I percorsi di Giustino Fortunato

date

1902

author

Fortunato, Giustino

title

Il castello di Lagopesole [estratto n.7]

summary

bibliography

  • "Il castello di Lagopesole", V. Vecchi Tipografo-Editore, Trani, 1902, pp. 139-143.

teibody

Degli ultimi cento anni, intanto, poche e non grate memorie serba Lagopesole.

Nel 1799 «li cittadini aviglianesi inclinarono immediatamente al governo rivoluzionario, nella speranza di potersi dividere le difese del principe Doria…quando si videro esclusi da questo benefizio, cominciarono a tumultuare e dettero segno di irretrattabili sconcerti. Se ne accorse il commissario repubblicano, e al suono di tamburo andiede con molti armati a bruciar le siepi e la mandra della vicina difesa, denominata Sant'Angelo…al primo giorno dopo Pasqua, ossia al 23 marzo, unitisi in piazza circa seicento cittadini, armati rispettivamente di schioppi, accette, zappe e pali di legno, corsero in tutte le altre difese di Montemarcone, Isca e Paduli, commettendo li stessi devastamenti, e nel castello di Lagopesole, oltre i maltrattamenti inferiti a quell’Erario, maggior Francesco Sarra, ruppero l’impresa che stava sul portone, e vi presero molta roba». Lo scrittore, giova notare, era di parte borbonica. Comunque, a’ repubblicani, caduta Picerno e saccheggiata Muro per mano dello Sciarpa, tennero dietro i Briganti; e un Michelangelo Natale, di San Fele, già terrore della Valle di Vitalba, si annidò nel castello, facendola da padrone: di lui, passato alla posterità sotto il carezzevole nome di «re di Lagopesole», narra la cronaca che nel 28 gennaio del 1801, banchettando lassù con cinque giovani rioneresi, apportatori di pace per conto di un capoccia, Maso Ammaccapane, col quale si era poco prima bisticciato, li fece a tradimento assalire e uccidere, e le mozzate orecchie spedì la dimane, in una piccola cesta, per una donna ignara, al paese.

Nel 1848 fu la volta di Rionero, i cui contadini, a’ primi del maggio, invasero il bosco e, fatta man bassa del Parco della Spina, si accamparono al Piano del Conte, tra il lago e il castello, «dicendo essere ingiusto che uno straniero, quale il principe Doria di Roma, possedesse nel Regno»: così, almeno, su la fede di uno storico legittimista; nel fatto, ragione o torto che avessero, sia perché memori dell’antico diritto agli usi civici su le «pertinenze» di Agromonte, sia perché dolenti di essere stati sempre posposti a’ coloni di Avigliano, pure in quelle terre verso il Gaudo, che i loro padri, nella seconda metà del secolo precedente, avevano disboscate e messe a coltura.

E nel 7 aprile del 1861, finalmente, dalle misere, obliate capanne di Lagopesole partiva, come tutti ricordano, il moto a quelle fosche reazioni del Vulture, che un bandito rionerese, Carmine Donatello, detto «Crocco», capitanò: ivi la sua banda, sfuggendo alla caccia delle milizie, solo nel 25 maggio fu raggiunta e dispersa, ritornandovi più forte, con Giosè orges, nel 30 novembre, quando il «guerrigliero, ormai disilluso, decideva riprendere, in una rigida nottata piovosa, la via di Roma; e ivi, da ultimo, al Pesco del Merlo, poco lungi da Montemarcone, nel 13 gennaio del 1863 un capitano del 13.º Fanteria, Luigi Capoduro, nizzardo, un delegato di pubblica sicurezza, un sergente, tre soldati e una guida aviglianese, oggidì pienamente tutti insieme sepolti nel cimitero di Atella, cadevano vittime di Giuseppe Nicola Summa, alias «Ninco Nanco», di Avigliano, che bugiardamente aveva promesso di arrendersi, lui con tutti i suoi, nelle fide e inermi loro mani… . Amare storie di un triste tempo passato, la cui ultima eco, io confido, sparve per sempre da’ cuori nostri nel giorno bene auspicato del 21 settembre 1897, allora che il treno inaugurale della strada ferrata da Foggia a Potenza valicava il colle di Lagopesole, rompendone il silenzio secolare.

Ermo quel colle, e brullo, in mezzo a un altipiano monotono, spoglio d’alberi, quasi deserto, che la mano dell’uomo ha barbaramente, e a lungo, devastato: un paesaggio, oh come diverso da quello che la fantasia ci ha fatto – sin qui – immaginare e credere, come inferiore a tutto ciò che abbiamo – vinti dalla suggestione – potuto mai riprometterci! Oggi Lagopesole non rappresenta più una continuità sola di territorio, appartenente per intero a’ Doria, come al tempo della infeudazione spagnola: diventati proprietari de’ singoli appezzamenti gli antichi coloni, quella unica continuità venne smembrata, e qua e là sorsero poderi e campi privati, divisi or fra loro, or da’ beni stessi del principe, verso cui è rimasto l’obbligo del pagamento della decima. Tutta la presente estensione della proprietà Doria, in Lagopesole, è di oltre ottomilacinquecento ettari, de’ quali cinquemila circa di bosco, tremilacinquecento di terre sative.

E il castello?

È ancora in piedi, per opera sua propria, on certo per volere degli uomini. Nel fabbricato solitario incombe il silenzio austero, solenne, delle cose morte; e una pace alta di chiostro deserto si diffonde nell’aria libera delle montagne intorno.

TELESCA, Documento inedito sopra i fatti di Avigliano durante la Repubblica del ’99, Potenza, 1892, p. 34, 38, 39 e 40. – Cf. FORTUNATO, il 1799 in Basilicata , negli «Scritti Vari», p. 204. CRONACA FUSCO, Mss. della Soc. stor. nap. DE SIVO, Storia delle Due Sicilie dal 1817 al 1861, Roma, 1863, vol. I, p. 303. BATTISTA, Reazione e brigantaggio in Basilicata , Potenza, 1861, p. 7 e 13. RACIOPPI, Storia de’ moti di Basilicata nel 1860, Napoli, 1867, p. 259. – Cf. BATTISTA, p. 80. MONNIER, Il brigantaggio nelle province napoletane, Firenze, 1862, p. 155. BOURELLY, Il brigantaggio nelle zone militari di Melfi e di Lacedonia dal 1860 al 1865, Napoli, 1865, p. 172. – Cf. PANIROSSI, La Basilicata , Verona, 1868, p. 513.

notes alpha

    notes int