. 255.
BERTAUX, I mon. med. Della reg. del Vulture
, cap. IX.
Perché un tal nome, ancora vivissimo nella tradizione, che ritiene il villaggio, poggiasse su la china opposta a quella in cui presentemente è, non si saprebbe dire: la «Fiorenzuola» de’ cronisti medievali, in cui si spense Federico II, è senza alcun dubbio Castel Fiorentino in Capitanata, fra Troia e Lucera; e non ha scuse il CORCIA (Storia delle Due Sicilie
, vol. III, p. 571) a dirlo, invece, morto a Forenza di Lucania. O che non sia una lontana memoria di un ager seu vicus dell’antica Forenza, il cui territorio anche oggi si confonde con quello di Castel Lagopesole?
Perfida ac foetentissima Longobardorum gens, scriveva de’ longobardi nel 776 papa Stefano III, abruzzese (CODICE CAROLINO, epist. 45).